mercoledì 24 giugno 2026
Sono venuto da voi per piantare un altro giglio nel vostro cuore, il giglio della fede.
Il Giglio della Fede
San Giuseppe dice:
Che bello potervi vedere, che bello potervi parlare, trasmettervi un messaggio di speranza perché siete avvolti nelle pieghe del Sacro Manto di Maria; siete istruiti, guidati da lei. Vi vengono rivelati misteri e tesori nascosti che sono stati custoditi per le anime semplici e umili.
Figli miei, vi chiamo oggi: così come ho accettato la paternità di Gesù, vi adotto come miei figli spirituali.
Sono sceso dal Cielo su richiesta della mia fedele sposa: Maria e del mio Amatissimo figlio Gesù.
Sono venuto da voi per piantare un altro giglio nel vostro cuore, il giglio della fede. Giglio che vi porterà a credere fermamente in Dio, senza averlo visto.
Giglio che vi sottrarrà dalle cose del mondo perché nel vostro cuore crescerà il Santo timore del Signore. Giglio che vi renderà come i grandi Patriarchi e Profeti, Giglio che vi farà camminare sempre guidati dalla luce dello Spirito Santo e dalla voce del Maestro dei maestri. Giglio che vi farà camminare convinti di agire secondo il Divino volere. Giglio che vi aiuterà a vincere ostacoli, a vincere voi stessi, ad affrontare difficoltà e vicissitudini nell'esercizio della vostra missione.
Nella fede, essi compirono prodigi di Amore Divino perché credettero in Dio e nelle sue promesse.
Nella fede, molti di loro lasciarono le loro famiglie, i loro villaggi e camminarono in esodo, alla ricerca della terra promessa.
Nella fede, piegarono se stessi, rinunciarono ai loro sogni, ai loro progetti e accettarono la chiamata del Signore.
Chiamata che infiammò i loro cuori di desideri di santità, di aneliti di sogni.
Chiamata che tagliò legami, paure, insicurezze.
Chiamate che li resero uomini e donne saggi.
Figli miei: agite secondo gli insegnamenti di mio Figlio Gesù e secondo gli insegnamenti della Vergine Maria. Non lasciatevi deviare dal cammino. Non lasciatevi offuscare da altre teorie, da altri pensieri, da altre filosofie.
Non lasciatevi intimidire dalla paura, perché la paura non viene dal Signore.
Abbiate piena fiducia nella Provvidenza Divina.
Abbiate un'adesione assoluta alla personalità e ai tratti Divini di Gesù.
Ogni uomo deve compiere una missione sulla terra.
Ogni uomo è chiamato a vivere in santità e a praticare le virtù del Povero di Nazaret.
Ogni uomo deve lavorare duramente per la salvezza della sua anima.
Ogni uomo deve riconoscersi come viaggiatore, come passeggero in cerca di una Patria migliore.
Ogni uomo deve vigilare per adempiere ai precetti e ai comandamenti del Signore.
Ho fatto un voto di castità con l'Altissimo. Ho fatto un voto di consacrare la mia vita al suo servizio.
Dio aveva sulla mia piccolezza un piano di Amore Divino; piano che mi portò all'obbedienza e alla sottomissione al suo santo volere.
Piano che mi portò a prendere Maria come mia sposa.
Piano che fece di me, il custode e protettore dei Cuori di Gesù e di Maria.
Piano che invase il mio cuore di una pace celestiale, di un anelito autentico di dare gloria al Santo Nome di Dio.
Piano che mi rivelava Misteri Divini. Misteri che alla luce della ragione umana sono incomprensibili. Ma quando ci si apre all'azione del Signore, il cuore deve traboccare di gioia, di pienezza, di allegria speranzosa.
Consegnatemi figli miei: il ramo secco dell'incredulità. Il ramo secco dello scetticismo. Il ramo secco delle paure. Il ramo secco dei legami, delle imperfezioni; il ramo secco della vostra testardaggine.
Spargerò sulla terra sterile dei vostri cuori, un po' dell'acqua viva che sgorga dal Sacro Costato di mio Figlio Gesù e ve la farò fiorire; ve la profumerò con uno dei gigli che coltivo, in un piccolo appezzamento in Cielo e vi inebrierò di purezza, vi inebrierò di santità, vi inebrierò dello spirito di trascendenza e di docilità assoluta ai misteri di Dio e alla sua Divina Volontà.
Chiedete a Dio che la vostra fede cresca, germogli, rifiorisca.
Chiedetegli di essere guariti dalla vostra miopia spirituale per poter vedere molto oltre ciò che altri non possono vedere.
Rispondete a Gesù e a Maria a questo grande invito che vi fanno, di far parte come semplici soldati del loro Esercito Vittorioso e anch'io vi accompagnerò, anch'io intercederò per voi davanti al Cielo.
Di tanto in tanto, se la santa obbedienza me lo permette, verrò da voi per consolarvi, verrò da voi per incoraggiarvi, verrò da voi per accendere il fuoco dell'Amore Santo e Divino.
Guardate che molte anime si perdono perché non rispondono alle chiamate del Signore.
Guardate che molte anime naufragano nell'incomprensione, nella vita senza senso, perché agiscono secondo il proprio volere, ma non secondo la Divina Volontà.
Sentitevi pieni, sentitevi felici di essere i meno adatti, i meno capaci per questo Apostolato di Riparazione.
Così, come io, nella mia umile falegnameria: segavo, martellavo, riparavo mobili e oggetti in legno danneggiati: riparate voi, i vostri peccati e i peccati del mondo intero.
Segate, figli miei, le vostre debolezze, le vostre imperfezioni, le vostre fragilità.
Confitte nel legno della Croce del Martire del Golgota, il vostro peccato e applicate sul vostro cuore una vernice guaritrice e liberatrice, la vernice di Gesù.
Conducete una vita umile, una vita semplice, una vita senza complicazioni.
Fate delle vostre famiglie: tabernacoli, chiese domestiche e siate esempio di vita per i vostri fratelli.
Figli miei: i misteri di Dio sono imperscrutabili, i misteri di Dio si devono credere con la luce e la ragione dell'anima e del cuore.
I misteri di Dio rimarranno misteri fino al giorno in cui sarete alla sua presenza e potrete vedere la sua gloria, la sua Magnificenza, la sua Onnipotenza.
Le anime si privano delle grazie del Cielo, le anime si privano dei doni che il Signore regala in questa fine dei tempi e il demonio fa il suo: scoppia in risate beffarde davanti all'incredulità e all'indifferenza religiosa di moltissimi uomini.
Il dubbio dovete seppellirlo, così come io lo seppellii dal momento di quel sogno rivelatore.
