mercoledì 29 aprile 2020

IL SEGRETO DELLA CROCE



IL GAUDIO DELLA CROCE

Il gaudio della croce è tanto profondo, fino e gustoso, che non lo potrà comprendere se non colui che lo sperimenti; e si va assaporando soltanto nella misura in cui si cerca la gloria di Dio, facendosi vita nell’anima la frase dell’Apostolo:
«Vivo io, non più io, ma è Cristo che vive in me». (10-11-75)

Com’è dolce la croce quando si ama! Ma soltanto l’amore è capace di abbracciarla con gaudio; per questo Gesù, che è l’Amore infinito, si inchiodò sulla croce per amore al Padre e agli uomini. (21-1-75)

La Chiesa ha bisogno di noi; perciò, il nostro riposo è nella croce. (10-3-76)

Amore, quando soffro, godo; e quando godo, soffro, perché nel soffrire ti glorifico e, nel godere, il desiderio di farti conoscere mi immola. (1-3-61)

Gesù, ogni volta che soffro mi unisco di più a te, ed allora il mio dolore si converte in gioia. (25-3-61)

Sorrido perché soffro e soffro sorridendo. Quale pace d’amore inonda l’anima mia perché l’ingratitudine mi avvolge, perché la pena mi avvicina all’Amore, perché il mio essere sospira per trovarti! (10-9-63)

L’amore non sta nelle parole, ma in un morire gioioso, nella totale crocifissione dell’io, con Cristo crocifisso. Quale gaudio dà il soffrire per dare gloria a Dio e vita alle anime...! In ciò deve consistere il riposo dell’anima sacerdotale. (1-2-64) 

Il segreto della croce racchiude un gran diletto, e questo è sapere che stiamo sulla croce con Cristo, il quale per amore nostro morì crocifisso. (1-2-64)

Che mistero! Come potrà dare il soffrire un così profondo sapore di eternità? Signore, insegnami a soffrire come Tu soffri e ad amare come Tu ami, anche se debba morire come Tu muori. (7-3-67)

L’amore di Dio è, nell’anima, luce che, illuminando il cammino della fede, ci fa portare la croce di Cristo con gaudio spirituale, nella pienezza della pace che riempie il cuore dei figli di Dio. (27-5-75)

Nel patire incontrai la beatitudine d’amare l’Amore per amore del suo amore. Che gioia poter amare così! (8-8-71)

L’assaporabile gaudio di poter soffrire per Dio soltanto lo dà l’amore. (8-8-71)

Il mio gaudio è nella croce, perché questa è stata la maniera che Dio ha scelto per glorificare se stesso. (14-8-74)

Nella morte delle mie forze fisiche che si esauriscono, provo gaudio spirituale per poter dare a Dio cose tanto costose e incomprensibili. (25-4-75)

È così dolce e pacifico patire con Cristo crocifisso, che il soffri e è godere in frutti di vivificazione per gli altri! (6-1-75)

Come è dura la croce, mio Signore! Ma, com’è dolce abbracciarla per amor tuo! (10-12-74) 

Ho tanta gioia e pace, quanto pena; sovvrabbondo di gaudio nell’assaporamento pacifico dello Spirito Santo per il contatto della croce. Vale la pena soffrire con Cristo, poiché la sua croce è nettare saporoso di divinità! (6-1-75)

In questi giorni godo poiché soffro nell’assaporamento della croce. Nella croce è l’Amore; e l’Amore è sapienza assaporabile di dolcezza infinita. Io voglio abbracciare la mia croce per dare, in essa, gloria a Dio e vita ai miei figli. (9-7-75) 

Il grande segreto della croce sta nel soffrire contenti di dare amore all’Amato. Se sapessimo il mistero della croce e il grande segreto che racchiude il soffrire per amore del Crocifsso divino...! (1-2-64)

Signore, io so che nell’eternità la mia purezza d’amore starà nel godere del fatto che Tu sei la Felicità infinita fluente in tre Persone, in te, da te e per te; e che la purezza del mio amore sulla terra te la dimostrerò nella misura in cui abbraccerò Cristo, e Questi crocifisso, trovando nel soffrire per darti gloria il gaudio del grande segreto della croce. (1-2-64)

La croce è il trionfo dell’amore, e per questo ci accompagnerà sempre la pace sacra che in essa è data. (6-1-75)

Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia

Ma le vie malvagie del demone stanno ora controllando in molti modi gli affari della Chiesa di Mio Figlio a danno di tutti i figli di Dio qui sulla Terra.



