venerdì 8 novembre 2019

MONDO NUOVO PROFETIZZATO



NUOVI CIELI E NUOVA TERRA RIVELATI.


Splendore del mondo nascituro.

L’umanità è in cammino sulla Terra da secoli, [96] ma anziché camminare, e nella buona direzione, essa dà l’impressione di trascinarsi sulle ginocchia. Finora, escludendo i primissimi istanti, è stato sempre così, ma è lecito chiedersi se i n futuro sarà ancora così. Per fortuna sembra di no. I Profeti cristiani contemporanei dicono che per questa nostra umanità è imminente un rinnovamento singolare. Stando alle loro profezie, l’umanità è in procinto di rialzarsi. Essa sta per riprendere la sua posizione normale al fine di e proseguire il suo cammino con l’andatura che Dio le aveva dato prima del Peccato originale. Il messaggio che segue è di quelli che Suor Marie Nathalie [97] ha ricevuto nell’autunno del 1985. Esso parla della nostra prossima risurrezione.

Suor Marie Nathalie dice: «All’umanità, sottomessa per il momento alla purificazione che la farà rinascere alla grazia, verrà concesso fra poco il privilegio che avevano i nostri Progenitori nel Paradiso terrestre. La felicità di quel paradiso attende tutti quelli che si convertono e vivono nell’amore delle otto Beatitudini. » (21 novembre 1985). [98]

A qualcuno potrà sembrare assurdo che il Paradiso terrestre debba ritornare sulla terra, ma non c’è nulla nella Bibbia che neghi una tale possibilità. La vera assurdità, a pensarci bene, sarebbe che il mondo continuasse fino alla fine nelle condizioni attuali. Il messaggio di Suor Marie Nathalie che abbiamo appena letto non è l’unico ad annunciare il ritorno del Paradiso terrestre. Negli anni ‘80, don Stefano Gobbi [99] ha ricevuto dalla Madonna parecchi messaggi, molti dei q uali confermano le parole di Suor Marie Nathalie. Per esempio:


La Madonna a don Gobbi: – «Un’era di grazia, d’amore e di pace sta per nascere dai giorni dolorosi che vivete. » (31 dicembre 1980).

La Madonna a don Gobbi: – «Quando avrà instaurato il suo Regno, regno eucaristico, Gesù vi condurrà a godere di questa sua abituale presenza, che voi sentirete in maniera nuova e straordinaria, e vi condurrà a fare l’esperienza di un secondo, rinnovato, e più bel Paradiso terrestre. » (21 agosto 1987).

DON STEFANO GOBBI

Fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano, e autore del “Libro azzurro”: “Ai S acerdoti, figli prediletti della Madonna”.

Se questi testi profetici dicono il vero, Dio vuole che la Creazione abbia un finale degno del suo inizio. Per questo avrebbe concepito un Paradiso terrestre finale all’immagine di quello iniziale, e forse superiore. Troppo bello perché sia vero? La nostra sorpresa non dovrebbe essere eccessiva dinanzi a questa scoperta che forse oltrepassa le nostre speranze. Le opere di Dio sono meravigliose sot to tutti gli aspetti. Questo Piano di Santificazione generale ne offre una prova supplementare. È un Piano degno in tutto della grandezza divina, come il Piano della Creazione e quello della Redenzione. Se questa scoperta è per noi sorgente di gioia, dovremmo approfittarne per ringraziare Dio, nostro Padre e Creatore, anziché negare tutto per ostinato pessimismo. Dio ci rivela, e lo fa in mille modi diversi ma concordanti, che ha concepito le cose in modo che la Terra sia ricondotta alle condizioni di vita che esistevano prima del Peccato originale, quan do la santità innocente di Adamo ed Eva gli permetteva di avvicinarsi ad essi, e di conversare con essi “nel venticello della sera”. E quando queste condizioni di vita saranno ripristinate, è certo che Dio tornerà ancora, e volentieri, a dialogare con l’essere umano “nel venticello della sera”. E gli esseri umani non f aranno a meno di mostrare la loro gratitudine dicendo:

“Grazie di averci creati, di averci riscattati per opera della seconda Persona, il Figlio, e di accordarci ora la grazia della santificazione per opera dello te rza Persona, lo Spirito Santo!”

di: Johannes De Parvulis

Cammino di perfezione



Esorta all’osservanza della Regola e di tre precetti importanti per la vita spirituale. 
Parla del primo fra essi, cioè l’amore del prossimo, e del danno che procurano le ami-
cizie particolari.

1. Avete ormai visto, figlie mie, quanto sia alto il fine che vogliamo conseguire; come dovremo comportarci per non sembrare troppo temerarie agli occhi di Dio e del mondo? 
È evidente che dovremo lavorare molto, e  ci sarà di grande aiuto nutrire generosi desideri per sforzarci d’ottenere che lo siano anche le opere. Ora, se procuriamo di osservare fino in fondo, con gran diligenza, la nostra Regola e le nostre Costituzioni, spero che il Signore accoglierà le nostre preghiere. Non vi chiedo nulla di nuovo, figlie mie, ma soltanto di rispettare i voti della nostra professione poiché la nostra vocazione costituisce il nostro impegno, benché ci siano grandi differenze nel modo di osservalo.

2. La nostra Regola primitiva dice che dobbiamo pregare incessantemente. Adempiendo questo dovere che è il più importante, con tutto lo zelo possibile, non trascureremo anche di osservare i digiuni, le discipline e il silenzio che l’Ordine comanda. Sapete bene infatti che l’orazione, per essere vera, deve essere aiutata da tutte queste pratiche, perché comodità e orazione non sono compatibili tra loro.

