domenica 19 gennaio 2020

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Settimana d'intervallo, 22-27 maggio 


Lunedì, 22 maggio 
Anche oggi molti pellegrini vanno a Ghiaie, a pregare sul luogo delle apparizioni, con la speranza di vedere e di parlare  con la veggente. 
Martedì, 23 maggio 
Continua l'afflusso dei pellegrini al luogo delle apparizioni. 
Adelaide passa gran parte della giornata nella scuola materna di Ghiaie. Mentre sta mangiando pane e noci, viene  avvicinata da due sacerdoti, i quali le chiedono: 
 Com'era Gesù Bambino? Era serio o rideva? 
 Era serio — risponde Adelaide. 
 Ma no: i bambini ridono sempre! 
 Al Bambì l'è mia u sccet come i óter (Il Bambino non è un bambino come gli altri). 
I sacerdoti si guardano meravigliati e dicono: 
 Questa è una risposta filosofica -. Quindi, rivolti ad Adelaide, aggiungono: 
 Hai ragione: Il Bambino Gesù non è un bambino come  gli altri. (v. A. Ballini, Andiamo alle Ghiaie a vedere, p. 46). 
La sera Adelaide viene portata a Bergamo, nel Collegio delle Suore Orsoline di via Masone. 
Per mascherare la sua presenza, le viene dato lo pseudonimo di Maria Rosa Simonini. 
Quando Adelaide si trova sola, in un ambiente estraneo, lontana dalla famiglia, tenta di fuggire, si butta a terra e tra i singhiozzi dice: 
Voglio mia mamma. Voglio andare a vedere la Madonna. 
 Ma se l'hai vista domenica per l'ultima volta? -, le dice la direttrice. 
 No, mi ha detto di andare ancora il giorno della Prima Comunione fino a mercoledì. 
A cena rifiuta il cibo e in dormitorio, dinanzi a quel lettino bianco, le si  rinnova l'incubo della solitudine e dell'esilio (v. Storia dei fatti di Ghiaie, o.c. p. 122). 
Nel colloquio del 5 marzo 1986, avvenuto nell'Ospedale maggiore policlinico di Milano, la signora Adelaide rievocò il fatto: 
 Quel giorno fui prelevata dalla scuola materna di Ghiaie, col pretesto  della gita in automobile, e portata dalle suore Orsoline a Bergamo, non con il  consenso dei genitori, ma all'insaputa dei medesimi. 
- Come mai i genitori non reagirono? 
 I genitori erano poveri, senza una particolare cultura, semplici -, aggiunse la sorella Caterina, presente. 
 Sì, erano semplici e avevano una grande fede, una fiducia immensa nei sacerdoti, e perciò pensarono che, nonostante tutto, ero in buone mani. 
La sorella Caterina aggiunse, a proposito della fiducia nei sacerdoti, che la  mamma aveva insegnato ai figli una tale stima e rispetto per i sacerdoti, visti  come i ministri di Cristo, che un giorno lei, da ragazza, baciò i gradini della porta  dove prima era passato il sacerdote che era andato a benedire la sua casa. 

Mercoledì 24 maggio 
Dalla cronaca redatta dalle Suore Orsoline si legge: 
"Nelle prime ore del pomeriggio, Padre B. sorprese la nostra buona  fede, chiedendo di vedere la bambina. Aveva con sé un gruppo di figliole  dell'Azione Cattolica... 
Adelaide, alle loro domande, rispose: 
 La Madonna aveva un vestito così (e indicava il colletto bianco di una  delle presenti), senza cintura, il manto come questa (e afferrava la gonnella  azzurra di un'altra), raccolto sul davanti e portava due rose ai piedi. 
- È vero che la guerra finirà entro poco? -, Adelaide annuì. 
 Entro quanto? 
Adelaide presentò due dita. - Due anni? -, soggiunsero. 
No, due mesi, se pregheremo e saremo buoni. 
- Verrà ancora le Madonna? 
- Sì, domenica, quando io farò la Prima Comunione, fino a mercoledì. 
- E possiamo venire anche noi? 
- Se volete... 
  E la vedremo anche noi, la Madonna? 
- No, la vedo solo io. 
 E per che ora? 
 Alle sei. 
- Dì, e come parlava la Madonna? 
 In dialetto. 
 Dialetto di Bonate? 
- No, come me. 
- Dì a Maria che ci dia la grazia di amarla tanto, perché io la amo poco -, disse una. 
La bambina fece una faccina scura e scappò via. 
Più tardi vide due Madri Canossiane attraversare il giardino: 
- Guarda vengono due uomini. 
 Ma no, sono due suore -, rispose suor Michelina. - Non ho mai  visto le suore vestite di caffè. Sono vestite come S. Giuseppe. 
Questo fu l'unico contatto che Adelaide ebbe con estranei nella nostra  casa, perché, dopo le prescrizioni di don Cortesi, non fu più  avvicinata se non da quelli che avevano autorizzazione" (v. L. Cortesi, Storia  dei fatti di Ghiaie, o.c. p. 125). 


