sabato 22 febbraio 2020

GESU' EUCARISTIA



l’amico che ti aspetta sempre

LA COMUNIONE


b) Purezza e preparazione

La purezza è di grande importanza per unirci a Dio in Cristo. Essa è innanzitutto rettitudine e sincerità di vita in accordo con lo stato di vita di ciascuno. Quando Dio trova un’anima pura, retta e sincera, che lo cerca con tutto il cuore, con il desiderio di abbandonarsi totalmente a lui, erige in essa il suo trono facendola divenire il centro della creazione.
Teilhard de Chardin nell’opera «L’ambiente divino» cita un racconto di Benson: «Un veggente arriva ad una cappella isolata nella quale prega una religiosa. Entra. Ed ecco che intorno a questo luogo solitario vede l’universo intero che si struttura, si muove e si organizza secondo il grado di intensità e di inflessione dei desideri della povera orante. La cappella si era trasformata in un polo intorno al quale girava tutta la terra. La contemplativa sensibilizzava e animava attorno a sé tutte le cose, perché credeva; la sua fede era operante perché la sua anima purissima la poneva molto vicino a Dio... Per lo stesso motivo quando giunse il momento in cui Dio decise di realizzare davanti ai nostri occhi l’Incarnazione, dovette suscitare nel mondo prima di tutto una purezza capace di attirarlo a noi. Aveva bisogno di una Madre. Allora creò la Vergine Maria, ossia fece sì che sulla terra apparisse una purezza così grande da poterlo attirare come piccolo Bambino. Ecco la potenza della purezza che fa sì che nasca il Divino tra noi».
Perciò dobbiamo accostarci alla Comunione con cuore puro. «Oh, se potessimo comprendere chi è quel Dio che riceviamo nell’Eucaristia, allora sì, con quale purezza di cuore ci accosteremmo a lui» (santa Maddalena de’ Pazzi). E tuttavia, che tristezza vedere alcun persone ricevere l’Eucaristia senza confessarsi da molto tempo, vestiti in modo poco decoroso, distratti, senza fede né devozione... Bisogna stare molto attenti che non cada mai nessuna particola in terra mentre si dà la Comunione. Già Tertulliano al suo tempo scriveva: «Ci affliggiamo quando cade in terra qualcosa dal nostro calice o dal nostro pane» (De Corona 3). San Cirillo di Gerusalemme nella sua Catechesi mistagogica scrive: «Se qualcuno ti offrisse polvere di oro, non la conserveresti con somma cura? E non avresti ancora più cura di non far cadere nessuna particola di ciò che è più prezioso dell’oro e delle pietre preziose?» (5, 21). Inoltre nel momento della Comunione si dovrebbe sempre utilizzare la patena. Così sancisce la Costituzione Apostolica «Messale Romano» di Paolo VI al numero 117: «Colui che si comunica risponda Amen, e riceva il Sacramento tenendo la patena sotto la bocca».
D’altra parte, «La Chiesa esorta i fedeli...a ricevere l’Eucaristia almeno una volta all’anno, se possibile durante il periodo pasquale (dopo essersi confessati). Però consiglia vivamente ai fedeli di ricevere la santa Comunione la domenica e i giorni di precetto e anche più spesso, anche tutti i giorni» (Cat 1389). Soprattutto si raccomanda che «i fedeli si comunichino ogni volta che partecipano all’Eucaristia» (Cat 1388). Ma «chi sa in coscienza di essere in peccato grave deve accostarsi al Sacramento della Riconciliazione prima della Comunione» (Cat 1385). Bisogna osservare anche un’ora di digiuno prima di comunicarsi (ma si può bere acqua e gli ammalati sono dispensati dal digiuno).
Poiché Cristo è tutto presente tanto nel pane come nel vino «la Comunione sotto la sola specie del pane fa già che si riceva tutto il frutto di Grazia proprio dell’Eucaristia. Per motivi pastorali questo modo di comunicare si è stabilito in modo legittimo come il più abituale nel rito latino. La Comunione sotto le due specie ha un’espressione più piena a motivo del segno, poiché in questo modo si manifesta più pienamente il segno del banchetto eucaristico. È il modo abituale di comunicare nei riti orientali» (Cat 1390).
Secondo l’ordinamento generale del Messale Romano N° 242 (14) i membri delle comunità religiose possono ricevere ogni giorno la Comunione sotto le due specie nella messa conventuale o di comunità. I fedeli laici possono farla in determinate circostanze o in gruppi speciali. Ciò che più conta è unirci a Cristo, anche solo con l’ostia riceviamo il suo Corpo, il suo Sangue e la sua divinità. In questo momento, sigilliamo la nostra unione, amicizia e alleanza, unendo il nostro sangue con il Sangue di Gesù per sempre. Non dimentichiamo che le nuove alleanze con Dio si scrivono con il sangue, come Cristo sulla Croce. Ripetiamo con Lui: «Questo è il calice del mio Sangue, Sangue della nuova ed eterna Alleanza, versato per voi e per tutti per il perdono dei peccati».
Attualmente si può fare la Comunione fino a due volte al giorno, ma «solamente all’interno della celebrazione eucaristica» (canone 917). Tuttavia non bisogna accostarsi alla Comunione per costume o per abitudine. Ogni comunione deve essere unica. «Dobbiamo essere vigilanti perché questo grande incontro con Gesù nell’Eucaristia non diventi per noi un atto abitudinario e non lo riceviamo indegnamente, cioè in peccato mortale» (Paolo VI, lett. Sul culto dell’Eucaristia N° 7). Sarebbe bene confessarsi una volta al mese e comunicarsi ogni giorno. Ma non bisogna perdere la Comunione a causa di alcuni scrupoli di coscienza; andiamo a confessarci e se non è possibile, facciamo la Comunione se non abbiamo coscienza chiara di peccato mortale. Dopo, il più presto possibile, si può confessare ciò che ci inquieta, si potrebbe persino chiedere la confessione al celebrante dopo la Messa. Non bisogna cadere nella tentazione di non fare la Comunione per qualsiasi scrupolo. Questo è ciò che vuole il demonio per privarci di tante benedizioni che potremmo ricevere nella Comunione. Perciò santa Margarita Maria Alacoque diceva: «Non possiamo dare maggior gioia al nostro nemico il demonio di quando ci allontaniamo da Gesù e lasciamo l’Eucaristia».
Santa Teresina di Gesù Bambino scriveva a sua cugina Maria Guerin: «Quando il demonio è riuscito ad allontanare un’anima dalla Comunione, egli ha guadagnato tutto e Gesù piange. Oh, Maria cara, pensa che Gesù è lì, nel tabernacolo, espressamente per te, solamente per te e arde dal desiderio di entrare nel tuo cuore. Non ascoltare il demonio, burlati di lui e vai senza paura a ricevere il Gesù della pace e dell’amore. Ma ti sento già dire: Teresa pensa questo perché non conosce le mie miserie... Sì, le conosce e ti assicura che puoi andare senza timore a ricevere il tuo unico vero Amico. Anche lei è passata per il martirio degli scrupoli, ma Gesù le ha concesso la grazia di comunicarsi sempre, anche quando pensava di aver commesso grandi peccati. Ebbene, ti assicuro: ha riconosciuto che era l’unico mezzo per sbarazzarsi del demonio.
È impossibile che un cuore, la cui unica gioia consiste nel contemplare il tabernacolo (e amare Gesù), lo offenda fino al punto di non poterlo ricevere. Ciò che offende Gesù, ciò che gli ferisce il Cuore è la mancanza di fiducia. Sorellina cara, comunicati, comunicati; questa è l’unica cura se vuoi guarire».
Inoltre è molto importante non trascurare il momento di ringraziamento dopo la Comunione, almeno per quei 10 o 15 minuti in cui le specie sacramentali durano in noi, cioè mentre siamo in contatto con la SS. Umanità di Gesù. Santa Maddalena de’ Pazzi affermava: «I minuti che seguono la Comunione sono i più preziosi della nostra vita. Sono i minuti più propizi, da parte nostra, per parlare con Dio e, da parte sua, per comunicarci il suo amore». Sono minuti preziosi, soprannaturali, che per nessun motivo possiamo sprecare in distrazioni o conversazioni. Non dobbiamo perdere il rispetto per Dio. La nostra fiducia va accompagnata da reverenza.
Non si può accettare la pratica di tante persone che escono dalla chiesa immediatamente dopo la comunione. È risaputo che san Filippo Neri inviò, una volta, due chierichetti con le candele accese perché accompagnassero una signora che era uscita dalla chiesa  subito dopo la Comunione.
«O fratelli, se potessimo comprendere il fatto che, mentre le specie sacramentali sono dentro di noi, Gesù è lì, in unione con il Padre e lo Spirito Santo... cioè tutta la SS. Trinità è nella nostra anima. Quale paradiso di felicità!» (santa Maddalena de’ Pazzi). Per questo san Giuseppe Cottolengo raccomandava alla sorella che faceva le ostie: «Fai le ostie più spesse in modo che io possa gustare la compagnia del mio Gesù molto tempo. Non voglio che le sacre specie si dissolvano velocemente». Non dimentichiamo che riceviamo il Re e Signore dei cieli, che è onnipotente. E che per l’Eucaristia, come dice sant’Agostino «ci trasformiamo in ciò che riceviamo» (Sermo 57, 7).
Una sola Comunione vale più di tutto l’universo. Perciò, non perdere mai, in modo colpevole una Messa o una Comunione, perché una che si perde è persa per sempre. «Una Comunione è infinitamente più preziosa di tutto il creato» (santa Maddalena Sofia Barat). Per questo i santi desideravano la Comunione. Si racconta nella vita di santa Gemma Galgani, in quella della venerabile Monica di Gesù e nella vita di molti altri santi, che quando erano ammalati e non potevano andare a Messa, il loro angelo custode portava loro la Comunione. Santa Margarita Maria Alacoque affermava: «Desidero tanto ricevere la Comunione che, se dovessi camminare scalza su un sentiero di fuoco per averla, lo farei con indicibile gioia». Santa Caterina di Genova anelava tanto di comunicarsi che diceva: «Se dovessi camminare per miglia e miglia su carboni ardenti per ricevere Gesù, direi che il cammino è facile, come se avessi camminato su un tappeto di petali di rose». La venerabile Candida dell’Eucaristia asseriva: «Privarmi della Comunione è come subire un’operazione chirurgica... La Comunione è parte essenziale del mio organismo spirituale. Quando faccio la Comunione mi immergo nel limpidissimo mare di Gesù, lì affido la mia anima e lì riposo».
Santa Teresa di Gesù affermava: «Ho un tale desiderio di fare la Comunione che non so se potrei farne a meno. Una mattina in cui pioveva tanto sembrava non si potesse uscire di casa. Ero così fuori di me per questo desiderio, che anche se mi avessero trafitto il petto con delle lance vi sarei passata, tanto più per dell’acqua. Quando arrivai in chiesa ebbi un grande rapimento... feci la Comunione e partecipai alla Messa e non so nemmeno come. M’accorsi che erano due le ore che ero stata lì in quel rapimento e in quella gloria» (V. 39, 22-23).
Non c’è da meravigliarsi che san Filippo Neri dicesse: «Il mio desiderio di ricevere Gesù è così grande che non trovo pace mentre aspetto». «Quanta poca carità e debole devozione hanno coloro che trascurano facilmente la sacra Comunione. Al contrario quanto è beato colui che vive così bene e conserva la sua coscienza con tanta purezza, al punto che è disposto a fare la Comunione quotidianamente». (Kempis IV, 10, 5). «Qui si raccolgono abbondanti frutti di eterna salvezza ogni qualvolta è ricevuta dignitosamente e con devozione» (Ib IV, 1, 9). 
Una volta santa Teresina del Bambino Gesù, gravemente ammalata, si trascinò con grande fatica per ricevere la Comunione. Una religiosa che la vide le disse: «Non dovresti fare tanta fatica per andare a fare la Comunione, dovresti rimanere nella tua cella». Ed ella rispose: «Oh, cosa sono queste sofferenze paragonate a una sola Comunione?».
 Raccontano i biografi del cardinal Newman, che quando era sul punto di convertirsi dall’Anglicanesimo al Cattolicesimo, alcuni amici volevano dissuaderlo, dicendogli di riflettere bene su ciò che stava per fare: “Se ti fai cattolico”, gli dissero, “perderai i tuoi cospicui introiti, che ammontano a quattro mila sterline all’anno”. Egli rispose: «Cosa sono queste quattromila sterline paragonate a una sola Comunione?». La Comunione ha un così grande valore che «se gli angeli potessero provare invidia, ci invidierebbero la SS. Eucaristia» (san Pio X). La Comunione è il «pane supersostanziale...che è vita dell’anima e perenne salute della mente». (MF 8). La Comunione è l’abbraccio dell’amico Gesù che ti inonda con il suo divino amore.

