giovedì 23 gennaio 2020

RIMANETE NEL MIO AMORE



PICCOLO TRATTATO DI CARITA'
   
«1 - Per amarmi, o anima religiosa, con tutto il cuore, dice Gesù, mi devi amare in tutte le creature e sempre dare la preferenza al prossimo, perchè lo devi amare più di te stessa.
   
2 - Tu devi, per amore, considerare d'ora innanzi le tue sorelle come tante ostie consacrate, nelle quali, attraversando l'apparenza, tu non veda più che me. Questo ti renderà uguale con tutte, perchè non farai più distinzione: uno solo è il tuo Gesù, nascosto sotto qualunque persona.
   
3 - Mi amerai in tutte ugualmente; mi compatirai, mi aiuterai, e soprattutto, se ti capiterà di avere qualche cosa da soffrire dal tuo caro prossimo, lo nasconderai nel tuo cuore come si fa con le cose preziose, che si tengono nascoste per non correre il rischio di perderle.
   
4 - Dal canto tuo, procurerai di non mai far soffrire alcuno. Questo ti costerà, perchè dovrai sempre sacrificarti, ma ricordati che dire sacrificio è dire amore, e dire amore è dire sacrificio.
   
5 - Aiuterai il prossimo più che potrai col buon esempio; ricordati che tu devi essere, nella Comunità, come la personificazione della mia Bontà, della mia Misericordia, della mia Carità, e quindi sempre studiati d'anteporre gli interessi del prossimo ai tuoi.
   
6 - Aiuta poi tanto il caro prossimo col raccomandarmelo. Tu hai ogni potere sul mio Cuore: sappiatene valere. Ricordati che la benignità deve sempre galleggiare in tutto. Non farti mai giudice del tuo prossimo, ma scusalo sempre. Se tu lo scusi, lo ti scuserò presso il mio Divin Padre.
   
7 - Che ti vengano dei pensieri contro la carità, non è male. Le cattive erbe nascono insieme alle buone anche senza seminarle; il tuo lavoro è di estirparle subito e di piantarvi invece una pianta buona.
   
8 - Tieni il tuo prossimo come la pupilla del tuo occhio, come lo tengo te come la pupilla del mio Occhio divino.
   
9 - lo voglio che tu tenga il tuo caro prossimo nel tuo cuore come in una serra d'amore. Nella serra, i fiori prendono il sole, ma non sono colpiti dalla tempesta, nè sono scossi dal vento; questo è ciò che voglio da te per il caro prossimo. Che tu esponga il prossimo al sole, cioè che gli lasci passare ogni sorta di squisite attenzioni, di quelle che scaldano il cuore; ma tutto ciò che potrebbe anche menomamente ferire il prossimo o farlo un po' soffrire, che tu lo allontani da lui, che tu lo prenda su di te, come fanno i vetri, che ricevono su di sè la pioggia, la tempesta, la nebbia, ma non lasciano nulla di ciò passare sui fiori.
Ricordati sempre che questa è una massima evangelica: devi amare il prossimo tuo come lo l'ho amato, quindi più di te stessa. Se tu sapessi come lo riposo in un cuore così caritatevole! Vi trovo le mie delizie e le faccio gustare all'anima, che inondo di pace, di gioia, di consolazione celeste.
   
10 - Nei tuoi rapporti spirituali poi, devi desiderare per il tuo prossimo tutto quel bene che desideri per te e favorirlo nel tuo prossimo come in te stessa».

PREGHIERA

«O Gesù, amante delle anime, che sei morto per riscattarle, non le lasciar perdere a qualunque costo.

   O Gesù, vuoi tu lasciar andare perdute quelle anime per le quali sei morto in croce? Tu sei la resurrezione e la vita: siilo adunque di tanti cuori, che sono da tanto tempo sepolti nelle tenebre della morte. Io ti ringrazio fin d'ora della vittoria riportata sull'infernale nemico che li teneva schiavi del peccato, perchè tu stesso mi hai assicurato che avrei ottenuto tutto, quando avessi chiesto con confidenza.

O amabile divin Cuore, ricco di grazie di ogni genere, che desideri ardentissimamente il vero bene degli uomini, la salvezza delle loro anime, potessi far sì che tutti ti amassero, che tutti pensassero almeno un poco, al come e quanto ci hai amato!».

Suor Benigna Consolato Ferrero

OPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"



Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita

9-I-1968 Gesù Eucaristico. Scrivi, scrivi e obbedisci a Me, e offri l'obbedienza alla Mamma mia. Voglio che i Tabernacoli Viventi aumentino, si diffondano nel mondo, nell'umanità. Io voglio andare lontano, per le strade del mondo, da un punto all'altro della terra, dei mari. Pregate perché si moltiplichi la mia Misericordia, perché il mio Amore si diffonda nelle anime. Andate, cercate anime da Me preparate alla mia Opera d'Amore. Parla questa sera di Me, della mia Opera d'Amore all'altra anima che ti è vicina, chiedi preghiere a questo fine: Io la unirà in spirito a voi, miei Tabernacoli, perché tutti possiate servire alla mia Causa. Dì a p. G. che approvo il suo apostolato in seno alla sua famiglia e che dai suoi congiunti trarrà, con la mia Grazia, grandi frutti. L'Opera deve essere portata a Torino, presso i Sacerdoti Salesiani sotto la protezione della Madre mia Ausiliatrice, perché Ella non manchi di donarvi gli aiuti celesti che vi devono assistere perché lo, Gesù Eucaristico, mi confonda in ogni tipo di anime in mezzo a voi. Pregate, pregate perché le anime da Me preparate ricevano Me. Voglio che a Torino la mia Opera si diffonda fra i Sacerdoti salesiani, ed essi sapranno preparare altre anime che vivono nel mondo, ma non del mondo, a ricevere Me. Queste mi porteranno nelle strade, nelle case, nelle famiglie, perché Io viva vicino ad altre anime lontane da Me, perché queste sentano costantemente la mia Presenza eucaristica. Cadrà la volontà ribelle; cederanno le idee sbagliate, alla verità; cadrà l'ostinazione al male, la menzogna, la falsità. Tutto questo avverrà perché Io, a loro insaputa, starò vicino a loro, e la mia Grazia picchierà con insistenza amorosa alla porta della loro anima finché essa si schiuderà al mio Amore, alla Fede. Da Torino dovranno partire altre anime per portarmi altrove e ovunque. Ovunque: cioè in paesi, in altre provincie e città. Da Firenze, alla Liguria; e quindi a Roma. Si, il Papa vi attende, il Papa lo sa. Si preparino anime sacerdotali per quest'Opera che voglio estesa in tutto il mondo. Andate a Torino. Presentate la mia Opera all'Opera salesiana. Voglio che là si cominci presto, si cominci subito. Manda questi messaggi a p. G., a Don B. lo ispirerà loro il da farsi. Tu lascerai tutto per Me, per la mia Opera, e questa ferita t'accompagnerà finché vivrai. Io ti darò allora la ferita del mio Amore ardente. Quando giungerà il momento sappimi dare il tuo Fiat, nel Fiat della Madre mia al Padre mio eterno. Prega, prega perché tu riconosca e incontri il Sacerdote che Io ti manderà per lavorare - per un tratto - insieme. Chiedi preghiere, offri sacrifici, mortificazioni, e quello che, nelle tue miserie, sai dare. I solchi devono allargarsi, perché la mia Vita vi scorra e trovi sempre sentieri preparati, pronti ad accogliermi. Per ora sono sufficienti questi messaggi che tu, figlia mia, della Croce, trasmetterai a Firenze e a Lombriasco. I due Sacerdoti da Me ora ricordati, saranno ispirati ad andare dove Io li manderà nei mio santo Nome, per la mia Gloria fra voi, anime mie benedette. Ora va, e chiedi preghiere. Maria, la mia dolce Mamma, non ti lascia, non ti lascerà mai. Maria, la mia Mamma ti perdona. Ella ti aiuterà, ti trarrà dal basso ove ancora sei, ma attraverso la sofferenza, e tu sai che sofferenza è Gesù, ché Gesù, il tuo Gesù, è tutto nella sofferenza, nella Croce, nella Croce d'Amore, nelll'unione della Croce. Io vivo dite, e anelo che tu viva di Me. Sì, certo, non solo il mio saluto per p. G., per D. B., ma a loro il mio Cuore di Eterno Sacerdote, ferito, sanguinante d'Amore per loro, per tutti i miei Sacerdoti. Ecco, lo ora li nascondo in Me, e li avvolgo nella Luce del mio ardente Amore. Gesù vi ama, Gesù è felice di stare con voi, Gesù è consolato perché sta con voi. 

