lunedì 23 dicembre 2019

La presenza reale



Tanto la festa del Corpus Christi, come la festa della SS. Trinità sono abbastanza recenti. L’istituzione dell’una e dell’altra festa risale al secolo XIV, in piena decadenza dello spirito liturgico, e non senza perché. Il fatto della decadenza dello spirito liturgico ci spiega anche l’importanza che queste due feste hanno avuto in sèguito, nei secoli successivi.
La festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo sembrava aver soppiantato, nella Chiesa, le festività più grandi dell’anno liturgico; non dico la Pasqua o il Natale, ma certamente la Pentecoste. E anche oggi, in fondo, la solennità con la quale viene celebrato il Corpus Christi è superiore a tante altre feste, che sono più essenziali nell’economia dell’anno liturgico (per esempio l’Ascensione).
Perché oggi nel rinnovamento dell’anno liturgico queste due feste sembra debbano essere accantonate? Certamente non vi è alcun cristiano che non riconosca che il mistero della SS. Trinità è il mistero più grande del Cristianesimo, ma oggi nessun cristiano veramente consapevole potrebbe celebrare la festa della SS. Trinità più di quanto celebra la Pasqua, la Pentecoste, l'Ascensione, o anche il Natale e l'Epifania, o anche la Trasfigurazione del Signore e l’Esaltazione della Croce.
Perché? Perché non celebriamo Dio in Sé, ma Dio nel Mistero. E il Mistero è Dio che si dona, si comunica all’uomo, Dio che trae l’universo nella sua intima vita. Il Mistero implica dunque due termini: Dio e l’universo. Suppone Dio e il mondo, ma in un loro rapporto, in un rapporto vivo, nel rapporto di quella alleanza che la Sacra Scrittura traduce nei termini di una unione nuziale. Così ne parlano il profeta Osea, Geremia, Ezechiele, il Cantico dei Cantici, e, nel Nuovo Testamento, il quarto Vangelo e l’Apocalisse.
Non si celebra Dio in quanto ci rimane estraneo, in quanto ci trascende e non ha alcun rapporto con noi, ma si celebra il Mistero di un Dio che si rivela, che si comunica e vuol essere possedu- to, così da divenire la vita stessa del mondo, la vita dell’uomo cui Egli si è comunicato.
Per questo nei primi secoli del Cristianesimo, quando questa verità era ben viva nella coscienza cristiana, non si è sentito mai il bisogno di celebrare né la SS. Trinità, né il Corpus Christi perché tanto la SS. Trinità come l’Eucaristia sono evidentemente l’oggetto di ogni celebrazione liturgica. Dio che si rivela e Dio che viene conosciuto dall’uomo è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, l’avvenimento di questa rivelazione, di questo dono che Dio fa di Se stesso, si fa presente oggi per l’uomo nel Mistero Eucaristico. È al Padre per il Cristo nell’unità dello Spirito che si eleva ogni preghiera della Chiesa. Il cristiano non vive che entrando in questo mistero e vive questo mistero, vi partecipa in ogni suo atto soprannaturale. D’altra parte tutta la vita soprannaturale ha il suo principio nell’Eucaristia e trova in essa il suo alimento e la sua perfezione. Così non è possibile nel Cristianesimo celebrare una festività senza la Messa. A che scopo allora celebrare con una festa particolare il Corpus Christi e la SS. Trinità? Queste due feste hanno una funzione anche oggi, oppure, nel rinnovamento liturgico, sono destinate a scomparire? Il problema si pone.
Il rinnovamento liturgico certo ridimensiona queste due festività in tal modo che nessun cristiano oggi potrebbe pensare che possano avere una grandissima importanza nell’anno. Queste due feste sono nate alla fine del Medio Evo quando, alla teologia monastica e patristica, subentrò la grande teologia scolastica. Come si differenzia la teologia scolastica dalla teologia monastica o patristica? La teologia scolastica è una scienza che vuol essere trasmessa con l’insegnamento, ha necessariamente un linguaggio tecnico, esige una elaborazione razionale e sistematica. Nel monachesimo e nell'epoca patristica sono rare le somme teologiche. L’uomo, fosse un vescovo o fosse un monaco, si avvicina alla rivelazione non tanto per guardarla dal di fuori o per possederla come una scienza, quanto per entrarvi e assimilarla per una conoscenza sperimentale. Con la scolastica, la scienza teologica si distingue dalla mistica, e il teologo non tanto si impone di viverla quanto di insegnarla correttamente. Dopo l’avvento della scolastica, per essere teologi non sembra sia necessario esser santi. Per i Padri della Chiesa e per il monachesimo antico, invece, la teologia è preghiera e la preghiera è teologia. Non si può conoscere Dio che attraverso un processo di assimilazione a Lui. Il mistero non può essere contemplato come un oggetto di fronte al quale ti poni; ogni mistero implica per te un inserimento, una assimilazione, una trasformazione in quello che vedi.
L’uomo deve certo sentire che la verità divina lo supera. La concezione di un Dio che è nei cieli è mitologica, ma altrettanto lo è la nozione di un Dio che ci è estraneo, che è totalmente « altro » da noi, perché Egli è il nostro Creatore, è più intimo a noi di noi stessi. Cerchi Dio discendendo nel fondo di te, però quando sei sceso nel fondo senti che Dio è ancora al di là o è ancora più in fondo, tu non lo raggiungi mai; Egli ti trascende in profondità come in altezza. Così l’assimilazione al mistero non è mai tale che distrugga il mistero, che lo elimini: Dio ci trascende. 
L’uomo non può vivere una vita soprannaturale che in quanto entra nel Mistero, in quanto il Mistero lo assume e tuttavia il Mistero rimarrà sempre infinitamente al di là di ogni sua possibilità di assimilazione. Il contenuto della festa della SS. Trinità e del Corpus Christi è il riconoscimento precisamente della trascendenza totale del Mistero nei confronti dell’uomo e di ogni creatura. 
Certo, Cristo nell’Eucaristia è presente per comunicarsi all’uomo. Il suo Sacri-ficio diviene il nostro sacrificio, la sua adorazione diviene la nostra adorazione, la sua espiazione diviene la no- stra salvezza. Egli è presente per essere nostro: « Per noi uomini e per la nostra salvezza Egli è disceso dal cielo », si è fatto uomo, è morto ed ora è realmente presente nell’Eucaristia, sotto i segni del pane e del vino, cibo e bevanda per noi. Ma questo non esclude e non elimina la Presenza reale. Quantunque Egli sia presente per donarsi a me, io non sono mai così trasformato in Lui da rendere inutile la celebrazione quotidiana del suo Sacrificio. Se veramente l’Eucaristia mi avesse trasformato pienamente nel Cristo, non avrei più bisogno di riceverlo ancora. Se la Chiesa, il Corpo Mistico del Cristo, è frutto adeguato dell’Eucaristia, una volta che la Chiesa è, perché an- cora sussiste il Mistero Eucaristico? Al contrario è l’Eucaristia che fa la Chiesa, ma precisamente la costruisce nel suo sviluppo, la fa peregrinare verso la Patria.
Nella Chiesa militante e peregrinante della terra sussisterà sempre il Mistero Eucaristico. Nel Paradiso, al contrario, il mistero eucaristico non sussiste più, sussiste il Cristo che vien meno a se stesso nella sua umanità totalmente invasa dalla gloria divina. Ma il Cristo è tutta l’umanità redenta divenuta con Lui un solo mistico corpo. Il paradiso è la Pasqua del Cristo totale: tutto l’universo viene meno alla sua condizione di peccato, di miseria, di morte ed è invaso dalla gloria divina: il mistero della sua Morte e Resurrezione. In Paradiso non si celebrerà più il Corpus Christi: non sarà più necessario un rito attraverso il quale gli uomini debbano assimilarsi a nostro Signore. L’assimilazione si sarà già compiuta, ed una assimilazione maggiore non ci sarà per tutta l’eternità. Non ci sarà più bisogno della Presenza reale del Cristo nel Sacramento. Il Cristo non sarà più separato dagli uomini, perché gli uomini saranno veramente un solo Corpo con Lui e non vivranno con Lui che una medesima vita. Al contrario, quaggiù, la Chiesa celebrerà sempre il Corpus Christi come fonte per Essa di un progresso continuo, come sorgente di una vita che non è mai piena e perfetta e mèta irraggiungibile che guida il cammino terrestre.
Gesù nell’Eucaristia non è presente per essere adorato, tuttavia deve essere adorato perché è presente. Egli è presente per donarsi a noi, ma anche se noi Lo riceviamo, non lo riceviamo mai così pienamente, in modo che Egli non continui a trascenderci nella sua santità: pur donandosi e nell’atto stesso in cui si dona, Egli rimane infinitamente più grande dell’uomo e richiede la sua adorazione. Dobbiamo adorare Cristo perché è presente e la Chiesa tutta intera dovrà adorarLo fino alla consumazione di tutte le cose. Per questo, dopo la Scolastica, si è evitato di insegnare, come faceva l’antica teologia, che l’Eucaristia è il Corpo mistico del Cristo e la sua Presenza reale è la Chiesa. Solo quando l’Umanità intera non sarà più che un solo corpo con Lui, il Sacramento verrà meno e noi tutti saremo col Cristo un solo Sacrificio, un solo inno di lode al Padre. Questa sarà la Chiesa trionfante nel cielo.
Nel tempo presente, la festa del Corpus Christi come la festa della SS. Trinità dovranno significare l’impotenza dell’uomo – nell’economia presente – di assimilare e abbracciare totalmente il mistero. La piena trasformazione dell’uomo nel Cristo già lo porterebbe al di fuori dell’economia presente, distruggerebbe ogni ragione del tempo e della storia per il mondo. I Padri della Chiesa avevano ben coscienza della loro povertà nei confronti del Mistero. Oggi l’orgoglio dell’uomo vuole identificare l’esperienza umana al contenuto del mistero.
Queste due feste debbono venir celebrate per ricordare la trascendenza del Mistero presente nella Chiesa, per richiamare l’uomo a una necessaria umiltà. Certo, Dio ci chiama a vivere nel suo medesimo Seno; certo Dio ci chiama a vivere la sua medesima vita; certo Dio veramente si dona; e tuttavia rimane nel dono stesso che fa, più grande di quanto ogni anima possa accoglierlo e possederlo.
Nell’atto stesso nel quale Egli si dona, viene affermata la trascendenza di Dio. Ed è perché Egli ti trascende anche nell’atto in cui si comunica, che è possibile un tuo cammino di ascesa. 
***
Divo Barsotti

