domenica 21 maggio 2023

Dio parla e tu ascolterai

 


Figlio mio, medita su queste parole. Chiedi al mio Spirito Santo di interpretarne il significato per te. Isaia 55:8,9,11. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie le mie vie, dice il Signore. Come i cieli sono elevati al di sopra della terra, così le mie vie sono elevate al di sopra delle vostre vie e i miei pensieri al di sopra dei vostri pensieri. Così sarà la mia parola che uscirà dalla mia bocca. Essa non tornerà a me vuota, ma farà ciò che mi piacerà e prospererà nelle cose per cui l'ho mandata". Matteo 16:19. E ti darò le chiavi del regno dei cieli. E tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato anche in cielo; e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto anche in cielo". Popolo mio, a chi erano rivolte queste parole? A Pietro, il mio apostolo, e ai suoi successori. Queste parole non erano rivolte ai laici, ai religiosi e nemmeno ai singoli sacerdoti. Oggi nella mia Chiesa molte fazioni mettono in discussione l'autorità del Santo Padre. Vi chiedo: avete il potere di sciogliere e legare? Queste parole non si applicano a voi. Se vi ribellate, calunniate o fate sì che altri mettano in dubbio l'autorità del mio vicario, vi ribellate a me. Se non vi pentite, sarete ritenuti responsabili di coloro che avete sviato. Con le vostre parole e azioni, mi state perseguitando. Sei guidato dal tuo orgoglio, non dal mio Spirito Santo. Perché io sono mite e umile di cuore. Le vostre azioni, i vostri pensieri e le vostre parole stanno portando il mio popolo verso di me o lontano da me? Attenzione, il serpente è scaltro e può portarvi fuori strada. Se il mio Papa insegnasse davvero una falsa dottrina, il mio spirito guiderebbe e purificherebbe la mia Chiesa. Questo scisma sulla validità della messa deve finire. È una pietra d'inciampo e una grave offesa al mio sacro cuore, al cuore immacolato di mia Madre e alla Santa Trinità. Perché è solo il mio sacrificio che placa la giustizia di mio Padre. Il mio sacrificio della messa è un rinnovamento quotidiano della mia espiazione sul Calvario. Chi siete voi per soffocare il mio spirito? Se un sacerdote validamente ordinato pronuncia le parole di consacrazione stabilite dalla mia Chiesa, IO SONO PRESENTE. È una consacrazione valida. Se mettete in dubbio la validità delle mie messe, dopo che il Santo Padre vi ha esplicitamente guidato, siete forse diversi da Martin Lutero o da qualsiasi altro riformatore protestante? Ricordate, Satana vuole distruggere la fede nella mia messa. Non gli importa quale metodo utilizzare. Mettendo in dubbio la validità della Messa Novo Ordo, lei fa sì che le persone lascino la mia chiesa e neghino la mia presenza nell'Eucaristia. Sarete ritenuti responsabili di tutte le anime che avete portato fuori strada. Io sono un Dio di umiltà. È la mia umiltà che ha portato alla vostra salvezza. Il mio desiderio è che tutti si salvino. Arriverò a qualsiasi cosa pur di salvare un'anima. La perdita di un'anima all'inferno provoca molta tristezza e dolore nel mio sacro cuore. Perché vi ho detto che c'è molta gioia per un peccatore che si pente. Chi siete voi per giudicare l'operato del mio spirito? Popolo mio, la Messa tridentina porta grande onore e gloria a mio Padre, a me stesso e allo Spirito Santo. 

Per favore, riflettete su questo: C'è molto male nel vostro mondo. Come fai a sapere che la Messa del Novo Ordine non è stata ispirata dal mio spirito? Sapevo che ci sarebbero state comunioni sacrileghe, mancanza di riverenza nelle mie chiese e mancanza di fede nella mia presenza nell'Eucaristia. Ma farò di tutto per la salvezza delle anime. Mi umilierò fino all'estremo per salvare il mio popolo. Sacrificherò il mio onore e la mia gloria per salvare il mio popolo e portare la mia presenza al mio popolo. Cosa farà per la salvezza delle anime? Dall'introduzione della Messa Novo Ordo, molti protestanti e altri sono entrati nella mia Chiesa, che altrimenti non sarebbero entrati. Molte conversioni e miracoli eucaristici sono avvenuti con entrambi i riti della mia messa. Perché la cosa più importante per me è condividere la mia presenza e salvare le anime del mio popolo. Con la messa detta in lingua vernacolare, molte anime hanno imparato ad amarmi e sono tornate al pastore delle loro anime. 

Se continuate a litigare sulla validità della messa, vi importa almeno delle anime? Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie le mie vie, dice il Signore. Io ricevo onore e gloria non dalla lode degli uomini, ma dalla salvezza delle anime. Perché in verità vi dico che il mio scopo divino è liberare il mio popolo dal peccato e dalla morte e portarlo al Padre mio che è nei cieli. Qual è il vostro scopo, voi che invocate il mio nome? Seguite il capo visibile della mia Chiesa, il vostro Santo Padre, e seguite me. Non seguite il vostro Santo Padre e non mi seguite, ma mi perseguitate". Queste sono le parole del Signore. 

25/07/07 

DELL'ULTIMA PERSECUZIONE DELLA CHIESA E DELLA FINE DEL MONDO

 


Profezie Allegoriche e miste

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Dice che non stiano a confidare nella protezione del Tempio di Dio, perchè egli distruggerà anche questo quando sarà profanato; ma che la distruzione del Tempio porterà seco quella della città e di tutto il popolo. Tanta sarà la strage, che non vi sarà chi sepelisca i cadaveri, e questi saranno divorati dagli augelli rapaci e dalle fiere. Farà cessare per tutte le città, ma singolarmente nella Santa, ogni canto di letizia e di gioia, e i dolci nomi di sposo e di sposa (1). Aggiunge che in quel tempo si profaneranno i sepolcri, e le ceneri saranno sparse ai venti, e tanti saranno e tali i flagelli, che quelli che resteranno vivi invidieranno ai morti ; tra i quali annovera quello della deficienza e dell' infermità delle viti (2). 

Quindi con bella, ma terribile poesia apostrofa le donne, e grida. Ascoltate dunque, o donne, la parola di Dio, ascolti il vostro orecchio il comando della mia bocca. – In segnate alle vostre figlie il lamento e il pianto ; perocchè è ascesa la morte per le nostre finestre ed è entrata nelle nostre case, a disperdere i fanciulli di fuori, e i giovani dalle piazze. – Parla, o profeta, queste cose dice il Signore. Cadranno i cadaveri, come letame, per tutta la Nazione, come il fieno di dietro a falciatori, e non vi sarà chi li raccolga. Queste cose dice il Signore: Non insuperbisca il dotto della sua dottrina, il forte della sua fortezza, il ricco del le sue ricchezze (3). Ma quanto è terribile là dove dice, che quando grideranno a lui, egli non li esaudirà più, e quando digiuneranno non li ascolterà, e quello che è peggio ancora, che vieta ai Santi di pregare per questo popolo abbandonato ! (4). Ma tralasciando altre molte profezie, veniamo un poco a quelle lamentazioni, le quali se siamo soliti noi a cantare ne' nostri templi sopra quella sciagurata Città , verrà tempo che dovranno essere cantate sopra altra città ed altra Nazione. E un fatto che queste lamentazioni furono scritte sopra le ruine di Gerusalemme, ed è un fatto pure che queste entrano nel novero delle profezie. D'altronde quando anche questo non fosse, ripetiamo con Paolo e con i primi Santi Padri, che tuttocciò che accadde agli Ebrei in istoria, era figura e profezia per noi. A ciò credere ci possono fare testimonianza molte espressioni di questo lamentoso canto, le quali meglio assai convengono a noi che agli Ebrei, ad Italia più che a Palestina, a Roma più che a Gerusalemme. » O come siede abbandonata e sola la Città un giorno piena di popolo: ridotta è come vedovella la dominatrice delle genti, la metropoli delle provincie è caduta sotto tributo. Piange di notte, e le lacrime le scorrono per le meste gote: non vi ha chi la consoli tra suoi cari: tutti i suoi amici la disprezzano e si sono fatti suoi avversari. Emigrò Giuda, non potendo più reggere all'afflizione ed alla dura schiavitù: errò fra le genti, ma non vi trovò requie e riposo. Tutti i suoi persecutori la serrarono fra le angustie. 