Giovedì 25 maggio 

I pellegrini arrivano a Ghiaie già dal mattino. Si nota in  loro grande devozione: molti passano attraverso il paese pregando  la Vergine con il Santo Rosario. Il luogo delle apparizioni,  durante il giorno, è sempre gremito di gente. Si sparge la voce di  guarigioni. Oggi, il quotidiano cattolico l'Eco di Bergamo smentisce la pseudocorrispondenza cattolica della radio  repubblichina, che attacca i fatti di Ghiaie (v. diario di don Italo  Duci). 
Venerdì 26 maggio 
Don Italo nel suo diario scrive: 
"Anche oggi arrivano a Ghiaie molti pellegrini animati da grande fede; giungono spesso da lontano, ancora digiuni per  potere ricevere la Santissima Eucaristia. 
Il nostro lavoro pastorale è molto aumentato. 
Alcuni sacerdoti delle parrocchie vicine hanno iniziato a combattere le apparizioni, da loro definite una montatura". 
Adelaide si prepara al sacramento della Riconciliazione. Le Suore Orsoline scrivono: 
"Suor Michelina richiamò alla bimba il pensiero della prossima confessione. Mentre la introduceva a un rapido esame di  coscienza, Adelaide, come tutti i bimbi innocenti, anticipava la sua  confessione alla suora: 
- Non ho pregato come gli angeli... Ho rubato alla  mamma il pane. No, lo zucchero non l'ho rubato, perché non mi piace... Ho picchiato la mia Palmina e la mia Nunziata. 
 Ma perché le hai picchiate, poverine? -, domanda la suora. 
- Perché a me piace fare: cic, ciac... Poi ho fatto qualche bugia. 
- Anche riguardo alla Madonna? -, domanda la suora. 
 No, quello che riguarda la Madonna è tutto vero" (v. L. Cortesi, Storia dei fatti di Ghiaie, o.c., pp. 129-130). 
Sabato 27 maggio 
Adelaide riceve il Sacramento della Riconciliazione. A sera ritorna a Ghiaie, ma non a casa, come desiderava. 
Dormì nella casa del parroco. 
La mamma e i parenti, venuti più tardi, non poterono vederla (v. L. Cortesi, Storia dei fatti di Ghiaie, o.c. p.132). 

Severino Bortolan 

LETTERE D'UN EREMITA















di J. E. DE CAMILLE

Ogni giorno la provvidenza di Dio sorge prima del Sole.



San Luigi Orione(38) (1872-1940) è un altro grande santo della provvidenza. Fondò la “Piccola opera della divina provvidenza” per educare i giovani e curare i più bisognosi. Fondò anche congregazioni di religiosi e religiose, perché continuassero l’opera. Un giorno, don Orione era oppresso dai debiti: non volevano dargli il pane né altri alimenti a credito per i suoi bambini. Tutti pregarono con fervore san Giuseppe. Durante la novena, si presenta un signore che voleva parlare con lui. Era giovane, con la barba bionda. Gli disse: è lei il superiore? Qui c’è un’offerta per lei. 
- Ma devo celebrare alcune messe o posso fare qualcosa per lei? 
- No, solamente continuare a pregare.
Fece un cenno di saluto con il capo e se ne andò. Don Orione era ancora stupito, quando alcuni presenti dissero che quell’uomo aveva un qualcosa di celestiale. Ed allora, tre minuti dopo, tornarono sui loro passi, ma era sparito. Alcuni dicevano che era lo stesso san Giuseppe che stavano pregando. Il fatto è che diede la quantità sufficiente per pagare i debiti più consistenti ed urgenti e lasciò un sollievo enorme nel suo cuore(39). 
Un giorno del 1900, gli regalarono un paio di scarpe nuove. Dovette accompagnare un medico non credente, per una visita ad un infermo. Mentre il medico visitava il malato, si avvicinò un mendicante e gli chiese qualcosa. Don Orione non ci pensò due volte e gli diede le sue scarpe nuove rimanendo scalzo. Quando il medico tornò, lo sgridò, ma rimase ammirato da quell’azione. Anni dopo, nel 1924, questo stesso medico fu assalito da un delinquente che gli sparò e lo lasciò tra la vita e la morte. All’ospedale, tanto il cappellano quanto le religiose, gli suggerivano l’idea di confessarsi, ma lui non voleva. Finalmente, manifestò il suo desiderio di confessarsi con Don Orione. Don Orione arrivò da Roma, dove si trovava, lo confessò e gli diede la comunione. E diceva: “Nell’economia della provvidenza, anche un paio di scarpe regalate possono servire per la conquista di un’anima(40). 
Nel 1922, don Orione voleva comperare una bella proprietà che costava 400.000 lire, ma non aveva un centesimo. Come sempre, iniziò a pregare per questa intenzione e cercò anche aiuti umani. Andò a trovare una vecchietta milionaria, che viveva sola e senza famiglia, per vedere se lo poteva aiutare in quella circostanza; ma la signora, che era molto avara, non gli diede che 30 lire per una messa e lo congedò in malo modo. Egli non si perse d’animo e continuò pregare. Il giorno dopo, tornò dall’anziana per dirle che aveva celebrato la messa. Ma lei lo mandò via peggio del giorno prima e gli disse di non tornare più a darle fastidio. Allora iniziò a ricorrere a tutti i santi, soprattutto alla Vergine Maria, della quale era tanto devoto. Una sera andò al cimitero a pregare il rosario per le anime benedette del purgatorio e a chiedere aiuto. Dopo tre giorni, venne la vecchietta a casa sua, gridandogli: “Lei vuole uccidermi? Com’è possibile che lei un sacerdote, venga in casa mia di notte e mi guardi con certi occhi come se io fossi un demonio?” La signora non dormiva da tre notti, perché diceva che di notte don Orione entrava in casa sua e senza dirle nulla la guardava fissamente. Cercò di rassicurarla che non era lui, che per di più non poteva entrare, poiché la porta di casa era chiusa. Ma lei gli disse: “Se lei mi lascia dormire tranquilla e non viene più in casa mia, le darò 150.000 lire”. Accettò e comprese che chi le appariva era un’anima del purgatorio(41). 