Nostra Signora di La Salette

Avevo avvertito i bambini di La Salette della crisi all'interno della Chiesa, facendo riferimento in particolare ai sacerdoti che erano "pozzi neri dell'impurità"; una verità che è diventata nota a tutti voi degli scandali che hanno fatto a pezzi la Chiesa di mio Figlio, poiché i miei avvertimenti ai bambini di La Salette non sono stati affrontati dai Padri della Chiesa, né allora né adesso.
Così è ora che la Chiesa di Mio Figlio è in grande crisi, a causa dei peccati di molti sacerdoti, vescovi e cardinali, e il fallimento dei Pontefici a Roma di affrontare adeguatamente gli scandali. Ma questo fallimento è solo uno dei fallimenti della Chiesa in questi tempi finali che si sono verificati.
Il più grande fallimento dei leader e dei seguaci nella Chiesa di Mio Figlio oggi è l'incapacità di sconfiggere il fumo di satana che è penetrato nella Chiesa, di nascosto e in segreto da decenni ormai. L'infestazione del demone e dei suoi seguaci fu fatta intenzionalmente, pazientemente e sottilmente, così che i veri seguaci di Mio Figlio, Gesù Cristo Redentore, non avrebbero lanciato l'allarme e salvato la Chiesa dal malvagio e dai suoi servi.
Come tua Madre celeste, ora sto suonando l'allarme per tutti i figli di Dio di riconoscere che il fumo di Satana , del demone, Lucifero , non solo ha permeato la gerarchia della Chiesa di Mio Figlio, ma le vie malvagie del demone stanno ora controllando in molti modi gli affari della Chiesa di Mio Figlio a danno di tutti i figli di Dio qui sulla Terra.
Chiedo a tutti i figli di Dio in questi ultimi tempi di focalizzare la vostra attenzione sulla gerarchia della Chiesa, sia dove vivi che a Roma, e di discernere quelli tra la gerarchia della Chiesa che stanno portando la Chiesa fuori strada nella sua missione , che è la salvezza delle anime attraverso il Signore e Salvatore, Gesù Cristo, e non attraverso il suo nemico, Lucifero , che devo riferirti con grande tristezza viene adorato come l '"illuminato" anche tra molti della gerarchia della Chiesa di Mio Figlio.
Ciò è accaduto a causa delle antiche società occulte e segrete che si sono infiltrate nella Chiesa attraverso i secoli fino al punto in cui vi è una grande lotta all'interno della Chiesa ai massimi livelli tra i seguaci di Lucifero e i veri credenti nel Signore e Salvatore, il tuo Redentore, Gesù Cristo.
Come ho avvertito a La Salette ai bambini e in seguito a te nei miei Messaggi dal cielo, un momento di crisi sarebbe sceso sulla Chiesa di mio Figlio, un tempo in cui i cardinali sarebbero stati contrapposti ai cardinali, ai vescovi contro i vescovi e ai sacerdoti contro i sacerdoti. Adesso è arrivato quel momento.
C'è qualcuno tra voi ora che non è consapevole dell'influenza del diabolico sulla gerarchia della Chiesa? C'è qualcuno tra voi che non è consapevole che esiste una grande divisione che sta dividendo la Chiesa di mio Figlio? Se non sei così consapevole, devi individualmente, attraverso la preghiera e il discernimento, aprire gli occhi e rimuovere le squame e diventare vigile degli attacchi alla Chiesa di Mio Figlio. Ned Dougherty
1 ottobre 2017  Estratto

MORTE AL CLERICALISMO o RISURREZIONE DEL SACRIFICIO UMANO




Monsignor Gaume

L'ARALDO DEL DIVINO AMORE



LA TERZA TESTIMONIANZA

Il terzo e più splendido testimonio è la vita stessa di Geltrude, che fu un continuo anelito alla ricerca della gloria di Dio. Non solo la ricercava, ma la promuoveva con tale ardore da sacrificarle l'onore, la vita e perfino la sua stessa anima. La verità di tale testimonianza brilla nel S. Vangelo, là dove Nostro Signore afferma: « Chi cerca la gloria di colui che l'ha mandato, è veritiero, e in lui non vi ha ingiustizia» (Giov. VII, 18). Oh, fortunatissima quell'anima che può trovare approvazione nelle pagine del S. Vangelo! A lei si applicano anche le parole della Sapienza: « Il giusto ha il coraggio del leone» (Prov. XXVIII, 1). Infatti ella era così appassionata della divina gloria da disprezzare qualsiasi noia, o contrarierà, pur di sostenere i diritti della giustizia e della verità.
Per procurare onore a Dio e salvezza alle anime, non si saziava di raccogliere scritti spirituali che poi diffondeva senza mai pensare ad averne riconoscimento umano. Regalava tali scritti soprattutto alle persone che potevano trarne maggior profitto; quando poi s'accorgeva che, in certi ambienti, i libri della Sacra Scrittura facevano difetto, s'interessava per procurarne parecchie copie e guadagnare cuori a Cristo. Per questa nessun sacrificio le tornava gravoso: sonno scarso, pasti ritardati, comodi personali tenuti in non cale, le riuscivano più di gioia che di pena; bene spesso arrivava persino a troncare le dolcezze della contemplazione, pur di recare una parola di sollievo ad anime afflitte, o compiere altri doveri di carità. Come il ferro immerso nel fuoco si trasforma tanto da sembrare fuoco, così l'anima sua, infiammata dal divino amore, si era trasformata in luce di carità per la salvezza delle anime.
Quantunque, per quanto ci consta, non ci fosse sulla terra, a quei tempi un'anima che avesse comunicazioni divine pari alle sue, per elevatezza e frequenza, pure ella viveva inabis sata nell'umiltà più sincera e profonda.
Intimamente convinta che nessuno fosse di lei più indegno dei divini favori, non aveva il minimo dubbio che le venissero accordati al solo scopo di seminarli, come grana prezioso, in terre più feraci. Il lasciare nascosti tali tesori nella sentina e nell'immondezzaio del suo cuore non era che un disonorarli, mentre solo il giorno in cui venivano affidati a un altro più degno di riceverli, avrebbero incominciato a fruttificare per Nostro Signore, e diventare pietre preziose, incastonate in monili d'oro. Con ingenua fede ella credeva che gli altri, per la purezza e la santità della loro vita, davano più gloria a Dio con un solo pensiero, di quello che potesse far lei con la donazione di tutto il suo essere, per la sua vita negligente ed indegna.
Questa la vera ragione che la decise a rivelare i favori che riceveva da Dio: giudicandosene indegna, non supponeva che fossero stati offerti per lei, ma per salvezza dei fratelli. 