LA CROCE



Estratti dall’Opera sulla Divina Volontà scritta da Luisa Piccarreta


Volume 11
“ Figlia mia,  quando due volontà sono opposte tra di loro, una forma la Croce dell’altra.  Così è tra Me e le creature:  quando la loro volontà è opposta alla Mia, Io formo la Croce loro e loro la Croce mia; Io sono l’asta lunga della Croce e loro quella corta; le aste, incrociandosi, formano la Croce. Invece, quando la volontà dell’anima si unisce con la Mia, le aste non sono più incrociate, ma unite tra di loro e, quindi, la Croce non è più Croce. Hai capito?  Inoltre, Io ho santificato la Croce e non la Croce Me; perciò, non è la Croce che santifica, ma è la rassegnazione alla mia Volontà che santifica la Croce. La Croce tanto bene può operare, per quanto collegamento ha con la mia Volontà;  non soltanto ciò:  la Croce santifica, crocifigge parte della persona, ma la mia Volontà non risparmia alcunché, santifica tutto, crocifigge i pensieri, i desideri, la volontà, gli affetti, il cuore, tutto. Essendo luce, la mia Volontà fa vedere all’anima la necessità di questa santificazione e crocifissione completa, e l’anima stessa Mi incita a compiere il lavorio della mia Volontà su di lei. La Croce e le altre virtù, quando hanno qualche cosa, si accontentano e, se possono inchiodare la creatura con tre chiodi, considerano ciò un trionfo; invece, la mia Volontà, non sapendo fare opere incomplete, non si accontenta di tre chiodi, ma di tanti chiodi, quanti sono gli atti di mia Volontà che dispongo sulla creatura ”. 
“ ... Sappi che, se ti tolgo la mia Croce di legno, ti do la Croce della mia Volontà, che non ha né altezza, né larghezza, ma è interminabile; Croce più nobile non potrei darti; non è di legno, ma di luce, ed in questa luce, scottante più di qualunque fuoco, soffriremo insieme in tutte le creature, nelle loro agonie e nelle loro torture.  Così, cercheremo di essere vita per tutti ”.