3. L’orazione è ciò di cui m’avete pregato di dirvi qualcosa, e io vi prego, in cambio di quello che vi dirò, di rileggere spesso e praticare di buon animo quanto ho detto finora. 
Prima di parlare delle cose interiori, cioè dell’orazione, dirò alcune cose necessarie a coloro che vogliono battere il cammino dell’orazione; cose tanto necessarie che con esse, senza essere spiriti contemplativi, si potrà progredire molto nel servizio del Signore, mentre se non si possiedono, è impossibile essere grandi anime contemplative. Chi pensasse di esserlo s’ingannerebbe di molto. Il Signore mi dia il suo aiuto a tal fine e mi suggerisca ciò che devo dire, affinché risulti a sua gloria. Amen!

S. Teresa d’Avila

Per chi è in peccato mortale



Oh Caro Gesù, Salvatore del genere umano, 
attraverso la Tua Misericordia Divina  
chiedo clemenza per tutte quelle povere anime in peccato che possono essere 
prese da questa terra durante l’Avvertimento. 
Perdona loro i propri peccati  
e in memoria della Tua Passione ti prego di concedermi 
questo favore speciale in espiazione dei loro peccati. 
Ti offro me stesso in mente, corpo e anima come una penitenza per salvare 
le loro anime, e per portare loro la vita eterna. 
Amen. 

PARADISO



L‟inizio e la fine del mondo diventeranno una cosa sola. 

Mia amata figlia prediletta, è molto difficile per le anime, anche per quelle che hanno una grande fede, riconciliare il mondo in cui vivono con quello del Mio Regno. 

Il mondo così com‟è non è compatibile con il Mio Regno e questo vuol dire che quelli di voi che Mi conoscono e che Mi amano veramente trovano doloroso, a volte, vivere la loro vita quotidiana. Amare Me significa seguire i Miei Insegnamenti e pregarmi di perdonare i vostri peccati. Questo è l‟unico modo in cui potete diventare parte di Chi Io sono. Non potete fare parte del Mio Regno fino a quando non riconoscerete la Verità e accetterete il fatto che, finché esiste il peccato, il mondo non potrà mai essere perfetto. Finché l‟uomo farà ogni cosa secondo il suo libero arbitrio, essendo costantemente tentato di indulgere ai propri bisogni egoistici, rimarrà uno schiavo. 

Quando vivete la vita secondo la Parola di Dio, sarete in grado di vedere il mondo per quello che è. Potete assistere alla meraviglia che è il Miracolo della Terra, che è stata creata dal Padre mio. Ma potete anche vedere come la debolezza dell‟uomo lo ha separato da Dio. Finché le cose staranno così, il mondo, come lo conoscete, non potrà mai essere nuovamente innalzato al suo antico splendore. Questo è il motivo per cui troverete la vera pace solo quando Io verrò di nuovo per portarvi nel Paradiso del Padre Mio, creato per voi fin dall‟inizio. 

L‟inizio e la fine del mondo diventeranno una cosa sola. Non ci sarà nessun Cielo, né Purgatorio e nessuna Terra: esisteranno solo due entità. Il Mio Regno, in cui la vita non finirà mai, per coloro che permettono che Io li raccolga nel Mio Cuore, e l‟inferno, per coloro che non si volgeranno a Me.  

Tutte le cose saranno secondo la Mia Misericordia e la Santa Volontà del Padre Mio, che ama tutti i Suoi figli. Egli vuole salvare tutti e vuole farlo attraverso di Me. Io non posso obbligare a seguirmi quelli che non vogliono far parte del Mio Regno o che rifiutano tutti i Miei sforzi per dare loro una meravigliosa eternità gloriosa. Non ignorate i Miei Appelli di aiutare quelle povere anime. 

Il vostro Gesù. 

21 Aprile 2014

LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO


La preghiera e la Messa nella vita del cristiano


 Pregare è consegnarsi a Dio

 Imparate, dunque, ad accostarvi all’umanità amabilissima di Gesù come facevano i personaggi del Vangelo; proponetevi di avvicinarlo nelle diverse età della sua vita: adoratelo nel grembo verginale della Madonna, contemplatelo bambino nella mangiatoia di Betlemme, imitatelo nella sua vita di lavoro con Maria e Giuseppe a Nazareth, seguitelo per le strade della Galilea dove passò facendo del bene a tutti, accorrete a lui mostrandogli con fiducia le vostre ferite - le malattie della vostra anima, la lebbra, la cecità, tutte le vostre miserie - usando le stesse invocazioni, brevi ma intense come frecciate, che gli rivolgevano i malati del Vangelo: “Signore, se vuoi, puoi mondarmi!”.
“Signore, che io ci veda!”, “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!”, “Signore, aiuta la mia incredulità!”..., e così imparerete a pregare, a rivolgervi a lui con semplicità e immediatezza, senza giri di parole o discorsi ricercati, come se egli dovesse ascoltarvi per il vostro parlare raffinato.
 A poco a poco entrerete nel cammino della preghiera e, condotti dalla grazia e dall’azione dello Spirito Santo, percorrerete le tappe di una sempre maggiore intimità con Dio. Seguendo Gesù, arriverete a comprendere quella sua orazione di amore e di dolore che lo impegnò nella drammatica notte del Getsemani: abbandonato, prostrato nella polvere come un verme, per ore, gridando, rivolse al Padre sempre la stessa invocazione, che conteneva tutta la debolezza e tutta la forza dell’Uomo-Dio: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice, tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc. 41,22).  Vedete? Ecco ciò che veniamo a fare nella preghiera: a consegnarci totalmente a Dio e alla sua volontà santissima.  Gesù ce lo aveva già insegnato nel “Padre nostro” e ce ne ha dato qui l’esempio più commovente.
 La preghiera, miei cari, non può essere soltanto uno sfogo dell’anima; è anche questo, e spesso abbiamo urgente bisogno di effondere davanti al Signore l’amarezza della nostra anima, le nostre necessità e gli stati d’animo che ci pesano e ci opprimono, ma poi la preghiera deve andare oltre, deve andare in profondità e diventare un fatto che esprime l’atteggiamento interiore della nostra persona, la preghiera cristiana esige che deponiamo la nostra volontà ai piedi del Signore consegnandoci a lui, ossia che gli rendiamo per amore la nostra libertà mettendola nelle sue mani di Padre amoroso.

