martedì 27 luglio 2021

Il Terzo Segreto predice: La Grande Apostasia nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II

 


La Battaglia  Finale del Diavolo


Non vi può essere una “nuova interpretazione” dei Dogmi Cattolici

Questo attacco post-conciliare ai dogmi di Fede, condotto per  mezzo di critiche indirette così come da contraddizioni esplicite e  implicite, non può essere giustificato come uno “sviluppo” o un “nuovo  approfondimento” del dogma. Come ha insegnato solennemente il  Concilio Vaticano I: “Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai  successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina,  ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua  assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della  fede”.336

In più, il Vaticano I ha insegnato che non vi può essere una “nuova  interpretazione” di ciò che la Chiesa ha già definito infallibilmente: 

Quindi deve essere approvato in perpetuo quel significato dei  sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si  deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza.337

È pertanto un dogma di Fede Cattolica il fatto che nessuna nuova  dottrina sia stata rivelata dal Signore dopo la morte dell’ultimo Apostolo,  San Giovanni, e che non può esservi una nuova interpretazione della  dottrina a causa del Vaticano II o di chissà quale altro motivo. 

Pertanto, questa “nuova” dottrina o “contro”-dottrina di cui  abbiamo sentito tanto parlare dopo il Vaticano II può essere solo una  pseudo-dottrina, che viene insegnata in modo assai subdolo. Quando  una pseudo-dottrina contraddice la dottrina definita infallibilmente, i  Cattolici sono tenuti ad attenersi alla dottrina infallibile e a rifiutare  quella “nuova”. 

Il dogma della Fede non può essere in errore, ma le novità sì. Tutti  uomini possono sbagliare: laici, sacerdoti, vescovi, Cardinali; persino  il Papa, quando non si tratta di argomenti che riguardino il suo crisma  dell’infallibilità, può essere in errore, come ben ci insegna la storia nel  caso di Papi che hanno insegnato, o che sembravano insegnare, alcune  novità rivelatesi poi un errore. 

Prendiamo ad esempio Papa Onorio: egli fu condannato postumo  dal Terzo Concilio di Costantinopoli, nel 680 d.C., per aver aiutato la  diffusione dell’eresia338; questa condanna fu approvata da Papa Leone II  e confermata dai Papi seguenti. Un altro esempio è Papa Giovanni XXII,  il quale nel 14° secolo (1333) pronunciò delle omelie (non definizioni  solenni) durante quali affermava che i beati defunti non beneficiavano  della Visione Beatifica fino al giorno del Giudizio Universale. Per questo  motivo, egli fu smentito e corretto dai teologi ed infine, in punto di  morte, ritrattò la propria opinione eretica. 

Nel caso di Papa Giovanni XXII339, i Cattolici più eruditi (in questo  caso i teologi) sapevano che Giovanni XXII era in errore nei suoi  insegnamenti sul Giudizio Universale. Sapevano che qualcosa era  sbagliato, dal momento che il Papa stava contraddicendo ciò che la  Chiesa aveva sempre insegnato e creduto, anche se non vi era mai stata  una definizione infallibile in tal senso. I Cattolici che nel 14° secolo  conoscevano bene la propria Fede non dissero: “Oh, lo ha detto il  Papa nell’omelia, quindi dobbiamo cambiare il nostro credo”. Alla luce  del costante insegnamento della Chiesa sulle anime morte in stato di  grazia, che partecipano della Visione Beatifica subito dopo aver lasciato  il Purgatorio, i teologi sapevano che Papa Giovanni XXII era in errore,  e glielo dissero. 

Per questo, l’immediatezza della Visione Beatifica fu solennemente  ed infallibilmente definita dal successore di Giovanni XXII, nel 1336. 

Questo mise l’argomento al di fuori di qualsiasi altra successiva  discussione – ed è proprio questo il motivo che rende necessarie le  definizioni infallibili. Lo stesso si può dire riguardo a qualsiasi altro  argomento definito infallibilmente dalla Chiesa. Noi possiamo, e anzi  dobbiamo, far affidamento su queste definizioni infallibili con assoluta  certezza, rifiutando ogni opinione contraria – anche se proviene da un  Cardinale o persino da un Papa. 

Vi sono altri esempi di errori commessi da un Papa. Anche il  primo Vicario di Cristo in Terra, San Pietro, commise un errore, come  riportato dal Vangelo (non per le cose che disse ma per l’esempio che  aveva dato). Nel 50 d.C, mentre si trovava ad Antiochia, San Pietro si  rifiutò di sedere al tavolo insieme ai Gentili (i non Ebrei) convertiti.  Allontanando da sé quei convertiti, San Pietro dette l’impressione che  l’infallibile insegnamento del Primo Concilio di Gerusalemme, sul fatto  che la legge cerimoniale Mosaica - che includeva il divieto per gli Ebrei  di mangiare con i Gentili “impuri” - non valesse per la Chiesa Cattolica,  fosse errato. Per questo motivo San Paolo rimproverò pubblicamente  San Pietro, faccia a faccia. (Gal. 2.11)