Angel Peña

Geremia



Congiura contro Geremia e preghiera del profeta

18Alcuni dissero: 'Via, facciamola finita con Geremia! Avremo sempre sacerdoti per istruirci, uomini saggi per darci buoni consigli e profeti che annunziano il messaggio di Dio. Demoliamo Geremia con una campagna di diffamazione e non badiamo più a quel che dice'.
19Allora pregai così:
'Signore, guarda che cosa mi capita,
senti che cosa dicono i miei nemici.
20In cambio del bene, si deve rendere il male?
Essi preparano un attentato alla mia vita.
Eppure, Signore, ti ricordi?
Sono venuto a pregarti in loro favore
per allontanare la tua collera.
21Ora però, fa' morire di fame i loro figli,
o falli passare a fil di spada.
Le loro mogli restino vedove e senza figli,
gli uomini muoiano di peste
e i giovani siano uccisi in battaglia.
22 Fa' piombare i banditi su di loro,
falli urlare di spavento nelle loro case.
Essi preparano un attentato contro di me,
vogliono farmi cadere in un agguato.
23Ma tu, Signore, conosci tutti i progetti
che essi fanno per uccidermi.
Non cancellare questo loro delitto,
non perdonare questo peccato.
Falli crollare davanti a te,
sfoga su di essi la tua collera'.