Geremia



Geremia si lamenta con il Signore

18Il Signore mi ha fatto vedere gli intrighi che i miei nemici tramavano contro di me e solo allora ho aperto gli occhi. 19Io ero come un agnello docile portato al macello e non capivo che tutti quegli intrighi erano a mio danno. Essi dicevano di me: 'Abbattiamo l'albero mentre è nel suo pieno vigore; uccidiamolo, così più nessuno si ricorderà di lui'.
20Allora pregai così: 'Signore dell'universo, tu sei un giudice giusto e conosci i sentimenti e i pensieri segreti dell'uomo. Io ho affidato a te la mia causa: sono certo che vedrò come tu punirai i miei nemici'. 21Gli abitanti di Anatot minacciano di uccidermi e dicono che mi ammazzeranno se continuo ad annunziare il messaggio del Signore. 22Perciò il Signore dell'universo dice: 'Io li punirò! I loro giovani saranno uccisi in guerra, i loro figli e le loro figlie moriranno di fame. 23Nessuno di essi si salverà quando castigherò gli abitanti di Anatot con la sciagura che manderò su di loro'.

1Signore, tu sei giusto,
eppure io voglio lamentarmi con te;
voglio discutere con te
a proposito della giustizia.
Perché ai malvagi va tutto bene?
Perché quelli che compiono il male
vivono tranquilli?
2Tu li pianti, e quelli mettono radici,
crescono e producono frutti.
Tu sei sempre sulla loro bocca,
ma il loro cuore è lontano da te.
3Eppure tu, Signore, mi conosci bene,
mi hai messo alla prova
e sai che sto dalla tua parte.
Metti da parte i malvagi
come pecore destinate al macello,
tienili pronti per il giorno del massacro.
4Fino a quando la nostra terra
deve soffrire per la siccità
e tutta l'erba dei campi
sarà arsa dal sole?
Anche gli animali e gli uccelli muoiono
per la malvagità dei suoi abitanti.
Essi dicono:
'Dio non vede quel che facciamo'.
5Il Signore mi rispose:
'Geremia, tu ti stanchi
a correre quando gareggi con gli uomini;
come puoi pensare di farcela con i cavalli?
Se non riesci a rimanere in piedi
in un terreno pianeggiante,
come ti reggerai in piedi
sulle rive ripide del Giordano?
6 Perfino i tuoi fratelli,
i membri della tua famiglia,
ti hanno tradito,
si sono messi insieme per perseguitarti.
Non fidarti di loro
anche se ti dicono parole amiche'.

San Pier Damiani: «Questo vizio supera per gravità tutti gli altri vizi».



Durante tutto il Medioevo, ossia nel periodo di formazione della civiltà cristiana occidentale, la Chiesa non ha mai smesso di promuovere la virtù della temperanza e di rinnovare la condanna del vizio contro natura; in tal modo riuscì a ridurlo ad un fenomeno rarissimo e marginale. Fra i Santi che combatterono il vizio omosessuale nel Medioevo, uno dei più grandi fu San Pier Damiani (1007-1072), Dottore della Chiesa, riformatore dell’Ordine benedettino e sommo scrittore e predicatore. Nel suo Liber Gomorrhanus, scritto verso il 1051 per Papa San Leone IX (1002-1054), egli denuncia con grande vigore la rovina spirituale alla quale si condanna chi pratica tale vizio. «Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti […]. Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre e allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la pioggia di fuoco e zolfo […]. Ed è ben giusto che coloro che, contro la legge di natura e contro l’ordine dell’umana ragione, consegnano ai demoni la loro carne per godere di rapporti così schifosi, condividano con i demoni la cella della loro preghiera. Poiché infatti l’umana natura resiste profondamente a questi mali, aborrendo la mancanza del sesso opposto, e più chiaro della luce del sole che essa non gusterebbe mai di cose tanto perverse ed estranee se i sodomiti, divenuti quasi vasi d’ira destinati alla rovina, non fossero totalmente posseduti dallo spirito d‘iniquità; e difatti questo spirito, dal momento in cui s’impadronisce di loro, ne riempie gli animi così gravemente di tutta la sua infernale malvagità, che essi bramano a bocca spalancata non ciò che viene sollecitato dal naturale appetito carnale, ma solo ciò che egli propone loro nella sua diabolica sollecitudine. Quando dunque il meschino si slancia in questo peccato d’impurità con un altro maschio, non lo fà per il naturale stimolo della carne, ma solo per diabolico impulso […]. Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale. Questo vizio si sforza di scardinare le mura della Patria celeste e di riparare quelle della combusta e rediviva Sodoma. Esso infatti viola l’austerità, estingue il pudore, schiavizza la castità, uccide l’irrecuperabile verginità col pugnale di un impuro contagio, insozza tutto, macchia tutto, contamina tutto, e per quanto può non permette che sopravviva nulla di puro, di casto, di estraneo al sudiciume […]. Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rende gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; trama nefaste guerre contro Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi. Essa li fa umiliare nella Chiesa, li fa condannare dalla giustizia, li contamina nel segreto, li rende ipocriti in pubblico, ne rode la coscienza come un verme, ne brucia le carni come un fuoco […]. Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi […]. Non appena dunque uno cade in quest’abisso di estrema rovina, egli viene esiliato dalla Patria celeste, separato dal Corpo di Cristo, confutato dall’autorità della Chiesa universale, condannato dal giudizio dei santi Padri, disprezzato dagli uomini e respinto dalla comunione dei santi […]. Imparino dunque questi sciagurati a reprimere una così detestabile peste del vizio, a domare virilmente l’insidiosa lascivia della libidine, a trattenere i fastidiosi incentivi della carne, a temere visceralmente il terribile giudizio del divino rigore, tenendo sempre presente alla memoria quella minacciosa sentenza dell’Apostolo (Paolo) che esclama: “É terribile cadere nelle mani del Dio vivente” (Eb 10)[…]. Come dice Mosè, “se c’è qualcuno che sta dalla parte di Dio, si unisca a me”! (Es 32). Se cioè qualcuno si riconosce come soldato di Dio, si accinga con fervore a confondere questo vizio, non trascuri di annientarlo con tutte le sue forze; e dovunque lo si sarà scoperto, si scagli contro di esso per trapassarlo ed eliminarlo con la acutissime frecce della parola»

