giovedì 19 dicembre 2019

GESU’ OSTIA



LA «PRESENZA» IN NOI


Gli effetti

Chi riceve l'Eucaristia viene alimentato direttamente da Dio. È un cibo speciale, che entra nella bocca e nel cuore, mangiato e assimilato dal corpo e dall'anima.
«Vieni a mangiarmi; non sarai però tu a trasformarmi in te, ma io a trasformarti in me»: sono parole che Sant'Agostino fa dire a Gesù rivolto a chi si comunica.
Nutriti, ci trasformiamo, e diventiamo ciò che mangiamo: da umani in divini, da mortali in viventi, da infermi in sani, da disperati in fiduciosi, da deboli in forti...
«L'anima di Gesù - spiega San Massimiliano Maria Kolbe - si unisce con l'anima nostra e diventa l'anima della nostra anima. Non possiamo capire tutto questo, solo possiamo sentire gli effetti».
E chi lo ha sperimentato se ne fa portavoce.
L'autore de "L'Imitazione di Cristo" confessa: «Questo sublime e divino Sacramento è salvezza dell'anima e del corpo, è medicina per ogni infermità spirituale; per suo mezzo vengono curati i miei vizi, le passioni sono frenate, le tentazioni sono sconfitte o almeno diminuite, viene aumentata la grazia, rafforzata la virtù ricevuta, rinsaldata la fede, rinvigorita la speranza e l'amore fatto più ardente e più grande» (Lib. IV; cap. 4).
La Beata Angela da Foligno indica quattro effetti della Comunione: «purifica, santifica, conforta e conserva l'anima»8. Per la Beata Maria dell'Incarnazione, la prima religiosa missionaria, rinvigorisce pure il corpo: «Dopo tutte le fatiche accumulate nel servizio del prossimo, il mio corpo, spossato dalle penitenze, ritrovava le sue forze nutrendosi di questo pane divino»9.
Anche Santa Teresa d'Avila assicura: «Pensate forse che questo sacratissimo Pane non sia di sostentamento per i nostri miseri corpi e di medicina efficace ai nostri disturbi corporali? So invece che è così. Conosco una persona (probabilmente parla di se stessa) che nelle sue gravi infermità andava spesso soggetta ad atrocissimi dolori, ma quando si accostava alla comunione, le pareva che per incanto le sparisse ogni male, rimanendo completamente guarita. Questo le accadeva assai spesso, e si trattava di malattie così evidenti che le simulazioni non parevano possibili»i°.
Nello scritto "I Sacramenti", Sant'Ambrogio ricorda: «Chi è stato ferito va a farsi curare. La nostra ferita è questa, che siamo sotto il peccato, e la medicina è il celeste e adorabile sacramento».
L'Eucaristia fa nascere nell'anima di Santa Teresa di Lisieux il perfetto abbandono: «L'Ostia divina è piccola come me... ma la sua fiamma celeste, il luminoso suo raggio, mi fa nascere nell'anima il perfetto abbandono»".
Per San Giovanni Crisostomo, ci difende dal maligno: «Quando vedono, dentro di noi, il sangue di Cristo, i demoni fuggono, gli angeli accorrono. Quando usciamo dalla cena del Signore è come se le fiamme che escono da noi mettano in fuga i diavoli».
La Beata Geltrude Comensoli vi trova la via della santità: «Se i peccatori gustassero la Divina Eucaristia! Se avessero provato ciò che provai io... Se avessero inteso quel che sentii io... certo che si farebbero santi».
È un richiamo a San Cirillo di Gerusalemme, che così, nelle "Catechesi", istruisce i catecumeni: «Nel Nuovo Testamento c'è un pane celeste e una bevanda di salvezza, che santificano l'anima e il corpo».
San Pio X - citato da Paolo VI in: "Mysterium Fidei" - invita i fedeli ad accostarsi quotidianamente alla mensa eucaristica, perché «ne attingano forza per dominare l'impurità, per purificarsi dalle lievi colpe quotidiane e per evitare i peccati gravi, ai quali è soggetta l'umana fragilità».
Quali e quanti effetti produce l'Eucaristia! Effetti che la rendono indispensabile per la pienezza della vita cristiana: vita di grazia, vita in unione d'amore, vita di pace, vita di risurrezione.
Ci meraviglieremo ancora, nel sapere che «i primi cristiani - come predica S. Gaspare del Bufalo - ne erano famelici ...»? 

A) VITA DI GRAZIA
La grazia, meritata per noi da Cristo con la sua passione e morte, è il soccorso gratuito che Dio ci mette a disposizione per farci nascere e crescere nella vita soprannaturale, rendendoci degni della gloria del Cielo.
Fra i diversi tipi di grazia, vi è la «grazia santificante»: è ricevuta nel battesimo, infusa dallo Spirito Santo nell'anima, per purificarla e santificarla; di natura permanente, si perde solo col peccato mortale.
Tutti i Sacramenti incrementano la grazia santificante. Tale incremento è un'altra grazia, quella che la teologia definisce «grazia sacramentale».
Per meglio comprendere la differenza, pensiamo alla grazia santificante come ad un tesoro posseduto dall'anima, e alla grazia sacramentale come a tutto ciò che fa aumentare questo tesoro. Risulta chiaramente, quindi, che la grazia sacramentale esige l'esistenza della grazia santificante: non si può far accrescere quello che non si ha!
La grazia santificante dà la vita, mentre la grazia sacramentale mantiene in vita. Con l'Eucaristia, questo avviene in particolar modo: ci nutriamo, infatti, col corpo e col sangue dell'Autore stesso della grazia.
Le parole di Santa Caterina da Siena, che dà voce a Dio, rendono 'visibile' la relazione tra Eucaristia e grazia: «Nell'anima permane la grazia, e vi rimane perché essa ha ricevuto questo pane della vita in stato di grazia; dopo che si è consumata la specie del pane, Io vi lascio l'impronta della mia grazia, come il sigillo che si imprime sulla cera calda: quando il sigillo vien tolto, la sua impronta rimane.
Nello stesso modo vi rimane nell'anima la forza di questo sacramento, ossia il calore della mia divina carità, clemenza dello Spirito Santo. Vi rimane il lume della sapienza del Figlio mio unigenito, nella quale l'occhio dell'intelletto viene illuminato. E l'anima rimane fortificata partecipando della mia fortezza e potenza, che la rende forte e potente contro la propria passione sensibile, contro i demoni e contro il mondo».
La grazia, quindi, comunicata all'anima dal Dio trinitario, mediante l'Eucaristia, produce un triplice effetto: l'amore dello Spirito, la sapienza del Figlio, la fortezza e potenza del Padre.
Una mistica francese, Madre Mectilde de Bar, si chiede: «Un Dio viene Lui stesso nel più intimo del nostro cuore. Perché?». E ne dà la risposta: «Per farci piccoli déi e renderci mediante la sua grazia ciò ch'Egli è per natura. Cosa volete di più grande, di più santo, di più divino?».

