giovedì 31 dicembre 2020

La Grotta dell'arresto - Gerusalemme, Monte degli Ulivi

 


La Grotta degli Apostoli o l'Arresto conserva vestigia di ininterrotta venerazione

I terreni della Basilica dell'Agonia e dell'Orto del Getsemani comprendono anche un convento francescano. All'esterno della proprietà, poche decine di metri più a nord, si trova la Grotta dell'Arresto, anch'essa di proprietà della Custodia di Terra Santa. Vi si accede attraverso uno stretto corridoio, che parte dal patio d'ingresso alla Tomba della Vergine.


Un articolo a parte meriterebbe questo santuario mariano, insieme alla Basilica della Dormizione sul monte Sion: per ora basti pensare che, secondo alcune tradizioni, il corpo della Madonna sarebbe stato trasferito lì dal quartiere del Cenacolo, prima dell'Assunzione ; la chiesa è condivisa dalle comunità greca, armena, siriana e copta.



Il corridoio a destra della chiesa della Tomba di Maria conduce alla Grotta dell'Arresto.

La grotta è lunga circa 19 metri e larga circa 10. Alcuni resti archeologici suggeriscono che fosse utilizzato come abitazione temporanea o come magazzino dal proprietario del giardino. Qui si crede che gli otto apostoli abbiano riposato la notte dell'arresto di Gesù.

Dopo le ore di agonia e preghiera, quando il Signore si accorse dell'arrivo di Giuda , sarebbe andato lì con gli altri tre apostoli per avvertirli di ciò che stava per accadere. Pertanto, da quella parte del Getsemani uscì per incontrare la folla delle guardie.

La Grotta degli Apostoli o l'Arresto conserva vestigia di ininterrotta venerazione

Numerosi graffiti, incisi dai pellegrini in varie lingue ed epoche sugli intonaci delle pareti e del soffitto, sono la testimonianza di una venerazione pressoché ininterrotta: nel IV secolo la grotta era già adibita a cappella e il suo pavimento era stato decorato con mosaici; dal V all'VIII ospitò sepolture cristiane; al tempo dei Crociati era decorato con affreschi; a partire dal XIV secolo i francescani ottennero alcuni diritti di culto sul luogo, fino a quando non furono finalmente in grado di acquisirlo.

Un restauro eseguito nel 1956 ha riportato alla luce la struttura originaria, con torchio e cisterna; Sopra la grotta, sulla stessa proprietà, sono stati rinvenuti i resti di un antico frantoio.



Primi cristiani

Signore, con l’anno che finisce, qualcosa mi spinge a verificarmi accanto a Te!

 


PERDONAMI, SIGNORE, per quelle azioni in cui ho perduto di vista la Tua gloria: per il lavoro mal fatto, per il mio vivere a volte pesante e privo di entusiasmo, per la preghiera rimandata a fine giornata e perciò affaticata e carente di amore…

PERDONAMI per quelle azioni che non mi hanno portato a Te, per il tempo sciupato,  per ogni parola  inutile che è uscita dalla mia bocca, per ogni reato di non amore che può esserci stato nelle mie giornate, a volte così scialbe e prive di senso! 

O mia adorabile Presenza che Ti rifletti sul volto dei miei fratelli, sulla bellezza del creato e in ogni cosa che sa parlarmi di Te, PERDONAMI per le volte che Ti ho messo da parte con i miei silenzi privi di fede e di ricerca di Te!

SENTO IL BISOGNO DI RINGRAZIARTI per tutto quello che Tu mi hai dato: per la vita e per l’amore che a Te conduce; per gli affetti, la famiglia, la volontà di annunciare al mondo intero che amare è bello! 

VIVO È IL BISOGNO DI DIRTI “GRAZIE” per ogni bellezza che hai messo sotto il mio sguardo… per l'immensità del creato che mi avvicina a Te e mi immerge in Te!

GRAZIE, SIGNORE, per la Tua Presenza che colgo sia nelle stupende giornate di sole che in quelle di pioggia che irrora la terra; grazie per la bellezza dei fiori che ornano i nostri giardini… per ogni fiore di campo che nella sua umiltà e semplicità tanto sa parlarmi di Te; grazie per ogni filo d’erba che sa dirmi da parte Tua: - Ci sono e ti amo! - 

GRAZIE per i giorni in cui il dolore è venuto  a visitarmi; grazie, Signore, per ogni gioia che ho ricevuto e mi ha condotta a Te. Soprattutto grazie per aver fatto della mia vita un canto di offerta per la Chiesa e per il mondo! 

A Te Creatore di ogni notte, di ogni aurora e di ogni palpito di vita, OFFRO tutto il lavoro che nel corso degli anni ho potuto compiere, insieme ad ogni desiderio di bene che non ho saputo realizzare!

TI OFFRO tutta la gente incontrata e ogni persona che mi hai dato da amare… 

TI OFFRO gli amici,  per me sempre un grande Dono della Tua Bontà! A Te porto i vicini e i lontani, insieme a quanti si sono allontanati... 

TI OFFRO, Signore, chi mi ha dato un aiuto e che amo chiamare angeli del mio percorso.  

TI OFFRO anche quanti  mi hanno dato la gioia di poter additare Te, o mio Sole che Ti levi sul mondo! 

A TE OFFRO ogni mia povertà e fragilità e Tu donami il coraggio di essere quello che attendi da me!

A TE OFFRO quest’anno che volge al termine e a Te,  mio Divino Pedagogo, Signore del mio tempo, Dio della storia e dell’eternità, appartiene il mio passato, il mio presente insieme al futuro che mi attende! 

DONAMI di saper essere, di saper vivere e di saper offrire per ogni figlio Tuo lontano da Te!

Accanto a Te in preghiera mi fermo, o Vita dei miei giorni! Con Te e in Te chiedo pace e armonia per il mondo intero, o mio Fulgore di Gloria!  

INSEGNAMI l'arte della prudenza, della carità che tutto sa coprire e la saggezza che avvolge con il silenzio, là dove urge la carità! 