Il dubbio è un ostacolo per la vostra crescita spirituale e religiosa.
Abbiate cuore di bambino, ma comportamenti da uomini maturi nella fede.
Come vorrei vedervi raggruppati come pulcini in cerca del riparo della loro madre.
Come vorrei vedervi con le vostre uniformi e provviste da soldati.
Come vorrei vedervi combattere nei campi di concentramento, difendendo i principi della nostra Chiesa, difendendo e dando onore e gloria al Nome del Signore.
Come vorrei vedervi rivestiti di una forza soprannaturale per intimidire il demonio e i suoi seguaci.
Come vorrei vedervi annunciare la Parola del Signore, ma portandola nel vostro cuore e vivendola.
State, dunque, saldi nella vostra fede; decisi a perseverare. Decisi a raggiungere la meta per ricevere il premio che vi è stato promesso.
Figli miei: nutritevi della preghiera quotidiana, nutritevi del sacrificio, nutritevi della penitenza e della mortificazione silenziosa; e così, raccoglierete frutti abbondanti. Così, potrete raccogliere la messe e guadagnarvi il giusto salario per le vostre buone opere.
Imparate a fare delle cose ordinarie, cose straordinarie.
Vivete in santità secondo il vostro stato di vita: il sposato come sposato, il single come single, il religioso come religioso, il vedovo come vedovo.
Evitate eccentricismi nella fede. Non avete bisogno di attirare l'attenzione dei vostri fratelli per dire che credete in Dio. Dovete conservare l'umiltà del cuore.
Consideratevi sempre i più piccoli, i più minimi tra i piccoli.
Ricordate che il Signore si serve dei semplici, dei più elementari agli occhi del mondo.
Diffondete la devozione delle sette domeniche; riceverete grazie, riceverete benedizioni come piogge copiose sulla terra arida. È una devozione che vi porta alla pietà, al fervore religioso; è una devozione che vi porta alla crescita spirituale.
Non tenetemi così dimenticato ed escluso nelle vostre vite. Se sapeste come vi amo. Se sapeste lo spreco che c'è nel mio povero cuore per voi. Se sapeste il desiderio che ho di abbracciarvi il giorno che passerete al Regno dei Cieli, mi avreste più in considerazione nella preghiera; suscitereste la santa inquietudine nel cuore dei vostri fratelli affinché ricorressero alla mia protezione e intercessione.
Come ricompensa: scenderò nel momento della vostra morte e vi condurrò dal transito di questo mondo alla vita eterna.
Coltivate questo nuovo giglio profumato della fede con la vita Sacramentale, con la meditazione e la lettura della Parola di Dio e con l'esercizio delle buone opere.
Vi lascio, ma vi porto nel mio cuore.
18 dicembre 2009
LA LIBERAZIONE DEL GIGANTE
Romanzo storico su San Tommaso d’Aquino
***
Una campana argentina si mise a suonare. L'ottimo, vecchio e ignaro fra Filippo annunciava il vespro... un vespro che non si sarebbe cantato mai. Con terrore fra Vincenzo vide il volto del suo superiore contrarsi in un pianto silenzioso. E la campana continuava a suonare.
L'imperatore arrivò cinque ore dopo con un seguito di circa sessanta nobili e qualche centinaio di servitori. Era già buio, non però nel cortile del monastero. Il conte di Caserta aveva terminato i preparativi. Lungo i muri, a intervalli regolari, ardevano le fiaccole. Tutte le campane suonavano insieme. Il conte, in abito di velluto orlato di pelliccia, senza armatura, fece un profondo inchino, baciò la staffa dell'imperatore e l'aiutò a scendere da cavallo.
Federico ebbe un momento di esitazione.
«Fiaccole viventi:» disse «per la barba del profeta, è un bello spettacolo!» Ogni fiaccola era fissata sulla testa d'una ballerina e illuminava un corpo affascinante il cui vestito consisteva esclusivamente in ampi calzoni orientali e in collane scintillanti. «Il tuo gusto, conte di Caserta, si è molto raffinato. Ma non tenerle troppo a lungo nel cortile. La notte è fresca, e se si pigliano un raffreddore l'attaccano poi a tutti i miei amici. Non so come avvenga, ma sta di fatto che avviene.»
Accolse la rispettosa risata dei nobili col sorriso comune a tutti gli svevi, un sorriso nel quale gli occhi non avevano parte.
«Caserta è un mago» rise il margravio Pallavicini. «Come hai fatto, amico, a trasformare i frati in questo modo? Quale sarebbe l'abate? Ti prego di presentarmelo. È la prima volta che mi viene questo desiderio.»
«E i frati?» domandò brevemente Federico.
Il conte alzò le spalle:
«Trottano nella notte... verso sud». «E chi suona le campane?»
«Già, le campane» sorrise il conte. «Forse, mio signore, vi piacerebbe vedere come si suonano...»
«Vediamo pure» assentì Federico smontando finalmente. «Vieni, cugino Cornovaglia, e anche tu, Absburgo. Pallavicini! Ezzelino! Andiamo a vedere le campane del conte di Caserta. Per la Caaba della Mecca, prevedo un bello scherzo.»
I nobili chiamati scesero da cavallo e lo seguirono verso il campanile.
«E io, babbo?» domandò una voce di fanciulla.
«Per quanto conosco il conte, non è roba adatta a un giovinetto come te, Selvaggia» rise Federico senza voltarsi.
Tutti si misero a ridere. Per la cavalcata la principessa Selvaggia si era vestita da uomo: così giovane e snella, quella foggia le stava bene. Solo il viso era decisamente femminile, con quelle labbra tumide e rosse, il nasino all'insù e gli occhi grigi e un po' a mandorla come gli occhi di sua madre.
Ezzelino si volse a guardarla e le gettò un bacio, ma lei gli mostrò la lingua come un monello e rise forte. Un giovanissimo cavaliere del seguito di Cornovaglia non poté far a meno di scuotere il capo.
«Non dovete scandalizzarvi, cavaliere» mormorò accanto a lui una voce beffarda. «I due si sposano questa settimana.»
Il giovane inglese alzò lo sguardo e vide un uomo della sua età (al massimo poteva avere vent'anni), di bella statura e relativamente alto per essere italiano, con una bella fronte, occhi scuri e ridenti e labbra strette e vivaci: uno di quegli uomini coi quali non si può essere in collera a lungo, e per i quali Piers Rudde aveva sempre provato una punta d'invidia. In Italia (e anche in Francia) s'incontravano abbastanza spesso di questi giovani eleganti e leggeri dai modi così disinvolti che potevano permettersi d'essere sfacciati persino con una testa coronata, ricavandone non di rado addirittura una collana d'oro. Egli stava per dare una risposta altezzosa, e invece si limitò a dire: «Mi sento molto confuso».