INTERVISTE COL MALIGNO



QUARTO INCONTRO: NEL PAESE DEI SENZA-DIO  

II quarto incontro non avvenne propriamente come i precedenti e come quelli che seguirono. Questa volta si svolse quasi tutto in un lungo sogno, tra un alternarsi di incubi e di consolazioni che mi strapparono esclamazioni di stupore. 
Tutto avvenne in modo che mi sembrava di essere completamente sveglio. I sogni, dicono, di solito sono brevi, ma quello mi sembrò lunghissimo, se devo giudicarlo dalle cose che vidi e che sentii. 
Mi parve di essermi svegliato di soprassalto al frastuono di migliaia di clakson, di tamburi battenti a ritmo di marcia che scandivano un imponentissimo canto marziale. 
Affacciatomi, mi trovai dinanzi a una grandissima piazza che non avevo mai visto, strapiena di folla, specialmente di giovani, che, con bandiere rosse in testa, continuavano ad affluire da tutte le parti, come fiumi in piena che venissero a sfociare in quel mare di gente. 
Un colpo fortissimo di cannone fu il segnale che intimò e ottenne un silenzio immediato. 
Tutta quella folla era rivolta verso un palco altissimo che sorgeva lontano sul fondo della piazza. Appena comparve un uomo, battimani e grida di evviva frenetiche lo salutarono a lungo. Tomato a un suo cenno il silenzio, egli cominciò a parlare in una lingua di cui non riuscivo a capire nulla. 
Mentre assistevo a quella spettacolare adunata, avvenne un fenomeno strano. Man mano che l'oratore parlava e gli altoparlanti ne diffondevano la voce in tutte le direzioni, la superficie della piazza si dilatava, si allargava fino a non poterne più vedere i confini. 
Soltanto riuscivo ad afferrare un confuso fluttuare di folla verso lontananze sempre più sfumate. 
Fu qui che, nello stupore di quella strana visione, intervenne alta e millantatrice la voce del Maligno: "Guarda, guarda che spettacolo meraviglioso!... E' tutta gioventù passata dalla mia parte. Sono giovani miei. Molti li ho corrotti con la lussuria, con la droga, con lo spirito di ribellione. Ma la maggior parte di questi l'ho conquistata col laccio del materialismo ateo. Quasi tutti sono cresciuti senza i vostri sciacquii battesimali. Questi giovani sono passati attraverso scuole programmate per insegnare un ateismo radicale. 
Lì hanno imparato che non è stato quello di lassù a creare l'uomo, ma è stato l'uomo a creare stupidamente lui. Ora sono pronti e agguerriti per una lotta attiva contro di lui.
Stenta a scomparire, ma scomparirà. E' fatale! Questi miei giovani hanno imparato a disfarsi di tutte le cosidette verità eterne. Per essi esiste solo il mondo materiale e sensibile. E' stato un gigantesco lavaggio del cervello, e di questo continueremo a servirci contro tutti coloro che osassero tenersi ancora aggrappati alle vecchie credenze. 
Egli deve scomparire in modo assoluto dalla faccia della terra. Presto verrà il giorno che neppure il suo nome sarà più ricordato. Le poche zone di resistenza che non riusciremo a eliminare con la nostra filosofia le annienteremo col terrore. Ci sono, per gli ostinati, decine e decine di lager dove li manderemo a marcire. Così per tutti i paesi della terra. 
Uno dopo l'altro, tutti devono cadere ai miei piedi, abbracciare il mio culto, riconoscere che l'unico signore del mondo sono io..." 
A questo punto, mentre il Maligno si esaltava nel parlare con tanta sicurezza, la piazza improvvisamente scomparve, di tutta quella folla sterminata nemmeno la più piccola traccia e il discorso dell'oratore cessò come per una inaspettata interruzione di corrente. 
Subito mi trovai in un profondo sotterraneo illuminato da una luce scarsa che mi fece ricordare i cunicoli delle catacombe romane, dominate da un'aria di serenità e di pace. 
Visto laggiù, lontano, un punto luminoso, mi avviai con animo e passo sicuro in quella direzione. Inoltrandomi, sentii venirmi incontro l'eco di una preghiera corale. Mi fermai, sperando di percepirne il significato e mi accorsi che, sebbene si trattasse di una lingua a me ignota, quella buona gente cantava il "Padre nostro". Una forza interiore mi incoraggiò ad andare avanti. Uno del gruppo, accortosi della mia presenza, mi venne incontro, aprì sorridendo le braccia e in buon italiano mi domandò: "Sei forse un nostro fratello?". 
- "Sì, sono un vostro fratello" e ci abbracciammo calorosamente. 
- "In nome di Dio - gli chiesi - dimmi: dove mi trovo e voi chi siete?"  
- "Ti trovi in un sotterraneo di un paese dei senza-Dio. Due volte la settimana, di notte, ci riuniamo qui per le nostre preghiere comuni, per partecipare alla liturgia e ringraziare Dio meglio che possiamo". Sorrise vedendo il mio stupore e continuò: "Vedi, qui siamo appena un centinaio, ma altrove si raccolgono in numero anche maggiore a pregare per noi, per la patria, per il mondo tutto." 
- "Come ai tempi delle catacombe?" 
- "Esatto, come al tempo delle catacombe; questa è la nostra catacomba." 
- "Non è dunque vero che Dio è stato eliminato da questo grande paese!" 
- "Dio non si può eliminare, fratello mio! Cacciato dalla porta, entra dalla finestra e per tutte le vie misteriose che Egli soltanto sa aprirsi." 
II mio interlocutore si accorse che ero commosso e tacque.  
- "Vedo che ci sono anche dei giovani." 
- "Qui, circa la metà sono giovani. In altri rifugi ce ne sono di più. Giovani che non vengono soltanto a pregare, ma a lavorare. Pensa, caro fratello, dopo una giomata di fatica spesso estenuante, questi figlioli sacrificano, a turno, intere ore, per venire qui a prestare la loro opera."  
- "Che cosa fanno?" 
- "Vieni, te lo mostrerò." 
Dopo una piccola svolta a destra, scesi alcuni gradini, ci trovammo in un antro con alcune uscite di sicurezza. In quell'antro era stata installata una rudimentale officina tipografica: qualche macchina per scrivere, una stampante, una legatoria e altre attrezzature. 
- "Cosa stampano?" 
- "Anzitutto parti della Bibbia, Vangeli, Atti degli Apostoli, piccoli messali per il popolo, libri di preghiera e poi romanzi e poesie di scrittori non allineati e condannati o espulsi dalla patria. Nel nostro paese molte persone hanno già letto così le opere di Pasternak, di Sinjavskij, di Solzenicyn e di altri scrittori contro-corrente; l'esempio di questi uomini è enorme sulla nostra gioventù. Appena questa si è accorta di essere stata per anni e anni turlupinata e imbottita di menzogne nei discorsi di piazza, con i libri, nelle scuole, è stata presa da una fame insaziabile per la verità: vogliono sapere la verità su tutto." 
Mi accorsi che il mio accompagnatore, mentre parlava, continuava a scrutarmi. 
