giovedì 21 novembre 2019

MESSAGGIO DI SAN MICHELE ARCANGELO A LUZ DE MARIA 18 NOVEMBRE 2019



Popolo di Dio:

COME CAPO DEGLI ESERCITI CELESTI, IN OBBEDIENZA ALLA TRINITÀ SACROSANTA E ALLA NOSTRA E VOSTRA REGINA E MADRE: IO VI STO ALLERTANDO.

Il Popolo di Dio è motivo di dolore per i Sacri Cuori.

La direzione che l’umanità ha deciso di prendere è tenebrosa, vi sta portando al contrario di quella che è la Volontà Divina ed i Beni Eterni.

L’uomo in agitazione non pensa in modo coerente, si allontana dai principi elementari di un buon figlio di Dio ed il male lo porta ad agire facendogli dimenticare prima di tutto la filiazione dell’essere umano con il Nostro Signore e Re Gesù Cristo ed inoltre gli fa disprezzare la Nostra Regina e Madre, così come gli fa dimenticare che ci sia un limite, una restrizione. L’umanità è disposta ad infrangere le regole, qualsiasi regola e qualsiasi norma ed i giusti principi.

Le miserie del male come l’invidia, la sfiducia, l’intolleranza, la superbia, l’inimicizia, la menzogna, la mancanza d’amore, hanno fatto cambiare il modo di pensare degli uomini e l’ego regna negli uomini che si impongono sui loro fratelli.

L’umanità è diventata un automa dei capricci dei potenti, l’umanità senza spiritualità diventa terreno fertile perché il demonio vi semini l’incertezza e questo continuerà a succedere in tutto il mondo. Ci sarà incertezza negli uomini che governano le nazioni e nei governati, così come in tutto quello che l’uomo mette in atto. 

Popolo di Dio, oggi pensate in un modo e domani cambiate idea, come si cambia d’abito.

FINO A QUANDO L’UOMO NON RITORNERÀ IN POSSESSO DELLA SUA REALTÀ SPIRITUALE E ALL’UNIONE CON IL NOSTRO RE E SIGNORE GESÙ CRISTO, NON RITROVERÀ LA PACE, NÈ IN SÈ STESSO, NÈ CI SARÀ PACE NEL MONDO.

L’incremento dei disastri naturali viene potenziato da un essere umano privo del VERO AMORE E DELLA VERA FEDE per il Nostro Re e Signore Gesù Cristo.  È Il demonio ad essere amato e festeggiato dall’uomo.

GUAI A COLORO CHE IN QUESTO MOMENTO ESULTANO NEL DISTRUGGERE UNA CHIESA, COLORO CHE FANNO QUESTE COSE SARANNO DISTRUTTI ALLO STESSO MODO!

 SE NON SI PENTIRANNO PER TEMPO E SE CONTINUERANNO A LAVORARE PER IL DEMONIO, L’IRA DI DIO SI ABBATTERÁ SU
DI LORO.

LA TERRA È IN GRANDE PERICOLO, LA COMETA DELLA QUALE SI È TANTO PARLATO SI STA AVVICINANDO ALLA TERRA E NON SARÀ INDIVIDUATA FINO A QUANDO NON SARÀ ANCORA PIÙ VICINA.

GLI SCIENZIATI NON RIUSCIRANNO MAI AD ANDARE AL DI LÀ
DI QUANTO DIO PERMETTE LORO.

CONTINUERANNO AD ESSERCI COLPI DI STATO, UNO DOPO L’ALTRO.

I FIGLI DI DIO SONO E SARANNO PERSEGUITATI, PERCHÈ SONO ODIATI DALLE ORDE CHE APPOGGIANO IL MALE.

I disastri della natura stanno aumentando la loro forza e continueranno ad aumentarla, l’umanità se ne renderà conto e se ne stupirà, ma non si piegherà davanti al NOSTRO RE E SIGNORE GESÙ CRISTO, INVECE SCATENERÀ LA SUA IRA CONTRO LA TRINITÀ SACROSANTA E CONTRO CHI LE È FEDELE.  

L’anticristo sta preparando la sua apparizione, gli stanno preparando il terreno. L’anticristo apparirà quando la maggioranza dell’umanità sarà in agitazione e ci sarà la guerra.

Pregate, Popolo di Dio, creature di Dio. Pregate per la Spagna, il suo popolo si solleverà nuovamente contro il potere, lo stesso accadrà in Francia ed in Equador.

Pregate, Popolo di Dio, creature di Dio. Pregate per il Paraguay, questo popolo patirà con dolore.

Pregate, Popolo di Dio, creature di Dio. Pregate per il Cile, il suo suolo sarà scosso con forza.

Pregate, Popolo di Dio, creature di Dio. Pregate per il Nicaragua ed il Venezuela.
Il disprezzo nei confronti del Popolo di Dio e la sua sofferenza, faranno aumentare la protezione della Nostra e vostra Regina e Madre per i Suoi figli.
In Venezuela, il male continuerà per il Popolo di Dio. In tempo di guerra il terrore verrà lanciato da questi paesi contro altri paesi.