Piangono le vie di Sionne, perchè non v'ha più chi venga alle solennità. Tutte le sue porte sono atterrate: i suoi Sacerdoti gementi; squallide le sue verginelle; ed essa è oppressa dall' amarezza. I suoi nemici salirono al potere, si arricchirono delle sue ricchezze, perchè il Signore parlò a causa delle sue molte iniquità. I suoi fanciulletti furono trascinati nella schiavitù, dinanzi al persecutore. Sparì ogni bellezza e decoro dalla Figlia di Sionne: i suoi principi divennero come i capretti che non ritrovan pascolo, d'innanzi al tiranno caddero d'ogni fortezza snervati. Gerusalemme si ricordò, nei giorni della sua afflizione, della sua prevaricazione e di tutte le sue antiche delizie... la vide il nemico e schernì le sue feste. Peccò, peccò Gerusalemme, e perciò è divenuta instabile: tutti coloro che l'applaudivano e la corteggiavano, ora nella sua ignominia la disprezzano: ma essa gemendo rivolta mestamente la fronte. Macchiata a piedi, non si ricordò la stolta della sua fine: cadde grandemente dell'animo, non ritrovando consolatore. Vedi, o Signore, e considera come si gloria il nemico. Egli mise la sua mano rapace sopra tutte le sue cose preziose: e si vide entrare nel santuario gente profana a dar di piglio a suoi tesori. Tutto il popolo geme e chiede invano del pane: diede le cose più preziose per isbra mar la fame. Oh ! vedi o Signore, e considera come sono umiliata! O voi tutti che passate per via, fermate il passo, considerate se v'è dolore eguale al mio: conciossiachè Dio m'ha vendemmiata, come minacciò nel giorno dell'ira sua. Dall'alto fece cadere le fiamme nelle ossa mie; mi castigò : distese a miei piedi i suoi lacci, e mi fece rovesciare a terra: mi rese desolata, e in tutto il giorno ripiena di pianto. I miei delitti gridarono a lui vendetta, il loro giogo mi schiacciò le spalle: svanì la mia virtù: il Signore mi consegnò in mani, da cui giammai mi potrò liberare. 

. . . Sei giusto, o Signore, perchè ho provocato di troppo l'ira tua. O popoli, per pietà, udite e vedete il mio pianto: le mie verginelle, i miei figli andarono in ischiavitù. Chiamai gli amici miei, ed essi m'ingannarono con false promesse: i miei Sacerdoti, i miei vegliardi perirono nella città, chiedendo invano del pane. Vedi, o Signore, come io sono tribulata, come è convulso il mio seno, come trafitto il cuore, come piena sono d'amaritudine: di fuori la spada, di dentro tristezza di morte. Udirono i miei gemiti, e non furono mossi a pietà: anzi tutti i miei nemici gioirono del mio affanno, perchè mi viddero da te umiliata... (1). O come Dio nel suo furore cinse di tenebre la, figliuola di Sionne; rovesciò a terra l'inclita d'Israele, e non si ricordò, nell' ira sua, dello scabello del suoi piedi. Precipitò, senza misericordia, tutte le preziose cose di Giacobbe, diroccò le munizioni della vergine di Giuda, conculcò il regno e i principi suoi. Franse la fortezza d'Israele, gli tolse ogni difesa, e cinse Giacobbe d'una fiamma divoratrice. Tese l'arco suo, distese la sua mano come inimico, finì quanto di bello vi era nei tabernacoli di Sionne, versò l'ira sua a guisa di fiamma ardente. Il Signore divenne come avversario; precipitò Israele, precipitò tutte le sue rocche, e riempì d'amarezza l'umiliato e l'umiliata. Disfece le sue tende, demolì il suo tabernacolo, cancellò la memoria delle sue feste, coprì di vergogna, nell' ira sua, i re e i sacerdoti. Ripudiò il suo altare, maledisse alle cerimonie, diede le torri in mano de' nemici; i quali riempirono di grida profane quelle volte sacre. Decretò il Signore di distruggere la santa città, pose le mani all' opera, e non le ritrasse finchè non la vide compita. Screpolarono gli antemurali, e le mura: furono preda delle genti il suo re e i principi suoi; non v'è più legge, e i profeti non veggono più le celesti visioni. Si ravvolsero nella polvere i venerandi vecchi di Sionne, aspersero il bianco crine di cenere, si cinsero di cilicio, e le belle vergini di Gerusalemme si prostrarono con la fronte a terra. Inaridirono gli occhi miei dal lungo pianto, si agitarono le mie viscere, mi cadde il cuore quando vidi perire di fame per le piazze i fanciulletti e i lattanti. Dicevano alle loro madri: dov'è il pane, dove è il vino ? mentre cadevano svenuti per le piazze o morivano nel loro seno. Cui ti eguaglierò? cui ti assomiglierò, o figlia di Gerusalemme º come ti potrò consolare, o vergine di Sionne ? mentre è eguale all'immensità de mari il tuo dolore; chi ti darà un refrigerio? I tuoi profeti ti vendevano delle favole e delle stoltezze; non ti mostravano il tuo stato infelice e la tua iniquità, per provocarti a penitenza: ma invece ti blandivano e ti promettevano onoranze e glorie. Tutti coloro che passavano per via t'insultavano, zuffolando, crollando il capo, e dicendo: E ella cotesta quella città di perfetta bellezza, gaudio di tutta la terra ? E con sarcasmo proseguivano: l'abbiamo divorata ! ecco il giorno che abbiamo sospirato cotanto: l' abbiam ritrovato: l' abbiam veduto (1). . . Chiamasti come ad una solennità i miei nemici, per tutto attorno, e non vi fu luogo alla fuga nel giorno dell' ira di Dio. Quelli che educai, che nutrii con tanta cura, vennero consumati dall'inimico (1). O come si è oscurato l'oro, come è illanguidito il bel colore! le lapidi del Santuario furono disperse ai capi di tutte le piazze. Gli incliti figli di Sionne, adorni d'oro, come sono stati reputati a guisa di cocci vili. Le lammie crudeli allattaron i loro figli, ma la figlia del mio popolo, ahi più crudele! li divorò: Inaridì sul palato per la sete la lingua del lattante, i fanciulli chiesero pane, e non vi fù chi loro lo porgesse. Quelli che convitavano voluttuosamente, perirono di fame nel trivi; e coloro che erano nutriti nelle delicatezze finirono ne' mondezzai... I Nazareni, candidi più della neve, più puri del latte, rubicondi come l'ebore antico, più risplendenti del zaffiro, oh come sono divenuti neri come carboni, e confusi colla feccia del volgo! non sono più che pelle ed ossa. Ebbero miglior sorte i trucidati dalle spade che quei che sfinirono lentamente di fame. Le mani pietose delle madri cossero i loro figli, e se ne fecero orrendo pasto (2). 

Dopo altri flebili lamenti, chiude Geremia con quella bellissima orazione che faceva piangere, ogni volta che la leggeva, il grande Gregorio di Nazianzo. » Ti ricorda, o Signore, di ciò che ci è accaduto: guarda e considera la nostra vergogna. La nostra eredità è passata in potere degli stranieri, e le case nostre sono da loro abitate. Siamo divenuti pupilli, e le madri nostre come le vedovelle, dopo che tu nostro padre ci hai abbandonati. Compriamo l'acqua nostra, e la nostra legna dagli usurpatori: Siamo minacciati continuamente, e non ci danno un momento di riposo. Distendemmo la mano agli Egiziani ed agli Assiri, chiedendo un pane. I padri nostri peccarono, e non sono più, e noi portiamo il peso della loro iniquità. I nostri servi sono di venuti nostri padroni, e non vi fu chi ci liberasse dalle loro mani. Sotto il lampo delle spade, nelle angustie traemmo la vita. La pelle nostra è divenuta attaccata al l'ossa, e nera per la gran fame. Le nostre spose furono disonorate in Sionne, e le vergini violate nelle città di Giuda. I principi nostri furono sospesi, e non si perdonò a vecchi cadenti. Svennero i giovinetti nelle nefande violenze; i vecchi mancarono nelle porte, e i cantori nei cori. Finì il gaudio del nostro canto, si convertirono in lutto le nostre armonie. Caddero sfrondate le corone dal nostro capo: guai a noi perchè abbiamo peccato. Perciò è mesto il nostro cuore; perciò dal pianto illanguidirono le pupille. Per cagione che disparve il monte di Sionne e delle volpi è fatto nido. Ma tu, o Signore, vivi in eterno, e il tuo soglio non s'infrange per volgere di secoli. Perchè non ti risovvieni di noi? perchè ci abbandoni per tanto tempo? Ritorna a noi, o Signore, e noi ritorneremo fra le tue braccia: ritorna i nostri antichi giorni. Ma tu ci hai ripudiati, e sei grandemente contro di noi sdegnato (1). » 

