lunedì 6 gennaio 2020

1962 Rivoluzione nella Chiesa



Da quasi quattro decenni il mondo cattolico sta assistendo ad una serie apparentemente inarrestabile di cambiamenti nella Chiesa.  Presi in mezzo ad una sorta di strano spettacolo pirotecnico ecclesiale, i cattolici hanno visto non poche verità di fede venir dissolte una dopo l’altra, in modo più o meno indiretto, nei fuochi d’artificio escogitati da una Gerarchia e da un clero sempre più in vena di aggiornamento conciliare, aperti a tutte le correnti di pensiero e pronti, per questo, anche a barattare la Verità rivelata con il miraggio di un falso ecumenismo e di una falsa pace mondiale.

* Hanno assistito, per esempio, alla sovversione del Rito Romano della Messa, che è stato sostituito con un altro, quello attuale, talmente ambiguo ed “ecumenico” da essere stato dichiarato gradito dagli stessi protestanti: alcuni dei quali, d’altronde, avevano partecipato con i loro suggerimenti alla sua elaborazione.1
E poi, progressivamente e secondo un piano prestabilito, alle messe-kermesse con sottofondo di ballabili, all’introduzione della Comunione sulla mano con tutto il seguito di inevitabili sacrilegi, all’ascesa delle esponenti del gentil sesso sull’altare (in qualità di “chierichette”, almeno per ora). 

* Hanno visto per la prima volta nella storia un Papa, Paolo VI consegnare con gesto più che eloquente il suo anello, simbolo della suprema autorità pontificia, all’impenitente eretico e scismatico “arcivescovo” anglicano di Canterbury2 ed invitarlo a benedire la folla e i numerosi Cardinali e Vescovi presenti nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura.

* Peggio ancora, hanno visto un Giovanni Paolo II invitare i rappresentanti delle principali false religioni del mondo ad Assisi (primo raduno del 1986) per un incontro di preghiera con tanto di khalumet della pace, di animisti tributanti offerte agli spiriti degli antenati, nonchè di buddisti proni ad incensare una statua del Budda posta sull’altare maggiore di una chiesa cattolica di quella città. 

* Hanno sentito, allibiti, lo stesso Giovanni Paolo II dichiarare apertamente a protestanti e “ortodossi” la sua piena disponibilità a modificare il modo di esercizio del Primato papale secondo il loro desideri: una proposta di vero e proprio svuotamento pratico del dogma del Primato di giurisdizione, rinunciando ad esercitarlo di fatto (cfr. Enciclica “Ut unum sint”).

* Hanno visto l’allora Cardinale Ratzinger, Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, approvare e firmare un documento della Commissione Teologica internazionale (“Il Cristianesimo e le religioni”) che nega di fatto il dogma di fede per cui “fuori della Chiesa non c’è alcuna salvezza” (cfr. Concilio Ecumenico Lateranense IV, Denz. 800), riducendolo ad una semplice “frase” di “carattere parenetico”3 ossia ad una semplice esortazione, per di più rivolta ai soli cattolici... 

* Hanno sentito lo stesso Giovanni Paolo II affermare, incredibilmente, che “la dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere… se e quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti”4, ossia che l’Inferno potrebbe anche essere vuoto, contraddicendo così le esplicite affermazioni della Sacra Scrittura in proposito.

* Hanno sentito, esterrefatti, il medesimo Giovanni Paolo II affermare placidamente: “…Proprio da questa apertura primordiale dell’uomo nei confronti di Dio nascono le diverse religioni. Non di rado, alla loro origine, troviamo dei fondatori, che hanno realizzato, con l’aiuto dello Spirito di Dio, una più profonda esperienza religiosa. Trasmessa agli altri, tale esperienza ha preso forma nelle dottrine, nei riti e nei precetti delle varie religioni”5, per cui, secondo Giovanni Paolo II, Buddha, Lao-Tse, Zoroastro, Maometto e compagni sarebbero stati dei veri profeti ispirati da Dio nel fondare le loro false religioni. Tesi, questa, già propagata dai modernisti i quali, appunto, come aveva denunciato Papa San Pio X, “non negano, concedono anzi, alcuni velatamente, altri apertissimamente, che tutte le religioni sono vere” in quanto opera “di uomini straordinari, che noi chiamiamo profeti e dei quali Cristo è il sommo” (Enciclica “Pascendi”).

* Hanno visto, e vedono purtroppo tuttora, una Gerarchia ecclesiastica tutta intenta, a partire dal Concilio Vaticano II, a diffondere con zelo quegli stessi falsi principi che per tre secoli erano stati il vessillo di battaglia dell’illuminismo e del naturalismo massonico contro la Chiesa, vale a dire:

a) il liberalismo, che sostiene la laicizzazione degli Stati un tempo cattolici (e secondo il quale lo Stato non avrebbe più alcun dovere di aderire ufficialmente a Cristo e alla Chiesa Cattolica, intesa come unica vera Religione e quindi come Religione di Stato), nonché la promulgazione del presunto diritto degli individui a non essere impediti di diffondere pubblicamente ogni ideologia e religione, anche la più perversa, escludendo per principio che lo Stato possa intervenire per proibirle.
Liberalismo sempre condannato dalla Chiesa, ma approvato e “benedetto” dal Concilio Vaticano II, soprattutto con la Dichiarazione Dignitatis humanae;

b) l’ecumenismo, ovvero il miraggio di una fratellanza tra gli uomini di diverse religioni e ideologie, intesa in senso naturalistico (sulla base cioè della semplice appartenenza alla stessa natura umana e di un vago deismo), così da dispensarli dall’obbligo della conversione alla Chiesa Cattolica. Quest’ultima, infatti, non è più ritenuta unica Arca di salvezza, giacché, secondo la propaganda intensiva di Papi, vescovi e preti conciliari, altrettanto salvifiche sarebbero le varie comunità eretiche e scismatiche, e anzi perfino le religioni non cristiane. Ecumenismo promosso dal Vaticano II, soprattutto con i documenti “Unitatis redintegratio” e “Nostra aetate”;

