giovedì 28 novembre 2019

TRATTATO DI DEMONOLOGIA



I - I DUE FRATELLI TEOBALDO E JOSEF BURNER

Illfurt, Alsazia, 1864-1869


Documentazione

Le vicende dei due fratelli Burner hanno avuto un’abbondante documentazione contemporanea firmata dalle persone più vicine ai due piccoli pazienti, testimoni oculari e in parte protagonisti delle vicende stesse, che ci hanno lasciato, indipendentemente l’uno dall’altro, una testimonianza dettagliata di quanto avevano veduto e constatato. Ne citiamo i principali:

— il parroco di Illfurt, rev. Karl Brey, prete molto stimato dai suoi parrocchiani, morto in concetto di santità, che ha lasciato una relazione dei fatti nell’archivio parrocchiale di Illfurt;

— signor Ignazio Spies, deputato al Parlamento, sindaco di Schlettstadt (paese vicino a Illfurt);

— professor Lachemann, spesso presente all’esorcismo;

— Signor Tresch, sindaco di Illfurt;

— il poliziotto Werner;

— Monsignor Raess, vescovo di Strasburgo, da cui dipendeva Illfurt;

— il suo Vicario generale Mons. Rapp;

— il decano Schnautzer;

— l’esorcista padre Souquart gesuita; 

tutti uomini di competenza, di capacità e di virtù che 

danno piena garanzia di veridicità alla loro testimonianza.

Dopo la liberazione dei due fanciulli, che sarà ottenuta, come si dirà, per l’intervento della Madonna Immacolata, fu innalzata a Illfurt una statua dell’Immacolata che si conserva ancora oggi, ai piedi della quale fu posta un’iscrizione latina che ricorda il fatto.

Tutti questi documenti sono stati raccolti e ordinati dal parroco P. Sutter nell’opera: Satans Macht und Wirken (potere e opera di satana), Gròbenzell 1927, che ha avuto in Germania sette edizioni ed è stata tradotta in francese, inglese, spagnolo, portoghese, ungherese, brasiliano, indiano, polacco, croato, sloveno, statunitense, italiano (col titolo: Il diavolo, le sue parole, i suoi atti nei due indemoniati di Illfurt, Alsazia, secondo i documenti storici, Torino 1935).

Molti articoli di giornali tedeschi e esteri del tempo si sono interessati del caso. Monsignor Corrado Balducci, che prende in esame il caso in diverse sue opere, scrive: 

«Sull'autenticità del racconto non si può ragionevolmente dubitare, gli stessi increduli del tempo sono ricorsi alle ipotesi più strane, ma non hanno negato i fenomeni» (C. Balducci, La possessione diabolica, Roma 1974, 71; ID., Il diavolo, Casale Monferrato, 1988, 218).

Illfurt è un villaggio agricolo di circa 1200 abitanti presso Miìhlhausen — in francese Moulhouse 
— in Alsazia, a quel tempo incorporata alla Germania e oggi alla Francia, in diocesi di Strasburgo. 
La lingua parlata dagli abitanti era a quel tempo il tedesco e oggi il tedesco e il francese.

Seguendo l’ampia relazione del Sutter riferiamo qui in forma sintetica alcuni aspetti di questa possessione diabolica, non tutti quelli purtroppo che meriterebbero di essere presi in considerazione, anche per non uscire dai limiti che ci siamo proposti in queste pagine.


1. La famiglia Burner

La famiglia Burner era povera ma molto religiosa e molto stimata in paese. Il padre, Giuseppe, era venditore ambulante e girava per i paesi vicini vendendo miccia e fiammiferi ad uso domestico. La mamma, Anna Maria Folzer, casalinga, si occupava dei cinque figli ancora in tenera età. Due di essi, Teobaldo e Josef sono i protagonisti della nostra storia. Teobaldo, nato il 21 agosto 1855, e Josef, nato il 29 aprile 1857, erano rispettivamente di 9 e 7 anni nel 1864 quando ebbero inizio gli strani fenomeni di cui intendiamo parlare. Gli anni della prima infanzia non presentano nessun fatto di rilievo. I due fratelli non godettero mai di una florida salute, tuttavia non accusarono neppure malattie specifiche. Ammessi alla scuola elementare, non si distinsero mai per intelligenza e per applicazione, ottenendo però sempre una votazione normale.

Nell’autunno 1864 tutti e due furono colpiti da una strana malattia di cui il medico di Altkirch, dottor Levy, non riuscì mai a determinare la diagnosi, come neppure gli altri medici chiamati da lui a consulto. Le cure e i rimedi somministrati non ebbero nessun effetto, Teobaldo anzi divenne in breve tempo talmente magro che sembrava uno scheletro.

