sabato 14 dicembre 2019

PADRE PIO E IL DIAVOLO




Gabriele Amorth racconta... 

In un'occasione specifica, il 24 febbraio 1939, un'altra lettera avverte: questa sera mentre state a cena Padre Pio aprirà la Chiesa. É l'ora di cena. Dopo alcuni bocconi, Padre Pio avverte il padre vicario che deve assentarsi ed esce. Racconta padre Raffaele: «Salgo su nel corridoio; mi levo i sandali e a piedi nudi - faceva freddo - vado dietro la porta del coro per assicurarmi che Padre Pio fosse ancora là; e con mia somma sorpresa e grande umiliazione sento che il povero Padre, tanto calunniato da anime vendute al diavolo, si disciplinava dicendo il Miserere a voce abbastanza chiara... Dopo osservo dal finestrino della stanzetta a fianco del coro per vedere se nel piazzale vi fosse qualche persona; ma non vi era anima vivente. Allora mi persuado essere opera puramente diabolica, all'unico scopo di diffamare il Padre». 

Ma le voci e le calunnie fecero premio sull’evidenza. Si decise di installare dei microfoni, per controllare che cosa accadeva nella celletta di Padre Pio, e nella foresteria, la stanzetta dove il religioso riceveva privatamente figli e figlie spirituali. Secondo la relazione stesa per la Positio da padre Amedeo Fabrocini, Provinciale di Foggia, «furono collocati due soli microfoni, uno nella cameretta n. 5 di Padre Pio, l'altro nel parlatorio o foresteria (una stanza presso la porta d'ingresso del convento). L'idea di collocare i microfoni venne in mente al padre Giustino Gaballo (il confratello incaricato dell'assistenza a Padre Pio, compito che in realtà assolveva con fraterna dedizione), che l'effettuò segretamente con la collaborazione del fratello non chierico fra Masseo Cannilo. Il padre Giustino e il suo collaboratore, non essendo demoni" non si permisero mai, per quanto mi consta, di registrare una confessione sacramentale (ma su questo punto le opinioni, a cominciare da quella di Padre Pio, sono molto diverse. N.d.A.): a essi interessavano solo i colloqui del Padre con le tre "pie donne" e quanto gli andava a riferire settimanalmente (precisamente ogni sabato) il comm. Battisti, delegato amministrativo di Casa Sollievo della Sofferenza. Alla domanda che cosa volessero dirmi, padre Giustino rispose che il giorno precedente aveva segretamente registrato una conversazione di Padre Pio con le “pie donne", tenuta privatamente nella foresteria, e avendovi appreso con dolorosa sorpresa cose gravi, era necessario che io l'autorizzassi di continuare a registrare tali colloqui riservati. Alle mie insistenze di volermi prima riferire che cosa precisamente avessero rilevato, non risposero. Quando, innervosito dal loro silenzio, esclamai: “Per amor di Dio, spiegatevi... ho diritto di sapere... perché allora siete venuti da me?”, intervenne padre Emilio: “Si tratta di un bacio”. “Bacio... ma di che natura?” soggiunsi. 
Un’alzata di spalle fu la risposta. Riprese la parola padre Giustino: “Ripetiamo che siamo venuti perché ci autorizzi a continuare a registrare i colloqui riservati di Padre Pio. É assolutamente necessario". 

“Non posso permetterlo”, risposi. 

“Allora” ribatté con tono serio “tenga per certo che poiché il nome di Padre Pio ha risonanza dovunque, di tutte le gravissime conseguenze che deriveranno dalla negata autorizzazione, lei ne porterà le tremende responsabilità di fronte all’Ordine, alla Chiesa, al mondo”.» 

L’iniziativa di padre Giustino «fu fatta propria da un’alta autorità romana», di cui padre Amedeo ignora l'identità. 

Padre Amedeo ebbe l’ordine di mettersi a disposizione di padre Umberto Terenzi, rettore del Santuario del Divino Amore, e si recò a trovarlo una sera a Roma. 

«... Disposto il nastro su un registratore, vi si sedette accanto e m’invitò a fare altrettanto, dicendo: “Ora ascoltiamo questa conversazione di Padre Pio... in silenzio... e dopo i commenti”. 
L’apparecchio mandava un sottilissimo filo di voce; per quanto io tenessi vicino l’orecchio, non riuscii a cogliere che qualche parola isolata, mai una frase di senso completo. Lui invece sembrava che capisse tutto. A un certo punto mi fece notare: “Ecco, qui c’è un bacio”. Si ascoltò più volte la registrazione; ma sempre con lo stesso risultato, per me. Staccato lo spinotto dalla presa di corrente lui esclamò sdegnato: “Cose gravi, padre mio, cose tristi... Costituiranno una spina per la Chiesa. Quale delusione e quale scandalo per innumerevoli anime... e anche per me che gli ero affezionatissimo. Ma è necessario affrontare subito la brutta faccenda, con provvedimenti severi, efficaci. Anche il confessore di Padre Pio avrà quello che si merita: verrà esiliato in Africa”.» 
 
