martedì 31 dicembre 2019
Proteggi la pratica del Cristianesimo
O Mio Signore Gesù Cristo,
Ti prego di effondere il Tuo Spirito Santo
su tutti i Tuoi figli.
Ti prego di perdonare coloro che hanno odio nelle loro anime per Te.
Prego che gli atei aprano i loro cuori induriti durante la Tua grande
Misericordia e che i Tuoi figli che ti vogliono bene possano onorarti con
dignità per superare tutte le persecuzioni.
Ti preghiamo di riempire tutti i Tuoi figli con il dono del Tuo Spirito
in modo che possano alzarsi con coraggio e condurre il Tuo esercito nella
battaglia finale contro Satana, i suoi demoni e tutte quelle anime che sono
schiave delle sue false promesse.
Amen.
Geremia
La rovina è inevitabile
9Io dissi:
'Vedo i monti: piango e sospiro;
vedo i pascoli e canto un lamento funebre.
Sono bruciati, più nessuno vi passa.
Non si ode più il muggito delle mandrie,
gli uccelli, gli animali selvatici
sono fuggiti, scomparsi'.
10Rispose il Signore:
'Ridurrò anche Gerusalemme
a un mucchio di rovine,
dove vivono gli sciacalli;
raderò al suolo le città di Giuda,
e più nessuno vi abiterà'.
11Allora domandai:
'Perché la nostra terra è devastata
e bruciata
come un deserto dove non passa nessuno?
Se c'è qualcuno tanto sapiente
da comprendere
quel che il Signore ha detto,
lo annunzi agli altri!'.
12Il Signore rispose: 'Questo avviene perché hanno rifiutato la legge che io avevo dato loro, non hanno ascoltato la mia voce e non hanno ubbidito. 13Hanno agito da testardi, hanno seguito gli idoli di Baal come avevano imparato dai loro padri. 14-15Perciò farò mangiare a questo mio popolo erbe amare e gli farò bere acqua avvelenata. Li disperderò in mezzo a nazioni a loro sconosciute. Li farò inseguire da eserciti nemici finché non li avrò completamente distrutti. È il Signore dell'universo, Dio di Israele che parla'.
“Il Vicario” di Hochhuth e il vero Pio XII
LA “ACCUSE” DI HOCHHUTH E LE “RISPOSTE” DELLA STORIA
Secondo Rolf Hochhuth, i “silenzi” le “omissioni” di Pio XII sarebbero stati dovuti a queste cause:
Hochhuth attribuisce a Pio XII un carattere freddo, scettico ed egoistico che egli ha ricostruito, soprattutto, su tre “documenti”, dai quali ha tratto le sue testimonianze:
1) dal testo di una Conferenza, tenuta dal Card. Tardini, nel 1959;
2) d a due articoli di P. Leiber; (uno, per la morte di Pio XII; il secondo, sugli Ebrei);
3) dal libro del dott. Galeazzi Lisi, pubblicato a Parigi.
Secondo Hochhuth, i “silenzi” e le “omissioni” di Pio XII servirono a non danneggiare gli investimenti mobiliari e immobiliari della Santa Sede e dei grandi Ordini Religiosi.
C) LE QUESTIONI POLITICHE
Secondo Hochhuth i “silenzi” e le “omissioni” di Pio XII sarebbero stati suggeriti dal suo segreto desiderio di dominare l’Europa e il mondo, dalla sua predilezione per i regimi totalitari e dalla sua paura per il comunismo.
Per queste “questioni politiche”, Hochhuth fa accenno a documenti francesi, americani e tedeschi; e, di questi ultimi, solo quelli pubblicati dopo la cattura dell’archivio del Ministero degli Esteri e di altri archivi germanici.
I principali “documenti” che cita, sono:
1) il “Rapporto” del sig. Bérard, Ambasciatore di Vichy, del settembre 1941, sulla “legislazione anti-ebraica”, emanata da quel Governo;
2) i “due telegrammi” dell’Ambasciatore germanico Weizsâcker, del 17 e del 28 ottobre 1943, dopo la razzia degli ebrei, di Roma, nel primo mattino del 16 ottobre;
3) il “carteggio Tittman-Dipartimento di Stato”, a Washington, su pressioni di diversi Governi delle Nazioni Alleate sulla Santa Sede, (nell’agosto-sett. 1942), perché si associasse ad una condanna delle atrocità tedesche.
4) Le “Confidenze” di ambienti romani. Hochhuth fa riferimento ad altri suoi “documenti” minori, tratti da “confidenze”, avute durante un suo soggiorno a Roma, da persone “anche della Curia romana”, di cui, però, non rivela i nomi, perché - dice - è vincolato dal segreto!
Hochhuth, infine, lancia
5) la “denuncia della firma del Concordato con la Germania” di Pio XII, e
6) l’accusa a Pio XII di filo-nazismo.
Rispondiamo chiaramente a tutti gli ar gomenti e accuse maggiori e minori - portati da Rolf Hochhuth come “comprovanti” della sua tesi.
