martedì 27 luglio 2021

Non ignorate la MIA Parola che è sacra, perchè vi costerà l’eternità!

 


Figlia Mia. Mia cara figlia. Eccoti qui. Comunica oggi, per favore, ai figli della terra le cose seguenti:

La vostra luce passerà, se non vi dichiarate per Gesù, il MIO Figlio Unigenito, perché soltanto LUI è la chiave del MIO Regno Celeste. Senza di LUI, senza la SUA luce divina, non troverete la via verso di ME, il vostro Padre Celeste; senza di LUI sarete perduti, perché la vostra luce si spegnerà e il diavolo assumerà il potere su di voi!

Avviatevi dunque verso il MIO Santo Figlio e lasciate che la vostra luce brilli! Collegate la vostra luce-voi stessi-con la luce divina così siamo in costante relazione!

Non permettete che la vostra luce si spenga per poche cose fugaci! Recatevi decisi da MIO Figlio e diventate degni di ottenere il Nuovo Regno.

La via per arrivarci è dissestata e non sempre facile, ma ciò che vi aspetta è più meraviglioso di tutto quello che avete conosciuto fino ad ora!

Percorrete quindi l’unica via che vi conduce a casa: Arrivate a Mio Figlio! EGLI vi guiderà e vi “illuminerà”, infatti la Sua luce in voi brillerà non appena LO avete trovato!

Abbandonatevi completamente a LUI, donateGLI ogni giorno, la vostra esistenza, e divenite degni di percorrere la via per la gloria! EGLI è la vostra guida, la chiave per l’eternità e con LUI non andrete mai perduti!

Dite quindi adesso il vostro SI a Gesù e cominciate a condividere la vostra vita con LUI! Chi è completamente con LUI sarà più vicino a ME!

Avviatevi e rifiutate tutti le cose terrene che vi vincolano.

Vi spetto con ardente amore e vi dono la Mia paterna benedizione.

Con amore e affetto, il vostro Padre Celeste.

Creatore di tutti i figli di Dio e Creatore di tutto ciò che è.

Amen.


“IO SONO Onnipotente e con la MIA onnipotenza vi esorto:

Non ignorate la MIA Parola, che è sacra, perchè vi costerà l’eternità!

Ascoltate la MIA Parola in questi e in altri messaggi in modo che siate pronti per il giorno che ora presto giungerà. Amen. Così sia.

Il vostro Padre Celeste che vi ama moltissimo.”

13 ottobre 2014

«La croce assimila a Cristo. E si fa preghiera»

 

«È sempre avvenuto così nella vita della Chiesa: la crisi del Clero porta con sé e preannunzia lo sbandamento dei fedeli; la rinascita spirituale e pastorale dei sacerdoti porta inevitabilmente con sé il rifiorire della fede e della vita cristiana nel popolo» (padre B. Sorge).

Non dobbiamo farci prendere da uno spirito di smarrimento (cf. Is 19, 14), da un vino da vertigini (cf. Sal 59, 5), da uno spirito di torpore (cf. Is 29, 10). Abbiamo da seguire il Maestro che ci precede. Se non accettiamo la `nostra' croce, non siamo più suoi. «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Le 14, 27).

«Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua» (Gv 12, 25-26).

«È necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio» (At 14, 22).

Non potremo essere conformi al Figlio di Dio fatto Uomo, se ci abbandoniamo alla "dolce vita". Sono la verga e la correzione che danno sapienza (cf. Pro 29, 15).

Senza la disciplina della croce, il popolo diventa sfrenato (cf. Pro 29, 18).

Non è per i seguaci di Cristo la prospettiva di una vita materialista; non sono per noi le rose senza spine; non vogliamo essere sedotti dalla vanità. Quanti, lusingati dai piaceri che il benessere sforna in continuità, la pensano, forse tacitamente, ma fattivamente, come gli empi di cui parla la Scrittura: «Dicono fra loro sragionando: La nostra vita è breve e triste; non c'è rimedio, quando l'uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi... Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza» (Sap 2, 1.6-9).

Corriamo il rischio di dimenticare la provvisorietà del nostro soggiorno sulla terra.

Tutto pare congiurare per questa dimenticanza. Eppure si continua a morire.

Con questo, non intendiamo metterci contro il progresso e - fino ad un certo punto - contro il benessere del nostro tempo.

Siamo profondamente convinti, con il Concilio Vaticano II, che... ...l' attività umana, individuale e collettiva, ossia quell'ingente sforzo con il quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le loro condizioni di vita, considerato in se stesso, corrisponde alle intenzioni di Dio» (Gaudium et spes, n. 34). Ma il primo posto spetta, ancòra secondo il Concilio, alla fede nel Signore Gesù: «Chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa lui pure più uomo... Nessuna legge umana v'è che possa porre così bene al sicuro la personale dignità e la libertà dell'uomo, quanto il Vangelo di Cristo affidato alla Chiesa» (Gaudium et spes, n. 41).

«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6, 68-69).

Andare alla croce per vivere con Lui, Sacerdote e Vittima.

Leggiamo negli scritti di quel santo missionario salettiano che fu p. Silvano M. Giraud:

«Il sacrificio di Gesù è stato compiuto nel tempo ma è per l'eternità. È un fatto storico con circostanze transeunti; ma nella sostanza è permanente e dura nei secoli eterni... "Ho sete!" sospira Gesù. Ho sete di sofferenze, di umiliazioni... Quando un discepolo di Gesù ha compreso queste parole, la croce, la nuda croce, la croce dolorosa diventa per lui la sua gloria, la sua forza, la sua gioia, la sua vita.

Può dire: "Per me vivere è Cristo" (Fil 1, 21), ma Cristo crocifisso... La croce ci rende conformi a Gesù nel modo più perfetto. Il più alto grado della perfezione consiste nella somiglianza con Gesù Crocifisso. Per imprimere in noi questa somiglianza, Dio segue talvolta vie che ci sembrano strane e perfino indegne di Lui».

E ancora: «Il Crocifisso è il grande mistero di Dio, il più sorprendente, quello che illumina gli altri. Al suo fulgore le cose divine e umane ci appaiono nella loro vera luce e spiegano gli inespressi ardori dei Santi e le loro estasi alla sua presenza».

Il dolore, grande mistero! Lo legittima e lo rende amabile il divino Crocifisso.

"Ora mi basta quello" - sussurrano molti quando sono colpiti da un male inesorabile, indicando un minuscolo crocifisso che pende dalla parete. Scoperta da non rimandare certamente ad un palmo dall'eternità...

Fatta a tempo giusto, risparmia tante delusioni, troppi passi falsi, e tanta amara solitudine.

