domenica 7 febbraio 2021

Dio fece sì che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia del capo dei funzionari.

 


LIBRO DEL PROFETA DANIELE 

Ecco la potente azione dell’Agente principale della storia e in modo del tutto Agente speciale nella vita e nella storia di Daniele: il Signore. 

Dio fece sì che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia del capo dei funzionari. Il capo dei funzionari vede Daniele con gli stessi occhi di Dio. 

È come se il Signore gli avesse dato i suoi occhi per qualche istante. Vedere gli uomini con gli occhi della carne e vederli con gli occhi di Dio, tutto cambia. 

Daniele incontra la benevolenza e la simpatia del capo dei funzionari. Non per suo merito, ma per grazia del suo Dio e Signore.  

Il capo dei funzionari vede Daniele così come Dio vuole che lui lo veda: persona sulla quale riversare tutta la sua benevolenza, il suo amore, la sua bontà. 

Lo vede anche come persona con la quale può condividere la vita. La simpatia è vera capacità di condividere gioie e dolori, benefici e sacrifici. 

Simpatia è fare della vita dell’altro la propria vita. Si sente con l’altro, si vive con l’altro, si ama con l’altro, si soffre con l’altro. Tutto si mette in comune. 

Simpatia e benevolenza è il Signore che li ha messi nel cuore del capo dei funzionari. È il Signore che gli ha dato occhi e cuore di amore e di bontà.  

10 Però egli disse a Daniele: «Io temo che il re, mio signore, che ha stabilito quello che dovete mangiare e bere, trovi le vostre facce più magre di quelle degli altri giovani della vostra età e così mi rendereste responsabile davanti al re». 

Il capo dei funzionari è ben disposto ad esaudire le richieste di Daniele. Teme però che mangiando solo legumi o altro le loro facce diventino magre. 

Però egli disse a Daniele: «Io temo che il re, mio signore, che ha stabilito quello che dovete mangiare e bere, trovi le vostre facce più magre di quelle degli altri giovani della vostra età e così mi rendereste responsabile davanti al re». 

Si è già detto che l’aspetto, il portamento, il fisico è importante in una corte così eccelsa quale quella del re di Babilonia, l’eccelso Nabucodònosor. 

Che figura farebbe lui dinanzi al suo re, se le loro facce sarebbero “smunte e magre”? Sarebbe accusato di irresponsabilità e tolto dal suo incarico. 

Il capo dei funzionari introduce un elemento che mai va sottovalutato nelle richieste: “Il bene tuo mai dovrà nuocere al bene mio”.  

La saggezza questa verità sempre la deve prendere in considerazione. Ognuno è obbligato a rinunciare al suo bene pur di non distruggere il bene dell’altro. 

Ma è proprio della saggezza trovare la soluzione che possa favorire tutti e due i beni: il bene della singola persona e il bene di ogni altra persona. 

Nessuna persona dovrà subire un danno dal bene chiesto dal singolo per se stesso. La sapienza vede sempre in prospettiva di universalità. 

Questo principio di sapienza oggi è fortemente sfasato, anzi inesistente. Tutti chiedono per sé, nessuno pensa al bene di tutti. 

Altra regola di morale vuole che si distingua tra carità e diritto. Per carità posso chiedere  qualsiasi cosa. Per diritto solo ciò che mi è dovuto per giustizia. 

La giustizia non è soggettiva, è invece sempre oggettiva. Il diritto è un dovere maturato in un frutto di bene per me. Il salario deve essere dato per giustizia. 

Ma quando il salario è giusto? Quando il lavoro è giusto. Se il lavoro è stato ingiusto, anche il salario è ingiusto. Questa ingiustizia è vera piaga. 

Resta sempre la verità: mai una mia richiesta deve nuocere al bene dell’altro. Se nuoce, mi devo astenere dal chiedere. Il bene dell’altro è il mio bene. 

Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei funzionari aveva affidato Daniele, Anania, Misaele e Azaria: 

Ora Daniele introduce un altro principio di verità nella questione tra giusto e ingiusto, tra richieste da fare e richieste da non fare. 

Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei funzionari aveva affidato Daniele, Anania, Misaele e Azaria: È Daniele che offre la soluzione. 

La saggezza non solo chiede, dona anche la soluzione di bene perché la richiesta possa essere esaudita. È una soluzione di saggezza. 

Spesso noi diamo anche soluzioni per le nostre richieste, ma non sono per nulla soluzioni di saggezza. Quasi sempre sono soluzioni di ingiustizia. 

Il bene per me deve essere bene per tutti. È principio universale di santa e giusta morale. Se non è bene per tutti, devo io rinunciare al mio bene. 

La soluzione per essere esaudito spetta a me offrirla, donarla. Deve essere una soluzione di saggezza. Non deve recare danno ad alcuna persona. 

Tutti questi principi li può osservare solo chi è nella più grande saggezza del suo Dio. Noi quasi sempre parliamo dal peccato e dalla stoltezza. 