CHIUDIMI, Signore, all'egoismo e ad ogni falsità; aprimi il mio cuore al bene, al saper essere tutta a tutti e possa la mia anima riempirsi del Tuo Amore che cerca e si dona per l’intera umanità!

RIEMPI di gioia, di mitezza e bontà i giorni che mi stai donando e fa’ che chiunque io possa avvicinare, trovi nella mia vita un po’ di Te, misericordioso Dio, lento all'ira e ricco nell’Amore! 

DONAMI, O PADRE AMATISSIMO, di piacere a Te e insegnami a diffondere meglio e di più l’amore che chiede pietà per la Chiesa e per il mondo!  

Amen, Signore! Alleluia! Sia gloria a Te! 

Suor Lina Iannuzzi

Voi di questa generazione, fate attenzione alla parola del Signore! Sono forse divenuto un deserto per Israele o una terra dov’è sempre notte? Perché il mio popolo dice: “Siamo liberi, non verremo più da te”?

 


LIBRO DEL PROFETA GEREMIA 

I figli di Israele sono stati stolti e insipienti. Non hanno imparato la lezione. Ora il Signore si rivolge all’attuale Israele. Lo invita a porre attenzione alla sua parola.

Voi di questa generazione, fate attenzione alla parola del Signore! L’invito ad ascoltare il Dio che oggi parla viene ripreso dal Salmo e dalla Lettera agli Ebrei.

Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Perché grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dèi. Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, è lui che l’ha fatto; le sue mani hanno plasmato la terra. Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce! «Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. Per quarant’anni mi disgustò quella generazione e dissi: “Sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie”. Perciò ho giurato nella mia ira: “Non entreranno nel luogo del mio riposo”» (Sal 95 (94) 1-11).

Perciò, fratelli santi, voi che siete partecipi di una vocazione celeste, prestate attenzione a Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo, il quale è degno di fede per colui che l’ha costituito tale, come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa. Ma, in confronto a Mosè, egli è stato giudicato degno di una gloria tanto maggiore quanto l’onore del costruttore della casa supera quello della casa stessa. Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio. In verità Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa come servitore, per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi. Cristo, invece, lo fu come figlio, posto sopra la sua casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo.

Per questo, come dice lo Spirito Santo:

Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, il giorno della tentazione nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. Perciò mi disgustai di quella generazione e dissi: hanno sempre il cuore sviato. Non hanno conosciuto le mie vie. Così ho giurato nella mia ira: non entreranno nel mio riposo.

Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio. Quando si dice:

Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione,

chi furono quelli che, dopo aver udito la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto sotto la guida di Mosè? E chi furono coloro di cui si è disgustato per quarant’anni? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero cadaveri nel deserto? E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che non avevano creduto? E noi vediamo che non poterono entrarvi a causa della loro mancanza di fede (Eb 3,1-19).

Dovremmo dunque avere il timore che, mentre rimane ancora in vigore la promessa di entrare nel suo riposo, qualcuno di voi ne sia giudicato escluso. Poiché anche noi, come quelli, abbiamo ricevuto il Vangelo: ma a loro la parola udita non giovò affatto, perché non sono rimasti uniti a quelli che avevano ascoltato con fede. Infatti noi, che abbiamo creduto, entriamo in quel riposo, come egli ha detto: Così ho giurato nella mia ira: non entreranno nel mio riposo!

Questo, benché le sue opere fossero compiute fin dalla fondazione del mondo. Si dice infatti in un passo della Scrittura a proposito del settimo giorno: E nel settimo giorno Dio si riposò da tutte le sue opere. E ancora in questo passo: Non entreranno nel mio riposo! Poiché dunque risulta che alcuni entrano in quel riposo e quelli che per primi ricevettero il Vangelo non vi entrarono a causa della loro disobbedienza, Dio fissa di nuovo un giorno, oggi, dicendo mediante Davide, dopo tanto tempo: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!

Se Giosuè infatti li avesse introdotti in quel riposo, Dio non avrebbe parlato, in seguito, di un altro giorno. Dunque, per il popolo di Dio è riservato un riposo sabbatico. Chi infatti è entrato nel riposo di lui, riposa anch’egli dalle sue opere, come Dio dalle proprie. Affrettiamoci dunque a entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza.

Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.

Dunque, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno (Eb 4,1-16).

La salvezza è un’offerta fatta da Dio al suo popolo. Essa passa sempre dall’ascolto della sua Parola, della sua voce, della sua profezia.

Non vi è mai salvezza senza ascolto, perché la salvezza di Dio è posta nella Parola di Dio. Non è in Dio la salvezza, ma nella sua Parola.

Il popolo invece non solo si rifiuta di ascoltare, dichiara apertamente di non volere il Signore. Si professa anche libero nella schiavitù dell’idolatria.

Sono forse divenuto un deserto per Israele o una terra dov’è sempre notte? Perché il mio popolo dice: “Siamo liberi, non verremo più da te”?

È schiavo e si dichiara libero. È senza il suo Dio e dice che mai più ritornerà a Lui. È nella miseria e si pensa nella vita. È nelle tenebre e si vede nella luce.

È come se il Signore fosse divenuto per Israele un deserto, una terra dov’è sempre notte, dove non c’è alcuna luce. Questo pensa Israele del suo Dio.

Come il deserto è inutile all’uomo, come in una terra senza luce non si può abitare, così Israele ha deciso di non abitare in Dio, di non vivere con Lui.

Per questo motivo il Signore invita il suo popolo ad ascoltare. La sua salvezza potrà nascere solo dall’ascolto. Senza l’ascolto della sua Parola è la morte.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


Sii forte e dì la mia verità

 


30 DICEMBRE 2020

L'America si è abbandonata alla malvagità. Ha scelto l'oscurità sulla luce, così avrà l'oscurità, ma in questo proteggerò il Mio popolo.

    Coloro che camminano veramente con Me, che Mi adorano in spirito e verità, che amano la Mia Parola e rappresentano la Mia giustizia, Io guiderò e proteggerò.