- Se il Cristianesimo, se Italia, se Roma imiteranno adunque nella incredulità, nella ingratitudine, nell'apostasia, e negli altri delitti l'Ebraismo, Palestina, Gerusalemme; ecco la sorte che loro aspetta. Queste sono profezie miste, allegoriche; e verificata la causa, si verrificherà pure l'effetto. Ma che sia possibile che ciò sia per succedere l'abbiamo di fede nel Vangelo, nell'Apostolo Paolo, come vedremo in appresso; che già oggimai sia un fatto storico questa apostasia, d'Italia singolarmente, e questa ingratitudine e corruzione, questa imitazione insomma degli ebrei per parte nostra, in tutti i delitti qui rimproverati, non lo può negare se non chi non ha occhi, non ha intelletto, od è ostinato a negare la verità conosciuta e compianta da tutti: dunque?.. Oh! è presto ancora a dedurre le conseguenze, e troppo lungo cammino ci resta ancora a percorrere prima di giungere alla meta. Il leggitore cortese e sagace, si faccia intanto prezioso tesoro di queste profezie, mentre noi andremo consultando altri profeti. Parla Iddio ad Ezechiele profeta, e nell'affidargli l'ardua missione, gli descrive quale sia quel popolo, al quale è mandato. Questa è una gente apostata che ha abbandonato il suo culto, la sua religione, calpestata la sua legge; una gente sfrontata orgogliosa, ostinata (1). Ma perchè alle apparenze sembrava anzi un popolo religioso, buono e santo (2); Iddio a togliere il profeta da questo inganno, lo introduce in ispirito di notte tempo in Gerusalemme e dentro il Tempio, e sotto simboli d'idolatria, gli fa vedere tutte le iniquità che si commettevano da quel popolo singolarmente nella santa Città. Vide nell'atrio del Tempio inalzato un Idolo, che provocava lo sdegno di Dio. Quest' Idolo era Baal, che noi abbiam veduto essere il Dio della Setta, cioè il Demonio; quel popolo dunque, o gran parte di quel popolo, era caduto nella Demonolatria (3). Osservò nelle camere Sacerdotali (4), attorno alle pareti, dipinti molti idoletti, e tutto il Sinedrio di quella Nazione col sommo Sacerdote, che li stavano incensando. Ma quale non fu il suo orrore, quando ascoltò quegli sciagurati assicurarsi a vicenda, che Dio non li vedeva, che si era ritirato ne' cieli, ne' si prendeva cura de mortali. Erano dunque perfino i Sacerdoti e i Magistrati ruinati nella incredulità, nell'ateismo; mentre esternamente sembravano zelanti della religione (5). Entrò per la porta aquilonare, e udì molte femmine che piangevano la morte di Adone. Erano dunque tante adoratrici di Venere, lascive, impudiche, e comunque di giorno sembrassero castissime, nelle tenebre notturne entravano nelle orgie settarie, e commettevano ogni fatta d'abominazione (6). Giunto finalmente l'attonito Profeta presso l'Arca Santa, vide fra il vestibolo e l'altare molti uomini, i quali avevano rivoltate le spalle all'Arca, ed adoravano verso l' Oriente i loro idoletti. Ecco la formale apostasia, (1) ecco l'avversione a Dio, ecco la fonte di tutti i delitti ! (2).

***
P. B. N. B.

La Beata Madre Maria è molto onorata in cielo

 


02 Maggio 2023

Al mattino, mentre pregavo l'Angelus, la Beata Maria Santissima è venuta a dirmi: "In cielo sono molto grande, ma sulla terra sono molto piccola. In cielo sono ricoperta di fiori bellissimi, specialmente in questo mese di maggio, ma sulla terra sono a malapena riconosciuta".

"Amo ancora i miei figli e prego per tutti loro per la loro salvezza".

In una visione, la Madre mi ha mostrato quanto è grande e alta in cielo e l'ho vista inondata dai fiori più belli e colorati. L'altezza che mi ha mostrato di sé in cielo rappresenta quanto sia onorata in cielo. È amata e onorata da tutti i Santi del Cielo. Sulla terra, mi ha mostrato quanto è piccola.

Grazie, Madre Santissima, Regina del Santo Rosario, Regina del mese di maggio, che è il suo mese preferito.

Valentina Papagna

Maria assunta in cielo

 


1. «Per autorità del Signore nostro Gesù Cristo, dei beati Apostoli Pietro e Paolo e nostra, annunziamo, dichiariamo e definiamo verità rivelata da Dio che l'Immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria, compiuto il corso della vita terrena, fu assunta in anima e corpo nella gloria celeste»: con questa dichiarazione dogmatica Pio XII, nel 1950, definiva espressamente l'Assunzione di Maria, e implicitamente confermava l'infallibilità del Vicario di Cristo quando intende definire solennemente una verità di fede.

La fede nell'Assunzione di Maria è affermata dalla Tradizione (che con la Scrittura è fonte di Rivelazione), e costituisce anche una deduzione di fede fondata sulla visione d'insieme del mistero di Maria.

Maria assunta con Gesù risorto nella gloria conferma la nostra speranza: la nostra sorte finale non è la morte - come afferma un cieco materialismo incapace di cogliere le impronte dello Spirito nel mondo e di fornire delle ragioni di vita - ma una vita luminosa in una condizione «ove non ci sarà più né morte né cordoglio, né gemito né pena», perché pienamente illuminata dalla visione di Dio, in un mondo completamente rigenerato.

A questa speranza sarà partecipe anche il nostro corpo mortale, se quale tempio di Dio sarà da noi custodito nella santità (le scienze moderne mettono maggiormente in luce le possibilità di riconversione della materia).

2. Consacrarsi a Maria significa erompere da una gretta visuale naturalistica e, con la speranza, protendersi verso una vita nuova completamente illuminata dalla presenza purissima dello Spirito di Dio, che ai suoi fedeli offre fin d'ora le primizie simboliche della felicità senza fine, nelle esperienze gioiose della fede cristiana, e particolarmente dell'amore.

Pur assaporando la gioia dei doni presenti di Dio, chi è consacrato a Maria esercita la virtù teologale della speranza, che costituisce l'anima stessa della fede: «la fede si sostanzia di cose sperate» (Eb 11, 1).

La speranza cristiana è inscindibile dalla fede. I primi cristiani avevano il senso dell'attesa del ritorno del Signore, e invocavano Maranathà!, cioè «Vieni, Signore Gesù!».

L'assenza di questa tensione verso i beni celesti comporta un'almeno implicita svalutazione di quanto Gesù ci ha meritato con la sua passione e morte, e fa dimenticare che «le sofferenze di questo tempo non sono proporzionate alla gloria futura che si rivelerà in noi» (Rm 8, 18). L'apostolo Paolo desiderava «sciogliersi dal corpo per essere con Cristo» (Fp 1, 23), poiché aveva sperimentato che «occhio mai vide, né orecchio mai udì, né il cuore dell'uomo ha potuto immaginare quanto Dio ha preparato a coloro che lo amano» (1 Cor 2, 9). E i mistici manifestano la stessa tensione.

3. Il pensiero della morte ci ammonisce sull'ultimo destino dell'uomo: il giudizio di Dio, il purgatorio, il paradiso, ma anche - Dio non voglia! - l'inferno. Non possiamo trascurare questa verità se Gesù ce ne mette in guardia con tanta insistenza!

Docili all'insegnamento della Chiesa ripetiamo ogni giorno: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori... nell'ora della nostra morte».


Sempre fino all'ultimo respiro combatterò da forte col vostro aiuto per la giustizia, onde raggiungere la vita eterna, che credo con tutta fermezza”.

 


“O mio buon Gesù! consolatore degli afflitti, avete detto ai vostri Apostoli « Vado a prepararvi il luogo, acciocché dove sono Io abbiate ad essere anche voi. » Avete preparato, come spero, anche per me il domicilio nella casa del vostro Padre. Voi mi avete preceduto nella ignominia della croce e risorto ascendeste al Cielo, di là ritornerete nel giorno del giudizio per rimunerarmi in proporzione del frutto che avrò ricavato dalla vostra Passione e Morte. Voi mi siete modello e rimuneratore dei patimenti. Imiterò la divina grazia, la vostra pazienza onde possa ricevere la corona promessa a chi soffre. Vi prometto che sarò fedele fino alla morte, affinché possa ottenere il luogo che Voi mi avete preparato nella casa del Padre vostro. Sempre fino all'ultimo respiro combatterò da forte col vostro aiuto per la giustizia, onde raggiungere la vita eterna, che credo con tutta fermezza”.

È ORA DI TORNARE AL VOSTRO DIO CREATORE.

 


Carbonia 19.05.2023

                     È ora di tornare al vostro Dio Creatore.

      Figli miei:

  • è ora di tornare al vostro Dio Creatore.
  • Il tempo che viene è nella miseria degli uomini nelle mani del demonio.

Non state a guardarvi intorno: prendete coraggio e avviatevi dove Io sono!