“IL VICARIO” DI HOCHHUTH E IL VERO PIO XII



LA “ACCUSE” DI HOCHHUTH E LE “RISPOSTE” DELLA STORIA

***
C) LE QUESTIONI POLITICHE

1) Il “Rapporto Bérard” e 
2) i “due telegrammi” del Weizsâcker

Il 7 agosto 1941, il maresciallo Pétain incaricava il sig. Bérard di “informarsi sulle reazioni avvenute in Segreteria di Stato per la recente legislazione francese sulla condizione degli ebrei”. 
Bérard stese un lungo rapporto2 in cui afferma che lo Statuto francese «non sollevava né critica né disapprovazione, né avrebbe suscitato alcuna protesta» da parte del Vaticano. 
È bene che ricordiamo, subito, che lo “Statuto francese”fu “redatto” per volontà espressa del Governo di Berlino. Lo stesso Poliakov rileva che Bérard scrisse il suo “rapporto” in modo da non aver fastidi personali. 
La “Storia”, però, non finisce qui. Il 13 settembre 1941, il maresciallo Pétain, presenti gli Ambasciatori di Spagna e Brasile, chiese al Nunzio Apostolico, Mons. Valeri, il suo giudizio sullo Statuto. Questi, expressis verbis, lo disapprovò. Pétain reagì, affermando che i “suoi Superiori” (Pio XII e Segreteria di Stato) non la pensavano così. Ma il Nunzio continuò a disapprovare, rincarando, anzi, come lo Statuto era ispirato ai princìpi nazisti del razzismo, ripetutamente condannato dalla Chiesa. Il maresciallo, smascherato, promise di dargli, in visione, il “Rapporto Bérard”.
Il Nunzio, ipso facto, gli lasciò una “nota di protesta”, sui punti che riguardavano direttamente le prescrizioni ecclesiastiche. 
Riferì, poi, a Roma, l’episodio, e se ne ebbe un lar go elogio per il suo operato e l’assicurazione che i “due Prelati”, interpellati dal sig. Bérard, non avevano dato quella facil “assicurazione”, come, invece, Bérard aveva riferito nel suo “Rapporto”.
Poco tempo dopo, radio-Londra, e altre emittenti, trasmettevano la “notizia” che la Santa Sede aveva mandato una “protesta ufficiale” al Governo di Vichy! 
Anche qui, dunque, è evidente o l’ignoranza o la mala fede dell’Autore. 

2) Per i “due telegrammi” di Weizsâcker, del 17 e del 28 ottobre 1943, prima bisognerebbe rievocare quelle spasmodiche giornate di terrore, per le razzìe continue e la caccia all’uomo, fatte dai nazisti, a Roma, il 16 ottobre. 

La prima prodezza degli occupanti tedeschi fu di estorcere, dagli ebrei, residenti in Roma, 50 chili di oro, con un vero e proprio ricatto. «In caso diverso - sono parole testuali di Kappler - 200 tra voi verranno, presi e deportati in Germania, alla frontiera russa, o, altrimenti resi innocui»3. Pio XII, appreso il fatto, fece sapere, immediatamente, al Presidente della Comunità ebraica, che, se non fossero riusciti a raccogliere, entro le 36 ore stabilite, i 50 chili d’oro, avrebbe supplito la Santa Sede. 
Il Presidente, dott. Ugo Foà, scrisse: «... non si rese necessario di approfittare di questa generosa of ferta, ma il nobile gesto del Vaticano non resta, perciò, meno significativo; né minore fu il sollievo che durante la ansiosa giornata della rac colta ne derivò a tante migliaia di persone, sulle quali incombeva la minaccia di Kappler». 
Nell’opuscolo, intitolato: “Ottobre 1943”, sotto il titolo “Cronaca di una infamia”, si legge: «Non fu questo il solo atto col quale, schierandosi, anche in Italia, dalla parte degli Ebrei oppressi, la Santa Sede, apertamente, dimostrò di disapprovare la crudele ed aberrante persecuzione contro di essi, intrapresa dai tedeschi, in pieno secolo XX, facendo impallidire, al confronto, - tanti e tanti furono gli orrori da loro commessi!
- le più atroci cronache medioevali... Ogni qualvolta le circostanze lo permisero, l’azione moderatrice della Chiesa Cattolica, e quella personale del Sommo Pontefice Pio XII, si spiegarono, spesso, con efficacia, e sempre, con alta nobiltà d’intenti, a favore degli Israeliti italiani, perseguitati». 
Di più: il Santo Padre diede ordine immediato per una duplice azione: l’una, incaricando Mons. Hudal4 e Padre Pancrazio Pfeiffer5 perché agissero presso il comandante militare, il generale Stahel; l’altra, contemporanea, convocando, presso il Segretario di Stato, Card. Maglione, l’Ambasciatore di Germania, Weizsâcker.

Così, mentre Mons. Hudal faceva pressioni e domandava la cessazione, immediata, degli arresti, il Cardinal Maglione protestava, con parole forti, presso l’Ambasciatore tedesco, per quella iniquità, chiedendone la fine immediata. 6
Solo inquadrati così, i due telegrammi sono comprensibili.
Il primo, del 17 ottobre chiedeva la cessazione delle razzie, per evitare, soprattutto, le complicazioni che sarebbero sorte dopo una “probabile protesta” di Pio XII; il secondo, del 28 ottobre, voleva scongiurare una ripresa delle razzie, e, specialmente, quella più temuta: la “deportazione del Papa da Roma”, come era in animo di Hitler. 
Anche tutto questo fu “ignorato” da Hochhuth! 