Colpi del destino - Catastrofi – Sciagure



Sentite la Mia Voce, che vi risuonerà sempre di nuovo dall’Alto, perché è necessario che il Padre parli ai Suoi figli.

L’umanità Mi commuove, perché la fine è vicina e continua a camminare quasi sempre senza  sapere ciò che l’aspetta, se non stabilisce ancora prima il legame con Me. Ma gli uomini sono così  distanti da Me, loro Dio e Creatore, che non stabiliscono nessun legame spirituale, che badano  soltanto al mondo terreno, che è il regno del Mio avversario. E non sono nemmeno da istruire,  perché il Mio avversario ha confuso il loro pensare ed ha anche indurito i loro cuori, in modo che  amano soltanto ancora sé stessi, ma per il prossimo, che è nella miseria, non sentono nessun amore.

 Ed ogni uomo è soltanto intenzionato ad aumentare i suoi beni terreni e di procurare al suo corpo  terreno un benessere. Ma i meno pensano alle loro anime e perciò sulla Terra regna una così grande  miseria, che Mi induce sempre di nuovo, di parlare alle Mie creature nella forma di duri colpi del destino, di catastrofi e sciagure di ogni genere, per i quali voi uomini non potete sviluppare una vera  comprensione, che sono Concessioni di un Dio amorevole, il Quale vuole portare le Sue creature  soltanto alla ragione, il Quale parla a loro in questo modo, perché non ascoltano la Sua Parola  dall’Alto.

E per questo la miseria terrena aumenterà, sugli uomini irromperà il tempo dell’afflizione, che può  servire affinché gli uomini riflettano e che prendano la via verso di Me. Quanto facilmente  potrebbero trovarla, se soltanto badassero alla Mia Parola che suona loro dall’Alto, che viene  trasmessa loro tramite i Miei messaggeri. L’apporto della Mia Parola è il mezzo più efficace, ma  l’accettazione richiede la loro libera volontà ed Io non la costringo.

Perciò voi, Miei servitori, siete molto necessari per questa Mia ultima Azione di Salvataggio, ed  Io benedico ogni lavoro che prestate per Me. Perché è una sorte orrenda che attende coloro, che non  hanno intrapreso prima la via del ritorno a Me. Io lo so e per questo tolgo ancora prima dalla Terra  coloro che non sono ancora del tutto caduti al Mio avversario, affinché ancora nel Regno dell’aldilà  possano arrivare ad una chiara Luce e poi possano tendere verso l’Alto. E perciò sentirete sempre e  sempre di nuovo di casi di morte in gran numero, ed allora dovete sempre sapere, che allora la Mia  grande Misericordia ha richiamato questi uomini dalla Terra, affinché non cadano totalmente al Mio  avversario.

Che poi possono essere colpiti anche degli uomini buoni, per questi non è davvero un male,  perché nel Regno dell’aldilà possono contribuire ad indicare ad altri la via. Il loro amore può  portare molta benedizione nell’aldilà, e loro stessi potranno aumentare il loro grado di maturità  mediante il lavoro di redenzione, che è il loro bisogno in vista di molte anime povere, ammalate e  deboli, che hanno trovato una morte improvvisa e che sono senza Luce.

Il tempo va verso la fine, ed ogni giorno deve essere valutato per la redenzione di anime erranti. E  che cosa potete fare di meglio, voi Miei servitori sulla Terra, che farMi parlare agli uomini tramite  voi? Che cosa potete fare di meglio che diffondere la Mia Parola e renderla accessibile a coloro, che  sono ancora nel mondo ed hanno difficoltà di staccarsene? Il vostro costante legame con Me Mi  offre la possibilità di parlare a molti uomini, e la Forza della Mia Parola opererà in costoro che non  sono ancora caduti totalmente al Mio avversario, un cambiamento della loro volontà, e questi  saranno poi anche salvati dall’abisso, al quale ora vanno incontro.

Vi è stato sempre annunciato che aumentano anche le miserie, ma per questo dovete avere la  giusta spiegazione, che soltanto l’Amore Mi induce a ciò per le creature ancora a Me infedeli,  quando dubitate anche di questo ed a volte non siete in grado di afferrare, quando vi giunge la  notizia di grandi sciagurati colpi del destino, con i quali gli uomini vengono colpiti in tutto il  mondo, quando contribuiscono, affinché gli uomini ne sono talmente toccati, che in loro si  manifesti la volontà di aiutare, che in loro si accenda l’amore, allora anche questi colpi del destino  sono di benedizione, quando riflettete, che questi uomini evitano una nuova rilegazione, che porta  loro di nuovo dei tempi infiniti del tormento e della prigionia. Perché Io voglio sempre soltanto  aiutare, che gli uomini diventino beati, ed Io faccio di tutto affinché portino a conclusione il loro  percorso di sviluppo ancora su questa Terra.

Amen.

Bertha Dudde 10 settembre 1962

A che serve il Papa?





Monsignor Gaume

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



Liberazione e Rinuncia al Peccato Sessuale 
              
Rinuncio a ogni peccato sessuale in cui sono stato coinvolto nel passato, tra cui fornicazione,  masturbazione, pornografia, perversione, fantasia, e adulterio nel nome di Gesù. 
Io spezzo tutte le maledizioni di adulterio, perversione, fornicazione, lussuria, incesto, stupro,  molestie, illegittimità, prostituzione, e poligamia nel nome di Gesù. 
Ordino a tutti gli spiriti della lussuria e della perversione di uscire dal mio stomaco, dai  genitali, dagli occhi, dalla mente, dalla bocca, dalle mani, e dal sangue nel nome di Gesù. 
Presento il mio corpo al Signore, come sacrificio vivente (Rm 12.1). 
Le mie membra sono le membra di Cristo. Non lascerò che siano i membri di una prostituta (1  Cor. 6,15). 
Rilascio il fuoco di Dio per bruciare tutta la lussuria impura dalla mia vita nel nome di Cristo. 
Spezzo tutti i legami dell'anima empi con ex amanti e partner sessuali nel nome di Gesù. 
Io scaccio tutti gli spiriti di solitudine che volessero guidarmi a empi rapporti sessuali nel  nome di Gesù. 
Ordino a tutti gli spiriti di lussurie ereditarie dai miei antenati di venire fuori nel nome di  Gesù. 
Ordino a tutti gli spiriti di stregoneria che lavorano con la lussuria di andarsene nel nome di  Gesù. 
Prendo autorità su i miei pensieri e lego tutti gli spiriti di fantasia e di pensiero lussurioso nel  nome di Gesù. 
Io scaccio tutti gli spiriti di lussuria che causano rottura di matrimonio che volessero spezzare  l'alleanza nel nome di Gesù. 
Io scaccio e libero me stesso da eventuali spiriti sposo e spiriti di incubi e succubi nel nome di  Gesù. 
Io scaccio tutti gli spiriti di perversione, tra cui gli spiriti di lussuria Moabiti e Ammoniti, nel  nome di Gesù. Ricevo lo spirito di santità nella mia vita per camminare in purezza sessuale nel nome di Gesù  (Rm 1:4).  
Mi sciolgo dallo spirito del mondo, dalla concupiscenza della carne, dalla concupiscenza degli  occhi e dalla superbia della vita. Ho vinto il mondo mediante la potenza dello Spirito Santo (1 Giovanni  2:16). 
Sono stato crocifisso con Cristo. Io mortifico le mie membra. Non lascio che il peccato regni  nel mio corpo, e non voglio obbedire alla sua concupiscenza (Rm 6:6-12). 