Chi è nel peccato è sempre stolto. Non ha ascoltato la prima elementare saggezza del suo Dio che è l’obbedienza ai suoi Comandamenti. 

Senza questa primaria sapienza, nessun’altra sapienza potrà essere data all’uomo. La sapienza inizia con l’obbedienza alla Legge del Signore. 

Dove l’obbedienza è assente, manca il fondamento sul quale il Signore possa innestare la successiva sapienza. Sul vuoto non si può costruire. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI

SULL'ORLO DELLA NUOVA GERUSALEMME - Come faccio a farti capire...

 


Come faccio a farti capire... 

 

Novembre 13/09 (3:17 p. m.) 

Gesù dice: 

Figli miei: c'è tanta sofferenza nel Mio Sacro Cuore. Soffro di nuovo una passione mistica: per la durezza, per la freddezza del cuore degli uomini, per l'ostinazione e la persistenza nel peccato. Come vi faccio capire che la mia seconda venuta è molto vicina. Come vi faccio capire che molto presto Maria scenderà dal cielo, una donna vestita di sole, in piedi sulla luna con una corona di dodici stelle. Come vi faccio capire che molto presto le trombe suoneranno annunciando l'arrivo di San Michele Arcangelo per combattere contro Satana e i suoi scagnozzi. Come vi faccio capire che se non cambiate la vostra vita, che se non riconoscete le vostre colpe, i vostri errori; che se non fate uno sforzo per rettificare, per riaffermarvi nella fede, nei principi religiosi e spirituali che avete ricevuto da bambini nelle vostre famiglie, la vostra anima sta per perire. Siete in tempo, miei piccoli, per venire da me. Prenderò la durezza dei vostri cuori e li ammorbidirò. Prenderò il marcio che c'è dentro e ti profumerò con il più puro nardo del profumo celeste. Io restaurerò di nuovo le vostre anime deformate dal peccato. Vi darò luce, vi darò splendore, vi darò aroma, miei piccoli. Ho bisogno che tu sia attaccato al legno della croce. Legno della croce che ti dà la salvezza e la vita eterna. Legno della croce che ti purifica come l'oro e l'argento. Legno della croce che ti rende simile a Me. Ti dà coraggio nella debolezza, Ti dà luce nei giorni di tenebra, ti dà forza per non vacillare nella tua fede, ti dà forza per non soccombere alle tentazioni e ai molti pericoli che ti assalgono. 

Riconoscete e capite che le porte della Nuova Gerusalemme saranno presto aperte. Città dove non ci sarà più sofferenza.

Città dove non ci sarà più tristezza.

Città dove non ci sarà più dolore. 

Città in cui non ci saranno più prigioni, non ci saranno più ospedali. 

Città dove si mangiano frutti saporiti. 

Città in cui vi nutrirete di squisite prelibatezze, abbondantemente. 

Città dove sarete travolti, riparati nel mio Sacratissimo Cuore. 

Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. 

Vegliate e pregate per poter discernere il tempo che state vivendo. 

Vegliate e pregate affinché la giusta ira di Dio non cada con tutto il suo impeto, con tutta la sua forza. 

Vegliate e pregate affinché non ritorniate sulla strada che avete percorso, affinché camminiate sulle mie orme, affinché portiate sulle vostre spalle il peso della croce. 

Vegliate e pregate perché molte anime periscono, molte anime sono condannate per aver chiuso le loro orecchie alla Mia voce, per aver chiuso i loro cuori alla Mia presenza; per aver sprecato i Sacramenti, sette fonti di grazia, sette fonti di santità; per aver preferito le cose del mondo e aver rifiutato categoricamente le cose del Cielo; per aver ignorato i Miei richiami di Amore Divino, per non aver provato pena per i Miei dolori, le Mie pene e le Mie sofferenze. Molti di loro sono finiti negli abissi dell'inferno e lì soffrono le sofferenze più orrende a causa dell'assenza di Dio che li brucia, li brucia; il rimorso delle loro coscienze grida loro, li rimprovera di non aver risposto alla mia chiamata. 

Figli miei: Io sono Gesù, l'Uomo di Nazareth che ha affascinato tante anime, l'Uomo di Nazareth che ha liberato tanti indemoniati, l'Uomo di Nazareth che ha sfamato tanti affamati, l'Uomo di Nazareth che ha liberato tanti prigionieri, l'Uomo di Nazareth che ha risuscitato tanti morti: oggi Egli vi parla, oggi vi chiama, oggi vuole sedurvi ancora perché veniate a Me, perché siate umili, vi prostriate davanti alla mia presenza e chiediate perdono per i vostri peccati. È una delle ultime opportunità che do a tutta l'umanità. È una delle ultime chiamate d'amore in questo tempo della fine. È una delle ultime manifestazioni del mio amore per tutto il mondo. Non essere così procace, così stupido di cuore, non continuare nel tuo letargo e nella tua sonnolenza letargia e sonnolenza spirituale. Svegliatevi: spalancate gli occhi, spogliatevi degli stracci che coprono la vostra anima e indossate, in questo stesso istante, le vesti della mia luce, le vesti della mia grazia. 

