venerdì 28 febbraio 2020

La nube della non-conoscenza



L’esatta interpretazione di questa frase del Vangelo:


«Maria ha scelto l’ottima parte»



Cosa significa questa frase: «Maria ha scelto l’ottima parte»? Ogni qualvolta si stabilisce o si nomina una cosa come «ottima», si presume l’esistenza di altre due prima di essa: l’una «buona», l’altra «migliore», cosicché vi sia «l’ottima», che è terza per numero. Ma quali sono queste tre cose buone di cui Maria ha scelto «l’ottima»? Tre tipi di vita, no di certo, poiché la santa chiesa ne conosce soltanto due: la vita attiva e quella contemplativa. E questi due tipi di vita sono allegoricamente raffigurati nel brano evangelico dove si parla delle due sorelle, Marta e Maria. Marta rappresenta la vita attiva, Maria quella contemplativa. Nessun uomo si può salvare senza l’una o l’altra di queste vite; d’altra parte, è impossibile scegliere quale sia l’ottima, dal momento che fra due cose soltanto se ne dà unicamente una migliore dell’altra.
Ma sebbene ci siano solo due tipi di vita, tuttavia in essi sono comprese tre parti, ognuna superiore all’altra. Di queste tre parti si è già parlato prima in questo libro e ciascuna è stata. messa secondo un certo ordine.

La prima parte, come si è detto, consiste in opere di carità e di misericordia corporale, tutte cose buone e oneste. Questo è il primo stadio della vita attiva.
La seconda parte di questi due tipi di vita è composta da efficaci meditazioni spirituali sulla nostra miseria., sulla passione di Cristo e sulle gioie celesti. Se la prima parte e buona, questa e ancora migliore, poiché e il secondo stadio della vita attiva e il primo di quella contemplativa. In questa seconda parte, la vita attiva e quella contemplativa sono unite insieme in una sorta di parentela spirituale, e fatte sorelle come Marta e Maria. Fino a tale altezza di contemplazione può giungere un attivo, e non più in alto, tranne in rarissime occasioni e per una grazia tutta particolare. Fino a tale profondità può scendere verso la vita attiva un contemplativo, e non più in basso, se non in casi rarissimi e per grave necessita.
La terza parte di questi due tipi di vita e tutta racchiusa nella nube della non-conoscenza ed è fatta di innumerevoli slanci d’amore rivolti a Dio così com’è, nel segreto del proprio cuore.
La prima parte è buona, la seconda è migliore, la terza è ottima sotto ogni aspetto. Questa è «l’ottima parte» di Maria. Di qui si può facilmente comprendere perché nostro Signore non disse che Maria aveva scelto «l’ottima vita», dal momento che ci son solo due vite e che tra le due non si può scegliere l’ottima, ma solo la migliore. Di questi due generi di vita «Maria ha scelto — disse — l’ottima parte, quella che non le sarà tolta mai».
La prima e la seconda parte sono sì buone e sante, ma terminano con questa vita. Infatti, nell’altra vita non ci sarà bisogno, come adesso, delle opere di misericordia, né di piangere per la nostra miseria o per la passione di Cristo. E nessuno soffrirà la fame o la sete, come invece su questa terra; nessuno morirà di freddo, né sarà ammalato o senza casa o in prigione; e nessuno avrà bisogno di essere seppellito, perché nessuno dovrà più morire. Ma la terza parte che Maria ha scelto, la scelga chi per grazia di Dio si sente chiamato a seguirla. O meglio, chiunque è scelto da Dio per quella parte, segua con lena e con gioia la sua inclinazione. Quella parte non gli sarà tolta mai: infatti, anche se comincia in questa vita, durerà per sempre.
Lasciate, dunque, che la voce del Signore si levi contro questi attivi, come se stesse parlando loro in questo momento in nostro favore, così come fece allora con Marta per difendere Maria, dicendo: «Marta, Marta!». «Attivi, attivi!, datevi da fare più che potete nella prima e nella seconda parte, ora nell’una, ora nell’altra, o se proprio volete e vi sentite pronti, in tutt’e due contemporaneamente. Ma non impicciatevi degli affari dei contemplativi. Voi non sapete niente del loro travaglio interiore. Lasciateli stare, seduti nel loro riposo a godersi la terza e ottima parte scelta da Maria».

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO




Monsignor GAUME

AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA MATERNO RIFUGIO



O Regina dell'Universo e Mediatrice tra gli uomini e Dio, Madre di dolore, di amore e di misericordia, consolazione e rifugio di tutte le nostre speranze che, pur spezzandoti il Cuore con tanti disprezzi ed oltraggi, Ti degni ancora di essere propizia verso di noi, figli indegni ed ingrati; ottienici, Ti preghiamo con filiale confidenza e gran fiducia, la grazia di essere liberati dal peccato, che uccide le anime ed ha portato il mondo in rovina. O clementissima Madre, noi riconosciamo di aver incoronato di spine il Tuo Figlio divino e nostro Redentore Gesù e squarciato con molte ferite il Tuo tenerissimo Cuore, per cui abbiamo meritato i flagelli della Giustizia di Dio. Ma ora, ravveduti e pentiti, invocando la Tua protezione ed il Tuo aiuto, ci rifugiamo nel Tuo Cuore materno, unico riparo nel turbine tempestoso che sconvolge il mondo. 

Accogli benigna, con la preghiera per la nostra salvezza, la nostra fervida supplica di riparazione per le molte offese che si commettono, in ogni ora del giorno e della notte, da tanti altri figli ingrati, affinché, illuminati ed attratti dal Tuo materno amo- re, possano trovare anch'essi rifugio e salvezza.  

