venerdì 27 dicembre 2019

Cristiani, musulmani, ebrei, hanno lo stesso Dio? NO!



IL CONCETTO DI DIO NEL CORANO 

La logica pura non è stata certo il forte di Maometto. Per esempio, il concetto di Dio, la sua natura, i suoi attributi, le sue relazioni con mondo creato, nel Corano si trovano solo alle prese con contraddizioni d'ogni genere. Ecco quali nozioni egli ci dà di Dio, Allah. 
Prima di tutto, inculca il monoteismo: "Dì: Egli, Iddio, è unico; Iddio, l'eterno; non generò e non è generato, ed a Lui non è eguale nessuno"'. Accusa i cristiani di idolatria perché credono e insegnano che Cristo è figlio naturale di Dio e Dio Egli stesso. 
Per Maometto, invece, Gesù Cristo è un uomo come tutti gli altri; nato non da uomo, però, ma da un prodigioso miracolo di Dio, e innalzato alla dignità di Profeta (inferiore, comunque, a Maometto!) e di "Legato" di Dio al suo popolo ebraico2• 
Di Dio dice: Egli è il creatore di tutte le cose e in tutto è perfetto e sapiente3• Egli è l'Altissimo che creò, confermò e tutto decretò e dirige secondo il suo decreto4• Egli è colui che ha mandato dal cielo l'acqua, e per essa produsse il seme di ogni cosa, ed estrasse da essa il verde, dal quale fa uscire un grano insieme agglomerato; le palme dai cui rami pendono grappoli serrati; e orti dalle uve, e le ulive e le melagrane, tra loro simili e non tra loro simili. Osservate i loro frutti quando fruttificano e la loro maturità. Certamente, in ciò sono i segni della divina potenza per gli uomini che credono5• 
Tutto questo, Dio lo ha fatto senza alcuna fatica6• Anche l'uomo è opera di Dio. Fu creato dalla polvere. Anche gli angeli sono a lui sottomessi, perché sue creature7• Ed è Dio che mantiene in vita tutte le cose; se a lui piacesse, potrebbe distruggerle tutte, ridurle al nulla e poi crearne altre e migliori. Egli abbatte e crea i popoli e le nazioni con un solo "Fiat! ". 
Dio, poi, è l'onniscente, e vede tutto ciò che avviene nell'universo. Nulla sfugge al suo occhio scrutatore, neppure il minimo pensiero che passa, volando, nella mente dell'uomo, perché Egli è colui che tiene "le chiavi del mistero, né le conosce se non lui; e lui sa quel che si nasconde nella terra e quel che si sperde nel mare, e non cade foglia che egli non lo sappia, né un grano solo è nelle tenebre della terra, né uno stelo fresco, né uno stelo secco che non sia scritto nel libro manifesto8• 
Dio, poi, è clemente, misericordioso, ma anche vendicatore spietato, per cui, per sfuggire queste vendette, gli uomini lo lodino mattina e sera, senza mai stancarsi o lasciarsi distrarre da cosa alcuna9• 
Dio è libero nel suo operare; fa ciò che vuole e nessuna creatura può alzare la voce contro i suoi voleri10• Egli, invece di tanti popoli differenti per razza e religione, avrebbe potuto farne uno e dotato di una sola religione; al contrario, egli ha poste le differenze di razza e, nella stessa razza, le differenze sociali, affinché alcuni uomini stiano sopra gli altri, ed altri stiano in servitù1\ poiché egli elargisce i suoi doni a chi vuole, o li misura.a chi vuole12• Ma essendo libero, Dio fa anche errare e dìtige chi vuole. "Certamente, Dio farà errare chi vuole e dirigerà chi vuole'm. E ancora: "Niente accade ali 'uomo di bene o di male se non per volontà di Diom4• E dice di peggio, insegnando che Dio ha ispirato nell'anima dell'uomo la malizia, l'istinto al male15• 
Quindi, per Maometto, l'uomo, di fronte al bene o al male, è un irresponsabile, perché sarebbe necessitato ad agire da un istinto intrinseco, cioè da una forza superiore e indipendente dalla sua volontà. 
Ora, ognuno può vedere la conclusione disastrosa a cui portano i dettami di Maometto; e cioè: verso un fatalismo immorale, paralizzatore e distruggitore di ogni iniziativa privata e sociale, anche buona. Infatti, perché darsi da fare per un ideale o l'acquisto di un bene, quando è già stabilito da Dio che non lo si potrà raggiungere? .. Perché vivere in virtù, fare digiuni, preghiere, penitenze, se è già decretato, ab aeterno, che io sia dannato? .. Perché cercare di diventar migliore, se Dio mi tiene inchiodato al male? .. 
Nelle sue continue contraddizioni, Maometto insegna ugualmente che l'uomo sarà premiato, o punito, a secondo delle azioni che farà, non accorgendosi della sua illogicità e immoralità della sua dottrina. Egli, per tutto il Corano, parla illogicamente di pene eterne e di gioie eterne nel suo Paradiso! 