   Quando i malvagi e gli impenitenti non hanno nulla da mangiare, i Miei figli saranno ben nutriti mentre io preparo una tavola davanti a loro in presenza dei loro nemici, ma attenzione, figli Miei, perché queste stesse benedizioni vi porteranno molta persecuzione, persino la morte. a molti per amore del mio nome.

   Tuttavia, se rimarrai forte e pronuncerai la Mia Verità anche in questo, sarò molto misericordioso con te e anche la tua morte glorificherà il Mio grande Nome.

   Sii forte e molto coraggioso perché torni a casa presto.

   I miei figli non devono aver paura.

Glynda Lomax


1 Corinti 10:13

  • 13  Nessuna tentazione vi ha colti se non quella comune all'uomo: ma Dio è fedele, chi non permetterà che siate tentati al di sopra di quanto potete; ma con la tentazione farai anche una via di scampo, affinché tu possa sopportarla.

Giacomo 4: 7-10

  •  Sottomettetevi dunque a Dio. Resisti al diavolo e lui fuggirà da te.
  •  Avvicinati a Dio ed egli si avvicinerà a te. Lavatevi le mani, peccatori; e purificate i vostri cuori, doppiamente mentali.
  •  Sii afflitto, fa cordoglio e piangi: il tuo riso si trasformi in lutto e la tua gioia in tristezza.
  • 10  Umiliatevi agli occhi del Signore ed egli vi solleverà.

1 Pietro 5: 8-10

  •  Sii sobrio, sii vigile; perché il tuo avversario, il diavolo, come un leone ruggente, va in giro cercando chi possa divorare:
  •  Chi resiste saldo nella fede, sapendo che le stesse afflizioni si verificano nei tuoi fratelli che sono nel mondo.
  • 10  Ma l'Iddio di ogni grazia, che ci ha chiamati alla sua gloria eterna per mezzo di Cristo Gesù, dopo che avete sofferto per un po ', vi rende perfetti, stabili, fortificati, saldi.

Il Marchio della Falsa Chiesa | Profezia Anguera


 

I nemici agiranno sempre di più contro il Sacro | Anguera


 

Rapimento

 


Il Rapimento, o Rapimento dei fedeli, sarà il trasferimento fisico in paradiso, in un processo di trasformazione ontologica e spirituale, di coloro che sono in santità e fedeli a Cristo durante la Grande Tribolazione. Il Rapimento avverrà nel mezzo di esso, immediatamente dopo la "prima risurrezione", quella dei santi del Nuovo Testamento, e prima che inizi il Grande Giorno dell'Ira del Signore, un periodo di purificazione che precede il glorioso Ritorno di Cristo. per regnare sulla terra.

Al Rapimento, i fedeli saranno condotti alla gloria senza passare per la morte, come accadde con due santi che furono rapiti nell'Antico Testamento: Enoc (Gen 5, 24; Eb 11, 5) ed Elia (2 Re 2, 1 -undici). Il Rapimento è una ricompensa e un riscatto, per non dover passare per il giudizio delle pene divine che saranno inflitte agli apostati e ai peccatori ostinati che si oppongono al regno di Cristo.

Il Rapimento dei fedeli - detto anche Rapimento “dei santi” o “della Chiesa” - è il risultato di un intervento divino selettivo: “Allora ci saranno due in campo, uno sarà preso e l'altro sarà lasciato. Ci saranno due donne. macinando al mulino, uno sarà preso e l'altro lasciato "(Mt 24:40).

Fu San Paolo a rivelare i dettagli del mistero del Rapimento: "... i morti in Cristo risorgeranno per primi. Poi noi che siamo vivi, i rimasti, saremo rapiti insieme a loro sulle nuvole ..." (1 Tessalonicesi 4:16). Una volta che il rapimento della Chiesa avrà avuto luogo, l'ira di Dio sarà scatenata contro i malvagi e il piano di salvezza per gli ebrei sarà concluso.

San Paolo insiste che il rapimento non sarà solo fisico, ma comporterà un processo di trasformazione che porta alla risurrezione: "Non moriremo tutti, ma saremo tutti trasformati. In un momento, in un batter d'occhio, quando il ultimo squillo di tromba, perché suonerà la tromba e risusciteranno i morti per non morire mai più e noi saremo trasformati "(1 Cor 15:51). Tutti loro, risorti e rapiti, torneranno nel giorno della Parusia accompagnando Cristo nel suo glorioso ritorno, alla fine della Grande Tribolazione, e rimarranno regnanti, a suo nome, durante il millennio del Regno di Dio.

Il Rapimento avverrà in una frazione di secondo, in segreto, "in un istante, in un batter d'occhio" e sarà noto solo a chi lo sperimenterà. Il resto dei mortali che sono rimasti in vita lo percepiranno come la scomparsa di milioni di persone.

Questa grazia sarà goduta da coloro che hanno riposto la loro totale fiducia nella salvezza operata dal sacrificio redentore di Cristo sulla Croce, con sua Madre ai piedi. Il Rapimento della Chiesa sarà ardentemente desiderato dai fedeli che nella Grande Tribolazione subiranno la persecuzione dell'anticristo, perché la conoscenza e la speranza in questo glorioso evento cresceranno con l'avvicinarsi della sua realizzazione.

Il Rapimento dei santi ha il duplice scopo di ricompensare la virtù dei fedeli e di evitare la sofferenza che verrà sul mondo con le piaghe e i giudizi che Dio lascerà cadere sugli operatori di iniquità e sui seguaci dell'anticristo quando " Giorno del Signore ". I santi non hanno più bisogno di quella purificazione.

Il Rapimento dei fedeli è la consapevolezza che le promesse di Dio si adempiono per coloro che osservano i suoi comandamenti e non si lasciano contaminare dall'apostasia o dall'empietà.

La promessa del cielo offerta immeritatamente ai seguaci di Cristo costituisce una fonte di speranza, assicurandoci che, rimanendo fedeli a lui e ai suoi insegnamenti, otterremo una gloriosa ricompensa in modo certo e ineludibile.

