sabato 7 dicembre 2019

La vocazione di Geremia



Il Vangelo non è solo questione di belle attività, di grandi manifestazioni … cose tutte necessarie perché abbiamo anche bisogno di stimoli che ci prendono, che ci entusiasmano, ci accendono il desiderio di condividere con altri il cammino di discepoli di Cristo; ma il Vangelo ha il suo “zoccolo duro” (A.Manenti), cioè porta con sé valori che non cadono direttamente sotto il nostro naso, che non sono subito comprensibili perché non rispondono alle nostre inclinazioni naturali (perdonare, perdere per acquistare …). Alcune cose del Vangelo non si capiscono perché ci ragiono, ma perché mi lascio amare, mi apro alla meraviglia, allo stupore di un Dio che sale sulla croce per me.
Per apprendere questa follia della Croce, la follia di Dio per ciascuno di noi, abbiamo bisogno di seguire la “via dell’oltre”, quella che mi apre e mi fa amare la “logica di Cristo”.
Pensando a quella che potrebbe essere la tua esperienza “su strada”, del tuo entusiasmo ma anche del tuo timore, delle difficoltà, vorrei proporti la vocazione, la chiamata di un giovane profeta: Geremia.
 Chiamata- Vocazione: binomio da temere o indice di una verità essenziale … Noi siamo dei chiamati. Esistiamo e sappiamo di esserci perché qualcuno ci chiama per nome.La nostra vita non è un caso; la nostra vita entra in un progetto più grande che è il sogno di Dio per ciascuno di noi.
Geremia è un giovane (circa 25 anni). Il testo ci offre coordinate storiche e geografiche ben precise (vv. 1-2). Appartiene a una famiglia sacerdotale, respira dell’aria cultuale, della preghiera, i sacrifici, etc. Forse come te, Geremia non è totalmente all’oscuro in materia di religione!
E’ importante notare che a questo giovane, in una data ben precisa –tredicesimo anno del regno di Giosia , v.2 – viene rivolta la parola del Signore (v.4).L’azione di Dio non si realizza in uno spazio astratto, ma all’interno di un quadro storico reale. Un luogo, un contesto storico, una persona: Dio entra sempre nella storia e ci raggiunge nella nostra quotidianità, lì dove siamo.Ricorda la chiamata dei discepoli: Matteo al banco delle imposte (Mt 9,9); i discepoli sulle loro barche (Lc 5,2-11); Maria nella sua quotidianità (Lc 1,26-38).
Dio entra nella concretezza della nostra storia, se ne fa carico e aiuta anche noi a fare altrettanto: con Lui non esiste alienazione dalla realtà. Dentro una storia ci raggiunge e attraverso la storia ci invia per raggiungere i nostri fratelli. E questo può costare fatica, derisione, disillusione soprattutto nei riguardi di quelle manìe di grandezza che continuamente riformuliamo. Geremia tutto ciò l’ha vissuto nella sua esperienza profetica, ad un certo punto si è sentito anche preso in giro da Dio <>(Ger 20,7), e il Signore gli ha dovuto ricordare che Egli non è venuto meno alla promessa, che tutto gli era stato preannunziato al momento della chiamata.
Il Signore non ci prende per il naso, ci prende sul serio! Non promette nulla che poi non mantenga, ma ti mette nella verità del cammino … <(Mc 10,30).Il testo può essere diviso in due sezioni principali: la chiamata (vv.1-4) e l’invio (vv.17-19).
Al centro abbiamo le due visioni del mandorlo e della pentola (vv.11-16).
“Mi fu rivolta questa parola del Signore: <>”(vv.4-5)
                        TI HO CONOSCIUTO – TI HO CONSACRATO – TI HO STABILITO
E’ innanzitutto l’azione di Dio che fonda la missione del profeta.
E’ Dio che irrompe nella tua vita e la inserisce in un orizzonte più ampio.
C’è un inizio che anticipa la stessa esistenza terrena – “prima di formarti nel grembo”-  ed evidenzia che la chiamata ha origine là dove ha origine la vita stessa dell’uomo, cioè in Dio. Geremia apprende che se egli è profeta, lo è non perché qualcosa si è aggiunta alla sua storia, ma perché lui è stato concepito ed è nato per quella missione che Dio gli rivela (cf. Is 49,5; Lc 1,41).
“Ti ho consacrato”, cioè ti ho scelto, separato dalla folla. Questo termine non ha nulla a che vedere con l’assenza di peccato quanto piuttosto a un nuovo modo di entrare in relazione con Dio. Già inserito in un  contesto sacerdotale, Geremia riceve il sigillo di una consacrazione più profonda, cioè più antica … “Prima ancora che tu vivessi questa esperienza ecclesiale o prima ancora che tu ti accorgessi di Me … Io avevo già pronunciato il tuo nome … non sei qui per caso”.
Da qui la nomina “Ti ho stabilito profeta delle nazioni”, quali? Storicamente per Geremia poteva essere Giuda, stato vassallo dell’Assiria, ma universalmente chi entra al servizio di Dio è chiamato ad allargare il campo di azione perché quel Dio che dirige la storia è Signore del mondo e a questo sei inviato come voce di Dio.
Ricordalo! Il profeta non porta sé stesso, né il suo messaggio ma Dio e la Sua Parola.
Questo deve farci riflettere su quanto le nostre scelte siano fondate su un vero discernimento di quella che è la volontà di Dio per noi.Sono nato e cresciuto in parrocchia o forse mi sto riavvicinando adesso o sono alle prime armi in un cammino di fede. Bene! Ma vedo nel momento che vivo la scelta originaria di un Dio che dal grembo materno mi ha chiamato a quest’oggi? Ho coscienza che il mio cammino, il mio servizio è risposta alla sua chiamata? Che non è solo una mia iniziativa che mi fa stare bene con me stesso e con gli altri?