c) la democrazia antropocentrica, introdotta nella Chiesa nella prospettiva di dissolvere più o meno gradualmente l’ingombrante ed antiecumenico Primato papale di giurisdizione. Democrazia accettata per ora solo in parte con la cosiddetta collegialità episcopale del documento conciliare Lumen gentium (nel quale si operò il tentativo, allora solo parzialmente riuscito, di far del Papa un “primo tra pari” annientandone l’autorità suprema), collegialità che di fatto oggi “parlamentarizza” la Chiesa, democratizzandola mediante l’istituzione del Sinodo dei vescovi, delle Conferenze episcopali nazionali, dei vari Consigli - presbiterali, pastorali, ecc. - e poi con l’enorme decentramento di poteri operato col nuovo Codice di Diritto canonico in favore dei Vescovi. E, dulcis in fundo, - si fa per dire - con la già menzionata, incredibile proposta di abdicazione pratica avanzata da Giovanni Paolo II in persona nella “Ut unum sint”.

Sac. Andrea Mancinella
***

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 


Terza apparizione, lunedì 15 maggio 

La notizia dei fatti di Ghiaie oltrepassa i confini del paese. 
I genitori, i parenti, il parroco mantengono un contegno molto riservato e non fanno mistero del loro scetticismo. 
Giulia Marcolini di anni otto, sorella di Severa, e Itala  Corna non ancora settenne, sono i testimoni più vicini della terza apparizione. 
Quella sera erano presenti, nascoste dietro la siepe, due cugine di Adelaide: Nunziata di vent'anni e Maria di ventuno.  Esse videro le bambine inginocchiarsi e incominciare la preghiera. Ad un certo punto Adelaide esclamò in dialetto: "Ecco la  Madonna viene adesso". Lo aveva capito dalla comparsa nel cielo  dei due colombi bianchi. Subito dopo entrò in estasi. L'apparizione durò alcuni minuti. 
Il racconto di Adelaide: 

"15 maggio - Poco prima delle ore sei giunsi sul posto delle apparizioni con le mie compagne: Itala Corna e Giulia Marcolini.  Impiegai molto tempo a raggiungere il posto perché la strada era  affollata. Il punto luminoso preceduto dalle due colombine  apparve e lentamente si avvicinò manifestando la Sacra Famiglia  più luminosa del solito. Gli occhi luminosi e azzurri di Gesù  Bambino in questa apparizione attirarono la mia attenzione in  modo particolare. Il vestitino che lo copriva fino ai piedi era  liscio, a forma di camicia, in color rosa cosparso di stelline d'oro.  La Madonna vestiva un abito azzurro con un velo bianco  lunghissimo che le scendeva dalla testa. Piccole stelline  formavano un'aureola attorno al volto della Madonna; sui piedi  aveva le due rose e fra le mani giunte la corona del rosario. Molte persone mi avevano raccomandato di dire alla Madonna di far  guarire i loro figli e di chiederle quando veniva la pace. Riferii  tutto alla Madonna la quale mi rispose: "Dì loro che se vogliono i  figli guariti devono fare penitenza, pregare molto ed evitare certi  peccati. Se gli uomini faranno penitenza, la guerra finirà fra due mesi, altrimenti poco meno di due anni". Recitò una  decina del rosario con me poi lentamente si allontanarono finché  disparvero". 
Inizia un fenomeno grandioso: già al terzo giorno delle apparizioni la folla sommerge, come una marea spirituale, di preghiera e di penitenza, il piccolo paese di Ghiaie. 
Nella terza apparizione è Adelaide che parla per prima: spinta dalle richieste di molti, domanda alla Vergine la guarigione  dei bambini malati e chiede quando verrà la pace. 
Il racconto della veggente, lineare e chiaro, non presenta problemi. 
Tuttavia la storia delle apparizioni li registra e li affronterò più avanti. 

Severino Bortolan 

A voi che mi amate e cercate la mia Volontà.



Io, che tutti vi amo, cerco sempre la vostra volontà, i vostri desideri, i vostri sogni nascosti persino a voi stessi e, mentre voi non sapete se comprendete quale sia la mia Volontà in ogni determinata situazione, Io, invece, so sempre cosa desidera il vostro cuore. Io vi scruto e vi conosco. Molto spesso in voi ci sono desideri contrastanti, di modo che voi stessi non sapete con esattezza cosa volete. Molte volte la vostra razionalità entra in conflitto con i vostri sentimenti e anche la vostra preghiera ne risulta confusa. Come farò Io ad esaudirvi di fronte a richieste contrastanti?

Prima di tutto vi prego di credere che Io, che vi ho donato libertà e libero arbitrio, vi amo e in onore del mio Amore e della vostra libertà desidero assecondare i desideri del vostro cuore. Poiché faccio sempre quello che voglio Io, assecondo sempre i desideri veri del vostro cuore.

Questo può risultare difficile per voi da comprendere, ma potete credere a quanto vi dico e, credendo, potrete comprendere. Come vi ho anticipato poc’anzi, in voi può esserci confusione, o meglio, poca chiarezza e questo è dovuto alla frattura che ci può essere tra i desideri profondi del vostro cuore, che sono i più veri, e le elucubrazioni mentali che vi allontanano da essi.

Ma voi, cioè il centro del vostro essere e quindi la vostra
volontà, dove abitate?

Nel centro del vostro cuore abita la vostra volontà e in quello stesso centro abito Io, con il Padre e lo Spirito Santo. Sì, piccoli miei, abitiamo nella stessa Casa, che è la Dimora del Dio con voi. In questa Casa meravigliosa voi siete i figli amati e coccolati di Dio, vostro Padre.

Questa Casa è come un Paradiso che voi non potete ancora vedere. C’è pace e gioia incessante e qui voi vedete Dio e Dio vede voi. Lui per Primo, in virtù del suo Immenso Amore, esaudisce i vostri desideri e compie la vostra volontà sulla vostra vita. Ugualmente voi, unitamente allo Spirito Santo, cercate la volontà di Dio e, per quel che vi compete, la portate a compimento. Cosicchè in questa Dimora beata c’è solo una Volontà, solo un Amore, perché voi e Dio siete UNO pur rimanendo persone distinte.