Pregate, Popolo di Dio, creature di Dio. Pregate per il Messico.
In questa nazione sovrabbonda il peccato.
Pregate, questa nazione sarà scossa con forza ed i suoi figli patiranno moltissimo. I vulcani addormentati si risveglieranno e quelli attivi causeranno distruzione.

Pregate Popolo di Dio, creature della Nostra Regina e Madre dei Cieli e della Terra. Pregate, le acque si solleveranno con forza.

L’Asia sarà scossa con forza e le acque arriveranno fino ad altre coste.
Pregate per le zone costiere di El Salvador, del Guatemala e del Messico.
Pregate Popolo di Dio, creature della Nostra Regina e Madre dei Cieli e della Terra. Pregate per gli Stati Uniti, in questa nazione la sofferenza aumenterà.

UMANITÀ, APPARIRANNO VIRUS CON MUTAZIONI IMPLACABILI, IO VE L’AVEVO GIÀ FATTO SAPERE PER ORDINE DIVINO.

QUESTA PARTE DELLA STORIA DELL’UOMO È DESOLANTE PER TUTTA L’UMANITÀ, COSÌ COME GLI EVENTI CHE SI SUCCEDERANNO SARANNO CRUDELI, PER QUESTO È INDISPENSABILE L’UNIONE DELLA CREATURA CON IL SUO CREATORE, COME ANCHE L’UNITÀ DEI FIGLI DI DIO.

LA CHIESA SARÀ SCOSSA, CI SARÀ IL CAOS E QUINDI LO SCISMA.
NON DIMENTICATEVI CHE I FIGLI DI DIO NON SARANNO MAI ABBANDONATI, È L’UOMO CHE SI ALLONTANA DAL SUO
SIGNORE E DIO.

LA NOSTRA REGINA DEI CIELI E DELLA TERRA NON ABBANDONA MAI I SUOI FIGLI, SONO I SUOI FIGLI CHE L’ABBANDONANO.
LA MISERICORDIA DIVINA È PIÙ GRANDE DELLA MISERIA UMANA. RITORNATE SULLA RETTA VIA.

L’umanità sta sanguinando sulla terra prima del tempo.
Il demonio ha assunto posizioni chiave per esaltare l’apparizione dell’anticristo.

Popolo di Dio, dovete fortificarvi spiritualmente, non dovete cedere alle novità, non dovete accogliere quello che è contrario agli INSEGNAMENTI DEL NOSTRO E VOSTRO RE E SIGNORE GESÙ CRISTOsiate fedeli.

Unitevi e proteggetevi e siate fedeli ai Sacri Cuori ed allora in mezzo alla confusione dell’umanità, otterrete l’assistenza per non cadere completamente. Siate unità, per essere fortezze che resistono al male.

NOI DEI CORI ANGELICI VI CUSTODIAMO, MA QUELLO CHE RIUSCIAMO A FARE NEL NOSTRO LAVORO, DIPENDE DA VOI.

NON SIETE SOLI, LA PROTEZIONE DIVINA È IN CIASCUNO DI VOI. NON FATE PASSI INDIETRO, AFFRETTATEVI, SIATE AMORE, PREGATE E TRASFORMATE LA VOSTRA PREGHIERA IN REALTÀ.
DIGIUNATE ED OFFRITE QUELLO CHE VI COSTI PIÙ SACRIFICIO NELLA MENTE, NEL PENSIERO.

Noi vi proteggiamo.

CHI È COME DIO?
NESSUNO È COME DIO!

San Michele Arcangelo

AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO


COMMENTO DI LUZ DE MARIA

Dio Santo, Dio Forte, Dio Immortale, abbi Misericordia Signore,
liberaci da ogni male!
Dio Santo, Dio Forte, Dio Immortale, abbi Misericordia Signore,
liberaci da ogni male!
Dio Santo, Dio Forte, Dio Immortale, abbi Misericordia Signore,
liberaci da ogni male!

Amen.

Cristiani, musulmani, ebrei, hanno lo stesso Dio? NO!




IL NOME DI DIO 

nel Critianesimo 
nell'Ebraismo 
nell'Islamismo 


«DA LUI GRAZIE. 
A LUI E PER LUI 
TUTTE LE COSE. 
A LUI LA GLORIA NEI SECOLI. 
AMEN!». 

(San Paolo - Rom. Il, 36) 