Ti amo, ti benedico e lascio questa santa inquietudine nel tuo cuore. Scegliete, oggi stesso, la via: la via della vita o la via della morte, la via della speranza o la via della perdizione. Amen. 

IL RACCOGLIMENTO INTERIORE

 


L'Imitazione di Cristo 

1.     "Il regno di Dio è dentro di voi" (Lc 17,21), dice il Signore. Volgiti a Dio con tutto il tuo cuore, lasciando questo misero mondo, e l'anima tua troverà pace. Impara a disprezzare ciò che sta fuori di te, dandoti a ciò che è interiore, e vedrai venire in te il regno di Dio. Esso è, appunto, "pace e letizia nello Spirito Santo" (Rm 14,17); e non è concesso ai malvagi. Se gli avrai preparato, dentro di te, una degna dimora, Cristo verrà a te e ti offrirà il suo conforto. Infatti ogni lode e ogni onore, che gli si possa fare, viene dall'intimo; e qui sta il suo compiacimento. Per chi ha spirito di interiorità è frequente la visita di Cristo; e, con essa, un dolce discorrere, una gradita consolazione, una grande pace, e una familiarità straordinariamente bella. Via, anima fedele, prepara il tuo cuore a questo sposo, cosicché si degni di venire presso di te e di prendere dimora in te. Egli dice infatti: Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e verremo a lui e abiteremo presso di lui" (Gv 14,23). Accogli, dunque, Cristo, e non far entrare in te nessun'altra cosa. Se avrai Cristo sarai ricco, sarai pienamente appagato. Sarà lui a provvedere e ad agire fedelmente per te. Così non dovrai affidarti agli uomini. Questi mutano in un momento e vengono meno rapidamente, mentre cristo "resta in eterno" (Gv 12, 34) e sta fedelmente accanto a noi, fino alla fine. Non dobbiamo far molto conto sull'uomo, debole e mortale, anche se si tratta di persona che ci è preziosa e cara; né dobbiamo troppo rattristarci se talvolta ci combatte e ci contrasta. Quelli che oggi sono con te, domani si possono mettere contro di te; spesso si voltano come il vento. 

  2.     Riponi interamente la fiducia in Dio, e sia lui il tuo timore e il tuo amore. Risponderà lui per te, e opererà per il bene, nel modo migliore. "Non hai stabile dimora quaggiù" (Eb 13,14); dovunque tu abbia a trovarti, sei un forestiero e un pellegrino, né mai avrai pace se non sarai strettamente unito a Cristo. Perché ti guardi tutto attorno quaggiù, se non è questo il luogo della tua pace? La tua dimora deve essere tra le cose celesti; quelle terrene le devi guardare come di passaggio. Passano tutte le cose, e con esse anche tu; vedi di non invischiarti, per evitare di essere catturato e perire. Sia il tuo pensiero sempre presso l'Altissimo; e la tua preghiera si diriga, senza sosta a Cristo. Che se non riesci a meditare le profonde realtà celesti, cerca rifugio nella passione di Cristo e prendi lieta dimora nelle sue sante ferite. Se ti sarai rifugiato, con animo devoto, nelle ferite e nelle piaghe preziose di Gesù, sentirai un gran conforto nella tribolazione, e non farai molto caso del disprezzo degli uomini, sopportando con facilità quanto si dice contro di te. Anche Cristo fu disprezzato dagli uomini in questo mondo e, nel momento in cui ne aveva maggior bisogno, fu abbandonato, tra sofferenze disonoranti, da quelli che lo conoscevano e gli erano amici. Cristo volle soffrire ed essere disprezzato; e tu osi lamentarti di qualcuno? Cristo ebbe avversari e oppositori; e tu vuoi che tutti ti siano amici e ti facciano del bene? Come potrà essere premiata la tua capacità di soffrire se non avrai incontrato alcuna avversità? Se non vuoi sopportare nulla che ti si opponga, in che modo potrai essere amico di Cristo? Se vuoi regnare con Cristo, sorreggiti in Cristo e per mezzo di Cristo. Che se, una sola volta tu riuscissi ad entrare perfettamente nell'intimo di Gesù, gustando un poco dell'ardente suo amore, non ti preoccuperesti per nulla di ciò che ti piace o non ti piace; troveresti gioia, invece nelle offese che ti si fanno. Giacché l'amore per Gesù ci porta a disprezzare noi stessi.  

