domenica 18 ottobre 2026

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato

 


L'avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex grado 33 della massoneria, scrisse questo libro dopo essersi convertito al confessionale di Padre Pio. 


MIA CONVERSIONE AVVENUTA NEL NOVEMBRE 1930  

In treno, partendo da Bologna per Foggia 1 novembre 1930, ore 1,30.  

Non vorrei che tutto l'entusiasmo si convertisse in delusione. Quali sensazioni proverò io in presenza di questo Frate che vogliono fare apparire quasi divino? Coloro coi quali ho parlato, lo ritengono un Santo o un Messia, sarà costui dotato di un potere celeste o di un potere ipnotico!  

Vari anni fa scrissi sull'«Italia Laica» di Firenze, alcuni articoli contro di lui, senza però conoscerlo, Lo ritenni allora un mistificatore, uno scaltro, che sapesse abbindolare la gente credula e facile all'entusiasmo.  

La guarigione improvvisa, indiscussa e indiscutibile di mio nipote, mi ha fatto pensare e riflettere.  

È mai possibile, mi sono chiesto più volte, che un «Uomo» possa avere tale potere, quando la scienza (coll'esse piccolo) ha affermato in modo positivo e assoluto il contrario? Fu una strana coincidenza, fu un miracolo, o non fu piuttosto un errore di dottori e quindi della scienza?  

È mai possibile, che coloro che hanno appreso dall'osservazione dei fatti, dai libri e dai sommi Maestri che li hanno preceduti, possano aver sbagliato?  

È certo e indiscutibile che mio nipote, da ammalatissimo è ritornato sano, vispo, allegro come prima.  

Mistero? Miracolo? Non so, né posso spiegare questo rapido e radicale cambiamento in lui avvenuto.  

Il fatto positivo della febbre esisteva, io l'ho controllato, è caduto sotto i miei sensi, colla vista, osservando il termometro, col tatto, toccando il suo corpo che ardeva dalla febbre e come me, suo padre, maggiormente interessato, e i miei parenti e due valenti ed illustri professori bolognesi.  

Alla data esatta, pronosticata alcuni giorni prima, mentre la scienza lo aveva condannato inesorabilmente noi tutti abbiamo potuto constatare che era completamente guarito.  

 

In treno - Porto S. Giorgio, ore 5,20.  

Tutto è ancora buio, il mattino però è poco lontano,  

Il treno ha ripreso la sua corsa, verso la Luce o verso il nulla? Non so, spero e dispero, vorrei e non vorrei, desidero che sia come deve essere e dubito che ciò non possa avvenire.  

Fra cinque ore saremo a Foggia, forse a mezzogiorno a S. Giovanni Rotondo.  

So che Padre Pio è un frate francescano, del Divino Poverello di Assisi ha la veste e l'ordine, ed anche il nome, poiché il suo vero nome di battesimo è Francesco, dicono abbia le stigmate, e il fascino meraviglioso. Lui pure ama gli umili e coloro che hanno bisogno di Luce.  

Io sono completamente al buio, la vedrò io la Luce?  

Siamo in otto che andiamo da Lui, esclusi due, forse tre, gli altri poco o nulla credono nella religione. Mi sovviene di un libro di Gigi da Budrio: «La vestale dello spirito», è un libro meraviglioso. La vestale è la preghiera ...  

Misticismo il mio o cosa?  

Non so, non posso scrivere, il treno va troppo in fretta.  

 

Oltre Pescara, ore 7.  

Da una parte il mare si confonde col cielo dello stesso colore, piccole nuvole si rincorrono fra loro, sono bianchi cirri e sembrano fiocchi di bambagia o bolle di sapone che bimbi fantastici e invisibili facciano volare nell'azzurro del cielo.  

Dall'altra parte i monti degli Abruzzi, la Maiella con tutte le sue nevi svetta lontano e incanta col suo candore, sembra un monte di quarzo iridescente.  

Pini, pini, pini che s'inseguono, come frati che abbiano il cappuccio sul capo, corrono a guisa di puledri maremmani e non si raggiungono mai, corrono alle falde di questo meraviglioso mare d' Abruzzo, verde e pieno di nostalgia nella sua solitudine maliarda. Sulle colline, gli olivi, i cari olivi sacri a Pallade, che vinse Vulcano nella gara, quando dovettero dare il nome ad Atene.  