Don Terenzi agiva, disse, «per mandato ricevuto dal Sant'Uffizio (allora retto dall'arcivescovo Parente, perché assente il cardinale Ottaviani). Tutto quanto dispongo, lo stabilisco di accordo con la Suprema Congregazione». Ricordiamo che fu Padre Pio a chiedere che finisse l'esilio di padre Giustino. Riferisce padre Carmelo, durante questo episodio: «Nel 1964 ebbi un incontro con S. Eminenza: argomento del colloquio Padre Pio. A un dato punto della conversazione riguardante l'uso dei registratori, l'eminentissimo a bruciapelo mi domandò: “Padre Carmelo, poi come mai Padre Pio volle vicino a sé Padre Giustino, chiedendone tramite voi il ritorno da Malta?”. Mi sentii umiliato e mortificato, comprendendo la gravità di quell'interrogativo, e abbozzai una risposta: “Eminenza, ma prima padre Giustino voleva bene a Padre Pio, poi...” stavo per continuare quando il cardinale, riprendendosi e rispondendo da se stesso al suo interrogativo, scandì: “Già, del resto anche Gesù ebbe il suo Giuda nel collegio apostolico!... Così pure Padre Pio ha avuto il suo Giuda”». 

Già in precedenza, molti anni prima, Padre Pio era stato oggetto di una campagna di calunnie; e anche in quell’occasione l’attacco partì dall’interno della chiesa.  

MARCO TOSATTI 

LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO



La preghiera e la Messa nella vita del cristiano


Preghiera e Sacramenti

La nostra preghiera - dicevamo - dev’essere “cristiana”, cioè rivolta al Padre per mezzo di Gesù e da Lui ispirata e avvalorata.  Ora, potreste domandarvi: “Dove incontreremo Cristo nella sua Umanità santissima e nella sua presenza salvifica?” La risposta non può essere che una: Cristo lo troviamo nella sua Chiesa. E’ nella Chiesa, soprattutto nella sua Liturgia, dove Cristo si rende presente con la sua Parola e con l’azione salvifica dei Sacramenti. Fratelli miei, non c’è preghiera autenticamente cristiana senza Sacramenti.  Lasciate che vi parli con chiarezza e anche con forza - l’unica forza possibile dentro la Chiesa, la forza dell’Amore di Cristo - : alcuni tra voi mi hanno detto che, sì, pregano ogni giorno, ma poi non si accostano alla Confessione da anni, e altri partecipano all’Eucarestia solo in certe occasioni.particolari.  No, fratelli miei!  E’ un inganno diabolico pensare di avere con Dio un rapporto vero, che porti alla salvezza, con la sola preghiera personale, escludendo la Chiesa che è, sulla terra, l’unico “sacramento” di salvezza.
 La Chiesa, infatti, continua nel mondo la presenza di Cristo e offre a tutti gli uomini, per mezzo del Vangelo e dei Sacramenti, la salvezza che viene dalla passione e dal sacrificio di Cristo sulla croce. Una preghiera non è vera, non è autentica e non è cristiana se non vi porta a desiderare vivamente e a ricevere con frequenza - tutte le volte che la vostra debolezza lo richiede - il sacramento del perdono e della misericordia in una confessione umile, sincera, contrita, e a incontrare nell’Eucaristia, almeno domenicale, il mistero di Cristo morto e risorto per la nostra salvezza.  Rifugiarsi nella sola preghiera personale è credere che la salvezza venga da noi stessi, mentre viene solo da Dio che ha inviato per questo nel mondo il suo figlio Gesù.
 Fratelli miei, non potete pensare di essere leali con Dio soltanto perché non arrivate a negarlo, a rifiutarlo con l’intelligenza, mentre poi lo fate entrare ben poco nella vostra vita, e non vi preoccupate minimamente di sapere che cosa vuole da voi.  Se non mettete nella vostra vita la sua volontà amabilissima con i suoi comandamenti e la sua misericordia salvifica attraverso i Sacramenti, la vostra fede e quindi la vostra preghiera non avranno l’efficacia divina di rinnovare la vostra vita e di riempire il vostro cuore di gioia e di speranza.

Ferdinando  Rancan

venerdì 13 dicembre 2019

Il grande divorzio tra sacerdote e vittima



III
CRISTO È SACERDOTE-VITTIMA 

***
33 Qui è la risposta alla differenza fra Cristo e gli altri sacerdoti, pagani e giudei. Tutti gli altri sacerdoti offrivano una vittima distinta da loro stessi, ad esempio un capro, un agnello, un vitello; Cristo invece offerse se stesso come vittima: "con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio” (Eb 9,14). 

34 Chiunque viene a questo mondo, viene per viverci. Cristo venne per morire. La cicuta ha interrotto l'insegnamento di Socrate. Ma la morte sacrificale fu lo scopo della vita del Cristo, lo scopo che egli ricercava: "C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!" (Lc 12,50). 

