lunedì 18 novembre 2019

“Il diario mistico di Camilla Bravi”



I MERITI DI MARIA 

La Vergine è stata prevenuta da Dio con il dono dell’Immacolata Concezione e di grazie e doni singolari in vista della Divina Maternità. Ma ha pure corrisposto liberamente alle grazie ricevute, e quindi meritato, e più di ogni altra creatura, se pensiamo all'immensità delle sofferenze che hanno segnato la sua vita, soprattutto di fronte al Figlio condannato, torturato e crocifisso. Né l'immunità dal fomite della concupiscenza diminuiva i dolori fisici e morali di cui fu piena la sua vita. Nella rivelazione di Maria Porta del Cielo, la Vergine dice: «L'Onnipotente permise che una spada di dolore mi trafiggesse il cuore, ed ebbi a soffrire tanto da esercitare in sommo grado la fede, la speranza e la carità. 
Come l’oro passai per il crogiolo, e la sofferenza raffinò la mia anima, che uscì purificata dal grande dolore... Assaporai il calice dell’amarezza» (p. 184). 
Questo fin dal tempo dell'infanzia di Gesù. Chi può misurare la sofferenza di Maria ai piedi della Croce? 


 20 gennaio 1950. Voci interiori. 


Egli bruciava tutti i miei peccati e assorbiva l'anima mia nel suo splendore, mentre udii queste ispirazioni o voci interiori: «T'ho immersa nella luce del mio splendore, perché t'amo tanto, e quest'anno, per il venticinquesimo della tua conversione, ti farò tante grazie e ti donerò l'umiltà di cuore, che tanto desideri». 

«Questa grazia te la concederò per i meriti personali che la Madonna acquistò, cooperando continuamente alle grazie, privilegi, amore che Io le concessi gratuitamente. Ella visse tanto mortificata e nascosta, e nella continua fervente preghiera, quasi che temesse di offuscare lo splendore di tanti doni, sebbene Ella, essendo Immacolata e confermata in grazia, non sentisse le passioni disordinate. Ella mi pregava con gemiti inenarrabili che Io dilatassi il suo Cuore, che le concedessi nuova capacità di ricevere, per potermi amare sempre di più e mostrarmi il suo amore di riconoscenza. E per rendersi a Me sempre più cara, viveva nella mortificazione e nella preghiera, affinché Io concedessi al genere umano, a tutte le mie creature, la grazia di pregarmi, di corrispondere a quell'Amore che Io ho donato a tutte le creature, di conoscermi e amarmi». 

«E col suo Cuore Immacolato e santo, mi pregava con lacrime che Io mandassi presto sulla terra il Redentore, ignara d'essere stata Lei la eletta, prescelta ab aeterno da Dio; perché solo all'annuncio dell'Angelo Ella seppe che Dio le voleva dare il suo Verbo perché si incarnasse nel suo virgineo seno per opera dello Spirito Santo ed ella divenisse così la Madre mia divina. E in virtù delle sue preghiere il Verbo discese più presto in Lei per appagare il suo ardente desiderio, e per mezzo di Lei donarmi al mondo. Essa affrettò la venuta del Redentore sulla terra». 

«La Madonna, pur essendo l'Immacolata e confermata in grazia, pur non dovendo lottare con le passioni disordinate, che non poteva sentire, pur non avendo bisogno di preghiere per non perdere il mio infinito Amore, essendone ripiena, ha meritato anche personalmente con le sue azioni, preghiere e dolori». 

Gesù m'istruì con queste ispirazioni perché una mia amica tanto fervente e buona un giorno mi disse in confidenza: «Io voglio tanto bene alla Madonna, ma soffro quando sento decantare i suoi meriti personali perché penso: in che cosa consiste il suo merito se Ella, Immacolata confermata in grazia, esente dalle passioni, non aveva neppure da lottare per conservare i doni ricevuti; se oltre a non sentire le passioni, non poteva perdere le grazie e l'amore di cui era ripiena, e non poteva neppure peccare?». 

Io risposi all'amica: «Io invece ho la convinzione che «la Madonna ha potuto meritare anche personalmente cooperando ai doni e alle grazie ricevute, perché trovo assurdo pensare che il Signore abbia privata del merito personale la Madre sua, mentre Gesù stesso ha meritato come Uomo, e ha dato a tutte le sue creature la grazia di meritare personalmente mediante la loro cooperazione alla grazia santificante e alle grazie attuali». 

Ringraziai Gesù delle sue istruzioni e compresi le grandezze di Maria Santissima con tanto piacere. 