Il sole dapprima rosso come la fiamma, si è nascosto dietro le nubi, si è confuso con esse, sembra sparito, larghe strisce solcano il mare e la sua luce riflessa, si rifrange sull'acqua verde azzurra, donando una fantasmagoria policroma di luci e di colori.  

Gallerie ... si entra nella terra, nel buio, nel nulla ... Ma la luce riappare, riappare la vita, poi nuovamente buio e nuova luce ancora; sono le alterne vicende del viver nostro, sorrisi e pianti, pianti e sorrisi, amore e dolore.  

Costeggiamo il mare, lontano una nave appare ai nostri occhi.  

Da dove verrà? Dove andrà? Come noi verso l'ignoto o verso la Luce?  

Siamo giunti a Ortona a Mare.  

Foggia - ore 11.  

Ho dormito dopo Ortona, ero stanco, il mattino ha voluto sfiorarmi con le sue bianche ali... Morfeo ha vinto.  

Attendiamo l'auto che ci porti a S. Giovanni Rotondo.  

S. Giovanni Rotondo - ore 21.  

Abbiamo finito di cenare ed ognuno si è ritirato nella propria camera. Io sono solo in una cameretta microscopica, con un piccolo letto, un tavolino. Da una parte un piccolo altare con alcune immagini, sopra un quadretto della Madonna vi è una fotografia di Padre Pio.  

In questo paese tutti hanno un culto per Padre Pio, quando lo nominano, sembra che dalle loro labbra sfiori una preghiera; aspetto rozzo, ma cuore gentile hanno questa gente.  

Padre Pio ... mistificatore o Santo? Ancora non lo so. L'ho veduto e da Lui mi sono confessato questa sera; alle 17 entrammo nella piccola chiesa del Convento del Gargano. (Vedi tavola N. 9).  

Questo Gargano, mi dicono, assomigli ai monti della Palestina… È un monte pietroso, senza alberi, senza vette, senza neve.  

È un monte di passione. mi ricorda il Sabotino, freddo, brullo, tremendo, terribile nella sua mole e nel suo squallore.  

Nella piccola chiesa, umile, modesta, povera, non ho notato neppure una cassetta per le elemosine.  

Padre Pio era là, mi sembrò che non ci avesse veduti, ma deve averci sentiti. È un frate qualunque ... Dava la benedizione. Chinai il capo, ma non sempre lo tenni basso, volli vederlo in viso, quando sollevava l'Ostensorio, sentii in me quasi il desiderio di sfidarlo. Se Tu sei potente per davvero, mi dissi, annientami, fammi male, dammi una prova del tuo potere. Nulla ho provato ... È un frate qualunque.  

Quando lo rividi in sacrestia, mi parve adirato e seccato per la gente che voleva baciargli le mani ricoperte da due manopole, dicono nasconda le stigmate.  

Parchè Egli nasconde tali segni? Le stigmate non sono un male, quindi non debbono essere tenute celate, sono fenomeni di isterismo o di autosuggestione, che la scienza riconosce e spiega.  

Poco dopo, chi ci aveva guidati lassù, andò a pregare il Padre perché desideravamo confessarci. Ci apparve tremante, umile, modesto, buono, pareva soffrisse assai.  

Ci confessammo noi uomini, io fui il quarto. Mi sono confessato raccontando ogni cosa, ma senza entusiasmo, senza fede; mi pareva di essere di fronte ad uno dei soliti preti.  

Solo una cosa Costui ha di diverso dagli altri. Egli sa tutto. Egli conosceva e sapeva i miei peccati; mi disse che io aveva appartenuto ad una società che riconosce Dio, ma che non ama i suoi ministri.  

Chi può avergli detto ciò? Forse colui che ci accompagnava? Non credo, non posso credere che ciò fosse.  

Dicono che tutti quelli che vanno da Lui dubbiosi e tristi tornano felici, che gli increduli tornano credenti. Sarà, io non ci credo.  

