giovedì 7 novembre 2019

Presto la bestia dominerà le vostre chiese e predicherà bugie dall'altare!



Maria Madre di Dio

Figli Miei. Diffondete la Nostra Parola e restateCi fedeli, voi che siete sulla via giusta. La terra sta vivendo e ancora vivrà , tempi molto brutti. Le guerre sulla vostra terra sono atroci e provengono da chi è impuro nel suo cuore, non crede a Noi, non vuole vivere con Noi e si è votato al potere, alla brama e alla bestia.

Purtroppo queste anime impure si propagano sempre di più, anche nella vostra Santa Chiesa. State attenti e ascoltate attentamente, perché non appena avvengono cambiamenti nei vostri libri sacri, nelle sacre messe, nella Santa Eucaristia, vi assicuro che questi cambiamenti, non vengono da Mio Figlio. La bestia è entrata nel “sacro corpo mistico” di Mio Figlio in terra, ciò vuol dire che si è infiltrata nella vostra Chiesa, nella vostra religione, nella vostra fede. La bestia modifica lentamente, una parola per volta, la Parola di Dio e il vero insegnamento di Mio Figlio, in modo tale che (all'inizio) non ve ne accorgete e ciò non può essere.

Per questo restate vigili e attenti, ascoltate e guardate attentamente ciò che accade attorno a voi perché presto la bestia controllerà le vostre chiese e predicherà bugie dall'altare, bugie che saranno presentate, così bene, che all'inizio non le riconoscerete; state attenti e aprite occhi e orecchie perché presto, avverrà tutto quello che Noi abbiamo comunicato e comunichiamo in tutto il mondo, con la Nostra Parola.

Figli Miei, preparatevi! Questi Nostri messaggi sono la via per tornare al Padre. Sono la via per trovare a Mio Figlio ,perché vi mostrano cosa dovete fare per entrare nel Nuovo Regno. Leggeteli con attenzione e vivete secondo essi, solo in questo modo potrete proteggere e salvare la vostra anima, quando ora viene il tempo della fine e il vostro mondo finirà.

Siate certi, Miei tanto amati figli, che quando tutto sembra perduto, la Santa Chiesa di Mio Figlio risorgerà più grande, più bella, più forte, più luminosa che mai! La bestia sarà sconfitta da Mio Figlio e tutti quelli che sono rimasti fedeli a LUI, a Mio Figlio, in questi tempi difficili, saranno innalzati e otterranno l’ eternità piena di pace e di amore.

Io vi amo, figli Miei. Pregate per la pace nel vostro mondo, perché attraverso la vostra preghiera potete evitare molto del male in tutto il mondo.


Pregate per tutti quelli che hanno intrapreso la strada sbagliata e credono alle bugie della bestia!

Pregate per tutti quelli che vivono la loro vita “da addormentati“ e non vedono che la fine si avvicina!

Pregate per tutti quelli, che non trovano la via verso di Me, perché solo attraverso la vostra preghiera ancora molte anime possano essere raggiunte, convertirsi e trovare la strada verso di Me.

Così sia. Amen.

Io vi amo.

Il vostro Gesù.

Un tempio sarà eretto, ma nella Casa di Dio non c'è spazio per il nemico. Non potete servire due padroni. Rimanete con Gesù.




Cari figli, credete fermamente nel Potere di Dio. In Lui è la vostra forza e la vostra salvezza. Non permettete che le false ideologie vi allontanino dalla verità. Molti consacrati sono stati contaminati e camminano come ciechi che guidano altri ciechi. Un tempio sarà eretto, ma nella Casa di Dio non c'è spazio per il nemico. Non potete servire due padroni. Rimanete con Gesù. Accogliete il Suo Vangelo e abbracciate gli insegnamenti del vero Magistero della Sua Chiesa. Piegate le vostre ginocchia in preghiera. Dio ha fretta. Non vivete lontani dalla verità. Io sono la vostra Madre e vengo dal Cielo per condurvi a Colui che è il vostro Unico e Vero Salvatore. Il Mio Signore vi ama e vi aspetta a Braccia Aperte. Non permettete che le cose del mondo vi allontanino da Mio Figlio Gesù. State attenti. Il demonio è forte e sa come ingannare. Rimanete fermi nel cammino che vi ho indicato e sarete vittoriosi. Avanti senza paura. Io pregherò il Mio Gesù per voi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

La sacralità di tutte le cose



Amare non è soltanto ricevere ma anche dare. È questo il momento per noi di dare. Per il Signore il momento di darsi sarà l’eternità; in questi pochi anni dobbiamo dargli noi qualcosa: la fede nel suo amore, anche se Lui sembra non esserci.
Credere che Egli viene; credere nell’imminenza della sua Venuta. Vivere come se ogni attimo Egli dovesse venire a noi. Che il mondo si rinnovi e tutta la nostra vita si trasfiguri nella Sua presenza.
Abbiamo questa vivacità di fede? Crediamo davvero che in ogni momento Dio può venire e farci santi? Abbiamo davvero questa speranza?
Attenderlo, credere contro ogni speranza, malgrado il freddo, la solitudine, il buio.

Don Divo Barsotti

L’UOMO NEL DISEGNO DI DIO



2a MEDITAZIONE

“Il canto notturno del pastore errante per lʼAsia” di Leopardi mi interessa per quella descrizione della condizione umana che ha molto di verità da un certo punto di vista. La vita è una condizione di fatica, di sofferenza; addirittura la nascita con il rischio di morte è accompagnata dal pianto, tanto che il genitore come prima sua attività esplica la consolazione. Cerca di consolare il bambino che piange e, dice Leopardi, i genitori non possono fare niente di più grande che consolare, per permettere al bambino che cresce, che si fa grande, di accettare positivamente o con meno sofferenza la sua condizione umana. 
Il traguardo di questo itinerario di sofferenza, sempre in questo cantico, è la morte come abisso orrido, immenso dove tutto si oblia, che cancella definitivamente il ricordo, la consapevolezza della vita.
Lʼuomo non sa a chi dire questo. Il pastore lo dice alla luna: parla con la luna alla quale non interessa la condizione umana e nemmeno la sofferenza della condizione umana, per cui lʼuomo viene a trovarsi radicalmente solo, senza la possibilità di lamentarsi con qualcuno che gli spieghi questa condizione faticosa dellʼuomo, della vita umana.
Al cantico vorrei mettere in parallelo la preghiera del salmo che abbiamo pregato questa mattina alle Lodi, il Salmo 8:

O Signore, nostro Dio, 
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza. 
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, 
per ridurre al silenzio nemici e ribelli. 