Al figlio Manuel, mamma Conchita raccomandava con la forza di chi precede con l'esempio:

O «Non posso concepire un religioso che non sia un santo. Non bisogna darsi a Dio a metà. Sii generoso verso di Lui. La vita è troppo corta per non sacrificarsi a Lui per amore.

Forse, e senza tardare, le tentazioni, le lotte verranno a tormentarti. Sii fermo, ama sempre la croce sotto qualunque forma si presenti. È sempre amabile per colui che, sotto l'apparente durezza, sa scoprire la santissima volontà di Dio...

O Manuel, figlio del mio cuore! Ciò che c'è di più grande dopo Dio, l'unica cosa divina che possa fare la creatura è amarlo e glorificarlo sacrificandosi...

Come è misconosciuto questo amore sulla terra. Felici quelli che hanno ricevuto la luce della croce. Per il mondo amare è godere. Nel suo egoismo crede che l'amore consista prima di tutto nel ricevere, nell'essere consolato, coccolato, soddisfatto, mentre l'amore si nutre del dono di sé e dell'immolazione... Sii sempre generoso con Dio e sarai sempre felice sulla terra come nella patria, lassù».

Viene in mente l'apostolo Paolo che chiude la Lettera ai Galati, dichiarando che il suo unico vanto è nella Croce di Cristo, impressa in tutta la sua persona: «D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo» (Gal 6, 17).

L'orazione dei Santi è questa.

Essi pregano, spronati dalla sofferenza, attratti dalla croce, inebriati del sacrificio del Signore che introduce alla visione.

Quando non sanno di che patire, gemono come di una perdita insopportabile.

"O patire o morire" (santa Teresa d'Avila) "Patire, non morire" (santa Maddalena de' Pazzi). Sono preghiere di un sapore soprannaturale inesprimibile.

Santa Gemma Galgani, pur soffrendo terribilmente nel corpo e nell'anima, spiega così il segreto della sua gioia: «Il mio cuore possiede Gesù, e possedendo Gesù sento che posso sorridere anche in mezzo a tante lacrime; sì, sento di essere felice anche in mezzo a tanti sconforti... Due cose sento in me d'infinita dolcezza: nell'amore sei tu, Gesù, che diletti l'anima mia, e nel dolore sono io che diletto l'anima tua».

Soltanto camminando secondo lo Spirito, troveremo il nostro paradiso in terra, stringendoci alla Croce sulla quale agonizza e muore Colui che per noi ha dato la vita.

PADRE STEFANO IGINO SILVESTRELLI


BERNADETTE E LE APPARIZIONI DI LOURDES

 


CATERINA LABOURÈ (1806 - 1876) E BERNADETTE SOUBIROUS (1844 - 1879)

Prima di terminare queste pagine mi sia lecito fare un parallelo, anche se piuttosto esterno e superficiale, tra le due figure più interessanti della storia mariana del secolo scorso, per meglio conoscerle, ammirarle e soprattutto imitarle: Caterina Labouré e Bernadette Soubirous.

I motivi per cui l'Immacolata ha scelto l'una perché ci trasmettesse la Medaglia Miracolosa e la giaculatoria, e l'altra perché facesse sgorgare la polla d'acqua miracolosa di Lourdes, li possiamo forse intravedere, ma solo la Madonna li conosce appieno.

Intellettualmente né l'una né l'altra erano aquile. Bernadette non riusciva a ritenere a memoria le risposte del catechismo e dovette sudare per imparare a leggere e scrivere.

Di Caterina troviamo scritto nel giudizio dato dai superiori al termine del suo noviziato: «Sa leggere e scrivere per conto suo». Più tardi, è vero, dovette esercitarsi nella scrittura, per poter fissare sulla carta i particolari delle apparizioni ricevute. Tuttavia non fece molto progresso, perché i suoi autografi denotano sempre una mano incerta e pesante, come se impugnasse ancora la zappa, anziché la penna.

La loro salute. Di complessione robusta come le tenaci contadine della Borgogna (estremo Nord della Francia), Caterina era nata il 2 maggio 1806, al culmine della gloria di Napoleone I, ed aveva preso il nono posto in una famiglia che doveva contare 11 figli. Persa la mamma a nove anni di età, Caterina fu la mamma dei fratellini e per seguire la sua vocazione dovette lottare contro il volere del babbo per due anni.

Bernadette invece, cagionevole di salute fin dall'infanzia, travagliata dall'asma, era nata a Lourdes (estremo Sud della Francia) ai piedi dei Pirenei, il 7 gennaio 1844. Trentacinque anni di vita e poi la tisi ossea e l'asma pongono fine alla sua esistenza, in cui il dolore fisico soprattutto ha la prevalenza, il 16 aprile 1879.

Caterina era morta tre anni prima nel 1876, l'ultimo giorno dell'anno, ma a quasi 71 anni di età.

La sua vita non appare tanto travagliata dal dolore fisico, quanto dal martirio interiore, dall'eroismo di un nascondimento che non ha eguale.

I favori celesti. - Condotta a Parigi dal Signore, Caterina aveva ricevuto le apparizioni celesti dell'Immacolata nei primi mesi del suo noviziato, nella cappella della casa madre delle Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli, quando ormai per lei il mondo era una cosa lontana (1830). Aveva 24 anni.

Bernadette invece, quando venne fermata quasi d'improvviso dalla Madonna alla grotta di Massabielle, nel rigido febbraio 1858, era una delle bimbe più semplici e buone del suo paese.

Aveva 14 anni. Non sapeva mentire, non pensava affatto di farsi suora. Per lei (come per la veggente di Fatima) la vocazione fu, direi, una conseguenza dei favori celesti straordinari ricevuti, mentre per Caterina la vocazione religiosa precedette le apparizioni di Maria.

A Caterina Labouré la Vergine apparve tre volte, le lasciò posare le mani sulle sue ginocchia, la trattenne in colloquio nel cuore della notte e le affidò la missione di far coniare una medaglia su modello preciso: quella che poi il popolo denominò «Medaglia Miracolosa».

A Massabielle invece la Bella Signora appare per 18 volte, dall'11 febbraio 1858 al 16 luglio dello stesso anno, quasi sempre poco dopo l'alba, nella nicchia della roccia. Popolarità di Bernadette e nascondimento di Caterina.

- Suor Caterina rimase per tutta la vita in incognito. Bernadette fu venerata dalla folla, che non si stancava di vederla.

Caterina assistette ai miracoli che ogni giorno operava la Medaglia, la distribuì copiosamente, ma nessuno mai seppe, eccetto il suo confessore ed i suoi superiori, che fosse stata la fortunata veggente della Medaglia Miracolosa. Solo dopo la sua morte, si seppe che quell'umile suora era stata la prediletta della Madonna. Silenzio senza dubbio eroico, ma eroico perché umile.