Io nulla ho chiesto per me e per la mia famiglia, nessun bene materiale, l'ho pregato solo di donar mi la pace dello spirito, l'ho pregato di darmi la Luce.  

- L'otterrai, - mi rispose - se persisterai nell'amare Dio.  

Dio, Dio - gli dissi - e perché non mi illumina, Padre? Perché non mi fa credere, perché non vuole che io sia un buon cristiano? Non mi rispose come volevo, la sua risposta mi parve simile a quella delle pitonesse delfiche, cioè ambigua, sibillina, bisense.  

Seppi che a tutti noi uomini aveva data la stessa penitenza, non la trovai giusta. Mio nipote non poteva avere commesso peccati uguali ai miei.  

Non sono rimasto soddisfatto, per me è tutta una mistificazione, esaltazione, eccitazione dello spirito o di menti malate. Non è vero nulla di quanto vogliono far credere, arrivo a dire che è una specie di Rasputin.  

Ad ogni modo prima di addormentarmi, farò la penitenza, dirò le mie orazioni con fervore, mi proverò a dirle con fede …ma ci riuscirò?  

A domani il resto delle mie impressioni.  

Posso affermare che non ho sentito né profumo, né altre impressioni che potessero sembrarmi divine; anzi a proposito di profumo, mi parve che odorasse di tabacco intensamente.  

Non ho visto alcuna luce, né aureola, né stigmate, né altro che possa convincermi. Forse era buio nella piccola sacrestia ... solo ... solo ... sì debbo essere sincero e dire tutto, quando mi diede la assoluzione, il suo viso mi apparve come illuminato, risplendente, diafano, meteorico.  

Mi toccai per sentire se il tatto non mi tradiva. No, mi dissi appena uscito: è un uomo come gli altri, forse più furbo, più intelligente, più attento osservatore dello stato d'animo dei fedeli che a Lui vanno per avere quello che un altro più ignorante di Lui non può dare ... A domani...  

Avrà indovinato che io sono stato massone, forse dal complesso dei miei discorsi, perché abbiamo ragionato a lungo, durante la confessione, di filosofia e di uomini che, pur non avendo la fede, hanno la coscienza che li guida. Parlammo di S. Agostino, di Spinoza, di Cartesio, di Stuart Mill, di Spencer, di Darwin, e dei filosofi moderni.  

Io, Padre, - gli dissi - ho sempre indirizzato, le mie azioni al bene e se alle volte la «bestia trionfava sull'uomo», la mia coscienza mi diceva: «fai così... non fare questo ... fai quello ...», la fede io non l'ho mai avuta, ciò non pertanto sono sempre stato onesto. Onesto? anche quando ...? e mi disse cose che non poteva sapere.  

Strane coincidenze ... non può sapere, non può ... se lo potesse, sarebbe un Dio ... e se fosse un inviato dal Cielo? Basta, vado a dormire.  

S. Giovanni Rotondo - 2-11-30, ore 13.  

Alzatomi stamane per tempo, mi sono fatto la barba, perché non volevo fare la Comunione con la barba lunga, per rispetto a Dio, poi mi sono preparato spiritualmente al Divino Sacramento.  

Ci siamo inerpicati sul Gargano, poiché la chiesuola ove vive Padre Pio, dista due chilometri dal paese, due chilometri che si fanno senza alcuna fatica, mi pareva di avere le ali ai piedi.  

Entrati in chiesa, un altro frate diceva la Messa. Durante la funzione, costui fece una predica, in cui fra le altre cose disse che: «bisogna amare il prossimo anche se ci fa male», citò l'esempio di S. Linda, che perdonò all'uccisore del proprio padre.  

Padre Pio era in confessionale, confessava le donne.  

Andò una giovinetta che era con noi e con lei fu benigno. È una bimba innocente e buona, nulla poteva trovare di male in lei, andò poi una signora... la vidi accostarsi al confessionale e dopo poco ritornare. Non poteva essersi confessata, seppi poi che l'aveva rimandata perché non si era preparata spiritualmente, ci volle l'intercessione di una terza persona, perché questa signora potesse fare la confessione e avere l'assoluzione. Con lei fu severo.  

Poi venne la Messa.  