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, 
la luna e le stelle che tu hai fissate, 
che cosa è lʼuomo perché te ne ricordi
e il figlio dellʼuomo perché te ne curi? 

Eppure lʼhai fatto poco meno degli angeli, 
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, 
tutto hai posto sotto i suoi piedi; 
tutti i greggi e gli armenti, 
tutte le bestie della campagna; 
gli uccelli del cielo e i pesci del mare, 
che percorrono le vie del mare. 

O Signore, nostro Dio, 
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.  (Sal 8)

La chiave di interpretazione del salmo è lʼinterrogativo che sta a metà: “che cosʼè lʼuomo perché te ne ricordi, il figlio dellʼuomo perché te ne curi?”.  Lʼuomo è questo grande interrogativo che si erge sullʼorizzonte piatto di questa terra, la creatura cui Dio ha usato una grande generosità da farlo poco meno degli Angeli (Angeli è una traduzione di Eloim che è il nome di Dio e quindi si potrebbe tradurre come esseri divini).
È interessante che descrivendo lʼuomo lo si paragoni a ciò che sta sopra non a ciò che sta sotto. È vero che lʼuomo è un animale politico ragionevole, ma il salmo dice che è poco meno di Eloim (essere divino). Quel Dio che ha fissato il sole e le stelle, e come un abile artigiano infinitamente potente e capace, ha usato nei confronti dellʼuomo una generosità sorprendente. Ci sono sei verbi che descrivono lʼatteggiamento di Dio nei confronti dellʼuomo: “te ne ricordi, te ne  curi”, è un ricordo accompagnato da affetto, come se Dio  si sentisse responsabile di quella creatura. Poi ci sono altri 4 verbi: “lo hai fatto poco meno degli angeli, lo hai coronato di gloria e di onore, gli hai dato potere nelle opere delle mani, hai posto tutto sotto i suoi piedi”. 
Lʼuomo  viene posto in una specie di cerimoniale che colloca lʼuomo re sopra la natura e sopra tutti gli animali e i greggi e gli armenti, per cui sgorga la conclusione: “O Signore nostro Dio quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.” È una riflessione rivolta alla grandezza dellʼuomo stesso, interessante in modo particolare perchè unisce la proclamazione della grandezza di Dio e della gloria dellʼuomo: lo hai coronato di gloria e di onore. La gloria di per sé è un attributo di Dio, eppure Dio ha dato allʼuomo gloria. 
Questo discorso è interessante perché una delle radici dellʼateismo contemporaneo è quella che vede in contrasto la libertà dellʼuomo e la presenza di Dio. Se vogliamo che lʼuomo sia libero bisogna che Dio non esista, perché la presenza di Dio è una presenza che occupa troppo spazio, che soffoca lʼuomo e la sua responsabilità e la sua capacità di crescere. Bisogna in qualche modo che Dio muoia perché lʼuomo possa vivere; questa è una delle radici dellʼateismo contemporaneo.
Il nostro Salmo fa un ragionamento opposto: la grandezza di Dio sta proprio nella grandezza che ha dato allʼuomo e la grandezza dellʼuomo sta proprio nellʼaverla ricevuta da Dio. Non cʼè nessun contrasto, non cʼè nessuna contrapposizione, non cʼè nessuna limitazione di vita che venga allʼuomo dalla presenza di Dio, anzi è proprio il contrario: la grandezza dellʼuomo è ricevuta, donata, comunicata senza invidia da Dio stesso.

Ritorniamo quindi al tema che abbiamo visto stamattina, al tema della creazione, come fondamentale, per riuscire a collocare lʼuomo di fronte al cosmo, al mondo e al mistero della nostra vita. Se torniamo al capitolo primo del libro della Genesi al versetto 26 troviamo il racconto della creazione dellʼuomo. È il sesto giorno della creazione, dopo aver fatto gli altri animali, le bestie selvatiche, Dio vede che è una cosa buona:

 E Dio disse: «Facciamo lʼuomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini 
sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche 
e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 

Dio creò lʼuomo a sua immagine; 
a immagine di Dio lo creò; 
maschio e femmina li creò. 

Dio li benedisse e disse loro:

«Siate fecondi e moltiplicatevi, 
riempite la terra; 
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente, 
che striscia sulla terra».

Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra 
e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le 
bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla 
terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio 
vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto 
giorno.

