mercoledì 13 novembre 2019

INTERVISTE COL MALIGNO



SECONDO INCONTRO: LA RIBELLIONE DIABOLICA

Passò qualche giorno senza nulla di nuovo. Non sapevo che cosa pensare. Invocare il ritorno di un così singolare interlocutore non ne avevo il coraggio. Quel primo incontro aveva lasciato in sospeso più di una domanda. Ma fu troncato sul meglio. Quell'ultima risposta, così inattesa, mi lasciò una grande gioia. 
Una mattina, avevo appena finito di celebrare la Messa quando fui preso da una voglia insolita di andarmene subito a casa. Mi attirava lo strano sentore di qualcosa di inconsueto. 
Trovai che la sedia messa accanto alla scrivania girava vorticosamente su se stessa come una trottola. 
- "Quel tizio dev'essere già qui", pensai. Infatti, ecco i soliti improvvisi brividi di freddo gelido. Non mi ero sbagliato. 
Mi sedetti, invocai mentalmente la Madonna e attesi.  
- "Sono qui. Che altro vuoi chiedermi?" 
Parve che quell'essere tenebroso fosse stato messo a mia disposizione. 
- "Anzitutto devo ringraziarti per l'alto elogio che l'altra volta hai fatto alla Madonna. Mi ha molto colpito quella tua risposta. E ancora non riesco a spiegarmi come ti sia sfuggita." 
- "E' lei che mi costringe a parlare così, lo vuoi capire? Lei mi costringe. Lo fa per far piacere a te e per umiliarmi. Ma tu, ricordati, me la pagherai! Tu non riuscirai mai a comprendere quale tortura è per me doverle obbedire obbligandomi a dire certe verità. 
La verità io la odio, perché la verità è lui, capisci? Tu rimani inorridito dinanzi agli strazi a cui tanti miei subalterni sottopongono i loro prigionieri politici, ricorrendo alla siero della verità, al cosidetto lavaggio dei cervello e alla tortura (tutte mie invenzioni) per portarli all'autocritica e strappare loro confessioni prestabilite. Peggiore è il supplizio a cui da quella là vengo sottoposto io per indurmi a sputarti in faccia certe verità. Per questo ti dico che me la pagherai." 
- "Grazie anche di questo che mi dici; ma se Lei è con me non mi fai paura." 
- "Me la pagherai, ti ho detto." 
- "Sia pure. Però continua a parlarmi di Lei."  
- "E' la mia più implacabile nemica!" 
- "Lo credo bene: è la Donna predestinata a darci Gesù, il nostro Redentore, il riparatore di tutte le tue malefatte e, tra queste, specialmente il peccato e la morte. E Lei, per virtù del suo Figlio, a tuo scorno, ha vinto tutto questo!" 
Un lungo silenzio di attesa. 
- "Capisco che non hai troppa voglia di parlare di Maria. Sei infinitamente superbo e il ricordo di Lei è troppo schiacciante per te. Hai detto bene: è la tua umiliazione più grossa. Ma, in nome di Lei, rispondi. Credevi di aver ottenuto una vittoria piena strappandoci la nostra madre Eva? Non sospettasti nemmeno che Dio ti avrebbe stravinto con Maria? Una madre Infinitamente più grande di quella che ci avevi tolta e con la quale ci mandasti alla rovina. Dio ci ha dato Maria e l'ha fatta Madre sua." 
- "Ma perché ti ostini tanto a parlarmi di quella là?"  
- "Appunto perché ti dà tanto fastidio..." 
- "E' una terribile sconvolgitrice dei miei piani. E' una devastatrice del mio regno. 
Appena riporto una vittoria, lei già prepara una mia sconfitta. Me la trovo sempre tra i piedi, sempre indaffarata ad attraversarmi la strada, a suscitare fanatici che l'aiutano a strapparmi anime. Ora, però, è venuto il tempo che riporterò su di lei vittorie mai viste..." 
- "Saranno effimere come le altre!" Ancora un breve silenzio. 
- "Non saranno effimere!... Questa volta sarà una vittoria piena. Credeva di essere al sicuro in una fortezza imprendibile. Ora vi ho aperto una breccia che sarà peggiore della prima!..." 
- "Quale breccia? Penso che corri troppo. Sei troppo sicuro di te." 
- "Ho dalla mia parte anche i teologi, i miei superbissimi sapienti. Se fossi capace di amare, sarebbero i miei amici più cari. I vostri cultori dei dogma vanno abbandonando una dopo l'altra le vostre posizioni. Li ho indotti a vergognarsi di certe formule pappagallesche. A vergognarsi prima di tutto di credere nella mia esistenza e nel mio lavoro in mezzo a voi: cosa per me utilissima." 
- "E con ciò cosa credi?" 
- “Così le favole dell'immacolata Concezione, della Maternità Divina, della sempre Vergine, della Onnipotente per grazia, vanno ormai sgretolandosi come miserabili sciocchezze. Tra qualche anno resterà appena il ricordo - vergognoso ricordo - di così stupide leggende. A lungo ho dovuto aspettare, ma ora è venuto finalmente il mio tempo. 
E' l'ora definitivamente mia! Sapessi come lavorano bene i miei alleati: certi preti, frati, sapienti!... Dove sono ormai gli scalmanati del suo culto, i suoi simpatizzanti!” 
Sembrava fosse scomparso. Invece era li, forse in attesa della mia reazione. 
- "Lo so: sei riuscito a sollevare attorno a tante verità del Credo un polverone confusionario e irrespirabile. Credi di far sparire il sole soltanto perché lo hai nascosto dietro un cumulo di nuvole. Ma tutto questo passerà. Basta un soffio dell'Onnipotente per sbarazzarsi di quanto stai costruendo; un soffio solo e Dio, nella sua Provvidenza, anche questa volta caverà il bene dal male; anche da queste confusioni riuscirà a far emergere la verità in tutto il suo splendore." 
- "Non farti illusioni!" 
- "So di non illudermi. La fede me lo dice. E tu stesso, eterno bugiardo, non credi affatto a questa tua vittoria finale. Tu ti agiti tanto perché sai che Dio ha fissato il tempo in cui, per i suoi disegni, ti lascia strafare. Tu sai che il più potente è Lui. Egli ha davanti a sé l'eternità. In un attimo ti strapperà di mano le tue momentanee vittorie. Sei l'eterno ridicolo smargiasso. Ti credi onnipotente, o meglio, vuoi farti credere tale; ma basta un segno di croce per metterti in fuga; basta uno spruzzo di acqua santa per paralizzare la tua onnipotenza. La parabola del grano e della zizzania è stata detta soprattutto per te. 
Sei semplicemente ridicolo nelle tue millanterie. Sei un povero cane legato alla catena. 
Tu non puoi nulla di più di quanto Dio ti permette. E te lo permette per provare i suoi eletti nel tempo, e per sconfiggere te per l'eternità." 
- "Come sei diventato eloquente! II tuo è un bel pezzo di predica per gli stupidi della tua parrocchia. Tu accumuli parole, io conto sui fatti." 
- "Ti sto solamente sbugiardando. La tua storia finirà come è cominciata. Avesti la stupida presunzione di crederti simile a Dio. Ti ribellasti e Dio, in quello stesso istante, con un soffio precipitò te e i tuoi negli abissi infernali. Bastò un cenno della sua volontà per folgorarvi tutti, per trasformarvi da angeli in orribili demòni." 
- "Ancora un pezzo di predica." 
- "Sai bene che non è predica. E' un fatto tremendo. Come tremendo è l'inferno in cui precipitasti... A proposito: che cos'è l'inferno?..." 
Un silenzio, pesante come un incubo. 
- "In nome di Lei, rispondi; parlami dell'inferno."  
- "Impossibile dirtelo!" 
- "Prova a farlo!" 
- "Nemmeno quella là, a Fatima, seppe spiegarlo." 
- "Come? Quei tre poveri bambini per poco non morirono dallo spavento!" 
- "E che cosa videro?... L'inferno è ben altro... Contentati di questo." Ancora una volta ebbi il sospetto che se ne fosse andato. In modo strano mi avvertì invece che era lì. 
- "Disgraziato! Eri un angelo. Dio ti creò straricco di doni e di bellezze divine. Avevi l'intelligenza degli spiriti eletti. E' inconcepibile come tu e i tuoi abbiate potuto osare un così stolto peccato di rivolta. Come avete potuto infatuarvi di ciò che non era vostro? 
Rispondi!" 
- "Perché volle sottoporci a una prova infinitamente umiliante per noi, spiriti altissimi. 
Una prova inimmaginabile, degna soltanto di una rivolta."  
- "Quale prova?" 
Ancora un silenzio carico di mistero. 
- "Su, nel nome di Lei che ti ha imposto di venire, rispondi. Quale prova?" 
- "Ci impose un ossequio umiliantissimo e inaccettabile. Ci mise di fronte al disegno della creazione del mondo materiale e della incamazione del figlio di lui. La nostra intelligenza ne sbalordì. Milioni di angeli vigliaccamente si piegarono. Noi, invece, lo vedemmo come un affronto alla nostra dignità e ci rifiutammo. La sua vendetta scattò immediata. In un attimo ci trovammo come siamo." 
- "E non era un peccato gravissimo di rivolta?" 
Un "No!..." cupo, lungo, cavernoso, da far gelare il sangue, risuonò per buon tratto nella lontananza. Capii che era scomparso, lasciandosi dietro un fracasso che parve lo scroscio di una valanga. Tutto lo stabile ne fu scosso. Uscii sul corridoio a spiare per vedere se qualcuno si fosse accorto di qualcosa. Non vidi nessuno. 
P. Domenico Mondrone S. J. 