  3.     L'uomo che ama Gesù e la verità, l'uomo veramente interiore e libero da desideri contrari alla suprema volontà, può volgersi a Dio senza impacci, e innalzarsi in ispirito sopra se stesso, ricavandone una pace ricca di frutto. Veramente saggio, e dotto di una dottrina impartita da Dio più che dagli uomini, è colui che stima tutte le cose per quello che sono, non per quello che se ne dice nei giudizi umani. Se uno sa procedere secondo la guida interiore, evitando di valutare le cose secondo i criteri del mondo, non si perde nel ricercare il luogo adatto o nell'attendere il tempo opportuno per dedicarsi ad esercizi di devozione. Se uno ha spirito di interiorità, subito si raccoglie in se stesso, giacché non si disperde mai del tutto nelle cose esterne. Per lui non è un ostacolo un lavoro che gli venga imposto né una occupazione che, in quel momento, appaia doverosa; giacché egli sa adattarsi alle situazioni, così come esse si presentano. Colui che è intimamente aperto e rivolto al bene, non bada alle azioni malvagie degli uomini, pur se possano apparire mirabili; infatti, quanto più uno attira a sé le cose esteriori, tanto più resta legato, e distratto da sé medesimo. Se tutto fosse a posto in te, e tu fossi veramente puro, ogni cosa accadrebbe per il tuo bene e per il tuo vantaggio; che se molte cose spesso ti sono causa i disagio o di turbamento, è proprio perché non sei ancora perfettamente morto a te stesso e distaccato da tutto ciò che è terreno. Nulla insozza e inceppa il cuore umano quanto un amore non ancora purificato, volto alle cose di questo mondo; se invece tu rinunci a cercare gioia in ciò che sta fuori di te, potrai contemplare le realtà celesti e godere frequentemente di gioia interiore. 

Di Cristo o del mondo

 


I tre nemici del Regno

La perfezione cristiana consiste (positivamente) in una trasfigurazione completa dell'uomo in Cristo, che implica (negativamente) una rinuncia alla vita secondo la carne, il mondo e il demonio. In questa continua conversione il elemento affermativo e negativo, reciprocamente possibile, vanno sempre uniti. È la chiave del mistero pasquale: in Cristo, morte e risurrezione; in noi, partecipare alla sua croce, per partecipare alla sua santa vita nuova.
Ebbene, la Rivelazione tende a trattare insieme i tre nemici, anche se parla di loro separatamente. Cristo, ad esempio, nella parabola del seminatore, indica allo stesso tempo i nemici della Parola vivificante: sono il Maligno, che strappa il seme; la carne, cioè, la debolezza dell'uomo peccatore; e il mondo che, con i suoi fascino e richieste, soffoca il seminato nel cuore umano (Mt 13,18-23).


La carne  

La carne, l'uomo carnale, è l'uomo, nell'anima e nel corpo, come viene da Adamo: limitato, come creatura, e incline al male e debole per il bene, come peccatore.

Ma l'uomo carnale si aggrappa ai propri modi di sentire, pensare, volere e vivere, resistendo così allo Spirito Santo, che vuole purificarlo e rinnovare tutti questi modi nella fede, speranza e carità. Vediamo, quindi, che senza la mortificazione della carne, il rinnovamento nello Spirito è impossibile (ibid. 307-337).


Il demonio 

Il diavolo, o meglio i demoni, sono gli angeli caduti, che combattono in gli uomini contro l'opera del Salvatore. Perciò, quando nel Padre nostro chiediamo la liberazione dal male, siamo consapevoli che «il male non è una astrazione, ma designa una persona, Satana, il Maligno, l'angelo che si oppone a Dio», e alla sua opera di grazia tra gli uomini (Catechismo 2851) (Sintesi 291-306).


Il mondo  

Vediamo, infine, il significato della categoria biblica e tradizionale del mondo.
Nel linguaggio cristiano, derivato dalla Bibbia, la parola mondo (kosmos, mundus), ha varie accezioni fondamentali. Le due principali sono quella di mondo-cosmo, la creazione, l'opera buona di Dio, l'insieme delle creature, e il mondo-peccatore, che è quello stesso mondo in quanto infedele dai errori e peccati degli uomini. Altre varianti, su quelle due accezioni di base, appariranno nel testo (+Paolo VI, 23-II-1977; Sintesi 338-360). Il Catechismo della Chiesa descrive ampiamente i due concetti:

Perciò quello che la Parola divina afferma dell'«uomo», è esattamente ciò che che dice del «mondo»: che non ha rimedio senza la grazia di Cristo, che non c'è per lui salvezza ma nel nome di Gesù (At 4,12); che «come tutti noi siamo sotto il peccato» (Rm 3,9) -«tutti si smarriscono ugualmente ostinati, non c'è uno che operi bene, né uno solo» (Sal 13,3)-, perciò «il mondo intero è in potere del Maligno» (1Gv 5,19; +Ap 13,1-8). Questo è ciò che, con tutta verità e con tutto l'amore, dice Dio agli uomini, insieme a loro offre un Salvatore.


