martedì 7 gennaio 2020

VOCE CHE CHIAMA



C'è una voce, o cristiano, che da anni ti starà chiamando. E’ la voce del tuo Dio, che ha qualche cosa da dirti. Essa è giunta tante volte al tuo cuore, ma non è riuscita a penetrarvi. Abituato forse alla colpa, ormai ti ci sei addormentato. Tra Dio che ti sollecita con la sua grazia, e il demonio che ti stordisce con le sue illusioni, tu accontenti più il demonio che Dio. E dormi tranquillo, da anni, nel peccato! Ma ti accorgi dove ti sei addormentato? Sull'orlo di un abisso. E finora sei rimasto sospeso su questo abisso col debole filo di vita, che Dio solo tiene nelle sue mani. Egli vede che la morte, giorno per giorno, si avvicina per troncarlo. Guai, se Dio avesse già lasciato spezzare quel filo! Sai dove ti saresti svegliato? Insieme agli altri dannati, nell'inferno. Lo vedi a che pericolo ti sei esposto? Che cosa non hai fatto per provocare il Signore ad abbandonarti? Mentre egli ti conserva la vita per vederti ritornare, tu te ne servi per offenderlo. E, dopo tutto questo, la sua voce ancora ti chiama. Egli ancora ti aspetta. Essa è la voce d'un padre, che non sa darsi pace, dacché ti sei allontanato da lui. Oggi è padre, ma domani potrà essere giudice.

GESU’ HA DETTO

Il figliol prodigo, vista la sua miserabile condizione, «rientrato in se stesso, disse: 'Quanti servitori, in casa di mio padre, abbondano di pane, ed io qui muoio di fame! Mi alzerò e andrò dal padre e gli dirò: Padre: ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno di esser chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi'. E alzatosi, andò da suo padre. Egli era ancora lontano, quando il padre lo scorse e, tocco da compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (Lc. 15, 17-20).

LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO



La preghiera e la Messa nella vita del cristiano


Necessità della preghiera

Tornando alla figura di Gesù orante, nessuno sulla terra arriverà mai a penetrare il mistero insondabile della sua orazione, a comprendere ciò che accadeva nella sua anima sempre immersa in un sublime e intimo colloquio con il Padre. Possiamo tuttavia riflettere seriamente su quell’esempio divino per rendere sempre più viva in noi la convinzione che la necessità della preghiera è assoluta e inderogabile.
 Gli apostoli, quella figura di Gesù orante non la dimenticarono per tutta la vita; si convinsero talmente dell’importanza della preghiera che la misero al primo posto fra tutte le cose importanti della loro giornata, perfino prima della loro missione evangelizzatrice. Così affidarono ad altri il compito di amministrare la comunità cristiana e la stessa cura dei poveri e delle vedove, pienamente consapevoli che la prima responsabilità nel loro lavoro apostolico era quella di attendere alla preghiera e la servizio della Parola.
 La necessità della preghiera nasce, innanzitutto, dal fatto che siamo creature libere;  ciò significa che non possiamo aprirci al bene senza una nostra decisione personale. E’, la nostra, una libertà “creaturale”, quella cioè propria delle creature; siamo, appunto perché creature; esseri relativi a Dio e profondamente vincolati a Lui nell’esistenza e nel destino.  Questa creaturalità è l’altro motivo che fonda la necessità della preghiera.
 Non intendo, qui, fermarmi su questi aspetti dottrinali dell’orazione, voglio solo ricordarvi che dove non c’è preghiera non c’è libertà; anzi, proprio nell’orazione e nel nostro colloquio con Dio scopriremo il senso più autentico e gustoso della nostra libertà e insieme avvertiremo con gioiosa chiarezza il nostro legame con Dio come sue creature che portano la sua immagine e il suo sigillo.
 Fratelli miei, dove non c’è preghiera c’è il buio della schiavitù interiore, c’è lo smarrimento della coscienza che non sa più riconoscere la nostra identità di creature chiamate alla verità e al bene.
 Gesù, l’Uomo più libero e insieme più vincolato a Dio che sia mai passato sulla terra, è stato “l’Uomo-orante” che ha espresso l’orazione più sublime che mai sia stata fatta.  Guardatelo sul Calvario: che cos’è la sua morte sulla croce se non una totale e consumata orazione?  Una orazione che ha trasformato il corpo e l’anima di Gesù in un sacrificio orante e adorante.  Le sue braccia sacerdotali distese su quel legno e aperte al cielo verso il Padre raccolgono la preghiera umana di tutti i tempi e di tutte le età, la mia e la vostra orazione, che cessa di essere la povera orazione di creature deboli e perdute per diventare la preghiera dei figli di Dio, chiamati ad una ineffabile comunione con Lui.

Ferdinando  Rancan

I capi della vostra Chiesa sono giunti là, dove erano arrivati già durante la vita terrena di Mio Figlio!



I capi della Chiesa sono giunti là, dove erano giunti già durante la vita terrena di Mio Figlio: apparentemente sono onesti, ma i loro cuori sono impuri. Essi si onorano e si lodano reciprocamente nonostante che l’onore e la fama siano dovuti soltanto a Mio Figlio; ma LUI il Figlio del Padre Onnipotente viene da loro disprezzato sempre più e cacciato sempre più dalle vostre chiese, finchè non avranno abolito ciò che è veramente santo e voi vi ritroverete con pratiche pagane e sataniche.