O Maria, Regina del Cielo e della terra, Madre di Dio, Madre e Mediatrice nostra, Tu che hai tutta la potenza presso Dio e tutto l'amore per la nostra salvezza, in quest'ora triste e tenebrosa, che avvolge e sommerge questa misera e tormentata umanità, tra le forze crescenti e minacciose del maligno infernale, fa' scendere, Ti preghiamo con viva fede, la luce del Tuo materno amore sul mondo tutto e particolarmente nei cuori infedeli ed induriti nella colpa, affinché tutti uniti, come un sol cuore, nella fede e nell'amore del Cuore divino del Tuo e nostro Gesù, possiamo cantare, su tutta la terra, il trionfo della Tua materna misericordia. Così sia.  Indulgenza 200 giorni 

Con approvazione ecclesiastica della Diocesi di Mileto (CZ)  

L'ARALDO DEL DIVINO AMORE



RACCOMANDAZIONE DELLA PERSONA

«Oh, profondità delle ricchezze e della scienza di Dio! come i suoi giudizi sono incomprensibili e come sono impenetrabili le sue vie! » (Rom. XI, 33). Perciò Dio chiama coloro che ha predestinati da vie differenti, misteriose, ammirabili. Dopo d'averli chiamati li colma di grazie, come se adempisse opera di giustizia verso anime, che giudica degne di condividere le sue ricchezze ed eterne delizie.
La cara Santa di cui trattiamo ce ne dà una prova evidente. Simile a giglio splendente di candore, venne posta da Dio nell'aiuola fragrante del giardino della Chiesa, cioè nell'assemblea delle anime giuste, quando, bimba di appena cinque anni la ritirò dalle agitazioni mondane, per introdurla nella dimora nuziale della santa Religione. Al candore del giglio ella univa la magnificenza e la freschezza dei fiori più eletti, così che, non solo affascinava lo sguardo, ma rapiva i cuori. Benchè d'età tenerissima, lasciava intravvedere rara maturità di giudizio, mostrando tale ricchezza di sapere, di eloquenza e facilità nell'apprendere qualsiasi cosa, da farne rimanere rapiti.
Ammessa alla scuola, subito si distinse per vivacità e finezza d'intelligenza, sorpassando le compagne in qualsiasi ramo dell'insegnamento. Con cuore illibato ella trascorse l'infanzia e l'adolescenza, dandosi tutta allo studio delle urti, in modo da preservarsi, per bontà del Padre delle misericordie, da quelle frivolezze, che così spesso trascinano a rovina l'incauta gioventù.
Lodi e ringraziamenti a Te, o Dio onnipotente!
Venne infine il momento in cui Colui, che l'aveva scelta fin dal seno di sua madre, introducendola poi, ancor pargoletta, a condividere il banchetto della vita monastica, volle condurla, per grazia particolare, dalle cose esteriori alla contemplazione interiore, dalle azioni terrestri alla ricerca delle cose celesti; più avanti racconteremo come avvenne tale mutamento (vedi Lib. II, cap. I).
Ella comprese allora di essere restata troppo tempo lungi da Dio, « in ragione dissimilitudinis, in una regione dissimile », (come ben dice S. Agostino, Lib. VII, cap. X), quando, applicandosi con passione allo studio delle lettere, aveva trascurato di fissare la luce della scienza spirituale, ed attratta troppo sensibilmente dal fascino della sapienza umana, s'era privata del delizioso sapore della vera sapienza.
Fedele al divino richiamo, disprezzò gli allettamenti intellettuali che l'avevano fin allora sedotta, e s'abbandonò tutta al suo Dio che volle introdurla nel regno dell'allegrezza e della gioia, sulla montagna di Sion, ammettendola alle delizie della divina contemplazione. Là si spogliò del vecchio uomo e de' suoi atti per rivestirsi dell'uomo nuovo, creato secondo Dio, nella giustizia e santità della verità.
Così si mutò da intellettuale a spirituale, meditando continuamente le pagine divine che poteva procurarsi, e riempiendo il cuore delle dolci, utilissime sentenze della Sacra Scrittura. Perciò, quando venivano a consultarla su questioni religiose, aveva sempre pronti detti scritturali, e lo faceva con tanta opportunità e senno, da convincere pienamente i suoi interlocutori. Ella era avidissima di immergersi nelle dolcezze della contemplazione e di meditare i libri sacri: quelle pagine erano per lei favo di miele, dolce armonia, giubilo spirituale. Simile alla colomba che raccoglie il chicco di grano, Ella scrisse libri spirituali ricchi di grande soavità, ove sono raccolte le parole dei Santi.
Suo scopo era di rendere chiari e luminosi, anche alle intelligenze meno dotate, certi passaggi un po' oscuri. Inoltre compose preghiere veramente ispirate e deliziose, nonchè gli Esercizi spirituali che, ancor oggi, si leggono con frutto, diletto, edificazione.
Il suo stile è così corretto che i maestri, nonché fare appunti sulla sua dottrina, ne subirono l'incanto ed apprezzarono le sue opere, sia per l'agilità dell'esposizione, sia perché infiorate e profumate dai detti della S. Scrittura che loro danno un pregio elevatissimo, specialmente allo sguardo dei teologi e delle anime pie.
E' quindi evidente che tali produzioni non sono il frutto dello spirito umano, ma della grazia celeste, di cui Geltrude era ricolma.
Per non dare a queste lodi un senso puramente umano, aggiungeremo qui un titolo che merita di essere esaltato. La Sacra Scrittura non dice forse: « La grazia esterna inganna e la bellezza è fallace: solo la donna che teme il Signore sarà lodata?» (Prov. XXXI, 30).
Ella era una fortissima colonna della Religione, zelante difesa della giustizia e della verità, tanto che si può applicarla quello che si disse del grande Sacerdote Simone, nel libro della Sapienza: « Ha sostenuto la causa durante la vita » cioè la Religione « ed ha durante i suoi giorni assodato il tempio » (Eccl. L, I), cioè con esempi e consigli, ha riscaldato il sacro tempio della divozione, eccitando nelle anime vivo fervore. Possiamo dunque ripetere che durante il suo terreno pellegrinaggio, « i pozzi hanno riversato le loro acque » (ibld) perchè nessuno più di Geltrude ha diffuso ampiamente le onde di una salutare dottrina.
Ella aveva parola dolce e penetrante, linguaggio eloquente, persuasivo, efficace e così colmo di grazia da meravigliare coloro che l'ascoltavano, parecchi dei quali affermarono che sentivano vibrare lo spirito di Dio, ne' suoi discorsi, sì da esserne inteneriti nel cuore e trasformati nella volontà. Infatti « la parola viva ed efficace, più penetrante di una spada a due tagli, la quale divide l'anima dallo spirito » (Ebr. IV, 12) abitava in essa, operando tali meraviglie. Agli uni essa ispirava quel sincero pentimento che guida all'eterna salvezza, agli altri la luce per conoscere Dio ed approfondire la propria miseria; ad altri ancora dava sollievo e conforto, infine in molti accendeva la fiamma del divino amore.
Parecchie persone esterne, che l'avevano accostata una sola volta, assicuravano d'averne provato dolcezze ineffabili. Però, quantunque possedesse a dovizia í doni che piacciono al mondo, non bisogna concludere che, quanto si racconta in questo libro, sia il frutto del suo ingegno naturale, della vivacità dell'immaginazione, o il risultato della grazia del suo facile eloquio. Tutto in essa procedeva dalla sorgente della divina Sapienza, diffusa nell'anima sua da quello Spirito Santo, « che soffia dove vuole » (Giov. III, 8), quando vuole, per chi vuole e ciò che vuole, secondo la convenienza dei tempi, dei luoghi, delle persone.
Siccome per le cose visibili e invisibili sono generalmente meglio comprese dall'umano intelletto per mezzo di immagini, così è necessario rivestirle di forme concrete Ugo di S. Vittore lo prova chiaramente nel « Discorso dell'uomo interiore » (cap. XVI).
« Le divine scritture, per adattarsi alla fragilità umana, descrivono le cose invisibili sotto forme visibili, imprimendo così nell'intelligenza delle immagini, la cui bellezza ridesta i nostri desideri. Parlano perciò, talora, di una terra ove scorre latte e miele, tal altra di fiori e di profumi: così pure, assai spesso, esprimono l'armonia delle gioie celesti, coi cantici degli uomini ed i concerti degli uccelli. Leggendo l'Apocalisse di S. Giovanni troverete descritta una Gerusalemme celeste adorna d'oro, d'argento, di gemme e di altre pietre preziose. Eppure sappiamo che in cielo, ove nessuna cosa manca, non v'ha nulla di simile, ma tali cose vi sono nella loro « sostanza spirituale ».