Per raccogliere e unire tutte le anime



Carissimo Gesù, aiuta noi, i tuoi amati discepoli a raccogliere il mondo tra le 
Tue Braccia e a presentarTi le anime più bisognose  
della Tua grande Misericordia. 
Concedici, con il dono dello Spirito Santo, di assicurare che la Fiamma della 
Verità avvolga tutti coloro che si sono separati da Te. 
Unisci tutti i peccatori  
in modo che a ciascuno sia data ogni occasione di perdono. 
Dona a tutti noi la forza di rimanere saldi nella Tua Santa Parola,  
quando vorranno costringerci a rifiutare la Verità, che è stata proclamata al 
mondo attraverso i Santissimi Vangeli. 
Noi rimaniamo in Te, con Te e per Te, in ogni singolo passo di questo 
nostro viaggio verso la salvezza. 
Amen. 

L'ARALDO DEL DIVINO AMORE



HELFTA E SANTA GELTRUDE

Sofia di Mansfeld, figlia di Burchard de Querfurt, succedette a Geltrude di Hackeborn: se ne parla al libro I, quando si afferma che S. Geltrude le manifestò l'elezione di Adolfo di Nassau, il 7 marzo 1292, profetizzando la morte violenta di quell'imperatore, come infatti avvenne, il 2 luglio 1298.
Sofia governò breve tempo, perchè fortissimi mali di capo la resero incapace di compiere i doveri della sua carica, obbligandola a dare le dimissioni nel 1298. Alcuni hanno confuso questa Sofia con la cugina, che pure si chiamava Sofia e ch'era figlia di Hermanno il Pacifico, conte di Mansfeld. Quest'ultima non fu giammai Abbadessa: se ne parla al capitolo VI del libro V, ove è chiamata « senior » (Sofia, la maggiore), forse per l'età avanzata o, più probabilmente, perchè discende dal ramo maggiore della famiglia di Mansfeld: Sofìa, la maggiore, morì prima della nostra Santa.
Cinque anni passarono prima della nuova elezione: questa grave tribolazione s'aggiunse alle difficoltà esterne. Il seggio episcopale di Halberstadt era vacante: alcuni canonici della diocesi s'arrogarono il diritto di fulminare L'interdetto contro il monastero, per affari di ordine temporale. Tali noie finirono verso la fine del 1296, ma la Santa afferma, in parecchi luoghi, (libro III, cap. XVI e XVII), che la comunità dovette soffrire assai per la privazione della SS. Comunione, e per altre gravi conseguenze. S. Matilde ne parla anch'essa nel Libro della grazia speciale.
S. Matilde morì, dopo una malattia durata otto anni. Fu in questo tempo che Geltrude, aiutata da una consorella, scrisse o dettò, i favori accordati alla Santa, Nostro Signore le fece conoscere quello che aveva operato in quell'anima eletta, alla sua dipartita da questo mondo, cioè nella festa di S. Elisabetta, 19 novembre 1298.
Nel 1303 venne eletta Abbadessa Jutta d'Alberstadt: poco tempo prima, nel 1302, o nel 1301, Geltrude era stata chiamata all'eterna beatitudine.
Il libro V ci parla di questa morte preziosa e delle grazie eminenti che la prepararono, l'anno precedente, al passo estremo.
Arrivata all'età di circa quarant'anni, ella conobbe, per divina rivelazione, che il termine del suo pellegrinaggio si avvicinava. Nella festa di S. Martina fu colta da un desiderio acceso di morire e d'essere con Cristo: tale brama pareva poi calmarsi alquanto, ma crebbe più che mai nella festa di Pasqua dell'anno seguente. Però, desiderando ella soprattutto il compimento della divina Volontà, supplicò il Signore di esaudire i suoi voti, senza diminuire il merito del suo totale abbandono. A quest'epoca appartiene il favore oggetto del capitolo XXV, del libro V. Durante una predica sull'amore divino, Nostro Signore apparve alla Santa e le ferì il cuore con una freccia d'amore, grazia analoga a quella ricevuta da molte altre sante, come S. Teresa e parecchie anime elette. Poco dopo s'ammalò gravemente di fegato, e i medici disperarono di salvarla.
Mentre Geltrude aspettava, nella sofferenza, il momento fortunato delle nozze eterne, Nostro Signore moltiplicava i doni della sua grazia, adornando l'anima della sua diletta Sposa, e preparandola al felice trapasso.
Il Signore non volle lasciarci ignorare le meraviglie di quell'ora suprema: rivelò quindi alla nostra Santa quello che sarebbe accaduto alla sua morte, perchè potesse renderlo noto ed essere fino all'ultimo l'Araldo del divino amore (libro V, cap. XXIII). Dal suo letto di dolore la cara Santa, compiva un pio esercizio ch'ella medesima aveva composto, e insegnato ad altri in preparazione alla morte.
Quando stava appunto tutta occupata a pregare Nostro Signore, Egli le mostrò la sua ultima ora. Si vide entrare in agonia nelle braccia dello Sposo divino, riposando sul suo stesso Sacratissimo Cuore. Vide il demonio tenuto a distanza dalla spada fiammeggiante di S. Michele, mentre gli Angeli circondavano giubilanti il suo letto, e la Madre di Dio si chinava su di Lei, in atto d'abbracciarla teneramente.