Il giovane italiano scoppiò a ridere:
«Non mi stupisce. Sono cose che in Inghilterra non accadono, vero?».
«Certamente no» replicò con freddezza Piers Rudde. «Ma spiegatemi, prego, per chi o che cosa ho udito giurare l'imperatore? A che profeta alludeva?»
«Oh, via!» fece l'italiano crollando le spalle: "Per la barba del profeta, vero? Maometto, beninteso. Certo anche gli altri profeti avranno avuto la barba: pare sia una condizione necessaria. Quanto più lunga è la barba, tanto migliori sono le profezie. Ma lui alludeva a Maometto. Non avete sentito dire "per la Caaba della Mecca"?»
«Sì, ma che cos'è?»
«Una grande pietra nera in mezzo alla Città Santa dei musulmani. A quanto si dice, è la pietra sulla quale Abramo voleva sacrificare il figlio Isacco: l'angelo Gabriele la trasportò poi gentilmente alla Mecca».
«E l'imperatore ci crede?» domandò l'inglese sbalordito. «È vero che, come dicono i preti, si è fatto musulmano?»
«Abbassate la voce, cavaliere» mormorò l'italiano. «No, non credo che sia vero. Recentemente sentii dire da lui:
"Non mi sono liberato da una catena per farmi legare a un'altra". Ma invocare i simboli maomettani è di moda. E questa moda fu introdotta proprio dall'imperatore.»
«Forse è meglio così» commentò oggettivamente Piers Rudde. «In tal modo egli lascia stare i nomi sacri. Questo è un convento, vero?»
«Almeno lo era fino a poche ore fa» fu la risposta disinvolta. «Mi piacerebbe sapere che cosa avranno pensato quei frati vedendo entrare il serraglio imperiale. È stata un'idea della sua mente augusta. Egli si diverte a giocare di questi tiri da quando...»
S'interruppe perché menzionare la scomunica dell'imperatore non era di buon gusto.
«Quale serraglio? Queste... queste giovani?» L'italiano rise di cuore:
«Ah, buona, proprio buona, cavaliere! ... E poi dicono che nel vostro paese nebbioso non si sa ridere!». Ma si fece serio vedendo lo stupore dell'inglese. «Per i benedetti califfi e per tutti i santi, mi avvedo che la vostra domanda era seria: dunque perdonate la mia allegria. Io intendevo le bestie, i quadrupedi che l'imperatore ha raccolto in tutti i continenti. Alcuni sono vere rarità, ed egli non si mette mai in viaggio senza portarli con sé. Come mai non siete informato che li ha mandati avanti col conte di Caserta? Già, voi ci avete raggiunto solo nel pomeriggio e non potevate sapere. Non mi meraviglio della vostra confusione. Noi tutti viviamo un po' confusi.»
«Pare anche a me» rispose l'altro brevemente.
«Meglio così» assicurò l'italiano. «È quasi un vivere divino. Ci moviamo in un mondo stupendo che ci appartiene.
***
LOUIS DE WOHL
FIGLI MIEI, PREPARATEVI, L'AVVERTIMENTO È ALLA VOSTRA PORTA!
(MESSAGGIO DELLA NOSTRA MADRE CELESTE MARIA, REGINA DELL'UNIVERSO, 21 GIUGNO 2026)
Figli miei amati, preziosi e valorosi apostoli degli ultimi tempi, preparatevi!
La situazione geopolitica mondiale sta per ribaltarsi. Le forze anticristiane operano con potenza e furia per assicurarsi che il mondo cada definitivamente sotto il loro giogo. Molte cose si tramano nell'ombra. Inganno, tradimento, violenza, corruzione, menzogne ed esoterismo sono le loro armi. Sono guidate, direttamente o indirettamente, dal gruppo malefico guidato dall'Anticristo.
Nostro Padre, Dio Onnipotente, permette tanta distruzione e impurità ai Suoi occhi santi perché è stanco; deve permettere che tante anime si perdano per non lasciarne molte altre perire per la Sua inazione. Abbiamo raggiunto il punto di non ritorno.
Approfittate di questi ultimi istanti di pace apparente sulla terra finché ne resta. Presto, l'inferno si scatenerà sul pianeta, anche nel mondo fisico. Il fuoco si diffonderà ovunque. La natura si ribellerà contro il peccato, ed entreremo nell'Apocalisse.
Le forze del male sono disperate, e i servi del nemico di Dio agiscono con accanimento, commettendo atti insensati ed estremi, tuttavia meticolosamente e maliziosamente organizzati. L'economia crollerà, la Chiesa istituzionale sarà sommersa e diventerà una madre sterile, rimanendo per sempre falsa e corrotta. Solo coloro che sono veramente con Noi – e non solo a parole – saranno preservati nella tempesta e presto trasformati e rapiti dal mondo per compiere il loro dovere di valorosi santi, soldati di Gesù Cristo, Mio Figlio, in modo benefico per il Regno dei Cieli per la salvezza finale delle anime.
Rimanete uniti, voi che vi amate gli uni gli altri come veri fratelli. E amate sempre i vostri fratelli, anche quelli che vengono a voi per derubarvi o addirittura uccidervi. Non scartate il martirio come l'ultima prova di fedeltà al vostro Dio e un'opportunità di salvezza per gli altri, se tale è la volontà di Nostro Padre.
L'Avvertimento è alla porta. Viene come un ladro nella notte. Mio Figlio vi ha avvertito, voi lo sapete. Preservate la vostra santità nella preghiera, nell'integrità facendo la volontà di Dio, che è anche la Mia volontà e quella di tutto il Cielo, e tale deve essere anche la volontà degli apostoli degli ultimi tempi sulla terra.
Che nulla vi turbi. Siete protetti dagli eserciti angelici e custoditi dalla volontà del Padre Onnipotente riservata a ciascuno di voi, Miei Eletti. Sapete da tempo che tutto questo deve accadere e accadrà. Sappiate che ora è il vostro turno di combattere per conquistare le ultime anime al Regno Eterno della Gloria.
Preparatevi, tenete l'olio nelle vostre lampade. Pochi istanti vi separano dal momento decisivo. Non lasciatevi sorprendere.
Vostra Madre Celeste che vi ama infinitamente.
Quanto più è intenso il lavoro esteriore, tanto più profondo deve essere il fondamento di preghiera...
La vostra vita si trasformi in preghiera e Dio sarà con voi. Nella preghiera troverete colui che amate. Nella preghiera stringetelo fortemente a voi e non lo lasciate mai.
