sabato 23 novembre 2019

San Pio V e La MADONNA della QUERCIA







(8 gennaio 1566 A.S.M.Q. vol.293 c.85)

"… Il glorioso S. Pio V , conoscendo quanto Dio, e la sua gran Madre Maria si compiacessero in questa Immagine, ne fu sempre devotissimo; et essendo Cardinale visitolla più volte con lasciarvi anche l’indulgenze.
Creato poi Papa, in tutti i bisogni di S. Chiesa ricorreva al di lei patrocinio, ordinando spesso alli religiosi orazioni particolari avanti la medesima…Mostrò anche il Santo Pontefice la particolare divozione a questo luogo nel concedergli molte grazie e privilegi. Tra questi l’anno 1568 per breve dato a Roma li 23 gennaro concesse a religiosi la libera amministrazione delle limosine et altri beni con la SUPPRESSIONE DEI SANTESI ". ( N.M.Torelli 1725 p.26 ) In particolare, volle che i frati del convento della Quercia, giorno e notte, pregassero davanti all’altare della Vergine quando, nel 1571, minacciando i Turchi l’Occidente, riuscì a mettere insieme una flotta da inviare contro di loro per fermarne l’avanzata in Europa e limitarne la supremazia nel mar Mediterraneo.
La flotta cristiana, composta da ottantuno galere di Filippo II, re di Spagna, centocinque galere e sei galeazze di Venezia, dodici galere del Papa, tre galere dei Cavalieri di Malta, tre galere della Repubblica di Genova, quattro galere del Granduca di Toscana e due galere dei Duchi di Savoia, al comando di Giovanni D’Austria, fratello di Filippo II, partì da Messina il 16 settembre .

Tra i partecipanti nomi illustri della cristianità: Marc’Antonio Colonna, comandante la flotta pontificia, Sebastiano Venier, a capo di quella veneziana,l’ammiraglio veneziano Agostino Barbarigo, Francesco della Rovere, figlio del Duca di Urbino, Alessandro Farnese, figlio del Duca di Parma, fra Ridolfo Cavaliere di Malta, venuto a pregare la Vergine della Quercia il 5 di maggio di quell’anno,( A.S.M.Q. vol. 160 c.14), alcuni della casa dei Gonzaga, altri dei Doria, degli Orsini; tra loro anche uno dei più popolari scrittori spagnoli: Miguel de Cervantes .L’armata cristiana giunse a Lepanto la mattina del 7 ottobre, domenica; lì trovò ad aspettarla quella Turca , composta da duecentoquaranta vascelli.
Don Giovanni, fatto inalberare lo stendardo che gli aveva donato S. Pio V , si preparò alla battaglia e tutti i suoi soldati gridarono a gran voce il nome di Gesù e quello di Maria.

Alì Pascià, comandante la flotta turca, sparò il primo colpo di cannone ; Don Giovanni rispose con un altro colpo.
La battaglia iniziò violentissima e tutto il golfo di Lepanto fu coperto da una densa nube di fumo solcata dai lampi delle artiglierie. Ad un tratto, il vento che prima spirava contro le navi cristiane cessò e poi cambiò direzione portando la polvere ed il fumo tra le navi turche che non scorgendo bene il nemico iniziarono a danneggiarsi a vicenda. Il combattimento durò più di quattro ore e fu talmente cruento che il mare era pieno di morti e relitti galleggianti.
Alla fine del giorno la grande battaglia si concluse con una pesante sconfitta per la flotta Turca: 80 navi affondate,140 galere e 13 galeotte catturate, 10.000 prigionieri, circa 30.000 morti tra cui quasi tutti i comandanti, compreso Alì Pascià.
La flotta cristiana perse 12 galere e morirono circa 7600 dei suoi uomini, fra cui anche il veneziano Agostino Barbarigo; Miguel de’ Cervantes , nel combattimento, perse la mano sinistra, ma più di 10.000 cristiani, prigionieri dei turchi, furono liberati.
Intanto, il pomeriggio di quella domenica, verso le cinque, san Pio V stava ricevendo alcuni prelati ; all’improvviso impose a tutti il silenzio, corse verso una finestra, la spalancò,si gettò in ginocchio e rimase alcuni minuti in profonda contemplazione.
Ad un tratto si alzò di scatto e quasi correndo lungo i corridoi del Quirinale, gridò : " Andiamo in chiesa a rendere grazie a Dio, la nostra armata ha trionfato " . La Vergine Santissima gli era apparsa e gli aveva mostrato la grande vittoria .
La voce si parse subito tra i romani e molte chiese suonarono le campane a distesa.
Ma la reputazione del santo papa fu messa a dura prova perché il messaggero, che non aveva potuto approdare ad Otranto per una grande tempesta, fu costretto a dirigersi verso Venezia; ma quando il messaggio della vittoria fu portato a Roma, verso la fine di ottobre, la fama di santità di Pio V si accrebbe ancora di più. (G. Chantrel p.167-Le repub. Marin.p.109- Ravicini-Roseto ..p.302)

Riconoscente per la grazia ricevuta dalla Madonna, che spesso invocava sotto il titolo di Madonna della Quercia, volle inviarLe un suo ex voto (Carosi, Ciprini – Gli Ex voto… p. 219 )








LO SPIRITO SANTO È GUIDA DELLE ANIME



Lo Spirito Santo coll'intima operazione della sua grazia muove le anime a fuggire il male e a fare il bene, e soavemente le guida per le vie della rettitudine e della santità. - Felice chi docile e pronto si lascia condurre da Guida tanto sicura!
Anima cristiana, non sentisti forse mai quella dolce mozione, quell'intima amorevole parola dello Spirito Santo, che voleva guidarti a vita più corretta, più fervorosa, più santa? E come gli rispondesti? Ah, che forse l'impulso di sfrenate passioni, o l'allettamento dei beni terreni ebbe sul cuor tuo maggior forza che la grazia del Divino Spirito, e tu invece d'incamminarti per il sentiero della vita, ti sei inoltrata per quello della morte! Deh! torna addietro! e come il fanciullo ignaro della via da percorrere, cammina sicuro al fianco di suo padre, così tu, o anima pellegrina, làsciati guidare e condurre dallo Spirito Santo, se vuoi arrivare all'eterna felicità.