sac. Luigi Villa

FIDUCIA IN DIO



Si presenta un colloquio ideale, tra Santa Teresa ed un'anima desiderosa d'imitarla. 

ANIMA
Talvolta sono presa dallo scoraggiamento, pensando alle mie infedeltà ed al poco bene fatto. Come mi troverò al Divin Tribunale, dopo tante grazie ricevute?

S. TERESA
Diceva Gesù a Santa Margherita Alacoque: Ti mancherà l'aiuto, quando verrà meno la potenza del mio Cuore! -
Abbi confidenza, anche se, nonostante i tuoi sforzi, ti trovassi all'ultima ora a mani vuote.
Quanto a me, esclamavo: Quand'anche avessi compiuto tutte le opere di San Paolo, mi crederei ancora servo inutile; ma questo appunto forma la mia gloria; non avendo nulla, riceverò tutto dal buon Dio. E quando pensavo a quanto Egli aveva detto: Io porto la mia ricompensa con me, per rendere ad ognuno secondo le sue opere! - mi dicevo: Per me Gesù si troverà proprio impacciato, perché di opere non ne ho affatto; ebbene, mi ricompenserà secondo le opere sue! ... Realmente Dio non ha delusa la mia aspettativa.
Ora prega con me: Considera, o Signore, quello che hai fatto per me e non quello che ho fatto io; perché, se tu osservassi le mie azioni, mi condanneresti; ma se guardi ciò che hai fatto in me e per me, mi coronerai! -
La perfezione dell'amore consiste nell'avere fiducia anche per il giorno del giudizio. Che dolcezza, nell'ora della morte, il pensare che si sarà giudicati da Colui che in terra si è cercato di amare sopra ogni cosa! Con quale confidenza ci si potrà presentare a Gesù; sicuri di sentire dalla sua bocca una sentenza favorevole!'
Il fuoco del Purgatorio purifica le anime ed il fuoco dell'amore divino purifica le anime che sono ancora in questa vita.

ANIMA
Se pratico bene il tuo consiglio, se cioè distruggo col fuoco del divino amore le mie colpe, posso sperare di non passare per il Purgatorio?

S. TERESA
Per coloro che si studiano di conoscere l'Amore Misericordioso e di corrispondere alla grazia divina, Gesù è Cielo e per purificarli calcola soltanto quel fuoco di carità, che stende un velo su tutte le colpe.
Sia dunque tua premura emettere continui atti di amore di Dio e di fiducia nella sua misericordia; cosí farai il Purgatorio in terra, amando e meritando, mentre il Purgatorio dell'altra vita è senza merito.
Gesù Cristo si è abbandonato volontariamente alle disposizioni del Padre suo ed al furore dei Giudei, non solo perché le anime non andassero al fuoco eterno, ma anche perché non fossero trattenute nel Purgatorio. Egli ha soddisfatto per tutte le colpe, anche le piú leggere.
Bisogna fare in modo che il fuoco dell'amore purifichi da ogni colpa, prima della morte, per entrare subito in Cielo senza passare per il Purgatorio; è questo che Dio desidera.
Ora, la disposizione perfetta per contemplare la visione beatifica di Dio subito dopo l'ultimo respiro, non può essere che l'amore intenso di un'anima completamente purificata dall'ardente desiderio di vedere Dio.

ANIMA
Dammi qualche spiegazione sulla confidenza e sulla diffidenza, perché spesso la mia mente ha dei pensieri che mi disturbano.