“Signore, insegnaci a pregare!”



Raccolta di preghiere della Serva di Dio LUISA  PICCARRETA 


Pregare come prega Gesù, con preghiera universale, nella sua Volontà 

Mentre stavo pregando, il mio dolce Gesù si è messo vicino a me e sentivo che anche Lui pregava, ed io mi son messa a sentirlo. E Gesù mi ha detto: “Figlia mia, prega, ma prega come prego Io, cioè, riversati tutta nella mia Volontà e in Questa troverai Dio e tutte le creature; le darai a Dio come se fosse una sola creatura, perché il Volere Divino è il i padrone di tutti, e deporrai ai piedi della Divinità gli atti buoni, per darle onore, (e) i cattivi per ripararli con la Santità, Potenza ed Immensità della Divina Volontà, a cui niente sfugge. Questa fu la vita della mia Umanità sulla terra. Per quanto santa (Essa) fosse, ebbi bisogno di questo Divin Volere, per dare completa soddisfazione al Padre e redimere le umane generazioni, perché solo in questo Divin Volere Io trovavo tutte le generazioni passate, presenti e future, e tutti i loro pensieri, parole, atti, ecc. come in atto. E in questo Santo Volere, senza che nulla mi sfuggisse. Io prendevo tutti i pensieri nella mia Mente e per ciascuno in particolare Io mi portavo innanzi alla Maestà Suprema e li riparavo, e in questa stessa Volontà scendevo (nella) mente di ciascuna creatura, dando loro il bene che avevo impetrato alle loro intelligenze. Nei miei sguardi prendevo gli occhi di tutte le creature, nella mia voce le loro parole, nei miei movimenti i loro (movimenti), nelle mie mani le loro opere, nei miei piedi i loro passi, nel mio Cuore gli affetti e desideri e, facendoli come miei, in questo Divin Volere la mia Umanità soddisfaceva il Padre e mettevo in salvo le povere creature, e il Divin Padre ne restava soddisfatto.  
(Non) poteva rigettarmi, essendo il Santo Volere Lui stesso; avrebbe forse rigettato Se stesso? 
No, certo, molto più che in questi atti trovava Santità perfetta, Bellezza inarrivabile e rapitrice, Amore sommo, atti immensi ed eterni, Potenza invincibile... Questa fu tutta la vita della mia Umanità sulla terra, dal primo istante del mio Concepimento fino all’ultimo respiro, per continuarla nel Cielo e nel SS. Sacramento. 
Ora, perché non puoi farlo anche tu? Per chi mi ama, tutto è possibile unito con Me. Nella mia Volontà prega e porta innanzi alla Maestà Divina i pensieri di tutti, nei tuoi pensieri; nei tuoi occhi gli sguardi di tutti; nelle tue parole, nei movimenti, negli affetti, nei desideri, quelli dei tuoi fratelli, per ripararli, per impetrare per loro luce, grazia, amore. Nel mio Volere ti troverai in Me ed in tutti, farai la mia Vita, pregherai con Me; e il Divin Padre ne sarà contento e tutto il Cielo dirà: «Chi ci chiama sulla terra? Chi è che vuole stringere in sé questo Santo Volere, racchiudendo tutti noi insieme?» E quanto bene può ottenere la terra, facendo scendere il Cielo in terra!”  (Vol. 11°, 03.05.1916). 