La vostra mente, invece, è stata inquinata dal mondo e ora segue il mondo, ora segue la fede, cosicchè voi siete divisi in voi stessi e, proprio perché siete divisi in voi stessi, il vostro regno non può durare. Ma, se voi cercate la volontà di Dio, ogni vostra ribellione sarà sottomessa al Figlio – CHE IO SONO – e, quando tutto sarà sottomesso, anche la morte, il Figlio – CHE IO SONO – consegnerà al Padre ogni cosa e Dio sarà TUTTO in voi. Ma ancora non potete sapere cosa sarete voi in Lui! Grande sarà la vostra sorpresa ed immensa la vostra gioia.

Il peccato vi ha corrotti in tutte le vostre dimensioni umane e spirituali, ma Io non ho permesso che la mia Dimora fosse profanata, tuttavia solo il centro del vostro cuore è completamente Mio. Il centro di ogni uomo mi appartiene, sia esso credente o no, sia esso buono o cattivo.

Ma voi, spiritualmente, siete infinitamente grandi e completamente liberi. Cosicchè solo nel centro del vostro essere voi siete perfettamente in accordo con la mia Volontà, mentre in tutto il resto del vostro essere siete ancora divisi, perché la vostra natura è stata corrotta dal peccato.
Ecco perché non sempre sapete quello che volete e la vostra preghiera può essere falsata da errate convinzioni. E’ necessario il lungo cammino della vita perché ritorniate, se lo volete, ad appartenere completamente al vostro Dio. Durante questo cammino Dio vi attira a Sé e voi tendete a Lui, più o meno consapevolmente. E’ un lungo tempo, suddiviso nelle varie fasi della vita, in cui voi, che cercate la Volontà di Dio, pregate e chiedete ogni cosa che vi possa sembrare necessaria sia in ordine spirituale che temporale.

E’ giusto che ammettiate di esservi sentiti delusi ogniqualvolta non ho esaudito le vostre richieste specifiche perché Io ho detto : “Chiedete e vi sarà dato”. Ma chi di voi darebbe veleno da bere a un figlio folle che glielo chiedesse? C’è forse qualche genitore pazzo che aiuterebbe il figlio a suicidarsi? No, anche voi che siete cattivi cercate sempre di fare il meglio per i vostri figli. Tanto più il Padre vostro Celeste darà ogni bene a voi, perché Lui sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate. E il Padre sa anche che il tentatore stesso, che è padre della menzogna, cercherà di far orientare la vostra preghiera verso richieste non opportune, proprio perché non riceviate la risposta che sperate e incolpiate il Padre vostro, perdendo così la poca fiducia che avete in Lui.
Sì, l’avversario fa di tutto per farvi del male e voi non avete spesso la capacità di discernere. L’avversario è molto più furbo di voi e cerca in ogni modo e in tutti i vostri giorni di allontanarvi da Dio. Vuole che siate sudditi del suo regno in questo mondo e che perdiate la speranza del paradiso futuro. Molti di voi pregano e non pensano che nella loro preghiera potrebbe esserci l’inquinamento del tentatore. Come ovviare a questo?

Vi ho insegnato il “padre nostro”: è la preghiera perfetta che Io prego con voi ed in voi.

Che il Regno di Dio venga nel vostro cuore e in tutti i cuori.
Altro non serve.

Che la Volontà di Dio si compia nel vostro cuore e in tutti i cuori. Altro non serve.

Cercate la Volontà di Dio e credete che tutto il resto vi sarà dato in aggiunta. Ricordate che il cammino è lungo, ma siete certi di giungere a destinazione se rimanete uniti al vostro Gesù.

E sappiate e ricordate che la preghiera è sempre esaudita nel modo e nel tempo più favorevole per voi. La Volontà di Dio è quella di assecondare la vostra volontà, perché Lui vi ama e desidera farvi felici molto di più di quanto possiate desiderarlo voi. Se il Buon Dio non vi dà quanto chiedete, state certi che vi dà molto di più perché vi ama e, se non risponde alle vostre richieste specifiche, è perché non è conveniente per voi. A volte per il vostro bene si rendono necessari dei tempi di attesa che possono anche essere lunghi, ma Dio, vostro Padre, dispone ogni cosa con Divina Sapienza ed è attento ad ogni attimo della vostra vita in tutti i suoi aspetti, persino nei più piccoli particolari.

Abbiate fede in Dio e chiedete che la sua Volontà si compia in voi.

Vi amo e vi benedico
                                                                                    
Gesù Risorto

PADRE PIO



Maria e Gesú Bambino ti siano scolpiti nella mente e nel cuore.

LE GRANDEZZE DI MARIA



COMPIMENTO DEL MISTERO DELLA VERGINE


ECCELLENZA E SUBLIMITÀ DELL'OPERA CHE VIENE COMPIUTA DOPO LE ULTIME PAROLE DELLA VERGINE.

Chi non loderà, chi non ammirerà le vie di Dio e lo svolgimento dell'opera sua, il volere di Colui che essendo la vita, la gloria, lo splendore del Padre vuole assumere carne umana ed assumerla in questo modo?

Ma andiamo innanzi seguendo il corso del nostro argomento e vedremo che quanto più si avanza questo Sole e si innalza sul nostro orizzonte, o meglio, quanto più si abbassa e si avvicina a noi, tanto più vivi e splendenti sono i suoi raggi, maggiormente la via è divina e l'operazione ammirabile.

Terminato e chiuso il colloquio tra l'Angelo e la Vergine, l'Angelo si ritira e Dio si avvicina, mentre la Vergine rimane nella sua contemplazione.