***

1P. Leiber, gesuita, fu segretario di Pio XII durante tutto il Suo Pontificato.
2 Il “Rapporto” venne trovato, poi, tra le carte di Vichy, e pubblicato dalla “Documentation Juive”, nel 1945, e riportato, in seguito, dal Poliakov , nel suo volume: “Il nazismo e lo sterminio degli ebrei”.
3 A questa prima spoliazione ne seguirono altre. Il 29 settembre 1943 i tedeschi invasero gli Uffici della Comunità ebraica; ne asportarono tutti i registri, e portarono via 2 milioni di  lire che trovarono in cassa. Il 3 ottobre successivo, saccheggiarono la Biblioteca della Comunità, una delle più ricche d’Europa, e quella del Collegio Rabbinico Italiano. Il 16 ottobre prelevarono e deportarono, in massa, gli ebrei trovati in casa loro, senza riguardo né all’età, né al sesso, né alle condizioni di salute. I deportati furono 2.091 (1.077 uomini, 743 donne, 281 bambini). Quelli che ritornarono furono 101; 73 uomini e 28 donne.
4Mons. Hudal, tedesco, era rettore di Santa Maria dell’Anima.
5Nato a Brunner (Baviera) nel 1872, P. Pfeiffer fu per 30 anni consecutivi Generale dei Salvatoriani. All’occupazione di Roma, da parte dei tedeschi, conobbe il comandante Sthael, connazionale. Questi ammirò, subito, l’uomo colto, intelligente, illuminato, lo studioso profondo e di vasto impegno. Ma P. Pfeifer pensò, subito, invece, di giovarsi della simpatia suscitatasi nel suo connazionale a suo riguardo, per scopi di pura carità. Per questo Pio XII, saputa la cosa, gli lasciò mano libera di trattare; lo fece intermediario tra la Santa Sede e il Comando tedesco. Cominciò, così, l’opera del santo sacerdote, assidua, diuturna. E fu un frequente pellegrinare presso il Comando e presso la Santa Sede. 
Fu lui a smontare il mostruoso progetto di fare di Roma una piazzaforte del sistema difensivo tedesco, che avrebbe fatto dell’eterna Città un cumulo di macerie! Fu lui che operò tutti quei “salvataggi”, di ebrei, in città e fuori. Fu lui che trattò col generale Kesserling per ottenere la dichiarazione di “città ospedaliera” per Ascoli e di tutta la zona a sud e a ovest del Tronto. Fu lui che salvò Chieti, Ascoli Piceno, Aquila, Orvieto... Fu lui che ottenne, ancora all’ultimo istante prima della partenza dei tedeschi da Roma, un altro “regalo” dal comandante della piazza: la vita ed un uomo! 
Quante vite ha salvato? Nessuno saprà mai quanti ebrei, all’ordine del Papa, egli abbia salvato, nascosto, protetto. Prima di morire, distrusse molti documenti del suo archivio privato. 
P. Pancrazio Pfeifer aveva lavorato per Dio, non per la Storia! Ma il suo ardente spirito di carità era stimolato e sorretto dalla carità inesausta di  Pio XII! Quanta fiducia avesse Pio XII in lui, lo si può vedere, anche, in questo altro episodio; uno dei tanti! Quando l’arcivescovo di Chieti S.E. mons. Giuseppe Venturini, si rivolse a Pio XII per implorare un Suo intervento, il Papa gli consigliò di rivolgersi a P. Pfeiffer. Ecco il testo originale della lettera del 28 maggio l945, da cui stralcio il brano a “testimonianza”: «... quando la mia città di Chieti doveva assolutamente sfollare ed essere saccheggiata e distrutta, io ricorsi al Santo Padre; e più con le lagrime che con le parole Lo supplicai di venirmi in aiuto. E Pio XII, dopo avermi confortato, «Vada - mi disse - dal Padre Pancrazio Pfeiffer che può tutto, e farà tutto!». E così fu. Per opera di questo buon Padre noi fummo salvi».
6E questa “fine” sarebbe avvenuta, forse, se le razzie non fossero dipese dalla polizia segreta, nazista, che riceveva gli “ordini” solo dal servizio di sicurezza della Cancelleria del partito.
Da richiamare, ancora, il principio di Pio XII, in questi frangenti politici:
«salvare, per primo, la vita!»... «senza lasciarci andare a pericolose prese di posizioni che potessero esasperare i nazisti, e finire di scatenare la loro bestialità» (P. Leiber).

sac. Luigi Villa

La nube della non-conoscenza



Anche ai nostri giorni gli attivi si lamentano dei contemplativi,
così come Marta fece con Maria.
Causa di tutte queste lamentele è l’ignoranza

Proprio come allora Marta si lamentò di sua sorella Maria, così ancor oggi gli attivi si lamentano dei contemplativi. Infatti, ammettiamo che ci sia uno — non importa se uomo o donna, secolare o religioso: non faccio eccezioni — che si sente portato dalla grazia di Dio e da una buona direzione spirituale ad abbandonare ogni attività esteriore per dedicarsi completamente alla vita contemplativa, secondo le sue attitudini e la sua coscienza, non senza il permesso del suo direttore spirituale: in men che non si dica ecco i suoi fratelli e le sue sorelle, i suoi migliori amici e molti altri ancora che non sanno niente del suo forte desiderio interiore o del tipo di vita a cui si consacra, levare contro. di lui ogni genere di lamentele, rimproverarlo aspramente e dirgli a chiare lettere che sta perdendo tempo. Ed eccoli poi raccontare un mucchio di storie, alcune vere, altre false, sulla caduta di uomini o donne, che si eran votati anch’essi a tal genere di vita in passato. Mai una volta, però, che parlino di chi è riuscito a perseverare.
Sì, lo riconosco: molti di quelli che hanno abbandonato il mondo solo in apparenza, sono poi caduti, e questo càpita ancor oggi. Siccome non hanno voluto lasciarsi guidare da un vero direttore spirituale, invece di diventare servi di Dio e suoi contemplativi, sono divenuti servi e contemplativi del diavolo, si sono rivolti all’ipocrisia e all’eresia, oppure sono caduti nella follia e in molti altri mali, a scandalo di tutta la santa chiesa.



Una breve giustificazione dell’autore del libro sul fatto
che tutti i contemplativi dovrebbero scusare pienamente
gli attivi che parlano o agiscono contro di loro