Il secolo

Il secolo (aion, sæculum) viene ad avere nella Scrittura un senso simile al  mondo (+Sant 4,4). «I figli del secolo», che formano il mondo, rimangono contrapposti ai «figli della luce» (Lc 16,8; +Rm 12,2; 1Cor 2,6; 3,18). Ora bene, come nella mentalità latina il termine mundus esprimeva ordine e bellezza, nella tradizione dei Padri occidentali si usa di più il termine sæculum per esprimere il senso peggiorativo del mondo.


Tre combattenti alleati

Abbiamo già visto come demoni, mondo e carne combattono uniti contro lo Spirito. Ognuno lo fa a modo suo, e non si può sconfiggere uno senza battere gli altri due.

-La carne e il mondo sono quasi uguali: è, in un caso e nel l'altro, l'uomo, ferito dal peccato, considerato personalmente (carne) o collettivamente (mondo) agiscono, naturalmente, in complicità permanente.
Infatti, non appena la persona si sveglia spiritualmente e inizia a tendere verso la perfezione, sperimenta allo stesso tempo il peso della carne e la resistenza del mondo. Prima, quando non cercava la perfezione evangelica, La carne e il mondo erano così connaturali che non sentiva più il suo peso e il suo legame.
Ma ora avverte, come dice il Vaticano II, che non si può andare avanti e verso l'alto senza «portare il peso della croce che la carne ed il mondo gettano sulle spalle di coloro che cercano la pace e la giustizia» (GS 38a).
-Mondo e demonio, da parte loro, agiscono anche intimamente uniti. Già ci ha ricordato che il demonio è chiamato nella Scrittura il «principe di questo mondo» (Gv 12,31), anzi il «dio di questo mondo» (2Cor 4,4).

Anche se è ovvio, dato che ci stiamo lavorando, sarà opportuno ricordare che la lotta spirituale cristiana viene paralizzata quando si crede appena nell'esistenza reale dei suoi nemici. Quale combattimento spirituale può mantenere quel cristiano che non crede nel demonio, né nella peccatrice condizione carnale dell'uomo, e che non vede il mondo come una struttura di peccato, che del peccato procede e al peccato inclina?... È un cristiano destinato ad essere vinto dal demone, la carne e il mondo.

Continua...

 PADREJOSE MARIA IRABURU

Signora di tutti popoli

 


messaggio del 31 Maggio 1951


Nel messaggio del 31 Maggio 1951 la Signora dice: mi trovo davanti la croce del Redentore. Il mio capo, le mie mani e i miei piedi sono come quelli di un essere umano, come quelli del Figlio dell'uomo. Il corpo come nello Spirito.
 Ora guarda le mie mani. Nel centro delle mani è come se vi fosse una ferita e da ogni mano scaturiscono tre raggi, che irradiano le pecore.
 Il Padre e il Figlio vuole portarmi in questo mondo come Corredentrice Mediatrice e Avvocata.
Poi la Signora dice: figlia mia, fissa bene questa immagine nella tua mente, trasmettila bene, il gregge rappresenta i popoli di tutto il mondo, che non troveranno Pace finchè non si prosteranno rivolgendo lo sguardo verso la croce, il centro di questo mondo.

Questi sono tre raggi, i raggi di Grazia, Redenzione, e Pace.
Per mezzo della Grazia del mio Signore e Maestro, il Padre mandò, per amore dell'umanità, il Suo unico Figlio sulla terra quale Redentore.
Ambedue ora vogliono inviare il Vero Spirito Santo, solo Lui può portare la Pace. Allora Grazia Redenzione e Pace.
Il Padre e il Figlio vogliono inviare in questo tempo Maria, la Signora di tutti i popoli quale Mediatrice Avvocata e Corredentrice.

   
Nota

- La Signora ribadisce nuovamente il ruolo affidatogli dalla Santa Trinità.  Essa in  perenne comunione spirituale con il padre ed il Figlio, dai quali procede lo Spirito Santo, attraverso il quale in questo tempo, invia la Signora che una volta era Maria, come mediatrice avvocata e quindi corredentrice.
 
Neel' immagine della Signora si notano attorno al globo delle pecore, e dice alla veggente che si tratta dei popoli della terra, che pascolano senza voltare lo sguardo verso la croce, che hanno dimenticato il sangue versato dell'Agnello per la nostra redenzione.
 
Quindi finchè non si convertiranno rivolgendo lo sguardo a colui che è stato innalzato sulla croce, non troveranno la pace, quella pace che solo lo Spirito di Dio può dare.
 
 
E per questo dalle mani della Signora, propio perchè Mediatrice e corredentrice, fa vedere tre raggi che escono dalla ferita che ha su ogni mano. Raggi che rappresentano la Grazia, la Redenzione, e la Pace.
 
La grazia che viene dalla misericordia di Dio, attraverso il Figlio che dona la redenzione, attraverso le mani di Maria immacolate diventa pace interiore per gli uomini e salvezza.
 
Quindi la Misericordia viene dal Padre, la redenzione dal Figlio, la pace dallo Spirito Santo.
 