a cura di D. Pablo Martín

PARADISO



Non tagliatevi fuori da Me. Se lo farete, sarà grande pianto. 

Mia amatissima figlia, rendi noto che la morte non ha alcun potere su coloro che Mi appartengono, la cui fede li ha sostenuti fino al loro ultimo respiro. Queste anime non hanno alcuna paura della morte fisica, perché sanno che la Vita Eterna inizia in quel momento. Io attendo queste anime con le braccia aperte ed esse corrono come i bambini verso la Luce del Mio Amore. Le abbraccio e le porto nel Mio Regno, dove ognuna di esse è attesa alla presenza della Gerarchia degli Angeli e di tutti i Santi: allora ci sarà una grande gioia. 

Io le riunisco alle loro famiglie e tutto avviene con grande gioia, amore ed eccitazione. Niente più lacrime, nessun ricordo delle sofferenze che hanno sopportato sulla terra. Tutte le preoccupazioni, la tristezza e la disperazione saranno spazzate via e dimenticate in un istante. La morte apre la porta a coloro che muoiono in stato di Grazia, e nel contempo ha inizio una nuova vita. Per ogni anima che viene accolta nel Mio Regno, c‟é un diverso livello, e ad ognuna è concessa la propria ricompensa in base alla Gloria che ha dato a Dio. 

Per le anime che muoiono in stato di peccato, sappiate che Io Sono Pietoso e che, dopo la loro purificazione, le accoglierò nel Mio Regno. Pregate sempre per tali anime poiché, arrivate ad essere in quello stadio, non possono pregare per se stesse. Le vostre preghiere saranno esaudite ed Io attenderò tutte loro con le braccia aperte e piene d‟amore. È importante che ogni figlio di Dio capisca una cosa fondamentale sulla vita dopo la morte: dovete chiedere a Me, il vostro Gesù, di perdonarvi per le vostre mancanze, le vostre debolezze e le vostre iniquità, prima di morire, poiché è allora che la Mia Misericordia è al suo apice. Se non credete in Dio, voi rifiutate la Vita Eterna. Senza amore per Dio, non vi può essere amore dopo la morte. Io Sono l‟Amore e, senza di Me, non proverete altro che dolore. 
Dovete temere la separazione da Dio. Se vi sentite confusi circa la Mia Esistenza, allora dovete semplicemente chiederMi di mostrarvi un segno del Mio Amore ed Io vi risponderò. 

Non tagliatevi fuori da Me. Se lo farete, sarà grande pianto e non potrete mai essere consolati, poiché Io non sarò in grado di aiutarvi. Il Mio Regno vi darà la Vita Eterna, ma voi dovete richiedere il Mio Aiuto recitando questa preghiera: 

Crociata di Preghiera (165) Per il Dono della Vita Eterna 

Gesù aiutami a credere nella Tua Esistenza. 
Dammi un segno, affinché il mio cuore Ti possa rispondere. 
Riempi la mia anima vuota con la Grazia di cui ho bisogno per aprire la mia mente ed il mio cuore al Tuo Amore. 
Abbi Misericordia di me e purifica la mia anima da ogni malefatta commessa durante la mia vita. 
Perdonami per averTi respinto, ma Ti prego di colmarmi dell’amore di cui ho bisogno per esser reso degno della Vita Eterna. 
Aiutami a conoscerTi, a scorgere la Tua Presenza nelle altre persone e ricolmami con la Grazia di riconoscere il Segno di Dio nei magnifici Doni che Tu hai concesso al genere umano. 
Aiutami a discernere le Tue Vie e salvami dalla separazione e dal dolore delle tenebre che sento nella mia anima.  
Amen. 

Non permettete che l‟orgoglio umano, l‟analisi intellettuale o l‟opinione vi distolgano dalla Verità. In qualità di figli di Dio siete molto preziosi per Me. Non lasciate che Io vi perda. 
Venite, Io Sono qui, Io Sono Reale. Lasciate che Io riempia la vostra anima con la Mia Presenza poiché a quel punto, troverete difficile ignorarMi. 

Io vi amo tutti e vi benedico. Aspetto una vostra risposta. 

Il vostro Gesù. 

5 Settembre 2014


PARTECIPAZIONE ALLA MORTE DI CRISTO




don Divo Barsotti

La partecipazione attiva alla Messa è, sì, rispondere al Sacerdote, alzarsi quando si legge il Vangelo, ma questa è una partecipazione attiva al rito, non ancora al mistero. Invece noi possiamo partecipare al mistero anche quando non siamo presenti alla Messa. La partecipazione al mistero si realizza in una morte che ci associa alla Morte del Cristo, in una morte che fa presente in noi la sua Morte come atto di amore, di offerta, di redenzione.
Nel rito orientale della Messa, viene posto sopra l'altare un pane benedetto – non consacrato – di cui si fanno nove parti; e queste parti rappresentano tutto il popolo fedele: i defunti, i santi del Cielo, tutti i cristiani, anche i peccatori. Il pane è un simbolo reale: ogni cristiano è una vittima posta sull'altare, e vi dimora come Gesù, per essere offerto, immolato a Dio per il bene di tutti. È questa la nostra Messa. Tutta la nostra vita è partecipazione al Sacrificio di Cristo.