La notizia invece delle apparizioni di Lourdes fece subito il giro del mondo, riportata dai più grandi quotidiani, anche dai più ostili a fatti di carattere soprannaturale. La Francia intera col suo Napoleone III si commosse. Nei piani della Provvidenza, Lourdes doveva avere ed ha tutt'oggi, uno scopo apologetico della fede ben maggiore.

Poi si mossero i primi pellegrinaggi. Accanto alla grotta era sgorgata l'acqua dei miracoli.

Bernadette continuò a vivere con semplicità, in mezzo a tutto quel trambusto ed in mezzo alle aspre battaglie e lunghi interrogatori dell'autorità civile e religiosa, quasi ignara della parte che la sua persona aveva in quegli avvenimenti. Essa viveva assorta nel pensiero della Vergine, compresa da un immenso desiderio di pregare e soffrire per i peccatori.

A 22 anni compiuti finalmente, Bernadette entra in noviziato tra le Suore della Carità di Nerves. Diviene Suor Maria Bernarda e raggiunge la perfezione attraverso la semplicità e la sofferenza (nella sua vita riceverà ben quattro volte l'Estrema unzione).

Suor Caterina, secondo l'indirizzo della spiritualità vincenziana, attende alla perfezione attraverso la semplicità e la carità verso il prossimo sofferente, nell'ospizio dei poveri vecchi di Enghien (Parigi).

La loro gloria. - Cinquantasette anni dopo la sua morte, le mani di S. Caterina, che avevano toccato la SS. Vergine, vengono trovate intatte. Trent'anni dopo la morte di Bernadette, anche il suo corpo viene trovato intatto e candido.

La canonizzazione di S. Bernadette Soubirous avviene 1'8 dicembre 1933; quella di S. Caterina Labouré il 27 luglio 1947.

Le apparizioni del 1830 hanno preparato la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione, avvenuta nel 1854. Lourdes ne fu come la conferma, Fatima il compimento, con la devozione al Cuore immacolato di Maria.

Non tutti potranno recarsi a Lourdes, a Fatima, ma ovunque giunge e può giungere l'acqua miracolosa e la Medaglietta dell'Immacolata.

La risonanza e le conseguenze sociali ed apologetiche delle apparizioni di Parigi, di Lourdes e di Fatima, in due secoli razionalisti e sprezzanti di tutto ciò che può aver sentore di soprannaturale, furono e sono grandi. La Madonna non abbandona i suoi figli!

Riflessioni: Assunzione, Regalità e Maternità di Maria

Definizione dell'ultimo dogma mariano. - Il 1° novembre 1950, Anno Santo, il ciclo mariano iniziatosi e svoltosi con la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione di Maria e con le apparizioni di Parigi, Lourdes e Fatima, aveva, direi, il suo compimento. La definizione del dogma dell'Assunzione di Maria in corpo ed anima al cielo, era una conseguenza logica della sua Concezione Immacolata. Esente fin dal primo istante della sua esistenza dalla macchia d'origine, in vista della sua maternità divina, Maria SS. non doveva soggiacere e non soggiacque alla corruzione del sepolcro.

Il suo corpo purissimo, senza attendere la risurrezione finale, fu portato in cielo dagli angeli trionfalmente, appena Essa si fu addormentata nel Signore e lassù fu coronata Regina degli angeli, dei santi e degli uomini.

Maria Regina. - L'eco della definizione del dogma dell'Assunzione di Maria non era ancora spento, che il Papa Pio XII, il 1 ° novembre 1953, alla vigilia dell'Anno Mariano, proclamava solennemente ed ufficialmente la Regalità della Madonna.

Allora fu compresa da tutti la belleza della visione di S. Giovanni Evangelista nella sua Apocalisse: - Una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi ed in capo una corona di dodici stelle.

Tuttavia, benché librata così in alto - nell'azzurro, lontana apparentemente da noi, Maria, che per ben tredici volte noi invochiamo col titolo di Regina nelle litanie lauretane, resta pur sempre la nostra buona Madre di Misericordia. Se il suo trionfo ci fa gioire come figli, il suo potere sul cuore di Gesù, suo Figlio e nostro fratello, aumenta la nostra fiducia perché peccatori.

Madre della Chiesa e Madre nostra. - Fu durante il Concilio Vaticano II, che il Papa Paolo VI, il 21 novembre 1964, proclamò solennemente Maria Madre della Chiesa, perché Madre di Gesù, Capo del Corpo Mistico, e quindi Madre di tutte le altre membra che siamo noi.

Nello stesso tempo Maria è anche figlia della Chiesa, perché prima dei redenti, redenta in modo singolare da Cristo, suo figlio. Così Maria fa parte della Chiesa come noi e ne è la Madre. Essa occupa il posto più vicino a Dio ed il più vicino a noi.

Preghiera di S. Bernardo alla SS. Vergine (Memorare). - Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai sentito dire che alcuno abbia fatto ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato. Animato da questa.fiducia, ancb'io ricorro a te, o Madre, Vergine delle vergini, a te vengo e, pentito, mi prostro davanti a te. Non respingere, o Madre del Verbo, la mia supplica, ma ascolta benigna ed esaudiscimi. Amen.

p. Luigi Chierotti C.M.


Così fu con Noè e fu deriso.

 


Il Mio Divin Figlio, non vi farà mancare il Pane del Cielo che salverà le vostre anime e vi libererà dalle mani di satana.
Oh, ipocriti, studiosi, teorici moderni, non capite che Dio Mi ha mandato per le vie del mondo per richiamare l'umanità per l'imminente castigo e non credete.

Maria Madre di Dio

VAI! CORRI ! NON TEMERE! FAI PRESTO! PREPARA LA GENTE! PREPARATEVI PREGATE E VEGLIATE. SPOGLIATEVI DI QUESTO MONDO.

 


Abbracciate la Croce, fortificatevi nel dolore per essere pronti ad incontrare Gesù che viene.
E' con Lui una schiera di angeli e di santi.
Sono in cammino verso di voi per aiutarvi in quelle ore disperate.
Pregate e vegliate.
Sia preghiera di cuore affinché possa calmare l'ira dell’ Eterno Dio Padre .

Maria Madre di Dio

santa Veronica Giuliani

 


CREATO 

(lode e benedizione) 

 

Con uno spirito tipicamente francescano, Veronica  associa alla sua lode l’intero creato e le creature. Come  Francesco, il suo sguardo sa cogliere in ogni cosa un dono  del grande Donatore. Tutto è per noi, per la nostra gioia e  felicità… Veronica, ci insegna a dire “grazie”. 