DEUS 

- Cristianesimo -

Sebbene siano incerte le etimologie della parola "Dio" nelle diverse lingue, esse richiamano, però, sempre, la nozione comune di Dio, cioè quella di un Essere Supremo, Creatore e Padrone dell' universo e Autore della legge morale. 
Tutte le nozioni che Gli vengono attribuite sono, tuttavia, solo gli aspetti della stessa Realtà Infinita: "Colui che è", o "Atto-d' essere-sussistente", Assoluto personale, Creatore, Signore, Legge Eterna, Fine Ultimo dell'Universo della materia e dello spirito. 
Secondo la Rivelzione cristiana, Egli sussiste in tre Persone, eguali e distinte: Padre, Figlio, Spirito Santo. 
Questa conoscenza la dobbiamo solo a Lui, mediante la Sua rivelazione ai Patriarchi del popolo ebraico. 
Il "Dio della ragione" (la vera, aperta ali' essere), perciò, è lo stesso Dio della Fede che fa aderire al suo mistero: Dio è Uno, ossia: diviso in Sè e distinto da tutto l'altro; l'Unità di Dio è suprema, come assoluto è l 'Essere che ne constituisce l'essenza. 
Perciò, contro il politeismo, la ragione riconosce solo Dio, la cui natura è immoltiplicabile, infinitamente perfetta, come appunto l'Essere-sussistente
Da qui la molteplicità delle prove dell'esistenza di Dio, le quali, nell'ambito della riflessione metafisica dimostrano che gli aspetti proprii della natura e dell'uomo devono essere penetrati e interpretati, in ultima istanza, alla luce dell'essere. 
(Cfr. S. Th., I, q.2, a.3; iv., q.II, a.3, c; q.19, a.4,c; q.44,ai; q.47,a.3,c. e lum. q.65,a.l; q.103,a.l,c. e 3um; Sent, I; d.3, div.Text.II,d.l,q.l,a.l; d.25,q.la.l; d.38,qi,a.3,c. e 2um; De Ver.,q.2,a.3,c.; q.5,a.21; S.c.G.,I,cc.13,15,16,42; Il,cc.l5, 24,42; III,cc.l22,64; De Div. Nomin.,7,lect.4; De pot., q.2,a.3,5um; q.3,a.5; a.l5; q.5,a.3; in Phys.II,lect.12n.l; VII,lect.2; VIII,lect.9; op. Comp.th.,c.3; inMetaph.XII, lect.5; in Joann.,Prol.,nn.3-6; in DeCoelo et Mundo,I;lect.26-29). 



JAHVEH (ebr. YAHWEH) 

-Ebraismo-

E  nome proprio di Dio nell'Antico Testamento, tradotto: il "Signore", o l'"Eterno"
Oggi, è generalmente preferita la trascrizione Yahweh (pronuncia: Jahuè): Dio
Le parole: "lo sono Colui che sono" vanno considerate quale espressione della realtà dell'essere di Dio e della sua attività, come è contenuto anche nella formula: "essi riconosceranno che Io sono Jahveh" (Ez. 6, 14; 7, 27; 37, 13). 
Questo nome "Jahveh", comunque, era conosciuto anche prima di Mosè, come è insinuato in Es. 6, 3, e confermato dai Profeti, come Os. 12, 10: "lo sono Jahveh, tuo Dio, fin dalla terra d'Egitto". Molti critici, infatti, (ad esempio: Lagrange, van Hoonacker, Hehn, Mangenot, G. R. Driver) affermano che il nome di "Jahveh", o almeno una abbreviazione di questo nome, fosse conosciuta, prima di Mosè, presso gli Ebrei e altri Semi ti. Mosè, però, l'avrebbe elevata in un nuovo speciale significato a nome specifico di Dio. 
Nell'Esodo 3:13-16, è chiaro: "Mosè disse a Dio: Ecco, quando sarò andato dai figliuoli d'Israele e avrò detto a loro: l'Iddio dei vostri padri m'ha mandato da voi; se essi mi dicono: qual è il suo nome? che risponderò loro? Iddio disse a Mosè: IO SONO COLUI CHE SONO! Poi, disse: 1"'10 SONO" m'ha mandato da voi". Iddio disse ancora a Mosè: "Dirai così ai figliuoli d'Israele: l'Eterno, l'Iddio dei vostri padri, l'Iddio d' Abrahamo, l'Iddio d'lsacco e l'Iddio di Giacobbe m'ha mandato da voi. Tale è il mio nome in perpetuo, ta'e la mia designazione per tutte le generazioni". Ora, YHVH, nell'Antico Testamento, è tradotto con l'Eterno, circa seimila e cinquecento volte! 
"Yahveh", quindi, è Colui che è, che vive, che esiste in sè stesso, ma che si rivela: "IO SONO" (Esodo: 14); è la prima persona della radice (HVH-essere) del nome Yaheh. 
Nel' Antico Testamento si trovano anche altri numerosi nomi, sotto i quali Dio si è rivelato; tutti, però, sono composti con "YHVH". Per esempio: "lehovah-jireh", in Genesi 22: 14 (l'Eterno vede e provvede): "lehovah-shamma" (l'Eterno è qui), in Ezechiele 49: 35 ... 
Comunque, l'essenza stessa di Dio è, nel termine originale, designata dal tetragramma sacro "YHVH", nome che gli Ebrei non volevano neppure pronunciare. Gli stessi Rabbini, per scriverlo, dovevano, prima, lavarsi, e prendere una penna nuova ogni volta che lo dovevano fare. Anche quando leggevano i testi sacri, al posto di "YHVH", si doveva leggere "Adonai" (Signore). È da lì che furono tratte le vocali in "YHVH" per farne "Yahveh", che poi in seguito fu trasformato in "Jehovah", nome di Dio, come pure la sua abbreviazione "JAH", e come in "Allelujah"
Detto questo, è chiaro che il Dio di noi cristiani è ben diverso da quello dei musulmani. Il nostro Dio, cioè, è il Dio trinitario, la cui seconda Persona si è fatta "uomo", Gesù Cristo, che è morta per riscattare tutti gli uomini dalla perdizione eterna! 



