giovedì 2 gennaio 2020

STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA



DAL PRINCIPIO DEL MONDO FINO AL Dì NOSTRI

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DELL'ABATE ROHRBACHER

I SEGNI DI DIO



ANTICO TESTAMENTO 

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Carol White, nel suo libro, documenta che Charles Darwin e suo fratello Erasmus erano studenti di Cambridge e facevano parte di questa élite di intelligence che, nel 1835, prese la decisione di lanciare la teoria dell'evoluzione. Il compito di scrivere un libro sull'argomento venne affidato a Charles Darwin! Carol continua dicendo: "Sarebbe ingiusto attribuire a Darwin la sola ed unica responsabilita' delle implicazioni devastanti della sua teoria; infatti il vero ispiratore della sua opera fu Geremia Bentham; il vero artefice fu Herbert Spencer; mentre il più acceso protagonista di questa teoria fu Thomas Huxley". 
Questi tre personaggi avevano una caratteristica in comune: la loro posizione ai vertici della comunita' di intelligence dell'impero britannico! 
Il filosofo Geremia Bentham, strenuo difensore del principio  edonistico che riduce l'uomo ad una bestia, fu l'autore delle opere: In difesa dell'usura, In difesa della pederastia, che si commentano da sole, e di Panopticon, in cui egli teorizzo' l'uso dei campi di concentramento messi, poi, in pratica dal nazismo. Alle dirette dipendenze di Lord Shelburne, vertice indiscusso dell'intelligence imperiale britannico, Bentham e' noto, anche, per la sua appartenenza alla Medmenham Church, una chiesa che praticava l'adorazione del demonio! 
Herbert Spencer, contemporaneo di Darwin, era un anarchico e un membro della Società Reale. Egli era talmente avverso al concetto di scienza da bollare la "scoperta scientifica" con l'epiteto di "concorrenza sleale"! La teoria di Spencer della "sopravvivenza del più forte" costitui' la base dell'opera di Darwin!. 
Il più grande entusiasta e propagatore della teoria dell'evoluzione fu, Però, Thomas Huxley, nonno dei fratelli Aldous e Julien Huxley. Nel 1850, senza poter vantare alcun risultato scientifico, Huxley divenne membro della Società Reale, alla sola eta' di ventisei anni! Per anni, Thomas Huxley fu l'esclusivo portavoce ufficiale del recluso Darwin; Thomas Huxley riassumeva, nella sua persona, l'élite scientifica e dell'intelligence del suo tempo. Non solo egli divenne presidente della Associazione Britannica per la Promozione della Scienza, ma egli era pure uno dei membri più influenti della Società Metafisica, l'istituzione che riuniva i membri del Gruppo di Oxford e gli Apostoli di Cambridge! 
L'entusiasmo per la teoria dell'evoluzione, dal nonno Thomas si trasmise al nipote Julian Huxley. Quest'ultimo, talmente convinto della validità dell'evoluzionismo da considerarlo non più una teoria ma un fatto, scrisse la prefazione al libro di Teilhard de Chardin, "Il fenomeno umano". Julian Huxley ebbe Però un maestro: Alester Crowley, il fondatore del movimento satanista contemporaneo! 
Ora, se si può pensare che la teoria dell'evoluzionismo sia stata lanciata dai circoli di potere e di intelligence britannico con l'obiettivo di screditare la religione cattolica e la vera scienza, com'e' potuto accadere, invece, che questa dottrina eretica si sia potuta infiltrare in profondita' nel tessuto teologico della Chiesa cattolica stessa? 
Prima che la teoria di Darwin prendesse piede, nessuna delle dottrine della Chiesa erano mai state messe in dubbio! La credenza che la teoria dell'evoluzione rappresentasse un fatto scientifico rese obsoleta la versione biblica sulla creazione di Adamo ed Eva. Sfortunatamente, tutte le principali dottrine della Chiesa sono, in qualche modo, legate a questi due personaggi. 
I teologi (Padre Pellegrino Ernetti li chiamerebbe "teologastri" NDA) , che non persero tempo per salire sul vagone evoluzionista, ebbero un leader: il gesuita e antropologo padre Pierre Teilhard de Chardin. 
Nel 1934, con passione e senza umilta', Teilhard scriveva: "Roma e io abbiamo due concezioni del mondo. Talvolta, nutro un vero e proprio odio verso tutto ciò che la storica e naturale Istituzione di Cristo, oggi rappresenta!" 
Qual'era il "credo" di Teilhard de Chardin? Lo dice lui stesso: "Se io, in seguito a qualche crisi interiore, dovessi perdere la mia fede in Cristo, la fede in un Dio personale, la stessa fede nello Spirito, io continuerei a credere nel Mondo (...) Se io stesso arrivassi al punto di non credere più in Dio, crederei, ancora, all'Evoluzione". 
Teilhard, temendo di "non poter accettare" la Religione cattolica, va alla ricerca di una religione nuova: Egli la trova nella "religione dell'evoluzione". Scrive infatti: "(...) il mondo pieghera' le ginocchia soltanto davanti al centro organico dell'evoluzione". E cos'e' questa evoluzione per Chardin? Egli scrive: "(L'evoluzione) e' una condizione generale alla quale debbono piegarsi e soddisfare, ormai, per essere pensabili e vere, tutte le teorie, le ipotesi, tutti i sistemi (...) Ecco cos'e' l'evoluzione". 
Per Teilhard questa evoluzione non ha bisogno di essere suffragata da alcun argomento scientifico e non necessita di alcuna verifica; infatti, egli scrive: "(L'Evoluzione) ha un'evidenza al di sopra di ogni verifica e al riparo da ogni ulteriore smentita dell'esperienza". 
A questo punto leggiamo, nel "Monitum" del Santo Uffizio, pubblicato il 30 giugno 1962, queste parole: "Vengono diffuse alcune opere (...) del padre Pietro Teihlard de Chardin, che ottengono non poco successo (...) risulta abbastanza chiaramente che dette opere presentano ambiguita', e, persino errori gravi (...) tali da offendere la dottrina cattolica. Per questo motivo (si esortano tutti i responsabili) a difendere gli animi (...) dai pericoli insiti nelle opere di Padre Teilhard de Chardin e dei suoi seguaci". Per molti, anche sacerdoti, il "Monitum" del Santo Uffizio non ebbe presa, ma fu ascoltata, in sua vece, l'apologia che ne fece il suo clan e i suoi protettori, cioe' la Massoneria!. 
Questo fu rivelato da Jacques Mitterand, quando era Gran Maestro del Grande Oriente (di Francia), in un suo intervento all'Assemblea Generale della Loggia, tenuta a Parigi dal 3 al 7 settembre del 1967. In quel discorso Jacques Mitterand disse: "A differenza di noi massoni, i cattolici, in nome dell'ecumenismo, non si attengono più fermamente al loro passato per attingervi la lezione della saggezza, ma fanno, piuttosto, tutto il possibile per rinnegare la loro Tradizione (...) Perchè questo sta avvenendo? Prestate attenzione a quanto sto per dire e saprete come questo mutamento abbia avuto inizio. Un bel giorno, e' sorto, dalle loro file, uno scienziato autentico, Pierre Teilhard de Chardin. Forse, senza che se ne rendesse (...) conto, egli ha commesso il crimine di Lucifero (...) egli ha dichiarato che, nel fenomeno dell'ominizzazione, (...) e' l'uomo che ha la precedenza e non Dio (...). Cosi' Teilhard pose l'uomo sull'altare e, poiche' adorava l'uomo, non poteva più adorare Dio!" (Papa Giovanni Paolo II, in contrapposizione indiretta a tale teoria ha esclamato:"Consentitemi di gridarlo forte: e' ora di tornare a Dio. Va denunciata una certa cultura contemporanea che va inseguendo il miraggio di un umanesimo senza Dio, che e' alla base delle raccapriccianti vibrazioni della dignita' umana e delle inaudite crudelta' che sembrano gettare individui e popolazioni sull'orlo del baratro. Abbiamo immenso bisogno del ritorno a Dio mentre l'umanità sta vivendo un'ora veramente difficile. Come può accadere che nel nostro secolo, della scienza e della tecnica, capace di penetrare i misteri dello spazio, ci si possa trovare impotenti testimoni di raccapriccianti violazioni della dignita' umana? La verita' e' che si va inseguendo il miraggio di un umanesimo senza Dio nella convinzione che bisogna affermare, in primo luogo i diritti dell'uomo; ma trascurando i diritti di Dio si rischia di vanificare quelli dell'uomo. E' quanto appare evidente nella guerra civile nella ex Jugoslavia, mentre sono sempre più impressionanti le cifre di morti, feriti, donne violentate, di internati in campi di concentramento e deportati per l'iniqua operazione di pulizia etnica".NDA) xxii 
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di Arrigo Muscio