La Sua ira farà tremare il cielo!



San Buonaventura

Andate incontro a tempi oscuri, ma non accadrà nulla di male a chi rimane nella fede in Gesù. Gesù lo proteggerà e salverà la sua anima. Il male sarà privato di ogni potere sulle anime fedeli al Signore.

Presto sentirete tuoni e terremoti, perché il cielo sarà scosso e voi lo sentirete sulla vostra terra. Dio, Nostro Padre vi guarda molto tristemente e la Sua rabbia farà tremare il cielo. La vostra terra sperimenterà l’annunciata purificazione, e molti figli andranno perduti se non restano nella fede in Gesù e non vivono secondo i Suoi insegnamenti.

Figli Miei. Vi aspettano tempi brutti, quindi svegliatevi finalmente e regalate a Gesù il vostro SÌ, allora sarete salvati e sarete risparmiati dalle insidie del diavolo. Così sia.

IL PROBLEMA DELL'ORA PRESENTE ANTAGONISMO TRA DUE CIVILTA'



GUERRA ALLA CIVILTA' CRISTIANA

Urbibus et castellis ingeruntur pro luce tenebrae; pro melle, vel potius in melle, venenum passim omnibus propinatur; transierunt de gente in gentem, et de regno ad populum alterunm. Novum auditur populis et gentibus Evangelium, nova proponitur fides, fundamentum aliud ponitur praeter

DUE SOCIETA

Nel discorso pronunciato il 28 ottobre scorso a Tolosa, come introduzione alla discussione della legge sulle associazioni, Waldeck-Rousseau pose in questi termini la questione che, in questo momento, tiene sospesa la Francia e attento il mondo a ciò che si va compiendo.

"In questo paese la cui unità morale ne ha formato, attraverso i secoli, la forza e la grandezza, due gioventù, meno separate dalla loro condizione sociale che dall'educazione che ricevono, vanno crescendo senza conoscersi, fino al giorno in cui s'incontreranno, tanto dissimili, che arrischieranno di non comprendersi più. Per tal guisa si vanno a poco a poco preparando due società differenti - l'una sempre più democratica, trasportata dalla larga corrente della Rivoluzione, e l'altra ognor più imbevuta di dottrine che potevasi credere non sarebbero sopravvissute al gran movimento del secolo XVIII, e destinate un giorno a darsi di cozzo".

Il fatto constatato in queste linee da Waldeck-Rousseau è reale. Vi sono, infatti, non solo due gioventù, ma due società nella nostra Francia (ed altrove?, N.d.T.), le quali non aspettano il futuro per urtarsi, ma sono già, da lungo tempo, alle prese fra loro. Questa divisione del paese contro se medesimo è anteriore all'epoca che le assegna Waldeck-Rousseau, è anteriore al secolo XVIII. Si manifesta fin dal secolo XVI, nei lunghi sforzi che fecero i protestanti per costituire una nazione nella nazione.

Per trovare l'unità morale che ha formato, attraverso i secoli, la forza e la grandezza della nostra patria, e che Waldeck-Rousseau rimpiange, bisogna portarsi col pensiero più indietro dei Rinascimento. E' da esso che cominciò a fare la divisione delle idee e dei costumi, che restarono cristiani negli uni, e ritornarono pagani negli altri. Ma dopo ben quattro secoli, lo spirito del Rinascimento non ha potuto ancora trionfare dello spirito del cristianesimo per rifare in senso opposto l'unità morale del paese. Né le violenze, ne le perfidie e i tradimenti della Riforma, né la corruzione delle menti e dei cuori intrapresa dal Filosofismo; né le confische, gli esilii, i massacri della Rivoluzione, hanno potuto avere ragione delle dottrine e delle virtù onde il cristianesimo ci ha imbevuti per il corso di quattordici secoli. Napoleone lo vide sempre in piedi sulle rovine accumulate dal Terrore, e non trovò niente di meglio che lasciarlo vivere, rifiutandogli però i mezzi di restaurare pienamente la civiltà cristiana. Fin d'allora il conflitto si riaccese con vicende diverse, mantenuto, come osserva Waldeck-Rousseau, non tanto dalla diversità delle classi sociali, quanto dalle due educazioni una di fronte all'altra: la educazione universitaria fondata da Napoleone, e l'educazione cristiana che si mantenne nelle famiglie, nella Chiesa e ben tosto nel libero insegnamento.

Dunque, la Chiesa è sempre là, continuando a proclamare che l'incivilimento vero è quello che risponde alla vera condizione dell'uomo, ai destini assegnatigli dal suo Creatore e resigli possibili dal suo Redentore; che, per conseguenza, la società dev'essere costituita e governata in tal modo da favorire gli sforzi verso la santità.

Ed anche la Rivoluzione è sempre là, dicendo che l'uomo non ha se non un fine terreno, che l'intelligenza non gli fu data se non per meglio soddisfare i suoi appetiti, e che, per conseguenza, la società dev'essere organizzata e governata in tal maniera che giunga a procacciare a tutti la maggior somma possibile di soddisfazioni mondane e carnali.

Non solo c'è divisione, ma conflitto; conflitto patente dal rinascimento in poi, conflitto sordo fin dalle origini del cristianesimo; poiché dal giorno in cui la Chiesa si studiò di stabilire e propagare la vera civiltà, trovò dinanzi a sé i malvagi istinti della natura umana che le fecero resistenza.

"Bisogna finirla - aveva detto Raoult Rigault conducendo gli ostaggi al muro dell'esecuzione - sono già 800 anni che dura tutto questo, è tempo che ciò finisca". Bisogna finirla! Fu la parola dei Terrore, fu la parola della Comune. E la parola di Waldeck-Rousseau: le due gioventù, le due società devono urtarsi in un conflitto supremo: l'una, portata dalla larga corrente della Rivoluzione, l'altra sostenuta e spinta dal soffio dello Spirito Santo contro i fiotti rivoluzionari.