Accertatosi che con me poteva parlare liberamente, continuò a vuotare il sacco. Mi tirò un po' in disparte e, fattosi più vicino, mi prese le mani nelle sue e continuò: "Vedi, io sono un prete ortodosso; ma da anni sono dissenziente con i miei superiori completamente politicizzati dal regime e passati al servizio dei partito. Sono costretto perciò a vivere alla macchia. Questi giovani lo sanno; la voce è passata da qui ad altri rifugi e così mi tocca trasferirmi da un rifugio all'altro per il servizio religioso. Che cari ragazzi! Mi hanno accordato tutta la loro fiducia. Mi trattano come un padre. Mi aprono la loro anima; e vedessi che anime!"  
- "E questo nel paese dei senza-Dio!" 
- "Oh no! non dire così! Qui Dio c'è, e lavora con la sua grazia e ottiene! Credimi, in questi cinquant'anni di prova infernale il popolo russo ha dato a Dio eserciti di santi e di martiri come mai nella storia passata. Tutto ciò che questo popolo ha sofferto e sta soffrendo non è perduto. Io penso che sia il lungo inverno che prepara nel nostro paese una primavera mai vista, una rinascita religiosa che farà invidia a tanti paesi liberi. Vedi, io sono accusato di cattolicizzare troppo; questi giovani lo sanno ed è per questo che mi accordano la loro fiducia. Pensa: ci sono tra questi ragazzi alcuni che sanno a memoria il Vangelo secondo Giovanni, qualche lettera degli Apostoli e altri testi importanti. E stampano e diffondono tutto questo. La Russia ne è piena." 
- "Dio mio, quanto è consolante tutto questo!" - "Anche tu sei sacerdote?" 
- “Si”. 
Mi abbracciò con forza e baciandomi disse: "E vieni dall'Italia?... Da Roma?... Qui dicono che l'Italia è tutta comunista; è mai possibile?..." - "Tutta no, ma in gran parte si." 
- "Ma come è possibile? Ma lo sanno che cosa significa vivere sotto il comunismo? Qui in Russia non c'è più nessuno che ci crede. Qui ai nostri giovani è bastato fare il confronto tra la propaganda ufficiale e la realtà della vita nel nostro paese per perdere la fede nel partito." 
- "Quello che in Italia non riusciamo a far credere, specialmente ai giovani." 
Mi tirò ancora alquanto in disparte e continuò: "Vedi, qui il materialismo ci ha cacciati in un vicolo cieco. L'anima russa non sa fare a meno di una spiegazione sull'uomo e sul mondo, e poiché il materialismo in questo è fallito, ci si rivolge con una sete istintiva ai valori spirituali, alla Chiesa, a Dio. L'ideologia marxista ci porta alla morte e al nulla, e il nostro popolo ha radicata nell'anima la fede nell'aldilà. Tu non puoi credere a quali acrobazie di prudenza ricorre questa povera gente per far dire un 'De profundis' sulla tomba di un loro caro sepolto da poco; a quante strategie ricorre per avere a Pasqua un pezzo di pane benedetto da distribuire in tavola, dopo il saluto familiare: 'Cristo è veramente risorto'. 
- "Tutto questo, fratello mio, lo sappiamo e ci commuove profondamente." 
- "Allora, perché gli italiani vogliono andare sotto il comunismo?" 
- "Perché moltissimi credono più al diavolo che a Dio: ecco la verità."  
- "Qui i nostri giovani hanno imparato che solo il Cristianesimo dà la massima importanza ai diritti della persona umana; il socialismo parla solo di collettivismo, di massa, l'individuo non esiste." 
- "Di questo passo, c'è da sperare che il più grande stato comunista del mondo, per la logica delle cose, possa evolversi nella più grande forza anticomunista." 
- "Lo pensiamo tutti, fratello, anche se siamo in pochissimi a dircelo, perché è orribile il terrore che si ha dei processi, del lavaggio dei cervello, dei lager disseminati su tutto il territorio russo. Qui l'ideologia marxista si regge unicamente sulla violenza. Ma il giorno che questa ideologia cadrà - Dio solo sa quando - la Russia si presenterà con un volto completamente nuovo, religiosamente provata e purificata, grazie all'esperienza di un martirio che nessun popolo ha subito." 
- "Noi confidiamo molto nelle promesse della Madonna di Fatima." 
- “Oh, la santa Madre di Dio! Sapessi come la venera il nostro popolo! E' Lei che ha conservato - sia pure in certi momenti molto ridotta - la nostra fede. Le sue icone sono scomparse da quasi tutte le case, ma tantissimi le conservano nascoste, e soprattutto la invocano.” 
- "Credi che a non lunga scadenza l'opposizione dei giovani, degli intellettuali, della classe che riflette, possa aumentare?" 
- "Per me è cosa certissima. E questo avverrà man mano che progredirà la gioiosa scoperta della fede cristiana e la persuasione, in molti già radicata, che il Cristianesimo è la sola forza capace di cambiare il mondo. Se tra voi si raccogliessero le voci dei nostri convertiti dal materialismo, pensereste che qui sta avvenendo il miracolo di una nuova Pentecoste." 
- "Posso dirti che molte di queste voci arrivano nel nostro paese. Vi sono anche antologie che le raccolgono, ma purtroppo non tutti le conoscono e le leggono." 
- "Conserviamo lettere che giungono dai lager. Sono di uomini, di donne, di giovani condannati che ci incoraggiano a conservare intatta la nostra fede in Dio: impossibile leggerle senza fremere e senza piangere di commozione." 
L'invito di un fratello annunciò la recita comune del "Padre nostro". Qui mi svegliai. Ma mi accorsi che a strapparmi dal sonno era stato un grosso colpo alla porta della camera. 
Guardai l'orologio, erano ancora le ore piccole. Un nuovo colpo mi fece sussultare e gridai: "Chi è?". La risposta fu una sghignazzata folle e sconcia che mi avvertì subito della presenza di lui. 
- "Che bel sogno, eh! Ti sarà piaciuto molto, penso. Chissà quanta gioia avrai provato! 
Ripensandoci, saresti capace di crederle tutte quelle belle notizie! Che ne dici?" 
- "Certo, le credo tutte come cose vere." 
- "Non mi meraviglio, conosco la tua ingenuità. Credi anche nei sogni." 
- "Quanti sogni son venuti da Dio!" 
- "Allora saresti capace di provarmi che una sola di tutte quelle chiacchere risponda a verità? Su, dammi qualche prova." 
Rimasi per un po' in silenzio; poi, stringendo forte tra le mani la corona del rosario, mi levai a sedere sul letto e con tono di comando dissi: "Visto che vieni a sfidarmi, in nome di Colei che è la tua principale nemica ti comando di dirmi se in quel sogno ci sia stata una sola menzogna". 
- "E' tutta una menzogna." 
- "Tu devi rispondermi in nome di Lei, ti ho detto, in nome di Lei." Invece di rispondere il Maligno si imbestialì come non aveva mai fatto. I mobili della camera cominciarono a spostarsi in modo vorticoso, un tavolino si mise a ballare, una sedia a volare da un punto all'altro della camera. 
- "Invece di fare questa commedia, ti ordino di rispondere: dimmi che in quel sogno era tutto vero. In nome di Maria te lo comando, rispondi!" 
Lo sentii ansimare come un leone ferito a morte. 
Un "Sììì!..." urlato con uno sforzo angoscioso fece tremare la camera ed echeggiò disperatamente nella lontananza. 