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



RIVELAZIONI DI DIO SUL DILUVIO “UNIVERSALE” 

(GFD/3/134) 1. I potenti popoli stranieri però, costituiti dai figli  generati dagli uomini scesi dall’altura con le belle donne della  pianura, tennero consiglio nelle loro dodici nuove città, i nomi delle  quali erano questi: Lim, Kira, Sab, Marat, Sincur, Pur, Nias, Firab,  Pejel, Kasul, Munin e Tiral, ed in una assemblea generale tenutasi a  Lim si discusse in questo modo: 

2. «Fratelli, che si deve fare con la città di Hanoch, questa antica  ingannatrice del genere umano? Perché tutti i vantaggi migliori della  vita noi dobbiamo acquistarceli da essa a carissimo prezzo? Perché  gli hanochiti sono i padroni, mentre noi siamo meno dei loro infimi  servitori?! Eppure noi siamo figli dall’altura, quantunque qua e là ci siano figli generati dalle donne della pianura! 

3. Fratelli, noi siamo dei giganti; i nostri muscoli hanno una tale  forza che possiamo combattere con i leoni, le tigri, gli orsi e le iene,  mente gli hanochiti possono combattere al massimo con le mosche!  

4. Che succederebbe se noi ci riunissimo a migliaia e ci mettessimo in marcia contro Hanoch, e ci impadronissimo della città e di  tutte le sue incalcolabili ricchezze? 

5. Questo è certamente vero: questa città è circondata da una  muraglia estremamente solida e con centosettanta porte a triplice  chiusura, e sopra ciascuna porta c’è un gigante di ferro il cui aspetto  è bensì terribile, ma infine si tratta di una cosa morta, prodotta dalle  mani dell’uomo, e che da sé non può difendersi nemmeno da una  mosca! 

6. Sarebbe dunque tempo che noi ci unissimo e che andassimo contro Hanoch!». 
--------------------------------------------------------------------------
Dopo questa decisione, ebbe inizio una guerra che si protrasse per  molti anni e che terminò con la costituzione di un nuovo governo  aristocratico asiatico, con la fondazione di feudi e principati.   Vediamo la descrizione tratta dal testo originale. 


(GFD/3/137) (Continua il Signore:) 1. «L’aristocrazia andava  così formandosi sempre più. I signori di Hanoch diventavano  sempre più potenti e il loro regno si estendeva sempre più.  
Essi istituirono nuove colonie(7), edificarono dappertutto nuove  città e, ad eccezione del regno dei figli di Sihin, tutta l’Asia venne  ben presto popolata. 

2. Soltanto le alte regioni della montagna furono risparmiate dagli  hanochiti; queste furono occupate dagli horadaliti, il popolo  guerriero dei tempi di Lamec della pianura che noi già conosciamo, i  quali presero possesso dei migliori pascoli delle montagne. 

3. I signori di Hanoch fondarono con ciò feudi e principati a 
centinaia.

4. Dove essi facevano costruire una nuova città al centro di una  nuova colonia, la essi la concedevano subito in feudo ad un principe  nominato da loro. Costui doveva versare annualmente un modesto  tributo ad Hanoch, ma per il resto egli era padrone assoluto del suo  paese e del suo popolo. 

5. Un simile principe era per il popolo, nella maggior parte dei  casi, il tutto nel tutto. Egli era reggente e arbitrario legislatore nel  suo paese; egli era l’unico commerciante all’ingrosso nella sua  città ed era l’unico produttore “in omnibus” (in tutte le cose) per il  suo popolo, in modo che questo fosse obbligato a comperare tutto  da lui. 

6. Inoltre egli era contemporaneamente – senza il Mio Volere –  anche il sacerdote del popolo che gli era sottomesso; la sua dottrina  però faceva ben di rado cenno a Me, bensì non faceva che mettere in  rilievo la sua dignità, e diceva che sacrificando a lui si sacrificava  anche a Dio del Quale egli era il sostituto sulla Terra, e che dipendeva soltanto da lui se a qualcuno sarebbe stata o no concessa  da Dio la vita eterna dell’anima dopo la morte del corpo. 

7. Quando col tempo il popolo aumentò di numero ed il paese si  estese, vennero bensì ordinati dei sottosacerdoti, ma a questi non era  lecito predicare a nome proprio, bensì a nome del principe, perché in  questo caso anche la minima parola arbitraria era reputata cosa  condannabile da parte dello stesso principe, e il trasgressore doveva sottoporsi non di rado ad opere di penitenza crudeli e ridicole per  liberarsi da un simile peccato mortale davanti al principe. 

8. Queste opere di penitenza consistevano nel catturare serpenti,  nell’uccidere un determinato numero di tigri, leoni, orsi, iene e simili  altre specie; era però concesso al penitente di farsi accompagnare da  dei compagni di penitenza che si fossero volontariamente prestati ad assisterlo.

9. Le piccole opere di penitenza, invece, consistevano in offerte; nel  caso di mancanza di mezzi, però, le offerte diventavano bastonate. 

10. Le donne avevano il più delle volte leggi molto più liberali e,  nei casi di trasgressioni da parte loro, la penitenza consisteva in  vergate sul nudo sedere. 

11. Tuttavia, per quanto concerne la pena di morte, Hanoch si era  riservata l’esclusivo diritto di applicarla, e questa consisteva  nell’appendere il condannato per i piedi con una catena e fra due  pilastri alti dieci klafter (19 m), e poi veniva fatto dondolare di qua e  di là per una giornata intera, naturalmente con il corpo e il capo a  penzoloni.

12. Se qualcuno, alla fine della giornata, avesse conservato in sé  ancora qualche traccia di vita, allora non veniva più fatto dondolare  oltre, ma veniva di nuovo reso libero. Se egli rinveniva, poteva  andarsene per i fatti suoi; se invece moriva nel corso della notte,  allora veniva seppellito la mattina seguente. Ma se moriva durante la  giornata su quella enorme altalena, allora il suo cadavere veniva gettato in pasto agli animali feroci che già allora venivano tenuti  custoditi in apposite gabbie. La morte avvenuta sull’altalena  costituiva una prova che il condannato aveva certamente meritato la  morte. 