Leggete le Sacre Scritture, istruitevi della Parola di Dio!

Vivete secondo il Santo Vangelo!

Rimediate ora che ancora potete, figli miei, l’uragano sarà devastante:.. si porterà via tutto!

Pregate Lo Spirito Santo!

Invocate il mio Santo Nome! Chiedete la mia benedizione!

Chiedetemi perdono! Pentitevi dei vostri peccati, o uomini, rinunciate a Satana!

Pregate e digiunate, fate penitenza: voi vivete sfrenatamente il peccato e non vi preoccupate della vostra anima, seguite il bastardo che vi agita i suoi falsi beni e vi abbaglia con le sue false luci! Siete caduti nella sua rete mortale e non vi accorgete di nulla perché a lui vi siete donati in anima e corpo!

Poveri uomini! Io il vostro Vero Dio, vi urlo tutto il mio Amore, la salvezza, ma voi non volete ascoltare la mia Voce: siete ormai divenuti sordi al mio richiamo.

  • La vostra superbia vi porta ad agire contro di Me: difendete colui che presto vi renderà suoi schiavi,
  • non fate nulla per rinunciare alle sue seduzioni,
  • vi compromettete giorno dopo giorno,
  • favorite le sue seduzioni,
  • siete incapaci di combatterlo,
  • vi stritola con i suoi denti di ferro.

Ah che dolore! Che dolore per Me, Figli miei: vedervi così fragili, …

vi ha tolto ogni forza, vi ha risucchiato la linfa vitale, vi ha avvelenati.

Invocatemi nella vostra fragilità ed Io interverrò a ridarvi vigore!

Abbiate l’intelligenza di dirgli il vostro “basta”!

Desidero ardentemente la vostra salvezza, la vostra vera libertà, o uomini!…
Questo è il tempo opportuno per gridare il vostro dolore e chiedermi la salvezza.

Siate coraggiosi: Io non attendo che la vostra conversione per intervenire e darvi il mio aiuto.

Amen.

 



sabato 20 maggio 2023

Se non adori Dio, ma il vitello d'oro, il mondo? La popolazione sarà presto dimezzata.

 


Madonna della Luce Perpetua 

Cari figli, avete visto le conseguenze di questo terremoto.
Presto raggiungerà nove + uno.
La terra ha sentito l'impatto al suo centro e il peggio deve ancora venire se ignori i segni.

Se continui a ignorare ciò che Dio ti sta dicendo, ogni evento che è in sospeso si intensificherà presto.
Miei cari figli, non sprecate il tempo che vi è stato assegnato, altrimenti non avrete il tempo di confessare i vostri peccati.

Se il mondo, miei cari figli, continua nel peccato, ciò che avete appena visto è solo l'inizio.
Quando inizierete a vedere i segni in cielo, i grati saranno coloro che sono morti.

Non si va nelle chiese, ma si va in luoghi esotici. Allora sei stupito che Dio ignori tutti i tuoi sforzi.
Se non adori Dio, ma il vitello d'oro, il mondo? La popolazione sarà presto dimezzata.

Cari figli, questa catastrofe ha toccato il vostro cuore e la vostra anima? Cerchi sempre di dominare i piani di Dio?
Miei cari figli, non conoscete il tempo o il luogo, o come Dio reagirà quando affronterete il Suo giudizio.

Chi, miei cari figli, vi terrebbe la mano se la prossima punizione dovesse colpire la vostra terra?
Non chiudere gli occhi o fare orecchie da mercante, Perché questo tempo di pulizia per questo paese è vicino.

"Sia fatta la volontà".

29 dicembre 2004

IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI

 


Caratteri dello spirito diabolico, circa i moti o atti del nostro intelletto affatto contrari ai caratteri dello spirito divino.


§. I.  

73. Non io, dice l'Apostolo, la luce sì opposta alle tenebre, come lo spirito di Dio è contrarie allo spirito del demonio. “Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto, infatti, ci può essere tra la giustizia e l'iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele?” (2Cor 6, 14,15). E però dopo avere esposti i caratteri, per cui si scopre lo spirito divino negli atti della nostra mente, accennerò in breve i caratteri con cui si fa conoscere lo spirito diabolico negl'istessi atti mentali. Così posti questi diversi caratteri gli uni a fronte degli altri, si renderanno più discernibili al direttore, secondo il detto de' filosofi, che le cose allora fanno maggiore spicco, quando sono poste a fronte dei loro contrari. 

 74. S. Gio. Crisostomo è di parere, che noi restiamo vinti dal demonio, non perché non siano facili a conoscersi le nodi che ordisce contro di noi, ma perché avendo noi un nemico sì formidabile al fianco, ce ne stiamo profondamente addormentati senza punto vegliare alla nostra difesa (s. Joan. Crys. In ep. ad Rom. Hom. 10). Ma se avessimo, segue a dire, un serpente velenoso nel letto, potremmo noi dormire? No certamente, ma staremmo tutt'intenti ad ucciderlo: e poi avendo dentro di noi un nemico sì formidabile, qual è il demonio, viviamo spensierati, ce ne restiamo neghittosi. e dormiamo con tanto nostro danno (Ibid.). Né giova il dire, soggiunse il santo, il serpente è un nemico che lo vedo; perciò, me ne difendo: il demonio io non lo vedo; perciò non lo temo: poiché per questo stesso ch'è nemico invisibile, ed insieme astuto, ed ingannatore è più da temersi, e richiede una più vigilante difesa. Finalmente conclude: sta dunque sulle parate ben munito di armi spirituali, prevedi le sue arti e le sue frodi; acciocché volendo egli ingannar te, tu anzi inganni lui: come fece l'apostolo Paolo, che con questa previsione e con la notizia delle cognizioni fallaci ch'egli è solito d'ingerire, rimase di lui vincitore (2Cor 2,11). E per conoscere appunto queste cognizioni maligne con cui il demonio s'insinua nelle nostre menti, ne darò i contrassegni nel presente capitolo. Apparterrà poi al lettore servirsene sopra di sé. ed ai direttori a valersene sopra gli altri, con quella vigilanza ed, accortezza che il santo dottore tanto raccomanda. 


§ II 

75. Primo carattere dello spirito diabolico. Lo spirito diabolico è spirito di falsità. Ma qui è necessario che io premetta una notizia che bisogna aver sempre avanti gli occhi per conoscere le trame con cui lo spirito maligno s'intrude tanto nell’intelletto, di cui presentemente parliamo, quanto nella volontà, di cui ragioneremo appresso. 

Il demonio, dice S. Agostino, alle volte ci assalta scopertamente, altre volte ci tende occultamente le insidie. Quando ci assale alla scoperta, la fa da fiero leone; quando c' 

insidia nascostamente la fa da dragone fraudolento (s. August. in Psalm. 90). Altrove dice lo stesso, e solo aggiunge, ch'è più da temersi il demonio quando viene ad ingannarci coperto sotto fallaci sembianze, che quando a faccia scoperta ci muove guerra (Idem in psal. 39). 

76. Il demonio, dunque, essendo padre della menzogna, tende sempre ad ingerire qualche falsità nella nostra mente. Ma che ora lo fa scopertamente ma guisa di leone furibondo, ed ora copertamente a guisa di dragone ingannatore. Ci assalta alla scoperta. quando ci pone in testa specie contrarie alla fede o al sentimento concorde de' santi dottori, quando ci suggerisce massime poco confacevoli alla grandezza della divina misericordia o della divina Provvidenza per abbattere il nostro spirito, quando ci dà pensieri poco conformi alla moralità delle virtù cristiane, o pure ombre insussistenti contro il nostro prossimo atte ad accendere in noi veementi passioni. In tali casi è facile a ravvisarlo per desso non solo dal confessore, ma anche dallo stesso penitente; perché comparisce con la sua stessa faccia, voglio dire, in sembianza di falsario e di menzognero. Alle volte poi se ne viene insidiosamente mascherato in apparenza di angelo, come dice S. Paolo: “Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce” (2Cor 11,14). Ci dice cose vere e sante, conformi agl'insegnamenti della fede, e della cristiana moralità, ma con fine di mescolare tra molte verità qualche falsità o pure di conciliarsi fede con vero, per ingannarci alla fine col falso. E questo lo fa l'iniquo ora per via di suggestione, ed ora per via di apparizione e di chiara locuzione. So di una persona religiosa a cui il demonio diede lungo tempo pascolo di santi pensieri e di devoti affetti; l’illuse ancora più volte con finte apparizioni di Gesù Cristo; poi incominciò a proporle qualche massima falsa; e trovando credenza, l'indusse a poco a poco a rinnegare la fede. 

