venerdì 22 febbraio 2019

DIVERSI ASPETTI DELLA CRISI DEMONIACA



Per quanto possa sembrare strana la cosa, è accertato, per la stessa confessione dei demoni interrogati dall’esorcista, che essi ritengono come un castigo il dover risiedere nei corpo degli uomini. Secondo il nostro modo di pensare la dimora dei demoni nel corpo degli ossessi dovrebbe essere per loro un sollievo e un riposo. Lontani dal luogo abituale della loro pena, l’inferno, e liberi in certo senso di spadroneggiare sul corpo nel quale sono entrati, dovrebbero sentirsi più a loro agio,desiderare di restare a lungo nel nuovo stato e far di tutto per lasciarlo il più tardi possibile.

E invece non è così. Essi, anche se momentaneamente lontani dal luogo abituale della loro pena, non si sentono liberi, ma continuamente oppressi da un’autorità dispotica che determina e delimita ogni loro movimento senza lasciare spazio alcuno all’iniziativa personale. D’altra parte, il doversi servire del corpo di un uomo, creatura inferiore a quella angelica, da essi odiata e disprezzata, è per loro un motivo continuo di umiliazione, di tormento e di rabbia, alla quale però non si possono sottrarre né ribellare per l’imposizione di Dio che tale situazione ha voluto e permesso.

Abbiamo ricordato sopra i due aspetti della possessione diabolica che abbiamo chiamato fase di crisi e fase di calma. Della fase di calma c’è poco da dire. In quello stato il paziente non presenta nulla di particolare. La sua vita e il suo comportamento si presentano del tutto normali, il demonio tace, non si fa sentire, sembra assente e lontano dal corpo della sua vittima.

Diversa invece è la fase di crisi che è il fenomeno centrale, più impressionante e più spettacolare della possessione diabolica. Un indemoniato qualunque può restare nascosto e ignorato finché la crisi non manifesta quello che egli veramente è. E la crisi, anche se leggera, che fa vedere apertamente la presenza del diavolo e spiega le stranezze del comportamento che avvengono nel soggetto colpito.

Queste crisi possono scoppiare in qualunque tempo o in qualunque luogo, di giorno o di notte, in luoghi sacri o in luoghi profani, davanti a testimoni o senza, ma generalmente avvengono a contatto di cose o di persone sacre, quando il discorso verte su temi religiosi, o nella preparazione e amministrazione dei sacramenti da ricevere (confessione, comunione), o durante la preghiera, specialmente durante gli esorcismi.

La crisi può scoppiare improvvisamente senza nessun segno esterno che la preannunci, oppure può essere preceduta da uno stato di stordimento generale che attenua le facoltà sensitive e percettive del paziente, diventato quasi assente a se stesso e incapace di capire quanto avviene dentro di lui e intorno a lui.
La crisi, arrivata allo stadio di massima violenza, crea dei fenomeni particolari nella persona, nel corpo e nell’anima del paziente, che vogliamo brevemente analizzare e descrivere.

Il primo fenomeno che si avvera nella persona dell’indemoniato durante la crisi è la contraffazione del volto e dell’aspetto, che prende la forma del demonio o dei diversi demoni che ne occupano il corpo, o comunque un aspetto demoniaco spaventoso e inconfondibile. Gli occhi diventano strabici,la pupilla scompare quasi del tutto, la lingua sporge il più possibile fuori dalla bocca, la bellezza delvolto è cambiata in una bruttezza ributtante e schifosa, la voce che inizialmente assomiglia a un gemito doloroso a poco a poco diventa come un grugnito e le parole pronunziate sono il massimo dell’oscenità e dell’empietà. Il titolo più frequente rivolto agli astanti, e specialmente all’esorcista e ai suoi assistenti, è di «cane», di «birbante», di «porco», di «fariseo», o anche di più volgari. Il confessore è chiamato il «raccoglitore di stracci» perché raccoglie «gli stracci», cioè i peccati dei penitenti. La voce stessa non è più quella della persona ma dei demonio, una voce rauca, cavernosa,sibilante, sempre maschile anche quando proviene da una indemoniata.

A questa contraffazione del volto e della voce si accompagna l’aggressività che si manifesta violenta e improvvisa con tentativi di assalire e di ferire gli astanti, di graffiarli e di sputare loro in faccia, il tutto portato a termine con inganni, astuzia e bugie, tanto più numerose e frequenti quanto più la crisi è profonda e violenta.