ALLAH 

-Islam-

Cinque volte al giorno, un quinto dell'umanità si inginocchia rivolto verso la Mecca, e ripete la professione di fede: "NON C'È ALCUN DIO ALL'INFUORI DI ALLAH E MAOMETTO È IL SUO PROFETA"! 
Il termine "Allah" (va pronunciato in modo enfatico, quasi fosse scritto: "Alllah", con tre "l") da: "al e ilah" (= divinità), è un nome arabo di "dio", anche oggi comune ad ebrei, cristiani arabi e musulmani. La parola originaria, e quella derivata, si trovano accostate nella nota professione: "La iHìha ili a 'ilahu" ( = N o n v'è Dio se non Allah"). 
È usato spesso come componente di nomi teofori; in tal caso, Turchi, Persiani e Indiani lo pronunciano: Ullah". 
L'Arabia centrale e settentrionale era il dominio di nomadi beduini. Essi veneravano degli spiriti, i "jinn", e delle divinità, una delle quali (Allat) era superiore alle altre. È interessante leggere nel Corano la domanda che gli abitanti della Mecca s'erano posti al riguardo: "Maometto, ridurrà gli dèi a un solo Dio (Allah)"? •. Ma ai Coraichiti, la tribù di Maometto, non piaceva quest'idea, se non a patto che Maometto conservasse anche le altre divinità accanto a 
quella di Allah. Maometto, però, rifiutò di fare questo, perché non voleva dare ad "Allah" dei soci! 
Quindi, il nome di "Allah" è il nome di "Dio" in lingua araba. Gli idolatri nominavano, sì, i loro idoli semplicemente col termine "dio" (= Il'ah), ma non "allah", il Dio Unico che, nel Corano, designa il Dio dei Giudei, con tutti gli attributi: Unico, Creatore, Onnipotente e Dispensatore di tutti i beni; attributi che saranno ripresi nell'Islam. Nel Corano, infatti, "Allah" vien descritto attraverso questi attributi, che mostrano che "Allah" non è il "Dio" di una tribù, nè il "Dio" dei soli uomini, ma è anche il "Dio" di tutte le cose, il "Signore del mondo", e che tutte le cose che esistono sono state create da Lui e ubbidiscono al Suo comandamento. 
Perciò, il testo principale del Corano sono i quattro versetti della "Sora 112", la più cara ai musulmani, insieme alla "Sora Sarente", la "Fatiha". Sono versetti che vengono ripetuti all'infinito, sui "mihrab" delle moschee, sui muri delle case, sui quadri appesi alle pareti domestiche e persino sugli stessi denari: "Dì: EGLI, DIO, è UNO-DIO, l'ETERNO-Non generò né fu generato-e nessuno Gli è pari!". 
E questo è il cuore della fede islamica! 


«ALLAH, SEI IL NOSTRO PADRONE: 
RENDICI VITTORIOSI 
SUL POPOLO DEGLI INFEDELI!». 
(Corano: Sura 2, 286) 
*** 
«INFEDELE È COLUI CHE DICE: 
DIO È UN TERZO». 
(Corano: Sura V, 77) 
*** 
«ALLAH NON È CHE UNA DIVINITÀ UNICA. 
A LUI NON PIACE DI A ERE UN FIGLIO!». 
(Corano: Sura IV, 169) 
*** 
«DIO È UNO! DIO, L'ETERNO! 
NON GENERÒ NÉ FU GENERATO, 
E NESSUNO GLI È PARI!». 
(Corano: Sura 112, 1-4) 



Non v'è altra divinità all'infuori di Allah. 
«In verità, Allah è il mio e il vostro Signore, adorateLo, dunque! 
Questa è la retta via». 
(Corano XIX: 36) 

sac. Luigi Villa 

Per le anime giovani, per i giovani figli



Oh Gesù, 
aiutami a salvare le anime dei giovani nel mondo intero. 
Per la Tua Grazia, aiutali a vedere la Verità della Tua esistenza. 
Portali al Tuo Sacro Cuore  
e apri loro gli occhi al Tuo Amore e alla Tua Misericordia. 
Salvali dal fuoco dell’Inferno e, per mezzo delle mie preghiere,  
abbi pietà delle loro anime. 
Amen. 

mercoledì 20 novembre 2019

L'INFERNO VISTO DAI SANTI



Si tratta di rivelazioni private 

Da notare prima di tutto che dette visioni o apparizioni sono dette rivelazioni private non perché non siano o non debbano essere a vantaggio di tutta la Chiesa, ma nel senso che ad esse, non facendo parte di quelle verità di fede, necessarie per conseguire la salvezza, si potrebbe anche non prestare fede. "E quando la Chiesa le approva,non ci obbliga a crederle, ma solo permette, come dice Benedetto XIV che siano pubblicate ad istruzione ed edificazione dei fedeli; onde l'assenso che vi si deve prestare non è atto di fede cattolica, ma atto di fede umana fondato sull'essere queste rivelazioni probabili e piamente credibili" (Siquidem hisce revelationibus taliter approbatis, licet non debeatur nec possit adhiberi assensus (idei catholicae, debetur tamen assensus (idei humanae, juxta prudentiae regulas, juxta quas nempe tales revelationes sunt probabiles pieque credibiles De servorum Dei beatificatione, 1. 11, c. 32, n. 11). 

