sabato 20 maggio 2023

IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI

 


Caratteri dello spirito diabolico, circa i moti o atti del nostro intelletto affatto contrari ai caratteri dello spirito divino.


§. I.  

73. Non io, dice l'Apostolo, la luce sì opposta alle tenebre, come lo spirito di Dio è contrarie allo spirito del demonio. “Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto, infatti, ci può essere tra la giustizia e l'iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele?” (2Cor 6, 14,15). E però dopo avere esposti i caratteri, per cui si scopre lo spirito divino negli atti della nostra mente, accennerò in breve i caratteri con cui si fa conoscere lo spirito diabolico negl'istessi atti mentali. Così posti questi diversi caratteri gli uni a fronte degli altri, si renderanno più discernibili al direttore, secondo il detto de' filosofi, che le cose allora fanno maggiore spicco, quando sono poste a fronte dei loro contrari. 

 74. S. Gio. Crisostomo è di parere, che noi restiamo vinti dal demonio, non perché non siano facili a conoscersi le nodi che ordisce contro di noi, ma perché avendo noi un nemico sì formidabile al fianco, ce ne stiamo profondamente addormentati senza punto vegliare alla nostra difesa (s. Joan. Crys. In ep. ad Rom. Hom. 10). Ma se avessimo, segue a dire, un serpente velenoso nel letto, potremmo noi dormire? No certamente, ma staremmo tutt'intenti ad ucciderlo: e poi avendo dentro di noi un nemico sì formidabile, qual è il demonio, viviamo spensierati, ce ne restiamo neghittosi. e dormiamo con tanto nostro danno (Ibid.). Né giova il dire, soggiunse il santo, il serpente è un nemico che lo vedo; perciò, me ne difendo: il demonio io non lo vedo; perciò non lo temo: poiché per questo stesso ch'è nemico invisibile, ed insieme astuto, ed ingannatore è più da temersi, e richiede una più vigilante difesa. Finalmente conclude: sta dunque sulle parate ben munito di armi spirituali, prevedi le sue arti e le sue frodi; acciocché volendo egli ingannar te, tu anzi inganni lui: come fece l'apostolo Paolo, che con questa previsione e con la notizia delle cognizioni fallaci ch'egli è solito d'ingerire, rimase di lui vincitore (2Cor 2,11). E per conoscere appunto queste cognizioni maligne con cui il demonio s'insinua nelle nostre menti, ne darò i contrassegni nel presente capitolo. Apparterrà poi al lettore servirsene sopra di sé. ed ai direttori a valersene sopra gli altri, con quella vigilanza ed, accortezza che il santo dottore tanto raccomanda. 


§ II 

75. Primo carattere dello spirito diabolico. Lo spirito diabolico è spirito di falsità. Ma qui è necessario che io premetta una notizia che bisogna aver sempre avanti gli occhi per conoscere le trame con cui lo spirito maligno s'intrude tanto nell’intelletto, di cui presentemente parliamo, quanto nella volontà, di cui ragioneremo appresso. 

Il demonio, dice S. Agostino, alle volte ci assalta scopertamente, altre volte ci tende occultamente le insidie. Quando ci assale alla scoperta, la fa da fiero leone; quando c' 

insidia nascostamente la fa da dragone fraudolento (s. August. in Psalm. 90). Altrove dice lo stesso, e solo aggiunge, ch'è più da temersi il demonio quando viene ad ingannarci coperto sotto fallaci sembianze, che quando a faccia scoperta ci muove guerra (Idem in psal. 39). 

76. Il demonio, dunque, essendo padre della menzogna, tende sempre ad ingerire qualche falsità nella nostra mente. Ma che ora lo fa scopertamente ma guisa di leone furibondo, ed ora copertamente a guisa di dragone ingannatore. Ci assalta alla scoperta. quando ci pone in testa specie contrarie alla fede o al sentimento concorde de' santi dottori, quando ci suggerisce massime poco confacevoli alla grandezza della divina misericordia o della divina Provvidenza per abbattere il nostro spirito, quando ci dà pensieri poco conformi alla moralità delle virtù cristiane, o pure ombre insussistenti contro il nostro prossimo atte ad accendere in noi veementi passioni. In tali casi è facile a ravvisarlo per desso non solo dal confessore, ma anche dallo stesso penitente; perché comparisce con la sua stessa faccia, voglio dire, in sembianza di falsario e di menzognero. Alle volte poi se ne viene insidiosamente mascherato in apparenza di angelo, come dice S. Paolo: “Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce” (2Cor 11,14). Ci dice cose vere e sante, conformi agl'insegnamenti della fede, e della cristiana moralità, ma con fine di mescolare tra molte verità qualche falsità o pure di conciliarsi fede con vero, per ingannarci alla fine col falso. E questo lo fa l'iniquo ora per via di suggestione, ed ora per via di apparizione e di chiara locuzione. So di una persona religiosa a cui il demonio diede lungo tempo pascolo di santi pensieri e di devoti affetti; l’illuse ancora più volte con finte apparizioni di Gesù Cristo; poi incominciò a proporle qualche massima falsa; e trovando credenza, l'indusse a poco a poco a rinnegare la fede. 

 77. Altri simili non meno infausti avvenimenti narrano Cassiano e Palladio. Come di quel vecchio monaco Erone che si precipitò miseramente in un pozzo per una vana speranza che il traditore avevagli posta nella mente di doverne uscire illeso per mano degli angeli: e di quello che a persuasione del nemico si accingeva ad uccidere il suo figliuolo, pretendendo imitare l'atto eroico di Abramo in sacrificare il suo diletto unigenito: e di quell’altro che illuso dal demonio s'indusse a circoncidersi e a farsi Ebreo (Cassiano Coll. 2. cap. 5, 7, 8): e finalmente di quel Valente (solitario) che credendo di conversare, domesticamente con gli angeli trattava con i demoni, e giunse ad adorare uno di essi sotto le mentite sembianze del Redentore (Pallad. In vit. patr. lib. 8, 31), Confesso che quando il demonio viene così coperto sotto devoto aspetto non è sì facile raffigurarlo, o egli muova internamente i pensieri senza farsi vedere, o pur gli insinui con false apparizioni. E però deve il direttore esaminare diligentemente le massime che in tali casi sente la persona suggerirsi, e se non le trova concordi con le regole certe e sicure del vero che diedi nel precedente capitolo, creda pure che vi è illusione: le corregga, e procuri di allontanare a tempo il nemico; altrimenti prenderà sempre più possesso e maggior ardire, con grave danno delle povere anime. Così ci ammonisce Sant'Anselmo. Questo santo dottore commentando le sopraccitate parole dell'apostolo: “Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce” (2Cor 11, 14): dice che quando il demonio, illudendo i nostri sensi con false comparse, non rimuove la mente dalla giusta e retta credenza, o pure opera o dice cose che non sconverrebbero anche ad un angelo santo, non v'è errore di fede: ma quando poi comincia a proporre cose false ed erronee, è necessaria gran vigilanza ed un accorto discernimento per non andargli dietro, elevarselo prestamente d'intorno (S. Anselm. In text. Edit. Colon. Agrip, 1612). E questa vigilante discrezione dev'essere nel direttore a cui si appartiene esaminare le massime che scorrono per la mente de' suoi discepoli, o che sono loro suggerite al di fuori, per scoprire da quale spirito essi siano dominati, e per dar loro giusta e sicura direzione.