A) IL CARATTERE PERSONALE
1) Il “testo” della Conferenza del Card. Tardini
2) I due “articoli” di P. Leiber1
Se Rolf Hochhuth avesse letto, con animo sereno, la “Conferenza” del Card. Tardini e i due articoli di P. Leiber,
–avrebbe sottolineato e compreso quel sereno distacco e quella superiore imparzialità di giudizio che caratterizzano quelle pagine, ver gate subito dopo la morte di Pio XII, nella cui intimità, entrambi erano vissuti per oltre 30 anni;
–avrebbe trovato una figura di Pontefice del tutto aliena da avidità di denaro, da preoccupazioni finanziarie e di ricchezze terrene;
–avrebbe sottolineato, invece, come la luminosa perspicacia di quella intelligenza sugli avvenimenti, vicini e lontani, era tutta aureolata di atmosfera religiosa, spirituale, e profondamente sensibile ai doveri della Sua altissima carica e responsabilità;
–avrebbe scoperto un coraggio interiore, così eroico, da renderlo, costantemente pronto al sacrificio e al martirio; avrebbe scoperto un Pio XII troppo in alto, e la Sua opera troppo complessa, perché la sua intelligenza, impreparata e di scarsa cultura, potesse accedere;
–avrebbe compreso di aver bisogno di un abito mentale, intellettuale, critico, e non di parte; di un abito scientifico, e non fazioso; di un abito veritiero, e non propagandistico; di un amore al vero universale, e non unilaterale!
3) Il libro del dott. Galeazzi Lisi
Come “documento”, tutti sanno, ormai, chi era questo medico, espulso dal Vaticano e dall’Ordine dei Medici di Roma; tutti sanno quanto sia stato basso il suo speculare, anche sulla morte di Pio XII, con foto e scritti che nessuna persona onesta e seria avrebbe mai pensato di pubblicare.
Anche per lui, dunque, vale il testo dantesco: “non ti curar di lor (lui), ma guarda e passa”!
B) GLI INTERESSI ECONOMICI
Per gli “interessi economici”: il libellista non porta alcun documento. È un’affermazione gratuita, spregiudicata. Parla di “finanziamenti” alle fabbriche dei bombardieri USA; di “azioni” disseminate un po’ dovunque; di “commercio” di argento vivo, tra Occidente e Russia, tramite la “Compagnia di Gesù”; di “miniere” del Texas e della Russia; e di altre simili grossolanità, buone, forse, per chiunque sia privo di cultura.
La figura del Pontefice, perciò, è tenuta in uno scialbo clima maroziano, fino ad affermare, con spudorata serietà: «... io non devo perdere la Chiesa solo perché un Papa ha rinunciato alla sua vocazione». Qui, vale solo l’adagio latino:
«quod gratis asseritur, gratis negatur!».
***
sac. Luigi Villa
OPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"
Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita
8-I-1968 Gesù Eucarestia per p. G. I suoi Confratelli l'ameranno in Me. Io li voglio Sacerdoti buoni, santi; egli sia fra loro Me, e cioè si comporti come Me fra i miei apostoli e discepoli, e insegni con bontà e dolcezza: ami e comprenda e compatisca. Io sono in lui per vivere fra loro, per condividere ogni ora con loro. Io voglio assumere il suo sembiante per parlare con gli altri miei Sacerdoti, poiché di loro desidero tutto il cuore, tutto l'amore. Egli, p. G., è la mia vittima in Me dei miei Sacerdoti. Io sono in lui anche per essi, poiché Io li amo dello stesso amore. Sull'Altare, nel mio Sacrificio offerto da lui stesso a Dio Padre, c'è lui in Me. Nulla ci divide perché in lui mi sono nascosto Io con la mia Divinità e Umanità. Ora egli deve riversarla sugli altri, poiché per questo tralcio voglio rinnovare i frutti del mio Sacerdozio. Sono Sacerdoti a Me cari, da Me molto amati. P. G. deve spogliarsi di sé; e cioè di sentimenti personali, umani, che Io, Gesù, non possiedo. Egli perciò deve liberarsi da queste ultime catene umane, perché Io viva e operi in lui con la mia Grazia. E’ questa la mia vittima nella Vittima immacolata, nell'Agnello di Dio. Grandi saranno le mie consolazioni per colui che per amore vuoi essere tutto Me e scomparire per se. Dì a p. G. che lo l'aspetto nella notte, per le vie... in cerca di anime, poiché Io sono il buon Pastore che va in cerca delle pecorelle smarrite. Fosse pure una sola anima, non so gioire se non l'avrò nel mio Ovile. Ciascuno di voi, Tabernacoli Viventi, ha già iniziato il mio lavoro, poichè, per quanto poco sappiate mettere in pratica i miei nuovi insegnamenti, Io ora vivo vicino a tante altre anime, e, attraverso voi poso i miei Occhi misericordiosi su tanta umanità. Chiameremo altre anime per farne altri Tabernacoli Viventi, Vera incontrerà l'altro Sacerdote da Me preparato per quest'Opera. Ella ne riceverà gran gioia e frutto, poiché crederà che Chi le detta, è stato, è, e sarà sempre il suo Gesù. Pregate per questo incontro voluto dal Padre Mio, perché Egli si compiaccia affrettare i tempi. Lavorate in amore e santità, pregate, soffrite con umiltà Io sono venuto in voi per "ripetere" la mia Vita. Tutto vi chiedo per amore poiché solo l'amore mi fece Uomo, mi fece Crocifisso, mi fece Eucaristico. Solo per amore accolgo un sacrificio, una rinuncia, una