giovedì 4 luglio 2019

Nel Sangue di Cristo la nostra libertà



Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi 
e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo 
della schiavitù (Gal 5,1). 


Sia benedetto Dio, 
Padre della Vita, 
nel Sangue di Cristo 
ci ha rigenerati. 
Sia benedetto Dio, 
Padre della Gioia, 
nel Sangue di Cristo 
ci ha inebriati. 
Sia benedetto Dio, 
Padre della Libertà, 
nel Sangue di Cristo 
ci ha liberati. 
Sia benedetto Dio, 
Padre della Speranza, 
nel Sangue di Cristo 
ci ha aperto il futuro. 
Sia benedetto Dio, 
Padre dell’Amore, 
nel Sangue di Cristo 
ci ha attratti a sé. 
Sia benedetto Dio, 
Padre della Festa, 
nel Sangue di Cristo 
ci ha fatto danzare. Amen. 

La Croce è il mistico altare



IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO

La Croce! è il mistico altare, più regale dei troni, più prezioso dei regni! Il Sangue di Gesù, che stilla dalle piaghe sacrosante, purifica, corrobora, divinizza l'anima, la inebria di soavità, le è caparra del Cielo e fonte di benedizione. Oh! Siamo felici di starcene ai piedi della Croce di Gesù, e il nostro sospiro angoscioso sia di amore, e l'amore sia abbandono al Cuore di Gesù. q. 6: s.d.

SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO

LA CIVITAS SATANAE ALL’ASSALTO DELLA CIVITAS DEI



Se c’è stato un tempo nella storia della chiesa in cui il pensiero cristiano ha potuto affermarsi e 
avere una risonanza nella vita privata e pubblica, quello è senza dubbio il Medioevo europeo. In 
tutte le nazioni d’Europa, dal Mediterraneo al Polo, la chiesa faceva sentire la sua presenza e il suo 
influsso. La vita religiosa, come la vita civile, politica, economica, sociale, era regolata alla stregua 
delle norme che arrivavano periodicamente da Roma e che stabilivano le mete da raggiungere e le 
vie per raggiungerle.

Stando alla nota teoria vichiana dei corsi e dei ricorsi della storia il Medioevo potrebbe essere 
definito «l’età degli dèi», a cui, nel Rinascimento, succederà «l’età degli eroi» e nei tempi moderni 
«l’età degli uomini».

Il Medioevo è per eccellenza l’epoca della civiltà teocentrica, il che forma e spiega la sua 
grandezza. Vi furono anche nel Medioevo una quantità di errori e di imperfezioni, anche delitti 
odiosi e brutalità nella vita dei singoli e dei raggruppamenti umani, ma come l’individuo, malgrado 
le sue imperfezioni, sapeva risollevarsi sempre perché non aveva ancora perduto il concetto e la 
coscienza del peccato, così anche nella vita sociale penetrava sempre e si imponeva vittorioso 
l’ideale cristiano.

Il Medioevo, come sappiamo, copre l’arco di circa un millennio, dalla caduta dell’impero romano 
fino alla scoperta del nuovo mondo e alle prime avvisaglie del sorgente umanesimo. Mille anni che 
si possono considerare il crogiolo dei popoli d’Europa. I barbari del nord vengono a contatto coi 
popoli del sud eredi della civiltà e della lingua dei romani, e a poco a poco, con sforzo lungo e 
sofferto, ne assimilano i costumi, il genere di vita e la religione. Si tratta di uno scambio reciproco 
che reca notevoli vantaggi a tutte e due le parti interessate. Il barbaro è disceso dal nord non solo 
per ricevere ma anche per dare, e l’uomo civilizzato del sud non ha soltanto dato ma anche ricevuto.

Da questo scambio reciproco è nata la nuova civiltà europea, un’osmosi felice tra una forza fisica e 
una forza morale. I popoli che oggi occupano il continente Europa non sono più totalmente né i 
discendenti dei romani né totalmente gli eredi delle tribù germaniche e scandinave. Essi sono gli 
esponenti di una «nuova Europa», derivata dall’amalgama sapiente e regolato di popoli e di stirpi 
diverse, e formato moralmente e spiritualmente dalla chiesa cattolica. E stata la chiesa che ha 
formato, educato, istruito, organizzato la nuova Europa alla luce degli insegnamenti del vangelo e 
ha avviato i popoli verso nuovi ideali e nuovi destini. E questo il pensiero fondamentale sul quale 
ama spesso fermarsi papa Giovanni Paolo Il: l’Europa deve tornare all’unità della sua origine — 
un’origine cristiana — e solo in questa unità ritroverà la sua grandezza e la capacità per affrontare il
domani.

Se il Medioevo — diciamo ancora questo — è oggi un periodo tanto calunniato e bistrattato dagli 
storici laicisti e atei, definito l’epoca dell’oscurantismo e della barbarie di cui deve vergognarsi 
l’uomo civile e progredito di oggi, e di cui è meglio dimenticarsi o non parlarne mai, è appunto per 
il posto di primaria importanza e di primaria utilità che vi ha occupato la chiesa cattolica. L’odio 
alla Chiesa porta automaticamente alla distorsione e alla falsificazione più ingiusta e irrazionale 
della realtà storica.

Nell’arco dei mille anni che comprendono «l’età di mezzo» — questo è il significato di Medioevo 
— c’è un secolo che ne forma come l’apogeo e il punto centrale, il Duecento.