B) VITA IN UNIONE D'AMORE
L'Eucaristia ci comunica la perfetta unione d'amore esistente fra le tre Persone divine.
La comunione con Cristo, infatti, che «non è - come precisa Sant'Alfonso de' Liguori, nella "Pratica di amar Gesù Cristo" - di mero affetto, ma è vera e reale», in virtù dello Spirito Santo, ci unisce al Padre.
L'anima si fonde in Dio, come l'oro nel crogiolo; diventa un cuore nel cuore. Santa Teresa di Gesù Bambino, in una poesia, esclama: «Quale divino istante quando, o beneamato, nella tua tenerezza, vieni a trasformarmi in te! Questa unione d'amore ed ineffabile ebbrezza, ecco il cielo ch'è mio!».
L'unione d'amore fra Dio e l'anima produce unione d'amore fra le anime. Dopo la comunione, i partecipanti alla mensa eucaristica sono come frammenti del pane spezzato e gocce della bevanda versata: è la figliolanza divina, la fraternità in Cristo, l'unità nello Spirito.
Nel commentare le parole di San Paolo: "Perché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10,17), Sant'Agostino spiega «che il pane non è fatto di un solo chicco, ma di un gran numero», e che tutti noi, nel battesimo, siamo «stati impastati con l'acqua» e, riscaldati al «fuoco dello Spirito», siamo poi «passati alla cottura». Per questo «siamo un solo pane, un solo corpo», quindi «unità, verità, pietà, amicizia».
Anche San Giovanni Crisostomo ci offre un'espressiva immagine dell'unità contenuta nel pane: »II pane è fatto da molti grani. Non li vediamo, ma scorgiamo solo il pane senza distinzione; i grani sono già uniti. Così anche noi siamo uniti con Cristo e fra di noi».
Cristo, nell'Eucaristia, è il costruttore dell'unità: prima, operando sulla disarmonia individuale tra spirito-carne, poi, su quella collettiva tra uomini.
Così facendo, realizza - secondo una bella espressione di San Giovanni Eudes, contenuta nel trattato "L'ammirabile Cuore di Gesù": «Uno stesso spirito, una stessa anima, una stessa vita, una stessa volontà, uno stesso sentimento, uno stesso cuore». 

C) VITA DI PACE
«Come il pesce sta nel mare e il mare nel pesce, così lo sto nell'anima e l'anima in me, mare di pace».
È questa una suggestiva immagine della comunione eucaristica, illustrata da Dio a Santa Caterina da Siena.
La Comunione trasmette la pace.
La Beata Angela da Foligno scrive: «Quando mi comunicai, feci un'inenarrabile esperienza di Dio ed egli lasciò in me una pace con cui sono in grado di comprendere e meglio sperimentare che ogni tribolazione presente, passata e futura è per il mio bene».
Santa Margherita Maria Alacoque rivela: «Dopo la comunione non avrei voluto né bere, né mangiare, né vedere, né parlare tanto la consolazione e la pace che sentivo erano grandi».
Anche la Beata Geltrude Comensoli esclama: «Quanta pace interna provai stamane nella Santa Comunione!! !»2°.
«La pace - per il domenicano Padre Giocondo Lorgna - è equilibrio di tutte le nostre forze in Dio, poiché nulla all'infuori di Lui, può contenere e soddisfare l'uomo. "O Dio, grida sant'Agostino - ci hai fatti per Te e il mio cuore è inquieto finché non si riposi in Te". Facciamolo nostro questo grido, realizziamolo davvero e non dimentichiamo che la pace, questo tesoro inestimabile, è l'accordo di tutte le nostre forze, di tutte le nostre potenze in Dio, che solo può saziare il nostro cuore e renderlo pienamente felice».
Nella Comunione ritroviamo la pace, dentro e fuori di noi, perché riceviamo Cristo, il "Principe della pace" (Is 9,5).
Egli ci fa entrare nel suo regno di pace, per esserne sudditi amati e ambasciatori fidati.
La pace che abbiamo ricevuto, infatti, dobbiamo viverla, mantenerla e diffonderla.

