domenica 12 giugno 2022

Disposizioni che si richiedono per ottenere una tenera devozione al S. Cuore di Gesù

 


LA DIVOZIONE AL S. CUORE DI N. S. GESÙ CRISTO

Le disposizioni necessarie ad avere questa devozione possono ridursi a  quattro: grande orrore del peccato, fede viva, vero desiderio d’amare Gesù,  raccoglimento interno per quelli che vogliono gustarne le vere dolcezze e  coglierne il frutto. 

 

§ 1. Orrore del peccato. 

Siccome il fine della devozione al S. Cuore di Gesù altro non è che  l’amore ardentissimo e tenerissimo verso di Lui, è chiaro che per possedere  questa devozione bisogna essere nello stato di grazia e sentire estremo  orrore di ogni sorta di peccato, incompatibile con questo amore. Essendo il  S. Cuore la sorgente d’ogni purezza, non solo non entrerà in Lui nulla di  macchiato, ma soltanto ciò ch’è al tutto puro e capace di piacergli, e  qualunque cosa si faccia o si dica per amor suo e per la sua gloria, se non  si vive nell’innocenza, lo disonora. La Corte di Gesù si compone soltanto  d’anime pure al maggior segno, perché il S. Cuore non può soffrire il  peccato. Un solo capello fuori di posto, cioè, il più piccolo difetto, la più  piccola macchia, gli fa orrore. 

Al contrario, quale accesso al S. Cuore non danno una grande  innocenza e una grande purezza? Perché Gesù prediligeva S. Giovanni?  Perché, come canta la Chiesa, la sua castità straordinaria l’aveva reso  degno d’essere amato d’un amore particolare. Egli era amato sopratutto,  dice S. Cirillo (Comment. in Ev. Joan. L. II), perché aveva una somma  purezza di cuore. 

Tutte le anime che aspirano alla vera devozione al S. Cuore di Gesù,  aspirano al grado di predilette dell’adorabile Salvatore, e la pratica di  questa devozione consiste propriamente nell’amore verso Gesù più ténero e  più intimo di quello ordinario dei fedeli. Quando un’anima si dà poco  pensiero dei peccati veniali deliberati, col proposito d’astenersi solo dai  mortali, oltre a esporsi a gran pericolo di perdere ben presto con la grazia  l’innocenza, non deve punto attendersi di gustare le dolcezze inesplicabili  di cui Gesù Cristo riempie d’ordinario quelli che l’amano veramente e senza  misura. E’ dunque evidente che non appena uno si dà alla devozione del  S. Cuore di Gesù, deve risolversi a non tralasciar nulla per acquistare una  purità di cuore che superi di molto la virtù ordinaria dei cristiani, benché  le pratiche stesse di questa devozione siano dei mezzi per acquistare questa  somma purità. 


§ 2. Fede viva. 

La seconda disposizione è una fede viva, ché una fede languida non  produrrà mai un grande amore. Poco si ama Gesù, benché tutti siano  d’accordo ch’Egli sia sommamente amabile, perché non si crede, come si  deve, ai prodigi grandissimi coi quali ci manifesta il suo più grande amore.  Che noti si fa per accogliere decorosamente una persona che si stima avere  influenza in Corte? Quanta premura, contegno e rispetto in presenza d’un  uomo che si crede essere il Re, ancorché nascosto sotto i cenci dell’uomo  più povero! Che non si farebbe dinanzi a Gesù sui nostri altari, che  assiduità, rispetto, ma sopratutto con che sentimenti d’amore non si  starebbe dinanzi a un sì amabile Redentore, al nostro Re, al nostro  Giudice, nascosto sotto le deboli apparenze dei pane, solo che si credesse  sinceramente che Egli vi fosse, o almeno se si credesse con fede viva? 

Le reliquie dei Santi ispirano, non so qual rispetto, la sola lettura delle  loro virtù produce non so quale venerazione e amore per le loro persone,  perché non si dubita affatto della verità di ciò che s’è udito o si è letto: e il  Corpo e il Sangue di Gesù vivente sul nostri altari, la conoscenza delle  meraviglie che opera per testimoniarci l’eccessiva grandezza dell’amor suo,  non sono sufficienti a ispirarci quasi nessun rispetto e molto meno amore.  Non ci pare mai lungo il tempo presso una persona amata; perché un  quarto d’ora dinanzi al SS. Sacramento ci annoia tanto? Uno spettacolo,  una rappresentazione profana terminano sempre troppo presto, ancorché  siano durati tre ore; e una Messa in cui Gesù è veramente e realmente  offerto in sacrificio per i nostri peccati, ci sembra d’una lunghezza  insopportabile se dura appena mezz’ora; eppure siamo persuasi che lo  spettacolo profano è una finzione, che gli attori non sono affatto quei  personaggi che rappresentano, e che tutta l’azione ci è del tutto inutile. Al  contrario noi diciamo di credere che il Sacrificio dei nostri altari contiene la  medesima Vittima di quello del Calvario, e che nulla ci può essere più utile  di un atto ch’è il più augusto e il più santo di nostra Religione. In divino  hoc sacrificio quod in Missa peragitur, idem ille Christus continetur et  incruenter immolatur, qui in ara Crucis semetipsum cruenter obtulit: una  enim eademque est hostia. (Trid. Sess. 21, cap. 2). 

Gesù Cristo sta in mezzo a noi nel modo stesso che a Nazareth tra i  suoi concittadini; vi stava sconosciuto da loro e senza compiere per quelli i  miracoli che faceva altrove: ugualmente la nostra cecità e la cattiva  disposizione verso di Lui gli impediscono di farci vedere e sentire le  operazioni meravigliose con le quali benefica quelli che trova ben disposti.  Perché si deplora tanto la disgrazia dei Giudei e si sente tanto sdegno  contro costoro che trattarono sì male Nostro Signore che non vollero  riconoscere? Certamente perché si crede la verità di questo articolo di fede:  e perché allora noi sentiamo tanto poco la dimenticanza che si ha di Gesù  nel Santo Sacramento, dove è sì poco visitato e gli oltraggi che riceve da  quegli stessi che si professano suoi credenti? Certamente perché la fede dei  Cristiani in questo punto è assai languida. 

Bisogna dunque avere fede viva per avere amore ardente verso Gesù  sacramentato, e per sentire le offese a cui l’espone l’amore eccessivo per  noi, a fine di conseguire una vera devozione al S. Cuore di Gesù. Perciò bisogna menare una vita pura e innocente, bisogna ravvivare la nostra fede  con l’assiduità e sopratutto col profondo rispetto dinanzi al  SS. Sacramento, e con ogni sorta d’opere buone; bisogna pregare molto e  chiedere sovente a Dio questa fede viva, e comportarsi infine da persone  credenti. 

Allora sì che ci sentiremo ben presto animati da questa fede viva. 

 

§ 3. Vero desiderio.  

La terza disposizione è d’amare Gesù ardentemente. È vero che non si  può avere una fede viva e vivere nell’innocenza senza sentirsi in pari tempo  accesi di carità, ardentissima verso Gesù o almeno da gran desiderio  d’amarlo. Ora è chiaro che tale desiderio d’amare ardentemente Gesù è una  disposizione del tutto necessaria per questa devozione, esercizio continuo  essa pure di questo amore. 

Gesù non dona il suo amore se non a chi appassionatamente lo  desidera; la capacità in ciò del nostro cuore si misura dalla grandezza del  desiderio, e tutti i Santi si accordano in questo, che la disposizione più  propria per amar teneramente Gesù è desiderare d’amarlo assai. 

«Beati, dice il Figlio di Dio, quelli che hanno fame e sete della giustizia,  perché saranno infallibilmente saziati». Il cuore per divenire acceso delle  pure fiamme dell’amore divino deve essere necessariamente purificato per  mezzo di questo desiderio ardente, che non soltanto dispone il nostro cuore  ad essere infiammato dall’amore di Gesù, ma obbliga l’amabile Salvatore ad  accendervi questo fuoco sacro. Desideriamo dunque d’amarlo veramente,  ché un tal desiderio, si può dire, è sempre efficace, e non s’è mai udito che  Gesù gli abbia negato il suo amore. 

Si può pretendere cosa più ragionevole di questa? Si può esigerne di  più facile mentre non c’è cristiano che non affermi di sentire almeno il  desiderio d’amare Gesù Cristo? Se dunque è vero che questo desiderio è  una disposizione adattissima ad avere amore ardente verso Gesù Cristo,  come mai sono tanto scarsi quelli che la amano ardentemente, mentre tutti  s’illudono d’avere tale disposizione, e Gesù è così pronto a concedere il suo  amore a tutti quelli che sono ben disposti? La ragione è che il nostro cuore  è pervaso dall’amor proprio, e quello che noi chiamiamo desiderio d’amare  Gesù non è che semplice speculazione, sterile conoscenza dell’obbligo che  abbiamo di amarlo, è un atto dell’intelligenza e non della volontà. 