Fa d'uopo che l'una trionfi dell'altra.

Di chi sarà la vittoria? Istruita dall'esperienza, la setta, di cui Waldeck-Rousseau si è fatto procuratore, adopera, per giungere ai suoi fini mezzi meno sanguinari che nel 93, perchè li crede più efficaci.

Il primo di questi mezzi, è l'annientamento delle congregazioni religiose. Waldeck, nel suo discorso di Tolosa, espose in questi termini la ragione della priorità da darsi alla legge che deve farle sparire: "Un simile fatto (la coesistenza delle due gioventù, delle due società) non si spiega punto col libero corso delle opinioni; esso suppone un substratum d'influenze, già un tempo più nascoste, oggidì più manifeste, un potere che non è pure occulto, e la costituzione nello Stato d'una potenza rivale".

Questo substratum d'influenze, questa potenza rivale, Waldeck la fece vedere nelle congregazioni religiose. Egli continua: "E' codesta una situazione intollerabile, che tutte le misure amministrative riuscirono impotenti a fare sparire. Ogni sforzo sarà vano, finchè una legislazione razionale, efficace, non verrà sostituita ad una legislazione illogica, arbitraria e inoperosa".

Questa legislazione efficace, Waldeck-Rousseau, d'accordo col Parlamento, ce l'ha data. Era stata lungamente studiata, sapientemente preparata nelle logge per ottenere l'effetto; è stata votata e promulgata senza ostacolo in tutti i suoi punti e perfezionata più tardi per mezzo di sentenze, di decreti e dì misure che sembrano non lasciar in Francia più alcun rifugio alla vita monastica, e ben presto all'insegnamento religioso.

Ma la distruzione delle congregazioni non porrà fine al conflitto. Waldeck non l'ignora. Perciò egli ebbe cura di dire che "la legge delle associazioni non è che un punto di partenza". E di fatto, supponiamo sparite le congregazioni, tutte e senza speranza di risorgere, sarebbe ingenuo chi credesse che l'idea cristiana scompaia con esse. Dietro di loro trovasi la santa Chiesa Cattolica; ed è la Chiesa che dice, non solo ai membri delle congregazioni, ma a tutti i cristiani ed a tutti gli uomini: "Il vostro ultimo fine non è quaggiù; più in alto fissate le vostre aspirazioni". E' in Essa che si trova, per parlare come Waldeck-Rousseau, questo substratum d'influenze che mai ha cessato di operare da oltre diciotto secoli. E' Essa che bisognerebbe distruggere per uccidere l'idea. Waldeck-Rousseau lo sa, ed è per questo che ha presentate, la sua legge come un punto di partenza.

"La legge sulle associazioni è, ai nostri occhi, un punto di partenza della più grande e della più libera evoluzione sociale, e quindi la garanzia indispensabile delle prerogative più necessarie della società moderna".

Una evoluzione sociale è adunque, per confessione di Waldeck-Rousseau, ciò che prepara la legge ch'egli si proponeva allora di presentare alla sanzione del Parlamento, e che ora è in pieno vigore.

L'evoluzione sociale voluta. proseguita, è, lo vedremo in tutto il corso di quest'opera, l'uscita, senza speranza di ritorno, dalle vie della civiltà cristiana, e la marcia in avanti nelle vie della civiltà pagana.

In qual modo la distruzione delle congregazioni religiose può essere il "punto di partenza"?

Ah! gli è che la sola presenza di religiosi in mezzo al popolo cristiano è una predicazione continua che non gli lascia perdere di vista il fine ultimo dell'uomo, lo scopo reale della società e il carattere dei vero incivilimento. Vestiti d'un abito speciale che afferma quello che sono e quello cui aspirano in questo mondo, essi dicono alle moltitudini, in mezzo alle quali si aggirano, che noi tutti siamo fatti per il cielo e che dobbiamo aspirarvi. A questa predicazione tacita si aggiunge quella delle loro opere, opere di sacrificio, che non chiedono retribuzione quaggiù, e che affermano con questo disinteresse che vi è una ricompensa migliore che tutti devono ambire. Infine il loro insegnamento nelle scuole e sulla cattedra non cessa d'infondere nell'anima dei fanciulli, di far crescere nell'anima degli adulti, di propagare in tutte le direzioni la fede nei beni eterni. Non vi ha nulla che più direttamente e più efficacemente si opponga al ristabilimento dell'ordine sociale pagano. Nulla che dimandi una più pronta sparizione del risorgimento di questo sistema progettato, voluto, proseguito da ben quattro secoli (1).

Finché i religiosi sono là, finché agiscono ed insegnano, vi sono e vi saranno non solo due gioventù, ma due Francia, la Francia cattolica e la Francia massonica, aventi ambedue un ideale diverso ed anche opposto, lottanti fra di loro per fare trionfare ognuna il proprio. E siccome la massoneria non meno che il cattolicesimo si estende nel mondo intero, e dappertutto le due Città sono l'una di fronte all'altra, cosi dappertutto si scorge nel medesimo tempo lo stesso ardore nella medesima lotta. Dappertutto la guerra è dichiarata ai religiosi, dappertutto è data la parola d'ordine di cacciarli e distruggerli. Quante leggi, quanti decreti la framassoneria ha fatto promulgare contro di loro nei soli ultimi cinquant'anni!

Eccone alcuni:
ITALIA. Decreto del -, luglio 1866. Soppressione dei conventi e dei monasteri. Incorporazione dei loro beni.
PORTOGALLO. Soppressione dei conventi d'uomini.
SPAGNA. Soppressione dei conventi d'uomini, eccettuati quelli che si consacrano alle missioni, all'educazione ed al sollievo degli ammalati.
SVEZIA e NORVEGIA. La legge proibisce la creazione dei conventi e monasteri.

SVIZZERA. La costituzione interdice l'esistenza dell'Istitute, dei Gesuiti e degli Ordini figliati, la creazione di nuovi conventi o la restaurazione degli antichi.