2. I fenomeni strani aumentano

Un anno dopo, il 25 settembre 1865, i fenomeni strani invece di diminuire, aumentarono spaventosamente. Ecco che cosa scrive il Sutter: «Coricati sul dorso, si voltavano e rivoltavano con rapidità vertiginosa, come una trottola, oppure si sfogavano a battere senza posa, e con forza sorprendente, il letto e gli altri mobili, chiamando questa operazione “dreschen”, battere il grano, senza mai accusare la minima stanchezza per quanto lunga fosse la battitura».

Altre volte furono presi da convulsioni e da scosse che li lasciavano senza fiato per ore. Altre volte erano presi da una fame da lupi che nessuna quantità di cibo poteva saziare. Una volta, ad esempio, uno di loro divorò fino all’ultima tutte le mele contenute in un grande paniere. Il ventre gonfiava loro a dismisura e sembrava loro che una palla rotolasse nel loro stomaco, o che una bestia vivente vi si dibattesse. Le loro gambe a volte si intrecciavano tra loro che nessuna forza umana riusciva a separarle. A Teobaldo apparivano visioni di fantasmi spaventosi. Uno di essi egli lo chiamava Maestro. Aveva un becco d’anitra, artigli da gatto, piedi di cavallo, il corpo tutto coperto di piume sudicie e puzzolenti. Il fantasma si lanciava sul fanciullo minacciando di strangolarlo. Il fanciullo gli si lanciava contro per difendersi e gli strappava a manciate le piume che rimetteva agli astanti sbalorditi, i quali vedevano le piume ma non il fantasma.

Tutto ciò avveniva in pieno giorno davanti a molti testimoni appartenenti a diverse classi sociali, tra cui persone serissime, non facili a credere a illusioni e a trucchi. Le piume emanavano un fetore insopportabile e, cosa strana, gettate sul fuoco non bruciavano.

A volte le piume avevano un’altra origine, venivano dal corpo stesso dei due fanciulli. Dopo aver accusato pruriti e punture su tutto il corpo, senza che se ne potesse indovinare la causa, dai loro vestiti usciva una tale quantità di piume e di fuco da coprire il pavimento della stanza e per quanto i genitori si affrettassero a cambiare i vestiti e la biancheria, le piume non cessavano di apparire.

Talvolta il corpo dei due ragazzi si gonfiava fin quasi a scoppiare ed essi vomitavano in quantìtà schiuma, piume e fuco mentre i loro vestiti si ricoprivano di quelle stesse piume che appestavano tutta la casa.

Nella loro stanza i ragazzi erano presi talvolta da ondate di calore insopportabile anche d’inverno. 
Una voce — quella del demonio — gridava beffarda: «lo sono un buon fuochista, vero? Se venite a casa mia non vi farò patire il freddo!».

Talvolta i due ragazzi restavano calmi e tranquilli per ore intere, poi, improvvisamente e senza motivo, diventavano nervosi, eccitati, cominciavano a gesticolare, a urlare e a strepitare senza posa. 
La loro voce era maschile, rauca, cavernosa, profonda, mentre le loro labbra restavano chiuse: segno evidente che non erano essi a parlare, ma un essere, o diversi esseri invisibili che agivano in loro. Per ore e ore gridavano: «Pasta, gnocchi, mangiare!». I familiari non sapevano più che cosa fare. Finalmente il papa ebbe l’idea di dire loro: «Continuate a gridare, ragazzi, gridate più forte a onore e gloria di Dio!». Dopo la prima e la seconda volta il gridare diminuì sempre più e alla terza cessò del tutto. Altre volte bastava dire: «Gridate più forte in onore della Santissima Trinità» perché il grido cessasse immediatamente.

***
Paolo Calliari

PADRE PIO E IL DIAVOLO



Gabriele Amorth racconta... 

L’atmosfera intorno al convento era elettrica, da sempre; e la fama di santità di Padre Pio aveva scatenato energie che in un’ottica religiosa è facile classificare come diaboliche. Nella Positio Girolama Longo, una fedele del convento, racconta che «fino agli anni Trenta tra le figlie spirituali di Padre Pio ce riera una veramente santa, Lucia Fiorentino, morta il 16 febbraio 1934. Insieme alle sue amiche Lucia frequentava il convento e la chiesa dei cappuccini. Vi andava solo per conferire di cose spirituali con Padre Pio e per assistere alle sacre funzioni. In modo particolare prendeva parte ai tridui e alle novene, che si facevano sempre nel pomeriggio, verso rimbrunire. La poverina soffriva di un singhiozzo nervoso che le faceva mancare Varia e quasi la soffocava. Costretta a uscire di chiesa, Lucia si rifugiava nell'angolo del convento per respirare meglio. A volte rimaneva così, dietro quell'angolo, con la fronte sul dorso della mano poggiata al muro, per lungo tempo e faceva ritorno in chiesa 
soltanto al termine della funzione. In quella posizione veniva vista da qualche pastore o contadino che scendeva dalla montagna verso il paese (allora il luogo era deserto e non cera illuminazione elettrica). Una donna dietro 1angolo del convento, all'imbrunire, era una scena che non poteva passare inosservata. Che cosa ci faceva?... Certo era lì per saltare il muro di clausura e andare... a fare l'amore col “Monaco santo”. Ma Padre Pio era in chiesa a recitare le preghiere del triduo o della novena e Lucia Fiorentino era lì per respirare un po' d'aria fresca e, terminata la sacra funzione, scendeva in paese con le altre compagne. Ma il suo arrivo a casa era già preceduto dalla notizia, veramente eccezionale, che una donna era stata vista all'angolo del convento, saltare il muro di clausura, ecc. ecc.». 