RIVELAZIONI DI S. GELTRUDE

martedì 28 aprile 2020

LA VERGINE MARIA negli scritti di Luisa Piccarreta



La reciproca benedizione di Gesù e di Maria per iniziare la Passione, come una nuova Creazione 

Stavo pensando, quando il mio dolce Gesù, per dar principio alla sua dolorosa passione, volle andare dalla  sua Mamma a chiederle la sua benedizione, e il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, quante cose dice  questo mistero!  Io volli andare a chiedere la benedizione alla mia cara Mamma, per darle l’occasione  che anche Lei Mi chiedesse la benedizione. Erano troppi i dolori che doveva sopportare ed era giusto  che la mia benedizione La rafforzasse. È mio solito che, quando voglio dare, chiedo. E la mia Mamma  Mi comprese subito, tanto è vero che non Mi benedisse, se non quando Mi chiese la mia benedizione, e  dopo essere benedetta da Me Mi benedisse Lei. Ma questo non è tutto. Per creare l’Universo dissi un  ‘FIAT’ e col solo ‘FIAT’ riordinai ed abbellii cielo e terra. Nel creare l’uomo il mio Alito onnipotente gli  infuse la vita. Nel dar principio alla mia passione, con la mia parola onnipotente e creatrice volli  benedire la mia Mamma, ma non era solo Lei che benedivo; nella mia Mamma vedevo tutte le creature.  Era Lei che teneva il primato su tutto ed in Lei benedivo tutti e ciascuno, anzi, benedivo ciascun  pensiero, atto, parola, ecc., benedivo ciascuna cosa che doveva servire alla creatura. Come quando il  mio ‘FIAT’ onnipotente creò il sole, e questo sole, senza diminuire di luce né di calore, sta per tutti e per  ciascun mortale facendo il suo corso, così la mia parola creatrice, benedicendo, restava in atto di  benedire sempre, sempre, senza mai cessare di benedire, come mai cesserà di dare la sua luce il sole a  tutte le creature. 
Ma non è tutto ancora. Con la mia benedizione volli rinnovare i pregi della Creazione, volli chiamare  il mio Celeste Padre a benedire, per comunicare alla creatura la Potenza; volli benedirla a nome mio e  dello Spirito Santo, per comunicarle la Sapienza e l’Amore, e così rinnovare la memoria, l’intelletto e la  volontà della creatura, restituendole la sovranità di tutto. Sappi però, che nel dare voglio, e la mia cara  Mamma comprese e subito Mi benedisse, non solo per sé, ma a nome di tutti. Oh, se tutti potessero  vedere questa mia benedizione, la sentirebbero nell’acqua che bevono, nel fuoco che li riscalda, nel  cibo che prendono, nel dolore che li affligge, nei gemiti della preghiera, nei rimorsi della colpa,  nell’abbandono delle creature…, in tutto sentirebbero la mia parola creatrice che dice loro (ma  sventuratamente non è sentita): «ti benedico in nome del Padre, di Me, Figlio, e dello Spirito Santo; ti  benedico per aiutarti, ti benedico per difenderti, per perdonarti, per consolarti, ti benedico per farti  santo». E la creatura farebbe eco alle mie benedizioni col benedirmi anch’essa in tutto. Questi sono gli  effetti della mia benedizione, per cui la mia Chiesa, ammaestrata da Me, Mi fa eco, e in quasi tutte le  circostanze, nell’amministrazione dei Sacramenti ed altro dà la sua benedizione”. (12°, 28-11-1920) 

a cura di P. Pablo Martín 

GESU’ AL CUORE DELLE MAMME



Guardami! Guardami nella grotta di Betlem, e vedi che mi sono fatto piccolo per tuo amore. Puoi dubitare di me? Se un re per beneficarti si facesse servo e, ridotto in estrema povertà, si umiliasse per arricchirti, potresti dubitare del suo amore?
Guardami nel mio nascondimento di Nazaret, ridotto ad operaio... Intendi che, avendo creato il mondo con un fiat, mi sono ridotto ad operaio per sollevarti nelle angustie del tuo lavoro? Puoi lamentarti del tuo stato di umiltà, quando io ho scelto uno stato di umiliazione per confortarti?
Guardami sulla Croce, tutto piaghe, nudo come un verme per salvarti: puoi dubitare di un amore che per te s'è immolato?
Guardami risorto e asceso al Cielo, dove sono andato per prepararti il luogo di eterna felicità: puoi sospirare ad altro che alla Patria eterna?
Se tu avessi tutti i beni della terra, non dovresti lasciarli? E se invece di una modesta casa avessi un palazzo reale, potrebbe essere questo per sempre la tua dimora? Vanità delle vanità, figlia mia, è tutto vanità fuorché il vivere di Dio e amarlo sopra tutte le cose! (cf Qo 1,1).
Vivi alla giornata, come pellegrina solitaria, unisciti alle mie umiliazioni e alla mia povertà, ricevimi nell'Ostia d'amore, riguardami come tuo amico, vieni a visitarmi, parlami, sfogati con me, e l'anima tua sarà piena di pace.

don Dolindo Ruotolo

Grazie, mio Dio!



