martedì 16 marzo 2021

Come si ama Dio come Dio? Solo colui che fa la sua volontà, che obbedisce alla sua Legge, che osserva tutti i suoi Precetti e Comandamenti.

 


LIBRO DEL PROFETA DANIELE 


CAPITOLO II 

 

LETTURA DEL TESTO 

  1 Nel secondo anno del suo regno, Nabucodònosor fece un sogno e il suo animo ne fu tanto agitato da non poter più dormire. 2 Allora il re ordinò che fossero chiamati i maghi, gli indovini, gli incantatori e i Caldei a spiegargli i sogni. Questi vennero e si presentarono al re. 3 Egli disse loro: «Ho fatto un sogno e il mio animo si è tormentato per trovarne la spiegazione». 4 I Caldei risposero al re: «O re, vivi per sempre. Racconta il sogno ai tuoi servi e noi te ne daremo la spiegazione». 5 Rispose il re ai Caldei: «La mia decisione è ferma: se voi non mi fate conoscere il sogno e la sua spiegazione, sarete fatti a pezzi e le vostre case saranno ridotte a letamai. 6 Se invece mi rivelerete il sogno e la sua spiegazione, riceverete da me doni, regali e grandi onori. Rivelatemi dunque il sogno e la sua spiegazione». 7 Essi replicarono: «Esponga il re il sogno ai suoi servi e noi ne daremo la spiegazione». 8 Rispose il re: «Comprendo bene che voi volete guadagnare tempo, perché vedete che la mia decisione è ferma. 9 Se non mi fate conoscere il sogno, una sola sarà la vostra sorte. Vi siete messi d’accordo per darmi risposte astute e false, in attesa che le circostanze mutino. Perciò ditemi il sogno e io saprò che voi siete in grado di darmene anche la spiegazione». 10 I Caldei risposero davanti al re: «Non c’è nessuno al mondo che possa soddisfare la richiesta del re: difatti nessun re, per quanto potente e grande, ha mai domandato una cosa simile a un mago, indovino o Caldeo. 11 La richiesta del re è tanto difficile, che nessuno ne può dare al re la risposta, se non gli dèi la cui dimora non è tra gli uomini». 

12 Allora il re andò su tutte le furie e, acceso di furore, ordinò che tutti i saggi di Babilonia fossero messi a morte. 13 Il decreto fu pubblicato e già i saggi venivano uccisi; anche Daniele e i suoi compagni erano ricercati per essere messi a morte. 

14 Ma Daniele rivolse parole piene di saggezza e di prudenza ad Ariòc, capo delle guardie del re, che stava per uccidere i saggi di Babilonia, 15 e disse ad Ariòc, ufficiale del re: «Perché il re ha emanato un decreto così severo?». Ariòc ne spiegò il motivo a Daniele. 16 Egli allora entrò dal re e pregò che gli si concedesse tempo: egli avrebbe dato la spiegazione del sogno al re. 17 Poi Daniele andò a casa e narrò la cosa ai suoi compagni, Anania, Misaele e Azaria, 18 affinché implorassero misericordia dal Dio del cielo riguardo a questo mistero, perché Daniele e i suoi compagni non fossero messi a morte insieme con tutti gli altri saggi di Babilonia. 

19 Allora il mistero fu svelato a Daniele in una visione notturna; perciò Daniele benedisse il Dio del cielo: 

20 «Sia benedetto il nome di Dio di secolo in secolo, 

perché a lui appartengono la sapienza e la potenza. 

21 Egli alterna tempi e stagioni, 

depone i re e li innalza, 

concede la sapienza ai saggi, 

agli intelligenti il sapere. 

22 Svela cose profonde e occulte 

e sa quello che è celato nelle tenebre, 

e presso di lui abita la luce. 

23 Gloria e lode a te, Dio dei miei padri, 

che mi hai concesso la sapienza e la forza, 

mi hai manifestato ciò che ti abbiamo domandato 

e ci hai fatto conoscere la richiesta del re». 

 

24 Allora Daniele si recò da Ariòc, al quale il re aveva affidato l’incarico di uccidere i saggi di Babilonia, si presentò e gli disse: «Non uccidere i saggi di Babilonia, ma conducimi dal re e io gli rivelerò la spiegazione del sogno». 25 Ariòc condusse in fretta Daniele alla presenza del re e gli disse: «Ho trovato un uomo fra i Giudei deportati, il quale farà conoscere al re la spiegazione del sogno». 26 Il re disse allora a Daniele, chiamato Baltassàr: «Puoi tu davvero farmi conoscere il sogno che ho fatto e la sua spiegazione?». 27 Daniele, davanti al re, rispose: «Il mistero di cui il re chiede la spiegazione non può essere spiegato né da saggi né da indovini, né da maghi né da astrologi; 28 ma c’è un Dio nel cielo che svela i misteri ed egli ha fatto conoscere al re Nabucodònosor quello che avverrà alla fine dei giorni. Ecco dunque qual era il tuo sogno e le visioni che sono passate per la tua mente, mentre dormivi nel tuo letto. 29 O re, i pensieri che ti sono venuti mentre eri a letto riguardano il futuro; colui che svela i misteri ha voluto farti conoscere ciò che dovrà avvenire. 30 Se a me è stato svelato questo mistero, non è perché io possieda una sapienza superiore a tutti i viventi, ma perché ne sia data la spiegazione al re e tu possa conoscere i pensieri del tuo cuore. 31 Tu stavi osservando, o re, ed ecco una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con terribile aspetto. 32 Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, 33 le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte d’argilla. 34 Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma senza intervento di mano d’uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e d’argilla, e li frantumò. 35 Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e divennero come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via senza lasciare traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta la terra. 

36 Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re. 37 Tu, o re, sei il re dei re; a te il Dio del cielo ha concesso il regno, la potenza, la forza e la gloria. 38 Dovunque si trovino figli dell’uomo, animali selvatici e uccelli del cielo, egli li ha dati nelle tue mani; tu li domini tutti: tu sei la testa d’oro. 39 Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello di bronzo, che dominerà su tutta la terra. 40 Ci sarà poi un quarto regno, duro come il ferro: come il ferro spezza e frantuma tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto. 41 Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte d’argilla da vasaio e in parte di ferro: ciò significa che il regno sarà diviso, ma ci sarà in esso la durezza del ferro, poiché hai veduto il ferro unito all’argilla fangosa. 42 Se le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, ciò significa che una parte del regno sarà forte e l’altra fragile. 43 Il fatto d’aver visto il ferro mescolato all’argilla significa che le due parti si uniranno per via di matrimoni, ma non potranno diventare una cosa sola, come il ferro non si amalgama con l’argilla fangosa. 44 Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre. 45 Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per intervento di una mano, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro. Il Dio grande ha fatto conoscere al re quello che avverrà da questo tempo in poi. Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione». 

46 Allora il re Nabucodònosor si prostrò con la faccia a terra, adorò Daniele e ordinò che gli si offrissero sacrifici e incensi. 47 Quindi, rivolto a Daniele, gli disse: «Certo, il vostro Dio è il Dio degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai potuto svelare questo mistero». 48 Il re esaltò Daniele e gli fece molti preziosi regali, lo costituì governatore di tutta la provincia di Babilonia e capo di tutti i saggi di Babilonia; 49 su richiesta di Daniele, il re fece amministratori della provincia di Babilonia Sadrac, Mesac e Abdènego. Daniele rimase alla corte del re.


COMMENTO TEOLOGICO DEL TESTO 

IL SOGNO  DI NABUCODÒNOSOR: LA STATUA COMPOSITA 


Il re interroga i suoi indovini

1 Nel secondo anno del suo regno, Nabucodònosor fece un sogno e il suo animo ne fu tanto agitato da non poter più dormire. 

Giuseppe entra nel cuore del re d’Egitto attraverso l’interpretazione di un sogno. Giunge alla corte del faraone per una precedente interpretazione. 

Giacobbe si stabilì nella terra dove suo padre era stato forestiero, nella terra di Canaan. Questa è la discendenza di Giacobbe. Giuseppe all’età di diciassette anni pascolava il gregge con i suoi fratelli. Essendo ancora giovane, stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe riferì al padre di chiacchiere maligne su di loro. Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.  

Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancora di più. Disse dunque loro: «Ascoltate il sogno che ho fatto. Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni si posero attorno e si prostrarono davanti al mio». Gli dissero i suoi fratelli: «Vuoi forse regnare su di noi o ci vuoi dominare?». Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole. 

Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò ai fratelli e disse: «Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me». Lo narrò dunque al padre e ai fratelli. 

Ma il padre lo rimproverò e gli disse: «Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io, tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?». 

I suoi fratelli perciò divennero invidiosi di lui, mentre il padre tenne per sé la cosa. 

I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Gli rispose: «Eccomi!». Gli disse: «Va’ a vedere come stanno i tuoi fratelli e come sta il bestiame, poi torna a darmi notizie». Lo fece dunque partire dalla valle di Ebron ed egli arrivò a Sichem. Mentre egli si aggirava per la campagna, lo trovò un uomo, che gli domandò: «Che cosa cerchi?». Rispose: «Sono in cerca dei miei fratelli. Indicami dove si trovano a pascolare». Quell’uomo disse: «Hanno tolto le tende di qui; li ho sentiti dire: “Andiamo a Dotan!”». Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.  

Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono contro di lui per farlo morire. Si dissero l’un l’altro: «Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna! Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!». Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita». Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua.  

Poi sedettero per prendere cibo. Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di resina, balsamo e làudano, che andavano a portare in Egitto. Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello e a coprire il suo sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli gli diedero ascolto. Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.  

Quando Ruben tornò alla cisterna, ecco, Giuseppe non c’era più. Allora si stracciò le vesti, tornò dai suoi fratelli e disse: «Il ragazzo non c’è più; e io, dove andrò?». Allora presero la tunica di Giuseppe, sgozzarono un capro e intinsero la tunica nel sangue. Poi mandarono al padre la tunica con le maniche lunghe e gliela fecero pervenire con queste parole: «Abbiamo trovato questa; per favore, verifica se è la tunica di tuo figlio o no». Egli la riconobbe e disse: «È la tunica di mio figlio! Una bestia feroce l’ha divorato. Giuseppe è stato sbranato». Giacobbe si stracciò le vesti, si pose una tela di sacco attorno ai fianchi e fece lutto sul suo figlio per molti giorni. Tutti i figli e le figlie vennero a consolarlo, ma egli non volle essere consolato dicendo: «No, io scenderò in lutto da mio figlio negli inferi». E il padre suo lo pianse.  