D) VITA DI RISURREZIONE
Il destino eterno non appartiene solo all'anima, ma anche al corpo.
«Se la carne non viene salvata - ammette Sant'Ireneo nel trattato "Contro le eresie" -, allora né il Signore ci ha redenti col suo sangue, né il pane che spezziamo è la comunione del suo corpo».
Sarebbe vana la morte in croce, sarebbe vana l'Eucaristia, sarebbero vane le parole di Cristo: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,54).
La carne che risorgerà è una verità sconcertante, difficile da accettare. Come potrà un corpo che non esiste più, ridotto in polvere, risorgere? Se crediamo che Dio, nel tempo della creazione, plasmò Adamo con la polvere della terra, perché non credere che, nel tempo della risurrezione, Dio plasmerà a nuova vita polveri di corpi senza vita?
L'anima, essendo immortale, nella risurrezione finale attirerà a sé quella materia necessaria alla formazione della nostra personalità di esseri completi e perfetti. Il corpo 'nuovo', diverso da quello posseduto sulla terra, sarà 'spiritualizzato' perché governato pienamente dall'anima, quindi dotato di quelle facoltà superiori già in parte riscontrate nel corpo del Risorto.
Per dare completezza alla nostra fede, comunque, non è essenziale sapere come Dio farà, ma è essenziale sapere che lo farà.
Gesù Cristo, morto e risorto, è il capo immortale di un corpo immortale, ch'è la Chiesa, le cui membra, che siamo noi, non possono che essere immortali: "Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione", scrive San Paolo nell'epistola ai Romani (Rm 6,5).
La nostra natura umana, come quella di Cristo, è fin d'ora presso Dio. Ciò è possibile solo perché l'Eucaristia, corpo e sangue divini, divinizza: «Questo sacramento ci trasforma nel corpo di Cristo - scrive Sant'Alberto Magno -, in modo che siamo ossa delle sue ossa, carne della sua carne, membra delle sue membra».
Sant'Ireneo ci invita a vivere questa vita terrena con la fiduciosa speranza del destino eterno di tutto il nostro essere: «Anche i nostri corpi quando ricevono l'Eucaristia, non sono più corruttibili, poiché hanno la speranza dell'eterna risurrezione». E Leone XIII scrive che l'Ostia mette nella nostra bocca «il fermento della vita immortale e semina il seme dell'incorruttibilità».
La carne rimasta incorrotta dopo la morte, è un anticipo visibile della sua futura risurrezione.
E corpo di Santa Rita, da più di cinquecento anni, è sempre perfettamente conservato in un'urna tuttora esposta nella basilica di Cascia. Anche il corpo di Santa Maria Maddalena de' Pazzi, morta nel 1607, è perfettamente conservato, ben visibile nella chiesa delle Carmelitane a Firenze.
È un prodigio manifestatosi sui resti mortali di tante creature: Teresa d'Avila, Caterina Emmerich, Caterina Labouré, le pastorelle Bernardetta di Lourdes e Giacinta di Fatima...
Questi corpi, appartenuti ad anime intimamente legate a Dio sulla terra, sono un segno tangibile di quella realtà futura promessa a tutti i credenti.
Mons. Luigi Novarese (1914-1984), il fondatore del "Centro Volontari della Sofferenza", insegna in modo convincente: «Se con Cristo viviamo, siamo sicuri che nutriti e sorretti delle carni del Cristo risorto, con Cristo risorgeremo.
Se Egli è in noi e vive in noi è materialmente impossibile morire eternamente. Egli ha espiato il peccato, ha sconfitto la morte e ci dona il cibo della vita perenne: vita dell'anima con il suo nutrimento e vita del corpo al momento della nostra futura risurrezione».
A conclusione dell'argomento sugli effetti dell'Eucaristia, una riflessione di Madre Mectilde de Bar chiarisce: «Cosa diventa quest'anima, mediante la Santa Comunione? Un altro Gesù Cristo. "Ma come, un altro Gesù Cristo? Io non sento nulla, non vedo nulla, non provo nulla!". Certo, niente di tutto questo, perché questa trasformazione avviene nell'essenza dell'anima, e benché anche il vostro corpo resti trasformato, tuttavia non potete né vedere, né gustare una simile trasformazione e neppure questa divina operazione, a meno che Dio voglia rivelarvelo, come so che l'ha fatto ad alcune persone. Ma anche se non la vedete e non 1'esperimentate, pure si tratta di una vera e sicura trasformazione, che deve essere creduta.
L'anima è felice, comportandosi con fede, anche se non sente, né prova nulla. In tal modo, la sua sottomissione a questi incomprensibili misteri è più profonda»'.
Sono gli effetti trasformanti dell'Eucaristia, dunque, che fanno della vita cristiana una vita in continua trasformazione, simile a quella del nascituro nel grembo materno.
Con l'Eucaristia, nel grembo dell'intimità divina, la creatura per tutta la vita terrena riceve nutrimento, amore, protezione sino al parto della vita eterna, dove potrà finalmente contemplare il volto del Creatore in un abbraccio senza fine.

"Signore, insegnaci a pregare!"



 preghiere della Serva di Dio LUISA  PICCARRETA 

Chi prega nella Divina Volontà non è necessario che metta intenzioni proprie 

Stavo un'altra volta pensando come sarebbe meglio offrire le nostre azioni, preghiere, ecc., (se) per riparazioni, per adorazione, ecc. Ed il mio benigno Gesù mi ha detto: “Figlia mia, chi sta nella mia Volontà e fa le sue cose perché lo voglio Io, non è necessario che disponga le sue intenzioni. Stando nella mia Volontà, come opera, prega, soffre, così Io stesso le dispongo come più mi piace... Mi piace la riparazione? E me le metto per riparazione. Mi piace l’amore? E le prendo come amore. Essendo Io il padrone, ne faccio quello che voglio. Non (è) così per chi non sta nella mia Volontà: dispongono loro e sto alla volontà loro”. (Vol. 11°, 29.09.1912). 

a cura di D. Pablo Martín 

Egli verrà grandiosamente dal cielo!



Bonaventura: “Buongiorno, figlia Mia eccoti qui di nuovo. Riposati e lasciati illuminare perché presto arriva il Natale e dovunque il nostro Signore dimora nei cuori, ci saranno grandi luminosi occhi di bambini.”.

Figlia Mia. Non fondate la vostra gioia sulle apparenze, perché esse non hanno alcun valore davanti a Dio, nostro Signore. Solo chi è puro nel cuore e nell’anima riuscirà a resistere difronte all’amore del Signore. Chi invece ha accumulato e si è guadagnato ricchezze terrene a palate non riceverà in regalo quest’amore, non sarà in grado di sopportarlo perché non si è preparato per il Signore.

Figli Miei. Preparatevi per Gesù, perché Egli verrà in una luce raggiante e circondato dagli angeli del Signore. EGLI verrà grandiosamente dal cielo e i Suoi raggi di misericordia raggiungeranno e commuoveranno fino alle lacrime quelli che sinceramente credono in LUI e nel Padre, che si fidano di Loro e che si sono preparati per questo grandissimo giorno.

Quelli invece che non si sono preparati per LUI, resteranno accecati. Non sapranno come sopportare questi raggi d’amore e molti si volteranno per fuggire, ma non sapranno, dove andare. Riconosceranno ciò che sta accadendo e molti moriranno di paura. Molti si convertiranno all’ istante perché la loro anima riconoscerà il Signore. I malvagi si ritireranno perché non sopportano la Luce del Signore.

Figli Miei, questo sarà un giorno meraviglioso, un momento che molti dei Nostri fedeli figli hanno aspettato e che si sono sforzati di raggiungere preparati, perché sono fedeli a Gesù: l’hanno atteso, si sono preparati e vivranno questo giorno, il giorno della decisione, con grandissima gioia. Molti però non si sono preparati e hanno negato Gesù talmente tanto e profondamente nel loro cuore che saranno sbalorditi e non sapranno come reagire. L’amore del Signore sarà troppo forte per loro ed essi abbandoneranno “la terra”.

Figli Miei, pregate per queste anime, perché non sono mature per entrare nel Nuovo Regno del Signore. Questo sarà aperto solo quando la battaglia finale sarà stata combattuta. Essi dovranno “imparare” ad avere fiducia nel Signore e a espiare i loro peccati. Questo lo fanno poi nel purgatorio. Devono però essere pronti a regalare il loro Sì al Signore perché questa è l’unica via per entrare -dopo una completa purificazione -nella gloria del Signore.

Per questo, figli Miei, preparatevi già adesso durante la vostra vita terrena, perché chi dovrà andare nel purgatorio, proverà la sofferenza della purificazione; questa farà piangere la sua anima, perché l’anima riconoscerà ciò che ha fatto di male, si pentirà profondamente e patirà NUOVAMENTE tutti i peccati commessi e ora appresi.

Rendetevi conto di questo, figli Miei. Il purgatorio è la fiamma purificante del Signore e permette a chi non si è comportato bene e non ha espiato durante la sua vita terrena, di ripulirsi e poi dopo aver completato la purificazione, di presentarsi al cospetto del Signore. Chi però ha vissuto bene la sua vita terrena e in conformità con il volere di Dio, chi si pente dei propri peccati e si è preparato per il Signore, sarà risparmiato dal purgatorio, perché Gesù lo porterà con sé nel Nuovo Regno.