Per non parlare delle lettere anonime. Padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi ha lasciato un manoscritto inedito, citato nella Positio, dove ricorda che il monaco santo «dové sostenere un duro attacco alla purezza e alla santità della sua vita». 

«Contro Padre Pio è stata usata anche la vile arma delle lettere anonime, spedite con dovizia al convento di San Giovanni Rotondo, alla Curia Cappuccina di Foggia e a Roma. In certi periodi al superiore del convento lettere anonime arrivavano a catena e qualche volta anche nei riguardi di Padre Pio, di contenuto ignominioso. Di Padre Pio intaccavano la sua moralità e il suo sacro ministero. Opera solo diabolica, specie per noi della comunità che eravamo a contatto diretto col povero padre. Su di esse spesso si diceva che il Padre accordava udienze pericolose ora all’una or alla tal altra persona, e si davano appuntamenti, segnando Vora e i giorni in cui aveva ricevuto o doveva ricevere tale persona, aprendo la porta della chiesa sempre a ora tarda. » 

Padre Raffaele decise, per scrupolo di coscienza, e come responsabile del convento, di fare la posta tutte le notti. Fece cambiare la serratura della porta della chiesa con una chiave più difficile; mise un lucchetto all'uscio della sacrestia che immette nella scalinata interna della clausura e «quando mi ero assicurato che il Padre Pio si era ritirato e andato a letto a dormire, perché alle volte russava pure, prima di andarmene a letto mettevo delle strisce di carta incollate alla porta della scalinata che su dal corridoio scende giù... Questo lavoro durò parecchio, finché non cessarono completamente le anonime. Posso affermare con sicura coscienza e con giuramento che mai, né io né il padre Vittore, abbiamo notato il minimo inconveniente: mai ho trovato le strisce di carta lacerate». 

MARCO TOSATTI 

LE SETTE SANTE BENEDIZIONI



Mettersi alla Presenza di Dio, liberare il cuore da 
rancori, odi e qualsiasi sentimento che è in contrasto 
con il precetto divino dell’amore e se non riusciamo 
appieno, umiliarsi profondamente chiedendo che 
Gesù abbia misericordia anche di questo. Egli sa che 
fummo tratti dal fango e non siamo ancora come Lui 
merita. Le benedizioni possono essere fatte sia su di 
sé che su altri, anzi per sofferenze dovute ad azioni 
esterne è bellissimo e porta tanto giovamento a se 
stessi il benedire chi ci è stato causa di sofferenze 
fisiche o morali. 

Nota: per ognuna delle benedizioni che seguono il 
segno di Croce si fa una sola volta. 

1. Mi benedica la potenza del Padre Celeste + la 
sapienza del Figlio divino + l’amore dello Spirito + 
Santo. Amen. 

2. Mi benedica Gesù crocifisso, per mezzo del suo 
preziosissimo Sangue. Nel nome del Padre + e del 
Figlio + e dello Spirito + Santo. Amen. 

3. Mi benedica Gesù dal tabernacolo, per mezzo 
dell’amore del suo Cuore divino. Nel nome del 
Padre + e del Figlio + e dello Spirito + Santo. 
Amen. 
 
4. Mi benedica Maria dal Cielo, Madre celeste e 
Regina e riempia la mia anima di un più grande 
amore a Gesù. Nel nome de Padre + e del Figlio + 
e dello Spirito + Santo. Amen. 
 
5. Mi benedica il mio angelo custode, e tutti i 
santi Angeli vengano in mio aiuto per respingere 
gli attacchi degli spiriti maligni. Nel nome del 
Padre + e del Figlio + e dello Spirito + Santo. 
Amen. 
 
6. Mi benedicano i miei Santi patroni, il mio santo 
patrono di battesimo e tutti i Santi del Cielo. Nel 
nome del Padre + e del Figlio + e dello Spirito + 
Santo Amen. 
 
7. Mi benedicano le anime del Purgatorio e quelle 
dei miei defunti. Che siano i miei intercessori 
presso il trono di Dio affinché io possa 
raggiungere la patria eterna. Nel nome del Padre 
+ e del Figlio + e dello Spirito + Santo. Amen. 
 