Signore mio Dio, grazie, perché mi hai dato un altro giorno di vita, grazie, perché il mio pensiero si è rivolto spesso a Te, grazie per ogni palpito del mio cuore, grazie, perché le ore di questa giornata sono trascorse serene, nel tuo amore e nella tua luce!

Signore, voglio donarti tutto di me stessa, prendi tutto ciò

che mi hai dato, purificami e rendimi consapevole che tutto ciò che posseggo è un tuo dono gratuito! Grazie, mio Dio! Eccomi, io mi presento a Te in tutta la mia povertà, con tutte le mie miserie e debolezze e mi affido a Te e confido in Te, per essere trasformata, obbediente alla tua volontà, disponibile nelle tue mani, felice di essere una creatura tutta tua!

Vieni, Signore, e non mi lasciare!

Ti amo Gesù, ti amo Maria, Madre mia!

Sia lode in eterno alla Santissima Trinita! Amen!

Geremia



La preghiera del profeta

16Dopo aver consegnato a Baruc, figlio di Neria, il documento di acquisto, rivolsi al Signore questa preghiera: 17'Signore mio Dio, tu con la tua grande forza e potenza hai creato il cielo e la terra. Niente è troppo difficile per te. 18Tu dimostri il tuo amore a mille generazioni, però fai anche scontare ai figli le conseguenze dei peccati dei genitori. Sei un Dio grande e forte e il tuo nome è: Signore dell'universo. 19Fai progetti grandiosi e li realizzi tutti. Tu segui con attenzione l'agire degli uomini per trattare ciascuno secondo la sua condotta e in base al risultato delle sue azioni. 20Da quando il nostro popolo si trovava in Egitto fino ad oggi, tu hai compiuto prodigi e miracoli, non solo tra il popolo d'Israele ma anche tra gli altri uomini, e così oggi il tuo nome è diventato famoso. 21Hai compiuto prodigi e miracoli, hai usato la tua grande forza e potenza e hai riempito di terrore i nemici per far uscire dall'Egitto il tuo popolo Israele. 22Hai dato agli Israeliti questa terra dove scorre latte e miele, come avevi promesso con giuramento ai loro antenati. 23Essi arrivarono in questa terra e ne presero possesso. Però non hanno ascoltato quel che tu dicevi, non si sono comportati secondo le tue istruzioni, non hanno fatto quel che tu comandavi. Perciò tu hai mandato su di loro tutte queste sciagure.
24I Babilonesi combattono contro Gerusalemme e ormai hanno portato le loro macchine di assedio fin sotto le sue mura per occuparla. La guerra, la carestia e la peste stanno per far cadere la città nelle loro mani. È accaduto esattamente quel che avevi minacciato, e tu stai lì a guardare. 25La città sta per cadere in potere dei Babilonesi e tu, Signore mio Dio, mi ordini di comperarmi il campo e di pagarlo davanti a testimoni!'.

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO





Monsignor GAUME

Cari figli prediletti ascoltatemi: la vostra Mamma Celeste è apparsa davvero a Ghiaie di Bonate. Ascoltatemi: difendete Bonate.



Maria:
Cari figli prediletti ascoltatemi: la vostra Mamma Celeste è apparsa davvero a Ghiaie di Bonate.  Ascoltatemi: difendete Bonate. Bonate è una fonte di grazie per tutto il mondo specialmente per  tutte le famiglie. Come soffro perché molti miei figli sacerdoti non credono che Io sono apparsa a Bonate alla bambina Adelaide Roncalli, disprezzando il mio messaggio e le mie grazie. E’  necessario fare grandi atti di riparazione per Bonate perché non hanno accettato i miei messaggi  di conversione specialmente tutti i sacerdoti. Miei figli prediletti basta con così grande incredulità.  Non permettete che satana vi derida a causa della vostra incredulità su Bonate.  Forse non siete ancora convinti che il demonio voleva tutto questo perché molte famiglie non  trovassero la strada della salvezza e… fossero distrutte?  Pregate! Pregate! Pregate!  Io la vostra Mamma celeste vi dico che diventi santo il luogo dove sono apparsa a Ghiaie di  Bonate, perché questa è una richiesta del mio Figlio Gesù. 

Ciliverghe, casa privata - 23 maggio 1997 

***

Gesù:
Carissimi figlioli quanto Io vi amo! Vi mando la mia Santa Mamma nelle diverse parti del mondo ma molti non ascoltano i Suoi santi messaggi. Tu devi dire a tutti i Sacerdoti sull’importanza del fatto che si deve santificare Bonate. Che il mio Papa sappia il mio messaggio circa Bonate. La sua venuta in Brasile per l’incontro internazionale delle famiglie: è molto importante, e il messaggio di Bonate deve essere proclamato a tutte le famiglie come pure il messaggio di Itapiranga. Questo è l’appello del mio Sacro Cuore.

25 maggio 1997 – h 17 – Brescia, casa privata

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Edson chiede circa le apparizioni di Montichiari – Rosa Mistica e Bonate. Risposta:

Maria:
Io sono apparsa davvero a Montichiari e Fontanelle come Rosa Mistica, come pure sono apparsa a Ghiaie di Bonate dando un messaggio speciale a tutte le famiglie. Io sono la Madre della Chiesa e desidero che tutti i miei figli sacerdoti ascoltino i miei appelli materni.