13. Coloro dunque che fossero stati trovati degni di morte, dovevano venire sempre mandati dai principi dei feudi ad Hanoch.  

14. Non passarono però molti anni che ad Hanoch dovettero venire  erette quasi un centinaio di simili altalene, e non c’era un giorno in  cui rimanessero inattive. 

15. Questo governo aristocratico durò in questo modo per un  centinaio di anni e terminò con la morte del re della città di  Hanoch, Uraniele, che aveva raggiunto circa l’età di trecento anni  e che alla fine dovette morire nella massima miseria, ma tuttavia  nella condizione della riacquistata Grazia di Dio che egli aveva  interamente e assolutamente perso. 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco

L'ultimo Papa canonizzato



LE VACANZE DI GIUSEPPE SARTO 

E qui ci piace accennare al modo, con il quale Giuseppe Sarto era solito  passare le sue vacanze. 
Nei tre mesi estivi che gli alunni dei Seminari passavano allora in famiglia,  egli dava sempre a vedere quanto fosse compreso del suo nuovo stato di vita  e la grande stima che faceva della vocazione sacerdotale. 
I suoi giorni scorrevano limpidi e tranquilli tra la sua casetta, la Canonica e la  chiesa (38). 
Le sue occupazioni erano lo studio, la preghiera e la musica sacra, interrotte  da un po' di svago all'aria aperta tra la pace serena dei campi. 
Qualche sera la passava in casa della sorella Teresa e del cognato Giovanni  Battista Parolin che teneva la piccola osteria delle “Due Spade”, e, qualche  rara volta, insieme al Parroco ed al Cappellano, si recava alla villa della Contessa Marina Loredan-Gradenigo: una vecchietta di spirito che era stata  dama di corte di Napoleone I. (39). 
Ma poi veniva la stretta al cuore. Quando le vacanze volgevano al termine,  un pensiero lo tormentava: la sua povertà. 
Don Jacuzzi — è vero — di quando in quando gli mandava qualche “fiorino”  per i suoi minuti bisogni (40). 
Ma questo non bastava. E allora, prima di rientrare in Seminario, non senza  un sentimento di confusione e di rossore, si presentava umilmente alla porta  della buona gente di Riese per domandare quel poco di denaro che gli doveva  servire per le sue piccole spese, le quali si riducevano ai libri che gli  occorrevano per continuare gli studi (41). 
I buoni Riesini erano con lui generosi, ma più ancora perché sapevano che  egli sentiva profondamente la santità della propria vocazione ed aveva  nell'anima il fascino di quella bella virtù che il Maestro Divino nel Sermone  della Montagna elevò al senso divino di una Beatitudine: “Beati i mondi di  cuore” (42). 
Su questo punto, nessun dubbio. Non si ricorda, forse, a sua lode, che mai dal  suo labbro uscì parola meno che misurata, meno che pura, meno che santa e  che, non solamente con gli estranei, ma con gli stessi parenti più stretti  conservò sempre la più scrupolosa riserbatezza? (43). 
Alla fine dell'anno scolastico 1856-1857, mentre Giuseppe Sarto si preparava  di ritornare in famiglia per le solite vacanze autunnali, la buona Margherita  Sanson pregò il genero Giovanni Battista Parolin di andare a rilevarlo a  Padova con la sua “timonella” (44). 
Andò il buon uomo, conducendosi dietro anche la giovane sposa Teresa. Ma  la cosa non piacque al Seminarista, che, preso pretesto di dare una occhiata  alle diverse contrade della città, si incamminò a piedi, obbligando il cognato  a seguirlo a distanza. Solamente quando si trovò fuori di città accondiscese a  salire sulla “timonella”, discendendone, però, all'ingresso dei diversi paesi  scaglionati lungo la non breve strada da Padova a Riese, con quanto disagio  suo, del cognato e della sorella è facile immaginarlo (45). 
Arrivato a casa, raccontò alla mamma come aveva fatto il viaggio, ma la  pregò che se un'altra volta avesse mandato a prenderlo in Seminario, badasse  che non ci fossero donne. 
— Ma Teresa non è forse tua sorella? — osservò la madre. 
— Sì, è mia sorella, ma questo lo sappiamo noi, lo sanno i parenti, non lo  sanno gli altri! (46) 
Una risposta degna di un candidato al sacerdozio! 

Il Beato Pio X, del Padre Girolamo DAL GAL Ofm c.

LA MADONNA E’ LA MIA MAMMA



Modello di vera pietà

La Madonna che prega.

La vedo in ispirito nella sua casetta, per le strade di Nazaret, nella Sinagoga.

Prega. Ma non ama tanto pronunciare parole. Prega col cuore, con gli occhi, con l'offerta del suo lavoro, dei suoi sacrifici.

è quella « la sua pietà »; è così che si dona a Dio, dimentica di sé, in uno slancio devotissimo e ardente: « La Madre di Dio è figura della Chiesa, come già insegnava Sant'Ambrogio, nell'ordine cioè della fede, della carità, e della perfetta unione con Cristo ».


ADAMO NELLO STATO DI GIUSTIZIA ORIGINALE



negli scritti della Serva di Dio LUISA PICCARRETA 


“…Fu la donna l’incitamento, la causa per cui l’uomo precipitò nelle sue  sventure, e Noi vogliamo servirci della donna per mettere le cose in ordine e far  uscire l’uomo dalle sue sventure e restituirgli il decoro, l’onore, la vera somiglianza nostra, come fu da Noi creato”.  (15° Vol., 11.07.1923) 

“…Vuoi tu sapere perché ADAMO peccò? Perché dimenticò che Io lo amavo e  dimenticò di amarmi. Fu questo il primo germe della sua colpa. Se avesse  pensato che Io lo amavo assai e che lui era obbligato ad amarmi, mai si  sarebbe deciso a disubbidirmi, sicché prima cessò l’amore, poi cominciò il  peccato. E come cessò di amare il suo Dio cessò il vero amore verso se stesso;  le sue stesse membra e potenze si ribellarono a lui stesso; perdette il dominio,  l’ordine, e diventò pauroso. Non solo, ma cessò il vero amore verso le altre  creature, mentre Io lo avevo creato con lo stesso amore che regnava tra le Divine Persone, che uno doveva essere l’immagine dell’altro, la felicità, la gioia  e la vita dell’altro. Perciò, venendo sulla terra, la cosa a cui diedi più importanza  fu che si amassero l’un l’altro come erano amati da Me, per dar loro il mio  primo amore, per far aleggiare sulla terra l’Amore della SS. Trinità…” (16° Vol.,  06.09.1923) 

Pablo  Martín  Sanguiao

venerdì 21 febbraio 2020

REGOLE ED ESORTAZIONI



COME I MINISTRI DEVONO RADUNARSI INSIEME


1 Ciascun ministro possa riunirsi con i suoi frati, ogni anno, ovunque piaccia a loro, nella festa di san Michele arcangelo, per trattare delle cose che riguardano Dio. 2 Ma tutti i ministri, quelli che sono nelle regioni d’oltremare e oltralpe una volta ogni tre anni, e gli altri una volta all’anno, vengano al Capitolo generale nella festa di Pentecoste, presso la chiesa di Santa Maria della Porziuncola a meno che dal ministro e servo di tutta la fraternità non sia stato ordinato diversamente.

