mercoledì 4 dicembre 2019

ADORARE E’ AMARE



Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva 
del Signore, avvenga di me quello che hai 
detto”. E l’angelo partì da lei. ( Lc 1,38) 

Signore Gesù, fa’ che la mia adorazione sia 
un atto di amore; fa’ che sia un movimento 
del cuore e del pensiero: amore e pensiero 
per Te, Persona amata, qui presente. 
La mia preghiera non sia fatta di formule 
ma di partecipazione interiore. I miei occhi 
fissi su di Te, il mio interesse incentrato su 
di Te, dicano il mio amore per Te. 
Apri la mia vita a Te così che possa dirti: 
“Eccomi!” 
E aprendomi a Te nascerà il bisogno di 
comunicare, pregare, adorare e ascoltare. E 
tutto questo per amore! Sarà un darti del 
tu, sarà parlare con Te senza pose, con 
tono familiare e amico, sarà un dialogare 
con Te col cuore in mano e con totale 
fiducia. Se è vero, o Signore, che quando 
prego ti guardo, è ancor più vero che Tu 
guardi me: mi guardi con i tuoi occhi colmi 
d’amore. Si crea allora un incrocio di 
sguardi: io ti ascolto e Tu mi ascolti, io ti 
ricordo e Tu mi ricordi, io ti cerco e Tu mi 
cerchi, io ti parlo e Tu mi parli. 
Questa, o Signore, è la reciprocità 
dell’amore. Come Maria: Tu l’hai guardata e 
amata e lei in religioso ascolto, ha capito. E 
ha risposto: “Eccomi, avvenga di me quello 
che hai detto”. 

Bernadette, l’ ultimo mistero di Lourdes Quel corpo intatto dimenticato dai fedeli



Entrati nel cortile del convento di Saint Gildard, Casa madre delle «Suore della Carità», si accede alla chiesa attraverso una porticina laterale. La semioscurità, perenne in questa architettura neogotica dell’ Ottocento, è rotta dalle luci che illuminano una artistica cassa funeraria in vetro. Il piccolo corpo (un metro e quarantadue centimetri) di una religiosa sembra dormire con le mani giunte attorno a un rosario e il capo reclinato sulla sinistra. Sono le spoglie, intatte a 124 anni dalla morte, di santa Bernadette Soubirous, colei sulle cui misere spalle di malata cronica poggia il peso del più frequentato santuario del mondo. Lei sola, infatti, vide, ascoltò, riferì il poco che le disse: Aquerò («Quella là», in dialetto della Bigorre), testimoniando con la sua sofferenza ininterrotta la verità di quanto le era stato annunciato: «Non vi prometto di essere felice in questa vita ma nell’ altra».
Al noviziato di Nevers, Bernadette giunse nel 1866. Senza mai muoversi, («Sono venuta qui per nascondermi», disse arrivando) vi trascorse 13 anni, fino alla morte, il 16 aprile 1879. Non aveva che 35 anni, ma il suo organismo era consumato da una serie impressionante di patologie, alle quali si erano aggiunte le sofferenze morali. Quando la sua bara fu calata nel caveau, scavato nella terra, di una cappella nel giardino del convento, tutto lasciava supporre che quel minuscolo corpo mangiato anche da cancrene si sarebbe presto dissolto. In realtà, proprio quel corpo è giunto intatto sino a noi, anche negli organi interni, sfidando ogni legge fisica. Uno storico e scienziato gesuita, il padre André Ravier, ha pubblicato di recente i resoconti completi delle tre riesumazioni, basandosi su una documentazione inattaccabile. In effetti, nella Francia anticlericale tra Otto e Novecento, a ogni apertura del sepolcro assistettero, sospettosi, medici, magistrati, funzionari della polizia e del Comune. I loro rapporti ufficiali sono stati tutti conservati dalla pignola amministrazione francese.
La prima riesumazione, per l’ inizio del processo di beatificazione, avvenne nel 1909, trent’ anni dopo la morte. All’ apertura della cassa, alcune anziane suore, che avevano visto Bernadette sul letto di morte, svennero e dovettero essere soccorse: ai loro occhi la consorella apparve non soltanto intatta, ma come trasfigurata dalla morte, senza più i segni della sofferenza sul volto. Il rapporto dei due medici è categorico: l’ umidità era tale da avere distrutto gli abiti e persino il rosario, ma il corpo della religiosa non era stato intaccato, tanto che anche denti, unghie, capelli erano tutti al loro posto e pelle e muscoli si rivelavano elastici al tatto. «La cosa – scrissero i sanitari, confermati dai rapporti dei magistrati e dei gendarmi presenti – non appare naturale, visto anche che altri cadaveri, sepolti nello stesso luogo, si sono dissolti e che l’ organismo di Bernadette, flessibile ed elastico, non ha subito nemmeno una mummificazione che ne spieghi la conservazione».
La seconda riesumazione avvenne dieci anni dopo, nel 1919. I due medici, stavolta, erano famosi primari e ciascuno, dopo la ricognizione, fu isolato in una stanza perché scrivesse il suo rapporto senza consultarsi con il collega. La situazione, scrissero entrambi, era rimasta la stessa della volta precedente: nessun segno di dissoluzione, nessun odore sgradevole. La sola differenza era un certo scurimento della pelle, dovuto probabilmente al lavaggio del cadavere, dieci anni prima.
La terza e ultima ricognizione fu nel 1925, alla vigilia della beatificazione. A quarantasei anni dalla morte – e alla consueta presenza delle autorità non solo religiose, ma anche sanitarie e civili – sul cadavere, ancora intatto, si poté procedere senza difficoltà all’ autopsia. I due luminari che la praticarono pubblicarono poi una relazione su una rivista scientifica, dove segnalarono all’ attenzione dei colleghi il fatto (che giudicavano «più che mai inspiegabile») della conservazione perfetta anche degli organi interni, compreso il fegato, destinato più di ogni altra parte corporea a una rapida decomposizione. Vista la situazione, si decise di mantenere accessibile alla vista quel corpo che appariva non di una morta, ma di una dormiente in attesa del risveglio. Sul viso e sulle mani fu applicata una leggera maschera, ma solo perché si temeva che i visitatori fossero colpiti dalla pelle scurita e dagli occhi, intatti sotto le palpebre, però un po’ infossati.
E’ certo, comunque, che sotto quella sorta di maquillage e sotto quell’ abito antico delle «Suore della carità», c’ è davvero la Bernadette morta nel 1879, fissata misteriosamente, e per sempre, in una bellezza che il tempo non le ha tolto ma restituito. Qualche anno fa, per un documentario per Rai Tre, mi fu concesso di far girare di notte, per non disturbare i pellegrini, delle immagini ravvicinate mai permesse prima. Una suora aperse il vetro della cassa, capolavoro di oreficeria. Esitante, toccai con un dito una delle piccole braccia della minuscola Santa. La sensazione immediata di elasticità e di freschezza di quella carne, morta per il «mondo» da più di 120 anni, resta per me tra le emozioni incancellabili.