Intanto i Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifàr, eunuco del faraone e comandante delle guardie (Gen 37,1-36).  

Giuseppe era stato portato in Egitto, e Potifàr, eunuco del faraone e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquistò da quegli Ismaeliti che l’avevano condotto laggiù. Il Signore fu con Giuseppe: a lui tutto riusciva bene e rimase nella casa dell’Egiziano, suo padrone. Il suo padrone si accorse che il Signore era con lui e che il Signore faceva riuscire per mano sua quanto egli intraprendeva. Così Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui e divenne suo servitore personale; anzi, quello lo nominò suo maggiordomo e gli diede in mano tutti i suoi averi. Da quando egli lo aveva fatto suo maggiordomo e incaricato di tutti i suoi averi, il Signore benedisse la casa dell’Egiziano grazie a Giuseppe e la benedizione del Signore fu su quanto aveva, sia in casa sia nella campagna. Così egli lasciò tutti i suoi averi nelle mani di Giuseppe e non si occupava più di nulla, se non del cibo che mangiava. Ora Giuseppe era bello di forma e attraente di aspetto. 

Dopo questi fatti, la moglie del padrone mise gli occhi su Giuseppe e gli disse: «Còricati con me!». Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: «Vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi. Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito nient’altro, se non te, perché sei sua moglie. Come dunque potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?». E benché giorno dopo giorno ella parlasse a Giuseppe in tal senso, egli non accettò di coricarsi insieme per unirsi a lei. 

Un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro, mentre non c’era alcuno dei domestici. Ella lo afferrò per la veste, dicendo: «Còricati con me!». Ma egli le lasciò tra le mani la veste, fuggì e se ne andò fuori. Allora lei, vedendo che egli le aveva lasciato tra le mani la veste ed era fuggito fuori, chiamò i suoi domestici e disse loro: «Guardate, ci ha condotto in casa un Ebreo per divertirsi con noi! Mi si è accostato per coricarsi con me, ma io ho gridato a gran voce. Egli, appena ha sentito che alzavo la voce e chiamavo, ha lasciato la veste accanto a me, è fuggito e se ne è andato fuori». 

Ed ella pose accanto a sé la veste di lui finché il padrone venne a casa. Allora gli disse le stesse cose: «Quel servo ebreo, che tu ci hai condotto in casa, mi si è accostato per divertirsi con me. Ma appena io ho gridato e ho chiamato, ha abbandonato la veste presso di me ed è fuggito fuori». Il padrone, all’udire le parole che sua moglie gli ripeteva: «Proprio così mi ha fatto il tuo servo!», si accese d’ira. Il padrone prese Giuseppe e lo mise nella prigione, dove erano detenuti i carcerati del re. 

Così egli rimase là in prigione. Ma il Signore fu con Giuseppe, gli accordò benevolenza e gli fece trovare grazia agli occhi del comandante della prigione. Così il comandante della prigione affidò a Giuseppe tutti i carcerati che erano nella prigione, e quanto c’era da fare là dentro lo faceva lui. Il comandante della prigione non si prendeva più cura di nulla di quanto era affidato a Giuseppe, perché il Signore era con lui e il Signore dava successo a tutto quanto egli faceva (Gen 39,1.23).  

Dopo questi fatti il coppiere del re d’Egitto e il panettiere offesero il loro padrone, il re d’Egitto. Il faraone si adirò contro i suoi due eunuchi, il capo dei coppieri e il capo dei panettieri, e li fece mettere in custodia nella casa del comandante delle guardie, nella prigione dove Giuseppe era detenuto. Il comandante delle guardie assegnò loro Giuseppe, perché li accudisse. Così essi restarono nel carcere per un certo tempo. 

Ora, in una medesima notte, il coppiere e il panettiere del re d’Egitto, detenuti nella prigione, ebbero tutti e due un sogno, ciascuno il suo sogno, con un proprio significato. Alla mattina Giuseppe venne da loro e li vide abbattuti. Allora interrogò gli eunuchi del faraone che erano con lui in carcere nella casa del suo padrone, e disse: «Perché oggi avete la faccia così triste?». Gli risposero: «Abbiamo fatto un sogno e non c’è chi lo interpreti». Giuseppe replicò loro: «Non è forse Dio che ha in suo potere le interpretazioni? Raccontatemi dunque». 

Allora il capo dei coppieri raccontò il suo sogno a Giuseppe e gli disse: «Nel mio sogno, ecco mi stava davanti una vite, sulla quale vi erano tre tralci; non appena cominciò a germogliare, apparvero i fiori e i suoi grappoli maturarono gli acini. Io tenevo in mano il calice del faraone; presi gli acini, li spremetti nella coppa del faraone, poi diedi la coppa in mano al faraone». 

Giuseppe gli disse: «Eccone l’interpretazione: i tre tralci rappresentano tre giorni. Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti reintegrerà nella tua carica e tu porgerai il calice al faraone, secondo la consuetudine di prima, quando eri il suo coppiere. Se poi, nella tua fortuna, volessi ricordarti che sono stato con te, trattami, ti prego, con bontà: ricordami al faraone per farmi uscire da questa casa. Perché io sono stato portato via ingiustamente dalla terra degli Ebrei e anche qui non ho fatto nulla perché mi mettessero in questo sotterraneo». 

Allora il capo dei panettieri, vedendo che l’interpretazione era favorevole, disse a Giuseppe: «Quanto a me, nel mio sogno tenevo sul capo tre canestri di pane bianco e nel canestro che stava di sopra c’era ogni sorta di cibi per il faraone, quali si preparano dai panettieri. Ma gli uccelli li mangiavano dal canestro che avevo sulla testa». 

Giuseppe rispose e disse: «Questa è l’interpretazione: i tre canestri rappresentano tre giorni. Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti impiccherà a un palo e gli uccelli ti mangeranno la carne addosso». 

Appunto al terzo giorno, che era il giorno natalizio del faraone, questi fece un banchetto per tutti i suoi ministri e allora sollevò la testa del capo dei coppieri e la testa del capo dei panettieri in mezzo ai suoi ministri. Reintegrò il capo dei coppieri nel suo ufficio di coppiere, perché porgesse la coppa al faraone; invece impiccò il capo dei panettieri, secondo l’interpretazione che Giuseppe aveva loro data. Ma il capo dei coppieri non si ricordò di Giuseppe e lo dimenticò (Gen 40,1-23).  

Due anni dopo, il faraone sognò di trovarsi presso il Nilo. Ed ecco, salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse, e si misero a pascolare tra i giunchi. Ed ecco, dopo quelle, salirono dal Nilo altre sette vacche, brutte di aspetto e magre, e si fermarono accanto alle prime vacche sulla riva del Nilo. Le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche belle di aspetto e grasse. E il faraone si svegliò. Poi si addormentò e sognò una seconda volta: ecco, sette spighe spuntavano da un unico stelo, grosse e belle. Ma, dopo quelle, ecco spuntare altre sette spighe vuote e arse dal vento d’oriente. Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe grosse e piene. Il faraone si svegliò: era stato un sogno. 

Alla mattina il suo spirito ne era turbato, perciò convocò tutti gli indovini e tutti i saggi dell’Egitto. Il faraone raccontò loro il sogno, ma nessuno sapeva interpretarlo al faraone. 

Allora il capo dei coppieri parlò al faraone: «Io devo ricordare oggi le mie colpe. Il faraone si era adirato contro i suoi servi e li aveva messi in carcere nella casa del capo delle guardie, sia me sia il capo dei panettieri. Noi facemmo un sogno nella stessa notte, io e lui; ma avemmo ciascuno un sogno con un proprio significato. C’era là con noi un giovane ebreo, schiavo del capo delle guardie; noi gli raccontammo i nostri sogni ed egli ce li interpretò, dando a ciascuno l’interpretazione del suo sogno. E come egli ci aveva interpretato, così avvenne: io fui reintegrato nella mia carica e l’altro fu impiccato». 

Allora il faraone convocò Giuseppe. Lo fecero uscire in fretta dal sotterraneo; egli si rase, si cambiò gli abiti e si presentò al faraone. Il faraone disse a Giuseppe: «Ho fatto un sogno e nessuno sa interpretarlo; ora io ho sentito dire di te che ti basta ascoltare un sogno per interpretarlo subito». Giuseppe rispose al faraone: «Non io, ma Dio darà la risposta per la salute del faraone!». 

Allora il faraone raccontò a Giuseppe: «Nel mio sogno io mi trovavo sulla riva del Nilo. Ed ecco, salirono dal Nilo sette vacche grasse e belle di forma e si misero a pascolare tra i giunchi. E, dopo quelle, ecco salire altre sette vacche deboli, molto brutte di forma e magre; non ne vidi mai di così brutte in tutta la terra d’Egitto. Le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche, quelle grasse. Queste entrarono nel loro ventre, ma non ci si accorgeva che vi fossero entrate, perché il loro aspetto era brutto come prima. E mi svegliai. Poi vidi nel sogno spuntare da un unico stelo sette spighe, piene e belle. Ma ecco, dopo quelle, spuntavano sette spighe secche, vuote e arse dal vento d’oriente. Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe belle. Ho riferito il sogno agli indovini, ma nessuno sa darmene la spiegazione». 

Allora Giuseppe disse al faraone: «Il sogno del faraone è uno solo: Dio ha indicato al faraone quello che sta per fare. Le sette vacche belle rappresentano sette anni e le sette spighe belle rappresentano sette anni: si tratta di un unico sogno. Le sette vacche magre e brutte, che salgono dopo quelle, rappresentano sette anni e le sette spighe vuote, arse dal vento d’oriente, rappresentano sette anni: verranno sette anni di carestia. È appunto quel che ho detto al faraone: Dio ha manifestato al faraone quanto sta per fare. Ecco, stanno per venire sette anni in cui ci sarà grande abbondanza in tutta la terra d’Egitto. A questi succederanno sette anni di carestia; si dimenticherà tutta quell’abbondanza nella terra d’Egitto e la carestia consumerà la terra. Non vi sarà più alcuna traccia dell’abbondanza che vi era stata nella terra, a causa della carestia successiva, perché sarà molto dura. Quanto al fatto che il sogno del faraone si è ripetuto due volte, significa che la cosa è decisa da Dio e che Dio si affretta a eseguirla. 