Discenda su di me la benedizione della santa 
Madre Chiesa, del nostro Santo Padre Papa 
Benedetto XVI, la benedizione del nostro 
vescovo………., la benedizione di tutti i vescovi e 
sacerdoti del Signore, e questa benedizione, così 
come viene diffusa da ogni Santo Sacrificio 
dell’altare, discenda su di me tutti i giorni, mi 
preservi da ogni male e mi dia la grazia della 
perseveranza e di una santa morte. Nel nome del 
Padre + e del Figlio + e dello Spirito Santo.  
Amen. 
 
Quando queste bellissime benedizioni sono invocate 
sugli altri si sostituisce  il "mi" con "ti o vi" . Si 
consigliano molto ai genitori sui propri figli e familiari 
malati e non. Invocare la benedizione di Dio è il 
compito di ogni cristiano perché Gesù ha 
raccomandato di benedire anche i propri nemici. 


MONDO NUOVO PROFETIZZATO


DON STEFANO GOBBI


Felicità terrestre degli eletti all’Era nuova.

In passato il Cielo non è mai intervenuto come ora sta facendo per richiamarci alla memoria l’imminenza di quell’età che i Profeti poeti del vecchio testamento chiamavano l’Età d’oro, l’era in cui l’agnello e il lupo “cammineranno alla pari ”. [100] A proposito di questo tema, una profezia recente descrive questa Età d’ oro in questo modo:
Voce divina alla Monaca di clausura: «Il rinnovamento sarà come una nuova creazione, e allora molti crederanno in Me. Da tanto male tirerò fuori tanto bene. Ora voi gemete come una madre nelle doglie del parto. Piange e si rattrista la Chiesa tutta, il Papa, il popolo di Dio, dinanzi a tanti lutti, a tanto disordine che grava su tutta l’umanità, ma quando sarà nato l’uomo nuovo, quando il mondo sarà rinnovato nel suo dolore e nella sua pena, allora il vostro pianto si muterà in grande gioia. Sarà questo il nuovo giorno, la nuova epoca che finalmente sostituirà all’odio l’amore. Nel mio Nome gli uomini diventeranno davvero fratelli fra di loro. (...) Quando tutto sembra perduto, allora tutto è guadagnato. Non temete, o piccolo gregge! Il mio nome è Redentore e Salvatore! » 6 aprile 1969. [101]
Sullo stesso soggetto, il 26 luglio 1988 la signora Vassula Ryden ha scritto le parole seguenti:
Gesù a Vassula Ryden: «Sono Io, il Signore, che ricostruirò la mia nuova Gerusalemme. Rinnoverò le sue mura, la renderò bella affinché possiate tutti vivere su di una Terra nuova, e sotto un tetto nuovo, un Cielo nuovo. L’Amore ritornerà a vivere fra voi come Amore. Sarò il vostro Dio, e sotto il mio Nome vivrete tutti in pace. Il vostro spirito sarà pieno di santità e di purezza. Sì, Io scenderò dall’alto come un baleno e rinnoverò completamente la mia Gerusalemme. » [102]
Il 16 settembre 1943 Maria Valtorta aveva scritto qualcosa di simile. Ecco il testo:
Gesù a Maria Valtorta: «Dopo le guerre tremende che Satana avrà portato alla Terra attraverso il suo messo di tenebre, l’AntiCristo, verrà il periodo della tregua in cui, dopo avervi mostrato con la cruenta prova di che doni può essere autore Satana, cercherò di attirarvi a Me, colmandovi dei doni miei. Oh, i miei doni! Saranno la vostra dolcezza! Non conoscerete fame, stragi, calamità. I vostri corpi, e più le vostre anime, saranno pasciute dalla mano mia. La Terra sembrerà sorgere per una seconda creazione, tutta nuova nei sentimenti, che saranno di pace e concordia fra i popoli, di pace fra Cielo e Terra, perché farò dilagare su voi lo Spirito mio, che vi penetrerà e vi darà la vista soprannaturale dei decreti di Dio. Sarà il Regno dello Spirito, il Regno di Dio, quello che voi chiedete e non sapete ciò che chiedete perché non riflettete mai col "Pater noster". Dove volete che avvenga il Regno di Dio se non nei vostri cuori? È da lì che deve iniziarsi il Regno mio sulla terra. Regno grande, ma sempre limitato [il “Millennio di Pace” sarà limitato nello spazio e nel tempo]. Dopo [dopo il “Millennio di Pace” e l’ultima persecuzione] verrà il Regno senza confini nè di terra nè di tempo. Il Regno eterno che farà di voi degli eterni abitatori dei Cieli. » [103]
Tutto concorda per assicurarci che questi Tempi di felicità sono alle porte, e che la morte purificatrice che li precederà ne è solo la porta di accesso. Questa “morte” significa la fine dell’impero del male sulla terra. È come la fine del deserto, seguita dall’entrata del Popolo eletto nella Terra Promessa. Per aiutar e la nostra speranza a non morire, Gesù ci fa altre rivelazioni tramite Marie Se vray: [104]
Gesù a Marie Sevray: – «Alla Fine dei Tempi [105] (...) mi riporto all’inizio, e prima di chiudere il Tempo voglio come sfruttare al massimo tutta la mia forza creativa! Ci sarà un rinnovamento magnifico, come uno splendido concerto universale, ogni anima dicendo la sua nota, quella che avrà appreso dallo Spirito di Luce e d’Amore, lo Spirito delle divine trasformazioni. Periodo luminoso e pacifico! Tutto sulla terra mi loderà! Ogni creatura mi dirà sulla terra quello che i miei eletti mi dicono in Cielo! »
Gesù a Marie Sevray: – «Ho serbato le mie più grandi prodigalità per questi ultimi secoli del mondo.»
Gesù a Marie Sevray: – «Sono venuto per realizzare il più possibile il mio Piano iniziale, nonostante la caduta. Era così bello, il mio Piano, che non l’ho più abbandonato! »
Gesù a Marie Sevray: – «Ho molta sete di comunicarmi alle anime, soprattutto in questi ultimi secoli del mondo, come all’inizio. ...»
Gesù a Marie Sevray: – «Allora... lo Spirito soffierà il suo soffio infuocato di trasformazioni possenti! E poiché nessun ostacolo sarà in grado di chiudergli la strada, andrà come un gigante, attraversando regioni intere nell’anima umana, penetrando fino a profondità non ancora esplorate! Si faccia posto allo Spirito d’Amore, allo Spirito di fuoco, allo Spirito delle divine trasformazioni! Così, in questi ultimi secoli del mondo mi potrò ripagare per gli scompensi subiti, operando trasformazioni profonde nelle anime aperte alla mia azione.»
Gesù a Marie Sevray: – «Prima di chiudere il tempo, Io Creatore voglio godermi ( ...) la mia creatura. La voglio vedere bella, risplendente, prima di distruggere la terra che ho formato. ... » [106]