RIVELAZIONI DI S. GELTRUDE

“Signore, insegnaci a pregare!”



Raccolta di preghiere della Serva di Dio LUISA  PICCARRETA 


Diversi modi di fondersi nella Divina Volontà

Molte volte nei miei scritti dico: “Mi stavo fondendo nel Santo Volere Divino”, e non mi  spiego più... Ora, costretta dall’ubbidienza, dico quello che mi succede in questa fusione nel  Divin Volere.  
Mentre in questo mi fondo, innanzi alla mia mente si presenta un vuoto immenso, tutto di  luce, in cui non si trova né dove arriva l’altezza, né dove giunge la profondità, né i confini di  destra né di sinistra, né quello dinnanzi, né quello opposto... In mezzo a questa immensità, in un  punto altissimo, mi sembra di vedere la Divinità, oppure le Tre Divine Persone che mi  aspettano; ma questo sempre mentalmente. E non so come, una piccola bambina esce da me,  ma sono io stessa; forse è la piccola anima mia...; ma è commovente vedere questa piccola  bambina mettersi in via in questo vuoto immenso, tutta sola, (che) cammina timida, in punta di  piedi, con gli occhi sempre rivolti dove scorge le Tre Divine Persone, perché teme che se  abbassa lo sguardo in quel vuoto immenso, non sa a qual punto deve andare a finire. Tutta la  sua forza è in quello sguardo fisso in alto, che essendo ricambiata con lo sguardo dell’Altezza  Suprema, prende forza nel cammino... Ora, mentre la piccolina giunge innanzi a Loro, si  sprofonda con la faccia nel vuoto per adorare la Maestà Divina; ma una mano delle Divine  Persone rialza la piccola bambina e le dicono: “La figlia nostra, la piccola Figlia della nostra  Volontà: vieni nelle nostre braccia”... Ed essa, nel sentir ciò, si mette in festa e mette in festa le  Tre Divine Persone, che compiacendosi di lei aspettano il disimpegno del suo ufficio, da Loro  affidatole. Ed essa, con grazia propria di bambina, dice: “Vengo ad adorarvi, a benedirvi, a  ringraziarvi per tutti; vengo a legare al vostro Trono tutte le volontà umane di tutte le generazioni, dal primo all’ultimo uomo, affinché tutti riconoscano la vostra Volontà Suprema,  L’adorino, L’amino e Le diano vita nelle anime loro”. 
Poi ha soggiunto: “O Maestà Suprema, in questo vuoto immenso ci sono tutte queste  creature, ed io voglio prenderle tutte per metterle nel vostro Santo Volere, affinché tutte ritornino  al principio da dove sono uscite, cioè alla vostra Volontà. Perciò sono venuta nelle vostre braccia  paterne, per portarvi tutti i vostri figli e miei fratelli e legarli tutti con la vostra Volontà; ed io, a  nome di tutti e per tutti, voglio ripararvi e darvi l’omaggio, la gloria, come se tutti avessero fatto  la vostra SS. Volontà. Ma deh, Vi prego, che più non ci sia separazione tra Volontà Divina e  umana! È una piccola bambina che ciò Vi chiede e ai piccoli so che Voi non sapete negar nulla”... 
Ma chi può dire tutto ciò (che) feci e dissi? Sarei troppo lunga, oltre che mi mancano i  vocaboli di ciò che dico innanzi all’Altezza Suprema. Mi sembra che qui nel basso mondo non si  usa quel linguaggio di quel vuoto immenso. 
Altre volte, poi, mentre mi fondo nel Divin Volere e quel vuoto immenso si fa avanti alla mia  mente, giro per tutte le cose create e vi imprimo un «Ti amo» per quella Maestà Suprema, come  se io volessi riempire tutta l’atmosfera di tanti «Ti amo», per ricambiare l’Amore Supremo di  tanto amore verso le creature; anzi, giro per ogni pensiero di creatura e v’imprimo il mio «Ti  amo»; per ogni sguardo e vi lascio il mio «Ti amo»; per ogni bocca e ad ogni parola vi suggello il  mio «Ti amo»; per ogni palpito, opera e passo e li copro col mio «Ti amo», che dirigo al mio  Dio...; scendo fin laggiù nel mare, nel fondo dell’oceano, e ogni guizzo di pesce, ogni goccia  d'acqua, li voglio riempire del mio «Ti amo». Onde dopo che dappertutto ha operato, come se  avesse seminato il suo «Ti amo», la piccola bambina si porta innanzi alla Maestà Divina e, come  se volesse farle una grata sorpresa. Le dice: “Mio Creatore e Padre mio, mio Gesù e mio Eterno  Amore: guardate tutte le cose e da parte di tutte le creature sentite che Vi dicono che Vi amano.  Dovunque c’è il «Ti amo» per Voi; Cielo e terra ne sono pieni: e dunque, Voi ora non concederete alla piccola piccina che la vostra Volontà scenda in mezzo alle creature, si faccia conoscere,  faccia pace con la volontà umana e, prendendo il suo giusto dominio, il suo posto d'onore, nessuna creatura faccia più la sua volontà, ma sempre la Vostra?” 
Altre volte poi, mentre mi fondo nel Divin Volere, voglio dolermi di tutte le offese fatte al  mio Dio e riprendo il mio giro in quel vuoto immenso, per trovare tutto il dolore che il mio Gesù  ebbe per tutti i peccati; lo faccio mio e giro ovunque, nei luoghi più reconditi e segreti, nei  luoghi pubblici, su tutti gli atti umani cattivi, per dolermi per tutte le offese...; e per ciascun  peccato mi sento che vorrei gridare in ogni moto di tutto il Creato, raccogliendo in me tutto il  dolore di tutte le colpe: “Perdono, perdono”. Non c’è offesa (a) Dio, sia pure la più lieve, (di cui)  io non mi dolga e chieda perdono. E per fare che tutti sentano questo mio implorare perdono  per tutti i peccati. lo imprimo nel rumoreggiare del tuono, affinché tuoni in tutti i cuori il dolore  di aver offeso il mio Dio; “Perdono!”, nello scoppio della folgore; doloroso pentimento nel sibilo  del vento, che gridasse a tutti “pentimento e invocazione di perdono!”; e nel tintinnio delle  campane, “dolore e perdono!”; insomma, così in tutto. E poi porto al mio Dio il dolore di tutti ed  imploro perdono per tutti e dico: “Gran Dio, fate scendere la vostra Volontà sulla terra, affinché  il peccato non abbia più luogo! È la sola volontà umana che produce tante offese, che pare che  allaga la terra di peccati; la vostra Volontà sarà la distruggitrice di tutti i mali. Perciò, Vi prego,  contentate la piccola Figlia della vostra Volontà, che non vuole altro (se non) che la vostra  Volontà sia conosciuta e amata e regni in tutti i cuori”. 
Ricordo che un giorno stavo fondendomi nel Santo Volere Divino ed io guardavo il cielo, che  pioveva a dirotto, e sentivo un piacere nel vedere scendere l’acqua sulla terra; ed il mio dolce  Gesù, movendosi nel mio interno, con amore e tenerezza indicibile mi diceva: “Figlia mia, in  quelle gocce d’acqua che vedi scendere dal Cielo c’è la mia Volontà. Essa corre rapidamente  insieme con l’acqua; si parte per dissetare le creature, per scendere nelle viscere umane (e) nelle  loro vene, per rinfrescarle e costituirsi vita delle creature e portar loro il mio bacio, il mio Amore.  Si parte per annaffiare la terra, per fecondarla e preparare il cibo alle mie creature; si parte per  tanti altri bisogni delle stesse... La mia Volontà vuole aver vita in tutte le cose create, per dare  Vita celeste e naturale a tutte le creature. Ma essa, mentre va come in festa, piena d’Amore verso  tutti, non riceve l'adeguato
ricambio e resta come digiuna da parte delle creature. Figlia mia, la  tua volontà fusa nella Mia corre pure in quell’acqua che piove dal cielo, come insieme a Me  dovunque essa va; non lasciarla sola e dalle il ricambio del tuo amore e della tua gratitudine per  tutti”.  (Vol. 17°, 10.05.1925). 