Il Duecento vede la maturazione dei semi che erano stati seminati nei secoli precedenti dai grandi 
artefici della civiltà: san Benedetto da Norcia, l’ordine benedettino, san Gregorio Magno, san 
Bernardo e l’ordine cistercense, le crociate, san Gregorio VII. In questo secolo nascono e si 
affermano le più belle e grandiose realizzazioni che appartengono tipicamente a quell’epoca: san 
Francesco e la fondazione dei francescani, san Domenico e i domenicani, gli altri ordini mendicanti,
carmelitani, agostiniani, servi di Maria, con la fioritura meravigliosa di santi, religiosi e laici, che ne
derivano; le scuole e le università, Bologna, Padova, Pisa, Pavia, Parigi, Oxford; le fondamentali 
opere teologiche e filosofiche uscite dalle cattedre della Scolastica col nome di Tommaso d’Aquino,
Alberto Magno, Bonaventura da Bagnoregio, Duns Scoto e molti altri; le magnifiche cattedrali 
gotiche — nel nuovo stile propriamente medioevale che sostituisce lo stile romanico — Firenze, 
Siena, Orvieto, Parigi, Vienna e moltissime altre; le gloriose repubbliche marinare, Venezia, 
Genova, Pisa, Amalfi; la letteratura di tutti i paesi che fa la sua prima timida apparizione per, in 
breve tempo, affermarsi e diventare gigante: pensiamo alla Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qua era il fondamento, il punto d’Archimede, su cui poggiava e trovava la sua stabilità questa 
meravigliosa strutturazione religiosa e civile?

Il teocentrismo. La grandezza dei secoli medioevali sta appunto nella fondamentale conformazione 
teocentrica che non andò mai perduta né nella vita degli individui né nei vari campi della società e 
della civiltà. La differenza essenziale tra quei tempi e i nostri sta ne1 fatto che ora quella 
fondamentale conformazione si è spezzata. Oggi al posto del teocentrismo troviamo 
l’antropocentrismo: l’uomo ha sostituito Dio, l’uomo si è messo al posto di Dio.

Il teocentrismo medioevale presentava un’ossatura unica in tre caposaldi tra loro inseparabili: Dio, 
Cristo e chiesa. La religione monoteista, comune ad altri popoli, si concretizzava nel vangelo 
predicato da Cristo e nella chiesa gerarchica da lui fondata. E intorno a questo trinomio che si 
svolge tutta la vita medioevale nelle grandi città, nei villaggi e nelle campagne. E sarà contro questo
sacro trinomio che vedremo presto scatenarsi la rabbia satanica e la sua strategia nel tentativo di 
scalzarne le basi e distruggerlo.

L’anno giubilare 1300 — il primo giubileo della storia — fece brillare in tutto il suo splendore la 
potenza della chiesa, ma nello stesso tempo fece sentire i primi scricchiolii del suo prossimo 
declino. Eravamo a una svolta della storia e all’alba dei tempi nuovi.

Nel 1309 il papa Clemente V cede alle pressioni di Filippo il Bello — bello soltanto di nome, 
dicono i contemporanei — re di Francia, e trasporta la sede papale da Roma ad Avignone. Comincia
così la «cattività» che durerà 70 anni, porterà la Chiesa a! quasi fallimento finanziario e sarà motivo
non ultimo dello scisma d’occidente con la presenza di due papi, e per un certo tempo anche di tre, 
in lizza tra loro, sostenuti da re e da popoli, anch’essi conseguentemente divisi tra loro. Il grande 
scisma occidentale aprirà la strada all’apostasia luterana che segnerà — come vedremo — il primo 
clamoroso crollo del prestigio papale già compromesso da tempo.

Dante Alighieri previde da lontano questa rovina del regno di Dio derivata dalla volontaria prigionia
deI papato ad Avignone e dall’alleanza della chiesa universale con interessi nazionali. I due poteri 
— i «due soli» come li chiama Dante —, base dell’ordinamento civile, la chiesa e l’impero

— il Sacro Romano Impero di estrazione germanica ma sotto l’egida della chiesa avevano perso di 
vista l’estensione dei loro diritti e doveri. La conseguenza di questo squilibrio si sentiva tutti i 
giorni, e peggio si sentirà in seguito. Dante non se lo nasconde:

Soleva Roma che ‘l buon mondo feo
due soli aver, che l’una e l’altra strada
facean veder, e del mondo e di Deo.
L’un l’altro ha spento, ed è giunta la spada
col pastorale, e l’un con l’altro insieme per viva forza mal convien che vada.
Purg. 16,106-111.

Ecco dunque costituita nel medioevo la Res publica christiana, o meglio la Civitas Dei, la città di 
Dio come l’aveva sognata Agostino.

«Città di Dio» che non poteva certo piacere al nemico e che egli cercherà di smantellare pezzo per 
pezzo fino a ridurla a completa rovina. Ma il demonio non avrebbe potuto in breve tempo arrivare al
suo scopo. Una struttura civile e politica già affermata da secoli non si può annullare in poco tempo 
come se fosse un individuo singolo.

Eva era caduta in pochi momenti di tentazione, ma la Civitas Dei medioevale esigeva una tattica 
diversa, più lunga, più metodica, più tenace. Tutto stava nell’impostarla bene e nel portarla avanti 
con raffinata astuzia, abbattendo prima il punto più debole e vulnerabile per arrivare poi col tempo 
ad abbattere il tutto. Il demonio non si è dimostrato ottimo stratega soltanto nel blitz-krieg, nella 
guerra lampo, ma anche nella strategia a distanza, disponendo sapientemente le sue batterie più 
sicure, mettendole in campo al momento più opportuno e servendosi delle posizioni raggiunte per il 
lancio sulle altre fino a impossessarsi di tutto il territorio.