S. TERESA
Abbi confidenza, non in te, ma unicamente in Dio e nella sua infinita bontà; la tua fiducia in Gesù dev'essere uguale alla diffidenza assoluta in te stessa; l'una sia grande come l'altra. Allora potrai dire con tutta verità con Santa Margherita: O Cuore amoroso, io metto tutta la mia confidenza in Te, perché temo tutto dalla mia debolezza! - Non c'era nessuno più diffidente di me, dei miei propri sentimenti; non mi fidavo mai dei miei pensieri. Ad esempio, mi si diceva che forse io avrei avuto paura della morte, mentre dal canto mio la desideravo con ardore. E pensavo: Eppure, potrebbe capitarmi! ... Perché, sarei io più al sicuro di qualunque altro dall'aver paura della morte? ... Non dicevo come San Pietro: Io non ti rinnegherò mai! - Oh, no! Si deve sempre dire, anche quando ci si sente fortissimi: Temo tutto dalla mia debolezza! - Ma aggiungere subito: Spero tutto dalla tua bontà, mio dolcissimo Gesù!
La virtú della fiducia è la misura con cui attingiamo Dio; piú è grande, più possediamo Dio. Per questo, sul punto di lasciare la terra, esclamavo: O Gesù, o mio dolcissimo Gesù, perché non posso dire a tutte le anime che Tu sei il Dio dell'amore! Io penso che se, cosa impossibile, tu trovassi un'anima piú debole della mia, ti compiaceresti nel colmarla di favori ancora piú grandi!

D. G. TOMASELLI

LA NASCITA DI GESU’ NELLA DIVINA VOLONTA’



(Tratta da: Brani scelti dai Volumi di Luisa Piccarreta)



20 dicembre 1925 - Vol. 18

Gesù versò le lacrime di tutte le creature.

Stavo pensando alle lacrime che versò il Bambino Gesù nella sua Nascita, e dicevo tra me: “Quanto Gli potettero essere amare quelle lacrime! Come gli potettero, ora gelare, ora bruciare, quel tenero volto!” Perché, da quello che io conosco, le lacrime hanno due effetti a seconda della causa per cui vengono versate: se la causa è che vengono da un amore, bruciano e fanno dare in singulto; se poi sono prodotte dal dolore, sono gelate e fanno tremare… Al mio Regio Bambinello c’era un intenso ed infinito amore e un dolore senza termine, sicché molto Gli potettero costare le sue lacrime… Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e faceva vedere il suo Volto bagnato di lacrime, ma tante, che l’una scorreva appresso all’altra, fino a bagnarGli il petto e le mani; e sospirando mi ha detto: “ Figlia mia, le mie lacrime incominciarono fin dal primo istante del Mio Concepimento nel seno della Mia Mamma Celeste, fino all’ultimo respiro sulla Croce. La Volontà del Mio Padre Celeste Mi affidò anche il compito delle lacrime, e dai miei occhi ne dovevo versare tante, quante ne dovevano versare tutte le creature insieme. Come concepii tutte le loro anime in Me, così dovevo versare tutte le loro lacrime dagli occhi miei.
Vedi, dunque, quanto dovetti piangere: dovetti versare dai miei occhi le lacrime che le creature versano per passione, affinché le mie smorzassero le loro passioni; dovetti versare le lacrime che ci vogliono dopo il peccato, per dar loro il dolore di averMi offeso e il convincimento del male che hanno fatto, preparando, con le mie lacrime il proposito di non offenderMi più. Dovetti versare le lacrime per intenerire le anime, per far loro comprendere le pene della Mia Passione; come pure versai lacrime abbondanti d’amore, per elettrizzare le anime ad amarMi, per attirare la loro simpatia e il loro cuore, tutto per Me… Basta dirti che non c’è lacrima che spunti sull’occhio umano, che non la versai dai miei occhi.
Nessuno seppe le tante mie lacrime, i tanti miei pianti nascosti e segreti… Quante volte, anche da tenero Bambinello, volavo dalla terra al Cielo, poggiando la mia testolina sulle ginocchia del Mio Padre Celeste… Piangevo, piangevo, e singhiozzando Gli dicevo: “ Padre Mio, vedi, sono nato nel mondo alle lacrime e al dolore, simile ai fratelli miei, che nascono alle lacrime e muoiono nel pianto; ed Io amo tanto questi fratelli, che voglio versare tutte le loro lacrime dai miei occhi. Neppure una voglio farMi sfuggire, per dare, alle loro lacrime, lacrime d’amore, di dolore, di vittoria, di santificazione e di divinizzazione … ”
Quante volte la Mia cara Mamma, guardandoMi, restava trafitta, nel vederMi tutto bagnato di pianto, e per il dolore di vederMi piangere, Lei univa le sue lacrime alle mie e piangevamo insieme; e alle volte ero costretto a nasconderMi per dar sfogo al pianto, per non trafiggere sempre il Suo Cuore materno ed innocente. Altre volte aspettavo quando la Mia Celeste Mamma doveva occuparsi per necessità di altre faccende domestiche, per dar sfogo alle mie lacrime, per poter completare il numero delle lacrime di tutte le creature …
Io, venendo sulla terra, dovevo fare da Dio; dovevo completare in tutto l’opera dell’uomo, dovevo innalzarlo al punto primo della sua origine, col dargli il possesso della Mia Volontà. E sebbene molti se ne servono della mia venuta come rimedio per la loro salvezza e quindi prendono la Mia Volontà come medicina, come forza e come antidoto per non andare all’inferno, Io aspetterò ancora affinché sorgano le anime che La prendano come Vita e, col farLa conoscere, ne prendano il possesso. E così completerò l’Opera della mia venuta sulla terra e avrà frutto l’innesto divino formato di nuovo con la creatura e le mie lacrime si cambieranno in sorrisi celesti e divini per Me e per loro ”.