E questa conoscenza, comune a chiunque non ignori i benefici di cui  gli è debitore, oggi è considerata come vero desiderio da chi si crede in  buona coscienza, purché abbia un pretesto specioso per ingannarsi. 

Per convincersi che il nostro non è punto un vero desiderio d’amare  Gesù, non ci resta che confrontare questo preteso desiderio con quelli che  abbiamo davvero. 

Quante diligenze, quante premure quando amiamo  appassionatamente una cosa! Siamo tutti invasi da questo desiderio, ci  pensiamo, ne parliamo ad ogni istante, studiamo senza posa le misure,  cerchiamo i mezzi per attuarlo; s’arriva persino a perdere il sonno! 

E quale effetto simile ha mai prodotto in noi il desiderio, che  pretendiamo d’avere, d’amare Gesù? Ci ha mai recato gran dispiacere il  timore di non aver questo amore? Il pensiero del medesimo, quanto ci tiene  occupati? No, non l’amiamo Gesù, e ci culliamo nell’illusione di desiderar  molto questo amore. 

Il vero desiderio d’amare il Salvatore divino si avvicina molto all’amor  vero, per mancare di simili effetti, e per quanti palliativi dell’amor proprio si  adoperino, non sarà mai vero che si desideri d’amar molto Gesù mentre in  verità si ama così poco. C’è gran pericolo che quei desideri sterili di amare  Gesù, che sentiamo talvolta, non siamo altro che piccole faville d’un fuoco  quasi spento e chiari indizi, della tiepidezza in cui si vive da noi. 

Se ancora ci manca quest’amore ardente verso Gesù, riflettiamo  seriamente, almeno una volta nella nostra vita, agli obblighi che abbiamo  d’amarlo, ed essi desteranno certo in noi il desiderio, almeno, d’essere  infiammali da questo ardente amore. 

 

§ 4. Raccoglimento interno. 

La quarta disposizione che si deve avere per acquistare questa  devozione, per gustarne tutte le dolcezze e recarne tutti i vantaggi, consiste  nel raccoglimento interno. Dio non si fa udire nel tumulto, non in  commotione Dominus… e un cuore aperto ad ogni oggetto, un’anima sempre  diffusa al di fuori e distratta di continuo da mille cure superflue e pensieri  inutili, non sono davvero in condizione di udire la voce di Colui, che si  comunica all’anima e parla al cuore soltanto nella solitudine. Ducam eam  in solitudinem et loquar ad cor eius. 

La devozione perfetta al S. Cuore di Gesù è una continua pratica di  questo amore verso di Lui, e perciò non deve essere priva di raccoglimento.  Gesù si comunica all’anima più specialmente per mezzo di questa  devozione, perciò è necessario ch’essa stia nella calma, svincolata dagli  impedimenti e dal tumulto delle cose esteriori, in condizione da intendere  la voce dell’amabile Salvatore e di gustare le grazie straordinarie ch’Egli  largisce a un cuore libero da ogni turbamento e occupato soltanto di Dio. Il  raccoglimento interiore è la base di tutto 1’edificio spirituale delle anime,  tanto che senza di quello è impossibile progredire nella perfezione; e si può  affermare che tutte le grazie concesse da Dio all’anima non ben salda su  questa base, sono come lettere scritte sull’acqua o figure impresse sulla  sabbia, perché per avanzare nella perfezione bisogna necessariamente  unirsi sempre più a Dio; ma senza raccoglimento interno è impossibile che  ciò avvenga, perché Dio si trova solo nella pace dello spirito e nel  ritiramento d’un’anima non distratta da varî oggetti, né turbata da  impedimenti di occupazioni esterne. S. Gregorio osserva che quando Gesù  vuole accendere un’anima del suo fuoco divino la prima grazia che le fa è di  darle un grande allettamento per la vita interiore.  

Si può affermare che la sorgente più comune delle nostre imperfezioni  è la mancanza di raccoglimento e d’attenzione su noi stessi. Questo  rallenta tante persone nella via della pietà, e fa che l’anima non trovi quasi  affatto piacere nelle pratiche più sante della devozione. 

Un uomo poco raccolto non fu mai ben devoto. Diceva un uomo santo:  «Da che viene che tanti religiosi, tante persone devote che hanno sì buoni  desideri e compiono, a quanto pare, tutto ciò che si deve per diventare  santi, tuttavia ricavano così poco frutto dalle orazioni, dalle Comunioni e  dalle letture, e con tanti esercizi esterni di vita spirituale praticati per molti  anni non si nota quasi nessun profitto in loro? Da che proviene che  Direttori, i quali guidano gli altri nel cammino della perfezione, rimangono  poi essi stessi sempre nei soliti difetti? 

«Quanti uomini zelanti, operai che lavorano con tanto ardore alla  salvezza delle anime, persone che si danno interamente alle opere buone,  conservano tuttavia le passioni così vive, soggiacciono sempre agli stessi  difetti, non hanno quasi nessun ingresso nell’orazione, trascorrono tutta la  vita in non so quale languore, senza mai gustare le soavità ineffabili della  pace del cuore, inquiete sempre, che il pensiero della morte spaventa e il  minimo accidente abbatte? Tutto questo non deriva che dall’essere  negligenti nella custodia del cuore e dal non conservarsi nel raccoglimento.  Costoro tralasciano le cure del loro interno e si diffondono troppo nelle cose  esteriori». 

Questo fa sì che sfugga loro un’infinità di difetti, una moltitudine di  parole inconsiderate, una quantità di capricci, di movimenti sregolati,  d’azioni puramente naturali; la qual cosa non accadrebbe se con  un’attenzione attuale regolassero la loro condotta interna, e se nell’agire si  portassero in modo da impedire che le passioni si rinvigorissero tanto più  pericolosamente, e quanto più vi si mascherano sotto una speciosa  apparenza di zelo e di virtù. 

Si deve dunque confessare che il raccoglimento interno è così  necessario per amare Gesù con perfezione e per ricavar profitto nella vita  spirituale, che non vi si progredisce se non in proporzione che ci daremo a  questo eccellente esercizio. 

Con questo mezzo appunto S. Ignazio, S. Francesco di Sales,  S. Teresa, S. Francesco Saverio e S. Luigi Gonzaga sono pervenuti al  sommo della perfezione; e se noi non ci curiamo di tenerci raccolti  nell’azione stessa, ricaveremo poco frutto anche dalle stesse azioni. 

Conserviamoci nel silenzio se vogliamo udire la parola di Gesù,  allontaniamo l’anima nostra dal tumulto e dagli impedimenti delle cose  esteriori, per poter trovare la libertà di conversare più a lungo con Lui, e  per amarlo ardentemente e con tenerezza. 

È vero che il demonio, prevedendo benissimo la grande utilità che  l’anima ricava dalla pace interna e dalla custodia del cuore, nulla tralascia  per farle perdere questo raccoglimento, e qualora disperi, di farle  abbandonare gli esercizi di pietà e le opere buone, si serve dell’esercizio  stesso di queste per costringerla a dissiparsi all’esterno e di uscire, per dir  così, da quella trincea dove stava al sicuro da tutte le sue persecuzioni.  L’anima, dunque, incantata da non so quale soddisfazione che si prova  nella moltitudine delle azioni esteriori, tenuta a bada da quello specioso  pretesto di fare molto per Iddio, si dissipa e perde a poco a poco l’unione  con Dio e la dolce presenza di Lui, senza la quale si lavora molto e si  profitta poco. 

L’anima dissipata è simile a una pecora smarrita e vagabonda, che presto vien divorata dal lupo. 

Ci sembrerà poi facile rientrare in noi stessi, ma oltre che la presenza  di Dio è una grazia che non è sempre a nostra disposizione, l’anima non  sarà quasi più in grado di liberarsi da cento oggetti esterni che la tengono  occupata, ed ha perso il gusto delle cose spirituali per aver soggiornato, per  dir così, troppo a lungo in un paese straniero. I rimorsi, le inquietudini che  prova quando sì ripiega alquanto su se stessa, le rendono questo  raccoglimento un supplizio; è dunque dissipata e infine ama la  dissipazione. 

O mio Dio, che perdita fa quell’anima che si diffonde continuamente  nelle cose esterne! Quali ispirazioni, quali grazie non rende essa inutili, e di  quali favori non si priva con la mancanza di raccoglimento? Per evitar  questa disgrazia si abbia grande cura di stare sempre alla presenza di Dio  e dì mantenere lo spirito di raccoglimento in tutte le occupazioni esteriori:  quando lo spirito è occupato, il cuore deve riposare e restare immobile nel  suo centro, ch’è la volontà divina, da cui non deve mai distaccarsi. 