49- Mi sedevo per terra, e dicevo: O erbe, o piante, servitemi da voce,  tutte voi e quante mai siete, in questo luogo ed in tutto l’universo. Io  voglio, con tante voci, chiedere più patire al mio Signore. Così  dicendo, mi alzavo e correvo per tutto l’orto. Ora invitavo le stelle,  ora l’aria stessa, ora le piante, ora la terra e tutte le creature  incorporee; e poi, con l’intima considerazione di me stessa, vedevo  la mia ingratitudine. Tutte le cose insensate corrispondevano a Dio,  più di me, ingrata! Mentre consideravo l’infinito amore che Dio ha portato e porta all’anima mia, mi son sentita una certa commozione  intima che mi ha dato ansia a più penare. (D II, 312) 

50- Andando in una stanza, vidi la finestra aperta. Affacciandomi, vidi  il cielo tutto coperto di stelle. Incominciai ad invitarle, perché  venissero come tante voci e lingue, e mi aiutassero a chiamare ed  invitare il Signore. 

 Subito, sentii crescere un desiderio maggiore di chiamare il Signore.  …Cominciai ad invocarlo con più titoli e così cominciai a dirgli: 

Mio Signore, Tu che sei il Re del cielo e della terra, come puoi  sopportare che nel tuo reame ci sia una creatura così afflitta, come  sono io per non poterti ritrovare? Non posso più. Vieni, vieni, mio  sommo Bene, e come Re pacifico dà pace a questo mio cuore. (D V,  763) 

51- E che cosa è un solo dono venuto da Dio? È tanto e di sì grande  pregio, che tutte le creature che sono state e che sono adesso, in  questa vita, con tutti i Beati e con tutto il Paradiso insieme, non  basterebbero per ringraziarlo. Dico di un solo dono; pensate poi di  tanti e tanti che si trovano in me. Tutti, ora, mi fanno conoscere me  stessa; e dalla consapevolezza del mio niente ne traggo grande  sentimento. Quanto è grande ed immenso Dio! E, parimenti  apprendo e conosco la grandezza del dono venuto da un Datore  d’ogni bene, come è Lui. (D II, 1271) 

Silvia Reali 

Il Terzo Segreto predice: La Grande Apostasia nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II

 


La Battaglia  Finale del Diavolo


Non vi può essere una “nuova interpretazione” dei Dogmi Cattolici

Questo attacco post-conciliare ai dogmi di Fede, condotto per  mezzo di critiche indirette così come da contraddizioni esplicite e  implicite, non può essere giustificato come uno “sviluppo” o un “nuovo  approfondimento” del dogma. Come ha insegnato solennemente il  Concilio Vaticano I: “Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai  successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina,  ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua  assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della  fede”.336

In più, il Vaticano I ha insegnato che non vi può essere una “nuova  interpretazione” di ciò che la Chiesa ha già definito infallibilmente: 

Quindi deve essere approvato in perpetuo quel significato dei  sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si  deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza.337

È pertanto un dogma di Fede Cattolica il fatto che nessuna nuova  dottrina sia stata rivelata dal Signore dopo la morte dell’ultimo Apostolo,  San Giovanni, e che non può esservi una nuova interpretazione della  dottrina a causa del Vaticano II o di chissà quale altro motivo. 

Pertanto, questa “nuova” dottrina o “contro”-dottrina di cui  abbiamo sentito tanto parlare dopo il Vaticano II può essere solo una  pseudo-dottrina, che viene insegnata in modo assai subdolo. Quando  una pseudo-dottrina contraddice la dottrina definita infallibilmente, i  Cattolici sono tenuti ad attenersi alla dottrina infallibile e a rifiutare  quella “nuova”. 

Il dogma della Fede non può essere in errore, ma le novità sì. Tutti  uomini possono sbagliare: laici, sacerdoti, vescovi, Cardinali; persino  il Papa, quando non si tratta di argomenti che riguardino il suo crisma  dell’infallibilità, può essere in errore, come ben ci insegna la storia nel  caso di Papi che hanno insegnato, o che sembravano insegnare, alcune  novità rivelatesi poi un errore. 

Prendiamo ad esempio Papa Onorio: egli fu condannato postumo  dal Terzo Concilio di Costantinopoli, nel 680 d.C., per aver aiutato la  diffusione dell’eresia338; questa condanna fu approvata da Papa Leone II  e confermata dai Papi seguenti. Un altro esempio è Papa Giovanni XXII,  il quale nel 14° secolo (1333) pronunciò delle omelie (non definizioni  solenni) durante quali affermava che i beati defunti non beneficiavano  della Visione Beatifica fino al giorno del Giudizio Universale. Per questo  motivo, egli fu smentito e corretto dai teologi ed infine, in punto di  morte, ritrattò la propria opinione eretica. 

Nel caso di Papa Giovanni XXII339, i Cattolici più eruditi (in questo  caso i teologi) sapevano che Giovanni XXII era in errore nei suoi  insegnamenti sul Giudizio Universale. Sapevano che qualcosa era  sbagliato, dal momento che il Papa stava contraddicendo ciò che la  Chiesa aveva sempre insegnato e creduto, anche se non vi era mai stata  una definizione infallibile in tal senso. I Cattolici che nel 14° secolo  conoscevano bene la propria Fede non dissero: “Oh, lo ha detto il  Papa nell’omelia, quindi dobbiamo cambiare il nostro credo”. Alla luce  del costante insegnamento della Chiesa sulle anime morte in stato di  grazia, che partecipano della Visione Beatifica subito dopo aver lasciato  il Purgatorio, i teologi sapevano che Papa Giovanni XXII era in errore,  e glielo dissero. 

Per questo, l’immediatezza della Visione Beatifica fu solennemente  ed infallibilmente definita dal successore di Giovanni XXII, nel 1336. 

Questo mise l’argomento al di fuori di qualsiasi altra successiva  discussione – ed è proprio questo il motivo che rende necessarie le  definizioni infallibili. Lo stesso si può dire riguardo a qualsiasi altro  argomento definito infallibilmente dalla Chiesa. Noi possiamo, e anzi  dobbiamo, far affidamento su queste definizioni infallibili con assoluta  certezza, rifiutando ogni opinione contraria – anche se proviene da un  Cardinale o persino da un Papa. 