La preghiera è infatti il ponte che unisce il temporale all'eterno, la terra al cielo, l'uomo a Dio. E perciò la vita della religiosa deve essere vita di preghiera... Senza preghiera non c'è vita per Dio, non c'è servizio a Dio!...
Pregate continuamente, figlie mie, come vuole Gesù. Offrite a Dio le vostre azioni... rivolgendo spesso lo sguardo dell'anima verso il tabernacolo, verso la croce ».
Madre Orsola Ledochowska
Io salverò coloro che recitano il Rosario
LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DIVINO
14 novembre 1949: La sera stavo recitando il Rosario con la mia famiglia. Ero arrivata al mistero gaudioso di Gesù, ritrovato nel Tempio. Pensai, come sempre, al dolore e all'angoscia con cui la Madonna aveva cercato il Suo divino Figlio. Mentre le mie labbra recitavano I'Ave Maria, il mio cuore pregava: "Cara Madre di Dio, Tu che sei pure la Madre nostra, con lo stesso dolore materno che soffristi allora e che ferì il Tuo cuore mentre cercavi il Tuo carissimo Bambino, fa' in modo di cercare i Tuoi figli che Gesù Ti affidò morendo, e conducili a Gesù. Fa' che le Tue lacrime di Madre non siano perdute per nessuna anima". Allora, improvvisamente, come successe anni prima, vidi in spirito un'innondazione, i cui flutti ancor più alti e più sporchi stavano per far annegare tanta gente. Al di sopra di questa innondazione fluttuava nell'aria la Madonna, con un vestito candido come la neve, avvolta in una luce tenue. Si sarebbe detto che il suo vestito fosse fatto di luce. Io La vidi fluttuare più lontano, porgendo il Rosario a tutti coloro che stavano per affogare. E in fondo al mio cuore sentii queste parole: "Io salverò coloro che recitano il Rosario". La Vergine purissima ed immacolata mostrò a me, povera peccatrice, il mezzo con cui Ella vuole salvare il mondo peccatore, e condurre anche i peccatori più grandi alla Misericordia divina. E' la notte di Natale del 1949. Alla fine della Messa offro di nuovo questo S. Sacrificio a Dio, e prego con tutto il mio cuore per il mio popolo davanti al SS. Sacramento. Stavo pregando soprattutto per la nostra gioventù, affinchè Dio faccia avere a questi giovani orrore del vizio, dei piaceri cattivi e dei peccati d'impurità, e fu come se sentissi queste parole fra le mie preghiere: "Solamente per mezzo di Mia Madre". Per me fu come se Gesù mi indirizzasse verso Sua Madre, affinchè io La preghi di guidare la nostra gioventù. Io pregai il Suo cuore materno, così puro, implorando grazia e pietà per questa gioventù traviata e vittima di una falsa educazione e dell'ambiente corrotto. Io La supplicai di salvarla da questo diluvio del male, e lo feci con tutto il cuore, avendo compassione di queste anime. Poi recitai I'Ave Maria con la folla. Alla seconda Ave mi sentii chiamare: "Figlia mia!". Alzai gli occhi. Vidi davanti a me, la Vergine Santissima che fluttuava nell'aria sopra i fedeli, bianca come la neve ed avvolta nella luce. Non aveva il manto, ma le mani giunte, e mi disse: "Vieni, mia cara figlia, vieni presto!" Queste parole non si cancellarono più dal mio cuore. Ancora oggi so che arrossii, mentre il nostro curato fece l'aspersione dell'acqua benedetta. Io temevo che lui o altri avessero visto ciò che mi era capitato. Il mio cuore era pieno di amore per la Madonna. Appena potei andai in camera a pregare, e a riflettere alle parole udite. Tutto fu chiaro per me: la Madonna vuole dare il Suo potente aiuto a coloro che credono in Dio: ma Satana, se Dio lo permette, può servirsi della creazione per nuocerci. Egli tenta di allontanare gli uomini dalla fede in Dio che ci ama, dalla Provvidenza divina che ci governa, per mezzo di ogni specie di sofferenze e di sventure, per spingere così molte persone alla disperazione. Satana arde dall'odio e desidera vendicarsi e stabilire il suo regno nel mondo. Allora, incoraggiata, mi rivolsi al SS. Cuore di Maria, domandandoLe di venire in nostro aiuto. Nel mio cuore sentii la risposta: "Quando sarà proclamato il dogma della Mia Assunzione al cielo". Ma fui un po' delusa quando lessi sul giornale che questo dogma non sarebbe stato proclamato solennemente a Roma che il I° novembre 1950, nella festa di Tutti i Santi. Quante anime malate non possono aspettare tanto, per essere aiutate. Allora dissi alla Madonna che se era per l'onore e la gloria di Dio e per la salvezza delle anime, era necessario che Ella mi facesse conoscere se voleva veramente che il S. Padre proclamasse solo in quel giorno il dogma della Sua Assunzione al Cielo con il corpo mortale. Ella mi fece segno di sì. Sentii queste parole: "Per me è la prima e la più cara festa della Mia elezione." Sono sicurissima che nella Sua bontà e nel Suo amore materno Ella ci mostrerà che nel Suo cuore purissimo e misericordioso pregherà per noi e ci aiuterà nelle nostre grandi tribolazioni. Grazie al Suo Dio leverà la maledizione del peccato a coloro che Egli scelse per essere gli strumenti della Sua Misericordia. Allora la Madonna sarà incoronata solennemente dalla S. Chiesa come Regina del Cielo e della Terra. II Suo Cuore Immacolato trionferà sul peccato e sull'Inferno, e allora ci sarà la pace. 18 febbraio 1962: Questa sera ero sola e recitavo il Rosario in ginocchio, per terra. Pregai Maria Santissima di guidarmi, affinchè io realizzi i desideri del Cuore di Gesù e i Suoi. Durante il primo mistero la Madonna mi disse: "Figlia mia, dammi coloro che soffrono". Io risposi: "Io devo abbandonare alla divina Provvidenza coloro che si lamentano delle loro sofferenze." Maria mi disse: "Sì, bene, figlia mia; domanda loro discretamente se preferiscono soffrire o se promettono di incaricarsi di realizzare i miei desideri; se preferiscono soffrire o recitare ogni giorno il Rosario per la conversione dei peccatori".
DAGLI APPUNTI DI MARIA GRAF – SUTER
CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ
Signore Gesù,
Redentore del mondo,
oggi mi avvicino con fiducia
al Tuo Sacro Cuore,
fonte inesauribile d'Amore,
di misericordia e di speranza.
Ti consacro la mia vita,
la mia mente, il mio cuore
i miei pensieri, le mie parole, le mie azioni,
le mie gioie, le mie sofferenze,
la mia famiglia e tutto ciò che sono e che possiedo.
