mercoledì 16 dicembre 2020

INVOCAZIONI A NOSTRA SIGNORA DEL PERPETUO SOCCORSO

 


O Madre del Perpetuo Soccorso, a Te il cui solo nome ispira fiducia. Madre d'amore, venite, venite nel mio soccorso! Nel momento pericoloso della tentazione, perché io resista.

Venite in mio aiuto, o Madre benevola


Quando avrò avuto la sfortuna di peccare, mi rialzerò.

Venite in mio aiuto, o Madre benevola




Se qualche legame funesto mi incatena al servizio del demonio, per spezzarlo.

Venite in mio aiuto, o Madre benevola



Contro le seduzioni del mondo, le compagnie pericolose e i libri dannosi.

Venite in mio aiuto, o Madre benevola



Se vivo nella tiepidezza, per rianimarmi. Nella ricezione dei sacramenti e nel compimento dei doveri della pietà cristiana.

Venite in mio aiuto, o Madre benevola



In tutte le prove e i lavori della vita.

Venite in mio aiuto, o Madre benevola



Contro la mia stessa incoerenza, e per perseverare fino alla fine.

Venite in mio aiuto, o Madre benevola



Perché vi ami, vi serva e vi invochi sempre.

Venite in mio aiuto, o Madre benevola



affinché inclini il prossimo ad amarvi, a servirvi e ad invocarvi.

Venite in mio aiuto, o Madre benevola



O Madre mia, fino al mio ultimo giorno, fino al mio ultimo respiro!

Si chiede ciò che si vuole raggiungere.


PREGHIERA

O Santissima Vergine Maria, che per ispirarci una fiducia senza limiti, avete voluto prendere il dolcissimo nome di «Madre del Perpetuo Soccorso», io vi supplico di soccorrermi in ogni tempo e in ogni luogo: nelle mie tentazioni, dopo le mie cadute, nelle mie difficoltà, in tutte le miserie della vita e soprattutto nella trance della morte. Concedetemi o amorevole Madre! il pensiero e l'abitudine di ricorrere sempre a Te; perché sono certo che se sarò fedele nell'invocarvi, voi sarete fedele nel soccorrermi. Ottenga dunque questa grazia delle grazie, la grazia. di supplicarvi incessantemente con la fiducia di un figlio, affinché per la virtù di questa supplica costante ottenga il vostro Perpetuo Soccorso e la perseveranza finale. Beneditemi, o madre tenera e premurosa! e pregate per me ora e nell'ora della mia morte. Così sia.


GIACULATORIA

O Madre del Perpetuo Soccorso addolorato. Concedetemi il vostro onnipotente aiuto e fate che io ve lo chieda senza sosta. Così sia.

O Madre del Perpetuo Soccorso! Proteggete anche coloro che amo: il Santo Padre, la Chiesa, la mia patria, la mia famiglia, i miei amici e nemici, tutti i peccatori e infine le anime del Purgatorio. Venite nel vostro soccorso. Così sia.




Guai a quei Capi Pastori e Pastori infedeli, che per la loro attitudine indifferente, alcuni, e la mancanza di carattere di altri, permetteranno la distruzione della mia Chiesa

 


13 dicembre 2020 - Appello urgente di Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote ai Pastori del Suo Gregge. Messaggio a Enoch.


La comunione nella mano non viene da Me


“Figli miei, la mia Pace sia con voi.

Pastori del mio Gregge, la tristezza e la solitudine mi travolgono, al vedermi tradito da tanti di voi, che dall'interno stanno distruggendo la fede del mio Popolo e distruggendo la mia Chiesa. Come Sommo ed Eterno Sacerdote, mi duole e rattrista vedere quanti dei miei Sacerdoti e Ministri mi distribuiscono sacrilegamente, dandomi nella mano al mio Popolo con il pretesto, secondo essi, di evitare di contrarre un virus che è già più un complotto e un attacco diretto alla mia Chiesa per distruggerla. La comunione nella mano non viene da Me; È stata introdotta dalla Massoneria Ecclesiastica, attraverso il cosiddetto Master Plan, che mira alla distruzione della mia Chiesa. Questo è il fumo del mio avversario che si è infiltrato nella mia Chiesa, dopo il Concilio Vaticano Secondo.

Figli prediletti, che tristezza provo nel vedere che soltanto nei miei Templi c'è il pericolo di contagio, secondo molti di voi e secondo i nemici della mia Chiesa. Nelle altre attività della vita umana ci sono agglomerati di persone, senza tenere distanze e con il minimo di protocolli, e lì non c'è pericolo di essere contagiati; soltanto nei miei Templi e nelle mie attività religiose c'è la censura; nei miei Templi ci sono distanze e severità nei protocolli, e la cosa più triste è vedere quanti dei miei Amati tacciono per paura e permettono un così vile inganno e calpestio del mio Gregge.

Il Calvario della mia Chiesa è iniziato, lacrime di sangue sgorgano dai miei occhi nel vedere il tradimento che sto ricevendo da molti dei miei Pastori che affermano di essere miei familiari! I nemici della mia Chiesa cospirano contro di essa, e molti di voi codardamente tacete; altri con la loro attitudine seguono il gioco dei cospiratori. Se la mia Chiesa continua così, il mio Santo Sacrificio presto scomparirà; così si adempie ciò che è scritto nel Libro di Daniele 12, 11 che parla della sconsolante desolazione del Tempio.

Guai a quei Capi Pastori e Pastori infedeli, che per la loro attitudine indifferente, alcuni, e la mancanza di carattere di altri, permetteranno la distruzione della mia Chiesa; in verità vi dico, avete già ricevuto la vostra paga! Ricordate cosa dice la mia Parola: Guai ai pastori che lasciano che le mie pecore si perdano e si disperdano! Avete disperso le mie pecore, le avete fatte fuggire e non vi siete presi cura di esse. Ebbene, mi prenderò cura di castigare le vostre cattive azioni (Geremia 23. 1,2).

Oggi i nemici della mia Chiesa cospirano contro di Essa, protetti dal pretesto di una pandemia e aiutati da tanti dei miei pastori che con il loro atteggiamento li stanno aiutando a distruggere la fede del mio Popolo. Molti dei miei pastori stanno chiudendo i miei templi e altri mi stanno distribuendo in modo sacrilego. L'apostasia sta aumentando a causa dell'atteggiamento di molti dei miei pastori, quello che stanno facendo è che le mie pecore si disperdano. Pastori infedeli, sono la Via, Verità e Vita! In ogni sacrificio incruento della mia Santa Messa, sono Vivo e Reale, spiritualmente in mezzo a voi e al mio popolo; quindi: se sono con voi, chi può esservi contro? La forza della preghiera del mio popolo non inquina, al contrario, guarisce e libera; la fede e la preghiera del mio popolo fedele è il miglior antidoto a qualsiasi virus o pandemia. Pastori del mio Gregge, riaprite i miei Templi affinché il mio Popolo fedele venga ad adorarmi; non diventate Rei di Colpa, col fare il gioco dei nemici della mia Chiesa, in modo da non avere a lamentarvi un domani!

La mia Pace vi lascio, la mia Pace vi do. Pentitevi e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino.

Vostro, Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote.

«La vera minaccia per la Chiesa … viene … dalla dittatura universale di ideologie apparentemente umanistiche, contraddire le quali comporta l’esclusione dal consenso di base della società.