Qualcuno potrebbe pensare che io porto poco rispetto a Marta, questa santa del tutto particolare, paragonando le sue parole di rimprovero nei confronti della sorella a quelle degli uomini del mondo o viceversa. Sia ben chiaro che io non intendo affatto mancare di rispetto né a lei né a essi. Dio non voglia che io dica in questo libro qualcosa che possa gettar discredito su qualcuno dei servi del Signore, a qualunque grado appartenga, e in special modo su questa sua santa del tutto particolare.
Penso, infatti, che si debba comprendere e scusare appieno la sua lamentela se si considera il momento e il modo in cui la fece. La causa prima di tutto quel che disse, era la sua ignoranza. Non c’è da stupirsi se in quel momento. Marta non sapeva in qual modo Maria era occupata: credo proprio che non avesse sentito parlar molto in precedenza di una simile perfezione. Inoltre, quel che disse, lo disse in maniera cortese e succinta. Perciò la si deve considerare pienamente scusata.
Allo stesso modo, penso che questi uomini e queste donne del mondo che vivono nella vita attiva, hanno tutte le buone ragioni per essere scusati delle loro parole di rimprovero, cui si è accennato poco sopra. E non importa se si esprimono in maniera rude: bisogna tener conto della loro ignoranza. Come Marta sapeva ben poco di quel che sua sorella Maria stava facendo, quando lei si lamentava con nostro Signore, così le persone del nostro tempo sanno anch’esse ben poco o niente di quel che si propongono i giovani discepoli di Dio quando lascian da parte gli affari di questo mondo e si sforzano di diventare servi speciali di Dio in spirito di santità e giustizia. Che se invece lo sapessero, son proprio sicuro che non parlerebbero e non agirebbero a quel modo. Perciò penso che dobbiamo ritenerli scusati in qualsiasi caso: non conoscono alcun genere di vita migliore di quel che essi stessi vivono.
Inoltre, quando penso alle innumerevoli colpe che io ho commesso in passato, sia in parole che in opere, a causa della mia ignoranza, allora mi viene in mente che se voglio essere scusato da Dio per questi miei peccati d’ignoranza, anch’io devo aver pietà e misericordia per gli altri, scusando sempre quelle parole e azioni che derivano dalla loro ignoranza. Altrimenti, non farei certo agli altri quel che vorrei che essi facessero a me.

NON C’È un solo servitore di Dio oggi fra voi, che sia in grado di fare miracoli con le proprie capacità!



Figlia Mia. Dì per favore ai Nostri figli, che le Mie apparizioni fra voi sulla terra sono un grande regalo da parte di Dio Padre per tutti voi, perché grande è il Suo amore per voi. E’ per quest’amore che EGLI permette questi miracoli, affinchè ciascuno di voi trovi la strada verso di Me e verso Mio Figlio e possa incominciare così la via di ritorno verso casa al Padre Celeste.

Figli Miei. Siate gioiosi e felici perché l’ora della misericordia non è ancora finita e finchè perdura, Dio nostro Padre Celeste farà miracoli per i Suoi figli!

EGLI vi dona grazie con amore e con benedizione e mostra anche ai più increduli che NOI esistiamo, che NOI siamo qui per voi e spiega QUELLO che dovrà accadere, COME accadrà e PERCHÉ!

Aprite i vostri cuori per le Sue Parole! Apritevi al Suo amore! Accettate tutti i Suoi generosi regali! Non appena l’ora della misericordia sarà terminata, vi coglierà la giustizia e i castighi saranno grandi e pesanti per chi non ha accettato i doni del Signore!

Convertitevi quindi per tempo, perché il grande giudizio verrà e non vi resta più molto tempo.

Figli Miei. RegalateCi il vostro SÌ, salvatevi così dal diavolo e dalla dannazione eterna perché non appena la mano del Signore si abbatterà, essa colpirà tutti quelli che credono di poter vivere senza di LUI, il Padre Onnipotente.

Dichiaratevi quindi per Gesù e accettate il Sigillo del Dio Vivente. In questo modo resterete preservati dalle piaghe e da altre miserie e sofferenze ma potrete entrare nel Nuovo Meraviglioso Mondo! Quelli invece, che non accettano i miracoli che ora presto verranno, che parleranno contro le Mie apparizioni e cercheranno di portare lontano gli altri dall’unica vera via, che Noi annunciamo in questi e in altri messaggi, saranno responsabili davanti a Dio nostro Signore e grande sarà la loro punizione, se non si convertono per tempo.

Figli Miei. Credete e abbiate fiducia e accettate i Miei miracoli! Miracoli che Dio vostro Padre, permette per voi attraverso di ME, la Sua umile serva e altri Santi Servitori che NON vivono in mezzo a voi, ma che vivono al fianco del Signore, il nostro Padre Onnipotente.

Vi avvertiamo però anche riguardo ai falsi atti miracolosi dei vostri manipolatori lupi camuffati da agnelli, perché essi NON furono mandati da Dio, ma servono unicamente il diavolo, che li ha mandati per i suoi scopi egoistici sulla terra!

NON esiste oggi, fra voi, UN servitore di Dio che è in grado di compiere miracoli per proprie capacità personali!

Credete e abbiate fiducia e non lasciatevi abbagliare da falsi atti miracolosi perché sono opera del diavolo! Io, la vostra Santa Mamma Celeste vi avverto, perché chi si lascia ingannare da questa falsità è molto vicino all’inferno!

Abbiate fiducia soltanto in Mio Figlio e non negli uomini!

In profondo amore,
la vostra Mamma Celeste che vi ama.
Mamma di tutti figli di Dio e Madre della Salvezza. Amen


“Figlia Mia. I falsi sono pronti. Dì questo ai Nostri figli, perché bisogna che siano avvertiti.
Io ti amo, il tuo Gesù. Amen.”

Per condividere il Calice della Sofferenza con Cristo



“Concederò la Misericordia per i peccatori più incalliti in cambio del vostro dono della sofferenza. Questa è la Crociata di Preghiera per voi, se volete condividere il Mio Calice della Sofferenza. Recitatela, per tre volte, quando potete, ma preferibilmente durante ogni periodo di digiuno.” 

Mi prostro davanti a Te, caro Gesù, e ai Tuoi Piedi,  
per compiere ciò che vuoi da me, per il bene di tutti. 
Lascia che io condivida il Tuo Calice della Sofferenza. 
Accetta questo mio dono in modo che Tu possa salvare quelle povere anime che sono perdute e senza speranza. 
Prendi me, nel corpo, così che possa condividere il Tuo Dolore. 
Tieni il Mio Cuore nelle Tue Sante Mani  
e porta la mia anima in unione con Te. 
Attraverso il mio dono della sofferenza,  
lascio che la Tua Divina Presenza abbracci la mia anima,  
affinché Tu possa redimere tutti i peccatori  
e riunire tutti i figli di Dio nei secoli dei secoli.
Amen. 

Sono i miracoli delle apparizioni là dove una volta sono già avvenute!



La via che state percorrendo è pericolosa perché vi trovate nei pressi degli abissi dell’inferno. Quando la vostra ora giungerà, sarà facile per i demoni degli abissi spingervi nell’inferno, visto che ci siete già tanto vicini.

Figli Miei. Gesù viene e allora voi dovete essere preparati per LUI. Sua Madre compirà miracoli per illuminarvi, aprirvi gli occhi sugli avvenimenti che stanno per arrivare, perché una volta che il mondo andrà verso la sua fine, sarà troppo tardi per la vostra conversione. Questi miracoli convertiranno moltissime persone, ma anche questa volta, così come molte volte nella vostra storia, anche questi miracoli saranno messi in dubbio da quelli che vi vogliano allontanare dalla Verità, perché il vostro benessere non è il loro obiettivo, ma lo è il controllo e il potere su di voi con la reggenza dell’anticristo e del diavolo.  Tenetevi quindi pronti, perché quando questi miracoli accadono, voi dovete riconoscerli come tali. Sono le apparizioni miracolose là dove esse sono avvenute già in precedenza.

Figli Miei. Non ognuno di voi potrà vedere la vostra Madre della Salvezza, perché questo è riservato ai figli prescelti, però accadranno molte conversioni e molti le testimonieranno.