 <> (v. 6)
Geremia non sembra essere dello stesso parere di Dio; aveva altro per la testa; aveva anche lui un progetto. Geremia si oppone, mette avanti delle difficoltà oggettive. Il profeta è l’uomo della parola e lui è giovane e i giovani nelle assemblee devono mantenere il silenzio o parlare solo se interpellati. Lui non si sente del calibro di Elia, Isaia … E’ giovane, inesperto, “non sa parlare”.
Riecheggia l’obiezione di Mosé al Signore quando lo invia al Faraone: <> (Es 4,10).
L’impresa è grande, è difficile: chi può mostrare di essere all’altezza della missione che Dio gli affida? Solo chi si fida e si mette in cammino, giorno dopo giorno. Ecco l’imperativo di Dio:<> (vv. 7.8)
 “La scelta di realizzarsi nel progetto di Dio si fonda sulla indefettibile fedeltà di quest’ultimo all’uomo attuata definitivamente in Cristo” (C. Corbella)
 Dio ci stana dalle nostre tranquille sicurezze e ci lancia nella lotta, innanzitutto con noi stessi. Ma l’esempio di Geremia ci dice che Dio può trasformare l’uomo chiuso in se stesso, può lavorarlo e farne lo strumento adatto.Quante delusioni, amarezze, batoste … perché abbiamo confidato solo nelle nostre capacità! Quanti “no” detti per paura, vergogna, timore della delusione!
Ripercorriamo la storia:
  • Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto? … Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato … (Es 3,12)
  • Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te … Non temere Maria … concepirai un figlio … (Lc 1.28.30.31)
  • Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20)
 Davanti a Dio non vige la logica del successo o dell’idoneità – guarda ai pescatori di Galilea-  non è sulle tue capacità ma sulla Sua promessa che bisogna camminare:
<> (Lc 5,5)  e non sulla logica del mio mestiere!
Dio non chiede senza dare. Non nasconde le difficoltà, parla infatti di protezione (Ger 1,8) ma promette il Suo aiuto e la Sua vicinanza.
“Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca” (v.9): questa scena riprende le grandi teofanie delle vocazioni di Isaia e Ezechiele.
Isaia viene toccato, purificato nelle labbra attraverso dei carboni presi dal fuoco dell’altare (Is 6,6-7); Ezechiele viene invitato a mangiare il rotolo della Parola di Dio, rotolo dolce come il miele in bocca (Ez 2,9;3,3); l’autore dell’Apocalisse invitato anch’egli a mangiare il “piccolo libro” lo troverà dolce alla bocca ma amaro alle viscere (Ap 10,9): il profeta è l’uomo della parola, ma di quella parola che egli stesso deve lavorare, fare sua per poi donarla. La Parola sarà sempre l’unica forza del profeta, “spada a doppio taglio”, con la quale si presenterà al mondo, e sarà parola “possente” perché “io metto le mie parole sulla tua bocca”(v.9): è Parola di Dio.
“Sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia … non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,20).
Ma … se questa Parola è fatta propria dal profeta, se è ascoltata, meditata, pregata, vissuta.
E’ Parola donata per “sradicare e demolire, distruggere e abbattere, edificare e piantare” (v.10). E’ Parola che mette nella verità aiutandoci a sradicare, demolire ciò che non è ad immagine di Dio; e proprio perché demolisce il falso, può formare l’immagine vera, “edifica, pianta”.
Il profeta non è uno scomodo banditore di sventure, ma colui che avendo fatta sua la Parola che ha ricevuto, può donarla ai fratelli nella condivisione gioiosa delle meraviglie che Dio ha compiuto in lui per primo, abbattendo ed edificando, sradicando e piantando.
Gesù dice di non “essere venuto a portare pace ma una spada” “separare” (Mt 10,34-35); davanti a lui, Parola di verità, entriamo in lotta con noi stessi e siamo costretti a separare ciò che non è conforme a questa Parola. Davanti a Lui si fa verità perché la casa della nostra vita possa essere costruita sulla roccia salda che è Lui (Mt 7,21-27).
Nelle immagini del “ramo di mandorlo”(v.11) e della “pentola inclinata”(v.13), Geremia scorgerà i segni di un Dio che non dorme ma che “vigila” sulla storia e che non teme di additare all’uomo il suo peccato: l’idolatria, la perversità dell’uomo che eliminando Dio si fabbrica egli stesso i “suoi”déi e li adora condannandosi all’infelicità e all’insoddisfazione.
“Ti faranno guerra ma non ti vinceranno perché io sono con te per salvarti”(v.19).
Dio esige il coraggio di una fiducia illimitata quando promette ciò che sembra impossibile: fare di un uomo fragile “una città fortificata, una colonna di ferro, un muro di bronzo”(v.18). La vicenda di Geremia ci mostrerà che questa promessa si realizzerà: la capitale crollerà, si apriranno brecce nelle sue mura e le sue colonne crolleranno.
Ma il profeta resterà!
Tutte le ideologie sono crollate e ne sono nate di nuove; solo Dio è rimasto sempre lo stesso, ancora capace di dare “fastidio”.
Abbi un’unica paura: quella di mancare di fedeltà a Dio. Paura non perché Lui ti possa “segare” con un fulmine a sorpresa ma paura di ferirlo perché Lui si fida di te.
La vocazione è una cosa bella, ma è esigente ed è vero. Ma rimane una cosa bella perché Dio è Bellezza, Lui è il Pastore Bello (kalòs) che tii chiama (kalèo) alla Bellezza.