di: Johannes De Parvulis

mercoledì 27 novembre 2019

L’esorcismo al ritorno da S. Martino


Ho constatato quello che il giovane Tobia altre volte mi aveva raccontato, cioè la condizione fisica con cui ritorna da S. Martino di Schio dopo la notte di preghiera. Il primo luglio mi telefona per chiedermi benedizioni e preghiere, perché sta molto male. Tornato alle sette del mattino come bastonato dal demonio, vuole controbatterlo con l’esorcismo. Quel mattino impieghiamo 90 minuti invece dei 50 sufficienti normalmente.  
È una dura battaglia fin dalla confessione iniziale. Il demonio interviene alcune volte urlando: “Basta”! Vuole opporsi alla confessione. Iniziato l’esorcismo, durante il Rosario Tobia mi chiede di passare con le mani sulla sua schiena per liberarlo dalle bastonate; si sente tutto irrigidito, elettrizzato. Il demonio non è contento di questo, mi rimprovera, mi comanda con forza:  “Lasciami stare perché soffro molto. Togli le tue mani perché mi danno tanto fastidio, mi fanno schifo”. Non è la prima volta che il demonio mi dice questo, ma quella mattina è particolarmente arrabbiato e aggressivo.  
Le mani consacrate da Cristo hanno un influsso, un impatto forte sul demonio e sul posseduto, ma in modo diverso.  
Oltre le espressioni del demonio: “Le tue mani mi danno fastidio, mi fanno schifo”, il demonio cerca di allontanare le mie mani perché lo fanno soffrire. Quando mi vede deciso di passare le mani sulle parti del corpo dove il giovane soffre, allora sopporta quasi passivo, fa silenzio e abbassa il capo. 
Sembra assopirsi, ma non è così. Di tanto in tanto cerco di farlo parlare, lui tace ancora, ma di sotto mi fa la linguaccia. 
Quando il giovane si trova in trance, normalmente non è più lui a soffrire, ma è il demonio che soffre e si lamenta, tranne in qualche suo gesto vendicativo. Se io con preghiere e benedizioni faccio soffrire molto il demonio, lui cerca di far soffrire il giovane posseduto, anche durante la trance, e me lo dice.  
Come al solito gli rispondo:  “Sono contento che tu soffra molto, perché così deciderai di andartene all’inferno”. Il demonio riafferma:  “No, io rimango perché sono il più forte e perché devo rimanere, me l’hanno ordinato”. Mi offende con il suo dizionario fiorito: cretino, ignorante, bastardo; ed io ricambio. Non smetto certo di tenere le mani sul giovane per aiutarlo almeno a diminuire le sue sofferenze. 
Ripropongo al demonio l’esorcismo nella chiesetta di S.Martino e in episcopio con il Vescovo, ma è sempre contrario perché lui non vuole dire al Vescovo la verità su S. Martino, per i motivi che abbiamo ricordato. Torna a ripetermi le minacce già ricordate, se dovessi portarlo dal Vescovo.  
Dopo il lungo e combattuto esorcismo concludo con abbondanti unzioni con l’olio degli infermi per liberare gli arti del giovane da forme di parestesia, che sono anche la causa dei dolori. 
Il giovane sa che queste esperienze di preghiera e benedizioni di liberazione gli costano care, ma comprende che sono la strada da percorrere per vedere la fine del tunnel e ritornare libero. 
Tobia, data la sua condizione di posseduto dal demonio, ha perso quasi tutte le amicizie: gli rimane solo una coppia: si conoscono e frequentano anche loro S. Martino di Schio.  
Una sera viene invitato da un gruppo di giovani, amici di un tempo, a passare una serata insieme. Si è sentito un pesce fuor d’acqua per il loro modo di pensare e di comportarsi. Alla fine propongono di farsi uno spinello insieme: giovani che avevano quasi 40 anni, e diversi già sposati.  
Comprende che non può stare con loro e torna a casa. La sua situazione dolorosa gli ha fatto fare un cammino di vera liberazione dal peccato, ha acquisito una mentalità e una prassi di vita cristiana coerente, che preferisce di gran lunga al comportamento degli amici di un tempo, anche se più fortunati, sani fisicamente e moralmente libertini. Forse è bene ricordare che non tutti i mali vengono per nuocere.  