SE MI APRI LA PORTA...



La tessera di riconoscimento

Non perderti d'animo! Fidati più della mia grazia, che della conoscenza di te stessa che ti potrebbe indurre allo scoraggiamento. Non stupirti e non badare ai pensieri di superbia che non vuoi.
La superbia bisogna ammansirla come fosse una belva feroce: occorre non darle retta e sopportarla con calma. Quest'atto di umiltà nel soffrire i suoi assalti, ti prepara ad essere più forte in altre battaglie e ti conserva la pace del cuore.
Lavora, impegnati per acquistare l'umiltà. Lavora - come direste voi - a cottimo; più acquisterai in verità ed umiltà e più sarai contenta.
Lavora a mettere radici salde all'umiltà nell'anima tua: quanto più queste saranno profonde, meno pericolo vi sarà che siano divelte dalle tentazioni.
Anche se solo prima di morire dovessi vedere spuntare, appena fuor di terra, le piantine dell'umiltà vera, tu puoi essere contenta.
Ricordati che se vuoi piacermi, devi essere umile; se vuoi piacermi molto, devi essere umilissima. L'umiltà è la tessera di riconoscimento che dà accesso al mio Cuore.

Non distogliere mai lo sguardo dalla tua bassezza, affinché in tutte le occasioni, ben fortificata dall'umiltà, ti riesca più facile eseguire la mia volontà.
L'umiltà vera tiene in perfetto equilibrio la volontà, la mente e il cuore, e così si cammina armoniosamente bene nella via del mio santo volere.
Non ti occorre grande scienza per conoscere la tua nullità; e, dopo aver fatto questa constatazione, mantieniti umile al mio cospetto e nel convivere col tuo prossimo.
Metti il tuo giudizio sotto i piedi di tutti, affinché, facendo tacere sempre il tuo orgoglio, tu possa esercitare la perfetta umiltà e ti sia più facile la sottomissione.
Se tu comprendessi quanto mi compiaccio dell'anima umile, ciò basterebbe perché ti industriassi ad avere umiltà al massimo grado.
Questa virtù, che mi ha attirato in vita e mi scelsi per compagna indivisibile, adesso (sebbene lo sia glorioso nella mia Maestà divina), la cerco, la amo e la premio in quelle anime che maggiormente la posseggono.
Pregami per acquistarla; ne hai tanto bisogno e desidero proprio vederti ornata di essa, per poterti amare e beneficare di più.
Abbi la santa frenesia di diventare umilissima. Umiliati! Cercane le occasioni; prendi tutte quelle che si presentano. Taci sempre, non ti scusare mai; sopporta pazientemente tutto. Sii umile nel riconoscere tu stessa i tuoi difetti, nel non scusarli presso altri. Sii umile nella costanza a sempre ricominciare da capo con buona volontà e con intenso amore per Me.
Godi di essere dopo le altre, e godi di essere da meno delle altre e di venire considerata tale. Sii contenta di sentirti interiormente annientata. Accetta, senza scomporti, di venire vilipesa.

DON RENZO DEL FANTE 

PREGHIERA PER LA GUARIGIONE FISICA



Signore Gesù, ti adoro e ti ringrazio per la fede che mi hai dato nel battesimo. 

Tu sei il Figlio di Dio fatto uomo, tu sei il Messia Salvatore. In questo momento voglio dirti come  Pietro: "Non c'è sotto il cielo altro nome dato agli uomini nel quale possiamo essere salvati". 