Il faraone pensi a trovare un uomo intelligente e saggio e lo metta a capo della terra d’Egitto. Il faraone inoltre proceda a istituire commissari sul territorio, per prelevare un quinto sui prodotti della terra d’Egitto durante i sette anni di abbondanza. Essi raccoglieranno tutti i viveri di queste annate buone che stanno per venire, ammasseranno il grano sotto l’autorità del faraone e lo terranno in deposito nelle città. Questi viveri serviranno di riserva al paese per i sette anni di carestia che verranno nella terra d’Egitto; così il paese non sarà distrutto dalla carestia». 

La proposta piacque al faraone e a tutti i suoi ministri. Il faraone disse ai ministri: «Potremo trovare un uomo come questo, in cui sia lo spirito di Dio?». E il faraone disse a Giuseppe: «Dal momento che Dio ti ha manifestato tutto questo, non c’è nessuno intelligente e saggio come te. 

Tu stesso sarai il mio governatore e ai tuoi ordini si schiererà tutto il mio popolo: solo per il trono io sarò più grande di te». 

Il faraone disse a Giuseppe: «Ecco, io ti metto a capo di tutta la terra d’Egitto». Il faraone si tolse di mano l’anello e lo pose sulla mano di Giuseppe; lo rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un monile d’oro. Lo fece salire sul suo secondo carro e davanti a lui si gridava: «Abrech». E così lo si stabilì su tutta la terra d’Egitto. Poi il faraone disse a Giuseppe: «Io sono il faraone, ma senza il tuo permesso nessuno potrà alzare la mano o il piede in tutta la terra d’Egitto». E il faraone chiamò Giuseppe Safnat-Panèach e gli diede in moglie Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di Eliòpoli. Giuseppe partì per visitare l’Egitto. Giuseppe aveva trent’anni quando entrò al servizio del faraone, re d’Egitto. 

Quindi Giuseppe si allontanò dal faraone e percorse tutta la terra d’Egitto. Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione. Egli raccolse tutti i viveri dei sette anni di abbondanza che vennero nella terra d’Egitto, e ripose i viveri nelle città: in ogni città i viveri della campagna circostante. Giuseppe ammassò il grano come la sabbia del mare, in grandissima quantità, così che non se ne fece più il computo, perché era incalcolabile. 

Intanto, prima che venisse l’anno della carestia, nacquero a Giuseppe due figli, partoriti a lui da Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di Eliòpoli. Giuseppe chiamò il primogenito Manasse, «perché – disse – Dio mi ha fatto dimenticare ogni affanno e tutta la casa di mio padre». E il secondo lo chiamò Èfraim, «perché – disse – Dio mi ha reso fecondo nella terra della mia afflizione». 

Finirono i sette anni di abbondanza nella terra d’Egitto e cominciarono i sette anni di carestia, come aveva detto Giuseppe. Ci fu carestia in ogni paese, ma in tutta la terra d’Egitto c’era il pane. Poi anche tutta la terra d’Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere il pane. Il faraone disse a tutti gli Egiziani: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». La carestia imperversava su tutta la terra. Allora Giuseppe aprì tutti i depositi in cui vi era grano e lo vendette agli Egiziani. La carestia si aggravava in Egitto, ma da ogni paese venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra (Gen 41,1- 57).  

Dobbiamo confessare che è il Signore che muove la storia. Lui è l’Agente principale. All’uomo occorre tutta la divina sapienza per leggere in essa. 

Possiamo fin da subito asserire che il sogno di Nabucodònosor è la sua vita, la sua storia, Ma della sua vita e della sua storia lui non conosce nulla. 

Ognuno della propria vita conosce il suo passato materiale. Non conosce il significato di esso. Gli manca sempre la lettura sapienziale della vita. 

Si potrà avere la lettura spirituale della propria vita solo leggendola alla luce della divina sapienza, che è purissimo dono del Signore.  

Nessuno potrà mai leggere la vita di un altro secondo modalità spirituali se non è pieno della sapienza che discende dallo Spirito Santo. 

Giuseppe sogna, dice i suoi due sogni, ma non dona la spiegazione. Il Signore vuole che siano i fratelli a scoprire il significato di essi nel loro compimento. 

I due funzionari del faraone fanno ognuno un sogno particolare. Giuseppe dona l’interpretazione vera. Essa si compie. Per questa interpretazione lui è cercato. 

Come è facilmente constatabile tutto avviene perché Regista della storia di Giuseppe è il Signore. È Lui che con divina saggezza lo guida. 

All’uomo spetta il compito di obbedire sempre alla storia. Come si obbedisce alla storia? Vivendola nella più santa e pura obbedienza al suo volere. 

Se Giuseppe fosse uscito dal volere di Dio, avesse peccato con la moglie di Potifar, sarebbe rimasto schiavo per sempre di quella donna. 

Giuseppe invece obbedisce al Signore e il Signore gli crea ogni giorno la storia che dovrà vivere, anche se spesso sofferta e priva di ogni libertà. 

Nel secondo anno del suo regno, Nabucodònosor fece un sogno e il suo animo ne fu tanto agitato da non poter più dormire. 

Nabucodònosor fa un sogno. Rimane turbato. Nulla ricorda. Però qualcosa è avvenuto nel suo cuore e nei suoi pensieri. Non riesce più neanche a dormire. 

Lui non perde la serenità perché ha sognato, ma perché il sogno viene da Dio e per mezzo di esso il Signore vuole manifestare la sua verità al re.  

Nabucodònosor è un re idolatra. Adora vanità. Il Signore vuole che lui faccia la differenza tra tutti gli adoratori di idoli e chi invece adora il vero Dio. 

Gli adoratori di idoli non sanno cosa è avvenuto nel suo cuore. L’adoratore del vero Dio sa cosa ha sognato e anche qual è il suo vero significato. 

Questa verità ci conduce ad un’altra verità: Perché Dio sia conosciuto, adorato confessato, ha necessariamente bisogno del lavoro dell’uomo. 

Ma chi può aiutare il Signore perché Lui sia conosciuto come il vero Dio, il vero Signore, il vero Agente della storia, il Vero Autore dell’uomo? 

Non chi crede in Lui come vero Dio, vero Signore, vero Agente e vero Autore, ma chi lo ama come vero Dio, vero Signore, vero Agente, vero Autore. 

Come si ama Dio come Dio? Solo colui che fa la sua volontà, che obbedisce alla sua Legge, che osserva tutti i suoi Precetti e Comandamenti. 

Come inizia il Libro di Daniele? Con Daniele che decide di non contaminarsi con nessun cibo impuro. È vera decisione di obbedire al suo Dio. 

Avendo deciso di amare Dio secondo la volontà di Dio, in piena obbedienza alla sua Legge, sappiamo che Dio può farne uno strumento per farsi conoscere. 

Altra verità da mettere in luce vuole che dal momento in cui uno decide di essere strumento per la vera conoscenza di Dio, è obbligato ad ogni cosa. 

Dal momento in cui è scelto, il Signore prende in mano la sua vita e fa di essa ciò che vuole. Può anche permettere che venga appesa ad un palo. 

Ma il vero adoratore di Dio sa che la vita è di Dio e Lui sa come “sfruttarla al meglio” perché per mezzo di essa si manifesti tutta la sua gloria. 

Se si deve anche passare per la via del fuoco, delle bestie feroci, della tortura, del carcere, della calunnia, è sempre il Signore che lo permette. 

La prova serve solo per il tempo di manifestare la sua gloria, poi il Signore ridarà la vita al suo fedele adoratore in una gloria ancora più grande. 

Gesù diede tutta la sua vita al Padre. Il Padre manifestò tutta la potenza dell’amore dalla Croce. Subito dopo diede a Gesù un corpo di luce.  

Tra il corpo dato e il corpo ricevuto non vi è alcun paragone. Gesù dona al Padre un corpo di carne. il Padre dona a Gesù un corpo di luce immortale.  

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI 

Quelli di voi che sono con Me, la Speranza deve mantenervi gioiosi, fiduciosi che verrò a sconfiggere Satana, attraverso mia Madre, la sempre Vergine Maria.

 


Messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo a J. V.


25 febbraio 2021

Rosario del mattino - Messaggio unico.


Secondo mistero. Nostro Signore Gesù Cristo parla.

(Lingue...)

Visione: vedo una croce splendente, ma d'oro, come un gargoyle; diventa sempre più grande e vedo che nostro Signore è lì, inchiodato ad essa, appoggiato al lato destro. Tutto è fatto d'oro.

Figlioli, io non sono un Dio dei morti, ma dei vivi; non sono un Dio della tristezza, ma della gioia; non sono un Dio che ha ceduto in guerra, ma sono un Dio del trionfo.

Miei piccoli, certamente, siete in una grande battaglia contro Satana, contro i suoi scagnozzi, contro tutto il male che ha seminato ovunque. Vi ho detto che, praticamente, il suo trionfo è stato dato; voi vedete ovunque molto male e vi chiedete, chi sulla terra può sconfiggere questo male, perché le stesse autorità, civili ed ecclesiastiche, si sono vendute a lui.

Miei piccoli, io sono un Dio di gioia, di trionfo, d'Amore, e voi dovete mantenerlo tale. Anche se vedete che tutto viene distrutto dal male di Satana, la Speranza deve mantenervi, voi che siete con Me, gioiosi, speranzosi che Io vengo a sconfiggere Satana, attraverso mia Madre, la sempre Vergine Maria.

Sono stato in mezzo a voi e vi conosco, conosco l'uomo quando ha il cuore di un vincitore perché non si lascia sconfiggere, perché continua a lottare, perché sa che stando con Me e confidando in Me, Satana non può sconfiggervi.

Questi sono tempi di grande prova spirituale, vi ho detto molto, miei piccoli, e ora lo state già vivendo, ma quelli di voi che sono con Me sanno, perché vi è già stato detto, che Satana sarà sconfitto e Io, manifestamente, mi mostrerò trionfante contro le schiere di Satana e il male. Comprendete, miei piccoli, che egli non ha alcun potere di sconfiggere Me, il vostro Dio, né quelli che sono con Me.

Voi siete circondati dal male, come vi ho già detto, ma quelli di voi che non sono con Me si lasciano trasportare dal modo in cui egli vi sconfigge facilmente, cioè la paura. Cosa farete quando satana si presenterà veramente a voi con tutta la sua potenza manifesta? Un potere malvagio, un potere contro il quale non puoi fare nulla se non sei con Me.