Si può vivere in casa nostra la vita nascosta di Gesù, o quella pubblica nell'apostolato cristiano, o la sua missione di taumaturgo nell'esercizio delle professioni, ma tutti dobbiamo vivere la nostra vita come ostie. Lo dice S. Paolo nella Lettera ai Romani: « Vi esorto, in nome della misericordia di Dio, affinché vogliate offrire a guisa di culto spirituale, e quindi gradito a Dio, i vostri corpi, come vittima vivente e santa ». Lo ripete nella Lettera agli Efesini: « Siate imitatori di Dio come figli carissimi; come Gesù morì vittima di soave odore, così offrite voi stessi a Dio ». È questa la vita cristiana. Non si può eliminare questa concezione della vita cristiana che è essenziale al nostro essere in Cristo: siamo vittime.
Il Battesimo ci ha consacrati a Dio. Essere consacrati vuoi dire essere riservati, messi da parte. I contadini mettono da parte le bestie riservate al macello: così la consacrazione ci risèrva: siamo separati dall'umanità, ma lo siamo per l'umanità; siamo messi da parte per essere immolati per il bene degli uomini. Chi compirà il nostro sacrificio? Colui che operò il sacrificio di Gesù. Per lo Spirito Santo egli si offrì al Padre: lo immolò soltanto il suo amore. Anche in noi la sofferenza e la morte saranno partecipazione alla Morte di Cristo, se saranno la prova che in noi vive l'amore.
La vita presente è per tutti un morire: che sia per noi un morire per amore! Offriamoci per il bene dei fratelli; offriamo la nostra sofferenza, le nostre lacrime, la nostra povertà, ciò che ci umilia, tutta la nostra vita ...
O Signore, come siamo contenti di poter soffrire per dimostrare il nostro amore per Te! Ti offriamo il nostro corpo, la nostra anima, il nostro sangue, tutto, e vogliamo che il nostro dono sia salvezza per tutti.
Certo, sappiamo che il nostro dono non vale; ma è grande se lo uniamo all'offerta del Cristo. Noi siamo sull'altare proprio per questo: perché la nostra offerta non sia separata da quella del tuo Figlio! Quale immagine del Cristo più bella, più vera, del cristiano? Si può pensare che una statua, un dipinto sia un'immagine più vera di quello che è l'uomo che ha ricevuto la mattina la S. Comunione? La Comunione non ci trasforma nel Cristo? Non fa presente Gesù nella nostra vita, non fa vivere Cristo in noi? Pensiamo che la fede cristiana, l'unione intima con Gesù Salvatore, ci debba dispensare dalla sofferenza. A che serve esser cristiani, a cosa serve il pregare (dicono tanti) se dobbiamo soffrire come gli altri, se siamo sottoposti come gli altri alla morte? Non é come gli altri, ma come Gesù.
La nostra fede ci serve a soffrire di più, non certo a preservarci dal dolore, perché deve far presente in noi la Passione stessa del Cristo: non la sofferenza che è dovuta per i nostri peccati, ma la sofferenza che è dovuta a tutta quanta l'umanità, perché è questa sofferenza che Gesù ha preso sopra di sé. Nella misura in cui tu vivi nel Cristo, non vivi più soltanto il tuo dolore, ma vivi il dolore del mondo; tu non assumi soltanto il peso dei tuoi peccati, tu assumi il peso del peccato del mondo, per esserne a tua volta schiacciato.
L'uomo dovrebbe superare il dolore dopo aver vinto in sé il peccato: proprio allora, invece, incomincia per lui il vero martirio.
Nella mistica di S. Giovanni della Croce sembrerebbe che l'uomo, giunto all'unione trasformante, non dovesse più soffrire, ma S. Giovanni della Croce nelle sue opere non ci dà nemmeno la prova di quello che fu la sua esperienza interiore. Neppure S. Giovanni della Croce, una volta giunto all'unione trasformante, conobbe la gioia. Egli giunse all'unione trasformante nel carcere di Toledo; ma dopo il carcere di Toledo, Dio preparò per lui un abisso ancor più grande di sofferenza: l'abbandono da patte dei suoi fratelli, il tentativo di cacciarlo dall'Ordine, la morte. La sofferenza di S. Giovanni della Croce non terminò con l'unione trasformante: è con l'unione trasformante piuttosto che egli divenne capace di partecipare in un modo più intimo e vero alla Passione stessa di Gesù, che è Passione redentrice. La passione di S. Giovanni della Croce, gli meritò di essere il padre dell'Ordine: tutto l'Ordine vivrà nella sua passione. Come dalla Passione del Cristo è nata la Chiesa, così dalla passione dei santi si rinnova la Chiesa e nasce e vive ogni famiglia religiosa.
Così S. Teresa di Gesù Bambino. Sembra che ella sia giunta all'unione trasformante nel tempo in cui si offrì all'Amore misericordioso; se leggiamo la sua vita vedremo che è proprio da allora che la investe il massimo della sofferenza e delle tribolazioni interiori. Invece di liberarsi dalla sofferenza, proprio allora ella ottiene di divenire la più grande santa dei tempi moderni, assumendo tutto il peso del peccato umano per esserne come schiacciata, spezzata. L'Umanità di Gesù non sopportò il peso del dolore umano ed egli è morto sulla Croce: come potrebbe l'uomo, nella misura in cui fa suo il dolore del Cristo, reggere a tale peso?
La perfezione cristiana termina nella morte, non tuttavia in un'estasi di amore, come aveva scritto S. Giovanni della Croce; ma nell'agonia pura e semplice. nella desolazione dello spirito, nel sentimento dell'abbandono del Padre, perché così è morto Gesù e così deve morire chi a lui più si avvicina.
Questa la vera vita eucaristica. La Comunione non ti promette la dolcezza dell'estasi: Gesù si comunica all'uomo per imprimere in lui il suo Volto divino, affinché egli divenga la vera « icona » del Cristo, la vera immagine di Gesù. Presente realmente, ma misteriosamente nascosto nell'Eucarestia, Egli vuole rivelarsi in noi, vuoi farsi presente e visibile agli uomini nella nostra medesima vita, nel nostro medesimo corpo.
Noi non riceveremo le stigmate. Ma partecipando al suo mistero, dovremo esprimere chiaramente la nostra assimilazione a Cristo così che anche il corpo divenga veramente una immagine di Gesù. La vera immagine di Gesù è il santo: non scolpita o dipinta dalla mano dell'uomo, ma dallo Spirito Santo.
La mistica cristiana non è una mistica dell'Uno, un puro affondare dell'anima nella luce di Dio, un puro perdersi dell'uomo nella luce infinita: è un'assimilazione a Cristo. La nostra unione, la nostra unità con Dio, esige prima di tutto la nostra unità con tutta quanta l'umanità sofferente e peccatrice, nella nostra trasformazione in Cristo.
Gesù fa presente in te la sua Passione in un modo visibile e tu partecipi al mistero della sua riparazione. Quello che è nascosto nell'Eucarestia, nel santo diviene palese; quello che nell'Eucarestia è nascosto deve vivere in te.
Gesù si comunica a te, per vivere pienamente in te, per passare di nuovo dal mistero (non dalla realtà, perché la realtà è già tutta nel mistero) alla visibilità; per introdursi dal mistero nella vita del tempo. Attraverso la partecipazione al Mistero eucaristico, l'atto della Morte del Cristo entra nel tempo e nello spazio, diviene la vita di ogni uomo, la vita anche del mondo.