Ferdinando  Rancan

LE GRANDEZZE DI MARIA



SUBLIMI PAROLE DELLA VERGINE E SUE INTIME DISPOSIZIONI

Istruita da quelle parole, insignita di tali favori, assicurata di tali privilegi, la Vergine, condiscendente alla parola dell'Angelo ed obbediente a quella di Dio, risponde: Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum (Ecco l'ancella del Signore, si faccia di me secondo la sua parola - Luc., I, 38). [49]

Non dobbiamo già passare leggermente sopra queste parole, né considerarle come semplici espressioni, ovvero come una risposta officiosa data in certo qual modo per complimento. Colui che le proferisce è un angelo, parla ad un angelo e gli parla un linguaggio angelico, linguaggio ben differente dal linguaggio degli uomini. Il linguaggio umano consta di semplici vocaboli, mentre quello degli angeli è vivo, penetrante e luminoso; e sempre efficace e porta sempre, luce 27.

 La Vergine, essendo angelica, è dotata di una di quelle lingue angeliche di cui parla l'Apostolo, e qui si trova in uno stato più che angelico. Ella è giunta a quel colmo di grazia che compie tutto il corso della sua vita precedente, vita elevatissima e di preparazione al nuovo stato in cui entrerà dopo quelle sante parole.

Non sono parole di una pietà comune, né di un senso ordinario; sono parole di abbassamento profondo e insieme di sublime elevazione; sono le parole più potenti che Maria potrà mai proferire e quella del maggior gaudio che potrà mai avere; parole umili ed insigni che rallegrano il cielo e determinano la salvezza dell'universo, mentre dal più alto dei cieli traggono su la terra il Verbo eterno.

Colei che parla è la persona più eminente che vi sia e potrà mai esservi dopo le tre persone increate della Divinità, e parla mentre sta per entrare nello stato più grande in cui possa mai essere stabilita: due circostanze queste di gran peso, per le quali dobbiamo degnamente apprezzare quelle parole e stimarle al peso del santuario.

Quando la Vergine umile, silenziosa e modesta, apre la bocca per proferire quella risposta, si trova nelle mani [50] del Verbo eterno il quale è con Lei, sta per incarnarsi in Lei, e la vuole per sua Madre. Il Verbo divino le ispira quella risposta e le imprime tali disposizioni convenienti.

Sarà l'ultima parola che la Vergine proferirà su questo punto, e subito dopo, senza nessun indugio, in Lei verrà compiuto il sacro mistero, il mistero del divino amore, il mistero dell'Incarnazione.

La Vergine adunque nel proferire in quell'istante quella risposta si trova nella disposizione più elevata e più divina ch'Ella abbia mai avuto e che potrà mai avere anche dopo. Quel colloquio santamente ispirato dalle parole dell'Angelo, termina più santamente ancora, più felicemente, più divinamente con le parole della Vergine.
             
 La risposta di Maria, apparenza breve, include un senso profondo e un grande mistero: degnamente corrisponde alla qualità della persona della Vergine, alla sublimità della sua grazia; alla santità del suo stato, alla divinità della sua appartenenza al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, i quali la chiamano e l'elevano alla Società con le loro persone divine e con la loro ammirabile operazione.

Quanto abbiamo detto in queste poche parole basterebbe per rendere il dovuto onore a quella risposta e a Colei che la proferisce. Ma il lettore mi perdoni se mi trattengo ancora in questo argomento. Non posso distogliere così presto il mio pensiero da questo oggetto tutto celeste su la terra 28, il quale eccita  l'ammirazione dell'Angelo. Volontieri contemplo la Vergine santa in quel momento sola nella solitudine della sua cameretta, nel suo oratorio, elevata ad una sublime contemplazione, tutta [51] intenta a Dio, ascoltando la parola dell'Angelo, rapita nel pensiero delle grandezze di cui riceve l'annuncio. La veggo al colmo di una grazia eminente che chiude il corso di tutta la sua vita precedente, vita di quindici anni in tutti i suoi momenti tutta consumata nella grazia, anzi consumata in una grazia singolarissima ed elevatissima; ma questo colmo di grazia non è che il fondamento e l'inizio di un nuovo edificio, perché in quel momento la vedo all'ingresso di un nuovo stato che incomincia al termine di quelle sante parole e continuerà sino all'eternità.

Quelle parole di Maria sono parole di spirito e di grazia, parole vive e penetranti sino al centro dell'anima sua, parole di uno spirito sublime, elevato, sino al trono della Divinità, parole di grazia preziosa e singolare, parole di una grazia che dà principio al più alto mistero che Dio opererà mai; parole di una grazia che stabilisce, accompagna e compie la Maternità divina, alla quale Maria viene elevata appena proferite quelle sante parole.