“Il sacerdote non si appartiene”



Giuda e la prima incrinatura nel suo sacerdozio

***
Fu la cupidigia l’inizio della caduta di Giuda? Fu la cupidigia l’inizio della caduta di Giuda? No! La prima testimonianza della caduta di Giuda risale al momento in cui Nostro Signore annunciò l’Eucaristia. La storia di Giuda è strettamente connessa alla Pasqua ebraica. Fu a una Pasqua ebraica che Nostro Signore annunciò per la prima volta l’Eucaristia, e a un’altra Pasqua ebraica che l’istituì. Nell’anima di Giuda, la prima frattura si ebbe quando Nostro Signore disse che avrebbe dato all’uomo il suo Corpo e il suo Sangue come cibo. Il crollo definitivo avvenne la notte dell’Ultima Cena, quando il Signore Santissimo mise in atto la sua promessa. Si ha qui la prova irrefutabile che l’Eucaristia, il Pane della Vita, è legata da un lato alla fedeltà e alla santità, dall’altra al tradimento e alla slealtà. La prima incrinatura nel sacerdozio proviene dal nostro atteggiamento verso l’Eucaristia: la santità con cui offriamo la Messa, la sensibilità della nostra devozione al Santissimo Sacramento. Il primo accenno a Giuda come traditore la Bibbia ce lo offre non quando egli rivelò la sua avidità, ma quando Nostro Signore si dichiarò il Pane di Vita. In quell’occasione vennero meno a Gesù Cristo tre tipi distinti di seguaci: le folle, perché rifiutava di essere un re terreno e invece dell’abbondanza dava l’Eucaristia; parecchi discepoli, i quali «si ritirarono e non stavano più con lui» (Gv 6, 67) perché giudicavano l’Eucaristia uno scandalo; infine, Giuda. San Giovanni contrappone due di coloro che il Cristo aveva chiamati al sacerdozio: Pietro e Giuda. Quando, dopo avere annunciato che avrebbe dato la sua Carne per la vita del mondo, si ebbero le diserzioni in massa, il Signore chiese a Pietro se anche lui voleva andarsene. Pietro rispose: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6, 68-69). Il cuore di Nostro Signore si rattrista per ciò che è accaduto ai suoi dodici. Il numero era simbolico; datava dai dodici patriarchi e dalle dodici tribù, ed era usato spesso in riferimento agli Apostoli. (Ciascuno di essi non derivava forse da una delle dodici tribù?) Vi è quindi qualcosa di tragico nelle parole divine: Rispose Gesù:
«Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici (Gv 6, 70). La cupidigia verrà in seguito! Ma qui, molto tempo prima della cena in casa di Simone, molto tempo prima del suo mercato con i sacerdoti del Tempio, Giuda è già descritto come un traditore proprio nel momento in cui Nostro Signore promette la sua Carne come cibo e il suo Sangue come bevanda. Che cosa aggiunsero i trenta denari d’argento alla vendita di quel Corpo e di quel Sangue? Tanto, li aveva già rinnegati! Giuda è dapprima un ladro, poi un traditore e infine un aperto alleato del nemico. Ha rubato dai fondi apostolici, è stato preso da un odio nevrotico sia per il denaro che per se stesso e, per ultimo, si è tolta la vita, ma l’incrinatura, quando ha fatto la sua prima comparsa? Quando è cominciato l’impercettibile crollo, tanto impercettibile che gli Apostoli, durante l’Ultima Cena, non se ne avvidero? È cominciato quando colui ch’era chiamato a essere Sacerdote e vittima ha rifiutato di accettare le parole del suo Signore: «Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6, 58). La carne! Indubbiamente essa spiega certi aspetti della debolezza sacerdotale. Attaccamento alle cose del mondo! Amore per i titoli azionari! Lusso! Alcool! Nominiamo qualsiasi peccato che ci possa venire in mente. Sono questi gli strascichi che accompagnano il declino del sacerdozio, ma nella veste della santità vi era già uno strappo ancor prima che queste altre forme di nudità e di vergogna facessero la loro comparsa. Nostro Signore sa dove questi palesi e scandalosi peccati ebbero origine. Forse ebbero origine in una «Messa d’un quarto d’ora»; in un «ringraziamento d’un minuto»; in un rapido salto dalla camicia da notte al camice; in una carenza di visite al Salvatore Eucaristico, essendo queste limitate alle visite «ufficiali», quando si «deve» celebrare la Messa o qualche altro ufficio divino. Quindi, l’uomo che è Sacerdote; sempre e ovunque, per l’Eucaristia non è stato capace di essere un Sacerdote Eucaristico. Se un chirurgo si tiene a distanza dal corpo e dal sangue dell’uomo, non perderà la sua perizia? Non è egli specificamente autorizzato alla sua professione appunto in funzione del corpo e del sangue? Ma noi, che non siamo soltanto «autorizzati» ma «ordinati» in funzione del Corpo e del Sangue, come potremo conservare il nostro potere, la nostra santità, la nostra perizia di Sacerdoti se non mediante la fede più viva nel Corpo e nel Sangue di Cristo? Il tradimento e la festa di Pasqua Si direbbe che i Vangeli si facciano un dovere di associare Giuda alla Pasqua ebraica. L’avidità, una delle cause della sua incapacità a essere eucaristico, è menzionata per la prima volta a questo proposito: Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània (Gv 12, 1). Sono queste le parole con le quali l’Apostolo prediletto alza il sipario sulla tragedia del Golgota. E chi nomina per primo? Giuda! Mentre Maria, sorella di Lazzaro, mostra la sua devozione per il Corpo e il Sangue del Salvatore profumandolo con l’unguento riservato al giorno della sua sepoltura (Gv 12, 7), Giuda tradisce la propria avidità e si prepara a vendere quel Corpo e quel Sangue. L’ipocrisia dimostrata da Giuda nel fingersi preoccupato per i poveri è messa in rilievo dalle parole con le quali il Cristo, proprio in quella settimana, identifica Se stesso con i poveri (Mt 25, 35 e seg.). Quando Gesù rimproverò Giuda dicendogli di «lasciarla stare» (Gv 12, 7), il falso apostolo decise di consumare il suo tradimento: Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo (Mt 26, 14-16). La Croce unì non soltanto gli amici di Nostro Signore, ma anche i suoi nemici. I Sadducei e i Farisei, Giuda e il Sinedrio, Roma e i sacerdoti del Tempio, Erode e Pilato: tutti coloro che avevano inimicizie di piccolo conto si coalizzarono in un’unica, enorme ostilità verso Gesù, il Salvatore del mondo. In tempi di crisi, la Chiesa, che è la continuazione del Cristo, deve sempre aspettarsi coalizioni del genere. Il male è ipersensibile alla bontà. In essa scorge una minaccia alla propria esistenza assai prima che gli uomini buoni si ridestino ai segni dei tempi. Giuda all’Ultima Cena Eccoci dunque alla Pasqua di morte di Nostro Signore, la Pasqua in cui il vero Agnello di Dio viene sacrificato per noi pellegrini che camminiamo verso l’eternità. I dodici Apostoli sono raccolti intorno al Signore. A questa prima Messa, dove sedeva Giuda? Giovanni era certamente dalla parte del suo Cuore. Chi c’era dall’altra parte? Pietro, forse, benché un particolare suggerisca il contrario: Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di’, chi è colui a cui si riferisce?» (Gv 13, 23-24). Se Pietro fosse stato alla destra di Gesù, è improbabile facesse il gesto che ci è stato descritto. Poteva essere Giuda che sedeva vicino a Nostro Signore? È concepibile, perché Gesù Cristo fa molti tentativi per salvare quelli che ha scelti. Matteo sembra volerlo suggerire; altrimenti, come avrebbe potuto il Cristo dire a Giuda di conoscere le sue intenzioni, mentre gli altri continuavano ad avere l’impressione che egli andasse in giro ad aiutare i poveri (Mt 26, 22-25)? I delatori e i traditori s’accorgono ben di rado di essere scoperti. Dunque, se a Giuda era stato assegnato quel posto come prova dell’Amore divino, nel suo cuore indurito deve avere pensato: «Se Egli sapesse che cosa sto per fare, non mi avrebbe mai dato un tal posto». A questo punto, Nostro Signore accenna di nuovo alla Pasqua: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione (Lc 22, 15). 