Ma, con il Rapimento, nella visione della Parusia mediatrice tenuta dai Padri della Chiesa e dai martiri dei primi quattro secoli, quella speranza diventa più grande, poiché non si tratta solo della lontana attesa del cielo, ma anche della istituzione del Regno di Cristo in questo mondo.

La certezza del Rapimento, della prima risurrezione e del regno intraistorico divino sulla terra ci conduce alla convinzione della vittoria di Dio sul male qui e ora, e della restaurazione dell'umanità e di tutta la creazione nell'ordine presente: "La creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione alla gloriosa libertà dei figli di Dio; poiché sappiamo che tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio fino ad ora" (Rm 8: 21-22).

Gli evoluzionisti antimillenari, che non accettano l'intervento divino e la realizzazione intristorica del Regno di Gesù, hanno solo la prospettiva di un paradiso finalista ed estraneo all'attuale concezione della realtà, o un'umanità fallita dal progressivo trionfo del male, o una vittoria di la Chiesa fideista che, oltre a non saperlo spiegare, li colloca in un credo esplicitamente condannato dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

Gli antimillennisti, che inconsciamente vanno di pari passo con la riedizione moderna dello gnosticismo che è la New Age, non possono accettare la corona principale di Cristo Re: il suo glorioso regno sulla terra, salvezza per alcuni e scandalo per altri. Da qui il confronto tra Cristo e l'anticristo, la Chiesa e l'anti-chiesa, il Vangelo e l'anti-vangelo, la fedeltà e il tradimento (come quello di Giuda e dei suoi seguaci). Da qui l'odio infernale a cui si riferisce Padre Alcañiz: "Misterioso odio dell'inferno. Questa è la ragione più profonda di tutte. Quel regno terrestre è il regno del Cuore di Gesù, ecco la vera chiave dell'odio nella storia contro il regno millenario è l'odio per il regno del Cuore di Gesù "(Last Times p.120).

D'altra parte, coloro che accettano il Rapimento, ma ponendolo come anteriore alla Grande Tribolazione, troveranno una serie di contraddizioni esegetiche e una grande delusione, poiché gli insegnamenti inequivocabili delle Scritture dimostrano che dovremo sopportare la persecuzione e la prova . Anche dopo quel crogiolo verrà il salvataggio.

Forse sapere che dovremo soffrire e dare la nostra vita per Cristo ci fa temere e dubitare se avremo la forza di resistere. La risposta è che il nostro Signore Dio ci dà le grazie di cui abbiamo bisogno ogni giorno. Ci dà la forza di cui abbiamo bisogno in ogni momento. Quando verrà il tempo della prova, quelli di noi che sono deboli ci renderà forti, perché nel momento della tribolazione non saremo noi, ma lo Spirito Santo che agisce in noi. Più siamo deboli, più forte è Dio.

D'altra parte, dobbiamo avere davanti ai nostri occhi una grande speranza che possa tenerci con coraggio e ottimismo. Non solo godremo di un mondo luminoso e rinato in cui ci sarà vera pace, giustizia e santità, ma l'intero ordine creato sarà ripristinato.

Il cambiamento interiore che porterà la Parusia è il frutto di una trasformazione spirituale paragonabile a una seconda Pentecoste. Il profeta Ezechiele dice: "Ti aspetterò con acqua pura e sarai purificato; da tutte le macchie e da tutti i tuoi idoli ti purificherò. E ti darò un cuore nuovo, instillerò in te uno spirito nuovo, rimuoverò dalla tua carne un cuore di pietra e te Darò un cuore di carne "(Ez 36:25).

Così san Pietro ha descritto l'effetto globale di questa trasformazione: "Poiché anche secondo la sua promessa attendiamo nuovi cieli e una nuova terra, in cui dimora la giustizia" (2 Pe 3:13).

Isaia ha colto graficamente la situazione di questa nuova bontà del Regno, che è spirituale e materiale: "Ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra, e i primi non saranno ricordati né verranno in mente; prima ci saranno gioia e gioia nei secoli dei secoli per quello che sto per creare, gioirò per Gerusalemme e gioirò per il mio popolo, senza mai piangere o gemere essere ascoltato lì. Costruiranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno i frutti. Non costruiranno perché un altro l'abiti, non si ammorbidiranno perché un altro mangi, finché vivrà un albero, il mio popolo vivrà e I miei eletti apprezzeranno il lavoro delle loro mani.poiché saranno la razza benedetta di Yahweh loro e la loro progenie con loro ... "(Is 65, 17-24).

Alcuni pensano che questi "nuovi cieli e una nuova terra" di cui parlano il profeta Isaia e l'apostolo San Pietro, debbano trovarsi dopo la risurrezione universale, alla fine del mondo. Tuttavia, questa interpretazione è sbagliata, perché in cielo non ci sarà più la dispensazione della giustizia, nessuna generazione di figli e nessuna morte. Non ci sarà nemmeno bisogno di costruire case o piantare vigneti, né gli animali abiteranno come espressamente menzionato in quella promessa.

Né si può ammettere un'interpretazione metaforica di quei nuovi cieli e nuova terra, poiché questi, come dice l'apostolo San Pietro, verranno dopo che i cieli e la terra presenti periranno "per parola di Dio e per fuoco". E poiché gli attuali cieli e la terra, che sono venuti dopo il diluvio, i cieli e la terra, non sono periti in questo modo, ne consegue che queste predizioni non si sono ancora adempiute.

Di questa trasformazione, paragonabile a una seconda Pentecoste, ma universale, è stata rivelata a p. Stefano Gobbi, mistico e fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano: "Questi sono i tempi del grande Ritorno. Sì, dopo il tempo della grande sofferenza verrà. un tempo di grande rinascita e tutto rifiorirà. Gesù impianterà il suo regno glorioso. Lo Spirito Santo scenderà come il fuoco, ma in modo diverso dalla sua prima venuta: sarà un fuoco che brucerà e trasformerà tutto, che santificherà e rinnoverà la terra dalla sua Aprirà i cuori a una nuova realtà di vita e guiderà le anime verso un amore così grande e una santità perfetta, come non è mai stato conosciuto prima, quindi lo Spirito sarà glorificato, portando tutti al più grande amore verso di Lui. Father and Son "(3 luglio 1987).