 

§, III. 

 78. Secondo carattere dello Spirito diabolico. Lo spirito diabolico, all'opposto del divino, suggerisce cose inutili, leggere ed impertinenti, Il demonio, quando non trova modo d'insinuarsi con le falsità e con le menzogne, per non avere una vergognosa ripulsa, usa un’altra arte maligna; ed è, che procura di dar pascolo alla mente con pensieri inutili, acciocché fissata in quelli non si occupi in altri pensieri santi e profittevoli. 

A questo tendono tante distrazioni, che il perfido pone in testa dei fedeli in tempo delle loro orazioni. A questo tendono certe visioni da cui non risulta alcun buon effetto. Vi è cosa in questo mondo più santa e più devota delle piaghe del nostro amabilissimo Redentore? Eppure, mi è nota una persona a cui il demonio per più anni rappresentò in tutte le sue orazioni le piaghe dei sacri piedi, ed in quella vista mentale la tenne sempre immersa. Gliele faceva comparire in diverse figure, ora dilatate, ora ristrette: talvolta le faceva vedere un vermicciolo, che usciva da quelle piaghe, e dicevale che quello era simbolo della sua anima, ed altre simili leggerezze. Tutte queste rappresentazioni erano affatto vuote di santi affetti: non vi era una riflessione seria, non un sentimento sodo e profittevole, né alcun sugo di vera divozione. Sembravano galle leggiere senza peso, senza frutto, senza sostanza. Onde non poté dubitarsi, che quella era stata una continua illusione del demonio, il quale avevale tenuta occupata la mente in quelle viste immaginarie, quasi in una dolce pastura, acciocché non si applicasse all'orazione con rettitudine di pensieri, e santità di affetti. Ecco, dunque, la proprietà dello spirito diabolico: ingerire nella mente dei fedeli o cose false per indurli al male, o cose infruttuose per frastornarli dal bene. 


§. IV. 

 79. Terzo carattere dello spirito diabolico è di recare alla mente tenebre, o falsa luce. Il demonio non solo è padre della bugia, ma delle tenebre ancora. Se però ci investe alla scoperta, la fa da quello ch'egli è, e produce nella nostra mente tenebre, caligini ed oscurità come ci assicura il Crisostomo: e allora offusca la mente, oscura l’intelletto, riempie l'anima di turbazioni, di ansietà, di angustie, di scrupoli, e di penose perplessità (S. Ioan. Chrys. In ep. 1. ad Cor. Hom. 29).). In questi casi è facile il conoscerlo; perché producendo effetti a sé propri, da sé stesso si palesa. Se poi il nemico ordisca occultamente le sue trame sparge luce nelle nostre menti, ma luce falsa: perché la sua luce altro non è che un certo lume naturale ch'egli sveglia nella immaginativa per cui rappresenta con qualche chiarezza gli oggetti, e desta qualche dilettazione nell'appetito sensitivo. Ma non passa quella luce all’intelletto, né può renderlo abile a penetrare le verità divine, e molto meno d'ingenerare nell’intimo dello spirito affetti di divozione sincera. Sicché tutto l'effetto di questa luce fallace si riduce ad un certo diletto nei sensi interni, tutto corporale, affatto superficiale, senza alcun carattere di vera spiritualità. E alla fine poi questa stessa dilettazione corporea va a finire in inquietudine ed in turbazione non essendo possibile che il traditore dopo molta simulazione, finalmente da sé stesso non si scopra. Onde possiamo dire con S. Cipriano, che il demonio la fa sempre con i servi di Dio, o da avversario fraudolento che inganna, o da nemico violento che oppugna con le sue nere e torbide persecuzioni (S. Cyprian. De zelo, et livore).  

80. San Pier Damiano asserisce, che il demonio non solo offusca ai fedeli la mente con le sue tenebre o con la sua falsa luce, ma che affatto li accieca; e spiega il modo con cui procede l'iniquo, con i luttuosi successi del misero Sedecia. A questo re infelice furono trucidati in presenza tutti i propri figliuoli per comando del barbaro Nabucco, re di Babilonia; e poi furono a lui stesso cavati ambedue gli occhi: non so se più infelice quando vide, o quando non poté più vedere (Ger. cap.39). Il santo scrivendo ad Ildebrando, che poi fu sommo pontefice (S. Gregorio VII), dice che il re di Babilonia è il demonio principe di confusione e di tenebre, che trucida alle anime incaute tutti i parti belli delle loro opere buone, e glieli uccide sugli occhi mirandone esse la perdita con dolore. 

Tolte poi le sante operazioni, le accieca alla intelligenza delle cose soprannaturali. Finalmente traendole a darsi in preda alle cose mondane le accieca anche nell'occhio della ragione, offuscandone il lume (s. Petri Damiani Lib. I epist. 5. ad Hildebr. archid. et Steph. presb.). Chi, dunque, non vuol rimaner cieco alle cose divine, si guardi dalle tenebre e dalla luce fallace con cui il perfido illude le nostre menti. 


§. v. 

 81. Quarto carattere dello spirito diabolico. Lo spirito diabolico è protervo. Tale lo mostrano in sé stessi gli eretici, i quali né alla santità delle scritture, né all'autorità de' sommi pontefici, né alla infallibilità dei concili, né alla dottrina dei padri mai si arrendono, ma persistono sempre ostinati nelle loro stolte opinioni. E donde mai tanta pertinacia nei loro intelletti, se non dal demonio che vi regna, e vi ha trasfuso il suo spirito protervo?  

 82. Rimproverando Gesù Cristo agli Ebre la loro incredulità disse loro: “Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, (Gv.8,43): voi non conoscete la mia loquela, perché non sapete indurvi ad ascoltare le mie parole. Aggiunge S. Agostino: perciò non potevate udire il Redentore, perché ostinati nei loro errori non si volevano correggere prestando credenza ai suoi santi insegnamenti (S. August. In Joan. Tract. 42). Gran protervia fu questa: non voler prestare orecchie alle parole dolcissime di Cristo che rapivano i popoli interi con la loro soavità, li traevano fuori dalle città, dai castelli, e li conducevano alle foreste, alle solitudini, ai lidi deserti del mare, scordati affatto non solo dei propri affari, ma fino del cibo e della bevanda. Eransi pur altri protestati, che non potevano fare a meno di seguitarlo. Perché aveva in bocca parole di eterna vita: “noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». (Gv.6. 69): ed altri si erano pur dichiarati, che niuno aveva mai, come egli parlato così saggiamente e sì dolcemente: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!» (Gv.7. 46). Qual dunque fu la cagione di tanta protervia in quei miscredenti? Lo disse Gesù Cristo stesso. Soggiungendo (Gv.8. 44): voi avete il diavolo per padre; ed imbevuti del suo spirito protervo volete perseverare contumaci nelle vostre false opinioni; e però fuggite di ascoltare i miei discorsi temendo che vi tolga d'inganno: “voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna”, come spiega la glossa. Tanto è vero, che spirito di pertinacia è spirito diabolico. 