Carmelitane

venerdì 6 dicembre 2019

La nube della non-conoscenza



Grazie a questo lavoro, un peccatore veramente convertito
e chiamato alla contemplazione giunge prima alla perfezione
che non facendo qualsiasi altro lavoro;
e perdi più in brevissimo tempo può ottenere da Dio il perdono dei peccati

Che nessuno accusi di presunzione chi, fosse anche il più miserabile peccatore di questo mondo, dopo aver fatto debita ammenda dei propri peccati e aver sentito dentro di sé la vocazione alla vita contemplativa, con pieno consenso del suo direttore spirituale e della propria coscienza, osa offrire a Dio il suo umile slancio d’amore e premere in segreto quella nube della non-conoscenza che sta tra lui e il suo Dio.
Quando nostro Signore disse a Maria, tipica rappresentante di tutti i peccatori chiamati alla vita contemplativa: «Ti sono rimessi i tuoi peccati», ella non fu perdonata né per il semplice ricordo dei suoi peccati, né per il grande dolore che ne aveva, e neppure per L’umiltà che aveva acquistato nel considerare la propria miseria. Perché allora? Fu senz’altro perché amava tanto.
Ecco! Qui si può vedere quel che riesce a ottenere da nostro Signore una segreta pressione d’amore; ed è ben al di là di ogni altra cosa che possiamo fare o immaginare. Tuttavia devo riconoscere che grande era il suo dolore e versava lacrime amare per i suoi peccati ed era veramente ricolma d’umiltà al pensiero della sua miseria. Allo stesso modo anche noi, che siamo dei miserabili e dei peccatori incalliti per tutto il tempo della nostra vita, dovremmo provare un immenso dolore per i nostri peccati e diventare veramente umili al pensiero della nostra miseria.
Ma come? Certamente come ha fatto Maria. Ella non poteva non sentire un sincero e profondo dolore per i suoi peccati, poiché in tutta la sua vita li portava con sé dovunque andasse, legati assieme come in un fardello riposto nell’intimo del suo cuore, così da non scordarli mai. Ciò nonostante, secondo quanto afferma la bibbia, Maria aveva un dolore ancora più vivo, una brama più penosa, un sospiro più profondo, e ancor più si struggeva quasi a morte, perché voleva amare Dio in misura maggiore: era questo ad angosciarla più che non il ricordo dei suoi peccati. E tutto ciò, quando già grande era il suo amore per Dio. Non devi però meravigliarti, poiché a chi ama sui serio capita veramente così: più ama e più vorrebbe amare.
Tuttavia, ella era pienamente cosciente di essere la più infame tra tutti i peccatori e sentiva dentro di sé con rigorosa verità l’abisso che i suoi peccati avevano creato tra lei e quel Dio che tanto amava. Ed erano proprio i suoi peccati la causa principale per cui era debole e non riusciva ad amare Dio come avrebbe voluto.
E allora? Forse che discese dall’alto del suo desiderio nell’abisso della sua vita peccaminosa, per frugare nel letamaio e nelle acque luride e stagnanti dei suoi peccati? E si mise forse a tirarli fuori accuratamente uno alla volta, così da rimuginare, dolersi e piangere sopra ciascuno di essi? No di certo! Perché? Perché Dio, per sua grazia, le aveva dato di comprendere nell’intimo del proprio cuore che non ne sarebbe mai venuta a capo in questo modo. Se avesse agito così, avrebbe ripreso con ogni probabilità a peccare prima ancora di ottenere con ciò il perdono di tutti i suoi peccati. Ecco perché appese il suo amore e il suo ardente desiderio a questa nube della non-conoscenza e imparò ad amare quel che non sarebbe mai riuscita a vedere chiaramente in questa vita alla luce della ragione, né a gustare pienamente nell’intimo con la dolcezza del suo affetto.
E amava a tal punto, che spesso non si ricordava nemmeno più di essere stata una peccatrice. Per la maggior parte del tempo era così presa dall’amore per Dio che, penso, non faceva più caso alla bellezza e alla grazia del corpo fisico di Cristo, per quanto fosse santo e prezioso, quando egli sedeva a parlare con lei; e non badava a nessun’altra cosa, né materiale né spirituale. Questo sembra essere l’insegnamento del vangelo su questo punto.

LO SPIRITO SANTO ARRICCHISCE LE ANIME DEI SUOI DONI



Lo Spirito Santo arricchisce le anime fedeli di sette preziosissimi Doni che sono come sette fonti d'acqua purificante e vivificante; come sette faci di luce risplendentissima, e come sette ricche sorgenti di grazia, coll'aiuto della quale, l'anima che corrisponde fedelmente, viene a formarsi una preziosa dote di opere sante. Felici coloro che col soccorso dei sette Doni lavorano ad arricchirsi di meriti!
Ma quei Doni sono tesori nascosti; bisogna farli fruttare colla fedele corrispondenza; sono armi di salute, ma bisogna adoperarle per combattere in noi e fuori di noi lo spirito del male, e operare il bene. Chi in ciò noti dispiega una santa attività, va incontro alla funesta sorte del servo infingardo che sotterrò il talento del suo padrone invece di metterlo a frutto. - Uno sguardo, anima pia, alla tua vita... Deh! non ti addormentare su cosa tanto importante quanto la corrispondenza ai preziosi Doni dello Spirito Santo.