Geremia



Il lamento del profeta Geremia

18Il mio dolore è senza speranza
mi sento venir meno.
19Da un capo all'altro del paese
sento le grida del mio popolo:
'Il Signore nostro re
non è più in Sion?'.
Il Signore risponde:
'E voi, perché mi avete offeso
con i vostri idoli, con queste cose inutili
portate dagli stranieri?'.
20Il popolo grida:
'È finita la mietitura, è passata l'estate,
e noi non siamo stati salvati'.
21Sono afflitto per la sventura
che ha colpito il mio popolo,
sono costernato, distrutto dal dolore.
22Non c'è nessuna medicina in Galaad,
non si riesce a trovare un medico?
Perché il mio popolo
non è stato guarito?
23 Vorrei che il mio capo fosse una fonte
e i miei occhi una sorgente di lacrime,
per piangere giorno e notte
le vittime del mio popolo.
1Vorrei trovare un rifugio nel deserto,
per abbandonare il mio popolo
e fuggire lontano da lui.
Sono tutti infedeli al Signore,
una massa di traditori.
2aSono sempre pronti a mentire,
favoriscono la menzogna,
non lasciano regnare la verità nella nostra
terra.

Canto degli angeli: EXODUS, IL TABERNACOLO DI MOSÈ


L'INFERNO VISTO DAI SANTI



SANTA VERONICA GIULIANI 

Santa Veronica Giuliani (Orsola) nacque il 27 dicembre 1660. Entrò nel monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello. Morì il 9 luglio 1727. 
Una visione dell'inferno, avuta nel 1696, è così raccontata da Santa Veronica: "Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usciva un puzzore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter paragonare. 
In questo punto, Iddio mi dà una comunicazione sopra l'ingratitudine delle creature, e quanto gli dispiaccia questo peccato. E qui mi si dimostrò tutto appassionato, flagellato, coronato di spine, con viva, pesante croce in spalla. Così mi disse: Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. Vi sta, per tormento, la mia giustizia ed il rigoroso mio sdegno". 
In questo mentre, parvemi di sentire un gran rumore. Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature (uomini), ma tanto spaventevoli e brutte, che mi davano più terrore che non erano gli stessi demoni. Io stavo tutta tremante, e mi volevo accostare dove stava il Signore. Ma, contuttoché vi fosse poco spazio, non potei mai avvicinarmi più. Il Signore grondava sangue, e sotto quel grave peso stava. O Dio! Io avrei voluto raccogliere il Sangue, e pigliare quella Croce, e con grand'ansia desideravo il significato di tutto. 
In un istante, quelle creature divennero, di nuovo, in figura di bestie, e poi, tutte furono precipitate in quel luogo oscurissimo, e maledicevano Iddio e i Santi. Qui mi si aggiunge un rapimento, e parvemi che il Signore mi facesse capire, che quel luogo era l'inferno, e quelle anime erano morte, e, per il peccato, erano divenute come bestie, e che, fra esse, vi erano anco dei Religiosi. (...) "Parevami di essere trasportata in un luogo deserto, oscuro e solitario, ove non sentivo altro che urli, stridi, fischi di serpenti, rumori di catene, di ruote, di ferri, botti così grandi, che, ad ogni colpo, pensavo sprofondasse tutto il mondo. Ed io non aveva sussidi ove rivolgermi; non potevo parlare; non potevo invitare il Signore. 
Parevami che fosse luogo di castigo e di sdegno di Dio verso di me, per le tante offese fatte a S. Divina Maestà. Ed avevo avanti di me tutti i miei peccati. (...) 
Sentivo un incendio di fuoco, ma non vedevo fiamme; altro che colpi sopra di me; ma non vedevo nessuno. In un subito, sentivo come una fiamma di fuoco che si avvicinava a me, e sentivo percuotermi; ma niente vedevo. Oh! Che pena! Che tormento! Descriverlo non posso; ed anco il sol ricordarmi di ciò, mi fa tremare. Alla fine, fra tante tenebre, parvemi di vedere un piccolo lume come per aria. A poco a poco, si dilatò tanto. Parevami che mi sollevasse da tali pene; ma non vedevo altro (...)". 
Un'altra visione dell'inferno è del 17 gennaio 1716. La Santa racconta che in detto giorno fu trasportata da alcuni angeli nell'inferno: "In un batter d'occhio mi ritrovai in una regione bassa, nera e fetida, piena di muggiti di tori, di urli di leoni, di fischi di serpenti 
