venerdì 3 gennaio 2020

PREGHIERA PER I GIOVANI



O Maria, Madre di Dio e nostra, ti presentiamo i giovani. Tutte le età hanno bisogno  della tua protezione, ma oggi soprattutto i giovani.  
Oggi sono esposti a tanti pericoli e tentazioni. Sono la speranza della Chiesa e del  mondo.  
O Madre, che hai sofferto per tre giorni lo smarrimento del tuo  Figlio, quante madri piangono oggi per i loro figli: giovani  sbandati, travolti dalla droga, dal vizio, da falsi ideali o privi di  ogni vero ideale.  
O Vergine pura e santa, fa' che il clima delle nostre case sia  adatto alla crescita dei figli in saggezza e in grazia.  
Fa' che le scuole siano luoghi di vera formazione dei nostri figli, che gli insegnanti  siano veri educatori dei giovani per la professione e per la vita.  
Fa' che i giovani trovino in Gesù e nel suo Vangelo il progetto per la loro vita e così  diventino costruttori di un mondo migliore.  
Per questo, o Madre di Dio e Madre nostra, prega per noi il tuo Gesù.  

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Seconda apparizione, domenica 14 maggio 

In quella domenica le apparizioni furono due, ma si è  soliti riunirle sotto l'appellativo di seconda apparizione. 
A Ghiaie, si parlava un po' dappertutto dell'apparizione della Vergine alla figlia di Rico Roncalli. 
Adelaide si recò, come al solito, all'oratorio tenuto dalle Suore Sacramentine. 
Fu subito circondata dalle amiche, dalle giovani dell'oratorio e dalla suora assistente, curiose di sentire il suo racconto che le più accompagnarono con frizzi e canzonature. 
Giunta l'ora dell'incontro con la Vergine, Adelaide è presa dal grande desiderio di andare al luogo delle apparizioni. 
La porta d'ingresso dell'oratorio era chiusa e le suore non intendevano lasciarla uscire. 
Adelaide cominciò ad insistere che voleva andare dalla Madonna, e poi agitò talmente l'ambiente da costringere il parroco a farle aprire la porta. 
Giunta sul posto con le compagne, Adelaide guardò in alto e vide passare due colombi bianchi. 
Era la prima volta che li vedeva e li vedrà nei giorni seguenti. 
Adelaide entrò subito in estasi. 
Le sue amiche non videro, né udirono nulla. 
Bettina dirà: "Adelaide si mise a parlare con la bocca soltanto, ma io che ero lì vicina, non ho sentito niente delle sue  parole" (v. Achille Ballini, Andiamo alle Ghiaie a vedere, Boltiere  1951, p.26). 
Adelaide, come il giorno prima, vide il punto luminoso  che si avvicinava diventando sempre più grande fino ad apparirle come un globo di luce, in cui scorse la Sacra Famiglia. 
Ma, leggiamo il breve e semplice racconto della duplice apparizione del secondo giorno, sul quaderno di Adelaide: 
"14 maggio - Ero all'oratorio con le mie compagne, ma verso le ore sei sentii un grande desiderio di correre al luogo dove  la Madonna mi aveva invitato. Partii di corsa con alcune mie  compagne, giunta sul luogo istintivamente guardai in alto e vidi  passare due colombi bianchi poi più in alto vidi il punto luminoso  che si avvicinava e che delineava chiara e maestosa la figura della  Sacra Famiglia. Al primo momento mi sorrisero poi la Madonna  mi ripeté quanto aveva detto ieri: "Devi essere buona ubbidiente  sincera e pregare bene, rispettosa verso il prossimo. Tra il quattordicesimo e quindicesimo anno ti farai Suora Sacramentina.  Soffrirai molto, ma non piangere, perché dopo verrai con me in Paradiso". 
Poi lentamente si allontanò e scomparve come la sera prima. 
Sentivo in cuore tanta gioia per le brevi parole della Madonna e nella mia mente era chiaro preciso il ricordo della sua dolce presenza. Ritornai con le mie compagne verso l'oratorio: a metà strada incontrammo un buon ragazzo che mi interrogò. Alla  mia affermazione di aver visto la Madonna egli ansioso mi disse:  "Prova ad andare ancora a vedere se ti appare e domandale se io  potrò essere sacerdote consacrandomi a Lei". 
In fretta ritornai sul posto, guardai in cielo con la speranza che la Madonna ritornasse. Infatti dopo pochi minuti si manifestò  di nuovo la bella presenza della Madonna alla quale espressi il  desiderio di Candido presente alla sua nuova visita. 
Essa con voce soave e materna mi rispose: "Sì, egli si farà Sacerdote Missionario secondo il mio Sacro Cuore, quando la  guerra sarà terminata". 
Detto questo lentamente scomparve. 
Terminata la visione sentii tirarmi il grembiule dal ragazzo  il quale mi chiese cosa aveva risposto la Madonna. Quando gli  ripetei le parole della Madonna, egli corse felice a dirlo a sua  mamma. Ritornai a casa con le mie compagne e nel mio cuore  sentivo una grande gioia. 
La Madonna prima di allontanarsi mi disse di ritornare per altre sette sere". 
Adelaide si sente spinta da una forza interiore al luogo delle apparizioni, come Bernardetta Soubirous a Lourdes e i tre pastorelli a Fatima. 
I colombi bianchi precedono l' apparizione di Ghiaie. A Lourdes il vento e a Fatima il lampo precedettero la venuta della  Vergine Maria. 
Nella seconda apparizione, nel primo tempo, diciamo così, apparvero ad Adelaide: Gesù Bambino, S. Giuseppe, la Vergine  Maria: fu Lei a parlarle, come il giorno prima, mentre gli altri due  le sorrisero soltanto. 
La Vergine le disse due profezie: a) si sarebbe fatta suora sacramentina tra i quattordici e i quindici anni; b) avrebbe sofferto molto. 
È l'annuncio di una vita di grandi prove, legate alla sua condizione di veggente. 
Nel secondo tempo, quando Adelaide tornò sul luogo delle apparizioni, su richiesta di Candido Maffeis, le apparve la Vergine sola, che fece la terza profezia: Candido sarebbe diventato sacerdote secondo il suo Cuore. 
Adelaide non tarderà a sperimentare la verità della seconda profezia. La sera stessa, Catì (Caterina), sorella maggiore di Adelaide, tornata a casa, la rimproverò aspramente dinanzi ai  genitori, dicendo: "Ecco l'impostora, che disonora la nostra  famiglia. Tutti la deridevano all'oratorio. Dicevano che aveva  visto la Madonna perché aveva fame". 
Quando intervennero la mamma ed il papà, parendole di sentirsi protetta, Adelaide aprì la bocca per concludere: "E invece  è vero che ho visto la Madonna. Catì ha rabbia perché lei non l'ha  vista". 
Padre Bonaventura M. Raschi, nel libro Questa è Bonate, A.G.I.S., Genova 1959, p. 30, narra il seguente episodio, che  definisce curioso e gustoso. 
Le due sorelle Vittoria e Caterina portano Adelaide a dormire con loro, la mettono nel mezzo del letto matrimoniale, e poi Vittoria dice alla piccola: "Impostora, girati di là, perché ho paura  di guardarti in faccia". 
Adelaide si gira impressionata, ma anche Caterina le dice: "Impostora, girati di là, perché ho paura di guardarti in faccia". 
Adelaide rattristata si pone supina, per non guardare nessuno. 
Candido Maffeis ricorda che quando riferì le parole dette dalla Madonna ad Adelaide, riguardanti la sua vocazione, la sorella lo picchiò e lo condusse alla casa della bambina, per sentire come stessero le cose. 
Il papà di Adelaide si adirò: Candido fuggì e chi le prese fu la piccola veggente. 
Adelaide è sola: in famiglia riceve insulti, percosse; all'esterno è circondata dallo scherno e da malevoli insinuazioni. 