***
Tratto da “Il sacerdote non si appartiene” del Venerabile Fulton J. Sheen

LA CROCE



Volume 10
Stamane Gesù mi ha fatto vedere un’anima che piangeva;  pareva pianto di amore.  Gesù l’ha stretta a sé, mentre dentro il suo Cuore c’era una Croce, che, premendo sul cuore di lei, le faceva provare abbandoni, freddezze, agonie, distrazioni, apprensioni;  l’anima si divincolava e qualche volta sfuggiva dalle braccia di Gesù, per mettersi ai suoi piedi.  Gesù volendo che, in questo stato, ella resistesse a stare nelle Sue braccia, le ha detto:  “ Se saprai resistere, in questo stato, a stare nelle mie braccia senza divincolarti, questa Croce sarà la tua santificazione;  altrimenti starai sempre allo stesso punto ”. 

Estratti dall’Opera sulla Divina Volontà scritta da Luisa Piccarreta

Geremia



L'arrivo dei nemici 

1Discendenti di Beniamino, abbandonate Gerusalemme per mettervi in salvo! Suonate la tromba nella città di Tekoa, date l'allarme a Bet-Cherem, perché dal nord si avvicina un disastro, una grande distruzione. 2La città di Sion è bella e incantevole, eppure sarà distrutta. 3Alcuni re con i loro eserciti marceranno contro di essa. Ognuno vi pianterà attorno il suo accampamento per prendere la propria parte di bottino. 4E diranno: 'Dichiarate guerra a Gerusalemme! State pronti: a mezzogiorno sferreremo l'attacco!'. Alla sera, quando si allungano le ombre, diranno: 'Peccato, il giorno sta per finire! 5Ma non importa, l'assaliremo di notte e distruggeremo i suoi palazzi'. 6Il Signore dell'universo ha ordinato agli assalitori di tagliare alberi e di costruire una palizzata attorno a Gerusalemme. 'È una città da punire, - dice il Signore, - non c'è altro che oppressione.7Come un pozzo dà sempre acqua, così Gerusalemme produce sempre malvagità. In città si sentono soltanto grida di violenza e di oppressione, non si vede altro che sofferenza e ferite. 8Abitanti di Gerusalemme, accettate questa lezione, altrimenti io vi abbandonerò. Trasformerò la vostra città in un deserto, in una terra disabitata'.9Così dice il Signore dell'universo: 'Prendete tutti i superstiti del popolo d'Israele, fate come i vendemmiatori che raccolgono l'uva'.10Allora io dissi: 'A chi mi rivolgerò, con la speranza di essere ascoltato? Tutti sono diventati sordi e rifiutano di prestare attenzione. Anzi, deridono la parola del Signore e non ne vogliono sapere.11Anch'io come te, o Signore, sono adirato contro di loro. Non posso più frenarmi'. Il Signore rispose: 'Sfoga l'ira per le strade, sui bambini e sui giovani. Saranno portati via uomini e donne, anche se vecchi e cadenti. 12Le case, i campi e le loro mogli passeranno ad altri quando stenderò la mia mano contro gli abitanti di questa regione per punirli.13Poveri e ricchi, nessuno escluso, cercano solo di far denaro, profeti e sacerdoti sono una massa di imbroglioni. 14Essi curano le piaghe del mio popolo come se si trattasse di un semplice graffio. Dicono: 'Va tutto bene!', e invece non va bene niente. 15Dovrebbero vergognarsi per queste malvagità disgustose, ma non si vergognano affatto, non arrossiscono. Perciò cadranno come sono caduti altri, saranno abbattuti quando io li punirò. Io, il Signore, ho stabilito così'.

Preghiere con comando diretto alle legioni diaboliche



Nel nome di Gesù, per il Suo Preziosissimo Sangue versato per l’umanità intera, con l’intercessione di Maria Vergine, di San Michele Arcangelo e di  tutti i Santi Arcangeli, e di tutti i Santi Angeli, e di tutti i Santi, tra essi San Padre Pio, San Francesco, San Giuseppe, Sant’Antonio da Padova, io comando e ordino a Satana, a Belzebul, a Lucifero, a Dan, a Abù, a Asmodeo, a Alimai e a ogni altro spirito di separazione, odio, vendetta, a ogni legione diabolica, spiritica e di stregoneria, di andare via immediatamente da me, dalla mia vita, dalla mia persona, dalla mia esistenza, dal mio lavoro, dalla mia casa e di non tornare mai più. Io lo comando e ordino nel santo nome di Gesù.