Dio, Cristo, Chiesa. La parte più debole, perché formata da uomini, era quest’ultima. Di qui 
comincerà l’assalto. Distrutta la chiesa, sarà più facile togliere di mezzo il Cristo, e, eliminati questi 
due caposaldi, Cristo e la sua chiesa, sarà un gioco facile arrivare all’eliminazione totale dell’ideale 
religioso, all’ateismo completo.

Seguendo il teologo tedesco Konrad Algermissen, possiamo anche noi seguire passo passo il 
processo di decomposizione avvenuto in Europa in questi ultimi cinquecento anni. Scrive 
l’Algermissen:

«Il cammino dell’umanità moderna, sviluppatosi dal Rinascimento, può dividersi in tre grandi 
tappe. Nei miei studi mi colpì una strana coincidenza riguardo alla durata di questi periodi e una 
strana somiglianza riguardo al computo degli anni con cui si possono incominciare. Sono i tre anni 
1517, 1717, 1917, tutti a intervalli di due secoli:

1517, esplosione della ribellione protestante e distacco dell’umanità dalla chiesa; 1717, fondazione 
della massoneria quale espressione concreta dell’ondata di illuminismo razionalistico, e distacco 
dell’umanità dalla rivelazione soprannaturale e quindi da Cristo; 1917, principio del regime 
sovietico, dell’odio contro Dio organizzato nel campo internazionale, e della lotta contro ogni 
religione»47.

L’anno 1517 rappresenta il primo gradino della discesa. E l’anno in cui Lutero, il monaco apostata, 
lancia la sua sfida a Roma e inizia quel movimento che fu chiamato impropriamente e continua ad 
essere chiamato «riforma», ma che in pratica deve essere chiamato «ribellione» e «apostasia». Dopo
il 1517 l’Europa, riunita religiosamente sotto un solo capo, il papa, non sarà più quella di prima.

Sarà quella che oggi politici e sociologi vorrebbero con tanto sforzo e con dubbio successo far 
tornare: l’Europa unita.

Molte sono le cause che hanno portato al luteranesimo e molti sono gli aspetti che la nuova eresia 
presenta. Non è nostro compito analizzare queste cause e questi aspetti — e non sarebbe qui il posto
adatto per farlo — quanto piuttosto vedere l’opera del maligno in questa immane tragedia che aveva
colpito la chiesa e l’umanità.

Con Lutero il teocentrismo diventa antropocentrismo, anzi soggettivismo. In luogo della visione 
obiettiva diretta all’edificazione del regno di Dio, sottentra la considerazione soggettiva delle cose. 
La forza universale, creatrice della socialità del Medioevo, cede sempre più il passo 
all’individualismo moderno distruttivo di ogni socialità.

Il soggettivismo individualista si costruisce una religione tutta a misura d’uomo, accettando e 
ritenendo quello che piace e rifiutando quello che non piace senza entrare nel piano generale 
concepito in precedenza. Una religione che conserva ancora il nome e la targhetta di «cristiana», ma
che rigetta l’autorità del papa romano su cui è fondata la vera ed unica chiesa di Cristo, che riduce il
numero dei sacramenti, abolisce il sacerdozio gerarchico, cancella dal canone dei libri sacri gli 
scritti che non colli- mano con le proprie vedute. La fede stessa, che è proclamata unica garanzia di 
salvezza, è presentata e definita arbitrariamente. L’uomo privato della sua libertà — non «libero 
arbitrio» diceva Lutero, ma «servo arbitrio» — diventa un automa irresponsabile zimbello della 
passione e della tentazione senza possibilità di emanciparsi e di risorgere.

Il protestantesimo portò la rottura con la chiesa di una gran parte dell’umanità cristiana, distrusse 
così la prima e più concreta uniti religiosa dei popoli e ostacolò la chiesa nella sua opera di 
edificazione del regno di Dio.

Il distacco dell’umanità dalla chiesa doveva necessariamente portare anche al distacco dell’umanità 
da Cristo, perché la chiesa è per sua essenza e per sua missione la continuatrice della vita e 
dell’opera di Cristo sulla terra. E il distacco da Cristo doveva, a poco a poco, portare al distacco da 
Dio. Dalla distruzione della fede in Dio doveva derivare il crollo della solidarietà umana, del 
sentimento di fratellanza fra gli uomini che trova la sua ragione d’essere e il suo fondamento solo 
nella fede in Dio.

La così detta «riforma» ha visto le esigenze del Corpo mistico di Cristo negate dalla maggior parte 
dell’Europa che a quel tempo era tutta cattolica. Questo significa rigettare l’ordine stabilito da 
nostro Signore Gesù Cristo pure sforzandosi di conservare la fede nella sua divinità. Per gli ebrei 
era questo un enorme passo avanti perché voleva dire l’abolizione della supremazia del Corpo 
mistico di Cristo sopra molti stati. Lo stato prese il posto di Cristo in tutti quei paesi che avevano 
abbracciato il protestantesimo. Così un’entità puramente naturale si arrogò da se stessa funzioni e 
autorità divine organizzando quella particolare forma di religione fatta di una mistura di elementi 
naturali e di elementi soprannaturali come fosse un ministero di stato48.