Anche quelli che sono ora i suoi compari, che lo aiutano a distruggere l'umanità e a distruggere soprattutto ciò che viene da Me, si sentono trionfanti, sentono che governeranno la Terra, perché è così che lui glielo ha manifestato. Come siete sciocchi, voi che avete fatto un patto con lui! Quante volte non vi ho detto che è il grande bugiardo, che non mantiene mai le sue promesse e che, anche se lo avete aiutato a portare molte anime all'inferno, voi stessi sarete portati all'inferno da lui? Come siete sciocchi, miei piccoli... Come siete sciocchi! Vi siete lasciati sconfiggere dalle sue menzogne e soffrirete eternamente per la vostra cattiveria.

Non avete creduto in Me, non avete creduto nella Mia Predicazione, non avete creduto nella Mia Morte per voi per salvarvi né nella Mia Resurrezione per darvi quella Luce Divina affinché capiate che, veramente, Io sono il vostro Dio, che sono venuto sulla Terra per elevarvi, per aiutarvi a vincere le tenebre, affinché siate riempiti della Vera Conoscenza e affinché trionfiate con Me alla fine della vostra esistenza. Quelli che hanno fatto un patto con Lui, il vostro patto durerà in eterno; quelli di voi che hanno saggiamente disprezzato tutto ciò che vi ha proposto, avete già vinto, e anche il vostro trionfo sarà eterno.

Per questo vi dico che, anche se tutto intorno a voi è dolore, tristezza, lacrime, peccato, delusioni, menzogne, dovete sempre mantenervi nella gioia, nella Mia Gioia, perché Io sono in voi, con voi, e nella Mia Santa e Divina Sapienza, che avete nel cuore, l'avete già conquistata, e questo deve portarvi alla gioia con la quale dovete mostrarvi ai vostri fratelli e, in questo modo, essi si chiederanno il perché della vostra gioia quando loro vivono nella tristezza.

Sarete i miei messaggeri d'amore, porterete la mia gioia, il mio amore, la mia vita ai vostri fratelli, perché la mia presenza si manifesterà chiaramente e pienamente in voi. Sarete luce tra i vostri fratelli, sarete luce tra le tenebre che già vi circondano, sarete quelle anime coraggiose che andranno per il fratello oppresso, ingannato, che ha perso la sua libertà vivendo nel peccato dove satana vi ha condotto.

Stare con Me ti dà la libertà, ti dà la pazienza, ti dà la Sapienza per poter agire anche nei momenti difficili che si presenteranno per tutti, ma ti ho promesso che non sarai toccato e che aiuterai molti dei tuoi fratelli nella loro salvezza eterna.

Confida pienamente in Me, il tuo Dio. Ho sconfitto Satana, ho sconfitto il mondo, ho sconfitto le opere del male in cui tutti voi siete. Avvicinatevi a Me, lasciate che Io, il vostro Dio-Uomo, viva in voi e insieme supereremo tutto ciò che vi circonda e che ha portato la maggior parte di voi alla tristezza, al dolore, alcuni anche al male.

Allora andate avanti, miei piccoli, io sono con voi, sono il vostro Dio, mi prendo cura di voi, vinceremo insieme.

Grazie, miei piccoli.

Quali sono i contenuti mancanti del Terzo Segreto?

 


Il Mistero dell’Iniquità


Si negano i dogmi!

Forse questo spiegherebbe perché ci troviamo di fronte alla  negazione dei dogmi. Prendiamo il Sillabo degli Errori di Papa Pio IX, che  consiste in una condanna solenne e definitiva. Leggiamone il paragrafo  6; esso è conforme ai criteri stabiliti nel Codice di Diritto Canonico del  1983 per un pronunciamento infallibile che non sia esattamente solenne  come una definizione dogmatica, ma sufficientemente tale e abbastanza  definitivo da avere una nota teologica d’infallibilità. In questo paragrafo  possiamo leggere la condanna nei confronti della dottrina della libertà  religiosa, e la descrizione che ne viene fatta coincide quasi parola per  parola col testo che venne promulgato dal Concilio Vaticano Secondo  come verità. Si tratta di un’inversione radicale della dottrina! Eppure  ci è stato ripetuto più e più volte, che nel Concilio Vaticano Secondo  non v’è nulla che contraddica il dogma, non v’è nulla che contraddica  la dottrina della Fede, ma che tutto deve essere interpretato secondo la  tradizione. 

È come prendere le 95 tesi di Lutero e dire: “non c’è alcuna eresia,  qui, ma dobbiamo interpretarle secondo la tradizione”. Si tratta di un’affermazione assurda. Non voglio inoltrarmi troppo nell’argomento,  tuttavia, perché ne ho già parlato approfonditamente nel mio libro The  Suicide of Altering the Faith in the Liturgy [“Il suicidio nell’alterare la  Fede nella Liturgia”], dove ho esaminato la storia della Chiesa e spiegato  come la Tradizione e le Sacre Scritture siano del tutto incompatibili  con l’insegnamento della libertà religiosa e dell’ecumenismo portato  avanti dal Vaticano II. Abbiamo quindi sia la condanna del Vangelo  sia quella della Tradizione, nonché quella – fortissima – contro  l’ecumenismo, fatta da Papa Pio XI nella sua lettera enciclica Mortalium  animos. In essa, Papa Pio XI affermava che l’errore dell’ecumenismo  è talmente pericoloso che potrebbe distruggere la Chiesa dalle sue  stesse fondamenta. Tuttavia, sin dal Vaticano II, ci è stato detto che la  Chiesa ha un impegno irrevocabile nei confronti dell’ecumenismo, per  salvaguardare l’unità. Si tratta proprio del disorientamento diabolico di  cui parla il Terzo Segreto di Fatima. 


Il disorientamento diabolico, ad ogni livello 

 Suor Lucia disse che il disorientamento diabolico avrebbe colpito la  gerarchia della nostra Chiesa a tutti i suoi livelli, anche i più alti. Basta  prendere la lettera enciclica di Papa Giovanni Paolo II, Ut unum sint,  e vedremo chiaramente come questo disorientamento abbia colpito la  gerarchia ai livelli più alti, persino il Vicario di Cristo in terra, Papa  Giovanni Paolo II. È stato Papa Wojtila, infatti, ad aver dichiarato che  la Chiesa ha un impegno irrevocabile nei confronti dell’ecumenismo.  Il problema, purtroppo, è che l’ecumenismo è in realtà la minaccia  più grande per la Chiesa: è stato creato dai nemici più feroci e mortali  della Chiesa, proprio con lo scopo di distruggerla. L’ecumenismo è il  più grande ostacolo all’unità, tuttavia ci viene detto che dobbiamo promuoverlo proprio per la salvaguardia dell’unità! 


Il fondamento Divino per l’Unità

 Per comprendere quanto sia assurda l’idea che l’ecumenismo possa  favorire l’unità, dobbiamo solo considerare quali sono i vincoli d’unione,  cioè in che cosa consiste realmente quest’unità. Esistono tre vincoli  d’unità: quello della Fede, quello dei Sacramenti e quello del Governo  Ecclesiastico. Secondo la formula di San Paolo: “Un solo Signore, una  sola Fede, un solo Battesimo”. (Ef. 4:5)

 Esiste un’unica Fede, quella Cattolica, al di fuori della quale non v’è  salvezza. Come disse il Concilio Vaticano Primo, al di fuori di quella Fede  non v’è salvezza. Esiste un’unica e sola religione istituita dal Signore – la  religione Cattolica. Nessun’altra religione è stata istituita divinamente.  Ecco perché non v’è salvezza al di fuori della Fede Cattolica, perché si  tratta della Fede divina e Cattolica. 


La Grazia è necessaria per la salvezza eterna

 Semplici dottrine umane non possono ottenere la salvezza,  perché non hanno il potere di conferire la grazia, visto che questa può  arrivarci solo per mezzo della Fede e dei Sacramenti, grazie al potere  sovrannaturale del Signore per mezzo della Fede, e la grazia che  riceviamo dal Signore Onnipotente e dai Suoi Sacramenti portatori di  salvezza. Non vi può quindi essere comunione tra la Chiesa Cattolica  e una qualsiasi altra religione. Solo ove esistano tutti e tre i vincoli di  Fede, Sacramenti e Governo della Chiesa vi è unità. 

Padre Paul Kramer

SE MI APRI LA PORTA...

 


Secondo le capacità

Sono l'agricoltore delle anime e ne ho somma cura. Non ho bisogno di aiuto da parte di nessuno: chiedo soltanto che il terreno mi sia offerto spontaneamente e non me lo si ritiri più.

Non chiedo neppure retribuzioni: mi basta che l'anima sia attenta al mio lavoro ed eseguisca quello che le assegno, giorno per giorno.

Secondo la capacità delle anime, Io dò a chi le ali, a chi la velocità nella corsa spirituale, a chi invece procuro un passo normale ma continuo.

La lentezza tua e le tue incomprensioni non intralciano il mio progressivo lavoro in te. È meglio stare al piano inferiore, che al superiore, soffrendo le vertigini.

È vero che potrei portarti e così farti fare passi da gigante, ma questi sarebbero miei, non tuoi. Preferisco fare come un papà, quando insegna al bimbo a camminare: si adatta al passo del piccino, aiutandolo, chinandosi con disagio a soccorrerlo.

Un operaio, quando gli si dà un oggetto del suo mestiere da rifare, trova lui stesso i difetti e capisce quello che vi manca. Così Io, quando l'anima sinceramente si mette a mia disposizione affinché la corregga e santifichi, mi accingo subito a farlo con perizia e sapiente amore.

Il lavoro della mia grazia è meraviglioso; se lo poteste capire, perdereste il sonno per riconoscenza e ammirazione. Nessun giardiniere appassionato cura tanto il suo fiore prediletto, come Io amorevolmente mi adopero per ogni anima.

Non ti preoccupare di nulla, come di nulla si preoccupano le piante e i fiori. Le creature sono ai miei ordini e nulla avviene senza la mia preveggente sapienza, nulla che non sia frutto di un mio atto d'amore.

Una madre non può scrutare continuamente e comprendere sempre il cuore di tutti i suoi figli. Io invece comprendo tutto e arrivo a tutto.

Fidati di Me anche nelle minime cose e non tarderai a giungere a quella confidenza filiale, a quella libertà di spirito, a quella tranquillità che costituisce il vero riposo dell'anima santa.

Desìderi percorrere la piccola via d'amore, della piccola e grande Teresa, e sei ancora tutta preoccupazioni, pensieri e ansietà. Sei come una canna che basta il minimo urto ad agitarla e scuoterla.