Vi sono altri esempi di errori commessi da un Papa. Anche il  primo Vicario di Cristo in Terra, San Pietro, commise un errore, come  riportato dal Vangelo (non per le cose che disse ma per l’esempio che  aveva dato). Nel 50 d.C, mentre si trovava ad Antiochia, San Pietro si  rifiutò di sedere al tavolo insieme ai Gentili (i non Ebrei) convertiti.  Allontanando da sé quei convertiti, San Pietro dette l’impressione che  l’infallibile insegnamento del Primo Concilio di Gerusalemme, sul fatto  che la legge cerimoniale Mosaica - che includeva il divieto per gli Ebrei  di mangiare con i Gentili “impuri” - non valesse per la Chiesa Cattolica,  fosse errato. Per questo motivo San Paolo rimproverò pubblicamente  San Pietro, faccia a faccia. (Gal. 2.11)

Un altro esempio ci viene da Papa Liberio, il quale nel 357 (circa)  commise l’errore di promulgare un Credo propostogli dagli ariani, che  tralasciava completamente il fatto che il Figlio fosse consustanziale al  Padre. Egli lo promulgò perché era stato in esilio 2 anni e sotto minaccia  di morte, commettendo anche l’errore (sempre per colpa della durezza  dell’esilio) di condannare e scomunicare – ma in pratica era solo una  scomunica apparente – il grande Sant’Atanasio, il quale stava solo  difendendo la Fede in merito a quest’argomento. Liberio (che è il primo  Papa a non essere stato proclamato santo dalla Chiesa) si sbagliava,  perché Sant’Atanasio stava difendendo la Dottrina Cattolica – unica e  infallibile – insegnata infallibilmente dal Concilio di Nicea nel 325 d.C.  Era quella definizione infallibile a dover essere seguita, in questo caso,  e non l’erroneo insegnamento di Papa Liberio.

Da questi esempi della storia della Chiesa possiamo imparare che tutto ciò che ci viene proposto in materia di Fede deve essere prima  passato al vaglio di quelle definizioni. Pertanto, se un Cardinale, un  vescovo, un prete, un laico o persino un Papa ci insegnano qualcosa di  nuovo e di contrario a una qualsiasi definizione di Fede, possiamo essere  certi che quell’insegnamento è errato e deve essere quindi rifiutato, per  il bene e la salvezza delle nostre anime immortali. Sì, anche un Papa  può sbagliare, ed egli sbaglia se esprime un’opinione contraria ad una  definizione solenne ed infallibile della Chiesa Cattolica. Questo non vuol  dire che sia la Chiesa in quanto tale a sbagliarsi, quando questo accade,  ma semplicemente che il Papa ha commesso un errore personale,  senza imporlo per forza a tutta la Chiesa. Ovviamente, se un Papa può  commettere un errore insegnando qualcosa di nuovo, allora a maggior  ragione possono sbagliare nelle proprie opinioni e insegnamenti anche  i Cardinali, i vescovi ed i sacerdoti.

Quindi, quando la Madonna parla del “dogma della Fede”, Ella  ci sta indicando “i pericoli che incombono sulla Fede” – e su “la vita  del cristiano e dunque (la vita) del mondo”, per richiamare le parole  del Cardinale Ratzinger. I pericoli incomberanno sulla Fede quando  si arriverà a corrompere o negare le definizioni dogmatiche infallibili  della Fede Cattolica; perché sono proprio queste definizioni a costituire  le fondamenta stesse della Fede Cattolica e quindi della nostra salvezza,  per usare le parole dell’omelia di Papa Giovanni Paolo II a Fatima, nel  1982. 

A chi obietta che i semplici sacerdoti o i laici non possano opporsi ai  prelati di rango superiore o al Papa (è il caso degli esempi straordinari  che abbiamo appena esaminato), la risposta è semplice: è per questo  che la Chiesa possiede le definizioni infallibili. Solo confrontando  un‘opinione o un insegnamento con una definizione infallibile si  può sapere se quell’insegnamento sia vero o falso – questo giudizio  non può basarsi sulla carica ecclesiastica rivestita da chi pronuncia  l’insegnamento. Come disse San Paolo: “Orbene se anche noi stessi od  un angelo dal Cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi  abbiamo predicato, sia anatema!” (Gal. 1:8) I fedeli possono pronunciare  un anatema persino contro un apostolo – e cioè a considerarlo un reietto  della Chiesa, degno delle fiamme dell’inferno – se egli contraddicesse  gli infallibili insegnamenti della Chiesa. Ecco perché i teologi furono in  grado di correggere Papa Giovanni XXII nei suoi erronei insegnamenti  pulpito pronunciati dal pulpito; ed è per questo che i Cattolici di oggi  hanno il diritto di discernere il giusto insegnamento da quello sbagliato,  anche se sono di rango inferiore rispetto al prelato che sta commettendo  quell’errore. 

Un esempio storico di grande importanza a questo riguardo, è  quello di Eusebio, l’avvocato che sconfessò pubblicamente Nestorio,  Arcivescovo di Costantinopoli (la personalità ecclesiastica all’epoca di  rango più alto, dopo il Papa), secondo il quale Maria non era la Madre di  Dio. Eusebio si alzò dai banchi della chiesa il giorno di Natale, durante  la Santa Messa, e accusò Nestorio di eresia. Tutti gli altri preti e vescovi  “di alto rango” erano rimasti in silenzio di fronte a questa chiara eresia  di Nestorio. Un laico aveva ragione, mentre tutti loro erano in errore.  Fu indetto il Concilio di Efeso per chiarire il dilemma, e fu definito  solennemente ed infallibilmente il dogma secondo cui Maria è la Madre  di Dio. E dal momento che Nestorio si era rifiutato di ritrattare, egli  venne deposto, dichiarato eretico e successivamente scomunicato!

Per riassumere, la verità non è cosa che si possa valutare dai numeri  o dal rango. La verità è ciò che Cristo e il Signore hanno rivelato nelle  Sacre Scritture, nei dogmi e nella Tradizione, ciò che è stato definito  solennemente dalla Chiesa Cattolica, e quello che essa ha sempre  insegnato – sempre, non solo dal 1965!

Padre Paul Kramer

Solo chi in Me confida, avrà forza per sostenere il peso degli eventi…

 


Gesù 23-10-2001

Amata sposa, il mondo è diviso tra coloro che sono pieni di speranza viva - sono gli eletti che sentono il palpito del Mio Cuore ogni giorno e ne sono rinvigoriti -, altri vi sono che vivono nell’angoscia vedendo come i fatti non sono più controllabili, come quando un agricoltore brucia poche frasche ma vede sfuggirgli il fuoco dal controllo ed invadere tutta la radura.
Amata, solo chi confida pienamente in Me ed ha fede viva non si fa prendere dal panico ma tutti coloro che hanno confidato nell’uomo resteranno delusi.

Guai all’uomo che pone tutta la sua speranza nell’uomo, quanta amarezza resterà nel suo cuore, vedendo che egli non sa, non può controllare più la situazione!
Amata sposa, solo chi in Me confida, avrà forza per sostenere il peso degli eventi, solo il cuore stretto al Mio avrà forza e vigore, Luce e guida!