lacrima, un'offerta... L'amore del Creatore e della sua creatura vivono della mia luce, partecipando della gloria del Padre mio. È lo Spirito Santo che fonde il Divino e l'Umano, e a Dio, per mezzo mio, sale da ogni anima di quaggiù l'onore e la gloria. Dove sei, figlia mia, quando ti smarrisci? Sei nelle braccia del Padre, dello Sposo, dell'Amico, del Fratello. Perché mi temi ancora? Dammi fiducia, dammi fiducia. Io desideravo scrivere a p. G., e la tua obbedinza, sostenuta dalla mia Grazia, è diventata un'opera meritoria molto gradita a Me, alla Madre mia dolcissima. Vi unisco sotto il mio Tetto, vi farò incontrare, portatori di Me, di Gesù; e Io mi rivelerò a voi e ciascuno parlerà per bocca mia all'altro perché ri-conosciate che in voi, con voi, e per voi, c'è tutto Gesù. Coraggio! la Mamma mia dolcissima vi aiuta, vi benedice, è con voi; è Lei che conduce la mia Opera d'Amore, è Lei che forma la Lega delle mie Anime: i Tabernacoli Viventi. Sappiate attendere in preghiera e in umiltà quanto la divina Provvidenza, nei suoi piani misericordiosi va predisponendo e svelando. Si, il Papa sa..., il Papa soffre, il Papa aspetta, e voi con lui aspettate, come vi ho detto, il mio ritorno fra voi, nel mondo. Si, è una follia per la tua povera umanità, una prova che ti schiaccia... No, non impazzirai di ciò, ma del mio Amore si, del mio Amore, dell'Amore del tuo Dio, del tuo Gesù. E’ amore la veglia della notte e Io la permetto e spesso la permetterò poiché Io non voglio essere dimenticato. Se le occupazioni giornaliere vi hanno distolto da Me, sappiate che Io cercherò consolazioni e veglie nella notte. Ciascuno dia quel che può, ma con amore, perché Io raccoglierò ogni vostro respiro. Siate umili, siate sottomessi a Me. Io sono Gesù, Gesù con voi.
lunedì 30 dicembre 2019
CONSACRAZIONE ALLA SACRA FAMIGLIA
O Santissima Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, speranza e consolazione delle famiglie cristiane, accogliete la nostra: noi ve la consacriamo interamente e per sempre. Benedite
tutti i membri, dirigeteli tutti secondo i desideri dei vostri cuori, salvateli tutti.
Noi ve ne scongiuriamo per tutti i vostri meriti, per tutte le vostre virtù, e soprattutto per l'amore che vi unisce e per quello che portate ai vostri figli adottivi.
Non permettete mai che qualcuno di noi abbia a precipitare nell'inferno. Richiamate a voi quelli che avessero la disgrazia di abbandonare i vostri insegnamenti e il vostro amore. Sorreggete i nostri passi vacillanti in
mezzo alle prove e ai pericoli della vita. Soccorreteci sempre, e specialmente nel momento della morte, affinché un giorno possiamo trovarci tutti riuniti nel cielo intorno a voi, per amarvi e insieme benedirvi per
tutta l'eternità. Amen.
Regina della Famiglia
Apparizioni a Ghiaie
Prima apparizione, sabato 13 maggio
Le apparizioni iniziarono il 13 maggio, di sabato, giorno sacro alla Madonna, anniversario della prima apparizione della Vergine a Fatima.
La bambina Adelaide Roncalli, di sette anni, con la sorella Palmina di sei e alcune amichette, tra cui Elisabetta Masper, detta Bettina, di dieci, e Severa Marcolini, pure di dieci, andava a raccogliere fiori per portarli davanti ad una immagine della Madonna. L'allegro gruppetto arrivò ai campi del sig. Colleoni.
Adelaide, bimba vivace, con una grande voglia di giocare, come tutte le bambine della sua età, non pensava certo alle coincidenze di quel giorno, né che si stava recando, in quel luminoso pomeriggio del mese dei fiori, ad incontrare la Madre di Dio.
Qualche anno più tardi, Adelaide così descriverà nel suo quaderno quell'incontro:
"13 maggio - Io andavo a cogliere i fiori per la Madonna che c'è a metà scala per salire in camera in casa mia. Avevo colto margherite e le avevo messe in una cariola che aveva fatto mio papà. Vidi un bel fiore di sambuco ma era troppo alto perché lo potessi cogliere. Stetti ad ammirarlo, quando vidi un puntino d'oro, che scendeva dall'alto e si avvicinava a poco a poco alla terra e man mano si avvicinava si ingrandiva e in esso si delineò la presenza di una bella Signora con Gesù Bambino in braccio e alla sua sinistra S. Giuseppe. Le tre persone erano avvolte in tre cerchi ovali di luce e rimasero sospese nello spazio poco distante dai fili della luce. La Signora bella e maestosa indossava un vestito bianco e un mantello azzurro: sul braccio destro aveva la corona del rosario composta da grani bianchi: sui piedi nudi aveva due rose bianche. Il vestito al collo aveva una finzione di perle tutte uguali legate in oro a forma di collana. I cerchi che avvolgevano le tre persone erano luminosi con sfumature di luce dorata.
Al primo momento ebbi paura e feci per scappare, ma la Signora mi chiamò con voce delicata dicendomi: "Non scappare che sono la Madonna". Allora mi fermai fissa a guardarla, ma con senso di paura. La Madonna mi guardò, poi aggiunse: "Devi essere buona, ubbidiente, rispettosa col prossimo e sincera: prega bene e ritorna in questo luogo per nove sere sempre a quest'ora".