È il risultato del vostro tempo!


Maria Madre di Dio

I tempi sono duri per molti dei Nostri figli e la vostra resistenza è messa a dura prova. Questa non è  una prova inflitta da DIO, ma è il risultato della vostra perdita di fede, della vostra società dell’io e della diffusione di  Satana nel vostro tempo.

Figli Miei. Non è ancora troppo tardi. Dichiaratevi  adesso per Mio Figlio, il vostro Salvatore e gran parte  del male della vostra terra verrà allontanato da voi.

Pregate, figli Miei, pregate perché la vostra preghiera ottiene moltissimo.

Pregate per i peccatori, così aiutate a portare il Bene sulla vostra terra. Amen. 
Così sia.

Dovete guardare con attenzione cosa sta accadendo in tutto il mondo



Maria Madre di Dio

Dovete guardare con attenzione cosa sta accadendo  in tutto il mondo, perché già da molto tempo mettono in atto i piani da Noi a voi annunciati e causano così la rovina di molti innocenti gettandoli in rovina,nella sofferenza e nella dipendenza.

Per questo, Miei amati figli cercate di fare tutti una buona confessione più spesso che potete, perché là la vostra anima riceve nuovamente la pace di cui ha bisogno! Essa viene alleggerita, liberata e purificata in ogni confessione che fate e  il diavolo in questo modo non ha nessuna possibilità  di trasformare i vostri sentimenti di dolore, i vostri  fardelli in cattiveria; al contrario Gesù viene a voi, prende in carico ogni vostro peso, vostra oppressione e paura e si prende cura di voi, ma voi dovete permetterglieLo.

Figli Miei. Alzatevi e intraprendete la via verso Gesù. Non esiste via più bella di questa e non troverete nessuna vita più realizzante di quella con i miracoli e le glorie delle Signore.

Figlia Mia. Dì loro che devono convertirsi, perché la conversione e il dichiararsi per Mio Figlio è l’unico modo per entrare nel Nuovo Paradiso, il Suo Regno creato per voi tutti  dal Padre vostro che vi ama moltissimo.

Cosi sia

La concretezza della Parola di Dio



La donna ideale 

Ed ora vediamo come dev'essere una donna gradita al Signore:

[10] Una donna perfetta chi potrà trovarla? 
Ben superiore alle perle è il suo valore. 
[11]In lei confida il cuore del marito 
e non verrà a mancargli il profitto. 
[12]Essa gli dà felicità e non dispiacere 
per tutti i giorni della sua vita. 
[13]Si procura lana e lino 
e li lavora volentieri con le mani. 
[14]Ella è simile alle navi di un mercante, 
fa venire da lontano le provviste. 
[15]Si alza quando ancora è notte 
e prepara il cibo alla sua famiglia 
e dà ordini alle sue domestiche. 
[16]Pensa ad un campo e lo compra 
e con il frutto delle sue mani pianta una vigna. 
[17]Si cinge con energia i fianchi 
e spiega la forza delle sue braccia. 
[18]E' soddisfatta, perché il suo traffico va bene, 
neppure di notte si spegne la sua lucerna. 
[19]Stende la sua mano alla conocchia 
e mena il fuso con le dita. 
[20]Apre le sue mani al misero, 
stende la mano al povero. 
[21]Non teme la neve per la sua famiglia, 
perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste. 
[22]Si fa delle coperte, 
di lino e di porpora sono le sue vesti. 
[23]Suo marito è stimato alle porte della città 
dove siede con gli anziani del paese. 
[24]Confeziona tele di lino e le vende 
e fornisce cinture al mercante. 
[25]Forza e decoro sono il suo vestito 
e se la ride dell'avvenire. 
[26]Apre la bocca con saggezza 
e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà. 
[27]Sorveglia l'andamento della casa; 
il pane che mangia non è frutto di pigrizia. 
[28]I suoi figli sorgono a proclamarla beata 
e suo marito a farne l'elogio: 
[29]«Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, 
ma tu le hai superate tutte!». 
[30]Fallace è la grazia e vana è la bellezza, 
ma la donna che teme Dio è da lodare. 
[31]Datele del frutto delle sue mani 
e le sue stesse opere la lodino alle porte della città. 
Proverbi 31,10 seg. 


Dio c'insegna che, contrariamente a quanto spacciano gli "strumenti delle tenebre", la donna ideale secondo la Sua parola è attiva e intelligente, sa coordinare l'andamento della casa, si cura dei figli e del marito e, dopo la cura dei medesimi (primo prossimo), è aperta anche alla carità verso gli altri. Il marito poi, che non è cornuto, non arrossisce di lei e la loda. Infatti una donna che teme Dio (quindi i Suoi comandamenti) non commette adulterio. Non si lascia sedurre dalle teorie del mondo diffuse dai profeti di Baal massmediatici che la stimolano a “nuove esperienze” per una maggior valorizzazione o emancipazione ecc.
Tutto l'opposto di certe femministe che piacciono a satana: carrieriste, non si curano dei propri familiari, pensano al "sociale" esterno alla famiglia, dando ad esso primaria importanza, si disinteressano dei propri figli che poi, spesso, "spinellano" diventando, a loro volta, il sociale di qualcun altro. Quanti giovani (come risulta anche da numerose interviste a ragazzi drogati e "sbandati") si lamentano di non essere stati amati in famiglia! I genitori erano occupati quasi tutto il giorno a fare "dell'altro". Amare comunque non significa essere permissivisti. Ma svilupperò meglio più avanti questo concetto.
Quindi l’eterna Parola di Dio ci insegna che è necessario effettuare un’oculata scelta prima di sposarsi, non lasciandosi ingannare dalle apparenze. Ci insegna pure (Tobi 8,7) a pregare uniti per raggiungere insieme la vecchiaia. La Madonna da Medjugorje insistentemente invita i “cari figli” a pregare in famiglia il Santo Rosario sia per ottenere le grazie spirituali e fisiche necessarie sia per neutralizzare ogni opera del nemico di Dio, della famiglia e dell’amore.

A questo punto molti dovrebbero domandarsi se mettono in pratica gli insegnamenti biblici oppure se si affidano esclusivamente alle intuizioni-deduzioni-impulsi umani. Purtroppo credo che molti si trovino nella seconda ipotesi; diversamente non ci troveremmo in una società intrisa di adulteri, separazioni, divorzi con i relativi corollari di rancori, odi, strascichi giudiziari e dissesti economici. Numerose persone infatti, uomini o donne, anziché affidarsi alla preghiera per trovare il partner ideale della propria vita si “innamorano” di persone sbagliate, si incaponiscono nella loro idea e perseverano fino ad incontrare il fallimento della unione considerata ideale con tutti gli strascichi relativi.