Severino Bortolan

L’UOMO NEL DISEGNO DI DIO



3a MEDITAZIONE

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La sessualità possiede un mistero. È vero che si possono fare tutte le analisi che si vogliono, dai  rapporti Kings in poi, sui comportamenti sessuali delle persone; è vero che la si può analizzare dal  punto di vista psicologico, dal punto di vista sociale e tutte queste cose; però la sessualità custodisce  in sé un mistero che è irriducibile, e il suo mistero sta essenzialmente nella capacità che la sessualità  possiede di suscitare amore.
Lʼamore è immensamente di più del sesso, ma la sessualità lo suscita, perché quella percezione  dellʼessere incompleto che è propria della sessualità – la sessualità dice incompletezza, gli organi  sessuali sono mezzi organi, che funzionano solo nel completamento dellʼaltra metà – proprio questa  percezione della propria incompletezza, apre al desiderio e quindi allʼamore: fa chiedere amore ed  esprimere amore. È capace di esprimere amore.
Cʼè evidentemente una dimensione biologica della sessualità: questo non ha niente di misterioso,  è quella che abbiamo in comune con tutti gli animali. Ma cʼè una dimensione umana propria della  sessualità che comprende conoscenza, affetto, progettualità, scelta, amore, dono, condivisione. Credo che il grande compito che allʼuomo viene chiesto è quello di riempire il significato della bio- logia sessuale con una ricchezza di valori umani, con una ricchezza di affetti (non solo di emozioni),  di sentimenti, di esperienza di dono, di amore, di offerta e impegno della propria vita.
Quando il Cantico dei Cantici racconta quella esperienza di ricerca, di amore dello sposo e della  sposa, usa alcune espressioni che sono significative. La prima è quella formula famosa (Ct 2,16): “Il  mio amato è per me e io per lui” che dice la relazionalità e dice la percezione della propria esistenza  come una esistenza “per”: la sessualità deve condurre lì, a percepire la vita così. Ma la cosa interessante  è che questa formula non è altro che la formula di Alleanza, tradotta nel rapporto tra uomo e donna.  La formula dellʼAlleanza è “Io sono il vostro Dio e voi siete il mio popolo”, io sono per voi e voi per  me. Il Signore è per noi e noi per il Signore. Ma il legame delle due formule è significativo perché  vuole dire che la esperienza di comunione tra lʼuomo e la donna ha il suo modello in quella relazione  dʼamore che Dio ha stabilito con gli uomini: è quello il modello.
Si può interpretare lʼuomo a partire dal mondo animale – ricordavo ieri quel libro famoso di Morris, 
“La scimmia nuda” –; si può partire dallʼetologia e interpretare il comportamento dellʼuomo a partire  da lì. La Bibbia, come ho detto più volte, parte al contrario, parte da Dio: se vuoi capire lʼuomo lo  devi vedere sullo sfondo del mistero di Dio, è immagine e somiglianza di Dio. E anche lʼamore uma- no è collocato sullo sfondo dellʼAlleanza tra Dio e gli uomini. Il motivo della fedeltà, il motivo della  dedizione di sé, dellʼamore, etc., ha lì la sua radice ultima.
Il ché evidentemente ci pone davanti ad un compito che è immenso, uno può dire superiore alle nostre  forze (e per molti aspetti lo è). Credo però che perlomeno si possa dire che affascinante lo è: il riuscire  a dare forma allʼesistenza umana e alla sessualità, a dare una forma che sia di spirito umano, anzi di  rivelazione del mistero di Dio, dellʼamore di Dio; è un modo straordinariamente stimolante di pensare  e di vivere i rapporti umani, fino a quella conclusione. 

Ricordate il Cantico:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è lʼamore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe sono vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere lʼamore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dellʼamore, non ne avrebbe che dispregio. (Ct 8,6-7)

Ricordate cosa sono i sigilli nellʼantichità: generalmente sono dei cilindretti incisi che si fanno  passare sopra lʼargilla come firma, come segno di appartenenza. La firma si fa facendo passare il ci- lindretto sopra allʼargilla in modo che lasci la sua impronta. E, evidentemente, il sigillo è personale.  Non sono fatti in serie; ciascuno è fatto con lʼimmagine che uno sceglie e che è la sua. Non è fatto in  serie perché il sigillo è la mia firma, quindi deve essere personale. E proprio perché è personale, non  lo lascio mica in giro, lo porto con me, lo porto attaccato al collo, o al polso, in una catenina, in una  cordicella, dove volete, perché è mio, altrimenti se uno me lo porta via può firmare i documenti come  se fossero miei.
“Mettimi come sigillo sopra il tuo cuore, come sigillo sopra il tuo braccio”: la mia identità è unita  indissolubilmente con te, portami con te dovunque, perché ti appartengo e appartengo a te solo.
“Perché forte come la morte è lʼamore, tenace come gli inferi è la passione”; “Le grandi acque  non possono spegnere lʼamore”. Le grandi acque sono quelle dellʼoceano, di quellʼoceano che cir- conda la terra: nemmeno queste, le acque primordiali, le acque della morte, nemmeno queste possono  spegnere lʼamore.
Cʼè dentro un desiderio che accompagna questa esperienza di comunione e cʼè dentro una vocazione a  rendere lʼamore umano ad esserne espressione. Povera, piccola, fragile, limitata; non cʼè bisogno che  ce lo diciamo, anzi, sì perché non pensiamo queste cose qui come semplicemente sogni. Sappiamo che  la realizzazione è faticosa, però è una realizzazione che dà il senso vero alla realtà della sessualità. Faticosa come è faticoso per unʼartista mettere la sua intuizione di bellezza dentro alla materia: un  Michelangelo deve essere capace di mettere lʼintuizione di bellezza dentro alla materia, deve farci  venire fuori “La pietà”. Credo si faccia fatica, bisogna fare molte prove, bisogna purificare, riprovare,  correggere, inventare.
Poi può darsi che non venga fuori un capolavoro perfetto, e che venga fuori con tanti limiti. In realtà a  volte anche quella che sembra imperfezione o incompletezza è, dal punto di vista artistico, uno spet- tacolo: “La pietà Rondanini” non è meno bella, meno espressiva della “Pietà” di San Pietro, anche se  dà lʼimpressione dellʼincompleto, del non realizzato. Ma può darsi che nella vita dellʼuomo, proprio  lì, nellʼincompleto e nel non realizzato ci sia quello che riesce ad alludere meglio alla pienezza di  significato che è quella di Dio.
Lʼuomo, per fortuna, ha questo di bello: che non ci sono delle situazioni così sbagliate nella sua vita  che non possano esprimere, almeno sotto forma di desiderio, sotto forma di pentimento, sotto forma  di anelito, il mistero grande di Dio di cui lʼuomo è fatto a immagine e somiglianza.