di D. Pablo Martín

La svalutazione della Parola divina



( secondo il tempo)

Siete interpellati da Me tutti voi che desiderate che il vostro Padre nel Cielo vi parli. E nessuna  Parola vi è stata davvero rivolta invano, perché da ciò potrete sempre di nuovo trarre la Forza ed il  vostro sapere verrà sempre ampliato. E quello che da Me viene guidato una volta sulla Terra,  conserva anche il suo valore, perché sono sempre delle Parole divine, Parole d’Amore e di Grazia e  nessun uomo dovrebbe cercare di svalutarle, perché tutto è l’Irradiazione della Mia Forza d’Amore,  che quindi non perde mai il suo valore. Non è che le Mie Parole possano essere svalutate, quando le  ricevete in tempi diversi, perché la Mia Parola conserva sempre ed eternamente la sua validità e può  essere offerta al ricevente soltanto secondo il suo stato di maturità, e questo lo posso misurare  solamente Io. Se quindi credete di venir ora provveduti diversamente, allora questo può riguardare  solamente, che si va sempre di più verso la fine e che i Miei Ammonimenti ed Avvertimenti  diventano sempre più urgenti, ma lo sviluppo dell’anima rimane sempre ed in eterno lo stesso, e  tutto ciò che Io ho pronunciato una volta, non perde la sua validità. Perché la Mia Parola non si  svaluta in eterno, e dove gli uomini presumono questo, là non sono nello stato d’animo di  comprenderla così, come Io la voglio aver compresa. Perché è sempre la Mia Parola, che vi viene offerta tramite la bocca d’uomo, e non spetta a voi di emettere su questo un giudizio, perché Io so  davvero ciò che è meglio per voi e per quale stato di maturità vi viene data. E la guiderò sempre là,  dove gli uomini hanno bisogno proprio di questa Parola, per svilupparsi verso l’Alto. E se foste tutti  in grado di sentire direttamente la Mia Voce, allora potrei anche parlare ad ognuno e rispondergli le  sue domande, ma dato che questo non è possibile, tento tutti i Miei Discorsi in modo, che servano  ad ognuno e lo aiutino all’ulteriore sviluppo. Perché Io conosco tutti i cuori e sò ciò che  necessitano, anche se voi uomini non lo sapete. Io so davvero ciò che vi serve al perfezionamento.  Perciò non dovete credere che mando alla leggera la Mia Parola sulla Terra, ma parlo sempre ad  ogni singolo uomo come lo richiede il suo stato spirituale e come ne è ricettivo. Sovente vengono  anche interpellate le anime nell’aldilà, a loro viene data la risposta a domande che le muovono e che  solo Io posso rispondere loro in modo come lo comprendono, quindi sempre secondo il loro stato di  maturità. Ma non dovete mai credere, che una Mia Parola giunga sulla Terra senza scopo e meta,  perché conosco tutto, ogni predisposizione dell’interpellato, e nessuna Parola perde il suo valore,  perché si trovano sempre degli uomini che devono essere interpellati così e non diversamente, e  perché dovete solo essere dei diffusori, ma non vi dovete mai arrogare, di valutare la Mia Parola. E  se nella conoscenza dello stato di miseria spirituale mando la Mia Parola sulla Terra apparentemente  alla leggera, allora accettatela anche allora come adatta a questa miseria spirituale, perché nulla  viene dato inutilmente, nulla è senza senso e scopo, tutto serve solo allo sviluppo verso l’Alto ed è  adeguato allo stato di maturità di colui (coloro) che la riceve (ricevono) e così guido anche bene i  pensieri di colui, che riceve direttamente da Me la Mia Parola e provvede alla diffusione.