Ti manca quell'amore tetragono a tutte le vicissitudini, che nulla può diminuire o distruggere. Fatti piccola al mio cospetto, umilissima e semplicissima. Abbi fede: quella fede ferma e soave che non ha nessuna angolosità: ossia vittoriosa sul giudizio umano.

DON RENZO DEL FANTE

A GESÙ. - Richiamo alla Divina Volontà in tutte le nostre azioni

 


A  GESÙ. 

 Richiamo alla Divina Volontà in tutte le nostre azioni 

 

“Perciò,  figlia mia,  il tuo primo atto sia d'incontrarti col mio Volere;  il tuo primo pensiero,  il  tuo palpito, sia d'incontrarti col palpito eterno del mio Volere, affinché tu riceva tutto il mio  Amore. In tutto cerca di fare continui incontri, affinché tu resti trasformata nel mio Volere ed Io  nel tuo,     per poterti disporre a fare l'ultimo incontro con la mia Volontà nell'ultima tua ora; così  non avrai nessun incontro doloroso dopo la tua morte”. (Vol. 16°, 23.07.1923). 


Nel destarsi : 

Gesù, guardami, affinché anch'io, fissandoti, possa guardarti nella tua Volontà e Tu possa  ricevere il contento di essere guardato con uno sguardo divino. O Gesù, deh, fa che il tuo  sguardo m’inondi di tanta luce da trasfondermi tutto in Te; e mentre i miei occhi si aprono, fa,  o Gesù, che splenda in essi la luce del tuo Volere. Così, immergendomi nell'immensa Luce  della tua Volontà Divina, sarò con Te luce per tutti per farti conoscere, luce per impedire la  colpa, luce per farti amare e per far conoscere a tutti il tuo Santo Volere. 

Il mio primo pensiero sorge e corre a Te, o Gesù, e baciando i tuoi pensieri, si fonde nella  tua intelligenza e prende vita nella tua Volontà. Insieme con Te voglio diffondermi nelle intelligenze di tutti, per raccogliere i pensieri di tutte le creature e darti l'omaggio,  l'adorazione, la sottomissione di tutti. 

Intendo, o mio Gesù, nella mia prima parola, di prendere tutte le armonie del Cielo e  avvicinarle al tuo udito, per farle risuonare in Te; e Tu, o mio Gesù, unisci la mia parola alla  tua e prendila da me come parola tua, per farti sentire per mezzo mio l'eco di una parola  divina e così soddisfare il tuo udito per tutte le molestie delle voci non rette delle creature. E  mentre le mie labbra si schiudono, o mio Gesù, la mia voce corra nella tua Volontà per farla  mia, risuoni in tutti i cuori e li scuota. Voglio con la tua Volontà accendere in tutti il Fuoco, il  tuo Amore, e raccogliendo tutte le volontà delle creature come se fossero una sola, voglio  offrirle e darti, a nome di tutti, amore divino, gloria divina, riparazione divina. 

O mio Gesù, la mia debole natura si mette in attività, ma è tanta la mia insufficienza che  non posso far nulla; perciò prendo vita e attività nella tua Volontà; e come il tuo Volere è vita  e movimento di tutte le creature, così io voglio mettermi in attività nella tua Volontà, per  essere il pensiero di tutti, perché tutti ti comprendano. Prendo la luce dei loro occhi, perché  guardino solo il Cielo, la voce della loro bocca per far loro aborrire la colpa e farti sempre  lodare, l'azione delle loro mani perché la indirizzino a Te, il passo dei loro piedi per incatenarlo  a Te, in modo da non cadere nessuno nell'inferno, il palpito del loro cuore per far amare Te  solo. 

O mio Gesù, il tuo Volere riempia tutti e nel tuo Volere bramo che le creature fruiscano da  Te tutti i beni possibili, come se tutti avessero fatto i loro atti nella tua Volontà. 

Sta arrivando un tempo in cui i miei figli vivranno giorni difficili, con molto dolore e sofferenza, in cui si sentiranno come se fossero nella valle delle ombre di grandi afflizioni


Messaggio di Nostra Signora Madre Protettrice degli Afflitti alla Vergine Sovrana


 "Cari bambini,

Ecco la serva del Signore!

Cari e amati figli, io sono vostra madre! La sovrana e protettrice degli afflitti! Io porto dal cielo innumerevoli grazie per tutti i miei figli sulla terra! Voglio insegnarvi ad amare e a perdonare affinché possiate entrare dalla porta della Misericordia di Dio. Voi sapete, miei cari, che fa parte dell'essenza di mio figlio Gesù essere buono e generoso. Questa Bontà Divina si può vedere nell'opera che fa nella vita di ognuno e nell'amore che ha manifestato nell'umanità. Guardate ovunque e vedete i segni della Sua bontà impressi ovunque. Gli esseri umani possiedono una bontà limitata, a differenza della bontà di mio figlio Gesù. Mio figlio Gesù ama sempre! Lui è buono in ogni momento!  La mia presenza in mezzo a voi è per portarvi davanti all'Amore Misericordioso di mio figlio. Sta arrivando un tempo in cui i miei figli vivranno giorni difficili, con molto dolore e sofferenza, in cui si sentiranno come se fossero nella valle delle ombre di grandi afflizioni, e che in quel tempo avranno veramente bisogno di un rifugio e di una consolazione spirituale. Ti do il mio Cuore Immacolato e ti offro questo luogo, che è coperto dal manto della verità e della protezione divina, affinché nessun male delle tenebre possa raggiungerti in quei giorni. Il mio avversario è furioso a causa della misericordia e della protezione di Dio che si riversano su questa terra. Chiedo ai miei figli di essere forti nella fede e di non avere paura, perché io sto con tutti coloro che praticano la verità e prego Dio per coloro che non hanno ancora trovato il cammino della vera conversione. Prega!!!

Che Dio vi benedica e vi conceda la Sua pace!  

    Ti amo! Rimanete tutti nel nome della Santa Trinità".

Il Crocifisso di Cevo - AVEVA RAGIONE DON LUIGI VILLA!

 


Questo crocifisso, fatto esporre dalla Gerarchia bresciana, il 20 settembre 1998, in un campo sportivo di Brescia, era il simbolo della “beatificazione” e della “canonizzazione” di Paolo VI che Giovanni Paolo II, in quell’occasione, aveva presentato come date per certe e scontate.


PAOLO VI 

 a vent’anni dalla morte (1978 - 1998)

***

Durante la solenne “Concelebrazione Eucaristica”, presieduta da Giovanni Paolo II domenica mattina, 20 settembre 1998, a Brescia, nello stadio, per la “beatificazione” di Giuseppe Tovini e per la conclusione delle celebrazioni centenarie della nascita di Paolo VI, i punti nodali della Sua omelia, a riguardo di Paolo VI, si possono ridurre a questi: «(…) Pietro, mi ami? Possiamo dire che la vita di Paolo VI sia stata tutta una risposta a questa domanda di Cristo: una grande prova di amore a Dio, alla Chiesa ed agli uomini». «(…) Volle essere servo di una Chiesa evangelizzatrice dei poveri, chiamata con ogni persona di buona volontà a costruire quella “Civiltà dell’Amore”, nella quale non vanno agli ultimi soltanto le briciole del progresso economico e civile, ma dove devono regnare la giustizia e la solidarietà».  

Dunque, è questo il senso delle parole di Giovanni Paolo II a riguardo di Paolo VI. Parole che furono come un pane girico per una Sua futura e certa “beatificazione” e “canonizzazione”. Ma questo, però, il Papa lo disse prima ancora che sia avvenuto l’esame della dottrina di Paolo VI e del Suo Pontificato, prima che sia stato espresso un giudizio sulla riuscita o non del Vaticano II, e prima che Paolo VI abbia fatto i “miracoli” prescritti, e ancora prima che venisse provata la Sua presunta “santità”!.. Insomma, un vaticinio di “beatificazione” che è stato senz’altro tutto il rovescio da quello che il sottoscritto ha scritto nel suo libro: “Paolo VI… beato?”. Perciò, quanto detto da Giovanni Paolo II, a Brescia, in quella occasione, mi suggerisce alcune riflessioni che qui sottopongo, sul tema: “Paolo VI è da beatificare”? Inizio col sottolineare che la “notificazione” che aprì l’istanza diocesana del “processo di beatificazione” di Paolo VI, ebbe luogo a Brescia il 13 maggio 1992. Fu una data scelta o casuale? Se scelta, non poteva essere più sbagliata! Non fu, forse, Paolo VI quell’ostinato profanatore e avversario delle “Apparizioni” Mariane avvenute a Fatima, e delle “domande” poste dalla Vergine, per la Quale Egli non ebbe mai né un pensiero piacente, né una parola serena, né una preghiera umile e devota? Anche quando Paolo VI si recò a Fatima, il 13 maggio 1967, in occasione del 50.mo delle “Apparizioni”, parve che quell’andata avesse tutto il sapore di una sfida a Colei che chiedeva la “Consacrazione al Suo Cuore Immacolato”, condizione “sine qua non” per la conversione della Russia! Infatti, non si può dimenticare che l’allora Mons. Montini, “Sostituto” della Segreteria di Stato di Pio XII, che Egli tradiva, spudoratamente, lavorando sotto banco con Mosca e suoi satelliti, mentre Pio XII lavorava, proprio al contrario, per fare argine allo straripare dell’immenso male morale e materiale che il marxismo-comunismo recava a tutto il mondo cristiano e non, mentre mons. Montini trattava segretamente con Mosca, per allacciare contatti e collaborazioni, che saranno, poi, divenuto Egli Papa, la Sua infausta e diabolica “Ost-politik”! La scelta del 13 maggio, quindi, per l’apertura del “processo di beatificazione” non poteva non richiamare quel lavoro “pro e contro” a quel comunismo già marchiato da Pio XI come “intrinsecamente perverso”, e, dalla Madonna di Fatima, come un “Satana” che avrebbe “diffuso nel mondo i suoi errori”! Una brutta partenza, perciò, quel 13 maggio 1992, per quell’apertura del “processo di beatificazione” che poi, dopo un anno, veniva portato a Roma, diventando, così, “causa romana”, e addirittura con quel termine sbalorditivo: “IL PROFETA DELLA “CIVILTÀ’ DELL’AMORE!”. 