Ci fermiamo qui. Lʼesercizio è quello di rivedere, ripensare il modo in cui pensiamo e viviamo la  nostra identità nella dimensione anche della polarità sessuale.
Evidentemente, per quello che riguarda gli sposi lʼesame di coscienza è da fare e si capisce bene,  ma credo che il discorso riguardi un poʼ tutti: quello che è il significato della relazione che noi vi- viamo con lʼaltro sesso, con lʼaltra polarità dellʼesperienza umana, e il verificare se il modo in cui la  pensiamo (già il modo in cui la pensiamo) e il modo in cui la viviamo entra dentro a questa vocazione  che la Parola di Dio ci presenta.

S.E. Mons. LUCIANO MONARI

Un Mondo secondo il Cuore di Dio



***
L’autentica rigenerazione dell’uomo non può venire che da parte di Dio, aprendosi alla sua grazia. Qualcosa come ciò che accadde nella Redenzione: siccome nessun uomo poteva redimere gli altri uomini, perché tutti erano immersi nel peccato, Dio, nel suo grande amore, si fa uomo per redimerli tutti. Così pure, nessuna forza interiore dell’uomo può rigenerarlo, perché tutte si trovano contaminate. La soluzione divina dell’Incarnazione e Redenzione si prolunga per mezzo della sua grazia. È come se Dio si “incarnasse” di nuovo per redimere ogni uomo dalle forze disordinate che combattono nel suo interno. A ciò manca un elemento decisivo a che si attui quel “rinascere” dell’uomo: la sua accettazione. Quella rinascita spirituale non può avvenire se non avvengono prima due cose: il riconoscimento della propria impotenza e il ricorso umile al potere di Dio. Alla base della vera rinascita c’è un’umiltà vissuta e sincera. Essa ci porterà segretamente al Paradiso dell’Eden, quello stato d’unione con Dio in cui vivevano i nostri progenitori prima di peccare. Là sentiremo la gioia di un triplice amore: l’amore di essere stati creati, l’amore di essere stati redenti e l’amore di aver potuto cooperare alla nostra propria redenzione. Non avremo più pretese: l’umiltà ci avrà dato quelle disposizioni che Gesù esigeva per entrare nel suo regno: «Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli». 

Dopo aver raggiunto questa statura spirituale, non si può dimenticare un nuovo ostacolo: coloro che si decidano per quella rigenerazione, riceveranno i colpi dello spirito del mondo. L’umiltà di “bambini forti”, secondo Dio, sarà da quello spirito giudicata come un’impotenza e un’incapacità. Facciamo qui un altro passo: il “rinato” nello Spirito di Dio deve affermarsi davanti al mondo con un nuovo gesto di umiltà: deve accettare il fallimento piuttosto che servirsi della menzogna o della forza. Queste non sono le armi di Dio, benché le abbiano usate alcuni che si dicono figli di Dio. Naturalmente è duro accettare questo fallimento, ma ciò cui noi ci riferiamo non è un ordine naturale, bensì un ordine soprannaturale. Quella rinascita esige uno sguardo d’aquila, che non tenga in conto i valori stimati dal mondo: «Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo : la nostra fede». Se l’umiltà è la base della nostra “rinascita”, la fede, infiammata dalla speranza e dalla carità, è la forza motrice che ci spinge ad agire secondo la nuova vita in Dio. 

Perché niente mancasse, ci è stato dato un modello di vita perfetta, Gesù. Lui è il modello al quale devono conformarsi tutti i “rinati” per entrare nel regno di Dio. Orbene, che fece questo Uomo per accogliere nel suo seno il Figlio di Dio? Scomparire. La persona umana di Gesù “scomparve” affinché in lui apparisse il Dio vivo. L’“io” umano che in Adamo si riaffermò contro la volontà di Dio, in Gesù scomparve fino alla non-esistenza. Allora Dio, il Figlio, vive in questa Umanità di Gesù, santificandola fino all’infinito. Così pure, man mano che il nostro “io” vada scomparendo, andrà apparendo il Figlio di Dio in noi, Cristo Gesù. La stessa parola, “scomparire”, non vorrà significare apparizione di Dio? 

Tutto questo porta con sé un’opera di logoramento, qualco- sa di simile a ciò che avviene per l’apparire della bella immagine che si nasconde in un blocco di marmo o di pietra. Ma in questa opera di logoramento spirituale c’è una differen- za: lo Scultore è dentro di noi. La grazia opera in noi come la linfa, che fa crescere la pianta dandole la forma che la sua natura richiede. Quante forme hanno dovuto scomparire perché la pianta conseguisse la sua forma definitiva e così dia il suo frutto! Se il seme non rinuncia alla sua forma, “rendo”, la vita non “appare”. Qual è la forma definitiva della nostra natura umana? La troviamo espressamente indicata nel piano divino: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza» . La nostra “forma”, dunque, è un modo di essere divino. Gesù è non solo modello, ma incarnazione di quella forma divina, che lo fa essere il “primogenito di molti fratelli”. Gesù è lì, non come un quadro che dev’essere semplicemente ammirato, ma come un impegno ad identifi- carci con Lui. Poiché, se Lui è il Primogenito, vuol dire che devono esistere altri che partecipino in qualche modo della sua stessa forma e della sua stessa natura. 

Pochissimi si decidono a scomparire perché in loro appaia la vita di Dio. Manca questa oblazione al Padre, come la fece Gesù, per accogliere nel proprio seno il Figlio di Dio. Noi vogliamo essere innanzi tutto noi stessi; Dio ha forse il secondo posto. Bisogna tener presente questa verità fonda- mentale: finché non avremo immolato questa “priorità personale” in tutte le sue forme, l’epifania di Dio non si realizzerà in noi. Una convinzione profonda deve sconvolgere tutti i “centri”, intorno ai quali ha girato l’antica vita, per “centrarsi” in Colui che è, fu e sarà il centro della creazione intera: il Dio umanato. 
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 JOSÉ BARRIUSO

IL CURATO D'ARS SAN GIOVANNI MARIA BATTISTA VIANNEY



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Un piccolo pastore sotto il Terrore (1793-1794).  