 


 «L’annuncio della verità è un servizio che la Chiesa offre alla società, aprendo nuovi orizzonti di futuro, di grandezza e dignità»: queste parole di Papa Benedetto in Portogallo rivestono oggi un’importanza decisiva nel contesto drammatico in cui stiamo vivendo. Sembra che se da un lato stia finendo un’epoca storica e culturale che non pare avere più consistenti ragioni da offrire alle nuove generazioni, dall’altro questa nascita che tutti auspichiamo (quel «cambiamento d’epoca» da tanti preannunciato, con timore o speranza) è ancora orfana di autentici riferimenti. In questo contesto personalmente non credo che la spinta propulsiva del cristianesimo si sia arrestata. Anzi, sembra sempre più l’unica ragione adeguata per continuare il cammino della umanità. E se sono forti i contrasti e le opposizioni, in nome di una libertà assoluta e di una autonomia gelosamente riaffermata, nondimeno i fattori fondamentali e creativi sono tutti presenti nel cristianesimo storicamente esistente. Lo ricordava con commozione Pasternak: «Torniamo al nostro discorso. Dicevo che bisogna essere fedeli a Cristo. Mi spiego meglio. Voi non capite che si può essere atei, si può non sapere se Dio esista e per che cosa, e nello stesso tempo sapere che l’uomo non vive nella natura, ma nella storia, e che, nella concezione che oggi se ne ha, essa è stata fondata da Cristo, e che il Vangelo ne è fondamento. Ma che cos’è la storia? È un dar principio a lavori secolari per riuscire a poco a poco a risolvere il mistero della morte e a vincerla un giorno. Per questo si scoprono l’infinito matematico e le onde elettromagnetiche, per questo si scrivono sinfonie, ma non si può progredire in tale direzione senza una certa spinta. Per scoperte del genere occorre una attrezzatura spirituale, e in questo senso, i dati sono già tutti nel Vangelo». Fa impressione leggere – come mi è capitato di incontrare nell’ultima biografia di Papa Benedetto scritta da P. Seewald – questa affermazione: «La vera minaccia per la Chiesa … viene … dalla dittatura universale di ideologie apparentemente umanistiche, contraddire le quali comporta l’esclusione dal consenso di base della società. Cento anni fa chiunque avrebbe ritenuto assurdo parlare di matrimonio omosessuale. Oggi coloro che vi si oppongono sono socialmente scomunicati. Lo stesso vale per l’aborto e la produzione di esseri umani in laboratorio. La società moderna intende formulare un credo anticristiano: chi lo contesta viene punito con la scomunica sociale. Avere paura di questo potere spirituale dell’Anticristo è fin troppo naturale…». Fa impressione come sgomenta il vedere l’esultanza di chi applaude l’approvazione della legge sull’aborto in Argentina, o l’insistenza con cui si vorrebbe una legge analoga per San Marino, o lo scandalo per chi afferma che la RU486 è mortale per le donne (senza rendersi conto che un «medicinale» che, come risultato, uccide la creatura nel grembo della mamma, si fa fatica a non ritenerlo un «veleno» - suvvia, basterebbe un poco di ragione che spazzi via l’ideologia che ottenebra le menti). Continuando con le affermazioni di Ratzinger, mi ha colpito questo pensiero: «L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo…» Che cosa potrà mai cambiare questo processo che sembra sempre arretrare senza che si pensi di terminarlo, che sembra avere tanti seguaci e promoters soprattutto tra i giovani benestanti e rampanti? Perché sembra che la via della menzogna e del cinismo sia inarrestabile, ovvia, «moderna»? Non sarà necessario che il fuoco portato da Cristo ritorni a infiammare il cuore e le braccia degli uomini di oggi, rese allora capaci di creare quella civiltà della verità e dell’amore che s. Giovanni Paolo II ha indicato al mondo di oggi, e che il cinquantenario della presenza di Comunione e Liberazione a San Marino ci ha riproposto risvegliando entusiasmo e commozione? P.S. per finire, in compagnia con Petr Iljic Ciajkovskij: «Oh se gli uomini fossero Cristiani, non soltanto di nome bensì nella concretezza dei fatti! Se tutti fossero compenetrati delle semplici verità della dottrina cristiana! Questo, purtroppo, non sarà mai, perché altrimenti il regno dei cieli sarebbe vicino. Tuttavia, sembra che siamo al mondo soltanto per combattere senza tregua contro i malvagi, inseguire l’ideale, lottare per la verità e non mai raggiunger la meta… Comincio ad amare Iddio, - ciò che finora non mi era possibile. Ho ancora molti dubbi e non smetto di far tentativi per arrivare a comprendere l’impenetrabile coi mezzi della mia debole ragione. Tuttavia la voce della verità divina si fa sentire sempre più forte. Che indescrivibile consolazione inchinarsi alla saggezza di Dio!»

Don Gabriele Mangiarotti

La “civiltà dell’amore” rimpiazza la conversione dei pagani

 


La Battaglia  Finale del Diavolo

Dopo il Vaticano II, tuttavia, il regno sociale di Cristo è stato  rimpiazzato dalla cosiddetta “civiltà dell’amore”. Un termine coniato  da Papa Paolo VI per descrivere un ideale utopico, secondo il quale il  “dialogo con il mondo” avrebbe portato ad una fratellanza mondiale  di religioni, ma che non sarebbe stata certo esplicitamente Cristiana.  Questo slogan della “civiltà dell’amore” è stato da allora ripetuto  incessantemente. Ecco come ha descritto questo nuovo concetto  Giovanni Paolo II, nel suo discorso per la giornata mondiale della Pace  del 2001:

Il dialogo porta a riconoscere la ricchezza della diversità e  dispone gli animi alla reciproca accettazione, nella prospettiva di  un’autentica collaborazione, rispondente all’originaria vocazione  all’unità dell’intera famiglia umana. Come tale, il dialogo è  strumento eminente per realizzare la civiltà dell’amore e della  pace, che il mio venerato predecessore, Papa Paolo VI, ha indicato  come l’ideale a cui ispirare la vita culturale, sociale, politica ed  economica del nostro tempo... Anche le differenti religioni possono e  devono portare un contributo decisivo in questo senso. L’esperienza da me tante volte compiuta nell’incontro con rappresentanti di  altre religioni – ricordo in particolare l’incontro di Assisi del 1986 e quello in Piazza san Pietro del 1999 – mi conferma nella fiducia che dalla reciproca apertura degli aderenti alle diverse religioni  grandi benefici possono derivare alla causa della pace e del bene  comune dell’umanità.200 

Anche Giovanni Paolo II era stato portato a pensare che gli incontri  di preghiera interconfessionali, come quelli di Assisi del 1986 e del  2002, fossero strumentali all’ottenimento di questo concetto utopistico.  Ma la sola vista di un simile spettacolo avrebbe inorridito Papa Pio XI  e qualsiasi suo predecessore. Nel frattempo, il Regno Sociale di Cristo  all’interno di un ordine sociale Cattolico è stato escluso de facto dal  nuovo orientamento della Chiesa.