Il presente testo e tratto da:
La mistica della riparazione, Edizioni Parva 2002, (pagg. 84 -87)

Sanctum Rosarium de Beata Virgine Maria



Ai veggenti di Maracaibo (Venezuela 1988), durante le apparizioni della Vergine Maria, è stato rivelato dall’Angelo che il Rosario che ripugna di più a Satana è il Rosario pregato in latino.


- In nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti.
- Amen. 

Orazione a San Michele Arcangelo
Sancte Michael Archangele,
defende nos in proelio;
contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.
Imperet illi Deus,
supplices deprecamur: tuque,
Princeps militiae caelestis,
Satanam aliosque spiritus malignos,
qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo,
divina virtute in infernum detrude.
Amen.

Credo in Deum Patrem omnipotentem, Creatorem caeli et terrae. Et in 
Iesum Christum, Filium eius unicum, Dominum nostrum, qui conceptus 
est de Spiritu Sancto, natus ex Maria Virgine, passus sub Pontio Pilato, 
crucifixus, mortuus, et sepultus, descendit ad infernos, tertia die 
resurrexit a mortuis, ascendit ad caelos, sedet ad dexteram Dei Patris 
omnipotentis, inde venturus est iudicare vivos et mortuos. Credo in 
Spiritum Sanctum, sanctam Ecclesiam catholicam, sanctorum 
communionem, remissionem peccatorum, carnis resurrectionem et vitam 
aeternam.
Amen.

Pater noster, qui es in caelis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua,
sicut in caelo et in terra.
Panem nostrum quotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem,
sed libera nos a malo.
Amen.

Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum;
benedicta tu in mulieribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta Maria, Mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus,
nunc et in hora mortis nostrae.
Amen

Gloria Patri, et Filio,
et Spiritui Sancto.
Sicut erat in principio,
et nunc, et semper,
et in saecula saeculorum.
Amen. 


Misteria Doloris 

I. Agonia in horto 
Et egressus ibat secundum consuetudinem in montem Olivarum; secuti 
sunt autem illum et discipuli. Et cum pervenisset ad locum, dixit illis: 
"Orate, ne intretis in tentationem". Et ipse avulsus est ab eis, quantum 
iactus est lapidis, et, positis genibus, orabat dicens: "Pater, si vis, transfer 
calicem istum a me; verumtamen non mea voluntas sed tua fiat". 
Apparuit autem illi angelus de caelo confortans eum. Et factus in agonia 
prolixius orabat. Et factus est sudor eius sicut guttae sanguinis 
decurrentis in terram. (Lc 22,39-44)

Pater..., Ave..., Gloria...

Domine Iesu, dimitte nobis debita nostra,
salva nos ab igne inferiori,
perduc in caelum omnes animas,
praesertim eas,
quae misericordiae tuae maxime indigent.

O Maria concepta sine peccato
ora pro nobis qui ad Te confucimus
Ora quoque omnes qui ad te non confugiunt,
praecipue aversos a Sancta Ecclesia
et omnes qui tibi se commiserunt.


II. Flagellatio 
Tunc ergo apprehendit Pilatus Iesum et flagellavit. (Io 19,1)

Pater..., Ave..., Gloria...

Domine Iesu, dimitte nobis debita nostra,
salva nos ab igne inferiori,
perduc in caelum omnes animas,
praesertim eas,
quae misericordiae tuae maxime indigent.

O Maria concepta sine peccato
ora pro nobis qui ad Te confucimus
Ora quoque omnes qui ad te non confugiunt,
praecipue aversos a Sancta Ecclesia
et omnes qui tibi se commiserunt.


III. Coronatio spinis 
Et milites, plectentes coronam de spinis, imposuerunt capiti eius et veste 
purpurea circumdederunt eum; et veniebant ad eum et dicebant: "Ave, rex 
Iudaeorum!", et dabant ei alapas. (Io 19,2-3)

Pater..., Ave..., Gloria...

Domine Iesu, dimitte nobis debita nostra,
salva nos ab igne inferiori,
perduc in caelum omnes animas,
praesertim eas,
quae misericordiae tuae maxime indigent.

O Maria concepta sine peccato
ora pro nobis qui ad Te confucimus
Ora quoque omnes qui ad te non confugiunt,
praecipue aversos a Sancta Ecclesia
et omnes qui tibi se commiserunt.


