mercoledì 14 ottobre 2026

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


Nuovo regno del primo Anticristo.


Avendo il  Cristo, collo  stabilimento della Chiesa, distrutta l'idolatria, epperò anche il regno del demonio, come lo attestò egli stesso agli Apostoli ed ai discepoli reduci dalla prima loro predicazione, con queste parole: vedeva Satana cadere dal cielo siccome una folgore: Videbam Satanam sicut fulgur de coelo cadentem; (Luc X): il demonio non si die per vinto, ma permettendolo Iddio per gli stessi fini pei quali già aveva permessa prima l'idolatria, scimiottando l'opera del Cristo cercò di  rinnovarlo nell'eresia. Di questo suo regno ei ne gettò la base e le fondamenta sino dal principio della Chiesa per Simon Mago e per i  suoi aderenti i  primi eretici. Onde a ragione scriveva l'Ambrosiastro: è cosa certa presso tutti che il Diavolo è il  principe degli  eretici,  e  chiamasi esterminatore, perchè distruttore d'ogni bene. Certum est omnibus, haereticorum principem esse diabolum, et exterminans vocatur, eo quod exter minator sit totius bonitatis.

Il  demonio allargò . questo suo regno e lo condusse alla sua perfezione sotto gli ingannevoli e pomposi nomi di riforma religiosa e sociale. Si queste due gravissime piaghe pelle quali è languente e omai moribonda la società sono opere del demonio. Ed in primo è certissimo che lo sia la riforma religiosa, imperocchè il suo fondatore Lutero confessò e pubblicò egli stesso che era stato ammaestrato nella medesima dal demonio. Ma ascoltiamo le sue parole. Qualche tempo dopo fui svegliato all'improvviso, ed ecco mi si presenta il diavolo (che s'era impegnato di cagionarmi molti sogni e di farmi passare molte notti assai tristi), ed entra meco in disputa nel mio spirito.

Ascolta, dic'egli, dottor sapientissimo, non sai tu che sono già da quindici anni che tu dici ogni giorno delle messe private ? E che diresti tu se sapessi che queste messe sono una vera idolatria? (Lib. de Miss. priv. et Sacerdotis Unct.). Lo stesso è di Zuinglio, il quale essendo in somma perplessità ed in profonda meditazione per rinvenir prove contro il domma della presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia, racconta che ne ebbe in sogno un argomento a suo parer vincitore da un fantasma apparsogli di notte tempo.

Che poi la riforma sociale sia anch'essa un'opera del demonio la è dessa cosa ancora più evidente.

Nelle congreghe settarie s'adora esplicitamente il demonio; quindi quelle sataniche grida che escono da quei misteri d'iniquità nei giorni di rivoluzione: viva l'inferno; viva il diavolo; morte a Cristo!!

Ma ascoltiamo Giovanni: e suonò il  quinto Angelo la sua tromba, e vidi caduta dal cielo in terra una stella, cui fu data la chiave del pozzo, d'abisso. Ed aperse il  pozzo d'abisso, d'onde salì  un fumo come quello di  una grande fornace, e dal fumo del pozzo rimasero il  sole e l'aria oscurati. Ed uscirono locuste dal fumo del pozzo, che si sparsero sulla terra, ed alle quali fu dato il potere che hanno gli scorpioni della terra.  E fu lor comandato di non offender l'erba della terra, nè quanto ha essa di verde; nè tutti gli alberi; solo po tessero nuocere a quelli fra gli uomini, cui mancasse in fronte il segno di Dio.  Ma non potessero però ucciderli, sol tormentarli per cinque mesi, e tormentare come fa lo scorpione quando punzecchia gli uomini. (Apoc. IX).

E cercheranno gli uomini in quei giorni la morte, e non la troveranno; anzi brameranno di morire, e la morte li fuggirà. Le locuste poi erano simili a cavalli  preparati in battaglia; aveano sulla testa a guisa di corone somiglianti all'oro; ed era la faccia loro imitante le  umane. Ed aveano, le  capellature  come di femmine, e i denti come quei dei leoni. Erano armati a foggia di corazze di ferro, ed imitava il  rumore delle loro ali quello di carri tirati da molti cavalli che corrono in guerra. Ed aveano code simiglianti a quelle degli scorpioni, armate di pungilioni col potere di nuocere agli uomini per cinque mesi. Ed aveano sopra di loro per Re l'Angiol d'abisso, chiamato in ebraico Abaddon, in greco poi Apollion, in latino Sterminatore. Et habebant super se Regem Angelum Abyssi, cui nomen hebraice, Abaddon, graece autem Apollion, latine Eatermi mans. (lbi. c. 9).