ALEMAGNA. La legge del 4 luglio 1872 bandisce i dal territorio dell'impero i Gesuiti. PRUSSIA. La legge del 31 marzo 1875 sopprime tutti gli Ordini religiosi, eccettuati quelli che si dedicano alla cura dei malati.
ASSIA. La legge del 23 aprile 1875 proibisce lo stabilimento di Ordini nuovi nel Granducato, e gli Ordini esistenti non possono ricevere novizi (eccettuate le religiose che si occupano dell'educazione e gli Ordini infermieri).
SASSONIA. La creazione di Ordini nuovi vi è per sempre proibita.
WURTEMBERG e BADEN. E' necessaria la sanzione del Governo per creare una casa d'ordine monastico.
FRANCIA. Decreti del 9 marzo 188o, poi la legge sulle associazioni e la sua esecuzione.

Ma la distruzione della vita religiosa non è e non può essere, come dice Waldeck-Roussea, che "un punto di partenza". Dopo i religiosi restano i preti, e, se i preti medesimi venissero dispersi, resterebbe la Chiesa come nei giorni delle Catacombe per conservare la fede in un certo numero di famiglie ed in un certo numero di cuori; e, un giorno o l'altro, la fede richiamerebbe preti e religiosi, come fece nel 1800.

E' necessario dunque fare qualche cosa di più.

Innanzi tutto terminare di asservire la Chiesa, poi annientarla.

 (1) Nel secolo XV, come oggigiorno, i monaci furono assaliti dagli umanisti del Rinascimento, perchè rappresentavano l'ideale cristiano dell'abnegazione. Gli umanisti spingevano l'individualismo fino all'egoismo; i monaci col loro voto di obbedienza e di perpetuità lo combattevano e sopprimevano. Gli umanisti esaltavano l'orgoglio dello spirito; i monaci esaltavano l'umiltà e l'abiezione volontarie. Gli umanisti glorificavano la ricchezza; i monaci facevano voto di povertà. Infine gli umanisti legittimavano il piacere sensuale; i monaci mortificavano la loro carne colla penitenza e colla castità. Il Rinascimento pagano comprese cosi bene questa opposizione che lottò contro gli Ordini religiosi con un furore pari a quello dei nostri settari moderni. Fra gli scrittori, gli tini si applicarono a dimostrare l'utopia dell'ideale monastico: non era che un inganno ottico immaginato per imporre, ad anime ingenue e credule, un'apparenza destinata a coprire i vizi dei conventi, un'insegna avente per fine di accreditare la bottega che l'inalberava. Ecco la tesi che svolsero il Poggio ne' suoi libelli De avaritia e De miseria humanae conditionis; Leonardo Aretino nel suo Contra hypocritatem; Filelfo in molte delle sue satire e nel suo trattato De seriis et jocis. Più radicali ancora nella loro opposizione, altri negavano che l'ideale Monastico fosse morale: il monaco che l'avesse attuato in tutta la sua perfezione non avrebbe guadagnato che il loro disprezzo. Obbedienza, abnegazione, povertà, umiltà, castità, erano per loro vizi derivanti dalle più pericolose aberrazioni dello spirito. Essi non ammettevano che si potesse comprenderli, meno ancora approvarli ed ammirarli. La castità soprattutto, questa virtù particolarmente cristiana e monastica, destava tutta la loro indignazione. Lorenzo Valla scrisse un trattato intorno alla professione religiosa che finiva con queste ciniche espressioni: "Le figlie vendute sono più utili all'umanità che le Suore e le vergini... Quelli che stimano gli ordini religiosi di donne sono pazzi o interessati".
Più una osservanza religiosa era rigorosa e più suscitava lo sdegno degli umanisti. La prova di ciò è che erano per l'appunto S. Bernardino ed i suoi discepoli, i Francescani dell'Osservanza, che eccitavano di più l'odio dell'umanesimo pagano. Sebbene S. Bernardino fosse amico delle lettere ed avesse relazioni amichevoli con molti scrittori, come ad esempio Guarino Francesco Barbo ed Ambrogio il Camaldolese, sebbene molti dei suoi Religiosi fossero letterati distinti come fra Alberto di Sartiano, il Poggio scagliava contro di lui ed il suo Ordine i libelli più violenti, l'Historia convivalis de avaritia, il suo dialogo Adversus Hypocrisim e l'altro suo dialogo De miseria humanae conditionis, i motteggi più grossolani delle sue Facéties, i tratti più acri della sua corrispondenza (L'Eglise et les origines do la Renaissance, par M. Jean Guéraud, P. 305).
Gli enciclopedisti nutrirono verso i religiosi i medesimi sentimenti degli umanisti.
Il 24 marzo 1767, Federico Il re di Prussia scriveva a Voltaire: "Io ho osservato, ed altri al pari di me, che tutti i luoghi in cui siano più conventi di frati, sono quelli dove il popolo è più ciecamente attaccato alla superstizione (al cristianesimo). Non vi ha dubbio che se si giunge a distruggere questi asili del fanatismo, il popolo diventa un po' indifferente e tiepido su questi oggetti che sono attualmente quelli della sua lacerazione. Si tratterebbe di distruggere i chiostri, almeno cominciare a diminuirne il numero. .. il patriarca m'obbietterà forse cosa si farà dei Vescovi: io gli rispondo che non è tempo di toccarli, che bisogna cominciare a distruggere quelli che fomentano il fanatismo nel cuore dei popolo. Quando il popolo sarà raffreddato, i vescovi diverranno fanciulli di cui i sovrani disporranno in appresso a loro talento".