La situazione non è migliorata dopo la pubblicazione dell’Enciclica Caritas in Veritate, promulgata da Papa Benedetto XVI nel 2009, la quale  tenta di affrontare la crisi della civiltà occidentale, ma non dice una  parola riguardo al Regno Sociale di Gesù Cristo, augurandosi invece  una “nuova sintesi umanistica.” Prendiamo la prima enciclica di Pio XI  come risposta della Chiesa alla crisi della civiltà, la Ubi Arcano: questa  aveva come sottotitolo “De pace Christi in Regno Christi Quaerenda”  (Sulla pace di Cristo nel Regno di Cristo). L’Enciclica di Papa Benedetto  XVI, in merito alla stessa crisi ma pubblicata 87 anni dopo, ha come  sottotitolo “De humana integra progressione in caritate veritateque”  (Sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità.) Il drastico  cambiamento dei termini usati, dalla semplice chiarezza Evangelica ad  una nuova terminologia oscura, è tanto inquietante quanto rivelatore. In quello che sembra chiaramente un tentativo di conciliare le  novità del Vaticano II e la sua “Apertura al mondo” con gli insegnamenti  tradizionali della Chiesa, la caritas vacilla tra “lo sviluppo umano  integrale” in quanto realizzabile unicamente attraverso la grazia  divina, la carità soprannaturale, la fraternità Cristiana ed il Vangelo,  perché “fondamentale” e “indispensabile” (un’affermazione indiretta  del Regno Sociale di Cristo) – e “lo sviluppo umano integrale” basato  su “valori fondamentali”, “valori universali” e “la ragione aperta alla  trascendenza”, che invece sembrerebbero disponibili ai non-Cattolici,  e persino a chi non crede affatto ma è di “buona volontà.”201 (Ma se  davvero fossero di buona volontà, dovrebbero pur sempre diventare  Cattolici, ad un certo punto!) Questa enciclica non cita da nessuna  parte (anche se implicitamente sembra farlo) ciò che avevano detto  Pio XI ed i suoi predecessori in modo esplicito, ovvero che solamente la Chiesa Cattolica può portare la vera pace, la vera giustizia e la vera  carità a questo mondo, unendo l’umanità in un’unica fede ed un unico  battesimo sotto Cristo Re; e che solo la Cristianità, e non una mera  alleanza umana, può salvare un’umanità che barcolla.

È chiaro che Papa Benedetto XVI sta cercando di “invertire la rotta”,  come risulta dalla sua “liberazione” della Messa Tradizionale in Latino  dalle assurde “proibizioni” che ha dovuto subire per quarant’anni. Ma  per via della continua influenza del “nuovo orientamento” della Chiesa  e delle concomitanti novità dell’”Ecumenismo”, del “dialogo” (compreso  quello interconfessionale) e della “collegialità” – nessuna delle quali ha  tuttavia alcun obbligo di carattere dottrinale – evidentemente il Papa si  sente costretto a non poter affermare l’ovvio: e cioè che il mondo non  ha alcuna speranza di impedire la catastrofe, senza l’ausilio di Gesù e  della Sua Santa Madre.

Ovviamente la nuova tendenza “ecumenica” ed “interconfessionale”  della Chiesa non può assolutamente conciliarsi col Messaggio di Fatima,  il che spiega come mai, a partire dal Vaticano II, sia stata condotta  una campagna per modificare il Messaggio, cercando di farlo passare  all’interno del nuovo orientamento, se non addirittura di seppellirlo  completamente.

Padre Paul Kramer

L'INFERNO NEGLI OCCHI DELLA MENTE

 


LA REALTÀ DELL'INFERNO: STORIE DI PERSONE CHE HANNO VISITATO L'INFERNO E LE APPARIZIONI DEI DANNATI


Le apparizioni dei dannati dall'inferno

Nel capitolo 16 del Vangelo di S. Luca, Gesù racconta una parabola sull'Inferno. Un uomo ricco che è morto ed è all'Inferno supplica Dio di mandare il povero Lazzaro, che è andato in Paradiso, di ritorno dai morti per avvertire i suoi cinque fratelli che l'Inferno esiste davvero. Dio risponde: "Se non ascolteranno Mosè e i profeti, non saranno persuasi se qualcuno risusciterà dai morti." Tuttavia, Dio è così misericordioso da aver permesso a certi dannati dell'Inferno, così come ad alcuni santi e persone sante di tornare sulla terra per testimoniare agli altri che c'è veramente un luogo di eterna sofferenza - l'Inferno - per coloro che disobbediscono a Dio e ai Suoi comandamenti. I seguenti sono alcuni esempi di molti di questi eventi - documentati negli annali della rivelazione privata.


Descrizione dell'Inferno di suor Faustina (1905-1938)

La suora cattolica Suor Faustina visitò l'Inferno nel 1936. Ecco il suo racconto impressionante di questo luogo terrificante e spaventoso: "Oggi, sono stato condotto da un angelo verso le voragini dell'inferno. È un luogo di grande tortura; quanto è spaventosamente grande e vasto! Le torture che ho visto: la prima tortura che costituisce l'inferno è la perdita di Dio; la seconda è il rimorso perpetuo della coscienza; la terza è che la propria condizione non cambierà mai; il quarto è il fuoco che penetrerà l'anima senza distruggerla - una terribile sofferenza, poiché è un fuoco puramente spirituale, acceso dall'ira di Dio; la quinta tortura è un'oscurità continua e un terribile odore soffocante, e, nonostante l'oscurità, I diavoli e le anime dei dannati si vedono l'un l'altro e tutto il male, sia degli altri che del proprio; la sesta tortura è la compagnia costante di Satana; la settima tortura è l'orribile disperazione, l'odio di Dio, parole vili, maledizioni e bestemmie. Queste sono le torture subite da tutti i dannati insieme, ma che non è la fine del sofferenze. Ci sono torture speciali destinate a anime particolari. Questi sono i tormenti dei sensi. Ogni anima subisce sofferenze terribili e indescrivibili, legate al modo in cui ha peccato. Ci sono caverne e fosse di tortura dove una forma di agonia differisce da un'altra. Sarei morto proprio alla vista di queste torture se l'onnipotenza di Dio non mi avesse sostenuto. Lasciate che il peccatore sappia che sarà torturato per tutta l'eternità, in quei sensi che ha fatto uso di peccato. Sto scrivendo questo per ordine di Dio, in modo che nessuna anima possa trovare una scusa dicendo che non c'è inferno, o che nessuno è mai stato lì, e così nessuno può dire che cosa è come. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio, ho visitato gli abissi dell'inferno perché ne parlassi alle anime e ne testimoniassi l'esistenza. Non posso parlarne ora; ma ho ricevuto un ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni erano pieni di odio per me, ma dovevano obbedirmi per ordine di Dio. Quello che ho scritto è solo una pallida ombra delle cose che ho visto. Ma ho notato una cosa: che la maggior parte delle anime ci sono quelli che non credono che c'è un inferno. Quando mi sono svegliato, non riuscivo a riprendermi dalla paura. Come terribilmente le anime soffrono lì! Di conseguenza, prego ancora più fervidamente per la conversione dei peccatori. Imploro incessantemente la misericordia di Dio su di loro. O mio Gesù, preferirei essere in agonia fino alla fine del mondo, tra le più grandi sofferenze, piuttosto che offenderti con il meno peccato."