... Una grande montagna si alzava a picco davanti a me ed era tutta coperta di aspidi e basilischi legati assieme... La montagna viva era un clamore di maledizioni orribili. Essa era l'inferno superiore, cioè l'inferno benigno. Infatti la montagna si spalancò e nei suoi fianchi aperti vidi una moltitudine di anime e demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni, estremamente furiosi, molestavano le anime le quali urlavano disperate. A questa montagna seguivano altre montagne più orride, le cui viscere erano teatro di atroci e indescrivibili supplizi. 
Nel fondo dell'abisso vidi un trono mostruoso, fatto di demoni terrificanti. Al centro una sedia formata dai capi dell'abisso. Satana ci sedeva sopra nel suo indescrivibile orrore e da lì osservava tutti i dannati. Gli angeli mi spiegarono che la visione di satana forma il tormento dell'inferno, come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Nel frattempo notai che il muto cuscino della sedia erano Giuda ed altre anime disperate come lui. 
Chiesi agli angeli di chi fossero quelle anime ed ebbi questa terribile risposta: Essi furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi. 
Ed in quell'abisso, ella vide precipitare una pioggia di anime... ". Ed ecco come presenta le visioni della Santa il già citato Cioni: "Come Dante, anche la nostra Santa, appena su la soglia, ode urli, voci lamentevoli, bestemmie e maledizioni contro Dio. Vede mostri, serpenti, fiamme smisurate. È menata per tutto l'inferno. Precipitano giù, con la furia di densa grandine, le anime dei nuovi abitatori. 'E a quest'arrivo, si rinnovano pene sopra pene ai dannati'. In un luogo ancora più profondo trova ammucchiate migliaia di anime (son quelle degli assassini), sopra le quali incombe un torchio con una immensa ruota. 
La ruota gira e fa tremare tutto l'inferno. All'improvviso il torchio piomba su le anime, le riduce quasi a una sola; cosicché ciascuna partecipa alla pena dell'altra. Poi ritornano come prima. Ci sono parecchie anime con un libro in mano. I demoni le battono con verghe di fuoco nella bocca, con mazze di ferro sul capo, e con spuntoni acuti trapassano loro le orecchie. Sono le anime di quei religiosi bastardi, che adattarono la regola a uso e consumo proprio. Altre anime sono rinchiuse in sacchetti e infilzate dai diavoli nella bocca d'un orrendo dragone che in eterno le digruma. Sono le anime degli avari. Altre gorgogliano tuffate in un lago d'immondizie. Di tratto in tratto sgusciano fulmini. Le anime restano incenerite, ma dopo riacquistano lo stato primiero. 
`I peccati che hanno commesso sono i più gravi che mai vivente può immaginare'. Tutte le strade dell'inferno appaiono sparse di rasoi, di coltelli, di mannaie taglienti. E mostri, dovunque mostri. E una voce che grida: Sarà sempre così. Sempre, sempre, sempre. 
Veronica è condotta alla presenza di Lucifero. Egli ha d'intorno le anime più graziate dal cielo, che nulla fecero per Iddio, per la sua gloria; e tiene sotto i piedi, a guisa di cuscino, e pesta continuamente le anime di quelli che mancarono ai loro voti. 'Via l'intrusa che ci accresce i tormenti!', urla furibondo ai suoi ministri. Levata dall'inferno, Veronica ripete esterrefatta: O giustizia di Dio, quanto sei potente!". 
Ed ecco adesso in breve quanto di più notevole si ritrova nelle visioni di Santa Veronica: 
a) L'inferno è luogo oscurissimo ma dà incendio come fosse una gran fornace. In tutte le altre visioni il paesaggio, per così dire, è sostanzialmente sempre quello, anche se cambiano alcuni dettagli. Anche quando si ritrova in un luogo deserto, oscuro e solitario essa non sente altro che urli, stridi, fischi di serpenti, rumori di catene, di ruote, di ferri, botti così grandi che, ad ogni colpo sembrava sprofondasse tutto il mondo. 
Come quando si ritrova "in una regione bassa, nera e fetida, piena di muggiti di tori, di urli di leoni, di fischi di serpenti... Una grande montagna si alzava a picco davanti a me ed era tutta coperta di aspidi e basilischi legati assieme... La montagna viva era un clamore di maledizioni orribili". Si tratta sempre di inferno come le dice Gesù: "Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. 1T sta, per tormento, la mia giustizia ed il rigoroso mio sdegno ". Tormento per i dannati è appunto la giustizia di Dio ed il rigoroso suo sdegno. 
