venerdì 22 novembre 2019

La nube della non-conoscenza



Breve argomentazione contro l’errore di coloro che sostengono che l’umiltà perfetta deriva dalla coscienza della propria miseria

Devi credere fermamente a questo: che esiste un’umiltà perfetta così come io te l’ho spiegata, e che la si può conseguire, per grazia di Dio, già su questa terra. Questo discorso io lo faccio per confutare l’errore di chi sostiene che non vi è causa più perfetta di umiltà, se non quella che nasce dal ricordo della nostra miseria e dei peccati commessi.

Sono pienamente d’accordo sul fatto che per i peccatori incalliti come me, il modo più necessario ed efficace per ottenere l’umiltà sta nel ricordo della nostra miseria e dei peccati commessi, almeno fin quando non sia stata in gran parte raschiata la spessa ruggine del peccato, testimoni la nostra coscienza e il nostro direttore spirituale. Ma per quelli che potremmo definire giusti, che non hanno cioè mai commesso un peccato mortale con piena avvertenza e deliberato proposito, ma solo per debolezza e ignoranza, e che ora si fanno contemplativi — e anche per noi due, se la nostra coscienza e il nostro direttore spirituale attestano che abbiam fatto debita ammenda dei nostri peccati attraverso la contrizione, la confessione e la penitenza secondo la procedura stabilita dalla santa chiesa, sempre se ci sentiamo chiamati grazia a diventare contemplativi —; per tutti costoro, dunque, c’è un’altra causa che li renderà umili.
Questa causa è a tal punto superiore a quella imperfetta, come la vita della Madonna è superiore a quella del più accanito peccatore che conduce vita penitente nella santa chiesa, o come la vita di Cristo è superiore a quella di ogni altro uomo al mondo, o come la vita di un angelo in cielo, il quale non ha mai conosciuto né mai conoscerà la fragilità umana, è superiore a quella dell’uomo più fragile qui su questa terra.
Che se non ci fosse una causa più perfetta di umiltà se non quella di vedere e sentire la nostra miseria e debolezza, allora vorrei proprio sapere da coloro che la pensano a questo modo, che cos’è che rende umili quelli che non hanno mai conosciuto né mai conosceranno l’assalto del peccato o la miseria umana. Mi riferisco a nostro Signore Gesù Cristo, alla Madonna e a tutti gli angeli e i santi in cielo. Che noi dobbiamo essere perfetti, in questo come in tutte le cose, è nostro Signore Gesù Cristo che ce lo ricorda nel vangelo, quando ci ordina di essere perfetti per grazia cosa come lui lo è per natura.

NEL FUOCO ETERNO SENZA AMORE



LE DOMANDE DELL'UOMO

L’uomo ha da sempre verificato che, per poter sopravvivere e per poter crescere elevandosi positivamente, deve risolvere i molti problemi che giorno dopo giorno gli si presentano. E’ nato con l'uomo, come in ogni altra creatura, l'istinto di conservazione. Questo istinto lo ha aiutato a risolvere prima di tutto quei problemi direttamente collegati alla propria sopravvivenza. Spesso vi è riuscito, ma proprio in questa sua impresa l'uomo ha capito di non essere il più forte all'interno del mondo esistente; allora ha incominciato a porsi diversi interrogativi riguardo al senso della vita. Ed ecco che hanno fatto la loro comparsa i problemi dell'esistere: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Che senso ha la mia vita? Perché esiste la morte? Perché esistono il dolore, il male, la malattia?
Nel corso dei secoli si sono evidenziate soprattutto tre possibilità di soluzione: la religione naturale; la religione rivelata dalla fede; l'ateismo. Si parla di religione o di religione naturale quando l'uomo, per cercare una risposta agli interrogativi fondamentali della vita, riconosce l'esistenza di Qualcosa-Qualcuno a lui superiore e pensa di incontrarlo nelle forze della natura. Si dice allora che l'uomo attribuisce poteri divini ad animali, vegetali, persone. Queste divinità però, essendo state inventate dagli uomini, non possono essere più grandi della loro scatola cranica. Essi, infatti, anche se l'uomo attribuisce loro poteri inesauribili e caratteristiche di immensa grandezza e anche l'immortalità, corrispondono sempre e solo alle aspettative dell'uomo. Egli da sempre osserva l'ambiente in cui vive. La natura gli parla e gli fa scoprire, al di là di ciò che vede e tocca, una dimensione diversa: la dimensione trascendente (che va al di là del mondo sensibile) e spirituale (che riguarda lo spirito, ciò che dà vita, senso alle realtà del mondo). Questa dimensione si esprime nelle esperienze religiose.

Tratto dalla rivista mensile “Papa Giovani” – Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani)

NON DIMENTICHIAMOLI



La preghiera per i nostri cari defunti 
è un bisogno del cuore, 
è un dovere che noi abbiamo verso coloro 
che in vita ci amarono tanto 
e ci fecero del bene.