 Delasuss, Henri;

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



 Rilasciare il Potere del Sangue 
              
Copro la mia mente e pensieri con il sangue di Cristo. 
              Copro il mio stipite e possedimenti con il sangue di Gesù (Es 12:13). 
              Vinco il diavolo per mezzo del sangue di Gesù (Ap 12,11). 
              Sono cosparso dal sangue di Gesù e ricevo la grazia e la pace moltiplicate (1 Pet. 01:02). 
              Io sono reso perfetto in virtù del sangue del patto eterno (Eb 13:20-21). 
              Ho la libertà di entrare nella presenza di Dio per mezzo del sangue di Gesù (Eb. 10:19). 
              La mia coscienza viene purificata dalle opere morte per servire il Dio vivente attraverso il 
sangue di Gesù (Eb 9,14). 
              Mangio il corpo di Gesù e bevo il suo sangue (Giovanni 6:54). 
              Ho la redenzione mediante il sangue di Gesù, e sono redento dal potere del male (Ef 1:7). 
              Rimprovero tutti gli spiriti di tormento e di paura perché ho la pace attraverso il sangue di 
Gesù (Colossesi 1:20). 
              Ricevo i vantaggi della nuova alleanza attraverso il sangue di Gesù (Mt 26:28). 
              Ricevo la guarigione e la salute attraverso il sangue di Gesù. 
              Ricevo abbondanza e prosperità attraverso il sangue di Gesù. 
              Ricevo liberazione attraverso il sangue di Gesù. 
              Ricevo la pienezza dello Spirito Santo e l'unzione con il sangue di Gesù. 
              Il sangue di Gesù testimonia la mia liberazione e salvezza (1 Giovanni 5:8). 
              Il sangue di Gesù mi purifica da ogni peccato (1 Giovanni 1:7). 
              Gesù ha resistito fino al sangue, e il Suo sangue mi dà la vittoria (Eb 12:04). 
              Rimprovero e scaccio tutti gli spiriti di colpa, vergogna, e la condanna attraverso il sangue di 
Cristo. 
              Rompo il potere del peccato e l'iniquità nella mia vita per mezzo del sangue di Gesù (Eb 
10,17). 
              Il mio cuore è cosparso e purificato dal sangue di Gesù da una cattiva coscienza (Eb 10,22). 
              Io rimprovero Satana, l'accusatore dei fratelli, attraverso il sangue di Gesù (Ap 12,10). 
              Ordino a tutti i miei accusatori di andare via per mezzo del sangue di Gesù (Giovanni 8:10). 
              Rimprovero e scaccio tutti gli spiriti di calunnia e accusa per mezzo del sangue di Gesù (Mt 
12,10). 
              Rilascio la voce del sangue contro i demoni e gli spiriti maligni che potrebbero accusarmi e 
condannarmi (Eb 12,24). 

venerdì 22 novembre 2019

RIMANETE NEL MIO AMORE



Riparazione

 «L'insulto ha spezzato il mio Cuore e vengo meno. Ho atteso compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati». SALMO 68, 21