b) I dannati sono coloro che hanno rifiutato Dio e la sua legge, e hanno scelto di servire il proprio io. I demoni li tengono come bestie legate di diversa specie. Bestie che, in un subito, divengono agli occhi della Santa, creature (= uomini), ma tanto spaventevoli e brutte, che le davano più terrore che non gli stessi demoni. La Santa li vede precipitare, dannati per sempre, in quell'abisso come una pioggia. 
L'inferno, secondo la Santa, lo si merita soprattutto per il peccato di ingratitudine. Le anime cioè, pur essendo nell'abbondanza di tanti beni, quasi mai sanno riconoscere la provenienza e quasi mai si ricordano di Colui che tutto ha fatto e ha donato. 
c) Anche all'inferno c'è un ordine: chi ha peccato di più e più gravemente responsabile, soffre più spaventosamente degli altri che hanno peccato meno e con meno responsabilità. 
Per S. Veronica esiste un inferno superiore, cioè l'inferno benigno, e un inferno massimo. 
Esistono perciò vari reparti, raffigurati forse in quelle montagne, l'una diversa dall'altra dalle quali i dannati si precipitano nell'abisso. Infatti la montagna si spalanca e nei suoi fianchi aperti la Santa vede una moltitudine di anime e demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni, estremamente furiosi, molestano le anime le quali urlano disperate. A questa montagna seguono altre montagne più orride, le cui viscere sono teatro di atroci e indescrivibili supplizi. 
Precipitano giù, con la furia di densa grandine, le anime dei nuovi abitatori. "E a quest'arrivo, si rinnovano pene sopra pene ai dannati". 
In un luogo ancora più profondo trova ammucchiate migliaia di anime (sono quelle degli assassini), sopra le quali incombe un torchio con una immensa ruota. La ruota gira e fa tremare tutto l'inferno. All'improvviso il torchio piomba su le anime, le riduce quasi a una sola; cosicché ciascuna partecipa alla pena dell'altra. Poi ritornano come prima. 
Ci sono parecchie anime con un libro in mano. I demoni le battono con verghe di fuoco nella bocca, con mazze di ferro sul capo, e con spuntoni acuti trapassano loro le orecchie. 
Sono le anime di quei religiosi bastardi, che adattarono la regola a uso e consumo proprio. 
Altre anime sono rinchiuse in sacchetti e infilzate dai diavoli nella bocca d'un orrendo 
dragone che in eterno le digruma. Sono le anime degli avari. Altre gorgogliano tuffate in un lago d'immondizie. Di tratto in tratto sgusciano fulmini. Le anime restano incenerite, ma dopo riacquistano lo stato primiero. "I peccati che hanno commesso sono i più gravi che mai vivente può immaginare". 
d) Nel fondo dell'abisso ci sono i gerarchi dell'inferno. Qui, infatti, la Santa vede un trono mostruoso, fatto di demoni terrificanti. Al centro una sedia formata dai capi dell'abisso. 
La Santa nota che il muto cuscino della sedia erano Giuda ed altre anime disperate come lui. Alla domanda agli angeli di chi fossero quelle anime, ella riceve questa terribile risposta: "Essi furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi". Satana ci sedeva sopra nel suo indescrivibile orrore e da lì osservava tutti i dannati. 
e) La visione di Satana forma il tormento dell'inferno, come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Qui i beati sono felici nella visione di Dio che è la fonte e la radice di tutti i loro beni; nell'inferno i dannati, oltre ad essere tormentati incredibilmente dai demoni che dispensano pene e sofferenze inaudite nel loro odio, è la visione di Satana soprattutto, il loro massimo nemico e artefice in parte della loro dannazione, che li fa soffrire indicibilmente. 
f) Nell'inferno vi è pure la pena dei sensi: la Santa parla di fiamme e fuoco, di stridi e rumori, di fetore e fumo orrendo. Pene da non potersi paragonare a nessuna pena della terra. 
Grande mistero l'inferno e terribile realtà. "Molti - come disse la Madonna a Sr. Veronica - non credono che vi sia l'inferno, ed io ti dico che tu medesima che ci sei stata non hai compreso niente cosa sia". 