Ed ecco, oh maraviglia! oh grandezza! le parole dell'Angelo hanno il loro effetto: il cielo si apre, lo Spirito Santo scende nella Vergine, la potenza dell'Altissimo la investe e l'Opera suprema viene compiuta. [67]

In quel felice momento, il Creatore si fa creatura a pro della sua creatura; l'artefice del cielo e della terra forma a sé stesso un corpo terrestre onde santificare la terra e il cielo; Dio si fa uomo per la salvezza degli uomini, e la Vergine diventa Madre di Dio.

Che dirò io? che penserò?

O Dio supremo, Dio del cielo e della terra, ora Dio della terra più che del cielo, poiché siete su la terra più che in cielo e vi compite meraviglie più grandi e celesti!

Prima, nella Sacre Scritture, Voi non prendevate che la qualità di Signore del cielo; l'Angelo, infatti, diceva a Tobia: Benedicite Deum Coeli (Benedite il Dio del cielo TOB., 12, 6), quasi che non foste il Signore della terra, la quale non vi riconosceva e non pensava che ad offendervi.

Ma ora vi adoro come Signore della terra, perché siete su la terra più che in cielo, e vi operate cose più elevate e più divine: perciò gli angeli lasciano deserto il cielo per scendere veloci su la terra onde contemplarne meraviglie, onde cercare ed adorare il loro Dio.

Da quattromila anni avevate fatto l'universo, e dopo più nulla di nuovo, essendo Voi rimasto nel riposo del settimo giorno; ma ora uscite di nuovo fuori di Voi medesimo e fate nell'universo meraviglie oltremodo grandi e stupende. Voi fate nell'universo un mondo nuovo che rapisce e rinnova questo nostro mondo; un mondo più insigne, mondo di prodigi, mondo eterno, mondo che ha i suoi elementi, i suoi principi, il suo stato e i suoi movimenti; mondo affatto differente da quello che avevate creato prima. In questo mondo (dell'Incarnazione) Voi congiungete la terra col cielo, Dio con l'uomo, l'essere creato con l'Essere increato, mentre nell'altro (nel mondo naturale) rimangono infinitamente distanti. In questo Voi ponete un Sole su la terra, in medio terrae, come dice un [68] Profeta. Così, la terra ormai possiede le luci del cielo (Gesù e Maria). Quel Sole, che per mezzo di questo mistero abbiamo su la terra illumina il cielo, perché è il gran Sole che brilla nell'eternità ed ora splende in questa umanità. Non è più dunque il cielo che illumina la terra, ma la terra illumina il cielo; non più il cielo muove e regge la terra, ma la terra spinge le sue influenze, sino al più alto dei cieli, e quella porzione di terra (il corpo di Gesù) che trovasi ora in Maria, avvolta nel suo seno e nelle sue viscere, sarà un giorno esaltata sopra tutti i cieli e comanderà al cielo e alla terra.

A Nazàret, o grande Iddio, si compiono, tali meraviglie, nel più profondo silenzio, ma quest'opera grande, che si compre in un istante, non può essere spiegata né descritta in un istante, l'eternità stessa sarà troppo breve per manifestarne le meraviglie; ci vuol tempo, grazia e luce per pensare degnamente di cose così sublimi. Colui che è lo splendore del Padre, e viene su la terra per essere la luce del mondo, si degni di rischiarare, le nostre tenebre perché possiamo degnamente pensare a Lui e degnamente parlare di Lui.

Quest'opera grande si compie, ciò che va notato, nel segreto, nel silenzio e nella solitudine della Trinità santa; è per eccellenza l'opera sua ed Ella sola vi contribuisce, sola vi è presente. Gli angeli che l'assistono in cielo, non le prestano la loro assistenza in quella cella di Nazaret. Non hanno la libertà di entrarvi, non vi sono chiamati; per loro basta osservarla dal cielo col più profondo rispetto, aspettando il termine e l'effetto del trattato angelico e dell'azione divina.

Tutti gli angeli aspettano con grande attenzione; dopo la divina Essenza nella quale sono rapiti, non hanno sguardo più fisso, più nobile di questo; a nulla si rivolge il loro sguardo come a questo nuovo oggetto: Dall'alto dei [69] cieli contemplano quella cella e la Vergine che vi dimora; ma non hanno altra parte in questo mistero che di conoscerlo e di adorarlo. È già gloria fin troppo grande per Gabriele averlo annunciato, e la Scrittura dice espressamente che subito dopo fatta la sua ambasciata, egli si ritira: Et discessit ab illa angelus (Luc. I, 38). In un soggetto di tanta dolcezza e delizia non trovo altra durezza che questa, e durezza usata verso un angelo così elevato che pure ha una parte speciale in questo mistero. Ma, così richiedono la dignità dell'opera di Dio e la grandezza suprema della Trinità che la compie 34.

O Trinità santa! Vi adoro in Voi medesima e nelle opere vostre e in quest'opera la più insigne di tutte! Vi adoro nei cieli e in Nazaret! Adoro la Vostra sacra solitudine, e l'adoro nella vostra Essenza e nella cella di Maria! In cielo siete occupata nelle processioni eterne, a Nazaret in una nuova generazione del Verbo eterno, in quella sacra operazione la quale compie il segreto del Vostro amore e l'unità del Vostro mistero.

Ecco due solitudini da ammirare e da adorare, la prima in Voi medesima, l'altra in Nazaret; la prima nel [70] santuario della Vostra Essenza, l'altra nel santuario della Vergine. Nell'una e nell'altra Voi siete santo; o Eterno Padre, e il Santo dei santi; nell'una e nell'altra generate un figlio ed un medesimo Figlio: due generazioni e due solitudini mirabilmente congiunte assieme, perché nell'una e nell'altra si tratta di un segreto ineffabile e di una processione divina; nella prima di una generazione eterna; nell'altra, di una generazione temporale compiuta dall'Eterno; nella prima, della generazione di un Figlio unico nel proprio seno del Padre; nell'altra, di una nuova generazione di quel medesimo Unigenito Figlio, nel seno di una Vergine.