La battaglia continua



«Di tutti i doveri
inerenti al Cristianesimo, 
il primo e più sacro 
è quello di mantenere la purezza 
del suo messaggio, che non è 
quello dell’uomo per l’uomo, 
ma quello della salvezza 
che viene da Dio».

(Etienen Gilson)


IL DIRITTO ALLA CRITICA

L’autodemolizione della Chiesa: Il diritto di una resistenza pubblica anche per dei semplici fedeli. Il “diritto”, cioè, di potere fare delle “critiche” – sia pure rispettose – a certi atti della Gerarchia della Chiesa. Anche al Papato!
Chi conosce, infatti, anche solo un poco di Teologia e di Diritto Canonico sa che il Papa gode del carisma dell’infallibilità solo in certi atti del Magistero, e anche questo in condizioni ben definite. Quindi, l’adesione a degli insegnamenti non infallibili non fa perdere il diritto di non essere d’accordo col Papa – naturalmente per ragioni ben fondate! – per atti concreti praticati e sostenuti da Lui.
Queste nostre affermazioni sono comunque sostenute da numerosi documenti di celebri teologi. Ne cito i principali:

1) Il celebre card. Cajetano sostiene che «si deve resistere di fronte a un Papa che, pubblicamente, distrugge la Chiesa».1

2) Anche François de Vitoria, grande teologo e canonista del XVI secolo, insegna: «Se egli (un Papa) volesse con-segnare tutti i tesori della Chiesa (…) ai suoi parenti, se volesse distruggere la Chiesa o altre cose simili, non si dovrebbe permettere che egli agisse in tal modo, ma ci sarebbe l’obbligo di opporsi a lui con resistenza. La ragione di ciò è che Egli non ha il potere di distruggere, per cui, se lo fa, è più che lecito resistergli» (ibidem, p. 487). E più avanti scrive: «Da tutto questo risulta che se il Papa, mediante suoi ordini e suoi atti, distrugges-se la Chiesa, gli si può resistere e impedirgli l’esecuzione dei suoi comandi» (ibidem, p.487).
Ed ecco un altro suo testo: «Per diritto naturale, è leci-to respingere la violenza. Ora, (per ordini ingiusti) il Papa esercita la violenza quando egli è contro il Diritto (…). Perciò, è lecito resistergli. Osserva Cajetano: «come noi non affermiamo questo nel senso che non ap-partiene a qualcuno il diritto di essere il giudice del Papa, o di avere autorità su di Lui, bensì nel senso che è lecito difendersi. In effetti, a chiunque appartiene il diritto di resistere a un atto ingiusto, di cercare di impedirlo e di difendersi» (ibidem, pp.486-487).

3) Anche il grande Suarez, di poco posteriore a Vitoria, af-ferma: «Se Egli (il Papa) dà un ordine contrario ai buo-ni costumi, non gli si deve ubbidire. Se egli si prova di fare qualcosa manifestamente contrario alla giustizia e al bene comune, è lecito resistergli!
Se egli attaccasse con la forza, con la forza può essere respinto, con la moderazione propria alla giusta difesa cum moderamine inculpatae»)».2

4) Anche il grande card. Bellarmino Roberto, s.j., campio-ne dei diritti del Papato, nella lotta contro il protestantesimo, scrive: «(…) come è lecito di resistere al Pontefice che attacca i corpi, così è anche lecito resistere a colui che aggredisce le anime, o chi turba l’ordine civile, o, soprattutto, a chi si sforza di distruggere la Chiesa. Io dico che è lecito resistergli, non facendo quello che egli ordina, e impedendo l’esecuzione della sua volontà. Tuttavia non è lecito di giudicarlo e di punirlo o di destituirlo, perché questi sono atti propri di un superiore».

5) Anche il card. Journet, nel suo Trattato “L’Eglise du Verbe Incarnè” (vol. 1, p. 839 ss.) ammette la dottrina dei maggiori teologi, secondo la quale un Papa può an-che divenire “scismatico”. Per cui i fedeli possono e devono resistergli!

6) L’esempio di S. Pietro e di S. Paolo:
L’episodio lo racconta lo stesso S. Paolo (Gal. 2,11-14). S. Pietro, cioè, per paura di dispiacere ai molti giudei bat-tezzati, se ne avesse dato l’esempio lui stesso, favorì, la posizione dei “giudaizzanti”. S. Paolo, allora, in vista del danno che quel gesto di Pietro avesse significato per la Fede, “restitit in faciem Coefae”. Lo apostrofò in pubblico. Davanti alle sue obiezioni, S. Pietro riconobbe d’aver torto e si sottomise, umilmente.
L’episodio, naturalmente, sollevò, nei “commentatori” delle questioni: dunque, ci sono dei “casi” in cui è legittimo “resistere in faccia” anche a un Papa e a un Vescovo! Quali sono questi “casi”?
Il Principe dei Teologi, S. Tommaso d’Aquino, risponde: secondo lui, in certe circostanze, si ha il diritto di resistere pubblicamente a una decisione del Pontefice Romano, (…) se c’è un danno prossimo per la Fede, i Prelati (Papa compreso!) devono essere interpellati anche pubblicamente, per questi loro atti, dai sudditi, i fedeli. Come S. Paolo, che era soggetto a S. Pietro, lo contrad-disse pubblicamente, a causa di un danno imminente di scandalo in materia di Fede, S. Agostino glossa: «S. Pietro stesso ha dato l’esempio a quelli che governano, perché non ricusino, se allontanati da retto sentiero, una correzione fatta dagli stessi loro soggetti, e non la reputino indegna!».3
S. Tommaso, poi, sottolinea che quell’episodio contiene delle lezioni valide, sia per i Prelati che per i loro soggetti. «Ai Prelati - scrive - fu dato l’esempio di umiltà, af-finché non abbiano a rifiutare di accettare dei rimproveri da parte dei loro inferiori e soggetti; e ai soggetti fu dato l’esempio di zelo e di libertà, affinché non temano di correggere i loro Prelati, specie quando il crimine è pubblico e torna a danno di tante persone».4