P. Domenico Mondrone S. J.

O MADRE



O Madre tenera ed amante, Vergine prudentissima, che sei la Madre del mio Redentore, Ti saluto oggi con il più filiale amore con cui possa amarTi un cuore di figlia. Sì, sono figlia Tua, e siccome l'impotenza mia è tanto grande, prenderò gli ardori del Cuore del Tuo Divin Figliuolo: con Lui Ti saluterò come la più pura delle creature, poiché sei stata formata secondo i desideri e le attrattive del Dio tre volte Santo. Concepita senza macchia di peccato originale, esente da ogni corruzione, Tu sei stata sempre fedele ai movimenti della grazia e l'anima Tua si è arricchita così di tali meriti da elevarsi al di sopra di ogni creatura. Eletta per essere la Madre di Gesù Cristo, Tu l'hai custodito come in un Santuario purissimo e Colui che veniva a dare la vita alle anime, in Te ha preso Egli stesso la vita, e da Te ha ricevuto il Suo alimento.O Vergine incomparabile! 

Vergine Immacolata! Delizia della SS. Trinità! Ammirata dagli Angeli e dai Santi, Tu sei la delizia del Cielo. Stella del mattino, Roseto fiorito di primavera, Giglio candidissimo, Iris delicato e grazioso, Violetta olezzante, Giardino coltivato e riservato per deliziare il Re del Cielo!.. Tu sei mia Madre, Vergine prudentissima, Arca preziosa ove stanno racchiuse tutte le virtù! Tu sei mia Madre, Vergine Potentissima:, Vergine clemente, Vergine fedele! Tu sei mia Madre, rifugio dei peccatori! Ti saluto e mi rallegro alla vista di tali doni che Ti ha concesso l'Onnipotente e di tante prerogative di cui Ti ha coronata. Sii benedetta e lodata Madre del mio Redentore, Madre dei poveri peccatori! Abbi pietà di noi e coprici con la Tua materna protezione. Ti saluto a nome di tutti gli uomini, di tutti i Santi, di tutti gli Angeli. Vorrei amarTi con l'amore e gli ardori dei più infiammati Serafini, e siccome ciò sarebbe ancora troppo poco per appagare i miei desideri, Ti saluto e Ti amo per mezzo del Figlio Tuo, che è mio Padre, mio Redentore, mio Salvatore! Ti saluto con la purezza dello Spirito Santo e con la Santità della Trinità adorabile. E per mezzo di queste Divine Persone io Ti benedico desiderando tributarTi eternamente una lode filiale, costante e purissima! O Vergine incomparabile, benedicimi, perché sono Tua figlia! Benedici tutti gli uomini Proteggili, prega per loro Colui che è Onnipotente e che nulla può rifiutarTi. Così sia. 

MESSAGGIO DELLA SANTISSIMA VERGINE MARIA ALLA SUA AMATA FIGLIA LUZ DE MARIA 21 DICEMBRE 2019



Amatissimi figli del Mio Cuore Immacolato:

VI BENEDICO, POPOLO DI MIO FIGLIO, BENEDICO CIASCUNO
DI VOI IN PARTICOLARE.

Vengo a chiedervi di prestare attenzione alla Mia Parola, perché è Volontà Divina che continuiate a stare attenti.

AMATI, PRESTATE ATTENZIONE, NON DISPERDETEVI!
ATTENTI FIGLI, ATTENTI!

L’umanità è entrata nei momenti di grande dolore, momenti che aumenteranno con il trascorrere degli anni, fino a quando, dopo la Purificazione, la Pace raggiungerà tutti e sarà in tutti.

I Miei figli stanno soffrendo con maggiore frequenza di malattie respiratorie, che sono in aumento, sono ricorrenti e richiedono cure lunghe.

NON VI SIETE CHIESTI COME MAI SIETE PIÙ DEBOLI NEI CONFRONTI DELLE MALATTIE RESPIRATORIE?

L’esposizione a drastici cambiamenti climatici, contribuisce in gran parte ad esporre il vostro organismo a complicazioni respiratorie, ma allo stesso tempo è implicita la mano dell’uomo, che diffonde nell’aria agenti chimici e virus per farvi ammalare con maggiore frequenza e questi a volte possono essere mortali per gli esseri umani.

Quindi dovete proteggervi, per minimizzare l’esposizione alle scie bianche e quando vedete che coprono l’atmosfera, spruzzate l’Olio del Buon Samaritano (*) su quello che avete scelto per proteggervi il naso e la bocca.

Sono menti malate appartenenti a nazioni potenti, i demoni che spargono la malattia sui Miei figli dagli aerei.

CHIUDETE LE PORTE E LE FINESTRE DELLE VOSTRE CASE E QUANDO VEDRETE STRANE FORME NELL’ATMOSFERA NON ESPONETEVI ALL’ARIA APERTA.

Amati figli del Mio Cuore Immacolato, dallo spazio si sta avvicinando un corpo celeste che allarmerà l’umanità.

Non continuate a prendere le Mie Parole come vane e siate consapevoli che sia la luna che il sole continuano ad avere una grande influenza sulla terra e sull’uomo.

Gli scienziati che disprezzano le Parole che vi vengono date per Volontà Divina, non hanno individuato in anticipo quello sul quale Mio Figlio vi aveva avvertito, quindi prendete sul serio la Parola che vengo a portarvi.