Amen

Bertha Dudde 7 agosto 1965

Giurare fedeltà al magistero di Bergoglio?



IL REGNO DELL’ANTICRISTO

Il Regno dell’Anticristo ha le sue radici nella “Chiesa Universale dell’Uomo” che ebbe inizio col pontificato di Paolo VI.
Basta leggere il capitolo “La Sua nuova Religione” del libro di don Luigi Villa, “Paolo VI beato?” per scoprire come Paolo VI ha inventato un cristianesimo nuovo schiodato dalla Croce; ha sostituito il “Culto di Dio” col “Culto dell’Uomo”, il primato del soprannaturale col primato del naturale e del temporale, il primato della “Legge di Dio” col primato della “coscienza”, il primato del “Regno di Dio” e della “vita eterna” col primato del “mondo”, della “Pace” e del “paradiso in terra”!
Un cristianesimo che considera Cristo come un “liberatore” non dal peccato ma dalla sofferenza e dall’asservimento; un Vangelo confuso con la “Carta dei Diritti dell’uomo” e messo al servizio della “giustizia sociale”, i “Diritti di Dio” aboliti a profitto dell’esaltazione dei “Diritti” e dei “gusti” dell’uomo; l’evangelizzazione del soprannaturale “docete” ridotta a un “dialogo” che poggia solo sui mezzi umani e non mira alla conversione. Un cristianesimo che, idolatrando l’uomo, ha fatto proclamare la “Libertà Religiosa” come suo diritto fondamentale e assoluto promuovendo un falso amore per lui sul quale Paolo VI ha fondato la Sua “religione dell’Uomo”:

«L’uomo moderno non arriverà, un giorno (...) a tendere l’orecchio alla voce meravigliosa dello Spirito che palpita in essa? Non sarà la religione del domani?».

«L’umanesimo laico e profano è apparso, infine, nella sua terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione di Dio che S’è fatto uomo si è incontrata con la RELIGIONE DELL’UOMO CHE SI è FATTO DIO ...Noi più di chiunque altro, NOI ABBIAMO IL CULTO DELL’UOMO!».

«Tutte queste ricchezze dottrinali (del Concilio) non mirano che a una cosa: servire l’uomo».

«Il Nostro Umanesimo diventa Cristianesimo e il Nostro Cristianesimo diventa teocentrico, tanto che possiamo ugualmente affermare: per conoscere Dio, bisogna conoscere l’uomo»!

«L’uomo ci si rivela gigante. Ci si rivela divino. Ci si rivela divino non in sé, ma nel suo principio e nel suo destino. Onore all’uomo, onore alla sua dignità, al suo spirito, alla sua vita»!
«Onore all’uomo; onore al pensiero! Onore alla scienza! ... Onore all’uomo, Re della Terra ed ora anche Principe del cielo!».

Ma nella Sacra Scrittura sta scritto: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa suo braccio la carne e il cui cuore rifugge dal Signore»!

del dott. Franco Adessa

LA PROVA DEL DUBBIO



Il segno lo darò in te! 

Verso la fine di agosto del 1920, per provare lo spirito che la conduceva, fu proibita a Josefa ogni comunicazione con l'apparizione che la rapiva. Le si impose di distogliersene, di non credere e di non dare importanza a ciò che avrebbe potuto ancora vedere o sentire.  
Il dubbio ormai incombe su lei. Ne ha l'anima sconvolta e si domanda con ansia se non è divenuta zimbello dell'illusione, come, a quanto pare, si crede. Del resto più volte il demonio le aveva suggerito questo pensiero che essa aveva allontanato come una tentazione per restar fedele a ciò che credeva essere la volontà di Dio. Dov'era dunque la verità?  
Nello stesso tempo l'idea che una tale vita, non voluta né cercata da lei potesse essere un ostacolo alla sua vocazione la torturava. L'orrore istintivo per le cose straordinarie, il desiderio di una vita religiosa umile e nascosta ne sconvolgevano ancor più l'anima agitata.  
Ma abituata al sacrificio più intimo di sé, compenetrata di spirito di fede e di obbedienza non esitò un istante. Senza permettersi né ragionamenti né compromessi, essa decisamente entrò nell'oscuro sentiero in cui il suo amore soffrirà tanto come rivelano i suoi appunti.  

«Il giovedì 2 settembre scrive - alla meditazione vidi la stessa persona così bella, con il Cuore aperto. Mi chiese due volte se L'amassi: per obbedienza non risposi quantunque mi costasse un grande sforzo, sentendomi involontariamente sospinta verso di lei».  

Tre giorni dopo, 5 settembre, Josefa si trovava nella sala del noviziato.  

« …quando ad un tratto - scrive - vidi una gran luce e in mezzo la stessa persona, con il Cuore tutto infiammato. Ebbi tanta paura che fuggii nella cella della Beata Madre. Mi bagnai gli occhi con l'acqua benedetta e mi aspersi anche la persona, ma la visione non spariva».  
«- Perché temi? - mi disse la voce.  
«- Non sai che è qui il luogo del tuo riposo?».  
Trascorse qualche istante di silenzio, poi soggiunse:  
«- Non dimenticare che ti voglio vittima del mio amore». «Poi tutto disparve».  

La prova continuava insistente giorno per giorno. Josefa resisteva e non rispondeva, ma talvolta non riusciva a sottrarsi al fascino che la dominava, alla gioia celeste e soprattutto alla pace che la pervadeva.  