Figli Miei. Svegliatevi! Preparatevi! Non chiudetevi ancora di fronte alla Verità! Io il vostro Santo Padre Celeste ve ne prego, perché vorrei donare il Mio amore a tutti voi e vorrei vedervi liberati dall’odio, dalla miseria e dalla sofferenza.

Così sia.

In profondo e sincero amore,

il vostro Padre Celeste.

Creatore di tutto ciò che è.

Amen.

NEL FUOCO ETERNO SENZA AMORE



GLORIA DI DIO E’ L’UOMO VIVENTE


"Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, il figlio dell'uomo perché te ne curi?" (Sal 8,5). L'uomo è un gran mistero per lui stesso. Spesso esalta se stesso come norma assoluta di tutte le cose, oppure si abbassa fino al punto di disperare (GS 129. Con la sua arte e la sua industria egli ha operato meraviglie che allietano l'immaginazione; nello stesso tempo, però, la storia umana è anche un intreccio di peccati e di dolori, un implacabile susseguirsi di marosi che corrodono il rispetto dell'uomo verso se stesso. Grandezza e miseria, santità e colpa, speranze e timori contrassegnano il mistero della sua realtà. Ma la fede cattolica proclama che "tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all'uomo come a suo centro e a suo vertice" (GS 12). Ancor più, l'uomo è oggetto dell'amore di Dio stesso. "L'hai fatto poco meno di un dio, e di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani; tutto hai posto sotto i suoi piedi" (Sal 8,6-7).
Nel primo capitolo della Genesi, là dove il primo racconto della creazione del mondo raggiunge il suo vertice, Dio è raffigurato nell'atto di creare l'uomo quale corona e gloria di tutto quello che aveva fatto. "Allora Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza e domini..." (Gn 1, 26). Gran parte della Sacra Scrittura dalle prime pagine poetiche della Genesi, che annunciano tante verità fondamentali riguardanti l'umanità, sino ai Vangeli, nei quali gli uomini conoscono in Cristo molto più a fondo il segreto della loro natura, non è che una delucidazione del significato dell'uomo. Poiché l'uomo è `l'immagine di Dio', ciò che abbiamo detto di Dio ci aiuta a scoprire che cosa noi siamo; quello che noi sappiamo dell'umanità, ammaestrati e aiutati dalla fede, ci istruisce nei riguardi di Dio. Sia nel proprio essere individuale che nella sua realtà sociale l'uomo riflette Dio che l'ha fatto.
In ogni uomo vivente si fondono intimamente la realtà fisica e quella spirituale. Fatto "con polvere del suolo" (Gn 2,7), degli stessi elementi di cui si compone la terra, l'uomo è il portavoce e il sacerdote di tutta la realtà materiale. L'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. L'uomo è essenzialmente una creatura corporea, e non gli è lecito disprezzare la sua vita corporale. Come il corpo di Cristo è perfettamente santo per i cristiani. così pure vi è una sacralità nella dimensione corporea di ogni vita umana.
L' uomo tuttavia è maggiormente immagine di Dio nelle sue qualità specificamente umane. È il principio spirituale di ciascun uomo che fa di lui la carne vivente che egli è. È questo principio spirituale, o anima, che lo rende aperto alla comprensione e all'Amore infinito che l'ha chiamato alla vita. L'uomo non è un composto di corpo e di spirito, quasi si trattasse di due esseri distinti; non è soltanto un'anima che ha un corpo. Anima e corpo formano una singola persona vivente. L' anima non è estranea al corpo, al contrario, essa è il principio vitale che fa sì che il corpo sia la carne umana, una carne che deve essere cara all'uomo ed è parte del suo essere.
Nel Cristianesimo non c'è l'odio per la materia. Esso è una religione d'incarnazione. L'anima dell'uomo non è materiale, ma è creata per dare vita umana al corpo che costituisce con essa l'uomo vivente. L'anima dell'uomo non preesiste al corpo. Dio crea immediatamente ogni anima individuale al momento stesso in cui la persona umana comincia ad essere. Nemmeno è destino dell'uomo di vivere per sempre semplicemente come un'anima, allorché la morte dissolve il corpo. È vero, l'anima continua ad esistere come realtà spirituale dopo la morte di una persona e Dio chiama a sé gli uomini e sostiene in lui il loro essere e la loro gioia prima della risurrezione finale (cf Fil 1,23). Ma la salvezza di un uomo non è la salvezza dell'anima soltanto, ma quella di tutto l'uomo, ed essa sarà completa soltanto nella risurrezione del corpo, e nella vita di uomini pienamente viventi, riuniti insieme nella gioia del Signore.

(Tratto dalla rivista mensile “Papa Giovani” – Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani)

mercoledì 22 gennaio 2020

Il Mistero dell’Iniquità




Solo lei può aiutarvi!

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D) Il Nuovo Ordine Mondiale ‘Giudeo’-Massonico

Già nel 1730, in un libro pubblicato a Bruxelles col titolo Il Segreto  della Massoneria si può trovare la proposizione fondamentale e  programmatica della Massoneria: “Lo scopo finale della Massoneria è la  creazione di una Repubblica Mondiale.”22 Nel 1737, un portavoce della  Gran Loggia di Francia dichiarò che il compito della Massoneria era  quello di creare ‘una nazione spirituale’ composta da tutti i cittadini di  tutte le nazioni del mondo, poiché: “il mondo è una grande repubblica,  nella quale ogni nazione è una famiglia ed ogni abitante è un figlio.”23  L’idea di una ‘repubblica mondiale’ non veniva intesa come una metafora,  bensì come un’entità tangibile e globale – un unico governo mondiale.  Il 17 febbraio 1950, James P. Warburg, esponente della potente  famiglia dei banchieri Warburg, dinanzi ad una Commissione senatoriale  degli Stati Uniti, affermò: “otterremo il governo mondiale, che lo  vogliate o meno. Se non lo otterremo col consenso, ce lo prenderemo  per conquista.”24 Nella sua autobiografia del 2002, David Rockefeller  dichiarò apertamente: “alcuni ritengono che facciamo parte di una  setta segreta cabalistica che opera contro gli interessi degli Stati Uniti  … e che cospira in tutto il mondo per costruire una struttura politica ed  economica più integrata – un unico ordine mondiale, se volete. Ebbene,  se questa è l’accusa, io mi dichiaro colpevole, e ne sono orgoglioso.”25  Non si tratta comunque solo di un progetto personale di David Rockefeller o dei suoi amici, ma di un vero e proprio obiettivo dichiarato  della Massoneria. Nell’edizione del settembre 1950 della rivista New  Age Magazine, pubblicazione ufficiale della Giurisdizione Meridionale  del 33° Livello della Massoneria di Rito Scozzese, apparvero le seguenti  parole di C. William Smith, di New Orleans (si tratta di un evidente  proclama degli obiettivi a lungo termine della Massoneria): “Il progetto  di Dio è rivolto ad unificare tutte le razze, le religioni e i credi. Questo progetto è dedicato a creare un nuovo ordine  di cose, a far sì che tutte  le cose si rinnovino – una nuova nazione, una nuova razza, una nuova  civiltà e una nuova religione definita la religione della “Grande Luce”.  Smith prosegue così (enfasi aggiunta): 

“La provvidenza ha scelto la razza Nordica per realizzare la ‘Nuova Età’ del mondo — un ‘Novus Ordo Seclorum’ … il grande progetto di Dio per l’America è quello di portare l’alba di la Nuova Età per il mondo”26 (enfasi aggiunta).