7) Il famoso Cornelio a Lapide, grande esegeta del XVI e XVII secolo, scrive che, secondo S. Agostino, S. Ambro-gio, S. Beda, S. Anselmo e molti altri Padri, la resistenza di S. Paolo a S. Pietro fu pubblica perché, così, lo scandalo pubblico dato da S. Pietro, fu corretto, rime-diato con una riprensione pure pubblica».5
E in un altro scritto, Cornelio a Lapide, dice: «(…) I Su-periori possono essere ripresi, con umiltà e carità, da-gli inferiori, affinché la verità sia difesa» (Gal. 2,11). S. Agostino, S. Cipriano, S. Gregorio, S. Tommaso e altri sopra citati, insegnano chiaramente che S. Pietro, benché fosse superiore, fu richiamato da S. Paolo (…). S. Agostino afferma (Epist. ad Hieronymum): insegnando che i superiori non devono rifiutarsi di lasciarsi richiamare dagli inferiori. S. Pietro ha donato alla posterità un esempio più inusato e più santo di quello di S. Paolo, il quale insegna che, nella difesa della verità e con carità, egli appartiene agli inferiori nell’avere l’audacia di resistere senza paura ai superiori».6

(N.B.: tra i padri Orientali si può consultare, su questo pun-to, S. Giovanni Crisostomo, S. Giovanni Damascene, Teodoreto…).

sac. dott. Luigi Villa

martedì 3 dicembre 2019

Preghiere che attivano benedizioni



 La benedizione dello Shalom 
             
Come ho già detto nell'introduzione, attivare le benedizioni di Dio ha a che fare col dimorare nella pace o shalom di Dio, che è una parola onnicomprensiva che comprende prosperità, sicurezza, salute, protezione, fecondità e abbondanza. Secondo la definizione ebraica, possiamo sostituire la parola prosperità con shalom (pace). 
              La religione ci ha condizionati a credere che la vita dovrebbe essere piena di problemi e che un giorno poco a poco andremo in paradiso e allora avremo la pace. La pace non è solo per il cielo, ma anche per il qui e ora sulla terra. I tuoi giorni non dovrebbero essere pieno di guai. Ciò non significa che i guai non verranno, ma ti puoi alzare e dire ai guai di andarsene. Non devi vivere una vita di preoccupazione e ansia. La pace è tua. 
              La prosperità è tua. Anche quando arrivano i guai, essi non porteranno via la tua pace. 
              Il mondo intero è in cerca di pace.Ma c'è una sola via per la pace, e che è attraverso Gesù. Egli dice: "Io sono la via ..." (Giovanni 14:6); "Io sono il Signore--è- la Pace [Jehovah Shalom]" (Giudici 06:24). Avere Gesù nel cuore è la via della pace. Senza Gesù; non c'è pace. Questo è quando arriva la prosperità; cioè quando viene benedizione. La pace è quello che hai come un santo di Dio.. Sei anche un operatore di pace, e secondo Matteo 5:9, sei benedetto. Tu porti lo shalom ovunque tu vada, perché Gesù è dentro di te. Tu puoi cambiare l'intera atmosfera di una stanza, perché il Principe della Pace vive dentro di te. Questa è la tua alleanza. 
              «Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano [la pace, che annunciano] buone notizie!»Romani 10:15 
              Il vangelo è che Gesù Cristo è venuto ed è morto così che tu potessi sperimentare lo shalom di Dio.Il castigo-il prezzo----della nostra pace era su di Lui. Fu percosso e crocifisso in modo che potessimo avere la pace. Tutti coloro che credono e vengono sotto il dominio del Messia possono avere la pace. 
              Si può avere prosperità e vivere in sicurezza, e tutte le bestie malvage saranno allontanate dalla tua vita.Non sarai tormentato dai diavoli. Avrai la benedizione di Dio. E' la garanzia della sua alleanza di pace. Appartiene ai santi di Dio. Quindi, non importa quanto male la notizia arrivi, non lasciare che il diavolo porti la pace e lo shalom via da te. 
              Non importa quello che succede, dì, "Jehovah Shalom, Tu sei la mia pace.Tu sei la mia prosperità. Tu sei l'unico che mi dà lo shalom. Rifiuto di essere tormentato dal diavolo, di essere irritato, perseguitato, oppresso, povero o al verde. Rifiuto di non avere la pace di Dio, perché Gesù è stato punito per la mia pace. Io sono un santo di Dio.. Sono in alleanza. Ho il diritto alla pace. Posso camminare in quel patto. Mille possono cadere al mio fianco e diecimila alla mia destra, ma nulla mi potrà colpire, perché ho un patto di shalom ". 
              Renditi conto che non è una cosa venuta un giorno.E 'qui, ed è tua. Gesù è il Principe della Pace. Hai Gesù dentro di te? La sua pace è soprannaturale. E 'già stato fatto. Tutto quello che devi fare è camminare nella fede, ed è tua. Questo è il motivo per cui Gesù è venuto. 

San Bernardo di Chiaravalle.



Chi ama Dio è tanto più vicino a lui quanto più lo ama; tanto più lontano fino all’assenza quanto meno lo ama.