Per acquistare il raccoglimento interno, che certo è un dono di Dio, ma  ch’Egli non nega mai a chi lo desidera ardentemente e usa i mezzi per  ottenerlo; per acquistare, dico, questo raccoglimento interno bisogna  abituarsi a riflettere molto ai motivi che si devono avere da noi in tutto quel  che facciamo. Prima di cominciare un’azione osserviamo sempre s’è  nell’ordine, se piace a Dio e se la facciamo per Lui: durante l’azione  eleviamo di tanto in tanto lo spirito al Signore, rinnovando la purità  d’intenzione. 

Il segno per conoscere se un’azione è fatta per Iddio si ha quando noi  la tralasciamo agevolmente e la riprendiamo senza inquietudine e  rincrescimento, e non c’infastidiamo se dobbiamo interromperla. 

Ma il mezzo più sicuro ed efficace per conservare il raccoglimento  interno in ogni più grande nostra occupazione esteriore consiste nel  rappresentarci Gesù operante. 

Osserviamo con che aspetto, modestia ed esattezza Egli operava  quando era sulla terra. Quanta diligenza usava nel compiere con perfezione  ciò che stava facendo, e tuttavia con quanta tranquillità e dolcezza Egli  l’adempiva! Quale differenza tra il suo modo d’agire ed il nostro! Se ciò che  dobbiamo fare non ci piace, quante false ragioni per dispensarcene, quanti  rigiri per differirlo, con che languidezza e indifferenza noi l’eseguiamo! Ma  se è di nostro gusto ne sentiamo non so quale piacere che reca subito la  dissipazione nell’anima. Il solo pensiero di non riuscire ci rende inquieti e  malinconici. Prendiamo dunque a modello Gesù Cristo, e teniamolo sempre  dinanzi agli occhi se vogliamo conservarci raccolti internamente e crescere  sempre più nell’amore di Lui.  

Quando si dice che per mantenersi nel raccoglimento interiore non  bisogna che l’anima si occupi troppo di cose esterne, non si vuol dire che  l’occuparsi in quelle cose che sono obbligatorie costituisca un impedimento  al raccoglimento interno: anche nell’azione si può essere assai raccolti.  Santi grandissimi che ebbero maggiore unione con Dio e furono perciò più  raccolti spesso furono attivissimi in opere esterne, come gli Apostoli e gli  uomini apostolici, occupati nella salvezza del prossimo. È uno sbaglio  perciò il credere che le più grandi occupazioni esterne ostacolino il raccoglimento interno: se Dio ci pone in queste occupazioni esterne, esse  stesse diventano i mezzi più adatti per tenerci continuamente uniti a Lui:  solo però bisogna prestarsi per così dire, ad esse, ma non attaccarci il  cuore. 

Bisogna assolutamente scegliere una di queste due cose, diceva un  gran servo di Dio, o essere uomo interiore, o menare una vita infingarda e  inutile, vita piena di mille vane occupazioni, nessuna delle quali ci porterà  mai alla perfezione a cui Dio ci chiama. Che se non ci curiamo di  mantenerci nel raccoglimento interno, noi, ben lungi dal compiere i disegni  di Dio, nemmeno li conosceremo, e non s’arriverà mai a quel grado di  santità richiesto dal nostro stato, né alla perfezione. 

L’uomo che non è affatto raccolto, va errando qua e là senza punto  trovare quiete, e cerca avidamente ogni sorta d’oggetti senza potersi saziare  d’alcuno; mentre se si desse al raccoglimento rientrerebbe nel suo interno e  ci troverebbe Dio, gusterebbe Dio, che con la sua presenza lo colmerebbe di  tanta abbondanza di beni, ch’egli non andrebbe più a cercare altrove di che  riempire il vuoto dei suoi desideri. 

Questo si può vedere ogni giorno nelle persone interiori. Noi crediamo  che il loro amore per il ritiramento e il dispiacere che sentono nel doversi  diffondere al di fuori, sia effetto di malinconia: niente affatto. La ragione è  che gustano Dio dentro di sé, e le dolcezze ineffabili di cui son piene fan  loro giudicare i divertimenti e i piaceri del mondo sì insipidi e disgustosi,  da sentirne orrore. Quando s’è gustato una volta Dio e le cose spirituali,  sembra insipido tutto ciò che sa di attacco e contagio della carne e del  sangue. 

Quanti vantaggi meravigliosi della vita interiore ricavano quelli che già  vi si sono stabiliti! Si può affermare che soltanto tali persone godono Dio e  sentono le vere dolcezze della virtù. Io non so se dipenda dal raccoglimento  interno o se sia la ricompensa della cura che si ha di star sempre uniti con  Dio, ma è certo che l’uomo interiore possiede la fede, la speranza e la carità  in un grado sì sublime, che nulla può smuoverlo dalla sua credenza: a  poco a poco viene innalzato sopra tutti i timori umani, sta sempre fisso in  Dio. 

Si piglia occasione d’elevarsi a Dio da tutto ciò che si vede e si ode: Lui  solo si vede nelle creature, come quelli che, avendo fissato il sole per un  pezzo, s’immaginano poi di rivederlo in tutti gli oggetti che guardano. 

Né si deve pensare che tale raccoglimento interno renda le persone  oziose e fomenti la negligenza, ché l’uomo veramente raccolto è più attivo,  fa maggior bene ed è di maggior utilità alla Chiesa in un giorno, che non  cento altri dissipati potrebbero rendere in molti anni, benché assai più di  lui forniti di doti naturali. E questo non solo perché la dissipazione è un  ostacolo al frutti di zelo, ma anche perché l’uomo niente affatto interno e  che pure s’affatichi molto, tutto al più si può dire che lavora per Iddio,  mentre mercé il raccoglimento è Dio stesso che lavora per mezzo dell’uomo.  Mi spiego: la persona non raccolta può avere Dio come motivo delle sue  azioni, ma di solito l’umore, l’amor proprio e il suo carattere naturale  hanno la maggior parte nelle sue buone opere; al contrario, una persona  raccolta, sempre attenta a sé e a Dio, sempre in guardia contro i capricci dell’inclinazione naturale e gl’inganni dell’amor proprio, opera unicamente  per Iddio e secondo l’impulso e la direzione dello spirito di Dio.  

A farci stimare il raccoglimento basterebbe solo considerare la  differenza che passa tra l’uomo interiore e quello di spirito svagato. L’uomo  poco raccolto mostra non so che aspetto dissipato che oscura le azioni  virtuose, anche più appariscenti, ed ha qualche cosa di disgustoso che  affievolisce la stima che avevamo della sua pietà, e rende le sue parole  quasi affatto prive di unzione: invece quanta buona impressione ci fa  quell’atteggiamento modesto, quella dolcezza, quella pace che si rivela  persino sulla faccia d’una persona veramente interiore! E quel contegno,  quel silenzio, quell’attenzione continua su di sé non c’ispirano venerazione  e amore per la virtù? 

Se non siamo veramente devoti, assai difficilmente potremo  conservarci a lungo raccolti, mentre è certo che dalla mancanza di  raccoglimento deriva di solito quella della devozione. 

 

I mezzi per acquistare il raccoglimento interno e di conservare un dono così prezioso dopo averlo acquistato sono: 

1) evitare la fretta in ciò che si sta facendo, e con libertà di spirito attendere a gli esercizi di pietà; 

2) non distrarre mai il cuore con opere poco necessarie, per non renderlo arido nella preghiera; 

3) vegliare continuamente su noi stessi e tenerci talmente disposti da essere sempre pronti all’orazione; 

4) renderci padroni delle nostre azioni, elevandoci per dir così sopra  qualunque impiego, tenendo il cuore libero da ogni imbarazzo e tumulto in  cui ci mettono le funzioni dì zelo delle anime, l’applicazione allo studio, le  cure della famiglia, le relazioni col mondo, il disimpegno degli affari e le  differenti occupazioni, considerando gli uffici del proprio stato come  altrettanti mezzi per arrivare al nostro ultimo fine; 

5) avere il ritiramento e il silenzio come mezzi efficaci per tenerci  raccolti, perché è difficile davvero che una persona ciarliera possa  mantenersi raccolta; 

6) il raccoglimento interno non solamente è un segno di grande purità  di cuore, ma n’è anche il premio. Beati quelli che hanno il cuore puro,  perché vedranno Dio, cioè cammineranno sempre alla sua presenza; 

7) per meglio agevolarci l’esercizio della presenza di Dio possiamo  servirci d’un segno che ce lo faccia ricordare, per es. il suono dell’orologio,  il principio e la fine di ciascuna azione, ogni volta ch’entriamo o usciamo di  camera, la vista d’un’immagine, la venuta d’una persona e via dicendo; 

8) il ritegno e la modestia in tutto ciò che si compie è anche un gran  mezzo per divenire uomo interiore, specie se si ha cura di proporsi a  modello la modestia e la dolcezza di Gesù Cristo; 

9) il fare molte riflessioni aiuta molto l’uomo che vuol darsi al  raccoglimento; pensare di tanto in tanto che Dio sta in mezzo a noi, o  meglio che noi siamo in mezzo a Lui, che in qualunque luogo noi stiamo  Egli ci vede, ci sente, ci tocca; nella preghiera, al lavoro, a tavola, a  conversazione.