«Ho tanto desiderio di essere amato dagli uomini e il mio amore è spesso rifiutato. E' duro, per il mio Cuore, non essere compreso nell'amore! Tu, almeno, dammi questo sollievo! Credi al mio amore.
   Fammi amare dalle anime: Io ho fame di essere amato.
   Si ha un'idea troppo piccola della bontà di Dio, della sua misericordia, del suo amore verso le creature; si misura Dio con le creature e Dio non è limitato, e quindi non è limitata neppure la sua bontà.
   Io sono un tesoro infinito messo dal. mio Eterno Padre a disposizione di tutti; mi rifiutano, le mie creature, ma con quanto loro danno... Lo comprenderanno solo nell'eternità. Io amo gli uomini; Io amo teneramente gli uomini, li amo tenerissimamente come miei cari .fratelli: benchè ci sia una distanza infinita tra me e loro, Io non la conto.
   Il mio Cuore desidera di essere amato. lo sono il divin mendicante d'amore, ma un mendicante che è quasi dappertutto rifiutato.
   Il mio Cuore divino che ha tanto amato gli uomini, ha sete della salute delle anime loro e ne va amorosamente in cerca, ma il più delle volte non trova che dolorosi rifiuti, perchè il demonio, temendo che il mio amore riconquisti quelle anime che egli ha prese nei suoi lacci, fa loro vedere la pratica della virtù difficile a compiersi e molte cadono vittime in questo inganno.
   Se tu sapessi il desiderio che ho di lavorare nelle anime! Ma il mio amore ne trova poche che mi lascino la libertà di lavorarle come voglio.
   Io ho un Cuore pieno d'amore per gli uomini e questo amore non è conosciuto, non è corrisposto, ma è disprezzato.
   Tutte le ore che tu tardi a venire, sono altrettante grazie di cui ti privi; tutte le preferenze che tu fai alle creature, sono altrettante ingratitudini a mio riguardo.
   Io sono il buon Salvatore: sono il Salvatore non solo di quelli che mi chiamano, ma anche di quelli che non mi chiamano, purchè non si oppongano al mio invito.
   Quando si ama, si fa tutto per la persona amata. Che cosa non ho fatto e che cosa non faccio tuttora per l'uomo? Oh, se l'uomo potesse almeno intuire l'amore che gli porto! lo faccio di tutto per farglielo conoscere, ma egli mi sfugge.
   Il mondo è un mostro di ingratitudine, perchè non pensa a ringraziare Dio.
   Coloro che professano e praticano la religione solo per metà, si lusingano di esse-
re ciò che disgraziatamente non sono. Povere anime: non vogliono togliersi la benda dagli occhi e vanno a rischio di cadere nel precipizio per la loro trascuratezza.
   Io sono cacciato da tanti, come un re esiliato. Sono tanto offeso, in questi giorni. Il demonio entra trionfalmente in tanti cuori e mi caccia fuori in modo indegno e doloroso.
   Quante anime, pur essendo da me potentemente attratte, non hanno il coraggio di dare un ultimo addio al peccato, al demonio e al mondo! Fino a tanto che in questi cuori ancora albergano questi miei nemici, lo non posso entrare per stabilirvi la mia dimora. Io amorevolmente li invito, ed essi si turano le orecchie per non sentirmi. Io mi presento a loro ed essi volgono altrove lo sguardo per non vedermi e intanto il loro cuore è profondamente agitato. Da una parte, le ispirazioni buone e sante di cambiar vita, gli amorosi inviti del mio Cuore divino, che si presenta loro paternamente aperto per riceverli; dall'altra, i violenti sforzi di Satana che non vuol lasciarsi sfuggire la preda, stabiliscono quest'anima in un vero tormento.
Ad ogni istante succedono nel mondo queste lotte spirituali.
   Se si sapesse il torto che si fa a Dio con il dubitare della sua bontà! Per quanto grandi, per quanto enormi e numerosi possano essere i peccati delle mie creature, Io sono sempre pronto a perdonarli, purchè esse ritornino a me.
   I non sgrido i peccatori, per quanto siano pieni di peccati, sono sempre pronto a riceverli purchè vengano a me con un cuore contrito e umiliato. E' il demonio che li sgrida, dopo averli spinti al male.
Se tu sapessi come il mio Cuore sente compassione di due sorta di anime: di quelle dei poveri peccatori che sono immersi nei peccati più di un pesce nell'acqua, e delle anime buone che sono turbate dalla diffidenza nella mia bontà, dallo scoraggiamento. Queste non sono in peccato, è vero, ma soffrono.
   Io sopporto qualunque altro difetto, ma la diffidenza della mia bontà non la posso soffrire; i pensieri di diffidenza non solo
mi incoronano di spine il capo, ma anche il Cuore.
   Io cerco delle anime vuote di sè, del mondo, di desideri propri, salvo quelli della gloria di Dio e del bene delle anime.
Sono poco amato perchè sono poco conosciuto; poche anime entrano nella mia intimità, perchè poche si spogliano di tutto.
   Se un sacerdote comprendesse la sua dignità, ne morrebbe d'amore.
   Il mio Cuore ha bisogno di uno sfogo: io cerco un'anima che voglia ricevere le mie grazie. Lasciati amare. lo preparo da tanto tempo le grazie, disponendo gli avvenimenti, le circostanze, e poi l'anima non le riceve: fa come l'ammalato che, invece di ingoiare la medicina, la lascia cadere a terra.
Si fa più conto di un guanto, di una veste, che della grazia; ma la grazia è un bene infinito perchè è una partecipazione della divina natura. Trascurare una grazia, è come trascurare il mio Sangue, perchè l'ho acquistata con il mio Sangue.
   Io faccio del tuo cuore un santuario per farvi riposare il mio Cuore che è oppresso dalle ingratitudini, dalle sconoscenze degli uomini.
   Io amo i poveri peccatori: sono come tante pecore erranti che vanno abboccando ogni sorta di erba, e non vogliono sapere della pastura abbondante che loro ho preparato.
   In questo tempo in cui sono tanto offeso nel mondo, lo cerco un rifugio nel tuo cuore. Io voglio trovarvi un ambiente di silenzio, di raccoglimento, di pace, di amore.
   Le mie grazie, che gli uomini particolarmente in questi tempi rifiutano, non vanno perdute; fanno come le acque di un fiume: quando trovano chiuso il passo da una parte, tornano indietro e poi vanno dove trovano aperto. Prendi nel mio Cuore le grazie. Hai ogni potere e ogni diritto sul mio Cuore: più prendi e più mi fai piacere.
   Tu adesso puoi fare una cosa che neppure gli Angeli possono fare: patire per Gesù. In paradiso, non potrai più patire; fa
gran conto anche della più piccola pena, e come non lasceresti perdere il più piccolo frammento di ostia consacrata, così non lasciar perdere la più piccola pena.