Preparatevi per il ritorno del Signore!



Chi crede, che il quì e ora sia tutto ciò che esiste, non si trova vicino a Dio. Cammina per vie sbagliate ed è influenzato dal diavolo. Chi rifiuta Gesù e non ha fiducia nella Nostra Parola, non è con Dio e vaga per vie sbagliate, perché questa missione viene da Dio, per convertire tutti i figli, ma purtroppo molti si oppongono a essa e si separano di loro volontà dalla via del bene, dall’unica via verso il Padre, la via che vi porta prima verso Gesù e poi con LUI verso il Padre.

Figli Miei. È così semplice arrivare al Padre ma, invece di accettare i Nostri messaggi e di viverli, li combattete e peccate, perché chi dubita e parla palesemente contro la Parola del Signore, compie peccato e ogni peccato vi allontana ancora di più dal Signore e vi avvicina sempre più al diavolo.

Figli Miei. Questa, come altre missioni vengono dal Padre Celeste. Noi, che parliamo in questi messaggi, siamo stati incaricati dal Padre. È il Suo dono per voi, per mostrarvi la via, per condurvi alla Gloria, purtroppo però molti non accettano questo dono.

Presto, Miei amati figli, sarà troppo tardi perché il tempo della preparazione stà volgendo al termine. Quando Mio Figlio viene per la seconda volta, dovete portare il Sigillo, cioè dovete essere preparati perché altrimenti andrete perduti nella palude. Le piaghe e le catastrofi vi sopraffaranno, se non vi convertite e non trovate la strada per Mio Figlio e la vostra anima andrà perduta, dannata alla pena e al tormento per l’Eternità.

Figli Miei. Preparatevi per il ritorno del Signore. Le istruzioni ve le abbiamo donate in questi messaggi. Leggeteli con attenzione e prendeteli a cuore così sarete preservati dal peccato e dall’infamia e Dio l’Onnipotente si compiacerà di voi. Non aspettate oltre e regalate a Gesù il vostro Sì! In questo modo vi sarà preparato un posto nel Nuovo Regno di Mio Figlio.

La vostra Mamma Celeste che vi ama.

Amen.

“Lo Spirito del Signore riempie la terra”. (Sapienza 1,7)



...DOLCISSIMO SOLLIEVO

Lava ciò che è sordido, 
bagna ciò che è arido, 
sana ciò che sanguina. 
Piega ciò che è rigido, 
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato. 
Dona ai tuoi fedeli 
che solo in te confidano 
i tuoi santi doni. 
Dona virtù e premio, 
dona morte santa, 
dona gioia eterna. Amen.

La Corredentrice



Il primo scopo della Redenzione fu ridare alle creature la vita divina, il Regno della Divina Volontà formato in Gesù e Maria, dal quale uscì la Redenzione, affinché grazie a questa potesse ritornare il Regno: 

“…Come potevo Io venire a redimere se non restituivo questi diritti alla mia  Volontà? Questi diritti, per venire a redimere, le furono restituiti nella mia Madre Celeste, nella mia Umanità, e solo perché ebbe questi primi diritti potei venire a (…) “Figlia mia, sarebbe assurdo e contro l’ordine divino non dare il primato  redimere, altrimenti non avrei trovato la via, né il luogo dove scendere; e la mia  Umanità si compromise con Essa a restituirle questi diritti a via di pene, per farla  regnare a suo tempo nell’umana famiglia. Perciò tu prega e, unita a Me, non  risparmiare il sacrificio della tua vita per una causa sì santa e divina, di amore più  eroico  e  grande  verso  tutte  le  creature”.
(…) “Figlia mia, sarebbe assurdo e contro l’ordine divino non dare il primato alla nostra Volontà, come difatti lo demmo. Posso dire che prima incominciò il  regno della Volontà Divina nella mia Madre Celeste, poi nella mia stessa Umanità, che possedeva tutta la pienezza della Volontà Suprema, e poi venne la Redenzione; e siccome Io e la Regina del Cielo, in virtù di questo regno che possedevamo nel suo pieno vigore, rappresentavamo tutta l’umana famiglia  come capi, per riunire tutte le membra disperse, potette perciò venire la  Redenzione. Fu proprio dal regno della mia Volontà che uscì la Redenzione. Se  Io e la mia Madre non lo avessimo posseduto, sarebbe stato un sogno, rimasto  nella nostra mente divina. Ora, essendo Io il Capo, il Re, il Salvatore e il vero sacrificatore del genere umano, a quello che c’è nel Capo hanno diritto le  membra; ciò che possiede la Madre hanno diritto di ereditarlo i figli. Ecco perché  la Redenzione; il Capo vuole sanare le membra e vincolarle a via di pene e di  morte, per fruire in esse la sua virtù di Capo; la Madre vuole riunire i figli, farsi  conoscere, per costituirli eredi di ciò che essa possiede. Ecco la necessità del tempo, in modo che, come dal regno della mia Volontà uscì la Redenzione come  atto primo, la Redenzione servirà come mezzo potente per comunicare alle  membra il regno che possiede il Capo; l’una e l’altro si daranno la mano.”  (Vol.  33°, 6-5-1934) 