Virle, casa privata - 25 maggio 1997 – h. 21

Il problema dell'ora presente. Antagonismo tra due civiltà



LA FRAMASSONERIA DENUNCIATA


Lo sforzo della framassoneria per rovesciare la civiltà cristiana diviene più manifesto nell'opera della Rivoluzione.

Luigi Blanc ben riconosceva essere codesto lo scopo preso di mira: "Nel grado di cavaliere del sole, allorché aveva luogo una iniziazione, il Venerabilissimo cominciava col domandare al primo sorvegliante: 'Che ora è?'. E questi doveva rispondere: L'ora dell'oscurità tra gli uomini. Interrogato a sua volta dei motivi che lo conducevano, il candidato rispondeva: 'Io vengo a cercare la luce, poiché i miei compagni ed io ci siamo smarriti nelle tenebre che coprono il mondo. Delle nubi oscurano Hesperus, la stella dell'Europa; esse sono formate dall'incenso che la superstizione offre ai despoti'". Non si può dire più chiaramente che la civiltà cattolica ha immersa l'Europa nelle tenebre, che il genere umano ha perduto di vista il fine naturale dell'uomo, e che la framassoneria s'è tolta la missione di aprirgli gli occhi. Da gran tempo gli storici hanno esclusa deliberatamente la framassoneria dalla storia; e perciò hanno presentato la Rivoluzione sotto una luce falsa ed ingannevole. Il sig. Wallon, presentando i processi verbali che furono stesi all'istante, ci ha infine esposto i fatti tali e quali si sono prodotti; ma non risale alle cause e ai primi agenti che produssero questo cataclisma, alle idee la cui propaganda lo rese possibile. Tocqueville e Taine, che hanno fatto uso nello studio della Rivoluzione d'una critica si illuminata, non hanno portato le loro investigazioni sul dominio delle società segrete.

I maneggi della framassoneria in questi ultimi tempi ci hanno fatto aprire gli occhi. La si vede preparare nuovi sconvolgimenti e nuove rovine. Ognuno si domanda se le sventure e i delitti che hanno segnato la fine del XVIII secolo non siano ad essa imputabili. Maurizio Talmeyer tenne recentemente una conferenza che poscia pubblicò in opuscoletto sotto questo titolo: La Framassoneria e la Rivoluzione francese. Copin-Abancelli, Prache ed altri si applicarono, in differenti pubblicazioni, a far uscire dalle tenebre diligentemente conservate, la parte presa dalle società segrete nella Rivoluzione. Per dimostrarlo, essi poterono attingere nell'opera pubblicata trent'anni fa, da N. Deschamps, sotto questo titolo: Les sociétés secrètes et la société, completata nel 1880 da Claudio Jannet. E questi avevano largamente usufruito di un'opera anteriore, pubblicata in piena Rivoluzione, nel 1798, da Barruel: Mémoíres pour servir à l'histoire du Jacobinisme.

Queste Memorie non offrono, come potrebbe far credere il titolo, documenti da usare per comporre la storia dei delitti commessi dai Giacobini; Barruel, nei suoi cinque volumi, si applicò a fornire ai futuri storici del Terrore, le informazioni o gl'indizi che loro permettessero di stabilire il punto di partenza, i primi agenti e le cause segrete della Rivoluzione. "Nella Rivoluzione francese - egli dice

- tutto, persino i suoi misfatti più spaventevoli, tutto era stato preveduto, meditato, combinato, risoluto, stabilito; tutto fu l'effetto della più profonda scelleratezza, poiché tutto è stato condotto da uomini che soli tenevano il filo delle cospirazioni ordite nelle società segrete, e che hanno saputo scegliere e studiare il momento propizio alle congiure".

Il convincimento di questa premeditazione e di queste congiure risulta dalla lettura dei cinque volumi. Sul frontespizio del quarto, nel "Discorso preliminare", egli domanda: "In qual modo gli adepti segreti del moderno Spartaco (Weishaupt) hanno presieduto a tutti i misfatti, a tutti i disastri di questo flagello di brigantaggio e di ferocia chiamato la 'Rivoluzione'? Come presiedono ancora a tutti quelli che la setta medita per compiere la dissoluzione delle società umane? (Ciò ch'essa meditava di riprendere all'indomani della Rivoluzione, lo eseguisce al giorno d'oggi sotto i nostri occhi. E sono ancora i framassoni che stanno alla testa di tutto ciò che noi vediamo). Consacrando questi ultimi volumi a rischiarare tali questioni, io non mi lusingo di risolverle con tutta la precisione e con tutti i particolari di uomini che avessero avuto la facoltà di seguire la setta 'Illuminata' nei suoi sotterranei, senza perdere un istante di vista i capi o gli adepti ... Raccogliendo i tratti che mai sono svelati, ne avrò abbastanza per segnalare la setta dovunque i misfatti additano la sua fatale influenza".

Si comprende il grande ed urgente interesse che presenta la lettura di quest'opera nell'ora presente. Quello che accade, quello di cui siamo spettatori, è il secondo atto del dramma cominciato un secolo fa; è la stessa Rivoluzione, ravvivata nel suo focolare, coll'intenzione che Barruel aveva già potuto constatare, di estenderne l'incendio nel mondo intero. Egli ce ne mostra il proposito, la volontà espressa fin dal principio del XVII secolo. I congiurati potranno essi raggiungere i loro fini di annientare la società cristiana? E' il segreto di Dio, ma è altresì il nostro. Poiché l'esito della Rivoluzione dipende dall'uso che noi vogliamo fare della nostra libertà, come dai decreti eterni dì Dio.