La Madonna mi guardò per qualche istante poi lentamente si allontanò senza voltarmi le spalle. Io guardai finché una nuvola biancastra li tolse al mio sguardo. Gesù Bambino e S. Giuseppe non parlarono mi guardarono solo con espressione amabile".
I testimoni più vicini ai fatti di questa giornata furono Elisabetta Masper e Severa Marcolini. Per la loro qualità di testimoni privilegiati, le due bambine verranno interrogate più tardi dal curato di Ghiaie don Italo Duci.
Bettina s'accorse per prima dell'estasi di Adelaide. Chiamò Severa, la quale vide Adelaide livida in viso, "morela", cogli occhi fissi in alto, immobile. La chiamò, la scosse per un braccio. Adelaide non si mosse, né rispose.
Arrivò la sorella Palmina: vide Adelaide in quello stato, prese paura e corse a casa a dire alla mamma: - Adelaide è morta in piedi.
La mamma rispose in modo sbrigativo: - Se è in piedi, non è morta. Dì ad Adelaide che venga a mangiare la minestra. Adelaide uscì dall'estasi dopo dieci minuti.
Al primo momento ebbi paura e feci per scappare, ma la Signora mi chiamò con voce delicata dicendomi: "Non scappare che sono la Madonna". Allora mi fermai fissa a guardarla, ma con senso di paura. La Madonna mi guardò, poi aggiunse: "Devi essere buona, ubbidiente, rispettosa col prossimo e sincera: prega bene e ritorna in questo luogo per nove sere sempre a quest'ora".
La Madonna mi guardò per qualche istante poi lentamente si allontanò senza voltarmi le spalle. Io guardai finché una nuvola biancastra li tolse al mio sguardo. Gesù Bambino e S. Giuseppe non parlarono mi guardarono solo con espressione amabile".
I testimoni più vicini ai fatti di questa giornata furono Elisabetta Masper e Severa Marcolini. Per la loro qualità di testimoni privilegiati, le due bambine verranno interrogate più tardi dal curato di Ghiaie don Italo Duci.
Bettina s'accorse per prima dell'estasi di Adelaide. Chiamò Severa, la quale vide Adelaide livida in viso, "morela", cogli occhi fissi in alto, immobile. La chiamò, la scosse per un braccio. Adelaide non si mosse, né rispose.
Arrivò la sorella Palmina: vide Adelaide in quello stato, prese paura e corse a casa a dire alla mamma: - Adelaide è morta in piedi.
La mamma rispose in modo sbrigativo: - Se è in piedi, non è morta. Dì ad Adelaide che venga a mangiare la minestra. Adelaide uscì dall'estasi dopo dieci minuti.
Bettina e Severa ritornarono a casa con Adelaide seduta sulla carriola.
Le bambine incuriosite chiesero ad Adelaide, lungo il breve tragitto, che cosa le fosse accaduto, ma lei in un primo momento non rispose.
Mentre Bettina si era allontanata, rimasta sola con Severa, Adelaide con fatica, lentamente, le disse di avere visto la Madonna. Severa, incredula, pretese che Adelaide giurasse e questa l'accontentò. Dopo Severa, fu Bettina che venne a sapere la grande notizia.
Rientrata in casa Adelaide non parlò con la mamma di ciò che le era accaduto. La cena si svolse tranquilla e, dette le preghiere, andò presto a letto.
Se Adelaide non parlò in famiglia, non altrettanto fecero le sue amiche, e così la voce cominciò a diffondersi nel paese.
Intanto Adelaide, passato lo spavento della prima apparizione, attendeva con gioia l'appuntamento che la bella Signora le aveva dato per il giorno dopo.
Le bambine incuriosite chiesero ad Adelaide, lungo il breve tragitto, che cosa le fosse accaduto, ma lei in un primo momento non rispose.
Mentre Bettina si era allontanata, rimasta sola con Severa, Adelaide con fatica, lentamente, le disse di avere visto la Madonna. Severa, incredula, pretese che Adelaide giurasse e questa l'accontentò. Dopo Severa, fu Bettina che venne a sapere la grande notizia.
Rientrata in casa Adelaide non parlò con la mamma di ciò che le era accaduto. La cena si svolse tranquilla e, dette le preghiere, andò presto a letto.
Se Adelaide non parlò in famiglia, non altrettanto fecero le sue amiche, e così la voce cominciò a diffondersi nel paese.
Intanto Adelaide, passato lo spavento della prima apparizione, attendeva con gioia l'appuntamento che la bella Signora le aveva dato per il giorno dopo.
Severino Bortolan
La nube della non-conoscenza
Il vero contemplativo non ama interessarsi della vita attiva, né di quanto si dice o si fa nei suoi confronti, e non sta a confutare i suoi detrattori
Nel vangelo secondo s. Luca sta scritto che mentre nostro Signore si trovava nella casa di Marta, sorella di Maria, per tutto il tempo in cui Marta si affaccendava a preparargli da mangiare, Maria se ne stava seduta ai suoi piedi. E mentre ascoltava la sua parola, non si curava né dell’affanno della sorella (anche se era un affanno del tutto buono e santo:
non è, infatti, la prima parte della vita attiva?), né della preziosità del sacro corpo di Cristo, né della dolcezza umana della sua voce e delle sue parole (anche se tutto ciò sta a indicare
un progresso, poiché si tratta della seconda parte della vita attiva, ovvero della prima parte di quella contemplativa).