35 Gesù è Offerente e Offerto; è Sacerdote e Vittima. Il profondo segreto del sofferente Servo non è oggetto di pubbliche dichiarazioni, ma è riservato ai suoi discepoli e ai suoi futuri sacerdoti. Solo a loro svela la profezia di Isaia (cap. 53) e solo per loro interpreta la sua morte come una morte vicaria per i peccatori. 
***
Mons. J. Sheen Fulton


Chi gode immeritatamente riputazione di santo, si troverà burlato, se va in Purgatorio, perchè non si pregherà per lui credendolo in Paradiso.

1962 Rivoluzione nella Chiesa



Cronaca dell’occupazione neomodernista della Chiesa Cattolica


«O Dio, perché ci respingi per sempre, 
perché divampa la tua ira 
contro il gregge del tuo pascolo? 
Ruggirono i tuoi avversari nel tuo Tempio, 
issarono i loro vessilli come insegna. 
Come chi vibra in alto la scure, 
nel folto di una selva, con l’ascia e con la scure 
frantumavano le sue porte. 
Hanno dato alle fiamme il tuo Santuario, 
hanno profanato e demolito 
la dimora del Tuo nome». 
(Salmo 73, 1. 4-7)


La Rivoluzione modernista è tuttora vivissima nella Chiesa e va decisamente avanti per una distruzione completa della dottrina cattolica. Non per nulla San Pio X ha definito il “Modernismo” la sintesi di tutte le eresie e il compendio di tutti gli errori.

L’enciclica di San Pio X sul “Modernismo” è un vero passo in
avanti sulla conoscenza della natura del male modernista, che è un assurdo nel ramo filosofico, una congerie di eresie nel campo teologico, una frana nell’ordine morale, che il Vaticano II, purtroppo, ha introdotto nella Chiesa, come una veste nuova e moderna, l’agnosticismo, il panteismo, il luteranesimo, il razionalismo, per finire nel naturalismo e nell’ ateismo individuale e sociale. L’enciclica “Pascendi”, così, è come la Beatrice e il Virgilio che ci portano, dopo descritta la selva selvaggia aspra e forte, prima di pervenire al dilettoso monte della verità. 
In breve, l’enciclica del Papa Pio X è un documento che ci insegna a combattere l’errore di questo perniciosissimo movimento che pretende di conciliare la scienza e la Fede, il progresso civile con gli immutabili principi santi del Vangelo.

Il Concilio Vaticano I, però, ha dovuto richiamare e sviluppare la dottrina e le sentenze date da quel sacrosanto Concilio. E le principali sono:

- «Se qualcuno dirà che Dio uno e vero, Creatore e Signore nostro, per mezzo delle cose create non possa conoscersi con certezza col lume naturale dell’umana ragione, sia scomunicato!».

- «Se qualcuno dirà non essere possibile, o non convenire, che mediante divina rivelazione positiva e storica, sia l’uomo ammaestrato di Dio e del culto che gli si deve, sia scomunicato!».

- «Se alcuno dirà che la Rivelazione divina non possa essere fatta credibile da esterni segni, e che perciò gli uomini non debbono essere mossi alla fede se non da sola interna esperienza o privata ispirazione, sia scomunicato!».

- «Se alcuno dirà non poter l’uomo essere elevato da Dio ad una conoscenza e perfezione che superi la natura, ma potere e dovere di per se stesso, con un perpetuo progresso, giungere finalmente al possesso di ogni vero e di ogni bene, sia scomunicato!».

- «Similmente è eretico chi crede che le verità dogmatiche possono mutarsi col mutare le opinioni umane; eretico è anche chi crede che i Sacramenti siano
dei semplici simboli, senza contenuto di Grazie e virtù soprannaturali; eretico pure chi crede che la Chiesa sia solo invisibile e non un organismo vivo, una società perfetta e visibile; eretico, infine, anche chi crede e dice che il Romano Pontefice sia un capo ministeriale, non avuto da Cristo ma bensì dalla Chiesa quella potestà del ministero».