DELLE CAUSE DEI MALI PRESENTI E DEL TIMORE DE' MALI FUTURI E SUOI RIMEDI AVVISO AL POPOLO CRISTIANO

 


Dio castiga in questa persecuzione i grandi del secolo. Su, o ricchi, grida San Giacomo, piangete, e urlate su le miserie, da cui sarete sorpresi. (1) La mercede degli operai, che mieterono i vostri campi, e che voi defraudaste, alza la voce, e le loro rida penetrarono nelle orecchie di Dio (2): i"sulla terra, e nelle dissolutez ze nudriste i vostri desiderii pel di della morte (3): Avete proscritto, e ucciso il giusto, che non vi fece resistenza (4). Ecco dunque i giorni della vendetta del Signore. Dio mi guardi dall'approvare il furore di un popolo fanatico, che instigato dalle furie della filosofia ha devastati i campi, arsi i castelli, e scacciati o anche uccisi i legittimi lor signori. Ma avrebbe mai permesso Iddio questo sedizioso eccidio in ri del disprezzo dell'avarizia, e della crudeltà usata per alcuni secoli dai grandi sui poveri? Guai a te che saccheggi: non sarai tu pur saccheggiato? E a te che disprezzi non sarai tu pur disprezzato? Quando avrai finito di saccheggiare, sarai tu saccheggiato: allorchè stanco finirai di disprezzare, sarai disprezzato (1). I parlamenti sono stati distrutti. Ma sarebbe mai ciò avvenuto in castigo degli attentati tante volte da loro usati contro l'ecclesiastica autorità? Nell'anno 1765. profetò ad essi per tali tentativi uno de moderni apostati della Religione (vedi l'Allocuz. di Sua Santità PIO VI. seguita nel Concistoro dei 26. Settembre anno 179 r.) di non poter dissimulare, che quanto dai Parlamenti proponevasi, avrebbe recate disgrazie e più gravi, e più atroci. Che ponno rispondere questi tribunali alla mano del Signore, che gli visita, se non se di avere colla guerra fatta all'ecclesiasti ca autorità erudito un popolo sedizioso a guerreggiare contro l'antica loro podestà ? Che dirai tu quando Dio ti visiterà ? Im perocchè tu ad essi fosti maestro contro di te, e gli istruisti per tua rovina. (2).

Quello certamente, che sembra innegabile, egli è che i nobili della Francia hanno chiamata sopra di se l'umiliazione, l'opressione, e il depredamento, col fasto, col lusso" colla vanità, e colla morbidezza, onde hanno effeminata tutta l'Europa. Dalla Francia sono uscite quelle, che chiamansi mode e di abiti, e di cocchi, e di cibi, e di vivere, e di costumi, per cui hanno appreso dai cristiani sin le nazioni barbare e idolatre le delizie della mensa, e la pompa, e l'immodestia degli ornamenti. Guai a voi, dice Iddio per bocca d'Amos profeta, guai a voi, doviziosi di Sionne, ottimati del popolo, che entrate con tanta pompa nelle adunanze d'Israele (1). Guai a voi, che dormite in superbi e morbidi letti, che scegliete i cibi più delicati, che amate le musiche e i suoni, che bevete preziosi liquori, e ungete il corpo dei migliori unguenti, senza avere pietà de' vostri fratelli. Per ciò sarete i primi tra fuggitivi, e verrà distrutta questa schiatta di gente lasciva. Il Signore iddio ha giurato sull'anima sua, che detesta la superbia di Giacobbe, ed ha in odio i suoi palagi, e che darà la città coi suoi abitanti in mano ai nemici (1).

DEL CONTE CANONICO ALFONSO MUZZARELLI

Io vi guardo e siete diventati come dei robot, privi di ogni umanità (sacerdoti).



 Trevignano Romano, 15 dicembre 2020

Messaggio di Gesù:
Cari figli miei, grazie per il vostro Sì di ogni giorno. Figlia mia, scrivi affinché arrivi ovunque. Figli miei prediletti (sacerdoti) Io vi ho dato la luce e voi avete abbracciato le tenebre, Io vi ho consacrati e voi avete abbracciato il mondo, pentitevi e chiedete perdono per ciò che state facendo alla mia Chiesa. Chiedete perdono ai fedeli per aver imboccato loro tante bugie. Non sapete che state facendo delle scelte che saranno ricompensate con il fuoco eterno? Pentitevi e raccogliete il gregge con amore, carità e insegnate la via per la santificazione. Sentite frastuoni dei terremoti, ascoltate vulcani che si risvegliano, guardate questa umanità che ha perso i valori e l'amore, ma si è riempita di orgoglio e di superbia dimenticando l'umiltà. Io vi guardo e siete diventati come del robot, privi di ogni umanità. Salvatevi perché l'ira del Padre mio è già su di voi. Amatevi tra fratelli e siate fedeli a Dio, tornate a Lui che è l'unico vero amore.
Ora ti lascio con la benedizione della Santissima Trinità
Il tuo caro Gesù

SAN GIUSEPPE: IL PIÙ SANTO DEI SANTI

 


Vediamo ora altri casi ancora di apparizioni di san Giuseppe. 

Il mercoledì delle ceneri 16 febbraio 1575, santa Teresa di Gesù andava, accompagnata da due sacerdoti, a fondare un convento a Beas de Segura (Jaén - Spagna). Celebrarono il mercoledì delle ceneri nella parrocchia di santa María de los Olmos de Torre, dell’abate Juan, in provincia di Ciudad Real. 

Suor Ana de Jesús, testimone sempre presente nelle peripezie di quel giorno, così racconta: Sulla Sierra Morena persero i carrettieri la strada, di modo che non sapevano dove andavano. La nostra Madre Teresa di Gesù ci ordinò, eravamo in otto suore ad accompagnarla, di pregare Dio e il nostro padre san Giuseppe per ritrovare la strada; perché i carrettieri dicevano che ci eravamo persi e che non trovavano una via d’uscita tra quei massi altissimi in mezzo ai quali vagavamo. E, non appena la santa ci ebbe parlato, da una gola molto profonda che con grande difficoltà si riusciva a scorgere dall’alto dei picchi dove ci trovavamo, incominciò a gridare un uomo, con voce da anziano, dicendoci: Fermatevi, fermatevi, vi siete persi e state per precipitare in un burrone se andate avanti di lì. A quelle grida ci fermammo e i sacerdoti e i laici che viaggiavano con noi, ascoltarono e poi chiesero: “Padre, cosa dobbiamo fare per uscire da questo labirinto strettissimo?”.  

Egli spiegò di girare da una parte che miracolosamente riuscirono ad attraversare i nostri carri. Alcuni vollero andare a ringraziare l’uomo che ci aveva avvisati e mentre erano ancora via, la madre ci disse con molta devozione e tra le lacrime: “Non so perché li abbiamo lasciati andare, quello era mio padre san Giuseppe e di sicuro non lo troveranno”. E così fu. Ritornarono dicendo che non avevano trovato traccia di lui nonostante fossero arrivati in fondo alla gola da cui era uscita quella voce 44 . 

Il padre Jerónimo Gracián, confessore di santa Teresa di Gesù, narra il caso di un religioso del monastero di Nostra Signora di Montserrat, che era molto devoto di san Giuseppe. Un giorno uscì a fare una passeggiata da solo per quelle montagne ed allontanandosi più del dovuto, si perse rimanendo completamente disorientato. Non sapendo dove andare si raccomandò a san Giuseppe. Poco dopo incontrò uno sconosciuto che conduceva una signora in groppa ad un asinello e con un bimbo piccolo in braccio. Li salutò e chiese loro come ritornare al monastero. Al che lo sconosciuto rispose: Se vuole seguirci, io glielo indicherò, perché difficilmente lei troverebbe il cammino, soprattutto per l’arrivo della notte. Non si preoccupi, conosco bene questi paraggi. 

Camminarono a lungo parlando di argomenti del Signore, di modo che il cuore del religioso si sentiva infiammato d’amore verso i beni eterni. Finalmente giunsero in un luogo che il monaco conosceva. Allora gli sconosciuti si accomiatarono e il frate, voltandosi verso di loro per rispondere al saluto, non li vide più, erano scomparsi. Riflettendo sull’accaduto egli si rese conto che non poteva che trattarsi di san Giuseppe con la Vergine e il Bambino, che erano venuti in suo aiuto conducendolo sulla strada sicura verso il monastero 45 . 

San Giovanni della Croce era molto devoto a san Giuseppe. Il sigillo che usava sui documenti rappresentava il Monte Carmelo coronato da una croce e l’iscrizione San José. Così appare sull’autografo che conservano le religiose carmelitane scalze di Sanlúcar la Mayor di Siviglia. Però questa devozione non l’ebbe da sempre. Accadde un fatto nella sua vita che fece di lui un grande devoto di san Giuseppe. 