Rinnovare spesso atti di fede sulla presenza dì Dio, mantenerci  modesti tanto quando si è soli, come in compagnia. 

Finalmente il raccoglimento interno è dono di Dio, a cui bisogna  chiederlo sovente e chiederlo quale disposizione necessaria per amare  ardentemente Gesù: motivo questo che rende efficaci tutte le nostre  preghiere. 

La devozione ai Santi che furono più eccellenti nella vita interiore può  essere utilissima ad avere il raccoglimento interno. Essi sono la Regina di  tutti i Santi, S. Giuseppe, S. Anna, S. Gioacchino, S. Gio. Battista, e in  modo speciale S. Luigi Gonzaga. 

P. GIOVANNI CROISET S.J. 

La linea verso il maligno è così facile da oltrepassare….!

 


26 maggio 2022

Figlia Mia. La Mia Resurrezione sarà anche la vostra e la Mia Ascensione sarà anche vostra. Vi trovate poco prima del collasso del vostro mondo e Mio Padre, Dio, l’Altissimo eleverà I Suoi figli es EGLI, l’Altissimo, non lascerà soccombere nessuno e Io, il tuo e vostro Gesù, sarò con voi e vivremo felici nel Mio Nuovo Regno.

Comunica dunque ai figli del mondo: non andrete perduti, amati figli, perché chi è in Me, nel suo Gesù, anche Io sono; chi è fedele e abbandonato a Me, al suo Salvatore, ricevere la Salvezza e chi resta forte, costante, e realmente fedele a Me FINO ALLA FINE. Io lo eleverò e vivrà beato e senza sofferenza/ dolori nel Mio Regno, e questo tempo è vicino, è così vicino.

 Dì ai figli della terra: Come sono risorto Io così anche voi risorgerete, ma dovete restare forti e fedeli e non cedere mai al maligno.

Le tentazioni sono molte e diverranno sempre di più. La linea verso il maligno è così facile da oltrepassare e il diavolo fa tutto in modo che con sempre più facilità voi cadiate nelle trappole del peccato!

Dovete restare vigilie e fedeli a Me perché solo un’anima abbandonata a Me, proverà in pienezza la gioia, che il Padre ha pensato e stabilito per lei.

Dovete restare vigili, perché il tempo diventerà ancora più ingannevole e beato chi si è preparato ed è pronto per tutti gli avvenimenti che verranno, beato chi è pronto per gli accadimenti predetti, beato chi è veramente fedele a Me, al suo Gesù fino alla fine!

Fra di voi ora verrà diffusa molta confusione, ma chi è pronto, non avrà nulla da temere! Saprà distinguere, saprà fare uno più uno e comprendere!

Non credete mai agli ultimi arrivati perché fanno di tutto per gettarvi in pasto al diavolo!

Dovete restare vigili e sempre in preghiera.

Gli attacchi ai Miei fedeli figli sono grandi e dal diavolo sono stati inviati numerosi demoni per impossessarsi dei Miei figli.

Non temete perché i Miei Angeli sono pronti a proteggervi, ma voi dovete pregarli e invocare che ESSI vi proteggano!

Supplicate il Padre e lo Spirito Santo! Avete bisogno della protezione celeste, della chiarezza celeste, che vi saranno donate dallo Spirito Santo se LO pregate!

La vostra preghiera DEVE essere quotidiana ed essere rivolta a LUI perché i tempi si oscurano e grande è il numero dei demoni che percorrono la terra.

È facile per loro sedurre e sviare i deboli e/o incerti nella fede o di entrare in loro!

Restate forti, dunque, e restate sempre fedeli così non avete nulla da temere!

Il Padre si occupa di voi, se voi con una preghiera costante LO pregate di farlo!

Supplicate che il tempo sia accorciato perché le pianificazioni sono terribili, e solo pochi di voi resteranno forti fino alla fine. Per questo pregate che il tempo venga mitigato e accorciato!

Il Padre vi ama! EGLI ha creato ciascuno di voi con amore e per ciascuno di voi è aperta la porta del Suo Cielo se voi siete e restate con Me, con il vostro Gesù.

Molti figli non resisteranno alle tentazioni, a loro dico:

Pregate ancora di più, pregate ancora più intensamente, e non fate NULLA senza supplicare lo Spirito Santo per ricevere chiarezza e guida.

EGLI che vi può donare l’illuminazione vi ascolta e aiuta se glieLO chiedete nella preghiera!

Prendete a cuore dunque le Mie parole, perché vi aspettano tempi duri e beato chi mantiene una visione chiara e resta lucido! Beato chi resta perfettamente abbandonato a Me, al suo Gesù! Beato chi si rivolge fiducioso allo Spirito Santo del Padre! Beato chi supplica il Padre per la protezione, la mitigazione e l’alleggerimento del tempo!
Vi sarà donata l’attenuazione del tempo ma dovete pregare, amati figli!

Chi non prega, presto desidererà di aver pregato!

Vi amo molto.

 La Mia protezione è offerta a coloro che Mi amano realmente. Amen.

 Il vostro Gesù.

 Salvatore di tutti i figli di Dio e Salvatore del mondo. Amen.

Molti di coloro che vivono in quei tempi non vedranno più questi tempi felici. Periranno sotto la torcia della guerra e le erbacce proliferano sulle loro tombe.

 


Epidano di San Gallo

Breve introduzione a Epidano di San Gallo

Il monaco benedettino Epidano visse intorno al 1070 nel monastero di San Gallo, dove morì nel 1088. Le sue profezie degli anni 1081-1084 furono registrate in manoscritto latino dal fratello Bartolomeo dello stesso monastero.


Epidano di San Gallo


5. Domenica dopo Pasqua 1081. P. Bartolomeo scrive: Ieri dopo le Veglie ero con Fratel Epidano e ho parlato con lui degli eventi che hanno recentemente portato tutta la cristianità nel terrore e nel tumulto. (Controversia sulle investiture tra re Enrico IV e papa Gregorio VII?)

Allora fratel Epidano mi disse: "Seguimi nel giardino del monastero. Voglio dirvi cose strane su quello che ho visto e sentito!" Quando aprimmo il grande cancello di ferro e uscimmo nel giardino, che si estendeva contro le alture fino alla croce nera di mezzanotte intorno a mezzogiorno, vidi le montagne del Welschland che si ergevano davanti a me al crepuscolo. "Ecco!" mi disse, "da mezzanotte a mezzogiorno di oggi la terra è separata e la gente si è divisa in due campi dell'esercito contro il sud e contro il nord. E il nord si muove a sud come un nemico, il figlio contro il padre, e la sfortuna lo segue sulle montagne come notte dopo giorno. Ma ci sarà presto un giorno in cui una luce sorgerà a mezzanotte nel nord e brillerà più luminosa come il sole di mezzogiorno del sud. E il bagliore del sole svanirà davanti a quella luce. Presto, tuttavia, una nuvola scura si depositerà tra quella luce e l'umanità che la cerca. Da questa nuvola si formerà un terribile temporale. Consumerà la terza parte delle persone che poi vivranno. E la terza parte di tutti i campi da seme e le colture sarà distrutta. Anche la terza parte delle città e dei villaggi, e ovunque ci sarà grande bisogno e miseria".

Quando siamo tornati la mattina presto del giorno dopo e ho lavorato insieme a fratel Epidano nel giardino del monastero, gli ho detto: "Mio caro fratello, il discorso che mi hai fatto ieri mi ha fatto riflettere molto e ci ho pensato fino a quando il primo grido del gallo è stato annunciato la mattina. Tuttavia, non sono diventato chiaro al riguardo e la mia comprensione di esso non è più avanzata. "

Quando dissi questo, il fratello Epidano sorrise e rispose: O fratello mio! Pensi di poter vedere l'immagine del tuo volto nel fiume, quando il vento solleva le onde sulla sua superficie, o nel torrente gonfio e ruggente giù per la montagna? Sentitelo! Una volta, quando mi riposai insonne nel mio campo, immerso nella contemplazione, improvvisamente notai come l'oscurità nella mia cella diminuisse. Sono rimasto stupito da questo, perché a giudicare dalla costellazione del Grande Carro, che ho visto sopra la mia testa, non avrebbe potuto passare fino alla seconda ora dopo la mezzanotte o appena iniziata.