 Caterina da Genova


CORONA PER LA LIBERAZIONE DELLE ANIME SANTE DEL PURGATORIO

Si recita usando la corona del rosario

All’inizio: Pater, Ave, Gloria, Credo...

Sui grani del Padre Nostro si recita: 
Eterno Padre libera le anime sante del Purgatorio.

Sui grani dell’Ave Maria si recita:
L’Eterno Riposo...

1 -Per le anime dei parenti defunti.
2 -Per le anime che non ricevono preghiere da
tempo immemorabile.
3 -Per le anime che soffrono di più.
4 -Per tutte le anime del Purgatorio.
5 -Per le anime, più prossime ad andare in
Paradiso.

Per finire si ripete tre volte: 
Signore Gesù, tendi la mano alle anime sofferenti.
Maria, Madre di Dio e Madre nostra, intercedi per
loro.


SALVE REGINA

Salve, Regina, Madre di misericordia;
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A Te ricorriamo, esuli figli di Eva;
a Te sospiriamo, gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi
tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
il frutto benedetto del Tuo Seno.
O clemente, o pia,
o dolce Vergine Maria!


Senza Dio il vostro mondo crollerà!



Maria Madre di Dio

Ciò che ora succede ovunque sulla vostra meravigliosa terra, vi è stato predetto già da molto tempo. Voi però non vedete il nesso, non comprendete ciò che sta accadendo e ciò che il diavolo trama; confidate in dolci parole, in slogan e nel “cambiamento dei tempi”, perché credete che sia un buon cambiamento. Credete di essere in grado come uomini, di preservare la pace e di “organizzare“ il vostro mondo in modo che sia buono e in cui valga la pena vivere per ciascuno di voi, ma così non è.

Senza Dio non esiste la pace. Senza di LUI non siete in grado di fare il bene per tutti. Senza Dio, il diavolo assume sempre più potere su di voi. Senza Dio il vostro mondo crollerà.
Non vedete, dove vi sta portando la perdita della fede? Non vedete quanto male è fatto con il pretesto di benevolenza, dell’uguaglianza fra tutti e della globalizzazione?
Siete delle cavie per i piani del male e non ve ne accorgete! Date il vostro SÌ a decisioni che vanno vietate. Vi lasciate ingannare e fuorviare e siete così accecati, da non rendervi conto di dare voi stessi il vostro SÌ al male con questi incomprensibili e inaccettabili SI a decisioni che vi prendono la vostra libertà e che autorizzano il diavolo e i suoi seguaci a maltrattarvi!
Svegliatevi! E rettificate! Dovete restare vigili fare attenzione alle trappole del male, perché una volta che ci siete caduti dentro sarà molto difficile uscirne. Il diavolo avrà sempre più sopravvento su di voi e sulla vostra libertà, finché non avrà raggiunto il potere assoluto, il controllo totale su di voi e sul vostro mondo.
Siate avvisati e vigili perché ora i tempi si scuriscono. Vi avvicinate sempre più alla fine e sempre più chiaramente potete riconoscere i segni. Ma solo chi rimane vigile, li riconoscerà in quanto tali, solo chi resta fedele a Gesù, sarà in grado di resistere a tutto questo e a non cadere vittima della bestia.
Restate vigili e fedeli a Gesù e sopravviverete a questi tempi bui. Amen.

Il Mistero dell’Iniquità



Il Mistero dell’Iniquità è la causa della grave crisi che ha colpito la Chiesa e il mondo

Solo Lei può aiutarvi!