 77. Altri simili non meno infausti avvenimenti narrano Cassiano e Palladio. Come di quel vecchio monaco Erone che si precipitò miseramente in un pozzo per una vana speranza che il traditore avevagli posta nella mente di doverne uscire illeso per mano degli angeli: e di quello che a persuasione del nemico si accingeva ad uccidere il suo figliuolo, pretendendo imitare l'atto eroico di Abramo in sacrificare il suo diletto unigenito: e di quell’altro che illuso dal demonio s'indusse a circoncidersi e a farsi Ebreo (Cassiano Coll. 2. cap. 5, 7, 8): e finalmente di quel Valente (solitario) che credendo di conversare, domesticamente con gli angeli trattava con i demoni, e giunse ad adorare uno di essi sotto le mentite sembianze del Redentore (Pallad. In vit. patr. lib. 8, 31), Confesso che quando il demonio viene così coperto sotto devoto aspetto non è sì facile raffigurarlo, o egli muova internamente i pensieri senza farsi vedere, o pur gli insinui con false apparizioni. E però deve il direttore esaminare diligentemente le massime che in tali casi sente la persona suggerirsi, e se non le trova concordi con le regole certe e sicure del vero che diedi nel precedente capitolo, creda pure che vi è illusione: le corregga, e procuri di allontanare a tempo il nemico; altrimenti prenderà sempre più possesso e maggior ardire, con grave danno delle povere anime. Così ci ammonisce Sant'Anselmo. Questo santo dottore commentando le sopraccitate parole dell'apostolo: “Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce” (2Cor 11, 14): dice che quando il demonio, illudendo i nostri sensi con false comparse, non rimuove la mente dalla giusta e retta credenza, o pure opera o dice cose che non sconverrebbero anche ad un angelo santo, non v'è errore di fede: ma quando poi comincia a proporre cose false ed erronee, è necessaria gran vigilanza ed un accorto discernimento per non andargli dietro, elevarselo prestamente d'intorno (S. Anselm. In text. Edit. Colon. Agrip, 1612). E questa vigilante discrezione dev'essere nel direttore a cui si appartiene esaminare le massime che scorrono per la mente de' suoi discepoli, o che sono loro suggerite al di fuori, per scoprire da quale spirito essi siano dominati, e per dar loro giusta e sicura direzione.

 

§, III. 

 78. Secondo carattere dello Spirito diabolico. Lo spirito diabolico, all'opposto del divino, suggerisce cose inutili, leggere ed impertinenti, Il demonio, quando non trova modo d'insinuarsi con le falsità e con le menzogne, per non avere una vergognosa ripulsa, usa un’altra arte maligna; ed è, che procura di dar pascolo alla mente con pensieri inutili, acciocché fissata in quelli non si occupi in altri pensieri santi e profittevoli. 

A questo tendono tante distrazioni, che il perfido pone in testa dei fedeli in tempo delle loro orazioni. A questo tendono certe visioni da cui non risulta alcun buon effetto. Vi è cosa in questo mondo più santa e più devota delle piaghe del nostro amabilissimo Redentore? Eppure, mi è nota una persona a cui il demonio per più anni rappresentò in tutte le sue orazioni le piaghe dei sacri piedi, ed in quella vista mentale la tenne sempre immersa. Gliele faceva comparire in diverse figure, ora dilatate, ora ristrette: talvolta le faceva vedere un vermicciolo, che usciva da quelle piaghe, e dicevale che quello era simbolo della sua anima, ed altre simili leggerezze. Tutte queste rappresentazioni erano affatto vuote di santi affetti: non vi era una riflessione seria, non un sentimento sodo e profittevole, né alcun sugo di vera divozione. Sembravano galle leggiere senza peso, senza frutto, senza sostanza. Onde non poté dubitarsi, che quella era stata una continua illusione del demonio, il quale avevale tenuta occupata la mente in quelle viste immaginarie, quasi in una dolce pastura, acciocché non si applicasse all'orazione con rettitudine di pensieri, e santità di affetti. Ecco, dunque, la proprietà dello spirito diabolico: ingerire nella mente dei fedeli o cose false per indurli al male, o cose infruttuose per frastornarli dal bene. 


§. IV. 

 79. Terzo carattere dello spirito diabolico è di recare alla mente tenebre, o falsa luce. Il demonio non solo è padre della bugia, ma delle tenebre ancora. Se però ci investe alla scoperta, la fa da quello ch'egli è, e produce nella nostra mente tenebre, caligini ed oscurità come ci assicura il Crisostomo: e allora offusca la mente, oscura l’intelletto, riempie l'anima di turbazioni, di ansietà, di angustie, di scrupoli, e di penose perplessità (S. Ioan. Chrys. In ep. 1. ad Cor. Hom. 29).). In questi casi è facile il conoscerlo; perché producendo effetti a sé propri, da sé stesso si palesa. Se poi il nemico ordisca occultamente le sue trame sparge luce nelle nostre menti, ma luce falsa: perché la sua luce altro non è che un certo lume naturale ch'egli sveglia nella immaginativa per cui rappresenta con qualche chiarezza gli oggetti, e desta qualche dilettazione nell'appetito sensitivo. Ma non passa quella luce all’intelletto, né può renderlo abile a penetrare le verità divine, e molto meno d'ingenerare nell’intimo dello spirito affetti di divozione sincera. Sicché tutto l'effetto di questa luce fallace si riduce ad un certo diletto nei sensi interni, tutto corporale, affatto superficiale, senza alcun carattere di vera spiritualità. E alla fine poi questa stessa dilettazione corporea va a finire in inquietudine ed in turbazione non essendo possibile che il traditore dopo molta simulazione, finalmente da sé stesso non si scopra. Onde possiamo dire con S. Cipriano, che il demonio la fa sempre con i servi di Dio, o da avversario fraudolento che inganna, o da nemico violento che oppugna con le sue nere e torbide persecuzioni (S. Cyprian. De zelo, et livore).  

80. San Pier Damiano asserisce, che il demonio non solo offusca ai fedeli la mente con le sue tenebre o con la sua falsa luce, ma che affatto li accieca; e spiega il modo con cui procede l'iniquo, con i luttuosi successi del misero Sedecia. A questo re infelice furono trucidati in presenza tutti i propri figliuoli per comando del barbaro Nabucco, re di Babilonia; e poi furono a lui stesso cavati ambedue gli occhi: non so se più infelice quando vide, o quando non poté più vedere (Ger. cap.39). Il santo scrivendo ad Ildebrando, che poi fu sommo pontefice (S. Gregorio VII), dice che il re di Babilonia è il demonio principe di confusione e di tenebre, che trucida alle anime incaute tutti i parti belli delle loro opere buone, e glieli uccide sugli occhi mirandone esse la perdita con dolore. 

Tolte poi le sante operazioni, le accieca alla intelligenza delle cose soprannaturali. Finalmente traendole a darsi in preda alle cose mondane le accieca anche nell'occhio della ragione, offuscandone il lume (s. Petri Damiani Lib. I epist. 5. ad Hildebr. archid. et Steph. presb.). Chi, dunque, non vuol rimaner cieco alle cose divine, si guardi dalle tenebre e dalla luce fallace con cui il perfido illude le nostre menti. 


§. v. 

 81. Quarto carattere dello spirito diabolico. Lo spirito diabolico è protervo. Tale lo mostrano in sé stessi gli eretici, i quali né alla santità delle scritture, né all'autorità de' sommi pontefici, né alla infallibilità dei concili, né alla dottrina dei padri mai si arrendono, ma persistono sempre ostinati nelle loro stolte opinioni. E donde mai tanta pertinacia nei loro intelletti, se non dal demonio che vi regna, e vi ha trasfuso il suo spirito protervo?  

 82. Rimproverando Gesù Cristo agli Ebre la loro incredulità disse loro: “Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, (Gv.8,43): voi non conoscete la mia loquela, perché non sapete indurvi ad ascoltare le mie parole. Aggiunge S. Agostino: perciò non potevate udire il Redentore, perché ostinati nei loro errori non si volevano correggere prestando credenza ai suoi santi insegnamenti (S. August. In Joan. Tract. 42). Gran protervia fu questa: non voler prestare orecchie alle parole dolcissime di Cristo che rapivano i popoli interi con la loro soavità, li traevano fuori dalle città, dai castelli, e li conducevano alle foreste, alle solitudini, ai lidi deserti del mare, scordati affatto non solo dei propri affari, ma fino del cibo e della bevanda. Eransi pur altri protestati, che non potevano fare a meno di seguitarlo. Perché aveva in bocca parole di eterna vita: “noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». (Gv.6. 69): ed altri si erano pur dichiarati, che niuno aveva mai, come egli parlato così saggiamente e sì dolcemente: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!» (Gv.7. 46). Qual dunque fu la cagione di tanta protervia in quei miscredenti? Lo disse Gesù Cristo stesso. Soggiungendo (Gv.8. 44): voi avete il diavolo per padre; ed imbevuti del suo spirito protervo volete perseverare contumaci nelle vostre false opinioni; e però fuggite di ascoltare i miei discorsi temendo che vi tolga d'inganno: “voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna”, come spiega la glossa. Tanto è vero, che spirito di pertinacia è spirito diabolico. 