Si capisce che siamo di fronte a qualche cosa di straordinariamente importante, lʼultima delle opere di Dio, non solo in senso cronologico, ma nel senso che porta a perfezione la creazione di Dio, se manca questo lʼopera di Dio è incompleta, perde qualche cosa di essenziale per capire. Anche il resto è incomprensibile senza la creazione dellʼuomo. È per questo che il libro della Genesi fa precedere allʼazione di Dio una deliberazione. Quando Dio dice: “ facciamo lʼuomo a nostra immagine secondo la nostra somiglianza”  sembra una riflessione che Dio fa con se stesso prima di prendere la decisione, perché  la decisione è ricca di conseguenze e quindi ci pensa bene. La valuta, arriva  ad una decisione consapevole che riguarda lʼuomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, che vuol dire: primo, lʼessere dellʼuomo è essenzialmente relativo. Lo si può capire non isolandolo e facendo unʼanalisi chimicamente pura di quello che è, ma mettendo noi in relazione non con il mondo, ma con Dio. A immagine e somiglianza di Dio il chè evidentemente vuol dire che cʼè nellʼuomo una realtà misteriosa che va oltre ogni possibilità di definizione. Potete definire lʼuomo come vi pare, potete definirlo come una scimmia nuda (Morris), potete definirlo con animale politico (Aristotele) come un animale ragionevole, in tutti i modi che volete, però ogni definizione si rivelerà insufficiente perché la dimensione dellʼuomo  è una dimensione aperta a Dio quindi allʼinfinito e ogni definizione può solo alludere a quello che lʼuomo è nella realtà.
Quando SantʼAgostino racconta la sua sofferenza di fronte alla morte di un amico e tutta quella riflessione che ha fatto con se stesso, dice di essere diventato lui, per se stesso, un grande interrogativo. 
Si è interrogato su chi sia lʼuomo e che cosa sia lʼuomo e Agostino si rende conto di non poter rispondere in un modo esauriente, perché lʼuomo è più grande di se stesso, la sua misura non è una misura fissa e definibile, è una misura aperta di cui lʼunico riferimento esaustivo è Dio, che evidentemente non possiamo comprendere, che non può, che non possiamo mettere dentro i confini.
Nessun uomo comprende del tutto se stesso, perché lʼatto con cui si comprende è in qualche modo fuori dalla comprensione, quindi non è in grado di apprezzare completamente il suo mistero. Lʼuomo può avere qualche volta  lʼillusione di abbracciare tutto il senso della sua vita, e che non ci siano più veli né maschere quando ha lʼimpressione di potersi fondere con unʼaltra persona; ma anche questa è illusione e questa fusione non riesce mai del tutto: lʼalterità rimane, la diversità rimane.
Lʼ uomo non è mai definibile, posso mettere insieme tutte le azioni della mia vita, descriverne le motivazioni, nelle loro conseguenze (non tutte le conseguenze sono  comprensibili del tutto), ma anche questa descrizione è incompleta. Lʼuomo è aperto  a un futuro  creativo: può avere compiuta una serie di decisioni di un certo tipo e compierne una di tipo completamente diverso, completamente nuova, creativa. Così lʼuomo non è riducibile  ai suoi consumi, a quello che usa, non solo dal punto di vista materiale, ma anche psicologico. 
Per questo per accostarsi alla realtà dellʼuomo cʼè bisogno della poesia, dellʼarte, della musica, cioè tutte quelle realtà che ci aiutano ad alludere al mistero, senza la pretesa di esaurirlo, di comprenderlo del tutto. Quello che hanno di caratteristico tutte queste forme di espressione umana è di alludere a qualche cosa di infinitamente più grande.
La parola in poesia ha questo significato: essa dice molto di più di quello che il dizionario spiega nella definizione, la forma in arte lo stesso. Cʼè sempre unʼallusione che apre alla comprensione dellʼuomo, senza volerla bloccare in nessun aspetto.

Credo che il libro della Genesi vada in questa direzione. Lʼuomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, è un mistero per gli altri e per se stesso, anche per lo psicanalista, anche per colui che tenta di fare  lʼanalisi del profondo, del subconscio e dellʼinconscio. Nemmeno lui riesce a cogliere del tutto il senso dellʼesistenza umana. Che cosa vuol dire immagine e somiglianza di Dio, a che cosa allude?
Allude alla presenza dellʼuomo nel mondo come rappresentante di Dio, come vicario di Dio. Potete immaginare la creazione come la costruzione di un immenso tempio che Dio edifica con tutte le creature del cosmo e in questo tempio, il luogo della presenza di Dio è lʼuomo, lʼuomo con quello che vive, con quello che spera, con quello che compie e opera in nome di Dio, come vicario di Dio.
Provo a spiegarmi: con quello che lʼuomo vive, con le sue libertà e responsabilità con le sue scelte introduce dentro la realtà del cosmo, dentro la costruzione della storia, tutta una serie di realtà che riflettono il mistero di Dio, a cominciare dal lavoro. Ricordate che nel capitolo secondo della Genesi si dice:

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò lʼuomo che 
aveva plasmato…
 Il Signore Dio prese lʼuomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo 
custodisse. (Gen 2,8-15)

Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che Dio ha fatto il mondo grezzo, come unʼopera non finita e ha fatto lʼuomo come un creatore, che porta a compimento questa opera che ha delle realizzazioni inedite e creative. Non è vero che lʼarte è una riproduzione della natura, è creazione della natura e lʼuomo, con la sua arte, crea delle cose inedite in nome di Dio, fa quello che appartiene di per sé a Dio solo. Lʼuomo prende delle pietre, del legname, dei metalli e fa una cattedrale. Fare una cattedrale vuol dire mettere dentro questo mondo qualche cosa di inedito, qualcosa che porta in sé la realtà del mistero; è allusione a Dio. La cattedrale è opera dellʼuomo, dal progettista a colui che ha costruito il muro, ma non cʼè dubbio che in una cattedrale ci sia il mistero del divino che comincia ad incarnarsi in pietre e legname mondano. Il cosmo assume una forma dove Dio ha messo lʼimpronta.
La casa e il lavoro vanno in quella direzione, trasformano il cosmo dandogli una forma inedita, una forma umana. Una casa vuol dire realtà di relazioni, legami, e tutto questo vuol dire lavoro. Ma non solo lavoro. Lʼuomo ha creato istituzioni politiche, e ciò vuol dire creare un ordine che garantisca a ciascuno il rispetto dei suoi diritti fondamentali, che garantisca quella che noi diciamo giustizia. È vero che le nostre realizzazioni sono povere, fragili, per cui le nostre istituzioni politiche sono segnate da tanti egoismi e cose del genere, ma dentro la politica cʼè anche la dimensione di giustizia come aspirazione, come realizzazione incompleta, come sono tutte le realizzazioni umane, ma autentica e vera.
Dove cʼè la giustizia cʼè qualche cosa che partecipa del mistero di Dio. La vita economica  è vero che è fatta di tanti egoismi, ma economia vuol dire anche produzione di ricchezza con cui si possano sostenere gli anziani, i bambini, i bisognosi. Cʼè anche questa dimensione di assistenza che è resa possibile dal benessere economico. Quindi anche lì ci sono piccoli frammenti. 
Lʼuomo non è Dio, è solo immagine di Dio. Lʼuomo non ha la bellezza dellʼamore di Dio, ha però delle immagini, delle scintille che alludono allʼamore di Dio. Credo che sarebbe bello vedere come in tutte queste attività dellʼuomo, questa dimensione del lavoro che trasforma il mondo e ci mette una forma di intelligenza, una forma di amore, una forma di giustizia si manifesti nellʼarte, nel lavoro e anche nella moda.
Sarebbe interessante vedere che cosa cʼè di positivo e di negativo, di incompleto: il mondo riceve dallʼattività dellʼuomo una forma nuova e intelligente e buona, come dicevo, con tutti limiti, perchè ci sono anche le cattiverie e gli egoismi e tutto il resto. Il problema è proprio quello: verificare dentro alla nostra attività quanto è immagine di Dio e quanto invece nasconde Dio perché è opaco e quindi non manifesta la verità di Dio stesso. Naturalmente al di là del lavoro bisogna guardare soprattutto allʼamore. 