2. Natura di queste apparizioni o visioni  
La visioni "sono percezioni soprannaturali di oggetti naturalmente invisibili all'uomo". 
E cioè accade che alcune anime vedano, per un intervento superiore, delle realtà che ordinariamente non sono viste dagli altri uomini: visioni, per es., di Santi, di defunti, di anime del purgatorio o di dannati, ecc. 
Le visioni sono di tre specie: sensibili, immaginarie e intellettuali. "Le visioni sensibili o corporali od oculari, che si dicono anche apparizioni, sono quelle in cui i sensi percepiscono una cosa reale naturalmente invisibile all'uomo". 
E cioè visioni e apparizioni possono avvenire "per mezzo dei sensi corporali esteriori; per questo, tali visioni si chiamano corporee. Possono succedere in due maniere. L'una è propriamente e veramente corporea, cioè quando con corpo reale e dotato di peso si presenta alla vista o al tatto qualche cosa dell'altra vita, come Dio, un angelo, un Santo, il demonio, un'anima o altro. Si forma a tale scopo, per opera e virtù degli angeli buoni o cattivi, qualche corpo immateriale ed apparente, il quale, benché non sia corpo naturale e vero di colui che rappresenta, è veramente un corpo di aria condensata con le sue dimensioni quantitative". 
Un'altra maniera di visione corporea "sono certe immagini di corpo, di colore e simili, che un angelo può causare negli occhi alterando l'aria circostante. Colui che le riceve giudica di vedere qualche corpo reale presente, mentre esso non c'è e ci sono solo immagini con le quali si altera la vista con un inganno ad essa impercettibile. 
Questo genere di visioni illusorie non è proprio degli angeli buoni né delle apparizioni divine, anche se è possibile che lo sia e tale poté essere la voce che udì Samuele (Cf 1 Re 3,4). Ordinariamente, però, le simula il demonio per quello che contengono di inganno, specialmente per gli occhi" (448449). "Nella Scrittura si trovano molte visioni corporee avute dai Santi e dai Patriarchi. Adamo vide Dio rappresentato dall'angelo (Cf. Gen 3,8), Abramo i tre angeli (cf. Gen 18,1-2), Mosè il roveto e molte volte il Signore stesso (Cf. Es 3,2). Hanno avuto molte volte visioni corporee ed immaginarie anche dei peccatori, come Caino (cf. Gen 4,9) e Baldassar che vide la mano sul muro (Cf Dan S,5)". 
Le visioni invece immaginarie o immaginative "sono quelle prodotte da Dio o dagli angeli nell'immaginazione sia nella veglia sia nel sonno". Visioni immaginarie se ne trovano nella S. Scrittura per es., il Faraone ebbe quella delle vacche (cf. Gen 41,1 ss) e Nabucodonosor quella dell'albero (Cf Dan 4,1 ss) e della statua (Cf Dan 2,1 ss.), ed altre simili. 
A proposito delle visioni puramente spirituali, così si esprime S. Giovanni della Croce: "Parlando... delle visioni che sono puramente spirituali, senza cioè il mezzo e l'opera di alcun senso del corpo, dico che due sorta di visioni possono cadere nell'intelletto: le une sono visioni di sostanze corporee; le altre, di sostanze separate o incorporee. Le prime sono intorno a tutte le cose materiali che esistono in cielo e in terra, e che l'anima può vedere anche stando nel corpo, mediante una certa luce soprannaturale derivata da Dio, nella quale può scorgere le cose del cielo e della terra in loro assenza, come leggiamo essere avvenuto a S. Giovanni che nell'Apocalisse descrive le bellezze della celeste Gerusalemme che vide in cielo...". 
"Ma le altre visioni di sostanze incorporee, vale a dire di angeli e di anime, non si possono vedere neanche mediante quel lume derivato, ma con un altro più alto che si chiama lume di gloria; e perciò queste visioni di sostanze incorporee non sono proprie di questa vita, né si possono vedere in corpo mortale". 
Quanto alle visioni intellettuali di sostanze corporee che "spiritualmente si ricevono nell'anima, dico che esse sono a guisa delle visioni corporee; poiché, come gli occhi vedono le cose materiali mediante la luce naturale, così l'anima mediante il lume soprannaturale derivato dall'alto, vede interiormente con l'intelletto queste medesime cose naturali ed altre ancora come a Dio piace; se non che c'è differenza nel modo di percepirle, poiché le spirituali e intellettuali accadono in modo assai più chiaro e sottile che non le corporee. 
Quando Dio vuol fare all'anima questa Grazia, le comunica quella luce soprannaturale che abbiamo accennata, in cui con la massima facilità e chiarezza vede le cose che Dio vuole, ora del cielo, ora della terra, senza che faccia ostacolo o importi l'assenza o presenza loro. Il che avviene, alle volte, come se si aprisse una risplendentissima porta, per la quale si vedesse una luce a guisa di un lampo che in una notte buia all'improvviso illumina gli oggetti, li fa vedere chiari e distinti, e subito li lascia di nuovo all'oscuro, quantunque le loro forme e figure restino impresse nella fantasia. 
Ciò accade nell'anima molto più perfettamente; perché le cose vedute con lo spirito in quella luce le restano impresse in tale maniera che, ogni volta che vi fa avvertenza, torna a vederle in sé come prima; in quella guisa appunto che in uno specchio si scorgono le figure che vi sono rappresentate, ogni volta che alcuno torni a mirarvi. Ed è da notarsi che le forme delle cose vedute, giammai si cancellano interamente dall'anima, quantunque con l'andar del tempo si vadano un po' affievolendo". 
I mistici ci istruiscono sul modo con cui avvengono le visioni immaginarie e corporee: "Si formano per mezzo di immagini sensibili, causate o mosse nell'immaginazione o fantasia, le quali rappresentano gli oggetti in modo materiale e sensitivo, come cosa che si guarda con gli occhi del corpo, si ascolta, si tocca o si gusta. Sotto questa forma di visioni i profeti dell'antico Testamento - particolarmente Ezechiele, Daniele e Geremia - manifestarono grandi misteri che l'Altissimo rivelò loro per mezzo di esse. In simili visioni l'evangelista Giovanni scrisse la sua Apocalisse". 
"Ma le altre visioni di sostanze incorporee, vale a dire di angeli e di anime, non si possono vedere neanche mediante quel lume derivato, ma con un altro più alto che si chiama lume di gloria; e perciò queste visioni di sostanze incorporee non sono proprie di questa vita, né si possono vedere in corpo mortale". 
Le visioni dell'inferno da parte di Santi o di anime elette sono, senza dubbio visioni sensibili e immaginarie. Essi hanno visto e toccato e sofferto nel corpo e nell'anima. 