Un “profeta”, quindi, da “canonizzare” al più presto possibile! Ma comunque, questo “processo”, che fu aperto a Roma pure il 13 maggio dell’anno successivo, 1993, dovrà pur esaminare e la “pratica eroica delle virtù” e la “reputazione di santità” della Sua vita; e questo mediante un Tribunale che non sia “compiacente”, bensì rigoroso! Una causa di “beatificazione”, infatti, è una dichiarazione ufficiale della Chiesa che proclama una “persona defunta” già “beata nei Cieli”; una prima tappa, questa, sulla ancora lunga strada che conduce fino alla proclamazione di “santità”; una proclamazione che, dal secolo XII, è monopolio solo dei Papi. Ora, una procedura ad hoc esige che il candidato alla santità sia processato da giudici ecclesiastici, compito che appartiene alla Congregazione per la causa dei Santi. Un processo che è lungo e difficile. Un funzionario di questa Congregazione, detto popolarmente “avvocato del diavolo”, deve scrutare la vita e gli scritti del candidato per spulciarvi tutti quegli elementi che potessero opporsi alla sua canonizzazione. Anche quando si tratta di un Capo della Chiesa cattolica romana, benché lo si chiami “Santo Padre”, quel titolo, tuttavia, non è affatto nel senso dottrinale, né si accompagna necessariamente al suo ufficio così elevato. Tutta la storia dei Papi lo sta ad attestare. Sono ben pochi, infatti, i Papi santificati! L’ultimo Papa a salire sugli altari fu S. Pio X (103-1914).

Ora, nel quadro della procedura necessaria per stabilire “l’eroicità delle virtù”, c’è un preliminare indispensabile: le “testimonianze” di chi l’ha conosciuto e la verifica di un certo numero di “miracoli” post mortem, attribuiti all’intercessione celeste del candidato. E questa é una procedura legale, definita, che bisogna seguire. Ne andrebbe dell’onore della Chiesa! Derogare da essa, infatti, vorrebbe dire aprire la via a tanti abusi! Ma sarà così anche per Paolo VI? Perché la fama di virtù in Giovanni Battista Montini non fu mai ineccepibile, anzi!.. e questo la “Congregazione per le cause dei Santi” non può ignorarlo, e il Tribunale per la Sua “beatificazione” lo deve conoscere! Certo, si può tollerare che si faccia qualche elogio di Lui – ormai defunto! – in certe circostanze ufficiali, purché non si mentisca! Ma prevenire un “giudizio di Tribunale”, pronunciandosi per una Sua sicura beatificazione, è certamente un atto di imprudenza, che può turbare, anche per lungo tempo, l’esercizio di chi attende a una severa giusta causa. Ed è ancora più sconveniente che la si presenti ai fedeli come cosa già fatta, perché sarebbe come stornare i fedeli dalla giusta nozione della verità divina, della vera santità degli eletti e della stessa virtù, senza la quale non si può piacere a Dio! “Chiesa viva” *** Aprile 2014

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del sac. dott. Luigi Villa


SULL'ORLO DELLA NUOVA GERUSALEMME - Rimanete in preghiera, miei piccoli

 


Rimanete in preghiera, miei piccoli 

 

Novembre 13/09 (6:34 p. m.) 

Gesù dice: 

Figli miei, oggi vi guardo con lo stesso sguardo d'amore con cui ho guardato il mio discepolo Giovanni. Gli ho permesso di appoggiare la testa sul mio seno. I battiti del mio Cuore Divino sono diventati le canzoni più dolci. 

I battiti del mio Cuore Divino lo hanno cullato nel sonno, hanno elevato il suo spirito al Cielo, si è immerso in un'estasi d'amore; e oggi voglio immergere anche voi in un'estasi d'Amore Divino perché vi amo. Tu sei importante per Me. Per te sono morto su una croce; per te sono stato flagellato, sono stato coronato di spine, sono stato deriso, sono stato maltrattato e sono stato arrestato come un criminale; per te sono risorto; per te sono rimasto fino alla consumazione dei secoli, presente nell'Ostia Consacrata. Ospite che è pane vivo sceso dal cielo. Ostia che è il cibo degli Angeli che ti nutre, ti dà vigore, ti dà forza perché tu possa sopportare tutte le tue prove, perché tu possa uscirne vittorioso, illeso. Ostia che è il solido nutrimento che ti unisce alla mia Divinità e ti porta in una delle dimore del mio Regno. 

Rimanete in preghiera, miei piccoli. Il tempo del divertimento, il tempo della festa è finito; non c'è più tempo; il tempo sta scivolando via da te, il tempo sta scivolando dalle tue mani. Vivi in continua unità con me. Vivete in quella vita unitiva dove unite il vostro cuore al mio Cuore Divino; dove unite la vostra parte del vostro cuore al mio Cuore Divino. 

Cuore; dove tu unisci la tua parte umana con la mia parte Divina; dove tu unisci la tua parte finita e terrena con la mia parte infinita e celeste. 

Vi parlo perché vi amo. Vi istruisco perché non voglio che nessuno di voi sia perso per me. 

Amati figli: siete sulla soglia della Nuova Gerusalemme; credetelo, meditate le Sacre Scritture e discernete il suo contenuto, discernetelo nella luce dello Spirito Santo. Chiedete con forza, chiedete seriamente l'assistenza dello Spirito Santo ed Egli scenderà su di voi, trasverberà i vostri cuori con i suoi splendenti raggi di luce e la vostra comprensione sarà aperta affinché possiate guardare la realtà che state vivendo, affinché possiate cominciare a prepararvi a tutti gli eventi che stanno per arrivare. Non abbiate paura: io sono con voi. Non abbiate paura: vi ospito in una delle Camere del mio Cuore Divino. Non temere: San Michele Arcangelo ti avvolge sotto il suo mantello celeste e ti difende con la sua spada divina. Non abbiate paura: Maria, Madre della Chiesa, Madre dell'umanità e quindi vostra Madre, vi ripara sotto le pieghe del suo manto celeste e si prepara a scendere dal cielo, vestita con il sole, la luna sotto i suoi piedi e con una corona di dodici stelle, pronta a pestare la testa del serpente con il suo calcagno. Non abbiate paura. Questi messaggi sono messaggi di speranza. 

Questi messaggi sono messaggi d'Amore. Abbiate piuttosto paura di tutti coloro che possono uccidere l'anima. Fuggite da loro come il cerbiatto fugge dal leone per non essere divorato come preda. Abbiate piuttosto paura di quelle anime che si travestono da pecore, quando in verità i loro cuori sono un nido di vipere, quando in verità sono lupi, vestiti di bene. 

Figli miei: discernete bene il tempo che state vivendo, discernetelo alla luce dello Spirito Santo. 

Vi amo e vi benedico e vi incoraggio a mettervi in marcia verso il raggiungimento del premio promesso: . Amen.

Una “nuova” Fatima per un “nuovo orientamento”

 


La Battaglia  Finale del Diavolo

Il Papa giunse a Fatima il 13 maggio 2000 per beatificare Giacinta e  Francesco. L’arrivo del Santo Padre a Fatima fu una specie di conferma  vivente del conflitto tra le due visioni della Chiesa, di cui stiamo  discutendo. Mentre evocava la Chiesa di tutti i tempi, il Papa pronunciò  un‘omelia, dopo le beatificazioni. In questa omelia furono richiamate  molte cose che la Chiesa sembrava aver dimenticato nei suoi ultimi  quarant’anni: 

Secondo il disegno divino, è venuta dal Cielo su questa terra,  alla ricerca dei piccoli privilegiati dal Padre, “una Donna vestita di sole” (Ap. 12:1). Essa parla loro con voce e cuore di mamma: li  invita ad offrirsi come vittime di riparazione, dicendosi pronta a  condurli, sicuri, fino a Dio. …

Più tardi Francesco, uno dei tre privilegiati, osservava: “Noi  stavamo ardendo in quella luce che è Dio e non ci bruciavamo.  Com’è Dio! Non si può dire. Questo sì, che noi non lo potremo  mai dire”. Dio: una luce che arde, però non brucia. Fu la medesima  percezione che ebbe Mosè, quando vide Dio nel roveto ardente. …

“Allora apparve un altro segno nel Cielo: un enorme drago” (Ap. 12:3). Queste parole che abbiamo ascoltate nella prima lettura  della Messa ci portano a pensare alla grande lotta tra il bene e il  male, nonché a costatare come l’uomo, mettendo Dio da parte,  non possa raggiungere la felicità, anzi finisca per distruggere se  stesso. …

Il Messaggio di Fatima è un richiamo alla conversione, facendo  appello all’umanità affinché non stia al gioco del “drago”, il  quale con la “coda trascinava giù un terzo delle stelle del  Cielo e le precipitava sulla terra” (Ap. 12: 4).

L’ultima meta dell’uomo è il Cielo, sua vera casa dove il Padre  celeste, nel suo amore misericordioso, é in attesa di tutti. Dio vuole che nessuno si perda; per questo, duemila anni fa, Ha inviato sulla  terra il Suo Figlio a “cercare e salvare quel che era perduto” (Lc.  19:10)… 

Nella sua sollecitudine materna, la Santissima Vergine è venuta  qui, a Fatima, per chiedere agli uomini di “non offendere più Dio,  Nostro Signore, che è già molto offeso”. È il dolore di mamma che  l’obbliga a parlare; è in palio la sorte dei Suoi figli. Per questo Ella chiede ai pastorelli: “Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i  peccatori; tante anime finiscono nell’inferno perché non c’è chi preghi e si sacrifichi per loro”.

L’esplicito collegamento fatto dal Papa tra il Messaggio di Fatima ed  il Libro dell’Apocalisse, e tra l’incontro di Dio con i pastorelli di Fatima  e quello di Mosè dinanzi al roveto ardente, portano con sé un grande  riconoscimento, da parte del Pontefice, delle apparizioni a Fatima come  vere e proprie profezie divine per i nostri tempi. All’improvviso, Fatima  era di nuovo al centro dell’attenzione di tutta la Chiesa.