NEL FUOCO ETERNO SENZA AMORE



LA COMPARSA DEL PECCATO

I1 primo uomo peccò, e i suoi discendenti l'hanno imitato, ma Dio rimane misericordioso. "Se noi manchiamo di fede, Egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso" (2Tm 2,13). La Chiesa si rallegra per questa fedeltà misericordiosa di Dio: "E quando, per la sua disobbedienza, l'uomo perse la tua amicizia, tu non l'hai abbandonato in potere della morte, ma nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro, perché coloro che ti cercano ti possano trovare. Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza, e per mezzo dei Profeti hai insegnato a sperare nella salvezza".
Nella Genesi, il racconto del primo peccato si conclude con la profezia di una redenzione divina. Lì vediamo Dio che si rivolge al tentatore e gli dice: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Gn 3,15). La fede della Chiesa ha visto in queste parole la prima di tutte le profezie, secondo cui Cristo sarebbe venuto a salvarci. Gesù è la "stirpe" o la "progenie" della donna, e "la ragione per cui è apparso il Figlio di Dio fu per distruggere le opere del diavolo" (1 Gv 3,8).
Lungo i secoli della storia della salvezza anteriori a Cristo, Dio ha ripetutamente chiamato gli uomini al pentimento, ad una rinnovata grandezza, e alla salvezza. Non ha mai dimenticato di essere stato Lui che ha creato l'uomo, e ha fatto l'uomo non solo perché fosse la sua creatura, ma anche perché partecipasse della Sua vita divina e della Sua amicizia. Più e più volte si               parla del Suo amore per il Suo popolo eletto, paragonandolo all'amore di un marito per la sua sposa, un amore che perdura anche se costei lo tradisce; il Suo è un amore insondabile ed eterno, che alla fine la porterà alla fedeltà: "Io la attirerò a me... parlerò al suo cuore... essa risponderà come nei giorni della sua giovinezza... E ti fidanzerò a Me per sempre; ti fidanzerò a Me nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore" (Os 2, 16-17, 21).
Dio, intendendo e preparando nel suo grande amore la salvezza del genere umano, si scelse con singolare disegno un popolo, al quale affidare le sue promesse. Infatti dapprima concluse un'Alleanza con Abramo e poi col popolo d'Israele per mezzo di Mosè. Con questa Alleanza, Dio si è impegnato di assisterli e di salvarli; in cambio richiese che impegnassero se stessi ad essergli fedeli.
Dopo averli liberati dalla schiavitù dell'Egitto, Dio parlò loro per mezzo di Mosè: "Voi stessi avete visto... come ho sollevato voi su ali di aquila e vi ho fatto venire fino a Me. Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia Alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli (Es 19,4-5). E quando Mosè "riferì tutte queste cose, come gli aveva ordinato il Signore, tutto il popolo rispose insieme e disse: Tutto quanto il Signore ha detto noi lo faremo" (Es 19,7-8). E, tuttavia, essi e i loro discendenti caddero ripetute volte nel peccato, e fecero l'amara esperienza delle pene e dei castighi, conseguenze del peccato. Ma la misericordia incessante di Dio diede loro possibilità di pentimento, e rinnovò l'Alleanza, sempre di nuovo: con Giosuè, con Davide, al tempo di Esdra. Le Alleanze di Dio con gli uomini sono un segno della libertà e della ricchezza del Suo amore. Con esse il Signore di tutta la creazione liberamente lega se stesso agli uomini. Egli entra in alleanza con coloro che liberamente decide di favorire con speciali doni. Allo stesso tempo, tuttavia, il suo amore permane universale: è rivolto a tutti. Anche a quelli che ha scelto in modo particolare. Egli dichiara apertamente che sono stati scelti per essere coloro per mezzo dei quali Egli vuol portare la salvezza a tutti. Così, Egli disse ad Abramo: "Io ti benedirò... e per la tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra" (Gn 22,17- 18).
Dio, per mezzo dei profeti da Lui inviati, ha insegnato al suo popolo la maniera di vivere in attesa della sua misericordia redentrice. "Israele, parlando Dio stesso per bocca dei profeti, comprese il suo piano con sempre maggiore profondità e chiarezza". Questi profeti non erano solo uomini sinceri ed entusiasti. Erano i rappresentanti di Dio. Dio li aveva chiamati e poteva far sì che gli altri li riconoscessero come suoi profeti. Tuttavia le parole dei Profeti non furono sempre bene accolte, perché essi richiedevano la fede personale e la conversione interiore, e insistevano sulla fedeltà a tutta la legge di Dio. I Profeti insegnarono agli uomini a sperare nella salvezza che il Messia avrebbe portato. Difatti, il Vangelo, che Cristo ingiunse agli apostoli di predicare, era stato prima promesso per mezzo dei Profeti. Cosi, i profeti dei tempi antichi parlarono della grazia della salvezza futura, la Buona Notizia di Cristo, che era già la salvezza per coloro che aspettavano fedelmente il loro Salvatore.
La salvezza di questi ultimi è menzionata nel Nuovo Testamento, nella Lettera agli Ebrei, dove è detto di quelli che furono favoriti col dono della fede nel tempo dell'Antico Testamento: "Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano... Per questo Dio non disdegna di essere chiamato loro Dio: ha preparato, infatti, per loro una città" (Eb 11, 13-16).
Fin dai primordi della Chiesa, il compimento delle profezie dell'Antico Testamento ha guidato gli uomini verso la fede, o ha confermato la loro credenza. Tale compimento non è solo la realizzazione, nella vita di Cristo, di eventi particolari predetti dai Profeti.
È l'Antico Testamento nel suo insieme: sono tutte le sue promesse e le sue attese che si vedono realizzate in Cristo. Il compimento supera di molto le attese; non sarebbe possibile avere un quadro dettagliato del mistero di Cristo soltanto dalle promesse dell'Antico Testamento. Ma se alla luce della venuta di Cristo si getta uno sguardo retrospettivo sull'Antico Testamento, ci si rende conto quanto sovrabbondantemente si siano realizzate in Lui tutte le promesse e tutte le speranze.
Non si può negare che nella profezia ci sia una certa oscurità, perché essa tratta di un mistero e si rivolge alla fede. Inoltre, il linguaggio dei Profeti è sovente un linguaggio di simboli e di immagini poetiche. Ma anche così, durante i secoli anteriori alla venuta di Cristo, le promesse profetiche di questo evento confermavano il popolo nella speranza, e, al tempo di questa venuta, diedero testimonianza a Cristo. La Chiesa insegna che le profezie dell'Antico Testamento riguardanti Cristo, come le profezie proprie di Gesù nei Vangeli, sono "segni certissimi della divina rivelazione".

Tratto dalla rivista mensile “Papa Giovani” – Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani)

Il Mistero dell’Iniquità



Solo Lei può aiutarvi!


B) Il Messaggio della Madonna di Fatima – la natura della richiesta della Consacrazione della Russia 