Per quanto riguarda la trasformazione e l'elevazione della natura umana, è necessario evitare la convinzione che sarà totalmente libera dall'influenza del male durante il millennio e che non ci sarà più alcuna possibilità di peccato. Questa sarà la condizione solo dei santi risorti e rapiti che governeranno il mondo. Nei Viadores, l'influenza del male sarà drasticamente ridotta, ma non soppressa.

Il rapimento dei fedeli diventa la realizzazione possibile che le promesse di Dio si adempiono per coloro che osservano i suoi comandamenti e non si lasciano contaminare dall'apostasia o dall'empietà.

Il Rapimento ha a che fare con il nostro destino eterno, il paradiso, e con la realizzazione globale del piano che Dio ha stabilito per l'umanità dall'inizio. I nostri primogenitori sono stati creati nell'integrità, nella piena santità e in una relazione di comunicazione diretta e intima con Dio.

Adamo ed Eva godevano della pienezza paradisiaca di tutti i doni soprannaturali e soprannaturali. Quello era il piano di Dio per tutti noi e avrebbe dovuto esserlo per tutte le età, ma con l'inganno di Satana l'uomo ha perso l'amicizia con Dio e tutti quei doni. Il Rapimento e la Parusia portano la restaurazione della natura umana, la restaurazione dei doni divini e la realizzazione concreta della promessa che un giorno recupereremo ancora una volta l'indennità e la felicità incorruttibili.

Fin dall'inizio, Dio ha messo inimicizia tra il serpente e una donna che voleva disegnare come sua madre. E stabilì il trionfo perentorio dei discendenti di chi sarebbe stata la Madre del Verbo divino (e dello stesso Creatore Θεοτὀκος), schiacciando e sconfiggendo i discendenti del serpente e degli angeli caduti. Ha chiamato quella donna Maria.

Dal momento stesso del peccato originale, Dio ha stabilito l'incarnazione di suo Figlio Gesù Cristo nel grembo verginale di Maria, così come il suo trionfo alla fine dei tempi. Con la sua prossima nuova vittoria, Dio restituirà agli uomini la santità totale, la piena integrità e tutti i doni di indennizzo, stabilendo il suo Regno universale nel mondo come aveva sempre previsto.

Questo è il significato della Grande Tribolazione e della purificazione culminata nel glorioso Ritorno di Cristo e nello splendore definitivo di Dio nel mondo. La persecuzione e il martirio possono essere sopportati se abbiamo questa speranza.

The Rapture ci assicura una gloriosa trasformazione, sia della vita dell'uomo che del mondo intero. Tale è la certezza del trionfo e la grandezza della ricompensa che per questo San Luca insiste "Quando vedrai che queste cose iniziano ad accadere, alzati e alza il capo, perché la tua liberazione è vicina" (Lc 21,28).

Dio sapeva come liberare Noè dall'ira che distrusse la prima umanità sott'acqua e sapeva come preservare Lot dalla distruzione di Sodoma e sapeva come salvare gli ebrei dalla schiavitù in Egitto. È così che Dio saprà come preservare la sua Chiesa quando verrà a salvarci dalla persecuzione dell'anticristo e, soprattutto, dal terribile Giorno dell'Ira del Signore che cadrà sui malvagi in tutto il mondo.

E poiché il Rapimento è un "mistero", è necessario non solo leggerlo e studiarlo, ma soprattutto meditarlo e contemplarlo nella preghiera, chiedendo a Dio di aiutarci a penetrare tale insondabile e meraviglioso arcano stabilito da Lui. Questo è un altro degli ineffabili prodigi divini che ha decretato per ciascuno di noi.

José Alberto Villasana Munguía

LA CRISI CULTURALE CATTOLICA

 


 La crisi del cattolicesimo è anche "Una crisi culturale". Chi ha un complesso d’inferiorità nei confronti del mondo moderno non è degno dei "Tesori del Vangelo"! E si ricordi le parole di Gesù: "nessuno può servire due padroni"


La crisi del cattolicesimo è anche una crisi culturale

di

Francesco Lamendola


La Chiesa cattolica sta vivendo la crisi più grave di tutta la sua storia. Nemmeno al tempo delle persecuzioni degli imperatori romani, prima dell’editto di Milano del 313, regnavano una tale confusione, un tale sbandamento, una così profonda crisi d’identità. E nemmeno l’eresia ariana, che nel IV secolo prese uno sviluppo talmente impetuoso da far pensare che tutto il cristianesimo sarebbe divenuto ariano, e un numero impressionante di vescovi passavano nel campo del probabile vincitore, neppure allora si respirava l’atmosfera di crepuscolo, di disfatta, di dissoluzione che si respirano oggi nella Chiesa cattolica. Di questa crisi abbiamo parlato già moltissimo, esaminandone i singoli aspetti e cercando di risalire sempre più indietro per coglierne la prima radice, per individuare i fattori scatenanti più remoti. Ma c’è un aspetto che probabilmente non viene mai considerato abbastanza, perché siamo tutti presi da quello che fa e che dice il papa, o colui che attualmente si fa passare per tale; da quello che dicono e fanno i vescovi; da quello che dicono i teologi e da quello che fanno i sacerdoti e i religiosi. Infatti per capire l’attuale deriva e l’attuale autodemolizione della Chiesa cattolica, beninteso nelle sue strutture e manifestazioni esteriori (perché l’anima della Chiesa è di Gesù Cristo, e pertanto appartiene alla dimensione soprannaturale, ove nulla e nessuno la possono minimamente scalfire) bisogna tener conto della crisi e della deriva che hanno investito la cultura cattolica nel corso specialmente dell’ultimo secolo, intendendo la parola cultura nel significato più vasto e non in quello ristretto che riguarda solo una élite di professionisti e specialisti.


http://www.accademianuovaitalia.it/images/0-0-BIS2020/000-gesu_montagna.jpg

Chi ha un complesso d’inferiorità nei confronti del mondo moderno non è degno dei tesori del Vangelo. Faccia perciò la sua scelta e si ricordi le parole di Gesù: nessuno può servire due padroni!