Per prima cosa vi fu l’incredibile riferimento del Papa al Messaggio  di Fatima in quanto momento biblico, come vero compimento del  capitolo 12,1 dell’Apocalisse, che parla di una “Donna vestita di sole”.  Qui Papa Giovanni Paolo II fece riferimento a Paolo VI il quale, nella  sua lettera apostolica Signum Magnum, rilasciata a Fatima il 13 maggio  1967, aveva dichiarato: 

Il portento grande che l’Apostolo san Giovanni vide nel cielo: 

una donna vestita di sole, non senza fondamento la sacra liturgia  interpreta come riferentesi alla beatissima Vergine Maria, Madre di tutti gli uomini per la grazia di Cristo redentore. … Prendendo  occasione dalle cerimonie religiose che si svolgono in questi giorni a Fatima, in Portogallo, in onore della Vergine Madre di Dio,  dov’ella è venerata da numerose folle di fedeli per il suo cuore  materno e compassionevole, Noi desideriamo richiamare ancora  una volta l’attenzione di tutti i figli della Chiesa sull’inscindibile  nesso vigente tra la maternità spirituale di Maria, … e i doveri  degli uomini redenti verso di lei, quale madre della Chiesa 

Ancor più sorprendentemente, durante la sua omelia Papa Giovanni  Paolo II aveva collegato esplicitamente il Messaggio di Fatima con  l’Apocalisse, capitolo 12,4, nel quale si profetizza che la “coda del  drago” porterà con sé un terzo delle stelle dal Cielo e le precipiterà  sulla terra. Padre Gruner ha aggiunto in merito che: “In termini biblici,  le ‘stelle del Cielo’ sono coloro che vengono posti in Cielo per illuminare  il cammino del prossimo, verso il Paradiso. Questo passaggio è stato  tradizionalmente interpretato, nei commentari Cattolici, nel senso che  un terzo del clero – ovvero Cardinali, vescovi, sacerdoti – cadranno  dal loro stato consacrato e opereranno, in realtà, per il demonio”. Per  esempio, il Commentario Haydock alla Bibbia Douay-Rheims fa notare  che l’immagine di un terzo delle stelle del Cielo è stata interpretata con  riferimento a “vescovi e persone eminenti, che cadranno sotto il peso  della persecuzione e dell’apostasia … il diavolo è sempre pronto, fin  tanto che Dio glielo permette, a portare guerra contro la Chiesa ed i  fedeli servitori di Dio”.

Su questo collegamento, Padre Gruner ed altri hanno citato il  commento sull’Apocalisse capitolo 12,3-4, scritto da Padre Herman B.  Kramer e contenuto nel Libro del Destino. Quest’opera venne pubblicata con un imprimatur tutto sommato assai provvidenziale, avvenuto nel  1956, solo 6 anni prima dell’apertura del Vaticano II. Riferendosi al  simbolo del terzo delle stelle celesti, Padre Herman Kramer afferma  che: “si tratta di un terzo del clero” e che “‘un terzo’ delle stelle seguirà  il drago” – intendendo con questo un terzo del clero, cioè le “stelle”, le  anime consacrate nella Chiesa.243 Quindi, un terzo del clero Cattolico  cadrà al servizio del diavolo, agendo per distruggere la Chiesa dal suo  interno. Padre Herman Kramer scrisse che il drago rosso – un chiaro  segno del demonio, ma che potrebbe anche simbolizzare il Comunismo  nel suo colore caratteristico – può arrecare alla Chiesa un danno  gravissimo, corrompendola dal suo interno. 

Il Commento prosegue aggiungendo che, per mezzo di questo  clero apostata, il demonio rafforzerà nella Chiesa “l’accoglimento di  morali non cristiane, di false dottrine, i compromessi con gli errori, e  l’obbedienza al potere secolare in violazione della propria coscienza”.  In aggiunta, Padre H. Kramer afferma che “il significato simbolico della  coda del drago potrebbe indicare che il clero corrotto dall’apostasia avrà  un giorno una posizione influente nella Chiesa, dopo aver guadagnato  la propria posizione attraverso l’ipocrisia, l’inganno e l’adulazione”.  Tra le persone del clero che seguiranno il drago – cioè il demonio –  vi saranno anche coloro che “si saranno rifiutati di predicare la verità  o di mostrare ai peccatori il buon esempio, e che cercheranno invece  la popolarità nel lassismo e nella schiavitù del rispetto umano” così  come “coloro i quali si occupano solamente dei propri interessi e non  combatteranno le azioni malvagie compiute nella Chiesa” ed i vescovi  che “odiano i sacerdoti giusti che osano dire la verità”.244 Padre Herman  Kramer aggiunge infine quanto segue, in merito allo stato della Chiesa  Cattolica, come profetizzato dall’Apocalisse 12,3-4:

“La democrazia apostolica fondata da Nostro Signore potrebbe  essersi trasformata in una monarchia assoluta, nella quale è  l’episcopato a regnare come un despota orientale. I sacerdoti  potrebbero essere ridotti ad uno stato di servitù e di adulante  servilismo. Il regno basato sulla ragione, sulla giustizia e sull’amore  potrebbe venir soppiantato dal volere assoluto dei vescovi, i cui atti e le cui azioni verrebbero accettate senza discussioni, senza  ricorrere ai fatti, alla verità o alla giustizia. La coscienza potrebbe  perdere il suo diritto di guidare le azioni dei sacerdoti e potrebbe  venire ignorata o addirittura condannata. La diplomazia, gli  espedienti ed altri trucchi potrebbero venir tenuti in conto come le  virtù più importanti”.245

Ma niente di tutto questo viene menzionato in quelle parti del  Messaggio di Fatima che sono state fin qui rivelate. Essendosi riferito così chiaramente all’Apocalisse 12,3-4, aveva forse il Papa dato al mondo  uno sguardo sui contenuti del Terzo Segreto? Lo avrebbe finalmente  rivelato nella sua completezza?

Purtroppo, l’omelia terminò così. Non sarebbe stato il Papa a  discutere del Terzo Segreto. Quanto repentino era iniziato, così  velocemente quel momentaneo ritorno alla visione della Chiesa di  tutti tempi da parte del Papa ebbe fine, ed un noto esponente della  nuova visione della Chiesa si alzò in piedi. Era il Cardinale Angelo  Sodano, Segretario di Stato Vaticano – lo stesso Cardinale Sodano che  aveva cercato, fallendo, di impedire che il Papa giungesse a Fatima per  beatificare Giacinta e Francesco. Per qualche strana ragione fu Sodano,  e non il Papa, ad annunciare che il Papa aveva deciso di rivelare il Terzo  Segreto di Fatima: 

Nella solenne circostanza della Sua venuta a Fatima, il  Sommo Pontefice mi ha incaricato di darvi un annuncio. Come è noto, scopo della Sua venuta a Fatima è stata la beatificazione dei due “pastorinhos”. Egli tuttavia vuole attribuire a questo Suo  pellegrinaggio anche il valore di un rinnovato gesto di gratitudine  verso la Madonna per la protezione a Lui accordata durante questi  anni di pontificato. È una protezione che sembra toccare anche la  cosiddetta terza parte del Segreto di Fatima. 

All’improvviso, quello che sembrava così strano, divenne chiaro a  tutti. Il compito del Cardinale Sodano era quello di preparare i fedeli  ad accettare l’idea che il Messaggio di Fatima, incluso il Terzo Segreto,  doveva ormai essere considerato una cosa del passato. Questo sarebbe  passato attraverso “l’interpretazione” del Terzo Segreto da parte del  cardinale:

Tale testo costituisce una visione profetica paragonabile a  quelle della Sacra Scrittura, che non descrivono in senso fotografico i dettagli degli avvenimenti futuri, ma sintetizzano e condensano su un medesimo sfondo fatti che si distendono nel tempo in una  successione e in una durata non precisate. Di conseguenza la chiave di lettura del testo non può che essere di carattere simbolico …

Secondo l’interpretazione dei “pastorinhos”, interpretazione  confermata anche recentemente da Suor Lucia, il “Vescovo  vestito di Bianco” che prega per tutti i fedeli è il Papa. Anch’Egli,  camminando faticosamente verso la Croce tra i cadaveri dei  martirizzati (vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e numerosi  laici) cade a terra come morto, sotto i colpi di arma da fuoco.  (Enfasi aggiunta)

Come avrebbero presto imparato i fedeli, si trattava solo di  menzogne. Il “Vescovo vestito di Bianco” della Visione non è “come  morto” ma viene ucciso – come afferma chiaramente il testo della  visione – in quella che sembra una vera e propria esecuzione da parte di  militari, insieme a molti altri vescovi, sacerdoti e religiosi, tra le rovine di una città. 

Perché inserire la parola “come [morto]” all’interno  dell’“interpretazione”? Il Cardinale Sodano subito ci fornisce la sua  interpretazione: 

Dopo l’attentato del 13 maggio 1981, a Sua Santità apparve chiaro che era stata “una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola”, permettendo al “Papa agonizzante” di fermarsi “sulla soglia della morte” …

I successivi avvenimenti del 1989 hanno portato, sia in Unione  Sovietica che in numerosi Paesi dell’Est, alla caduta del regime  comunista che propugnava l’ateismo …

Anche se le vicende a cui fa riferimento la terza parte del  “segreto” di Fatima sembrano ormai appartenere al passato, la chiamata della Madonna alla conversione e alla penitenza,  pronunciata all’inizio del ventesimo secolo, conserva ancora oggi una sua stimolante attualità. (enfasi aggiunta)

Ovviamente, Sodano stava cercando di preparare  un’“interpretazione” del Messaggio di Fatima che lo seppellisse una  volta per tutte: Il Messaggio terminava col tentato omicidio del 1981 e la “caduta del Comunismo” del 1989 – eventi che “ora sembrerebbero  far parte del passato”. Per assicurarsi questo risultato, sarebbe stato  preparato un “Commento” prima della rivelazione del testo del Terzo  Segreto: 

Per consentire ai fedeli di meglio recepire il messaggio della  Vergine di Fatima, il Papa ha affidato alla Congregazione per la  Dottrina della Fede il compito di rendere pubblica la terza parte del segreto, dopo averne preparato un opportuno commento.

Ma perché questo commento non era stato approntato in tempo  per la cerimonia del 13 maggio? Dopo tutto, le notizie dell’imminente  rivelazione del Terzo Segreto erano circolate almeno sin dal marzo  2000. In quel mese, il Vescovo Serafim aveva annunciato che il Papa  gli aveva rivelato, durante una sua visita a Roma, che avrebbe fatto  “qualcosa di speciale per Fatima”246 in occasione della sua futura visita  nella cittadina portoghese, per la cerimonia del maggio 2000. 

Abbastanza curiosamente, il Papa chiese al Vescovo Serafim  di non dire niente di tutto questo mentre si trovava a Roma, ma di  aspettare fino a che non fosse tornato a Fatima. Ma il Papa voleva  farlo sin dal novembre del 1999, quindi perché non venne preparato nessun “Commento” tra il novembre del ‘99 ed il maggio del 2000?  Sicuramente, un simile commento avrebbe potuto essere preparato in  un tale lasso di tempo.