Ma quel che le interessava era la suprema saggezza della divinità del Signore velata dalle parole della sua umanità: a questo mirava con tutto l’amore del suo cuore.
Con tutto quello che vedeva intorno a sé o si diceva o si faceva nei suoi confronti, non voleva assolutamente staccarsi di lì: se ne stava seduta senza batter ciglio e indirizzava un segreto anelito e molti,
dolcissimi slanci d’amore verso quell’alta nube della non-conoscenza che si frapponeva tra lei e Dio. Voglio dirti questo: non c’è mai stata e non ci sarà mai in questa vita una creatura, per
quanta pura ed estasiata nel contemplare e amare Dio, che non abbia sempre tra sé e Dio questa nube della non-conoscenza così alta e misteriosa. Proprio in questa nube Maria era tutta presa dai molti slanci segreti
del suo amore. Perché? Perché è la parte migliore della contemplazione, e la più santa che ci possa essere su questa terra. Per niente al mondo ella avrebbe lasciato questa sua occupazione. Tant’è
vero che quando sua sorella Marta si lamentò di lei con nostro Signore e lo pregò di dirle di alzarsi ad aiutarla e di non lasciarla sola a servire, ella se ne restò seduta senza dire una parola e non
mostrò alcun segno di risentimento, né protestò nei confronti della sorella, come invece avrebbe potuto fare. Niente di strano: ella era intenta a fare un altro lavoro, di cui Marta non si rendeva conto.
Per questo non si curò di ascoltarla, né di rispondere alle sue lamentele.
Vedi, amico mio: tutto quel che avvenne tra nostro Signore e queste due sorelle, in opere, parole e gesti, vale come esempio per tutti gli attivi e i contemplativi che da allora sono
sorti nella santa chiesa e che ancora vi saranno fino al giorno del giudizio.
Maria impersona tutti i contemplativi, perché questi devono modellare la loro vita sulla sua; allo stesso modo e per le stesse ragioni Marta raffigura tutti gli attivi.
Solo Dio conta: il resto è nulla.
Ogni presbitero e ogni vescovo deve cercare di fare "carriera" agli occhi di Dio e non del mondo! Solo Dio conta: il resto è nulla.
La presenza reale
***
Si crede di poter superare la spiritualità cristiana. La natura umana si è realizzata pienamente nel Cristo, così il Cristo, non solo come Dio ma anche
come Uomo, si propone agli uomini come norma e ideale. L’atto ultimo della storia non potrà mai superare la Morte di Croce. L’atto supremo dell’umanità, la massima realizzazione dell’umanità
è in questo dono che Cristo ha fatto di Sé con la morte. È in quell’atto di amore che Egli eternamente rimane, e in questo atto Egli realizza l’unità con tutti i mondi, con tutte le
anime.
Il Cristo rimane, nel suo Sacrificio, il termine di ogni umano cammino. Egli ci trascende. Noi ci doniamo a Lui, Egli si dona a noi, ma il suo dono non elimina la sua presenza
oggettivamente distinta. Tu mangi il pane e lo elimini come pane perché diviene tuo corpo; tu mangi il Cristo, Egli si comunica a te, ma Egli rimane. Puoi comunicarti ogni giorno e ogni giorno tu devi comunicarti
di nuovo; qualunque sia il dono che ricevi da Lui, tu in Lui non ti trasformi così da non essere sempre Egli, per te, Colui che ti trascende come legge di vita, come ideale ultimo che l’anima non potrà
mai pienamente raggiungere, cui non potrà mai identificarsi pienamente.
* * *
Dio è presente per comunicarsi. La Presenza reale implica e realizza la vera comunione di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio. Pur vivendo nel medesimo
mondo, gli uomini sono come dimore chiuse. Il fatto che vivono in un corpo rende possibile, attraverso il rapporto del corpo, una qualche comunicazione fra loro, ma la comunicazione rimane essenzialmente esteriore. Attraverso
il corpo le anime comunicano fra loro; l’unione d'amore ha inizio nel corpo per consumarsi nello spirito. Il corpo, tuttavia, nello stesso tempo che è mezzo, è anche ostacolo alla comunione perfetta.
Viviamo nel medesimo mondo, ma non siamo presenti gli uni agli altri. L’uomo può essere veramente presente soltanto a Dio, e Dio soltanto può esser presente
veramente all’uomo, perché la presenza vera, reale, perfetta, implica una totale comunicabilità, un rapporto totale. Si è realmen- te presenti uno all’altro quando uno all’altro
possiamo donarci e uno e l’altro possederci fino in fondo. Ogni altra presenza è presenza di contiguità, è presenza di cose, non di esseri vivi, non di persone viventi. Dio si fa presente nel Cristo
risorto.