Lʼuomo è posto nel mondo come una sorgente di amore, ma è sorgente derivata, si intende, la sorgente prima e unica dellʼamore è Dio stesso, ma lʼuomo è capace di amare, Dio lo rende capace! 
Nella prima lettera di San Giovanni al capitolo 4, ai versetti 11 e 12 cʼè scritto:

Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno 
mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e lʼamore di lui è 
perfetto in noi. (1Gv 4,11-12)

È una cosa grossa. Dio non lʼha mai visto nessuno: è un mistero insondabile e non possiamo raggiungerlo con tutte le nostre immaginazioni, nemmeno con le nostre speculazioni filosofiche e psicologiche. 
Nemmeno con le nostre ascesi spirituali noi riusciamo a raggiungere Dio con le nostre forze. Dio è oltre, al di là, se ci amiamo gli uni gli altri Dio rimane in noi. Lʼamore ha come origine Dio stesso: 
lʼamore con cui ci amiamo, se è autentico, è amore dove Dio è presente, dove Dio diventa visibile perché incarnato. Dio in sé è invisibile, ma se è incarnato diventa visibile. Lʼamore umano è incarnazione dellʼamore di Dio, “Dio rimane in noi e il suo amore è perfetto in noi”. Vuol dire che quando Dio ci ha amato aveva il desiderio di mettere noi dentro la dinamica del suo amore. Con quellʼamore con cui lui ama, amiamo anche noi e quando questo avviene lʼuomo è immagine e somiglianza di Dio in modo straordinario. Forse non cʼè una presenza così viva di Dio se non nellʼamore umano.

Ce nʼè unʼaltra ed è quella dellʼuomo che prega, che loda e che supplica. Nella lettera ai Romani al capitolo 8, al versetto 26 San Paolo scrive:

 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nem-
meno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede 
con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali 
sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni 
di Dio. (Rom 8,26-27)

E vuole dire: preghiamo, chiediamo al Signore, presentiamo i nostri desideri, i nostri sogni, le nostre speranze  che sono espressione della nostra condizione umana. Però se la preghiera è autentica, piano piano i miei desideri assumono la forma dei desideri di Dio, i miei desideri diventano: “Padre allontana da me questo calice, ma non la mia ma la tua volontà si compia!”. I miei desideri diventano che il regno di Dio venga, che il nome di Dio sia santificato, che la volontà di Dio sia compiuta sulla terra, come è compiuta in cielo. Questi diventano i miei desideri.
Dove ci sono questi desideri, cʼè qualche cosa che ha ricevuto forma da Dio. Se posso desiderare il compimento della volontà di Dio è perché questa volontà di Dio si è impressa nella mia coscienza e nei miei desideri, ha dato forma ai miei desideri, che non sono più desideri  egoistici, ma diventano desideri che hanno un colore divino, hanno sapore e armonia divina. In tutti questi modi lʼuomo è immagine e somiglianza di Dio: con la sua preghiera, con il suo amore, con il suo lavoro lʼuomo  mostra il mistero di Dio dentro un mondo, che assume pian piano una forma non più semplicemente materiale, ma una forma spirituale. Lʼuomo è spirito incarnato. Bene, in qualche modo questa incarnazione è presente nelle pietre della cattedrale che diventano spirituali, perché portano dentro una intuizione, una esperienza del mistero di Dio.
La realizzazione è dellʼuomo in quanto essere, realizzazione dellʼuomo autentico, e vuol dire non dellʼuomo stupido, perché quando lʼuomo è tale, evidentemente non può manifestare Dio e non dellʼuomo cattivo, perché uno  cattivo non può manifestare Dio. Quando lʼuomo ha nella sua vita qualcosa di saggezza e qualcosa di amore realizza  quello che sta nel progetto creativo di Dio: “facciamo lʼuomo nostra immagine secondo la nostra somiglianza”.
Da quello che abbiamo detto è chiaro  che è un dono e nello stesso tempo una consegna. Sono fatto a immagine e somiglianza di Dio e questo vuol dire che debbo operare e manifestare a immagine e somiglianza di Dio; debbo diventare quello che sono, sono solo uomo, ma lo debbo diventare perché lʼuomo vero è quello maturo, e maturo ancora non lo sono. Sono immagine e somiglianza di Dio, ma lo devo diventare; sono immagine e somiglianza di Dio, perché ho dentro la capacità di rappresentare Dio nel mondo, ma non lo rappresento sempre! E tutto il senso della mia vita è quel cammino di trasformazione di me stesso, perché la mia vita diventi una vita non più opaca, ma luminosa nella quale si scorge, si manifesta qualche cosa del mistero di Dio.