La prima cosa da analizzare, quando si considera la natura di una richiesta simile, è la natura del messaggio: si tratta di una semplice rivelazione privata data a tre pastorelli, oppure è un messaggio profetico pubblico che impone un obbligo sui pastori della Chiesa? 
Purtroppo oggigiorno risulta prevalente un’eccessiva semplificazione nella spiegazione della differenza tra “rivelazione pubblica” e “rivelazione privata”. I concetti sono sicuramente validi, di per sé, ma la terminologia usata risulta alquanto restrittiva e fuorviante, e non riesce a far comprendere in modo adeguato e completo la complessità dell’argomento in oggetto. 
Quel che si intende comunemente con “rivelazione pubblica” è stato abbondantemente spiegato dai teologi. Il termine indica il corpo ufficiale della dottrina sacra, rivelata alla Chiesa da Nostro Signore per la nostra salvezza, e portata avanti dal Magistero della Chiesa in quanto rivelata divinamente e degna d’essere creduta con l’assenso della Fede Divina e Cattolica. Una “rivelazione privata”, secondo il significato comune, non è strettamente necessaria per la salvezza e non attiene quindi al Deposito della Fede, pertanto deve essere valutata e creduta soltanto sulla base della fede umana, se essa viene riconosciuta come degna d’essere creduta. Queste rivelazioni, in genere, non costituiscono quindi alcun obbligo per la coscienza dei fedeli, dal momento che la salvezza non dipende da esse. Tuttavia, il fatto che queste rivelazioni non siano come quelle che debbono essere credute con l’assenso della Fede Divina e Cattolica, non significa necessariamente che debbano essere considerate sempre e comunque opzionali per la coscienza di un individuo, e che quindi possano liberamente essere credute o meno. 
Mi ricordo un testo di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nel quale il santo spiegava che quando una persona riceve una rivelazione dal Signore, egli ha l’obbligo di credere ed obbedire. Credere in una rivelazione privata non costituisce di per sé un assenso della fede, ma impone un vero e proprio obbligo morale su quella persona. Quando parla Nostro Signore, noi abbiamo l’obbligo morale di ascoltare, credere e obbedire, anche se la rivelazione non appartiene al Deposito della Fede. 
Il Messaggio di Fatima non è una mera rivelazione privata, nel senso che non è un qualcosa che riguarda solo chi ha ricevuto il Messaggio o un numero esiguo di persone. Non è neanche una “rivelazione pubblica”, secondo il senso teologico del termine, laddove questo concetto esprime le verità appartenenti al Deposito della Fede; tuttavia, essa non è neanche una semplice “rivelazione privata”, nel senso di una rivelazione che tratta di argomenti di secondaria importanza o che è diretta solo ad un ristretto numero di persone. Il Vescovo Rudolf Graber di Regensburg, in Germania, ed il teologo Padre Joseph de Sainte Marie hanno affermato che Fatima è una “rivelazione profetica pubblica,”15 dal momento che essa è destinata ad essere ascoltata da tutto il mondo, come affermò Giovanni Paolo II il 13 maggio 1982. Fu la Madonna, il 13 luglio 1917, a promettere che avrebbe compiuto un miracolo, il 13 ottobre seguente, in modo che la gente potesse credere. Il 13 maggio 1982 Papa Giovanni Paolo II dichiarò che la Chiesa si sente impegnata da questo Messaggio, perché esiste un obbligo morale ad accettare il Messaggio e ad obbedirgli, anche se accettarne i contenuti e credere in essi non implicano l’assenso della Fede Divina e Cattolica. Quando il Cielo parla, noi dobbiamo ascoltare, proprio come fece il profeta Samuele, quando disse: “Parla, Signore, perché il tuo servo Ti ascolta” (1 Sam 3,10). Non possiamo semplicemente girare le spalle al Signore che ci sta parlando per mezzo del Suo emissario, la Beata Vergine Maria, solo perché quella rivelazione non appartiene al Deposito della Fede. 
Quando il Signore ci fa capire chiaramente che ci sta consegnando un messaggio, noi abbiamo l’obbligo morale di ascoltarlo, di crederlo e di obbedirgli. 
Nel Messaggio di Fatima, la Madonna ha fatto delle richieste specifiche: alcune più o meno a carattere generale, mentre altre assai specifiche e rivolte a persone ben definite. Il contesto di queste richieste non è né politico né geopolitico, bensì morale e spirituale; tuttavia, esse hanno una dimensione geopolitica che arriva a comprendere questioni come la guerra, la persecuzione della Chiesa, la carestia, la schiavitù e l’annientamento di intere nazioni.
La richiesta più importante e fondamentale del Messaggio, di per sé, è quella che “gli uomini devono cessare di offendere Dio”, perché “Dio è già molto offeso.” Vi sono due gravi conseguenze legate alla peccaminosa ribellione dell’uomo nei confronti del Signore: un castigo temporale, durante le nostre vite, come le guerre, le carestie o la persecuzione della Chiesa; ed un castigo eterno: “Avete visto l’inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori.”
La Madonna afferma chiaramente che lo scopo principale delle Sue richieste è quello di fornire un rimedio contro la perdizione eterna delle anime, ed è per questo che afferma: “Per salvarle, Dio desidera stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato.” Istituendo questa particolare devozione in tutto il mondo, l’umanità che pecca avrà modo di convertirsi e cessare di offendere il Signore. I benefici di una simile conversione saranno sia temporali sia eterni: “Se le Mie richieste verranno esaudite, la Russia sarà convertita e vi sarà la pace.” Vi saranno quindi pace e tranquillità, invece di guerre, distruzioni, carestie e oppressione. 
La Chiesa si rinnoverà nello splendore delle proprie tradizioni, le nazioni si convertiranno a Cristo e alla Sua Chiesa, mentre il dominio economico e politico dei poteri oscuri – cioè il “mistero dell’iniquità” (2 Tess 2,7) massonico e neo-pagano – verrà schiacciato dal tallone di Colei che è “terribile come una schiera a vessilli spiegati” (Cant 6,10). La dannazione di innumerevoli anime verrà quindi impedita e la loro salvezza assicurata – compiendo in questo modo la missione ed il compito principali della Chiesa, come enunciati dalla legge suprema di quest’ultima: “Salus animarum suprema lex” (Can. 1752). 
Affinché questi benefici vengano meritati, tuttavia, la Madonna ha fatto alcune richieste specifiche, in modo da assicurare una grazia efficace e sufficiente per portare la conversione e la pace globale nel 
mondo. La Beata Vergine ha chiesto che venga recitato il Rosario, che vengano promosse in tutta la Chiesa e praticate dai fedeli le devozioni di riparazione (specialmente quella dei Primi Cinque Sabati). Suor Lucia, riportando le parole della Madonna, affermò: “‘È giunto il momento in cui Dio chiede al Santo Padre che, assieme a tutti i vescovi del mondo, consacri la Russia al Mio Cuore Immacolato’, promettendo in questo modo di salvarla grazie a questo giorno di preghiera e di riparazione in tutto il mondo.’”16 “Dio”, disse la Madonna di Fatima, “si appresta a punire il mondo per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedire tutto questo, tornerò per chiedere la Consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolterete le Mie richieste, la Russia si convertirà e avrete la pace. Altrimenti, la Russia diffonderà i suoi errori in tutto il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre soffrirà molto e varie nazioni saranno annientate.”17
Nel maggio 1952 la Madonna tornò da Suor Lucia per ribadire la sua richiesta incondizionata di consacrare la Russia, come condizione sine qua non per la conversione della Russia e la pace nel mondo: 

Fai sapere al Santo Padre che sto ancora aspettando la Consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato. Senza la Consacrazione la Russia non sarà in grado di convertirsi, nè il mondo avrà la pace.18 

Prima di affrontare la questione se la Consacrazione della Russia sia stata o meno compiuta secondo le precise richieste della Madonna (e vedrete come sarà facile smascherare i vari punti deboli e le contraddizioni di chi sostiene che quella consacrazione è stata già compiuta), sarà utile analizzare il perché la Madonna abbia richiesto esplicitamente la Consacrazione della Russia e non quella del mondo intero o di un’altra nazione che, magari, da un punto di vista puramente temporale o spaziale avrebbe forse avuto più bisogno di una simile consacrazione. 
Da un punto di vista morale, una simile domanda è in effetti un mero esercizio speculativo, dal momento che sarebbe presuntuoso e ipocrita pretendere che per credere e obbedire a Nostro Signore e alla Madonna, questi debbano prima giustificarsi con noi o spiegarci i motivi di una loro richiesta. Un comportamento del genere sarebbe simile a quello di un bambino che si rifiuta di obbedire ai propri genitori, a meno che questi non gli spieghino prima in modo soddisfacente il perché gli stanno chiedendo di fare una determinata cosa. Sarebbe un atteggiamento di ribellione, insubordinazione e disubbidienza. Un simile comportamento è analogo a quello di un figlio che si rifiuta di obbedire all’ordine di un genitore, a meno che quest’ultimo non fornisca al bambino una spiegazione soddisfacente per i motivi di quell’ordine.
Allo stesso modo Nostro Signore, la Cui autorità è offesa in modo infinitamente più grande da simili ribellioni, non ha ritenuto opportuno fornire altre informazioni rispetto a quelle già in possesso dei pastori della Chiesa, che sono quindi sufficienti a spingerli ad obbedire, in coscienza, alla richiesta della Consacrazione della Russia, effettuandola senza altri indugi. Mi accingo comunque ad esaminare la questione, perché è importante per una corretta comprensione dei fatti. 