Sono chiare sentenze (quasi tutte tolte dalla dottrina di San Paolo) che formano il compendio della verità cattolica da credere con fermezza. Quindi, è falso ed eretico il modernismo, perché parte dall’agnosticismo che afferma impotenza di conoscere ciò che è oltre il fenomeno materiale e sensibile, per cui l’anima e Dio sono inconoscibili ed ignoti, mentre la dottrina cattolica af ferma che oltre la conoscenza sensitiva comune ai bruti, possiede anche la conoscenza intellettiva che vede che sotto e oltre il fenomeno, può vedere il nesso tra il vero e il reale, tra l’ef fetto e la causa.
San Paolo fulmina i modernisti dicendo di un Dio Creatore e
conservatore dell’universo, onde in Dio viviamo, ci muoviamo, siamo ed esistiamo, “in quo vivimus, monemur et sumus”. San Paolo, quindi, parla di un Dio personale e distinto dal mondo.
Perciò, è falso ed eretico il modernismo quando vuole spiegare con teorie soggettivistiche d’immanenza e di monismo evolutivo, per cui la religione individuale di un modernista non è che un sentimento cieco, proprio il rovescio del cristianesimo, e quindi, è falso ed eretico; Sant’Agostino lo bolla come “idola mentis”!
Per questo, il modernismo, con la sua filosofia agnostica, nega il valore delle profezie e dei miracoli, stracciando tutte le tradizioni orali che formano il nostro patrimonio della pietà e della fede dei nostri antenati, come pure negano il valore storico e soprannaturale delle Sacre Scritture, negando, il fatto della divina Rivelazione. Da qui, per i modernisti, ogni religione è vera e veramente sentita, sia quella per Gesù Cristo, come pure quella per Maometto, o per il dio Jeova e per Budda! Mentre, al contrario, San Paolo ci dice che “uno è il Signore, una la fede, uno il battesimo, uno Iddio, padre di tutti gli uomini e Dominatore di tutte le cose”; e San Giuda Taddeo ammoniva i fedeli di guardarsi dai sussurroni che portano all’empietà: “in novissimo tempore venient illusores, secundum desideria sua fabulantes in impietatibus; hi sunt qui segregant semetipsos, animales, spiritum non habentes”.
Pure San Paolo raccomanda a Timoteo di vigilare, perché “verrà un tempo in cui alcuni non vogliono più udire la sana dottrina, ma per i propri gusti cercano maestri che solleticano le orecchie, volgono l’udito dalla verità, e si pongono ad ascoltare favole”...
Per questo, anche Gesù ci diede un criterio di verità quando ci disse che dai frutti si riconosce l’albero. Al solito, i modernisti, come i sofisti, scambiano le cause confondendo “causa pro causa”perciò attribuiscono alla Chiesa gli abusi accidentali, anche quelli immancabili, dovuti alla defettibilità umana. Ora, i modernisti pretendono di riformare la Chiesa ingolfandola, poi, nella politica moderna e democratizzante, tutt’altro che pura!
Ma Dio assiste e sostiene la sua Chiesa, e la Storia dimostra che i grandi riformatori furono i Santi, i Vescovi, i Pontefici e i Concili “de fide”; i modernisti, invece, sono solo dei tralci infecondi, seccati, che poi saranno da Dio gettati nel fuoco a bruciare.
sac. dott. Luigi Villa


sac. Andrea Mancinella

LE GRANDEZZE DI MARIA



STATO INSIGNE DELLA VERGINE AL TERMINE DEL COLLOQUIO CON L'ANGELO.