Figli Miei. Aprite i vostri occhi e le vostre orecchie e regalate a Gesù il vostro SI! Così tante anime soffrono per voi, ma Mio Figlio porta la sofferenza più grande! Maltrattato e profanato, EGLI soffre perché molta sofferenza viene inflitta anche a LUI durante le messe sataniche, ma questo, figli Miei, non lo potete ancora conoscere. Sappiate comunque che EGLI, il Figlio dell’Onnipotente, si umilia sempre di nuovo per voi, Miei amati figli, così che ognuno di voi possa trovare la strada verso di LUI e possa salvare la propria anima.

Venite quindi, figli Miei e convertitevi a Mio Figlio! In questo modo la Sua sofferenza verrà alleviata e la Sua gioia sarà grande. Perché per ognuno di voi, è pronto un posto nel Suo Nuovo Regno ed EGLI vorrebbe portare ciascuno di voi con sé, quando verrà per la seconda volta.
Dichiaratevi per LUI! Tornate a LUI! DonateGLI il vostro SI sempre nuovamente! Il più grande di tutti i doni è la consacrazione a LUI! Sfruttatela perché ne trarrete salvezza, gioia e felicità e vi verrà donato tutto il Suo misericordioso amore.

Io vi amo,

La vostra Mamma Celeste. Amen.

Geremia



Gli idoli e il vero Dio

1Ascoltate il messaggio del Signore, popolo d'Israele. 2Egli dice:
'Non imitate il modo di vivere
delle altre nazioni:
esse sono atterrite
da fenomeni insoliti
che accadono in cielo,
ma voi non dovete averne paura.
3La religione degli altri popoli
non vale niente.
Essi tagliano un pezzo di legno nel bosco,
l'intagliatore lo lavora con lo scalpello;
4poi lo ricoprono d'oro e d'argento,
lo fissano con chiodi a colpi di martello
perché non cada.
5Questi idoli sono come spaventapasseri
in un campo di cocomeri:
non possono parlare.
Devono essere trasportati
perché non possono camminare.
Non abbiate paura: non fanno alcun male,
ma non possono nemmeno fare
alcun bene'.

6Nessuno è come te, Signore!
Tu sei grande,
grande e potente è il tuo nome!
7Chi non ti renderà onore, re delle nazioni?
Tu solo lo meriti.
Non c'è nessuno come te in tutti i regni,
tra tutti i saggi delle nazioni.
8Tutti sono stupidi e sciocchi:
vanno a lezione dagli idoli di legno!
9Li fanno ricoprire dagli orefici
con lamine d'argento importato da Tarsis
e con oro fatto venire da Ufaz.
Li fanno rivestire da abili artisti
con stoffe costose rosse e viola.
10 Ma tu, Signore, sei il vero Dio,
sei tu il Dio vivente,
tu sei re per sempre.
Quando sei sdegnato, la terra trema,
le nazioni non resistono al tuo furore.
11Voi direte alle nazioni straniere: 'I vostri dèi non hanno fatto il cielo e la terra. Perciò dovranno scomparire dalla faccia della terra, da ogni regione che è sotto il cielo'.

lunedì 6 gennaio 2020


1962 Rivoluzione nella Chiesa



Da quasi quattro decenni il mondo cattolico sta assistendo ad una serie apparentemente inarrestabile di cambiamenti nella Chiesa.  Presi in mezzo ad una sorta di strano spettacolo pirotecnico ecclesiale, i cattolici hanno visto non poche verità di fede venir dissolte una dopo l’altra, in modo più o meno indiretto, nei fuochi d’artificio escogitati da una Gerarchia e da un clero sempre più in vena di aggiornamento conciliare, aperti a tutte le correnti di pensiero e pronti, per questo, anche a barattare la Verità rivelata con il miraggio di un falso ecumenismo e di una falsa pace mondiale.

* Hanno assistito, per esempio, alla sovversione del Rito Romano della Messa, che è stato sostituito con un altro, quello attuale, talmente ambiguo ed “ecumenico” da essere stato dichiarato gradito dagli stessi protestanti: alcuni dei quali, d’altronde, avevano partecipato con i loro suggerimenti alla sua elaborazione.1
E poi, progressivamente e secondo un piano prestabilito, alle messe-kermesse con sottofondo di ballabili, all’introduzione della Comunione sulla mano con tutto il seguito di inevitabili sacrilegi, all’ascesa delle esponenti del gentil sesso sull’altare (in qualità di “chierichette”, almeno per ora). 

* Hanno visto per la prima volta nella storia un Papa, Paolo VI consegnare con gesto più che eloquente il suo anello, simbolo della suprema autorità pontificia, all’impenitente eretico e scismatico “arcivescovo” anglicano di Canterbury2 ed invitarlo a benedire la folla e i numerosi Cardinali e Vescovi presenti nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura.

* Peggio ancora, hanno visto un Giovanni Paolo II invitare i rappresentanti delle principali false religioni del mondo ad Assisi (primo raduno del 1986) per un incontro di preghiera con tanto di khalumet della pace, di animisti tributanti offerte agli spiriti degli antenati, nonchè di buddisti proni ad incensare una statua del Budda posta sull’altare maggiore di una chiesa cattolica di quella città. 

* Hanno sentito, allibiti, lo stesso Giovanni Paolo II dichiarare apertamente a protestanti e “ortodossi” la sua piena disponibilità a modificare il modo di esercizio del Primato papale secondo il loro desideri: una proposta di vero e proprio svuotamento pratico del dogma del Primato di giurisdizione, rinunciando ad esercitarlo di fatto (cfr. Enciclica “Ut unum sint”).

* Hanno visto l’allora Cardinale Ratzinger, Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, approvare e firmare un documento della Commissione Teologica internazionale (“Il Cristianesimo e le religioni”) che nega di fatto il dogma di fede per cui “fuori della Chiesa non c’è alcuna salvezza” (cfr. Concilio Ecumenico Lateranense IV, Denz. 800), riducendolo ad una semplice “frase” di “carattere parenetico”3 ossia ad una semplice esortazione, per di più rivolta ai soli cattolici... 