Padre Antonio Maria Di Monda

La Santa Messa: il Miracolo dei miracoli


UN’ABBONDANZA DI DONI…



Santo Spirito, scendi su di noi
e rendici partecipi dei tuoi doni:
donaci l’intelligenza,
perché possiamo riconoscere 
le cose belle che Dio ha creato;
donaci la sapienza,
per sapere accogliere 
con gioia gli insegnamenti di Dio;
donaci la scienza,
per vedere i fratelli 
come la via più breve per giungere a Dio;
donaci la forza,
per essere sempre 
testimoni della bontà di Dio; 
donaci la pietà,
per ricordarci che Dio è nostro Padre;
donaci il consiglio,
per saper scegliere sempre il bene;
donaci il timor di Dio,
per comportarci, sempre, 
come piace a Lui. Amen.


Geremia



La fine del regno di Giuda

13Dice il Signore: 'Voglio distruggerli completamente: non resterà neppure un grappolo nella vigna, nemmeno un frutto sul fico; anche le foglie appassiranno. Farò venire contro di loro gente che li calpesterà'. 14Gli abitanti di Giuda dicono: 'Perché ce ne stiamo senza far niente? Riuniamoci, entriamo nelle città fortificate e restiamo lì perché il Signore nostro Dio vuole farci morire. Ci fa bere acqua avvelenata, perché abbiamo peccato contro di lui. 15Aspettavamo la pace, ma non c'è stata; aspettavamo la guarigione, ma è arrivato il terrore. 16I nostri nemici sono già nella città di Dan. Sentiamo sbuffare i loro cavalli; al loro nitrito trema tutta la terra. I nemici sono venuti a saccheggiare il nostro territorio e le sue ricchezze, a distruggere le città con i loro abitanti'. 17Dice il Signore: 'Attenzione! Sto per mandare dei serpenti velenosi. Non riuscirete a incantarli, e vi morderanno'.

EVITARE I GIUDIZI TEMERARI



  
1. Rivolgi gli occhi a te stesso e stai attento a non giudicare quel che fanno gli altri. In tale giudizio si lavora senza frutto; frequentemente ci si sbaglia e facilmente si cade in peccato. Invece, nel giudizio e nel vaglio di se stessi, si opera sempre fruttuosamente. Spesso giudichiamo secondo un nostro preconcetto; e così, per un nostro atteggiamento personale, perdiamo il criterio della verità. Se il nostro desiderio fosse diretto soltanto a Dio, non ci lasceremmo turbare così facilmente dalla resistenza opposta dal nostro senso umano. Di più, spesso, c'è qualcosa, già nascosto, latente in noi, o sopravveniente dall'esterno, che ci tira di qua o di là. Molti, in tutto ciò che fanno, cercano se stessi, senza neppure accorgersene. Sembrano essere in perfetta pace quando le cose vanno secondo i loro desideri e i loro gusti; se, invece, vanno diversamente, subito si agitano e si rattristano. 