   Com'è doloroso amar tanto e non essere amati, e Io non mi stanco; chiedo sempre amore e nessuno me lo concede, e non solo non mi amano, ma mi odiano e v'ha perfino chi, potendolo, mi farebbe scomparire perchè gli do noia. Sai tu ciò che mi trattiene dal castigare questi perversi? Sono le preghiere dei giusti e pure le tue, che disarmano il braccio della mia divina giustizia. Quando smetti di pregare, smetto di fare misericordia. Fai una grande opera di carità, pregando per i peccatori, perchè ottieni loro la vita eterna.
   Io non posso non esercitare la mia giustizia: come Dio, devo punire il peccato. Se lo punissi come merita, dovrei sterminare quasi tutto il mondo. E' peggio il male di adesso, di quando ho mandato il diluvio universale, perchè adesso gli uomini hanno più grazie.
   Guardami, amami, imitami, fammi ama-
re, desidera che lo sia amato, ripara. Se tu mi guardi, mi ami; se mi ami, mi imiti, perchè quando una persona ne ama un'altra, la imita.
   Una sola lacrima versata con una contrizione perfetta, unita ai miei meriti infiniti, può riparare tutta una vita.
   Che tutte le tue azioni portino l'impronta della riparazione, così consolerai il mio Cuore.
   Pochi pensano con ardore a salvare le anime; pensano di più alla loro santificazione individuale, e non pensano che, adoperandosi a santificare le anime, la procurerebbero ancor meglio. Come è difficile vincere l'egoismo spirituale!
   Io amo talmente le anime, che, se fosse necessario perchè un'anima di quelle che vanno dannate si salvasse, verrei di nuovo sulla terra a patire tutto quello che ho patito. Non si conosce il valore di un'anima, perchè non la si vede, non la si tocca; del corpo si ha tanta cura perchè lo si vede, lo si sente, ma il corpo deve morire, mentre l'anima è immortale.
   Io vado sempre in cerca di cuori che mi amano e trovandone pochi, riverso in questi pochi la pienezza delle mie grazie. Tanto amo le anime che mi sono fedeli e mi lasciano fare in loro tutto ciò che desidero, che mi faccio premura di appagarne i desideri, quasi fossero per me una legge. m.~
   Io ho fame, ho sete d'amore. Il mio Cuore non è conosciuto, non è corrisposto. Amo tanto gli uomini, amo con un amore di predilezione le mie spose, ma amo molto più ancora i miei Sacerdoti, perchè essi formano una sola cosa con me e Io voglio avere bisogno di loro.
   Gesù è un capitale che cresce conforme ai tuoi desideri.
   I miei meriti bisogna trafficarli. Io sono amato da tante anime per interesse: voglio che mi si ami per amore, voglio amore per amore.
   Non perdere più un momento a pensare a te, sia per l'anima sia per il corpo; tu
hai uno Sposo che ci pensa; tu pensa solo ad amarmi più che puoi.
   Ho tanta fame di comunicarmi alle anime, ma non trovo ciò che desidero. Vi sono delle anime che mettono di mezzo un muro, cioè il peccato mortale. Ve ne sono di quelle che tra me e loro mettono una siepe e di quelle che mettono delle ragnatele, con l'affetto al peccato veniale.
   Tu soffri per la paura di offendermi, mentre coloro che mi offendono sfrontatamente, non ne soffrono. Il tuo segreto patire mi ricompensa delle offese degli altri. 
   Considera il male che fa un'anima che mi offende, e poi moltiplicalo per il numero di tutte quelle che mi offendono e vedrai l'oltraggio che si fa alla mia infinita maestà. Io sto alla porta e picchio; se qualcuno mi apre, lo entrerò e cenerò con lui. Io non getto più la porta, neppure la apro, ma aspetto che mi si apra. Ci sono delle anime che stentano ad aprirla, altre che l'aprono solo un poco, altre che la spalancano.
   Io propongo la mia ispirazione dolcemente. 
   Il mio Cuore cerca dei Sacerdoti ai quali possa comunicare le sue grazie. I miei Sacerdoti sono come altri me stesso. lo vivo, nei miei Sacerdoti, sono unito a loro, essi mi prestano il loro corpo per amministrare i SS. Sacramenti, ma sono lo che li amministro in loro.
Fammi amare dai miei Sacerdoti.
   Il più piccolo atto di amore vale più di mille mondi materiali.
   Che cosa ha il mio Cuore di ributtante, che gli uomini non vengono a lui? Come devo fare per farmi amare?
   Io desidero immensamente di essere amato dagli uomini. Essi non possono comprendere questo mio desiderio, perchè non conoscono il mio Cuore, ma lo nuovamente lo manifesterò, scoprirò loro i tesori di santità e d'amore in esso racchiusi, e inviterò tutti a venire, ad arricchirsene.
   Gli uomini non vogliono saperne di me:
lo però sto sempre loro dietro, perchè non possono fare senza di me. Per amarmi di un amore eroico, devi fare tutto ciò che mi fa piacere e lasciare tutto ciò che mi fa dispiacere.
   Quando lo do delle consolazioni, le anime credono facilmente al mio amore, ma quando do delle occasioni di umiliazione, facilmente chiudono la porta. Tu, almeno, prestati all'Amore.
   Studia i gusti di Gesù, studiati di fargli piacere in tutto. Vivi con Gesù, vivi per Gesù, vivi di Gesù. Quali sono i Suoi gusti, se non che tu gli lasci la cura di tutto ciò che ti riguarda? Tu prendi i suoi interessi, le anime.
   A guisa del discepolo prediletto, studia questo Cuore e impara a conoscermi. Tutto l'amore delle creature, tutto il bene che possono fare le creature, non è che una piccolissima parte dell'amore che Io ho in cuore e del bene che posso fare.
Tutta la mia felicità è nel favorirti più che posso.
   Pensa chi sei tu e chi è Dio, che ti asso-
cia alla grande opera di salvare le anime. Tu sei un povero, piccolo niente.
   Amami. Studiami nel mio Cuore: questo è un abisso nel quale, se ti immergerai, troverai la vita.
   Vieni a riposarti sul mio Cuore: qui trovi la calma di cui hai bisogno, qui trovi l'amore che cerchi. Quanto tu sei generosa con me, tanto Io lo sono con te: tanto dài, tanto ricevi; chi più dà, più riceverà; chi si limita, mi troverà limitato.
   Io so come ho fatto il tuo cuore: voglio appagarlo.
   Seguire l'amore vuol dire seguire l'ispirazione; assecondare l'amore, è fare di più; accontentare l'amore, è avere grandi desideri; prestarti all'amore, è essere a disposizione dell'amore.
   Se tu vuoi che nulla ti neghi, non negarmi nulla.
Tu avrai continuamente pene d'amore, cagionate dalla vista della tua impotenza a
soddisfare il desiderio di fare tutto ciò che puoi per l'oggetto amato.
   Ti ho amata e mi sono dato tutto a te; tu donati tutta a me. lo mi occupo di te come se tu fossi sola al mondo.
   Se si sapesse dalle anime questa lezione: «lasciar fare a Dio», ci sarebbero più santi. Ma tante anime buone mi legano le mani, perchè temono, e se non vedono subito il risultato, sembra loro di non aver fatto niente.
   Amare, adorare, tacere, compiere, prestarsi a qualunque opera di Dio, evitare ogni sguardo di scrutinio interessato, essere indifferente riguardo al come, al quando, ai mezzi che Dio usa per compiere le sue e le nostre volontà.
Godere di sapere Dio contento». 