IV. Baiulatio Crucis 
Susceperunt ergo Iesum. Et baiulans sibi crucem exivit in eum, qui dicitur 
Calvariae locum, quod Hebraice dicitur Golgotha, ubi eum crucifixerunt. 
(Io 19,17-18)

Pater..., Ave..., Gloria...

Domine Iesu, dimitte nobis debita nostra,
salva nos ab igne inferiori,
perduc in caelum omnes animas,
praesertim eas,
quae misericordiae tuae maxime indigent.

O Maria concepta sine peccato
ora pro nobis qui ad Te confucimus
Ora quoque omnes qui ad te non confugiunt,
praecipue aversos a Sancta Ecclesia
et omnes qui tibi se commiserunt.


V. Crucifixio et Mors 
Post hoc sciens Iesus quia iam omnia consummata sunt, ut 
consummaretur Scriptura, dicit: "Sitio". Vas positum erat aceto plenum; 
spongiam ergo plenam aceto hyssopo circumponentes, obtulerunt ori 
eius. Cum ergo accepisset acetum, Iesus dixit: "Consummatum est!". Et 
inclinato capite tradidit spiritum. (Io 19,25-30)

Pater..., Ave..., Gloria...

Domine Iesu, dimitte nobis debita nostra,
salva nos ab igne inferiori,
perduc in caelum omnes animas,
praesertim eas,
quae misericordiae tuae maxime indigent.

O Maria concepta sine peccato
ora pro nobis qui ad Te confucimus
Ora quoque omnes qui ad te non confugiunt,
praecipue aversos a Sancta Ecclesia
et omnes qui tibi se commiserunt.

***

GESU' EUCARISTIA l’amico che ti aspetta sempre



IL SACERDOTE 

Melania, la veggente della Vergine a La Salette in Francia, racconta nel 1846 nella sua autobiografia italiana: «Un giorno andai in chiesa e vidi un sacerdote con la sua veste talare lacerata, con un viso molto triste ma tranquillo che mi disse: “Sia benedetto per sempre il Dio della giustizia e dell’infinita misericordia. Sono da più di trent’anni condannato al Purgatorio con ogni giustizia, per non aver celebrato con il dovuto rispetto il santo sacrificio che continua il mistero della Redenzione, e per non aver avuto l’attenzione necessaria per la salvezza delle anime a me affidate. Mi è stata promessa la mia liberazione nel giorno in cui ascolterai la santa Messa per me, in riparazione della mia colpevole tiepidezza...” Tre giorni dopo potei andare a Messa. Dopo la Messa vidi il sacerdote vestito con una talare nuova, ornato di lucenti stelle, la sua anima completamente abbellita e splendente di gloria che volava fino al cielo».
Una religiosa mi scrisse: «Il 7 giugno 1956, dopo che il Signore mi aveva molte volte pregato senza avere il mio Sì, una notte ebbi un’esperienza che mi fece tremare. Il desiderio di offrire la mia vita per i sacerdoti era per me come un’ombra dalla quale non riuscivo a liberami, ma non mi decidevo, avevo paura. Finché Egli, stanco di aspettare, mi tirò come Saulo e mi fece cadere da me stessa. Ebbi una visione, un sacerdote che mi fissava con gli occhi sbarrati e mi diceva: “per colpa tua, per colpa tua sono dannato”. Come colpita da una saetta saltai giù dal letto e mi offrii in quel momento dando a Gesù il mio Sì. Non so quanto tempo rimasi in ginocchio, la luce del giorno mi trovò ai piedi del crocifisso della mia cella. Non ero stanca né avevo paura, avvertivo una grande pace per aver donato a lui il mio sì per sempre».
Se ti sentirai chiamato da Gesù al sacerdozio, sarai capace di dargli il tuo «Sì» senza condizioni? E se senti la chiamata a consacrare la tua vita per loro? Potrai dire con Gesù «Per loro io consacro me stesso, perché siano anche essi consacrati nella verità» (Gv 17, 19). Ripeti con santa Teresina: «Preghiamo per i sacerdoti, consacriamo le nostre vite per loro»(Lett. 8a Celina). Preghiamo anche noi perché i sacerdoti siano santi.

Angel Peña

NON DIMENTICHIAMOLI



La preghiera per i nostri cari defunti 
è un bisogno del cuore, 
è un dovere che noi abbiamo verso coloro 
che in vita ci amarono tanto 
e ci fecero del bene.

Caterina da Genova


“...essere separate da Dio e private della sua vista...” 

“I patimenti delle Anime del Purgatorio sono terribili per i loro peccati e per la lunga purificazione. Ma di gran lunga il dolore più grande per loro è quello di essere separate da Dio e private della sua vista”.
O Dio onnipotente ed eterno, come ho potuto accumulare anni su anni di lontananza dalle tue grazie! Perdonami, mio Signore e mio Dio! Non permettere che io perda nuovamente le grazie che mi hai dato. 
Ti supplico di concedere le tue grazie e la tua misericordia ai fratelli del Purgatorio. Allevia, ti prego, le loro sofferenze, abbrevia il loro esilio e mostra loro presto la tua beatitudine.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte.
O Maria, concepita senza peccato e Madre di Dio, trasmettitrice di tutte le grazie, Regina di tutti i santi, vittoriosa in tutte le battaglie di Dio, vieni in nostro aiuto e in aiuto ai nostri fratelli del Purgatorio con la tua potente intercessione.
Padre Nostro, Ave Maria, Eterno Riposo

GESU’ OSTIA



All’incredulo perché sia meno scettico, e al sacerdote perché sia meno tiepido.