INTERVISTE COLL MALIGNO



TERZO INCONTRO: LA DEVASTAZIONE DIABOLICA  

Questa volta non si fece attendere molto.
La sera dopo, non mi ero ancora messo a letto quando udii per la camera dei rumori strani: erano passi pesanti, quasi dei tonfi che facevano vibrare il pavimento. Avvertita la presenza di lui, agguantai il mio rosario, mi feci il segno della croce, invocando mentalmente la Madonna che avevo a fianco del letto e attesi.
- "Sento che sei qui. Ebbene, in nome di Colei che ti obbliga a venire e a rispondermi, dimmi: subito dopo il tuo grande peccato, ti rendesti conto di ciò che avevi perduto per sempre?"
- "Che domanda stupida!"
- "Grazie, sei molto gentile; so bene che la mia intelligenza non può competere con la tua. Allora permettimi una domanda ancora più idiota: ti sei mai pentito di quel peccato?"
- "Pentimento?", scattò subito la risposta, rabbiosa come un urlo di belva. "Ma non sai che un attimo di pentimento sarebbe stato un atto di amore? E questo non è nemmeno concepibile in noi. Noi fummo immediatamente investiti da un odio immenso contro di lui. Un odio implacabile, eterno. Ci trovammo avviluppati in una maledizione che è divenuta una nostra seconda natura."
Avrei voluto concentrare tranquillamente la riflessione sulla disgrazia irreparabile di milioni di creature così eccelse, ma l'altro mi interruppe.
- "Dopo averci espulsi dal suo paradiso, si è vendicato destinando al nostro posto gli esseri più ributtanti, voi uomini, un impasto di spirito e di sporca materia. Vi ha fatti oggetto del suo amore infinito. Va mendicando da voi l'amore che noi gli abbiamo rifiutato. L'amore per voi gli ha fatto commettere pazzie, perfino quella di umiliare il figlio nel ventre di una donna. Ha l'ambizione di riempire con voi i posti lasciati vuoti da noi. Ma prima che riesca in questo noi riempiremo di voi uomini il nostro inferno. La vendetta che non possiamo prenderci su di lui, la faremo su di voi."
- "Questo è il tuo sogno. Ma tra te e noi, sul ciglio dei tuo abisso infernale c'è Cristo crocifisso. Avrai con te quelli che si ostinano a stare con te. Ma tutti gli altri, anche i peccatori, anche i poveri infedeli, ti saranno strappati come preda che non ti appartiene, perché sono suoi, li ha pagati coi prezzo del suo Sangue. Non è certo che alla fine ne avrai più tu che Lui!"
Ci fu una pausa piuttosto lunga. Ebbi la sensazione che volesse aggredirmi con un discorsone. Infatti passò subito all'attacco.
- "Tu ti illudi se speri che potrà averne più di me!.. Ma non vedi, cieco e stupido che sei, come oggi sto mobilitando tutto per la vostra rovina? Non vedi che il suo regno si sgretola e il mio si allarga giorno per giorno sulle rovine del suo? Prova a fare un bilancio tra i suoi seguaci e i miei, tra quelli che credono nelle sue verità e quelli che seguono le mie dottrine, tra quelli che osservano la sua legge e quelli che abbracciano la mia. Pensa soltanto al progresso che sto facendo per mezzo dell'ateismo militante, che è il rifiuto totale di lui. Ancora poco tempo e tutto il mondo cadrà in adorazione dinanzi a me. Sarà completamente mio. Pensa alle devastazioni che sto portando in mezzo a voi servendomi principalmente dei suoi ministri. Ho scatenato nel suo gregge uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora mi era riuscito di ottenere. Avete quel vostro pecoraio vestito di bianco che tutti i giorni chiacchiera, grida, blatera. Ma chi lo ascolta? Io ho tutto il mondo che ascolta i miei messaggeri e li applaude e li segue. Ho tutto dalla mia parte. Ho le cattedre nelle scuole con le quali ho sconfitto la vostra filosofia. Ho con me la politica che vi disgrega. Ho l'odio di classe che vi dilatera. Ho gli interessi terreni, l'ideale di un paradiso in terra che vi accanisce gli uni contro gli altri. Vi ho messo in corpo una sete di denaro e di piaceri che vi fa impazzire e sta facendo di voi un'accozzaglia di ladri e di assassini. Ho scatenato in mezzo a voi una sensualità che sta facendo dell'umanità una sterminata mandria di porci. Ho la droga che presto farà di voi una massa di miserabili larve di folli e di moribondi. Vi ho portati ad adottare il divorzio per sgretolare le vostre famiglie. Vi ho portati ad approvare l'aborto con cui faccio stragi di uomini prima che nascano. Tutto quello che può rovinarvi non lo lascio intentato e ottengo ciò che voglio: ingiustizie a tutti i livelli, per tenervi in un continuo stato di esasperazione; guerre a catena, che devastano tutto e vi portano al macello come pecore; e insieme a questo la disperazione di non sapervi liberare dalle sciagure con le quali devo portarvi alla distruzione. Conosco fin dove arriva la stupidità di voi uomini e la sfrutto fino in fondo. Alla redenzione di quello che si è fatto ammazzare per voi bestie, ho sostituito quella di governanti massacratori, e voi vi buttate al loro seguito come stupidissime pecore. Con le mie promesse di cose che non avrete mai, son riuscito ad accecarvi, a farvi perdere la testa, fino a portarvi facilmente dove voglio. Ricorda che io vi odio infinitamente, come odio lui che vi ha creati. Sì, bel guadagno ha fatto, mandando il figlio a sprecare il sangue per la cosidetta redenzione. Io vi odio, vi disprezzo!"
- "E con questo?"
- "Cosa intendi dire? Non basta? Posso continuare, se credi..."
- "Con questo credi di poter cantare vittoria contro Dio? Tu saresti il grande vincitore e Dio il grande sconfitto? Non nego che ti stai dando da fare forse come non mai; che vai ottenendo seguaci più che in passato; ma nei tuoi disegni rimani un abilissimo pallone gonfiato. Ti ho già detto che la tua storia finirà come è cominciata. Allora, avesti in un attimo milioni di seguaci. Ma come finì il tuo grido di ribellione? Tu sei condannato per sempre, mentre Dio è lì sul suo trono di gloria!"
- "Ancora ti illudi? Non hai capito nulla di quanto ti ho mostrato?"
- "L'illuso sei tu! Queste tue vanterie possono impressionare un uomo di poca fede, ma non chi crede fermamente che Dio è Dio e che tu sei un miserabile ribelle, una sua creatura, che Egli potrebbe distruggere con un soffio, in un attimo solo; ma non lo farà, perché tu sei un prezioso strumento della sua gloria. Hai potuto abbindolare milioni di uomini portandoli a non credere in Dio, ma tu sai che Egli esiste, che è il solo onnipotente, che ha in mano il destino degli uomini e della storia. Hai voluto ingaggiare la guerra contro di Lui e ti sta lasciando riportare alcuni successi, anche momentaneamente spettacolari. Ma sai bene che il tuo potere è condizionato dalla sua onnipotenza e che la vittoria finale appartiene a Lui solo!"
- "Sarà mia, invece!"
- "Bugiardo, tu stesso non lo credi, perché sai bene con chi hai a che fare. Ricorda la lezione del Venerdì Santo. Lavorasti bene quel giorno. Per mezzo dei tuoi satelliti t'impadronisti di Gesù e riuscisti a farlo uccidere. Ma, nella cecità del tuo odio, non ti accorgesti che quella morte fu Lui che la volle, e tu ne fosti uno strumento obbediente. Credevi di averlo liquidato per sempre. E invece? Il vinto fosti tu. Tu lo vedesti risorgere al terzo giorno, vincitore della morte e del peccato! Vincitore tuo e di tutto l'inferno! Il mistero pasquale non si risolse una volta per sempre. Esso si rinnova lungo i secoli nella vita della Chiesa e delle anime, in una vicenda ininterrotta di lotte, di morte e di risurrezione. Ma il trionfo del Regno di Dio quaggiù non si annuncia clamorosamente, si annuncia e progredisce e resiste agli urti nel mistero divino del silenzio."
- "I soliti vecchi pezzi di oratoria..."
- "Falso! Tu sai che questa non è oratoria. La mattina che risorse, Gesù non ebbe alcuna preoccupazione di vendicarsi dei suoi nemici, cioè dei tuoi galoppini. Nessuna voglia di umiliarli, come avrebbe potuto fare, e come ognuno si sarebbe aspettato, con una dimostrazione folgorante del suo trionfo sulla morte. Sarebbe potuto apparire dinanzi al sinedrio, a Pilato, a Erode, a quanti lo umiliarono e lo misero a morte. Invece, non volle prendersi questa soddisfazione, non si curò affatto dei suoi nemici. Non pensò minimamente a ristabilire dinanzi alla folla la reputazione che gli era stata tolta. Inaugurava il suo stile. Dava l'esempio di come si attua il suo trionfo su questa terra, di come procede la sua Chiesa in mezzo agli uomini e lungo i tempi: un cammino faticoso, senza strepito, portato avanti nel silenzio. Coperta continuamente di ferite, circondata di martiri, costretta troppe volte a rifugiarsi nelle catacombe! Questa sarebbe stata la storia della Chiesa, ma la Chiesa la conosceva prima di viverla, perché tutto le era stato predetto. E sono proprio questi suoi apparenti fallimenti a renderla più simile al suo Signore."
- "Chiacchere, chiacchere, chiacchere!... Non vedi che ho in mano tutte le forze del male?... Non vedi come le ho già tutte mobilitate contro il suo regno?... La mia offensiva avanza ormai inarrestabile!"
- Fino a quando?... Vuoi farmi credere che sei il padrone della situazione. Ti presenti come il signore e il dominatore del mondo. E sei appena l'esecutore dei disegni di Lui. Tu collabori soltanto alla magnificenza della sua vittoria finale. Come tante volte in passato, così oggi, la Chiesa ha bisogno di essere purificata. E Dio, che la ama infinitamente, la visita per purificarla. Le prove servono a questo. Egli non spianta la sua vigna, ma la pota. L'attuale situazione di disturbo che tu e i tuoi scagnozzi avete scatenato in seno al popolo di Dio serve a questo, a purificarlo. Gli attuali apparenti successi della tua opera di seduzione e di disordine servono a Lui, ai suoi intenti. Alla fine si ritorcerà tutto contro di te e tu rimarrai ancora una volta scornato." L'improvviso agitarsi delle tendine della finestra, mentre l'aria tutto intorno era ferma, mi avverti che l'altro se n'era andato.