Gli è per sostenere, per incoraggiare le buone volontà, che Barruel scrisse le sue Mémoires: "E' per trionfare finalmente della Rivoluzione e ad ogni costo, e non per disperare che fa d'uopo studiare i fasti della setta. Siate tanto zelanti pel bene, quanto essa lo è pel male. Abbiate la buona volontà di salvare i popoli; i popoli stessi abbiano la volontà di salvare la loro religione, le loro leggi, la loro fortuna, com'essa ha la volontà di distruggerle, e i mezzi di salute non mancheranno". E questa è altresì la volontà e la speranza che noi vorremmo vedere spuntare dalla lettura dei Problema dell'ora presente.

Delasuss, Henri;

Spirito Santo



Spirito Santo, 
sostegno e consolatore degli afflitti, 
infondi nei cuori serenità, 
gioia  e speranza, 
sii conforto e sollievo nelle nostre difficoltà. 
 Nelle ore della prova della nostra vita di coppia 
 ravviva la nostra mutua comprensione e fiducia. 
Confortati e consolati da Te, 
Soffio di vita, 
rendici capaci di diffondere 
serenità e speranza.

Un Mondo secondo il Cuore di Dio



***
Ma come se fosse poco il dire che Gesù scaccia i demoni per arte di Belzebul, lo stesso demonio fa dire, in altra occasione, che Gesù è “indemoniato”. L’insulto viene dall’inferno stesso. Siccome la verità non può essere portata verso la menzogna, la menzogna tenta di macchiarLa dicendo che nella verità risiede il demonio. 

Anche qui si può fare una riflessione pratica: il demonio può far sì che vediamo la verità come cosa diabolica, perché così la respingiamo. I mezzi che egli utilizzerà sono innume- revoli, come innumerabile è l’errore. Da questa terribile rete che costantemente ci tende il nemico non potremo liberarci senza una profonda umiltà e un sincero abbandono nell’Amore e nella Volontà di Dio. La “piccolezza” racco- mandata da Gesù sarà l’unica cosa che ci faciliterà l’uscire dalle maglie di questa rete diabolica che viene dal padre della menzogna. 

Gesù chiama la sua Passione « l’ora del potere delle tene- bre» u . Varie volte i suoi nemici avevano tentato di ucciderlo, ma non era arrivata «l’ora». Questa «ora» non è segnata né da Gesù, né dal Padre, né dal demonio stesso. Questa «ora» deve essere segnata dalla libertà di un uomo, che si decida total- mente per lo spirito del male. Se l’«ora» dell’Incarnazione del Figlio di Dio fu segnata dalla libera volontà di una creatura umana, Maria, l’«ora» della Sua Passione e Morte fu segnata da un’altra creatura umana libera, Giuda. È questo fedele strumento del demonio, colui che inaugura la dolorosa Passione di Gesù, e «il potere delle tenebre»: «E appena preso il boccone, Satana entrò in lui» . 

In questo dramma divino-umano si deve tener presente che gli uomini sono strumenti ciechi del demonio, ma di una cecità alla quale sono arrivati con una responsabilità da essi non ignorata, di cui Dio solo conosce tutta la portata: «Dio ha dato loro uno spirito di torpore, occhi per non vedere e orecchi per non sentire, fino al giorno d’oggi». Se nella vita pubblica di Gesù, il demonio si valeva della ragione umana per ostacolare il suo cammino luminoso, nella sua Passione si vale del fondo più basso dell’uomo: la pungente ironia e il sarcasmo. La corona di spine, il manto di porpora, la canna messa nelle sue mani divine, fu lo scherno del demonio stesso per deridere Colui che si era proclamato Re e che nel deserto aveva disprezzato i regni di questo mondo offertigli da lui. Come nel deserto, anche sul Calvario egli tenta, in un modo beffardo, di fermare Gesù affinché non compisse il sacrificio totale: «Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla Croce...» Nel deserto Gesù non cambiò le pietre in pane, e non si gettò dal pinnacolo del tempio. Là Gesù vinse il demonio con la sua Sapienza, qui lo vince con la sua morte, perché questa è la via inevitabile per la sua maggiore vittoria, la risurrezione. E non sarà proprio questo l’atteggiamento che deve assumere la Chiesa di Cristo di fronte ai suoi nemici? Non è Cristo il modello? Anche la stessa morte ignominiosa comincia a strappare terreno al demonio; uno dei ladri, antico possesso suo, supplica il Crocefisso per entrare nel suo Regno, regno ridicolizzato da Satana: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Il “nemico” l’aveva sfidato a scende- re dalla croce per dare una prova della sua divinità: «Se sei il Figlio di Dio ». La sua morte, apparentemente come quella di un impotente, converte il centurione romano e questi confessa proprio ciò di cui il demonio si era burlato: «Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio» Proprio nella morte di Gesù, che sembra una sconfitta, comincia la sua vittoria. Questa è la vittoria-modello per tutti quelli che desiderino essere veri figli di Dio.
***
presentato da JOSÉ BARRIUSO 