Tutti gli interpreti recenti dopo il  Bellarmino riconoscono in questa stella caduta dal cielo Martin Lutero. Nacque egli in Allemagna nel 1488 da Giovanni Lutero, artista che lavorava alle miniere, e da Margherita Linderman. Appreso il paterno mestiere, camminando un giorno con uno de' suoi amici che gli  fu ucciso d'un colpo di fulmine al suo fianco, questo terribile  accidente fece sopra di lui un'impressione si forte che entrato in un convento di Agostiniani vi fece solenne professione. Ricevuto il  sacerdozio fu mandato a Vittemberga per insegnare prima la filosofia e poi la teologia.  Avendo talenti  straordinarii si fece tosto un gran nome. Essendosi imbevuto degli errori di Giovanni d'Hus cominciò nel 1517 a declamare sugli abusi delle indulgenze; quindi ne mise in questione l'efficacia, ed in ultimo le proscrisse.

Inventò in progresso opinioni nuove e contrarie alla Dottrina cattolica; insegnò non essere la  remissione dei  peccati fondata sulla contrizione, ma sulla fede soltanto, non essere necessarie le  buone opere alla  salute eterna. Per i  quali errori scommunicato da Leone X nel 1520, lasciato l'abito religioso, rinunziò ai voti solenni, che avea fatto a Dio, ed abbandonato il chiostro ritornò al  secolo; e nel 1525 agli 11 di giugno sposò una religiosa per nome Catterina, e così suggellò e pose il  colmo alla sua apostasia. Egli, scrive l'autore del libro (Les Précurseurs de l'Ante christ.) è designato nella profezia sotto il nome d'una stella, perchè era stato prete della Chiesa Romana, e di più religioso. Ora un uomo rivestito di questo doppio carattere, è una lucerna destinata a spandere la sua luce, ed a brillare per lo splendore di tutte le sorta di virtù, come una stella fissata sul mar burra scoso di questo mondo per dirigere la via in certa dei naviganti. (Pag. 149) (1).

E fu data a lui la chiave dell'abisso. Le chiavi del cielo, scrive Pastorini, furono date a San Pietro; ma quella dell'abisso ossia dell'inferno vien data a Lutero. Ed ahi! che sventurata dif ferenza, e quale strana diversità si conosce tra i  caratteri e le funzioni dell'Apostolo, e tra quelli dell'Autore della Riforma! Promise Gesù Cristo a San Pietro che si egli che gli  altri Apostoli, i quali aveano tutto abbandonato per seguitarlo, sarebbero assisi nel giorno estremo su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israello. (Matt. XIX). Ma Lutero invece di ottenere una preminenza così felice di cui potea solo farlo meritevole la rinunzia a tutti i temporali vantaggi per amore di Gesù Cristo ritratta sgraziatamente ogni anteriore promessa, e ritorna al mondo che avea così solennemente lasciato. Viene perciò come la stella dell'Apocalisse precipitato dal cielo in terra; e perde così  la  corona di gloria che parea già tener fra le mani. Disse il  Salvator nostro a S. Pietro: tu sei Pietro e sopra cotesta pietra edifificherò la mia Chiesa, nè le porte d'inferno prevarranno giammai contro di essa. Ma il temerario Lutero apre con ardimento il  pozzo d'abisso ossia le porte d'inferno, tentando di farlo prevalere alla medesima Chiesa. S. Pietro era stato stabilito da Gesù Cristo per primo Pa store di tutto il suo gregge. Ma il nostro preteso Riformatore si fa e si dichiara a capriccio seduttore e maestro d'una moltitudine di settarii che quasi altrettanti affamati lupi hanno disertato l'ovile di Gesù Cristo. (Stor. Gener., P. 141).