S. Francesco d’Assisi

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI




RIVELAZIONI DI DIO SUL DILUVIO “UNIVERSALE” 

Poi avvenne che i popoli che abitavano al di là dei territori della  città di Hanoch vennero a sapere che in questa grandiosa città si  “producevano” le donne più belle. E quando videro queste  bellezze, furono colti da vera frenesia, le comprarono e così ebbe  inizio il commercio di carne umana femminile, ovvero iniziò la prostituzione.
Nel frattempo anche gli abitanti che vivevano sulla montagna  vennero a sapere di tali bellezze femminili, e nonostante fossero  istruiti e vivessero nel rispetto della Legge di Dio comunicata  tramite profeti ed ispirati, gli uomini scesero in pianura in massa,  persero la testa, si diedero ai piaceri e alla lussuria e non fecero  più ritorno sulla montagna.  
Perfino dei messaggeri di Dio che dimoravano sulla montagna –  inviati nella pianura per fare rinsavire tale popolo che si era dato  alla totale lussuria costruendo bordelli con migliaia e migliaia di  belle e prosperose prostitute – persero la testa per tali bellezze e  non fecero più ritorno. Infine le donne della montagna, che erano  state abbandonate dai mariti e dai fidanzati avendo costoro  preferito le donne “artificiali” che sfornava l’istituto di bellezza,  scesero in pianura per riprenderseli, ma vennero catturate dal re  allo scopo di farle abbellire e poi venderle agli abitanti dei popoli  delle varie città che attorniavano quella di Hanoch. Una volta uscite  dall’istituto di bellezza, tali montanare, che erano molto alte,  piacquero agli hanochiti; essi le vollero per loro e, per averle,  diedero in cambio le loro mogli e le loro figlie, che erano di bassa  statura, all’istituto di bellezza. 
E in questa mescolanza di due razze diverse, nacquero anche figli  geneticamente diversi, e cioè dal piccolo maschio della pianura che  si univa con l’alta femmina della montagna usciva una razza con  elevate caratteristiche di genialità inventiva, mentre dall’alto  maschio della montagna che si univa con la piccola femmina della  pianura usciva una razza “gigantesca e muscolosa”.
Ecco la descrizione tratta dal testo originale. 


(GFD/3/133) (Dice il Signore:) 1. «Ma quando, trascorso all’incirca  un anno e mezzo, le donne provenienti dall’altura si trovarono  completamente in forma, esse piacquero così tanto agli hanochiti, i  quali ammiravano tantissimo quelle imponenti stature, al punto che  essi non vollero affatto più saperne di metterle in vendita, ma se le  tennero per loro e, in cambio, offrirono all’istituto le loro mogli  assieme alle loro figlie, aggiungendovi un corrispondente contributo  in oro per il sostentamento, nonché per altre tasse accessorie che erano  di vario genere in relazione al sostentamento stesso. 

2. E gli uomini di Hanoch generarono poi dei figli con le donne  dell’altura, e questi figli, tanto il sesso maschile che femminile, in  primo luogo crebbero estremamente belli, e in secondo luogo erano colmi di spirito inventivo, e ciò particolarmente nel campo della  meccanica, nel campo dell’arte, nel campo della chimica e ancora in  mille altri campi. 

3. Il vetro fu una delle invenzioni principali di questi figli, certo  realizzata solo nella loro condizione di adulti. 

4. Tale scoperta contribuì a conferire tutto un altro aspetto alla  grande città di Hanoch, già entro il periodo di trent’anni. 

5. Il re, che era tuttora vivo, diede inizio alla coniatura di monete, le quali vennero considerate quale mezzo di scambio quanto mai  comodo. 

6. Per conseguenza ad Hanoch il commercio si sviluppò enormemente, e la città divenne sempre più grande e sontuosa. 

7. Inoltre il grande sfruttamento d’oro e d’argento diede così tanto  contributo che il re, in primo luogo, fece dorare tutto il suo castello  estremamente grande, e in secondo luogo se ne fece costruire  addirittura un altro dotato di uno splendore quanto mai sfarzoso e  questo, sotto ogni aspetto, tanto riccamente ornato con l’arte e la  natura, che nemmeno tutti i principi del tempo attuale(5) sarebbero in  grado di realizzare un’opera simile. 

8. Nel corso di ulteriori trent’anni Hanoch giunse ad assumere un  aspetto tale che i popoli stranieri credevano che degli esseri superiori  dovevano avervi messo mano, altrimenti non sarebbe stato possibile  immaginare come quell’antica città, solitamente buia e cupa, avesse potuto tanto eccellere in grandezza, magnificenza e inconcepibile  maestà. 

9. Come fosse grande questa città di Hanoch lo si può arguire dal  fatto che in essa si trovavano mille edifici grandi al punto che  ciascuno poteva accogliere, con tutta comodità, dalle diecimila alle  quindicimila persone, per non parlare poi delle varie migliaia di  palazzi e di case più piccole. 

10. Si costruirono pure ogni specie di scuole e di istituti di  educazione, e tutte le città erano obbligate a servirsi dei vantaggi  che offriva Hanoch, naturalmente versando somme ingenti. 

11. Ma l’astuta corte di Hanoch un giorno si accorse che i popoli  stranieri, che erano molto potenti, cominciavano sempre più a  bramare le immense ricchezze di Hanoch, e quindi deliberò di  recintare la grande città con una poderosa muraglia. 

12. La decisione fu dunque presa, e già all’indomani si poterono  vedere tutto intorno alla città milioni di mani intensamente attive,  tanto che già nel giro di due anni la grande città si trovò circondata  da una muraglia alta trenta klafter (57 m) e larga dieci (19 m), che si  estendeva per una lunghezza di settantasette miglia (571 km) secondo l’attuale(6) misura. 

13. Centosettanta porte davano accesso alla città. Ciascuna porta  aveva tre imposte di ferro poderosamente forti per chiudere, e al di  sopra di ciascuna porta si ergeva una statua colossale di ferro che  raffigurava un guerriero, entro la quale vi era spazio per tenere  nascosti fino a trenta guerrieri che, dall’interno della testa, potevano  lanciare pietre fuori dagli occhi, dalla bocca e dagli orecchi della  statua lasciati aperti a questo scopo. 

14. Si potrebbe forse supporre che in quel tempo l’esecuzione di  opere di questa specie avrebbe dovuto richiedere dei secoli. O no!  Basti pensare a quali siano le possibilità di esecuzione di un milione  di braccia sotto una direzione esperta ed avveduta, ed allora si  comprenderà come Hanoch poteva compiere un simile lavoro entro  il termine di sette anni; e ciò con tanta maggior sicurezza se si  considera la più grande forza degli uomini di allora, il loro zelo e  certamente anche l’influenza potente del Serpente [Satana].  