 83. Se mai si imbatterà il direttore in alcuno che abbia lungamente aderito alle illusioni del demonio, onde questi abbia di già preso possesso della sua mente, toccherà con mano una simile protervia: tanto lo troverà fisso nel suo parere. E però dice saggiamente Cassiano. che il demonio con niun'altro vizio conduce più sicuramente un'anima alla perdizione, quanto con introdurvi una certa pertinacia, per cui, non curando il consiglio dei più autorevoli, si appoggi solo al suo giudizio (Cassiani, Collat. 2, cap. 11). Dunque dalla docilità o pertinacia che il direttore scorgerà nei suoi discepoli, potrà prendere argomento ad intendere da quale spirito siano mosse le loro menti. 


§. VI. 

84. Quinto carattere dello spirito diabolico si è l'indiscrezione con cui incita agli eccessi. Qui non parlo delle opere cattive a cui di ordinario il nemico ci spinge (perché di queste dovrò ragionare di poi); parlo solo delle opere apparentemente buone a cui egli talvolta fraudolentemente ci stimola con qualche sua indiscreta idea: e dico, che incitandoci ad esse il traditore per fine malvagio procura sempre che decliniamo dalla rettitudine con qualche esorbitanza. Onde la sola indiscrezione nelle opere buone, massime se sia grave e continua, dà gran fondamento a credere che queste non siano inspirate da Dio che di niuno eccesso è cagione, ma suggerite dal suo nemico. Lo spirito del demonio, dunque, si palesa per l’indiscretezza, perché nell'opere buone che maliziosamente ci suggerisce non conserva né la debita misura, né il debito tempo, né il dovuto luogo, né il debito riguardo alla qualità delle persone. 

Non mantiene la debita misura; perché, incitandoci e. g. alla penitenza ci suggerisce rigori eccessivi, flagellazioni troppo aspre, cilizi troppo rigidi, digiuni troppo lunghi, vigilie troppo continuate: e ciò fa per due perversi fini, il primo, per dar pascolo alla superbia, perché poi pone sotto gli occhi di un tal penitente la sua lunga macerazione  acciocché se ne compiaccia come di cosa segnalata, e ne faccia pompa, se non ad altri, almeno a sé stesso, come costumano di far pompa i soldati delle loro ferite: il secondo, per snervare le forze corporali e guastare le sanità; onde poi il desiderio dell'austerità si cangi in orrore e la penitenza indiscreta in una eccessiva delicatezza, anzi in una totale impotenza a proseguire ne' devoti esercizi: sicché alla povera anima delusa, come molto bene osserva Cassiano, riescono alla fine le asprezze più nocevoli delle stesse delizie (Cassian. Collat. 2, cap. 16). 

85. Riferisce lo stesso Cassiano che avendo l'abate Giovanni allungato per due giorni il digiuno, mentre trovavasi estenuato di corpo ed esausto di forze, se ne andò il terzo giorno alla mensa per ristorarsi: nell'avvicinarsi, si vide comparire avanti il demonio in forma di nero etiope, il quale prostratosigli ai piedi, perdonami, gli disse, o abate, io sono stato quegli che ti ho imposto questo indiscreto digiuno. Soggiunge Cassiano, che allora il S. abate (uomo per altro di gran perfezione e perfetto nella virtù della discrezione, si avvide che era stato ingannato dal demonio, mentre lo aveva ridotto ad intraprendere indiscretamente un'astinenza troppo superiore alle sue deboli forze, e che poteva recar nocumento al suo spirito (Cassian. Collat, 1. cap. 21).   

 86. Io non nego però, che Iddio talvolta inspiri ai suoi servi penitenze molto straordinarie di digiuni prolungati a più giorni, di vigilie non interrotte dal sonno, di asprissimi cilizi e di sanguinose flagellazioni. Ma in tali casi si avvertano due cose che non v'è ombra d'indiscrezione da parte di chi l'intraprende; perché stimolando Iddio ad insolite austerità, gli dà forze corporali e spirituali per reggere ad un tal peso, benché esorbitante: non v'è indiscrezione da parte del direttore che gliene permette l’esecuzione, perché in tali congiunture dà Iddio segni manifesti della sua volontà. 

 87. Non conserva il demonio il debito tempo: perché incitando a qualche bene apparente, ciò fa in tempi impropri e disconvenevoli. Con questo solo indizio riuscì ad un direttore discreto di scoprire uno spirito falso. In una comunità religiosa vi era una persona in credito di spirito singolare specialmente perché di lei vi era fama che spesso le comparisse Gesù Bambino, e spesso la consolasse con la sua dolce presenza. Or seppe il detto confessore, che trovandosi ella in giorno di venerdì santo presente ad una fruttuosissima predica sulla passione del Redentore, aveva avuto quasi sempre avanti gli occhi il divin Bambinello con molte tenerezze di affetti. Questo solo gli bastò per entrare in un veemente sospetto ch'ella fosse illusa dal comune nemico; perché non gli pareva quello né tempo, né occasione propria di una tal vista, Se niun uomo prudente. diceva  egli, prenderebbe in questa giornata ed in congiunture di un tal discorso, per materia delle sue considerazioni, l'infanzia di Gesù Cristo, quanto più disconviene che in tali circostanze di tempo, ce ne ponga avanti gli occhi l'immagine Iddio stesso, ch'è infinitamente più prudente di tutti gli uomini insieme? E di fatto non andarono falliti i suoi sospetti, perché dovendola poi esaminare, la trovò per altre ragioni manifestamente illusa. 

 88. Non conserva il debito luogo: perché il demonio sempre istiga a far le opere buone in luoghi pubblici, che il più delle volte sono i meno congrui per tali azioni, conforme all'uso de' farisei, uomini di spirito diabolico, dei quali dice Cristo: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange” (Mt 23,5). Il fine poi ch'egli ha in suggerire, che il bene si faccia all'aperto, è perverso: poiché vuole che resti corrotto dalla vana gloria che nasce dall'essere veduti e lodati dagli uomini. Anzi si osserva che i fervori, le tenerezze, le lagrime false, le finte estasi ed altri apparenti favori che dà il demonio, di ordinario accadono in pubblico, ov'è frequenza di popolo; perché vuole che le opere dei suoi seguaci videantur ab hominibus. Ma Cristo tutto l'opposto: se vuoi, dice, compartire limosine, guardati di fare come gl'ipocriti che le dispensano per le sinagoghe e per le pubbliche strade: se vuoi orare, guardati d'imitare questi perfidi che amano di fare in mezzo alle sinagoghe e ne' cantoni delle piazze le loro orazioni: onde rimangono tutte le loro opere rose dal verme della vanità: “Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa…. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa” (Mt. 6, 2,5). Ma tu, segue a dire il Redentore volendo fare limosine falle di nascosto: volendo fare orazione, chiuditi nella tua stanza e prega da solo a solo, occultamente il tuo celeste Padre: “Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra… Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt. 6, 3,6). Si eccettuano però quei casi in cui Iddio vuole per motivi di sua gran gloria che le opere buone ed i favori che egli comparte compariscano in pubblico. 