Figli Miei, tutto questo è ancora difficile da comprendere per voi. Lasciate agire queste informazioni in voi e pregate lo Spirito Santo per riuscire a decifrare quanto vi ho detto. Con lo Spirito Santo compretenderete molte più cose, con LUI chiarirete le vostre domande. Ciò che non comprendete tenetelo in voi e NON cominciate a interpretare perché facendolo distruggete la Parola del Signore!

Leggete, ascoltate, comprendete e lasciate che ciò che è detto agisca nei vostri cuori, perché il Signore vive in voi e chi vive e ascolta il suo cuore e prende le sue decisioni con esso non farà passi falsi. Così sia.

Io vi amo.

La vostra Mamma Celeste.

Mamma di tutti figli di Dio. Amen.

mercoledì 18 dicembre 2019

VITA DI CRISTO



2. VITA GIOVANILE DI CRISTO  

Un'altra realtà differenziatrice che, diversamente da gli altri dottrinari, Egli rifugge dal classificarsi nella ben definita categoria dei giusti. I giusti non mentono; ma se Cristo non fosse stato tutto ciò che diceva di essere, ossia il Figlio del Dio di Vita, il Verbo di Dio incarnato, non sarebbe stato «proprio un giusto»: un briccone sarebbe stato, un mentitore, un ciarlatano, il più grande ingannatore che fosse mai esistito. 
Se non fosse stato quello che diceva di essere, ossia il Cristo, il Figlio di Dio, sarebbe stato l'anticristo! Se fosse stato solamente un uomo, non sarebbe stato neppure un uomo «giusto».  
Ma Egli non fu solamente un uomo. Egli voleva che Lo disprezzassimo oppure che Lo adorassimo: che Lo disprezzassimo come un qualunque uomo, oppure che Lo adorassimo come un vero Dio e come un vero uomo. Questa l'alternativa ch'Egli ci offre. Può darsi benissimo che i comunisti, così avversi a Cristo, gli siano più vicini di coloro che in Lui vedono un sentimentale e un vago riformatore morale. I comunisti, almeno, hanno stabilito che se Egli vince essi pèrdono, mentre gli altri paventano di considerarLo vincitore o perditore, perché non sono preparati a far fronte alle esigenze morali che codesta vittoria imporrebbe alle loro anime.  
Se Egli è quello che afferma di essere, cioè un Salvatore, un Redentore, abbiamo allora un Cristo virile, un condottiero degno di esser seguito in questi tempi terribili; Colui che agevolmente farà breccia nella morte, distruggendo il peccato, la tristezza e la disperazione; un capo cui possiamo far totale sacrificio di noi stessi senza peraltro perdere la libertà, sebbene conquistando la, e che possiamo amare sino al giorno di nostra morte. Oggi abbiamo bisogno di un Cristo che, composto con funi un flagello, scacci dai nostri nuovi templi coloro che ivi attendono a comprare e a vendere; di un Cristo che biasimi gli alberi di fichi sterili; di un Cristo che parli di croci e di sacrifici e la cui voce somigli la voce del mare in tempesta, e che, tuttavia, non ci permetta di piluccare e scegliere fra le Sue parole, scartandone le difficili e accettando soltanto quelle che compiacciono alla nostra fantasia. 
Abbiamo bisogno di un Cristo che ristabilisca lo sdegno morale, che ci induca a odiare ardentemente il male e ad amare il bene al punto da poter bere la morte come l'acqua. 

Venerabile Mons. FULTON J. SHEEN

REGOLE ED ESORTAZIONI



DI COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI


8 Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: «Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli»; 9 e: «Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli».

S. Francesco d’Assisi

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



 Preghiere per la Sicurezza e Protezione Divina 
              Copro me stesso, la mia famiglia, i miei beni con il sangue di Cristo. 
              Fa che il fuoco di Dio circondi e protegga la mia vita da ogni distruzione. 
              Fa che l'angelo del Signore si accampi attorno a me e mi protegga (Sal 34:7). 
              Fa che la Tua gloria sia la mia copertura e mi protegga la schiena. 
              Sii il mio sostegno, e sarò salvo (Sal 119:117). 
              Il nome di Gesù è una forte torre. Vi corro e vi trovo un alto rifugio. (Prov. 18:10). 
              O Signore, mi fai abitare al sicuro (Sal 04:08). 
              Dammi la salvezza a me che la bramo (Sal 12:05). 
              Fammi vivere sicuro nel mio paese (Lev. 26:5). 
              Conducimi in modo sicuro, e non avrò timore. Fa che il mare inghiotta i miei nemici (Sal 
78:53). 
              Permettimi di sdraiarmi e riposare in sicurezza (Giobbe 11:18; Isa. 14:30). 
              Me ne starò al sicuro, senza che nessuno più mi spaventi (Ez 34:28). 
              Tienimi come la pupilla del tuo occhio, e nascondimi all'ombra delle tue ali (Sal 17:08). 
              Mi riparerò all’ombra delle tue ali (Sal 61:4). 
              All'ombra delle tue ali io ho fiducia (Sal 57:1). 
              Sii il mio rifugio dalla tempesta e dalla pioggia (Is. 4:6). 
              Sii il mio rifugio dal vento e dalla tempesta (Is. 32:2). 
              Copri il mio capo nel giorno della battaglia (Sal 140:7). 
              Coprimi all'ombra della Tua mano (Is. 51:16). 
              Coprimi con le Tue piume (Sal 91:4). 
              Sii la mia difesa e rifugio (Sal 59:16). 
              Difendimi e liberami (Is. 31:5). 
              Fa che la Tua gloria sia la mia difesa (Is. 4:5). 
              Difendimi da quelli che si levano contro di me (Sal 59:1). 
              Signore, Tu sei il mio scudo e il mio rifugio (Sal 119:114). 
              Signore, circondami con il Tuo scudo di protezione (Sal 5:12). 
              Umiliali, o Signore, mio scudo (Sal 59:11). 
              Fa che la Tua verità sia il mio scudo (Sal 91:4). 
              Signore, Tu sei il mio sole e scudo (Sal 84:11). 
              Signore, Tu sei il mio scudo e la mia ricompensa sarà grandissima (Gen. 15:01). 
              Io non temo le miriadi di genti che si sono accampate contro di me, perché Tu sei uno scudo 
attorno a me (Sal 3:1-6). 
              Tu sei una torre fortificata davanti al nemico (Sal 61:3). 