* Hanno sentito lo stesso Giovanni Paolo II affermare, incredibilmente, che “la dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere… se e quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti”4, ossia che l’Inferno potrebbe anche essere vuoto, contraddicendo così le esplicite affermazioni della Sacra Scrittura in proposito.

* Hanno sentito, esterrefatti, il medesimo Giovanni Paolo II affermare placidamente: “…Proprio da questa apertura primordiale dell’uomo nei confronti di Dio nascono le diverse religioni. Non di rado, alla loro origine, troviamo dei fondatori, che hanno realizzato, con l’aiuto dello Spirito di Dio, una più profonda esperienza religiosa. Trasmessa agli altri, tale esperienza ha preso forma nelle dottrine, nei riti e nei precetti delle varie religioni”5, per cui, secondo Giovanni Paolo II, Buddha, Lao-Tse, Zoroastro, Maometto e compagni sarebbero stati dei veri profeti ispirati da Dio nel fondare le loro false religioni. Tesi, questa, già propagata dai modernisti i quali, appunto, come aveva denunciato Papa San Pio X, “non negano, concedono anzi, alcuni velatamente, altri apertissimamente, che tutte le religioni sono vere” in quanto opera “di uomini straordinari, che noi chiamiamo profeti e dei quali Cristo è il sommo” (Enciclica “Pascendi”).

* Hanno visto, e vedono purtroppo tuttora, una Gerarchia ecclesiastica tutta intenta, a partire dal Concilio Vaticano II, a diffondere con zelo quegli stessi falsi principi che per tre secoli erano stati il vessillo di battaglia dell’illuminismo e del naturalismo massonico contro la Chiesa, vale a dire:

a) il liberalismo, che sostiene la laicizzazione degli Stati un tempo cattolici (e secondo il quale lo Stato non avrebbe più alcun dovere di aderire ufficialmente a Cristo e alla Chiesa Cattolica, intesa come unica vera Religione e quindi come Religione di Stato), nonché la promulgazione del presunto diritto degli individui a non essere impediti di diffondere pubblicamente ogni ideologia e religione, anche la più perversa, escludendo per principio che lo Stato possa intervenire per proibirle.
Liberalismo sempre condannato dalla Chiesa, ma approvato e “benedetto” dal Concilio Vaticano II, soprattutto con la Dichiarazione Dignitatis humanae;

b) l’ecumenismo, ovvero il miraggio di una fratellanza tra gli uomini di diverse religioni e ideologie, intesa in senso naturalistico (sulla base cioè della semplice appartenenza alla stessa natura umana e di un vago deismo), così da dispensarli dall’obbligo della conversione alla Chiesa Cattolica. Quest’ultima, infatti, non è più ritenuta unica Arca di salvezza, giacché, secondo la propaganda intensiva di Papi, vescovi e preti conciliari, altrettanto salvifiche sarebbero le varie comunità eretiche e scismatiche, e anzi perfino le religioni non cristiane. Ecumenismo promosso dal Vaticano II, soprattutto con i documenti “Unitatis redintegratio” e “Nostra aetate”;

c) la democrazia antropocentrica, introdotta nella Chiesa nella prospettiva di dissolvere più o meno gradualmente l’ingombrante ed antiecumenico Primato papale di giurisdizione. Democrazia accettata per ora solo in parte con la cosiddetta collegialità episcopale del documento conciliare Lumen gentium (nel quale si operò il tentativo, allora solo parzialmente riuscito, di far del Papa un “primo tra pari” annientandone l’autorità suprema), collegialità che di fatto oggi “parlamentarizza” la Chiesa, democratizzandola mediante l’istituzione del Sinodo dei vescovi, delle Conferenze episcopali nazionali, dei vari Consigli - presbiterali, pastorali, ecc. - e poi con l’enorme decentramento di poteri operato col nuovo Codice di Diritto canonico in favore dei Vescovi. E, dulcis in fundo, - si fa per dire - con la già menzionata, incredibile proposta di abdicazione pratica avanzata da Giovanni Paolo II in persona nella “Ut unum sint”.

Sac. Andrea Mancinella
***

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 


Terza apparizione, lunedì 15 maggio 

La notizia dei fatti di Ghiaie oltrepassa i confini del paese. 
I genitori, i parenti, il parroco mantengono un contegno molto riservato e non fanno mistero del loro scetticismo. 
Giulia Marcolini di anni otto, sorella di Severa, e Itala  Corna non ancora settenne, sono i testimoni più vicini della terza apparizione. 
Quella sera erano presenti, nascoste dietro la siepe, due cugine di Adelaide: Nunziata di vent'anni e Maria di ventuno.  Esse videro le bambine inginocchiarsi e incominciare la preghiera. Ad un certo punto Adelaide esclamò in dialetto: "Ecco la  Madonna viene adesso". Lo aveva capito dalla comparsa nel cielo  dei due colombi bianchi. Subito dopo entrò in estasi. L'apparizione durò alcuni minuti. 
Il racconto di Adelaide: 