Il protestantesimo ha rifiutato Roma, ha rifiutato la chiesa e ha messo al suo posto il «libro», la 
Bibbia, con l’idea che lo Spirito Santo insegnasse ad ognuno, con l’aiuto della Bibbia, tutte le verità
religiose. In pratica si è avuto tutto il contrario. Senza un magistero autorevole che potesse definire i
dubbi e mettere fine alle controversie, ne è derivata una plétora di sette, di movimenti e di gruppi 
fanatici, tutti riferentisi all’autorità della Bibbia, che non è più possibile discernere la verità 
dall’errore. Per questo vediamo nascere nel protestantesimo la massoneria, l’illuminismo, il 
puritanesimo, il pietismo, i battisti e gli anabattisti e tutti quei movimenti talvolta in contrasto tra 
loro, ma sempre uniti e solidali quando si tratta di ostacolare e di combattere la vera chiesa di 
Cristo, la chiesa di Roma.

Duecento anni dopo l’apostasia di Lutero, il 24 giugno 1717, era fondata a Londra la prima loggia 
massonica — da maon francese, mason inglese che significa muratore — sotto la forma del costume
simbolico delle confraternite di scalpellini del Medioevo.

Era una società segreta. Il segreto formava, e continua a formare ora come allora, uno dei punti più 
gelosamente custoditi dagli adepti della setta. Lo scopo nominale della fondazione era di riunire 
tutte le persone oneste, al di fuori e al di sopra di qualunque considerazione politica o religiosa, per 
conservare e assicurare le conquiste liberali fino allora ottenute. Idee fondamentali erano l’assoluta 
tolleranza anche e soprattutto in materia religiosa — tolleranza rimasta sulla carta e mai tradotta 
nella realtà — la libertà e la fraternità.

Gli statuti di Anderson del 1723 stabiliscono che:

«il massone è per la sua funzione obbligato a osservare la legge morale... Si considera più 
opportuno lasciare a ciascuno le sue particolari opinioni e di obbligarli a quella religione in cui 
convengono tutti gli uomini, cioè ad essere onesti e fedeli uomini di onore e di rettitudine, 
qualunque sia la denominazione e la convinzione che possano separarli».

La massoneria nasceva in Inghilterra, paese protestante, dove nel Seicento si era sviluppata e 
imposta la corrente illuminista coi nomi di Francesco Bacone, Robert Boyle, Isacco Newton, 
Thomas Hobbes e altri, che proclamava la supremazia assoluta della ragione. Non più la fede 
rivelata, proveniente dal di fuori dell’uomo, doveva essere la norma morale dell’uomo, ma la 
ragione, quella che pochi decenni più tardi, nella cattedrale dissacrata di Notre Dame a Parigi, sarà 
salutata e venerata col nome di «dea». L’illuminismo, presto passato dall’Inghilterra alla Germania 
col nome di Aujkldrung, alla Francia, all’Italia, andò ancora più in là del protestantesimo in quanto 
rigettò non soltanto il pensiero ecclesiastico-scolastico, ma anche l’ideale civile antico che mirava 
alla perfetta armonia dell’uomo come individuo e come membro della società. La ragione umana, 
libera da qualunque vincolo, era la regola suprema della conoscenza e del sapere.

Nasceva così il «deismo», antitesi della teologia rivelata, un dio «razionale», costruito dall’uomo e 
manipolato dall’uomo, definito «l’architetto dell’universo», ma senza spiegare perché e come e fino
a qual punto egli fosse «architetto». Il deismo — da non confondere col «teisino» che è la fede nel 
Dio vero — passò pari pari alla massoneria, il cui bagaglio religioso, molto limitato, si può fissare 
in una fede molto vaga nell’architetto, di cui sopra, nell’immortalità dell’anima e in una ancor meno
definita ricompensa nell’aldilà.

Per definire meglio quella che è la «religione» massonica e il significato da dare al concetto di 
«architetto dell’universo», riportiamo un brano di Monsignor Juin, studioso di società segrete, 
fondatore della celebre Revue Internationale des Sociétés secrètes:

«La lettera G che si trova al centro della stella fiammeggiante a cinque punte — il così detto 
pentagramma simbolo della massoneria — conferma col suo triplice significato i principi e lo scopo
di questa società segreta, chiamata giustamente la “contre-Eglise” da uno dei suoi più ferventi 
adepti, il fratello Limousin49. Questa G significa in primo luogo God, la divinità esclusa da questo 
mondo con la rottura di ogni rapporto confessionale: è la soppressione dell’ordine soprannaturale 
con la necessaria conseguenza del rovesciamento dell’autorità. Questa G massonica indica inoltre 
Geometrie, la scienza che sbocca nella divinizzazione pagana dell’uomo e del superuomo della 
cultura tedesca (cfr. l’Ubermensch di Nietzsche). L’uomo non è più quello che Dio ha fatto nella 
creazione e nella redenzione. La lotta per la vita diventa egoisticamente l’unica regola delle azioni 
umane ed il fermento di continue rivoluzioni, nascosto sotto il nome fallace di uguaglianza e di 
fratellanza. Finalmente questa G significa Generation, cioè i simboli e gli atti dei culti fallici 
dell’antichità, l’umanità scesa al fango, nel regno inferiore della scimmia che reputa sua antenata, 
donde la soppressione della vita soprannaturale» 50.

Alla testimonianza di un cattolico fa eco quella di un massone:

«Il grande architetto dell’universo significa la fecondità della natura ed è un vocabolo 
convenzionale per significare il dio-universo, universus versus unum, quasi si avesse voluto 
significare un centro di gravità universale. Tutto nel mondo si produce per effetto dell’arcana e 
misteriosa potenza della generazione»51.