Mi raddrizzai in posizione seduta nel mio campo e guardai con preoccupazione, anche se non senza intensa curiosità, la causa della cospicua luminosità che riempiva la mia cella. Poi vidi sulla destra davanti ai miei piedi sul pannello del muro di legno una sfera biancastra delle dimensioni di una testa umana, e quando guardai più da vicino, c'era una figura umana su questa sfera, quasi trasparente, ma di dimensioni enormi. Ho tremato. Ma l'ombra improvvisamente cominciò a fluttuare giù dalla sfera incandescente, scivolò silenziosamente verso il mio accampamento e parlò con una penetrante nitidezza, ma ancora non più forte, ma piuttosto con una voce bassa: "Apri gli occhi".

E quando la figura ebbe detto questo, scomparve all'istante e così fece la sfera splendente. Mi ritrovai di nuovo circondato dall'oscurità e un terrore infinito si impadronisce di me. Improvvisamente, ho pensato di aver sentito un suono lateralmente, come se una tenda pesante fosse stata spinta indietro o sollevata. Guardai e vidi da un lato, dopo di che si trova il muro, a cui sbatte la Cappella della Madonna, un campo ampio ed enorme. Al centro di questo campo sorgeva una città circondata da mura e sormontata da molte torri. Attraverso la città, tuttavia, scorreva un fiume simile al Rheine, che si riversa nel Mar Brigantico (Lago di Costanza). La porta della città che vidi si aprì all'improvviso e vidi due uomini che ne uscivano. Uno di grande statura e fisico forte, indossava l'abito religioso della Regula di Sant'Agostino. L'altra era una figura piccola e snella con occhi vivaci e lampeggianti. Entrambi tirati fuori dal cancello di una collina che sorge di fronte alla città ed è esposta su tutti i lati.

Quando raggiunsero questa collina, improvvisamente vidi come uno dei due uomini, cioè quello in abito religioso agostiniano, aumentò enormemente di dimensioni. La sua testa raggiunse le nuvole e la sua ombra coprì ampiamente la terra. E alzò la mano e scrisse tra le nuvole del cielo, parlando allo stesso tempo con una voce forte, che risuonò come un lontano tuono sulla terra: "Ecce, verburn domini, fugite partes adversae!" (Ecco, la parola del Signore, tu fuggi da parti ostili!)

E scrivendo queste parole a grandi lettere al cielo con il dito, le lettere brillavano come un fuoco incandescente e si riflettevano nelle piene del fiume che scorreva attraverso la città. All'improvviso vidi un violento temporale che saliva da sud. Il tuono rotolò terribilmente e un fulmine incandescente lampeggiava attraverso il cielo. Ma quando il tempo era passato, e ho cercato l'uomo gigante, non ho più visto lo stesso. Ma la sua scrittura nuvola brillava ancora più brillantemente di prima, e ho visto migliaia di persone venire a prendersi cura di loro e parlare la sua lingua, che non capivo. Quando vidi tutto questo, all'improvviso una nuvola mi oscurò gli occhi e non vidi più nulla della tua immagine lucida. Poi affondai di nuovo nel mio accampamento, e fu come se sentissi una voce che diceva le parole del Profeta: "Mio Figlio non teme nulla, perché io sono con voi; e se dovessi passare attraverso il fuoco, le fiamme non ti danneggerebbero e il respiro delle braci non ti toccherebbe. Ti libererò dalle mani dei messaggi e ti farò uscire dalle braccia più forti".

Da quella notte ho visto quell'apparizione, mi è spesso venuto in mente che i volti passavano dal mio campo. La grande figura in piedi sulla sfera incandescente in quel momento mi appariva spesso e mi parlava di varie cose.


Dall'anno 1082 P. Bartolomeo scrive nel suo diario: Il mercoledì dopo la risurrezione del Signore, il venerabile fratello Epidano venne da me e apparve molto triste. Quando gli ho chiesto la causa del suo dolore, mi ha risposto: "Amato fratello! Perché non dovrei essere triste, dal momento che tanta tribolazione si trova ancora davanti alla razza umana?"

Quando poi gli ho chiesto di darmi informazioni più dettagliate su quelle tribolazioni, ha detto: Quando ieri ero responsabile delle mie preghiere quotidiane, sono stato improvvisamente rapito nello spirito del tempo e portato via in un luogo lontano. Poi vidi un fuoco che si alzava contro il cielo come il fuoco di una grande città. Ho sentito un lamento di uomini, mogli e figli, così che il mio cuore si è addolorato, la gente si è rifugiata dal glutine del fuoco, e nella paura dei loro cuori, uno si è affrettato qui, l'altro là. Ma le fiamme si precipitarono dietro di loro con la velocità del vento e presto avvolsero mucchi di persone qui, presto là, soffocandole nel fumo e nel fumo. Molti di loro, tuttavia, erano sfuggiti all'incendio. Corsero nell'acqua del fiume. Alcuni di loro annegarono, altri furono catturati da grandi uccelli con becchi di ferro, il cui battito d'ali riempiva l'aria con il suo rumore, come la rondine cattura la mosca in estate. Ovunque c'era grande paura, miseria, miseria e miseria. Dopo un po 'di tempo, l'aspetto dell'area è cambiato. L'incendio è stato spento e tutte le tracce della sua precedente esistenza sono state cancellate. I campi di semi verdi erano decorati intorno a città e villaggi di nuova creazione. Mentre pensavo a cosa potesse significare questa strana faccia, improvvisamente vidi la figura alta e nebbiosa della palla incandescente in piedi davanti al mio letto. "Ecco", mi disse, "questi sono alcuni dei giorni che la razza umana dovrà affrontare. Nel ciclo degli anni verranno e calpesteranno nella polvere la quercia con la roccia su cui è radicata."

Allora risposi, pieno di dolore e tristezza: "Oh, perché la razza umana è maledetta per un tale destino? Perché viene battuto con maggiore miseria come il fugace gioco del campo? Può l'Onnipotente non evitare tale sofferenza?"

Quando pronunsi queste parole, l'apparizione mi guardò con sguardi particolari e disse: "Perché il seme è posto nella terra e perché la neve copre i corridoi del campo?"

Il giorno della nascita del Signore, nel 1083, fratel Epidano fu attanagliato da una violenta malattia. Questo aumentò molto durante la notte seguente, così che tutti noi temevamo che il nostro amato confratello avrebbe benedetto il terreno e si sarebbe rivolto all'eterno. Il reverendissimo Lord Abate parlò per tutto il giorno con il nostro fratello malato delle cose eterne e della beatitudine di coloro che muoiono nel Signore. Ma il fratello Epidano rispose che non era ancora destinato ad entrare nel regno dei morti; piuttosto, gli era stato rivelato che aveva ancora cinque anni per vivere qui. In realtà, le sue condizioni migliorarono sempre di più, e il giorno della circoncisione di nostro Signore, nel 1084, fu in grado di svolgere nuovamente i suoi soliti doveri. In quel periodo, ha condiviso con me uno strano sguardo che aveva avuto poco dopo la sua guarigione.

"Ho visto", mi disse, "in Germania, dove ora le foreste si estendono lungo le rive dei torrenti, una terra tremendamente grande e fertile abitata da innumerevoli persone. Quando guardai lì con ammirazione, improvvisamente udii una voce forte come il ruggito del vento di tempesta sulle cime delle montagne, che mi parlò: "Io sono lo spirito che emana dalle sette luci davanti al trono di colui che è lì, sarà ed era, e che ha governato sulla razza umana fin dall'inizio delle cose. Apri gli occhi e guarda! Ascoltate quello che vi dirò! Vedere! Metterò il mio tallone a terra e un popolo germoglierà, dove ora la foresta copre l'area e il cinghiale soccombe alla lancia dei non liberi, e tu sei la trappola del giovane cacciatore. Lo farò grande tra tutti i popoli della terra. Il sole, che illumina e riscalda il mondo da sud, voglio spostarmi a nord e dalle zone del terrore e della notte dovrebbe spegnersi una luce, mai vista prima. Per le ragioni della Germania, sta emergendo un flusso che inonda il mondo intero.