"15 maggio - Poco prima delle ore sei giunsi sul posto delle apparizioni con le mie compagne: Itala Corna e Giulia Marcolini.  Impiegai molto tempo a raggiungere il posto perché la strada era  affollata. Il punto luminoso preceduto dalle due colombine  apparve e lentamente si avvicinò manifestando la Sacra Famiglia  più luminosa del solito. Gli occhi luminosi e azzurri di Gesù  Bambino in questa apparizione attirarono la mia attenzione in  modo particolare. Il vestitino che lo copriva fino ai piedi era  liscio, a forma di camicia, in color rosa cosparso di stelline d'oro.  La Madonna vestiva un abito azzurro con un velo bianco  lunghissimo che le scendeva dalla testa. Piccole stelline  formavano un'aureola attorno al volto della Madonna; sui piedi  aveva le due rose e fra le mani giunte la corona del rosario. Molte persone mi avevano raccomandato di dire alla Madonna di far  guarire i loro figli e di chiederle quando veniva la pace. Riferii  tutto alla Madonna la quale mi rispose: "Dì loro che se vogliono i  figli guariti devono fare penitenza, pregare molto ed evitare certi  peccati. Se gli uomini faranno penitenza, la guerra finirà fra due mesi, altrimenti poco meno di due anni". Recitò una  decina del rosario con me poi lentamente si allontanarono finché  disparvero". 
Inizia un fenomeno grandioso: già al terzo giorno delle apparizioni la folla sommerge, come una marea spirituale, di preghiera e di penitenza, il piccolo paese di Ghiaie. 
Nella terza apparizione è Adelaide che parla per prima: spinta dalle richieste di molti, domanda alla Vergine la guarigione  dei bambini malati e chiede quando verrà la pace. 
Il racconto della veggente, lineare e chiaro, non presenta problemi. 
Tuttavia la storia delle apparizioni li registra e li affronterò più avanti. 

Severino Bortolan 

A voi che mi amate e cercate la mia Volontà.



Io, che tutti vi amo, cerco sempre la vostra volontà, i vostri desideri, i vostri sogni nascosti persino a voi stessi e, mentre voi non sapete se comprendete quale sia la mia Volontà in ogni determinata situazione, Io, invece, so sempre cosa desidera il vostro cuore. Io vi scruto e vi conosco. Molto spesso in voi ci sono desideri contrastanti, di modo che voi stessi non sapete con esattezza cosa volete. Molte volte la vostra razionalità entra in conflitto con i vostri sentimenti e anche la vostra preghiera ne risulta confusa. Come farò Io ad esaudirvi di fronte a richieste contrastanti?

Prima di tutto vi prego di credere che Io, che vi ho donato libertà e libero arbitrio, vi amo e in onore del mio Amore e della vostra libertà desidero assecondare i desideri del vostro cuore. Poiché faccio sempre quello che voglio Io, assecondo sempre i desideri veri del vostro cuore.

Questo può risultare difficile per voi da comprendere, ma potete credere a quanto vi dico e, credendo, potrete comprendere. Come vi ho anticipato poc’anzi, in voi può esserci confusione, o meglio, poca chiarezza e questo è dovuto alla frattura che ci può essere tra i desideri profondi del vostro cuore, che sono i più veri, e le elucubrazioni mentali che vi allontanano da essi.

Ma voi, cioè il centro del vostro essere e quindi la vostra
volontà, dove abitate?

Nel centro del vostro cuore abita la vostra volontà e in quello stesso centro abito Io, con il Padre e lo Spirito Santo. Sì, piccoli miei, abitiamo nella stessa Casa, che è la Dimora del Dio con voi. In questa Casa meravigliosa voi siete i figli amati e coccolati di Dio, vostro Padre.

Questa Casa è come un Paradiso che voi non potete ancora vedere. C’è pace e gioia incessante e qui voi vedete Dio e Dio vede voi. Lui per Primo, in virtù del suo Immenso Amore, esaudisce i vostri desideri e compie la vostra volontà sulla vostra vita. Ugualmente voi, unitamente allo Spirito Santo, cercate la volontà di Dio e, per quel che vi compete, la portate a compimento. Cosicchè in questa Dimora beata c’è solo una Volontà, solo un Amore, perché voi e Dio siete UNO pur rimanendo persone distinte.

La vostra mente, invece, è stata inquinata dal mondo e ora segue il mondo, ora segue la fede, cosicchè voi siete divisi in voi stessi e, proprio perché siete divisi in voi stessi, il vostro regno non può durare. Ma, se voi cercate la volontà di Dio, ogni vostra ribellione sarà sottomessa al Figlio – CHE IO SONO – e, quando tutto sarà sottomesso, anche la morte, il Figlio – CHE IO SONO – consegnerà al Padre ogni cosa e Dio sarà TUTTO in voi. Ma ancora non potete sapere cosa sarete voi in Lui! Grande sarà la vostra sorpresa ed immensa la vostra gioia.

Il peccato vi ha corrotti in tutte le vostre dimensioni umane e spirituali, ma Io non ho permesso che la mia Dimora fosse profanata, tuttavia solo il centro del vostro cuore è completamente Mio. Il centro di ogni uomo mi appartiene, sia esso credente o no, sia esso buono o cattivo.

Ma voi, spiritualmente, siete infinitamente grandi e completamente liberi. Cosicchè solo nel centro del vostro essere voi siete perfettamente in accordo con la mia Volontà, mentre in tutto il resto del vostro essere siete ancora divisi, perché la vostra natura è stata corrotta dal peccato.
Ecco perché non sempre sapete quello che volete e la vostra preghiera può essere falsata da errate convinzioni. E’ necessario il lungo cammino della vita perché ritorniate, se lo volete, ad appartenere completamente al vostro Dio. Durante questo cammino Dio vi attira a Sé e voi tendete a Lui, più o meno consapevolmente. E’ un lungo tempo, suddiviso nelle varie fasi della vita, in cui voi, che cercate la Volontà di Dio, pregate e chiedete ogni cosa che vi possa sembrare necessaria sia in ordine spirituale che temporale.