In questo tempo dice la Signora che entrambe il Padre ed il Figlio,vogliono inviare il Vero Spirito Santo sulla terra, vogliono inviare la Signora di tutti i popoli attraverso la venuta dello Spirito Santo, elargendo ai popoli grazia, redenzione e pace.
 
Questi tre attributi si riscontrano nella seconda lettera di Giovanni, che sono Grazia Misericordia e Pace.
 
Da notare una differenza, che dalle mani della Signora escono i tre raggi, e tre sono gli aggettivi che si trovano nella seconda lettera di Giovanni, con l'unica differenza che nella lettera si trova menzionato misericordia, nei raggi redenzione, mentre grazia e pace rimangono tali.
 
 
Il motivo è stato sopracitato prima, e cioè che attraverso le mani della Signora da cui fuoriescono i raggi sui popoli, la  misericordia del Padre, che provengono le Grazie,  portano redenzione attraverso il Figlio e quindi salvezza,  e la pace nei cuori attraverso lo Spirito Santo,  passando attraverso  la Signora.

 
 
Seconda lettera di Giovanni


---[1]Io, il presbitero, alla Signora eletta e ai suoi figli che amo nella verità, e non io soltanto, ma tutti quelli che hanno conosciuto la verità, [2]a causa della verità che dimora in noi e dimorerà con noi in eterno: [3]grazia, misericordia e pace siano con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell'amore. ---

 
Alfonso Mezzatesta

ILDEGARDA DI BINGEN

 


La liturgia

Anche nell’eremo la liturgia avrà avuto uno sviluppo, ma più che altro, le monache avranno assistito alla liturgia dei monaci. A Rupertsberg e ad Eibingen Ildegarda stessa organizzò la liturgia. Negli scritti di Ildegarda non mancano reminiscenze di testi liturgici. Anzi sono frequenti, anche se non sono citazioni vere e proprie, antifone, inni, responsori, orazioni, di cui si trovano tracce, per così dire, ad ogni passo. Manca, invece, nelle sue opere una trattazione sistematica dei temi secondo l’anno liturgico, con l’eccezione della sua opera Explanatio evangeliorum, la spiegazione dei Vangeli delle domeniche e di alcune feste, non però completa. Ogni testo viene spiegato prima letteralmente e poi secondo il significato morale e due tre volte secondo il suo significato anagogico, come deve essere interpretato il testo se si guarda in una visione generale dell’anima fino alla fine del mondo.

Delle sette visioni della seconda parte dello Scivias, che ha per oggetto la Chiesa e i sacramenti, la sesta, la più ampia, con ben cento capitoli, tratta del santo sacrificio della Messa, Cristo crocifisso n’è il centro. Egli domina l’altare accanto al quale si vede ritta la figura di una donna, la Chiesa, congiunta a Cristo nella sua Passione. Il sangue che zampilla dal cuore trafitto di Cristo viene raccolto dalla Chiesa in un calice. Questo sangue Ildegarda lo chiama la dote della Chiesa, la sua ricchezza. Da esso risulta la salvezza delle anime, che alla Chiesa sono affidate. Assistere alla Messa è una grande cosa. Significa vivere con Cristo e insieme a lui non solo la sua Passione, ma tutta la sua vita. Durante la celebrazione della Messa, appaiono nella visione di Ildegarda in immagine, come in uno specchio, i misteri di Natale, della morte, della sepoltura, della risurrezione e dell’ascensione del Figlio di Dio. Il sacramento dell’altare è un mistero di fede e Ildegarda non si stanca di ripetere quanto sia necessario la fede per chi vi si accosti. Illustra con un’immagine, tratta dalla Vita di uno dei padri del deserto, della differenza tra le anime che si accostano alla santa comunione. Alcune sembrano tutte luminose, tutte d’oro, altre pallide, altre pallidissime, altre insozzate, altre addirittura nere, secondo lo stato dell’anima.

L’ufficio divino è al centro della vita benedettina. Ildegarda ne tratta, vi allude, nella quinta visione del secondo libro dello Scivias. Ne tratta anche nei vari capitoli della spiegazione della Regola di San Benedetto: “La via di perfezione, discreta e piana, aperta da San Benedetto attende da chi la segue con il proposito della conversatio morum nella continua ricerca di Dio, il ritorno a lui”. La conversione, abbiamo già detto, è un cambiamento di direzione. Quasi senza avvertirlo, ci volgiamo a quello che ci piace o ci interessa o a noi stessi, dimenticando il nostro fine ultimo, Dio. La conversione ci riporta a lui e con l’abnegazione della propria volontà giungiamo all’imitazione di Cristo nella sua Passione, come dice Ildegarda. La Regola è nella linea del Vangelo e non vuole nient’altro e niente di nuovo, se non che la si metta in pratica. “Se l’insegnamento degli apostoli può paragonarsi alla prima luce del giorno e l’inizio della vita monastica come l’aurora, il sole serve a dare un’immagine della vita, quale la vuole San Benedetto da chi segue la sua Regola”. “L’abito dei monaci - Ildegarda pensa qui alla cocolla, il mantello indossato per l’Ufficio in coro, con larghe maniche che Ildegarda paragona ad ali - riporta al servizio di lode degli angeli, mentre designa anche l’Incarnazione e la sepoltura del Figlio di Dio, in quanto chi lo porta si è offerto alla fortissima obbedienza, come lo fu Cristo, obbediente fino alla morte”. Quando il monaco riceve la cocolla, rinuncia ad ogni cosa, anche alla sepoltura. L’abito significa che il monaco ha scelto con volontà pura, senza voler nient’altro per sé nella vita religiosa se non Cristo. La cocolla è un segno di elevazione e di mortificazione, nella gioia, però. Ildegarda non è una santa triste e la Regola di San Benedetto porta ad una donazione gioiosa.