Guai a coloro che osano resistere al suo corso, che tira il suo aratro sulle montagne e si scrolla di dosso la polvere dei suoi piedi la sera in riva al mare. Un popolo risorgerà tra le tribù della Germania e diventerà un capo su tutti i suoi fratelli. Una lunga dicotomia precederà lo splendore del suo potere. Il Signore affermerà e difenderà il Suo diritto contro il servo e il subordinato contro i suoi superiori. Allora un uomo si solleverà dal vortice della partigianeria. Lo farà, senza essere una base per l'ingiustizia, ma con il diritto di parlare contro la legge, e dall'ascesa al declino, il suo nome sarà nella bocca di tutte le persone. Condannato e avuto da alcuni, sarà ammirato da altri. La vera, indicibile miseria sarà legata ai suoi passi e il suo nome vivrà nella storia in mezzo a tumuli di cadaveri e morte.

Né accadrà ciò a cui la maggioranza delle persone crederà che aspiri. Piuttosto, sarà lo strumento dell'abilità, destinato a distruggere il vecchio mondo in rovina e, volenti o nolenti, a portare alla libertà il popolo da cui è emerso. Guai a colui che, vivo in quel terribile ma grande momento, sposta il suo punto di vista e, accecato dalla giocoleria di demoni ingannevoli, va su deviazioni che vizieranno se stesso, il suo popolo e le sue famiglie. Perché in quei giorni di dubbio e incredulità, i falsi profeti si alzeranno e offriranno il loro veleno con una voce scintillante, e distruggeranno miseramente coloro che sono creduloni e prevenuti, che credono in loro.

Chi ha orecchie per udire, udire; chi ha occhi per vedere, non esiti ad aprirli alla luce. Un potente impero perirà in quei giorni e uno più potente prenderà il suo posto. Una tempesta soffia da est e il vento ulula da ovest. Guai a tutti coloro che cadranno nel regno di questo terribile vortice. I sedili dei governanti millenari scenderanno dalle loro altezze, proprio come il vortice continua il tetto di paglia della capanna. Tra il Reno e l'Elba e il Danubio che scorre al mattino, si espanderà un ampio campo di cadaveri, un paesaggio di corvi e avvoltoi. E quando un giorno il contadino spargerà di nuovo il suo seme e germoglierà, portando spighe di grano e frutti, allora ogni gambo starà in un cuore umano e ogni spiga di grano nel seno di un uomo avrà la sua radice.

Quando Epidano ebbe questa visione, osò chiedere al suo spirito guardiano quando sarebbero venuti giorni così terribili. Fratel Bartolomeo riporta in dettaglio ciò che il mistico e dotto monaco ha imparato su questo.

Hepidan disse: "Con tutti gli orrori che ho sentito, ero ansioso di sapere quando sarebbe successo e se l'umanità sarebbe stata pronta per quei giorni presto o forse solo dopo molti secoli. Quando ho espresso questa mia opinione al mio spirito custode, egli ha risposto: "A nessun mortale viene dato l'anno e il giorno in cui il cui corso gli è stato rivelato deve essere adempiuto. Ma io vi insegnerò i segni che precederanno quei giorni e li annuncerò come la venuta inghiottirà il ritorno della primavera".

Quando il genio disse questo, la visione lontana che il fratello Epidano era improvvisamente scomparsa, e quando alzò gli occhi contro il soffitto della sua cella, non lo vide più, ma vide il cielo blu coperto di stelle sopra di lui. Lo Spirito disse: "Guardate in alto! Riconosci la costellazione della corona celeste lì a mezzogiorno dal tuo vertice. In questa corona stellare, verrà inserito un nuovo gioiello e una stella apparirà brillante e brillante dove ora si vede solo l'azzurro inesplorato dello spazio. Se questa stella apparirà come un segno di fuoco ampiamente splendente, allora è vicino il momento in cui quei giorni verranno sull'umanità di cui vi ho parlato. Poi i giorni di molti sono contati come i giorni del raccolto, quando il mietitore bagna la falce. Ma il tempo in cui quel segno apparirà nel cielo non è dato a nessun mortale".

Una volta, mentre parlavo con il nostro venerato fratello Epidano dei progressi che le tribù circostanti avevano già fatto nel corso dei secoli da quando il nostro monastero era stato costruito, mi disse: Una volta vidi un uomo di enorme statura in uno spettacolo notturno. Si sedette vicino a un ruscello ed era impegnato a fare una mazza con varie aste di legno scrawny. Quando teneva le aste liberamente insieme, erano di scarsa utilità; e un colpo che prese con sé si sciolse impotente nell'aria. Poi afferrò le aste e le fissò l'una vicino all'altra con un certo numero di pneumatici e chiodi di ferro. Poi notai un forte ur, che prese d'assalto con rabbia l'uomo seduto vicino al ruscello. Ma si alzò senza paura, affrontò i suoi nemici minacciosi e lo allungò a terra con un colpo alla fronte. Quando vidi questo, la voce dello spirito mi disse: "Guarda! Così, un giorno, un popolo diviso si riunirà e sarà intrecciato con potenti bande, e offriranno il vertice ai loro nemici e li schiacceranno con potenti colpi. Dopo che questo accadrà, però, il legame di ferro che circondava tutti e li univa in un atto unito si allenterà e ognuno, pur connesso al tutto, lotterà per i propri sentieri come riso indipendente".

Un'altra volta, Epidano si vide nel suo spirito e vide uno sciame innumerevole di persone armate che attraversarono il Danubio e si spostarono a nord con urla furiose. Dall'Elba si avvicinò un altro mucchio di violenza, ben equipaggiato e rinforzato. Nel mezzo di un grande bacino montuoso, entrambi gli eserciti si incontrarono. Ne seguì una terribile lotta e un numero enorme di morti e feriti cadde da entrambe le parti. L'Elba scorreva come un flusso di sangue attraverso i regni e un tuono che rotolava incessantemente su tutta l'area. Il mio sguardo si oscurò, i miei sensi gradualmente svanirono e una voce mi parlò, quasi impotente: "Ora non vedi altro che lotte, sangue, battaglie e morte, ma il genere degli uomini fiorirà più gloriosamente dopo queste battaglie che mai. Tuttavia, molti di coloro che vivono in quei tempi non vedranno più questi tempi felici. Periranno sotto la torcia della guerra e le erbacce proliferano sulle loro tombe. Ma niente di tutto questo fermerà il corso del mondo. Ma coloro che poi vivranno bene stiano attenti".

Fr. Bartolomeo continua: "Quando una volta tornammo a casa dal sagrato dopo il funerale di un frate, parlai molto con il nostro venerabile Epidano della fine del mondo. Egli parlò contro di me nel modo seguente: "Nessuno può determinare l'anno e il giorno o l'ora in cui il mondo ha compiuto il suo ciclo e tornerà allo stato primordiale di oscurità, deserto e vuoto. Tuttavia, so per certo che questo giorno non tarderà ad arrivare come il periodo tra oggi e il giorno in cui nostro Signore scese sulla terra".

"Ma prima che avvenga la caduta del Weit, per il momento scoppieranno enormi guerre e si verificheranno enormi sconvolgimenti di stato. Le terribili lotte associate a questo saranno seguite da una serie di anni felici. Allora si alzerà un uomo che si oppone al corso degli eventi e la sua appendice riuscirà a richiamare un nuovo ordine all'esistenza. Ma questo non durerà a lungo, poiché la caduta di tutti gli esseri viventi è proprio dietro l'angolo".

INVITO A DIVENTARE FIGLIO DI MARIA



 17 gennaio 2012 

"Come pregare con il cuore 

Maria 

Ti pongo davanti a scelte di vita e di morte. Non parlo della vita e della morte terrena, ma della vita o della morte eterna. Queste sono le scelte che si fanno ogni giorno. Una persona desidera vivere con Dio per sempre o è disposta a perdere la vita eterna a causa di alcune soddisfazioni terrene che sono illecite? Queste sono le decisioni quotidiane: vita con Dio o vita senza Dio. 

Quanto è orribile la vita senza Dio. (Che le tenebre iniziano sulla terra). Quanto è benedetta la vita con Dio. (È per questo che parlo. Voglio condurre molti alla vita eterna. 

Dio non è lontano. Non c'è bisogno di viaggiare per migliaia di chilometri per trovarlo. È già nel vostro cuore. Ovunque andiate, anche quando fuggite da lui, egli è lì, in attesa che vi rivolgiate a lui. Questo è il segreto. È tutto ciò che dovete fare per trovare Dio. È davvero Dio a trovare voi. Basta rivolgere il pensiero a Lui. Vi mostrerò come fare. Immaginate per un momento una storia del Vangelo. Conoscete alcune storie. Se no, leggete i vangeli di Gesù. 