Naturalmente tutto questo discorso va collegato a quello che dice il libro della Genesi:

Dio creò lʼuomo a sua immagine; 
a immagine di Dio lo creò; 
maschio e femmina li creò. 
Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi, 
riempite la terra; 
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente, 
che striscia sulla terra». (Gen 1,27-28)

Dove il discorso diventa quello della procreazione. La procreazione è la continuazione della creazione di Dio e anche questo rende visibile il mistero di Dio nel mondo e nella storia. Per rendere visibile questo, perché il progetto di Dio è che la famiglia umana riempia la terra, allora la procreazione allarga la presenza dellʼumanità sulla terra e rientra in questo progetto. Ma evidentemente cʼè di più!
Nella procreazione lʼuomo opera un dono che non è mai restituibile del tutto. Dio, mediante la vita che abbiamo ricevuto dai nostri genitori, ci ha dato una responsabilità: dobbiamo rispondere a questo dono con la fedeltà alla vita, con il sì alla vita, con la generosità nei confronti degli altri, trasmettendo a nostra volta la vita che abbiamo ricevuto dai genitori. Ma evidentemente non è mai possibile restituire del tutto il dono della vita che abbiamo ricevuto dei nostri genitori. Questo vuol dire che nella procreazione cʼè una specie di eccesso di dono che va nella direzione in cui lo scambio non è più possibile, quello che si fa alla pari. Se vado al supermercato compro 27 prodotti e io pago 512 euro; abbiamo fatto uno scambio e non cʼè più nessun legame tra di noi, questo vale per il supermercato, vale per le transazioni economiche, ma per la procreazione no: nella procreazione cʼè un dono ricevuto che non posso restituire e rimango sempre in qualche modo debitore. Posso pagare questo debito non ai genitori, ma agli altri: ai figli e nipoti a quelli che vengono dopo, non ai genitori.
Questo fa sì che il dono della procreazione dica qualche cosa del mistero di Dio, come sorgente infinita di dono e di un dono che non può essere restituito del tutto. Non si può restituire a Dio del tutto quello che abbiamo ricevuto come non lo si può restituire ai genitori. Quando si mette al mondo un figlio si compie una scelta che va dentro la logica del mistero di Dio, proprio perché è scelta di dono; dopo ci sono tutte le nostre fragilità umane e uno può alterare questo dono con elementi di egoismo che stanno nelle cose umane, ma il senso della procreazione, del dono, va nella direzione dellʼamore.

Il secondo libro della Genesi dice la vera immagine di Dio nel mondo, quella vera, perché ce ne sono anche delle false come  gli idoli che vorrebbero essere immagine di Dio, ma in realtà si rivelano un nulla, una menzogna. Uno dei termini che la Bibbia usa per definire gli idoli è dire che sono il nulla. Il Salmo 115  dice: 

Il nostro Dio è nei cieli,
egli opera tutto ciò che vuole.

Gli idoli delle genti sono argento e oro, 
opera delle mani dellʼuomo. 
Hanno bocca e non parlano, 
hanno occhi e non vedono, 
hanno orecchi e non odono, 
hanno narici e non odorano. 
Hanno mani e non palpano, 
hanno piedi e non camminano; 
dalla gola non emettono suoni. 
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida. 

Israele confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo. (Sal 115, 3-9) 

Gli idoli si vorrebbe assomigliassero a Dio, ma sono menzogna perché non hanno vita; lʼuomo vede, odora, parla, cammina e in questa realtà dellʼuomo cʼè la vera somiglianza con Dio. In questa realtà della creatura che vive il suo rapporto con Dio nella fiducia, che non adora gli idoli, perché quando adora gli idoli diventa menzogna anche lui, quando mantiene il suo rapporto di fiducia in Dio, lʼuomo diventa Eloim, immagine e somiglianza di Dio e sta nel Suo progetto originario. Questo progetto è così forte che nemmeno il peccato con tutta la sua negatività riesce a toglierlo.
Il peccato di Adamo ha rovinato la felicità dellʼuomo ma non ha tolto la somiglianza con Dio e quando si parla della continuazione della vita sulla terra dopo il peccato di Adamo, il capitolo 5 della Genesi dice:

 Quando Dio creò lʼuomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, 
li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati. Adamo aveva centotrenta anni 
quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Set. Dopo 
aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie. Lʼintera 
vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì. 
  (Gen 5,1-5)

Dunque immagine e somiglianza continuano, cʼè un cammino che il peccato non è stato capace di bloccare, perché la benedizione di Dio originaria è una benedizione creativa e forte (ricordate il senso della benedizione che è “potenza che fa vivere”). 
Ci sono nella Bibbia due concetti complementari che parlano dellʼazione di vita che viene da Dio e che si rivolge allʼuomo. Uno è il tema della salvezza e lʼaltro è quello della benedizione. Quello della  salvezza parla di quegli interventi di salvezza di Dio che avvengono una tantum, ad esempio lʼuscita dallʼEgitto. Dio è intervenuto e ha aperto il mare davanti agli Israeliti; oppure lʼingresso nella terra promessa  con un intervento che si colloca in un certo  periodo storico. Col termine salvezza si intende una azione unica di Dio compiuta nella storia, ma questa non è lʼunica attività di Dio, lʼunica energia vitale di Dio.
Cʼè quella che va sotto il nome di benedizione, che è quella potenza di vita che accompagna normalmente lʼesistenza dellʼuomo, quotidianamente, giorno dopo giorno, che non si manifesta in miracoli, nel  senso di avvenimenti straordinari, ma si manifesta  nel concorso usuale delle circostanze, dove non cʼè niente di straordinario, ma dove cʼè la potenza di vita di Dio che ci sostiene: il campo che continua a produrre il grano, le viti che continuano a dare uva, non sono miracoli ma sono certamente benedizione di Dio. Cʼè una azione di Dio che passa attraverso questo complesso di realtà mondana e che sostiene lʼesistenza dellʼuomo, della persona e della società umana, quella che in fondo noi chiamiamo essenzialmente provvidenza, non idea miracolistica, ma di assistenza continua che entra nel succedersi delle cause.

Il discorso riguardava stamattina; oggi la creazione dellʼuomo prevede lʼatteggiamento di fiducia che deve andare al di là di ogni paura, di ogni attaccamento seduttivo nei confronti della realtà, la creazione dellʼuomo deve portare lʼuomo a vivere ad immagine e somiglianza di Dio, a trovare dentro la sua vita il riflesso di Dio, con il suo lavoro, con il suo amore, la sua preghiera. Tutto questo discorso si lega in maniera molto forte, nella Genesi,  con il discorso della famiglia umana e della procreazione, come luogo di amore e di prolungamento del dono che ha la sua origine in Dio e che deve animare i rapporti umani. 