A) Il nostro aiuto è nel Nome del Signore

Adjutorium nostrum in nomine Domini; grazie alla nostra Fede in Dio fermamente radicata nel nome onnipotente e infallibile di Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, il Quale ci ha assicurato “Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33), e con la certezza della nostra speranza che partecipa nell’infallibilità della fede, noi guardiamo a Maria, Colei che la Saggezza Divina, stabilita dagli inscrutabili disegni della Sua provvidenza, ha scelto e designato come lo strumento grazie al quale Cristo conquista il mondo, stabilisce il Suo regno e governa come Re dei re e Signore dei signori, perché è proprio Maria a schiacciare la testa del serpente infernale (Gen 3,15).
Come pronunciato e promulgato solennemente dall’autorità infallibile del Magistero della Chiesa, noi professiamo come verità rivelata dal Signore il fatto che la Beata Vergine Maria, sin dal primo istante del Suo concepimento, è nata senza il peccato originale e pertanto, in virtù di questa singolare prerogativa e per mezzo della Grazia Divina, Ella è diventata la Madre di Dio e quindi la Madre di tutti i viventi – ovvero la Madre della Chiesa, il Corpo Mistico di Cristo.
Maria è pertanto Mater Gratiae, come proclama la liturgia.9 “Maria,” afferma San Luigi Maria de Montfort, “ha dato tutto il suo essere e tutta la sua vita all’Autore di tutte le grazie, ed è per questo che viene chiamata la Madre della Grazia.” “Dio Padre,” prosegue San Luigi, “… ha donato tutte le grazie a Maria dandole Suo Figlio... ed in Esso, Dio ha dato il Suo volere a Maria.” Come si può leggere nella Costituzione Apostolica Lumen Gentium, al punto 56, ne consegue che la Madre di Gesù “ha dato al mondo la Vita stessa che tutto rinnova”.
San Luigi prosegue ancora, affermando che “Dio ha affidato a Maria l’amministrazione, il mantenimento e la distribuzione di tutte le Sue grazie, così che tutte le Sue grazie ed i Suoi doni passano attraverso le Sue mani; e … come insegna San Bernardino, Maria dona le grazie del Padre Eterno, le Virtù di Gesù Cristo ed i doni dello Spirito Santo a chi Lei desidera, nel modo in cui desidera, quando lo desidera e nella misura che più Le aggrada.”10
Dal momento che Colei che “è piena di grazia” (Lc 1,28) ha meritato di diventare la Madre di Colui che è “pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14), Maria è la Madre della Grazia e ci ha dato la fonte di tutte le grazie; Ella è pertanto la Mediatrice di tutte le grazie, ed è onnipotente per grazia (come spiega Sant’Alfonso Maria de’ Liguori). Per questo motivo, ed in un senso ancor più completo rispetto al contesto originale in cui queste parole vennero pronunciate per la prima volta, nel punto 56 della Lumen Gentium si afferma che “Giustamente ... i Santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza”, e citando Sant’Ireneo, il testo continua affermando che Maria “divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano.” 
Nella Sua apparizione alla postulante Carmelitana Teresita Castillo, avvenuta nel 1948 presso Lipa, nelle Filippine, la Madre di Dio ci ha rivelato il Suo titolo di Mediatrice di ogni Grazia. La liturgia sacra l’aveva già nominata Mediatrix Omnium Gratiarum. Nella sua enciclica Ad Diem Illum Laetissimum, San Pio X spiegava che “solo Gesù Cristo ha il diritto proprio e particolare di dispensare quei tesori che sono il frutto esclusivo della Sua morte, essendo egli per Sua natura il mediatore fra Dio e gli uomini. Tuttavia,” prosegue San Pio X, “essendo partecipe dei tormenti di Gesù Cristo e compagna della Sua passione, Maria ‘divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina … e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la Sua morte ed il Suo sangue... (ed) è stato concesso all’augusta Vergine di essere presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intero’ (Pio IX, Ineffabilis Deus)”.11 Per questo, continua San Pio X, “Lungi dall’attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie, virtù che è solo di Dio, tuttavia… Ella ci procura de congruo ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie. Gesù ‘siede alla destra della Maestà Divina nell’altezza dei Cieli’ (Eb 1,3) Maria siede regina alla destra di Suo Figlio – un rifugio così sicuro e ausilio così fedele in tutti i pericoli, che non si deve temere nulla né disperare sotto la Sua guida, i Suoi auspici, la Sua protezione e la Sua benevolenza.” (Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus).
A Lipa,12 annunciandosi col titolo di Mediatrice di ogni Grazia, la Madonna ha affermato che “ciò che chiedo qui è lo stesso che ho chiesto a Fatima.” Come Mediatrice di ogni Grazia, Maria ha sia l’autorità di presentare delle richieste, come quelle di Fatima, sia il potere di esaudire le proprie promesse qualora le Sue richieste siano state esaudite dal Papa, dai fedeli di Cristo e dalle genti del mondo. A Lipa, così come a Fatima, la Madonna ha messo in guardia l’umanità contro i severi castighi che incombono su di noi, se le Sue richieste non vengono esaudite. Tali richieste sono state presentate da Maria proprio per salvare le anime dalla perdizione ed il mondo dalla rovina, e tutto ciò si può ottenere convertendo l’umanità intera a Nostro Signore Gesù Cristo. È solo per mezzo di Maria che potremo raggiungere questo scopo, ed è per questo’motivo che a Fatima la Madonna ha detto: “Solo Lei può aiutarvi.”13 Nell’Enciclica Ad Diem Illum Laetissimum, che ho appena citato, San Pio X afferma che “nessuno è più efficace della Vergine per unire gli uomini a Gesù… attraverso Maria è più facile ottenere quella vita di cui Cristo è il principio e la fonte.” 
San Pio X conclude infine: “Certamente noi viviamo in un’epoca triste e abbiamo il diritto di lamentarci con le parole del Profeta: ‘Non c’è più verità, non c’è più misericordia, non c’è più scienza sulla terra. La maledizione e la menzogna e l’omicidio e il furto e l’adulterio invadono ogni cosa.’ (Os 4,1-2). Ciononostante, in questo che si può chiamare un diluvio di male, l’occhio contempla, simile ad un arcobaleno, la Vergine Clementissima arbitra di pace tra Dio e gli uomini. ‘Io porrò un arco nelle nuvole e sarà un segno d’alleanza tra me e la terra’ (Gen 9,13).”
“Oh non v’è dubbio, se noi ci affidiamo come conviene a Maria…sentiremo che Ella è sempre quella Vergine potentissima ‘che col suo virgineo piede ha schiacciato la testa del serpente’ (Off. Immac. Conc.)”14 
Tuttavia, come afferma Sant’Agostino, “Dio, che ci ha creato senza di noi, non vorrà salvarci senza di noi” – pertanto se vogliamo salvarci dai mali che inondano il mondo e minacciano di portare l’umanità alla rovina e alla perdizione, dobbiamo cooperare con la grazia di Dio, secondo i disegni della Sua saggezza, la quale ha deciso che la grazia salvifica debba essere concessa per mezzo di Maria, nel modo che Ella ha richiesto. È quindi nostro dovere esaminare, con urgenza, l’esatta natura delle richieste che la Madonna ha fatto a Fatima. 