«- Vieni - diceva la voce - entra qui... perditi in questo abisso!».  

Il mercoledì 8 settembre, verso sera, si trovava in preghiera nella cella di Santa Maddalena Sofia e come un lampo passò davanti a lei il Cuore infiammato dicendole:  

«- Che cosa preferisci, la tua volontà o la mia?».  

«Compresi - ella scrive - che era la risposta a ciò che chiedevo a Gesù con tutta l'anima: essere una buona religiosa interamente data all'Amore del Suo Cuore divino, ma nella via comune, nel sentiero ordinario, perché temevo che tutte queste cose fossero di ostacolo alla mia vocazione».  

Il giorno dopo, 9 settembre, alla Santa Messa ella rivide Colui di cui per molto tempo non aveva dubitato. Con una mano teneva il suo Cuore, con l'altra le porgeva una coppa:  

«- Ho inteso i tuoi gemiti - le dice - conosco i tuoi desideri ma non posso esaudirli. Ho bisogno di te per riposare il mio Amore. Prendi questo Sangue sgorgato dal mio Cuore! E la sorgente dell'amore: non temere di nulla e non abbandonarmi! Mi compiaccio di abitare in te, mentre tante anime fuggono lontane!».  
Josefa restò in silenzio:  
«Ma - ella scrive - non potei fare a meno di pensare: Dio mio, se a vessi saputo non sarei venuta qui! Mi perseguita l'idea che restando nel mondo tutte queste cose non mi sarebbero avvenute, e ciò accresce la mia angoscia ogni giorno di più. Se Dio non mi tenesse avvinta a Lui, certamente tornerei indietro: ma mi sento legata in modo incomprensibile e l'amore alla mia vocazione si fa sempre più forte! Perciò mi sento spinta a supplicare continuamente il Cuore di Gesù di lasciarmi nella via comune, senza nulla di straordinario anche priva di consolazione, se così vuole, pur di rimanere fedele nelle più piccole cose e amare senza limiti il Suo Cuore».  

Questo Cuore le appare ancora il giovedì 16 settembre e le ripete:  

«Occorre, per soddisfare il mio Amore, che tu mi cerchi delle anime; le troverai soffrendo molto ed amando. Dovrai sopportare molte umiliazioni, ma non temere di nulla: sei nel mio Cuore».  

In mezzo a tante incertezze Josefa si sforzava di chiudere gli occhi, ma non poteva distogliersi dal bisogno di amare Dio che sentiva crescere ogni giorno di più.  

«Ripetergli che Lo amo - ella scrive - è l'unica cosa che mi mette in pace e mi distacca dalla terra. Nel passato nutrivo una viva tenerezza per i miei cari, e per altre persone... le amo ancora, ma in altro modo. Mi pare che adesso niente può riempire il mio cuore, e talvolta come istintivamente ripeto: mio Dio, Ti amo! Ciò basta per aiutarmi a compiere cose che mi sarebbero altrimenti impossibili.  
«Talvolta, lavorando, mi trovo distratta, e ad un tratto, come un lampo, quel Cuore mi passa davanti, lasciandomi a lungo infiammata d'amore».  

Mentre l'azione crocifiggente della prova si accentuava e crescevano le ansie di Josefa, l'obbedienza la manteneva fedele e lo spirito di cui era animata si rivelava a poco a poco. Gesù la svincolava da ogni cosa creata per unirla completamente a Sé.  
Il venerdì 17 settembre, alla Messa, Nostro Signore le si mostrò, triste in volto, con le mani legate, la corona di spine in capo, il Cuore infiammato come sempre. Le presentò una croce, che ella dapprima non aveva veduta e le disse:  

«Ecco la croce che ti offro: me la rifiuterai?». «Mi sento una grande angoscia per non poter rispondere - ella scrive - perché l'anima mia si slancia verso di Lui nonostante tutto. 

Ardo dal desiderio di amarlo e il dubbio che non sia Lui mi tortura. Perciò quello che chiedo ardentemente è che tutte queste cose cessino per sempre!».  

Ma Egli ritorna di nuovo:  

«Alla meditazione, domenica 19, riflettevo su quello che avrei potuto fare per amarlo maggiormente giacché non riesco a pensare ad altra cosa. Ad un tratto Lo vidi ed il suo Cuore era come un incendio... Quel Cuore che mi infonde tanta pace e mi rende forte per sostenere ogni sofferenza!».  
«- Se Mi ami - mi disse - ti starò sempre vicino. Se Mi segui continuamente, sarò la tua vittoria contro il nemico, mi manifesterò a te e ti insegnerò ad amarmi!».  

Il giorno dopo, 20 settembre, assillata dalla stessa ansietà, essa supplica Nostro Signore di voler concedere un segno alle sue Superiore, affinché sappiano se tutte queste cose vengono da Lui o no. Egli ad un tratto appare e dice:  

«- Il segno lo darò in te. Quello che voglio è che ti abbandoni a Me».  

Questo segno infatti Dio già stava imprimendolo nell'anima docile e generosa di Josefa, attraverso una lotta che pur la lasciava invariabilmente obbediente. Gli inviti divini si moltiplicavano, ma ella continuava a mantenere il silenzio.  

«Venne però un giorno in cui - scrive il 27 settembre - non so che cosa sia avvenuto in me. Mi vidi come costretta ad arrendermi, ad abbandonarmi a ciò che Dio voleva fare di me e non potei trattenermi dal dirgli: Sì, o Signore, sono Tua: ciò che vuoi io lo voglio! Immediatamente vidi Gesù bellissimo che mi disse:  
«- Non temere, sono Io».  
Il venerdì 29 settembre mi rivolse di nuovo la domanda:  
«- Sei disposta a fare la mia Volontà?».  
«Mio Dio - ella scrive - se sei Tu veramente mi metto nelle Tue mani perché Tu faccia di me ciò che vorrai. Quello che Ti chiedo è di non essere ingannata e che nulla metta ostacolo alla mia vita religiosa».  
«Egli mi rispose: «- Se sei nelle mie mani di che puoi temere? Non dubitare, né della bontà del mio Cuore, né del mio Amore per te».  
«Una fiamma si sprigionò dal Suo Cuore e mi avvolse.  
«Ciò che ti chiedo - Egli continuò - è di essere sempre pronta a consolare il mio Cuore, ogni volta che ho bisogno di te. La consolazione di un'anima fedele mi compensa delle amarezze che mi infliggono tante anime fredde e indifferenti. Sentirai, sì, talora tutto il peso della mia angoscia, ma è così che mi consolerai. Non temere di nulla, sono con te!».  