Ti accetto, Signore Gesù, nel mio cuore e nella mia vita: voglio che tu ne sia l'assoluto Signore. 

Perdona i miei peccati, come hai perdonato i peccati del paralitico del Vangelo. Purificami con il tuo 
sangue divino. 

Io metto ai tuoi piedi la mia sofferenza e la mia malattia. Guariscimi, Signore, per il potere delle tue 
piaghe gloriose, per la tua croce, per il tuo Preziosissimo Sangue. 

Tu sei il buon Pastore e io sono una delle pecore del tuo ovile: abbi compassione di me. 

Tu sei il Gesù che ha detto: "Chiedete e vi sarà dato". Signore, il popolo della Galilea veniva a 
deporre i propri malati ai tuoi piedi e tu li guarivi. 

Tu sei sempre lo stesso, tu hai sempre la stessa potenza. Io credo che tu puoi guarirmi perché hai la  medesima compassione che avevi per i malati che incontravi, perché tu sei la risurrezione e la vita. 

Grazie, Gesù, per quanto farai: io accetto il tuo piano d'amore per me. Credo che mi manifesterai la  tua gloria. Prima ancora di conoscere come interverrai, ti ringrazio e ti lodo. Amen.

MESSAGGIO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO ALLA SUA AMATA FIGLIA LUZ DE MARIA 30 DICEMBRE 2019



Amato Popolo Mio:

VI PORTO NEL MIO CUORE

Siete il Mio Popolo, vi amo.

Io vi chiamo costantemente perché non voglio perdervi. Io Sono davanti a ciascuno di voi, dovete solo darmi la mano e permettermi di guidarvi.

IO SARÒ LA LUCE DEI VOSTRI OCCHI.  

Uniti ai nostri Cuori, iniziate questo periodo che, per coloro che le vogliano accogliere, è di benedizioni spirituali.

Procedere su un cammino scosceso non è facile, è necessario avere una buona condizione spirituale per giungere alla meta. Potrebbe darsi che mentre avanzerete lungo il cammino, vi offriranno abbondante acqua perché non soffriate la sete, o di ripararvi dal sole o dalla pioggia, oppure vi mostreranno alimenti succulenti perché non abbiate a patire la fame e alcuni vi chiederanno perfino di salire su un mezzo di trasporto perché non vi stanchiate.

Il mondo vi offre tanto perché voi, Miei amati figli, non raggiungiate la meta e vi distraiate con offerte che, apparentemente, vi facilitino il raggiungere la meta con altri mezzi, ma alla fine riuscirete a capire che tutto era una menzogna e soltanto un inganno per portarvi su strade sbagliate ed allontanarvi da Me.
Questa, Popolo Mio, è la storia di questa generazione!

State vivendo in un momento in cui il male sta utilizzando tutti gli espedienti a sua disposizione per confondervi e per presentarvi altri dei che non “SONO IO”. Però non dovete dimenticare che “IO SONO COLUI CHE SONO” (Esodo 3,14).

Popolo Mio, vedrete quello che fino a questo momento non avete visto, ciascuno dei Miei deve fortificarsi nella Fede, cosicché non vi ritiriate dal Mio Fianco.

I Miei figli Mi aborriscono, Mi stanno lacerando, disprezzano quello che sto offrendo loro e Mi considerano come un Re privo del Suo Regno. Di fronte ai molti falsi dei che si stanno accogliendo, non c’è posto per Me e questo è il risultato della grande lotta spirituale nella quale vi trovate.
Ciascuno di voi è Mio Figlio ed Io lo amo di un Amore Eterno.

Voi fuggite davanti a quelli che vi discreditano e DAVANTI ALLA PRESENZA DI QUESTO MENDICANTE D’AMORE, SIETE SPETTATORI DI PROFANAZIONI.

VOI CREDETE CHE IO SIA MORTO, CHE NON ACCORRERÒ IN AIUTO DEL MIO POPOLO.
I LUPI CHE VOGLIONO DISTRUGGERE LA MIA CHIESA, STANNO APPROFITTANDO DEL FESTINO MOMENTANEO, MA VOI FIGLI MIEI NON TEMETE.  

Il Mio Popolo sa che IO SONO UN DIO DEI VIVI (Cfr Lc 20,38) E CHE I MIEI INSEGNAMENTI SONO UN ETERNO PRESENTE.
IL MIO POPOLO DEVE RIMANERE SALDO E NON CEDERE CON COLORO CHE PRETENDONO DI SNATURARE QUESTI INSEGNAMENTI, MA DEVE MANTENERSI NELLA MIA LEGGE.

Il Mio Popolo viene maltrattato e calpestato e lo sarà ancora di più, per questo dovete rimanere saldi, forti nella Fede, al riparo della Mia Parola.

Non abbattetevi, nessuno è più grande della Nostra Trinità Sacrosanta.

Vi chiedo di AMARE MIA MADRE, A LEI HO AFFIDATO IL MIO POPOLO IN QUESTO MOMENTO.

Ciascuno di voi è una luce che si vede dal vasto Universo e questa luce è una Mia barriera sulla terra.  Siate saldi figli, siate saldi. Non sarete defraudati, state soffrendo e soffrirete, ma non sarete defraudati.

È URGENTE CHE IL MIO POPOLO MI CONOSCA, AFFINCHÈ NON CADA IN TENTAZIONE!

IO VI HO DATO LA VERITÀ ASSOLUTA E UN’ALTRA CHE SIA AL DI FUORI DI ME NON È LA VERITÀ, MA UN ESPEDIENTE DEL MALE PER FAR PERDERE LA VITA ETERNA AI MIEI FIGLI.

ATTENDETE, ATTENDETE CON PAZIENZA, CON SANTA PAZIENZA PERCHÉ QUELLO CHE È STATO RIVELATO SI COMPIRÀ.
QUANDO GLI UOMINI FESTEGGERANNO, SE LA GODRANNO, RIDERANNO E NON SI RICORDERANNO DI ME, IO INVIERÒ I MIEI ANGELI AD ESEGUIRE I MIEI ANNUNCI.

Il Mio Popolo non vuole ascoltare la Mia Parola, ma solo quello che lo attira come sensazionalismo. In seguito cercheranno le Mie Parole e non le troveranno più, perché non saranno state raccolte e la tecnologia non durerà per sempre.