I doni profusi dallo Spirito Santo su PADRE PIO



Piaga sulla spalla destra 

Il 16 giugno 1921, il visitatore apostolico mons. Raffaello Rossi fece un esame estremamente scrupoloso delle stimmate, sulla loro origine e fenomenologia. Al termine egli chiese esplicitamente a Padre Pio se c'erano altre piaghe o "segni simili". Padre Pio rispose categoricamente: "No! Non ne ho mai avuto." Nel suo rapporto finale mons. Rossi riprende il "no" di Padre Pio e scrive: "Padre Pio mi ha assicurato che sulla sua persona non ci sono altre piaghe." (Francesco Castelli, Padre Pio Under Investigation. The secret Vatican Files, Ignatius Press, San Francisco, 2011,  pag. 58) 

Padre Marcellino Iasenzaniro: "Si scrive che P. Pio, oltre alle stimmate che conosciamo, avesse una piaga o stigma alla spalla destra. Ciò non appare nell'epistolario." (P. Marcellino Iasenzaniro, Padre Pio profilo di un santo, II Volume; Carità e prove, sostenute nella speranza, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2010, pag. 268, nota 70) 

Giovanni Paolo II nel 1947, quando era ancora un semplice sacerdote che studiava a Roma per frequentare gli atenei pontifici, andò in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo e si incontrò con Padre Pio. Sapendo che il santo frate aveva le stimmate gli fece la stessa domanda che San Bernardo fece a Gesù. E la risposta fu la stessa: “Era la piaga sulla spalla.” Quel colloquio rimase un segreto. Padre Pio aggiunse che nessuno ne sapeva nulla e che quella piaga non veniva nemmeno curata.  E nulla se ne seppe sino alla morte del santo frate.  Il futuro papa non ne fece parola ad alcuno, salvo al collega che lo accompagnò e che era il futuro cardinale polacco  Andrej Deskur.  Anche il cardinale tacque sino alla morte del papa Giovanni Paolo II. (Castelli, Padre Pio, pag. 57) 

A San Giovanni Rotondo se ne accorsero soltanto anni dopo, quando Fra Modestino fu incaricato di fare l'inventario di tutti gli effetti  personali di Padre Pio contenuti nella cella n° 5, dove il Padre era spirato.  

Fra Modestino scrive: "Un'altra sconcertante scoperta avrei dovuto fare. Quando fu la volta delle maglie, mi venne alla mente che una sera del 1947, davanti alla cella n. 5, Padre Pio mi confidò che uno dei suoi più grandi dolori era quello che provava quando si cambiava la maglia. Io pensavo che questo fosse causato dalla piega sul costato. Il 4 febbraio 1971 però dovetti cambiare opinione allorché' osservando con più attenzione una maglia di lana da lui usata, notai sopra di essa, all'altezza della clavicola destra, una traccia indelebile di sangue. Si trattava del segno evidente di un'ecchimosi circolare di circa dieci centimetri di diametro, all'inizio della spalla destra, vicino alla clavicola. Avevo letto in qualche libro una preghiera in onore della piaga sulla spalla destra di nostro Signore, apertaGli dal legno durissimo della croce che, scoprendoGli tre sacratissime ossa, Gli avevano procurato acerbissimo dolore.  
Se in Padre Pio si erano ripetuti tutti i dolori della passione, non era da escludere che egli avesse sofferto anche quelli provocati dalla piaga alla spalla. Quella lesione aveva determinato un profondo ematoma e una fuoriuscita di liquido ematico sulla spalla destra, con secrezione sierosa. Ecco quindi, sulla maglia un alone sfocato con al centro la macchia scura del sangue assorbito.   

Quella notte prima di addormentarmi pregai Padre Pio di darmi un segno. All'una e cinque un improvviso acuto dolore alla spalla mi fece svegliare. Era come se un coltello mi avesse scarnito la clavicola. Contemporaneamente sentii una voce che diceva: "Così ho sofferto io." Un intenso profumo mi avvolse e riempì tutta la mia cella.”  (Frà Modestino da Pietrelcina, Io...testimone del Padre, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, V edizione, 2001, pag. 83-5)  


San Bernardo di Chiaravalle (1090 - 1153)  

È a San Bernardo che si deve la conoscenza di alcune devozioni popolarmente riconosciute dalla Chiesa Cattolica ancora oggi, ad esempio quelle sulle Piaghe di Gesù. Il dono mistico del Santo gli consentì, oltre che la Vergine, di ricevere rivelazioni anche da Gesù Cristo stesso. Tra tutte, la più famosa è la rivelazione della Piaga incognita della Sacra Spalla di Gesù Cristo aperta dal peso della Croce. Nei suoi scritti, San Bernardo, racconta di aver chiesto nell'orazione a Cristo quale fosse stato il maggior dolore sofferto nel corpo durante la sua passione. Gli fu risposto: 

« Io ebbi una piaga sulla spalla, profonda tre dita, e tre ossa scoperte per portare la croce. Questa piaga mi ha dato maggior pena e dolore più di tutte le altre e dagli uomini non è conosciuta. Ma tu rivelala ai fedeli cristiani e sappi che qualunque grazia che mi chiederanno in virtù di questa piaga, verrà loro concessa; ed a tutti quelli che per amore di Essa mi onoreranno con tre Padre Nostro, Ave e Gloria al giorno, perdonerò i peccati veniali, non ricorderò più i mortali, non morranno di morte subitanea ed in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine conseguendo ancora grazia e misericordia. » 

San Bernardo ottenne anche la concessione dell'indulgenza da Papa Eugenio III a chiunque avesse propagato e portato sempre con sé l'orazione scritta all'uopo dal Santo. 