3. Che valore attribuire alle apparizioni o visioni 
Le visioni che ci occupano qui provengono da Dio o sono frutto di menti esaltate o malate di schizofrenia o di isterismo e simili? O frutto magari di immaginazione già imbottita di immagini, da qualsiasi parte derivate o attinte? Il quesito, pur importante, interessa qui fino ad uno punto. Perché a parte il fatto che almeno alcune si presentano come chiaramente di origine soprannaturale; in effetti anche quelle che potrebbero spiegarsi naturalmente, sono in piena sintonia con i dati rivelati, come vedremo. Stando così le cose, dette visioni o apparizioni, se veramente si sono verificate, hanno lo stesso valore che hanno tutte le rivelazioni private. E cioè quello di confermare in qualche modo il dato rivelato, e quello di ricordare agli immemori certe verità, dalle quali facilmente si evade non solo per la naturale smemoratezza dell'uomo, ma anche e spesso per il disagio che esse comportano e per le conclusioni alle quali perentoriamente conducono, ecc. 
Da chiedersi pure: quanto detto dai Santi sull'inferno è frutto di visioni o di vere e proprie "discese" nell'inferno? Per varie di queste testimonianze c'è da pensare che, più che visioni, si sia trattato anche di realtà, giacché i protagonisti sono "portati" nell'inferno, soffrendo enormemente. Reale discesa percepita come tale dagli stessi demoni. A vedere S. Veronica Giuliani nell'inferno, Satana urla furibondo ai suoi ministri: "Via l'intrusa che ci accresce i tormenti!". Certo non ci sappiamo spiegare come è possibile scendere nell'inferno da vivi, condividendo le stesse sofferenze dei dannati. Ma l'importante non è tanto sapere come si è discesi nell'inferno, ma quanto si è visto e sperimentato. Il non sapersi spiegare un fenomeno, -bisogna ribadirlo una volta di più - non può essere un motivo sufficiente per negarlo o per spiegarlo in modo chiaramente e volutamente distorto. 

4. Perché si verificano detti fenomeni 
Ci si potrebbe domandare pure il perché di tali fenomeni. Lo si diceva già a proposito del loro valore in confronto della rivelazione pubblica. Dio non opera che per amore. E l'amore ricorre a tutti i mezzi per salvare chi si ama. E perciò anche attraverso le visioni o le apparizioni, il Signore richiama alla realtà delle cose perché non si resti ammaliati da colori e apparenze ingannatrici. E purtroppo - noi lo sappiamo bene per esperienza -, sono tanti coloro che vanno dietro a vere e proprie illusioni e suggestioni. 
Si capisce allora che anche questi interventi dall'alto sono espressione di vera e propria misericordia. Con l'oscurarsi soprattutto di verità di fede di grande importanza, detti interventi straordinari aiutano enormemente a ritrovare la via della verità. Da notare, in conclusione, che visioni e apparizioni non possono confondersi con immaginazioni di fantasia, pura creazione del soggetto che opera. Sulla pur grandiosa concezione immaginaria de La Divina Commedia si può anche non consentire, trattandosi appunto di immaginazione poetica. Molto più difficile non consentire con le visioni dei Santi, che presentano una realtà che eccede anche ogni possibile immaginazione. 