Se mai ho venerato la Vergine nella sua vita, nei suoi pensieri e desideri, nei suoi anni precedenti, molto più la venero in quel momento, in quella elevazione, in quella disposizione con cui Ella proferisce le ultime parole del colloquio con l'Angelo. Nel pronunciare quelle parole Ella entra in uno stato nuovo che viene operato in Lei, ma non da Lei, bensì dalla mano di Dio in Lei, da quella mano medesima che sta per operare il mistero dell'Incarnazione. Quella mano onnipotente e divina che sta per agire nel Figlio medesimo di Dio onde incarnarlo, agisce ora su la Vergine nella quale Egli deve essere incarnato, ed opera in Lei cose grandi, degne di sé e degne pure del trionfo sublime di onore e di gloria che tosto darà a sé medesimo nell'Opera sua per eccellenza.
Dobbiamo parlare un linguaggio più chiaro e di più elevato; esprimendoci con negazioni più che con affermazioni positive; perché le cose divine sono affini alla natura di Dio e ci vengono pertanto spiegate, in modo più elevato, dalla teologia che chiamiamo negativa piuttosto che da quella che è positiva od affermativa: Diremo dunque che la Vergine in quel momento non è in moto ma in [59] riposo, perché è tranquilla; ma pure non e in riposo ma in moto, perché tende a Dio, e ciò con un vigore ed una vivacità ammirabile.
Maria è in un movimento celeste e insieme in un riposo divino; in un movimento che è riposo, e in un riposo che è movimento.
Contempliamo l'occupazione della Vergine in questo momento o riposo, dico che Ella è, non in un'azione, ossia in un atto soltanto, ma in uno stato, perché la sua occupazione è permanente e non passeggera.
Maria pure non è in uno stato soltanto, ma in un'azione: perché ciò che avviene in Lei è vivo e penetrante sino al midollo dell'anima sua 30.
Essa non è (soltanto) in un'azione. né (soltanto) in uno stato ma in un nuovo essere; perché ciò che è in Lei è vivo come la vita medesima, ed è sostanziale, intimo e profondo come l'essere.
Maria è dunque in un essere nuovo, ma in un essere [60] che include essere e non essere tutt'assieme. La Vergine è come in uno stato di non-essere di sé medesima, per lasciar il posto all’essere di Dio ed alla di Lui azione, perché Dio vuole essere in Lei e in Lei compiere il suo capolavoro.
Così Maria non è, non vive, non opera: Dio è in Lei, Dio vive in Lei, Dio opera in Lei. E ciò che è più ancora, Dio in Lei è, vive ed agisce per assumere Lui medesimo in Lei un nuovo essere, una nuova vita; per compiere nella Vergine un'operazione simile a quella che da tutta l'eternità compie in sé medesimo, operazione che si avvicina più che mai sia possibile alle processioni divine nella SS. Trinità.
Orbene, poiché l'operazione suppone l'essere e ne emana (pertanto è proporzionata all'essere), e poiché vi è una relazione di influenza e di eccellenza tra l'operazione e l’essere, quale sarà questo essere nuovo comunicato alla Vergine, essere che corrisponde ad una operazione così insigne? Quale sarà questa vita, sorgente di vita e sorgente di una tal vita? Quale sarà la potenza, la pienezza, l'attualità di quella vita che deve degnamente cooperare con la SS. Trinità nel formare nel mondo un nuovo principio di vita e di grazia? Dopo la Divinità medesima non v'è allora nell'universo nulla di più grande né di più celeste 31. [61]
Prima la Vergine era come l'aurora, ora mi sembra che sia come un sole, tanta è la sua luce; Ella è nell’Oriente di un nuovo stato, ed entra in una condizione che tanto la eleva al disopra di sé medesima, quanto era già elevata al disopra delle altre creature. È una creatura nuova del mondo nuovo, anzi la prima creatura di questo nuovo mondo. Ella ne è il sole, mentre Gesù vuole rimanere nascosta in questo mondo, Egli che è veramente il gran mondo e il Sovrano del mondo che vediamo (universale), e il Salvatore di questo nostro piccolo mondo.
L'istante in cui la Vergine pronuncia queste parole: Ecce ancilla Domini, è quello in cui Ella cambia in tal modo di qualità, ed entra in un nuovo stato; e una tale circostanza deve ispirarci maggior venerazione ancora per quelle parole.         
Mi sembra che in quella risposta all'Angelo la Vergine faccia un voto e una solenne professione, e che entrando in un nuovo Ufficio della Corona nel Regno del Cielo, presti un nuovo giuramento al Re del cielo e gli renda un nuovo omaggio. Un tal voto, un tal giuramento, un tale omaggio sono compresi in quelle belle parole, con le quali Maria fa professione pubblica e solenne del suo completo abbandono al Signore, dicendo Ecce ancilla Domini ecc.: come se dicesse: «Ecce, eccomi al cospetto di Dio e dei suoi Angeli, al cospetto del cielo e della terra, tra il tempo e l'eternità. In questa veduta e in [62] questo pensiero mi costituisco, mi dichiaro e mi professo senza nessuna riserva di qualsiasi diritto, senza nessuna eccezione, per ora e per sempre la servente del Signore: Ancilla Domini. Lo considero, lo riconosco e lo adoro come Signore, come il Signore, come il Signore della mia anima e del mio corpo e come il Signore dell'universo; e per tale sua doppia qualità, mi costituisco sua servente.
«Ma, o bontà, o grandezza; o maraviglia! Egli vuole ch'io sia quella servente fortunata, quella servente unica, predetta nella Scrittura, che a Lui deve servire nell'Opera sua per eccellenza, in questo singolare ministero.
«Egli vuole, ch'io lo consideri non solo come mio Signore, ma come Colui che vuole essere mio Figlio, e ch'io sia la Madre sua. Adoro questo suo volere, e pienamente ad esso mi assoggetto; vi presto il mio consenso, e vi unisco, i miei voti ed i miei desideri sospirandone l'avveramento con tutta la mia possanza di natura e di grazia».
Fiat, dice la santa Vergine; questa semplice parola in un semplice vocabolo include due cose, degne di grande considerazione: un desiderio per amore e un consenso per obbedienza, un consenso così importante che da quello dipende un'opera così grande e così necessaria al cielo ed alla terra. È una parola breve (abbreviata) e che serve a formare nel mondo il Verbo Incarnato ed abbreviato 32, parola pertanto che merita di essere un po' spiegata e meditata, per essere meglio compresa.
Fiat dice dunque la Vergine all'Angelo e a Dio nell'Angelo di Dio, e più ancora a Dio in sé medesima; questa semplice e sola parola comprende un voto, un sospiro dell'Incarnazione; sospiro più divino e più potente che tutti i sospiri di tutti i giusti assieme. [63]
Fiat mihi, soggiunge la Vergine, e con questo secondo vocabolo esprime un secondo voto, un secondo sospiro, cioè, non solo che si compie su la terra il mistero dell'Incarnazione ma che venga operato in Lei medesima; voto che determina, promuove, conclude il suo stato felice ed ammirabile nell’Ordine della grazia, il più insigne nella corte celeste, il primo Ufficio della Corona di Gesù, lo stato felice, divino ed ammirabile della Maternità divina.
«Ch'io entri in questo stato, dice Maria e che si compia, o Dio, o Angelo: o Dio, secondo l'ordine vostro, o Angelo secondo la vostra parola; Secundum verbum tuum! Che quest'opera singolare e divina si compia per quella via singolare e divina che mi viene annunciata: via degna di Dio e dell'opera sua; via altissima e degna dell'Altissimo, via che sublima la mia integrità invece di portarle pregiudizio; via che congiunge la natura con la grazia, e dà ingresso nel mondo all'Autore della grazia e della natura; via per cui l'uomo sarà Dio e Dio sarà uomo, ed io sarò la sua servente e la sua Madre, Madre e Vergine tutt'assieme»!
Tali sono i pensieri, i desideri, le parole della santissima Vergine; sono i dolci e deliziosi frutti di quel divino colloquio; sono i voti santi e felici di Maria rispetto alla Incarnazione del Verbo. Tre 33 voti differenti, ben degni di essere considerati ed onorati, con un amore speciale, nella Vergine e in questo mistero.
Tale è lo stato insigne di Colei che a Nazarét è ignorata, ma dal cielo ammirata; né la Giudea, né il mondo pensano a Lei, ma dopo la Divinità questa creatura privilegiata è l'oggetto più insigne della contemplazione degli [64] angeli nella loro gloria. Dio pensa a Lei e vuole sceglierla per sua Madre, pensa a Lei in quel tempo in cui vuole elevarla ad una tale dignità per renderla Madre sua. Ed ecco come nell'umiltà dell'abbassamento e nella purezza dei desideri della Vergine, nella sublimità di una grazia così singolare e nell'attualità di un'elevazione così sublime, il Verbo eterno ha voluto essere concepito e generato nel mondo. [65]