In seguito vide i vari ordini dei Santi affrettarsi, intorno al suo giaciglio per assicurarla: i martiri, i confessori, le vergini, gli innocenti: questi ultimi rivestiti dei meriti di Cristo, più che dai loro propri meriti; tutti le facevano doni speciali, tolti dai loro tesori. Infine, il Figlio dell'Eterno, lo Sposo che Geltrude aveva unicamente amato, si chinò su di Lei con tenerezza ineffabile e, penetrando nell'anima sua, come il fuoco penetra il ferro nella fornace, l'attirò a sè e s'assimilò quell'anima felicissima, così dolcemente, e vittoriosamente, come il raggio del sole, a mezzogiorno, assorbe l'umile gocciolina di rugiada.
Questa rivelazione non precedette di molto il felice transito: Geltrude mori il 17 di novembre 1301, a 1302, a quarantacinque o a quarantasei anni d'età. Il silenzio che per lungo tempo avvolse la Santa e le sue opere, (fino al 1536), fu cagione che il nome di S. Geltrude venisse iscritto nel martirologio solo nel 1677, anno in cui il suo Ufficio fu obbligatorio per tutta la Chiesa.
La sua festa venne fissata dapprima il 17 novembre, giorno della sua morte, e in tale epoca è ancora celebrata in tutto l'Ordine Benedettino, quantunque il Martirologio romano, l'abbia trasferita al 15 dello stesso mese.
Da quel momento la divozione a S. Geltrude si diffuse rapidamente: il suo culto però si era già propagato per concessioni particolari, come quella che fu accordata all'Ordine del Carmelo. Nel 1633, il Padre Dionigi della Madre di Dio, provinciale dei Carmelitani, dichiarò, che i suoi confratelli avevano ereditato lo spirito della loro serafica Madre, poichè ottennero dal Papa il permesso di celebrare la festa di S. Geltrude con ufficio proprio, e coi privilegi dei Santi dell'Ordine. « La conformità degli spiriti fra le due Sante è così stretta, dice egli, che chiunque approva lo spirito dell'una, deve approvare anche quello dell'altra ».
Il re di Spagna ottenne che S. Geltrude venisse proclamata patrona delle Indie occidentali. Nel Perù la sua festa è celebrata con pompa straordinaria, e nel Messico venne costruita una città che porta il suo nome.
Alcuni accenni sul Monastero, ove Geltrude passò la, sua vita, non saranno discari al lettore.
Nel 1342 il monastero di Helfta fu invaso dai soldati di Alberto di Brunswick, vescovo scismatico di Halberstadt, che vi appiccò il fuoco con le sue proprie mani. Fortunatamente andarono distrutte le parti meno importanti: ma il saccheggio ed altre vessazioni determinarono Burchard IV di Mansfeld, la cui figlia Ludgarde era Abbadessa in quell'epoca, di trasferire il monastero ad Eisleben, in un luogo che venne chiamato Neu-Helfta (Nuova Helfta) cioè Trud-Kloster, (chiostro-di Géltrude), del nostro tempo. Questa traslazione ebbe luogo nel 1346: pare che i resti mortali delle monache non siano stati trasportati nel nuovo convento, poichè l'antico monastero restava ancora proprietà della comunità. Il corpo di S. Geltrude, di S. Matilde e delle altre monache aspettano ad Helfta il giorno della gloriosa risurrezione: ma il luogo della loro sepoltura è tuttora sconosciuto, come se Dio volesse nascondere a tutti gli sguardi le preziose spoglie di coloro che, durante la loro vita, non avevano desiderato che il segreto del suo Volto divino.
Fino all'epoca della riforma la nuova Helfta fu santamente governata.
L'ultima Abbadessa, Caterina di Watzdorf meritò l'onore di essere personalmente insultata dall'empio Lutero, che scrisse contro di lei nel 1524, una satira ov'ella è chiamata Nuova Gezabele. L'anno seguente i contadini, in nome della pretesa riforma, ne praticarono i principi rivoluzionari, saccheggiando, devastando e bruciando il Monastero. Essi cacciarono le monache e distrussero l'archivio, facendo bollire le carte ed i manoscritti nei tini della birra.
Caterina di Watzdorf fuggì all'antica Helfta, ove morì poco dopo: non essendovi nessun accenno, in seguito, alla carica abbaziale, pare evidente che la comunità si spense: del tutto a quell'epoca.
Il Monastero, ove Geltrude visse, e dove molto probabilmente si trovano le sue reliquie, divenne un dominio secolare, oggi dominio reale. La sorte della Nuova Helfta fu più fortunata: 17 novembre 1868, le Benedettine dell'Adorazione perpetua, tenute d'Osnabrúck, lo comperarono e ne fecero un cenacolo di vita perfetta,

RIVELAZIONI DI S. GELTRUDE

Ogni giorno la provvidenza di Dio sorge prima del Sole.