2. Avviene di frequente che nascono divergenze tra amici e concittadini, persino tra persone pie e devote, per diversità nel modo di sentire e di pensare. Giacché è difficile liberarsi da vecchi posizioni abituali, e nessuno si lascia tirare facilmente fuori dal proprio modo di vedere. Così, se ti baserai sui tuoi ragionamenti e sulla tua esperienza, più che sulla forza propria di Gesù Cristo, raramente e stentatamente riuscirai ad essere un uomo illuminato; Dio vuole, infatti, che noi ci sottomettiamo perfettamente a lui, e che trascendiamo ogni nostro ragionamento grazie ad un fiammeggiante amore. 

 L'Imitazione di Cristo 

giovedì 26 dicembre 2019

La Preghiera per i non credenti che ridono, prendono in giro o disprezzano apertamente coloro che pregano



“Non offendetevi quando gli increduli ridono o vi prendono in giro per il fatto che voi pregate. Non vergognatevi mai per le Croci che indossate come protezione. Non nascondete questi simboli dell'amore che avete per Me, il vostro Divino Salvatore e per il Mio Eterno Padre o per lo Spirito Santo. Nell‟indossare fieramente questi simboli, di santa riverenza, condurrete altre persone verso di Me. Nonostante il disprezzo esteriore che sperimenterete da queste persone, potrete costatare che dentro di loro invidiano la vostra fede. Molti di questi osservatori sentono un enorme vuoto interiore, dovuto alla loro mancanza di fede. La preghiera, Figli Miei, può aiutarmi a conquistare le loro anime. Recitate questa preghiera per loro: 

Mio caro Signore, 
io tendo le mie braccia per chiederTi di prendere tra le Tue tenere Braccia  
il mio amato fratello … e/o la mia amata sorella … . 
Benedicili con il Tuo Prezioso Sangue  
e concedi loro la grazia di ricevere lo Spirito del Tuo Amore,  
per guidarli verso la salvezza eterna. …” 

PADRE PIO LE MIE PREGHIERE





MIO DIO, MIO TUTTO

Oh Dio!, immetti in me un po' di speranza che io ti rispecchi alla fine e veda, qual tu mi sei, il mio Dio, il tutto mio, il bene dell'anima mia, purgato e rifatto al crogiuolo del tuo giusto rigore! 
Epistolario 1,1097  

LEGGENDA PERUGINA



( COMPILAZIONE DI ASSISI )


LA CASA FATTA COSTRUIRE DAL MINISTRO

12. In altra occasione, il ministro generale volle fosse costruita alla Porziuncola una piccola casa per i frati del luogo, dove potessero riposare e dire le Ore. A quei tempi infatti tutti i frati e le nuove reclute dell’Ordine si dirigevano colà, e per questo i frati residenti nel posto erano molto disturbati quasi ogni giorno. E per la moltitudine che vi affluiva non avevano un rifugio in cui riposare e dire le Ore, poiché dovevano cedere il posto agli ospiti. Da ciò derivavano loro molti e continui disagi, giacché, dopo aver duramente lavorato, era loro quasi impossibile provvedere alle necessità del corpo e alla vita spirituale.
La casa era pressoché ultimata, quando Francesco fu di ritorno alla Porziuncola. Al mattino egli udì, dalla celletta dove aveva riposato la notte, il chiasso dei frati intenti al lavoro, e ne restò stupito. Interrogò il suo compagno: «Ma cos’è questo tramestio? Cosa stanno facendo quei fratelli?». Il compagno gli riferì ogni cosa con esattezza.
Francesco fece chiamare immediatamente il ministro e gli disse: «Fratello, questo luogo è il modello e l’esempio di tutto l’Ordine. Per tale ragione io voglio che i frati della Porziuncola sopportino per amore del Signore Dio disturbi e privazioni, piuttosto che godere tranquillità e consolazioni, affinché i frati che convengono qui da ogni parte riportino nei loro luoghi il buon esempio di povertà. Altrimenti gli altri sarebbero incitati a costruire nei loro luoghi, scusandosi: “ A Santa Maria della Porziuncola, che è il primo convento, si erigono abitazioni così. Possiamo costruire anche noi, poiché non disponiamo di una dimora conveniente“».

Traduzione di VERGILIO GAMBOSO