Geremia



I rimproveri di Dio

21Così dice il Signore dell'universo, Dio d'Israele: 'Mangiatevi pure tutta la carne dei vostri sacrifici, anche quella che siete soliti bruciare completamente in mio onore. 22Quando feci uscire i vostri antenati dall'Egitto, non parlai affatto di questi sacrifici, non diedi nessun ordine al riguardo. 23Una sola cosa ho comandato: 'Ascoltate la mia voce! Così sarò il vostro Dio e voi il mio popolo. Osservate i miei comandamenti e tutto vi andrà bene'. 24Ma essi non ascoltarono, non prestarono attenzione. Si comportarono da testardi seguendo le loro inclinazioni perverse. Invece di avvicinarsi a me, mi hanno voltato le spalle. 25Da quando i vostri antenati uscirono dall'Egitto fino ad oggi, ho sempre continuato a mandarvi i miei servi, i profeti. 26Ma nessuno mi ha ascoltato, nessuno ha prestato attenzione. Anzi siete diventati ostinati e ribelli più dei vostri antenati. 27'Tu, Geremia, dirai loro tutte queste parole, ma essi non ti ascolteranno; li chiamerai ma non ti risponderanno. 28Sono un popolo che non ascolta la voce del Signore suo Dio e non accetta la correzione. La fedeltà è morta, e nemmeno se ne parla più'.

Il grande divorzio tra sacerdote e vittima



STAUROFOBIA O PAURA DELLA CROCE 
***
67 È proprio del nostro tempo il grande divorzio di Cristo dalla sua croce, che è un altro modo per esprimere il divorzio del Sacerdote dalla Vittima. Le parolacce hanno generalmente quattro lettere ma la parola che "la società ben educata scarta il più possibile è una parola di cinque lettere, CROCE. La nuova schizofrenia può essere chiamata 'staurofobia' o ‘Paura della Croce'. 
Cristo è stato tolto dalla sua Croce. Cristo è da una parte; la Croce da un'altra. 
Così abbiamo un Cristo senza croce e una croce senza Cristo. 

68 Il Cristo senza la croce non può salvare; è un Cristo che favorisce l'effeminatezza, la permissività, un Cristo "Superstar” che usa la musica per alleviare la sconfitta. La croce senza Cristo non può salvare, poiché sostiene Dachau, Auschwitz, i campi di concentramento che schiacciano gli individui come grappoli d'uva per fare il vino collettivo dello stato. 

69 Il problema religioso-politico del futuro è il seguente: "Troverà Cristo la croce, prima che la croce trovi Cristo?" Troverà il sacerdozio la vittima che porta il peccato, prima che la vittima del mondo trovi il sacerdozio. 
Questo è il problema spirituale e politico del mondo. 

FULTON, J. S. 

(Traduzione dall’inglese di Giuseppe Manzoni, scj) 

LA NASCITA DI GESU’ NELLA DIVINA VOLONTA’




24 dicembre 1924 - Vol. 17

Pene di Gesù nel seno della sua Mamma. Tutta la natura tripudiò e fece festa alla Nascita di Gesù.

Mi sono sentita fuori di me stessa, dentro di una luce purissima - scrive Luisa Piccarreta - ed in questa luce scorgevo la Regina Mamma ed il piccolo Bambino Gesù nel suo seno verginale. Oh, Dio! In che stato doloroso si trovava il mio amabile Bambinello! La sua piccola Umanità era immobilizzata; stava coi piedini e le manine immobili, senza il più piccolo moto. Non c’era spazio, né per potere aprire gli occhi, né per potere liberamente respirare. Era tanta l’immobilità, che sembrava morto, mentre era vivo. Pensavo tra me: “Chi sa quanto soffre il mio Gesù in questo stato! E quanto la diletta Mamma, nel vederLo nel suo proprio seno, così immobilizzato l’Infante Gesù!”
Ora, mentre ciò pensavo, il mio Piccolo Bambinello, singhiozzando mi ha detto: “Figlia mia, le pene che soffrii in questo seno verginale della Mia Mamma sono incalcolabili a mente umana. Ma sai tu quale fu la prima pena che soffrii nel primo atto del mio Concepimento, e che Mi durò tutta la vita? La pena della morte. La Mia Divinità scendeva dal Cielo pienamente felice, intangibile da qualunque pena e da qualsiasi morte. Quando vidi la mia piccola Umanità, per amore delle creature soggetta alle pene ed alla morte, sentii così al vivo la pena della morte, che per pura pena sarei morto davvero, se la potenza della Mia Divinità non Mi avesse sorretto con un prodigio, facendoMi sentire la pena della morte e la continuazione della vita. Sicché, per Me fu sempre morte: sentivo la morte del peccato, la morte del bene nelle creature, ed anche la loro morte naturale. Che duro strazio fu per Me tutta la mia Vita! Io, che contenevo la Vita e ne ero il Padrone assoluto della stessa Vita, dovevo assoggettarMi alla pena della morte. Non vedi tu la Mia piccola Umanità immobile e morente nel seno della Mia cara Madre? E non la senti tu, in te stessa, quanto dura e straziante è la pena di sentirsi morire e non morire? Figlia mia, è il tuo vivere nella Mia Volontà che ti fa parte della continua morte della Mia Umanità”.
Onde me la son passata quasi tutta la mattina vicino al mio Gesù nel seno della mia Mamma e, Lo vedevo che mentre stava in atto di morire riprendeva vita, per abbandonarsi di nuovo a morire. Che pena, vedere in quello stato l’Infante Gesù!
Dopo di ciò, nella notte stavo pensando all’atto quando il dolce Bambinello uscì dal seno materno per nascere in mezzo a noi. La mia povera mente si perdeva in un mistero sì profondo e tutto amore. Ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno, ha messo fuori le sue piccole manine per abbracciarmi, e mi ha detto: “ Figlia mia, l’Atto del Mio Nascere fu l’Atto più solenne di tutta la Creazione; Cielo e terra si sentivano sprofondare nella più profonda adorazione, alla vista della Mia piccola Umanità, che teneva come murata la Mia Divinità. Sicché nell’atto del mio nascere ci fu un atto di silenzio e di profonda adorazione e preghiera. Pregò la Mia Mamma, e rapita dalla forza del prodigio che da Lei usciva; pregò S. Giuseppe, pregarono gli Angeli. E la Creazione tutta sentiva la forza dell’amore della mia Potenza Creatrice, rinnovata su di essa. Tutti si sentivano onorati e ricevevano il vero onore, che Colui che li aveva creati doveva servirsi di loro per ciò che occorreva alla Sua Umanità.
Si sentì onorato il sole, nel dover dare la sua luce e calore al suo Creatore, riconoscendo Colui che lo aveva creato, il suo vero Padrone, e Gli faceva festa ed onore col darGli la sua luce. Si sentì onorata la terra, quando Mi sentì giacente in una mangiatoia; si sentì toccata dalle mie tenere membra e tripudiò di gioia con segni prodigiosi. Tutta la Creazione, tutti gli esseri creati, vedevano il loro vero Re e Padrone in mezzo a loro, e sentendosi onorati, ognuno voleva prestarMi il suo ufficio: l’acqua voleva dissetarMi; gli uccelli, coi loro trilli e gorgheggi, volevano ricrearmi; il vento voleva accarezzarMi; l’aria voleva baciarMi; tutti volevano darMi il loro innocente tributo.
Solo l’uomo, ingrato, ad onta che tutti sentirono in loro una cosa insolita, una gioia, una forza potente, furono restii, e soffocando tutto non si mossero. Ad onta che li chiamavo con le lacrime, coi gemiti e singhiozzi, non si mossero, eccettuati alcuni pochi pastori. Eppure era per l’uomo che venivo sulla terra! Venivo per darMi a lui, per salvarlo e per riportarmelo nella mia Patria Celeste. Quindi ero tutt’occhio per vedere se Mi veniva innanzi per ricevere il gran dono della Mia Vita Divina ed Umana.
Sicché l’Incarnazione non fu altro che un darMi in balìa della creatura. Nell’Incarnazione Mi diedi in balìa della Mia cara Mamma; nel nascere si aggiunse S. Giuseppe, cui feci dono della Mia Vita; e siccome le Mie Opere sono eterne e non soggette a finire, questa Divinità, questo Verbo che scese dal Cielo, non si ritirò più dalla terra, per avere occasione di darSi continuamente a tutte le creature. Finché vissi Mi diedi svelatamente, e poi, poche ore prima di morire, feci il gran prodigio di lasciarMi Sacramentato, perché chiunque Mi volesse potesse ricevere il gran Dono della Mia Vita. Non badai né alle offese che Mi avrebbero fatte, né ai rifiuti di non volerMi ricevere. Dissi tra me: Mi son dato; non voglio più ritirarMi, Mi facciano pure quello che vogliono, ma sarò sempre di loro ed a loro disposizione.
Figlia, questa è la natura del vero Amore, questo è l’Operare da Dio: la fermezza ed il non ritirarsi a costo di qualunque sacrificio. Questa fermezza nelle Mie Opere è la mia vittoria, la più grande della Mia Gloria, ed è questo il segno se la creatura opera per Dio: la fermezza. L’anima non guarda in faccia a nessuno, né alle pene, né a se stessa, né alla sua stima, né alle creature; ad onta che le costi la propria vita, lei guarda solo Iddio, per il cui amore si è prefissa di operare e si sente vittoriosa di mettere il sacrifizio della sua vita per amor suo.
Il non essere fermo è della natura umana e dell’operare umanamente; il non essere fermo è l’operare delle passioni e con passione. La mutabilità è debolezza, è viltà, e non è della natura del vero amore; perciò la fermezza dev’essere la guida d’operare per Me. Perciò nelle Mie Opere non Mi cambio mai: siano quel che siano gli eventi, fatta un’Opera una volta, è fatta per sempre ”.