LA «PRESENZA» IN NOI

Il modo di ricevere la Comunione

Il Catechismo della Chiesa Cattolica così si esprime: «"Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi" (Rm 8,34), è presente in molti modi alla sua Chiesa. Nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia è "contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero"».
Se il contenuto della fede verso l'Eucaristia rimane immutato nei secoli, la stessa cosa non si può dire per la manifestazione esteriore di questa fede, in quanto cambia in relazione alla cultura del tempo in cui si vive, nell'esigenza di suscitare e mantenere sempre un'adeguata risposta nei fedeli.
Un esempio lo si trova nel modo di ricevere la Comunione. Fino a non molti anni fa, veniva distribuita all'inizio o al termine della Messa, ed abitualmente anche fuori di essa. Oggi, la Comunione avviene normalmente durante la celebrazione eucaristica, per meglio sottolineare il legame del banchetto eucaristico al sacrificio di Gesù.
Invece di inginocchiarsi alla balaustra, ora si va processionalmente all'altare e l'Ostia si riceve in piedi.
Qui l'immagine espressiva è forte: la processione è il camminare insieme per incontrare Gesù, è la Chiesa in cammino per unirsi al suo Sposo.
L'aspetto comunitario, che nell'aula assembleare deve prevalere, sarà sempre più marcato nella Chiesa del terzo millennio: i fedeli parteciperanno più da vicino al rito, spostati in avanti, a semicerchio, attorno all'altare.
Assistiamo poi in molte comunità alla reintroduzione della Comunione sotto le due specie: l'Ostia con il Vino che viene assunto direttamente dal calice, oppure mediante l'Ostia intinta nel Vino. Tale usanza si conforma maggiormente alla celebrazione compiuta da Gesù nell'Ultima Cena quando disse: "...prendete e mangiate... bevetene tutti..." (Mt 26,26-27).
Una disposizione dei vescovi italiani, in linea con i vescovi di altre nazioni, divenuta operativa dal 3 dicembre 1989, stabilisce che la Comunione possa essere distribuita anche deponendo l'Ostia sulla mano, modo usato nell'antichità per quasi mille anni.
Lo insegnava, già nel IV secolo, San Cirillo di Gerusalemme, con le "Catechesi": «Nell'avvicinarti alla Comunione, non procedere con le palme delle mani distese e neppure con le dita disgiunte, ma ponendo la sinistra come trono alla destra che deve ricevere il Re. Quando hai ricevuto il Corpo di Cristo nel palmo della mano rispondendo 'Amen', consumalo facendo attenzione che nulla ne vada perso, poiché, se ne perdessi una qualche parte, è come se tu subissi un'amputazione alle tue stesse membra.
Se uno ti desse della polvere d'oro, non la custodiresti con la più grande cura, badando bene a non perderne nulla e a non subire danno? Non avrai dunque una cura molto maggiore perché non cada neppure una briciola di ciò che è più prezioso dell'oro e delle pietre preziose?».
Siamo liberi di scegliere tra il ricevere la Comunione sulla lingua o sulla mano; in quest'ultimo modo, però, dobbiamo avere una maggiore attenzione, perché maggiori sono i rischi a cui si va incontro.
L'Ufficio Liturgico Diocesano di Torino così istruisce i fedeli: «Il gesto di ricevere la Comunione sulla mano va compiuto con il necessario rispetto.
Il fedele deve avvicinarsi al ministro della Comunione con la mano sinistra (libera da qualsiasi oggetto) appoggiata sulla destra e con il palmo della mano rivolto verso l'alto. Le mani dovranno essere sufficientemente protese in avanti e in alto, in modo da mostrare chiaramente il desiderio di ricevere il pane consacrato sulla mano.
Ogni fedele, mentre riceve con rispetto e devozione il Corpo di Cristo, risponde «Amen» e fa un leggero inchino.
È necessario precisare che il fedele non deve afferrare il pane eucaristico, ma attendere che sia deposto sulla sua mano. Quindi, davanti al ministro, o appena spostato di lato per consentire a chi lo segue di avanzare, porta alla bocca l'ostia consacrata prendendola con le dita della mano destra e facendo attenzione a non lasciare cadere nessun frammento. Solo a questo punto potrà ritornare al proprio posto.
Naturalmente ognuno dovrà badare alla pulizia delle mani e alla compostezza dei gesti: anch'essi sono segni esterni della fede e della venerazione verso l'Eucaristia.
'Chi invece desidera ricevere la Comunione sulla lingua deve semplicemente non protendere le mani. Così, in entrambi i casi, si eviterà ogni confusione».
Un sacerdote, in una lettera inviata a un periodico, così manifesta la sua preoccupazione: «[ ...] Gli Uffici della S. Sede hanno "permesso" la Comunione sulla mano. Si noti quel "ha permesso", quindi non "comandato" come interpreta qualche sacerdote che insegna ai bambini a fare la Comunione sulla mano. Ha permesso e si dice anche "dopo un'adeguata catechesi" che significa rendere coscienti i fedeli di quello che potrebbe succedere nel loro comportamento nel caso che dei frammenti rimanessero sulla loro mano.
Sulle mani umide di sudore con molta facilità rimangono attaccati dei frammenti dei quali non ci si preoccupa affatto e ci si espone a collocare Gesù presente in quei frammenti chissà dove, ed ecco qui allora la profanazione e il sacrilegio. Non ho mai notato nessuna persona che dopo aver ricevuto la Comunione sulla mano si sia fermata ad esaminare per vedere se sia rimasto qualche frammento sulla mano.
Quando nella vita abbiamo per le mani una cosa delicatissima e di grande valore usiamo la massima attenzione nel trattarla, nel custodirla e soprattutto nell'affidarla ad altri. La presenza di Gesù nell'Eucaristia, anche in un piccolo frammento, è di un valore infinito, e non si può trattare così con tanta leggerezza e superficialità. Ecco la necessità di una "adeguata catechesi" prima di permettere la Comunione sulla mano: mancando questa "catechesi" bisognerebbe negare il permesso annesso a questa catechesi.
È facile dire "non ci sono frammenti!". Vi posso dire che quando finiscono le particole nella pisside, ci sono sempre molti frammenti e molti certamente saranno rimasti nelle mani di coloro che hanno fatto la Comunione sulla mano; e dove sono andati a finire?
Volendo usare una terminologia dei tribunali, si potrebbe parlare di un SACRILEGIO COLPOSO, in quanto non si è usata tutta la prudenza possibile per evitare un sacrilegio quale la profanazione di Gesù che è presente anche in un frammento invisibile. [...]».
A qualcuno, queste parole potrebbero sembrare dettate da una eccessiva scrupolosità, ma ciò non toglie che l'Eucaristia, per la sua natura, richiede il massimo rispetto.
Tutti siamo perciò invitati ad avere un comportamento corretto, ch'è frutto non solo di un animo sensibile e responsabile, ma anche di un'adeguata preparazione.