Pablo  Martín  Sanguiao

sabato 18 gennaio 2020

LA VITA DI SAN BENEDETTO



La simulazione del re Totila

Al tempo dei Goti, il loro re Totila, avendo sentito dire che il santo era dotato di  spirito di profezia, si diresse al suo monastero. Si fermò a poca distanza e mandò  ad avvisare che sarebbe tra poco arrivato. Gli fu risposto dai monaci che  senz'altro poteva venire.
Insincero però com'era, volle far prova se l'uomo del Signore fosse veramente  un profeta. Egli aveva con sé come scudiero un certo Riggo: gli fece infilare le sue  calzature, lo fece rivestire di indumenti regali e gli comandò di andare dall'uomo di  Dio, presentandosi come fosse il re in persona. Come seguito gli assegnò tre  conti tra i più fedeli e devoti: Vul, Ruderico e Blidino, i quali, in presenza del servo  di Dio, dovevano camminare ai suoi fianchi, simulando di seguire veramente il re  Totila. A questi aggiunse anche altri segni onorifici ed altri scudieri, in modo che,  sia per gli ossequi di costoro, sia per i vestiti di porpora, fosse giudicato  veramente il re.
Appena Riggo entrò nel monastero, ornato di quei magnifici indumenti, e  circondato dagli onori del seguito, l'uomo di Dio era seduto in un piano superiore.  Vedendolo venire avanti, appena fu giunto a portata di voce, gridò forte verso di  lui: "Deponi, figliolo, deponi quel che porti addosso: non è roba tua!". Impaurito  per aver presunto di ingannare un tal uomo, Riggo si precipitò immediatamente  per terra e, come lui, tutti quelli che l'avevan seguito in questa gloriosa impresa. Poco dopo si rialzarono in piedi, ma di avvicinarsi al santo nessuno più ebbe il  coraggio. Ritornarono al loro re e ancora sbigottiti gli raccontarono come a prima  vista, con impressionante rapidità, erano stati immediatamente scoperti.

tratto dal Libro II° dei "Dialoghi" di San Gregorio Magno

QUANDO IL MAESTRO PARLA AL CUORE



ASCOLTAMI E PARLAMI

Io sono il Verbo. Colui che è, di continuo e nel silenzio, in stato di Parola. Se si sapesse davvero fare attenzione, si riconoscerebbe la mia Voce nelle cose più umili della natura come nelle più grandi, attraverso gli esseri più diversi, attraverso le circostanze più normali. E' questione di fede, e questa fede me la devi chiedere per tutti gli uomini tuoi fratelli che non ne hanno ricevuto il dono, o che l'hanno perduto. È soprattutto questione di amore. Se viveste maggiormente per me, che non per voi stessi, verreste attratti dal leggero sussurro della mia Voce interiore e l'intimità con me potrebbe stabilirsi più facilmente.

Padre Courtois

PREGHIERA ALLA SACRA FAMIGLIA



Eccoci prostrati davanti alla vostra maestà, o Sacri Personaggi della casetta di Nazareth, noi, in questo umile luogo, contempliamo la bassezza in cui voleste vivere in questo mondo fra gli uomini. Mentre ammiriamo le vostre eccelse virtù, specialmente della preghiera continua, dell'umiltà, dell'obbedienza, della povertà, nel contemplare tali cose, prendiamo sicurezza di non essere da voi respinti, ma accolti e abbracciati non solo quali vostri servi, ma bensì come vostri amatissimi figli.
Sorgete, dunque, personaggi santissimi della Famiglia di Davide; imbrandite la spada della fortezza di Dio e venite in nostro aiuto, affinché non siamo toccati dalle acque che scaturiscono dal cupo abisso e che, con demoniaca vessazione, ci attirano a seguire il maledetto peccato. Accorrete, quindi! difendeteci e salvateci. Così sia. Pater, Ave, Gloria
Gesù Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l'anima mia.

Sacri nostri Personaggi, che con le vostre eccelse virtù meritaste di rinnovare la faccia del mondo intero, poiché era, pieno e dominato dal giogo idolatrico. Tornate anche oggi, affinché con i vostri meriti, venga di nuovo lavata la terra da tante eresie ed errori, e tutti i poveri peccatori si convertano di cuore a Dio. Amen. Pater, Ave, Gloria
Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia.

Sacri nostri Personaggi, Gesù, Maria e Giuseppe, se per vostra virtù restarono consacrati tutti i luoghi dove voi dimoraste, consacrate anche questo, affinché chi vi faccia ricorso venga esaudito, sia spiritualmente che materialmente, purché sia di volontà vostra. Amen. Pater, Ave, Gloria.
Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia.