La Convenzione aveva sperato di distruggere il culto divino, chiudendo le chiese; ma non aveva potuto sopprimere una delle più belle manifestazioni della religione, cioè la carità, la quale continuò sempre a fiorire nella casa dei Vianney. Era ivi una virtù quasi ricevuta per eredità, e l'apostolo di questa virtù tutta divina fu appunto il nostro Santo.  
Uno dei suoi compagni di Dardilly, Andrea Provin l'ha visto dirigersi col suo asino carico di legna verso la casa dei poveri, col volto raggiante. «Metti due o tre pezzi di legna», gli diceva dapprima il padre, poi aggiungeva: «Mettine quanto puoi!» 20.  
Gli infelici erranti trovavano facilmente asilo a Dardilly. I Vincent, genitori di Maria, erano venuti ad un accordo, dal quale traspare tutta la loro buona intenzione, insieme al loro sentire delicatamente cristiano: i Vincent accoglierebbero le donne povere, mentre gli uomini dovrebbero indirizzarsi ai Vianney 27. In questo caso, era Giovanni Maria che indicava la porta della casa paterna ai mendicanti. Questi infelici qualche volta avevano con sé figli piccoli: e Giovanni Maria, vedendoli, si commuoveva fino alle lagrime, li prendeva per mano, li accompagnava in casa e li raccomandava: alla madre. Ve n'erano di quelli che mancavano di zoccoli, di vesti, di pantaloni, della camicia, e la pia e caritatevole madre aumentava la gioia del figlio, correndo all'armadio in cerca di questi doni desiderati.  23  
Senza soggezione i poveri dovevano sedersi alla tavola dei padroni ed erano serviti per i primi. Una sera, così guidati dalla Divina Provvidenza, arrivarono ben venti di questi ospiti.  
- Non c'è brodo per tutti - disse qualche volta la massaia al marito.  
- Starò senza io - rispondeva il brav'uomo 28.  
Fra questi erranti della strada vi erano forse dei preti proscritti, ma anche dei miscredenti, imbevuti delle idee dell'epoca, e fu per una speciale benedizione di Dio su questa famiglia, se i Vianney non furono traditi: certo correvano un bel rischio! S'immagini, che dopo la refezione, sia pure a porte chiuse, gli ospiti erano invitati ad inginocchiarsi, intanto che una voce pura e fresca di bimbo si elevava a dire, in nome di tutti, la preghiera della sera: finita la prece, era ancora, Giovanni Maria, che, coi suoi fratellini, conduceva i poveri al riposo, nella stanza o nel fienile, ove li attendeva un buon strato di paglia. Ed allora la grande pace di Dio avvolgeva la casa della carità.  

 Prima di coricarsi Giovanni Maria faceva quello che aveva visto tante volte fare da suo padre, e che prima aveva già. fatto suo nonno, Pietro Vianney, cioè scopava il focolare al quale si erano assisi i poveri, prendeva i loro mantelli, inzuppati di acqua e li avvicinava al fuoco, perché potessero più facilmente asciugare. Infine, prima di andare al riposo, si intratteneva ancora con sua madre e con sua sorella, parlando di Religione, in omaggio alla sua pietà, che ogni giorno cresceva; con loro recitava qualche preghiera per le anime del Purgatorio, questi mendicanti dell'al di là, e si ritirava dopo avere scambiato l'augurio della buona notte.  
Fin da questo tempo, Giovanni Maria Vianney aveva tenera devozione alle anime del Purgatorio. Durante il 1793 «ci morì una zia, - racconta Margherita, - e tra di noi dicevamo: È un nuovo fastidio, perché bisognerà aggiungere un Pater ed un'Ave di più; ne avevamo già abbastanza». Ma Giovanni Maria che aveva allora sette anni ci riprese: «Mio Dio, che cosa è mai un Pater ed un'Ave di più? È subito detto» 29.  
Ben presto il nostro Santo, che non fu un fanciullo avvezzato mollemente, dovette dormire, secondo l'uso della campagna, in un angolo della stalla, ove era stato preparato un letto per lui e per Francesco. «Siamo buoni, - diceva a suo fratello maggiore - per non essere sorpresi come i peccatori».   
***
Canonico FRANCESCO TROCHU

Preghiere per la benedizione del donare



Vi è più gioia nel dare che nel ricevere (Atti 20:35). 
              Do, e mi sarà dato; mi sarà versata in seno una buona misura, pigiata, scossa e traboccante. (Lc 6:38). 
              Io semino generosamente, e con larghezza raccoglierò (2 Cor.9:06). 
              Ricordati, Signore, di tutte le mie offerte (Sal 20). 
              Io Ti onoro con le primizie di ogni mia rendita; quindi, fa che i miei granai siano ricolmi di abbondanza(Prov. 3:9-10). 
              Non mancherò di nulla; Sono un donatore. 
              Fa che abbondanza e ricchezze siano a casa mia, poiché io sono un donatore (Sal 112:3). 
              Io porto la decima e le offerte al magazzino.Fa che le cateratte del cielo siano aperte sulla mia vita (Malachia 3,10). 
Io porto la decima e l'offerta alla casa del tesoro.Rimprovera il divoratore per amore mio (Mal.3: 11) 
              Ho seminato nella buona terra, e mieto un raccolto abbondante (Gal. 6:7). 
              Credo nella semina e nella raccolta finchè la terra durerà (Gen. 08:22). 
              Io do, quindi rilascia i Tuoi ammassi nella mia vita (2 Cron. 31:8) 
              Ho un occhio generoso, e dono; e proprio qui ho ricevuto la tua benedizione (Prov. 22:09) 
              Io dono; quindi dammi riccamente ogni cosa per goderne (1 Tim. 6:17). 
              Io porterò un' offerta e verrò nei tuoi cortili (Sal 96:8). 
              Fa che le mie preghiere e le mie donazioni vengano come un memoriale davanti a Te (Atti 10:04). 
              Sosterrò ministri consacrati, e le mie esigenze sono soddisfatte in base alle Tue ricchezze nella gloria (Fil 4,18-19) 
              Io ti servirò, o Signore, con la mia concretezza (Lc 8,23). 
              Sono uno che osserva la Parola, e io obbedisco alla Tua Parola, donando (Luca 6:38). 

Non vi accorgete che siete sotto l’influenza del diavolo!



Figli Miei. Ciò che è ancora arriverà sarà inumano, satanico e crudele. Molte catastrofi continueranno a sconvolgere la vostra terra. Saranno tremende per molti e prenderanno vite umane. Vivete in un tempo che la Bibbia vi ha predetto da molto tempo, ma voi non lo volete ammettere.