 83. Se mai si imbatterà il direttore in alcuno che abbia lungamente aderito alle illusioni del demonio, onde questi abbia di già preso possesso della sua mente, toccherà con mano una simile protervia: tanto lo troverà fisso nel suo parere. E però dice saggiamente Cassiano. che il demonio con niun'altro vizio conduce più sicuramente un'anima alla perdizione, quanto con introdurvi una certa pertinacia, per cui, non curando il consiglio dei più autorevoli, si appoggi solo al suo giudizio (Cassiani, Collat. 2, cap. 11). Dunque dalla docilità o pertinacia che il direttore scorgerà nei suoi discepoli, potrà prendere argomento ad intendere da quale spirito siano mosse le loro menti. 


§. VI. 

84. Quinto carattere dello spirito diabolico si è l'indiscrezione con cui incita agli eccessi. Qui non parlo delle opere cattive a cui di ordinario il nemico ci spinge (perché di queste dovrò ragionare di poi); parlo solo delle opere apparentemente buone a cui egli talvolta fraudolentemente ci stimola con qualche sua indiscreta idea: e dico, che incitandoci ad esse il traditore per fine malvagio procura sempre che decliniamo dalla rettitudine con qualche esorbitanza. Onde la sola indiscrezione nelle opere buone, massime se sia grave e continua, dà gran fondamento a credere che queste non siano inspirate da Dio che di niuno eccesso è cagione, ma suggerite dal suo nemico. Lo spirito del demonio, dunque, si palesa per l’indiscretezza, perché nell'opere buone che maliziosamente ci suggerisce non conserva né la debita misura, né il debito tempo, né il dovuto luogo, né il debito riguardo alla qualità delle persone. 

Non mantiene la debita misura; perché, incitandoci e. g. alla penitenza ci suggerisce rigori eccessivi, flagellazioni troppo aspre, cilizi troppo rigidi, digiuni troppo lunghi, vigilie troppo continuate: e ciò fa per due perversi fini, il primo, per dar pascolo alla superbia, perché poi pone sotto gli occhi di un tal penitente la sua lunga macerazione  acciocché se ne compiaccia come di cosa segnalata, e ne faccia pompa, se non ad altri, almeno a sé stesso, come costumano di far pompa i soldati delle loro ferite: il secondo, per snervare le forze corporali e guastare le sanità; onde poi il desiderio dell'austerità si cangi in orrore e la penitenza indiscreta in una eccessiva delicatezza, anzi in una totale impotenza a proseguire ne' devoti esercizi: sicché alla povera anima delusa, come molto bene osserva Cassiano, riescono alla fine le asprezze più nocevoli delle stesse delizie (Cassian. Collat. 2, cap. 16). 

85. Riferisce lo stesso Cassiano che avendo l'abate Giovanni allungato per due giorni il digiuno, mentre trovavasi estenuato di corpo ed esausto di forze, se ne andò il terzo giorno alla mensa per ristorarsi: nell'avvicinarsi, si vide comparire avanti il demonio in forma di nero etiope, il quale prostratosigli ai piedi, perdonami, gli disse, o abate, io sono stato quegli che ti ho imposto questo indiscreto digiuno. Soggiunge Cassiano, che allora il S. abate (uomo per altro di gran perfezione e perfetto nella virtù della discrezione, si avvide che era stato ingannato dal demonio, mentre lo aveva ridotto ad intraprendere indiscretamente un'astinenza troppo superiore alle sue deboli forze, e che poteva recar nocumento al suo spirito (Cassian. Collat, 1. cap. 21).   

 86. Io non nego però, che Iddio talvolta inspiri ai suoi servi penitenze molto straordinarie di digiuni prolungati a più giorni, di vigilie non interrotte dal sonno, di asprissimi cilizi e di sanguinose flagellazioni. Ma in tali casi si avvertano due cose che non v'è ombra d'indiscrezione da parte di chi l'intraprende; perché stimolando Iddio ad insolite austerità, gli dà forze corporali e spirituali per reggere ad un tal peso, benché esorbitante: non v'è indiscrezione da parte del direttore che gliene permette l’esecuzione, perché in tali congiunture dà Iddio segni manifesti della sua volontà. 

 87. Non conserva il demonio il debito tempo: perché incitando a qualche bene apparente, ciò fa in tempi impropri e disconvenevoli. Con questo solo indizio riuscì ad un direttore discreto di scoprire uno spirito falso. In una comunità religiosa vi era una persona in credito di spirito singolare specialmente perché di lei vi era fama che spesso le comparisse Gesù Bambino, e spesso la consolasse con la sua dolce presenza. Or seppe il detto confessore, che trovandosi ella in giorno di venerdì santo presente ad una fruttuosissima predica sulla passione del Redentore, aveva avuto quasi sempre avanti gli occhi il divin Bambinello con molte tenerezze di affetti. Questo solo gli bastò per entrare in un veemente sospetto ch'ella fosse illusa dal comune nemico; perché non gli pareva quello né tempo, né occasione propria di una tal vista, Se niun uomo prudente. diceva  egli, prenderebbe in questa giornata ed in congiunture di un tal discorso, per materia delle sue considerazioni, l'infanzia di Gesù Cristo, quanto più disconviene che in tali circostanze di tempo, ce ne ponga avanti gli occhi l'immagine Iddio stesso, ch'è infinitamente più prudente di tutti gli uomini insieme? E di fatto non andarono falliti i suoi sospetti, perché dovendola poi esaminare, la trovò per altre ragioni manifestamente illusa. 

 88. Non conserva il debito luogo: perché il demonio sempre istiga a far le opere buone in luoghi pubblici, che il più delle volte sono i meno congrui per tali azioni, conforme all'uso de' farisei, uomini di spirito diabolico, dei quali dice Cristo: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange” (Mt 23,5). Il fine poi ch'egli ha in suggerire, che il bene si faccia all'aperto, è perverso: poiché vuole che resti corrotto dalla vana gloria che nasce dall'essere veduti e lodati dagli uomini. Anzi si osserva che i fervori, le tenerezze, le lagrime false, le finte estasi ed altri apparenti favori che dà il demonio, di ordinario accadono in pubblico, ov'è frequenza di popolo; perché vuole che le opere dei suoi seguaci videantur ab hominibus. Ma Cristo tutto l'opposto: se vuoi, dice, compartire limosine, guardati di fare come gl'ipocriti che le dispensano per le sinagoghe e per le pubbliche strade: se vuoi orare, guardati d'imitare questi perfidi che amano di fare in mezzo alle sinagoghe e ne' cantoni delle piazze le loro orazioni: onde rimangono tutte le loro opere rose dal verme della vanità: “Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa…. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa” (Mt. 6, 2,5). Ma tu, segue a dire il Redentore volendo fare limosine falle di nascosto: volendo fare orazione, chiuditi nella tua stanza e prega da solo a solo, occultamente il tuo celeste Padre: “Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra… Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt. 6, 3,6). Si eccettuano però quei casi in cui Iddio vuole per motivi di sua gran gloria che le opere buone ed i favori che egli comparte compariscano in pubblico. 

 89 Finalmente non conserva il debito riguardo alla qualità delle persone. In un solitario, dice Riccardo di S Vittore che deve attendere alla quiete della contemplazione, sveglia il demonio pensieri di convertir peccatori e di far gran bene nei prossimi (Rich: In cant. cap. 17). Nei principianti non ancora assodati nella virtù, che devono attendere al proprio profitto, mette pure il nemico una simile suggestione di giovare alle anime altrui, come nota S. Teresa; ma non essendo ancora abili a partorire figli spirituali con i loro insegnamenti, ne segue che con tali desideri non siano di utile agli altri, e siano di danno a se stessi. Contra tali incipienti che aderiscono a questo istinto diabolico indiscreto, inveisce acremente S. Bernardo. Dicendo loro così: tu che non sei ancora stabilito nella tua conversione, che non hai carità, o l'hai sì tenera e sì fragile che ad ogni vento di contrarietà si piega; tu, dico. conoscendoti tale, ambisci procurare l'altrui salute? - Fratel mio, che stoltezza è la tua! (S. Bern. Serm,18, in cant.). 