E’ giusto che ammettiate di esservi sentiti delusi ogniqualvolta non ho esaudito le vostre richieste specifiche perché Io ho detto : “Chiedete e vi sarà dato”. Ma chi di voi darebbe veleno da bere a un figlio folle che glielo chiedesse? C’è forse qualche genitore pazzo che aiuterebbe il figlio a suicidarsi? No, anche voi che siete cattivi cercate sempre di fare il meglio per i vostri figli. Tanto più il Padre vostro Celeste darà ogni bene a voi, perché Lui sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate. E il Padre sa anche che il tentatore stesso, che è padre della menzogna, cercherà di far orientare la vostra preghiera verso richieste non opportune, proprio perché non riceviate la risposta che sperate e incolpiate il Padre vostro, perdendo così la poca fiducia che avete in Lui.
Sì, l’avversario fa di tutto per farvi del male e voi non avete spesso la capacità di discernere. L’avversario è molto più furbo di voi e cerca in ogni modo e in tutti i vostri giorni di allontanarvi da Dio. Vuole che siate sudditi del suo regno in questo mondo e che perdiate la speranza del paradiso futuro. Molti di voi pregano e non pensano che nella loro preghiera potrebbe esserci l’inquinamento del tentatore. Come ovviare a questo?

Vi ho insegnato il “padre nostro”: è la preghiera perfetta che Io prego con voi ed in voi.

Che il Regno di Dio venga nel vostro cuore e in tutti i cuori.
Altro non serve.

Che la Volontà di Dio si compia nel vostro cuore e in tutti i cuori. Altro non serve.

Cercate la Volontà di Dio e credete che tutto il resto vi sarà dato in aggiunta. Ricordate che il cammino è lungo, ma siete certi di giungere a destinazione se rimanete uniti al vostro Gesù.

E sappiate e ricordate che la preghiera è sempre esaudita nel modo e nel tempo più favorevole per voi. La Volontà di Dio è quella di assecondare la vostra volontà, perché Lui vi ama e desidera farvi felici molto di più di quanto possiate desiderarlo voi. Se il Buon Dio non vi dà quanto chiedete, state certi che vi dà molto di più perché vi ama e, se non risponde alle vostre richieste specifiche, è perché non è conveniente per voi. A volte per il vostro bene si rendono necessari dei tempi di attesa che possono anche essere lunghi, ma Dio, vostro Padre, dispone ogni cosa con Divina Sapienza ed è attento ad ogni attimo della vostra vita in tutti i suoi aspetti, persino nei più piccoli particolari.

Abbiate fede in Dio e chiedete che la sua Volontà si compia in voi.

Vi amo e vi benedico
                                                                                    
Gesù Risorto

PADRE PIO



Maria e Gesú Bambino ti siano scolpiti nella mente e nel cuore.

LE GRANDEZZE DI MARIA



COMPIMENTO DEL MISTERO DELLA VERGINE


ECCELLENZA E SUBLIMITÀ DELL'OPERA CHE VIENE COMPIUTA DOPO LE ULTIME PAROLE DELLA VERGINE.

Chi non loderà, chi non ammirerà le vie di Dio e lo svolgimento dell'opera sua, il volere di Colui che essendo la vita, la gloria, lo splendore del Padre vuole assumere carne umana ed assumerla in questo modo?

Ma andiamo innanzi seguendo il corso del nostro argomento e vedremo che quanto più si avanza questo Sole e si innalza sul nostro orizzonte, o meglio, quanto più si abbassa e si avvicina a noi, tanto più vivi e splendenti sono i suoi raggi, maggiormente la via è divina e l'operazione ammirabile.

Terminato e chiuso il colloquio tra l'Angelo e la Vergine, l'Angelo si ritira e Dio si avvicina, mentre la Vergine rimane nella sua contemplazione.

Ed ecco, oh maraviglia! oh grandezza! le parole dell'Angelo hanno il loro effetto: il cielo si apre, lo Spirito Santo scende nella Vergine, la potenza dell'Altissimo la investe e l'Opera suprema viene compiuta. [67]

In quel felice momento, il Creatore si fa creatura a pro della sua creatura; l'artefice del cielo e della terra forma a sé stesso un corpo terrestre onde santificare la terra e il cielo; Dio si fa uomo per la salvezza degli uomini, e la Vergine diventa Madre di Dio.

Che dirò io? che penserò?

O Dio supremo, Dio del cielo e della terra, ora Dio della terra più che del cielo, poiché siete su la terra più che in cielo e vi compite meraviglie più grandi e celesti!

Prima, nella Sacre Scritture, Voi non prendevate che la qualità di Signore del cielo; l'Angelo, infatti, diceva a Tobia: Benedicite Deum Coeli (Benedite il Dio del cielo TOB., 12, 6), quasi che non foste il Signore della terra, la quale non vi riconosceva e non pensava che ad offendervi.

Ma ora vi adoro come Signore della terra, perché siete su la terra più che in cielo, e vi operate cose più elevate e più divine: perciò gli angeli lasciano deserto il cielo per scendere veloci su la terra onde contemplarne meraviglie, onde cercare ed adorare il loro Dio.