Pregare con l'immaginazione 

Immaginate Gesù come un bambino tra le mie braccia, o come un ragazzo nel tempio, o mentre viene battezzato nel Giordano, o mentre predica alle folle, o mentre prega nell'orto o mentre muore sulla croce. Va bene una qualsiasi di queste scene, qualsiasi cosa vi attragga. Usate la vostra immaginazione per qualche istante e parlate a Gesù con il cuore. Potrebbe essere solo una breve preghiera, ma sarà fatta con il cuore. Congratulazioni. Avete iniziato a percorrere la strada della luce divina. Siate portati a farlo spesso. Basta una breve preghiera in cui immaginate Gesù e gli parlate con il cuore. Questo è veramente un rivolgersi a Dio. Non dimenticate che io sarò sempre con voi. 

Una schiavitù senza precedenti diventa il destino del popolo.

 


Leonie van den Dyck

da Onkerzele (Diocesi di Gand, Belgio)

Nata il 18 ottobre 1875, Leonie van den Dyck crebbe in una famiglia della classe operaia con molti figli. All'età di sedici anni, sposò un lavoratore. Ha dato alla luce tredici figli e ha vissuto in estrema povertà nonostante il duro lavoro. Fin dalla sua giovinezza condusse una vita tollerante e fu una grande devota della Madonna. All'età di 58 anni, vide la Beata Vergine diverse volte tra il 4 agosto 1933 e il 14 ottobre 1933.

Maria parlò alla veggente Leonie in Onkerzele: "Sono venuta qui per convertire i peccatori, affinché cessi la bestemmia. Sono la serva dei poveri. Venite qui due volte al giorno per pregare! Pregate per la terra, voglio proteggerla. Pregate per i peccatori! Vedo così tante anime fuorviate qui. C'è molta preghiera da fare. In caso contrario, seguiranno le sanzioni. Pregherai molto?" La Madonna benedisse il popolo e Leonie.

Il 18 dicembre 1933, in un momento fatidico, molte persone a Onkerzele videro il miracolo del sole, come 16 anni prima a Fatima. Il sole ingrandiva, cominciò a ruotare molto rapidamente e lanciò raggi infuocati e multicolori nell'aria per più di un'ora.

Nel 1940, Leonie ricevette le ferite del Salvatore crocifisso.

Dopo gli orrori che le sono stati rivelati a sguardi, ha avvertito l'umanità più e più volte dopo il 1945: "La seconda guerra mondiale, che è finita, non ha insegnato nulla ai popoli nonostante l'enorme numero di morti. La confusione non è mai stata così grande come oggi e continuerà a crescere. La vera pace non arriva più. Le persone vivono come in stato di ebbrezza. Ma il risveglio sarà crudele. Quello che è successo in guerra dal 1939 al 1945 è un gioco da ragazzi rispetto a quello che ci aspetta. Interi popoli saranno distrutti".

Negli ultimi anni della sua vita, Leonie van den Dyck – morta all'età di settantaquattro anni il 23 giugno 1949 – parlò molto spesso di eventi orribili nel futuro: "Le punizioni di Dio per i peccati degli uomini sono punizioni per la profanazione del Giorno del Signore, per adulterio, impudizia, avidità di denaro e orgoglio. La prima catastrofe viene dal popolo stesso e sarà molto dura. Allora arriveranno i rossi e il destino dei popoli orientali sarà nostro. Dove vanno le orde, la vita perde il suo valore. Allora è solo barbarie e terrore selvaggio, un caos di miseria. Una schiavitù senza precedenti diventa il destino del popolo. Se ciò accadrà, la cultura europea sarà spazzata via, tutta la dignità umana sarà calpestata.

I fedeli sono perseguitati in modo diabolico. Tutto è soggetto al pieno potere di Satana. Il destino dei popoli dell'Oriente verrà su di noi e sarà compiuto con atrocità inimmaginabili contro di noi. La Chiesa e i fedeli devono sopportare una persecuzione molto dura. Molti vescovi e sacerdoti sono condannati ai lavori forzati nei campi di concentramento. Sono cacciati come selvaggina. Gli individui rinnegheranno la fede per paura e aiuteranno i persecutori.

Il denaro diventa inutile come la carta che vola per strada. Tutte le principali città – specialmente le città del mondo – finiscono in enormi cumuli di macerie. Questi cumuli di macerie rimarranno come segno della giustizia di Dio.

Il mare inonda intere regioni con masse alluvionali in cui muoiono innumerevoli persone. Una malattia contagiosa mortale scoppierà ancora e ancora. Enormi terremoti, carestie e disastri senza precedenti stanno irrompendo. Solo dopo che interi popoli sono stati distrutti, la pace ritorna.

Più ci si avvicina alla fine, più segni miracolosi ci dovrebbero essere. Dio non punisce i Suoi figli senza preavviso molte volte.

Senza l'intervento di Dio, il mondo va nel caos e nella miseria. La nostra salvezza sta nella preghiera e nell'espiazione. Pregate, espiate, venite alla contemplazione e osservate i comandamenti di Dio: questo è ciò che ci viene richiesto".



L'apertura della bara nel cimitero di Onkerzele

Leonie van den Dyck aveva predetto che vent'anni dopo la sua morte, come prova dell'autenticità delle sue opinioni, si sarebbe scoperto che il suo corpo non era decaduto nella tomba.

Il 9 giugno 1972, ventitré anni dopo la sua morte, era giunto il momento: erano le dieci, il cielo è coperto, minaccioso di pioggia. Nel terreno argilloso pesante e umido, la bara di legno è caduta a pezzi. La bara interna di zinco con il corpo viene sollevata senza troppi sforzi. Questa bara è premuta l'una nell'altra nel terzo centrale della parte superiore. Sotto la pressione della situazione della terra pesante, i giunti di saldatura della bara di zinco si sono aperti. Lo scavo nel cimitero di Onkerzele è frequentato dalla televisione belga e da molti personaggi noti. La bara di zinco viene prima pulita dall'esterno con acqua. Quindi la sua parte superiore viene tagliata come un coperchio. Quando si mette da parte il coperchio, c'è la prima sorpresa: a un esame più attento, si può vedere chiaramente un ritratto a grandezza naturale del crudele dittatore Josef Stalin all'estremità della testa del coperchio della bara mozzata. La spiegazione di questo strano fenomeno fu in seguito creduta nel fatto che Leonie aveva pregato molto per Stalin in modo che la sua anima non andasse perduta per l'eternità. Come si era saputo in precedenza, Stalin si era convertito sul letto di morte con l'aiuto di un prete cattolico. Resta da vedere se fosse dovuto al merito di Leonie. In ogni caso, l'aspetto sorprendente di questo ritratto fu interpretato come un segno della salvezza di Stalin. (La figlia infedele di Stalin, Svetlana Alliluyevna, era stata battezzata ortodossa russa dopo la morte di suo padre e convertita alla Chiesa cattolica romana anni dopo).)

Franz Jacobs, un medico di Mechelen, ha dato un rapporto completo sull'apertura della bara: "Dopo che il coperchio è stato rimosso, il corpo appare, avvolto in un panno di lino dalla testa ai piedi. Ciò che è immediatamente evidente è la condizione ben conservata della pelle e dei tessuti cutanei sottostanti. La pelle è giallastra e senza rughe. Mento, fronte, guance sono coperti da una pelle forte. Il naso è leggermente collassato, gli occhi ancora di più, ma la pelle e il tessuto cutaneo sono illesi. La testa è all'indietro, la bocca è spalancata, il dente canino destro esce da sotto il labbro superiore. La lingua è visibile, ma ritirata. Tutto sommato, questa faccia dà l'impressione di qualcuno che grida forte.

L'odore è lo stesso di quello dei primi giorni dopo la morte. Resta da notare che non c'è traccia di parassiti, nessun residuo di insetti o vermi. Questo è tanto più notevole da quando la morte è avvenuta proprio in estate. Va anche notato che la bara era piena d'acqua e che nel caso di tale umidità, anche l'impregnazione, che proveniva dal terreno umido del cimitero, la pelle e il tessuto cutaneo avrebbero dovuto decomporsi in breve tempo, al più tardi in due anni, ma che il corpo di Leonie resistette al decadimento per 23 anni nonostante le circostanze sfavorevoli segnalate. Il sottoscritto conferma che le condizioni eccezionali del corpo di Leonie van den Dyck non possono essere spiegate scientificamente."


Firmato Franz Jacobs, medico

Veramente il Signore è il Dio della vita. L’uomo è invece creatore di ogni morte. Ogni giorno crea morti nuove. Ai nostri giorni ha creato la morte legale.

 


LIBRO DELLA SAPIENZA

13 perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. 

È verità assoluta. Dio non ha creato la morte. Dio non gode per la rovina dei viventi. Dio neanche vuole che l’empio muoia. Vuole che si converta e viva. 