Regna nel mio cuore, Signore Gesù.
Purificami da ogni peccato,
cura le mie ferite
e trasforma la mia vita secondo la Tua volontà.
Fa' che impari dal Tuo Cuore
ad amare sinceramente,
a perdonare con generosità,
a servire con umiltà
e a rimanere saldo nella fede.
Sacro Cuore di Gesù,
in Te deposito le mie preoccupazioni,
i miei bisogni e il mio futuro.
Non permettere che io mi allontani da Te
e concedimi di vivere sempre
nella Tua Grazia e nella Tua amicizia.
Ti consacro anche la mia famiglia,
la Chiesa e tutta l'umanità.
Fa' che il Tuo amore sia conosciuto,
che la Tua pace regni nei cuori
e che coloro che sono lontani
ritornino alla luce della Tua Misericordia.
Sacro Cuore di Gesù,
in Te confido.
Sii il mio rifugio nelle prove,
la mia forza nella debolezza
e la mia speranza fino alla fine.
Amen.
LA CONFUSIONE (1) SI DIFFONDERÀ OVUNQUE, PER ALLONTANARVI DAL MIO DIVIN FIGLIO E PORTARVI A UN CERTO PUNTO, A NEGARLO COME VOSTRO SIGNORE E VOSTRO DIO.
MESSAGGIO DELLA SANTISSIMA VERGINE MARIA
A LUZ DE MARIA
21 GIUGNO 2026
Amati figli del Mio Cuore Immacolato, benedico ognuno di voi, vi amo e intercedo per ciascuno di voi presso il Mio Divin Figlio.
FIGLI, GUARDATE I SEGNI E I SEGNALI DEI TEMPI, PREGATE PER QUEGLI ACCADIMENTI CHE VOI NON RIUSCIRETE A COMPRENDERE.
Pregate figli, pregate affinché possiate continuare sulla retta via e perchè vi convertiate.
Pregate figli, pregate adorando Dio, Uno e Trino.
Pregate figli, pregate, non vergognatevi di pregare.
Pregate figli, pregate, l'umanità sarà sdegnata a causa di ciò che vedrà dappertutto.
Pregate, invocate il cambiamento totale dell'umanità che ha perso la Fede, voi figli non vedrete la Fede svanire: siete il Popolo del Mio Divin Figlio, questo incidetelo nel cuore.
Dovete mantenervi in Stato di Grazia, pregare il Santo Rosario e il Santo Trisagio.
TENETE I SACRAMENTALI SU DI VOI, NON DIMENTICANDO CHE DOVETE ESSERE NEL DEBITO STATO DI GRAZIA E ACCOSTATEVI AL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE.
COMMENTO DI LUZ DE DI MARIA
Amen.
RABBUNI’ GESU’ IL MAESTRO INTERIORE
"A me basta questo Dio appeso a quattro chiodi» (Paul Claudel)
"Il giorno in cui tu non brucerai più di amore per Cristo, molti moriranno dal freddo" (Frangols Mauríac)
LA NOSTRA VITA VEGETATIVA E IL NOSTRO MAESTRO INTERIORE
La nostra vita vegetativa è quella parte di noi che vive vegetando, alla maniera delle piante. Di questa nostra parte noi non abbiamo un controllo se non indiretto, in quanto, cioè, abbiamo il dovere di prestarle quel tanto di cibo e di bevanda che le permetta di portare avanti quel suo processo vegetativo. Tuttavia, essa è quella parte di noi che, insieme al conforto di tante nostre gioie fisiche, ci offre anche, e forse con maggior generosità, lo sconforto di tanti nostri dolori fisici.
Ed è proprio qui che si inserisce, primariamente, l'attività didattica del nostro Maestro interiore, proprio perché qui ci imbattiamo in una delle conseguenze più evidenti del peccato originale.
Infatti quell'astuto Serpente che - invidioso di quella divina felicità che vedeva permeare, dentro e fuori, le belle membra dei nostri progenitori - si mosse per tentarli, sapeva molto bene cosa intendeva quando disse alla donna: "Voi sarete come Dio e conoscerete il bene e il male" (Gn 3, 5).
Sapeva molto bene, infatti, che quelle sue parole erano una perfida menzogna con la quale proponeva loro quella stessa tentazione, dalla quale lui stesso era stato vinto, quando volle sostituirsi a Dio; sapeva dunque per esperienza che, come non ci può esser che un Dio solo, così non ci può esser che una sola norma che stabilisce ciò che è bene e ciò che è male, sapeva tutte queste cose, eppure si riteneva certo che quella tentazione, dalla quale lui stesso era stato vinto, avrebbe fatto crollare anche la donna e, con lei, anche l'uomo.
Difatti, noi sappiamo che, dopo la disobbedienza, essi non solo non hanno potuto godere di alcuna conoscenza del bene e del male, ma si sono trovati dentro la drammatica esperienza di scoprirsi privati del loro bene e dominati dal male... Per fortuna, in tanta obbrobriosa colpa, avevano l'attenuante di essere stati ingannati; perciò la grave sentenza: 'Voi morirete!'; non ebbe effetto immediato, così che Dio ebbe modo di organizzare il suo piano per recuperarli.
È importante qui ricordare e comprendere bene il principio seguito da Dio per realizzare quel suo piano: sia quello relativo a tutta l'opera della redenzione, sia, quindi, anche quello relativo all'opera che poi continuerà in ciascuno di noi il nostro Maestro interiore. È un principio che pervade un po' tutta la Sacra Scrittura, e compare proprio qui, subito dopo il peccato originale, quando Dio dice al serpente: `poiché tu hai fatto questo (cioè hai ingannato la donna) io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: essa ti schiaccerà la testa. " (Gen. 3, 15).
Lo stesso principio viene poi ripreso dalla liturgia: "Colui che ha vinto dal legno (l'albero dell'Eden) sarà vinto dal legno (l'albero della Croce)". Sarà pure importante ricordare come Gesù, dopo aver vinto sulla Croce il Maligno e con lui tutti i mali, e aver insieme santificato per noi la Croce stessa e tutte le sue possibili espressioni, ha poi voluto che noi pure fossimo partecipi della sua vittoria, invitando tutti a seguirlo portando ciascuno la propria croce.
Così, obbedendo con Lui a Dio, con Lui saremo vincitori: conosceremo il bene e il male e potremo anche cambiare il male in bene.
Eccoci dunque alla scuola del nostro Maestro interiore, dentro la realtà della nostra vita vegetativa.
Come in una qualsiasi scuola avviene una lotta tra il sapere e il non sapere, per giungere in fine ad una composizione, cioè ad un sapere che elimini sempre più il non sapere, così anche a questa scuola avverrà una certa lotta tra quei tanti dolori fisici e gli altrettanti diletti fisici che caratterizzano questa nostra vita vegetativa.
Si tratterà tuttavia di una lotta singolare: perché, se sul piano fisico il dolore è vero male, e il diletto è vero bene, sul piano morale, invece, né l'uno né l'altro è male, né l'uno né l'altro è bene: saranno ambedue un bene se ambedue verranno accettati, dai discepoli di questa scuola, come un dono di amore della divina volontà; in caso contrario, ambedue resteranno un male, perché sul piano morale non ci può essere vero bene se non dentro l'ordine dell'amore.
Ora, in questa scuola del divino Maestro, sia il dolore che il diletto provengono dalla volontà divina, e perciò sono un vero bene sia l'uno che l'altro.
Se dunque il discepolo saprà accettare i diversi dolori fisici come un dono dell'amore divino, quei dolori avranno ancora il sapore di una medicina amara perché dovranno liberarlo dalla schiavitù dell'egoismo, ma, proprio per questo, quando lui in seguito verrà a trovarsi dinanzi ai diletti fisici, non si perderà più in essi egoisticamente, come per il passato, ma saprà accettare anche quelli come un dono dell'amore divino.
Raggiunto poi questo primo traguardo - dal quale appare chiaro che la croce serve anche per trasformare in bene lo stesso vano piacere - il discepolo che andrà mano mano accettando come dono dell'amore, ora i dolori e ora i diletti fisici, vedrà contemporaneamente crescere la sua stessa capacità di amare, così da avvertire ormai vicino lo stesso traguardo finale, cioè quella composizione dove tutto, il diletto come il dolore, avrà il sapore di un unico bene: dell'amore, appunto! Cioè di quella felicità che c'era prima del peccato e che conseguiva tutta dal compimento della volontà paterna di Dio!
Così, quel male con cui quell'astuto aveva avvelenato la nostra esistenza, nel disegno di Dio è stato il mezzo per riconquistare quella felicità che lui ci aveva rubato.
Ora, questa impresa è, certamente, possibile per tutti. Bisognerà solo ricordare alcune condizioni alle quali è già stato accennato; cioè: in primo luogo, una fede sicura nel credere che c'è questo Maestro interiore e, quindi, che è Lui e Lui solo che regola dentro di noi, cioè nella nostra vita vegetativa, quel poco simpatico alternarsi di gioie e di dolori che a ciascuno è riservato; in secondo luogo: una fede viva che ci faccia vedere nell'una e nell'altra cosa, nient'altro che un dono del suo amore; in terzo luogo: che anche noi ci sforziamo di rispondere all'amore con amore, ricordando le parole di Agostino: "Colui che ama, o non fa alcuna fatica, o la fatica stessa viene amata. ".
Infine, cercheremo anche di ragionare insieme al vecchio Giobbe: `Se abbiamo ricevuto dalla mano di Dio i beni, perché non dovremo accettare anche i mali?".
Sarà bene ricordare, in proposito, anche i santi, i quali non conoscevano altro bene fuori della volontà di Dio; perciò tutto quello che accadeva loro era sempre volere di Dio, e quindi sempre un bene. Naturalmente sono giunti a questa meta seguendo la via che ci è stata insegnata dal nostro Maestro, e vi sono giunti tanto bene che alcuni - come Santa Teresa di Gesù Bambino - si chiedevano come avrebbero potuto abituarsi alla vita del Paradiso, dove non avrebbero avuto più croci da portare.
La grande Santa Teresa, poi, percorrendo la stessa via, avrà presto la felice sorpresa di constatare che per lei le gioie e i dolori sono la stessa cosa, e scriverà: `Attualmente mi sembra di non aver altro motivo per vivere fuorché quello di soffrire e spesso dico con tutto il cuore: - Signore, o patire o morire!:
Queste non sono storie, questa è storia! Storia di tutti i santi, dei santi di tutti i tempi, dei santi di oggi: e basterebbe pensare a Padre Pio da Pietrelcina che ogni giorno soffriva la passione di Cristo!... Ci conviene fidarci!
"Che la vita sia negli uomini, negli animali o nelle piante, é sempre la Vita; e quando viene il minuto, il punto inafferrabile che chiamiamo morte, é sempre Gesù che si ritira, sia da un albero che da un essere umano." (Leon Bloy)
PADRE VIRGINIO CARLO BODEI C. D.
martedì 23 giugno 2026
Mi sono sentita chiamata da Te. Mi chiedevi di venire a vederti, di venire con te.
Mi sono sentita chiamata da Te. Mi chiedevi di venire a vederti, di venire con te.
—Voglio andare dove Tu sei, Signore.
Sento la tua presenza. La tua presenza impregna tutto di significato e di amore. Sono andata a Messa, in essa guardavo il Cielo. Mi sono seduta dietro dove non mi vedeva nessuno e da lì guardavo il Cielo, cercavo Te, Signore.
Indegna, sempre indegna. Perché mi chiami? Perché mi chiedi di andare a Messa? Guarda la mia indegnità. La mia indegnità mi perde, ma Tu... mi sollevi.
Ho sentito la mia anima estasiata per tutto il giorno. In me non c'è nulla capace di estasiare, sei Tu nel Tuo Amore, il Tuo che accende la mia anima. Continua ad essere accesa.
Signore, ancora il Tuo Amore. Ancora Tu.
Arriva l'ora della comunione e vedo che non posso riceverti. Sono in peccato e non c'è confessore. Ma è per Te o non è per Te che faccio questo? Battaglia persa, io a terra. Ma sento il Tuo Amore. Sento il Tuo Amore e Te in una forma tale che rimango.
Ho voglia di riceverlo, ma ascolto: "non comunicarti". E decido di rimanere pregando senza andare. "Fai una comunione spirituale". E così rimango. In quella comunione ti sento così vicino a me! Ricordo il Vangelo: "Venite a me tutti voi che siete affaticati e oppressi".
All'improvviso ho una visione futura, vedo gente di ogni tipo e di tutte le razze comunicarsi in peccato. Non capisco. Ragiono: "ma esiste la confessione". Certo, c'è gente che vuole rimanere nella propria vita con quello stato. Non capisco nulla, vedo gente che pecca e che tutti si comunicano senza altro: mentitori, ladri, adulteri... comunicandosi senza confessarsi.
Non capisco, vedo una grande quantità di persone e di culture diverse comunicarsi senza confessarsi.
Non capisco nulla. Come può essere possibile? Perché vedo questo? Questo non si può fare. Lui me l'ha insegnato. Ma questo è un sacrilegio! Penso alle conseguenze. Questo è pericoloso, la Chiesa chiede la confessione perché la gente si penta e cambi. Senza di essa, senza la confessione, non lo faranno. Lo riceveranno senza altro.
Scarto quella visione futura come qualcosa del demonio, qualcosa di impossibile, tuttavia, per averla vista, la annoto.
GIUGNO 2012
s.t.G.
Quanto importi non fare la propria volontà ma quella di Dio, e quante utilità apporti la mortificazione.
LA VOLONTÀ DI DIO O STRADA REALE E BREVE PER ACQUISTAR LA PERFEZIONE
Un altro frutto della mortificazione è la facilità nell'esercizio di tutte le virtù, perché, quando alcuno è esercitato nel vincer sé stesso e in domare la propria volontà in cose molto ardue, in quelle che sono meno difficili non inciampa per nulla, e con grande facilita corre per la strada più piana.
Non fa mai molto frutto la terra che non è zappata, né la vite che non è potata. Nella stessa maniera, perché noi fruttifichiamo in opere buone, dobbiamo troncare i nostri desideri e sradicare i nostri affetti.
Quanta sarà la pace dell'anima, acquietato il tumulto dei nostri desideri, e fatta la pace fra l'appetito e la volontà e raffrenate le passioni! Questa è cosa tanto manifesta, che anche i filosofi la conobbero, principalmente gli stoici, i quali, sebbene persuasi che l’anima non era immortale, ad ogni modo solamente per la beatitudine di questa vita e per vivere in pace e con gusto con sé stessi e con gli altri, si privarono dei piaceri, della roba, degli onori, vivendo con grande austerità, povertà e abbiezione. E sebbene è vero che senza la fede e la grazia speciale di Gesù Cristo non arrivarono ad acquistare quello che pretendevano, che è la quiete delle passioni e la beatitudine dell' anima, con tutto ciò seppero e insegnarono che questa era la buona strada. E Marco Tullio dice: «Quando distogliamo il cuore dal pensiero del corpo e delle cose di casa e dei negozi, e ci raccogliamo dentro di noi, che altra cosa facciamo se non imparare a morire?
Esercitiamoci in questo, stacchiamoci dall'affetto dei nostri propri corpi, e avvezziamoci a morire in questa maniera: e facendo questo, mentre viviamo in terra, avremo una vita simile a quella che si fa in cielo: e così quando l'anima nostra uscirà dal carcere di questo corpo, volerà più presto.»
Queste sono parole di Tullio e questa fu sentenza dei filosofi.
La mortificazione dà anche aiuto grande all' orazione, perché purifica l'anima dagli affetti che offuscano la ragione e non le lasciano vedere e conoscere le cose divine; sicché la mortificazione cura l'anima da perniciose illusioni.
E se stimeremmo molto un'erba o una pietra, che avesse questa virtù che posta su gli occhi de' ciechi, subito desse loro la vista; e posta sopra gli orecchi dei sordi, subito facesse loro sentire; e posta sopra la bocca dei muti, subito sciogliesse loro la lingua; e posta sopra il petto a chi avesse male, subito il risanasse; in che alto prezzo si deve tenere la mortificazione, la quale risana non la cecità del corpo, ma quella dell'anima, e rischiara la vista, non degli occhi corruttibili, ma della ragione; e oltre di ciò ci apre gli orecchi dell'anima, acciocché intendiamo la voce di Dio, quando ci parla; e ci scioglie la lingua, acciocché sappiamo parlare con Dio, e ci mette grazia nelle labbra per ottenere da Dio quello che domandiamo; perché non v'ha orazione più efficace di quella che é accompagnata dalla mortificazione, come consta da innumerabili esempi della Sacra Scrittura. Oltre di questo, chi non é mortificato, sta tanto lontano da poter ricevere la luce del Cielo, che in esso non può rilucere neppure il lume della ragione; sta tanto lontano dai sentimenti divini, che nemmeno si accosta alla ragione naturale; né solamente non vive vita spirituale, ma neppur ragionevole, perché di uomo diventa bestia. Per il che disse Riccardo di S. Vittore: «La nostra volontà non si accenderà mai perfettamente nel desiderio dei beni celesti, né il nostro intelletto si purificherà e si schiarirà per la contemplazione delle cose divine, se non siamo diligenti a reprimere con fortezza e molto frequentemente la sollecitudine dei nostri corpi, anche nelle cose lecite e necessarie». Ci toglie ancora la mortificazione questo male di cuore, col quale i nostri desideri ci tormentano e ci cavano di cervello, e ci pacifica e ci acquieta: con che dà anche aiuto all'orazione, la quale richiede pace e tranquillità d'animo.
L'onore poi, che ha il mortificato, di essere immagine di Cristo Crocifisso, e il bene grande della perfetta imitazione del Figlio di Dio, come si potranno degnamente stimare? Non indarno sopportò tante pene; perché, avendo egli conosciuti gli innumerevoli benefici che riportiamo con la mortificazione, ci volle ad essa obbligare col più efficace modo, che poté, che fu il suo esempio, e a costo del suo sangue e della sua vita sforzarci con questa gran finezza d'amore a volere il nostro bene. E quanto è evidente argomento dell'importanza della mortificazione, l'aver fatto e patito tanto il Figliuolo di Dio per persuadercela, altrettanto intollerabile ingratitudine è la nostra nel non far caso del giudizio della Sapienza eterna, né del suo sangue e travagli. Per tutti questi frutti della mortificazione non è gran cosa, che Dio ce la raccomandi tanto e ci dimostri quanto si compiace di essa: poiché desiderando egli infinitamente il nostro bene, e ritrovandosi in questa beni tanto grandi, è inesplicabile il compiacimento che riceve dal vederci a questa applicati, sebbene a noi bastava solo il gusto di Dio, ancorché non ci fosse altro interesse, per far che non la temessimo, ma ci impiegassimo tutti in essa; tanto più che senza questo fondamento di negare la nostra volontà, non possiamo arrivare a fare quella di Dio, che è un altro incomparabile beneficio.