Questo punto è degno di molta considerazione e merita giustamente di essere spiegato con maggiore chiarezza. Né in tal modo ci allontaniamo dal nostro. argomento, perché la vita e la condizione di Colei che deve concepire, portare e partorire Gesù nel mondo, fa parte della storia di Gesù; e ciò è tanto più da considerarsi che in questa sorta di nascita, il Figlio esiste prima della Madre, e le disposizioni intime di Maria per essere Madre di Gesù sono grazie meritate da Gesù medesimo, effetto operato dalla sua propria persona nella sua santissima Madre. Talmente che parlare di Maria è parlare di Gesù, onorare Maria è onorare Gesù, anzi è onorare Gesù nella più grande delle sue opere, perché Maria è l'effetto più straordinario e l'ornamento più insigne della potenza e della bontà di Gesù nell'Ordine della grazia. [52]

Nella Vergine noi ammiriamo due sorte di vite e di vite differenti, le quali dividono il corso della sua vita e della sua grazia su la terra: la prima incomincia alla sua concezione e va sino al colloquio angelico durando così per lo spazio di quindici anni circa; è questa una maniera di grazia preveniente che la dispone alla Maternità divina in cui Ella verrà un giorno stabilita, ma senza che lo sappia, né vi pensi.

L’altra incomincia al termine del colloquio con l'Angelo, ed è quello stato medesimo, eminente e singolare, della divina Maternità nel quale Ella sta per entrare; che sarà lo stato permanente di quella Vergine santissima, il compimento della sua gloriosa vocazione e la Sua condizione eterna. Questo nuovo stato è per la Vergine una vita nuova ch'Ella incomincia a vivere vivendo con Colui che è la vita di Lei e la vita del mondo.

Prima, Maria era sola su la terra perché Gesù non viveva ancora. Gesù solo è degno di tener compagnia a Maria. Ora che Gesù entra nel mondo e viene a dimorare nel cuore e nel seno di Maria, Ella entra nel godimento della compagnia di Gesù che la fa vivere di una vita tutta nuova, nella nuova vita che il Figlio di Dio si degna di prendere nella sua creatura.

Queste due sorte di vita sono ben differenti: perciò hanno due sorte di grazie ben differenti: e in ciascuna la Vergine è condotta ed introdotta in un modo ben differente. Nella prima grazia, Dio la introduce, la conserva e la fa progredire senza ch'Ella sappia per qual fine la grazia l'attiri e la prepari. In altro modo, invece, Maria entra nello stato glorioso e divino della podestà materna rispetto a Gesù; vi entra, infatti, con una pienezza di luce che l'Angelo le ha apportata dal cielo è che Dio diffonde nella sua mente perché in uno splendore di luce Ella concepisca lo splendore del Padre. Maria adesso sa, sente, [53] vede dove Dio l'attira, la chiama e la eleva; in questo divino stato Ella entra piena di grazie, di luce e di desiderio di servire a Dio in un tal sublime ministero, di essere Madre di Colui che ha Dio medesimo per Padre.

Dio segue modi differenti nel dare le sue grazie alle sue creature; vi sono grazie ch'Egli comunica alla creatura senza che questa lo sappia, ovvero, se lo sa, senza che penetri il fondo e il fine di tali grazie e d'ordinario Egli agisce in questo modo con gli uomini. Vi sono altre grazie che Dio conferisce con abbondanza di luce e di conoscenza a motivo della loro eminenza, per gli effetti che ne vuole ottenere secondo i suoi disegni; ed è questa la via che il più sovente Egli segue con gli angeli.

Con la santissima Vergine, Dio si è compiaciuto di agire in un modo come nell'altro in due tempi differenti, tenendo a suo riguardo la via di oscurità sino alla venuta dell'Angelo dal cielo. Ma ora per Lei è il tempo della luce, poiché è il tempo in cui Ella apporta la luce al mondo, e quella risposta di Maria non è soltanto parola di spirito e di grazia, come abbiamo detto, ma ancora parola di luce, e di luce viva che penetra fin nel seno dell'Eterno Padre e ne trae il Figlio Unigenito di Dio, onde portarlo e includerlo nel seno verginale di Maria.

Le ultime parole della Vergine all'Angelo sono ben differenti dalle prime; perché non sono, come le prime parole di stupore bensì di consenso. Sono parole non di riflessione umana, ma di risoluzione divina; parole non di esitazione, ma di viva ed ardente inclinazione al compimento dei volere e dell'opera di Dio; parole grandi, memorabili, preziose; parole di grazia, di amore e di vita, e di vita che non perirà mai; parole che dànno la vita al Dio vivente ed uno stato ormai eterno al Figlio eterno di Dio medesimo. [54]

Cerchiamo, non già dei diamanti, ma dei cuori celesti e degli spiriti divini onde scolpirvi quelle sante parole e renderle eterne, onde imprimerle in un fondo degno e confacente alla loro qualità. Esse appunto sono impresse nel libro della vita, e nel Cuore divino di Gesù, e di Maria.

Oh parole di Maria, quando sta per concepire Gesù! Oh parole di Maria quando sta per ricevere nel suo Cuore e nel suo seno Colui che, è la parola del Padre, la parola sostanziale e personale del Padre!

Oh degna conclusione di quella missione celeste, degno termine di quel colloquio angelico, ben degna di dar principio all'Opera delle opere di Dio nell'universo!

Poiché l'Angelo ha terminato il suo dire su le grandezze di Colui che annuncia e su la via divina ed ammirabile che lo deve dare al mondo, la Vergine chiude le trattative con l'Angelo e gli risponde, con effetti più che con parole, vale a dire con la grandezza della sua umiltà, con la professione della sua obbedienza, con la espressione del suo desiderio per il compimento dell'opera che, Dio vuole fare in Lei e con Lei.