CARD. PIETRO DE BÉRULLE

PREGHIERA PER TUTTI GLI INFELICI



Signore, insegnaci a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri, a non amare 
soltanto quelli che amiamo. Insegnaci a pensare agli altri, ed amare in primo luogo quelli 
che nessuno ama. Signore, facci soffrire della sofferenza altrui. Facci la grazia di capire 
ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita troppo felice protetta da Te, ci sono di 
milioni di esseri umani, che sono pure tuoi tigli e nostri fratelli che muoiono di fame, 
fame spirituale e materiale, senza aver meritato di morire di fame. Signore, abbi pietà di 
tutti i poveri del mondo. 
Abbi pietà dei lebbrosi ,dei lebbrosi nel corpo e più nello spirito ai quali Tu così spsso 
hai sorriso quand'eri su questa terra; pietà di milioni di lebbrosi che tendono verso la tua 
Misericordia le mani senza dita, le braccia senza mani... E perdona a noi di averli, per 
una irragionevole paura, abbandonati. E non permettere più, Signore, che noi viviamo 
felici da soli. Facci sentire l'angoscia della miseria universale, e liberaci da noi stessi. 
Così sia!

Non permettete che la paura vi domini e vi porti a chiudere i vostri santuari!



Diventerà molto difficile, quando ora presto vi sarà presa, la Santa messa, per questo unitevi figli Miei, e mettete al sicuro tutti i vostri santi oggetti, perché così avrete ancora la possibilità di venire e restare con Noi e celebrare la vostra santa messa secondo l’insegnamento di Gesù!

Non permettete che la paura vi domini e che per questo chiudete i vostri santuari! Questo è proprio quello che il diavolo vuole: mettervi così tanta paura da essere completamente intimiditi dai “suoi” piani senza che egli debba fare altro.

State attenti e tenetevi stretti i vostri sacri libri e sacri oggetti perché vi sarà preso tutto e gli insegnamenti di Gesù saranno sostituiti da insegnamenti pagani e satanici.

Figli Miei. State in guardia e proteggete ciò che avete dal Cielo.

Io vi amo,

Il vostro san Bonaventura. Amen.

Le grandezze di Gesù



Nel mistero della incarnazione Dio ha voluto raffigurare e onorare la sua unità.