Padre Antonio Maria Di Monda

RESISTERE ALLE TENTAZIONI



 1.     Finché saremo al mondo, non potremo essere senza tribolazioni e tentazioni; infatti sta scritto nel libro di Giobbe che la vita dell'uomo sulla terra (Gb 7,1) è tutta una tentazione. Ognuno dovrebbe, dunque, stare attento alle tentazioni e vigilare in preghiera (1Pt 4,7), affinché il diavolo non trovi il punto dove possa esercitare il suo inganno; il diavolo, che mai non posa, ma va attorno cercando chi possa divorare (1Pt 5,8). 
Nessuno è così avanzato nella perfezione e così santo da non aver talvolta delle tentazioni. Andare esenti del tutto da esse non possiamo. 
Tuttavia, per quanto siano moleste e gravose, le tentazioni spesso sono assai utili; perché, a causa delle tentazioni, l'uomo viene umiliato, purificato e istruito. I santi passarono tutti per molte tribolazioni e tentazioni, e progredirono; invece coloro che non seppero sostenere le tentazioni si pervertirono e tradirono. Non esiste una istituzione così perfetta, o un luogo così nascosto, dove non si trovano tentazioni e avversità. L'uomo non è mai del tutto esente dalla tentazione, fin che vive. Ciò per cui siamo tentati è dentro di noi, poiché siamo nati nella concupiscenza. Se vien meno una tentazione o tribolazione, un'altra ne sopraggiunge e c'è sempre qualcosa da sopportare, perché abbiamo perduto il bene della nostra felicità. Molti, di fronte alle tentazioni, cercano di fuggire, ma cadono poi in esse anche più gravemente. Non possiamo vincere semplicemente con la fuga; ma è con la sopportazione e con la vera umiltà che saremo più forti di ogni nemico. Ben poco progredirà colui che si allontana un pochino e superficialmente dalle tentazioni, senza sradicarle: tosto ritorneranno ed egli sarà ancor peggio. 
Vincerai più facilmente, a poco a poco, con una generosa pazienza e con l'aiuto di Dio; più facilmente che insistendo cocciutamente nel tuo sforzo personale. Accogli frequentemente il consiglio di altri, quando sei nella tentazione; e non essere aspro con colui che è tentato, ma dagli conforto, come desidereresti fosse fatto a te.   

 2.     Causa prima di ogni perversa tentazione è la mancanza di stabilità spirituale e la scarsezza di fiducia in Dio; giacché, come una nave senza timone viene spinta qua e là dalle onde, così l'uomo infiacchito, che abbandona i suoi propositi, viene in vario modo tentato. Come il fuoco serve a saggiare il ferro (Sir 31,26), così la tentazione serve a saggiare la santità di una persona (Sir 27,6). Quali possibilità ciascuno abbia in potenza, spesso non lo sappiamo; ma la tentazione dispiega palesemente ciò che siamo. Tuttavia bisogna vigilare, particolarmente intorno all'inizio della tentazione; poiché il nemico si vince più facilmente se non gli si permette per nulla di varcare le porte della nostra mente; e se gli si sbarra la strada al di là della soglia, non appena abbia bussato. Di qui il detto: "resisti agli inizi; è troppo tardi quando si prepara la medicina" (Ovidio, Remedia amoris, II,91). Infatti, dapprima viene alla mente un semplice pensiero, di poi una forte immaginazione, infine un compiacimento, un impulso cattivo e un'acquiescenza. E così, piano piano, il nemico malvagio penetra del tutto, proprio perché non gli si è resistito all'inizio. E quanto più a lungo uno ha tardato torpidamente a resistere, tanto più si è, via via, interiormente indebolito, mentre il nemico è andato crescendo di forze contro di lui.   

3.     Alcuni sentono le maggiori tentazioni al principio della loro conversione a Dio; altri invece alla fine. Alcuni sono fortemente turbati pressoché per tutta la vita; altri sentono tentazioni piuttosto lievi: secondo quanto dispongono la sapienza e la giustizia di Dio, le quali pesano la condizione e i meriti di ciascuno e preordinano ogni cosa alla salvezza degli eletti. Perciò non dobbiamo lasciarci cogliere dalla disperazione, quando siamo tentati. Dobbiamo invece, pregare Iddio ancor più fervorosamente, affinché si degni di aiutarci in ogni tentazione; Lui che, in verità, secondo quanto dice Paolo (1Cor 10,13), farà in modo che la tentazione sia accompagnata dai mezzi per poterla sopportare. Abbassiamo, dunque, in umiltà, l'anima nostra sotto la mano di Dio, quando siamo tentati e tribolati, giacché il Signore salverà gli umili di spirito e li innalzerà (1Pt 5,6; Sal 33,19). Quanto uno abbia progredito si dimostra nella tentazione e nella tribolazione; qui sta il suo maggior merito; qui appare più chiaramente la sua virtù. Non è gran cosa esser devoti e fervorosi quando non si hanno difficoltà; sapere invece sopportare se stessi nel momento dell'avversità dà a sperare in un grande avanzamento spirituale. Avviene che alcuni sono al riparo da grandi tentazioni, ma sono spesso sconfitti nelle piccole tentazioni di ogni giorno; e così, umiliati per essere caduti in cose tanto da poco, non ripongono più fiducia in se stessi, nelle cose più grandi. 