Tuttavia queste parole non la rassicuravano del tutto, e quando si trovava sola l'anima sua era di nuovo immersa in un'angoscia indicibile. Combattuta tra le attrattive talora irresistibili dell'amore, il timore delle cose straordinarie, l'obbedienza che le imponeva il silenzio, supplicava Nostro Signore di lasciarla nella vita semplice e comune che il suo amore desiderava, o di dare la luce necessaria per mettere fine a tanti dubbi e sofferenze.  
É ormai vicina l'ora in cui Colei che mai viene invocata invano si chinerà sull'umile sua figlia.  
La sera della domenica 3 ottobre, la Madre Assistente, indovinando, dal volto della novizia, la sua intima tortura, le disse di andare a coricarsi prima dell'ora ordinaria. Nel piccolo dormitorio Josefa, non riuscendo a dormire, si mise a pregare la Madonna.  

«Recitai le litanie della SS.ma Vergine - ella scrive - con tutto il cuore ripetei la domanda che da parecchi giorni non cessavo di rivolgere alla Madre celeste: Madre mia! ti supplico per amore di Dio, non permettere che sia ingannata, e fa' conoscere se queste cose sono vere o no!  
«In quel momento sentii come un passo leggero, come se qualcuno si avvicinasse, e vidi vicino al mio letto una figura vestita di bianco, avvolta in un lungo velo, con una dolce e gentile fisionomia. Teneva le mani incrociate, mi guardò soavemente e disse:  
«Figlia mia, non sei nell'inganno, e la tua Madre presto lo saprà; però tu devi soffrire per conquistare anime a mio Figlio».  
«Poi disparve lasciandomi in una pace inesprimibile».  

Fu il passaggio della Regina del cielo e la figlia amorosa non ne dubitò. Maria però aveva detto: Devi soffrire! e a quest'invito alla sofferenza redentrice, Josefa doveva acconsentire liberamente.  
Il giorno dopo, 4 ottobre, Nostro Signore mostrandole il Cuore ferito, le disse:  

«Guarda in che stato le anime infedeli mettono il mio Cuore. Non conoscono l'Amore con cui le amo, perciò mi abbandonano. Non vuoi tu... almeno tu... fare la mia volontà?».  

L'ansia assalì Josefa.  

«Tacqui - ella scrive lealmente - ma in me tutto si ribellava. Egli disparve e compresi di avergli fatto dispiacere».  
«Il giorno dopo, martedì 5 ottobre, mentre dicevo le litanie della Madonna, vidi davanti a me la Madre celeste come la prima volta. Dopo qualche istante mi disse:  
«- Se rifiuti di fare la volontà di mio Figlio sarai tu a ferirlo nel Cuore. Accetta tutto quello che ti chiede e non attribuir nulla a te stessa. Sì, figlia mia, sii molto umile!».  
«Scomparve dopo avermi di nuovo guardata con grande compassione».  
La Madre di amore e di misericordia aveva interceduto. Oramai era entrata nella via tracciata dal Maestro divino per la sua prediletta e vi resterà fino alla fine. Accanto a Gesù, Maria prenderà quel posto discreto e riservato, tenero e forte insieme che Le spetta.  
Lascerà sempre in primo piano il Cuore di Gesù e solo interverrà per rassicurare Josefa nelle sue esitazioni, fortificarla nei timori, ricondurla sulla linea della volontà di Dio.  
L'avvertirà o la rialzerà, l'inizierà alle disposizioni del Figlio Suo e la preparerà alla sua visita; le insegnerà a stare in guardia contro il nemico e a riparare le sue debolezze. Infine sarà sempre presente nelle lotte pericolose col demonio per difenderla «forte come un'armata schierata in battaglia».  
L'intervento della Madonna confermò la luce che, gradatamente, andava facendosi attorno a Josefa: la sua obbedienza semplice e coraggiosa, l'indifferenza e l'abbandono da cui era animata, come anche l'umile diffidenza di sé e il timore delle vie straordinarie, e soprattutto l'amore della sua vocazione che per nulla al mondo avrebbe mai abbandonato, non era forse qui il segno di Dio? Ci si poteva opporre più à lungo ai suoi disegni? Alle guide di Josefa sembrò ormai venuto il tempo di lasciar libero campo all'azione divina, quantunque l'umile novizia dovesse rimanere circondata dal più vigile controllo. Perciò, malgrado le proprie ripugnanze, ricevette il permesso di «offrirsi».  

«Il venerdì 8 ottobre - ella scrive - alla meditazione, feci l'atto di abbandono alla Volontà di Dio. Durante la Messa, un po' prima del Vangelo vidi la Madonna. La supplicai d'intercedere per me presso Dio e Le spiegai perché mi ripugnava ricevere quelle grazie, quantunque fossi decisa di glorificare il Cuore di Gesù, consolarlo e acquistargli delle anime. Credo che abbia avuto compassione di me e mi ha detto:  
«Figlia mia, ripeti a Gesù queste parole a cui il Suo Cuore non saprà resistere: Padre mio, rendimi degna di compiere la Tua santa Volontà, perché sono tutta Tua».  
«Ed aggiunse: «- Nelle mani di un Padre tanto buono che cosa può mancarti?».  
«La supplicai di ricevere il mio atto di offerta e di ripeterlo Ella stessa a Gesù».  
La sera di quel giorno, entrando in cappella per l'adorazione, Josefa si trovò a un tratto in presenza di Nostro Signore.  
«Lo vidi col volto bellissimo - ella scrive - col Cuore circondato di fiamme, e nel Cuore, davanti alla croce, un libro aperto. Non capivo che cosa fosse... Mi sono offerta di nuovo, promettendo di non più tirarmi indietro. Mi ha posato la mano sul capo e mi ha detto:  
«Se tu non mi abbandoni, neppure Io ti lascerò. Da ora in avanti, Josefa, non chiamarmi se non Padre e Sposo. Se Mi sei fedele, faremo questo patto divino: tu mia sposa, Io tuo Sposo! Ora, scrivi quello che leggi nel mio Cuore: è il compendio di ciò che aspetto da te».  
«Allora lessi nel libro: «- Sarò l'unico Amore del tuo cuore, il dolce supplizio dell'anima tua, il gradito martirio del tuo corpo.  
«Tu sarai vittima del mio Cuore, mediante il disgusto amaro per tutto ciò che esiste all'infuori di Me; vittima dell'anima mia per mezzo delle angosce di cui la tua è capace, vittima del mio corpo col distacco da tutto ciò che può soddisfare il tuo, e con l'odio verso una carne colpevole e maledetta». 1 
«Quando ebbi finito la lettura Gesù mi fece baciare il libro e disparve». 