 89 Finalmente non conserva il debito riguardo alla qualità delle persone. In un solitario, dice Riccardo di S Vittore che deve attendere alla quiete della contemplazione, sveglia il demonio pensieri di convertir peccatori e di far gran bene nei prossimi (Rich: In cant. cap. 17). Nei principianti non ancora assodati nella virtù, che devono attendere al proprio profitto, mette pure il nemico una simile suggestione di giovare alle anime altrui, come nota S. Teresa; ma non essendo ancora abili a partorire figli spirituali con i loro insegnamenti, ne segue che con tali desideri non siano di utile agli altri, e siano di danno a se stessi. Contra tali incipienti che aderiscono a questo istinto diabolico indiscreto, inveisce acremente S. Bernardo. Dicendo loro così: tu che non sei ancora stabilito nella tua conversione, che non hai carità, o l'hai sì tenera e sì fragile che ad ogni vento di contrarietà si piega; tu, dico. conoscendoti tale, ambisci procurare l'altrui salute? - Fratel mio, che stoltezza è la tua! (S. Bern. Serm,18, in cant.). 

90. Al contrario poi ad uno che per obbligo del suo istituto o del suo ufficio, è tenuto ad attendere alla salute de' prossimi, mette il demonio soverchio amore al ritiramento, alla quiete, alla solitudine, ed una gelosia indiscreta di macchiare la propria coscienza con l'esercizio delle opere esteriori di carità. Come appunto la sacra sposa destata in mezzo alla notte dal suo diletto, in vece di rompere subito la sua quiete per andargli incontro, incominciò a scusarsi con dire: mi sono spogliata dalle mie vesti, non voglio ora pormele di nuovo indosso, ho lavato i miei piedi non voglio ora tornar di nuovo a lordarli. «Mi sono tolta la veste; come indossarla ancora? Mi sono lavata i piedi; come ancora sporcarli?». (Cant. 5,3). E appunto in questo timore della sposa d'imbrattare i piedi e di ripigliare le sue vesti, riconosce S. Gregorio  il soverchio timore che hanno alcuni ai quali appartiene la cura delle anime, di rivestirsi degli antichi affetti, e di contrarre le antiche macchie (S. Greg. In cant. cap. 5). Così ancora il demonio sveglia nei superiori un troppo sollecito pensiero di consacrarsi all'orazione acciocché non invigilino come ne chiede il loro impiego, sugli andamenti de' sudditi; nei capi di casa, acciocché non attendano come sono tenuti, alla educazione dei figliuoli e della servitù e nelle donne, acciocché non compiscano con puntualità le loro faccende, e siano cagione di molte inquietudini e di mille colpe ai loro domestici. In somma sa il demonio che la discrezione è il sale che condisce tutte le opere buone e le rende gradite a Dio; e però non potendole impedire, si sforza almeno di guastarle con ogni sorta d'indiscrezioni e d'imprudenze; perciò dice Riccardo di S. Vittore, che negli impulsi interni dobbiamo sempre esaminare se vi si mescoli l'indiscrezione (Ric. In cant. cap. 17). E per questa via potrà il direttore acquistare gran lume e discernere, se le anime a sé soggette siano mosse da spirito diabolico ad operare. 


§. VII. 

 91. Sesto carattere dello spirito diabolico. Lo spirito del demonio ingerisce sempre pensieri vani e superbi, anche in mezzo alle opere virtuose e sante. Onde segue a dire Riccardo nel sopraccitato testo che per discoprire le frodi de' nostri nemici dobbiamo esaminare se nelle nostre opere siasi intromessa l'ostentazione o la brama di umana lode, e se vanità o leggerezza ci spinge a farle (Ibid.). Già si sa che il demonio mette sempre pensieri di propria stima, di preferenza e di dispregio altrui, sforzandosi in ogni occasione di trasformare in noi la superbia della sua mente con cui s'innalzò tanto fino a pareggiarsi all'Altissimo. E però chi è spinto da quest'aura vana, qualunque cosa faccia, è portato dallo spirito infernale. 

92. Ma qui è necessario che il direttore osservi diligentemente se la vanità nasce con i pensieri quasi inviscerata con essi, o pure se sopraggiunga ai pensieri quasi forestiera ed estranea: nel primo caso non si può dubitare che tali cognizioni traggano la loro origine da spirito cattivo, che si riduce al diabolico, perché ne hanno il vizio innato. 

Nel secondo caso non è così, perché già si sa che il demonio si studia di guastare e corrompere tutte le opere di Dio. Il Signore semina con mano benigna nelle nostre menti il grano eletto di santi pensieri, ed il maligno vi sparge sopra con mano invidiosa la zizzania di pensieri vani e superbi: “Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò” (Mt 13,25). Ma questa mescolanza di vanità che sopravviene, non toglie che i primi pensieri, ancorché fossero altissime  contemplazioni, non vengono da Dio che non siano mossi da fine retto, e che non portino di sua natura nell'anima la debita sommissione. Spiego questo col celebre fatto di S. Bernardo, che predicando un giorno, fu tocco nella mente da spirito di vanità. Egli però avvedutamente e con prontezza rigettò da sé il nemico con quelle parole “non ho cominciato a ragionare per te, né finirò per cagione tua”. In questo caso, come ognun vede. non si può dubitare che il santo fu mosso a fare quel devoto discorso dallo spirito del Signore, ancorché di poi vi s'introducesse lo spirito malvagio. 

Ciò che ho detto, parlando della vanità, bisogna osservarlo in tutti i caratteri dello spirito diabolico che ho già esposti, e che esporrò in avvenire: cioè, sempre conviene notare se lo spirito cattivo sia intrinsecato negl'impulsi da cui si sente la persona eccitata a cose per sé stesse buone, o pur venga di poi ad intorbidare le cose; e inoltre conviene esaminare se la persona riceve con orrore lo spirito diabolico, e se lo rigetti con nausea quando questo sopraggiunge importuno. Perché da ciò può prendersi nuovo argomento ad inferire che in lei opera lo spirito buono: se ha in odio il cattivo, e gli si oppone. Quest'avvertenza bisogna che il direttore la tenga sempre avanti gli occhi; altrimenti applicando ai casi particolari le regole che noi andiamo dichiarando, prenderà molti abbagli. 

G. BATTISTA SCARAMELLI SERVUS IESUS 

Motivo del mio pianto, del pianto della Mamma, sono i miei figli che, in gran numero, vivono dimentichi di Dio

 


"Ai Sacerdoti figli prediletti della  Madonna"


Anniversario terza apparizione a Fatima. La causa del mio pianto. Cuore di Mamma».