Padre Paul Kramer,

Preghiere con comando diretto alle legioni diaboliche



Nel santo nome del Signore Gesù, con l’intercessione di Maria Santissima e di tutti i Santi Arcangeli, in particolare di San Michele Arcangelo, di tutti i Santi angeli e di tutti i Santi, in particolare di San Francesco, San Padre Pio, Santa Gemma Galgani, Sant’Antonio da Padova, di Giovanni Paolo II,di San Giuda Taddeo, io spezzo e rompo, sciolgo e anniento ogni legame occulto fatto tramite rito satanico e demoniaco,  ogni legame medianico, ogni augurio di morte, di sventura e di sciagura ogni augurio di fallimento fatto su di me, sul mio matrimonio, sui miei figli, su mio marito, sulla mia famiglia, sul mio matrimonio, sulla mia casa. Io lo spezzo e lo rompo nel nome di Gesù.

MISTICA CITTA’ DI DIO




Vita della Vergine Madre di Dio


SUOR MARIA DI GESÙ DI AGREDA (1602-1665)


 direttori spirituali

Data la parte importante che i confessori e direttori spirituali svolsero nella vita spirituale della Venerabile, pare doveroso fermarsi su questo punto. Suor Maria fu un anima presa durante tutta la vita da un «eccessivo timore»:
timore di sbagliare, di traviarsi. Per questo si assicurò saldamente all'obbedienza, alla direzione dei rappresentanti di Dio. «Mai - lei dirà - mi sono tranquillizzata senza questa guida». Al direttore manifestava tutta la sua coscienza, le grazie e i favori del Signore, e non faceva niente senza la sua approvazione e il suo consiglio. Nel monastero di Agreda si conservano ancora inedite le sabatine, ossia i resoconti di coscienza, che ogni sabato presentava per iscritto al direttore. Aveva molto fissa nell'anima la frase del Signore nel Vangelo: «Chi ascolta voi, ascolta me; chi obbedisce a voi, obbedisce a me» (cf Lc 10,16)26.
Occorre dire che tutti i suoi direttori e confessori, così come i suoi superiori ecclesiastici, furono dell'Ordine francescano, poiché le religiose erano soggette alla giurisdizione dei superiori religiosi dell'Ordine a cui appartenevano o a cui erano iscritte; e l'Ordine della Concezione, quasi dai suoi stessi inizi, si pose sotto la tutela dell'Ordine di san Francesco.
Durante il noviziato ebbe un confessore che a tutte le sue richieste di permesso per fare penitenza si opponeva con un «no». Suor Maria comprese in seguito il bene che le fece.
Durante il periodo delle «esteriorità» ebbe vari confessori, i cui nomi conosciamo per le loro risposte all'interrogatorio dell'Inquisizione: il già citato fr. Giovanni di Torrecilla, fr Giovanni Battista di Santa Maria e fr. Tommaso Gonzalo.
Con l'intervento del provinciale, fr. Giovanni di Villalacre, per mettere ordine nelle cose della Venerabile, comincia un lungo periodo di ventiquattro anni in cui è diretta da p. Francesco Andrea della Torre. Questo Padre la diresse poi dal 1623 fino al 1647, anno in cui morì. Durante il suo mandato, suor Maria scrisse per la prima volta la Mistica Città di Dio; in sua assenza, per indicazione di un altro confessore occasionale, la sospese, poi tornò a scriverla parzialmente e alla morte di lui tornò a bruciarla. Samaniego ci informa che il re Filippo IV fece nominare vescovo questo Padre, però egli rinunciò per attendere meglio alla direzione della Venerabile.
Tra le lettere di suor Maria al re ricorrono alcuni ordini che questo Padre le dava di consultare il cielo su alcune questioni, o di consegnare notizie con visioni soprannaturali. Anche nella Mistica Città di Dio, come è risaputo, ricorrono domande che faceva a Dio o alla Vergine per ordine del confessore.
Dopo la morte di questo direttore, rimase per qualche tempo sola, ossia senza direttore. È questo il tempo in cui si lamenta con il re del fatto che l'Ordine francescano non conserva, come dovrebbe, il segreto delle sue cose.
Fu altresì adesso, in questo interregno di direttori, che fu sottoposta all'interrogatorio dell'Inquisizione. In una lettera al re allude al fatto, e fa riferimento agli eventi della sua gioventù, sui quali si svolse principalmente detto interrogatorio:

«Nella mia attività non ci sono altre novità oltre a quella che scrissi a V M.; quando giunsi a quella visita rimasi tanto sola e senza consiglio, che mi sembrò necessario ricorrere alla protezione del prelato, che è il p. Manero. Il Signore mi mandò questa prova quando non c'era confessore né alcun religioso che conoscesse il mio interno, essendo morto quello a cui lo avevo manifestato. Ho affidato la mia difesa all'Altissimo e alla Regina del cielo; se chiedono che soffra, gioiosissima abbraccerò la croce. Poiché amo e stimo V. M., le chiedo di dichiarare che, per la sola bontà di Dio, mi lasciò libera la coscienza e la volontà nelle materie spirituali, sebbene temessi di fare errori, essendo una donna ignorante. Ma fece così, perché avevo cominciato il cammino della virtù quando ero molto piccola, all'epoca in cui Dio mi manifestò la sua misericordia».