Il Mistero eucaristico è il Mistero di quella Presenza reale. Egli non era presente fra gli uomini prima della sua resurrezione come ora è presente nel
sacramento eucaristico. Nella Presenza reale del Cristo, Dio si dona all’uomo e l’uomo sfugge alla sua solitudine umana donandosi a Dio. Nel Cristo l’uomo, come può ricevere Dio, così può
totalmente aprirsi e totalmente donarsi. Anzi, la Presenza reale è già la comunione perfetta perché, in Cristo, Dio e l’uomo già divengono uno. Per questo il Cristianesimo può
presentarsi come la religione più alta anche a quelli che non credono, perché è l’unica religione che assicura di realizzare la suprema comunione di vita di un amore personale, che è totale
dono di sé. Gli asiatici non accettano che il Cristianesimo sia la religione più alta. I buddisti ci dicono: “Solo la religione buddista libera gli uomini da ogni mitologia e realizza la pura vita
spirituale nell’assoluto rifiuto di tutto quello che è relativo; il Budda non si è pronunciato su Dio, ma è stato proprio il suo rifiuto a parlarne, che salva la trascendenza di ciò che
non è impermanente; la trascendenza non ha nome, rimane inoggettivabile, rimane senza espressione né sensibile né concettuale: pura vacuità”.
Ma il Cristianesimo può essere riconosciuto più alto del Buddismo proprio dal fatto che la vita religiosa nel Cristo si compie, non in un puro rifiuto, ma in
un atto totale di amore. L’uomo non può dare un nome a Dio, non può definirLo né pretendere di conoscerLo, ma Dio può farsi conoscere, può dire il suo nome, donarsi all’uomo,
se vuole, e l’uomo può raggiungerlo non soltanto facendoGli posto nel vuoto dentro di sé, ma in atto puro e totale che acconsente ad esser invaso e posseduto da Dio. Il rifiuto proprio del Buddista
a incatenare Dio nelle maglie del pensiero e dell’esperienza, diviene nel Cristianesimo certezza di una libera ma piena comunione di amore di Dio con l’uomo nel Mistero della Presenza reale. Dio non si fa
presente nel Cristo che in quanto si dà, così la Presenza reale è il dono di Dio all’uomo che l’uomo può ricevere nell'atto in cui egli stesso si dona all'Amore.
L’uomo « è » nella misura in cui si dona a Dio, nella misura che, come è creato da Dio, così diviene puro riferimento di amore a Lui.
Così tutta la mia vita è il dono di me stesso a Dio nel Cristo. Nella sua presenza Egli si dona all’uomo e l’uomo si dona a Dio in una totale comunicabilità.
Così la vita del Cristianesimo è purezza di amore, è perfezione di amore, ma di un amore che non è più angoscia nella volontà di
donarci senza che alcuno possa riceverci, non è più desiderio di accogliere senza poter accogliere l'altro: è veramente un essere l'uno nell’altro in modo perfetto, a somiglianza di quello
che avviene nelle Persone divine, onde il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre. Così dice Gesù nel sermone dopo la Cena: noi siamo in Lui ed Egli è in noi, « Rimanete in me ed
io in voi » (Gv 15,4). Egli è presente nell’Eucaristia in quanto si dona; Egli è presente in quanto Egli è per me ed in me, ed io sono per Lui e in Lui.
Il Padre totalmente si ordina al Figlio e il Figlio totalmente al Padre; la Presenza reale del Cristo è la realtà di un amore, che è perfetta e piena comunione del Cristo ad ogni uomo ed esige la
comunione di ogni uomo con Lui.
L’uomo è un mondo, ed è più vasto del mondo. Quale profondità di vita egli possiede! Gli uomini vivono gli uni accanto agli altri, vivono
forse nella medesima casa e sono estranei fra loro. Qualsiasi amore che ci portiamo può far sì che noi possiamo più o meno intuire l’altro, più o meno capirlo, ma rimaniamo nonostante tutto
degli estranei. Che presenza è la nostra? La vera presenza è il Signore. Io sono veramente presente soltanto per Lui che mi ama ed Egli è presente realmente
soltanto per me. Se non viviamo la sua Presenza reale siamo come dei morti, degli alienati, al di fuori di noi stessi, e nessuno ci conosce e ci riceve. Non viviamo in nessun luogo, perché l’unico luogo che
veramente ci accoglie è il Corpo di Cristo, Questo Corpo è il mondo nuovo che tutti ci accoglie. L’uomo non può essere veramente presente che in Lui. Io posso amare chiunque, ma chiunque io ami,
mi rimane estraneo. Quale angoscia deve essere quella di chi realmente ama, di vivere insieme e non potersi mai posseder totalmente! Ma l’uomo può esser nel Cristo, e il Cristo stesso tutto vuol essere in te e
realmente si dona. Nessuna presenza è comparabile alla sua: Egli è la Presenza reale.
Vivere la Presenza reale è vivere finalmente la liberazione dalla solitudine propria dell’uomo. Così la Presenza reale del Cristo realizza la
Chiesa moltitudine e unità dei redenti; così nel Sacramento eucaristico è vinta la solitudine dell’uomo e la solitudine di Dio. Dio non vive più nella sua solitudine: Egli è l’Amore
che si dona; e gli uomini non vivono più nella loro solitudine: essi sono coloro che hanno accolto l’Amore. Finalmente Uno si dona agli uomini e gli uomini in Lui divengono uno. Finalmente
anche tu puoi donarti perché trovi uno che può ricevere fino in fondo. Egli vive in te, tu vivi in Lui: questa è la Presenza reale.