Lʼesercizio da fare sarebbe questo: 
1) Provate a rivedere le tracce della presenza di Dio, dellʼazione di Dio, nella vostra vita, in quello che siete, in quello che fate, in quello che desiderate. Notate che paradossalmente cʼè una traccia di Dio anche nellʼesperienza del peccato, quando la riconosciamo come esperienza di peccato. Quando il peccato è riconosciuto come tale, cʼè una dimensione di verità che entra nel riconoscimento del peccato; cʼè una presenza, una testimonianza di Dio.
2) Forse ricordate la preghiera: “Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare oggi le sue opere. Cristo non ha più piedi, ha soltanto i nostri piedi per andare oggi incontro agli altri uomini. 
Cristo non ha più voce ha soltanto la nostra voce per parlare agli uomini. Cristo non ha più forza, ha soltanto le nostre forze per guidare gli uomini a sé. Cristo non ha più Vangeli che essi leggano ancora, ma ciò che noi facciamo in parole e opere è lʼEvangelo che lo Spirito sta scrivendo”. Questa è più o meno la preghiera: provate a scriverne una voi, che non deve diventare un capolavoro letterario, però può esprimere quello che vivete o quello che sognate, quello che desiderate vivere. Una preghiera che faccia venir fuori il desiderio e che gli dia forma.
3) Per ultima cosa eventualmente, potete riprendere il Salmo 8 che è quello dellʼimmagine dellʼuomo creato da Dio, e provate a rileggerlo come fa il Nuovo Testamento e cioè in riferimento a Gesù Cristo. In fondo per noi lʼuomo è Gesù Cristo, nel senso che la realizzazione del sogno di Dio, dellʼuomo fatto a Sua immagine e somiglianza, è compiuto in modo perfetto in Gesù Cristo. Vederlo dentro la creazione dellʼuomo vuol dire ritrovare la nostra vocazione e quindi il cammino che siamo chiamati a percorrere.

S.E. Mons. LUCIANO MONARI

mercoledì 6 novembre 2019

INVOCAZIONE AL NOME DI GESÙ



Gesù, siamo riuniti per pregare per i malati e gli 
afflitti dal maligno. Lo facciamo nel Tuo Nome.  
Il Tuo Nome vuol dire "Dio-salva". Tu sei il Figlio 
di Dio fatto uomo per salvarci.  
Noi siamo salvati da Te, uniti alla tua persona, 
inseriti nella tua Chiesa.  
Crediamo in Te, poniamo in Te ogni nostra 
speranza, ti amiamo con tutto il cuore.  
Tutta la nostra fiducia è nel Tuo Nome.  
Nome di Gesù, difendici.  
Gesù, per la tua Passione e le tue Piaghe, per la 
tua Morte in Croce e la tua Risurrezione, liberaci 
dalle malattie, dalle sofferenze, dalle tristezze.  
Per i tuoi meriti infiniti, per il tuo amore immenso, 
per la tua potenza divina, liberaci da ogni danno, 
influenza, insidia di satana.  
Per la gloria del Padre tuo, per l'avvento del tuo 
Regno, per la gioia dei tuoi fedeli, compi 
guarigioni e prodigi.  
Nome di Gesù, difendici.  
Gesù, perché il mondo sappia che non c'è sulla 
terra altro nome nel quale possiamo sperare la 
salvezza, liberaci da ogni male e donaci ogni vero 
bene.  
Solo il Tuo Nome è la salute del corpo, la pace del 
cuore, la salvezza dell'anima, la benedizione e 
l'amore nella famiglia. Che il Tuo Nome sia 
benedetto, lodato, ringraziato, glorificato, 
invocato su tutta la terra.  
Nome di Gesù, difendici.  

PARADISO



Il Paradiso, creato da Mio Padre per i suoi figli, deve essere finalmente restituito loro in tutta la sua gloria originaria. 

Mia amata figlia prediletta, quando il Verbo si è fatto Carne, attraverso la Mia nascita, questo ha significato che la Santa Parola di Dio si era materializzata, come profetizzato nel Libro di Mio Padre. 

La Parola di Dio è molto chiara e non cambia. Durerà per l‟eternità. Chiunque fa a pezzi la Parola di Dio e la modifica come piace a lui o ad altri, è colpevole di eresia. Quando Io sono venuto al mondo, i figli di Dio – e in particolare i Suoi eruditi servi nei Suoi Templi sulla Terra – conoscevano le profezie contenute nel Libro di Mio Padre. Non era un segreto che Mio Padre avrebbe mandato il Suo Messia per redimere l‟umanità e questo fatto è stato insegnato nei templi e incluso in ogni lettura delle Sacre Scritture. Tutto ciò che viene dal Padre Mio, è Verità. Egli non mente. La Parola di Dio è scolpita su pietra. Quello che Mio Padre ha detto all‟inizio accadrà. Ciò che ha promesso si compirà, a prescindere dal fatto che l‟umanità lo accetti o meno. 

Mio Padre ha dato al mondo la Sua Parola, quindi la Sua Carne, attraverso la Mia nascita – il Suo unico Figlio Gesù Cristo – e poi ha promesso all‟uomo la Salvezza Eterna. Ogni Parola contenuta nella Sacra Bibbia, come è stata data nella sua forma originale, compreso il Libro della Rivelazione, è la Verità. Pertanto, la Promessa di Mio Padre al mondo che avrebbe mandato di nuovo Suo Figlio, stavolta solo per giudicare i vivi e i morti, non deve mai essere respinta. Il periodo precedente questo Grande Giorno sarà turbolento e i dettagli del periodo che porta alla Mia Seconda Venuta sono contenuti nel Libro dell‟Apocalisse, come dettato a Giovanni dall‟Angelo del Signore. 

Dire di accettare una parte del libro di Mio Padre e non l‟altra, è negare la Parola di Dio. Non potete accettare una parte della Verità e dichiarare che il resto della Parola di Dio sia una menzogna. Il Libro della Verità è stato predetto a Daniele e poi dato a Giovanni Evangelista suddiviso in parti. Molto di ciò che è contenuto nel Libro dell‟Apocalisse deve ancora svolgersi. Molte persone temono i suoi contenuti e, per questo, cercheranno di negarlo, poiché la Verità è una pillola amara da ingoiare. Eppure, la Verità, quando è accettata, è qualcosa che potete comprendere molto più facilmente, perché con essa viene la chiarezza. Chiarezza significa che vi potete preparare molto più volentieri, con la pace nell‟anima e la gioia nel cuore, perché sapete che Io vengo a rinnovare il mondo. Sapete che il Paradiso, creato dal Padre Mio per i Suoi figli, deve essere finalmente restituito loro in tutta la sua gloria originale. 