L'una e l'altra generazione sono superiori alle leggi della natura, perché non appartiene né ai padri né alle vergini di concepire; i padri generano, ma in un seno estraneo, mentre il Padre celeste genera il suo Verbo in sé medesimo e nel suo proprio seno, ciò che non conviene che a Lui. Le vergini, rimanendo vergini, non possono concepire, mentre qui la Vergine concepisce per opera dello Spirito Santo ed è Vergine più nobilmente di prima: Virginitas nobilitata conceptu, dice un antico.

Oh Padre! Oh Vergine! Oh Figlio! Oh Madre! Oh seno del Padre! Oh seno della Vergine!
Oh seno del Padre, adorabile ed impenetrabile fuorché al Figlio che in quello è concepito e in quello riposa!

Oh seno della Vergine, chiuso e venerabile; e ciò che eccede le meraviglie della terra e rende omaggio al seno del Padre, seno puro e fecondo, seno chiuso all'uomo e aperto al Figlio dell'uomo; seno verginale e materno tutt'assieme; seno che adora il seno del Padre e le processioni eterne!

Oh seno del Padre, oh seno della Vergine! due seni dove divinamente si compiono due generazioni divine, due generazioni adorabili degne di considerazione e di onore! [71]

Per ritornare al nostro argomento, diremo che queste due generazioni tutt'e due si compiono nella solitudine; così, o Trinità santa, Voi siete sola a Nazaret, mentre i vostri angeli sono in cielo.

Siete sola voi pure, o Vergine santa, separata persino dall'Angelo che, vi custodisce, che vi teneva così fedelmente compagnia, e vi era stato così espressamente mandato. Nella vostra cella non vedo più che Voi sola; ma Dio vi è, mentre i suoi angeli sono assenti, poiché anche Gabriele si è ritirato.

Ma se l'Angelo è partito, il Signore dell'Angelo è rimasto; Egli porta in modo assoluto il nome di Signore, ed era già con Maria fin dal principio del colloquio, come aveva detto l'Angelo nel salutarla: Dominus tecum. Orbene; benché l'Angelo si sia ritirato, il Signore che era con Lei non è partito, ma rimane, avvicina la Vergine, la circonda del suo Spirito, della sua potenza e del suo amore, e a Lei si applica per operarvi l'Opera sua, l'Opera sua per eccellenza, l'Opera nuova, propria della sua grandezza e del suo amore; l'Opera che non ha ancora fatta, né mai farà più, l'Opera di cui sta scritto: Novum fecit Dominus super terram (Il Signore ha fatto una cosa nuova su la terra - JER., XXX, 22); l'Opera che propriamente e unicamente è l'Opera di Dio, che il profeta chiama l'Opera di Dio per eccellenza e singolarità: Domine, opus tuum, in medio annorum vivifica illud (Signore, è l'opera vostra, fatela vivere in tutte le età HAB., III, 2). È questa la voce del Profeta, è questo il desiderio dei giusti, il voto della Vergine, l'aspirazione dell'universo, la gioia degli angeli, la salvezza degli uomini; è la vita di Gesù, è questa vita è la vita e la salvezza del mondo ed è anche la gloria di Dio, come canterà poi la milizia celeste (Luc., II, 10). [72]

CARD. PIETRO DE BÉRULLE

CONOSCENZA E NON CONOSCENZA DI DIO



L‘Al di là di tutto 

( I  qq. 1ss) 

(Il problema ―dell‘esistenza‖ di Dio in S. Tommaso) 