Guardate come sta deviando il polo magnetico della Terra, questo provocherà gravi complicazioni per l'umanità e per la scienza.

È IMPRESCINDIBILE CHE VI AVVICINIATE A MIO FIGLIO, ANCHE SE DIVENTERETE LO ZIMBELLO DEI VOSTRI FRATELLI.
IL CAMMINO DEI MIEI FIGLI È UN CAMMINO DI GLORIA, UN CAMMINO DI FEDELTÀ ALLA TRINITÀ SACROSANTA, UN CAMMINO CONTRO LA CORRENTE DEL MONDO, QUEL CAMMINO CHE NON DEVE ESSERE DEL “SÌ, MA NON ADESSO”.

State attenti, l’attività vulcanica aumenterà, così come i terremoti, perché le faglie che circondano gran parte della terra sono in costante movimento e questo le porta a fratturarsi e ad esercitare influenza le une sulle altre, aumentando così la loro forza e la sofferenza per i Miei figli.
Vi invito a mantenervi spiritualmente preparati.

È necessario che voi, Popolo Mio, siate quelle luci che attirino lo sguardo del Padre sulla terra, cosicché veda che i Suoi fedeli si trovano in Adorazione.

AMATISSIMI FIGLI DEL MIO CUORE IMMACOLATO, SIATE FEDELI
A MIO FIGLIO, ADORATELO E VEDETELO IN OGNI FRATELLO.
IN QUANTO POPOLO DI MIO FIGLIO VOI NON SIETE SOLI. 

Tenete presente che la Misericordia di Mio Figlio è infinita e che voi siete la pupilla dei Suoi Occhi. (Cfr. Dt 32,10b)

Pregate, amate Mio Figlio, non dimenticatevi che siete il Suo Popolo e che Lui non vi abbandonerà mai. 

Pregate per voi stessi, per i vostri fratelli, per tutta l’umanità.

Il Mio Amore Materno vi soccorre e ad ogni vostro grido Io Mi metto immediatamente in moto per cercare di assistervi.

NON TEMETE, IO SONO VOSTRA MADRE, MIO FIGLIO MI HA AFFIDATO CIASCUNO DI VOI.

Vi tengo nel Mio Cuore Immacolato.

Mamma Maria

AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO


COMMENTO DI LUZ DE MARIA

Fratelli:

Nostra Madre ci allerta ed abbiamo la prova che il Cielo ci avvisa con grande anticipo su quanto succederà, affinché siamo sempre preparati spiritualmente.

Veniamo chiamati a rimanere in fiduciosa attesa, la vita non si si ferma, tutto va avanti, ma “a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più (Cfr. Lc 12,48b) e noi veniamo allertati soprattutto per far sì che continuiamo a stare in allerta spirituale.

La Madonna ci ha sollecitato in anticipo a tenere scorte di alimenti, che siano ben protetti, perché gli eventi della natura colpiranno l’umanità con forza.

Fratelli, rendiamo grazie a Dio che ci invia Nostra Madre, non solo perché ci metta in guardia, ma perché ci incoraggi e perché entriamo nel Suo Cuore Immacolato, dove il nemico dell’anima non si avvicina.

Amen.

ILDEGARDA DI BINGEN


***
Poco a poco la vita a Rupertsberg prende un corso regolare. Già lo Scivias e il riconoscimento di papa Eugenio a Treviri della missione di Ildegarda avevano fatto sì che la fama delle sue visioni si spandesse in una larga cerchia. Ben conosciuta, stimata, ricercata per consigli da vicino e lontano,
da persone di ogni condizione sociale, intraprese anche dei viaggi, seguendo il corso del Reno verso il nord, verso il sud, il corso del Meno e il corso della Mosella; probabilmente viaggiava sempre lungo i fiumi. C’erano dei conventi che si trovavano in situazioni molto difficili che chiedevano il suo consiglio, c’era un abate che chiedeva se doveva o no dare le dimissioni, altri chi dovevano accettare l‘incarico.

Gli ultimi mesi della sua vita furono duramente provate dal famoso interdetto. Ildegarda aveva permesso che fosse sepolto nel cimitero del monastero un giovane che era stato scomunicato, ma che si era convertito poco prima di morire e aveva ricevuto l’assoluzione. Il vescovo di Magonza in quel tempo era a Roma e il clero di Magonza non era molto favorevole verso Ildegarda, perché lei aveva scritto alcune lettere, precisando cose che Dio non voleva trovare tra loro. Essi non vollero riconoscere la conversione del giovane prima della morte e pretesero che Ildegarda facesse asportare il cadavere dal cimitero. Lei si oppose, nascose il luogo preciso dove era sepolto e accettò la scomunica per sé e per il suo monastero. Il che voleva dire che non si poteva recitare l’Ufficio, non si poteva assistere alla Messa, ricevere la comunione e gli altri sacramenti. Morì il 17 settembre dell’anno 1179 e alla sua morte ci fu un segno celeste, un segno di croce in cielo.

Sr. ANGELA CARLEVARIS osb

“A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. (1 Corinzi 12,7)




Lo Spirito Santo è sorgente di vita:
ci arricchisce con i suoi doni 
e rende nuovo il nostro cuore.
Promesso da Gesù, 
lo Spirito è maestro di verità:
rivela a noi, genitori, e ai figli i segreti di Dio.
Lo Spirito Santo è acqua viva: 
purifica, disseta, rigenera.
Per noi lo Spirito è il consolatore:
comprende, incoraggia, 
asciuga le nostre lacrime. 
Lo Spirito viene a noi come vento gagliardo:
ci scuote, ci solleva, ci porta sulle sue ali.
La forza dello Spirito è quella del fuoco:
brucia, riscalda e infiamma di amore.
Lo Spirito Santo 
è invocato dito della mano di Dio:
accarezza le nostre famiglie, 
cura le nostre ferite, 
ci indica il cammino.

domenica 22 dicembre 2019

Ostinazione dei vescovi donatisti che continuano ad essere bugiardi.