Sulla base di questo razionalismo applicato nella maniera più esasperata, si arrivò fino alla 
deificazione dell’uomo. Se la ragione umana è quella che dice l’ultima parola su tutti i problemi, 
che stabilisce le norme e i limiti del bene e del male, che non erra mai nelle sue decisioni e 
conclusioni, è chiaro: la divinità è propria dell’uomo, l’uomo è dio di se stesso. La deificazione 
panteistica dell’uomo, che inizialmente non era tenuta in considerazione, si è affermata sempre più 
col passare del tempo ed ora è considerata il massimo segreto, il più gelosamente conservato, della 
massoneria. Anche il reale significato della parola égalité, proclamata dalla massoneria nella 
rivoluzione francese, era, secondo alcuni, non l’uguaglianza tra gli uomini, ma l’uguaglianza 
dell’uomo con Dio52.

Si avverava così la promessa del maligno dell’Eden:

«Sarete come Dio». Dalla divinizzazione dell’uomo, dal dominio assoluto attribuito alla ragione 
umana, dal culto della facoltà generativa, nasce il cumulo di riti pervertiti e strani propri della 
massoneria, che risalgono alle età più antiche e oscure della storia, ma che sono di attualità anche 
oggi. Illuminismo, cabalismo e satanismo sono ancora oggi realtà. Copin Albancelli, uno scrittore 
molto addentro nelle segrete cose, scriveva nel 1908:

«Esistono alcune società massoniche che sono sataniste, non nel senso che il diavolo venga a 
presiedere le loro adunanze, come ha immaginato il romanziere Leo Taxil, ma nel senso che gli 
iniziati professano un vero culto a Lucifero. Essi lo adorano come vero dio e sono animati da un 
odio implacabile contro il Dio dei cristiani che essi definiscono chiaramente un impostore. Essi 
hanno una formula che riassume il loro pensiero (domandiamo scusa al lettore nel dover riferire 
queste enormità): G.E.A.A.L.H.H.H.A.D.M.M.M. (i punti fermi tra ogni lettera siano sostituiti dai 
tre punti disposti a triangolo, uno in alto e due alla base), che in francese vorrebbe dire: Gioire et 
Amoar à Luc.fèr, Haine! Haine! Haine! au Dieu maudit! maudit! maridit!: gloria e onore a Lucifero,
odio, odio, odio al Dio maledetto, maledetto, maledetto!

In queste società si sostiene che tutto ciò che è gradito al Dio cristiano è sgradito a Lucifero, che 
tutto quello che egli proibisce è, al contrario, comandato da Lucifero e che perciò ognuno deve fare 
ciò che il Dio cristiano proibisce e fuggire come fuoco ciò che comanda. Ho in mano le prove di 
quello che sto dicendo. Ho visto e studiato centinaia di documenti riguardanti alcune di queste 
società, che però non mi è permesso pubblicare, derivati dai membri, uomini e donne, di queste 
società»53.

l’oppio del popolo. L’ateismo del bolscevico è in un senso abbastanza curioso una professione di 
fede a rovescio:

non si combatte ciò che non esiste, non ci si arma di elmo e di corazza, non si organizzano 
spedizioni per andare contro i mulini a vento, per andare contro il nulla. Una delle tante 
contraddizioni del comunismo ateo.

E facile vedere nel comunismo del 1917 la convergenza di tutti i movimenti ed errori precedenti: la 
confluenza del protestantesimo, della massoneria, dell’illuminismo, del razionalismo settecentesco.

Nulla nasce nel mondo e nella storia per generazione spontanea.

Il razionalismo porta al sensismo, il sensismo al materialismo, il materialismo all’ateismo, senza 
tener conto di tutti gli altri ismi secondari compresi e impliciti in quelli ricordati. L’umanità 
moderna si è trovata a raccogliere la triste eredità della riforma, il distacco dalla chiesa, 
dell’illuminismo, il distacco da Cristo, del materialismo ateo, il distacco da Dio. Dal tempo del 
materialismo procedono, lentamente ma sicuramente, la secolarizzazione e l’ateismo.

La scienza moderna divenne nemica della religione e scavò abissi sempre più larghi e, a suo 
credere, insuperabili, tra la scienza umana e la sapienza divina. La sorgente prima del diritto non fu 
più la legge di Dio ma l’onnipotenza dello stato. La letteratura e l’arte scossero il giogo religioso e 
produssero opere che suonavano scherno ad ogni senso morale. In materia sessuale, nei riguardi 
dell’amore, della donna, del matrimonio, uno spirito nemico della religione cercò di aprirsi il varco 
in circoli sempre più ampi54.

In questo clima nasce il comunismo dove il materialismo è portato fino all’esasperazione.

«Questa dottrina — scrive Pio XI nell’enciclica Divini Redemptoris — insegna non esservi che una 
sola realtà, la materia, con le sue forze cieche, la quale evolvendosi diventa pianta, animale, uomo. 
Anche la società umana non è altro che un’apparenza e una forma della materia che si evolve nel 
detto modo e per ineluttabile necessità tende, in perpetuo conflitto delle forze, verso una sintesi 
finale:

una società senza classi. In tale dottrina, com’è evidente, non vi è posto per l’idea di Dio, non esiste 
differenza tra spirito e materia nè tra anima e corpo, non si dà sopravvivenza dell’anima dopo la 
morte e quindi nessuna speranza d’altra vita»55.

Il comunismo che ha ingaggiato la lotta contro Dio, l’ha ingaggiata anche contro l’uomo nella 
forma più feroce e distruttiva, come raramente si era veduto nella storia del mondo a un livello così 
vasto.