“La vita come Vocazione”



 “C’è il reale e l’ideale:
io sono il Dio del reale, che viene
nella tua vita quotidiana ed
agisce in essa.” “l’incarnazione
non è solo un evento storico che è
finito, ma è una verità perenne,
che in modo misterioso si
concretizza continuamente.” “è la
fede che consente al tuo cuore di
“vedere” Colui che è e deve essere
Invisibile ai tuoi occhi mortali.”


Anima mia,

spesso ti sorprendo ripiegata su te stessa, ad osservare, con minuzia, le tue debolezze e le tue inclinazioni. Ci sono momenti in cui sei particolarmente abile ad ingrandire quelli che credi essere i tuoi difetti.
Ti sorprendo perché, che te ne accorga o meno, cerco di allontanarti da pensieri che ti fanno soffrire inutilmente. Allora dico al tuo cuore che ti amo come sei e non come vorresti essere. C’è il reale e l’ideale: io sono il Dio del reale, che viene nella tua vita quotidiana ed agisce in essa.

Altre volte ti piace abbandonarti all’immaginazione e costruisci i cosiddetti “castelli in aria”. Sono divagazioni apparentemente innocue ma, certamente, non sono utili per te. Sono forse un modo per fuggire un presente che non gradisci. Forse questo tuo cercare di eludere la realtà, per nasconderti in un ideale immaginario, non è un passatempo così innocuo come pensi. Di fatto, elabori il tuo vissuto e fai delle proiezioni che poi si riveleranno essere ben distanti dalla realtà futura.

Ti meravigli perché dico “forse” e te ne chiedi la ragione. E’ presto detto: voglio indurti a riflettere, perché tu stessa faccia luce dentro di te.

Diciamolo francamente: non ti piaci. Non ti piaci come carattere, temi di essere stata poco dotata di talenti o di non averli saputi riconoscere.
Oppure, se li hai riconosciuti, temi di non averli trafficati in modo adeguato. Non ti piaci come persona. Ti sei costruita dei modelli mentali secondo i tuoi gusti e, in base ad essi, vorresti raggiungere la perfezione, ma ti sembra impossibile e per questo ti rattristi.

Non ti senti capita e amata da chi ti sta intorno. E quelli che ti amano non lo fanno come tu vorresti. A dire il vero il tuo umore varia spesso e così pure le tue reazioni a quanto ti circonda. In ogni caso, se stai centrata su te stessa, non puoi a tua volta capire e amare chi ti sta intorno.

E’ difficile la vita: lo so. Vorresti cambiarla: so anche questo.

Ora guardiamo, in specifico, al tuo cammino spirituale. Tu sei ancora tentata di scinderlo dalla vita concreta e reale di ogni istante. C’è ancora in te un muro di divisione che Io vengo ad abbattere, se me lo consenti.
Cosa è per te la fede? Non ti sembra una domanda pertinente?

Invece lo è, perché la fede va vissuta, quindi diventa reale, non un ideale in cui rifugiarsi in determinate circostanze.

Io ti amo concretamente e non idealmente. Io ti amo come sei e tu fai fatica a credere a questo, perché, se lo credessi realmente, anche tu ameresti te stessa come sei e gli altri come sono. Io amo la vita di ciascuno sulla terra: l’incarnazione non è solo un evento storico che è finito, ma è una verità perenne, che in modo misterioso si concretizza continuamente.

Io amo le piccole cose della tua vita: la cura della famiglia, del lavoro e di te stessa.

Io amo anche molte cose che tu detesti. Tutto amo, tranne il peccato.

E tu? Sei più selettiva, vero?

Sei meticolosa nel giudicare quello che è bello o brutto, quello che buono e quello che è cattivo, ma alla fine torni sempre ad esaminare minuziosamente te stessa e non ti piaci.

Non ti piaci: questo è il punto di partenza dal quale prendono vita le tue azioni, e questo è il punto di arrivo, quando ti trovi a riflettere. E qui sta l’errore: sei incentrata su te stessa.

Io sono l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine: in Me devono prendere vita le tue azioni e in Me devono trovare il loro compimento.

Anima bella, ti sei donata a Me, quindi sei Mia. Sei d’accordo su questo?
Allora perché continui a comportarti come se non fosse vero? Io ho accolto la tua offerta e tu mi appartieni.

Non parliamo di ideale, ma di reale, quindi comportati di conseguenza.

Quando Io ho libertà di azione, trasformo la mia creatura, portandola alla perfezione reale e personale e non ideale.
Forse non diventerai mai come desideri, perché non conosci il prodigio che è nascosto in te. Sei un prodigio, perché sei figlia di Dio e lo sei per grazia, perché tu non te ne possa vantare.

Ieri mi piacevi com’eri, oggi mi piaci come sei e domani mi piacerai come sarai.

Ieri ti amavo com’eri, oggi ti amo come sei e domani ti amerò come sarai. Questa suddivisone di tempi è per farti riflettere sul mio Amore che è eterno e fedele. Ti amo perché sono Amore; ti amo perché mi piace amarti. Ti amo realmente, costantemente e pazientemente.

Non mi stanco di correggerti, di perdonarti, di benedirti.