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco

SOPPORTARE I DIFETTI DEGLI ALTRI



Quei difetti, nostro od altrui, che non riusciamo a correggere, li dobbiamo sopportare con pazienza, fino a che Dio non disponga altrimenti. Rifletti che, per avventura, questa sopportazione è la cosa più utile per te, come prova di quella pazienza, senza della quale ben poco contano i nostri meriti. Tuttavia, di fronte a tali difficoltà, devi chiedere insistentemente che Dio si degni di venirti in aiuto e che tu riesca a sopportarle lietamente. Se uno, ammonito una volta e un'altra ancora, non si acquieta, cessa di litigare con lui; rimetti invece ogni cosa in Dio, affinché in tutti noi, suoi servi, si faccia la volontà e la gloria di Lui, che ben sa trasformare il male in bene. Sforzati di essere paziente nel tollerare i difetti e le debolezze altrui, qualunque essi siano, giacché anche tu presenti molte cose che altri debbono sopportare.   
  
2.     Se non riesci a trasformare te stesso secondo quella che pure è la tua volontà, come potrai pretendere che gli altri si conformino al tuo desiderio? Vogliamo che gli altri siano perfetti; mentre noi non correggiamo le nostre manchevolezze. Vogliamo che gli altri si correggano rigorosamente; mentre noi non sappiamo correggere noi stessi. Ci disturba una ampia libertà degli altri; mentre non sappiamo negare a noi stessi ciò che desideriamo. Vogliamo che gli altri siano stretti entro certe regole; mentre noi non ammettiamo di essere un po' più frenati. In tal modo, dunque, è chiaro che raramente misuriamo il prossimo come noi stessi. Se fossimo tutti perfetti, che cosa avremmo da patire dagli altri, per amore di Dio? Ora, Dio così dispone, affinché apprendessimo a portare l'uno i pesi dell'altro (Gal 6,2). Infatti non c'è alcuno che non presenti difetti o molestie; non c'è alcuno che basti a se stesso e che, di per sé, sia sufficientemente saggio. Occorre, dunque, che ci sopportiamo a vicenda, che a vicenda ci consoliamo, che egualmente ci aiutiamo e ci ammoniamo. Quanta virtù ciascuno di noi abbia, ciò appare al momento delle avversità: non sono le occasioni che fanno fragile l'uomo, ma esse mostrano quale esso è. 

L'Imitazione di Cristo

VITA DI CRISTO



La preistoria di Cristo  

Il Signore che deve nascere da Maria è la sola Persona al mondo che abbia mai avuto una preistoria: una preistoria che non va studiata nel limo e nella giungla dei primordi, ma nel seno dell'Eterno Padre. Sebbene Egli apparisse in Betlemme come l'uomo della Caverna, giacché nacque in una stalla scavata nella roccia, il Suo cominciamento nel tempo in quanto uomo fu senza inizio nell'eternità in quanto Dio. Solo progressivamente Egli rivelò la Propria Divinità, e non già perché andasse via via acquistandone coscienza, ma perché intenzionalmente volle rivelare quanto più tardi possibile il fine della Propria venuta.  

Di Lui in quanto Figlio di Dio, S. Giovanni riferisce la preistoria all'inizio del suo Vangelo:  

«In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era al principio presso Dio. Tutto per mezzo di lui è stato fatto e senza di lui non è stato fatto nulla di ciò ch'è stato fatto» (Giov. 1: 1-3)  

«In principio era il Verbo». Qualsiasi cosa nel mondo è fatta secondo il pensiero di Dio, perché non v'è cosa che non implichi pensiero. Ogni uccello, ogni fiore, ogni albero è stato fatto secondo un'idea esistente nella Mente Divina. I filosofi greci sostenevano che il pensiero fosse astratto; ora, il Pensiero del Verbo di Dio si rivela sotto forma di Persona; la Sapienza assume aspetto di Personalità. Antecedente alla Sua esistenza terrena, Gesù Cristo è eternamente Dio, la Sapienza, il Pensiero del Padre.  

Nella Sua esistenza terrena, Egli è codesto Pensiero o Verbo di Dio che parla agli uomini. Una volta concepite e pronunziate, le parole degli uomini passano, ma la Parola di Dio è pronunziata fin dall'eternità e non può mai cessare di essere pronunziata.  

Con la Sua Parola, l'Eterno Padre esprime tutto ciò che comprende, tutto ciò che sa. Come la mente conversa con se stessa per mezzo del proprio pensiero, e per mezzo di codesto pensiero vede e conosce il mondo, così, come in uno specchio, il Padre vede Se stesso nella Persona della Propria Parola. L'intelligenza finita abbisogna di molte parole per esprimere certe idee; Dio, invece, parla una volta per sempre entro di Sé, e una Sua sola Parola raggiunge l'abisso di tutte le cose conosciute e conoscibili. In codesta Parola di Dio si celano tutti i tesori della sapienza, tutti i segreti delle scienze, tutti i disegni delle arti, tutte le cognizioni del genere umano. Cognizioni però che, paragonate al Verbo non costituiscono che una sillaba quanto mai debolmente balbettata.  

Nella perenne giovinezza dell'eternità, il Verbo era presso Dio.  

Ma ci fu, nel tempo, un momento in cui Esso non provenne dalla Divinità, così come c'è un momento in cui il pensiero formulato dalla mente dell'uomo non è ancora pronunziato. Allo stesso modo che il sole non è mai privo di splendore così il Padre non è mai privo del Figlio; e allo stesso modo che chiunque pensi non è mai privo di pensiero, così, su una scala infinita, alla Mente Divina si accompagna sempre la Parola. Dio non aveva impiegato i giorni eterni in una sublime quanto solitaria attività: aveva avuto sempre presso di Sé un Verbo a Lui affatto pari.  

«Tutto per mezzo di lui è stato fatto e senza di lui non è stato fatto nulla di ciò ch’è stato fatto. In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. E la luce splende fra le tenebre e le tenebre non l'hanno accolta» (Giov. 1: 3-5)  

Tutto ciò che esiste nello spazio e nel tempo esiste in virtù del Potere creatore di Dio. La materia non è eterna, l'universo ha dietro di sé una Personalità intelligente, un Architetto, un Costruttore, un Sostegno. La creazione è opera di Dio. Lo scultore lavora sul marmo, il pittore sulla tela, il meccanico sulla materia, ma nessuno di essi può creare. Essi non fanno che formare nuove combinazioni di cose già esistenti: la creazione appartiene solo a Dio.  

Dio scrive il Proprio nome sull'anima di ogni uomo. La ragione e la coscienza sono la Divinità entro di noi nell'ordine della natura. I primi Padri della Chiesa erano usi a raffigurar la sapienza di Platone e di Aristotele come la presenza inconsapevole del Cristo entro di noi. Gli uomini sono come tanti libri che escono dalla tipografia divina, e sul cui frontespizio, anche se essi non recano alcun altro scritto, è perlomeno indissolubilmente stampato il nome dell’Autore. Dio è come la filigrana sulla carta, che quando vi sia impressa non ne scompare mai. 