Il concetto di New Age [“Nuova Età”] venne elaborato e camuffato  come dottrina pseudo-cristiana da Samuel Zane Batten, nel suo libro New World Order [“Il nuovo ordine mondiale”] (1919). Venti anni dopo,  nel suo libro The New World Order  (1939), H.G. Wells reintrodusse  questo concetto nella sua nuova veste laica di socialismo all’occidentale.  Per poter cominciare a comprendere quanto sia vicina la realizzazione  di quel progetto per una “Nuova Età per il mondo”, per un nuovo ordine  mondiale, basta leggere le parole profetiche pronunciate dall’ex primo  ministro d’Israele, David Ben-Gurion, pubblicate il 16 gennaio 1962  dalla rivista Look: 

Ecco come mi immagino il mondo nel 1987: La Guerra Fredda sarà una cosa del passato. La pressione interna per una  maggiore libertà d’opinione, chiesta a gran voce da una sempre più  incalzante intellighenzia russa, e quella delle masse per l’aumento del loro stile di vita, porterà ad una graduale democratizzazione  dell’Unione Sovietica. D’altra parte, la crescente influenza degli  operai e degli agricoltori, nonché l’ascesa politica degli uomini di scienza,potrebbero trasformare gli Stati Uniti in un paese socialista, con un’economia pianificata. L’Europa Occidentale e  quella dell’Est diventeranno una federazione di stati autonomi,  con governi Social-democratici. Ad eccezione dell’URRS, in quanto  stato federato Euroasiatico, tutti gli altri continenti si uniranno in  un’alleanza mondiale, a disposizione della quale vi sarà una forza di polizia internazionale. Verranno aboliti tutti gli eserciti e non vi saranno più guerre. A Gerusalemme, le Nazioni Unite (unite  per davvero) costruiranno un tempio dei Profeti a disposizione  dell’unione federata di tutti i continenti; qui avrà sede la Corte 

Suprema dell’umanità, che risolverà tutte le controversie tra i continenti federati, come profetizzato da Isaia. L’istruzione  superiore sarà diritto di ogni persona al mondo. Una pillola per  prevenire le gravidanze rallenterà l’esplosiva crescita demografica  naturale attualmente in corso in India e in Cina. Per il 1987,  l’aspettativa media di vita per gli uomini raggiungerà i 100 anni. 

Nel 1962 David Ben-Gurion ci aveva già detto, più o meno, che la  Guerra Fredda si sarebbe conclusa (“La Guerra Fredda sarà una cosa  del passato.”) quindi fu davvero una messa in scena, dopo tutto, come  diversi analisti geopolitici hanno già evidenziato.27 Ben-Gurion parlava  nel 1962 di una “graduale democratizzazione dell’Unione Sovietica”,  e nel 1987 Gorbaciov parlò “dell’arrivo della democrazia nell’Unione  Sovietica.”28 Nel 1991 accadde tutto secondo copione – come avrebbe  rivelato poi il Generale Alexander Lebed.29 “L’Europa Occidentale e l’Europa dell’Est diventeranno una federazione di stati autonomi con  governi Social-democratici.” L’Europa Occidentale e quella dell’Est sono  diventati veramente una “federazione di stati autonomi”, l’Unione  Europea, che diventerà a tutti gli effetti un superstato socialista, quando il Trattato di Lisbona avrà pienamente effetto. Quando questo accadrà,  l’Unione Europea diventerà esattamente ciò che Mickhail Gorbaciov  aveva predetto: “il nuovo Soviet Europeo.” L’URRS è già da tempo  diventata una “nazione Eurasiatica federata”, la Comunità degli Stati Indipendenti. 
Gli Stati Uniti d’America si stanno attualmente trasformando in uno  stato assistenzialista e totalitario, con un’economia programmata dal  governo. È proprio ciò che disse Mikhail Gorbaciov in un’intervista del  2009 a Russia Today sulla nuova perestroika americana del Presidente Barack Obama. Grazie al “salvataggio” delle istituzioni finanziarie al  tracollo da parte del presidente G.W. Bush e grazie alla legislazione  economica di Barack Obama, la ricchezza degli Stati Uniti sta  venendo trasferita dal settore privato al governo federale, e da questo direttamente nelle mani dell’establishment finanziario. Si tratta di corporativismo, cioè una privatizzazione monopolistica dello stato. 

La fusione delle istituzioni private con lo stato, quel che Mussolini  aveva descritto come l’essenza stessa del Fascismo, è cominciata con la  creazione del sistema bancario della Federal Reserve, ma il processo si è  andato velocizzando rapidamente negli ultimi 10 anni, ed è ormai quasi  concluso. Gli Stati Uniti hanno seguito il percorso predetto da Friedrich  Hayek nel suo libro del 1944 The Road to Serfdom [“La strada verso la  servitù”] nel quale l’economista prevedeva l’ascesa di uno stato fascista  in America – ma grazie a Ben-Gurion sappiamo che tutto questo era  stato programmato e pianificato da tempo. 
Lo stadio successivo nella rivoluzione avverrà con il completamento  del Nuovo Ordine Mondiale: la creazione di una Repubblica Mondiale  governata dalle Nazioni Unite, un ente che Ben-Gurion descrisse come  “un’unione federata di tutti i continenti”, il cui Tribunale Supremo avrà  sede a Gerusalemme. Quando questo avverrà, avrà inizio una New Age  del tutto atea: una nuova civiltà  – una nuova nazione globale, una  nuova razza creata eugeneticamente, una nuova religione MassonicoLuciferina – in breve, un Nuovo Ordine Mondiale.
Nel dicembre 2009, durante una conferenza delle Nazioni Unite a  Copenhagen, è stata presentata la bozza di un trattato, apparentemente  legato ai “mutamenti climatici”, che in sostanza propone un “governo  mondiale” e una tassazione a livello globale, della quale si occuperebbero direttamente la Banca Mondiale / il Fondo Monetario Internazionale,  che presteranno poi quei soldi alle nazioni più povere del pianeta a tassi  d’interesse usurari. In caso d’insolvenza, i pagamenti verranno garantiti dall’intervento di una forza di polizia mondiale.30 Si tratterebbe già dell’inizio della Repubblica Mondiale Massonica, dell’ “Unico Mondo”  di David Rockefeller, dell’“unione Federata di tutti i continenti” di cui  parlava Ben-Gurion e quindi del Nuovo Ordine Mondiale di Gordon  Brown e George H. W. Bush. Termini come “governo mondiale” e “Nuovo  Ordine Mondiale” non indicano una limitata forma di governance in  comune, accettata grazie a trattati siglati da stati sovrani e paritari,  bensì di un vero e proprio governo mondiale come quello di cui parlò  David Rockefeller durante il meeting del gruppo Bilderberg nel 1991,  a Baden, in Germania: Rockefeller parlava di un “governo mondiale”  come “nostro progetto per il mondo” – “la sovranità sovrannazionale di  un’elite intellettuale e dei banchieri mondiali” che sostituirà del tutto “l’autodeterminazione dei popoli degli ultimi secoli.”31
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Padre Paul Kramer