Padre Paul Kramer

giovedì 21 novembre 2019

SIATE UMILI E CARITATEVOLI



Rinunciate al mondo, voi non dovete appartenere alla carne, né alla materia; voi Mi appartenete e appartenete già al Mio Regno. Ma che questo non vi perda, e non vi riempia di superbia e di orgoglio: siate invece umili e caritatevoli, generosi e riconoscenti verso il vostro Salvatore.
Che la semenza dei vostri frutti metta radici in tutta la Terra. Il Mio Cuore Santissimo si rallegra per l’amore verso il vostro Signore e verso la Mia Santissima Madre. Siate fedeli alle Sacre Scritture, a tutti i messaggi che Io vi ho dato, non abbandonate il cammino tracciato dalla Mia Santa Passione; non dubitate, confidate nella Mia promessa… Miei amati, non giudicate i vostri fratelli, ricordate che voi tutti portate un doppio fardello, il vostro che è alle spalle e l’altro davanti, quello dei vostri fratelli. Non guardate solo le colpe altrui, il peso dei vostri fratelli. Guardate il vostro!
Fate una catena, un solo muro forte e solido per ostacolare la malvagità e ciò che vomita quel maledetto del tradimento e dell'inganno. Sarete attaccati da spiriti menzogneri, voi risponderete loro con la Fede nella Mia Parola. Figli Miei, bevete al calice di amarezza che sarà sempre davanti a voi, e vivete nella Divina Volontà del Padre Eterno. Se seguirete i Miei insegnamenti, vedrete il Trionfo della Mia Divina Misericordia e del Cuore Immacolato e Verginale di Mia Madre; vedrete anche la disfatta di quell'orgoglioso e di quel superbo: Satana, l’eterno nemico.
Mia amata, ti ringrazio poiché condividi con Me questa sofferenza, è il Mio regalo per te in questa festa…

Messaggi dettati a Catalina rivas

La battaglia continua





La  battaglia  continua
«Io chiamo gli Apostoli 
degli ultimi tempi, 
i discepoli di Gesù Cristo,
che hano vissuto nel disprezzo 
e nel silenzio, nella preghiera 
e nella mortificazione, nella castità 
e nell’unione con Dio, nella sofferenza 
e sconosciuti al mondo.
È tempo che escano 
e vengano ad illuminare la terra.
Andate e mostratevi 
come i Miei figli prediletti. 
Io sono con voi e in voi, 
purché la vostra Fede sia la luce 
che vi illumina 
in questi giorni di disgrazia.
Che il vostro zelo vi renda come 
degli affamati per la gloria di Dio 
e l’onore di Gesù Cristo!».

(Madonna de La Salette)


Noi non abbiamo 
ricevuto la missione 
per far trionfare la Verità, 
ma per combattere per essa.

***
«Combattete, figli della luce,
voi piccolo numero che ci vedete, 
perchè ecco il tempo dei tempi, 
la fine delle fini!».

(Madonna de La Salette)


Il perché di questo titolo è facile immaginare: la crisi della Chiesa non è finita. Ciascuno la può constatare: crisi di pratica religiosa, crisi di vocazioni, crisi di catechesi, crisi di frequenza ai sacramenti e via dicendo. 
Paolo VI parlò addirittura di “fumo di Satana” entrato nella Chiesa e ammise l’auto-demolizione della Chiesa. 
Giovanni Paolo II disse che il cattolicesimo in Europa è in stato di “apostasia silenziosa”.
Anche Benedetto XVI, poco prima della sua elezione a Sommo Pontefice, paragonò la Chiesa a una “barca in cui l’acqua entra da tutte le parti”.
Una tale crisi, comunque, è dottrinale, pregna di questioni di dottrina che si oppongono al Magistero perenne.
Quindi, non ci resta che continuare a pregare per la Chiesa, restando fedeli e fermi nella lotta per la Fede, proclamandola sempre senza tentennare, affinché la Chiesa possa trionfare sugli “errori” del Vaticano II e ritrovare la sua vitalità apostolica missionaria.