 L'Imitazione di Cristo

LEGGENDA PERUGINA


( COMPILAZIONE DI ASSISI )


LA PORZIUNCOLA, MODELLO DELL’ ORDINE

9. Noi che siamo vissuti col beato Francesco attestiamo quello che egli disse di questa chiesa, impegnando la sua parola, a motivo della grande grazia che lì gli era stata fatta e come gli era stato rivelato: «La beata Vergine predilige questa tra tutte le chiese del mondo che le sono care». Per tali motivi egli nutrì, finché visse, la massima reverenza e devozione per la Porziuncola.
E affinché i frati la tenessero sempre nel cuore egli volle, in prossimità della morte, scrivere nel suo Testamento che essi nutrissero gli stessi sentimenti. Prima di morire, presenti il ministro generale e altri fratelli, dichiarò: «Voglio disporre del luogo di Santa Maria della Porziuncola, lasciando per testamento ai fratelli che sia sempre tenuto da loro nella più grande reverenza e devozione.
Cosi hanno fatto i nostri fratelli nei primi tempi. Quel luogo è santo, ed essi ne conservavano  la  santità  con l’orazione ininterrotta  giorno  e  notte,  osservando  un costante silenzio.  Se  talora  parlavano  dopo  l’intervallo  stabilito per  il  silenzio, conversavano con la massima devozione ed elevatezza su quanto si addice alla lode di Dio e alla salvezza delle anime. Se capitava, caso raro, che taluno prendesse a dire parole frivole o disdicevoli, subito veniva rimproverato da un altro.
Affliggevano il corpo non solo con il digiuno, ma con molte veglie, patendo freddo e nudità e lavorando con le loro mani. Assai spesso, per non restare senza far nulla, andavano ad aiutare la povera gente nei campi, ricevendone talvolta del pane per amore di Dio. Con queste ed altre virtù santificavano se stessi e il luogo della Porziuncola. 
Altri fratelli venuti dopo si comportarono per lungo tempo allo stesso modo, sia pure con minore austerità.
Ma più tardi, il numero dei frati e delle persone che si riunivano in questo luogo si accrebbe più che non convenisse, soprattutto perché tutti i frati dell’Ordine erano obbligati a convenirvi, unitamente a quanti intendevano farsi religiosi. Inoltre, i frati sono  oggi  più freddi  nella  preghiera  e  nelle  altre  opere  buone,  più inclini  a conversazioni futili e inconcludenti, e facili a ciarlare di novità mondane. Ecco perché quel luogo non è più trattato dai frati che vi dimorano e dagli altri religiosi con quella reverenza e devozione che conviene e che mi sta a cuore».
10 «Voglio dunque che Santa Maria della Porziuncola sia sempre sotto la diretta autorità  del  ministro  generale, affinché  egli  vi  provveda  con  maggior  cura e sollecitudine, particolarmente nello stabilirvi una comunità buona e santa. I chierici siano scelti tra i più virtuosi ed esemplari che conti l’Ordine, e che sappiano meglio dire l’ufficio in modo che non solo la gente ma anche i frati li ascoltino con gioiosa e viva devozione. Abbiano a collaboratori dei fratelli non chierici, scelti fra i più santi, equilibrati e virtuosi.
Voglio inoltre che nessun frate né chicchessia entri in quel luogo, eccettuati il ministro generale e i frati che sono a loro servizio. I frati qui dimoranti non parlino con nessuno, se non con i confratelli dati loro in aiuto e con il ministro quando viene a visitarli.
Voglio ancora che i fratelli non chierici siano tenuti a non riferire loro discorsi e novità mondane che riescano inutili al bene dell’anima. Proprio per questo voglio che nessuno entri in quel luogo, affinché conservino più agevolmente la loro purità e santità, e non si proferiscano in  quel  luogo  parole  vane  e  nocive  all’anima,  ma  sia esso  serbato interamente puro e santo, allietato da inni e lodi al Signore.
E quando qualche frate passerà da questa vita, il ministro generale faccia venire un altro santo frate in sostituzione del defunto, prendendolo dovunque si trovi. Poiché, se accadesse che i frati e i luoghi dove dimorano scadessero con il tempo dalla necessaria purità ed esemplarità, voglio che Santa Maria della Porziuncola resti lo specchio e il bene di tutto l’Ordine, e come un candelabro dinanzi al trono di Dio e alla beata Vergine. E grazie ad esso, il Signore abbia pietà dei difetti e colpe dei frati, e conservi sempre e protegga il nostro Ordine, sua pianticella».

Traduzione di VERGILIO GAMBOSO