Nel momento in cui fra Tommaso ne tratta, la questione ha già una lunga storia, il cui periodo più recente non è il meno movimentato. Nel 1241, ossia poco più di dieci anni prima che l‘Aquinate cominciasse a insegnare, Guglielmo d‘Auvergne, allora vescovo di Parigi, su consiglio dei teologi dell‘Università aveva dovuto condannare una tendenza diffusa, che si era affermata fin dall‘inizio del secolo, secondo la quale era impossibile, sia per gli angeli che per gli uomini, conoscere Dio nella sua essenza 53 . Il vescovo, al contrario, ricordava fermamente che «Dio è veduto nella sua essenza o sostanza dagli angeli e da tutti i santi, e sarà veduto dalle anime glorificate» 54 .  Di fatto, il pensiero cristiano aveva ereditato dalla Bibbia due affermazioni apparentemente contraddittorie. San Paolo aveva affermato con forza che Dio «abita una luce inaccessibile [e] che nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo». San Giovanni da parte sua non era stato meno categorico: «Dio, nessuno l‘ha mai visto» 55 . E tuttavia è lui che ci assicura: «Noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» 56 . Seguendo la loro propria originalità e i diversi contesti in cui si sono sviluppate, le due tradizioni cristiane, d‘Oriente e d‘Occidente, hanno messo l‘accento su l‘una o l‘altra di queste due affermazioni.  Sotto la spinta di sant‘Agostino, in connessione con quella di Gregorio Magno, l‘Occidente considera naturale sperare la visione di Dio in patria come il prolungamento di una vita in grazia. Dio è senza dubbio invisibile per sua natura ai nostri occhi carnali, ma poiché Gesù ha solennemente dichiarato: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5, 8), bisogna credere che ciò sia possibile. Se Dio è detto invisibile, è per significare che non è un corpo, non per interdire ai cuori puri la visione della sua sostanza 57 . Per Agostino, l‘intera speranza cristiana è polarizzata dalla visione di Dio che si avrà nella patria celeste; e noi abbiamo visto come sulla sua scia Tommaso concepisca lo sforzo teologico nella luce pervasa d‘amore di una fede che progredisce verso l‘intelligenza. In questa linea agostiniana i teologi concedono senza difficoltà ai santi, perfino sulla terra, una certa conoscenza dell‘essenza divina, del quid est di Dio 58 .  Viceversa, alle prese con diversi errori di origine più o meno gnostica, in modo particolare con il razionalismo di Eunomio che sottomette Dio alla ragione umana, i Padri greci tendono piuttosto a sottolineare l‘invisibilità di Dio e la sua ineffabilità, facendo attenzione a non metterla in pericolo quando commentano la visione faccia a faccia di cui parla il Nuovo Testamento. Questa tradizione greca penetra in Occidente tramite due vie privilegiate: lo Pseudo-Dionigi da una parte, san Giovanni Damasceno dall‘altra 59 . Senza entrare nei dettagli, è sufficiente sapere che Giovanni Scoto Eriugena fu all‘origine di una spiegazione che tentava di conservare simultaneamente l‘eredità di sant‘Agostino e quella di Dionigi: Dio sarà visto nella visione beatifica non nella sua essenza, ma tramite le sue manifestazioni, in teofanie. Questa soluzione non poteva non provocare delle proteste. Quella di Ugo di San Vittore, già alla fine del XII secolo, è la più lucida e la più ferma: se Dio non è visto che in immagine, allora non si tratta più di beatitudine 60 .Tuttavia altri teologi - soprattutto tra i domenicani di Saint-Jacques 61 - saranno più sensibili alla profonda religiosità che scaturisce dalla tradizione greca, ed è così che la tesi dell‘inconoscibilità di Dio doveva finire per smuovere i garanti dell‘ortodossia teologica occidentale fino a provocare, nel 1241, la reazione, in verità un po‘ pesante, del vescovo di Parigi 62 . Preparata da quella del suo maestro sant‘Alberto, la soluzione di san Tommaso consisterà nel distinguere accuratamente ciò che appartiene alla conoscenza terrena di Dio e ciò che non può che appartenere alla conoscenza che avremo in patria. Così, nel 1257, quando nella preparazione del De veritate incontra le autorità maggiori della tradizione greca, Dionigi e Giovanni Damasceno, secondo i quali non si può conoscere il quid est di Dio, egli risponde tranquillamente:  «Le parole di Dionigi e del Damasceno vanno intese della visione mediante la quale l‘intelletto del viatore vede Dio mediante qualche forma [intelligibile]. Dato che questa forma non può che essere inadeguata alla rappresentazione dell‘essenza divina, non si può vedere tramite essa l‘essenza divina; si sa soltanto che Dio è al di sopra di ciò che di lui viene rappresentato all‘intelletto e quindi ―ciò che egli è‖ resta occulto: e questo è il più nobile modo di conoscenza al quale possiamo giungere in questa vita. E così di lui non conosciamo ―ciò che è‖ ma ―ciò che non è‖. [Tuttavia sarà differente nella patria poiché, secondo la soluzione di sant‘Alberto che Tommaso prende e perfeziona, noi non avremo allora nessun bisogno di una forma creata per vedere Dio, è lui che si unirà direttamente all‘intelligenza del vedente per essere la sua beatitudine]. L‘essenza divina, in effetti, rappresenta se stessa sufficientemente, per cui quando Dio sarà egli stesso la forma dell‘intelletto non si vedrà di lui soltanto ―ciò che non è», ma anche «ciò che è‖» 63 . Come è stato bene scritto, «questa trascrizione in categorie aristoteliche del sicuti est (così come è) e del videre per speciem (vedere tramite una forma) della Scrittura diverrà classica presso i discepoli di san Tommaso; ma nel 1257 essa comportava per il giovane maestro una decisione rilevante, la cui importanza non appare se non dal confronto con i suoi massimi contemporanei» 64 . Meno aristotelico, Bonaventura non vedeva inconvenienti nell‘affermare che una certa visione del «quid est» sarebbe possibile su questa terra; Alberto, da parte sua, pensava di poter concedere una certa conoscenza confusa dell‘essenza o dell‘essere di Dio «così come esso è» (ut est) senza che ciò costituisse allo stesso tempo una conoscenza del suo «quid est» 65 . Cosa a cui Tommaso facilmente replicava nel testo del De veritate appena citato: conoscere l‘essenza di una cosa significa conoscere il suo «quid est». Il dilemma consisteva dunque nell‘accogliere in pieno l‘orientamento della tradizione latina ribadito dalla condanna del 1241 e ammettere una certa conoscenza dell‘essenza divina, senza cadere nell‘ingenua illusione di una conoscenza esaustiva; e nel contempo si trattava di ricevere l‘eredità della tradizione greca portatrice di una così profonda attitudine religiosa di rispetto del mistero e della sua trascendenza, senza rinunciare alla speranza nutrita dalla Scrittura di una visione davvero faccia a faccia. Da una parte è il rischio di una pretesa blasfematoria di sottomettere il segreto di Dio alle prese dell‘uomo; dall‘altra, quello di cedere allo gnosticismo di fronte a una impersonale trascendenza irraggiungibile e di eliminare dall‘esistenza cristiana lo stimolo dell‘Incontro finale, in cui la speranza troverà il compimento del suo desiderio infinito.  

a cura di P.Tito S. Centi  e P. Angelo Z. Belloni 

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



Cancellare le Alleanze empie 
              
Infrango e cancello tutte le alleanze empie, giuramenti e promesse che ho fatto con le mie  labbra nel nome di Gesù.
Rinuncio e infrango tutti i giuramenti empi fatti dai miei antenati a idoli, demoni, false  religioni, o organizzazioni empie nel nome di Gesù (Mt 05:33). 
Infrango e annullo tutte le alleanze con la morte e l'inferno fatte dai miei antenati nel nome di  Gesù. 
Spezzo e annullo tutte le alleanze empie fatte con idoli o demoni dai miei antenati nel nome di  Gesù (Es 23:32). 
Rompo e annullo tutti i patti di sangue effettuati tramite il sacrificio che potrebbero influenzare  la mia vita nel nome di Gesù. 
Ordino a tutti i demoni che pretendono alcun diritto legale sulla mia vita attraverso alleanze ad  uscire nel nome di Gesù. 
Spezzo e annullo qualsiasi alleanza fatta con falsi dei e demoni attraverso il coinvolgimento  occulto e la stregoneria, nel nome di Gesù. 
Spezzo e annullo tutti i matrimoni spirituali che farebbero in modo che i demoni Incubus e  Succubus attacchino la mia vita nel nome di Gesù. 
Spezzo e annullo ogni matrimonio con qualsiasi demone che colpirebbe la mia vita nel nome  di Gesù. 
Infrango tutti gli accordi con l'inferno nel nome di Gesù (Is. 28:18). 
Ho un patto con Dio per mezzo del sangue di Gesù Cristo. Sono unito al Signore, e io sono un  solo spirito con Lui. Spezzo tutte le alleanze empie e rinnovo la mia alleanza con Dio attraverso il  corpo e il sangue di Gesù. 
Io divorzio da qualsiasi demone che volesse rivendicare la mia vita attraverso eventuali  alleanze ancestrali, nel nome di Gesù. 
Lego e scaccio ogni demone familiare che avesse seguito la mia vita attraverso alleanze  ancestrali nel nome di Gesù. 