San Giovanni Bosco (1815-1888) ha una vita piena di aneddoti sulla provvidenza.
“All’inizio del 1858, Don Bosco doveva pagare un grosso debito per il 20 gennaio e non aveva un centesimo. Era già il 12 del mese e non si vedeva una soluzione. In tali strettezze Don Bosco disse ad alcuni giovani: «Oggi andrò a Torino e voi, mentre io sono fuori alternatevi davanti al tabernacolo per pregare». Mentre Don Bosco camminava per Torino, si avvicinò uno sconosciuto e dopo il saluto gli chiese: 
«Don Bosco, ha bisogno di soldi? - 
Sì, certamente. - 
Se è così, prenda»; e gli diede una busta con vari biglietti da mille, allontanandosi in fretta. Era un atto della provvidenza e Don Bosco ordinò immediatamente di pagare i suoi creditori”(34). 
Un giorno del 1859, Don Bosco scese in refettorio, non per mangiare, ma per uscire. Disse: «Oggi non posso mangiare alla solita ora. Ho bisogno che, quando uscite dalla sala da pranzo, ci sia sempre uno di voi fino alle tre con alcuni bambini scelti tra i migliori, a pregare davanti al Santissimo Sacramento. Oggi pomeriggio, se ottengo la grazia di cui abbiamo bisogno, vi spiegherò la ragione delle mie preghiere». 
Don Bosco tornò sul tardi e disse, rispondendo alle domande: «Oggi alle tre, ho firmato un importante compromesso per 10.000 lire con il libraio Paravia. Avevo anche altri debiti urgenti, di altre 10.000 lire. Sono uscito in cerca della provvidenza senza sapere dove andavo. 
Giunto alla Consolata, entrai e pregai la Madonna di consolarmi. Quando arrivai alla Chiesa di San Tommaso, mi si avvicina un signore molto elegante che mi dice: Lei è Don Bosco?- 
Sì, per servirla. - 
Il mio padrone mi ha incaricato di darle questa busta. Ci fu sufficiente denaro per pagare tutti i debiti più urgenti”(35). 
Un giorno del 1860, dopo la messa, non avevo da dare ad ogni bambino il panino per la colazione. Quel giorno non c’era pane in casa ed il panettiere non voleva più farci credito fino a quando non gli avessimo pagato quello che gli dovevamo. Allora, Don Bosco disse a due bambini: 
- Andate nella dispensa e mettete insieme tutto il pane che trovate e quello che scovate nelle credenze. 
Vi erano pochissimi panini e non bastavano per tutti. Don Bosco, dopo aver confessato, si recò a distribuire i panini. Il cesto del pane conteneva una quindicina di panini. Don Bosco si mise a distribuirli a circa quattrocento ragazzi. Al termine, nel cesto rimase la stessa quantità che all’inizio. Questo è il miracolo della moltiplicazione dei pani. In un’altra occasione fu la moltiplicazione delle castagne o la moltiplicazione delle ostie consacrate per 4 volte. In tutti questi miracoli, Dio, con la provvidenza, premiava la fede di Don Bosco e lo soccorreva nelle sue necessità. 

Maria Corredentrice



negli scritti di Luisa Piccarreta

Gesù e Maria prepararono da soli, nel segreto, la Redenzione e la salvezza di tutti: “…Quando Io e la Mamma mia stavamo in terra, mentre tra Me e Lei stavamo preparando il regno della Redenzione, tutti i rimedi che occorrevano affinché tutti potessero trovare la salvezza, non si risparmiavano né sacrifici, né lavori, né vita, né preghiere, e mentre eravamo intenti a pensare a tutti, a dare la vita per tutti, nessuno pensava a Noi, nessuno conosceva ciò che stavamo facendo. La mia Celeste Mamma fu la depositaria del regno della Redenzione e perciò prese parte a tutti i sacrifici, a tutti i dolori. Solo San Giuseppe sapeva ciò che stavamo facendo, ma non entrò a parte di tutti i nostri dolori. Oh, come ci doleva il cuore nel vedere che, mentre Madre e Figlio ci consumavamo di pene e d’amore per tutti, per formare tutti i rimedi possibili ed immaginabili a tutti per guarirli e metterli in salvo, essi non solo non pensavano a Noi, ma ci offendevano, ci disprezzavano e altri tramavano contro la mia vita fin dalla mia nascita.” (Vol. 21°, 30-4-1927)  

Preghiera Portare il cielo alla terra



Che cosa è la preghiera 


Un atto di adorazione 

Nel libro dell'Apocalisse la preghiera non solo si identifica 
con l'incenso ma è anche offerta con l'incenso. Bruciare 
l'incenso è un atto di adorazione che rappresenta le preghiere 
dei santi. 