«Quanto ho gradito il tuo omaggio questa mattina! Sei venuto a Ravenna davanti alla  mia immagine che versa lacrime e hai voluto celebrare per consolare il mio Cuore  Immacolato. Quanto ho gradito questo tuo pensiero: così filiale, così affettuoso, così  delicato. Si, mi hai veramente consolato: hai cambiato le mie lacrime in sorriso, la mia  tristezza in gioia. Ti ho sorriso, ti ho benedetto. Motivo del mio pianto, del pianto  della Mamma, sono i miei figli che, in gran numero, vivono dimentichi di Dio, immersi  nei piaceri della carne, e corrono senza scampo verso la loro perdizione. Per molti di  essi le mie lacrime sono cadute fra l'indifferenza ed invano. Soprattutto causa del  mio pianto sono i Sacerdoti: i figli prediletti, la pupilla dei miei occhi, tutti questi miei  figli consacrati. Vedi come non mi amano più? Come non mi vogliono più? Vedi come non  ascoltano più le parole di mio Figlio? Come spesso lo tradiscono? Come Gesù presente  nell'Eucaristia è da molti ignorato, lasciato solo nel tabernacolo; spesso da essi offeso  con sacrilegi, con facili trascuratezze?

Oh! Tu mi hai offerto il Movimento Sacerdotale Mariano: lo accolgo sul mio Cuore e lo  benedico. Saranno tutti Sacerdoti miei: a Me consacrati, che faranno tutto quanto Io  ad essi comanderò. E vicino il tempo in cui farò sentire ad essi la mia voce, in cui Io  stessa mi metterò alla testa di questa mia schiera preparata per la battaglia. Per ora  si devono formare con tanta umiltà e fiducia, lasciando tutte le loro cose per essere  solo ai miei ordini: amando ed essendo tutti una cosa sola col Papa e con la Chiesa,  vivendo e predicando solo il Vangelo. Oggi questo è così necessario! Li amo, li benedico  ad uno ad uno». 

Ravenna, 13 luglio 1973

Vegliate e pregate.

 


"Ai Sacerdoti figli prediletti della  Madonna"

«Questi miei figli Sacerdoti, che hanno tradito il Vangelo per assecondare il grande  errore demoniaco del marxismo ... Soprattutto per causa loro verrà presto il castigo  del Comunismo che spoglierà tutti di ogni cosa. Si apriranno momenti di grande  tribolazione. Allora saranno questi miei poveri figli che incominceranno la grande  apostasia. Vegliate e pregate voi tutti, Sacerdoti a Me fedeli!». 

28 luglio 1973


La Vita nascosta di Gesù a Nazaret

 


La SS. Vergine spiega e racconta ciò che fu la vita privata della Sacra Famiglia a Nazaret, ovviamente mostrandola nella sua vera dimensione interiore, nel suo vero scopo (Da “La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà”, 25° Giorno, “Lezione della Regina del Cielo”): 


«Figlia carissima, oh, come ti aspettavo per continuare le mie lezioni sul regno che sempre più distendeva in me il Fiat Supremo. Ora, tu devi sapere che la piccola casa di Nazaret per la Mamma tua, per il caro e dolce Gesù e per San Giuseppe era un paradiso. Il mio caro Figlio, essendo Verbo Eterno, possedeva in Se stesso, per virtù propria, la Divina Volontà, e in quella piccola Umanità risiedevano mari immensi di luce, di santità, di gioie e di bellezze infinite. Io possedevo per grazia il Volere Divino e, sebbene non potevo abbracciare l’immensità come l’amato Gesù, perché Lui era Dio ed Uomo ed Io ero sempre la sua creatura finita, con tutto ciò, il Fiat Divino mi riempì tanto, che aveva formato i suoi mari di luce, di santità, d’amore, di bellezza e di felicità, ed era tanta la luce, l’amore e tutto ciò che può possedere un Volere Divino che usciva da Noi, che San Giuseppe restava eclissato, inondato e viveva dei nostri riflessi. 

Figlia cara, in questa casa di Nazaret stava in pieno vigore il regno della Divina Volontà. Ogni nostro piccolo atto, cioè, il lavoro, l’accendere il fuoco, il preparare il cibo, erano tutti animati dal Volere Supremo e formati sulla sodezza della santità del puro amore. Quindi dal più piccolo al più grande atto nostro scaturivano gioie, felicità, beatitudini immense, e Noi restavamo talmente inondati, da sentirci come sotto una pioggia dirotta di nuove gioie e contenti indescrivibili.  

Figlia mia, tu devi sapere che la Divina Volontà possiede per natura la sorgente delle gioie e quando regna nella creatura si diletta di dare in ogni suo atto l’atto nuovo continuo delle sue gioie e felicità. Oh, come eravamo felici! Tutto era pace, unione somma, e l’uno si sentiva onorato di ubbidire all’altro; anche il mio caro Figlio faceva a gara, ché voleva essere comandato nei piccoli lavori da Me e dal caro San Giuseppe. Oh, come era bello vederlo nell’atto che aiutava il suo padre putativo nei lavori fabbrili, vederlo che prendeva il cibo, ma quanti mari di grazia faceva scorrere in quegli atti a pro delle creature? 

Ora, figlia cara, ascoltami: in questa casa di Nazaret fu formato nella Mamma tua e nell’Umanità di mio Figlio il regno della Divina Volontà, per farne dono all’umana famiglia, quando si sarebbero disposti a ricevere il bene di questo regno. E, sebbene mio Figlio fosse Re ed Io Regina, eravamo Re e Regina senza popolo; il nostro regno, sebbene poteva racchiudere tutti e dare vita a tutti, era deserto, perché ci voleva prima la Redenzione, per preparare e disporre l’uomo a venire in questo regno sì santo. Molto più che, essendo posseduto da me e da mio Figlio, che appartenevamo secondo l’ordine umano all’umana famiglia e in virtù del Fiat Divino e del Verbo Incarnato alla Famiglia Divina, le creature ricevevano il diritto ad entrare in questo regno e la Divinità cedeva il diritto e lasciava le porte aperte a chi volesse entrare. Perciò la nostra vita nascosta di così lunghi anni, servì a preparare il regno della Divina Volontà alle creature. Ecco perché voglio farti conoscere ciò che operò in me questo Fiat supremo, affinché dimentichi la tua volontà e dando la mano alla Madre tua ti possa condurre nei beni che con tanto amore ti ho preparato.  

Dimmi, figlia del mio Cuore, contenterai me ed il tuo e mio caro Gesù, che con tanto amore ti aspettiamo in questo regno sì santo, a vivere insieme con Noi per vivere tutta di Volontà Divina? 

Ora ascolta, figlia cara, un altro tratto d’amore che in questa casa di Nazaret mi fece il mio caro Gesù: Lui mi fece depositaria di tutta la sua vita . Dio, quando fa un’opera, non la lascia sospesa, né nel vuoto, ma cerca sempre una creatura dove poter rinchiudere e appoggiare tutta l’opera sua; altrimenti passerebbe pericolo che Dio espone le opere sue all’inutilità, ciò che non può essere. Quindi il mio caro Figlio deponeva in me le sue opere, le sue parole, le sue pene, tutto; perfino il respiro depositava nella Mamma sua, e quando ritirati nella nostra stanzetta, Lui prendeva il suo dolce dire e mi narrava tutti i Vangeli che doveva predicare al pubblico, i Sacramenti che doveva istituire, tutto mi affidava e, deponendo tutto in me, mi costituiva canale e sorgente perenne, perché da me doveva uscire la sua vita e tutti i suoi beni a pro di tutte le creature. Oh, come mi sentivo ricca e felice nel sentirmi deporre in me tutto ciò che faceva il mio caro Figlio Gesù! Il Volere Divino che regnava in me mi dava lo spazio per poter tutto ricevere, e Gesù sentiva il contraccambio dell’amore, della gloria della grande opera della Redenzione, dalla Mamma sua. Che cosa non ricevetti da Dio, perché non feci mai la mia volontà, ma sempre la Sua? Tutto, anche la stessa vita di mio Figlio era a mia disposizione; e mentre restava sempre in me, potevo bilocarla, per darla a chi con amore me la chiedesse. 3

Ora, figlia mia, una parolina a te. Se farai sempre la Divina Volontà e mai la tua e vivrai in Essa, Io, la Mamma tua, farò il deposito di tutti i beni del mio Figlio nell’anima tua. Oh, come ti sentirai fortunata! Avrai a tua disposizione una Vita divina, che tutto ti darà; ed Io, facendoti da vera Mamma, mi metterò a guardia, affinché questa Vita cresca in te e vi formi il regno della Divina Volontà.» 