Questa verità è così insegnata dal profeta Ezechiele. 


Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Perché andate ripetendo questo proverbio sulla terra d’Israele: “I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati”? 

Com’è vero che io vivo, oracolo del Signore Dio, voi non ripeterete più questo proverbio in Israele. Ecco, tutte le vite sono mie: la vita del padre e quella del figlio è mia; chi pecca morirà. 

Se uno è giusto e osserva il diritto e la giustizia, se non mangia sui monti e non alza gli occhi agli idoli della casa d’Israele, se non disonora la moglie del suo prossimo e non si accosta a una donna durante il suo stato d’impurità, se non opprime alcuno, restituisce il pegno al debitore, non commette rapina, divide il pane con l’affamato e copre di vesti chi è nudo, se non presta a usura e non esige interesse, desiste dall’iniquità e pronuncia retto giudizio fra un uomo e un altro, se segue le mie leggi e osserva le mie norme agendo con fedeltà, egli è giusto ed egli vivrà, oracolo del Signore Dio. Ma se uno ha generato un figlio violento e sanguinario che commette azioni inique, mentre egli non le commette, e questo figlio mangia sui monti, disonora la donna del prossimo, opprime il povero e l’indigente, commette rapine, non restituisce il pegno, volge gli occhi agli idoli, compie azioni abominevoli, presta a usura ed esige gli interessi, questo figlio non vivrà; poiché ha commesso azioni abominevoli, costui morirà e dovrà a se stesso la propria morte. Ma se uno ha generato un figlio che, vedendo tutti i peccati commessi dal padre, sebbene li veda, non li commette, non mangia sui monti, non volge gli occhi agli idoli d’Israele, non disonora la donna del prossimo, non opprime alcuno, non trattiene il pegno, non commette rapina, dà il pane all’affamato e copre di vesti chi è nudo, desiste dall’iniquità, non presta a usura né a interesse, osserva le mie norme, cammina secondo le mie leggi, costui non morirà per l’iniquità di suo padre, ma certo vivrà. Suo padre invece, che ha oppresso e derubato il suo prossimo, che non ha agito bene in mezzo al popolo, morirà per la sua iniquità. 

Voi dite: “Perché il figlio non sconta l’iniquità del padre?”. Perché il figlio ha agito secondo giustizia e rettitudine, ha osservato tutte le mie leggi e le ha messe in pratica: perciò egli vivrà. Chi pecca morirà; il figlio non sconterà l’iniquità del padre, né il padre l’iniquità del figlio. Sul giusto rimarrà la sua giustizia e sul malvagio la sua malvagità. 

Ma se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutte le mie leggi e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticato. Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà. 

Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà. Eppure la casa d’Israele va dicendo: “Non è retta la via del Signore”. O casa d’Israele, non sono rette le mie vie o piuttosto non sono rette le vostre? Perciò io giudicherò ognuno di voi secondo la sua condotta, o casa d’Israele. Oracolo del Signore Dio. 

Convertitevi e desistete da tutte le vostre iniquità, e l’iniquità non sarà più causa della vostra rovina. Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Perché volete morire, o casa d’Israele? Io non godo della morte di chi muore. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e vivrete (Ez 18,1-32).  

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, parla ai figli del tuo popolo e di’ loro: Se mando la spada contro un paese e il popolo di quel paese prende uno di loro e lo pone quale sentinella e questi, vedendo sopraggiungere la spada sul paese, suona il corno e dà l’allarme al popolo, se colui che sente chiaramente il suono del corno non ci bada e la spada giunge e lo sorprende, egli dovrà a se stesso la propria rovina. Aveva udito il suono del corno, ma non vi ha prestato attenzione: sarà responsabile della sua rovina; se vi avesse prestato attenzione, si sarebbe salvato. Se invece la sentinella vede giungere la spada e non suona il corno e il popolo non è avvertito e la spada giunge e porta via qualcuno, questi sarà portato via per la sua iniquità, ma della sua morte domanderò conto alla sentinella. O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato. 

Tu, figlio dell’uomo, annuncia alla casa d’Israele: Voi dite: “I nostri delitti e i nostri peccati sono sopra di noi e in essi noi ci consumiamo! In che modo potremo vivere?”. Di’ loro: Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio –, io non godo della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva. Convertitevi dalla vostra condotta perversa! Perché volete perire, o casa d’Israele? 

Figlio dell’uomo, di’ ai figli del tuo popolo: La giustizia del giusto non lo salva se pecca, e il malvagio non cade per la sua malvagità se si converte dalla sua malvagità, come il giusto non potrà vivere per la sua giustizia se pecca. Se io dico al giusto: “Vivrai”, ed egli, confidando sulla sua giustizia commette il male, nessuna delle sue azioni buone sarà più ricordata e morirà nel male che egli ha commesso. Se dico al malvagio: “Morirai”, ed egli si converte dal suo peccato e compie ciò che è retto e giusto, rende il pegno, restituisce ciò che ha rubato, osserva le leggi della vita, senza commettere il male, egli vivrà e non morirà; nessuno dei peccati commessi sarà più ricordato: egli ha praticato ciò che è retto e giusto e certamente vivrà. 

Eppure, i figli del tuo popolo vanno dicendo: “Non è retta la via del Signore”. È la loro via invece che non è retta! Se il giusto si allontana dalla giustizia e fa il male, per questo certo morirà. Se il malvagio si converte dalla sua malvagità e compie ciò che è retto e giusto, per questo vivrà. Voi andate dicendo: “Non è retta la via del Signore”. Giudicherò ciascuno di voi secondo la sua condotta, o casa d’Israele». 

Nell’anno dodicesimo della nostra deportazione, nel decimo mese, il cinque del mese, arrivò da me un fuggiasco da Gerusalemme per dirmi: «La città è presa». La sera prima dell’arrivo del fuggiasco, la mano del Signore fu su di me e al mattino, quando il fuggiasco giunse, il Signore mi aprì la bocca. La mia bocca dunque si aprì e io non fui più muto. 

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, gli abitanti di quelle rovine, nella terra d’Israele, vanno dicendo: “Abramo era uno solo ed ebbe in possesso la terra e noi siamo molti: a noi dunque è stata data in possesso la terra!”. 

Perciò dirai loro: Così dice il Signore Dio: Voi mangiate la carne con il sangue, sollevate gli occhi ai vostri idoli, versate il sangue, e vorreste avere in possesso la terra? Voi vi appoggiate sulle vostre spade, compite cose nefande, ognuno di voi disonora la donna del suo prossimo e vorreste avere in possesso la terra? Annuncerai loro: Così dice il Signore Dio: Com’è vero ch’io vivo, quelli che stanno fra le rovine periranno di spada; darò in pasto alle belve quelli che sono per la campagna, e quelli che sono nelle fortezze e dentro le caverne moriranno di peste. Ridurrò la terra a una solitudine e a un deserto e cesserà l’orgoglio della sua forza. I monti d’Israele saranno devastati, non vi passerà più nessuno. Sapranno che io sono il Signore quando farò della loro terra una solitudine e un deserto, a causa di tutti gli abomini che hanno commesso. 

Figlio dell’uomo, i figli del tuo popolo parlano di te lungo le mura e sulle porte delle case e si dicono l’un l’altro: “Andiamo a sentire qual è la parola che viene dal Signore”. In folla vengono da te, si mettono a sedere davanti a te e ascoltano le tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perché si compiacciono di parole, mentre il loro cuore va dietro al guadagno. Ecco, tu sei per loro come una canzone d’amore: bella è la voce e piacevole l’accompagnamento musicale. Essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica. Ma quando ciò avverrà, ed ecco avviene, sapranno che c’è un profeta in mezzo a loro» (Ez 33,1-33).  


Veramente il Signore è il Dio della vita. L’uomo è invece creatore di ogni morte. Ogni giorno crea morti nuove. Ai nostri giorni ha creato la morte legale. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI 

Il comunismo sta avanzando, entrerà anche nella Chiesa e voi ancora non capite.

 


Trevignano Romano, 11 giugno 2022

Cari figli, grazie per aver risposto alla mia chiamata nel vostro cuore. Figli amati, pregate per la Chiesa, perché molti vescovi sono uno contro l’altro a causa del potere. Il comunismo sta avanzando, entrerà anche nella Chiesa e voi ancora non capite.  Molti dei miei figli arriveranno da ogni luogo, perché la carestia avanza. L’America farà parlare di sé. Figli miei, voi avete il libero arbitrio, ma lo state usando molto male e non significa far tutto ciò che si vuole anche peccando, cibatevi del Santo Vangelo e dell’Eucaristia. Figli, ora vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen