giovedì 21 febbraio 2019

PADRE PIO E IL DIAVOLO



Ma ormai siamo in piena «notte oscura». Ecco due lettere, scritte entrambe il 1° aprile 
del 1915, la prima a padre Benedetto, e la seconda a padre Agostino: «... Riceveste l’ultima 
mia del 18 ultimo scorso? Deh!, per carità non mi negate il vostro soccorso, non mi negate i 
vostri ammaestramenti, sapendo che il demonio più che mai va infierendo contro la navicella 
del mio povero spirito. Padre mio, non ne posso proprio più, mi sento venire meno tutte le 
forze; la battaglia è proprio al suo ultimo stadio, da un momento all’altro mi sembra di 
rimanere soffocato dalle acque della tribolazione. Ahimè! Chi ci salverà? Sono solo a 
combattere, e di giorno e di notte, contro un nemico sì forte e sì potente. Chi vincerà? A chi 
sorriderà la vittoria? Si combatte estremamente da ambo le parti, padre mio; a misurare le 
forze di ambedue le parti, mi veggo debole, mi veggo fiacco di fronte alle schiere nemiche, 
sono sul punto di essere schiacciato, di essere ridotto al nulla. (...) La lotta con l’inferno è 
arrivata al punto in cui non si può andare più innanzi. La navicella del mio spirito si vede 
proprio in sul punto di essere sommersa dalle onde dell’oceano. Padre mio, non ne posso 
proprio più; mi sento venire meno la terra sotto i piedi, le forze mi vengono meno; io muoio e 
assaporo tutte le morti insieme in ogni istante della mia vita... Si combatte estremamente da 
ambo le parti, a misurarne le forze di tutte e due le parti mi atterrisce di fronte alle schiere 
nemiche, mi sento come per già schiacciato dalle forze infernali, tremo di essere da un 
momento all’altro ridotto al nulla». 

Una battaglia, condotta non solo con mezzi spirituali, come ormai appare evidente, nel 
resoconto che Padre Pio fa a padre Benedetto di due giorni di persecuzione, sostenuti per 
riuscire a continuare nella guida spirituale intrapresa: «... Eccovi, padre, la lettera per 
quell’anima di Barletta. Troppo mi costa per aver scritto questa lettera: il demonio 
arrabbiatissimo contro di me non ha smesso nessuna mala arte per ciò impedire. Egli mi ha 
martirizzato sotto ogni rispetto; due lunghissimi giorni ho dovuto sostenere tutto il suo furore 
per poter scrivere quello che pure, coll’aiuto di Gesù, sono riuscito a scrivere. Egli non vuol 
darsi proprio per vinto; mi guardi il Signore dal dargli ascolto e dal cedere alle sue vergognose 
mire. Veramente vi sono dei momenti, e questi non sono troppo rari, nei quali mi sento come 
schiacciato sotto la potente forza di questo triste cosaccio. Non so proprio a quale mezzo 
appigliarmi; prego, e molte volte la luce tarda a venire. Cosa devo fare? Aiutatemi per carità, 
non mi abbandonate! Di più, padre mio, forse il demonio istesso ci mette la coda, 
permettendolo Iddio». 

É forse il periodo di maggiore sofferenza, e le confessioni del giovane frate assumono 
toni che ricordano l’Antico Testamento: «... I nemici insorgono, o padre, di continuo contro 
la navicella del mio spirito e tutti d’accordo mi gridano: abbattiamolo, schiacciamolo, 
perocché è debole e non potrà a lungo resistere. Ahimè, padre mio, chi mi libererà da questi 
leoni ruggenti tutti pronti a divorarmi?» (9 maggio 1915). 

MARCO TOSATTI 

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