San Giovanni della Croce era il confessore delle carmelitane scalze, mentre era superiore del convento Los Mártires di Granada. Un giorno non poté scendere a confessarle ed affidò il compito al padre Pedro dell’Incarnazione e al padre Evangelista... Mentre entravano i due frati nella Plaza Nueva, un uomo andò loro incontro. Era piuttosto alto, carnagione bianca e rosa e capelli bianchi. Aveva più o meno cinquant’anni. Vestiva di nero ed era venerabile di aspetto. Si avvicina ai carmelitani e li separa collocandosi in mezzo a loro e chiedendo da dove provengono. 

- Dalle carmelitane scalze, risponde il padre Pedro. 

- Fate molto bene a servirle, perché in questa Religione si loda molto il Signore e di questo Sua Maestà si compiace tanto e lo stimerà sempre più. Padri, perché nel vostro ordine avete così tanta devozione a san Giuseppe? 

- Perché la nostra santa Madre Teresa di Gesù gli era molto devota in quanto lui l’aveva aiutata tanto nelle sue fondazioni e le aveva ottenuto grandi grazie da Gesù. Per questo le case da lei fondate portano il suo nome. Rispose padre Pedro. 

- Guardatemi bene in faccia e abbiate molta devozione a questo santo, perché qualsiasi cosa gli chiederete egli ve la concederà. 

I carmelitani non lo videro più (era scomparso). Quando arrivarono al convento “Los Mártires”, raccontarono al Priore l’accaduto. Fra Giovanni della Croce non si stupì affatto e disse loro: Non l’avete riconosciuto, era san Giuseppe; avreste dovuto inginocchiarvi davanti al santo. E non vi è apparso per voi ma per me, che non gli ero devoto come avrei dovuto; ma d’ora in avanti lo sarò 46 .  

P. ÁNGEL PEÑA

Come osi dire: “Non mi sono contaminata, non ho seguito i Baal”? Guarda nella valle le tracce dei tuoi passi, riconosci quello che hai fatto, giovane cammella leggera e vagabonda!

 

LIBRO DEL PROFETA GEREMIA 

Ecco l’ostinazione del suo popolo. Come osi dire: “Non mi sono contaminata, non ho seguito i Baal?”. Israele vive di idolatria e lo nega.

Segue i Baal e si rifiuta si confessare questo suo alto tradimento verso il Signore. La sua coscienza si è intorpidita. È incapace di riconoscere il peccato.

Il Signore invita Israele a guardare indietro. Guarda nella valle le tracce dei tuoi passi, riconosci quello che hai fatto, giovane cammella leggera e vagabonda.

Israele è cammella leggera, vagabonda, senza padrone, che salta di qua e di là nella valle dell’idolatria. Guardando a ciò che ha fatto, vedrebbe il suo male.

Qual è il percorso che il Signore indica al suo popolo, perché si convinca di essere un popolo idolatra e la smetta di affermare di non esserlo?

Lo invita a guardare nella sua storia, di rivisitare tutta la sua vita, iniziando dal Sinai, dalla costruzione del vitello d’oro. La sua idolatria è verità evidente.

Se è verità evidente, se è la sua stessa storia, come fa a negarla? Questo stesso procedimento opererà Gesù nel processo finale.

Inviterà ogni uomo a rileggere per un istante tutta la sua vita. In essa dovrà trovare la carità e l’egoismo, l’apertura verso gli altri o la loro chiusura.

Leggendo la storia con gli occhi della verità, ognuno dovrà confessare: la mia vita è questa, non un’altra. La Parola del Signore è purissima verità.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


« Sei tu colui che viene? »

 


Sapendo che nessuno può credere con pienezza senza il Vangelo, perché la fede comincia dall'Antico Testamento, ma ha compimento nel Nuovo, quando lo interrogarono sulla sua identità, Il Signore dimostrò di essere lui non con le parole, ma coi fatti: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella". Tale testimonianza è perfetta, poiché di lui era stato profetizzato: "Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto... Il Signore regna per sempre" (Sal 146, 7ss). Questi non sono i segni di un potere umano bensì  divino.

Eppure questi esempi della testimonianza del Signore sono ancora poco: pienezza della fede è la croce del Signore, la sua morte, la sua sepoltura. Perciò alle parole suddette aggiunse: "Beato colui che non si scandalizza di me"  (Mt 11,6). La croce potrebbe essere uno scandalo anche per gli eletti, ma per quanto riguarda la Persona divina, non può esistere testimonianza più valida di questa, nulla vi è che trascenda le cose umane quanto il volontario sacrificio di tutto se stesso, e di sé solo, per la salvezza del mondo: con questo unico atto egli dimostra pienamente di essere il Signore. Per questo Giovanni lo indica con le parole: « Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29).


Sant'Ambrogio (ca 340-397)

CONSACRAZIONE DELLA FAMIGLIA AI SACRI CUORI DI GESÙ E MARIA

 


Cuori santissimi di Gesù e di Maria,
uniti nell'amore perfetto,
mentre ci guardi con misericordia e premura,
ti consacriamo i nostri cuori, le
nostre vite, la nostra famiglia.
Sappiamo che il bellissimo esempio
della vostra casa a Nazareth doveva essere
un modello per ciascuna delle nostre famiglie.
Speriamo di avere,
con il vostro aiuto,
l'unità e l'
amore forte e duraturo che vi siete dati l'un l'altro.
Possa la nostra casa essere piena di gioia.
Che affetto sincero, pazienza,
tolleranza e rispetto reciproco siano offerti liberamente a tutti.
Possano le nostre preghiere essere riempite con i bisogni degli altri,
non solo di noi stessi
e che possiamo essere sempre vicini ai tuoi sacramenti.
Benedici coloro che sono presenti,
così come coloro che sono assenti,
sia i vivi che i morti;
che la pace sia tra noi
e quando saremo messi alla prova,
concedici l'accettazione cristiana della volontà di Dio.
Tieni la nostra famiglia vicina ai tuoi cuori;
che la tua protezione speciale sia sempre con noi.
Sacratissimi Cuori di Gesù e Maria,
ascoltate la nostra preghiera.


(Dai Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.)

PREPARATE LE VOSTRE CASE PERCHÉ IO STO ARRIVANDO. STATE PRONTI, MANTENETEVI IN ME.

 


Sono pronto a intervenire, lo spettacolo sarà terribile perché la mia ira sarà grande; colpirò i traditori, gli adoratori di Satana, metterò in essi il giogo della sofferenza.

Sono addolorato per la grande perversione di questa generazione, di questa Umanità perdutasi nelle false luci del Demonio.

La mia misericordia sarà solo per coloro che si prostreranno a Me Vero Dio e Mi chiederanno perdono con cuore contrito.

Siamo alla fine di questa storia, il mio intervento sarà poderoso, non avranno vittoria i miei nemici! Basta! Questo terribile scenario deve finire, i malvagi saranno scacciati e saranno relegati all’Inferno dove pianto e stridore di denti avranno.

Mentre per i miei figli, il mondo cambierà all’improvviso in bene, il loro Dio li ricolmerà di tutti i suoi Doni, i loro cuori entreranno nella perfezione del loro Dio Perfetto.

La Terra è al suo travaglio, grandi saranno le sofferenze per coloro che si sono allontanati da Me, per chi avrà fatto nel proprio libero arbitrio la scelta di abbandonare il Dio Creatore per seguire Satana.