Ed ella (la stella) apri il pozzo d'abisso -       e s'alzò un fumo dal pozzo somigliante a quello d'una vasta fornace, e il  sole e l'aria furono oscurati dal fumo del pozzo infernale. Lutero, scrive il  citato autore del libro (Les Précurs.), apre il  pozzo dell'abisso infernale e ne esce uno spirito di novità, d'errore, di vertigine, di seduzione, un vapore rumoreggiante ed abbruciante, che oscura il sole della verità, le luci della fede, e offusca la purità della morale. ll  vapore che usciva dall'abisso era bruciante come quello d'una grande fornace. Lutero predica la sua falsa dottrina con un fuoco incredibile, con un'audacia ed un'insolenza della quale è difficile a formarsene un'idea. Vi dichiaro, dicea ai Vescovi, che d'ora in nanzi non vi farò più l'onore di sottomettere la mia dottrina al vostro giudizio, anzi nemmeno a quello di un Angelo disceso dal cielo. (Pag. 150).

E farneticando da indemoniato scrivea: tutti quelli che vogliono arrischiar la vita, le fortune, l'onore, il sangue in un' opera tanto cristiana quanto quella di distruggere tutti i Vescovadi ed i Vescovi (che sono ministri di Satanasso) ed abolir sulla terra ogni au torità e giurisdizione; tutti costoro sono veri figli di Dio, ed obbediscono ai comandamenti di lui. Se s'impiccano i ladri, si puniscono gli assassini col ferro e gli eretici col fuoco, perchè non s'impiegano tutte siffatte armi ad in vestire cotesti maestri della perdizione, cotesti Cardinali, cotesti Papi, tutta cotesta canaglia della Romana Sodoma, che non cessano mai di corrompere la Chiesa di Dio? e perchè non ci laviam noi una volta le mani nel lor sangue?! Ed ai Principi diceva: Sappiate che dal principio del mondo sino al presente, raro fu sempre assai il ritrovare un principe saggio, ma più raro ancora il trovarne un solo che fosse onest'uomo; giacchè sono i Principi d'ordinario i più furbi ed iniqui che siano al mondo. Sappiate, miei buoni signori, che secondo le intenzioni di Dio, i vostri sudditi non possono e non vogliono sopportare più a lungo i tirannici vostri governi !

E uscirono dal fumo di questo pozzo delle locuste che si sparsero sulla terra. Cioè nuovi settarii  chiamati per la loro voracità locuste, principali tra i quali furono Carlostadio, Zuinglio, Ecolampadio, Melantone, Bucero, Muncero, Calvino, Enrico VIII, Cramnero. E ciò è sì vero che il dottor Walton protestante per descrivere la storia della riforma si servi della stessa allegoria. Sembra, dic'egli, che apertosi l'abisso infernale, ne sia uscito un fumo denso, che ha oscurato il cielo e le stelle, e da cui son sortite locuste con pungoli, cioè una razza numerosa di settarii ed eretici, che hanno rinnovato gli antichi errori ed hanno immaginato un gran numero d'opinioni mostruose, tutte a lor convenienti. Hanno essi empiute le nostre città, i villaggi, le campagne, le case nostre, e le cattedre stesse, e strascinano all'abisso di perdizione il popolo disgraziato da loro sedotto. E fu loro conceduto di tormentare per lo spazio di cinque mesi, cioè di 150 anni, secondo lo stile della Scrittura, ossia per quel tempo in cui la Riforma fu più fiorente. Ed il male che esse fanno è simile a quello che fa lo scorpione quando ha punto l'uomo. Questa similitudine, scrive il Pastorini, manifesta con evidenza che se il potere dei Protestanti fu contenuto nei limiti determinati dalla divina Provvidenza; fu però tale onde potessero eglino molestare e perseguitare con furore i fedeli alla comunione romana. Nei paesi ove abbracciarono i Sovrani la Riforma, s'impossessarono essi per ordinario di tutte le rendite ecclesiastiche, e fecero provare al clero le angosce pungenti della povertà e dell'indigenza. La maggior parte dei Cattolici fu costretta ad accettare la Religione del Principe conquistatore od altrimenti despatriare, gli altri furono ridotti a gemere sotto la più dura oppressione. Ora siffatte pene non possono elleno paragonarsi giustamente alla puntura d'uno scorpione? (Stor. Gen., P. 150).

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DEL PADRE VIATORE C0MBA


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