Io sono convinto che anche la nostra battaglia non può essere solo un chiasso con sparatorie a salve, che lasciano impuniti anche i più gravi delitti, che siano come quelli di coloro che si accontentano di cacciare farfalle sotto l’arco di Tito.
È tempo, il nostro, che vuol rendersi conto che «OGNI VILTÀ CONVIEN CHE QUI SIA MORTA» (Dante, Inf.111,15) e che, messo da parte ogni falso riguardo, dobbiamo ricordare il celebre detto: “AMICUS QUIDEM PLATO… SED MAGIS AMICA VERITAS”!
È necessario, perciò, che i colpevoli, a tutti i livelli, si umilino davanti a DIO: “HUMILIAMINI SUB POTENTI MANU DEI”, altrimenti DIO stesso li umilierà e li disperderà!
Intanto, però, esiste ancora il fatto che sulle dottrine (?), enunciate dal Vaticano II, la Gerarchia ecclesiastica non recede di una virgola, e i principii del Vaticano II continuano ad “informare” tutto l’operato dottrinale e pastorale della nuova Chiesa modernista, approfittando della “buona fede” e dell’obbedienza di anziani sacerdoti e ingenui laici per trarli in inganno, dovrebbe indurre a riflettere tutti i cattolici che si sono lasciati ammaliare dai discorsi gerarchici, simili al canto delle sirene.
A causa di questo, Noi dobbiamo continuare a combattere fino a quando vedremo un Papa che sia l’artefice della sospirata “Pax Christi in regno Christi!”!

sac. dott. Luigi Villa

NON POTEVI



Non potevi, Signore, scegliere niente di più 
significativo che il pane per rivelarci le 
intenzioni del tuo Cuore. Il pane è 
semplicità, il pane è quotidianità, il pane è 
sazietà, il pane è provvidenza, il pane è per 
tutti. 

Tu hai preso del pane per chiamarlo “tuo 
Corpo”, Tu hai preso del vino per chiamarlo 
“tuo Sangue”. Quella sera, di quel giovedì, 
ribaltò tutto l’ordine delle cose, si chiamò 
“Santo” perché Tu rivelasti un modo nuovo 
di amare. Quello di dare la tua stessa Vita, 
quello di farsi mangiare, quello di diventare 
sacrificio d’amore. Così, il nostro amare 
sarà vero solo se anche noi saremo pronti a 
donarci, con un amore più grande, a coloro 
che ci amano. Questa Eucaristia diventa 
così memoria di questo tuo amore più 
grande, un amore che sa accogliere 
chiunque e sa condividere la gioia di quel 
Regno che Tu Signore sei venuto ad 
annunciare. In quel giovedì santo si compì 
un miracolo che nessuno avrebbe previsto.  

I tuoi discepoli, Signore, si erano abituati a 
vedere i miracoli da Te operati sugli altri, 
ma ebbero la perplessità a capire che quel 
pane e quel vino ora erano diventati Te, la 
tua Presenza, la tua Parola, il tuo Amore, la 
tua Offerta, la tua Tenerezza. Le parole di 
quella sera, Gesù, rimarranno nel nostro 
cuore. “Prendete e mangiatene tutti: 
questo è il mio corpo,” “Prendete e 
bevetene tutti: questo è il calice del mio 
sangue, il sangue della nuova ed eterna 
alleanza versato per voi. Fate questo in 
memoria di me”. 

Il grande attacco del nemico sarà contro l'Eucaristia, ma, come già dissi, la Presenza Reale di Mio Figlio Gesù nell'Eucaristia è una verità non negoziabile.




Cari figli, il grande disprezzo per il Sacro verrà per mezzo dei cattivi pastori. I traditori della fede agiranno e molti dei Miei poveri figli saranno contaminati da falsi insegnamenti. Giorni verranno in cui ci sarà disprezzo per la vita consacrata e i Ministri di Dio saranno trattati come nemici. Il grande attacco del nemico sarà contro l'Eucaristia, ma, come già dissi, la Presenza Reale di Mio Figlio Gesù nell'Eucaristia è una verità non negoziabile. Non permettete che il demonio vi inganni e rubi quello che c'è di più prezioso in voi. Piegate le vostre ginocchia in preghiera. Amate e difendete la verità. Le lezioni del passato saranno armi di difesa per i giusti. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