Bakunin, il rivoluzionario russo dell’Ottocento, discepolo di Weishaupt, precursore del comunismo, 
parlava della «voluttà della distruzione come di una voluttà creatrice». Il comunismo si presentava 
come governo del proletariato, «governo di popolo», pura propaganda che nascondeva un’orribile 
realtà. I massacri di milioni di uomini nei paesi a regime comunista, i milioni di vittime costrette a 
languire nei lager di sterminio e di morte, fanno vedere fino a qual punto può arrivare l’odio 
dell’uomo contro l’uomo. Quello che meraviglia e sconcerta è l’accettazione passiva della tirannia 
da parte delle vittime, senza reagire, senza protestare, quasi contente e soddisfatte di poter soffrire. 
Già Dostojewski parlava della:

«felicità degli impotenti, della massa infelice dell’impotenza, che guarda con stupore ai suoi capi e 
li considera come dèi perché hanno saputo mettersi alla loro testa, spazzar via la libertà e 
dominarli».

E Nicola Berdiaeff soggiunge:

«La negazione del Dio vivente si risolve in un’idolatria sociale. Il comunismo si appalesa come 
adorazione di un idolo: la collettività sociale. La collettività sociale, alla quale si rendono oggi onori
divini, sostituisce Dio e la persona umana. Il centro della consapevolezza è spostato, scompaiono 
coscienza personale, ragione e libertà individuale e alloro posto s’impongono la coscienza, la 
ragione e la libertà della collettività»56.

Malgrado questo fondo di odio satanico contro l’uomo, il comunismo ha conosciuto in breve tempo 
una diffusione mondiale, anche con l’occulto e aperto appoggio dei cattolici. Per la deplorevole 
inerzia dei buoni, i falsi profeti hanno stabilito un impero, il più vasto che sia mai esistito, nel quale 
il dominio degli uomini oppressi è pari alla ferocia degli oppressori, e la cui estensione, mai 
raggiunta da umani poteri, è pari alla smisurata ambizione di soggiogare tutto il resto del mondo. 
Essi si servono di tutti i mezzi leciti e illeciti, più dei secondi che dei primi: tutto quello che serve al
comunismo — secondo Lenin — è buono e onesto. Parlano di pace mentre ovunque è lotta, parlano 
di paradiso terrestre quando hanno trasformato la terra in un inferno, parlano di libertà quando 
hanno ridotto l’uomo al livello di uno schiavo.

Da qualche tempo — dopo il fatidico dicembre 1989 — si assiste al crollo delle mura di Gerico. 
Inaspettatamente, contro qualunque speranza, la terribile cortina di ferro ha cominciato a sgretolarsi 
per cadere alla fine rumorosa- mente. Milioni di uomini, tenuti in schiavitù da decenni, hanno 
potuto respirare l’aria della libertà. E iniziata un’epoca nuova nella storia del mondo. Ora siamo 
ancora agli inizi — inizi molto promettenti — e non sappiamo quello che ci riserba il domani. Una 
cosa è certa: il domani non sarà più come l’ieri; davanti all’umanità si aprono nuove vie che la 
porteranno lontano.

Il fallimento del comunismo, cioè il crollo dell’ateismo militante, è senz’altro una sconfitta del 
demonio57. Era stato lui l’ispiratore di quel movimento eversivo antiuomo e anti-civiltà. Oggi è 
ancora lui la prima vittima di questo collasso.

Come è stato possibile tutto questo?

Le interpretazioni sono state varie e non del tutto persuasive. Chi è ricorso a motivi politici, 
diplomatici o sociali. Chi ha puntato sulla situazione fallimentare interna della Russia dilaniata dalla
fame (il figlio prodigo ritrova la strada di casa spinto dalla fame) e dalla sollevazione delle 
repubbliche desiderose di indipendenza; chi invece ha veduto nella improvvisa metamorfosi dell’est
il successo dell’ost-politik della santa Sede in questi ultimi anni e della presenza di un papa slavo 
sul trono di san Pietro; altri infine hanno veduto in tutto questo l’avveramento della profezia di 
Fatima: «La Russia si convertirà»

Sì, tutto questo complesso di circostanze ha avuto il suo peso e ha contribuito a smantellare il 
colosso comunista, ma non è tutto. C’è stato un cemento che ha unito e amalgamato e reso vivo 
questo complesso di circostanze:

le preghiere, le sofferenze, le lagrime, il sangue, la vita di tanti fratelli nella fede che per anni hanno 
atteso questo giorno, hanno sopportato serenamente carcere, campi di concentramento e fame, senza
perdere mai la fiducia in Dio e nella sua Provvidenza. La loro fede è stata premiata, la loro 
preghiera esaudita: «Questo genere di demoni non si scaccia che con la preghiera e il digiuno» (Mc 
9,28).

Paolo Calliari

PADRE PIO E IL DIAVOLO



Gabriele Amorth racconta...