Maria Santissima 26-11-2001

Vi dico, cari figli: siate umili e sottomessi, siate tutti di Gesù nel pensiero, nell’anelito dell’anima, in ogni battito del cuore.   Questi sono i tempi di grave tempesta, quella che il nemico ha scatenato in ogni parte della terra.

Solo l’Aiuto di Dio può aiutarvi a restare saldi, nessuno pensi di farcela da solo, nessuno conti su sé stesso soltanto.


La Parola di Dio illumina il tuo cammino


Salmo 127 (126)

Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano vigilano le sentinelle. Se il Signore non è d'accordo sulle nostre opere, se agiamo lontani dalla sua Volontà, invano ci affanniamo e compiamo grandi imprese. Tutti i nostri progetti crolleranno come castelli di carte da gioco e di essi non rimarrà nemmeno il ricordo. Invece, quando lavoriamo con il Signore e compiamo la sua Volontà, anche se i malvagi si oppongono e il demonio stesso, direttamente, interviene contro di noi, Dio vince e ci protegge, e le nostre azioni giungono a compimento con la potenza del Signore.

Invano molte coppie cercheranno di avere dei figli attraverso la fecondazione artificiale o con mezzi illeciti; se il Signore non li vuole, invano faticheranno. Invece, quando ormai tutto sembra perduto per una donna sterile, e non c'è più alcuna speranza, Dio può far sbocciare dalle sue viscere virgulti che rallegreranno la sua vita. Perché l'eredità che Dio dona a coloro che confidano in Lui sono i figli, tesoro e  benedizione dei loro genitori. Beato chi ne ha piena la casa, perché una famiglia numerosa è una benedizione di Dio e sia il padre che la madre riceveranno sostegno nella vecchiaia. E il Signore continuerà a benedirli coi figli dei loro figli. Amen.

 P. ÁNGEL PEÑA O. A. R. 

CONSACRATEVI A ME IO VI AMO

 

"Preghiera di adorazione, di ringraziamento, preghiera di riparazione. Quanto più il gelo dell'abbandono e il silenzio circonda Mio Figlio presente fra voi nell'Eucaristia, tanto più Io stessa raccolgo le voci dei Miei figli, perché, unite alla Mia voce, si componga insieme, anche quaggiù, un'armonia di amore da presentare al Cuore di Mio Figlio, perché sia consolato". "Non vi accorgete, figli, come sotto il Mio personale influsso, la vostra vita stia veramente cambiando? Non guardatevi mai. Sarete sempre più belli per me e per Mio Figlio Gesù, quanto meno apparirete belli a voi stessi. È il Mio manto che vi ricopre. È la Mia stessa purezza che vi illumina. Voi avete difficoltà esteriori: sono quelle dell'ambiente in cui vi trovate: incomprensioni, critiche. Talvolta il disprezzo e la calunnia. Di questa, soprattutto, il Mio avversario se ne fa strumento preferito per colpirvi e per scoraggiarvi. Voi come dovete rispondere? Come Gesù: col silenzio, con la preghiera, col vivere in intima unione col Padre. Poiché voi siete nel Mio Cuore Immacolato, nulla vi può toccare. Chi appositamente vorrà farvi del male, non riuscirà a colpirvi; chi agirà in buona fede avrà la luce prima ancora che il male vi raggiunga".


Preghiera contro depressione:

 


A MARIA SS. DELLA RUOTA DEI MONTI   

1.   1.   1.      O Vergine potentissima e Madre nostra Maria, noi che vi  invochiamo con  il dolce titolo di Maria SS. Della Ruota dei Monti, vogliate, ve ne preghiamo, dare  salute e rassegnazione a tanti infermi che a voi ricorrono fiduciosi. Donateci grazie!  

            Ave Maria….. 

2.   2.   Aprite le vostre mani, piene di grazia e, dalla collina silenziosa, quale faro di  luce, illuminate tante menti tenebrose che, vinte dall’ invidia del Demonio, si  rifugiano a voi nel vostro tempio, vicino al vostro Cuore Materno. Fate che in essi  ritorni la grazia divina.  

      Ave Maria….. 

3.   3.   O rosa d’ inviolata purezza, con i verginali profumi che effondete all’ intorno,  traete all’ amore vostro la gioventù e fate che non resti illusa dalla vanità mondana;  la vostra voce di Madre sia sempre da essa ascoltata.  

           Ave Maria…. 

4.   4.   Esempio mirabile di povertà vissuta nella casa di Nazareth, sottomessa alla  volontà di Dio, aiutate e provvedete con il vostro Cuore materno tante povere  famiglie che solo in Voi confidano.  

           Ave Maria….   

5.   5.   Voi come Regina del Paradiso, coprite l’universo con il manto stellato, perché  siete Madre di Gesù, Figlia dell’ eterno Padre e Sposa dello Spirito Santo;  proteggete la Chiesa come nave sbattuta e sconvolta sul mare tempestoso del  mondo e fate che con il vostro aiuto e con le vostre grazie, arrivino tutti i figli di  Adamo al porto del Cielo a cantare le lodi di Dio e a Voi; e siate benedetta in  eterno.  

      Ave Maria…. 

6.   6.   Vi preghiamo ancora, o potente Avvocata nostra,  per il sommo Ponteficee per i  Vescovi e Sacerdoti che diffondono la nostra santa Religione e guidano la navicella  della Chiesa attraverso il mare tempestoso del mondo. Fate che essi siano sempre  animati da zelo apostolico per la salvezza delle anime e per il trionfo della Chiesa.  

      Ave Maria…. 

7.   7.   I vostri occhi che brillano di luce celeste e il vostro volto diffuso di grazia divina  e di eterna letizia, aprano il cuore dei fedeli alla speranza di essere da Voi ben  accolti; concedete pertanto le grazie ai miseri mortali che, prostati davanti a Voi,  espongono le loro necessità spirituali e temporali.  

      Ave Maria…. 

8.   8.   Il Bambino che ammiriamo sul vostro braccio e la vostra mano che regge il  gomito ispira a noi fiducia di ricevere la vostra celeste benedizione; che scenda  sulla nostra Italia, sulla Chiesa nostra madre, sui nostri benefattori spirituali, sui  lontani e presenti e sulle  anime sante del Purgatorio.  

      Ave  Maria….   