Infine, lo stesso anno 1650, comincia a dirigerla p. Andrea di Fuenmayor; che la diresse fino all'ora della morte. Di lui ella dice che è contenta, perché custodisce il segreto:

«Il mio confessore distribuì già la sua giornata; è molto dotto e ha tenuto due volte l'ufficio di Provinciale, e ciò che mi consola è che conserva grande segreto nelle mie cose»

Suor Maria si trovava sotto la direzione di questo Padre, quando, per ordine suo, scrisse la redazione definitiva della Mistica Città di Dio. Il p. Fuenmayor sopravvisse alcuni anni alla sua diretta, scrisse una vita di lei e deposizioni testificali, che esistono manoscritte.

di Suor Maria di Gesù
Abbadessa del Monastero dell’Immacolata di Agreda dell’Ordine dell’Immacolata Concezione

“Il sacerdote non si appartiene”



Giuda e il sacerdozio


***
Chi è stato cullato nelle sacre comunità sacerdotali sa meglio di ogni altro come tradire il Signore. Giuda sapeva dove trovare il Signore quando fosse calata l’oscurità. … dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli (Gv 18, 1-2)
La santità della Divinità è tale che qualsiasi tradimento deve avere come preludio un segno di stima o di affetto. «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!» (Mt 26, 48).
Nessun Vescovo o Sacerdote conosce appieno la profondità del dolore e dell’angoscia dello spirito finché non ha provato il bruciore intenso del bacio di un fratello in Cristo che ha tradito.
Un Sacerdote può sempre vendere Nostro Signore, ma non vi è Sacerdote che possa comprarlo. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento (Mt 26, 15).
Qualunque piacere, vantaggio o guadagno si possa avere ottenuto respingendo Gesù Eucaristico, si dimostra così nauseante che chi ne ha goduto si sente spinto, come Giuda, a gettarlo in faccia a chi glielo ha dato. Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente» (Mt 27, 3-4) Non si poteva dare quel denaro ai poveri? Giuda, in quel momento, non ci pensò nemmeno.
Le psicosi e le neurosi sono in gran parte dovute a un incoercibile senso di colpa. Il Signore avrebbe perdonato Giuda, come aveva perdonato Pietro, ma Giuda non glieLo chiese mai. Quando un uomo si odia per ciò che ha fatto, ma non si pente in Dio, talvolta si batterà il petto come per cancellare un peccato. Vi è una differenza enorme tra battersi il petto per disgusto di sé e battersi il petto con il mea culpa di chi implora il perdono. L’odio di sé può diventare così intenso da scacciare la vita dal cuore dell’uomo, conducendolo al suicidio. Sebbene la morte sia la punizione del peccato originale e ogni persona normale la tema, alcuni si precipitano nelle sue braccia. Prima del peccato, la coscienza di Giuda lo ammonì. Dopo il peccato lo rose e la sofferenza fu tale ch’egli non riuscì a sopportarla. Scese nella vallata di Cedron, quella vallata così piena di apparizioni spettrali. Rocce frastagliate, alberi nodosi e intristiti furono lo scenario ch’egli scelse, lo scenario appropriato per svuotarsi dell’«io». Tutto ciò che gli stava d’attorno proclamava il suo destino e la sua fine. Ai suoi occhi, niente era più rivoltante del tetto dorato del tempio, perché gli rammentava il Tempio di Dio ch’egli aveva appena venduto. Ogni albero pareva il patibolo al quale aveva condannato sangue innocente. Ogni ramo un dito accusatore. Dal poggio, sul quale si trovava, si vedeva il Calvario, il monte sul quale Colui ch’egli aveva mandato a morte avrebbe compiuto l’unione tra il cielo e la terra. Ed egli si accingeva a fare un ultimo sforzo perché quell’unione non si effettuasse. Gettata una corda sul ramo di un albero, Giuda si impiccò (Mt 27, 5). La lezione è chiarissima. Noi siamo Sacerdoti Eucaristici. Osservando un prete celebrare la Messa si può capire come tratta le anime nel confessionale; come si comporta con i poveri e gli ammalati; se si interessa o no delle conversioni; se si preoccupa maggiormente di piacere a monsignor Vescovo che al Signore Dio; con quanta efficacia sa infondere pazienza e rassegnazione in chi soffre; se è un amministratore o un Pastore; se ama i ricchi o i ricchi e i poveri; se predica soltanto le questue o la parola del Cristo. La corruzione morale del Sacerdozio inizia dalla mancanza di una fede ardente nella presenza Eucaristica, dalla quale fede invece inizia la santità.