Gli uomini, se non hanno fede, vivono alienati a se stessi. Vivere nell’alienazione è angoscia senza fine. Essi cercano di impegnare in qualche modo la vita
al di fuori di sé, ma senza realizzare se stessi, senza vivere la vita di Dio. Se l’uomo invece realizza la presenza del Cristo, anche gli altri si fanno presenti. In Lui e per Lui tutto diviene fraterno e intimo
all’uomo. La vita cristiana è precisamente a imitazione di quella che è la vita di Dio: puro rapporto di amore.
Quando le cose cadranno, che cosa vivrai se non hai incontrato l’amore? Quando tutto l’universo visibile precipiterà per te come nel nulla, non ti rimarrà
che il tuo vuoto e la tua solitudine, se non sei entrato in questa presenza. Ma se tu sei entrato in questa presenza, questa presenza rimane e tu vivrai in Lui ed Egli in te e la vita sarà un’immensa comunione
di amore.
don Divo Barsotti
PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI
Preghiere Oltre le porte
Attraverso Gesù fammi possedere la porta del nemico (Gen. 22:17).
Stabilisci le porte della lode nella mia vita (Is. 60:18).
Rilascio arieti contro le porte dell'inferno (Ez 21:22).
Le porte dell'inferno non possono prevalere contro di me (Mt 16,18).
Fa che le porte della mia vita e della città siano aperte al re della gloria (Sal 24:7).
Aprimi le porte della giustizia che io possa entrarvi (Sal 118:19).
Rafforza le sbarre delle mie porte (Sal 147:13).
Rompi le porte di bronzo, e spezza le sbarre di ferro (Is. 45:2).
Apri le porte davanti a me, che io possa entrarvi e ricevere il tesoro delle tenebre e le ricchezze
nascoste dei luoghi segreti (Is. 45:1-3).
Io rimprovero ogni nemico alle porte (Sal 127:5).
Fa che tutte le porte della mia vita e della città siano riparate attraverso lo Spirito Santo.
Fa che le porte della valle vengano riparate (Ne 2:13).
Fa che la porta della Sorgente (rappresenta il flusso dello Spirito Santo) sia riparata (Ne 2,14).
Fa che la porta delle Pecore (rappresenta l' apostolato) sia riparata (Ne 3.1).
Fa che il cancello del pesce (rappresenta l'evangelizzazione) sia riparato (Ne 3:3).
Fa che il vecchio cancello (rappresenta le mosse del passato) venga riparato (Ne 3:6).
Fa che la porta del letame (rappresenta la liberazione) sia riparata (Ne 3,14).
Fa che il cancello dell'acqua (rappresenta la predicazione e l'insegnamento) sia riparato (Ne
03:26).
Fa che la porta ad est (rappresenta la gloria) sia riparata (Ne 03:29; Ez. 43:1-2).
Fa che le acque scorrano attraverso la porta esterna nella mia vita, oltre le mie caviglie, passati
i miei lombi, e passato il mio collo (Ez 47:1-5).
Fa le mie porte di carbonchi (Is. 54:12).
Le mie porte saranno sempre aperte per ricevere le benedizioni (Is. 60:11).
Io comando la porta nord, la porta sud, la porta est, e la porta ad ovest di aprirsi nella mia città
al Re della gloria.
Io rimprovero tutti i nemici che volessero stare davanti ai cancelli per cercare di fermare che la
salvezza vi entri dentro
Prego che i guardiani apostolici della mia città sorgano e prendano il loro posto (Lam. 5,14).
Fa che le porte della mia vita e della città siano chiuse per impurità, stregoneria, droga,
perversione, e la malvagità nel nome di Gesù.
Prego che le città di accesso della mia nazione diventino accesso di giustizia e non di iniquità.
Signore, suscita chiese Bethel che saranno la porta del cielo (Gen. 28:17).
Signore, suscita chiese dalle porte apostoliche che inaugureranno presenza e rivelazione nella
mia regione.
Il vostro esultare per le persone sbagliate porterà presto i suoi frutti!
La fine si avvicina di soppiatto quindi state attenti. Il vostro esultare per i falsari, presto darà i suoi frutti: frutti di terrore, di orrore, di miseria e di dolore. Sarete completamente controllati, ed eliminati se vi opponete.
“Attenti!
Ora i tempi s’inaspriscono e l’orrore colpisce la vostra terra prima che Io, il vostro Gesù ,ritorni.
Poi però la gioia sarà grande e tutti i Miei figli fedeli proveranno la luce del Nuovo Mondo.
RegalateMi quindi a Me, il vostro Gesù, il vostro SÌ in modo che vi possa portare con Me. Amen.
Io vi amo.
Il vostro Gesù.”
NEL FUOCO ETERNO SENZA AMORE
LOTTA TRA BENE E MALE
"Siate sobri, vigilate! Il vostro avversario, il diavolo, come un leone ruggente va in giro, cercando qualcuno da divorare" (1Pt 5,8). Fedele alla dottrina della Sacra
Scrittura, la Chiesa insegna che gli spiriti decaduti, come pure gli uomini decaduti, esistono realmente e si comportano maliziosamente nel mondo. La Chiesa non insegna il terrore di Satana. Essa raccomanda soltanto un santo
timore di Dio, e il timore di compiere il male deliberatamente. Infatti, l'influsso di Satana è subordinato in modo decisivo alla potenza di Dio. Come il Concilio Vaticano II ha più volte ripetuto, Cristo
"ci ha liberati dal potere di Satana" (SC 6, cf GS 2,22; AG 3,9). Grazie all'opera redentrice di Cristo, il demonio può nuocere soltanto a coloro che liberamente gli permettono di farlo. I Vangeli parlano
di possessioni diaboliche, mostrano Cristo in atto di espellere demoni e di istruire i suoi apostoli a fare altrettanto. Più grave, però, del male fisico che Satana potrebbe causare, è il male morale.