La masseria di Piana Roma, il convento di Sant'Anna, San Giovanni Rotondo; anche a Sant’Elia a Pianisi, un’altra tappa del viaggio verso quella che sarà la sua sede definitiva per cinquant’anni, il demonio segue il suo nemico. Così il giovane fra' Pio ci racconta quest’episodio: «Mi trovavo a Sant'Elia a Pianisi nel periodo di studio della filosofia. La mia cella era la penultima del corridoio che gira dietro la chiesa, all'altezza della nicchia dell'Immacolata che domina il prospetto dell'altar maggiore. Una notte d'estate, dopo la recita del mattutino, avevo la finestra e la porta aperte per il gran caldo, quando sentii dei rumori che mi sembravano provenire dalla cella vicina. "Che cosa farà a quest'ora fra' Anastasio?" mi domandai. Pensando che vegliasse in orazione, mi misi a recitare il Santo Rosario. C'era infatti fra noi due una sfida a chi pregasse di più e io non volevo rimanere indietro. Continuando però questi rumori, anzi diventando più insistenti, volli chiamare il confratello. Si sentiva intanto un forte odore di zolfo. Mi spinsi dalla finestra per chiamare: le due finestre; la mia e quella di fra' Anastasio, erano così ravvicinate che ci si poteva scambiare i libri o altro allungando la mano. "Era' Anastasio, fra' Anastasio..." cercai di chiamare senza alzare troppo la voce. Non ottenendo nessuna risposta mi ritirai, ma con terrore dalla porta vidi entrare un grosso cane dalla cui bocca usciva tanto fumo. Caddi riverso sul letto e udii che diceva: “E isso, è isso!". Mentre ero in quella positura vidi l'animalaccio spiccare un salto sul davanzale della finestra, da qui lanciarsi sul tetto di fronte, per poi sparire». Padre Pio cadde svenuto sul letto, dopo aver emesso un grande urlo. Accorsero fra’ Clemente e fra’ Anastasio, e subito dopo anche il direttore dello studentato; a tutti il monacello raccontò l’apparizione diabolica. Il mostruoso cane nero, con una testa enorme, accoccolato sulle zampe posteriori lo guardava fissamente. 

MARCO TOSATTI 

La presenza viva del Signore fra noi



"La Mia Presenza Viva non è sufficiente per i Miei figli? Guardate la Mia immagine, cari figli, e pentitevi. Abbiate un sincero dolore nel vostro cuore per tutti i vostri peccati, per ogni volta che Mi avete ferito. Guardate la Mia immagine e sappiate che sono morto per voi. Dov'è il vostro dolore per avermi ferito? Non desiderate riparare alle vostre offese?"; "Io sono la Resurrezione. Io sono la Vita...Io sono la Via...Io sono morto per ognuno di voi. Sono morto per ogni anima... Ho versato il Mio Sangue su tutto il mondo...". 
(13 agosto 1994, 13 settembre 1994, messaggi di Gesù Nancy fowler)

Il cammino cristiano di Tobia



Dopo la Cresima Tobia aveva abbandonato la pratica cristiana e viveva in piena libertà come troppi giovani di oggi. 
Anche i familiari sono poco praticanti. Sostenuto da una famiglia benestante conduce una vita splendida, moralmente libera, con tanto sport, con amici e amiche. Il giovane riconosce che viveva come se Dio non esistesse.  
Dopo tutti i tentativi per scoprire le misteriose malattie, con grande dispendio di denaro, senza aver ottenuto alcun risultato, anzi ridotto in una carrozzina, sente il bisogno di rivolgersi a Dio, di riprendere la preghiera e la pratica religiosa con crescente impegno e generosità. Riconosce lealmente che se non avesse incontrate tante difficoltà, prove e sofferenze non si sarebbe convertito.  
Addirittura sfida chiunque se, dinanzi a tanta sofferenza, non si convertirebbe per sperare nell’aiuto di Dio. Si sente come costretto a farlo, e sarebbe stolto non farlo! Si accusa di non essere un cristiano sincero, di fare tante preghiere non proprio per amore del Signore, ma per avere il suo aiuto: una fede interessata più che convinta. 
È certamente il demonio che gli suggerisce simile pensiero, come ha già fatto nei confronti di Giobbe, per allontanarlo dalla pratica religiosa, dalla fede, per impedirgli di arrivare alla liberazione; non vuole perderlo. Il demonio lo considera ormai suo e aspetta di portarlo all’inferno perché i satanici gli hanno venduto l’anima per una fattura di morte. 
Questo giovane oggi vive interamente nella castità, nella grazia di Dio con ricchissima pratica religiosa. Inizia la giornata il mattino alle 6 con la recita delle Lodi con i Frati; partecipa alla santa Messa e poi si ferma ancora per un primo Rosario. Durante la settimana alla sera partecipa a qualche ora di adorazione con Sara.  
Prega con gli esorcisti più volte la settimana nella prima parte dell’incontro, finché il demonio glielo permette, e poi diviene preghiera la sua sofferenza. Il venerdì sera va a S. Martino di Schio per la via Crucis sul monte e rimane fino al mattino in adorazione al Cenacolo, anche se fortemente sofferente e disturbato dal demonio. Si accosta spesso al Sacramento del perdono quasi con scrupolo. 
Ma il demonio non è contento di questo e Tobia paga cara ogni esperienza religiosa con la sofferenza. Torna come bastonato sia dagli esorcismi e dalle benedizioni, sia dopo la notte trascorsa in preghiera a Schio, sia dopo altre esperienze di preghiera e di adorazione. Ultimamente il demonio cerca di creargli sempre più confusione e ribellione interiore.  
Non sente più fiducia in Dio, gli sembra di essere stato da Lui tradito, ingannato, dimenticato e quindi subentra la tentazione di non pregare più.  
Essendo un giovane molto attivo, volitivo e orgoglioso, nella vita ha sempre cercato di fare da sè, vuole emergere con le sue forze. Dopo la conversione ha cercato di fare molto nella preghiera per ottenere l’aiuto di Dio e la liberazione. Vede che sono passati 8 anni e tutte le sue preghiere e sacrifici non hanno ancora avuto una risposta: questo lo ha deluso e lo rattrista.  
Diventa nervoso anche al pensiero della età sua e della ragazza; si stanno avvicinando ai 40 anni. Si chiede: “Se la situazione non cambia nel prossimo futuro, quale famiglia potrò formare? Andandosene il demonio, tornerà l’amore?”.  
 Accanto alla prova fisica il demonio altera i suoi sentimenti e gli semina nel cuore tentazioni di diverso genere per creargli confusione, per ossessionarlo, per spingerlo a qualche gesto insano. È quello che il demonio aspetta e spera! 