Caratteristica dell'indemoniato è, durante la crisi, l’amnesia e l’insensibilità, cioè l’assenza completa di conoscenza di quanto avviene in lui e intorno a lui, di cui all’uscire dalla crisi nulla ricorda, e la mancanza di reazione ai toccamenti della pelle, fatti eventualmente con spilli o altri oggetti, come se fossero praticati su un corpo morto.

Questa insensibilità fisica si riflette talvolta anche sulla volontà e sull’intelligenza, non però sempre e non nella stessa misura.

In conclusione, la crisi dell'indemoniato potrebbe sotto certi aspetti paragonarsi — come abbiamo già accennato precedentemente — alla narcosi o all’ipnosi o all’isteria, che attenuano o distruggononel soggetto la piena comprensione di ciò che fa e lo portano a uno stato di dormiveglia o di semicoscienza, però l’analogia non è del tutto esatta e non riesce a dare un’idea chiara di ciò che effettivamente avviene durante la crisi diabolica. Essa supera di gran lunga tutti questi stati d’animo. La violenza e la variabilità dei fenomeni diabolici danno origine a un meccanismo parapsicologico del tutto differenziato da quello che possono presentare l’ipnosi, la narcosi o l’isteria.

Per rendere più visibile lo stato di crisi in cui spesso si viene a trovare il posseduto dal demonio, trascrivo la descrizione che ne fa una dottoressa obbligata ad assistere a un esorcismo di una paziente da lei curata:

«Lo svolgersi dell’esorcismo prese a un certo momento l’aspetto di una lotta drammatica. La paziente cominciò a impennarsi rabbiosamente, a sputare in faccia al sacerdote, a offenderlo con espressioni oscene e orribili, a gettarsi per terra e a rotolare su se stessa come un verme. Il volto era contraffatto da smorfie e boccacce spaventose, gli occhi quasi scoppiavano dalla testa, la lingua usciva dalla bocca arrivando fin sotto il mento. Cinque persone la dovevano tener ferma perché non fosse di pericolo a se stessa e agli altri, mentre essa con tutta la sua forza, una forza sovrumana e non comune, cercava di svincolarsi da esse. La crisi durò circa due ore e mezzo, poi, recitata la Salve Regina, la povera ossessa cadde come in uno stato di stordimento e di prostrazione. A quel punto l’esorcista posò una medaglia della Madonna sulla sua testa senza che essa se ne accorgesse, e dopo di allora si calmò del tutto. Altre volte, accorgendosi di essere avvicinata o toccata da oggettisacri o benedetti, diventava subito furiosa e usciva in invettive e bestemmie da inorridire»22.

I fenomeni che la crisi diabolica produce nel corpo di un ossesso si manifestano prima di tutto e soprattutto nell’assopimento e nell’alterazione delle principali facoltà di espressione dell’uomo, la parola, l’udito, la vista, il gusto, il tatto, in misura superiore e in forma diversa da quella dell’infestazione diabolica di cui si è parlato sopra. La mutolezza non è di solito costante ma limitata a certi tempi e a certe circostanze e a seconda dell’arbitrio del demonio. Lo stesso si dica 
della sordità e della cecità. L’una e l’altra hannomanifestazioni parziali e non sempre identiche in tutti gli indemoniati.

Più frequenti invece e più gravi sono gli interventi diabolici contro il corpo con percosse, battiture, ferite, schiaffi, fino a lasciare visibili tracce di questi interventi con lividure e striscie sulle spalle e sulle braccia. Questi interventi diabolici sono i più frequenti e i più impressionanti di tutti.

In alcuni casi troviamo anche bruciature su diverse parti del corpo con gonfiore della pelle e pustole, o apparizioni e visioni di animali diversi, cani, gatti, serpenti, nei momenti più impensati, e generalmente di notte. Ne vedremo più avanti alcuni casi concreti.

Basti per ora aver accennato in generale a queste diverse manifestazioni della crisi diabolica senza citare episodi particolari a conferma, per non uscire dai limiti che ci siamo imposti con questa trattazione. Per il tema trattato in questo e in altri capitoli ci sarà una conveniente conferma nei fatti riportati nella seconda parte di questo lavoro. Nella terza parte invece insisteremo maggiormente sulla spiegazione e «interpretazione» dei fatti stessi.

Paolo Calliari

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