1. 1. Perché, Donatisti, vi lasciate ancora sedurre dai vostri vescovi? Le loro oscure trame sono emerse in piena luce, il loro errore è stato smascherato, la loro ostinazione è stata debellata!. 
Perché lanciano ancora contro di voi le loro vane menzogne? Perché credete ancora a uomini vinti? Quando vi dicono che il giudice si è lasciato corrompere, inventano qualcosa di nuovo? Come si comportano abitualmente tutti gli sconfitti che non vogliono arrendersi alla verità, se non imbastendo menzogne sulla disonestà del giudice?. Provate a porgli questa domanda ed esigete un'immediata risposta, se ne sono capaci: come mai hanno osato venire a Cartagine, riunendosi con noi in uno stesso luogo per confrontarci insieme? Noi, già da qualche anno li avevamo invitati ufficialmente ad una conferenza, per chiarire la verità ed eliminare il dissenso che ci divide; ma essi, indietreggiando proprio di fronte alla verità, consegnarono agli atti la seguente risposta: " È indecoroso che si riuniscano insieme i figli dei martiri e i discendenti dei traditori " 1. Perché, allora, hanno accettato questa volta di incontrarci? Non credo che avrebbero reputato di fare una cosa indegna, se non avessero riconosciuto che noi non siamo discendenti di traditori. Quantomeno vi spieghino chiaramente perché, dopo aver detto: " È indecoroso che si riuniscano insieme i figli dei martiri e i discendenti dei traditori ", hanno tenuto in seguito un'assemblea con noi. Quale fatto ha mai potuto indurli a compiere una cosa indegna? Infatti, non sono stati trascinati con mani e piedi legati: essi sono venuti in piena libertà! Se hanno detto: " Perché lo ha ordinato l'imperatore ", allora essi accettano di compiere un atto indegno quando lo ha ordinato l'imperatore? 
Perché, dunque, si adirano contro fantomatici traditori che non hanno alcun rapporto con la nostra causa? Certo, consegnare ai persecutori i Libri del Signore è senza dubbio una cosa indegna, ma non si può incriminare il traditore per questo atto, poiché è l'imperatore che lo aveva ordinato. Noi qui stiamo ragionando, è chiaro, non tanto secondo un criterio di verità, ma in base alla loro perversità. Proprio loro lo hanno affermato, e gli atti lo attestano pubblicamente: l'hanno dichiarato davanti al funzionario. E non è stato uno sconosciuto qualsiasi a dirlo, ma nientemeno che Primiano, il loro vescovo di Cartagine. Primiano in persona lo ha scritto al magistrato di Cartagine, e lo ha fatto mettere agli atti attraverso il suo diacono: " È indegno che si riuniscano insieme i figli dei martiri e i discendenti dei traditori ". Ed ecco che ci siamo riuniti in assemblea: che cosa hanno da ridire su questo fatto? Se dicono: " Non è indegno ", perché allora hanno mentito dicendo: " È indegno "? Se dicono: " È indegno ", perché hanno fatto ciò che è indegno? Per loro, c'è un solo modo di sostenere che non hanno fatto nulla di indecoroso, e con quelle parole di Primiano non hanno mentito, se dicono: " È certamente indegno che si riuniscano in assemblea i figli dei martiri e i discendenti dei traditori; ma, se ci siamo riuniti con voi, è perché abbiamo riconosciuto che voi non siete discendenti di traditori ". Se è davvero così, perché allora hanno lanciato contro di noi una simile calunnia, mentre eravamo già riuniti in assemblea? Non sarà, forse, perché anche noi potessimo conoscere che essi non erano figli di martiri? I martiri infatti sono chiamati testimoni. Ora, i testimoni di Cristo sono testimoni della verità; invece, tra le loro file, sono stati scoperti alcuni falsi testimoni, i quali hanno accusato alcuni di crimini di tradizione commessi da altri, che tuttavia non sono riusciti a provare. 

Sant'Agostino

Geremia



L'idolatria nella valle di Ben-Innom

29Dice il Signore:
'Tagliatevi i lunghi capelli,
abitanti di Gerusalemme,
e gettateli lontano.
Intonate un canto funebre
sulle vostre colline.
Io ho abbandonato e rigettato il popolo
perché ha meritato la mia collera.
30'Il popolo di Giuda ha commesso il male che io, il Signore, disapprovo. Hanno posto i loro idoli vergognosi nel tempio consacrato a me, e lo hanno profanato. 31Nella valle di Benlnnom hanno costruito un luogo sacro chiamato Tofet per bruciare i loro figli e le loro figlie in sacrificio. Io non ho mai comandato niente di simile, non l'ho mai pensato. 32Perciò io, il Signore, vi assicuro che verranno giorni nei quali non si chiamerà più Tofet né valle di Benlnnom, ma valle del Massacro. Là dovranno seppellire i morti, perché non ci sarà più posto altrove. 33I cadaveri di questo popolo saranno il pasto di uccelli rapaci e di bestie selvatiche. Non ci sarà nessuno per scacciarli. 34Nelle città di Giuda e nelle strade di Gerusalemme farò cessare i canti di gioia e di allegria, i canti dello sposo e della sposa, poiché il paese sarà ridotto a un deserto'.

1Dice il Signore: 'Allora tireranno fuori dai loro sepolcri le ossa dei re, dei capi di Giuda, dei sacerdoti, dei profeti e degli abitanti di Gerusalemme. 2Queste ossa non saranno più raccolte per essere sepolte, ma diventeranno letame per la terra. Le lasceranno sparse al sole, alla luna, alle stelle che essi hanno amato e servito, che hanno onorato e consultato, e davanti ai quali si sono prostrati. 3Gli uomini di questa nazione malvagia che riusciranno a sopravvivere, preferiranno morire piuttosto che continuare a vivere così nei luoghi dove io li ho dispersi. Lo assicuro io, il Signore dell'universo'.

LA NASCITA DI GESU’ NELLA DIVINA VOLONTA’




(Tratta da: Brani scelti dai Volumi di Luisa Piccarreta)



25 dicembre 1926 - Vol. 20

Come il Bambino Si fece vedere appena nato alla sua Mamma. Con la Luce che irraggiava il Bambino dava il saluto a tutti per la sua venuta sulla terra. Differenza tra la grotta e la prigionia della Passione. Il Bambinello Gesù mi ha detto:

“ Figlia mia, vuoi tu vedere come Mi vide la mia inseparabile Mamma quando uscii dal seno Materno? GuardaMi e vedi”.
Io L’ho guardato e Lo vedevo Piccolo Bambinello di una bellezza rara e rapitrice. Da tutta la sua piccola Umanità, dagli occhi, dalla bocca, dalle mani e piedi uscivano raggi fulgidissimi di Luce, che non solo involgevano Lui, ma si allungavano tanto da poter ferire ogni cuore di creatura come per darle il primo saluto della sua venuta sulla terra. Il primo picchio per bussare ai cuori, per farsi aprire e chiedere un ricetto in loro, quel picchio era dolce, ma penetrante; però, siccome era picchio di Luce, non faceva strepito, ma si faceva sentire forte più di qualunque rumore. Sicché in quella notte tutti sentivano una cosa insolita nei loro cuori, ma pochissimi furono quelli che aprirono i loro cuori per darGli un piccolo alloggio. Ed il tenero Infante nel sentirsi non ricambiato nel saluto, né aperto dai suoi ripetuti passi, incominciò il suo pianto con le labbra livide e tremanti dal freddo, singhiozzava, vagiva e sospirava; ma mentre la Luce che usciva da Lui faceva tutto ciò con le creature avendo i primi rifiuti, con la sua Mamma Celeste appena uscito dal suo seno, si gettò nelle sue braccia materne per darLe il primo abbraccio, il primo bacio, e siccome le sue piccole braccia non giungevano ad abbracciarLa tutta, la Luce che usciva dalle sue manine La cinse tutta in modo che Madre e Figlio restarono investiti della stessa Luce. Oh! Come la Mamma Regina ricambiò il Figlio col suo abbraccio e bacio, in modo che restarono tanto stretti insieme che parevano uno fuso nell’altro! Col suo amore ricambiò il primo rifiuto ricevuto da Gesù dai cuori delle creature, ed il suo vezzoso Bambinello depose il suo primo atto di nascere nel Cuore della sua Mamma, le sue grazie, il suo primo dolore per fare che ciò che si vedeva nel Figlio si potesse vedere nella sua Mamma. Onde dopo ciò il grazioso Bambinello è venuto nelle mie braccia e, stringendoMi forte, mi sentivo che Lui entrasse in me ed io in Lui e poi mi ha detto: “ Figlia mia, ti ho voluto abbracciare come abbracciai la Mia cara Mamma appena nato, affinché anche tu riceva il mio primo atto di nascere ed il mio primo dolore, le mie lacrime, i miei teneri vagiti, affinché ti muova a compassione del mio stato doloroso della mia nascita. Se non avessi la Mia Mamma in cui deporre tutto il bene della mia Nascita ed affidare a Lei la Luce della Mia Divinità, che Io Verbo del Padre contenevo, non avrei trovato nessuno, né dove deporre il tesoro infinito della mia nascita, né dove affissare la Luce della Mia Divinità che dalla Mia piccola Umanità traspariva fuori. Perciò vedi come è necessario che quando si decide dalla Maestà Suprema un bene grande da fare alle creature che può servire come bene universale, ne scegliamo ‘una’ da darle tanta grazia da poter ricevere tutto in sé quel bene che dovevano ricevere tutti gli altri? Perché se gli altri non lo ricevono in tutto o in parte, l’Opera Nostra non resti sospesa e senza il suo frutto; ma l’anima eletta riceve tutto in sé quel bene, e l’Opera Nostra riceve il ricambio del frutto.
Sicché la Mamma Mia fu non solo la Depositaria della Mia Vita, ma di tutti gli Atti miei.
Quindi in tutti gli Atti miei, prima vedevo se potevo depositarli in Lei e poi li facevo. Onde in Lei depositai le mie lacrime, i miei vagiti, il freddo e le pene che pativo ed Essa faceva l’eco a tutti gli Atti miei e con incessanti ringraziamenti riceveva tutto; c’era una gara tra Madre e Figlio, Io a dare e Lei a ricevere. Questa Mia piccola Umanità facendo il primo ingresso sulla terra, la Mia Divinità volle trasparire fuori di Essa per girare ovunque e fare la prima visita sensibile a tutta la Creazione. Cieli e terra tutti ricevettero questa visita del loro Creatore fuori dell’uomo, mai avevano ricevuto tanto onore e gloria come quando si videro in mezzo a loro il loro Re, il loro Fattore, per cui tutti si sentivano onorati che dovevano servire Colui da cui avevano ricevuto l’esistenza, perciò tutti fecero festa.
Perciò la mia nascita, da parte della Mia Mamma e di tutta la Creazione, Mi fu di grande gioia e gloria; da parte delle creature Mi fu di grande dolore. Ecco perciò son venuto da te, per sentirMi ripetere le gioie della Mia Mamma e deporre in te il frutto della Mia nascita ” .
Onde dopo di ciò stavo pensando com’era infelice quella grotta dove il Bambinello Gesù era nato, com’era esposta a tutti i venti, al freddo, da intirizzire dal gelo; invece di uomini c’erano le bestie, che gli facevano compagnia, perciò pensavo quale potesse essere più infelice e dolorosa: la prigione della notte della sua Passione o la grotta di Betlemme? Ed il mio dolce Bambino ha soggiunto: “ Figlia mia, non c’è da paragonarsi l'infelicità della prigione della Mia Passione colla grotta di Betlemme; nella grotta avevo la Mia Mamma vicino; anima e corpo era insieme con Me! Quindi avevo tutte le gioie della Mia cara Mamma, e Lei aveva tutte le gioie di Me Figlio suo che formavano il nostro paradiso. Le gioie di Madre col possedere il Figlio sono grandi, le gioie di possedere una Madre sono più grandi ancora: Io trovavo tutto in Lei e Lei trovava tutto in Me. Poi c’era il Mio caro padre S. Giuseppe che Mi faceva da padre ed Io sentivo tutte le sue gioie che sentiva per causa mia. Invece nella Mia Passione furono tutte interrotte le nostre gioie, perché dovevamo dare luogo al dolore, e sentivamo tra Madre e Figlio il grande dolore della vicina separazione almeno sensibile, che doveva succedere colla Mia Morte; nella grotta le bestie Mi riconobbero ed onorandoMi cercavano di riscaldarMi col loro fiato, nella prigione neppure gli uomini Mi riconobbero e per insultarMi Mi coprirono di sputi e di obbrobri, perciò non c’è da paragonarsi l’una coll’altra ”.

La preghiera a Dio Padre per accettare la Sua Volontà Divina



Dio Padre Onnipotente, accetto la tua Volontà Divina. 
Aiuta i tuoi figli ad accettarla. 
Ferma Satana dal negare il diritto dei tuoi figli all’eredità del Padre. 
Non farci rinunciare mai alla lotta per la nostra eredità in Paradiso. 
Ascolta le nostre preghiere per scacciare Satana e i suoi angeli caduti. 
Ti chiedo, Caro Padre, di purificare la terra con la Tua Misericordia  
e di coprirci con il tuo Spirito Santo. 
Guidaci per formare il Tuo Santissimo esercito,  
carico del potere di scacciare la bestia per sempre. 
Amen.