ALLA SCUOLA DELL'AMORE



IL MISTERO DELLA VISITAZIONE


Una visita personale

È un mistero dolcissimo. È il mistero della carità di Maria che va da sua cugina Elisabetta, per assisterla negli ultimi mesi della sua gravidanza. Mistero della carità di Maria, che è un continuo venire ad ogni anima, per assistere ogni anima nel suo cammino verso Dio.
Come Nostro Signore, anche Maria Santissima nei suoi misteri vive una missione, che non termina se non con la fine del tempo. Non solo la grazia di quella carità che porta la Regina del cielo dalla cugina Elisabetta si fa presente oggi nella Chiesa per ogni anima, ma, di più, si fa presente la visita stessa della Vergine ad ogni anima.
Nella sua vita terrena la Vergine, come noi, era condizionata dal tempo e dallo spazio; non poteva nel medesimo tempo andare da Elisabetta e rimanere con Giuseppe o andare al Tempio di Gerusalemme, vivere cioè in molteplici luoghi, come molteplice invece poteva essere il desiderio dell’anima sua di soccorrere tutti coloro che potevano avere bisogno di lei. Così anche Gesù. Non appare nel Vangelo che nella sua vita mortale abbia voluto usare del dono di una bilocazione, ad esempio: anche lui se era a Betlemme non era a Nazaret, se era a Gerusalemme non era in Samaria. Condizionata come noi, Maria non poteva vivere che in un solo luogo, non poteva vivere che un solo atto di amore.
Non così dopo la sua glorificazione. Come il Cristo dopo la sua risurrezione gloriosa si fa presente ad ogni anima, si unisce a ciascuno di noi e vive in ognuno di noi “Dimorate in me ed io in voi”, dice Gesù, così la Vergine; ella è là dove ama, ella è dunque in un continuo visitare ciascuno di noi, nella sua carità. Non è soltanto una presenza di ricordo, non è soltanto una presenza spirituale come potrebbe essere la presenza, in noi, del nostro affetto e del nostro amore per tutti coloro che amiamo. Non è così, è una presenza reale; la Vergine non è più condizionata né dal tempo né dallo spazio. Ella vive soltanto la pienezza di un amore, che rende possibile alla sua natura di donna glorificata di vivere con ciascuno di coloro che ama, di vivere venendo a ciascuno che ama. Perché la visita di Maria Santissima, non più legata ai luoghi, ma legata alle anime, viene a ciascuna anima che particolarmente è disposta ad accoglierla.

don Divo Barsotti

PREGHIERA ALLA TRINITÀ DELLA TERRA



(Padre Giuseppe Antonio Patrignani, dal "Devoto di San Giuseppe", 1707)
O Gesù, Maria e Giuseppe, Famiglia Santa, Famiglia benedetta: "sopra tutte le altre benedetta, famiglia piccola, ma molto eccelsa", vi dirò con il vostro devoto San Bonaventura.
Vi venero umilmente perché siete stata sulla terra un ritratto di quell'invisibile, eterno e divino Ternario del cielo. Per questo, chi conversa con Gesù, Maria e Giuseppe sulla terra, ha una garanzia sicura di essere poi ammesso a conversare con il Padre, e con il Figlio e con lo Spirito Santo nel cielo.
Fate, dunque, che io non mi separi mai dalla vostra santissima e dolcissima conversazione; fate che io stia sempre attento ad imitare quella vita celeste che, insieme, conduceste nel mondo. Assistetemi sempre in vita, e molto più nell'ora della mia morte. Gesù, Giuseppe e Maria, state sempre in mia compagnia. Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nella mia morte. Amen.

MISTICA CITTA’ DI DIO



Vita della Vergine Madre di Dio


SUOR MARIA DI GESÙ DI AGREDA (1602-1665)


L'esame dell'Inquisizione

Nelle pagine precedenti abbiamo fatto allusione varie volte all'interrogatorio dell'Inquisizione cui fu sottoposta la Venerabile. L'Inquisizione spagnola aprì il processo per la prima volta nei confronti della Venerabile nel 1635. Però per il momento sembra che si fosse limitata a fare alcune domande a diversi testimoni e informatori, lasciando la cosa in sospeso per molti anni.
Però nel 1649 si riprende l'esame. Al trinitario p. Antonio Gonzalo del Moral si comanda di andare ad Agreda come censore del Santo Ufficio e di interrogare la Venerabile davanti al notaio sulla base di un questionario di ottanta domande, la maggior parte delle quali si riferisce ai suoi sospetti viaggi nelle Indie. Suor Maria riconosce che negli anni delle «esteriorità», avendo sentito parlare dell'evangelizzazione degli indios, credeva a volte di essere trasportata lì e di predicare loro; però sempre nutrì dubbi sulla realtà di tali fatti. D'altra parte, Benavides e altri padri rispettabili diedero il fatto per inconcusso e le fecero firmare il famoso Memoriale. La spaventarono dicendole «che poteva cadere nell'eresia di Pelagio, attribuendo alla natura ciò che era soprannaturale». «Mi arresi - dice - più all'obbedienza che alla ragione». Nelle risposte della Venerabile vediamo il giudizio che molti anni dopo si era formato sul periodo delle «esteriorità». Raccontando i favori che gli angeli le facevano, i confessori le ordinavano per obbedienza di domandare il nome di detti angeli, e ne disse alcuni.
Per quel che si deduce dall'interrogatorio, tutta la questione dei viaggi nelle Indie ebbe origine da una lettera del p. Francesco Andrea della Torre, direttore della Venerabile, all'arcivescovo del Messico, don Francesco Manso di Zùniga, nella quale gli diceva di verificare se nel Nuovo Messico sapessero di una monaca che andava facendo conversioni. Più tardi giunse di lì fra Alfonso di Benavides, dicendo che, effettivamente, era stata vista e dava particolari.
Egli redasse un Memoriale che fu diffuso largamente. Alla domanda del censore perché avesse firmato il Memoriale di Benavides, suor Maria dichiarò che quando firmò era turbata, e può affermare che così firmò quel che non sapeva, e pensava che lei sbagliasse ed essi avessero ragione: al vedersi davanti tanti padri non seppe fare altro. Aggiunse che i frati e le monache disposero il quaderno come vollero, e fecero poco caso al suo timore. Dicevano che aveva timori imprudenti e scrupolosi.
Infine, suor Maria aggiunse che, circa la questione del suo essere andata nelle Indie, più di una volta pensò di fare una dichiarazione sincera per iscritto, vedendo che ne parlavano in maniera diversa, e in alcune cose ingigantivano la verità; però, credendo che il tempo l'avrebbe fatto dimenticare, pose tutta la sua cura nel bruciare le carte che aveva scritto.
Il censore fr Antonio Gonzalo del Moral, trinitario, chiude il processo facendo una dichiarazione sopra l'alto concetto che si era formato dell'interrogata e scusando la faccenda del suo essersi recata nelle Indie per le circostanze ampiamente descritte.
Occorre domandarsi ora che cosa mosse l'Inquisizione a proseguire una causa che per molti anni era rimasta semi-dimenticata. Pare che l'occasione fu la seguente: il duca di Hijar era stato processato per congiura contro il re, e durante il processo presentò, a modo di discolpa, una lettera della Venerabile. Anche il p. Monteron, francescano, era stato messo in prigione, perché nei suoi discorsi parlava di rivelazioni che annunciavano disgrazie a danno del re. Di fatto, nell’interrogatorio si fecero domande alla Venerabile sulle sue relazioni con il duca di Hijar e con il p. Monteron.