Chi ci aveva guidato lassù, ci assegnò i posti, io fui collocato di fianco all'altar maggiore, ero il più incredulo e dovevo avere il posto migliore per assistere al gran Mistero.  

Di là assistemmo ad uno spettacolo meraviglioso, la parola è profana, ma vera.  

Padre Pio cominciò la Messa.  

Non era il solito prete che dice la Messa, ma un'anima in pena che compiva il rinnovamento della passione di Cristo con devozione, con spiritualità, come fosse permeato da una ispirazione divina.  

Le stigmate apparvero a tutti. Padre Pio solo durante la Messa si leva le manopole.  

Le mani bianche, quasi ceree, facevano risaltare maggiormente le divine piaghe rossastre e sanguinolenti. Nessuno di noi fiatava, non si udiva né il solito stropiccio di piedi, né il rumore di sedie smosse, tutti avevano l'animo sospeso. Mi parve che un coro d'angeli lontano lontano osannasse al Signore.  

Durante il «Memento», Padre Pio stette immobile in una posizione ieratica e solenne, mi sembrò ispirato da Dio, mi parve che attendesse che l'Ostia consacrata divenisse davvero il corpo di Gesù e quando l'introdusse in bocca divenne sublime, etereo, transumano. Era simile al divino figlio di Dio sceso sulla terra per la redenzione degli uomini.  

Era meraviglioso, era diverso da tutti noi che lo circondavamo muti, attoniti.  

Bisogna vederlo per averne un concetto esatto, descriverlo esattamente è impossibile.  

Suggestione? No, lo affermo sulla mia parola d'onore e sulla testa delle mie creature, che amo come un vero padre deve amare coloro ai quali donò la vita.  

Mi diedi dei forti pizzicotti nelle cosce fino a provarne dolore.  

Cartesio disse: «Cogito ergo sum», io ripetei fra me stesso un simile apoftegma e mi dissi: «se io provo dolore ... sono ... esisto ... vivo ... sento ... percepisco, non sono suggestionato, né ipnotizzato». Si ripeteva in me il fatto di S. Tommaso, credevo e dubitavo e dubitando volli come lui mettere la mano sulle piaghe divine.  

Quando feci la Comunione, potei osservare, essendomi posto in una posizione un po' infelice per il Padre, poiché doveva allungare id braccio e scoprire totalmente la mano, potei osservare, ripeto, il foro dal quale usciva il sangue bene detto e profumato.

Sentii in tutto il corpo un fremito, e un'onda di dolcezza mi invase. Mi sentii felice come mai nella mia vita lo fui, come lo sono ora che scrivo di Lui.  

Feci la Comunione con devozione, direi quasi con fede.  

Affermo che, dopo la prima Comunione, quella di stamani è stata la Comunione più vera che io abbia fatta.  

Finita la Messa, andammo in sacrestia e mentre Egli si levava gli indumenti sacri, prima ancora che si rimettesse le manopole, io gli baciai la mano sinistra, sulla quale vi era la sacra stigmata. Fui il secondo a baciargli la mano, dopo di me tutti gli altri presenti mi seguirono. Ci sorrise e mi sorrise, e quel sorriso io lo vedo e lo sento ancora in me, riempiendomi di letizia.  

Uscimmo di chiesa.  

Il sole risplendeva gaiamente indorando la natura che là, pur essendo brutta, mi parve tanto bella.  

Novembre sembrava maggio.  

Alcuni maialini e alcune mucche brucavano l'erba, il guardiano ci disse che attendeva Padre Pio per la benedizione delle bestie. Durante questa, fatta sullo spianato della chiesa, io potei fare due fotografie, che mi auguro siano riuscite.  

Poi ci salutò tutti ad uno ad uno donandoci un santo, io gli chiesi la grazia per il buon parto di mia moglie.  

- Quello sì, quello sì - mi rispose - Dio ha detto: crescete e moltiplicate, Dio ama chi crea.  

Ci benedisse tutti e ci ammonì a perseverare. Era allegro e parve contento di noi. Scendemmo tutti felici.  

Impressioni? Le dirò, ho narrato meticolosamente ogni cosa.  

Bologna - 5-12-30 - ore 23.  