Figli Miei. Aprite i vostri occhi e guardate ciò che sta accadendo! Leggete la Sacra Scrittura e imparate a comprendere le rivelazioni! Tutto ciò che vi fu predetto ora avviene, ma voi vi allontanate dicendo che non vi riguarda e vivete una vita nell’illusione e nell’incredulità!

Voltate le spalle alla Verità e vi siete allontanati da Mio Figlio. Non rispettate i Comandamenti di Dio e vivete secondo il vostro piacere e la vostra volontà e non vi rendete conto di essere sotto l’influenza del diavolo! In questo modo non vedete cosa egli, il male dei mali compie sulla vostra terra, non vedete chi si è unito a lui e chi voi  seguite!

Vi avverto, figli Miei, perché il giorno della “Verità” verrà presto, però allora è troppo tardi per molti di voi! Per troppo tempo vi siete lasciati ingannare dal diavolo e avete bandito Mio Figlio dalla vostra vita. Avete seguito il falso e avete scacciato chi realmente vi ama.

Convertitevi, prima che la sofferenza eterna si abbatta su voi e regalate a Mio Figlio il vostro SÌ! Allora sarete preservati dal male e dalla disgrazia e la vostra anima guarirà e sarà salvata!

Io vi amo, Mia amata schiera di figli e prego per voi presso il trono del Padre Onnipotente.

In profondo amore,

la vostra Mamma Celeste e Dio Padre l’Altissimo.

La Croce!



La Croce! Eccoti un libro nel quale, se saprai leggervi, apprenderai più che in qualunque altro libro!

di Madre Maria Candida dell’Eucaristia

TRATTATO SULL’INFERNO



ESORCISMO DELL' 11/8/1983


L'INFERNO ESISTE ED E' ETERNO

Esorcista - In nome di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, di' la verità, solo la verità,  ciò che il Cielo ti comanda di dire per la gloria di Dio e per il bene delle anime; su tutto il resto taci!

Demonio - Senti il tuono? (In questo momento rombi di tuono e lampi annunciano un temporale). E' l'Altissimo che si fa sentire; potrebbe farlo e a volte lo fa anche col terremoto. Io mi ribello; non vorrei dire ciò che giova alla vostra salvezza; non voglio dire questa tremenda verità. Lasciami! Lasciami! Non voglio parlare!

Esorcista - Devi dire ciò che il Cielo ti comanda di dire. E' utilissimo che dalla tua bocca esca questa verità, soprattutto oggi che tante persone hanno perso la vera fede. Di' la verità in nome di...

Demonio - Non vorrei dirlo, ma devo dirlo: l'inferno esiste ed è eterno. Pochi oggi ci credono a questa verità perché tutto congiura contro l'idea dell'inferno, ma è proprio per questo che l'inferno cresce e congiura con più forza contro di voi. Quanto più l'inferno è negato, tanto più si riempie! Si ride di questa verità come fosse frutto di fantasia, o come fosse una triste eredità di altri tempi. Soprattutto non credono all'inferno molti uomini di cultura. Si vorrebbe che l'inferno non ci fosse per poter peccare senza pagarne le conseguenze, per poter continuar a vivere nei propri vizi. Altri, che si ritengono credenti, sostengono che l'inferno non esiste e perciò garantiscono il paradiso per tutti, prima o poi, perché - dicono, ma si illudono - l'inferno sarebbe in contrasto con la misericordia dell'Altissimo. Questi si ingannano: non solo non conoscono la giustizia dell'Altissimo, giustizia che è terribile, ma non conoscono neanche la sua misericordia, che è vera solo se è in piena e perfetta armonia con la giustizia. Senti il tuono? Sottolinea la verità di quanto ho appena affermato. Ma ora non torturarmi più; basta farmi parlare! Basta!

Esorcista - In nome di...

Demonio - Il Cielo mi costringe a parlare e ora fa rimbombare il tuono per riaffermare questa spaventosa verità che io non vorrei manifestare. L'Altissimo vi ha fatto conoscere questa verità sull'inferno molte e molte volte, come testimonia la S. Scrittura. Quante volte vi ha parlato dell'inferno eterno, e del fuoco eterno che tortura, Colui che è la Verità e che è nato e ha voluto morire proprio per evitarvi di finire in quel luogo di perdizione in cui molti entrano e da cui nessuno esce!

IL VANGELO VI GARANTISCE L'ESISTENZA DELL'INFERNO

Demonio - Come vi insegna la parabola del vangelo, il ricco epulone ha maledetto e dannato  la sua vita con l'esagerato attaccamento ai piaceri di questo mondo. Dall'inferno ha poi invocato Abramo di mandare Lazzaro a intingere il dito nell'acqua per estinguere almeno un po' la sua sete disperata, perché bruciava nel fuoco. Ma la risposta di Abramo è stata negativa: "Tra noi e voi c'è un abisso incolmabile, così che nessuno di voi può venire tra noi e nessuno di noi può venire tra voi. Tu hai avuto le tue gioie nella vita e Lazzaro i suoi dolori; ora Lazzaro è nella gioia e tu nei tormenti". Il ricco epulone ha chiesto allora ad Abramo che Lazzaro, non potendo andare da lui, all'inferno, a lenire le sue pene, andasse almeno sulla terra ad avvertire i suoi cinque fratelli, per invitarli a cambiare vita, perché non finissero anch'essi nella condanna eterna. Ma la risposta di Abramo è stata chiara e ferma: "Chi è incredulo e ostinato nel peccato come lo fosti tu, che non hai voluto credere nei profeti, e come lo sono i tuoi fratelli, non crederebbe nemmeno se vedesse un morto risorgere

GIOIE TERRENE E GIOIE ETERNE NON VANNO INSIEME

Demonio - Come allora il ricco epulone e i suoi fratelli non hanno creduto ai profeti, così è anche oggi, purtroppo. Purtroppo per voi e per il Cielo, ma a noi fa piacere! Vedere che in tutti i tempi, e anche oggi, gli uomini sono affamati di gioie terrene, dà a noi una gran gioia infernale. Le gioie terrene portano alla dannazione eterna e coloro che cercano smodatamente queste gioie e credono di ottenere la beatitudine eterna si ingannano! Mi costa terribilmente ricordarvi questa verità, ma sono costretto a farlo. Ci sono sì, anche per chi vuole salvarsi, delle gioie terrene lecite, ma non sono mai in grande misura come tutto oggi vi porta a credere. Lui (Parla di Gesù) ve lo ha detto chiaramente: "Per entrare nel regno dei cieli bisogna farsi violenza, perché stretta è la porta e difficile la via che porta alla salvezza; mentre larga è la porta e comoda la strada che porta alla rovina Queste parole, come tutte le altre che vi ha detto Lui sono vere anche oggi e lo resteranno sempre. Sono vere, ma non vengono quasi più ricordate. Nei secoli passati invece queste parole venivano continuamente predicate e questo ha portato in Cielo folte schiere di uomini. Venivano loro ricordati abitualmente un salutare timore di Dio e un'altrettanto salutare paura dell'inferno. Senza questo timore e senza questa paura voi diventate incoscienti e ponete le premesse per la vostra rovina eterna. A noi fa piacere che molti preti non vi ricordino più queste cose: sono i nostri migliori apostoli, lavorano per noi: contro di Lui e contro di voi.