Nella spiegazione della Regola di San Benedetto Ildegarda rileva pure la saggezza pratica del santo. Le norme che dà per la preghiera nella notte, per le ore di sonno, sono di vantaggio per la salute. L’ora dell’alzata nella notte, una pratica che generalmente non si fa più, è ben scelta e non nuoce al processo della digestione. Dormire troppo a lungo, o dormicchiare, come l’oziosità, nuoce al fisico. La ripetizione poi giorno per giorno dei salmi ne rende possibile l’apprendimento a memoria e l’esercizio della memoria è di grande utilità.

Ildegarda fa osservare che la Regola in vari punti si rimette al giudizio e alla discrezione dell’abate e dei fratelli. San Benedetto non regola assolutamente tutto, ma lascia abate e fratelli una certa possibilità di decisione. La preghiera, quando è prolungata fuori misura non da gioia, ma nella giusta misura fa sì che la si assolve in gioia e non con noia. La preghiera personale Benedetto la vuole pura e breve: ognuno la deve fare, interpreta Ildegarda, secondo la propria capacità. Pura, ci si mette innanzi a Dio – e basta. “Sotto ogni riguardo la Regola tiene lontano dagli eccessi, che fanno perdere di vista il fine e conduce direttamente alla meta. Questa Regola non è né troppo larga nelle sue concessioni, né troppo stretta nelle sue prescrizioni, ma mira a destra e non a sinistra, sicché conduce diritto alla meta colui che l’osserva”.

Per Ildegarda, la discrezione raccomandata dalla Regola deve ispirare ogni scelta. La discrezione, dal verbo discernere = distinguere, non presuppone semplicemente il lavoro che precede ogni scelta, discernere il positivo dal negativo per prendere una decisione, dopo un confronto bene riflettuto e ponderato. Essa prende pure in esame le possibilità del soggetto, le qualità degli oggetti, la necessità del momento. Nello Scivias, terzo libro, sesta visione, appare come la virtù che sceglie il meglio tra quanto vi è di buono. “Tiene nel grembo gemme preziose che lascia scorrere tra le dita. Ella è colei che ogni cosa passa al vaglio della discrezione, cribratrix omnium rerum”. Ha un abito di colore nero, perché ogni buona scelta presume e richiede la mortificazione della carne, cioè, il dominio delle proprie facoltà. Porta sulla spalla destra una piccola croce con l’immagine di Cristo, perché non c’è virtù di discrezione senza la dilezione, l’amore, per lui. La discrezione suppone saper distinguere il bene dal male, ma anche tra le cose buone è necessario conoscere quale è il meglio, relativamente alla persona, al tempo e alla circostanza. La discrezione porta ad una scelta intelligente e conveniente. Nella lista delle virtù in questa visione dello Scivias ha il posto prima della virtù somma della salvezza dell’anima.

Nel libro Dei meriti di vita, dove entrano non solo le virtù, come nello Scivias, ma anche i vizi, in una discussione che si estende per tutti e trentacinque libri, la virtù Discrezione ha un dibattito con il vizio Mancanza di misura, che da nulla vuole astenersi e afferma che le piace agire semplicemente come a lei conviene, senza tener conto di quello che ne è la conseguenza. Discrezione, invece, non pensa al proprio vantaggio, sa che tutte le cose create stanno nell’ordine stabilito da Dio e si rispondono a vicenda. Così la luna risplende della luce del sole, tutte quante le creature servono quelle più grandi di loro e non vanno oltre i loro limiti. Discrezione considera, prima di agire, l’ordinamento di Dio e in carità ne tiene in conto. Il concetto di base di Ildegarda è quello di permetterci di essere penetrati da questa verità, che noi siamo sempre in rapporto: le parti del nostro corpo tra di loro, il nostro corpo con la nostra anima, noi stessi con gli altri, tutto quello che abbiamo ci viene dal rapporto con le creature – e che non dobbiamo considerarci liberi di fare quello che ci pare, perché dipendiamo da tutti e dipendiamo da noi stessi, nell’uso che facciamo delle nostre facoltà.