Da quattromila anni avevate fatto l'universo, e dopo più nulla di nuovo, essendo Voi rimasto nel riposo del settimo giorno; ma ora uscite di nuovo fuori di Voi medesimo e fate nell'universo meraviglie oltremodo grandi e stupende. Voi fate nell'universo un mondo nuovo che rapisce e rinnova questo nostro mondo; un mondo più insigne, mondo di prodigi, mondo eterno, mondo che ha i suoi elementi, i suoi principi, il suo stato e i suoi movimenti; mondo affatto differente da quello che avevate creato prima. In questo mondo (dell'Incarnazione) Voi congiungete la terra col cielo, Dio con l'uomo, l'essere creato con l'Essere increato, mentre nell'altro (nel mondo naturale) rimangono infinitamente distanti. In questo Voi ponete un Sole su la terra, in medio terrae, come dice un [68] Profeta. Così, la terra ormai possiede le luci del cielo (Gesù e Maria). Quel Sole, che per mezzo di questo mistero abbiamo su la terra illumina il cielo, perché è il gran Sole che brilla nell'eternità ed ora splende in questa umanità. Non è più dunque il cielo che illumina la terra, ma la terra illumina il cielo; non più il cielo muove e regge la terra, ma la terra spinge le sue influenze, sino al più alto dei cieli, e quella porzione di terra (il corpo di Gesù) che trovasi ora in Maria, avvolta nel suo seno e nelle sue viscere, sarà un giorno esaltata sopra tutti i cieli e comanderà al cielo e alla terra.

A Nazàret, o grande Iddio, si compiono, tali meraviglie, nel più profondo silenzio, ma quest'opera grande, che si compre in un istante, non può essere spiegata né descritta in un istante, l'eternità stessa sarà troppo breve per manifestarne le meraviglie; ci vuol tempo, grazia e luce per pensare degnamente di cose così sublimi. Colui che è lo splendore del Padre, e viene su la terra per essere la luce del mondo, si degni di rischiarare, le nostre tenebre perché possiamo degnamente pensare a Lui e degnamente parlare di Lui.

Quest'opera grande si compie, ciò che va notato, nel segreto, nel silenzio e nella solitudine della Trinità santa; è per eccellenza l'opera sua ed Ella sola vi contribuisce, sola vi è presente. Gli angeli che l'assistono in cielo, non le prestano la loro assistenza in quella cella di Nazaret. Non hanno la libertà di entrarvi, non vi sono chiamati; per loro basta osservarla dal cielo col più profondo rispetto, aspettando il termine e l'effetto del trattato angelico e dell'azione divina.

Tutti gli angeli aspettano con grande attenzione; dopo la divina Essenza nella quale sono rapiti, non hanno sguardo più fisso, più nobile di questo; a nulla si rivolge il loro sguardo come a questo nuovo oggetto: Dall'alto dei [69] cieli contemplano quella cella e la Vergine che vi dimora; ma non hanno altra parte in questo mistero che di conoscerlo e di adorarlo. È già gloria fin troppo grande per Gabriele averlo annunciato, e la Scrittura dice espressamente che subito dopo fatta la sua ambasciata, egli si ritira: Et discessit ab illa angelus (Luc. I, 38). In un soggetto di tanta dolcezza e delizia non trovo altra durezza che questa, e durezza usata verso un angelo così elevato che pure ha una parte speciale in questo mistero. Ma, così richiedono la dignità dell'opera di Dio e la grandezza suprema della Trinità che la compie 34.

O Trinità santa! Vi adoro in Voi medesima e nelle opere vostre e in quest'opera la più insigne di tutte! Vi adoro nei cieli e in Nazaret! Adoro la Vostra sacra solitudine, e l'adoro nella vostra Essenza e nella cella di Maria! In cielo siete occupata nelle processioni eterne, a Nazaret in una nuova generazione del Verbo eterno, in quella sacra operazione la quale compie il segreto del Vostro amore e l'unità del Vostro mistero.

Ecco due solitudini da ammirare e da adorare, la prima in Voi medesima, l'altra in Nazaret; la prima nel [70] santuario della Vostra Essenza, l'altra nel santuario della Vergine. Nell'una e nell'altra Voi siete santo; o Eterno Padre, e il Santo dei santi; nell'una e nell'altra generate un figlio ed un medesimo Figlio: due generazioni e due solitudini mirabilmente congiunte assieme, perché nell'una e nell'altra si tratta di un segreto ineffabile e di una processione divina; nella prima di una generazione eterna; nell'altra, di una generazione temporale compiuta dall'Eterno; nella prima, della generazione di un Figlio unico nel proprio seno del Padre; nell'altra, di una nuova generazione di quel medesimo Unigenito Figlio, nel seno di una Vergine.

L'una e l'altra generazione sono superiori alle leggi della natura, perché non appartiene né ai padri né alle vergini di concepire; i padri generano, ma in un seno estraneo, mentre il Padre celeste genera il suo Verbo in sé medesimo e nel suo proprio seno, ciò che non conviene che a Lui. Le vergini, rimanendo vergini, non possono concepire, mentre qui la Vergine concepisce per opera dello Spirito Santo ed è Vergine più nobilmente di prima: Virginitas nobilitata conceptu, dice un antico.

Oh Padre! Oh Vergine! Oh Figlio! Oh Madre! Oh seno del Padre! Oh seno della Vergine!
Oh seno del Padre, adorabile ed impenetrabile fuorché al Figlio che in quello è concepito e in quello riposa!

Oh seno della Vergine, chiuso e venerabile; e ciò che eccede le meraviglie della terra e rende omaggio al seno del Padre, seno puro e fecondo, seno chiuso all'uomo e aperto al Figlio dell'uomo; seno verginale e materno tutt'assieme; seno che adora il seno del Padre e le processioni eterne!

Oh seno del Padre, oh seno della Vergine! due seni dove divinamente si compiono due generazioni divine, due generazioni adorabili degne di considerazione e di onore! [71]

Per ritornare al nostro argomento, diremo che queste due generazioni tutt'e due si compiono nella solitudine; così, o Trinità santa, Voi siete sola a Nazaret, mentre i vostri angeli sono in cielo.