L’uomo ha raggiunto gli astri, ma non è riuscito a credere in Me, ha vinto pestilenze, ma non ha vinto sé stesso nel suo ego, ha creato vaccini, in prima istanza per combattere le malattie, ma non è riuscito a creare un vaccino contro la superbia.

L’uomo ha superato le aspettative tecnologiche, ma non ha creato la FEDE, possiede case sontuose e auto di lusso, ma non è riuscito a darmi il TEMPIO INTERIORE DEL SUO CUOREnon è riuscito a PORTARMI DENTRO DI SÉ E AD ALLOGGIARMI LÌ.

L’uomo crea voci grazie alla tecnologia, ma non otterrà che nessuna di queste voci gli muova la coscienza, se dentro di lui non risiedo IO.  

Attenti figli Miei, Popolo Mio, è il momento della verità ed in questa Verità che SONO IO, SE AGIRETE COME MIEI VERI FIGLI, VI CUSTODIRÒ NEL MIO CUORE ED IN QUELLO DI MIA MADRE.

IL MIO POPOLO NON È UN POPOLO BIZZARRO, ANCHE SE VERRÀ CHIAMATOeretico, eremita, ipocrita.

Il male, per quelli che non Mi amano, è il Bene.
Popolo Mio, proteggetevi, siate unità, continuate ad essere vigilanti.

L’umanità sta soffrendo da un luogo all’altro, a volte a causa della natura, a volte per mano dell’uomo ed altre a causa delle ideologie.

Però il Mio Popolo è la Pupilla dei Miei Occhi ed Io sto con il Mio Popolo, Mia Madre vi protegge e quando sarete stanchi, il Mio Angelo della Pace sarà l’incoraggiamento che vi permetterà di andare avanti.

NON TEMETE, I NOSTRI SACRI CUORI VI ACCOGLIERANNO. BENEDICO CIASCUNO DEI MIEI FIGLI CHE ACCOGLIERANNO CON AMORE E CON RISPETTO QUESTA MIA PAROLA.

Vi amo.

Il vostro Gesù

AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO

COMMENTO DI LUZ DE MARIA

Fratelli:

TENIAMO PRESENTE

Apocalisse 17,14:
“Essi combatteranno contro l'Agnello, ma l'Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli.”

Amen.

Geremia



Un lamento funebre per Gerusalemme

16Il Signore dell'universo dice:
'Fate attenzione! Chiamate le donne
che per mestiere piangono nei funerali,
cercate le più brave e radunatele!'.
17Il popolo dice:
'Raccomandate loro di affrettarsi
a intonare su di noi un canto funebre.
I nostri occhi si sciolgano in pianto,
le nostre ciglia grondino lacrime'.
18 Ascoltate il grido di lamento che viene da
Sion:
'Siamo rovinati! Che vergogna
dover abbandonare la nostra terra
ed essere scacciati dalle nostre case'.
19 E io dico:
'O donne, ascoltate che cosa dice
il Signore,
fate attenzione alle sue parole.
Ognuna insegni a sua figlia
come fare il lamento,
e alla propria amica il canto funebre.
20La morte è entrata dalle nostre finestre,
è penetrata nei nostri palazzi,
ha falciato i bambini per strada
e i giovani nelle piazze.
21Questo è quel che il Signore
mi ha ordinato di dire:
cadaveri umani saranno sparsi ovunque
come letame sui campi,
come spighe di grano
lasciate dai mietitori,
che più nessuno raccoglie'.

mercoledì 1 gennaio 2020

Santi Martiri del I – II e III Secolo



La Prima Chiesa di Roma e notizie di S. Marziale. 


Diaconia Quarta di Santa Maria in Via Lata al Corso.

***
Nell'anno 700, della nostra salute fù fabbricata la Chiesa, nella quale fù posta la Santissima Immagine con occasione di un segnalato miracolo accorso sotto Sergio I Papa. Era in quel tempo in Roma un'huomo ricco con la moglie Teodora sorella di Alberico Senatore, ambidue di gran nobiltà , con un figlio unico, in tal modo paralitico, che non haveva verun'uso de’membri, senza verun'ajuto de’ Medici, e con dolore, e rammarico continuo de’ Genitori. 
Ciò inteso da Maurizio Sacerdote, e di gran bontà, che haveva in custodia la Santa Immagine, andò a trovar i parenti afflitti, e significo loro, che la salute del figliolo dipendeva tutta da Dio; con gran confidenza nell'intercessione della gloriosissima Vergine, la cui Immagine era nell'Oratorio de’ SS. Paolo e Luca nella Via Lata, che sarebbe liberato il figliuolo. Risposero il Padre,e la Madre: Se per intercessione della Gran Madre di Cristo Signor Nostro sarà liberato il figliuolo, promettiamo di fabbricarle sopra il medesimo Oratorio una Chiesa, e riccamente dotarla e provvederla, Fecesi il buon Sacerdote portar nella Culla il Fanciullo all'Oratorio e postolo sù l'imbrunir del giorno avanti la Santa Immagine, ivi lasciollo per tutta la notte. Tornato la mattina il Sacerdote, trovò , che moveva con ogni libertà le mani, ed i piedi: ringraziò la Vergine della grazia, e preso il Putto per la mano, seco a piedi il condusse a’ suoi Genitori; li quali attoniti del miracolo, resero copiose Grazie a Dio, e communicato il tutto a Sergio Papa gli chiesero licenza di fabbricar la Chiesa, la quale ottenuta, la fabbricarono, la provvidero di molte sagre suppellettili, dotandola co’l dono di molti Casali e possessioni, per conservare il culto della Santa Immagine. Fù consagrata dal Santo Pontefice la medesima Chiesa, riponendo nello stesso Altar Maggiore il corpo di San Agapito Martire e molt'altre reliquie; costituendola Diaconia Cardinalizia. 
Nell'anno poi 1408, raffredatasi la divozione de’ Fedeli verso questa venerabilissima Immagine, apparve la Santissima Vergine ad un Cappellano, commandandoli, che usasse ogni diligenza, acciò quella fosse onorata, peròche ella haverebbe còtinuato a fare le solite grazie a’ suoi devoti. Procurò il Sacerdote con la raccolta di molte limosine di risvegliare il culto, e la divozione al luogo, dove si conservava la detta venerabilissima Immagine; onde s'accrebbe il conforto de’ Fedeli, che ne riportarono molte grazie.  
Seguita il racconto con diversi miracoli, e grazie ricevute per intercessione della Beatissima Vergine, registrate nel medesimo manoscritto autentico. 
***
A cura di Mario Ignoffo

Dio ha reso testimonianza alla sua Chiesa attraverso molteplici testi delle Scritture.