In queste sante disposizioni la Vergine, piena dello spirito di Dio e diretta dalla sua grazia, così parla all'Angelo e mette fine al colloquio, celeste; e dopo di aver umilmente ascoltato l'oracolo angelico; più umilmente ancora risponde: Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum Verbum tuum.

Quanto sono potenti, feconde e gloriose queste parole! Quanti secreti, quanti favori ed effetti contengono! Perciò vengono proferite dalla Vergine in un tempo così santo e così glorioso per Lei, nel tempo della maggior potenza e fecondità che sarà mai comunicata a nessuna creatura; nel momento cioè in cui sta per concepire e [55] generare il Verbo Incarnato, che è la virtù, la luce e la potenza del Padre.

La Vergine adunque quando proferisce quelle parole, si trova in una grazia singolare, in uno stato divino, in una via ammirabile; ammirabili i movimenti del suo spirito, ammirabili ne sono gli effetti. Si abbassa e nell'abbassarsi si trova elevata, elevata al disopra dei cieli; si perde nelle mani di Dio, svanisce come un nulla al cospetto del suo Creatore, e diventa Madre del suo Creatore medesimo; per mezzo dei suoi abbassamenti viene elevata nelle sue grandezze; con la verginità Ella entra nella divina Maternità; con l'obbedienza si eleva alla sublime sua sovranità; si dichiara servente del Signore e ne diventa Madre, Madre e servente tutt'assieme: sempre Madre e sempre servente, come il Figlio suo è Dio e Uomo, sempre Dio e sempre Uomo.

Maria rimane vergine e diventa madre, due pregi della corte celeste e pregi sino allora incompatibili, ma riuniti allora in Maria per il privilegio dovuto alla dignità del suo ufficio e della sua persona. In tal modo la sua verginità dalla sua maternità non solo è conservata, ma sublimata, coronata e resa più fiorente che mai, e la sua maternità santamente preparata, felicemente acquistata e divinamente compiuta nella sua stessa verginità. 

CARD. PIETRO DE BÉRULLE

NON DIMENTICHIAMOLI



La preghiera per i nostri cari defunti 
è un bisogno del cuore, 
è un dovere che noi abbiamo verso coloro 
che in vita ci amarono tanto 
e ci fecero del bene.

 Caterina da Genova


“...peccato di ingratitudine...” 

“Il dolore immenso che provano le Anime del Purgatorio e che noi possiamo alleviare, aumenta allorché esse considerano gli atti misericordiosi di Dio. In vita ebbero genitori cristiani, il dono della fede fin da piccoli, insomma tutto e quanto di meglio per ricevere le grazie di Dio. Tutto ciò, ai loro occhi, rende il loro peccato di ingratitudine ancora più grave”.
O Dio onnipotente ed eterno, fui anch’io creatura ingrata. Tu mi aspettasti con infinita pazienza e rimettesti i miei peccati ripetutamente.
Eppure io, dopo ripetute promesse, continuai ad offenderti. 
O mio Dio, nostro Padre nei cieli, abbi pietà di me. Mi dolgo e mi pento di averti offeso e ti prometto di riparare le mie colpe. 
Abbi pietà di me e dei miei fratelli in Purgatorio. 
Liberali dalla loro colpa e dalla loro condanna. 
Liberali presto e concedi loro di divenire intercessori per me e per tutte le mie intenzioni.
O Maria, nostro aiuto e protezione, vieni in soccorso ai nostri fratelli del Purgatorio con la tua potente intercessione.
Padre Nostro, Ave Maria, Eterno Riposo


Senza la grazia di Dio, nessuno troverebbe la via di ritorno al Regno Celeste



Maria Madre di Dio

Per questo la Grazia del Signore è importantissima! Essa vi regala miglioramento nella vostra vita, vi permette di crescere, comprendere, vi rende felici! Essa v’innalza dalla melma del peccato e della sofferenza e vi conduce infine al Padre stesso. Essa vi concede di avere molta gioia e tanti meravigliosi momenti nella vita. Essa guarisce, ama, eleva!

Senza la Grazia anneghereste nella melma delle bugie, degli imbrogli, del male, delle cattiverie e del peccato.

La grazia del Signore vi tiene in vita, perché se Dio non vi volesse, non vi amasse, voi tutti non sareste qui. Per questo, Miei tanto amati figli, venite e pellegrinate verso i Nostri sacri luoghi. Là vi doneremo grandi grazie.

Preghiera per la guarigione



O Vergine Immacolata, Madre di Misericordia,
salute dei malati, rifugio dei peccatori,
consolatore degli afflitti,
conosci i miei desideri, i miei problemi, le mie sofferenze;
guarda con misericordia di me.

Apparendo nella Grotta di Lourdes,

sei stato felice di renderlo un santuario privilegiato,
da dove dispensi i tuoi favori;
e già molti malati hanno ottenuto
la cura delle loro infermità, sia spirituali che corporali.
Vengo, quindi, con totale fiducia
per implorare la tua intercessione materna.
Ottieni, o Madre amorevole, la concessione delle mie richieste.
(menziona la tua petizione)
Grazie per i tuoi favori,
Cercherò di imitare le tue virtù,
che un giorno possa condividere la tua gloria.
Amen.