( ibid, 26° Giorno). La Mamma prosegue in quest’altra lezione raccontando come e perché terminò la vita occulta di Gesù a Nazaret: 

«…Senti, figlia mia, per la tua Mamma incomincia una vita di dolore, di solitudine e di lunghe separazioni dal mio sommo Bene Gesù. La vita nascosta è finita e Lui sente l’irresistibile bisogno d’amore di uscire in pubblico, di farsi conoscere e di andare in cerca dell’uomo smarrito nel labirinto della sua volontà, in preda di tutti i mali. Il caro San Giuseppe era già morto, Gesù partiva ed Io restavo sola nella piccola casetta. Quando il mio amato Gesù mi chiese l’ubbidienza di partire, perché non faceva mai nulla se prima non me lo diceva, Io sentii lo schianto nel Cuore, ma conoscendo che quella era la Volontà Suprema, Io dissi subito il mio Fiat, non esitai un istante, e tra il mio Fiat e il Fiat di mio Figlio ci separammo. Nella foga del nostro amore mi benedisse e mi lasciò. Io lo accompagnai col mio sguardo finché potetti, e poi, ritirandomi, mi abbandonai in quel Volere Divino che era la mia vita. Ma, o potenza del Fiat Divino, questo Volere Santo non mi faceva perdere mai di vista mio Figlio, né Lui perdeva me, anzi sentivo il suo palpito nel mio e Gesù sentiva il mio nel suo.  

Figlia cara, Io avevo ricevuto mio Figlio dal Volere Divino e ciò che questo Volere Santo dà non è soggetto a finire né a subire separazione; i doni suoi sono permanenti ed eterni. Quindi mio Figlio era mio, nessuno me lo poteva togliere, né la morte, né il dolore, né la separazione, perché il Volere Divino me lo aveva donato. Quindi la nostra separazione era apparente, ma in realtà eravamo fusi insieme. Molto più che una era la Volontà che ci animava: come potevamo separarci?» 

negli scritti della “Serva di Dio” Luisa Piccarreta

Avete perduto tutto, soltanto perché avete messo il “vostro io” al posto di Dio.

 


Gesù vostro "fratello"

17 Maggio 2023

Figli miei carissimi, fatevi questa domanda: perché il clima ci viene contro? La risposta è presto detta: avete rispettato la natura? No, credete di essere diventati i padroni di questo mondo e la natura si fa sentire rispondendo con il clima, prima di tutto, con questi disastri.
Ora avete capito che ciò che volete cambiare con le vostre mani, non vi darà mai ciò che vi eravate prefissi. La natura si rivolta contro di voi e voi di fronte a certe catastrofi, non sapete più cosa rispondere.
Figlioli miei carissimi, fate “Mea Culpa – mia massima culpa” il vostro cuore vi darà risposte più giuste sempre se, nei vostri cuori fate entrare il mio volere.
Io sono il vostro Padre Buono, Io so di cosa avete bisogno, di vivere la vostra vita agiatamente e d’accordo tra di voi. Se fate entrare satana nei vostri cuori, subito vi accorgerete che quel bene, di cui avete bisogno, fuggirà lontano da voi.
Figlioli miei, tornate a pregare il vostro Buon Pastore, chiedete con amore e sarete risposti con amore e soprattutto con giustizia. Avete perduto tutto, soltanto perché avete messo il “vostro io” al posto di Dio.
Convertitevi figli miei, altrimenti il Padre Mio, risponderà alle vostre richieste, nello stesso modo in cui voi chiedete. Se ritornerete a Lui con una vera conversione, tutto ritornerà in terra, buono e giusto.

Io pregherò il Padre per ottenere la conversione di tutti i vostri cuori.

Valeria Copponi

Perseveravano concordi nella preghiera con Maria

 


1. In attesa dello Spirito Santo promesso da Gesù, gli Apostoli e le donne perseveravano concordi nell'orazione con Maria. La Madre di Dio inizia così il suo ruolo di Madre della Chiesa: con la sua presenza discreta, è il cuore della prima comunità cristiana. La tiene unita, la sostiene, la conduce soprattutto alla preghiera. Colei che nello Spirito Santo aveva dato loro Gesù, li prepara ora ad ottenere la pienezza della Pentecoste.

La primitiva comunità cristiana sentiva in Maria la Madre capace di illuminare le sue scelte, di confermare la sua fede, di addolcire la sua vita. Possiamo pensare come alla porta di Maria si avvicendassero gli Apostoli e i primi credenti per confidarle le loro perplessità, per averne conforto e incoraggiamento. Non poteva sfuggire ai primi seguaci del Figlio di Dio fatto uomo la santità della sua Madre.

2. La funzione di Maria non si è esaurita con la sua assunzione al cielo, ma di lassù continua con progressiva espansione sino alla fine dei tempi. Per misurare adeguatamente questa presenza materna di Maria nella Chiesa bisognerebbe esaminare la sua incidenza nella vita dei santi antichi e moderni, ricordare i suoi interventi in momenti di particolare gravità per il popolo cristiano, ripensare alle grazie e ai miracoli che Maria dispensa ancora oggi a Lourdes, a Fatima e nei numerosi santuari che costellano la terra. Le vocazioni sacerdotali e consacrate spuntano e si conservano sotto l'insegna della sua predilezione.

3. Maria è consapevole che il mistero della Redenzione, che si compie con il dono dello Spirito Santo, è opera della grazia celeste. Sa per esperienza, e per l'insegnamento insistente di Gesù, che la grazia si deve chiedere con preghiera assidua. Gesù ha detto chiaramente: «Senza di me non potete far nulla. Vegliate e pregate per non cadere nella tentazione. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto. Tutto quello che domanderete nella preghiera voi l'otterrete... ». Gli apostoli sono caduti perché non hanno preso sul serio l'insegnamento del Signore; la Madre allora li raccoglie e insegna loro a pregare, come faceva Gesù.

Il Maestro aveva anche parlato dell'efficacia di una preghiera fatta insieme, e aveva assicurato: «In verità vi dico che se due di voi si accorderanno sulla terra per qualunque cosa da chiedere, sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Perché dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 19). Per ricevere lo Spirito Santo bisognava che gli Apostoli si disponessero con la preghiera.