Tratto da “Il sacerdote non si appartiene” del Venerabile Fulton J. Sheen

FUGGITA DA SATANA



MICHELA 

La mia lotta per scappare dall'Inferno



La suora di madre Teresa

Tutte queste immagini mi scorrevano dinanzi agli occhi mentre il treno continuava ad avvicinarsi sempre più alla mia meta, quel 6 gennaio. Erano trascorsi molti anni dall'ultima volta in cui ero stata a Roma, però durante la settimana di preparazione avevo continuamente ripercorso mentalmente tutto l'itinerario: dalla stazione Termini dovevo fare un giro in centro con la metropolitana per attendere l'orario dell'incontro, poi avrei preso nuovamente la metro A e quindi la metro B fino a Eur Fermi e per ultimo l'autobus che mi avrebbe por- tata a Trigoria.
Avevo chiamato in comunità qualche giorno prima e stranamente lei era venuta al telefono e mi aveva dato l'appuntamento per la sera dell'epifania: ho infatti saputo in seguito che Chiara era distrutta perché aveva vissuto un periodo particolarmente intenso e faticoso, tanto da decidere di non prendere alcun tipo di impegno, almeno per quel giorno di festa. Ma, come mi rivelerà Chiara in persona, aveva percepito che in me c'era qualcosa che non andava, che ero fortemente in pericolo e che era importante, nonostante il suo estremo bisogno di riposo, ricevermi lo stesso e parlarmi.
Nella telefonata le avevo raccontato una storia che ci eravamo inventati con la Dottoressa per poter superare eventuali obiezioni: «Tu non mi conosci, ma io ho sentito parlare molto di te e di quello che fai. Appartengo a un movimento cattolico e mi piacerebbe poter vivere qualche giorno lì da voi, perché sto pensando di dedicarmi a tempo pieno a un'esperienza di volontariato e mi è sembrato che Nuovi Orizzonti potrebbe essere il luogo giusto».
Una cosa stranissima accaduta in treno fu che, quando mi recai al posto per il quale avevo la prenotazione, trovai sul sedile una pagina di «Romasette», l'inserto domenicale del quotidiano cattolico «Avvenire», dove si parlava di Chiara e della sua comunità. Lessi l'articolo, che parlava della sofferenza dei giovani, e ricevetti la conferma di quello che dovevo fare. Pensai: "Che ne sa davvero lei di questa sofferenza? Lei non conosce tutto quello che io ho vissuto. Crede di cavarsela aprendo una comunità!".
Toccai il coltello con cui dovevo ucciderla e mi sentii rassicurata. Lo avevo infilato dietro ai jeans, fra la cintura e il pantalone, e ne sentivo la consistenza, anche se il fatto che avesse la lama a scatto non lo rendeva particolarmente ingombrante. Con me avevo poca roba: il solito zainetto era stato sufficiente a contenere un ri- cambio e il minimo indispensabile per stare fuori di casa un paio di giorni. Non era infatti necessario ammazzarla subito. Potevo anche fare un primo sopralluogo, per controllare la situazione a Trigona e i movimenti nella villetta dove aveva sede la comunità, e tornare dopo qualche giorno per attuare il mio compito.
Il mio programma romano si svolse alla perfezione. Arrivai con il treno alla stazione Termini nella tarda mattinata del 6 gennaio e presi la metropolitana fino a piazza di Spagna, per fare un giro come mi era stato indicato dalla Dottoressa. Ero tranquillissima. Ho passeggiato, sono entrata in un ristorante per mangiare e poi mi sono seduta sulla scalinata di Trinità dei Monti per osservare la gente che passava, come una qualsiasi turista. Alla fine del pomeriggio ho di nuovo preso la metro per andare all'Eur e di lì proseguire per Trigoria.
In metropolitana, un altro evento strano. Io stavo in piedi e mi reggevo al corrimano. Proprio di fronte a me c'era, da sola, una suora della congregazione di madre Teresa di Calcutta: aveva gli occhi azzurri e dai pochi capelli che spuntavano dal velo si capiva che era bionda. Aveva una borsa di tela con i manici di legno e in una mano teneva la corona del Rosario. Sulla veste, il consueto abito bianco-azzurro delle Missionarie della Carità, spiccava un rattoppo a forma di sette. Lei mi osservava e il suo sguardo mi dava un enorme fastidio. Sentivo come se volesse dirmi: «So quello che stai per fare e prego per te». Non ha mai distolto gli occhi da me sino a quando è scesa, qualche fermata prima della mia.

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



 Preghiere per Superare Complotti Satanici e Demoniaci 
              
Rilascio confusione contro ogni complotto satanico e demoniaco contro la mia vita. 
              Fa che il segreto consiglio degli empi sia trasformato in follia. 
              Fa che coloro che sono riuniti contro di me si disperdano. 
              Invia i Tuoi fulmini, o Signore, e disperdi il nemico. 
              Distruggi, o Signore, e dividi le loro lingue (Sal 55:9). 
              Nessuna arma formata contro di me prospererà. Le porte e i piani degli inferi non prevarranno 
contro di me. 
              Supero ogni strategia dell' inferno contro la mia vita. 
              Ogni strategia infernale è esposta e portata alla luce. 
              Ricevo i piani di Dio per la mia vita, pensieri di pace e non di male, per condurmi al fine 
previsto. 
  Io sono liberato da ogni trappola satanica e complotto contro la mia vita. 
              Rilascio il turbine per disperdere coloro che cospirano contro di me. 
              Coloro che elaborano il mio male si voltino indietro e siano portati alla confusione. 
              Fa che le reti che hanno nascosto catturino loro stessi, e in quella stessa distruzione fa che 
cadano. 
              Lego e sgrido ogni spirito di Sanballat e Tobia nel nome di Gesù (Ne 6:1-6). 
              Nascondimi dal segreto consiglio degli empi (Sal 64:2). 

Chi non vive con Gesù crederà all’anticristo!



Maria Madre di Dio

Figlia Mia. Il tempo stringe. Dì ai Nostri figli di convertirsi. Molto presto Gesù verrà a voi, ma voi dovete essere preparati per LUI e non dovete cadere nelle trappole del Suo antagonista.

Gesù verrà a salvarvi ed EGLI porterà con sé ogni figlio fedele, ma prima comparirà il Suo antagonista, calcherà la scena del mondo e ruberà molte anime innocenti. Egli è astuto e molto intelligente, e molti dei Nostri figli cadranno ai suoi piedi.

State attenti, perché quello che viene non è Mio Figlio, però fingerà di esserlo. Farà ben poco per apparire come tale, perché i piani del male sono così astuti, che voi stessi lo considererete quello che non è, e tutto ciò che egli farà vi confermerà che egli sia l’Inviato, ma in verità non è stato inviato dal cielo, ma è emerso dall’ inferno stesso!

Egli è il figlio del Male, del diavolo, della bestia, del serpente! Egli sedurrà e getterà nella rovina così tanti dei Nostri figli. 

Mio Figlio invece è l’Amore stesso. Egli non seduce! Egli non corrompe con fascino e con retorica! EGLI È, e non deve dimostrarvi nulla.

L’altro invece porterà molta sofferenza alla vostra anima perché non ha buone intenzioni. È stato mandato dall’inferno per rubare le anime, imbroglierà, mentirà e ingannerà, ma non vi porterà mai amore, non vi darà profonda realizzazione, solo brividi ed euforia e nulla di ciò che Mio Figlio tiene in serbo per voi!

Quindi cambiate strada, perchè chi non vive con Gesù, chi non conosce il Suo amore e non sa che cos’è la profonda realizzazione divina, crederà all’anticristo, lo seguirà e si perderà in lui e nella bestia.

Pentitevi, prima che sia troppo tardi e dichiaratevi per Gesù regalateGLI il vostro SÌ. Allora riconoscerete e manterrete la chiarezza e il vostro cuore saprà chi è il vero Figlio del Signore.

Preghiera Portare il cielo alla terra



Che cosa è la preghiera 


Un servizio 

C'è un vero e proprio servizio a Dio nel pregare per il Suo 
popolo. 

Luca 2:37 
Ella era vedova e, sebbene avesse ormai 
ottantaquattroanni, non si allontanava mai dal tempio, 
servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 

L'apostolo Paolo scrisse di Epafra che lavorava in preghiera: 

Colossesi 4:12 
Epafra, che è dei vostri ed è servo di Cristo, vi saluta; egli 
combatte sempre per voi nelle preghiere, affinché stiate 
fermi, perfetti e compiuti in tutta la volontà di Dio.