Siete sola voi pure, o Vergine santa, separata persino dall'Angelo che, vi custodisce, che vi teneva così fedelmente compagnia, e vi era stato così espressamente mandato. Nella vostra cella non vedo più che Voi sola; ma Dio vi è, mentre i suoi angeli sono assenti, poiché anche Gabriele si è ritirato.

Ma se l'Angelo è partito, il Signore dell'Angelo è rimasto; Egli porta in modo assoluto il nome di Signore, ed era già con Maria fin dal principio del colloquio, come aveva detto l'Angelo nel salutarla: Dominus tecum. Orbene; benché l'Angelo si sia ritirato, il Signore che era con Lei non è partito, ma rimane, avvicina la Vergine, la circonda del suo Spirito, della sua potenza e del suo amore, e a Lei si applica per operarvi l'Opera sua, l'Opera sua per eccellenza, l'Opera nuova, propria della sua grandezza e del suo amore; l'Opera che non ha ancora fatta, né mai farà più, l'Opera di cui sta scritto: Novum fecit Dominus super terram (Il Signore ha fatto una cosa nuova su la terra - JER., XXX, 22); l'Opera che propriamente e unicamente è l'Opera di Dio, che il profeta chiama l'Opera di Dio per eccellenza e singolarità: Domine, opus tuum, in medio annorum vivifica illud (Signore, è l'opera vostra, fatela vivere in tutte le età HAB., III, 2). È questa la voce del Profeta, è questo il desiderio dei giusti, il voto della Vergine, l'aspirazione dell'universo, la gioia degli angeli, la salvezza degli uomini; è la vita di Gesù, è questa vita è la vita e la salvezza del mondo ed è anche la gloria di Dio, come canterà poi la milizia celeste (Luc., II, 10). [72]

CARD. PIETRO DE BÉRULLE

CONOSCENZA E NON CONOSCENZA DI DIO



L‘Al di là di tutto 

( I  qq. 1ss) 

(Il problema ―dell‘esistenza‖ di Dio in S. Tommaso) 


Nel momento in cui fra Tommaso ne tratta, la questione ha già una lunga storia, il cui periodo più recente non è il meno movimentato. Nel 1241, ossia poco più di dieci anni prima che l‘Aquinate cominciasse a insegnare, Guglielmo d‘Auvergne, allora vescovo di Parigi, su consiglio dei teologi dell‘Università aveva dovuto condannare una tendenza diffusa, che si era affermata fin dall‘inizio del secolo, secondo la quale era impossibile, sia per gli angeli che per gli uomini, conoscere Dio nella sua essenza 53 . Il vescovo, al contrario, ricordava fermamente che «Dio è veduto nella sua essenza o sostanza dagli angeli e da tutti i santi, e sarà veduto dalle anime glorificate» 54 .  Di fatto, il pensiero cristiano aveva ereditato dalla Bibbia due affermazioni apparentemente contraddittorie. San Paolo aveva affermato con forza che Dio «abita una luce inaccessibile [e] che nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo». San Giovanni da parte sua non era stato meno categorico: «Dio, nessuno l‘ha mai visto» 55 . E tuttavia è lui che ci assicura: «Noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» 56 . Seguendo la loro propria originalità e i diversi contesti in cui si sono sviluppate, le due tradizioni cristiane, d‘Oriente e d‘Occidente, hanno messo l‘accento su l‘una o l‘altra di queste due affermazioni.  Sotto la spinta di sant‘Agostino, in connessione con quella di Gregorio Magno, l‘Occidente considera naturale sperare la visione di Dio in patria come il prolungamento di una vita in grazia. Dio è senza dubbio invisibile per sua natura ai nostri occhi carnali, ma poiché Gesù ha solennemente dichiarato: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5, 8), bisogna credere che ciò sia possibile. Se Dio è detto invisibile, è per significare che non è un corpo, non per interdire ai cuori puri la visione della sua sostanza 57 . Per Agostino, l‘intera speranza cristiana è polarizzata dalla visione di Dio che si avrà nella patria celeste; e noi abbiamo visto come sulla sua scia Tommaso concepisca lo sforzo teologico nella luce pervasa d‘amore di una fede che progredisce verso l‘intelligenza. In questa linea agostiniana i teologi concedono senza difficoltà ai santi, perfino sulla terra, una certa conoscenza dell‘essenza divina, del quid est di Dio 58 .  Viceversa, alle prese con diversi errori di origine più o meno gnostica, in modo particolare con il razionalismo di Eunomio che sottomette Dio alla ragione umana, i Padri greci tendono piuttosto a sottolineare l‘invisibilità di Dio e la sua ineffabilità, facendo attenzione a non metterla in pericolo quando commentano la visione faccia a faccia di cui parla il Nuovo Testamento. Questa tradizione greca penetra in Occidente tramite due vie privilegiate: lo Pseudo-Dionigi da una parte, san Giovanni Damasceno dall‘altra 59 . Senza entrare nei dettagli, è sufficiente sapere che Giovanni Scoto Eriugena fu all‘origine di una spiegazione che tentava di conservare simultaneamente l‘eredità di sant‘Agostino e quella di Dionigi: Dio sarà visto nella visione beatifica non nella sua essenza, ma tramite le sue manifestazioni, in teofanie. Questa soluzione non poteva non provocare delle proteste. Quella di Ugo di San Vittore, già alla fine del XII secolo, è la più lucida e la più ferma: se Dio non è visto che in immagine, allora non si tratta più di beatitudine 60 .Tuttavia altri teologi - soprattutto tra i domenicani di Saint-Jacques 61 - saranno più sensibili alla profonda religiosità che scaturisce dalla tradizione greca, ed è così che la tesi dell‘inconoscibilità di Dio doveva finire per smuovere i garanti dell‘ortodossia teologica occidentale fino a provocare, nel 1241, la reazione, in verità un po‘ pesante, del vescovo di Parigi 62 . Preparata da quella del suo maestro sant‘Alberto, la soluzione di san Tommaso consisterà nel distinguere accuratamente ciò che appartiene alla conoscenza terrena di Dio e ciò che non può che appartenere alla conoscenza che avremo in patria. Così, nel 1257, quando nella preparazione del De veritate incontra le autorità maggiori della tradizione greca, Dionigi e Giovanni Damasceno, secondo i quali non si può conoscere il quid est di Dio, egli risponde tranquillamente:  «Le parole di Dionigi e del Damasceno vanno intese della visione mediante la quale l‘intelletto del viatore vede Dio mediante qualche forma [intelligibile]. Dato che questa forma non può che essere inadeguata alla rappresentazione dell‘essenza divina, non si può vedere tramite essa l‘essenza divina; si sa soltanto che Dio è al di sopra di ciò che di lui viene rappresentato all‘intelletto e quindi ―ciò che egli è‖ resta occulto: e questo è il più nobile modo di conoscenza al quale possiamo giungere in questa vita. E così di lui non conosciamo ―ciò che è‖ ma ―ciò che non è‖. [Tuttavia sarà differente nella patria poiché, secondo la soluzione di sant‘Alberto che Tommaso prende e perfeziona, noi non avremo allora nessun bisogno di una forma creata per vedere Dio, è lui che si unirà direttamente all‘intelligenza del vedente per essere la sua beatitudine]. L‘essenza divina, in effetti, rappresenta se stessa sufficientemente, per cui quando Dio sarà egli stesso la forma dell‘intelletto non si vedrà di lui soltanto ―ciò che non è», ma anche «ciò che è‖» 63 . Come è stato bene scritto, «questa trascrizione in categorie aristoteliche del sicuti est (così come è) e del videre per speciem (vedere tramite una forma) della Scrittura diverrà classica presso i discepoli di san Tommaso; ma nel 1257 essa comportava per il giovane maestro una decisione rilevante, la cui importanza non appare se non dal confronto con i suoi massimi contemporanei» 64 . Meno aristotelico, Bonaventura non vedeva inconvenienti nell‘affermare che una certa visione del «quid est» sarebbe possibile su questa terra; Alberto, da parte sua, pensava di poter concedere una certa conoscenza confusa dell‘essenza o dell‘essere di Dio «così come esso è» (ut est) senza che ciò costituisse allo stesso tempo una conoscenza del suo «quid est» 65 . Cosa a cui Tommaso facilmente replicava nel testo del De veritate appena citato: conoscere l‘essenza di una cosa significa conoscere il suo «quid est». Il dilemma consisteva dunque nell‘accogliere in pieno l‘orientamento della tradizione latina ribadito dalla condanna del 1241 e ammettere una certa conoscenza dell‘essenza divina, senza cadere nell‘ingenua illusione di una conoscenza esaustiva; e nel contempo si trattava di ricevere l‘eredità della tradizione greca portatrice di una così profonda attitudine religiosa di rispetto del mistero e della sua trascendenza, senza rinunciare alla speranza nutrita dalla Scrittura di una visione davvero faccia a faccia. Da una parte è il rischio di una pretesa blasfematoria di sottomettere il segreto di Dio alle prese dell‘uomo; dall‘altra, quello di cedere allo gnosticismo di fronte a una impersonale trascendenza irraggiungibile e di eliminare dall‘esistenza cristiana lo stimolo dell‘Incontro finale, in cui la speranza troverà il compimento del suo desiderio infinito.  