FRATELLO ESORCISTA 

PREGHIERA : LE SETTE OFFERTE AL PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESU'



PRIMA OFFERTA

Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezioso Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per la gloria e il riconoscimento della santa Chiesa mia Madre, per la conversione e la prosperità del suo capo visibile, il sovrano Pontefice, per i cardinali, i vescovi, i pastori delle anime, e per tutti i ministri del santuario.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.
Gloria al Padre.

SECONDA OFFERTA

Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezioso Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per la pace e la concordia dei nostri governanti e per la felicità del popolo cristiano.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.
Gloria al Padre.

TERZA OFFERTA

Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezioso Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per l'estirpazione di tutte le eresie, per la conversione dei peccatori.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.
Gloria al Padre.

QUARTA OFFERTA

Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezioso Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per i miei genitori, i miei amici e i miei nemici, per gli indigenti, gli infermi e tutti quelli che soffrono, e anche per tutti coloro che hanno bisogno delle mie preghiere.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.
Gloria al Padre.

QUINTA OFFERTA

Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezioso Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per tutti coloro che passeranno oggi all'altra vita, affinché tu li liberi dalle pene dell'inferno per ammetterli alla gioia totale del Paradiso.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.
Gloria al Padre.

SESTA OFFERTA

Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezioso Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per tutti quelli che sono così devoti verso questo grande tesoro, per coloro che sono con me nell'adorazione che gli rendo, e infine per coloro che cercano di promulgare questa santa devozione.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.
Gloria al Padre.

SETTIMA OFFERTA

Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezioso Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per tutti i bisogni spirituali e temporali, e per il sollievo delle anime del Purgatorio, specialmente di quelle che sono state più devote verso il prezzo della nostra redenzione e verso il dolore di Maria, la nostra Santa Madre.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.
Gloria al Padre.

Padre eterno, ti offro il Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, in espiazione dei miei peccati e per i bisogni della santa Chiesa. Così sia.


DEVOZIONE AL PREZIOSISSIMO SANGUE



Quanto è stato il desiderio ch'ebbe Gesù in tutta la sua vita mortale di spargere il suo Sangue... altrettanto grande è il suo desiderio, che tutti ne approfittino, che tutte le anime ne siano partecipi, aprendo nelle sue piaghe... fonte di misericordia, fonte di pace, fonte di devozione, fonte di amore che tutte le anime chiama a dissetarsi. E perché infatti ha istituito i Sacramenti, che sono come i canali per i quali ci si comunicano i meriti di questo Preziosissimo Sangue? Perché lo offre di continuo all'Eterno Padre? Perché ha risvegliato nel cuore di tanti fedeli... una simil divozione? Se non perché ardente è la brama del suo Cuore che tutti dai fonti sagratissimi delle sue Piaghe ottenghino per mezzo di questo Sangue le acque delle sue grazie? Ma che mostruosa ingratitudine è il non profittarne e trascurare un mezzo così efficace per salvarsi! (Pred. 3 f. 5 pag. 692).
Osservate la tenerezza d'amore nel modo con cui lo sparge il Divin Sangue! Ohimè, ovunque volgo lo sguardo, o nella flagellazione, o nella coronazione di spine, tutto a tenerezza mi muove. Gesù è ricoperto di Sangue. (Regol. pag. 441).
Il pensiero... che addolorò il Salvatore si fu il rilevare che tanti per loro colpa non si sarebbero approfittati della Redenzione e del suo Divin Sangue. Or sì questo sì fu il motivo principale dei spasimi atroci. (L. 7 pag. 195).
Eccoci alla festa del Divin Sangue... Che festa di amore verso Gesù è mai questa! Ah! si, amiamo Gesù incessantemente. Vedere Gesù che gronda Sangue è un apparato di religione a far gran bene per la salute eterna nostra e per i nostri prossimi. (IV l. pag. 89).
Da questa divozione si ravviva la memoria del Battesimo, ove il Divin Sangue ripurgò le nostre anime. (Regol. pag. 80). Per voi tiene aperte le braccia G. Crocifisso. Egli vi aspetta per accogliervi nel Sacramento della Confessione... Nel punto estremo il Divin Sangue sarà il vostro conforto. (Cr. pag. 324).
Soprattutto la nostra fiducia sia nei meriti del Prezioso Sangue di G. Cristo! (L. III f. 322). Non dimenticate che tra il Padre Eterno e noi c'è di mezzo Gesù Cristo... il Sangue di Gesù grida, chiedendo per noi pietà... (Pred. pag. 429).

NEGLI SCRITTI DI SAN GASPARE

Preghiera alla Madre di Salvezza per le anime annerite



Oh Cuore Immacolato di Maria, 
Madre di Salvezza e Mediatrice di tutte le Grazie, 
Tu che parteciperai alla salvezza dell’umanità 
dalla malvagità di Satana, 
prega per noi. 
Madre della Salvezza,  
prega perché tutte le anime possano essere salvate 
e accettino l’amore e la misericordia di Tuo Figlio 
nostro Signore Gesù Cristo che viene ancora una volta per salvare l’umanità 
e per darci la possibilità della salvezza eterna. 
Amen.