Perché date ancora retta alle menzogne degli uomini, e non  prestate attenzione alle testimonianze divine?. Perché vi fidate  ancora di uomini sconfitti, e non credete alla verità, che non è mai  stata vinta? La verità di Dio - e noi lo abbiamo dimostrato anche nel  corso della conferenza - ha reso testimonianza alla sua Chiesa  attraverso molteplici testi delle sante Scritture, tratti dagli scritti  profetici ed evangelici: essi hanno designato il luogo, da cui la  Chiesa di Cristo avrebbe iniziato il cammino, e gli estremi confini 
della terra ai quali sarebbe giunta. Il Signore annunziò che la sua  Chiesa avrebbe dovuto estendersi fra tutte le nazioni della terra,  cominciando da Gerusalemme 2. Si legge il testo sacro, che descrive  il suo inizio in Gerusalemme, ove lo Spirito Santo fu inviato dal cielo  sui fedeli 3, riuniti per la prima volta. Si leggono i testi sacri che  raccontano come essa si estese da Gerusalemme alle regioni vicine  e lontane. Si citano i nomi dei luoghi, si precisano i nomi delle città,  in cui la Chiesa di Cristo è stata fondata grazie alla fatica degli  Apostoli: luoghi e città che hanno avuto il merito di ricevere anche  le lettere inviate dagli Apostoli. Lettere che leggono essi stessi  durante le vostre assemblee, e tuttavia non sono in comunione con  le Chiese di quei luoghi e città, che furono degni di ricevere quelle  stesse lettere. Costoro rimproverano ad esse non so quali misfatti  degli Africani, il cui contagio le avrebbe fatte perire, e questo  nonostante nel corso della nostra conferenza, che recentemente  abbiamo tenuto a Cartagine, abbiano affermato: una causa non  deve pregiudicare un'altra causa, né una persona un'altra persona.