(N. Signore a Josefa, 20 settembre 1920).  

La concretezza della Parola di Dio



L’educazione e l’evangelizzazione dei figli 

"Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai". 
Deuteronomio 6,6 

 Il primario compito di ogni famiglia è l'educazione cristiana dei figli "In modo particolare i genitori partecipano all'ufficio di santificazione conducendo la vita coniugale secondo lo spirito cristiano e attendendo all'educazione cristiana dei figli" 1 - "I laici compiono la loro missione profetica anche mediante l'evangelizzazione, cioè con l'annunzio di Cristo fatto con la testimonianza della vita e con la parola. Questa azione evangelizzatrice ad opera dei laici acquista una certa nota specifica e una particolare efficacia, dal fatto che viene compiuta nelle comuni condizioni del secolo. Tale apostolato non consiste nella sola testimonianza della vita: il vero apostolo cerca le occasioni per annunziare Cristo con la parola, sia ai credenti...sia agli infedeli" 2 - "Così ogni laico, in ragione degli stessi doni ricevuti, è un testimone e insieme uno strumento vivo della missione della Chiesa stessa secondo la misura del dono di Cristo (Ef.4,7) 3 .  
Molti genitori dimenticano questo compito fondamentale e, nella migliore delle ipotesi, delegano tale dovere ad altri (catechisti, scuola, movimenti vari di preghiera); istituzioni che devono invece rimanere complementari. Ma la Sacra Scrittura è chiara (Matteo 25,14)! Con la parabola dei talenti ciascuno deve produrre in proporzione ad essi; ed i genitori debbono evangelizzare primariamente i figli. Il mancato assolvimento di questo compito costituisce un peccato di omissione a cui rispondere davanti al tribunale di Dio. La Madonna, nei suoi messaggi, ci ricorda il dovere di leggere la Bibbia in famiglia. E tutto ciò è indispensabile per ottenere e diffondere una "sana" evangelizzazione che contrasta con quanto il "mondo" comunemente intende per valori evangelici. A mo’ d'esempio riporto uno stralcio della seguente intervista 4 : 
Rosa: "...Mi spiegavano che ciò che conta è la ragione, la materia, che ciò che conta sono solo gli ideali dell'uomo, gli ideali figli della ragione. Mi facevano capire che non è il caso, che è di cattivo gusto parlare di religione. Allora ho sentito questa pressione come un tentativo di annientare la mia identità e ho provato, fortissimo, il bisogno di testimoniare nel modo più chiaro la mia fede...". 
E su quanto sopra riportato siamo tutti d'accordo; su quel che segue invece ci troviamo in aperto contrasto sia con tutto il contenuto Scritturale, sia con quanto la Madonna desidera si faccia e quindi in aperta eresia (Matteo 6,33- Matteo 19,16 seg. - Galati 1,8 seg.-Veritatis Splendor, Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica ecc.). 
Rosa: "...Ma non è questo l'essenziale. Non dobbiamo confondere la religione, la fede in Dio, la moralità come ce la insegna il Vangelo con la dottrina ufficiale della Chiesa. La dottrina evolve con l'insegnamento dei pontefici, con i concili. L'essenza del cristianesimo non è di proibire questo o quello, ma il senso di fratellanza universale, l'onestà, la rettitudine. L'essenziale è avere un cuore buono, il resto è secondario. E' secondario anche essere praticanti, osservanti..." 
Molti genitori quindi si domanderanno come e con quali mezzi educare religiosamente i figli. La Madonna, come ripeto, con un preciso messaggio ci indica quale "strumento" utilizzare: la Parola di Dio.  
"Cari figli! Oggi vi invito a leggere ogni giorno la Bibbia nelle vostre case: collocatela in luogo ben visibile, in modo che sempre vi stimoli a leggerla e a pregare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (Medjugorje-18.10.1984) 

"[25]In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.  
[26]Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te". 
(Matteo 11,25) 

"[10]E non fatevi chiamare "maestri, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.  
[11]Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato". 
(Matteo 23,10-11) 

"[27]E quanto a voi, l'unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma come la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce, così state saldi in lui, come essa vi insegna".
1 Giovanni 2,27) 

"[9]L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema!  
[10]Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!" 
(Galati 1,19-10) 

"[14]Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso  
[15]e che fin dall'infanzia conosci le Sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù.  
[16]Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona". 
(2 Timoteo 3,14 seg.) 

"[13]Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» 
(Luca 11,13) 

"[6]Gesù disse loro: «Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei»." 
(Matteo 16,6) 

[99]Sono più saggio di tutti i miei maestri, 
perché medito i tuoi insegnamenti.  
[100]Ho più senno degli anziani, 
perché osservo i tuoi precetti. 
[101]Tengo lontano i miei passi da ogni via di male, 
per custodire la tua parola. 
[102]Non mi allontano dai tuoi giudizi, 
perché sei tu ad istruirmi. 
[103]Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: 
più del miele per la mia bocca. 
[104]Dai tuoi decreti ricevo intelligenza, 
per questo odio ogni via di menzogna. 
[105]Lampada per i miei passi è la tua parola, 
luce sul mio cammino. 
[106]Ho giurato, e lo confermo, 
di custodire i tuoi precetti di giustizia. 
[107]Sono stanco di soffrire, Signore, 
dammi vita secondo la tua parola. 
[108]Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, 
insegnami i tuoi giudizi. 
[109]La mia vita è sempre in pericolo, 
ma non dimentico la tua legge. 
[110]Gli empi mi hanno teso i loro lacci, 
ma non ho deviato dai tuoi precetti. 
[111]Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, 
sono essi la gioia del mio cuore. 
[112]Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, 
in essi è la mia ricompensa per sempre". 
(Salmo 119,99 seg.)
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