Per capire, ad esempio, come mai la stampa cattolica, sia quella popolare, come L’Avvenire o Famiglia Cristiana, sia quella più selezionata, come La Civiltà Cattolica, sia divenuta ex cattolica, o meglio anticattolica, veicolando idee lontanissime e spesso contrarie a quelle della vera dottrina e della vera morale cattoliche, non basta indagare su quali direttori si siano avvicendati alla guida di quei giornali, e chi abbia spianato loro la strada, e sulla base di quali ragionamenti, o di quali forze, o di quali intrighi di palazzo; no: è necessario chiedersi come mai milioni di lettori (sempre di meno, comunque: attualmente si tratta solo di alcune migliaia) abbiamo accettato una cosa del genere, continuando ad acquistare quei quotidiani o quei periodici, o rinnovandone l’abbonamento, in apparenza senza cogliere il tradimento che essi stavano, e stanno, perpetrando ai danni della verità cristiana; e come si sia arrivati a questo punto. Perché se un agricoltore o un apicoltore, che hanno sempre lavorato la terra e allevato le api, a un certo punto accettano di dare ascolto a dei sedicenti esperti che li consigliano di adottare metodi del tutto contrari alla loro esperienza; se un professore accetta di modificare radicalmente la propria impostazione didattica, in base a strampalate direttive provenienti dal Ministero dell’Istruzione, o da quello dell’Università e della Ricerca, ebbene c’è un problema da spiegare, grosso come una casa: come mai la gente smette di fidarsi del proprio sapere, di attingere alla propria saggezza, e accetta di seguire le direttive di sconosciuti i quali pretendono di rifare ogni cosa di bel nuovo, e di procedere in maniera difforme da quella di prima, anzi in maniera diametralmente opposta ad essa, lasciandosi condurre verso il baratro senza fiatare né mostrare alcun segno d’imbarazzo o inquietudine? In realtà, inquietudine e imbarazzo, a dir poco, ci sono: non sarà un caso se Famiglia Cristiana, sempre per fare un esempio, è scesa da 640.000 copie vendute nel 2005 - vendute e non stampate, cioè senza calcolare quelle distribuite gratis o tornate in resa - alle 100.000 o poco più del 2019. Complimenti vivissimi, don Antonio Rizzolo; e complimenti pure a lei, don Antonio Sciortino: i  nostri nonni si rivolterebbero nella tomba se potessero vedere quel che avete fatto e state tuttora facendo del loro giornale, come se fosse vostro e non dei cattolici; se no perché non cambiate testata? È troppo comodo pubblicare un giornale con quel titolo e attirare i lettori che si aspettano dei contenuti cattolici, e poi dar loro, invece, dei contenitori totalmente non cattolici.


http://www.accademianuovaitalia.it/images/0-0-BIS2020/0000-CHIESA_MASSONE_GENDER_1.jpg

La crisi del cattolicesimo è anche "Una crisi culturale": la Chiesa cattolica sta vivendo la crisi più grave di tutta la sua storia! 


Per inquadrare il problema della crisi della cultura cattolica, abbiamo trovato dei validi spunti di riflessione in un ampio articolo del professor Danilo Castellano, filosofo del diritto e già docente presso l’Università di Udine, nel periodico Instaurare omnia in Christo (n. 3, dicembre 2020, pp. 3-4), intitolato Necesse est ut veniant scandala, del quale riportiamo un breve estratto:

IL PROBLEMA DELLA CULTURA CATTOLICA.

Già san Paolo raccomandò ai Tessalonicesi di esaminare tutto ma di ritenere solamente ciò che è buono («omnia probate, quod bonum est tenete», I Lettera di Tessalonicesi 5, 21. Inoltre, lo stesso san Paolo raccomandò ai cristiani del suo tempo di non conformarsi al mondo, alla mentalità secolare (Lettera ai Romani, 12,2). Segno che già alle origini del Cristianesimo era viva fra i cristiani la tentazione di adeguarsi alle contemporanee mode di pensiero e di vita. Nel corso dei secoli questa tentazione si è costantemente presentata. Soprattutto, però, nell’epoca moderna e contemporanea essa ha trovato largo accoglimento. Si è ritenuti e si ritiene, infatti, di fare opera pastorale buona “battezzando” sistemi di pensiero, tendenze morali largamente praticate, regimi politici. L’adeguamento ad ogni costo  offre, da una parte, l’illusione di aver conquistato al Cristianesimo i suoi avversari e, dall’altra, esso è meno faticoso e (almeno apparentemente) più vantaggioso dell’opposizione. A questo proposito esemplare è l’opera della Segreteria di Stato. Per richiamare solamente alcuni fatti, ricordiamo la politica che ha portato al “Ralliement” nei confronti della Francia laicista, massonica, anticlericale al tempo di Leone XIII; l’accoglimento del liberalismo politico(cardinale Gasparri e don Luigi Sturzo); l’illusorio tentativo di ricuperare il fascismo (padre Gemelli e Pio XI); l’abbraccio con l’americanismo (già condannato da Leone XIII) e la democrazia moderna (Montini, quale sostituto alla Segreteria di Stato e, in parte, Pio XII); la linea della Ostpolitik del cardinale Casaroli e di Paolo VI; l’apertura alla Cina del cardinale Parolin e di papa Francesco. Su un piano parzialmente diverso (meno pragmatico e più dottrinale)  ma in continuità con questa “linea”, va considerata la benedizione della “laicità” francese, rectius l’elogio (in occasione del suo centenario) della Legge della laicità (combattuta da san Pio X e considerata, invece, cristiana da Giovanni Paolo II) da parte di papa Wojtyla; la tesi secondo la quale il liberalismo sarebbe l’anima del cristianesimo (Benedetto XVI); l’erroneo insegnamento secondo il quale Lutero (confutato e giustamente considerato eretico dal Concilio di Trento) sarebbe un riformatore da apprezzare (papa Francesco). Lo scrisse apertamente Eugenio Scalfari dopo un colloquio (sollecitato direttamene da Bergoglio) pubblicato su “La Repubblica” pochi giorni prima del viaggio a Lund di papa Francesco. Soprattutto, però, va considerato, a questo proposito, l’atteggiamento metodologico del Concilio Vaticano II che tentò un “recupero” della modernità al Cristianesimo, non riuscendovi – è vero – ma presentando la Chiesa cattolica prona innanzi al mondo.