Come sempre, infatti, in particolari giorni, che sono SACRI, il diavolo attacca e fa tenere delle messe nere in tutto il mondo.



Figli Miei, quando vi svegliamo di notte allora Io, vi prego di pregare perché in questo modo voi vi opponete a queste messe sataniche ed evitate molto male e molta sofferenza. Il diavolo non ha il potere di combattere contro la preghiera pura e in questo modo, con la vostra preghiera notturna, voi contrastate i piani del maligno. Il rosario è la preghiera più potente che Mia Madre vi ha insegnato! Pregatelo, perché esso è la cosa più potente che voi possiate utilizzare contro il male.

Figli Miei, la Mia coroncina della divina misericordia è particolarmente forte negli orari: 3 del mattino e le 15 del pomeriggio. Pregatela secondo le Mie intenzioni e coinvolgete anche Mia Madre. Di notte gli attacchi verso di Lei \ Noi sono particolarmente forti e soprattutto durante i Nostri orari alle 12, a mezzanotte come anche alle 15 e alle 3 di notte. La coroncina della divina misericordia tiene testa a queste profanazioni che vengono fatte di notte attraverso le messe nere e mitiga la Nostra sofferenza. Per favore seguite la Nostra chiamata e pregate non appena Noi vi svegliamo. Grazie Miei amati figli.

La fine dei tempi presto finisce, e poi Io ritornerò per salvarvi, voi che Mi seguite. Grazie, figli Miei. Resistete ancora un poco. Quando non sapete, se siamo Noi a svegliarvi, allora non state troppo a rimuginare, ma pregate, pregate, pregate. Siate certi che se vi svegliate durante la notte, siamo Noi ad avervi chiamato.

Io vi amo e molto presto verrò.

Il vostro Gesù.

domenica 5 gennaio 2020

DIO SOFFRE? PUÒ SOFFRIRE DIO? GESÙ IN CROCE “SOVRABBONDA DI GIOIA”? DOVE RISIEDE IL DOLORE? DOVE RISIEDE LA GIOIA?



DOLORE  E  GIOIA:  I  DUE  ASPETTI  DI  UNA  SOLA  COSA: 
L’AMORE! 

Gesù stesso ha dato la risposta nel prodigioso Crocifisso di Nemi (Roma) 


Questa mattina stavo pensando quando il benedetto Gesù restò tutto slogato sulla croce   e dicevo tra me: “Ah! Signore, quanto fosti compenetrato da questa sì atroce sofferenza e come  la vostra anima dovette restarne afflitta!”.  
In questo mentre, quasi come ombra, Gesù è venuto e mi ha detto: –“Figlia mia, Io non  Mi occupavo delle mie sofferenze, ma Mi occupavo dello scopo delle mie pene, e siccome  nelle mie pene vedevo compiuta la Volontà del Padre, soffrivo e nel mio stesso soffrire  trovavo il più dolce riposo, perché il fare la Volontà Divina contiene questo bene, che  mentre si soffre vi si trova il più dolce riposo; e se si gode, e questo godere non è voluto  da Dio, nello stesso godere vi si trova il più atroce tormento. Anzi, quanto più mi  avvicinavo al termine delle pene, agognando di compire in tutto la Volontà del Padre,  così mi sentivo più alleggerito, ed il mio riposo si faceva più bello. Oh, quanto è diverso il  modo che tengono le anime! Se soffrono od operano non hanno la mira né del frutto che  possono ricavare, né dell’adempimento della Volontà Divina; si concentrano tutte nella  cosa che fanno, e non vedendo i beni che possono guadagnare, né il dolce riposo che  porta la Volontà di Dio, vivono infastidite e tormentate, e fuggono quanto più possono il  patire e l’operare, credendo di trovare riposo e vi restano più tormentate di prima”.   (Luisa Piccarreta, 20.05.1905) 

Pensando alla Passione di Nostro Signore, dicevo tra me: “Quanto vorrei entrare  nell’interno di Gesù Cristo, per poter vedere tutto ciò che Lui faceva, e per vedere ciò che più gradiva il suo Cuore, per poterlo fare anch’io e mitigare le sue pene con offrirgli ciò che più  gradiva”.  
Mentre ciò dicevo, il benedetto Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: –“Figlia  mia, il mio interno in quelle pene era occupato principalmente a compiacere in tutto e per tutti il mio caro Padre, e poi la redenzione delle anime, e la cosa che più gradiva il  mio Cuore era il vedere il compiacimento che Mi mostrava il Padre, vedendomi tanto soffrire per amor suo, in modo che tutto radunava in Sé. Neppure un fiato, un sospiro,  andò disperso, ma tutto raccolse per potersi compiacere e mostrarmi il suo  compiacimento. Ed Io ero tanto soddisfatto di questo, che se non avessi avuto altro, il  solo compiacimento del Padre Mi bastava a rendermi soddisfatto di ciò che pativo;  mentre da parte delle creature, molto, molto della mia Passione andò disperso. E tanto  era il compiacimento del Padre, che a torrenti versava nella mia Umanità i tesori della  Divinità. Perciò accompagna la mia Passione in questo modo, che mi darai molto gusto”. (idem, 20.05.1905) 