Geremia



Israele e Giuda: due sorelle infedeli a Dio

6Durante il regno di Giosia il Signore mi disse: 'Geremia, hai visto che cosa ha fatto l'infedele Israele? Se n'è andata a fare la prostituta sulla cima di tutte le colline sacre, all'ombra di ogni albero. 7Io pensavo che una volta sbizzarrita, certamente sarebbe ritornata da me. Ma non è tornata. Sua sorella, la traditrice Giuda, ha visto tutto. 8Ha visto che io ho consegnato all'infedele Israele una dichiarazione scritta di divorzio e l'ho cacciata via perché si è prostituita. Ma la traditrice Giuda non ha avuto paura e anch'essa si è comportata come una prostituta. 9La sua immoralità ha reso impuro tutto il paese perché ha commesso adulterio, ha adorato idoli di pietra e di legno. 10Nonostante il castigo d'Israele, la traditrice Giuda non è tornata da me con tutto il cuore: non è sincera. Lo dico io, il Signore'. 11Allora il Signore mi fece capire che Israele, con tutte le sue infedeltà, si era comportata meglio della traditrice Giuda. 12Mi ordinò di andare al nord per dire: 'Torna da me, Israele infedele. Io ti perdonerò perché sono misericordioso. Non sarò in collera per sempre, - dice il Signore. - 13Riconosci la tua colpa: ti sei ribellata contro il Signore, Dio tuo, ti sei concessa a divinità straniere all'ombra di ogni albero e non hai ascoltato la mia voce. Dice il Signore'.

giovedì 7 novembre 2019

Le grandezze di Gesù



Della eccellenza e singolarita del sacro mistero della Incarnazione


Mistero sì grande si dovrebbe adorare nel silenzio

Alcuni popoli illustri nella antichità pagana, lodati anche nei Libri sacri, e onorati della custodia e tutela del popolo di Dio e dello stesso Figlio unico di Dio nella sua santa Infanzia, gli Egiziani, dei quali gli atti ed i documenti erano pieni di figure enigmatiche e geroglifiche, usavano rappresentare la religione sotto la forma di un animale senza lingua. Volevano così significare che Dio, la cui bontà, grandezza e maestà sorpassa ogni eloquenza, deve essere adorato col pensiero e con la mente piuttosto che con la lingua e le parole.
Lasciando pur da parte i pensieri di quella gente profana, se noi vogliamo ricercare i sentimenti delle anime sante e divine, troviamo che quell’anima sì degnamente consacrata alle lodi di Dio e da cui la Sinagoga e la Chiesa attinsero le espressioni sacre per lodare il Signore in ogni tempo e in tutto il mondo, il Re, Profeta e Poeta sacro degli Ebrei, divinamente ha cantato: Tibi silentium laus, Deus, in Sion; a te la lode del silenzio, o grande Iddio, in Sion.
Così, infatti, secondo S. Girolamo, deve essere tradotto il testo originale ebraico del versetto: Te decet Hymnus Deus in Sion (Sal 64, 2); e ne dobbiamo imparare che l’inno propriamente conveniente alla grandezza di Dio è una lode non di parole, ma di profondo silenzio.
Ciò che conviene a Dio e alla Religione può giustamente applicarsi a questo grande, altissimo e sacratissimo Mistero della Incarnazione, il quale nel suo stato e nella sua estensione include Dio medesimo, stabilisce nell’universo una Religione perpetua insieme e universale, è il compimento dei disegni e consigli di Dio sopra i figli degli uomini e rende alla divinità, non solo sulla terra, ma pure nel Cielo medesimo, un culto e un onore ammirabili, un omaggio eterno e singolare.
La grandezza quindi e la sublimità di questo altissimo mistero dovrebbe essere adorata con un sacro silenzio, e non già profanata coi nostri pensieri e le nostre parole. Dovremmo imitare la modestia e riservatezza degli angeli, i quali, alla vista di un oggetto sì divino, si coprono come di un velo e rimangono nello stupore, ammirando la sua gloria. Al Figlio di Dio fatto uomo viene appunto riferita da uno dei grandi apostoli, nel Santo Vangelo, quella celebre visione che ci è rapportata dal più grande dei Profeti (Is 6; Gv 12, 41).
Noi dunque, a loro esempio e imitazione, commossi da un soggetto sì sublime e capace di rendere muta la stessa eloquenza, dovremmo ricorrere alla eloquenza delle opere e dei servigi, lodando così, amando e adorando Gesù Cristo, nostro Signore, con tutta la nostra possanza, e supplicandolo che tutta la nostra vita sia a Lui dedicata quale devota e continua azione di grazie, quale perpetuo tributo ed omaggio di servitù.

* * *

Sarebbe pur mio desiderio di starmene in tale silenzio, ed è stato finora il mio proposito; ma un giusto divieto me lo fa rompere per difendere un’opera di pietà contro certi spiriti che la modestia e la carità non mi permettono di nominare, per impedire che la malizia di alcuni danneggi una santa professione. Bestemmiano ciò che non intendono, imitando quegli empi di cui parla S. Giuda: Bestemmiano ciò che ignorano (Gd 10). Essi si comportano in un modo che nessuna legge può autorizzare, nessuna ragione può difendere, nessun pretesto può scusare, nessun artifizio può coprire, se non con un ingegnoso silenzio... Dopo dieci anni di pazienza e di silenzio... pubblico questi Discorsi, non già per parlare delle loro persone, dei loro disegni, della loro condotta; ma per parlare di Gesù, del suo stato supremo, e delle sue ammirabili grandezze. Parlo di Gesù, il quale è stato la pietra di scandalo e di rovina per gli Ebrei, ed ha predetto che lo sarebbe ancora tra i cristiani, per il suo popolo, il suo Israele, i suoi figli; e lo è infatti, in questo caso, per coloro che hanno voluto contraddire l’omaggio e la servitù che gli sono resi. Pubblico dunque questi Discorsi per mantenere nel suo onore, con carità e pietà, tale pio disegno e arrestare il corso della violenza colla ragione e colla dolcezza... Sarebbe sconveniente turbare e macchiare questo discorso coi detti ed i cavilli degli avversari, basta la luce della verità per dissipare le nubi e le ombre... In un soggetto che tratta della alleanza del Verbo eterno con la nostra umanità, non si addice che dolcezza e benignità, in conformità con la natura e lo stato di questo mistero, nel quale è apparsa l’umanità e la benignità di Dio mede simo, come dice l’Apostolo. Non già che mi fosse difficile rispondere, e in poche parole, agli avversari; ma, come nei sacrifici che si offrivano per la pace e la concordia degli sposi, gli antichi dalle vittime toglievano il fiele, così da questo discorso che offro a Dio e al pubblico, in onore della pace e della alleanza che Egli ha stabilito con noi nel sacro mistero della Incarnazione, voglio togliere il fiele e l’amarezza di simili dispute.