MISTICA CITTA’ DI DIO



Vita della Vergine Madre di Dio


Abbadessa

Per undici anni, ossia fino a che si compirono venti anni dalla fondazione del convento, suor Maria fu abbadessa per nomina dei superiori religiosi. Dopo che fu concesso il diritto di elezione alla comunità, fu eletta, triennio dopo triennio, fino alla morte. Solo una volta l'interessata, ricorrendo al nunzio Rospillosi, ottenne che non si desse la dispensa per rieleggerla nuovamente e così restò un triennio, dal 1652 al 1655, senza essere abbadessa.
Il governo della Venerabile fu un insieme di prudenza, dolcezza ed efficacia, una via di mezzo tra lo zelo indiscreto e l'eccessiva indulgenza. Fu per trentacinque anni a capo della comunità.
Anche nella vita temporale si conobbe l'efficacia del suo governo. Nel primo anno del suo incarico decise di edificare un nuovo convento, fuori dalle mura del paese, vicino al convento dei francescani. Lo cominciò con così pochi mezzi da disporre soltanto di cento reali, che un devoto le prestò. La costruzione tardò sette anni. La fece molto grande, con una chiesa graziosa e tutti i laboratori necessari. Il trasferimento delle monache nel nuovo convento si verificò nel 1633 e si celebrò con grande pompa.
Quando nell'interrogatorio dell'Inquisizione si insinuò che la Venerabile avesse violato il voto di clausura con i suoi viaggi nelle Indie, lei rispose con grazia che era uscita dalla clausura una sola volta, in processione, nel trasferimento dal convento vecchio al nuovo.
Quando suor Maria cominciò a governare, le rendite non bastavano per il sostentamento di dodici religiose. Alla sua morte lasciò una rendita fissa per sostentarne trentatré.
Nel 1652 il convento concezionista di Agreda si convertì a sua volta in convento fondatore. La Venerabile cedette quattro delle sue religiose per una nuova fondazione concezionista in Borja. Esistono lettere della Venerabile alla nuova comunità, che sono state pubblicate recentemente.