Tra gli Apostoli che invocano l'effusione dello Spirito promesso, Maria è presente come Mediatrice, come «Onnipotenza supplice». E sarà così sino alla fine dei tempi nella Chiesa.

Chiediamo a Maria: «Insegnaci a pregare sempre senza stancarci mai».

4. Maria porta i suoi figli all'unione con la Chiesa e all'obbedienza al Magistero incentrato nel Vicario di Cristo. Essa non ammette sterili contestazioni, ma invita i suoi figli prediletti a impegnarsi costruttivamente in ogni opera buona per la crescita del Corpo Mistico di Gesù.


INVOCAZIONE

 


Dando la tua vita per noi, Tu rimetti lo Spirito al Padre, Tu riunisci l'umanità salvata: Dal tuo costato sgorgano fiumi d'acqua viva! Noi veniamo a te, tutti noi che abbiamo sete. Lo Spirito riposava su di te quando dal cielo venne una voce: «Tu sei il mio figlio prediletto, tu hai tutta la mia benevolenza.» Figli di Dio, sì, anche noi lo siamo Poiché nei nostri cuori, il tuo Spirito grida: «Abba Padre! » Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!» Colui che ascolta dice: «Vieni!» 

(Preghiera delle Chiese orientali TII, p. 75)


(È quasi ora di fare tutto ciò che deve essere fatto)

 


Messaggio ricevuto il 18 maggio 2023

Mia cara figlia scrivi, Io sono il tuo Dio, il tuo Salvatore. Sono venuto con il Mio Amore per darti un altro messaggio che viene dal Mio Sacro Cuore al tuo. Io sono il Dio di Israele e di tutto il mondo, ma prima sono venuto a dare la Pace a tutti e ad aprire gli occhi dei ciechi, che non vedevano nulla nelle mie Sacre Scritture. Molti di quelli che erano lì a quel tempo non sapevano nulla, ma erano coinvolti nel mettere molti in schiavitù, portando molti all'inferno, perché facevano solo cose per far perdere la fede. Io sono venuto a correggere tutto, ma perché sono venuto? Perché il Padre mi ha voluto lì per far uscire molti dalla schiavitù, ma loro continuano oggi come sempre, e ci sono ancora molti che sono ciechi, che guardano solo una visione e dimenticano che sono nato per fare tutto ciò che era più necessario, per dare LUCE e non conflitto al mondo.

Oggi c'è ancora disgrazia nel mondo, e ogni volta le cose peggiorano, perché tutti sono come allora o anche peggio. Tutti sanno che Dio è giusto, ma non ci fanno più caso e non vogliono sentire quello che ha detto Daniele (nell'Antico Testamento), e ora sembra che tutto sia in disordine. Il mio popolo è disperso, non c'è controllo, perché tutto è iniziato così. I miei figli che mi ascoltano oggi vogliono fare tutto come ho detto nel Vangelo, ma non c'è modo perché la loro routine è ancora la stessa. Invito tutti a fare tutto come vi è stato insegnato, ma molti non vogliono ascoltarmi. La loro menzogna continua, perché sono malvagi, non ascoltano le Sacre Scritture come è stato loro insegnato.

Sono venuto a stabilire la Pace e l'Amore, ma sono pochi quelli che ascoltano questa Pace. L'amore viene dal cuore, ma loro non hanno amore, solo discordia che porta tutto ciò che non è buono. Ascoltate figli miei, chi ha orecchie ascolti, perché tra poco non potrò più parlare, ma farò sparire tutto, perché tutto è scritto e non posso cambiare nulla di ciò che è già stato detto dai miei profeti. Faccio appello a tutti! Non diventate deboli, ma ascoltate bene quello che sono venuto a dire, perché è quasi ora di fare tutto quello che si deve fare. Invito tutti, ma non tutti mi ascoltano, perché non sono giusti in ciò che fanno. Io sono il Buon Pastore, proteggo le mie pecore ed esse mi seguono solo per amore.

Amen.

Maria De Jesus Coelho

 


venerdì 19 maggio 2023

Adorazione


 

Conosci la Missione che Dio ti ha dato quando ti ha creato? Dove è nascosto?

 

Scoprire il piano divino che la tua anima conosce.

Veniamo sulla Terra per adempiere il Piano che Dio ha progettato per ognuno di noi, e la nostra anima sa dalle prove che supereremo.

Solo, poiché abbiamo il libero arbitrio, Dio ha velato la nostra memoria, in modo che cerchiamo quell'informazione dentro di noi e decidiamo se adempiremo o meno la missione che ci ha dato.

Altrimenti saremmo semplici robot che vengono a compiere un programma, e Dio non ha creato liberi, così che decidiamo di obbedirGli o meno.

Qui mostreremo come la nostra anima contiene il piano di Dio per la nostra vita, che dobbiamo scoprire, e poi decidere se realizzarlo o meno.

Partiamo dall'inizio.

Secondo l'insegnamento cattolico, l'anima spirituale è creata da Dio e si unisce al corpo umano al momento del concepimento.

Il Catechismo numero 366 afferma che "l'anima spirituale non è qualcosa di meramente aggiunto e unito al principio materiale del corpo, ma lo vivifica e lo rende essere umano".

Quindi l'anima ha un'esistenza indipendente dal corpo e sopravvive alla morte fisica.

E qual è la funzione dell'anima e del corpo?

Il corpo fornisce i sensi e le capacità fisiche che consentono all'individuo di percepire, elaborare informazioni dal mondo esterno e agire su di esse.

Attraverso i sensi, il corpo riceve stimoli e dati dall'ambiente, che vengono trasmessi al cervello ed elaborati per la comprensione.

E d'altra parte, l'anima è la fonte dell'intelligenza e della volontà.

È il principio vitale e spirituale dell'essere umano, che gli dà la sua capacità di pensiero, discernimento, processo decisionale e volontà di imparare e crescere.

L'anima è il luogo in cui la conoscenza viene elaborata e assimilata, le idee si formano e le virtù si acquisiscono.

Ci sono i ricordi che sono stati velati da Dio e i dati sulla nostra missione.

Quindi l'attività dell'essere umano implica l'interazione tra la mente, l'intelletto e la volontà, che sono aspetti dell'anima, e le capacità sensoriali, cognitive e operative sul mondo fisico, del corpo. ?

E quando viene creata l'anima?

Nella teologia cattolica, il momento in cui viene creata l'anima umana è oggetto di dibattito.

Molti teologi cattolici sostengono che l'anima umana viene creata al momento del concepimento, quando un ovulo viene fecondato da uno spermatozoo e si forma un nuovo essere umano.

Altri teologi hanno sollevato la possibilità che l'anima sia infusa nel feto in un momento dopo il concepimento, come al momento dell'impianto nel grembo materno, o in qualche punto specifico dello sviluppo fetale precoce.

Alcuni teologi propongono che l'anima sia trasmessa dai genitori insieme alla generazione del corpo fisico.

E ci sono autori che sostengono che tutte le anime umane sono state create da Dio all'inizio dei tempi, prima che ogni particolare individuo fosse concepito.