Nessun uomo può veramente comprendere il Libro dell‟Apocalisse, perché non tutti gli eventi sono descritti nei dettagli o in successione, né devono intendersi così. Ma sappiate questo. Potete essere sicuri che questo è il periodo in cui il regno di satana muore e, man mano che si avvicina alla fine, egli infliggerà ogni tipo di punizione su di Me. Lo farà infiltrandosi nella Mia Chiesa sulla Terra dal di dentro. Egli Mi ruberà le anime e profanerà il Mio Corpo, la Santa Eucaristia. Ma Io sono la Chiesa e Io guiderò il Mio popolo. Satana non Mi può distruggere, perché questo è impossibile. Egli può, tuttavia, distruggere molte anime con l‟inganno di far credere loro che lui è Me. 

Proprio come il mondo è stato preparato per la Mia Prima Venuta, così anche adesso si sta preparando per la Mia Seconda Venuta. Coloro che si oppongono a Me, ai Miei sforzi per salvare le anime, e che abbracciano i Miei nemici, sappiano questo. Voi non potrete mai sconfiggere la Potenza di Dio. Voi non potrete mai distruggere la Parola. Voi non potrete mai profanare il Mio Corpo e pretendere di rimanere in piedi. 

Quando le profezie che sono contenute nel Libro dell‟Apocalisse saranno rivelate, non dovrete mai disperare, poiché siate certi che l‟Amore di Dio per i Suoi figli è tale che Egli tratterà i Suoi nemici severamente e si impegnerà a fondo per portare tutti i Suoi figli, che riconoscono Me, il Suo unico Figlio, nel Suo Divino Rifugio di Pace. E mentre i nemici di Dio ruberanno le anime di molti, attraverso una patina di fascino e di inganno, molte persone disprezzeranno la Vera Parola di Dio. 

Coloro che sono benedetti con il dono dell‟intelletto non temano i Miei nemici ma l‟Ira di Dio, che si abbatte su quelli che cercano di rubare le anime di coloro che non sono coscienti di ciò che sta succedendo. 

L‟Amore di Dio è Onnipotente e la Sua Fedeltà alla sopravvivenza di ogni persona è infinita. Ma la Sua Punizione verso i Suoi nemici è tanto feroce quanto definitiva. 

Il vostro Gesù. 

16 Marzo 2014 



Un Mondo secondo il Cuore di Dio



Questa situazione di offuscamento che si è data nel “popolo gentile” corrisponde alla situazione del “popolo ebreo” uscito dall’Egitto verso la Terra Promessa, quando dovette passare attraverso la lunga esperienza purificatrice del deserto. È il ritorno al punto di partenza, l’Egitto, dove gli Ebrei ritornarono col cuore, come dice Santo Stefano parlando di questa esperienza che noi consideriamo esclusiva degli Ebrei, mentre se è stata conservata negli Atti degli Apostoli ciò è avvenuto per noi: «Si volsero in cuor loro verso l’Egitto, dicendo ad Aronne: Fa per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall’Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto». Gesù è morto ed è scomparso, come Mosè, agli occhi della nostra vita naturale. «E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all’idolo e si rallegrarono per l’opera delle loro mani»: tornarono al “fare” opere per Dio, opere per quel Dio che veneravano come loro protettore. Ma «Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell’esercito del cielo»: li lasciò, per un tempo, nelle mani delle creature fino a che, nell’afflizione, tornassero ad invocare la liberazione. 
Questo sviamento necessario, per poter giungere a renderci conto della nostra situazione e per metterci così in grado di poter vivere il Vangelo come espressione della Volontà di Dio, è ciò che abbiamo sperimentato nei secoli dopo Gesù. 
Francesco dovette vivere un’esperienza simile a quella che noi ora cominciamo a vivere. Anche il suo risveglio avvenne per un Intervento Divino. «L’Altissimo stesso – dice – mi ha rivelato che dovevo vivere secondo la forma del Santo Vangelo» (San Francesco: Scritti completi, Testamento, B.A.C., Madrid 1945, p. 35). Mi ha sempre sorpreso che, essendo comandato a tutti di vivere secondo il Vangelo, a Francesco dovesse essere ricordato questo con una rivelazione e che egli invocasse questa rivelazione per giustificare le sue scelte. Ma guardando la storia si comprende che effettivamente quella Rivelazione si era resa necessaria a causa 
dell’offuscamento che si era prodotto nella conoscenza di questa verità tanto fondamentale. 
Quella rivelazione fu completata a Francesco quando gli fu detto: «Francesco, va, e ripara la mia Chiesa che minaccia rovina» (Ib p. 551). Vi sono ancora molti oggi che, per timore di fermarsi ad un Francesco “visionario” e “muratore” vogliono vedere la risposta al “ripara la mia Chiesa che minaccia rovina” nella fondazione di ciò che nella storia abbiamo conosciuto come “ordini francescani”. Se così davvero fosse, non avrebbe finito Francesco col fare un’opera in più, rimanendo al livello della sua prima comprensione 
della visione: raccogliere mattoni e sabbia? 
Per questo, nel desiderio che la sua vera e profonda comprensione si realizzi, ha dovuto venire a ripetere: «Vigli miei, io vi diedi una Regola, sì, e benché non volli darvi altra Regola che il Vangelo del mio Signore, in quello che ho fatto io può anche esserci molto errore. Perciò vi dico, figli miei: vivete il Vangelo puro e mi darete riposo!... Riparate la mia chiesa che minaccia rovina, mi fu detto; ed io cominciai a raccogliere mattoni, pietre e sabbia. Anche voi avete fatto la stessa cosa che allora feci io. Perché voi, fratelli miei, siete rimasti con Francesco Bernardone e non avete seguito lo strumento del Signore». 
Vivete il Vangelo puro! torna a dirci Francesco, ripetendoci ciò che Egli comprese dal Signore: «Figli miei – dice – avete una missione da compiere, la missione più difficile che il mio Maestro poteva affidarvi nei vostri tempi di attività e di ansia di fare molte cose “per Dio”, quella di non fare niente affinché Egli possa fare e disfare in voi ciò che avete fatto da voi stessi ostacolando così l’Opera di Dio». 
 Un Mondo secondo il Cuore di Dio che, come abbiamo detto all’inizio, fa parte dell’insieme di scritti coi quali ci è dato questo “Messaggio”, viene precisamente a spiegarci la differenza che c’è tra l’operare nella Permissione di Dio e l’operare nella Volontà di Dio, che è lasciar fare a Lui. E in relazione all’offuscamento esistente sono smascherati e demoliti principi e valori che, senza essere tali, sono quasi unanimemente tenuti come indiscutibili. 
Alla luce dei disegni di Dio che in questo libro ci vengono rivelati in una visione generale, appare il vero significato di realtà del nostro mondo, quali l’autorità, il lavoro, il denaro, il sesso, l’amore, che nel mondo della Permissione appaiono in immagini distorte e contraffatte, appunto perché opera della Permissione e non della Volontà di Dio. 
Viene denunciata la presenza dappertutto dello “spirito del mondo” che influenza tutto il nostro mondo e, fino a un certo punto, lo dirige tutto, perché «tutto il mondo giace sotto il potere del maligno» (1 Gv 5, 19). 
Il mondo in cui viviamo è, quindi, il mondo del “fare” delle creature, non il mondo voluto da Dio. E il mondo della Permissione che si trova nelle mani dell’Angelo Caduto perché l’uomo con la sua libertà gli ha aperto la porta e glielo ha consegnato; è pertanto un mondo che necessita di riscatto. 
Qual è allora il mondo voluto da Dio, di cui nella Scrittura (Gen 1, 31) si dice: «E Dio vide tutto quello che aveva fatto ed ecco, era molto buono»? L’argomento di questo libro è appunto la spiegazione di questo passo della Scrittura. 