Notizie sul Crocifisso sorridente di Nemi (Roma) 

Il marchese Mario Frangipane nel 1637 fece costruire fuori Nemi la Chiesa di Santa Maria  di Versacarro in sostituzione di un’antica cappella che sorgeva sulla sponda del lago. La  chiese prese il nome di Santuario del crocifisso in seguito ad un evento miracoloso: nel 1669,  un umile frate francescano, fra’ Vincenzo da Bassiano, reduce dalla Palestina dove si era  recato in pellegrinaggio al Santo Sepolcro, portò con sé un legno proveniente dal monte  Calvario. Tornato alle sue mansioni nel convento di Nemi, fra’ Vincenzo iniziò a scolpire un  Crocifisso a grandezza naturale, riservandosi di modellare per ultimo il volto. Finito il corpo,  diede un primo abbozzo al viso, ma le sue mani sembravano aver perduto l’antica abilità.  Quella sera si sentì smarrito e sfinito fisicamente, si prostrò davanti a quel suo “crocifisso  monco” e pregò con fervore perché il Signore gli conducesse di condurre a termine l’opera,  poi cadde esausto sul duro giaciglio. All’alba, la campanella del convento lo svegliò per  cantare il Mattutino. Cercò spontaneamente il crocifisso. Un’emozione indicibile assalì l’umile  fraticello. Non voleva credere ai suoi occhi: un viso bellissimo, divinamente espressivo,  pendeva sul tronco incompleto della sera avanti. La sacra immagine è stata oggetto di  venerazione anche da parte dei Sommi Pontefici, fino a Paolo VI e Giovanni Paolo II. Il  Santuario è meta di numerosi pellegrinaggi dai dintorni e da tutto il Lazio. (G. Marsala – dall’Opuscolo del Santuario) 

Le fotografie mostrano il particolare dei denti superiori ed inferiori –perfetti– nella bocca  semiaperta del Cristo; s’intravede la lingua e l’interno della bocca che inspiegabilmente  arriva, essendo una scultura in legno, fino all’ugola. L’immagine esprime il divino paradosso  dell’Uomo dei dolori, come Lo chiama Isaia, nel quale non può mancare, in nessun  momento, “il frutto dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà,  mitezza, dominio di sé” (Gal. 5,22). Se l’Apostolo S. Paolo dice: “sono pieno di consolazione,  sovrabbondo di gioia in ogni nostra tribolazione” (2.Cor.7,4) e anche: “sono lieto delle  sofferenze che sopporto per voi” (Col.1,24), quanto più lo può dire il Signore! E’ il divino  paradosso della Croce abbracciata per amore, dell’Amore Eterno che per esprimere del tutto  Sé stesso ha preso la forma di Croce! Nascosto dentro la buccia dura, amara, spinosa della  croce, il frutto dolcissimo della Vita, della Risurrezione, del trionfo dell’Amore! Nascosto  dentro dell’Amore Divino c’è il Dolore Divino, ma nascosto dentro del Dolore Divino c’è il  sorriso, c’è la Gioia! 

CONSACRAZIONE ALLA SACRA FAMIGLIA



O Gesù, o Giuseppe, o Maria, o Sacra ed amabilissima Famiglia che lassù nel cielo regnate trionfante, volgete benigna uno sguardo sopra questa nostra famiglia che vi sta ora prostrata dinnanzi, in atto di consacrarsi tutta al vostro servizio, alla vostra esaltazione e al vostro amore, ed accogliete pietosamente la sua preghiera.
Noi, o divina Famiglia, desideriamo vivamente che sia da tutti conosciuta e riverita la vostra ineffabile santità, la vostra grande potenza e la vostra eccellenza. Desideriamo anche che voi, col vostro amoroso e onnipotente patrocinio, veniate a regnare tra noi e sopra di noi che, come sudditi fedeli, intendiamo e vogliamo dedicarci tutti a voi e prestarvi costantemente l'omaggio della nostra servitù. Sì, o Gesù, Giuseppe e Maria, disponete pure d'ora innanzi di noi e di tutte le nostre cose, secondo la vostra santissima volontà, e come ai vostri cenni avete nel cielo pronti ed obbedienti gli Angeli, così noi promettiamo che cercheremo sempre di compiacervi e saremo felici di poter vivere sempre in conformità dei vostri santi e celesti costumi e di compiacere in tutte le nostre azioni il vostro gusto.
E voi, o augusta Famiglia del Verbo Incarnato, vi prenderete certo cura di noi: voi ci provvederete ogni giorno di quanto ci sarà necessario per l'anima e per il corpo, al fine di poter vivere una vita onesta e cristiana.
Benedetta Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria, non vogliate trattarci come purtroppo meriteremmo, per le offese che vi abbiamo recato con tanti nostri peccati, ma in cambio perdonateci, come noi per amore vostro intendiamo perdonare a tutti i nostri offensori, e vi promettiamo che d'ora in poi sacrificheremo ogni cosa per conservare con tutti, ma specialmente fra noi familiari, la concordia e la pace.
O Gesù, o Giuseppe, o Maria, non permettete che i nemici di ogni bene prevalgano mai contro di noi; ma liberate ciascuno di noi e la nostra famiglia da ogni vero male, sia temporale che eterno.
Noi pertanto, tutti qui insieme uniti, come un cuor solo e un'anima sola, ci dedichiamo sinceramente a voi, e fin da questo momento vi promettiamo di servirvi fedelmente e di vivere tutti consacrati al vostro servizio e alla vostra gloria. In ogni nostro bisogno, con tutta la confidenza e la fiducia che voi meritate, ricorreremo a voi. In ogni occasione vi onoreremo, vi esalteremo e cercheremo di innamorare tutti i cuori di voi, sicuri che ai nostri umili omaggi voi darete la vostra potente benedizione, che ci proteggerete in vita, che ci assisterete in morte e che finalmente ci ammetterete in cielo a godere con voi per tutti i secoli dei secoli. Amen.