Apocalisse 5:8 
E quando ebbero preso il libro, i quattro esseri viventi e i 
ventiquattro anziani si prostrarono davanti all'Agnello, 
avendo ciascuno una cetra e delle coppe d'oro piene di 
profumi, che sono le preghiere dei santi.          

Che grandioso è il fatto che le preghiere dei santi sono 
raccolte in coppe d'oro, in cielo! Quali preghiere sono degne 
di essere conservate? Sicuramente non una lista di errori, 
peccati, lamentele, inquietudini (ansie) ed egoismo. Ma 
piuttosto le preghiere come quella di Gesù mentre era appeso 
alla croce. 

Luca 23:34a 
E Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno 
quello che fanno". 

Certamente la preghiera di Stefano mentre veniva 
martirizzato deve essere raccolta in cielo come un atto di 
adorazione. 

Atti 7:59,60 
Così lapidarono Stefano, che invocava Gesù e diceva: 
"Signor Gesù, ricevi il mio spirito". 
Poi postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: "Signore, non 
imputare loro questo peccato". E, detto questo si 
addormentò. 

Per comprendere i Misteri di questo Nuovo Mondo c’è bisogno di pazienza e di guida.



Maria Madre di Dio

È importante che i Nostri figli sappiano che a chi non è fedele, a chi si lascia estasiare e sedurre, Noi non possiamo offrire questa grande gloria perché egli la calpesterebbe. La sua anima infatti non è pura ma macchiata con il peccato e il diavolo lo tenta sempre nuovamente ma solo chi è puro, chi si oppone alle tentazioni e alle seduzioni, potrà entrare nel Nuovo Mondo, la dove il Cielo si fonde con la terra, senza diventare un tutt’uno e dove l’amore del Signore e la Sua pace sarà eternamente con voi.

Figli Miei. Per comprendere i Misteri di questo Nuovo Mondo c’è bisogno di pazienza e di guida.
Noi vi riveleremo con pazienza e con perfetto amore sempre un po’di più, ma anche voi dovete avere questa pazienza e non interpretare questi meravigliosi Misteri a modo vostro aggiungendo vostre interpretazioni, perché solo con pazienza e a piccoli passi imparerete a comprendere questo Mistero.

Ricordate sempre, che per Dio Nostro Padre nulla è impossibile perché EGLI è onnipotente e possiede il potere assoluto di stabilire tutto come LUI lo considera giusto e questo ha lontanamente a che fare con ciò che è oggi la vostra terra. Non vuol dire che adesso, quando si apriranno i portoni della nuova Gerusalemme, tutto sarà completamente diverso, perché voi continuerete a vivere come uomini, ma comunque sarà diverso, perché non ci sarà il peccato, la malvagità né altri elementi disturbanti.

Figli Miei. Credete e abbiate fiducia. Sarà semplicemente meraviglioso! Diverrete perfetti e poi quando avrete raggiunto la purezza perfetta, salirete a Dio Padre nel Suo Regno Celeste senza dover morire.

Figli Miei, rallegratevi perché Io, la vostra Santa Mamma Celeste conosco questa meravigliosa festa celebrata dal Cielo per chi raggiungendo la perfetta purezza viene innalzato nel cielo! Siate certi che sarà esattamente così, perché il Padre l’ha previsto in questo modo .

Figli Miei. La vostra gioia sarà grande! Non piangerete neanche un’anima amata, come invece fate ora, qui sulla vostra terra, quando essa muore; al contrario gioirete e sarete felici per lei perché conoscerete la grande gioia che la aspetta nel Regno di Dio.

Non confondete il Nuovo Regno con il Regno Celeste, perché questi sono due regni diversi ,che tuttavia sono collegati fra loro ; ma possono andare al Padre solo coloro che o sono già ora con LUI o quelli che hanno raggiunto questo grado di purezza e che quindi vengono innalzati là, nel Regno del Padre.

Figli Miei. È un tema molto complesso ;vi basti sapere che nella Nuova Gerusalemme anche chiamata Paradiso, sarà meraviglioso. Sforzatevi un pochino e preparatevi per essa, perché quando Mio Figlio presto verrà a voi, dovete essere pronti e averGli già dato il vostro SI.

Questo SI non può essere evitato da nessuno di quelli che vogliono sfuggire alla dannazione eterna, perché non appena abbandonerete la vostra terra ci saranno solo due possibilità :o Gesù o il demonio e quest’ultimo vi tira e vi trascina con sé . Egli vi assale, ma se voi dite SÌ a Gesù, allora Egli perde il potere su di voi e deve lasciarvi andare con Gesù. Così sarà anche ora sulla vostra terra, perché nel Giorno della Grande Gioia dovete dire SÌ a Gesù, altrimenti l’avversario viene e vi trascina con sé nel mare di fuoco.