di Suor Maria di Gesù

FUGGITA DA SATANA


MICHELA 

La mia lotta per scappare dall'Inferno


La richiesta del Sacerdote

La sera del 24 dicembre, prima di uscire di casa, mi resi conto che davvero ero giunta a una svolta. La Dottoressa mi consegnò la consueta tunica nera da mettere sopra agli abiti normali, ma, al posto del cappuccio nero che avevo indossato tutte le altre volte, ricevetti il cappuccio rosso, che indicava il passaggio di grado del quale evidentemente ero stata ritenuta degna. Percepii un sussulto di esultanza: avevo cominciato la mia vera scalata al potere, sentivo che tutti i miei desideri avrebbero finalmente potuto realizzarsi.
Il luogo del rito satanico era a un'oretta di distanza di automobile. Noi due siamo arrivate per ultime, verso mezzanotte, e quando siamo entrate nella grotta c'erano già il Sacerdote (vestito interamente di rosso, come anche la Dottoressa), altre due persone con il cappuccio rosso e la tunica nera come me, mentre le restanti quattro avevano sia il cappuccio che la tunica neri. Era come se ci attendessero: al nostro ingresso hanno cominciato un canto con la ripetizione di litanie nelle quali si distinguevano nomi demoniaci, quali Lucifero, Asmodeo, Belzebù. Si trattava di un ritmo continuo, instancabile, sempre più frenetico, che raggiungeva l'acme e poi rallentava, per riprendere ancora più forte fino a giungere - in questo ripetersi di alti e bassi - all'urlo finale che instaurava una specie di isteria collettiva.
Di quella sera ricordo che faceva molto freddo. L'ambiente era un antro naturale, umido e coperto di vegetazione. All'interno c'era una tavola di marmo grigio poggiata in orizzontale, più o meno all'altezza delle ginocchia. Sembrava il coperchio di un sarcofago e una lunga striscia di stoffa rossa lo percorreva da un lato all'altro, coprendolo nella parte centrale.
Su questo altare era posato il calice, a forma di flute e con il gambo corto: aveva incastonata una grossa pietra di onice ed era tutto lavorato, con un intarsio a forma di serpentelli. Accanto c'era un piatto rotondo, di metallo leggerissimo, coperto da una tela nera: sopra si trovavano una quindicina di ostie e, appoggiato di traverso, un pugnale di una ventina di centimetri, dal manico nero e anch'esso finemente lavorato con il disegno a forma di serpentelli. Sia il calice che il vassoio erano d'argento, per opporsi a quelli d'oro utilizzati nelle liturgie cattoliche.
Di lato c'era una grande croce, priva del corpo di Gesù e piantata nel terreno al rovescio, dalla parte più corta. Sembrava di bronzo dorato, del tipo di quelle utilizzate nelle processioni, con le estremità orizzontali che terminavano in tre semicerchi. In una gabbia poggiata per terra si trovava un corvo nero, vivo.
Tutt'intorno sul suolo erano accese numerose candele di cera rossa, a differenza delle altre volte, quando le candele erano di cera nera.
Solitamente la Dottoressa si metteva accanto all'altro Sacerdote, dietro all'altare, mentre noi ci sistemavamo a semicerchio di fronte a loro. Quella sera lei si pose invece al mio fianco: probabilmente aveva avvertito che stavo provando un certo disagio. Mi avvicinò le labbra all'orecchio e iniziò a ripetere la promessa del potere. Frasi come: «Tu sei il centro della tua vita», «II potere è al centro della tua vita», «Anche tu puoi avere il potere». A poco a poco si trasformò in una cantilena, tanto che alla fine non ascoltavo più quello che dicevano gli altri, che intanto proseguivano con il Sacerdote la celebrazione della messa nera.
D'improvviso, dopo aver raggiunto l'apice, le grida si azzerarono e tutti guardarono con attenzione verso il Sacerdote, che cominciò a parlare con voce ferma. Io intanto mi ero calmata e mi sentivo estremamente lucida e consapevole. Gli altri avevano compreso che le sue parole erano rivolte a me:
«Tu puoi essere qualcuno, tu puoi avere il rispetto del mondo intero, tu puoi ottenere il potere». Era come un balsamo che mi infondeva sicurezza e irrobustiva il mio desiderio.
Mi spiegò che c'era uno dei nostri gruppi, in un'altra città, che attendeva di avere la sua Sacerdotessa: «Potresti essere tu a prendere quel posto. Fra non molto potresti vestirti di rosso come me, potresti essere Sacerdote come me». Poi proseguì: «C'è una ragazza che comincia a essere un problema per noi, perché accoglie i ragazzi dalla strada e alcuni giovani hanno deciso di uscire dal mondo del satanismo. Vive a Roma, dove ha fondato una comunità, ed è molto stimata dalla Chiesa».
Del Sacerdote tutti noi adepti avevamo soggezione, anzi direi proprio timore, perché sapevamo che poteva decidere per ciascuno la punizione o il premio, in ogni momento. Dinanzi a lui c'era un codice di comportamento che non veniva insegnato, ma che era perfettamente chiaro: quando il Sacerdote ti rivolgeva la parola non potevi rispondere direttamente, in quanto non eri degna di metterti al suo livello. Perciò io parlavo con la Dottoressa e lei gli riferiva sottovoce, girandosi verso di lui e dandomi le spalle. In quel caso compresi che avrei dovuto pronunciare soltanto poche parole: «Che cosa vuoi che io faccia?».
Nel silenzio più totale, lui mi rispose con estrema tranquillità: «Distruggi Nuovi Orizzonti e uccidi Chiara». In seguito avrei saputo che si trattava di Chiara Amirante, all'epoca trentenne, che qualche anno prima aveva dato vita a una associazione di volontariato che si proponeva di aiutare i giovani che erano caduti nel baratro di una vita priva di senso, sedotti dalla droga, dall'alcol, dal sesso, dalle ideologie più perverse. Da poco aveva aperto un centro di accoglienza alla periferia di Roma e in quel 1996 aveva pubblicato un libro sulla cui copertina c'era la medesima fotografia che in quella drammatica notte mi venne mostrata: una ragazza molto carina e sorridente, con i capelli lunghi e lo sguardo intenso.
La sensazione che il Sacerdote mi trasmise fu che il pericolo rappresentato da Chiara era la sua semplicità, mediante la quale aveva il dono di poter entrare in sintonia con ogni persona e di aiutarla a uscire dalla sua difficoltà. Comprendevo che la preoccupazione del Sacerdote era di agire rapidamente, in modo da stroncare un'esperienza che era soltanto agli inizi e che poteva essere distrutta con la semplice eliminazione di chi ne era a capo. Non ci fu nemmeno bisogno del mio assenso esplicito: a tutti i confratelli risultò ovvia la mia accettazione del compito che mi era stato affidato.
A quel punto lui si girò e aprì lo sportellino della gabbia, prese l'uccello con una mano e con l'altra lo uccise piantandogli il pugnale nella gola. Ne uscì molto sangue, che fece cadere all'interno del calice. Allora il Sacerdote compì un rito contro Chiara. Dapprima intinse la punta del pugnale nel sangue che si trovava all'interno del calice, quindi cominciò a sfregiare la fotografia - che aveva alzato davanti a sé per mostrarla a tutti i presenti - con un movimento circolare della lama. Dopo un po' alzò nuovamente la foto in modo da far vedere che il volto di Chiara era irriconoscibile, coperto com'era dai graffi e dalle striature sanguigne. Ci spiegò che Chiara era rimasta vergine perché aveva consacrato la sua vita al Signore e attaccò a recitare una litania in latino nella quale si comprendeva che stava invocando Asmodeo per chiedergli di provocare una malattia agli organi genitali di Chiara. Mentre pronunciava quella formula continuava a incidere in tondo con la punta del pugnale la fotografia. Alla fine è andato ad appendere la foto sul fondale alle nostre spalle, fissandole sulla fronte uno spillone che aveva la capocchia a forma di pallina nera.
Tornò al suo posto e mi porse il pugnale dalla parte"* della lama. Io lo presi e subito dopo glielo restituii. Non guardai la Dottoressa per avere le sue istruzioni, come mi era accaduto in altri momenti: sapevo di dovermi comportare in quel modo, forse perché mi aveva dato le istruzioni sotto ipnosi, prima di recarci al rito. Il Sacerdote prese nuovamente il pugnale dal manico e lo poggiò sul vassoio: ho ben chiara la scena perché mi ero sporcata la mano di sangue, toccando la lama, e la strofinai sulla tunica per pulirmela.
Tutti avevamo ormai la mente annebbiata. L'esaltazione tornò a crescere con l'aiuto del canto ritmato che diventava sempre più un urlo liberatorio. Quindi ebbe luogo la consueta orgia collettiva e lo sperma del Sacerdote fu versato nel calice. Al termine le ostie consacrate, che erano state rubate da uno degli adepti in alcune chiese cattoliche, furono a una a una intinte e vennero mangiate da ciascuno di noi. Per la prima volta, la ricevetti subito dopo il Sacerdote e la Dottoressa. Era anche quello il segno della mia promozione, visivamente simboleggiata per tutti gli altri dal cappuccio rosso che avevo sulla testa. Infine la foto di Chiara fu gettata in un braciere che ardeva su un lato, e divenne cenere. Quella notte il rito fu particolarmente lungo, tanto che siamo rientrate a casa della Dottoressa verso le sette del mattino, mentre quando c'erano soltanto la messa nera e l'orgia la durata era al massimo di quattro ore. In macchina le avevo già consegnato la tunica e il cappuccio, così che siamo subito andate a dormire. Siamo rimaste a letto per tutto il resto della domenica e alla sera, quando mi sono alzata, avevo un mal di testa allucinante. Abbiamo mangiato qualcosa per cena e poi abbiamo avuto un rapporto sessuale, e il ritmo quotidiano è ripreso come nei giorni precedenti.
Le luci erano soffuse, le tapparelle delle finestre sempre abbassate e lei continuava a sottopormi alle terapie ipnotiche e psicanalitiche e a ripetermi senza sosta la frase: «Ora puoi avere il potere!». Risuonava in quelle stanze migliaia di volte al giorno, mi era entrata veramente nel cervello e nel sangue come una droga. Avevo quasi l'impressione di toccarlo con mano, questo potere, e sapevo che bastava il compimento di un gesto per potermene appropriare.
L'unica novità era la spiegazione del piano per contattare Chiara e per raggiungere la sede della comunità a Trigona, alla periferia sud di Roma. La Dottoressa sapeva tutto: il luogo preciso, le distanze, i mezzi pubblici per andarci, le persone che vivevano con lei. Facevamo prove e controprove riguardo a come dovevo comportarmi. C'era da diventare pazzi, se non lo fossimo già stati.