Ciò dimostra che la cultura cattolica contemporanea si pone in un rapporto di costante subordinazione rispetto alla cultura elaborata in opposizione al Vangelo. I tentativi fatti nella seconda metà del secolo XX di dimostrare che il marxismo era “recuperabile” alla dottrina cattolica (essendone, per taluni, figlio) analogamente a quanto era stato fatto da san Tommaso d’Aquino con l’aristotelismo, non considerano che Aristotele non si poneva “contro” il Cristianesimo (cosa impossibile essendo vissuto prima di Cristo) come, invece, fa Marx, sviluppando le premesse del pensiero illuministico. Emblematica, a questo proposito, è la posizione di Maritain che negli anni Trenta del Novecento sostenne la tesi del marxismo come eresia cristiana; tesi sconfessata subito da Pio XI che definì, invece, il marxismo come dottrina intrinsecamente perversa.


http://www.accademianuovaitalia.it/images/0-0-TRIS2020/000000-OCCHO_WOITILA.jpg

Una considerazione dolorosa: tutti i papi dal Concilio in poi hanno avallato, permesso o approvato nuovi indirizzi “pastorali” i quali, di fatto, hanno distrutto la dottrina cattolica e gettato i fedeli nello sbandamento più totale!


Castellano giustamente ricorda che il magistero della Chiesa, in quest’ultimo secolo, non è stato esente da ripensamenti e oscillazioni nei suoi giudizi verso il mondo moderno, i suoi governi e le sue manifestazioni: i casi dell’americanismo, del liberalismo, del fascismo e del comunismo mostrano ad abundantiam che alcuni papi hanno ritenuto di poter dialogare, e perfino di poter stabilire delle alleanze tattiche, con ideologie che i loro predecessori avevano disapprovato e condannato. E non stiamo parlando di questioni di secondaria importanza: il liberalismo è stato solennemente condannato da Pio IX, nel Sillabo, insieme a molte altre espressioni della cultura società moderna, mentre sotto il pontificato di Pio X (che non può certo essere sospettato di simpatie moderniste) venne stretto il Patto Gentiloni che portò al sostegno, sia pure indiretto, dei cattolici ai candidati liberali in funzione antisocialista. Al tempo stesso, e altrettanto giustamente, Castellano fa notare – in altra parte del suo saggio – che una cosa è il magistero straordinario dei pontefici, infallibile e vincolante, e un’altra cosa è il magistero ordinario, il quale non implica necessariamente l’infallibilità e tuttavia impegna i fedeli, beninteso se rispetta alcune condizioni, fra le quali avere per oggetto le verità della fede ed essere in continuità con il magistero precedente, con i Concili e con la Tradizione. Ora, il problema che si pone a partire dal Vaticano II, e con tutti i pontefici che sono succeduti a Pio XII, è proprio quello della continuità del loro magistero con quello anteriore al Concilio. Come si può sostenere che la Dignitas Humanae del 7 dicembre 1965, che afferma solennemente il principio della libertà religiosa (e quindi presuppone il relativismo e il soggettivismo etico) è in continuità con il magistero perenne della Chiesa, con i Concili precedenti e con la Tradizione? Un’altra condizione evidentemente indispensabile per parlare di magistero autentico è che esso provenga da un papa vero. Questo problema non si era mai posto fino ai nostri tempi, perché perfino i peggiori papi del passato – i peggiori dal punto di vista morale – non avevano mai osato stravolgere la dottrina e macchiarsi della colpa inaudita di proclamare un magistero falso ed eretico. I rarissimi casi dubbi – papa Onorio I sulla questione del monotelismo, papa Giovanni XXII sulla visione di Dio per le anime dopo la morte – hanno un carattere episodico, assai limitato sia nelle prospettive che nei loro effetti; nessuno di essi è mai giunto a mettere in crisi la Chiesa e la fede dei cattolici sulle questioni essenziali concernenti la verità e la salvezza. Invece il caso di Bergoglio è del tutto diverso: qui ci troviamo di fronte a un attacco sistematico, capillare, subdolo e recidivo alle essenziali verità di fede, tanto che si può parlare di un vero e proprio contro-magistero, di un magistero infernale. A ciò si aggiunga la questione, non certo secondaria, anzi decisiva, della legittimità dell’elezione di Bergoglio al soglio di Pietro, questione che invece nell’articolo succitato non viene neanche presa in considerazione, perché l’autore lo chiama “papa Francesco” e lo considera legittimo pontefice.


http://www.accademianuovaitalia.it/images/0-0-0-NUOVI/0000-PAROLIN_PAPA.jpg

Bergoglio è un falso papa, ma non è uscito dal nulla: come siamo arrivati all’attuale autodemolizione della Chiesa cattolica?