JOSÉ BARRIUSO 

Betlemme, 20 maggio 1979 

IL CURATO D'ARS SAN GIOVANNI MARIA BATTISTA VIANNEY



Un piccolo pastore sotto il Terrore (1793-1794).  

Nel gennaio 1791, quando entrò in vigore nel lionese la Costituzione civile del Clero, Giovanni Maria non aveva ancora cinque anni. Giacomo Rey, parroco a Dardilly da trentanove anni, aveva avuto la debolezza di prestare il giuramento scismatico, ma poco appresso, illuminato dall'esempio del suo Vicario e dei confratelli vicini, che avevano rifiutato il giuramento, aveva riconosciuto la sua colpa, e dopo essere rimasto qualche tempo ancora nella sua parrocchia, celebrando Messa in una casa privata, si era ritirato a Lione, per passare poi in Italia 1.  

La partenza del curato Rey non passò inosservata, ma non turbò molto gli abitanti di Dardilly: la chiesa era aperta, perché era giunto un altro parroco, mandato dal nuovo vescovo, un certo Lamourette, amico di Mirabeau, che la Costituente aveva messo al posto di Mons. di Marbeuf, senza il mandato di Roma. Il nuovo parroco, come il nuovo vescovo, aveva  prestato il giuramento, ma il buon popolo di Dardilly non era in grado di sospettare che la Costituzione civile, di cui ignorava anche il nome, conducesse allo scisma ed all'eresia. Non essendovi nessun cambiamento apparente nei riti e costumi parrocchiali, questi cuori semplici assistettero per qualche tempo senza scrupolo alla Messa del prete giurato; ed anche Matteo Vianney, sua moglie ed i figli erano guidati su questo punto da una perfetta buona fede. 2  
 
Presto tuttavia i loro occhi si aprirono. A Caterina, la maggiore delle figlie, che a quest'epoca non aveva che dodici anni, fece impressione il fatto che il nuovo pastore non parlava secondo lo spirito dell'abate Rey, né trattava i medesimi argomenti 3: nei suoi discorsi risuonavano con insistenza i nomi di cittadino, di civismo, di costituzione e non mancavano critiche ai suoi predecessori 4. In chiesa la frequenza alle sacre funzioni non era più quella degli anni antecedenti; mancavano persone note per la loro esemplare pietà, e Caterina si domandava dove andassero per ascoltare la Messa festiva; al contrario, ai primi posti si vedevano persone che anteriormente non frequentavano la chiesa. Tutto questo fece nascere dei sospetti e dei timori, che Caterina confidò alla madre.  

In quello stesso tempo venne a fare visita ai Vianney una parente di Ecully, la quale, appena seppe che assistevano alla (Messa del prete giurato, confermò definitivamente i loro timori con queste osservazioni: «I buoni preti hanno rifiutato il giuramento, e furono cacciati, perseguitati, obbligati a fuggire. È una fortuna per noi che ad Ecully alcuni hanno potuto rimanere, ed è a quelli che bisogna rivolgersi. Il vostro nuovo pastore ha prestato il giuramento e si è ritirato così dalla Chiesa cattolica: non è più vostro pastore e non potete più seguirlo» 5.  

La madre a queste parole provò impressione profonda, e non dubitò di presentarsi all'infelice pseudo-pastore di Dardilly, per rimproverargli la sua apostasia dalla Chiesa cattolica; gli ricordò quel passo del Vangelo ove si dice che i pampini staccati dalla vigna saranno gettati al fuoco, e fece tanta impressione su di lui che, prima di congedarla, le disse: «È vero, Signora, il ceppo vale più dei sarmenti» 6.  

È da ritenersi che Maria Vianney abbia raccontato a casa la colpa di questo prete infelice, poiché fu detto che il piccolo Giovanni Maria «ebbe in orrore il peccato dal giorno in cui fuggì il prete giurato» 7. Da allora la chiesa parrocchiale, luogo di tanti cari ricordi, ove i genitori si erano sposati ed i figli avevano ricevuto la grazia del battesimo, per la famiglia Vianney cessò di essere il convegno della preghiera. E la chiesa stessa fu presto chiusa. 8  
***

Canonico FRANCESCO TROCHU