Molti uomini periranno alla visione dello stato della loro anima, molti non si riconosceranno nei loro peccati e Mi disprezzeranno ancora e Mi bestemmieranno: poveri uomini, così fragili e meschini, non hanno saputo dare il giusto valore alle Cose di Dio, hanno preferito le cose di Satana.

Ora che tutto è finito, ora che le tenebre caleranno su tutta la Terra, Io chiamerò a Me il mio piccolo resto per prenderlo con Me affinché non abbia a subire della mia ira.

Amati miei, il crepuscolo porta alla nuova aurora, sorgerà un sole nuovo, una vita nuova per i figli del Re. Preparate le vostre case perché Io sto arrivando, tutto è pronto, il mio Esercito è con Me, al mio comando esordirà contro i figli delle tenebre, ripulirò la Terra dal marciume di Satana e decreterò un nuovo mondo, una generazione santa perché il Santo la prenderà in Sé.

Suonano le trombe a fiato superiore,
è l’ora della mia seconda venuta.
La Luce del mondo entrerà nel mondo nella sua fulgida Bellezza
e nella sua infinita Potenza trasformerà ogni cosa in Sé.
Pace e amore regneranno sulla nuova Terra,
gli uomini saranno a Immagine e Somiglianza di Dio, il Creatore,
perché apparterranno a Lui in quanto abiteranno Lui.

Fior di Frumento Io sono! Io sono la Primizia, sono il Sole che sorge al mattino, sono l’Aurora che risplende, sono l’Immensità, la mia Bellezza è fulgente, l’Universo è in Me, Io sono il Tutto perché tutto è racchiuso in Me. …chi è più grande di Me?
 … Poveri uomini, resterete delusi, la vostra superbia è stata quella che vi ha resi ciechi a Me.

Figli miei, state pronti, mantenetevi in Me, … il resto è niente, … Io sono la Vita Eterna!

Come candide colombe, rivestiti di luce, attendete con cuore ardente d’amore, Colui che torna, il Dio Salvatore!

Amen.

Carbonia 14.12.2020

AVVERTIMENTO


 

Card. Burke: “Forze del Male usano il Covid per imporre il Great Reset”

 


– In un momento in cui “abbiamo bisogno di essere vicini l’uno all’altro nell’amore cristiano, le forze mondane ci isolerebbero e ci farebbero credere di essere soli e dipendenti da forze laiche, il che ci renderebbe schiavi del loro programma senza Dio e assassino”, ha detto il cardinale Raymond Burke durante l’omelia del sabato.
Burke, il fondatore del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, ha tenuto una potente omelia a La Crosse, Wisconsin, luogo di pellegrinaggio sabato sera.

“Veniamo a Nostra Signora di Guadalupe nel suo giorno di festa con il cuore turbato e pesante. La nostra nazione sta attraversando una crisi che minaccia il suo stesso futuro di libero e democratico. La diffusione in tutto il mondo del materialismo marxista, che ha già portato distruzione e morte alla vita di tanti, e che ha minacciato le fondamenta della nostra nazione per decenni, sembra ora impadronirsi del potere di governo sulla nostra nazione”, ha iniziato il suo sermone Burke.

“Per ottenere guadagni economici, noi come nazione ci siamo permessi di diventare dipendenti dal Partito comunista cinese, un’ideologia totalmente opposta alle fondamenta cristiane su cui le famiglie e la nostra nazione rimangono al sicuro e prosperano”, ha continuato.

Burke ha parlato specificamente degli Stati Uniti, ma “evidentemente molte altre nazioni stanno attraversando una crisi simile, molto allarmante”, ha detto.

“Poi c’è il misterioso virus di Wuhan, sulla cui natura e prevenzione i mass media ci danno quotidianamente informazioni contrastanti. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che è stato usato da certe forze, nemiche delle famiglie e della libertà delle nazioni, per portare avanti la loro malvagia agenda. Queste forze ci dicono che ora siamo i soggetti del cosiddetto ‘Grande Reset’, il ‘nuovo normale’, che ci viene dettato dalla loro manipolazione dei cittadini e delle nazioni attraverso l’ignoranza e la paura”, ha detto il cardinale.

Date queste “gravi” condizioni, agli americani viene ora chiesto di trovare “il modo di capire e dirigere” la loro vita in una “malattia e la sua prevenzione”, piuttosto che “in Dio e nel suo piano per la nostra salvezza”.

“La risposta di molti vescovi e sacerdoti, e di molti fedeli, ha manifestato una dolorosa mancanza di una sana catechesi. Tanti nella Chiesa sembrano non capire come Cristo continui la sua opera di salvezza in tempi di peste e di altri disastri”, ha detto Burke.

“Per di più, la nostra santa madre Chiesa, la nostra santa madre Chiesa, la sposa immacolata di Cristo, in cui Cristo è sempre all’opera per la nostra eterna redenzione, è afflitta da notizie di corruzione morale, specialmente in materia di sesto e settimo comandamento, che sembrano aumentare di giorno in giorno. Nella nostra nazione, i rapporti su Theodore McCarrick hanno giustamente tentato molti cattolici devoti di mettere in dubbio i pastori, che in accordo con il piano di Cristo per la Chiesa devono essere le loro guide sicure, insegnando le verità della fede, guidandoli nel giusto culto di Dio e nella preghiera a Lui, e guidandoli attraverso la perenne disciplina della Chiesa”, ha continuato.

Invece, i fedeli troppo spesso “non ricevono nulla in risposta, o una risposta che non è fondata sulle verità immutabili della fede e della morale”.

“Ricevono risposte che sembrano provenire non da pastori, ma da dirigenti laici”. La confusione riguardo a ciò che la Chiesa ci insegna e ci chiede veramente in accordo con il suo insegnamento genera divisioni sempre maggiori all’interno del corpo di Cristo. Tutto ciò paralizza la Chiesa nella sua missione di testimonianza della verità divina e dell’amore divino in un momento in cui il mondo non ha mai avuto più bisogno di ora che la Chiesa fosse un faro”, ha dichiarato Burke.

“Nell’incontrare il mondo, la Chiesa vuole falsamente sistemarsi nel mondo invece di chiamare il mondo alla conversione in obbedienza alla legge divina scritta in ogni cuore umano e rivelata nella sua pienezza nell’incarnazione redentrice di Dio Figlio”, ha aggiunto.

Il cardinale ha detto che questi problemi “rappresentano una sfida formidabile” per la vita cristiana e hanno prodotto “la sofferenza più dolorosa”.

“Sì, i nostri cuori sono comprensibilmente pesanti, ma Cristo, per intercessione della sua Vergine Madre, solleva i nostri cuori al suo, rinnovando la nostra fiducia in Lui, che ci ha promesso la salvezza eterna nella Chiesa. Egli non sarà mai infedele alle sue promesse. Non ci abbandonerà mai”, conclude Burke. “Non lasciamoci ingannare dalle forze del mondo e dai falsi profeti. Non abbandoniamo Cristo e non cerchiamo la nostra salvezza in luoghi dove non si può mai trovare”.