Figli Miei. Preparatevi per Mio Figlio perché solo chi è preparato, riceverà questo meraviglioso regalo della nuova magnifica gloria e potrà vivere nella gioia con Gesù.
Così sia. Venite a Mio Figlio perché EGLI vi aspetta.
Amen.


Verrà ora il tempo in cui simboli satanici saranno stampati su oggetti sacri!



San Bonaventura

Figlia Mia. Di a  tutti i Nostri figli che nessuno, per quanto malvagio sia, può prendere   Gesù ai Nostri credenti e fedeli figli. Il figlio del Signore, Padre Nostro, vive nei vostri  cuori e ci resterà per sempre! Raccogliete comunque i vostri santi oggetti, i libri, le candele, gli articoli e le riviste, le statue di santi, le immagini, le croci, e quello che avete di sacro, perché ora è giunto il tempo in cui tutto deve essere profanato (e lo sarà!) e simboli satanici saranno stampati su oggetti sacri.
Solo pochi lo noteranno, ma sarà così. Inoltre, ci sono troppi "uomini di Dio" nelle vostre chiese che si lasceranno trasportare, dagli oltraggi della bestia ed essi benediranno voi e i vostri oggetti devozionali, non con la benedizione divina cristiana ma (capovolta) con quella satanica!
Bambini, è necessario stare  in guardia, perché la benedizione satanica  può causare danni. Essa può portare malattie e conflitti, per questo prestate molta  attenzione a ciò che presto accadrà durante le vostre messe!
Chiedete al Padre la  chiarezza e la purezza, e che Egli vi protegga, vi preservi  da una tale "benedizione " che non è vera benedizione. I tempi che ora cominciano sono tempi difficili, ma chi porta Gesù nel suo cuore, sarà protetto. La sua anima sarà salvata, non importa quello che  "l’altro" ha intenzione di fare.
Perciò, figli Miei, restate fedeli al vostro Signore e Salvatore, perché EGLI viene a salvarvi! EGLI vi renderà liberi dalla schiavitù della bestia, ed Egli vi regalerà la gioia, felicità e letizia anche durante i mali più grandi!
Restate fedeli a LUI, l’unico  vero Dio e Signore! Regalate e ripetete il vostro  SI a Gesù e pregate i vostri rosari, che la Madre di Dio vi ha insegnato.
Io vi amo.

"Anche nei giorni più bui, sarò con colui che Mi ama ardentemente.
La Mia luce splenderà nel suo cuore, e la gioia e l'amore scorreranno in lui.
Tutto il dolore che potrebbe accadergli, Io lo porterò per lui, perché grande è il Mio amore e la Mia gratitudine per coloro che Mi amano veramente.
Amen.
Il tuo Gesù".

LA VITA DI SAN BENEDETTO



Il piccolo monaco schiacciato

Un'altra volta i monaci stavano sopraelevando una parete perché l'edificio lo esigeva  e  l'uomo  di  Dio  se  ne  stava  chiuso  nella  sua  stanzetta,  intento all'orazione. Gli si fece innanzi, beffardo, l'antico nemico e lo avvisò che stava per andare a fare una visitina ai monaci al lavoro.

Colla massima celerità l'uomo di Dio mandò di corsa uno dei suoi ad avvisare i monaci:  "Fate  attenzione,  fratelli:  sta  arrivando  proprio  adesso  il  maligno!".Il messo non aveva neanche finito di parlare che il maligno spirito, rovesciando la parete in costruzione, aveva seppellito e schiacciato sotto le macerie un piccolo monaco,  figlio  di  un  impiegato  di  curia.  Pieni  tutti  di  grave  costernazione  e tristezza, non per la parete crollata ma per il monacello schiacciato, si affrettarono a dare con lagrime di profondo dolore la notizia al venerando Padre Benedetto.

"Andatelo a prendere e portatemelo qui!" ordinò il Padre. Ma non fu possibile trasportarlo se non sopra una coperta, perché i sassi della parete precipitata non solo gli avevano pestato la carne, ma anche schiacciate le ossa. L'uomo di Dio lo fece deporre nella sua stanzetta sopra la stuoia dov'egli soleva pregare; poi licenziato i fratelli chiuse la porta e si buttò in ginocchio a pregare con una insistenza come mai aveva fatto finora.

Ed ecco il miracolo! Entro la stessa ora egli rimandò al lavoro il fanciullo sano e robusto come prima, perché insieme agli altri monaci terminasse la costruzione della parete.