Venerabile Mons. FULTON J. SHEEN

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



RIVELAZIONI DI DIO SUL DILUVIO “UNIVERSALE”

(GFD/3/129) 5. [Dice il Signore:] «Nella città di Hanoch si  eresse un istituto di bellezza femminile, e questo consisteva in un  grande edificio che venne costruito appositamente, nel quale  vennero accolte da tutta la città-sobborgo, come pure dalle  campagne e dalle dieci città, parecchie migliaia di ragazze di età  fra i dodici e i vent’anni, e bastava che avessero solo gli arti diritti.  6. In questo istituto, al quale venne dato il nome di “Onore del re”,  le ragazze venivano nutrite con i cibi e le bevande più raffinate,  venivano lavate con le più raffinate specie di oli e ricevevano anche  un’educazione nella quale Dio c’entrava a mala pena qualcosa di più  di quanto c’entri nell’educazione di oggigiorno(4), quando cioè nelle  scuole femminili, e come anche in tutti gli altri istituti di educazione,  l’istruzione della religione occupa l’ultimo posto. [...]  

(GFD/3/130) 1. Se qualcuno volesse chiedere se in questo istituto  per l’abbellimento delle donne venisse effettivamente procurata in un  certo qual modo una nuova bellezza al corpo della donna, a costui sia  detto che, in primo luogo, il Nemico della vita degli uomini sulla Terra  [Satana] fa’ certo ogni sforzo possibile e immaginabile perché simili  imprese degli uomini, destinate a portare acqua al suo mulino, trovino  favorevole realizzazione; in secondo luogo poi l’esperienza insegna  quasi ad ognuno quanto un vestire conveniente e adatto possa dare  risalto alla persona della donna. Quali illusioni ottiche vengono non di  rado prodotte, e quanto spesso la sensazione esteriore viene ingannata  da una acconciatura del capo ben scelta, da un vestito di seta all’ultima  moda e da molti altri simili mezzi di Satana! 

2. Ma se già l’attuale snervato genere umano può ancora venire  attirato nelle reti di Satana mediante tali mezzi, allora è facile  immaginare come a quel tempo una nazione molto più sana e  robusta di nervi e ricca di fantasia potesse venire ingannata con tanta  maggiore facilità con mezzi del genere. 

3. E siccome la forza dell’inventiva umana non si dà mai pace,  neanche a quel tempo essa stava tranquilla. Di anno in anno  venivano fatte nuove invenzioni nel campo dell’abbellimento delle  donne, e bastava che una ragazza avesse gli arti diritti, ciò che allora  era quasi sempre il caso senza eccezione, e lei poteva senz’altro  venire abbellita. 

4. Infatti gli artisti dell’abbellimento dicevano: «Ogni essere  femminile sano lo si può ingrassare e con ciò lo si può rendere  grasso e più arrotondato, e una veste che aderisca perfettamente alla  persona la rende sempre interessante; vi si aggiunga poi una  opportuna e incantevole educazione e qualsiasi maschio che venga  in contatto con una simile bellezza rifatta è catturato!» 

5. E questo succedeva anche in realtà. Ma siccome ben presto non  venne attribuito più alcun valore ad una donna se non fosse uscita  dall’“Onore del re”, allora qualsiasi altra donna cominciò anzitutto a  sentirsi disonorata e profondamente offesa. 

6. Visto però che con il sentirsi offesa si otteneva poco o  assolutamente nulla, allora le donne, per così dire “esterne”, le quali  cioè non erano uscite dall’istituto “Onore del re”, parlarono con gli  artisti dell’abbellimento per vedere se, versando delle buone  ricompense, non fosse possibile rendere belle anche loro. 

7. E considerato che quegli artisti non disdegnavano il guadagno,  allora essi accolsero nel loro istituto anche donne più anziane e le  ingrassarono e le acconciarono a tal punto che era una cosa  vergognosa.

8. Ma tutto ciò non danneggiava minimamente la cosa. Bastava  solo che la carne tornasse di nuovo, e poi tutto era già di nuovo  guadagnato; infatti eliminare le grinze dalla faccia era solo uno  scherzo per i nostri artisti. 

9. Con l’andare del tempo l’“Onore del re” dovette venire ampliato  ancora di dieci volte; ma da ciò si può chiaramente rilevare in quanta  considerazione fosse salito questo istituto. 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco

IL PADRE NEGLI ULTIMI TEMPI



«VOGLIO ESSERE COME UN BAMBINO PICCOLINO... »
 "Voglio essere come un bambino piccolino... che tira la veste al suo Papà e con il sorriso gli chiede le cose più semplici, che al mondo possono sembrare le più impossibili..."
La piccolina del Padre


LA "PIOGGIA DI FUOCO"

Cara "Piccolina del Padre",
continuiamo il discorso iniziato nel numero precedente. (…) 
Circa venti anni fa parlammo anche noi di una "pioggia di fuoco" a proposito della seconda Lettera di San Pietro, nel l° volume della trilogia "Dio è Padre". Da vario tempo lunghi stralci di quel libro vengono riportati nella rivista dei Padri Gesuiti Messaggero dell'O. R. P., e questo ci ha fatto tanto piacere. Attingiamo anche noi a quanto scrivemmo allora, anche per fare un po' di pubblicità a questi tre volumetti scritti per volontà di Madre Eugenia che ci suggerì anche i titoli. Non sono entrati tra i bestsellers ma, se vanno bene per i Gesuiti, può darsi che meritino la fatica che ci sono costati.
Tu, Piccolina del Padre, mi scrivi ancora: "Secondo me è meglio la conversione di tutti, la conversione dei cuori, in un istante, in un attimo, il tempo di un respiro". Ma come ciò può concretizzarsi? Credo che la cosa sia un pochino più complessa, perché una vera conversione comporta una profonda maturazione interiore che può realizzarsi solamente attraverso il vaglio di una sofferta macerazione. Il figliol prodigo insegna.
Però è possibile che questa "maturazione" avvenga in modo simultaneo per molti, sotto una eccezionale pressione dello Spirito che può determinare in contemporanea un capovolgimento interiore a livello di massa. Potrebbe essere il frutto dei famosi "tre giorni di buio" di cui tanto si parla, durante i quali si addizionerebbero tutte le catastrofi che dovrebbero provocare la fine del mondo... del male. Perché durante questa... "Tre giorni" - che simboleggiano la passione e la morte di Gesù - ogni uomo vivrà la propria agonia spirituale. In questa morte interiore verranno demolite tutte le false strutture costruite dal proprio "io": questi - che Padre Pio da Pietrelcina ha più volte definito il vero "satana" - sarà distrutto dall'azione potente del Padre mediante la "pioggia di fuoco", che sarà pioggia di Spirito Santo e che va perciò intesa in senso spirituale.
Per dare la giusta interpretazione a questa "pioggia di fuoco" di cui parla San Pietro, è fondamentale precisare i concetti di "cielo", "cieli" e "terra" nella Scrittura.

Padre Andrea D'Ascanio