Se li riconosci, li eviti (ed è tutto di guadagnato). Riti "Bergogliani"? Nessun dialogo con i seguaci della Pachamama e Greta, a noi basta Gesù Cristo e l’aiuto della sua Madre Santissima che non è una meticcia, né una profuga


 
Se li riconosci, li eviti (ed è tutto di guadagnato)



di


 Francesco Lamendola




Abbiamo la fortuna di vivere in un luogo semplicemente incantato, ai piedi delle montagne, in una zona di boschi e colline che la fiumana del progresso, come la chiamava Verga, ha lasciato miracolosamente in disparte. In cima a una di queste colline, isolata, col campanile svettante contro lo sfondo dei monti coperti di neve, antica di secoli e secoli (esisteva già quando la Divina Commedia era giovane) sorge una chiesetta dedicata a Santa Lucia, ed è tradizione che il giorno della festa a lei dedicata, il 13 dicembre, vi si dica la santa Messa, mentre per quasi tutto il resto dell’anno è chiusa e inaccessibile. Fedeli a quella tradizione, anche noi ci siamo avviati lungo la strada tortuosa che si arrampica fra boschi e vigneti, poi s’interna nelle pieghe in mezzo ai colli e attraversa un paio di minuscole borgate, dove il tempo pare essersi fermato, per recarci alla Messa e ricevere la benedizione per intercessione della Santa. Purtroppo, fin dal portone si respirava il clima allucinatorio di quest’anno, dominato dal terrore della supposta pandemia: una signora stava di vedetta all’ingresso e assegnava i posti, in modo che non più di tre persone sedessero allo stesso banco. Al posto dell’acqua santa, nella pila di pietra c’era l’immancabile liquido igienizzante, e i presenti vi facevano ricorso con la stessa devozione con la quale, un tempo che pare ormai lontano di secoli, immergevano le dota nell’acqua benedetta e si facevano il segno della croce. E tutti con la museruola regolamentare, naturalmente; e tutti che la indossavano con la massima precisione e disciplina, coprendo adeguatamente non solo la bocca, ma anche il naso, non fosse mai che un sospiro o - Dio non voglia, ma questo è tropo sconvolgente anche solo da immaginare – uno starnuto o un colpo di tosse, trovassero il varco per giungere all’esterno della doverosa barriera protettiva, e potesse infettare tutti gli altri.


http://www.accademianuovaitalia.it/images/0-0-0-NUOVI/00000-chiesetta_pedemontana.jpg

Una magnifica chiesetta della pedemontana veneta


Ad ogni modo, come la campana ha dato l’annuncio, il sacerdote, grazie al Cielo senza mascherina, è uscito dalla sacrestia e ha iniziato la celebrazione della santa Messa. La chiesetta è così antica e così disadorna che nessuno ha pensato, nell’anno di grazia 1969, di mettere nel presbiterio quel caratteristico arredo postconciliare che il critico d’arte Vittorio Sgarbi una volta ha definito, senza perifrasi ma assai efficacemente, la tavola da cesso prescritta dalla cosiddetta riforma liturgica: per cui il sacerdote, bon gré, mal gré, ha dovuto celebrare servendosi del solo altare esistente, quello antico, addossato alla parete di fondo e abbellito, fra l’altro, da una pregevole pala di un pittore tedesco del Settecento; sicché per un poco ci siamo goduti, è il caso di dirlo nel pieno significato della parola, l’illusione che la santa Messa fosse quella di allora, quella di sempre, quella non ancora contaminata dallo spirito massonico e modernista dell’arcivescovo Bugnini e dell’ecumenico e dialogante Paolo VI. Le due letture iniziali della Sacra Scrittura, a parte la museruola ostentata dai lettori, uno dei quali ha ritenuto cosa buona e giusta affrettarsi a disinfettare le mani con l’amuchina dopo aver sfiorato il Messale, forse contaminato dall’orribile morbo, si sono svolte senza incidenti; e l’omelia del sorridente sacerdote, non giovane di età, ma giovanile nel piglio e nell’enfasi con cui parlava, sembrava essere partita sul binario giusto. Ma ecco che, dopo neanche un paio di minti, è arrivata, del tutto gratuita e ingiustificata dal contesto, la prima sviolinata al leader maximo: che bellezza, a sentire quel sacerdote, poter dire care sorelle e cari fratelli, mentre prima si diceva solo fratelli (e qui un gesto delle spalle, sottolineato da una smorfia della bocca, come a dire: che razza di orrendi maschilisti erano fino all’altro giorno e da ben duemila anni, i cattolici pre-bergogliani!); che grande novità, che inclusione, e che colpo di genio da parte di papa Francesco! L’intento adulatorio era così smaccato, e al tempo stesso così banalmente grossolano, che avremmo anche potuto sorriderne e non prestarvi attenzione più di tanto; ma quel bravo prete, evidentemente, si era preparato a lungo la sua arringa e una volta preso l’abbrivio, non intendeva sprecare la ghiotta occasione di cantare le lodi del suo papa così amato, così moderno, così inclusivo e misericordioso. E allora ecco che c’informa, parlando di san Giovanni Battista, soggetto della seconda lettura, di aver trovato nel recente articolo di papa Francesco l’espressione vivere nel cono d’ombra, riferita al precursore di Gesù Cristo, per indicare la modestia, la discrezione, l’atteggiamento schivo del Battista nei confronti del Messia. Pensate, diceva estasiato il celebrante, con la voce che gli tremava in gola per l’entusiasmo quasi irrefrenabile, pensate com’è incisiva questa espressione, vivere nel cono d’ombra; non mettersi al centro, non rivendicare un ruolo speciale, ma porsi interamente al servizio di Qualcuno che è più grande di noi, di Qualcuno al quale non siamo degni neppure di allacciare i calzari! Eh già, abbiamo subito pensato: proprio così; e non c’è dubbio che il signor Bergoglio, il quale non si vergogna a farsi adorare come se fosse lui il Signore Iddio, che non s’inginocchia davanti al Santissimo e che permette che in alcune chiese vegano poste delle statue a lui dedicate, è proprio la sintesi vivente di questa filosofia della modestia, della discrezione e del nascondimento!


http://www.accademianuovaitalia.it/images/0-0-0-NUOVI/00000-PAPA_CADE.jpg

Riti "Bergogliani"? Nessun dialogo con i seguaci della Pachamama e Greta, a noi basta Gesù Cristo e l’aiuto della sua Madre Santissima che non è una meticcia, né una profuga!