9.   9.   Noi tutti genuflessi davanti al vostro simulacro, sui monti di Leporino, con cuore  commosso vi invochiamo con tanto amore e vi chiamiamo bella Madre nostra,  consolatrice degli afflitti, dispensatrice di grazie, specialmente ai vostri fedeli.  Vogliate, o Madre buona, farci questa grazia…(la liberazione definitiva dai tormenti  della depressione..).  Le madri della terra non negano mai grazie e favori ai propri  figli. Gesù dalla croce assegnava a Voi noi tutti, per nostra Madre. Se siamo vostri  figli, figli ingrati che con il peccato abbiamo crocifisso Gesù,  ma sempre come figli  Voi accoglieteci sotto la vostra protezione ed assisteteci nell’ ultima ora della nostra  vita. Così sia. 

IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI

 


A proposito  dell'eccessiva facilità di giudicar santi alcuni defunti,  riportiamo un esempio tratto dalla Cronaca dei Frati Minori.  (Parte II, libro IV, cap. 7).

Nel convento dei Frati Minori di Parigi, essendo morto un  santo religioso, che per la sua eminente pietà veniva  soprannominato l'Angelico, uno de' suoi confratelli, dottore in  teologia e uomo di molte virtù omise di celebrare le tre Messe  solite a dirsi dai religiosi alla morte di ciascun confratello,  sembrandogli di far quasi ingiuria alla misericordia e giustizia  di Dio pregando per la salvezza di un uomo sì santo e che,  secondo lui, doveva già trovarsi elevato al più alto grado di  gloria. Ma ecco che in capo a pochi giorni, mentr'egli stava  passeggiando assorto in meditazione per un viale del giardino,  gli apparve il defunto tutto circondato di fiamme, gridando con  voce lamentevole: - Caro maestro, ve ne scongiuro, abbiate pietà di me e soccorretemi. - E qual bisogno avete de' miei  poveri aiuti, o anima santa? rispose il religioso. – Ahimè!  Ahimè! Io sono ancor trattenuto nel fuoco del Purgatorio, in  attesa delle tre Messe che voi avreste dovuto celebrare per me.  Se aveste esattamente soddisfatto all'obbligo che le nostre  costituzioni c'impongono, a quest'ora sarei già nella celeste  Gerusalemme. - E poiché il religioso allegava per iscusa la vita  santa ch'egli aveva menato, le preghiere, le penitenze,  l'esattezza scrupolosa da lui usata nell'osservanza della regola e  tante altre sublimi virtù, il defunto esclamò: - Ahimè! Ahimè!  Nessuno crede, nessuno comprende con quanta severità Iddio  giudica e punisce le sue creature. L'infinita purezza di lui  scopre difetti in tutte le nostre azioni. Se i cieli medesimi non  vanno esenti da imperfezioni davanti ai suoi occhi purissimi,  come l'uomo, creatura tanto miserabile, potrà comparire  davanti a lui? Occorre rendere conto a Dio fino all'ultimo  centesimo, usque ad novissimum quadrantem. Se con tutta la  scienza che possedete, voi aveste compreso un po' meglio la  santità infinita di Dio, oh! non mi avreste trattato con tanto  rigore! - E ciò detto scomparve. Affrettatosi il buon religioso a  celebrare le tre Messe domandate, nel terzo giorno gli apparve  di nuova quell'anima benedetta per ringraziarlo e per  annunziargli che, finite le pene, se ne andava a ricevere la  ricompensa delle sue virtù. Da tutto questo dobbiamo  concludere che purtroppo non si pensa abbastanza ai rigori del  Purgatorio e alla santità di Colui che non tollera la più lieve  macchia nei suoi Santi. Se si meditassero un po' più spesso  queste verità si eviterebbero con maggior cura quei falli  leggeri, di cui facciamo si poco conto, e si pregherebbe con più  fervore per quelle povere anime martoriate, che mentre  viviamo ci sarebbe tanto facile soccorrere.

Sac. Luigi Carnino

IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO

 


Adoro Te, o Croce preziosa

Come adoro Cristo morto in croce per me, così adoro te, o Croce preziosa, che accogliesti le sue membra santissime, presentandole dalla vetta del Calvario a tutte le generazioni e per tutti i secoli, crocifisse, straziate, sanguinanti.

O Croce del mio Gesù, trasfondi in me le virtù che attingesti dal suo Corpo immolato, dal suo Cuore squarciato, dal suo Sangue prezioso.

Debbo continuare nella mia vita il tuo ufficio di pietà, devo saper portare Cristo Crocifisso, gustarlo per me, unirmi a Lui, formare una sola cosa con la sua immolazione e presentarlo a Dio, ai peccatori, a tutte le anime e ottenere che la sua redenzione sia copiosa.

O Croce del mio Gesù! Tu sei il faro risplendente dell'anima cristiana, il suo sostegno, la sua salvezza, la sua ricchezza e il suo amore.

A' tuoi piedi si ritemprano tutte le virtù, si calmano tutti i dolori, l'anima trasforma le sue aspirazioni, si purifica, si eleva, pensa alle sue miserie, si pente, confida, spera e ama.

Tutte le Scritture e tutti i prodigi, tutta la vita di Gesù e tutte le sue misericordie, le sue grandezze e le sue umiliazioni, il suo dolore e il suo amore, tutto è svelato dalla Croce, purché l'occhio che la contempla sia semplice e il cuore puro e l'anima ardente.

Oh! ineffabili, mistici, sovrumani godimenti fluiti dalla Croce, dalle piaghe, dal Sangue, dal Cuore ferito di Gesù! Ma il godimento caro e gradito che devo dare a Gesù è la mia crocifissione alla sua volontà, lo spogliamento di me stessa, dell'amor proprio, del mio giudizio e della mia volontà.

La croce è squallida: essa m'insegna il distacco, la rinunzia, il sacrificio.

Sullo squallore della croce Gesù ha disteso, per l'immolazione, le sue membra adorabili e da quell'altare di umiliazione e di morte è salita gradita al Padre Celeste l'immolazione della vittima augusta, consumata per la nostra Redenzione.

O Gesù Crocifisso! O Croce del mio Gesù! O Vittima divina! O altare divinizzato! O Misteri augusti della nostra fede, o segreti profondi dell'amore di Dio, della sua misericordia e della sua bontà!

Prostrata nella polvere adoro tutte le tue virtù, o Cristo Crocifisso, le virtù della tua Croce, le grandezze del tuo Mistero. Chiedo, per queste virtù possenti, il perdono delle colpe, una purificazione sempre più profonda, sempre più perfetta; lumi alla mente e fervore per il cuore, la fedeltà, la giustizia, la grazia, la generosità e l'amore.

O Crux, ave spes unica! q. 22 : 14 settembre 

 SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO


L’eternità è lunga e non finirà mai!