P. Domenico Mondrone S. J.

“Il sacerdote non si appartiene”



Giuda e la prima incrinatura nel suo sacerdozio

Di dove comincia il declino spirituale? Qual è il primo sintomo di tutta una catena di peccati? I nemici tradizionali della spiritualità sono il mondo, la carne e il demonio, ma non vengono, essi, per secondi? Non si ha forse il distacco da qualcosa prima che sia possibile un attaccamento a qualcosa? Si dice spesso che Giuda, esempio supremo dell’apostolo caduto, fosse stato prima di tutto corrotto dall’avidità. Il Vangelo non convalida questa tesi. È concepibile che l’avidità sia stata il suo movente quando accettò di seguire Cristo, e deve avere richiesto una certa vigilanza per impedire che trapelasse, che venisse scoperta. Quanto deve essersi sentito a disagio nell’ascoltare Nostro Signore Santissimo svolgere in parabole il tema della vanità della ricchezza! Indubbiamente si rendeva conto che facevano al caso suo. Più tardi, l’avidità diventa sfacciata. Giuda protesta apertamente contro lo spreco del costoso profumo con il quale Maria cosparge i piedi del Salvatore. Poiché di tutto conosceva il prezzo, ma di nulla conosceva il valore, Giuda calcola che con il ricavato di quell’unguento un uomo avrebbe potuto vivere comodamente per un anno. Quale doveva essere stato il suo disappunto quando aveva udito Zaccheo di Gerico dire a Nostro Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto»(Lc 19, 8). Giuda deve anche essersi chiesto come mai Matteo avesse abbandonato il redditizio impiego di esattore delle imposte per seguire il Salvatore nella povertà. Lo stesso Matteo può essersi sorpreso di non essere stato nominato tesoriere, data la sua familiarità con le operazioni finanziarie. Che in Giuda albergasse l’amore per il denaro è pacifico. Lo dimostrò chiaramente la sua protesta nel vedere l’unguento versato sui piedi del Signore: «Perché questo spreco? Lo si poteva vendere [l’unguento] a caro prezzo per darlo ai poveri!» (Mt 26, 8-9). Maria obbediva a un impulso spontaneo, disinteressato, e di ciò le veniva fatta colpa. Gli amanti terreni poco si preoccupano dell’utilità dei loro doni. I veri amanti del Cristo non misurano ciò che donano. Spezzano il vaso d’alabastro e danno tutto, ma per Giuda, il gelido spettatore, era uno spreco inutile. Effettivamente, nel Sacerdote l’avarizia può essere uno dei peccati più gravi, forse anche il più insidioso. È un peccato «pulito», che si pavoneggia mascherato da prudenza, da «previdenza per la vecchiaia». Simon Mago, per esempio, non perse tempo a concepire l’idea che l’imposizione delle mani era un ottimo mezzo per far denaro (At 8, 19). Il buon Sacerdote vive per la vocazione; il Sacerdote avaro vive della vocazione. Quando partecipa a una riunione pastorale, egli ignora ogni e qualsiasi riferimento alla santificazione del clero, alla disciplina morale e spirituale, alle visite da farsi agli ammalati, ma quando il Vescovo parla di congrue, d’indennità di stola, di promozioni, allora drizza le orecchie e ascolta. Si dà continuamente da fare per ottenere una parrocchia «migliore», ma per lui «migliore» significa unicamente più redditizia. In netto contrasto con le parole del Signore, l’uomo avido crede di poter servire e Dio e mammona. Nostro Signore intese dire che l’uomo non può dividere il suo cuore tra Dio e il denaro. E qualora lo possa, Dio non sa che farsene di una fetta di cuore. Disse san Paolo: Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia (Rm 6, 16)? Accade sovente che chi ama ammassare ricchezze, sotto altri aspetti sia senza peccato. Mantiene il celibato, può anche dimostrarsi meticoloso nell’osservanza delle leggi esterne della Chiesa, fa né più né meno quello che facevano i Farisei, «I Farisei che erano amanti del denaro» (Lc 16, 14). Fu appunto a essi che il Signore narrò la parabola del ricco epulone (Lc 16, 19-31).
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Tratto da “Il sacerdote non si appartiene” del Venerabile Fulton J. Sheen