E tanto avrebbe potuto anche bastare; ma no, non bastava ancora: non era sufficiente a contenere tutto l’amore, tutto l’entusiasmo, tutta la fervida ammirazione che quel pio sacerdote provava per il suo papa, anzi per il nostro papa, come recita, assai modestamente, il titolo di una rivista nata apposta per propagandarne la luce carismatica, sempre nella piena fedeltà all’intuizione di Bergoglio stesso, che il cristiano deve vivere nell’ombra, che è solo un operaio della vigna, anzi è solo un medico o un infermiere di quell’ospedale da campo che la chiesa, secondo il jefe maximo argentino, deve diventare, per poter medicare le varie e numerose ferite che la vita, con la sua complessità e nella sua concretezza sono espressioni tipiche di Amoris laetitia), e dunque lontano dalle fisime dottrinali e morali di prima del Concilio, infligge a tutti gli uomini, vale a dire a tutti i fratelli, con o senza la cristiana buona volontà (cosa logica del resto, dal momento che Dio non è cattolico, e neppure cristiano). Ormai in procinto di sciogliere l’assemblea dei fedeli, naturalmente dopo essersi attenuto col maggiore scrupolo alle ultimissime novità liturgiche del Messale, e non abbandonarci alla tentazione compresa, non si è peritato di intonare un vero e proprio panegirico, tanto gratuito quanto in contraddizione con il tema della predica, del papa più aperto, più inclusivo, più sollecito dei poveri (forse non ha visto le foto del suo felice simposio con il gruppo dei superoligarchi affamatori dell’umanità capitanato da Lynn Forester de Rotschild…) che mai abbia occupato la cattedra di san Pietro. A quel punto noi, che già avevamo rinunciato a comunicarci con la santa Eucarestia per non incorrere in peccato mortale, non abbiamo potuto fare altro che dirigerci velocemente all’uscita, in cerca di un boccata d’aria pura, materialmente e spiritualmente. Da tempo abbiamo rinunciato a discutere, come una volta facevamo, con simili sacerdoti: a che scopo, poi? È evidente che quell’uomo, per come parlava e si esprimeva, era dotato di una certa cultura e di una certa intelligenza: dunque, non poteva non sapere che le sviolinate in lode di Bergoglio, oltre ad essere del tutto estranee al tema dell’omelia che avrebbe dovuto tenere, anzi in piena contraddizione con esso, erano quanto di più divisivo avrebbe potuto scegliere, se avesse deciso di farlo apposta. Per quanto innamorato di Bergoglio, per quanto entusiasta dei suoi modi, della sua pastorale, della sua teologia (ma nessuno gli ha insegnato, in seminario, che non esiste una teologia di questo o di quel papa, e che un papa può anche non essere affatto un teologo, e neppure un santo, basta che custodisca fedelmente e ineccepibilmente la dottrina di sempre?), egli doveva, egli deve sapere che non tutti i cattolici condividono un simile giudizio; che ve ne sono di quelli che soffrono in silenzio, da sette anni, sentendosi abbandonati e traditi proprio dal pastore del gregge; e che anche nei piani alti della gerarchia – Burke, Schneider, Viganò soprattutto, per non parlare del defunto Caffarra – c’è parecchia maretta, e aria di fronda, se non addirittura di scisma. Pertanto, che cosa può e deve fare un buon sacerdote, in una situazione potenzialmente esplosiva, con la chiesa cattolica sempre più lacerata al proprio interno e sempre più sotto attacco da parte della massoneria internazionale, se non fondare la propria azione pastorale sul solo punto che non è e non sarà mai divisivo, ma unitivo, e cioè la Redenzione che viene da Gesù Cristo, il Verbo incarnato, il Figlio di Dio e Salvatore dell’umanità peccatrice? Parlando di Gesù Cristo, annunciando il suo Vangelo, additando la sua Redenzione, un sacerdote non sbaglia mai: anzi è per questo che è stato ordinato sacerdote, e non per abbandonarsi a tifoserie su questo o quel papa, e naturalmente anche alle inevitabili critiche nei confronti di quei papi che non gli vanno a genio (chissà cosa diceva di Benedetto VI, se pure ne parlava, quel bravo sacerdote elogiatore sperticato di Bergoglio). Ora, a parte il fatto che è cosa di pessimo gusto parlare quasi più del papa che del Nostro Signore, ci sembra che tessere il panegirico di un papa che intronizza la Pachamama, che invoca il diritto degli omosessuali a farsi una famiglia, che bestemmia contro la Santissima Trinità e che offende la Vergine Santissima,sia la stessa cosa che andare con le dita negli occhi a tutti quei cattolici che non si fanno incantare dalle belle frasi buoniste e dai gesti plateali e buffoneschi di quel signore, e che da sette anni vivono nell’amarezza e nel cordoglio interiore, aspettando che Dio li liberi infine dalla sciagura di un papa eretico, blasfemo e direttamente infeudato alla massoneria e al grande potere finanziario globalista. Perciò, se un sacerdote si comporta a quel modo, ciò significa che non gliene frega niente della sua vera missione, la guida e possibilmente la salvezza delle anime; che il pensiero di riunire le pecorelle del gregge di Cristo e d’impedire che si disperdano qua e là, col pericolo di cadere nelle fauci dei lupi, non lo sfiora neppure; e molto probabilmente che è ben lieto se quelli che non ci stanno, se gl’irriducibili “tradizionalisti “ si decidono ad andarsene e a togliere il disturbo, così lui e quelli come lui non avranno alcun bisogno di fondare una nuova chiesa, perché ne hanno già una bella e pronta a loro disposizione: la nostra, quella che è stata fondata da Gesù e tramandata per quasi duemila anni dai successori di san Pietro, nessuno dei quali pensava, parlava e agiva come Bergoglio.


http://www.accademianuovaitalia.it/images/0-0-0-NUOVI/00000-PAPA_MASCHERATO.jpg

Il signor Bergoglio non si vergogna a farsi adorare come se fosse lui il Signore Iddio, non s’inginocchia davanti al Santissimo e permette che in alcune chiese vegano poste delle statue a lui dedicate!


La cosa probabilmente più triste, dal punto di vista pastorale ma anche dal punto di vista umano, è questa tetragona, rocciosa arroganza dei preti modernisti che non si curano affatto del dolore che provocano ai fedeli, o a una parte di essi; che sanno benissimo di infliggere loro una sofferenza ogni volta che parlano e agiscono in un certo modo, e non solo non si trattengono dal farlo, ma intensificano i loro atteggiamenti e i loro discorsi ultraprogressisti, come se la sola cosa importante, per loro, fosse rendere pubblica la loro posizione, ovviamente ponendo al centro se stessi, il proprio ego debordante (altro che vivere nel cono d’ombra!), e il servizio alle anime fosse un di più, un optional, se non addirittura un residuo del passato, un vecchio arnese di una chiesa ormai del tutto superata e meritevole di essere dimenticata. Povertà umana, ignoranza della ragion d’essere della missione sacerdotale: questo sono i nuovi preti usciti dai seminari dopo il Concilio; e quale abisso li separa, umanamente e spiritualmente, dai loro venerandi predecessori. In un paese a pochi chilometro dal nostro c’è una comunità parrocchiale spaccata metà ormai da una quindicina d’anni: da quando è arrivato il nuovo parroco, imbevuto da cima a fondo di spirito modernista e ultraprogressista; uno che gode a usare l’ambone, durante l’omelia, per parlare non di Dio e della vita eterna, della grazia e del peccato, del cielo e dell’inferno, ma sempre e solo di cose materiali, aggravando ulteriormente la pesantezza dei suoi discorsi con aperte derisioni e sbeffeggiamenti delle pie usanze, della devozione delle persone semplici, ad esempio dei pellegrinaggi mariani o semplicemente del culto che le buone donne della parrocchia riservano alla Vergine Santissima. Noi stessi ci siamo confrontati con lui, a suo tempo, e abbiamo segnalato la cosa al vescovo; ma ormai da un pezzo non ci crediamo più, abbiamo rinunciato, e lo stesso vale per il vescovo: da quando siamo giunti alla conclusione che costoro sono irrecuperabili, perché a loro non importa assolutamente nulla del bene delle anime,  ma basta unicamente mettersi sotto i riflettori, dire io, io, io, sbandierare il loro amore per i migranti, il loro spirito di accoglienza, e scagliarsi con amare invettive contro l’egoismo e il razzismo dei cattivi cattolici italiani che non capiscono, non spalancano le porte, non aprono il portafoglio. E mai che li si senta spendere una parola buona, una parola di consolazione per gli imprenditori che si suicidano, per i lavoratori rimasti senza lavoro, per le famiglie italiane ridotte a vivere nella carità dei parenti; mai, mai, mai, che si ricordino che sono poveri anche costoro, anzi che sono ancora più poveri, perché il senso innato della dignità impedisce loro di mendicare, di chiedere la carità, come in altre culture è invece perfettamente normale ed è considerato il solo modo possibile, oltre al furto e alle rapine, per mantenere se stessi e le proprie famiglie. No, non più parole con costoro; e neppure con i cattolici che non capiscono e che si rifiutano di vedere e di trarre le inevitabili conclusioni. Nessun dialogo con i seguaci della Pachamama e con i devoti di Greta Thunberg. A noi basta Gesù Cristo, e l’aiuto della sua Madre Santissima. La quale non è una meticcia, né una profuga, né una donna qualsiasi. No: niente affatto.


Del 15 Dicembre 2020