(Tratta da: Brani scelti dai Volumi di Luisa Piccarreta)

SPIRITO SANTO



Ammonimento salutare

San Paolo, quel Vaso d'elezione, pieno dello Spirito Santo, che nei suoi scritti sì mirabilmente lo esalta, esorta caldamente i fedeli a non contristare quel Dio Amore, senza il quale non possiamo far nulla di bene, e col quale possiamo arrivare all'apice della perfezione. Non vogliate contristare lo Spirito Santo, ci dice agli Efesini: e lo Spirito Santo si contrista col preferire la soddisfazione delle proprie voglie alle divine ispirazioni, col secondare lo spirito mondano anzichè lo spirito del Vangelo, e con ogni e qualunque infedeltà e offesa di Dio.
Chi possiede un fedele amico dal quale riceve sempre del bene, si guarda certamente dal contristarlo e dal contradirgli, e ciò per effetto di riconoscenza e per proprio interesse. Queste due ragioni dovrebbero tener bene in guardia anche noi, per evitare tutto ciò che può contristare l'ottimo degli amici che è lo Spirito Santo, al quale dobbiamo esser grati d'innumerevoli benefizi, e senza il cui aiuto noi siamo perduti.
Alle riferite parole l'Apostolo ne aggiunge altre che indicano essere il cristiano cosa al tutto dello Spirito Santo. Ecco quelle parole: in quo signati estis. E poichè il suggello indica proprietà sulla cosa suggellata, però è chiaro che avendo noi ricevuti nel Battesimo e nella Cresima il suggello del Divino Spirito, siamo cosa sua, e quindi gli dobbiamo perfetta sommissione in tutto e sempre.
Anima cristiana, non ti consola quel prezioso suggello che ti consacra al Divino Amore siffattamente che tu diventi sua proprietà? Non ti consola appartenergli così strettamente? - Deh! apprezza tanta sorte; e piuttosto che contristare colla mala corrispondenza e con peccati lo Spirito Santo, disponiti a soffrire qualunque cosa. Contrista pure il tuo amor proprio, le tue passioni, il mondo, il demonio; ma non contristare mai più l'Eterno Amore; e pensa che chi non si tiene collo Spirito Santo sarà preda dello spirito infernale.

Di Suor Elena Guerra (Beata)

Continuate ad avere coraggio e resistete ancora un po’, perché il giorno del Mio ritorno, si avvicina!



Maria Madre di Dio

Presto questo tempo passerà, ma il dolore aumenterà ancora, le bugie diventeranno più grandi e la sofferenza sotto forma di malattia, povertà e paura raggiungerà livelli mozzafiato.

Non impauritevi, perché Dio Signore vede tutto. EGLI è con voi, se voi LO invocate. EGLI allevia la sofferenza se Lo pregate ed Egli dona salvezza, se vi rivolgete a LUI e percorrete la strada verso di LUI.

Preparatevi per questi ultimi giorni, perché molto presto tutto sarà finito.

martedì 17 dicembre 2019

Chi è don Luigi Villa?



Agente segreto

In tutti quegli anni, don Villa, lavorò come agente segreto del card. Ottaviani, con la specialità di documentare l’appartenenza alla Massoneria di alti Prelati della Chiesa cattolica e di occuparsi di certe questioni delicate della Chiesa. 