Iddio, dopo una eternità di soggiorno, di occupazione e di operazione entro se stesso, volle, per così dire, uscire al di fuori con un nuovo modo di operazione. Dopo le emanazioni interne nelle quali felicemente e divinamente si esercita la sua attività nella Sua Essenza e nella sua Eternità, e che costituiscono le Persone divine nella Santissima Trinità, Egli volle operare fuori di se stesso, perché vi fossero creature capaci di conoscerlo, servirlo e adorarlo. Perciò decise di creare il mondo che noi vediamo.
E mentre dai tesori della sua potenza e sapienza Egli poteva tirare parecchi mondi, non volle produrne che uno solo, e ciò per raffigurare nell’unità della sua opera l’unità della sua Essenza. Ma ancora, contemplando se stesso è nell’amore della sua unità, Egli ha voluto rappresentarla più vivamente e consacrarla più santamente in quel medesimo mondo.
Perciò come aveva fatto un mondo in onore della sua unità, in questo mondo Egli ha voluto scegliere un soggetto, e compiere un’Opera sua speciale, che fosse unica e singolare, non avesse simile, fosse superiore a tutte le altre opere delle sue mani e nella sua eccellenza ed unità avesse una relazione perfetta con la eccellenza e la unità dell’Artefice!.
Quest’opera è il divino mistero della Incarnazione, l’opera suprema della Divinità, il capolavoro della sua potenza, della sua bontà e della sua sapienza, l’opera propria di Dio,—così la chiama il Profeta (Ab 3, 2) con quella parola, Domine opus tuum—opera incomprensibile, e che comprende Dio medesimo, opera e trionfo dell’Amore increato, nella quale l’amore trionfa gloriosamente di Dio stesso; opera e mistero unico e singolare al mondo, che la sapienza eterna ha compiuti come l’opera delle sue opere e il mistero dei suoi misteri; mistero che con la sua presenza benedice il Cielo e la terra, li regge con la sua grandezza, e li santifica con le sue influenze.
Noi vediamo l’Unità di Dio impressa nella unità di questo mistero e scolpita in quest’opera come in un diamante prezioso. In questo mondo si trovano varie creature capaci di essere elevate a tale grandezza; Dio ne sceglie una sola, e lasciando da parte la natura angelica, prende la natura umana per unirla a se stesso. Nella quantità del genere umano si trovano molti soggetti: Dio ne sceglie uno solo, e tra i figli degli uomini non vi è che un solo Figlio dell’uomo che sia Figlio di Dio.
In Dio medesimo vi è pluralità di persone nella unità di Essenza; ma una sola persona si è incarnata, benché il Padre e lo Spirito Santo siano ugualmente potenti per compiere una simile comunicazione della loro sussistenza divina.
Pertanto non vi è qui soltanto l’unità di un mondo come già nella creazione, ma la Unità stessa di una Persona divina e increata, in questo capolavoro della Incarnazione, onora l’Unità di Dio.
Parlando con maggior semplicità e per dare a questo pensiero maggior chiarezza ed ampiezza, diremo che qui non è già l’unità di un mondo terrestre e naturale, materiale e sensibile, che annuncia, loda, adora l’Unità di Dio, ma l’unità di un’opera nuova e di un nuovo mondo, di un mondo di grazia, di gloria e di grandezza, di un mondo tutto celeste, tutto glorioso, tutto divino, di un mondo che eguaglia e include nei suoi confini Dio stesso come una sua parte (se pure è lecito di così parlare).
Gesù, infatti, è un mondo, e un gran mondo, secondo il vero concetto teologico, e per tante altre ragioni che la Filosofia non ha mai avuto per chiamar l’uomo un piccolo mondo. E in Gesù noi adoriamo l’unità di una persona divina, la quale, sussistendo in due nature differenti, divinamente e ineffabilmente è applicata ad annunciare, onorare, servire l’Unità suprema della divina Essenza.

Card. Pietro de Bérulle

Fior di parabole



Ai vendemmiatori 

«… Molte, troppe sono le parole che vi sono dette. Io vi dico queste sole: “Amate Dio. Amate il prossimo”. Esse sono come il lavoro che fa fecondo il tralcio, fatto intorno alla vite in primavera. 
L’amore di Dio e di prossimo è come l’erpice che pulisce il suolo dalle erbe nocive dell’egoismo e delle male passioni; è come la zappa che scava un anello intorno al tralcio perché sia isolato dal contagio d’erbe parassite e nutrito di fresche acque d’irrigazione; è come cesoia che leva il superfluo per condensare il vigore e dirigerlo là dove darà frutto; è laccio che stringe e sostiene insieme al palo robusto; è infine sole che matura i frutti del buon volere e ne fa frutti di vita eterna…». 

tratte dall’Opera di Maria Valtorta 

Per le Lacrime di Conversione



O mio amato Gesù, Tu sei vicino al mio cuore. 
Io sono una cosa sola con Te. 
Io Ti amo. 
Io tengo molto a Te. 
Fammi sentire il Tuo Amore. 
Fammi sentire il Tuo Dolore. 
Fammi sentire la Tua Presenza. 
Accordami la Grazia dell’umiltà,  
affinché diventi degno del Tuo Regno sulla terra come in Cielo. 
Concedimi le Lacrime di Conversione,  
affinché io possa veramente offrire me stesso a Te come un vero discepolo, 
per aiutarti nella Tua Missione di salvare ogni singola anima sulla terra, 
prima che tu venga nuovamente per giudicare i vivi e i morti. 
Amen. 

giovedì 12 dicembre 2019

TESORI DI RACCONTI



Giudizio di Dio in sogno!  

Un giovane nobile e ricco, conoscendo il mondo per quell'ingannatore che è, stabilì di lasciarlo e farsi religioso. Insorsero a frastornarlo mille ostacoli; i parenti e gli amici con le preghiere, il piacere, la libertà con le sue lusinghe; ma soprattutto la madre vedova colle istanze, colle lagrime e con tutti gli artifizi dell'amore materno.  