Card. Pietro de Bérulle

Il tuo Amico, l'Angelo



Hai nella tua casa qualche immagine dell’angelo custode? 

Lettere agli angeli 

In una scuola italiana, la professoressa chiese agli alunni di scrivere  una  lettera  al  loro  angelo  custode.  Vediamo  cosa scrissero alcuni di loro: «Caro angelo, da tanto tempo mio papà e mia mamma stanno litigando continuamente. Potresti dire ai loro angeli custodi che si mettano d’accordo di non litigare? Grazie» (Michele - 9 anni). 

«Caro angelo: Aldo e Filippo mi hanno detto che mi aspettano all’uscita per picchiarmi. se mi dai una mano saremo due contro due. Ti aspetto» (Alex - 10 anni). 

«Caro angelo: se sei sempre al mio fianco, come dice la mia catechista, allora voglio che me lo dimostri almeno una volta, perché non riesco a rendermene conto» (Gino - 8 anni). 

«Caro angelo: assistimi quando resto solo di notte, perché non abbia  paura.  Prega sempre per  me  e  dammi  la benedizione (Antonio - 8 anni). 

«Caro angelo: ti amo molto. So che sei al mio fianco, come dice mia nonna. Aiutami nell’esame di domani e fa che sia un bambino buono e che voglia molto bene a Gesù» ( Pietro - 7 anni).

Padre Angel Peña 

PARADISO



Una volta che un‟anima viene creata dal Padre Mio, vivrà per l‟eternità. 

Mia amata figlia prediletta, non si deve mai temere la morte, se si accetta la Mia morte sulla Croce. La morte è solo un momento di passaggio da questo mondo alla Casa del Regno di Mio Padre. Temere la morte è negare la Mia Misericordia, perché Io salverò ogni anima che Mi riconosce e che Mi chiede di perdonarla dei suoi peccati. 

Una volta che un‟anima viene creata dal Padre Mio, vivrà per l‟eternità. Avrà la Vita Eterna, se l‟anima Mi permetterà di reclamarla. In caso contrario, se l‟anima dovesse rinnegarMi, pur sapendo Chi sono Io, sarà lasciata a satana. 

La morte di un‟anima sulla Terra è naturale così come lo è la nascita. Quando l‟anima lascia il corpo e viene a Me, sarà colmata di Grazie sovrabbondanti e sarà abbracciata nella famiglia del Padre Mio: il Suo Regno, che è colmo di amore, gioia e felicità così grandi che non possono mai essere raggiunti sulla Terra. Molti di voi, che hanno sperimentato l‟amore, la gioia e la felicità nella loro vita, hanno gustato solo una piccolo assaggio del sapore della Vita Eterna. 
Dovete sempre impegnarvi, con la gioia nei vostri cuori, affinché il momento in cui entrerete nel Regno del Padre Mio possa essere ben accolto – e non temuto. 

Se dovete affrontare la morte, o se una persona cara si trova ad affrontare la morte, allora dovete sempre rivolgervi a Me, il vostro Gesù, perché vi aiuti. Quando lo farete Io vi solleverò lo spirito, asciugherò le vostre lacrime e bandirò ogni timore dai vostri cuori, quando reciterete questa preghiera. 

Crociata di Preghiera (142) Prepararsi alla morte 

Mio carissimo Gesù, perdona i miei peccati. Purifica la mia anima e preparami ad 
entrare nel Tuo Regno. 
Concedimi le Grazie per preparare la mia unione con Te. Aiutami a vincere ogni 
paura. 
Dammi il coraggio di preparare la mia mente e la mia anima, in modo che io sia 
degno di presentarmi davanti a Te. 
Ti amo. Confido in Te. Ti dono me stesso in corpo, mente e anima per l’eternità. 
Lascia che la Tua Volontà sia la mia e liberami dal dolore, dai dubbi o dalla 
confusione.  
Amen. 

Io accoglierò benevolmente tutte le anime che reciteranno questa preghiera, senza eccezione. 
La Mia Misericordia è particolarmente estesa alle anime che stanno affrontando la morte, ma che non credono in Me, quando diranno questa preghiera tre volte al giorno, nei loro ultimi giorni di vita. 

Il vostro Gesù.