Sant'Agostino

SAN PIO V IL PONTEFICE DELLE GRANDI BATTAGLIE



I PRIMI ANNI 

Nell'attesa che la fama della santità e della gloria di questo suo figlio vendicasse pacificamente la memoria dei propri antenati, tutta la famiglia durante l'esilio fu ridotta alla miseria. Mentre un ramo di questa cercò ospitalità a Roma, l'altro andò a rifugiarsi in un piccolo borgo piemontese della diocesi di Tortona, chiamato Bosco, poco lontano da Alessandria. 
   Qui il 17 gennaio 1504 nacque Michele Ghislieri. Suo padre Paolo Ghislieri e sua madre Domenica Augeria erano contadini, profondamente cristiani. Se il bambino non poté trovare presso il focolare domestico le comodità dell'agiatezza, vi trovò delle cure affettuose, e, caso non troppo frequente, dei buoni esempi, che lo educarono alla virtù. 
   In un ambiente cosi propizio, il piccolo Michele poté nutrire un vivo sentimento di profonda religione, e poiché la Provvidenza prepara innanzi tempo le pietre dell' edificio che vuole innalzare nell'avvenire, sotto l'ispirazione della grazia il futuro “Papa del Rosario” ebbe fin dall'infanzia un amore filiale alla Madre di Dio. 
   Michele cresceva grave, timido e puro, e faceva nella scuola mirabili progressi, segno della sua bella intelligenza e della sua seria applicazione. 
   Non fa quindi meraviglia, che egli abbia di buon'ora sentito in sé il desiderio di consacrarsi al Signore. Senza prevedere le future, sublimi cariche, che avrebbe occupate, ebbe egli forse qualche segreta rivelazione, che la Chiesa attendeva da lui non solo l'ossequio ordinario dei fedeli, ma il servizio d'una vita santa? Coll'età si sviluppò pure in lui il germe della vocazione sacerdotale, e a 12 anni il desiderio divenne forte, irresistibile. 
   Nessuna esterna influenza poteva favorirne lo sviluppo, nessun convento all'intorno gli offriva la dolce attrattiva dei suoi chiostri silenziosi; e i suoi genitori, troppo poveri per avviarlo allo studio, ignorando le sue aspirazioni, gli affidarono un branco di pecore, da condurre al pascolo nelle vicine campagne. 
   Ma Dio, che destinava questo giovanetto a una missione pastorale ben più grande, non permise che pascolasse a lungo il piccolo gregge. Minute circostanze concorrono talvolta al compimento dei divini disegni. “Non saprei scoprirne la ragione - scrisse Pascal, - ma cose da nulla scuotono la terra, i re, gli eserciti, il mondo intero”. L'incontro fortuito con due domenicani sulla strada per la quale Michele conduceva le sue pecore, fu la felice occasione che tolse il giovanetto all'oscurità d'umile pastorello, per innalzarlo alla gloria del pontificato e all' onore degli altari. 
   I due frati e il piccolo pastore attaccarono subito una familiare conversazione. I domenicani, avendo arguito dalle risposte che il giovanetto aveva ingegno, molto giudizio, pietà e candore d'animo, gli fecero la proposta di studiare il latino, e gli promisero di accettarlo nell'Ordine, qualora egli non avesse deluso le loro speranze. Michele, lieto che gli venisse aperta la via vagheggiata nella sua mente, corse a casa, e ottenne dai genitori il permesso di entrare nel convento dei domenicani di Voghera. 
   La nostra maniera di vedere inclina facilmente a condannare le decisioni così repentine; ma mentre la nostra presuntuosa saggezza, per meglio riflettere, vi mette degli indugi, gli avvenimenti si frappongono sovente, e vanno oltre le nostre previsioni. I genitori del giovanetto più savi di noi nella loro pronta condiscendenza, s'abbandonarono al divino volere, e il loro santo abbandono fu magnificamente ricompensato. 
   Nel convento di Voghera, Michele si mostrò tanto fervente e studioso, che dopo due anni di prova, il superiore, d'accordo con tutti i suoi religiosi, lo vesti dell'abito domenicano. 
   Nell'atto della vestizione accadde un piccolo incidente. Alle prime interrogazioni da farsi, avendo il priore domandato al giovanetto qual nome avesse, Michele, secondo il costume di allora, aggiungendo al proprio nome quello del paese natale, rispose: Michele di Bosco. Il priore, che amava alquanto i titoli sonori, pensò forse con Natanaele, che da Nazaret non poteva uscir nulla di grande? E dicendogli che il modesto borgo di Bosco non poteva aggiungere nessun prestigio al suo nome, volle chiamarlo dalla città vicina con un titolo più sonoro. “Poiché dite che siete dei dintorni d'Alessandria, d'ora in poi vi chiamerete fr. Michele d'Alessandria. Le orgogliosette intenzioni del priore si compirono assai meglio di quanto egli avesse pensato; poiché il Ghislieri, innalzato alla porpora cardinalizia, conservò il nome, che andava sulla bocca di tutti, e fu chiamato il cardinale Alessandrino. 
   Fr. Michele dimorò in seguito nel convento di Vigevano, ove nel 1519 emise i voti solenni. Ma i superiori, conoscendo le sue singolari disposizioni per lo studio della teologia, non tardarono a inviarlo a Bologna, per seguire i corsi dell'università. Appena ottenuti felicemente i gradi richiesti, gli venne affidato l'insegnamento; ed egli seppe esporre le sue lezioni con tanta dottrina e chiarezza e acquistarsi tanta autorità che non solo i religiosi della sua provincia ma molte persone già istruite sedevano volentieri attorno la sua cattedra, per ascoltare la parola di quel giovane di vent'anni. 
   Passarono cosi sedici anni, senza che mai diminuisse l'entusiasmo degli uditori e la stima che godeva il professore, poiché il Ghislieri possedeva in grado eminente le qualità dell'insegnante: scienza vasta resa sempre nuova, abilità nel metodo, ardore che suscita l'ammirazione degli allievi e gran cura per il loro progresso. E siccome scopo dell'educatore non è solo quello d'istruire, ma anche di educare alla virtù, fr. Michele sapeva condurre senza sforzo il suo uditorio verso le alte cime ove Dio si rivela alle anime. Le lunghe meditazioni sul Crocifisso davano alle sue lezioni la nota soprannaturale; poiché, secondo l'espressione d'un suo contemporaneo, egli sapeva “unire le spine della scolastica a quelle del Calvario”. 
   A ventiquattro anni, nonostante il timore della sua coscienza delicata, fu ordinato sacerdote a Genova. Il superiore della Provincia, per un'attenzione squisita verso i genitori del novello levita, gli permise di recarsi a Bosco, per celebrarvi la prima Messa. Ma uno spettacolo ben triste amareggiò la sua gioia. Francesco I di Francia, in lotta con Carlo V, mentre si dirigeva verso Pavia, aveva gettato la costernazione nei paesi lombardi, vittime delle contese dei due monarchi. Michele Ghislieri non poté aver la consolazione di offrire il santo sacrificio nella sua chiesa parrocchiale, devastata dai soldati, ma fu costretto a recarsi a Sezzé, accompagnato dai familiari e da qualche amico. 
   In seguito i conventi di Vigevano e di Alba 3 , per la stima che avevano delle sue virtù, lo elessero successivamente loro priore. Fr. Michele aveva tanto rispetto per la propria regola che, nonostante le sue fatiche, non si dispensò mai dalle più piccole pratiche religiose. Soleva riposarsi dalle controversie scolastiche coll'assistenza agli uffici corali, e nelle sue abituali mortificazioni cercava un rimedio contro la vanagloria per i successi del suo insegnamento. 
   Ma, se per primo procurava di dare a tutti buona edificazione, voleva pure nei suoi sudditi fedeltà all' osservanza. Chiamato più volte dai Capitoli Provinciali a dirimere delle questioni, seppe mostrarsi strenuo difensore della disciplina e forte avversario degli abusi. 
   La fama della sua santità si sparse presto fuori del convento, e molti si misero sotto la sua direzione; questo apostolato gli procurò nuove occasioni di patire. I trenta chilometri che lo separavano da Milano, non poterono dispensarlo dall'esercitare colà il suo ministero; e come se fosse insensibile a qualsiasi temperatura, faceva il viaggio a piedi, e non rompeva il silenzio che per recitare il breviario e il rosario insieme al suo compagno di viaggio. 
   Tale fu Michele Ghislieri nella sua giovinezza; preludio di quello che doveva essere Pio V. I lineamenti della sua vita morale andavano delineandosi e accentuandosi sempre più. Le sue magnifiche qualità lo rivelavano veramente capace di grandi cose, e degno di prendere nella Chiesa il posto che gli competeva. La sua intelligenza, pronta e pieghevole, cresceva, fortificando si con un lavoro intenso e continuo, che ne moltiplicava la forza. 
   Sotto un'apparenza alquanto ruvida, avvivata dalla fiamma del suo sguardo, fr. Michele nascondeva una volontà ferma e risoluta, che assicurava 1'esecuzione dei suoi ordini. Ma più che le sue qualità naturali, risplendevano in lui la mortificazione e la pietà, destinate a moderare il rigore del comando. E poteva a buon diritto essere severo, perché era irreprensibile. 

Del Card. GIORGIO GRENTE 

PREGHIERE CHE RECANO LA GUARIGIONE



Guarigione Attraverso la Virtù o il Tocco (Marco 5:29-30) 

La virtù di Gesù può essere in te se preghi e digiuni. Luca 6:19 dice: E tutta la folla cercava di  toccarlo, perché da lui usciva un potere che guariva tutti. ” L'adorazione è un modo per  raggiungere e toccare il cuore di Dio. I veri adoratori sanno come arrivare alla presenza di Dio.  Quando raggiungi la pura adorazione, sarete come le moltitudini nel giorno di Gesù, poiché "e  tutti quelli che lo toccarono furono guariti." (Mt 14,36). Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i  veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. (Gv 4:23, ). E' questa la tua ora? 