Con la morte di questo fanciullo l'antico nemico si era illuso di prendersi beffa di Benedetto!

tratto dal Libro II° dei "Dialoghi" di San Gregorio Magno

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO



L’armonia dell’universo. Nella natura non v’è salto; Natura non faclt saltum. Tutte le creature visibili agli occhi nostri si sovrappongono, si incastrano, si inca­tenano le une con le altre con misteriosi legami, la cui successiva scoperta è il trionfo della scienza. Di ‘scalino in scalino, tutte vanno a far capo airuomo: come spirito e materia, l’uomo è la saldatura dei due mondi. 
Se per il suo corpo egli è al gradino più alto della scala degli esseri materiali; per la sua anima è ai piè della scala degli esseri spirituali. La ragione si è che la per­fezione degli esseri, per conseguenza la loro superiorità gerarchica, si calcola sulla loro rassomiglianza più o meno completa con Dio, l’essere degli esseri, lo spirito increato, la perfezione per eccellenza.
Ora, la creatura puramente materiale è meno perfetta della creatura materiale e spirituale nello stesso tempo. 
All’inverso, questa è meno perfetta della creatura pu­ramente spirituale. Poiché non vi ha nessun salto nelle opere del Creatore, al disopra degli esseri puramente materiali, perciò vi sono degli esseri misti; sopra a que­sti, esseri puramente spirituali, al di sopra dell’ uomo, gliangeli. Come puri spiriti, quelle brillanti creature, gerar­chicamente disposte, continuano la lunga catena degli esseri e sono, rispetto all’uomo, ciò eh’è egli stesso rispetto alle creature puramente materiali; esse lo ran­nodano a Dio, come l’uomo stesso congiunge la materia allo spirito.1
Tutto ciò è fondato sopra due grandi leggi che la ragione non saprebbe contrariare, senza cadere nel­l’assurdo. La prima, che tutta la creazione discesa da Dio tende di continuo a risalire a Dio; imperocché ogni essere gravita verso il suo centro. La seconda, che gli esseri inferiori non possono ritornare a Dio, se non per l’intermezzo degli esseri superiori. 2 Ora abbiamo visto, che l’essere puramente materiale essendo perla sua stessa natura, inferiore all’essere misto, soltanto per mezzo di questo può ritornare a Dio. La teologia cattolica formula dunque un’assioma di alta filosofìa, allorché essa dice: « Tutti gli esseri corporei sono go­vernati e mantenuti nell’ordine da esseri spirituali; tutte le creature visibili da creature invisibili.3 »

Monsignor GAUME

Supplica a Dio Santissima Trinità



A Te, Dio Padre Onnipotente ed Eterno, in Nome del Tuo Unigenito Figlio Gesù Cristo, che
nella Sua Infinita Misericordia si è immolato per noi, e vive e regna con Te nell’Unità dello
Spirito Santo, chiediamo per noi e tutti coloro che hanno richiesto il Tuo aiuto, sia per se
stessi che per altri, la Tua benedizione, con la guarigione e la liberazione da ogni male
spirituale e fisico.

Dio Santissima Trinità, Tu puoi tutto e sei così buono che neppure ti imponi a noi ma
attendi, con il Tuo Sacro Cuore Fonte della Vita, anche la più piccola richiesta a Te gradita,
per esaudirla.

Ci ami in modalità e intensità talmente inafferrabili per noi Tue creature che, a volte,
sembri quasi mendicare il nostro amore e tutto Ti adoperi perché noi, con i nostri cuori e le
nostre menti, ci possiamo rivolgere a Te con fiducia.

Ecco allora che, con il cuore contrito, forti della Fede, bussiamo alla Tua Porta, e Tu Padre
nostro ci apri!

Ecco  allora  che,  forti  della  Fede,  chiediamo  al  Tuo  Sacratissimo  Cuore,  e  Tu  Dio
Misericordioso, ci doni tutto ciò di cui abbisognamo e che realmente ci serve, nella
maniera e nella misura che Tu solo conosci!

Ti preghiamo Dio Santissima Trinità che ascolti le suppliche di noi che siamo nella prova,
di non esitare nell’esaudire le nostre richieste se queste sono secondo la Tua Volontà e i
Tuoi indescrivibili disegni!

Ti preghiamo Dio Padre, poni la Tua Protezione sopra coloro che con fiducia di figli Ti
amano e a Te si rivolgono!

Fa, Ti supplichiamo, che per la Tua Santissima Misericordia sia guarito il cuore duro degli
uomini, prima ancora che il Tuo Giudizio, ormai per tutti sia giunto!

Amen!

domenica 17 novembre 2019

Commento sul rito pagano in Vaticano per il sinodo dell'Amazzonia - Matteo D'Amico


PREGHIERA DI LIBERAZIONE



INVOCAZIONE AL PADRE  

Padre, liberaci dal male, cioè dal maligno, la 
persona e la potenza che è tutto male.  
Il maligno è stato sconfitto dal tuo Figlio Gesù, 
crocifisso e risorto, e dalla sua Madre, la Vergine 
Maria, la Nuova Eva, l'Immacolata.  
Ora si avventa contro la sua Chiesa e contro tutta 
l'umanità, perché non giunga alla salvezza.  
Anche noi siamo sotto la sua pressione, siamo in 
tempo di lotta.  
Liberaci da ogni sua presenza e influenza. Fa' che 
non cadiamo sotto la sua schiavitù.  
Padre, liberaci dal male.  