San Girolamo, uno dei Padri della Chiesa, sosteneva che tutte le anime sono state create da Dio all'inizio del mondo.

Secondo la sua visione, le anime esisterebbero in uno stato preesistente e si aspetterebbero di essere unite al corpo al momento del concepimento.

E San Gregorio di Nissa, San Giovanni della Croce, Sant'Ireneo di Lione, San Tommaso d'Aquino sostenevano che le anime esistono in uno stato precedente e sono unite ai corpi umani al momento del concepimento.

E queste anime hanno esperienze con Dio prima di unirsi al corpo?

Gli autori cattolici in generale postulano che le anime hanno una precedente relazione con Dio prima della loro incarnazione, che influenza la ricerca spirituale e la connessione con il divino nella vita terrena.

San Gregorio di Nissa sostiene che le anime hanno un'affinità e un desiderio innato di unirsi al divino, e che questa relazione preliminare influenza la ricerca di Dio nella vita terrena.

Alcuni di questi autori suggeriscono che le anime subiscono un processo di sviluppo spirituale prima della loro incarnazione.

Ciò implica che le anime acquisiscono conoscenza, imparano lezioni e crescono in virtù e saggezza durante la loro precedente esistenza.

Sant'Agostino ha affermato che durante questo stato precedente, le anime sperimentano lo sviluppo spirituale e la purificazione.

Egli menziona che le anime possono aver raggiunto diversi livelli di perfezione nella loro esistenza precedente, che possono influenzare la loro vita terrena.

E più interessante è che alcuni autori suggeriscono che le anime sono preparate nella loro precedente esistenza per una missione o uno scopo specifico nella vita terrena.

Ciò implica che le esperienze precedenti influenzano le circostanze, i talenti e le sfide che una persona incontra nella sua vita.

Santa Teresa di Gesù menziona che le anime sono inviate da Dio alla vita terrena con una missione specifica, e sottolinea l'importanza di scoprire e compiere quella missione divina durante la vita sulla Terra.

E San Giovanni della Croce suggerisce che le anime sono preparate e purificate nel loro stato precedente per adempiere uno scopo divino nella vita terrena, che l'anima porta con sé una "immagine divina" che deve essere scoperta e sviluppata sulla Terra.

Quindi Dio ci ha formati, prima della nostra nascita, per compiere una missione sulla Terra?

In Geremia 29:11 il Signore dice: "Conosco molto bene i piani che ho per voi".

San Paolo in Efesini 2:10: dice che siamo creati per le opere buone, "che Dio ha preordinato perché potessimo mettere in pratica".

In 1 Pietro 4:10 si dice: "Ciascuno metta al servizio degli altri il dono che ha ricevuto".

E Romani 12:4 descrive la diversità dei doni distribuiti, dicendo che ogni membro ha una funzione e uno scopo specifici.

E fino a che punto gli esseri umani sono d'accordo con Dio sulla missione specifica che stanno per compiere?

San Giovanni della Croce, un mistico del XVI secolo, parlava del "patto" o "accordo" che l'anima fa con Dio prima della sua incarnazione.

L'anima ha una conoscenza innata del suo scopo e della sua missione nella mortalità, e stabilisce con Dio la vita che condurrà.

Sant'Ignazio di Loyola insegnava nei suoi Esercizi Spirituali l'importanza di discernere la volontà di Dio per la propria vita.

E questo implica un dialogo e una risposta personale dell'individuo a Dio, in cui l'anima può discernere e concordare la sua vocazione e il suo cammino nella vita.

Carlo Carretto, un mistico italiano del XX secolo, menziona che l'anima sceglie volontariamente di incarnarsi nella vita terrena, per adempiere a uno scopo specifico concordato con Dio.?

E Dio comunica alle anime le prove che dovranno affrontare nella mortalità?

Maria Simma affermò che alcune anime del Purgatorio le dissero che prima di nascere, Dio aveva rivelato loro le prove e le sofferenze specifiche che avrebbero affrontato nella loro vita.

Queste rivelazioni servivano come mezzo di purificazione e crescita spirituale per le anime.

Santa Teresa di Lisieux disse che prima che nascesse, Dio le rivelò le prove e le sfide che avrebbe dovuto affrontare nella sua vita.

Vedeva queste sofferenze come un'opportunità per crescere nell'amore e nella fiducia in Dio.

E Santa Gertrude la Grande, del XIII secolo, ha detto che Dio rivela alle anime elette prima della nascita, le prove e le sofferenze che dovranno sopportare sulla terra.

Bene, fin qui quello che volevamo dimostrare, che c'è una missione che abbiamo fatto alleanza con Dio prima della nostra incarnazione, che è velata per noi da scoprire, e che possiamo decidere di compierla o ribellarci.

Fori della Vergine Maria

Non c‟è bisogno di preoccuparsi, poiché Dio vi ama tutti.

 


AMORE DI DIO 


Mia amatissima figlia, guardati intorno e vedrai che molte persone vivono la vita spensieratamente. Assisterai a risate, gioia e grande cameratismo e sperimenterai che questo può venire solo da Dio. Molte persone, una volta che conosceranno la Verità, Mi abbracceranno con cuore aperto e riconoscente, ed allora noi saremo una cosa sola. 

Il Mio Piano è quello di riunire tutti gli uomini e di inondarli di grande amore, gioia e felicità. Li delizierò nel Mio Nuovo Regno dove ci saranno molte risate, gioia e bellezza, così come la Vita Eterna. L‟amore emanerà da ogni singola creatura, da ogni singola anima e la vita sarà perfetta. 

Quando vi preoccupate per il futuro del mondo, ricordate quello che vi ho detto. Tutto andrà bene, una volta che verrò a riunirvi nel nuovo mondo senza fine. Non c‟è bisogno di preoccuparsi, perché Dio vi ama tutti. Quanto alle anime che vivono una vita stentata e dolorosa, saranno raccolte per prime, se accetteranno Chi Io Sia. Coloro che si trovano in una terribile oscurità, otterranno delle Grazie straordinarie per purificare le loro anime, in modo che Io possa allentare la morsa del maligno su di loro, e portarle nel sicuro rifugio della Mia Misericordia. Questa è una battaglia ed il combattimento sarà duro, ma verrà esercitato il Potere della Santissima Trinità e le anime saranno illuminate, in modo che non periscano. 

Io farò sorgere tra di voi, dei capi importanti, ed un esercito diffuso in ogni nazione; voi aumenterete e porterete con voi la maggior parte dei figli di Dio nel Nuovo Paradiso. Guardate a Me con fiducia e non abbiate paura del Mio Amore, poiché dovreste sapere che Io non vi spaventerei mai volontariamente, poiché quando Io renderò nota la Mia Presenza, essa vi riempirà di grande stupore e gioia. Vi assicuro che non c‟è nessun bisogno di aver paura, poiché Io Sono l‟Amore Personificato. L‟Amore vi tranquillizzerà e quando vi troverete davanti a Me, il vostro Gesù, sarete colpiti da un senso di familiarità immediata, che è presente solo quando il vostro cuore si congiunge con il Mio. 

Quanto vi amo tutti e quanto desidero le vostre anime! 

Il vostro Gesù. 

8 Maggio 2014