LA VERGINE MARIA negli scritti di Luisa Piccarreta



Maria volle fare sue tutte le pene di Gesù 

“… E quando penso a ciò che soffrì la mia cara Mamma, che voleva prendere tutte le mie pene per soffrirle in vece mia, come tu cerchi d’imitarla, pregandomi di soffrire tu le pene che le creature Mi danno, vado ripetendo: Mamma mia, Mamma mia!…” (11°, 25-10-1915) 

a cura di P. Pablo Martín

PREGHIERE CHE RECANO LA GUARIGIONE



La guarigione di Dio è disponibile per tutti! 

La guarigione è a disposizione di tutti durante l'età del regno.E' sorprendente che alcuni cristiani ancora credano che dio pomga la malattia sul suo popolo. Qualcuno potrebbe chiedere: "Dio, perché permetti che questa malattia venga sul mio corpo?" Sentono, o potrebbe essere stato detto da un leader della chiesa, che è la volontà di Dio che soffrano di malattia e non di essere guariti. 
Tuttavia, questo non è biblico. Dio non pone la malattia sul suo popolo. Gesù è morto in modo che noi possiamo essere guariti. Credo che ci possano essere momenti in cui Dio permette la malattia, soprattutto per ribellione o disobbedienza. Ma per il popolo di Dio possiamo aspettarci di vivere in salute e di essere guariti da tutte le nostre malattie a causa di ciò che Gesù ha fatto sulla croce. 

Quando Gesù è venuto, ha annunciato la venuta del regno di Dio. Nel regno di Dio, dove la sua presenza e la gloria dimorano, nessun peccato o malattia possono coesistere. Siamo nel regno di Dio ora, ma non si è manifestato pienamente. Tuttavia, esso può essere stabilito nella tua vita e nel tuo cuore. Ovunque Gesù predicò il messaggio del regno, ha guarito persone. La guarigione accompagna il messaggio del regno. Questa è l'età del regno dove non c'è bisogno di essere malato, al verde, o investito da diavolo. Questa è una buona notizia! Non devi più essere malato, al verde, povero, o confuso. La malattia e l'infermità sono opere del diavolo, e Gesù è venuto e "ha disarmato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo di loro, trionfando su di loro" {Col. 2,15).La guarigione viene fornita con il territorio. Quando si è in Cristo, ci si può aspettare di essere guariti. Marco 16:17-18 dice: "E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni; parleranno lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; e se berranno qualcosa di mortifero, non sarà in alcun modo in grado di far loro del male; imporranno le mani ai malati e questi guariranno ".Quindi non solo ci si dovrebbe aspettare di essere guariti, ma si dovrebbe anche sapere che si stai per far passare quella guarigione a tutti coloro che ti circondano.Questo è il vero regno vivente.