«Ecco lo scempio che fanno i poveri peccatori del Cuore dolcissimo di Gesù. Mi venne mostrato questo adorabilissimo Cure sotto la figura di un cuore di carne che un cane teneva in bocca e che andava sbattendo di qua e di là, come fanno i cani quando hanno in bocca qualche cosa che vogliono mangiare e non possono e la trascinano nella polvere. Gesù è trattato così dai poveri peccatori».

Suor Benigna Consolato Ferrero

SAN PIO V IL PONTEFICE DELLE GRANDI BATTAGLIE



I PRIMI ANNI 

Per molta gente San Pio V non è altro che un nome famoso. Eppure è difficile trovare nella storia del papato un'esistenza più emozionante, dall'andatura più elevata e costante, più degna di rispetto e di ammirazione. 
   L'eresia, talvolta sotto forme tendenziose, tal'altra in maniera violenta, dava l'assalto al cattolicesimo; i Turchi agognavano e preparavano l'annientamento della cristianità; il Concilio di Trento, soddisfatto per aver concluso i suoi lunghi lavori, consegnava gli atti alla Santa Sede, che doveva assumersi il grave incarico di eseguire le sue decisioni e di operare riforme ormai indilazionabili. Pio V fu “l'uomo inviato da Dio” per dirigere con polso abile e fermo, tra insidiosi scogli, i destini della Chiesa. Difensore intrepido della verità e della giustizia, egli imprende ad aiutarla in un'ora cruciale, a riprendere, a ritrovare il suo volto e la sua anima mediante il ritorno alla solidità della fede alla chiarezza dell'ordine, attraverso il fervore della preghiera. Invece di limitarsi a elaborare progetti di riforma, egli sarà l'ispiratore e il modello di quelli che si danno da fare per migliorare l'uomo e ridargli il suo valore e l'influsso cristiano. 
Anche se si fosse limitato a questo ruolo, Pio V offrirebbe già un interesse vivo anche oggi. Ma tenendo presente che egli fu un'anima eletta e che Dio ricompensò con insigni favori la sua santità, è facile prevedere quale massa di interesse offriranno agli avvenimenti già di per sé drammatici, i particolari della sua biografia e i rilievi intorno al suo carattere. 

* * * 

Il popolo sembra compiacersi talvolta dei mutamenti sociali. Una stessa idea, uno stesso nome suscita a brevi intervalli ora l'entusiasmo ora l'avversione. Oggi è il suffragio universale che favorisce questi cambiamenti; nei tempi andati erano le contese civili. 
L'Italia del secolo XVI, violentemente sconvolta dalle dissensioni cittadine, vide per simile motivo delle famiglie gloriose perdere d'un tratto il loro prestigio, e insieme alla loro dignità la propria fortuna. I Ghislieri di Bologna1 dovettero subire questa doppia sorte. La loro famiglia, una 
delle antiche famiglie nobili della città2, nel 1445, per il trionfo della fazione contraria, fu spogliata dei suoi averi e cacciata in esilio. Il decreto d'espulsione fu reso più odioso da un grave affronto; gli autori della proscrizione fecero murare la porta, per la quale erano passati gli esiliati, affinché questi nella loro sventura non potessero nutrire alcuna speranza di ritorno. 
Cento anni più tardi (1568) il senato e il popolo di Bologna, radunatisi per una cerimonia di riparazione, riaprirono la porta, la chiamarono Porta Pia, e fecero scolpire a caratteri d'oro su una lastra di marmo un'iscrizione, che esprimeva il loro dispiacere per l'ingiustizia commessa e la gioia di mettervi termine. In questo mutamento non vi ebbero parte né l'intrigo né la forza. Ma dopo un secolo di prove dolorose, un Ghislieri divenne Papa, col nome di Pio V, e lo splendore delle sue virtù risvegliò nei bolognesi un savio pentimento. 

Del Card. GIORGIO GRENTE 
Accademico di Francia – Arcivescovo di Le MANS 

Geremia




La regione di Giuda è circondata dai nemici

13L'invasore si avvicina come nube minacciosa, i suoi carri da guerra sono come un uragano, più veloci delle aquile sono i suoi cavalli. Non c'é speranza per noi, siamo perduti!
14Abitanti di Gerusalemme, fate sparire il male dalla vostra città, se volete sfuggire alla morte. Per quanto tempo avete ancora intenzione di seguire i vostri istinti malvagi?
15Dalla città di Dan e dalle montagne di Efraim cominciano ad arrivare cattive notizie. 16Fate sapere agli abitanti di Gerusalemme e alle altre popolazioni che i nemici stanno arrivando da una terra lontana. Lanciano urla contro le città di Giuda, 17circondano Gerusalemme da ogni parte come fanno i guardiani dei campi. 'Questo vi accade perché vi siete ribellati contro di me. Dice il Signore'.
18Siete stati voi stessi a tirarvi addosso tutte queste sciagure con la vostra condotta e le vostre azioni perverse. Ecco il risultato della vostra malvagità! Ora ne provate l'amarezza fin nel profondo del cuore.

Misericordia per i giovani che non riconoscono Dio



Caro Gesù, prendi sotto la tua protezione le anime di questi figli di Dio che 
non Ti conoscono, che non riconoscono il Tuo Amore  
e che non accettano la Tua Promessa. 
Effondi su di loro la Tua Grazia di conversione e concedi loro la vita eterna. 
Sii misericordioso verso tutti coloro che non credono nella Tua Presenza e 
che non cercano il pentimento per i loro peccati. 
Amen. 

“LUNGI DA ME, SATANA!”



Gli disse Gesù: “Tu pensi che patire sia indegno di me; io invece ti dico che èintenzione del diavolo che io non patisca”. Dedicato a coloro che rifiutano l’economiadella croce

<< Da allora Gesù cominciò a indicare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte
e si mise a rimproverarlo dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. (Mt. 16,21- 23) “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Che è mai questo?
Egli che aveva ottenuto una rivelazione, che era stato proclamato beato, così rapidamente cadde e si ingannò, in modo da temere la passione. (…).
Egli mostrando che era tanto lontano dall’andare alla passione contro la sua volontà, rimproverò Pietro e lo chiamò Satana. Se il capo degli apostoli, prima di apprendere tutto chiaramente, fu chiamato Satana per questo suo atteggiamento, che indulgenza possono avere coloro che rifiutano l’economia della croce. Non ha detto: Satana ha parlato per mezzo di te, ma: “Lungi, da me, Satana” perché era desideri dell’Avversario che Cristo non patisse. Perciò rivela quello che egli aveva nell’animo dicendo: “Non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Che vuol dire: “Non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini?” Egli, esaminando la questione con ragionamento umano e terreno, pensava che ciò fosse per lui obbrobrioso e sconveniente.
Cristo dunque, riprendendolo, dice: “Non è sconveniente che io patisca, ma tu lo giudichi in questo senso con mentalità carnale, perche, se avessi ascoltato le mie parole in modo conforme a Dio, libero da ragionamenti carnali, avresti compreso che soprattutto questo mi è conveniente. Tu pensi che patire sia indegno di me; io invece ti dico che è intenzione del diavolo che io non patisca”.

di san Giovanni Crisostomo