 


Figlia Mia. Mia cara figlia. Scrivi, MIA amatissima figlia e ascolta ciò che IO, tuo Padre Celeste, che ti amo moltissimo, oggi ho da dire ai figli della terra:

Convertitevi e dichiaratevi, figli Miei perché il tempo che vi resta è breve! Cambiate vita e correte verso Gesù, perché soltanto LUI vi regalerà la Salvezza, l’avversario invece vi torturerà e andrete perduti vergognosamente!

Andrete a fondo! Entrerete nell’inferno! E se ancora pensate che l’inferno non esista, allora Miei amatissimi figli, vivete pericolosamente in questo mondo di menzogne e non vedete il pericolo!

La vostra fine però sarà penosa, perché non avete ascoltato la MIA Parola! Non avete accettato la MIA Parola! Non avete messo in pratica le MIE suppliche! E non avete preso a cuore i MIEI avvertimenti!

Per questo la vostra eternità sarà atroce! Piena di sofferenza, di pena e di travaglio! Andrete a fondo dolorosamente, ma non “morirete” mai, perché siete stati creati per l’eternità da ME, vostro Padre, che vi amo moltissimo e che  desidero ardentemente il vostro ritorno. Non avendo voi voluto ascoltare il diavolo vi torturerà -la vostra anima - e questo tormento non finirà mai, perché siete voi che non morirete mai!!!

Figli Miei. Miei amatissimi figli. Trovate la via verso di ME, verso il vostro Santo Padre Celeste, il vostro Creatore, COLUI CHE È, ed entrate nella Mia gloria! Lasciatevi ricolmare di doni da MIO Figlio, perché LUI è la via verso di ME, verso vostro Padre, CHE SONO L’AMORE PURO. Non andate perduti seguendo il Mio avversario perché l’eternità è lunga e non passerà mai!

Cambiate strada dunque, Miei amatissimi figli e regalate a Gesù il vostro SI, soltanto LUI vi libererà, vi salverà e vi redimerà; senza di LUI però sarete perduti. Amen.

Con paterno amore,

Vostro Padre Celeste.

Creatore, COLUI CHE È, il Sovrano del Cielo e della terra e di tutto ciò che è. Amen.


“Andate in pace e trovata la strada per MIO Figlio! Allora la vostra eternità sarà bella e vivrete nella gloria prima con Gesù (Nuovo Regno) e poi al MIO fianco. Amen.

Vostro Padre Celeste che provvede a tutto. Amen.”

---

“Figli Miei. Espiate, confessatevi, pentitevi dei vostri peccati, perché soltanto così essi possono essere perdonati da Gesù, Mio Figlio, soltanto così il Padre Celeste può regalarvi il perdono. Amen.

Con profondo amore,

La vostra Mamma Celeste.

Madre di tutti i figli di Dio e Madre della Salvezza. Amen.”

10 ottobre 2014

LA CITTÀ DI DIO



...per la loro tiepida testimonianza al bene. 

9. 3. Non mi sembra una ragione di poco rilievo che anche i buoni  siano colpiti con i cattivi dal momento che Dio vuole punire la  immoralità anche con la calamità delle pene nel tempo. Sono puniti  insieme non perché conducono insieme una vita cattiva ma perché  amano insieme la vita nel tempo, non in maniera eguale, comunque  insieme. I buoni dovrebbero averla in minor conto affinché i  malvagi efficacemente ammoniti conseguano la vita eterna. E se  non volessero esser compagni nel conseguirla, dovrebbero esser  sopportati e amati come nemici, giacché finché vivono, non si sa  mai se non muteranno in meglio il proprio volere. In proposito, non  certamente eguale ma di gran lunga più grave responsabilità hanno  coloro ai quali per mezzo del profeta si dice: Egli morrà nel suo  peccato, ma io chiederò conto del suo sangue dalla mano della  sentinella 29. Le sentinelle, cioè i capi delle comunità sono stati  costituiti nelle chiese proprio perché non si astengano dal 

rimproverare i peccati. Tuttavia non è del tutto immune da colpa  chi, sebbene non sia posto a capo, conosce e trascura di biasimare  e correggere molti fatti in coloro, ai quali è unito da particolare  condizione di vita, se vuole evitare fastidi in vista di quei beni che in  questa vita usa onestamente ma da cui ritrae piacere più del  dovuto. Inoltre per i buoni si ha un'altra ragione della loro  soggezione ai mali temporali. È il caso di Giobbe. La coscienza  dell'individuo nella prova si rende consapevole del disinteressato  sentimento di pietà con cui ama Dio. 

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Parola di esortazione della Vergine alla sposa ad amare il Figlio suo sopra tutte le cose e 

come nella gloriosa Vergine siano tutte le virtù e grazie. 


Capitolo Quarantaduesimo 

Diceva la Madre: Ebbi tre cose io, con le quali piacqui al Figlio mio. L'umiltà, per cui 

nessuna creatura, né uomo, né angelo, fu di me più umile. Ebbi poi l'obbedienza, con la 

quale attesi ad obbedire in tutto al Figlio mio. Infine una speciale carità. 

Perciò dal Figlio mio sono stata tre volte onorata. Dapprima infatti sono stata fatta più 

onorabile degli Angeli e degli uomini, perché nessuna virtù c'è in Dio, che non sia anche in 

me, sebbene Egli sia la sorgente e il creatore di tutto. Io sono la creatura sua, cui 

concesse in preferenza la grazia sua. Secondariamente, a motivo dell'obbedienza ottenni 

tanto potere, che non c'è peccatore così malvagio che si volga a me con cuore pentito e 

volontà d'emendarsi e non ottenga il perdono. Infine per la carità Iddio mi è tanto vicino 

che chi vede Dio vede anche me e può in me vedere la divinità e umanità come in uno 

specchio e me in Dio. 

Chiunque infatti vede Dio, vede tre Persone. La Divinità poi mi prese anima e corpo e 

mi riempì d'ogni virtù, talmente che non c'è virtù in Dio che non risplenda in me, sebbene 

lo stesso Dio sia Padre e datore di tutte le virtù. Come infatti avviene che in due corpi, 

assieme uniti, quel che riceve uno l'abbia anche l'altro, così fece Dio con me. Così non v'è 

dolcezza che non sia in me. Come chi avendo il più, ne fa parte a un altro. L'anima mia e il 

mio corpo sono più puri del Sole e più chiari d'uno specchio. E come in uno specchio si 

vedrebbero, posto che fosse possibile, le tre Persone, così nella purità mia si può vedere il 

Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Io difatti ho avuto il Figlio nel mio grembo con la 

Divinità. Così Egli è visto in me, Dio-uomo, come in uno specchio, perché sono stata 

glorificata. Perciò, sposa del Figlio mio, studiati di imitare la mia umiltà e non amare altri 

che il Figlio mio.