 

Ho atteso più di un mese per scrivere le mie impressioni, perché volevo che queste non fossero affrettate, un mese nel quale la carne e la materia più volte hanno voluto far capolino e ricondurmi sulla via di un tempo, un mese in cui la bestia lottava sbuffando contro l'uomo e tentava con la sua forza brutale di vincere lo spirito.  

Ho lottato ed ho vinto ... sì ho vinto. Il piacere, la lussuria, la seduzione, mi sono apparse in mille aspetti diversi e lusingatori. Ho lottato piangendo di rabbia per la mia debolezza, poi ho sorriso di gioia per la mia vittoria.  

Ho parlato del Padre con amore, senza esaltarmi, senza che il mio spirito critico mai mi abbandonasse, ho parlato di Lui con chi non lo conosce, e molti hanno creduto, ho parlato con chi lo conosce e non si è meravigliato del mio mutamento.  

Padre Pio è amato da tutti i buoni, da tutti coloro che vogliono indirizzare la loro vita verso la via del bene, verso la tranquillità dello spirito, verso l'amore.  

È Egli un uomo, mi sono chiesto, o un Dio?  

È un uomo perché come tutti gli uomini soffre i dolori fisici di questa terra, ma degli uomini non ha i difetti, non è umano in vece quando in Lui avviene il fenomeno della bilocazione, quando legge il pensiero nostro, quando da vicino o da lontano guarisce gli ammalati.  

Mio nipote sta bene, sta benissimo, non è mai stato bene come ora. Un'altra mia parente, pure essa un tempo ammalata, ora è guarita perfettamente; altre persone, potrei fare i nomi, sono pur esse guarite.  

Debbo io negare i fatti ai quali ho assistito, che ho visto coi miei occhi, toccato con le mie mani?  

Un ammalato di epitelioma (cancro alla lingua), malattia inguaribile, era degente in uno dei nostri ospedali. I medici nulla potevano fargli per guarirlo. Un'immagine benedetta da Padre Pio, posta sotto il suo cuscino a sua insaputa, bastò per salvarlo.  

Non sono storie o ciance da donnicciole, sono fatti palmari indiscutibili e controllabilissimi, vivono ancora i dottori qui in Bologna, vive il miracolato, e con lui vivono a centinaia quelli che hanno potuto ottenere del bene.  

Il Padre, come Cristo, riceve nella piccola chiesuola semplice e modesta tutti coloro che a Lui vanno con intendimento di bene.  

Da Lui sono andati in incognito anche dei potenti, ed Egli li ha conosciuti senza che essi glielo dicessero, ma certe cose per ora non si possono dire: si diranno fra breve.  

Chi è andato da Lui ed era cattivo, è ritornato buono, chi non amava ha imparato a declinare la divina parola «amore», i massoni sono ritornati cattolici, i protestanti sono diventati cristiani, chi bestemmiava Dio e gli uomini; ha amato e Quello e questi, chi non sapeva che volesse dire «fede», è ritornato credente ... ha mutato vita.  

Padre Pio è uomo, Padre Pio è il tramite fra la Divinità e noi. Vicini ne subìte il fascino, lontani lo sentite sempre vicino, Egli vi consiglia, vi aiuta, vi guida, vi dirige, vi trattiene.  

Non sono né un esaltato né un anormale, sono un uomo che ha veduto e avendo veduto ... crede.  

Credo ... ecco la divina parola che da tanto tempo non ho pronunciato.  

Credo ...  

E chi mi ha fatto credere è stato Colui che perde ogni giorno dalle sue stigmate, alle mani, ai piedi, al costato come Cristo, più di un bicchiere di sangue al giorno.  

Il prof. Festa di Roma, vivente, nel 1920 fu inviato dalle superiori autorità ecclesiastiche, per controllare le stigmate del Padre. Dopo vari accertamenti, eseguiti con perizia somma e dapprima con spirito ostile, dovette ammettere che le cinque lesioni erano vere e proprie lesioni anatomiche dei tessuti, le cui strane caratteristiche anatomo-patologiche, stillano continuamente sangue e siero sempre rutilante e profumato.  

ALBERTO DEL FANTE 


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