FRATELLO   ESORCISTA 

Per la generazione perduta di giovani anime



Caro Gesù, invoco la Tua Misericordia  
per questa generazione perduta di giovani anime. 
Per coloro che non ti conoscono, coprili con il Dono della vista. 
Per coloro che Ti conosco, ma che Ti ignorano,  
conducili di nuovo verso la Tua Misericordia. 
Ti preghiamo di dare presto loro la prova della Tua Esistenza e di guidarli 
verso coloro che possono aiutarli e condurli verso la Verità. 
Riempi le loro menti e le loro anime con il desiderio di Te. 
Aiutali a riconoscere il vuoto che esiste in loro,  
perché essi non sentono la Tua presenza.  
Ti prego, Signore, di non abbandonarli e, per la Tua Misericordia,  
di concedere loro la Vita Eterna. 
Amen. 

Sostegno degli angeli





Quando ci sta vicino un angelo, immediatamente si allontanano tutti i nostri disturbatori, e così l’intelletto si trova con grande sollievo a pregare salutarmente. 
Qualche volta, però, siamo messi alle strette dal consueto combattimento: l’intelletto si batte come un pugile, ma non riesce ad alzare il capo, sfigurato com’è dai colpi delle varie passioni. Tuttavia, a furia di cercare, troverà e, se busserà gagliardamente, gli sarà aperto.  

EVAGRIO PONTICO 

“IL VICARIO” DI HOCHHUTH E IL VERO PIO XII



«Chi vuole che la stella della pace
spunti e si fermi 
sulla società umana... 
promuova il riconoscimento 
e la diffusione della verità che insegna 
– anche nel campo terreno – 
come il senso profondo 
e l’ultima morale 
e universale legittimità 
del “regnare” è il “servire”».

(Pio XII)


«In Italia, la “Verità” 
si può dire solo se si è in tanti.
Perché in Italia aver torto non è 
pericoloso. Basta averlo in coro, cioè 
insieme a tutti gli altri.
I pericoli grossi li corre solo chi nel coro 
fa stecca, anche se la fa per dire 
una verità, che poi i fatti convalidano.
La legge di questo Paese 
è quella del Gregge.
Tutto si può fare, sia l’errore 
che il riconoscimento dell’errore, 
purché tutti insieme.
Per l’isolato non c’è scampo.
In ogni epoca e sotto qualunque regime
egli è e rimarrà sempre il nemico 
(delle pecore) numero uno».

(Indro Montanelli)


Scrissi questo libro, già nel 1964, in risposta all’empio dramma del tedesco Rolf Hochhuth, che fu un vero insulto  a Pio XII e all’anima cristiana e, di fronte alla figura di un Papa così grande, questo fu solo un gesto da povero untorello!
Quest’opera teatrale di Hochhuth, “Il Vicario”, che fu rappresentata a Berlino, il 20 febbraio 1963, sul palcoscenico di Kurfurstendamm, si imperniava sul presunto “silenzio” di Pio XII di fronte ai crimini nazisti e alla deportazione degli ebrei nei campi di concentramento.
Alla pubblicazione di questo mio libro, il dibattito violentissimo che scoppiò nel nostro Parlamento Italiano, a seguito della rappresentazione de “Il Vicario”, cessò di colpo!
Il “silenzio” diplomatico, di Pio XII, come lo stesso Papa già nel 1943 ne aveva spiegato i motivi al Collegio cardinalizio, per l’impossibilità di far valere i diritti umani elementari alle Autorità naziste, più che un “silenzio” fu un “urlo”proprio per l’azione continua ed ef ficace che Egli condusse, salvando oltre 400.000 ebrei.