Ci vengono in mente due spiegazioni. O il Papa non aveva detto  niente al Cardinale Sodano in merito alla sua decisione di rivelare il  Terzo Segreto – in qual caso il Papa non aveva fiducia in Sodano –  oppure il Papa lo aveva detto a Sodano e quest’ultimo pensò di essere  in grado di impedire quella rivelazione, durante la cerimonia del 13  maggio 2000. Questo spiegherebbe perché Sodano non allestì un  commento, in precedenza, perché probabilmente riteneva che non  sarebbe stato necessario, dal momento che avrebbe potuto impedire  in qualsiasi momento la divulgazione del Terzo Segreto. Ma il Papa lo  aveva scavalcato ed ora il Segreto doveva essere “gestito” in qualche  modo, affinché la questione di Fatima potesse essere messa a tacere per  sempre. 

Padre Paul Kramer

È il tempo della decisione! Avvisa i Nostri figli!

 


26. febbraio 2021 

Digiuno e molti, molti rosari

Figlia Mia. Mia amatissima figlia. È il tempo della decisione e voi non potete servire due padroni. Per questo dovete liberarvi da TUTTO ciò che vi impedisce e che vi ostacola nel prendere la via che conduce a Me nel Mio Regno. Decidetevi per Me, per il vostro Gesù e non fate le cose a metà. É vero che a molti di voi questa via appare faticosa e molto molto difficile ma se guardate profondamente in voi stessi, aprite i vostri occhi e vi risvegliate allora riconoscerete che questa è l’unica vera via fornita di tanto amore, gioia e pace; NON APPENA LASCIATE ALLE VOSTRE SPALLE,TUTTO CIÒ CHE FIN AD ORA VI HA TRATTENUTO A PERCORRERE QUESTA VIA, LA PURA VIA VERSO DI ME, IL VOSTRO GESÙ, LO CAPIRETE.

Resta poco, pochissimo tempo perché gli avvenimenti si susseguiranno velocemente e poi quando meno ve lo aspettate, l’Avvertimento avverrà. Dopo ci sarà il tempo più terribile anche se questo tempo di adesso è già è difficilmente superabile in malvagità.

 Parlammo a molti di voi, il tempo dell’anticristo, visibile nel vostro mondo sarà abbreviato. Sarà di breve durata, perché la sofferenza, che ora è venuta su di voi, si aggraverà e peggiorerà e molti figli innocenti saranno derubati della loro eredità. Ma non abbiate mai paura: la grande battaglia e già cominciata ma il Padre interviene prima che essa sia condotta fino in fondo; sì è la battaglia di satana e dei suoi adoratori, di quelli venduti a lui, dei suoi fedeli, della sua élite, dei suoi gregari, CHE PER DENARO SONO PRONTI E CAPACI DI FARE AZIONI DELLE PIÙ TERRIBILI contro l’umanità, voi, Miei amati figli.

I 3 giorni di buio giungono, e poi, quando la battaglia del Cielo contro Satana e la sua armata sarà giunta al termine e vinta: il diavolo incarcerato, i” falsi” cacciati nel lago di fuoco, i seguaci distrutti, allora, figlia Mia, figli Miei, incomincia la vera era della pace piena di beatitudine, di grande gioia e insieme a Mio Figlio.

È il nuovo Regno di Mio Figlio, che il Padre dona a voi, i Suoi figli realmente fedeli, sinceri, purificati e il vostro premio sarà di grandissima gioia. Non avete nulla più da temere, perché questo regno durerà mille anni. Dopo questi 1000 anni il diavolo sarà liberato un'altra volta e tenterà di tentare i Nostri figli ma anche se alcuni saranno infedeli non gli riuscirà di strapparci ancora più figli. Il giudizio finale avverrà alla fine di quest’ultimo tempo. Ciò vuol dire che avete 1000 anni di beatitudine davanti a voi prima che poi avvenga il giudizio universale.

Non chiedere oltre perché è e sarà così come Io, il tuo Gesù, con Maria la vostra amorevole Madre Celeste, in presenza di Tutti gli Angeli e Santi, che sono qui riuniti, lo Spirito Santo e Dio Padre, il Creatore di tutti voi, te lo ho ripetuto oggi.

 

Spiegazione di 2 visioni:

L’ostia nera rappresenta la caduta della Mia santa Chiesa. Le vostre ostie non saranno né sante, né avverrà la consacrazione nelle vostre chiese. L’anticristo con il suo falso profeta hanno già provveduto per questo. State attenti perché il segno satanico in molti luoghi sarà “inciso „sulle vostre ostie, ciò vuol dire che voi non solo mangiate semplice pane ma vi “avvelenate” a causa di opere sataniche! Ascoltate la Mia chiamata e non prendete più nessuna ostia non appena i vostri messali saranno sostituiti. Amen.

Per favore avvisa i figli. Molto presto dovrete essere molto prudenti. Amen.

Parallelamente a queste sante Messe, che non avranno più Me come Dio vivo al centro, proprio perché la consacrazione non avrà luogo, non importa ciò che sostengono di fare, saranno celebrate durante grandi eventi della Chiesa (feste solenni ecc.) molte messe sataniche. Così le parole, che vengono dette sull’altare, là dove in realtà dovrebbe avvenire la consacrazione, saranno “rivestite” con maledizioni e imbrattamenti (le ostie così non saranno più il Mio corpo). Queste messe occulte che avvengono in contemporanea provocano questo e lo faranno perché la loggia satanica è grande e i piani per la piena dominazione della Mia Chiesa è studiato fin nel più piccolo dettaglio. Ciò vuol dire: voi celebrate una festa solenne, credete che la consacrazione avvenga, ma “grazie” a questi nuovi messali ciò non accadrà più e contemporaneamente durante una messa occulta essi “rivestono” queste ostie, che in realtà non sono altro che pane “vuoto”, con formule sataniche.

Figli il diavolo è astuto e ha pensato a tutto! Quindi vi avviso perché così tanti dei Miei pastori hanno deviato dalla Via e diverrà sempre più dura per voi. Amen.

Figlia Mia. Fai conoscere anche questo. Avvisa i Nostri figli. Amen.

Il tuo Gesù, Io sono. Sempre. Amen.

La preparazione

1962 Rivoluzione nella Chiesa

 


Cronaca dell’occupazione neomodernista della Chiesa Cattolica


L’influsso dei nuovi teologi sulla “Chiesa del Vaticano II”

Come si sarà notato, questa rapida panoramica ha voluto mettere in evidenza, sia pure affondando solo brevi colpi di sonda qua e là nelle sabbie mobili della “nuova teologia”, soprattutto il naturalismo, il relativismo e l’evoluzionismo dogmatico dei “nuovi teologi”, fonte di ogni altra loro deviazione dottrinale, ma soprattutto della tragedia del Vaticano II e del disastro postconciliare.

Non pochi dei già citati esponenti della nouvelle théologie, unitamente ad altri che menzioneremo in seguito, divennero infatti i teologi-guida dei Padri conciliari durante i lavori del Concilio Vaticano II, che, per questo motivo, è stato chiamato, a ragione, il “Concilio dei teologi”.24

La conseguenza è che oggi i cattolici stanno morendo, senza neppure accorgersene, di nuova teologia (cioè, in ultima analisi, di blondelismo e di teilhardismo accortamente filtrati) il cui spirito, passato nei documenti conciliari e nel magistero postconciliare, impregna oggi buona parte della Gerarchia, e viene diffuso a piene mani nei corsi teologici di formazione per il clero e per i cosiddetti “laici impegnati”.

Le prove? Eccone intanto alcune:

1) “Blondel è a casa sua nelle Università e nelle Facoltà cattoliche”, sottolineava il p. Xavier Tilliette S.J., “nuovo teologo”, in un articolo celebrativo del Blondel su La Civiltà Cattolica del 4/9/‘93, e precisava:

“l’Università Gregoriana sotto l’impulso, in un recente passato, di mons. Peter Henrici, non è la meno dedita al filosofo di Aix” (ivi, p. 389).

Lo stesso Papa Giovanni Paolo II, poi, in occasione del centenario dell’opera principale del Blondel (“L’Action”), inviò una lettera di elogio, a firma propria, in cui così lo esaltava: 

“ricordando l’opera, intendiamo innanzitutto rendere onore al suo autore, che nel suo pensiero e nella sua vita, ha saputo far coesistere la critica più rigorosa... con il cattolicesimo più autentico...”.25

3) Quanto al p. Teilhard de Chardin, lo stesso “Osservatore Romano” pubblicava, in prima pagina, una lettera inviata dalla Segreteria di Stato, a firma del Card. Casaroli e a nome di Giovanni Paolo II, con la data del 12 maggio 1981 (il giorno precedente l’attentato in Piazza San Pietro), inviata all’allora Rettore dell’Institut Catholique di Parigi, mons. Poupard (oggi ovviamente anche lui Cardinale) in occasione dei festeggiamenti per il centenario della nascita di quel gesuita apostata, lettera nella quale si esaltavano “la stupenda risonanza delle sue (di Teilhard de Chardin) ricerche, insieme con l’irraggiamento della sua personalità e la ricchezza del suo pensiero”, definendolo come “un uomo afferrato da Cristo nel profondo del suo essere, premuroso di onorare allo stesso tempo la fede e la ragione”, rispondendo in questo, quasi in anticipo, all’appello di Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura, aprite, spalancate a Cristo le porte, gli immensi spazi della cultura, della civiltà, dello sviluppo”».26

E nonostante che la reazione di un gruppo di Cardinali abbia costretto il medesimo quotidiano ufficioso della Santa Sede ad un successivo ridimensionamento di questa lettera incredibile, il fatto rimane altamente significativo.

4) Come se non bastasse, il loro amico e discepolo p. Henri de Lubac S.J. è stato in seguito addirittura nominato Cardinale, e, insieme a lui, hanno ricevuto la porpora cardinalizia altri esponenti di punta della “nouvelle théologie”: Jean Daniélou, Hans Urs von Balthasar, Yves Congar, con altri loro “amici”, mentre per l’appunto la loro gnostica nouvelle théologie, condannata da Papa Pio XII, è diventata, come ci informa autorevolmente il solito p. Henrici S.J. (cugino del von Balthasar, già docente alla Gregoriana e oggi naturalmente Vescovo) nientemeno che “la teologia ufficiale del Vaticano II”.27

5) E, di conseguenza, anche la teologia dell’attuale “Gerarchia conciliare”...

Sac. Andrea Mancinella