Ma il giovine saldo nel suo proposito, a tutti dava questa sola ma franca risposta: voglio salvare l'anima mia. E alla madre diceva: Voglio salvarmi; sono al mondo, non per godere il mondo, ma per guadagnarmi il paradiso; questo solo importa, tutto il resto non è che vanità: vada dunque tutto, e l'anima si assicuri ad ogni costo.  

Così disse risoluto, e si ritirò in un monastero. Là cominciò il noviziato con tal fervore, che era specchio d'ogni virtù ai monaci più attempati. Ma poi un po' alla volta si raffreddò. Morta in quel mentre la madre, gli si presentano alla mente la pingue eredità che gli spettava, le delizie, gli agi, i piaceri che poteva godere, gli riesce duro il pane, duro il letto, dure le penitenze del monastero e quasi insopportabili, e già sta in procinto di dare indietro e tornarsene al secolo.  

Ma il Signore ebbe pietà di lui, e lo favorì di una grazia speciale. Una notte, mentre dormiva, gli parve di essere condotto al tribunale di Dio. Si vede attorno molti demoni già preparati ad accusarlo, sente dentro di sé i rimorsi della coscienza, che lo condanna, e legge in volto all'Angelo Custode, malinconico e addolorato, il mal augurio della finale sentenza che lo aspetta.  

Poi fra gli altri vede comparire anche la madre, che con volto beffardo gli domanda: - Dove sono quei bei proponimenti che avevi sempre in bocca: Voglio salvar l'anima mia? Oh ecco qui colui che si voleva salvare ad ogni costo! Oh la bella salute che ti sei procurata! Oh il bel Paradiso da te guadagnato!...  

- A tale rimprovero il giovine, pieno di spavento, si svegliò tutto ansante e sudato, più morto che vivo. Il primo pensiero che gli venne fu questo: se il giudizio sognato mi mette tanta paura, quale spavento mi recherà il giudizio vero al gran tribunale di Dio, cui servo sì languidamente? Se non posso soffrire il volto di mia madre, che mi rimprovera un proponimento violato, come soffrirò il volto di un Dio sdegnato, che mi rinfaccerà la mia infedeltà?  

- Ripigliò adunque il primo fervore, e lo mantenne sino alla morte, alla quale giunse carico di anni e di meriti. Arrivato al punto estremo vide di nuovo comparirgli la madre e sentì dirsi: Oh figlio mio, adesso sì che hai salvata davvero l'anima tua! - Tanta forza ebbe la meditazione del giudizio fatta anche dormendo ...  

DON ANTONIO ZACCARIA 

LA VITA DELLA MADONNA



Secondo le contemplazioni 
della pia Suora STIGMATIZZATA 
Anna Caterina Emmerick 


 La preghiera nella ricorrenza della nascita di Maria Santissima (La novena delle partorienti) 

Ebbi molte visioni su Santa Brigida, la quale mi comunicò alcune rivelazioni che aveva avuto sulla Concezione e la nascita della Madre di Dio. La Santa Vergine, fra l'altro, così le aveva detto: "Se le partorienti celebreranno la vigilia della ricorrenza della mia nascita con digiuni e con la devozione delle nove Ave Maria, onoreranno la mia permanenza nel grembo materno, e se questa commemorazione fosse rinnovata più spesso dalle partorienti anche durante il corso della loro gravidanza, innanzi tutto alla vigilia del loro parto con l'accoglienza dei Santi Sacramenti, allora io porterò le mie preghiere davanti a Dio per loro. In particolare per quelle partorienti che si trovano in circostanze difficili, esorterò Dio a soccorrerle affinché abbiano un parto fortunato". Stamattina ho avuto io stessa un'apparizione della Santa Vergine che, avvicinandosi al mio letto, mi ha detto tra l'altro: "Chi, oggi a mezzogiorno, per onorare la mia nascita e per dimostrare il suo amore per me nel tempo della mia permanenza nel grembo materno potrà recitare le nove Ave Maria e proseguire così per nove giorni, l'Angelo allora riceverà da queste preghiere quotidianamente nove fiori. Egli me li porterà ed io ne farò subito dono alla Santissima Trinità esortandoLa ad esaudire la preghiera dell'orante". Quindi mi sentii come trasportata sopra un'altura fra il cielo e la terra. La terra era mesta ed oscura sotto i miei piedi; in Cielo vedevo i Cori degli Angeli, i Santi ed in mezzo a loro la Santa Vergine dinanzi al trono di Dio. 
Vidi due porte e due troni di gloria innalzarsi alla Vergine,crescere e divenire templi e poi trasformarsi in intere città nate dalle preghiere dei credenti. Era meraviglioso vedere quegli edifici formati da erbe, fiori e ghirlande, che esprimevano la maniera ed il valore dei diversi modi con cui erano state elevate quelle preghiere dai singoli credenti. Gli Angeli ed i Santi prendevano dalla mano degli oranti le loro preghiere sacrificali e le portavano in Cielo.