Quanto a noi siamo di diverso avviso. Non solo Bergoglio è un falso papa, perché nella sua elezione i cardinali massoni della mafia di San Gallo hanno contravvenuto alle più elementari leggi canoniche (prima fra tutte, l’ineleggibilità al papato di un gesuita), ma se anche fosse papa legittimo sarebbe comunque pienamente e intenzionalmente eretico, non in questo o quell’aspetto della sua pastorale, ma pressoché in tutti, essendo un nemico della Chiesa che è stato posto sulla cattedra di Pietro al preciso scopo di distruggerla, come da moltissimo tempo la massoneria si prefigge di fare. Il problema peraltro si allarga per l’ovvia considerazione che Bergoglio non è sbucato fuori dal nulla, e che i cattolici, a partire dal clero, da decenni si sono abituati a un magistero non più ortodosso, ma eterodosso, che ha avallato, implicitamente o esplicitamente, tutta una serie di condotte e stili di vita che sono l’antitesi del Vangelo di Gesù Cristo. Se questo è stato possibile, allora bisogna ammettere che la mala pianta dell’eresia non è spuntata d’improvviso su un  terreno sano, ma che allignava da tempo; e che da tempo i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i teologi, le riviste nominalmente cattoliche stavano deragliando e stavano tradendo la purezza e l’integrità della dottrina cattolica, parlando sempre e solo di certi temi, peraltro gonfiati oltremisura e snaturandone la prospettiva, e tacendo completamente su altri, non meno importanti. È così che un poco alla volta i cattolici si sono abituati a non dedicare più neppure un pensiero al dramma dell’aborto volontario, legalizzato ed equiparato a un sacro diritto, e alla fine anche a chiudere un occhio sull’eutanasia e approvare le cosiddette famiglie arcobaleno. E tutto ciò mentre chi avrebbe dovuto vigilare taceva, al punto che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha praticamente smesso di funzionare, alla stampa è stata lasciata libertà di pubblicare qualsiasi cosa (con l’abbandono del nihil obstat) e i seminari e le facoltà cattoliche sono diventati altrettanti focolai di eresia, ove le idee più contrarie al cattolicesimo, già solennemente e più volte condannate dal magistero, hanno trovato terreno fertile per essere insegnate e propagate come delle stupende novità volute da un non meglio precisato “spirito”, che certo non ha nulla a che vedere con lo Spirito Santo. Bisogna perciò arrivare alla conclusione inevitabile, se pur dolorosa che tutti i papi dal Concilio in poi hanno avallato, permesso o approvato questi nuovi indirizzi “pastorali” i quali, di fatto, hanno distrutto la dottrina cattolica e gettato i fedeli nello sbandamento più totale. E ciò sempre per la stessa ragione: perché il clero e i fedeli hanno voluto mettersi al passo con la civiltà moderna (avevano un ritardo di due secoli da recuperare, secondo il massone e gesuita cardinale Martini), ed erano stanchi di sentirsi dei relitti sorpassati dalla storia. Scordandosi della perennità del Vangelo e facendo proprio il punto di vista del mondo moderno, secondo il quale solo le novità meritano attenzione, mentre le cose antiche sono da gettare nel cestino, quei preti e quei fedeli hanno decretato l’atto di morte del cattolicesimo. Tutto il resto è solo una conseguenza di quella resa fondamentale, di quel dire di sì al mondo per piacere allo spirito moderno e sedere a tavola con gli altri, non più relegati in una posizione marginale.


http://www.accademianuovaitalia.it/images/0-0-TRIS2020/00000GESU_QUADRO_5.jpg

I cattolici, a partire dal clero, da decenni si sono abituati a un magistero non più ortodosso, ma eterodosso, che ha avallato, implicitamente o esplicitamente, tutta una serie di condotte e stili di vita che sono l’antitesi del Vangelo di Gesù Cristo!


Tale è lo stato presente delle cose. Ed è da qui, da questo disastro, da queste macerie, che bisogna ricominciare, iniziando la ricostruzione della cultura cattolica: con serietà, con onestà intellettuale, con coerenza e anche con un po’ di fierezza. Chi ha un complesso d’inferiorità nei confronti del mondo moderno non è degno dei tesori del Vangelo. Faccia perciò la sua scelta e si ricordi le parole di Gesù: nessuno può servire due padroni.

Del 31 Dicembre 2020

L'INFERNO VISTO DAI SANTI

 


L'inferno rinserra quanto il mondo produce di corruzione e di errore, essendo di tutto questo continuazione e sviluppo e anche rivelazione totale. Ogni dannato ha sempre presente questo pensiero: che i tormenti da lui sofferti sono il frutto naturale e giusto dei suoi misfatti. Come tanto spesso sono i peccati nel mondo a produrre paurosi disastri. Conferme a questa dottrina ce ne sono tante, specie negli scritti dei SS. Padri, come S. Agostino. Ma mi piace qui riportare una testimonianza di una Santa (o candidata alla canonizzazione) dei nostri tempi, Edvige Carboni. Prima che scoppiasse la terribile seconda guerra mondiale Edvige ne fu avvertita a più riprese. Per es., la Madonna le disse: "Verrà fra pochi mesi una terribile guerra. Io sto trattenendo il braccio del mio Figlio sdegnato per le mode immodeste e altri peccati orribili, ma non riesco a placarlo". Nel settembre 1941 in una visione Gesù così disse a Edvige: "Figliola, io agli uomini ho dato la libera volontà di operare come a loro piace. Il mondo è tanto cattivo, che sono stato costretto ad abbandonarlo a se stesso. Non sono io che ho mandato la guerra, no, no. Sono i peccati degli uomini che hanno attirato il presente pagello; sono i capi, che fanno da soli. E io interverrò, quando vedrò che gli uomini non possono fare più niente. Allora salverò la mia Sposa, la Chiesa". Nell'inferno si aduna dunque tutta la sozzura del mondo. Se in cielo gli effetti dei peccati dei salvati sono stati cancellati dalla misericordia di Dio; gli effetti invece delle iniquità dei dannati sono come accumulati nell'inferno, che appare, così, come una specie di immondezzaio dove vanno a finire tutti i rifiuti non riciclati. E così si ripresenta, una volta di più, la visione di due realtà contrapposte, di due città, la città dell'odio e della discordia, della mostruosità e dell'infelicità eterna, e la città dell'amore e della bellezza e della felicità perenne. 

Questo pensiero - che è soprattutto della beata Emmerick, Suora agostiniana - richiama istintivamente alla mente La Città di Dio di S. Agostino. "Due amori - egli dice - hanno dunque fondato due città: l'amore di sé portato fino al disprezzo di Dio, ha generato la città terrena; l'amore di Dio, portato fino al disprezzo di sé, ha generato la città celeste". Ed è sempre S. Agostino a dirci che la sede definitiva dei cittadini della Città di Dio è il cielo, il paradiso; per gli abitanti della città terrena è l'inferno. 

Padre Antonio Maria Di Monda