di Suor Maria di Gesù
Abbadessa del Monastero dell’Immacolata di Agreda dell’Ordine dell’Immacolata Concezione

FUGGITA DA SATANA



MICHELA 

La mia lotta per scappare dall'Inferno


Di ritorno a Trigoria

Di giorno in giorno le mie condizioni fisiche peggioravano. Sentivo dolori dappertutto, avevo la sensazione che qualcuno mi rompesse le ossa adagio adagio, non riuscivo a dormire. E poi avevo il problema della cocaina: ne ero ormai dipendente e la mancanza delle mie dosi quotidiane mi provocava una terribile crisi d'astinenza. Andai dal mio medico di base e mi feci dare quindici giorni di malattia, per potermi togliere un po' di torno.
A Chiara, che sentivo di frequente, continuavo a dire che volevo lasciare il lavoro per andare a fare volontariato e la pregavo di accogliermi in comunità. Lei però - come mi ha raccontato successivamente - si era resa conto che in realtà facevo parte di una setta e che ero stata mandata per distruggere Nuovi Orizzonti.
L'esperienza con tanti giovani in difficoltà l'aveva resa particolarmente sensibile. Per di più nei mesi precedenti, su 24 ragazzi che aveva accolto in comunità, ben 20 avevano avuto in vario modo a che fare con gruppi di satanisti. Dunque riscontrava in me alcune caratteristiche che le permettevano di intuire quale fosse il mio reale problema al di là di ciò che mostravo e raccontavo.
Isuoi sospetti l'avevano spinta a fare qualche sondaggio - sia con il vescovo che seguiva Nuovi Orizzonti, sia con padre Raffaele, un prete esorcista - per consigliarsi con loro su come comportarsi nei miei riguardi. Ambedue si erano mostrati concordi con quanto da lei proposto: avere sì una certa cautela ma fare di tutto per aiutarmi a uscire dalla trappola infernale che mi aveva imprigionata. Di fatto Chiara si era accorta che io stavo vivendo una situazione di morte dell'anima, di disperazione e anche di vero e proprio pericolo. Facendo finta di nulla con me, aveva deciso di agire su due livelli: protezione della comunità, per evitare che io potessi fare del male a lei e agli altri, ma anche amore nei miei confronti.
Sempre con la scusa di voler tornare in comunità per approfondire la mia esperienza di quello che facevano, concordai con Chiara che il 17 gennaio sarei rientrata a Trigona. A lei però avevo detto che mi erano stati concessi alcuni giorni di ferie, non che avevo spedito al mio datore di lavoro il certificato di malattia. All'alba caricai un po' di roba in macchina e mi misi in viaggio. La cosa strana era che nella cintura continuavo a tenere il coltello a serramanico con il quale avrei dovuto ucciderla. C'era in me come un conflitto tra il desiderio di uscire dalla setta e poter vivere anch'io in comunità e la forza diabolica che comunque, volente o nolente, mi teneva sottoscacco.
Nel pomeriggio arrivai in comunità e, secondo la definizione di Chiara, «è cominciato il film L'esorcista». Io infatti, della decina di giorni fra il 17 e il 27 gennaio, ricordo ben poco: quasi tutto quel che so mi è stato descritto da lei stessa e dai pochi altri che furono testimoni della girandola di fuochi d'artificio che i demoni suscitavano dentro di me. In pratica io ero scissa fra le presenze che dominavano la mia volontà e il desiderio del mio cuore di liberarsi; c'era la parte posseduta che voleva distruggere Chiara e Nuovi Orizzonti e la parte cosciente che aveva cominciato un cammino di conversione e desiderava salvarsi definitivamente.
Appena entrata in casa, Chiara mi abbracciò di nuovo con affetto, mostrandomi tutta la sua accoglienza. Se il primo abbraccio è stato capace di sciogliere il mio cuore, subito dopo il secondo abbraccio (forse proprio perché in cuore mio ero tornata per iniziare un cammino di conversione e aprire il mio cuore all'Amore di Dio), è successo di tutto e di più. Nell'attimo stesso in cui Chiara mi ha abbracciato i demoni a cui mi ero consacrata sono letteralmente "esplosi". Io mi sono completamente trasformata: contorsioni del corpo, il volto sfigurato, lo sguardo carico d'odio. E poi, al posto della mia, parlavano diverse voci maschili non umane, qualcuna metallica, qualcuna cavernosa. Gli spiriti demoniaci che erano in me hanno cominciato a inveire contro di lei: «Maledetta, era nostra, era completamente nostra. Adesso pensi che sei arrivata tu e in pochi giorni potrai strapparcela? Ti illudi, perché lei ci appartiene e non la lasceremo. Non avrà scampo, la uccideremo e uccideremo anche te, e poi distruggeremo tutta la comunità».
A quel punto ha iniziato a evidenziarsi una forza che mi faceva sollevare da terra, mi prendeva e mi scagliava contro gli spigoli del muro e della finestra. Chiara aveva già assistito a simili episodi e dunque non tentava di contrastare questa forza con la forza fisica (i ragazzi della comunità, per quanto forti fossero, non riuscivano a tenermi), ma pregava con altrettanto vigore. Ogni tanto tornavo a essere cosciente e non ricordavo nulla di ciò che era accaduto, ma cercavo di dirle i veri motivi per cui ero arrivata a Nuovi Orizzonti. In un momento di temporanea calma mi ha portato in camera sua, per evitare che gli altri ragazzi si spaventassero nel veder la rabbia degli spiriti che si manifestava attraverso di me. Lì ho sentito che potevo aprirle il mio cuore e ho iniziato a rivelarle che appartenevo a una setta satanica e che mi stavo rendendo conto che non volevo più continuare quel tipo di vita. Le ho raccontato alcune cose che avevo combinato tra cui la mia consacrazione a Satana e l'ho pregata di aiutarmi a uscire da questa esperienza infernale nella quale ero rimasta incastrata.
Per riuscire a dirle tutto questo ci sono però volute alcune ore, perché appena iniziavo a raccontare qualcosa della setta e di quello che avevo fatto si manifestavano queste pesanti "interferenze", contrastate a loro volta dalla preghiera di Chiara e di un'altra responsabile della comunità che nel frattempo era sopraggiunta. La forza che governava il mio corpo cercava costantemente di aggredire Chiara e di farmi sbattere violentemente con la testa sulle pareti in modo da uccidermi.
Continuavo comunque a percepire dentro di me un accavallarsi di emozioni. Verso Chiara provavo un sentimento di amore-odio che non riuscivo a spiegarmi razionalmente: la vedevo come una persona pericolosa per la setta, ma anche come colei che avrebbe potuto salvarmi la vita. Avevo paura di dirle tutta la verità, perché temevo che la setta mi avrebbe ammazzata, ma nello stesso tempo mi sentivo voluta bene così come ero, come se sapesse tutto di me e non mi giudicasse affatto per tutto quello che avevo combinato.