G. C.

La profezia del Virus creato in laboratorio (Anguera)









Il Quinto e Sesto Sigillo di Ap 6,9-17


lunedì 27 aprile 2020

Oltre la morte



I Santi e il Purgatorio

Teresa Musco (1943-1976), la stimmatizzata di Caserta, racconta che il 2 novembre 1962, non potendo andare al cimitero come avrebbe desiderato poiché era il giorno dei defunti, pregò dalla sua casa con grande fervore per le anime del purgatorio. Nelle prime ore della sera, mentre continuava a pregare, vide nella sua stanza molte persone. Chiese loro: «Che volete?» Esse la salutarono con molta gioia e le dissero: «Ci hai liberato dal purgatorio con le tue preghiere e veniamo a ringraziarti» poi sparirono splendenti di gioia e di amore.


P. Angel Peña

CRISTO, VITA DELL'ANIMA



IL DISEGNO DIVINO NELLA NOSTRA PREDESTINAZIONE ADOTTIVA IN GESÙ CRISTO  

La ragione umana può dimostrare che esiste un Essere supremo, causa prima di ogni creatura, provvidenza del mondo, rimuneratore sovrano, fine ultimo di tutte le cose. Da questa conoscenza razionale e dalle relazioni, che essa ci manifesta tra le creature e Dio, derivano per noi certi doveri, il cui insieme fonda ciò che si chiama la legge naturale e la cui osservanza costituisce la religione naturale.  
   Ma la nostra ragione, per quanto potente, non ha potuto scoprire nulla, con certezza della vita intima dell'Essere supremo: la vita divina appare infinitamente lontana, in una solitudine impenetrabile: Lucem inhabitat inaccessibilem (1).  
   La rivelazione è venuta a inondarci della sua luce. Essa ci insegna che c'è, in Dio, una ineffabile paternità.  
Dio è padre: è il dogma fondamentale che tutti gli altri presuppongono, dogma magnifico che lascia confusa la ragione, ma rapisce la fede e entusiasma le anime sante.  
Dio è padre. - Dall'eternità, quando non splendeva ancora la luce creata sul mondo, Dio genera un Figlio, al quale comunica la sua natura, le sue perfezioni, la sua beatitudine, la sua vita, poiché generare è comunicare (2) l'essere e la vita (3), (4). La vita è dunque in Dio, vita comunicata dal Padre e ricevuta dal Figlio.  
   Questo Figlio, in tutto simile al Padre, è unico (5), è unico, perché ha (6), col Padre, una stessa e indivisibile natura divina; e tutti e due, benché distinti l'uno dall'altro (in causa delle loro proprietà personali «di essere Padre» e «di essere Figlio»), sono uniti in un vincolo d'amore potente e sostanziale, da cui procede quella terza persona, che la Rivelazione chiama con nome misterioso: lo Spirito Santo.  
   Tale, per quanto può conoscerlo la fede, il segreto della vita intima di Dio; la pienezza e la fecondità di questa vita   è la sorgente della felicità incommensurabile, che possiede l'ineffabile società delle tre persone divine.

Ed ecco che Dio, non per aggiungere qualche cosa alla sua pienezza, ma per arricchire per suo mezzo altri esseri, estenderà, per così dire, la sua paternità. Questa vita divina, così trascendente, che Dio solo ha il diritto di vivere, questa vita eterna, comunicata dal Padre al Figlio unico, e, per loro mezzo, al loro Spirito comune, Dio decreta di chiamare delle creature a dividerla. Per un trasporto d'amore, che ha la sua sorgente nella pienezza dell’Essere e del Bene, che è Dio, questa vita traboccherà dal seno della divinità per raggiungere e beatificare, elevandoli al disopra della loro natura, degli esseri tratti dal nulla. A queste creature pure, Dio dà la qualità e farà sentire il dolce nome di figli. Per natura, Dio non ha che un Figlio; per amore, ne avrà una   moltitudine innumerevole: tale la grazia dell'adozione soprannaturale.  
   
Questo decreto d'amore, effettuato in Adamo fin dall'alba della creazione, poi attraversato dal peccato del capo del genere umano, che trascina tutta la discendenza nella sua disgrazia; questo decreto d'amore sarà restaurato da una invenzione meravigliosa di giustizia e di misericordia, di saggezza e di bontà. Ecco che il Figlio unico, che vive eternamente nel seno del Padre, si unisce ad un dato momento alla natura umana, ma in modo così stretto che questa natura, pur essendo perfetta in sé stessa, appartiene interamente alla persona divina alla quale è unita. La vita divina, comunicata nella sua pienezza a questa umanità, fa di lei l'umanità del Figlio di Dio: è l'opera ammirabile dell'Incarnazione. Possiamo dire con tutta verità che questo uomo, che si chiama Gesù Cristo, è il vero Figlio di Dio.  
   
Ma questo Figlio, che per natura è l'unico del Padre Eterno, compare quaggiù per diventare il primogenito di tutti coloro, che lo riceveranno, dopo essere stati riscattati da lui presentata da Cristo a suo Padre (1), circonderà il trono di Dio, per attingere, alle sorgenti vive una beatitudine senza fine, per esaltare le magnificenze della bontà e della gloria divina. L'unione sarà eternamente consumata e «Dio sarà tutto in tutti».  
  
 Tale è, nelle sue linee generali, il disegno divino. Tale per sommi capi, la parabola che descrive l'opera soprannaturale.  

Beato Dom COLUMBA MARMION