IL SALUTARE PENSIERO DELLE REALTA' FINALI

Demonio - Quanto invece sarebbe salutare per voi meditare spesso sulle realtà della morte, del giudizio, dell'inferno e del paradiso. Per difendervi dal pensiero della morte, visto che non potete negare questa realtà, avete adottato la tattica della dimenticanza: non ci pensate quasi mai. E per difendervi dal pensiero del giudizio e dell'inferno avete usato la carta della misericordia dell'Altissimo. "E' un giudice buono - dite - per cui non può condannare i suoi figli; e se anche li condanna, sarà per un certo tempo, ma non per sempre". E così la vostra tendenza a fare il male non è più frenata dal pensiero della morte, che cercate di dimenticare, nè dal pensiero del giudizio e dell'inferno che cercate di ammorbidire. E la vostra fatica a fare il bene non viene vinta dal pensiero del paradiso: la speranza, il desiderio del premio che l'Altissimo vi ha promesso non vi affascina per niente, perché sono tutte qui sulla terra le cose che affascinano e incatenano il vostro cuore!

NON ESISTE IL NULLA ETERNO

Demonio - Non illudetevi che l'inferno eterno non esista: o perché l'Altissimo alla fine perdonerà anche i colpevoli, portandoli in paradiso, o perché i colpevoli verranno sprofondati nel nulla. Per i dannati sarebbe un premio ritornare nel nulla da cui sono venuti, ma questa grazia non sarà loro concessa, perché, lasciando impunite le colpe, verrebbe tradita la giustizia divina e l'Altissimo stesso farebbe un torto a coloro che in vita hanno subito gravi danni dai peccatori. Basta farmi parlare! Non ne posso più!

Esorcista - Continua e parla in nome...

Demonio - Colui che ha versato il suo Sangue per voi e vi ha garantito di essere "la Verità", vi ha detto chiaramente che per Giuda sarebbe stato meglio se non fosse mai nato. Non essere mai nati, o sprofondare nel nulla dopo la nascita sarebbe la stessa cosa. No, dopo la vita terrena c'è il giudizio e dopo il giudizio il premio o il castigo eterno, poiché l'Altissimo ha creato anime immortali, plasmate a sua immagine e somiglianza. Ora, come senti, sottolinea la verità delle parole che mi costringe a dirvi col tuono del temporale. Anche questa umiliazione a cui ci sottopone ci tormenta, ma siamo costretti a subire, come siamo costretti, sia pure contro voglia, a lodarlo e glorificarlo dicendo a voi quelle verità che odiamo con tutte le nostre forze. Noi che ci troviamo dentro in questa donna, e siamo in 20, siamo spiriti rinnegati, siamo dannati per sempre. E non solo noi venti: tantissimi altri, migliaia e migliaia sono dannati come noi e tutto facciamo per la vostra rovina. Basta, non voglio più parlare!

LA CHIESA OGGI FA TROPPO POCO CONTRO L'INFERNO

Esorcista - Di' ciò che il Cielo ti comanda di dire.

Demonio - Con le nuove idee che abbiamo inoculato nelle vostre menti in questi ultimi  decenni, grazie a molti preti più assetati di novità che di verità, siamo riusciti a snervare la vostra Chiesa: molti vostri pastori e moltissimi fedeli non hanno più l'attenzione rivolta al vero fine della vita che è la salvezza eterna. Le vostre comunità cristiane o sono contagiate dagli stessi vizi del mondo, o sono paralizzate in uno stato di mediocrità e di indifferenza, o hanno organizzato le loro attività in modo da apparire ed essere di fatto più dei gruppi di volontariato per l'assistenza sociale, che non comunità che vivono e operano per la salvezza eterna dei propri membri e degli altri uomini. Con questo clima che si è creato tra di voi ... l'inferno ha praticamente via libera. Come certe cascate di sassi che rotolano dai fianchi di un monte, così moltissime anime piombano all'inferno nell'indifferenza generale. Pochi tra voi e pochi anche tra i vostri preti si danno pensiero di creare degli sbarramenti per fermare questa corsa di tante anime verso l'inferno: le lasciano precipitare nella rovina eterna senza nemmeno sospettare che è proprio questo ciò che avviene. Del resto, come possono fermarle in questa loro corsa verso il precipizio se essi stessi sono incamminati nella stessa direzione senza rendersene conto? Ingannati dal modernismo, questi preti diventano a loro volta ingannatori delle anime a loro affidate, o col silenzio, perché non parlano mai del rischio che corrono, o con la menzogna, perché negano la possibilità che si possa finire all'inferno.

IL GIUDIZIO SARA' TERRIBILE

Demonio – Il giudizio dell'Altissimo sarà tremendo; non si compirà come, con faciloneria, tendete a raffigurarvelo voi uomini. L'Altissimo non sarà come un nonnino indulgente che, fatto qualche benevolo rimprovero ad alcuni, magari col sorriso sulle labbra, alla fine prende tutti sotto il suo manto dicendo: "Venite tutti, figli miei e miei sacerdoti, venite nel regno preparato per voi. Indipendentemente da come avete vissuto io vi voglio tutti salvi, perché sono un padre misericordioso. Qui avrete la gioia e sarà gioia per sempre". No! Non è così che andrà il giudizio, ma in modo spaventosamente diverso. Molti si sentiranno dire, come ricorda il vangelo: "Via da me, maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato ...". Basta, non voglio più parlare!

Esorcista - Di' la verità fino in fondo.

Demonio ... che l'Altissimo ha preparato per noi, angeli ribelli, e per voi, uomini peccatori". Basta torturarmi! Non farmi più parlare!

IL TRIONFO DELL'INFERNO

Esorcista - Nel nome di Dio e della SS.ma Vergine, prosegui.