90. Al contrario poi ad uno che per obbligo del suo istituto o del suo ufficio, è tenuto ad attendere alla salute de' prossimi, mette il demonio soverchio amore al ritiramento, alla quiete, alla solitudine, ed una gelosia indiscreta di macchiare la propria coscienza con l'esercizio delle opere esteriori di carità. Come appunto la sacra sposa destata in mezzo alla notte dal suo diletto, in vece di rompere subito la sua quiete per andargli incontro, incominciò a scusarsi con dire: mi sono spogliata dalle mie vesti, non voglio ora pormele di nuovo indosso, ho lavato i miei piedi non voglio ora tornar di nuovo a lordarli. «Mi sono tolta la veste; come indossarla ancora? Mi sono lavata i piedi; come ancora sporcarli?». (Cant. 5,3). E appunto in questo timore della sposa d'imbrattare i piedi e di ripigliare le sue vesti, riconosce S. Gregorio  il soverchio timore che hanno alcuni ai quali appartiene la cura delle anime, di rivestirsi degli antichi affetti, e di contrarre le antiche macchie (S. Greg. In cant. cap. 5). Così ancora il demonio sveglia nei superiori un troppo sollecito pensiero di consacrarsi all'orazione acciocché non invigilino come ne chiede il loro impiego, sugli andamenti de' sudditi; nei capi di casa, acciocché non attendano come sono tenuti, alla educazione dei figliuoli e della servitù e nelle donne, acciocché non compiscano con puntualità le loro faccende, e siano cagione di molte inquietudini e di mille colpe ai loro domestici. In somma sa il demonio che la discrezione è il sale che condisce tutte le opere buone e le rende gradite a Dio; e però non potendole impedire, si sforza almeno di guastarle con ogni sorta d'indiscrezioni e d'imprudenze; perciò dice Riccardo di S. Vittore, che negli impulsi interni dobbiamo sempre esaminare se vi si mescoli l'indiscrezione (Ric. In cant. cap. 17). E per questa via potrà il direttore acquistare gran lume e discernere, se le anime a sé soggette siano mosse da spirito diabolico ad operare. 


§. VII. 

 91. Sesto carattere dello spirito diabolico. Lo spirito del demonio ingerisce sempre pensieri vani e superbi, anche in mezzo alle opere virtuose e sante. Onde segue a dire Riccardo nel sopraccitato testo che per discoprire le frodi de' nostri nemici dobbiamo esaminare se nelle nostre opere siasi intromessa l'ostentazione o la brama di umana lode, e se vanità o leggerezza ci spinge a farle (Ibid.). Già si sa che il demonio mette sempre pensieri di propria stima, di preferenza e di dispregio altrui, sforzandosi in ogni occasione di trasformare in noi la superbia della sua mente con cui s'innalzò tanto fino a pareggiarsi all'Altissimo. E però chi è spinto da quest'aura vana, qualunque cosa faccia, è portato dallo spirito infernale. 

92. Ma qui è necessario che il direttore osservi diligentemente se la vanità nasce con i pensieri quasi inviscerata con essi, o pure se sopraggiunga ai pensieri quasi forestiera ed estranea: nel primo caso non si può dubitare che tali cognizioni traggano la loro origine da spirito cattivo, che si riduce al diabolico, perché ne hanno il vizio innato. 

Nel secondo caso non è così, perché già si sa che il demonio si studia di guastare e corrompere tutte le opere di Dio. Il Signore semina con mano benigna nelle nostre menti il grano eletto di santi pensieri, ed il maligno vi sparge sopra con mano invidiosa la zizzania di pensieri vani e superbi: “Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò” (Mt 13,25). Ma questa mescolanza di vanità che sopravviene, non toglie che i primi pensieri, ancorché fossero altissime  contemplazioni, non vengono da Dio che non siano mossi da fine retto, e che non portino di sua natura nell'anima la debita sommissione. Spiego questo col celebre fatto di S. Bernardo, che predicando un giorno, fu tocco nella mente da spirito di vanità. Egli però avvedutamente e con prontezza rigettò da sé il nemico con quelle parole “non ho cominciato a ragionare per te, né finirò per cagione tua”. In questo caso, come ognun vede. non si può dubitare che il santo fu mosso a fare quel devoto discorso dallo spirito del Signore, ancorché di poi vi s'introducesse lo spirito malvagio. 

Ciò che ho detto, parlando della vanità, bisogna osservarlo in tutti i caratteri dello spirito diabolico che ho già esposti, e che esporrò in avvenire: cioè, sempre conviene notare se lo spirito cattivo sia intrinsecato negl'impulsi da cui si sente la persona eccitata a cose per sé stesse buone, o pur venga di poi ad intorbidare le cose; e inoltre conviene esaminare se la persona riceve con orrore lo spirito diabolico, e se lo rigetti con nausea quando questo sopraggiunge importuno. Perché da ciò può prendersi nuovo argomento ad inferire che in lei opera lo spirito buono: se ha in odio il cattivo, e gli si oppone. Quest'avvertenza bisogna che il direttore la tenga sempre avanti gli occhi; altrimenti applicando ai casi particolari le regole che noi andiamo dichiarando, prenderà molti abbagli. 

G. BATTISTA SCARAMELLI SERVUS IESUS 

Motivo del mio pianto, del pianto della Mamma, sono i miei figli che, in gran numero, vivono dimentichi di Dio

 


"Ai Sacerdoti figli prediletti della  Madonna"


Anniversario terza apparizione a Fatima. La causa del mio pianto. Cuore di Mamma».

«Quanto ho gradito il tuo omaggio questa mattina! Sei venuto a Ravenna davanti alla  mia immagine che versa lacrime e hai voluto celebrare per consolare il mio Cuore  Immacolato. Quanto ho gradito questo tuo pensiero: così filiale, così affettuoso, così  delicato. Si, mi hai veramente consolato: hai cambiato le mie lacrime in sorriso, la mia  tristezza in gioia. Ti ho sorriso, ti ho benedetto. Motivo del mio pianto, del pianto  della Mamma, sono i miei figli che, in gran numero, vivono dimentichi di Dio, immersi  nei piaceri della carne, e corrono senza scampo verso la loro perdizione. Per molti di  essi le mie lacrime sono cadute fra l'indifferenza ed invano. Soprattutto causa del  mio pianto sono i Sacerdoti: i figli prediletti, la pupilla dei miei occhi, tutti questi miei  figli consacrati. Vedi come non mi amano più? Come non mi vogliono più? Vedi come non  ascoltano più le parole di mio Figlio? Come spesso lo tradiscono? Come Gesù presente  nell'Eucaristia è da molti ignorato, lasciato solo nel tabernacolo; spesso da essi offeso  con sacrilegi, con facili trascuratezze?

Oh! Tu mi hai offerto il Movimento Sacerdotale Mariano: lo accolgo sul mio Cuore e lo  benedico. Saranno tutti Sacerdoti miei: a Me consacrati, che faranno tutto quanto Io  ad essi comanderò. E vicino il tempo in cui farò sentire ad essi la mia voce, in cui Io  stessa mi metterò alla testa di questa mia schiera preparata per la battaglia. Per ora  si devono formare con tanta umiltà e fiducia, lasciando tutte le loro cose per essere  solo ai miei ordini: amando ed essendo tutti una cosa sola col Papa e con la Chiesa,  vivendo e predicando solo il Vangelo. Oggi questo è così necessario! Li amo, li benedico  ad uno ad uno». 

Ravenna, 13 luglio 1973

Vegliate e pregate.

 


"Ai Sacerdoti figli prediletti della  Madonna"

«Questi miei figli Sacerdoti, che hanno tradito il Vangelo per assecondare il grande  errore demoniaco del marxismo ... Soprattutto per causa loro verrà presto il castigo  del Comunismo che spoglierà tutti di ogni cosa. Si apriranno momenti di grande  tribolazione. Allora saranno questi miei poveri figli che incominceranno la grande  apostasia. Vegliate e pregate voi tutti, Sacerdoti a Me fedeli!». 

28 luglio 1973


La Vita nascosta di Gesù a Nazaret

 


La SS. Vergine spiega e racconta ciò che fu la vita privata della Sacra Famiglia a Nazaret, ovviamente mostrandola nella sua vera dimensione interiore, nel suo vero scopo (Da “La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà”, 25° Giorno, “Lezione della Regina del Cielo”): 


«Figlia carissima, oh, come ti aspettavo per continuare le mie lezioni sul regno che sempre più distendeva in me il Fiat Supremo. Ora, tu devi sapere che la piccola casa di Nazaret per la Mamma tua, per il caro e dolce Gesù e per San Giuseppe era un paradiso. Il mio caro Figlio, essendo Verbo Eterno, possedeva in Se stesso, per virtù propria, la Divina Volontà, e in quella piccola Umanità risiedevano mari immensi di luce, di santità, di gioie e di bellezze infinite. Io possedevo per grazia il Volere Divino e, sebbene non potevo abbracciare l’immensità come l’amato Gesù, perché Lui era Dio ed Uomo ed Io ero sempre la sua creatura finita, con tutto ciò, il Fiat Divino mi riempì tanto, che aveva formato i suoi mari di luce, di santità, d’amore, di bellezza e di felicità, ed era tanta la luce, l’amore e tutto ciò che può possedere un Volere Divino che usciva da Noi, che San Giuseppe restava eclissato, inondato e viveva dei nostri riflessi. 