Ma ancorché la mortificazione non avesse tanti beni, quanti sono questi, era sufficiente premio di essa il castigare la nostra volontà e far vendetta del nostro proprio amore, per il quale ci siamo tante volte perduti e precipitati, e abbiamo fatta al medesimo Dio tanto grande ingiustizia, come se l'avessimo ucciso: poiché, dice S. Bernardo, la propria volontà, per quanto tocca a lei, uccide Dio, o, per lo meno, vuole che Dio sia altrettanto cattivo, quanto ella é, o tanto cieco e ignorante che non castighi, né conosca i nostri. ardimenti; e anche giunge più oltre la sua sfacciataggine, che si preferisce a tanto sommo bene, essendo ella tanto cattiva; perché, nota S. Agostino, giustifica sé stessa e tiene Dio per ingiusto, né ci è male che ci succeda, che ella non sia causa del nostro danno e dolore, come ho già detto altre volte, e non mi voglio trattenere a ripeterlo per il molto che importa, che l'abbiamo a intendere. I peccati ella sola li causa, facendoci più male che tutto l'inferno insieme unito, perché, senza il suo aiuto, non ci è potere di demoni che ci possa far danno: ed essa é quella che ci fa tanto gran tradimento, che si accorda insieme coi nostri nemici, e ci dà in poter loro per schiavi vilissimi. Gli altri danni temporali e le altre disgrazie sono causate parimenti da lei, perché o é occasione di essi co' suoi errori, o non sapendoli sopportare, fa che ci cagionino non poco senso e afflizione; il che non sarebbe, se ella non volesse e si sapesse accomodare alla ragione, non ponendo il suo affetto in cose, che cagionino molestia, né camminando, per dir così, tra i carboni accesi. Non ci è male, se ella non ripugnasse, che ci potesse affliggere. Essa finalmente è quella, che fabbrica e mantiene quante sorti di mali e di tormenti si trovano così in questa vita, come nell'altra; fino al medesimo inferno esso lo sostiene. Dunque per castigare tanti danni e vendicarci tanto giustamente di tanto grande nemico, dobbiamo molto mortificarci. Si aggiunge a questo che se non diamo noi in questa vita spontaneamente e privatamente il dovuto supplizio alla nostra volontà, si dovrà dare in pubblico e sforzatamente nell'inferno o nel purgatorio; perciò é meglio che ci assicuriamo che non ci faccia tanti danni. Non sarebbe un gran privilegio se per uno non ci fosse purgatorio, né inferno, e che stesse in sua mano il togliere dal mondo l'inferno? Ora, con la mortificazione e annegazione della propria volontà, può uno far questo, per quanto tocca a lui. Onde disse S. Bernardo: «Cessi la propria volontà, e non ci sarà inferno.»
P. EUSEBIO NIEREMBERG, S. J.
Vera Presenza
Messaggero: Nota: La mattina presto del 6 ottobre fui svegliata dal suono di bussare e dalla canzone "Oh, la Signora sta chiamando, ti sta chiamando ora" che suonava. Poi la prima lettura alla Messa quella mattina parlava di Gesù che bussava.
Nel pomeriggio andai all'Adorazione nella Chiesa di Santa Gertrude. Il Santissimo Sacramento era esposto e, mentre adoravo Gesù, chiusi gli occhi. Vidi un'immagine di Gesù, il Suo volto di profilo. L'immagine durò circa due minuti, poi svanì lentamente. Mentre svaniva, un'immagine di un ostensorio entrò in vista. Questo significava per me la Vera Presenza di Gesù e il Suo chiamarmi a diffondere la devozione a Gesù nell'Eucaristia e l'adorazione davanti al tabernacolo.
Quella stessa sera, dopo la Comunione alla Messa a Dayton, udii una voce dietro di me dire "Rita". Mi voltai e non c'era nessuno. Ho avuto molte immagini di porte. Gesù mi ha chiamato bussando per scrivere queste lettere per voi. Siete chiamati ad aprire i vostri cuori e lasciare che Lui dimori in voi. Vi ama così profondamente.
Gesù parla: Io sono il Signore, tuo Dio, e non avrai altri dèi davanti a Me. Vieni e sta' con Me, figlio. Io rendo il tuo cuore pieno di gioia. Ti consolo. Ti santifico. Ti rendo luce e tu ti rivolgi solo a Me nelle tue preghiere e gridi per la Mia misericordia, la Mia grazia e il Mio amore. Tutto è su di voi, piccoli. Tutto in questo mondo è così inutile. La Mia mano è su di voi per fare la Mia opera. Ho bisogno che tu sia libero per stare con Me qui nella Mia chiesa. Ricorda il Mio volto, poi l'ostensorio. Tu, figlio Mio, Mi vedrai. Mi farò conoscere a te. Devi venire ogni giorno e stare con Me, da solo. Un'ora per noi ogni giorno. Non privarMi. Sii qui per Me. Desidero stare con te e condividere Me stesso con te. Non voltarti via e verso altre cose. Le Mie preoccupazioni sono le tue uniche preoccupazioni. Rivolgiti a Me e sii attento a tutto ciò che ti dico. Tutto il resto non ha importanza.
Io sono il tuo Dio e ti amo. Ho bisogno che tu consegni questi messaggi. Devi rimanere totalmente fisso su di Me. Sii qui affinché Io possa operare in te, piccolo. Non posso costringerti a venire. Ti sto dicendo ciò che desidero. Fa' tutto il necessario per stare con Me solo ogni giorno. PregaMi costantemente. Tu non devi essere di questo mondo. Ecco perché ti senti come un disadattato. Non puoi fare questo lavoro ed essere mondano. Devi lasciarti andare e fidarti completamente di Me.
Sono veramente con te, piccolo. Siamo come veri amanti. Ti aspetto e tu desideri così tanto stare con Me. Sai quanto desideri essere qui. Devi vedere come Satana mette altre cose sulla tua strada. Devi essere più astuto di lui e renderti conto che Io ti voglio con Me in chiesa. Tutto il resto è insignificante. Hai ora visto il Mio volto di profilo, figlio. Sono Io, Gesù, che ti ama. Non stai perdendo nulla. Stai guadagnando il Mio amore e la nostra relazione. Resta attaccato a Me, figlio. Fidati totalmente e sta' con Me. Nient'altro ha importanza. Io sono il tuo Dio e sono geloso. Voglio il tuo tempo-qui. Voglio il tuo tempo in preghiera. Voglio te-solo. Tutto il resto è insignificante. Io riempio il tuo cuore di ogni cosa buona e sono lì in ogni passo che fai.
Io sono Gesù, Figlio del Dio Vivente. Vieni, figlio, aspetto e aspetto te. Non farmi aspettare. Ti prego di venire. Di' agli altri che sei occupato. Il tuo amore ti aspetta e Io sono Dio, figlio. Un'ora da solo con Me ogni giorno. Nessuna scusa. Voglio stare con te, figlio. Voglio mostrarti di più ma tu non vieni abbastanza a lungo o dormi. Sta' con Me, figlio Mio. Aspetto, aspetto, aspetto. Ti voglio con Me. Ti amo. Ascoltami e non temere.
6 ottobre 1993