«Un santo è un uomo come gli altri. Ma si è svuotato di sé e ha invitato lo Spirito a prendere il suo posto. Ed è lo Spirito che è santo».



Dal diario spirituale di Gabrielle Bossis, parla Gesù:

Parla Gesù:

20 dicembre 1948 – «Un santo è un uomo come gli altri. Ma si è svuotato di sé e ha invitato lo Spirito a prendere il suo posto. Ed è lo Spirito che è santo».

22 gennaio 1948 – «Io sono il Dio di tutti i momenti della tua vita perché sono l’anima della tua anima».

Dopo la Comunione. «Cerca di evitare le più piccole colpe.
Questo è il tuo lavoro, perché sei chiamata alla santità, e la santità è l’assenza di ogni macchia volontaria. Lavoro d’amore, d’amore, capisci?».

«Sii crocifissa con me. Essere crocifissi è venire lacerati contro la propria natura, contro i propri desideri, contro l’amore di sé. Nella povertà, nell’oscurità, nell’obbedienza al Padre. Ricordati che la crocifissione è il preludio della Risurrezione, cioè di tutte le gioie».

18 aprile 1937 – In un teatro. «Perché mi parli come se Io fossi molto lontano? Io sono vicinissimo… nel tuo cuore».

10 agosto 1937 – Lione. «Per esser santa, bisogna innanzi tutto voler esser santa. Voi nascete solo per la santità».

LE SETTE ARMI SPIRITUALI



Santa Caterina da Bologna


La via della vera obbedienza 

Con tutto il mio affetto di carità vi prego, dilettissime mie sorelle, e in particolare prego voi, novizie qui presenti e future che verrete, di porre la massima sollecitudine nella vera obbedienza, perché questo è il sacrificio che Dio attende da chi sinceramente lo serve; per la vera obbedienza, lasciate qualunque altra cosa e anteponetela a ogni orazione, contemplazione o qualsivoglia dolcezza mentale, e beate se sarete perseveranti nel ben fare, senza cercare, o anche solo desiderare, di essere consolate. Come dice San Bernardo, servire Dio significa fare il bene e patire il male: questa è la via sicura e questa deve essere la regola delle vere serve di Cristo, cioè di non ricevere mai conforto, se non in tempo di grande necessità. Chi vuole andare a Dio per la via facile, tra dolcezze e soddisfazioni, s'inganna: per l'amore che Gli portate, non vogliate altra consolazione se non di finire la vostra vita in stato di vera obbedienza; praticatela, e possederete in questo mondo anche la santa orazione e tutte le altre virtù e acquisterete il regno del Cielo; ricordatevi del beato Paolo semplice, che acquistò la grazia di fare miracoli dopo poco tempo nel quale servì Dio in pura obbedienza.  

Non dico di praticare la obbedienza per fare miracoli; a questo proposito, infatti, Cristo disse: - Imparate da me non di fare miracoli, ma di essere umili e mansueti di cuore. - e il vero servo e la vera serva di Cristo non cercano, né desiderano altro che di finire la loro vita perseverando, virtuosamente, nello stato in cui Dio li ha chiamati; questo sì è miracolo grande e meraviglioso, anche se misconosciuto dalle persone di mondo, che non hanno mai sperimentato, come i veri servi e le vere serve di Dio, il combattimento contro i veri nemici, ossia contro l'ingannevole mondo, che si mostra sempre fiorito alle creature mortali, contro la propria carne, che si ribella allo spirito per sua natura, contro le innumerevoli schiere dell'inferno, che con molta malizia, nascostamente come iniqui traditori, continuamente cercano di ingannare e uccidere le anime disposte al servizio divino; tali combattenti fanno già un grande miracolo e, senza paragone, sostengono una ben più grande prova che non i soldati del mondo. Certamente nessun soldato è tanto imprudente: anche se avesse la sapienza di Salomone e la forza di Sansone, da scendere in campo di battaglia a occhi chiusi, anzi, vuole vedere bene i propri nemici; allora si comprende facilmente, a confusione degli amanti del mondo che ci chiamano sacchi di pane, il grande miracolo quotidianamente operato dai servi e dalle serve di Cristo a perseverare nel bene, perché continuamente combattono contro nemici invisibili, cioè contro i diavoli astuti e fortissimi, che mai non cessano di tentarli a tornare indietro dalla via di Dio.  

Tanta è la malizia dei diavoli, da spingere la religiosa fervente, quando non sia possibile rimuoverla dal proposito di operare il bene; a oltrepassare i sacrifici della normale regola, per debilitarla e farla cadere in qualche grave infermità; così, la religiosa, se lascia il giusto per il troppo, vale a dire l'arma del discernimento, deve tralasciare l'esercizio della orazione e delle altre virtù; così, non si fortifica spiritualmente e diventa tiepida e quasi insopportabile a sé stessa; così, toglie l'onore a Dio e il buon esempio alle compagne e così ben le sta, perché presuntuosamente ha oltrepassato i consigli della sua madre e maestra. E se poi il nemico non riesce a prevalere con il detto inganno, appena vede la religiosa gustare la dolcezza dell'amore divino nella orazione, subito la sottopone al desiderio di appartarsi in un luogo solitario, dicendole: - In questo modo gusterai meglio Dio e potrai stare giorno e notte alla orazione, quanto vorrai. -  

Quindi, dilettissime sorelle, siate prudenti. Considerate come il consiglio e il desiderio di appartarsi non si accordino con il vero e ottimo consiglio di Cristo, che non invita a desiderare la dolcezza mentale, a cercare consolazioni e a seguire la nostra volontà, ma a portare la innamorata croce, perché dice: - ... rinneghi sé stesso ... - che significa, in altre parole: - Chi vuole seguirmi in somma perfezione, abbandoni totalmente il proprio arbitrio e vada allo stato religioso, lasciando tutte le cose. - e questo stato veramente si può chiamare croce, per il continuo ricusare la propria volontà.  