Quando ti svegli al mattino Io ti amo,
quando ti lavi e ti vesti, Io ti amo,
quando fai colazione, Io ti amo,
quando scambi le prime parole, Io ti amo,
quando inizi le tue occupazioni, Io ti amo,
durante tutte le tue attività, Io ti amo,
in tutte le tue relazioni personali, Io ti amo,
nelle tue solitudini, Io ti amo,
nelle tue fatiche, Io ti amo,
nel tuo riposo, Io ti amo,
nella tue gioie, Io ti amo,
nelle tue sofferenze, Io ti amo,
nelle tue debolezze, Io ti amo,
nelle tue infedeltà, Io ti amo
in tutta la tua vita, Io ti amo.

IO TI AMO SEMPRE E COMUNQUE

L’Amore di Dio, infatti, è gratuito, preveniente e misericordioso.

E’ l’Amore del tuo Dio che ti trasforma e ti porterà alla perfezione, ma tu sei chiamata a collaborare, accogliendo umilmente il tuo Dio che viene a vivere con te e in te le tue giornate, fino all’ultima ora.

Io sono Amore e non è troppo difficile accogliermi, ma non è neppure facile.

Anima mia, devi uscire da te stessa. Per andare dove? Devi venire a Me e andare verso il prossimo con amore. Più amore riceverai da Me e più amore donerai al prossimo. Nell’amore troverai la gioia, perché sei stata creata per amore: per riceverlo e per donarlo. Cerca l’umiltà.

In questa vita trovi anche tribolazioni, ma sono nulla in confronto della gioia che puoi trovare nell’amore.

Anima mia, ricorda le parole che Dio disse ad Abramo:

“Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione” (Genesi 12,1-2)

Oggi dico a te, anima mia: esci da te stessa e seguimi. Ricevi la benedizione che farà grande il tuo nome e tu stessa diventerai una benedizione. Ricevi e dona con pienezza del cuore.

Anima mia, perché tu non abbia dubbi, ti ripeto che queste mie Parole sono per tutti coloro che le vorranno accogliere: sono per te che mi leggi, se lo vuoi.

Ora e sempre ti amo come sei, anima cara.
                                                                                    Gesù Amore