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO



Lo Spirito del bene e lo Spirito del male.

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L’esistenza di una religione presso tutti i popoli è un fatto, il quale è inseparabile dalla credenza in un mondo soprannaturale. Il signor G-uizot continua: « Ogni religione si fonda sopra una fede naturale nel sopran­naturale, e sopra un istinto innato del soprannaturale. 
In tutti i luoghi, in tutti i climi, in tutte le epoche della storia, in -tutti i gradi della civiltà Y uomo porta in, sé questo sentimento, o meglio direi, questo presen­timento, che il mondo che egli vede, l'ordine in seno al quale vive, e i fatti che regolarmente e costantemente si succedono intorno a lui, non sono ogni cosa.
« Invano egli fa ogni giorno in questo vasto insieme scoperte e conquiste; invano egli osserva ed accerta sapientemente le leggi permanenti che vi presiedono; il suo pensiero non si racchiude punto in quell’universo lasciato alla scienza. Questo spettacolo non basta al­la sua anima, essa si slancia altrove ; essa cerca, intra­vede altra cosa; essa aspira per l’universo e per se medesima ad altri destini, a un altro padrone. Il Dio dei cieli risiede al di là di tutti i cieli, ha detto Vol­taire; e questo Dio non è la natura personificata, ma è il soprannaturale in persona. A lui s’indirizzano le religioni; e si fondano per porre l’uomo in comunicazione con lui. Senza la fede istintiva deir uomo nel so­prannaturale, senza il suo slancio spontaneo e invinci­bile verso il soprannaturale, la religione non sarebbe.1 »
Il genere umano non crede soltanto all* esistenza iso­lata di un mondo soprannaturale, crede bensì all’azione libera e permanente, immediata e reale de’ suoi abitanti sul mondo inferiore. Di questa fede costante noi troviamo la prova in un fatto non meno splendido della stessa religione, vuo’ dir la preghiera. « Solo tra tutti gli es­seri terreni, l’uomo prega. Fra gli istinti morali non ve ne ha di più naturale, di più universale, nè di* più invincibile fuorché la preghiera. » Il figlio vi si volge,, con una docilità premurosa; il vecchio vi si ripiega come in un rifugio contro la decadenza e l’isolamento: la preghiera sale da se medesima sulle giovani labbra che appena balbettano il nome di Dio, e sulle labbra mo­renti che non hanno più la forza di pronunziarlo.
« Ad ogni passo incontransi presso tutti i popoli celebri od oscuri, inciviliti o barbari, atti e formule di invoca­zione. Da pertutto dove vivono uomini, in certe circo­stanze, in certe, ore, sotto l’impero di ceiie impressioni dell’anima, gli occhi si innalzano, le mani si congiun­gono, piegansi i ginocchi, per implorare o per rendere grazie, per adorare o per pacificare. L’uomo si rivolge per ultimo rifugio, alla preghiera con trasporto e con tre­more, pubblicamente, o nell’ intimo del suo cuore, per riempiere i vuoti della sua anima, o per portare i pesi del suo destino. Quando tutto gli manca, egli cerca nella preghiera appoggio per la sua debolezza, consolazione nei suoi dolori, speranza nella virtù.2 »
Non si creda che questa fiducia nel potere e nella bontà degli esseri soprannaturali sia una chimera. Prima di tutto vorrei che mi si mostrasse una chimera univer­sale: quindi niuno disconosce il valore morale e interno della preghiera. L’anima per il solo motivo che ella prega si solleva, si rialza, si addolcisce, si fortifica: ella prova, nel rivolgersi verso Dio, quel sentimento di ri­tornare a salute ed a riposo che si diffonde nel corpo, allorché passa da un’aria tempestosa e pesante in una atmosfera pura e serena. Dio viene in aiuto a colóro che lo implorano, innanzichè sappiano se saranno da Lui esauditi. Se avvi un solo uomo che consideri come chimerici questi felici effetti della preghiera, perchè non gli ha mai provati, egli è degno di compianto, ma non è rifiutato.
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Monsignor GAUME

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



Spegnere il Fuoco del Nemico 
              
Spengo con lo scudo della fede ogni dardo infuocato che il nemico mi manda (Ef 6:16). 
              Spengo ogni dardo infuocato di gelosia, invidia, rabbia, amarezza e ira inviati contro la mia 
vita nel nome di Cristo. 
              Spengo ogni tizzone inviato contro la mia vita dal nemico nel nome di Gesù (Is. 07:04). 
              Lego e rimprovero tutti gli spiriti di gelosia nei confronti della mia vita nel nome di Gesù. 
              Spengo ogni fuoco che il nemico volesse gettare nel mio santuario nel nome di Gesù (Sal 
74:7). 
              Lego e scaccio ogni serpente ardente inviato contro la mia vita nel nome di Gesù (Is. 30:6). 
              Spengo ogni lampada ardente che esce dalla bocca del Leviatano (Giobbe 41:19). 
              Non sarò bruciato dal fuoco del nemico (Is. 43:2). 
              Spengo ogni prova ardente inviata contro la mia vita dal nemico (1 Pet. 1:7). 
              Il nemico non sarà in grado di bruciare il mio raccolto (2 Sam. 14:30). 
              Spengo ogni fuoco di malvagità inviato contro la mia vita nel nome di Gesù (Is. 9:18). 
              Spengo tutte le parole empie pronunciate contro la mia vita nel nome di Gesù (Prov. 16:27). 
              Spengo ogni torcia che il nemico utilizzerebbe contro la mia vita nel nome di Gesù (Zaccaria 
12:06). 
              Spengo tutti pettegolezzi diretti contro la mia vita nel nome di Gesù (Prov. 26:20). 
              La fiamma del nemico non si accenderà su di me (Is. 43:2).