Demonio - E' un grande successo quello che siamo riusciti a ottenere: portare molti cristiani e molti preti a non credere più all'esistenza dell'inferno e convincere quelli che ci credono ancora a parlame il meno possibile. Tanto più l'inferno sarà vincitore quanto meno se ne parla. Un'altra nostra vittoria è l'avere convinto a non parlare quasi più neanche del purgatorio. Queste nostre vittorie tolgono importanza al peccato: com'è possibile per voi capire la gravità dei vostri peccati se non pensate più a quali conseguenze disastrose possono portarvi? Il peccato mortale non perdonato porta all'inferno; il peccato mortale perdonato e il peccato ve- niale portano in purgatorio. Ma non credendo più all'inferno e al purgatorio, o non pensandoci abbastanza, voi vi adagiate sempre piu nel peccato, senza rimorsi; il peccato è ormai diventato per voi regola di vita, un vero diluvio di male che sommerge la terra. E' ciò che sta avvenendo, con nostra grande soddisfazione e con vostro gravissimo danno. Una vittoria come questa non potevamo nemmeno sperarla! I vostri santi piangevano anche per piccole mancanze e si purificavano con aspre penitenze, voi invece peccate senza rimorsi e con l'approvazione di alcuni preti. E se qualcuno cerca di distogliervi dalle vostre colpe, voi vi difendete e giustificate il vostro peccato come fosse una cosa lecita o addirittura gradita all'Altissimo. Ci furono anche dei grandi santi che hanno commesso dei gravi peccati e hanno trovato nel pensiero dell'inferno il primo stimolo a cambiar vita e a iniziare un cammino che li ha portati alla santità eroica. (N.d.R. - S. Teresa d'Avila ebbe da Dio la grazia di vedere quale posto le sarebbe toccato all' inferno, se avesse continuato nei suoi peccati. E' bastato questo a farle cambiare radicalmente la sua vita.). Il pensiero dell'inferno genera i santi, ma la dimenticanza dell'in- ferno ... riempie l'inferno. (Urla rabbiosamente).

IL SANTO TIMORE DI DIO

Demonio - E' un grande successo per noi che la Chiesa oggi parli sempre meno del santo e salutare timore dell'Altissimo. Grazie alla nostra subdola opera, alcuni preti non ne parlano affatto; o perché non ci credono più nemmeno loro, o perché se ne vergognano, temendo di apparire ingenui e superati. Al contrario si coltiva il timore delle leggi, il timore dell'uomo, il timore delle umiliazioni, ma del timore dell'Altissimo va sparendo perfino l'ombra. Noi demòni siamo diventati i più grandi predicatori della misericordia del Cielo, ma la predichiamo  disgiunta dalla giustizia e così vi portiamo fuori strada, vi facciamo credere che i vostri peccati non solo non vi porteranno all'inferno, ma resteranno del tutto impuniti. Sibilando nelle vostre anime che l'Altissimo è misericordioso e non ricordandovi che è anche giusto (come se la giustizia fosse la negazione della misericordia), vi portiamo non a ricambiare il suo amore, ma a calpestarlo, a offenderlo senza ritegno. Ed è quello che sempre più spesso fate, visto che, credendo a noi, voi vi illudete che si possa calpestarlo senza poi pagarne le conseguenze. Se volete bene a voi stessi, se volete trovare delle ragioni convincenti per non peccare, imparate  a valutare le cose, soprattutto il tempo e l'eternità, alla luce del santo timore dell'Altissimo. Con lui non si scherza. Vi ama, ma vuole che anche voi lo amiate. Vi invita a credere fermamente nella sua misericordia, ma senza sottovalutare, anche solo minimamente, la sua giustizia. Conservate sempre il santo e salutare timore dell'Altissimo, che si traduce nella  paura dell'eterna dannazione, del fuoco eterno, con cui saranno torturati per sempre corpi e anime all'inferno. Ora basta! Io non volevo dire queste cose!

SIETE AVVERTITI CHE L'INFERNO ESISTE

Esorcista - Ti ordino di continuare nel nome di Dio.

Demonio - Nessuno di voi può finire all'inferno senza saperlo. Che esiste la possibilità e il serio rischio della condanna eterna vi è stato detto e vi viene ricordato in molte occasioni dall'Altissimo. Con particolare frequenza ne sono avvertiti i sacerdoti, che hanno un più stretto contatto con la Sacra Scrittura. Ma oltre che con la sua parola scritta, l'Altissimo vi ricorda la realtà dell'inferno, e la possibilità per tutti di finirci dentro, parlando nell'intimo della vostra coscienza, o nel sogno, o con la morte di persone buone o cattive. Quando assistete un mori- bondo o uno che è appena spirato e pregate per lui dicendo: "Signore, donagli il riposo eterno, splenda a lui la luce perpetua. riposi in pace. Amen", com'è possibile che non vi ricordiate dell'inferno? Forse in quell'attimo ci pensate, ma poi vi rituffate nella vita frenetica di tutti i giorni e il pensiero del giudizio dell'Altissimo e dell'inferno si dilegua, così come all'alba le deboli luci delle stelle spariscono quando il sole vi abbaglia con la sua luce. Quando qualcuno sta morendo dovreste pensare che si sta giocando per quell'anima l'ultima carta: li attorno ci sono anche, presenti come avvoltoi pronti alla rapina, molti spiriti cattivi che tutto fanno per trascinare quell'anima con loro all'inferno. (N.d.R. - Un tempo, quando veniva suonata la campana dell'agonia, la gente, ovunque si trovasse, si sentiva invitata alla preghiera e pen- sava: "Qualcuno in questo momento sta morendo, bisogna pregare per quell'anima"; e molte invocazioni salivano al Cielo per la salvezza eterna di quel moribondo. Ora invece, la campana suona quando uno è già morto, quando è già giudicato, quando non c'è più per lui alcuna possibilità di salvezza.) E vedendo un uomo che muore, dovreste pensare che un giorno toccherà a voi ... morire ... subire il giudizio ... e vedervi accolti o rifiutati dal Cielo.

LA MISERICORDIA DI DIO CONTINUA A RICHIAMARE

Demonio - L'Altissimo non smette mai di richiamarvi, come farebbe ogni buona madre per distogliere i suoi figli da un pericolo. Nella sua misericordia è disposto a perdonarvi tutti i vostri peccati, perché vuole che nessuno di voi vada perduto. Che cosa non ha fatto durante la sua vita terrena e con la sua passione e la sua morte spaventosa? Nulla ha tralasciato allora e nulla tralascia anche oggi per la vostra salvezza. Se l'Altissimo ha fatto e fa così tanto per salvarvi ciò è una conferma in più che anche per voi c'è il rischio di perdersi. E se l'Altissimo non sottovaluta questo rischio che correte, non dovete sottovalutarlo nemmeno voi, nel vostro interesse. Ma voi non avete ancora imparato a voler bene a voi stessi! Ricordatele voi per primi queste verità e non trascurate di ricordarle anche agli altri: non lo farete mai abbastanza. (Urla furiosamente).

IL TIMORE DELLA MORTE

Demonio - Fino a che uno è ancora vivo ha la possibilità di salvarsi, purché dica: "Pietà, Signore, pietà di me". Ma quando l'anima si separa dal corpo non c'è più alcuna possibilità; in quello stesso istante avviene il giudizio: in un lampo vedrà tutta la sua vita e dovrà risponderne all'Altissimo. E guai a quell'anima se non si sarà purificata in tempo, con un sincero pentimento, di tutti i suoi peccati: sperimenterà da quel momento e per tutta l'eternità l'ira tremenda di un Giudice giusto, ma severo. L'unica pietà che il supremo Giudice potrà offrire a quell'anima è di farla finire all'inferno, lontana da Lui. Sarebbe infatti un castigo più tremendo per quell'anima se, in quelle condizioni di ostinato peccato, finisse in paradiso: la vista dell'Altissimo, dei suoi angeli e dei suoi santi, ricolmi di grazia, rivestiti di gloria e pieni di gioia, sarebbe una tortura più grave di tutte le pene che dovrà subire all'inferno.