La Stolta Superbia e Soave Umiltà



I  MODERNI

“Il mondo chiama grandi coloro che, con mezzi quasi sempre illeciti, sanno prendere i posti migliori, e per arrivarci, fanno del prossimo uno sgabello sul quale salgono, schiacciandolo. Chiama “Grandi” coloro che sanno uccidere moralmente e materialmente per regnare, estorcono posti e paesi, svenando gli altri delle loro ricchezze singole e collettive per impinguarsene. Spesso il mondo chiama “grandi” i delinquenti. La vera grandezza non sta nella delinquenza, ma nella bontà, nell’onestà, nell’amore, nella giustizia” (Poema 1°, p. 247).
Elevate monumenti a grandi prepotenti e non agli umili, nascosti, (eroici) benefattori dell’Umanità!
“Uomo” dovrebbe dire: figlio di Dio, fatto a immagine e somiglianza del Padre nei pensieri, desideri, e affetti. 
Il vero figlio è così. 
Attualmente invece l’uomo è figlio di Dio? Il mondo nega Satana, perché lo ha tanto in sé da non accorgersene più. Lo ha tanto aspirato e assorbito che è diventato parte di se stesso. Chi, fra voi, non ha un culto o più culti segreti? Uno ha, come idolo, la bellezza e l’eleganza; l’altro, l’orgoglio del suo sapere, un altro incensa la speranza di diventare umanamente grande. Chi adora la femmina, chi il danaro e così via. In verità, vi dico, non c’è uomo che non sia intinto di idolatria! Come allora sdegnare i pagani per sventura, quando, pur essendo del vero Dio, pagani si rimane di volontà” (Poema 2°, p. 497). Poi, “cos’è la possessione diabolica, se non una malattia dello spirito contagiato da Satana? Come spiegare altrimenti certe perversioni negli uomini? Perversioni che rendono l’uomo molto peggiore delle belve in ferocia, delle scimmie in lussuria, facendone un ibrido di uomo, di animale e di demonio. Questa è la spiegazione di ciò che ci stupisce nell’inspiegabile mostruosità di tante creature” (Poema 2°, p. 476).
“Cerchiamo di strappare questi infelici alla loro triste sorte. Non c’è che l’amore che possa ciò che nient’altro riesce a fare. Ma per quanto l’amore sia forte, viene spesso reso impotente, perché urta contro una superbia tetragona ad ogni assalto del bene. Si credono dèi, perché hanno sulle labbra il mordente del frutto dell’umano sapore. Adamo non muore, l’Adamo che si è perduto per volere conoscere, e conoscere per divenire dio, rinasce con le sue passioni in ogni uomo” (Quad. ‘44, p. 697).
“Le opere del genio e dell’ingegno umano, doni miei e di cui andate tanto superbi, vanno in polvere per ricordarvi che Io solo sono Dio. Quello che è mio resta. Né l’uomo, né il demonio lo possono distruggere. Il cielo e le stelle sono intoccabili come Me. I fiori dei colli e le verdi foreste risorgono da ogni labile morte portata dall’uomo, come Io sono risorto dalla breve morte che l’uomo mi aveva inflitta. Le piante stroncate, le erbe calpestate dalla guerra torneranno a riprodursi come le avevo fatte il primo giorno. Le vostre opere, no! Non torneranno mai più a rivivere le opere di arte, chiese e cupole, palazzi e monumenti dei quali vi gloriate, fatti nei secoli passati e periti in un attimo per il vostro castigo!
Le opere del progresso cadono lo stesso in briciole insieme col vostro stolto orgoglio che si crede un dio perché le inventò. Anzi, vi si rivoltano contro, aumentando la distruzione e il dolore. La mia Creazione resta e più bella, perché la sua immutabilità che nessun ordigno scalfisce, parla di Me ancora più forte, mentre tutto ciò che è vostro perisce. Ma è meglio per voi rimanere senza nulla, avendo Me, che vivere tra i fastigi dell’arte e del progresso, senza di Me. Una cosa sola è necessaria: il regno dello spirito dove sono Re” (Quad. ‘43, p. 100).
Un’altra forma di superbia per i così detti “Grandi” è la sete di popolarità, di applausi così deludenti per la volubilità delle folle. “Che la folla sia volubile, non è cosa nuova! E’ la belva che lecca la mano del domatore se è armata dallo scudiscio o se offre un pezzo di carne alla sua fame. Ma basta che il domatore cada e non possa usare lo scudiscio, oppure che non abbia più prede per la sua fame che la bestia si avventa contro e lo sbrana. Basta essere buono e dire la verità per essere odiato dalla folla dopo il primo momento di entusiasmo. La verità è monito e rimprovero. La bontà che si priva dello scudiscio fa sì che i non buoni non temano più. Quindi:
“Crocifigge”, dopo avere detto: “Osanna”. La vita del Divino Maestro è piena di queste due voci; e l’ultima è stata: “Crocifigge!”. L’“Osanna” è come il respiro che prende il cantore per avere fiato nel fare l’acuto” (Poema 2°, p. 400).
Vi sono creature già adoratrici di Satana perché hanno il culto della superbia. Pur d’imporsi agli altri vendono se stesse al Tenebroso per averlo amico. L’uomo può fare i contratti con spiriti tenebrosi, non con monete, ma con la scelta, l’adesione al male, la donazione di sé al Maligno pur di avere un’ora di trionfo. Coloro che si vendono al Maledetto per riuscire in un loro scopo, sono più numerosi di quanto si creda e riescono ad ottenere qualcosa, non tutto. Il demonio è potente, ma non può niente se l’uomo è santo. Spesso l’uomo è di suo un demonio. Con l’esorcismo, si combattono le possessioni rumorose, vistose di cui si accorgono, con  forme materiali, poco simpatiche per i familiari. L’uomo è sempre colpito da ciò che urta i suoi sensi. Ma ciò che è immateriale, percettibile solo dallo spirito, egli non lo avverte, e se pure lo avverte, non se ne cura, specialmente se non gli nuoce. Queste possessioni occulte sfuggono al potere dell’esorcista, e sono le più dannose, perché agiscono nella parte più eletta dell’uomo, cioè da spirito a spirito, da ragione a ragione. Sono come miasmi corruttori, inavvertibili finchè la febbre della malattia non avvisi il malato di esserne colpito. Satana aiuta per asservire completamente l’uomo. Dio lo lascia fare, perché da questa lotta tra il bene e il male emerge il volere e il valore della creatura. Perciò lo lascerà sempre fare” (Poema 7°, p. 1735).
“Le colpe dei popoli sono tali e tante che se non fosse infinita la benignità e la pazienza di Dio, da tempo questo mondo, orrore dell’Universo, sarebbe distrutto. E’ un orrore che va tolto, perché nella Creazione perfetta, non devono sussistere cose obbrobriose come questa. Ma nel mondo che ormai è veramente il vestibolo dell’Inferno e il feudo di Satana, vi sono sempre dei giusti, rari come stelle in una notte di tempesta, come palme nella vastità arida del deserto. Ce lo insegna l’episodio di Abramo: Dio è pronto a usare misericordia verso i peccatori, a salvarli dalle sventure sia materiali sia morali durante la loro vita, se fra di loro vi sono giusti che pregano. Ma non a salvarli dopo morti, se hanno meritato castigo. Allora non servono più le intercessioni dei giusti. La giustizia vuole il suo corso: “Avete goduto nella breve vita presente, ora soffrirete per sempre, poiché così avete deciso”, loro dirà il Giudice” (Libro di Az. p. 321).
“Non cercate Dio tra i superbi, là non c’è! Non cercatelo tra i duri di cuore, là non c’è! Non cercatelo tra gli impenitenti, là non c’è! Egli sta nei semplici, nei puri, nei misericordiosi, nei poveri di spirito, nei miti, in quelli che piangono senza imprecare, nei cercatori di giustizia, nei perseguitati, nei pacifici, là c’è Dio! Sta in coloro che si pentono, vogliono perdono, desiderano espiazione. Tutti questi non fanno offerte e sacrifici per essere applauditi, notati, per superbia di apparire perfetti, ma fanno il sacrificio del loro cuore contrito e umiliato, se peccatori; del loro cuore ubbidiente fino all’eroismo, se giusti. Ecco ciò che il Signore gradisce e per le quali offerte si dona con i suoi ineffabili tesori di amore e di delizie soprannaturali. Agli altri non si dona. Hanno già le loro povere delizie nelle abominazioni. E’ inutile che Dio li chiami per le sue vie, poichè hanno già scelto la loro via. Loro manderà soltanto abbandono, spavento e castigo, perché non hanno risposto, né ubbidito al Signore, ma hanno fatto il male sotto i suoi occhi con scherno e malizia” (Poema 6°, p. 678).

René Vuilleumier