a cura di P.Tito S. Centi  e P. Angelo Z. Belloni 

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



Cancellare le Alleanze empie 
              
Infrango e cancello tutte le alleanze empie, giuramenti e promesse che ho fatto con le mie  labbra nel nome di Gesù.
Rinuncio e infrango tutti i giuramenti empi fatti dai miei antenati a idoli, demoni, false  religioni, o organizzazioni empie nel nome di Gesù (Mt 05:33). 
Infrango e annullo tutte le alleanze con la morte e l'inferno fatte dai miei antenati nel nome di  Gesù. 
Spezzo e annullo tutte le alleanze empie fatte con idoli o demoni dai miei antenati nel nome di  Gesù (Es 23:32). 
Rompo e annullo tutti i patti di sangue effettuati tramite il sacrificio che potrebbero influenzare  la mia vita nel nome di Gesù. 
Ordino a tutti i demoni che pretendono alcun diritto legale sulla mia vita attraverso alleanze ad  uscire nel nome di Gesù. 
Spezzo e annullo qualsiasi alleanza fatta con falsi dei e demoni attraverso il coinvolgimento  occulto e la stregoneria, nel nome di Gesù. 
Spezzo e annullo tutti i matrimoni spirituali che farebbero in modo che i demoni Incubus e  Succubus attacchino la mia vita nel nome di Gesù. 
Spezzo e annullo ogni matrimonio con qualsiasi demone che colpirebbe la mia vita nel nome  di Gesù. 
Infrango tutti gli accordi con l'inferno nel nome di Gesù (Is. 28:18). 
Ho un patto con Dio per mezzo del sangue di Gesù Cristo. Sono unito al Signore, e io sono un  solo spirito con Lui. Spezzo tutte le alleanze empie e rinnovo la mia alleanza con Dio attraverso il  corpo e il sangue di Gesù. 
Io divorzio da qualsiasi demone che volesse rivendicare la mia vita attraverso eventuali  alleanze ancestrali, nel nome di Gesù. 
Lego e scaccio ogni demone familiare che avesse seguito la mia vita attraverso alleanze  ancestrali nel nome di Gesù.