Un altro esempio ci viene da Papa Liberio, il quale nel 357 (circa)  commise l’errore di promulgare un Credo propostogli dagli ariani, che  tralasciava completamente il fatto che il Figlio fosse consustanziale al  Padre. Egli lo promulgò perché era stato in esilio 2 anni e sotto minaccia  di morte, commettendo anche l’errore (sempre per colpa della durezza  dell’esilio) di condannare e scomunicare – ma in pratica era solo una  scomunica apparente – il grande Sant’Atanasio, il quale stava solo  difendendo la Fede in merito a quest’argomento. Liberio (che è il primo  Papa a non essere stato proclamato santo dalla Chiesa) si sbagliava,  perché Sant’Atanasio stava difendendo la Dottrina Cattolica – unica e  infallibile – insegnata infallibilmente dal Concilio di Nicea nel 325 d.C.  Era quella definizione infallibile a dover essere seguita, in questo caso,  e non l’erroneo insegnamento di Papa Liberio.

Da questi esempi della storia della Chiesa possiamo imparare che tutto ciò che ci viene proposto in materia di Fede deve essere prima  passato al vaglio di quelle definizioni. Pertanto, se un Cardinale, un  vescovo, un prete, un laico o persino un Papa ci insegnano qualcosa di  nuovo e di contrario a una qualsiasi definizione di Fede, possiamo essere  certi che quell’insegnamento è errato e deve essere quindi rifiutato, per  il bene e la salvezza delle nostre anime immortali. Sì, anche un Papa  può sbagliare, ed egli sbaglia se esprime un’opinione contraria ad una  definizione solenne ed infallibile della Chiesa Cattolica. Questo non vuol  dire che sia la Chiesa in quanto tale a sbagliarsi, quando questo accade,  ma semplicemente che il Papa ha commesso un errore personale,  senza imporlo per forza a tutta la Chiesa. Ovviamente, se un Papa può  commettere un errore insegnando qualcosa di nuovo, allora a maggior  ragione possono sbagliare nelle proprie opinioni e insegnamenti anche  i Cardinali, i vescovi ed i sacerdoti.

Quindi, quando la Madonna parla del “dogma della Fede”, Ella  ci sta indicando “i pericoli che incombono sulla Fede” – e su “la vita  del cristiano e dunque (la vita) del mondo”, per richiamare le parole  del Cardinale Ratzinger. I pericoli incomberanno sulla Fede quando  si arriverà a corrompere o negare le definizioni dogmatiche infallibili  della Fede Cattolica; perché sono proprio queste definizioni a costituire  le fondamenta stesse della Fede Cattolica e quindi della nostra salvezza,  per usare le parole dell’omelia di Papa Giovanni Paolo II a Fatima, nel  1982. 

A chi obietta che i semplici sacerdoti o i laici non possano opporsi ai  prelati di rango superiore o al Papa (è il caso degli esempi straordinari  che abbiamo appena esaminato), la risposta è semplice: è per questo  che la Chiesa possiede le definizioni infallibili. Solo confrontando  un‘opinione o un insegnamento con una definizione infallibile si  può sapere se quell’insegnamento sia vero o falso – questo giudizio  non può basarsi sulla carica ecclesiastica rivestita da chi pronuncia  l’insegnamento. Come disse San Paolo: “Orbene se anche noi stessi od  un angelo dal Cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi  abbiamo predicato, sia anatema!” (Gal. 1:8) I fedeli possono pronunciare  un anatema persino contro un apostolo – e cioè a considerarlo un reietto  della Chiesa, degno delle fiamme dell’inferno – se egli contraddicesse  gli infallibili insegnamenti della Chiesa. Ecco perché i teologi furono in  grado di correggere Papa Giovanni XXII nei suoi erronei insegnamenti  pulpito pronunciati dal pulpito; ed è per questo che i Cattolici di oggi  hanno il diritto di discernere il giusto insegnamento da quello sbagliato,  anche se sono di rango inferiore rispetto al prelato che sta commettendo  quell’errore. 

Un esempio storico di grande importanza a questo riguardo, è  quello di Eusebio, l’avvocato che sconfessò pubblicamente Nestorio,  Arcivescovo di Costantinopoli (la personalità ecclesiastica all’epoca di  rango più alto, dopo il Papa), secondo il quale Maria non era la Madre di  Dio. Eusebio si alzò dai banchi della chiesa il giorno di Natale, durante  la Santa Messa, e accusò Nestorio di eresia. Tutti gli altri preti e vescovi  “di alto rango” erano rimasti in silenzio di fronte a questa chiara eresia  di Nestorio. Un laico aveva ragione, mentre tutti loro erano in errore.  Fu indetto il Concilio di Efeso per chiarire il dilemma, e fu definito  solennemente ed infallibilmente il dogma secondo cui Maria è la Madre  di Dio. E dal momento che Nestorio si era rifiutato di ritrattare, egli  venne deposto, dichiarato eretico e successivamente scomunicato!

Per riassumere, la verità non è cosa che si possa valutare dai numeri  o dal rango. La verità è ciò che Cristo e il Signore hanno rivelato nelle  Sacre Scritture, nei dogmi e nella Tradizione, ciò che è stato definito  solennemente dalla Chiesa Cattolica, e quello che essa ha sempre  insegnato – sempre, non solo dal 1965!

Padre Paul Kramer

Nessun commento:

Posta un commento