Figlia cara, in questa casa di Nazaret stava in pieno vigore il regno della Divina Volontà. Ogni nostro piccolo atto, cioè, il lavoro, l’accendere il fuoco, il preparare il cibo, erano tutti animati dal Volere Supremo e formati sulla sodezza della santità del puro amore. Quindi dal più piccolo al più grande atto nostro scaturivano gioie, felicità, beatitudini immense, e Noi restavamo talmente inondati, da sentirci come sotto una pioggia dirotta di nuove gioie e contenti indescrivibili.  

Figlia mia, tu devi sapere che la Divina Volontà possiede per natura la sorgente delle gioie e quando regna nella creatura si diletta di dare in ogni suo atto l’atto nuovo continuo delle sue gioie e felicità. Oh, come eravamo felici! Tutto era pace, unione somma, e l’uno si sentiva onorato di ubbidire all’altro; anche il mio caro Figlio faceva a gara, ché voleva essere comandato nei piccoli lavori da Me e dal caro San Giuseppe. Oh, come era bello vederlo nell’atto che aiutava il suo padre putativo nei lavori fabbrili, vederlo che prendeva il cibo, ma quanti mari di grazia faceva scorrere in quegli atti a pro delle creature? 

Ora, figlia cara, ascoltami: in questa casa di Nazaret fu formato nella Mamma tua e nell’Umanità di mio Figlio il regno della Divina Volontà, per farne dono all’umana famiglia, quando si sarebbero disposti a ricevere il bene di questo regno. E, sebbene mio Figlio fosse Re ed Io Regina, eravamo Re e Regina senza popolo; il nostro regno, sebbene poteva racchiudere tutti e dare vita a tutti, era deserto, perché ci voleva prima la Redenzione, per preparare e disporre l’uomo a venire in questo regno sì santo. Molto più che, essendo posseduto da me e da mio Figlio, che appartenevamo secondo l’ordine umano all’umana famiglia e in virtù del Fiat Divino e del Verbo Incarnato alla Famiglia Divina, le creature ricevevano il diritto ad entrare in questo regno e la Divinità cedeva il diritto e lasciava le porte aperte a chi volesse entrare. Perciò la nostra vita nascosta di così lunghi anni, servì a preparare il regno della Divina Volontà alle creature. Ecco perché voglio farti conoscere ciò che operò in me questo Fiat supremo, affinché dimentichi la tua volontà e dando la mano alla Madre tua ti possa condurre nei beni che con tanto amore ti ho preparato.  

Dimmi, figlia del mio Cuore, contenterai me ed il tuo e mio caro Gesù, che con tanto amore ti aspettiamo in questo regno sì santo, a vivere insieme con Noi per vivere tutta di Volontà Divina? 

Ora ascolta, figlia cara, un altro tratto d’amore che in questa casa di Nazaret mi fece il mio caro Gesù: Lui mi fece depositaria di tutta la sua vita . Dio, quando fa un’opera, non la lascia sospesa, né nel vuoto, ma cerca sempre una creatura dove poter rinchiudere e appoggiare tutta l’opera sua; altrimenti passerebbe pericolo che Dio espone le opere sue all’inutilità, ciò che non può essere. Quindi il mio caro Figlio deponeva in me le sue opere, le sue parole, le sue pene, tutto; perfino il respiro depositava nella Mamma sua, e quando ritirati nella nostra stanzetta, Lui prendeva il suo dolce dire e mi narrava tutti i Vangeli che doveva predicare al pubblico, i Sacramenti che doveva istituire, tutto mi affidava e, deponendo tutto in me, mi costituiva canale e sorgente perenne, perché da me doveva uscire la sua vita e tutti i suoi beni a pro di tutte le creature. Oh, come mi sentivo ricca e felice nel sentirmi deporre in me tutto ciò che faceva il mio caro Figlio Gesù! Il Volere Divino che regnava in me mi dava lo spazio per poter tutto ricevere, e Gesù sentiva il contraccambio dell’amore, della gloria della grande opera della Redenzione, dalla Mamma sua. Che cosa non ricevetti da Dio, perché non feci mai la mia volontà, ma sempre la Sua? Tutto, anche la stessa vita di mio Figlio era a mia disposizione; e mentre restava sempre in me, potevo bilocarla, per darla a chi con amore me la chiedesse. 3

Ora, figlia mia, una parolina a te. Se farai sempre la Divina Volontà e mai la tua e vivrai in Essa, Io, la Mamma tua, farò il deposito di tutti i beni del mio Figlio nell’anima tua. Oh, come ti sentirai fortunata! Avrai a tua disposizione una Vita divina, che tutto ti darà; ed Io, facendoti da vera Mamma, mi metterò a guardia, affinché questa Vita cresca in te e vi formi il regno della Divina Volontà.» 


( ibid, 26° Giorno). La Mamma prosegue in quest’altra lezione raccontando come e perché terminò la vita occulta di Gesù a Nazaret: 

«…Senti, figlia mia, per la tua Mamma incomincia una vita di dolore, di solitudine e di lunghe separazioni dal mio sommo Bene Gesù. La vita nascosta è finita e Lui sente l’irresistibile bisogno d’amore di uscire in pubblico, di farsi conoscere e di andare in cerca dell’uomo smarrito nel labirinto della sua volontà, in preda di tutti i mali. Il caro San Giuseppe era già morto, Gesù partiva ed Io restavo sola nella piccola casetta. Quando il mio amato Gesù mi chiese l’ubbidienza di partire, perché non faceva mai nulla se prima non me lo diceva, Io sentii lo schianto nel Cuore, ma conoscendo che quella era la Volontà Suprema, Io dissi subito il mio Fiat, non esitai un istante, e tra il mio Fiat e il Fiat di mio Figlio ci separammo. Nella foga del nostro amore mi benedisse e mi lasciò. Io lo accompagnai col mio sguardo finché potetti, e poi, ritirandomi, mi abbandonai in quel Volere Divino che era la mia vita. Ma, o potenza del Fiat Divino, questo Volere Santo non mi faceva perdere mai di vista mio Figlio, né Lui perdeva me, anzi sentivo il suo palpito nel mio e Gesù sentiva il mio nel suo.  

Figlia cara, Io avevo ricevuto mio Figlio dal Volere Divino e ciò che questo Volere Santo dà non è soggetto a finire né a subire separazione; i doni suoi sono permanenti ed eterni. Quindi mio Figlio era mio, nessuno me lo poteva togliere, né la morte, né il dolore, né la separazione, perché il Volere Divino me lo aveva donato. Quindi la nostra separazione era apparente, ma in realtà eravamo fusi insieme. Molto più che una era la Volontà che ci animava: come potevamo separarci?» 

negli scritti della “Serva di Dio” Luisa Piccarreta

Avete perduto tutto, soltanto perché avete messo il “vostro io” al posto di Dio.

 


Gesù vostro "fratello"

17 Maggio 2023

Figli miei carissimi, fatevi questa domanda: perché il clima ci viene contro? La risposta è presto detta: avete rispettato la natura? No, credete di essere diventati i padroni di questo mondo e la natura si fa sentire rispondendo con il clima, prima di tutto, con questi disastri.
Ora avete capito che ciò che volete cambiare con le vostre mani, non vi darà mai ciò che vi eravate prefissi. La natura si rivolta contro di voi e voi di fronte a certe catastrofi, non sapete più cosa rispondere.
Figlioli miei carissimi, fate “Mea Culpa – mia massima culpa” il vostro cuore vi darà risposte più giuste sempre se, nei vostri cuori fate entrare il mio volere.
Io sono il vostro Padre Buono, Io so di cosa avete bisogno, di vivere la vostra vita agiatamente e d’accordo tra di voi. Se fate entrare satana nei vostri cuori, subito vi accorgerete che quel bene, di cui avete bisogno, fuggirà lontano da voi.
Figlioli miei, tornate a pregare il vostro Buon Pastore, chiedete con amore e sarete risposti con amore e soprattutto con giustizia. Avete perduto tutto, soltanto perché avete messo il “vostro io” al posto di Dio.
Convertitevi figli miei, altrimenti il Padre Mio, risponderà alle vostre richieste, nello stesso modo in cui voi chiedete. Se ritornerete a Lui con una vera conversione, tutto ritornerà in terra, buono e giusto.

Io pregherò il Padre per ottenere la conversione di tutti i vostri cuori.

Valeria Copponi