NESSUNO E' AL SICURO

Demonio - Per tutti dovete pregare molto, anche per chi è considerato un santo. Noi non lasciamo in pace nessuno, nè in vita, nè tanto meno nel momento della morte. Anche chi per tutta la vita ha camminato per la strada stretta può trovarsi nel momento della morte in grandi tentazioni: noi cerchiamo di creargli nell'anima una spaventosa oscurità e di portarlo alla disperazione. Dovete pregare molto e per tutti non solo perché sia evitato l'inferno, ma anche perché sia evitato o almeno ridotto il tempo della purificazione in purgatorio. E' cosa tremenda anche il purgatorio. E' tremendo quando l'anima si separa dal corpo, con la morte, non vedersi accolti dall'Altissimo perché non ancora del tutto purificati dalle colpe commesse nella vita. Certo, ci sono persone che eviteranno il fuoco purificatore del purgatorio perché la misericordia dell'Altissimo terrà conto delle molte sofferenze che hanno patito nella vita, ma anche per queste la morte sarà tremenda. Solo in pochi casi, per volontà del Cielo, la morte non si presenta con un volto orrendo. Parlate della morte nelle vostre prediche, perché ora ne parlate troppo poco e la vostra gente continua a vivere nell'incoscienza e nel peccato. Pregate e fate pregare per i moribondi e per le anime del purgatorio. Basta, basta farmi parlare!

IL TIMORE DI DIO DEVE ESSERE ANNUNZIATO A TUTTI

Esorcista - Prosegui e di' quanto il Cielo ti ordina di dire.

Demonio - Io, Belzebub, sono stato costretto a dirvi queste cose e sono costretto a raccomandarvi ancora: curate questo santo e salutare timore dell'Altissimo. Dovete parlarne tutti: gli educatori ai giovani loro affidati, i maestri ai loro bambini e i genitori ai loro figli. Deve parlarne il Papa a tutta la Chiesa, i vescovi ai loro sacerdoti e i superiori religiosi alle anime consacrate. Soprattutto ne parlino i sacerdoti nelle loro omelie, molto più di quanto non facciano ora. Se non viene predicato il timore dell'Altissimo in questa vita, non resterà che il terrore nell'altra, il terrore di un Giudice che di là non perdona, il terrore dell'inferno, un  terrore tremendo, eterno e senza rimedio. Meglio per voi il timore in questa vita che le angosce del purgatorio nell'altra o il terrore eterno che trovereste all'inferno. (Grida paurosamente). Io sono costretto a dirvi che questa è la verità. Non credete a chi vi inganna dicendo che l'Altissimo è misericordia infinita e tralascia di dirvi che è anche giustizia infinita. Il timore dell'Altissimo è cosa santa, è un mezzo di salvezza. E' lui che ve lo dona, ma voi custoditelo, accrescetelo, divulgatelo. Soprattutto educate i bambini fin da piccoli a vivere nel timore di lui. Solo così li difenderete dal peccato in questa vita e dall'inferno nell'altra.

L'INFERNO E' SPAVENTOSO

Demonio - Non ci sono parole per descrivere l'inferno: neanche l'uomo con la più  viva  fantasia e con la più grande capacità di inventiva può riuscire a immaginarlo e tanto meno a descriverlo. L'inferno è infinitamente peggio di quanto possiate pensare: il peggior campo di concentramento di questo mondo paragonato all'inferno sembra un angolo di paradiso. Là tutto è dolore e un dolore così grande che i dolori della terra, al confronto, sembrano gioie. Là tutto è disperazione perché l'inferno non finirà mai. Là tutto è odio: da nessuno verrà una parola di conforto, ma, al contrario: il terrore di uno si assommerà al terrore di tutti gli altri. Là tutto è tenebre e disarmonia. Là è raccolto ogni male e regna solo la parola "castigo". L'inferno è la pattumiera in cui l'Altissimo getterà ogni immondizia umana e ogni uomo che, col suo rifiuto di obbedire alla sua legge, ha fatto di sé un rottame umano, un rifiuto di umanità, un mostro di bruttura, un concentrato di ogni male. Nemmeno l'Altissimo, pur con tutta la sua onnipotenza può farvi capire fino in fondo che cos'è l'inferno. Per capirlo bisogna solo provarlo. Io non volevo dirvi queste cose, ma (E lo dice urlando) sono stato costretto a ricordarvele dalla SS.ma Trinità e dalla Madre del buon Consiglio, che non vuole che andiate perduti per sempre.

UN SOGNO IRREALIZZABILE

Demonio - E' spaventoso che gli uomini non credano più al suo vangelo nel quale tutto è verità. Verità che purtroppo non si possono cancellare. Che cosa non daremmo noi dannati se potessimo cancellare la verità sull'eternità dell'inferno! Se noi potessimo dire: "Signore, fa che questo tormento cessi almeno alla fine del mondo, nel giorno del giudizio. O, se non può finire l'inferno, che almeno finisca la nostra vita e noi possiamo piombare nel nulla!". Se l'Altissimo ci garantisse questo... tutti noi dannati, nonostante le tremende sofferenze che dobbiamo sop- portare, esploderemmo in un cantico di gioia e di ringraziamento e il nostro inferno ci sembrerebbe già un'anticamera di paradiso. Ma ora lasciami, non voglio più parlare!

GESU' HA PIANTO PENSANDO ALL'INFERNO

Esorcista - Continua! Che cosa ancora ti ordinano di dire il Signore e la sua SS.ma Madre?

Demonio - Il vangelo vi testimonia che Lui (Si riferisce a Gesu') vi ha parlato molte volte dell'inferno; ve ne ha parlato sempre in tono minaccioso per aprirvi gli occhi e il cuore, per distogliere i vostri passi dalle vie che portano alla perdizione eterna e ne ha parlato anche in tono accorato, con infinita tristezza, pensando a quanti non avrebbero accolto le sue parole, i suoi richiami e a quanti avrebbero reso inutile la sua tremenda passione e la sua morte. Ha pianto su Gerusalemme pensando alla sua rovina terrena: "Gerusalemme, Gerusalemme...". E quante altre volte ha pianto, nei suoi dialoghi segreti con il Padre, pensando non alla rovina terrena di una città, ma alla rovina eterna di miliardi di uomini! Ha pianto su tutti i peccati, perché ogni peccato è peggiore di qualsiasi disgrazia terrena, ma soprattutto ha pianto sui peccati di cui gli uommi non si sarebbero pentiti e che, per questo, avrebbero spalancato loro per sempre le porte dell'inferno. Basta, basta, bastaaaaa!