Questo ruolo fece di don Villa una persona di casa e molto conosciuta in Uffici di Polizia, di Questura e di altre Agenzie di Investigazioni Generali e Operazioni Speciali.
Quando, nel settembre 1978, durante il breve pontificato di Papa Luciani, la “Lista Pecorelli” apparve su “OP”

(Osservatore Politico), la Rivista dell’avvocato Mino Pecorelli, non fu certo una grande meraviglia per don Villa leggervi molti nomi di quegli alti Prelati che lui stesso aveva già fatto allontanare dalle loro sedi, tanto tempo prima, per aver fornito al Sant’Uffizio i documenti della loro appartenenza alla Massoneria. 

Uno dei casi più illustri fu quello del card. Joseph Suenens, cacciato dalla sua sede di Bruxelles perché massone, convivente e con un figlio di nome Paolo!
Un altro caso “doloroso”, fu quello del card. Achille Lienart. A Parigi, mentre attendeva, nei pressi di una Loggia massonica, l’uomo che gli doveva confermare l’esistenza di documenti che attestavano l’appartenenza alla Massoneria del card. Lienart, don Villa, d’improvviso, vide corrergli incontro un giovane che, aggreditolo, gli sferrò un pugno “ferrato” in pieno volto, gridando: «Esiste un Diavolo su questa terra!».
Don Villa rinvenne in una farmacia, con la bocca piena di sangue, la mandibola spezzata, e senza più un dente in bocca.

Anche ad Haiti, un giorno, egli rischiò la vita. Recatosi in quel paese per una missione, fu preso dai militari, e portato in un luogo, per la fucilazione. Ma don Villa ebbe un’ispirazione: chiese all’ufficiale che lo custodiva di poter parlare con un suo carissimo amico, il Superiore del Seminario locale. L’ufficiale, turbato da quella richiesta, si recò dai suoi superiori e tornò subito, dicendogli: «Ci siamo sbagliati», e lo liberò.

Tra le questioni delicate affidategli dal cardinale Ottaviani, vi fu quella dell’incontro con Lucia di Fatima.
Un giorno il cardinale Ottaviani disse a don Villa: «Ho pensato di mandarti a Fatima per parlare direttamente con Suor Lucia».
Egli accettò con gioia. Lo accompagnò un industriale padovano, il Sig. Pagnossin, un convertito da Padre Pio, che gli offrì il viaggio e la permanenza in Portogallo. Il Cardinale Ottaviani lo aveva munito di una sua lettera personale e firmata da lui, come Prefetto del Sant’Uffizio, da consegnare al Vescovo di Coimbra, perché gli concedesse l’incontro con Suor Lucia. Ma il Vescovo di Coimbra, prima di concedere l’incontro con la Veggente, prese il telefono e chiamò in Vaticano. Gli rispose Mons. Giovanni Benelli, il quale, prima di dare una risposta, volle sentire Paolo VI, perché Roma aveva dato ordini precisi: il “colloquio” con Lucia era consentito solo ai Reali e ai Cardinali.

Mons. Benelli trasmise al Vescovo di Coimbra il divieto di Paolo VI alla richiesta di colloquio con Suor Lucia. Inutile, quindi, fu l’insistenza di don Villa, nell’evidenziare il suo ruolo di inviato del Prefetto del Sant’Uffizio. Comunque, egli rimase
in Portogallo, cercando di vincere la resistenza del Vescovo. Dopo una decina di giorni, però, si dovette rassegnare alla sconfitta. Ottenne dal Vescovo solo di poter celebrare nella Cappella del Convento di clausura. 
Al rientro in Italia, don Luigi andò subito a riferire l’accaduto al cardinale Ottaviani. Il Cardinale si sentì offeso dal comportamento di Paolo VI, al quale scrisse subito una lettera di protesta. Tornato in seguito a Roma, il card. Ottaviani gli disse che Paolo VI gli aveva fatto le scuse, dicendo, però, che la decisione era stata presa da mons. Benelli. Ma il Cardinale sottolineò che quello era il solito metodo del doppio gioco di Paolo VI.

Fintanto che visse Pio XII, il Vaticano, per don Villa era un ambiente più che accogliente: oltre agli incontri inerenti alla sua attività di agente segreto, don Villa pranzò e cenò almeno una cinquantina di volte con Cardinali e Vescovi. Ma quando giunse al potere Paolo VI, egli si vide preclusa ogni ospitalità ed ogni possibilità di avviare iniziative per la difesa della Fede Cattolica.

a cura dell’Ing. Franco Adessa

“FIGLIO, NON DIMENTICARE LE LACRIME DI TUA MADRE!”



"Mamma, perché piangi ?" 

“Tanto Mi preme dirvi qualcosa sulle atroci sofferenze che quasi soffocarono mia Madre a causa delle mie pene. Fin da quando ero fanciullo, Ella apprese che la quasi infinita dolcezza che sperimentava per essere Madre mia, aveva come contrapposto stati di dolore e di struggimento che la tenevano sospesa fra la vita e la morte. Sicché presto si convinse che l’esser Madre dell’Uomo dei dolori comportava l’effettiva partecipazione a tutte le mie pene. E come può estraniarsi una Madre dalle sofferenze di suo Figlio? Come poteva non aiutarmi a soffrire Colei che scelsi per farmi aiutare a redimere? Per tanto la sua vita, nascostissima ora a voi, era apertissima a Me, perché era l’altare sul quale ho preferito immolarmi. Sì, la mia Mamma ha fatto da altare, in certo modo, a tutte le mie offerte, giacché nessuna ne facevo senza di Lei. 
Amatela, amate la dolorosa Madre! Comprendetela, almeno un po’, perché pochi cercano di esserle vicini per quello che ha sofferto per Me. 
Ed ecco cosa voglio farvi sapere. Quando Giovanni poté far avvicinare mia Madre alla Croce, dove ero confitto da circa un’ora, avvenne che tutti i miei dolori furono a Lei comunicati, partecipati, in un attimo, sicché da allora Ella sentì di essere crocefissa con Me. Tutta la sua anima bruciava di dolore, mentre il suo corpo riceveva raggi dolorosi che le trapassavano mani, piedi e cuore. Allora compii il primo miracolo del genere, sicché Maria fu la prima stigmatizzata da me.  
Benedetta Madre, che sopportasti così crudeli piaghe e che bruciasti di cocentissimo dolore! Chi non la compatisce, non è degno di Me. Chi la dimentica, meriterebbe di essere dimenticato da Me. Perciò a voi la ricordo, a voi la mostro ed in voi voglio continuare a lodarla  e amarla”. 