22 Marzo 2014

TESORI DI RACCONTI



Morte d'un sacrilego.  

ln una parrocchia di Francia si faceva la festa della prima Comunione dei fanciulli. Era già cominciata la solenne funzione, quand'ecco si vede uno di quei giovanetti, appena ricevuta la santa Particola, cader rovescioni all'indietro sul pavimento. Di subito la gente spaventata corre a rialzarlo: era freddo come un cadavere senza conoscimento e senza parola. Portato a braccia in una casa vicina, è disteso sopra un letto, e si cerca riscuoterlo e rianimarlo. Vengono i medici e si provano a farlo rinvenire ... tutto indarno, - Intanto, terminata la funzione, arriva il Curato, si pone accanto al letto su cui posa il disgraziato fanciullo, lo scuote, lo chiama a nome più volte .... nessun segno di vita. - Ahi meschino! che sia proprio morto? - No; non è morto, ma è sul morire. Dopo molte cure profusegli attorno, si vede finalmente dibattere e tremare, poi aprir tanto di occhi, e guardare come trasognato gli astanti una breve gioia si diffonde su tutti i volti, e il buon Curato, dato appena un gran sospiro di speranza e di consolazione, incomincia a carezzare ed abbracciare il povero fanciullo, e a confortarlo con sante ed affettuose parole: - Figliuolo, ti senti tanto male, non è vero? Eh via! fa cuore; soffri con pazienza! Gesù che poco prima hai ricevuto, è qui ad assisterti. - A questo nome, a questo ricordo il misero fanciullo si fa scuro e livido in volto, pianta due occhi spaventati in faccia al Curato, e prorompe in queste disperate parole: Ah lo so, ho fatto un sacrilegio! - Ciò detto appena, stravolge gli occhi orribilmente, stringe i denti, si dibatte smanioso, e gonfiando il volto e contorcendo la bocca si volta verso il muro e spira.  

DON ANTONIO ZACCARIA 

LA VITA DELLA MADONNA



Secondo le contemplazioni 
della pia Suora STIGMATIZZATA 
Anna Caterina Emmerick 

La neonata riceve il nome "Maria"  Visioni del 22-23 settembre. 

Oggi ho veduto nella casa di Anna una gran festa; tutte le pareti di vimini erano state rimosse per preparare un'ampia sala con al centro una tavola lunghissima e bassa, addobbata di vasi e di altri arredi per il banchetto. Vidi molti arredi e vasi che altre volte non avevo notato. Si mostravano colà disposti dei vasi leggerissimi e forati alle estremità, somigliavano a canestri e pareva che dovessero servire per riporvi dei fiori. Sopra un tavolo vidi dei piccoli bastoncini bianchi che parevano d'osso, cucchiai che assomigliavano a profonde conchiglie munite di un manico e terminanti con un anello, delle canne ricurve che servivano forse a succhiare bevande. Nel mezzo della sala si ergeva una specie di altare addobbato di rosso e bianco sul quale stava una culla dai medesimi colori, con una piccola coperta azzurra; vicino a questa vidi un leggio con sopra vari rotoli di pergamene sacre per le preghiere. Cinque sacerdoti di Nazareth stavano dinanzi all'altare rudimentale, fieri nei loro pomposi abiti sacerdotali. Uno di quei religiosi portava una veste adornata con i simboli del supremo sacerdote. In mezzo a costoro vidi anche Gioacchino. Circondavano l'altare molti uomini e donne con abbigliamenti da cerimonia. Vidi anche la sorella di Anna, Maria di Sephoris, e altri. Nonostante si fosse alzata, Anna non si presentò alla cerimonia ma 
rimase nella propria camera dietro al focolare. Enue pose Maria tra le braccia di Gioacchino, la Neonata era tutta fasciata fino agli omeri da un velo rosso e trasparente. 
I sacerdoti avanzarono verso l'altare ponendosi intorno alle sacre pergaméne e cominciarono a pregare ad alta voce.Due di essi sostenevano lo strascico dei paramenti al sommo sacerdote. Allora Gioacchino tese la Neonata a quest'ultimo che la sollevò verso il cielo, elevandola alla grazia di Dio e offrendola in sacrificio, indi la ripose nella culla sull'altare. Poi prese un paio di forbici, alla cui estremità c'era un piccolo contenitore dove cadeva quello che si era tagliato, e tagliò alla neonata tre ciocche di capelli: l'una a destra, l'altra a sinistra e la terza nel mezzo del capo; quindi le arse sopra un braciere. Prese una boccetta d'olio e unse alla Neonata le sedi dei cinque sensi, col pollice le strofinò le orecchie col balsamo, gli occhi, il naso, la bocca e la cavità del petto. Scrisse, infine, sopra una pergamena il nome "Maria" e pose lo scritto sul petto della Fanciulla. Poi Gioacchino riebbe Maria e la consegnò ad Enue che la riportò ad Anna. Quindi si intonarono dei salmi ed incominciò il banchetto. A questo punto non vidi più nulla.... 

Preghiere che attivano benedizioni



 Mai più permetterò al mio corpo di essere utilizzato dal nemico 

Mai più cederò il mio corpo alla fornicazione. Il mio corpo è il tempio dello Spirito Santo. 

Mai più cederò il mio corpo al vizio della gola e all'eccesso di cibo; Non verrò alla povertà (Prov. 23:21). 

Mai più permetterò sostanze nocive nel mio corpo. 

Mai più cederò il mio corpo all'indolenza e alla pigrizia, poiché l'uomo pigro sarà messo ai lavori forzati (Prov. 12:24). 

 Mai più accetterò la infermità e la malattia, perché io sono guarito per mezzo delle piaghe di Gesù (1 Pet. 2,24). 

Mai più unirò il mio corpo a chiunque altro che non sia il mio compagno, perché io sono stato salvato e liberato dalla fornicazione (1 Cor. 6:16). 

Mai più sottoporrò il mio corpo a qualsiasi scopo empio, poiché il mio corpo è il tempio dello Spirito Santo (1 Cor.03:16) 

Mai più contaminerò il mio corpo, che è il tempio di Dio (1 Cor. 3,17).