Ma fu un “urlo” di una “voce nel deserto di fronte alla delinquenza nazista”; un “urlo” che fu  persino riconosciuto, e soprattutto, dagli stessi capi ebrei, con dichiarazioni pubbliche, personali e di gruppo, come riportai dettagliatamente nella  mia opera.
Ma allora, perché tanto accanimento con calunnie e manifestazioni di piazza, in Italia e all’estero? E come mai non si fecero conoscere i retroscena diabolici delle tante manifestazioni volgari e infamanti dirette alla persona dell’angelico Papa Pacelli?

Fu solo nel 2007 che Ion Michai Pacepa, ex generale e dirigente dei “Servizi segreti” rumeni, rivelò, sulla rivista newyorchese “National Review”, di aver manipolato per anni, su ordine del Kgb, l’immagine di Pacelli presso l’opinione pubblica internazionale, e affermò che la documentazione per scrivere “Il Vicario” fu fornita a Hochhuth dal generale del Kgb, Ivan Agayants, nell’ambito di una campagna di disinformazione, chiamata in codice “Posizione 12”che era stata approvata da Nikita Krusciov con l’intento di screditare moralmente il Papa, facendolo apparire come un gelido simpatizzante dei nazisti e un silenzioso testimone dell’Olocausto. 
Secondo Pacepa, la documentazione era stata sottratta da due spie rumene, accreditate come Religiosi e infiltrate negli archivi vaticani con la complicità del cardinale Casaroli, allora addetto della Segreteria di Stato della Santa Sede, chiamato a questo uf ficio dal Papa Giovanni XXIII!

Hochhuth, con la sua mediocrità e al soldo del Kgb, con il suo lavoro teatrale de “Il Vicario”, si prestò a screditare moralmente un grande Pontefice che aveva condannato sia i crimini nazisti sia quelli del comunismo sovietico!

sac. Luigi Villa

Geremia



Il dolore di Geremia per il popolo

19 Sono sconvolto, non posso sopportare il
dolore!
Il cuore mi scoppia, sono atterrito:
non posso tacere!
Ho sentito gli squilli di tromba,
le urla dei soldati in battaglia.
20 Si annunzia un disastro dopo l'altro,
tutto il paese è caduto in rovina.
I nostri accampamenti sono stati distrutti,
in un baleno le nostre tende sono sparite.
21 Per quanto tempo
dovrò vedere bandiere di guerra
e sentire squilli di tromba?
22 Il Signore dice:
'Il mio popolo si è comportato da stolto
e non mi ha riconosciuto come Dio.
Come sciocchi bambini
non hanno capito nulla.
Si sono dimostrati abili nel compiere
il male,
ma non sono stati capaci di fare
qualcosa di buono'.

UNA PRESENZA MISTERIOSA



“Quando fu a tavola con loro,  prese il 
pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo 
diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi 
e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro 
vista. ( Lc 24,30-31) 

Signore Gesù, credo che sei nell’Eucaristia, 
vivo e vero. Tutto ciò che fa di Te una 
Persona, il Figlio dell’uomo ed il Figlio di 
Dio, tutto è presente.  Credo che sei 
presente Tu, nato a Betlemme dalla 
Vergine, crocifisso sul Calvario, risorto il 
terzo giorno ed ora nella gloria alla destra 
del Padre. La tua Presenza, Signore, è 
misteriosa e invisibile; se anche non vedo 
nulla, se anche non sento nulla, credo 
fermamente , o Signore, che Tu sei 
realmente presente, perché Tu l’hai detto! 
Quando sei venuto in mezzo a noi, in terra 
di Palestina, nascosta era la tua divinità, 
evidente la tua umanità. Ora nel mistero 
eucaristico, velata rimane anche la tua 
umanità. Questo esige fede grande, questo 
reclama fede viva. 

Signore, accresci la mia fede, Signore 
donami una fede che ama. Tu che mi vedi, 
Tu che mi ascolti, Tu che mi parli, illumina 
la mia mente perché creda di più; riscalda il 
mio cuore perché ti ami di più! La tua 
Presenza, mirabile e sublime, mi attragga, 
mi afferri, mi conquisti. In ginocchio 
professo la mia fede in Te: “Signore mio e 
mio Dio”! 


LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO



Preghiera e Comandamenti

Carissimi, c’è un’altra forma di preghiera dalla quale Gesù stesso ha voluto metterci in guardia: la preghiera degli ipocriti.  L’ipocrisia ripugna a tutti, perciò molto pochi sono volutamente ipocriti.  Per tutti voi, lo dico con assoluta sincerità, nutro profonda stima e so che nessuno cede all’ipocrisia, non con sé stesso e tanto meno con Dio.  Quello che a volte può capitare è che, per errore, per carenza di formazione o per coscienza non rettamente illuminata, qualcuno non sa vedere con chiarezza nei Comandamenti la volontà di Dio che vuole difendere la nostra dignità e realizzare la nostra salvezza.  Si insinua, allora, nel nostro rapporto con Dio, una sottile ipocrisia, inconsapevole ma sempre dannosa perché impedisce alla nostra anima quella unione con la volontà di Dio che, come abbiamo visto, è il fine di ogni autentica preghiera.
 Non lasciatevi ingannare da una distorta coscienza!  Rimane sempre preghiera da ipocriti quella che non va unita alla sincera volontà di osservare i comandamenti di Dio.
Ricordate il noto avvertimento di Gesù: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio” (Mt.7,21).
 Perciò, se qualcuno di voi si accorgesse di non riuscire a pregare o si sentisse come impedito di fronte alla preghiera, si proponga un sincero esame di coscienza per vedere se non stia resistendo alla volontà di Dio oppure se la sua condotta non sia in contrasto con la sua santa Legge.  Ognuno chieda luce al Signore per giudicare rettamente sulla propria condizione e non si lasci ingannare dalla mentalità corrente del mondo o dalle leggi umane.  Quello che conta veramente è la Legge di Dio.
 Oggi viviamo in una società che ha cancellato quasi tutti i Comandamenti di Dio a cominciare dai primi tre, soprattutto il primo: Io sono il Signore, Dio tuo! Non avrai altro Dio che me. Dove mai, oggi, Dio è riconosciuto come Signore e messo al posto che gli compete, cioè il primo, nella vita dell’uomo?  Dio è stato cacciato dai parlamenti e dai governi degli Stati, gli si nega ogni riferimento nelle leggi e perfino nelle Carte Costituzionali, i mass-media lo combattono, spesso lo deridono e vorrebbero cancellarlo dalla vita pubblica. Anche nella vita personale di tanta gente Dio è completamente assente. La civiltà attuale ha fabbricato innumerevoli idoli che sono, tutti, maschere ridicole del nostro io.
 Senza dubbio, la preghiera può anche stare insieme al peccato quando si lotta sinceramente per vincerlo; anzi, la preghiera diventa allora un mezzo indispensabile per perseverare e vincere nella lotta; ma non può stare insieme allo stato di peccato, a una condotta non retta o ingiusta, anche se dissimulata con giustificazioni che non giustificano.  Chi vive così è morto nel cuore e la sua preghiera è fatta solo di parole che tornano indietro appena uscite dalle labbra.  Il Signore gli risponderebbe: “In verità ti dico: non ti conosco!” (Mt.25,12).  Per chi vive così, l’unica preghiera possibile è quella di chiedere a Dio la volontà di convertirsi, la sincera decisione di rettificare la propria condotta.
 Certamente i Comandamenti da soli non bastano perché è l’Amore che salva; e noi cristiani siamo chiamati a vivere di amore e per amore.  Ma proprio l’amore, se è vero e libero da ipocrisia, esige come presupposto e come prova l’osservanza dei Comandamenti di Dio.  San Giovanni, l’apostolo dell’Amore, è assai esplicito nel commentare la già chiara affermazione di Gesù: “Se mi amate, osserverete i miei Comandamenti” (Gv.14,15).
ipocrisia, che va unita alla decisa volontà di osservare i Comandamenti di Dio, tutti, senza eccezione, e senza tentativi di applicarci sconti col segreto desiderio di adattare la legge santa del Signore alla nostra mediocrità o pigrizia, che sempre stanno nascoste nel cuore di ciascuno di noi.  Vi assicuro che, pur in mezzo a debolezze, a cadute, a ripetuti cedimenti, una preghiera che sia accompagnata dalla lotta per essere fedeli, dall’umiltà di cominciare e ricominciare mille volte, vi riempirà di pace e di gioia, segno che il Signore è vicino a voi e che sta ascoltando la vostra preghiera.
 Il cieco nato guarito da Gesù rispondeva ai Farisei che lo interrogavano: “Noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori…”. E’ vero, ma chi sono i peccatori?  La piccola Bernadette Soubirou, analfabeta, che non aveva ancora fatto la prima Comunione, alla quale la Madonna aveva chiesto di pregare per i peccatori, al parroco di Lourdes che le chiedeva chi erano i peccatori, rispondeva: “Sono quelli che amano il peccato”.Ecco il vero nemico della preghiera: l’amore, cioè l’attaccamento al peccato. E’ questo insano legame che ci costituisce veri peccatori agli occhi del Signore e impedisce alla nostra preghiera di raggiungere il cuore di Dio.

Ferdinando  Rancan