Pablo  Martín  Sanguiao 

L'ultimo Papa canonizzato



GLI STUDI GINNASIALI 

La strada che da Riese conduce a Castelfranco Veneto non stancò mai la costanza di Giuseppe Sarto, a cui ardeva in petto l'ansia del sapere per un alto e non terreno ideale. 
Eppure erano 14 chilometri al giorno — sette nell'andare ed altrettanti nel ritornare dalla scuola — che egli percorreva a piedi, allegro e contento, senza mai lamentarsi ne di fitte nebbie nella stagione invernale o di estenuanti calori nell'estate, imparando così a temprare la sua anima a quella vita di sacrificio e di continuo lavoro che avrebbe più tardi spiegato come Sacerdote, come Vescovo e come Papa (13). 
Era povero: lo diceva quel suo vestito di stoffa comune, tagliato e cucito dalla madre; quel paio di scarpe buttate sulle spalle per non consumarle troppo presto; quel sacchettino a tracolla che, insieme ai quaderni, nascondeva un pane od una semplice fetta di polenta spesso, senza companatico, insufficienti a calmare gli stimoli dell'appetito che qualche volta lo costringevano a domandare ai compagni di scuola qualche cosa per sfamarsi (14). 
Era povero: ma i punti migliori nella scuola erano i suoi. 
Era sempre il primo tra i più assidui allo studio, il primo tra i più encomiati. 
Il Conte Lauro Quirini, ricordando quegli anni, durante i quali ebbe condiscepolo a Castelfranco Giuseppe Sarto, così testimoniava: “Io ero studente interno, Sarto frequentava quelle scuole come esterno. 
Ricordo benissimo: vestiva dimessamente e talvolta gli si vedeva spuntare dalla saccoccia un pane che portava con sé per la colazione. Come era buono! 
Era carissimo a tutti, gioviale, sereno, diligentissimo, il migliore della classe era sempre lui” (15). 
“Era un angelo di bontà — attestava un altro suo condiscepolo — un angelo di purezza ed amantissimo dello studio. Era sempre il primo in tutto: in disciplina, in diligenza, nei componimenti italiani e latini e nelle altre materie. Soavissimo con i compagni, egli era l'ammirazione dei Professori, i quali avevano sempre in bocca il nome di lui a lode e non si stancavano di additarlo ad esempio a tutta la classe per la prontezza dell'ingegno, per il suo instancabile amore allo studio e per la sua specchiata condotta. Era la delizia dei preti di Riese” (16). 

*** 
Tra la scuola del mattino e quella del pomeriggio si recava presso la famiglia di Giovanni Battista Finazzi — esattore delle imposte — il quale era amico del cursore di Riese. 
Qui mangiava quel poco che si era portato da casa, a cui la buona moglie del Finazzi aggiungeva qualche altra cosa, e, quando il fanciullo doveva per esigenze di scuola trattenersi tutta la settimana a Castelfranco, gli preparava anche un altarino, perché sapeva che egli godeva di imitare le cerimonie della Messa che vedeva all'altare della sua Parrocchia (17). 
Di ritorno dalla scuola non fantasticava: studiava, aiutava il padre nello sbrigare qualche commissione, assisteva la madre in quello che poteva; mentre, per il grande amore che portava allo studio ed alla vita di sacrificio, sapeva trovare anche il tempo per dare lezioni di scuola ai figlioli di una agiata famiglia del paese (18). 
Nei giorni di vacanza, con un branco di vivaci fanciulli della sua età, si recava al Santuario della Madonna delle Cendròle, appena fuori del villaggio, dove, in una dolcezza temprata di silenzio, inginocchiato ai piedi della Vergine, intonava le Litanie, e, dopo una breve preghiera, con accesa parola, incitava i compagni a tenersi lontani dal male ed a crescere nel santo timore di Dio (19) 
E i fanciulli di Riese ascoltavano volentieri quel loro compagno che rideva sempre di cuore, che aveva sempre qualche buona parola da dire o qualche cosa di bene da proporre e del quale le loro mamme parlavano con ammirazione ed invidia, perché lo vedevano accostarsi ogni otto giorni a ricevere il mistico “Pane della vita” con quella stessa pietà e con quello stesso raccoglimento, con cui vi si era accostato, non ancora dodicenne, la prima volta, il 6 Aprile 1847: terza festa di Pasqua (20). 

Il Beato Pio X, del Padre Girolamo DAL GAL Ofm c.

ALL’IMMACOLATA DELLO SPIRITO SANTO



O Immacolata dello Spirito Santo,  
per il potere che l’Eterno Padre Ti ha dato sugli Angeli e gli Arcangeli,  
mandaci schiere di Angeli con a capo San Michele Arcangelo,  
a liberarci dal maligno ed a guarirci. 
Amen 

Tantissimi figli seguono cecamente il falso profeta!



Maria Madre di Dio

 Tantissimi figli seguono cecamente il falso profeta e tantissimi figli si smarriscono sempre più, perché ascoltano chi viene dal diavolo. Ubbidienti lo osannano e non si accorgono di quanto sono messi alle strette e nelle reti del diavolo.

Gli insegnamenti di Mio Figlio sono rilevanti in tutti i tempi. Non possono essere modificati, anche se è proprio quello che stà succedendo. Vi avviso, Mia Amata schiera di figli, perché quelli che maggiormente vi leggono nel cuore, sono quelli che v’infliggono maggiori danni. Essi fingono, mentono approfittano della vostra insoddisfazione, per raggiungere i loro obiettivi, cioè realizzare i piani del male e rimuovere Gesù, Mio Figlio, completamente dalla vostra vita.

Quando mostreranno il loro vero volto, sarà troppo tardi per voi, perché vi siete opposti troppo e troppo spesso  al Signore, vi siete permessi con troppa indifferenza troppi peccati favorendoli nella vostra vita e vi siete rivolti molto poco o per niente al Cielo, non avete seguito i Comandamenti del Signore, né vissuto insieme con umiltà e in profondo amore.

Un mondo pieno di bugie e intrighi, sesso e omosessualità, matrimoni tra persone dello stesso sesso, adozioni di bambini da parte di coloro la cui unione mai potrebbe dare alla luce la vita, prostituzione, tratta di minori e abusi, aborto e tanto altro ancora, viene da voi accettato come cosa “normale”, ma non è così. Tutto ciò è stato portato dal diavolo, nulla di questo proviene da Dio nostro Signore e Padre.

Dio ha creato il vostro mondo in modo meraviglioso, ma voi non LO rispettate, non vi rivolgete a LUI, non vivete con LUI. “Sia fatta la Sua volontà” queste parole, le avete abolite dalla vostra vita, perché vivete soltanto secondo la vostra volontà e non comprendete che proprio questo, causa così tanta sofferenza, male e peccato sulla vostra così meravigliosa terra.

Non credete mai al maligno perchè non ha nessuna buona inclinazione in sé! Avranno un brutto risveglio quelli che sottomessi lo seguono e non otterranno nulla di quello che ha loro promesso. Quelli invece, che vivono con Mio Figlio, saranno innalzati e il loro raccolto saranno la vera gioia, la felicità, l’amore e la pace a lungo desiderata. Così sia.