Padre, liberaci da tutti i mali che ci fa il maligno. 
Liberaci dal vero grande male delle nostre anime, 
il peccato, al quale ci tenta in tutti i modi.  
Liberaci dalle malattie del corpo e della psiche, 
che egli causa o sfrutta per farci dubitare del tuo 
amore e farci perdere la fede.  
Liberaci dai malefici che ci fanno i maghi, i 
fattucchieri, i seguaci di satana.  
Padre, liberaci dal male.  

Padre, libera le nostre famiglie dai mali che 
provengono dal maligno: divisioni tra sposi, tra 
genitori e figli, tra fratelli, danni sul lavoro e la 
professione, corruzione morale e perdita della 
fede.  Libera le nostre case da ogni insidia, da 
ogni infestazione, da ogni presenza del diavolo, a 
volte sensibile con rumori e disturbi.  
Padre, liberaci dal male.  

La Stolta Superbia e Soave Umiltà



LE  ANIME  PIE

“Guai se le anime predilette e prescelte mostrano avarizia e superbia per i miei doni!
Non amo gli avari e detesto i superbi. I primi mancano alla carità, perché economizzano per se stessi ciò che è di tutti, perché sono il Padre di tutti. Dò i miei tesori agli amici perché ne siano i dispensatori ai poveri dello spirito, e non perché li tesaurizzino avidamente, egoisticamente, uccidendo la carità.
I superbi vengono automaticamente, inesorabilmente privati del mio dono. In loro, la mia grazia non si spegne pian piano, come un fiore che muore senza acqua, ma come strangolata, muore immediatamente. La superbia è la quintessenza, la perfezione dell’anticarità. Il suo diabolico veleno uccide istantaneamente, spegnendo la luce nei cuori. Mentre guardo con compassione e dolore le vostre debolezze, volgo altrove lo sguardo quando incontro un superbo. Sapete cos’è non avere più il mio sguardo su di sé? E’ divenire poveri, ciechi e pazzi. Miseri ebbri che se ne vanno brancolando, di pericolo in pericolo, incontro alla morte” (Quad. ‘43, p. 341).
“La vanagloria abbaglia come un miraggio anche nelle cose celesti. Non santo anelito al Paradiso, ma desiderio umano che la vostra santità sia conosciuta; anzi, esosità di cambia valute, di usuraio, per cui per un poco di amore dato a Colui cui dovete dare tutti voi stessi, pretendete un posto alla sua destra in Cielo. No, figli! Prima occorre sapere bere tutto il calice che ho bevuto, tutto: con la carità data in compenso dell’odio, con la castità contro le voci del sesso, con l’eroismo nelle prove, con l’olocausto per amore verso Dio e i fratelli. Poi, compiuto tutto il proprio dovere, ripetere: “Siamo servi inutili”, aspettando che il Padre vi conceda, per sua bontà, un posto nel suo regno. Bisogna spogliarsi, come sono stato spogliato nel Pretorio, di tutto ciò che è umano, tenendo solo quell’indispensabile che è rispetto verso la vita, dono di Dio, e verso i fratelli ai quali possiamo essere utili più dal Cielo che sulla Terra, lasciando a Dio di rivestirvi della stola immortale, fatta candida nel Sangue dell’Agnello” (Poema 2°, p. 400).
“Nessuno desideri lo straordinario (doni carismatici). Sa Dio quando e a chi darlo. Non è necessario avere lo straordinario per entrare nel Cielo. Anzi, è un’arma che, male usata, può aprire l’Inferno anziché il Paradiso. La superbia può sorgere, diventare uno stato di spirito, abietto a Dio, simile a torpore in cui uno si accomodi per carezzare il tesoro avuto, riputandosi già in Cielo, perché ha avuto quel dono. No! In quel caso, invece di fiamma e ala, il dono diventa gelo e macigno, e l’anima precipita e muore. Inoltre, un dono mal usato può suscitare avidità di averne più ancora, per averne più lode. In questo caso, al Signore potrebbe sostituirsi lo Spirito del male per sedurre gli imprudenti con pseudo prodigi.
State sempre lontano dalle seduzioni di ogni specie, fuggitele. State contenti di ciò che DIo vi dà. Egli sa ciò che vi giova e in quale maniera. Pensate sempre che ogni dono è una prova oltre che una responsabilità, una prova per la vostra santità e volontà. Ho dato a tutti voi, Apostoli, le stesse cose, ma ciò che vi fece migliori, voi, rovinò Giuda. Era dunque un male, il dono? No, ma maligna era la volontà di quello spirito” (cambiando “il dono in danno” con l’orgoglio) (Poema 10°, p. 197).

René Vuilleumier