La Sacra Scrittura presenta Satana anche come una fonte di tentazione (Mt 4,1-11).
E' "il seduttore perfido e astuto, che si insinua in noi attraverso i sensi, l'immaginazione, la concupiscenza, la logica utopica, i contatti sociali disordinati nel
dare e prendere la vita, per introdurre deviazioni...". La stessa storia mondiale è sotto l'influsso del demonio. "Tutta intera la storia umana è, infatti, pervasa da una lotta tremenda contro le
potenze delle tenebre; la lotta, cominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno (cf Mt 24,13). San Paolo dice: "la nostra battaglia non è contro creature
fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti" (Ef 6,12).
Chi percepisce le profondità insondabili e amare del mistero del male difficilmente è portato ad un ottimismo superficiale, a credere, cioè, che il male è
soltanto un difetto accidentale del mondo in evoluzione verso giorni migliori. Ci sono tracce di malizia così profonda da lasciare perplessi. L'oscuro mistero di Satana è che vi sono nel mondo degli esseri
personali che agiscono, poco conosciuti a noi, pieni di malizia e sempre pronti a compiere il male, irrevocabilmente allontanatisi da Dio e a Lui ostili (cf Mt 25,41).
Che la storia umana sia segnata spesso da corsi tragici ed irrazionali è dovuto in parte a tali influenze. Dio rimane il Signore di ogni cosa. Qualunque potere ha il demonio
trova i suoi limiti nei disegni della Provvidenza. Alla fin fine, tutte le cose sono state fatte per concorrere al bene di coloro che amano Dio. Satana e gli altri spiriti caduti sono essi pure semplici creature. È
Dio che li ha creati, benché non li ha fatti per essere malvagi o sorgente di male. "Il Diavolo, infatti, e gli altri demoni sono stati creati da Dio buoni per loro natura, ma essi da se stessi divennero cattivi".
La struttura rimane. Dio ha fatto ogni cosa buona. Ha proibito la malizia e l'egoismo, ma ha fatto anche le persone libere, e non costringe nessuno a rimanergli fedele. Quelli
che orgogliosamente resistono a Dio si pervertono e portano il male nell'universo. Dio permette il male, non già perché è impotente ad impedirlo, ma perché Egli, l'Onnipotente, ama la libertà.
Egli è capace di ricavare i maggiori beni da ogni sorta di mali, come il maggior bene della fedeltà di fronte alle avversità, della pazienza, della carità resa perfetta in prove amare.
"L'uomo, nato di donna, breve di giorni e sazio di inquietudine, come un fiore spunta e avvizzisce, fugge come l'ombra e mai si ferma. Tu, sopra un tale essere tieni
aperti i tuoi occhi e lo chiami a giudizio presso di te? Chi può trarre il puro dall'immondo? Nessuno. Se i suoi giorni sono contati, se hai fissato un termine che non può oltrepassare, distogli lo sguardo
da lui e lascialo stare finché abbia compiuto, come un salariato, la sua giornata! Poiché anche per l'albero c'è speranza: se viene tagliato, ancora ributta e i suoi germogli non cessano di crescere;
se sotto terra invecchia la sua radice e al suolo muore il suo tronco, al sentore dell'acqua rigermoglia e mette rami come nuova pianta. L'uomo invece, se muore, giace inerte; quando il mortale spira, dov'è?
Potranno sparire le acque del mare e i fiumi prosciugarsi e disseccarsi, l'uomo che giace più non si alzerà, finché durano i cieli non si sveglierà, né più si desterà dal
suo sonno" (Gb 14, 1-12).
domenica 29 dicembre 2019
Preghiera Portare il cielo alla terra
I DUE LINGUAGGI DELLA PREGHIERA
La mente (l'intelligenza)
L'apostolo Paolo scrisse dei due linguaggi di preghiera, con lo spirito e con la mente (con l'intelligenza).
1 Corinzi 14:14,15a
perché, se io prego in altra lingua, il mio spirito ben prega, ma la mia mente rimane infruttuosa. Che si deve dunque fare? Pregherò con lo spirito, ma lo farò anche con la mente;
Paolo pregava nello spirito e poi pregava con la mente.
Questo significa che pregava in un modo o nell'altro, o che pregava prima per lo spirito e poi con la mente?
In Efesini ha scritto della nostra armatura e noi spesso ci fermiamo a comprensione questi versi. Lo stesso passo, comunque, ha molto da dire sulla preghiera.
Efesini 6:17-20
Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito, vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e preghiera per tutti i santi, e anche per me affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza per far conoscere il mistero dell'evangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare.
L'apostolo Paolo disse che dobbiamo prendere l'elmo della salvezza e la Parola di Dio con noi e pregare nello Spirito.
Perché? Egli personalizzò ciò. "affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza, come ho il dovere di parlare."
Quando prendiamo la Parola di Dio e preghiamo nello spirito, la nostra mente diventa fertile. Le nostre menti ricevono rivelazione da Dio. Diventano illuminate e allora possiamo con franchezza e correttamente pregare con la nostra mente (intelligenza).
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