Che il portare la croce eccelli sul perseguire la dolcezza mentale, si può ben comprendere, se si osserva la presente generazione: oggi, vi sono molti religiosi di grande levatura mentale, e anche di grandi e buoni sentimenti, ma nessuno in grazia di fare miracoli, di conoscere i segreti altrui o di annunciare cose future; invece, ve ne furono nelle generazioni passate, perché avevano percorso la via della croce in stato di vera e umile obbedienza. Uno di quelli fu il nostro padre San Francesco, che si diceva pronto alla obbedienza di chi fosse appena entrato nella religione, preferiva un frate passato per dure tentazioni, piuttosto che per la via delle dolcezze, delle consolazioni e dei soavi sentimenti mentali, e voleva il religioso fatto com'è il morto, il quale non contraddice nessuno, se è battuto non si lamenta e rimane pure dov'è posto. Abbiamo altri esempi nelle sacratissime vergini Santa Marina e Santa Teodora, oltre che in molte altre: esse meritarono la santità non per essersi adagiate in gusti e dolcezze mentali, ma per la loro perseveranza nell'obbedire non solo alle superiori, ma anche alle uguali e alle inferiori; portarono la propria croce e sostennero fatiche e sudori per il monastero, con vera pazienza; soffrirono freddo, caldo, fame e sete; sopportarono obbrobri, vergogne, mortificazioni, infamie, ingiurie e persecuzioni, combatterono aspre battaglie contro i diavoli furiosi, vinsero la propria carne e il proprio fragile sesso e patirono l'incuria e le colpe di quanti avrebbero dovuto aiutarle e confortarle in ogni preoccupazione e necessità, cioè i loro prelati e fratelli. E perché tutto questo, se non per celare il loro intento di santità? Eppure, non avevano fama maggiore e più reputazione delle altre; anzi, ponevano ogni cura nel nascondere ogni loro grazia e virtù, erano neglette, considerate ultime e più stolte e viziose che savie e virtuose; e non perché si comportassero da matte, oppure perché facessero cose meno di buone, ma per non scusarsi delle colpe e delle infamie loro attribuite, grandemente felici della misera condizione in cui erano poste.  

Veramente, questi sono gli inestimabili ornamenti e la dote delle spose del grande e magnifico imperatore Cristo Gesù, Dio nostro; poiché Egli dice: - Chi vuole salire a me, fonte di vita, deve percorrere la via più difficile. - si confortino i vostri cuori, dilettissime sorelle, nel sapere che siete chiamate alla via stretta, lungo la quale virilmente combattere contro la vostra fragilità, lasciare la vana letizia e le naturali impurità, sottoporsi agli altri per amore di Dio, affinché in tutte voi sia lo spirito di pace e la vera dimora dello Spirito Santo, secondo le sue parole: In chi riposa il mio Spirito, se non nell'umile e mansueto?  

Ci insegna a pervenire a questa umiltà il diletto compagno del nostro patriarca San Francesco, frate Egidio, il quale disse: - Chi vuole possedere la perfetta pace mentale, vera madre della umile mansuetudine, tenga ognuna per sua superiora; e amando, non desideri essere amata, e servendo, non desideri essere servita.  

Illuminata Bembo

DILATIAMO IL CUORE ALLA PIU’ GRANDE FIDUCIA



Tutto è possibile a colui che crede, a chi sta fermo e umile nel Signore, in ginocchio ai piedi della Chiesa e di Chi la rappresenta. Oh ben vengano, allora, e molte e grandi, le esperienze della Fede, e Dio tutti ci assista ad attuare in noi, virilmente, santamente, la Fede! Sorretti dalla mano del Signore, confortati dalle benedizioni del Papa e dei Vescovi, non si turberanno, no, i nostri cuori.
  
Le prove, le sofferenze, prese dalle mani di Dio, non faranno che sopraccrescere la nostra Fede: essa arderà di nuovo ardore, risplenderà di nuova luce, e sarà vita e calore spirituale a noi, sarà vita e luce di Cristo a turbe di poveri fanciulli d'ogni stirpe e colore, ed a moltitudini immani di operai e di popoli straviati da Cristo.
  
Coraggio, o miei figli, ché l'avvenire è di Cristo e di chi vive di Fede, di Fede operosa nella verità e nella carità, sino a morire, sino all'olocausto, a salvezza dei fratelli.
  
Coraggio, e avanti nello Spirito di Fede e di fedeltà, di pietà soda, ignita; dilatiamo il cuore alla più grande fiducia, al più dolce amore di Dio e del prossimo. Dalla fede sgorga la vita! Non in parole è il regno di Dio, ma in possanza di fede e di carità in Cristo.

Siamo, dunque, forti nella Fede, ed esercitiamola con le opere della carità. Perseveranti nell'orazione, saldi nella Fede, piccoli e umili ai piedi della Santa Chiesa, Madre della nostra Fede e delle nostre anime, attendiamo tranquilli, sereni, l'ora di Dio. Il Signore, che, con la Sua mano, ha asciugato tante nostre lacrime, convertirà in gaudio ogni nostra tristezza: abbiamo Fede!

Però, non domandiamo a Gesù che ci liberi dalle tribolazioni e dalle croci - sarebbe la nostra più grande sciagura: domandiamogli di fare solo e sempre la Sua volontà, sì e come ci sarà manifestata dalla Santa Chiesa -, e questo oggi, domani e sempre, e sempre in perfetta letizia, in Domino.

S. Luigi Orione

Ritorno a casa



Cristiani, atei ed ebrei convertiti alla fede cattolica


I convertiti dal Protestantesimo

Kenyon Reynolds

Ricco uomo d’affari, investì cifre molto alte nell’industria petrolifera. Nacque nel 1892 ed era stato educato al protestantesimo e al rifiuto verso i cattolici. Si sposò con una donna cattolica, che gli fece apprezzare la Chiesa cattolica, giacché l’accompagnava spesso a messa per non lasciarla andare da sola. Perdendo sua moglie si convertì e fu ordinato sacerdote il 15 agosto del 1951.

Padre ángel Peña

Figli di Dio.



“Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio,  questi sono figli di Dio”. 
   (Romani 8,14)