Questa virtù della discrezione è l’intima regola della vita spirituale per Ildegarda, come già per Benedetto. Parlando di Benedetto, Ildegarda dice: “Il santo ha posto il chiodo della dottrina al centro della ruota”. Il chiodo era già per gli antichi, simbolo della stabilità, irremovibile. La ruota è simbolo dell’universo creato, il simbolo di Dio e anche simbolo dell’uomo. Come simbolo dell’uomo, la ruota significa che l’uomo è sempre in movimento, sempre cambia, si gira e si muove nel tempo. L’unico fisso, al centro, è Cristo. Al centro, “…né troppo in alto, né troppo in basso”, sicché ognuno che vuole possa raggiungerlo, c’è Cristo, che sta al centro della ruota, sta fermo e vede girare la ruota. Chi si tiene saldo a Cristo è al centro del mondo, sta ritto e non teme, perché sa che nulla può separarlo da lui.

Sr. ANGELA CARLEVARIS osb

TRATTATO SULL’INFERNO

 


Perché l'ossessa non è ancora liberata ?

 

L’esperienza dimostra che i demoni non si lasciano facilmente cacciare dal loro luogo di soggiorno, ma che essi se ne vanno solo quando non possono più resistere al potere dell’esorcista.

Per questo capita che si sia costretti a ripetere più volte gli esorcismi, talora per anni. 

Si svolge un vero combattimento con i demoni; essi si difendono in un certo senso con le mani e i piedi, con tutti i mezzi a loro disposizione, finché sono costretti a cedere alla potenza di Dio.

Dopo che fu formalmente stabilita la possessione, l’esorcismo, di solito con la partecipazione di diversi preti, fu praticato a più riprese sulla persona ossessa, senza che mai i demoni andassero via.

Costoro hanno sempre ripetuto che dovrebbero andarsene solo quando sarà ottenuto l’Imprimatur per il libro "AVVISI DALL’ALTRO MONDO".

Però nonostante numerose domande, i competenti Uffici ecclesiastici non hanno mai voluto né assistere a un esorcismo né occuparsi da vicino del caso. Ci si limitava a rimandare 1’ossessa alla psichiatria; mentre é notorio che, dopo aver invano tentato per anni di portare sollievo alla infelice con tutti i mezzi, é stato necessario dimetterla come "caso inspiegabile".

Come ho già menzionato, il dottor G. Mouret, primario della clinica psichiatrica di Limoux (Francia), dopo aver assistito all’esorcismo del 26 aprile 1978, ha testimoniato per iscritto che concludeva categoricamente trattarsi di possessione da parte di una potenza esterna. 

"Non temere coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere 1’anima; temete piuttosto colui che può mandare anima e corpo all’inferno" (Matteo 10, 28).


Cristo mette in guardia contro l'inferno

 

Contro un certo spirito moderno, che non vuole ammettere 1’esistenza di un inferno eterno, Gesù ha preavvisato in modo perentorio:

"...molti verranno dall’Oriente e dall’Occidente e si sederanno a mensa con Abramo e Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre esteriori, ove sarà pianto e stridor di denti" (Matteo 8, 11-12). "Cosi avverrà alla fine del mondo: gli Angeli verranno e separeranno i cattivi di mezzo ai giusti e li getteranno nella fornace del fuoco, dove sarà pianto e stridor di denti". (Matteo 13, 49-50).

"Se la tua mano o il tuo piede ti è di scandalo, tagliali e gettali via da te: è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno" (Matteo 18, 8).

"Serpenti, razza di vipere! Come scamperete alla condanna della Geenna? Perciò, ecco, io vi mando profeti e savi e scribi, ma di questi alcuni li ucciderete e li metterete in croce, altri li flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città..." (Matteo 23, 33-34).

"Infine (nel Giudizio) dirà anche a quelli che saranno alla sua sinistra: Andate lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (Matteo 25, 41).

Perché queste parole del Signore sono oggi passate sotto silenzio, perché si perdonano agli uomini i peccati e si elimina ogni cenno dell’inferno col pretesto che Cristo avrebbe portato un messaggio di gioia e non di minaccia? Non è il più grande segno di carità annunciare agli uomini tutta la verità, affinché siano preservati dall’inferno?

PREGHIERA DI PROTEZIONE CONSEGNATO DA UN ANGELO

 


"Padre Eterno, in questo tempo in cui nulla è in se stesso benedizione di ciò che il mondo sfiora con le sue intenzioni, ti chiedo, anzi ti prego di benedire i miei cibi e bevande e tutti gli artefatti che ho in casa mia, come pure i miei familiari e animali domestici affinché non ci sia alcuna maledizione, maledizione, trucco o stregoneria che potrebbe danneggiare me o i miei. Per l'Amore del Sacratissimo Cuore di tuo Figlio Gesù Cristo, te lo chiedo, Amato Padre Eterno."

Amen



(Preghiera consegnata da un Angelo del Signore il 30 settembre 2012 alle 3:00.