venerdì 24 maggio 2019

La Corredentrice




Maria Corredentrice negli scritti di Luisa Piccarreta


Il sacrificio supremo di Maria fu continuo: fu il suo “Fiat” con piena consapevolezza e in ogni cosa: 

“…Non fu uno il massimo sacrificio della mia Mamma, ma furono tali e tanti per quanti dolori, pene, circostanze, incontri ai quali fu esposta la sua e la mia esistenza. Le pene in Lei erano sempre raddoppiate, perché le mie pene erano più che pene sue. E poi, la mia sapienza non cambiò direzione con la Mamma mia; in ogni pena che doveva toccarla Io le domandavo sempre se voleva accettarla, per sentirmi ripetere da Lei quel ‘Fiat’ in ogni pena, in ogni circostanza ed anche in ogni suo palpito. Quel ‘Fiat’ mi risuonava sì dolce, sì soave ed armonioso, che lo volevo sentir ripetere in ogni istante della sua vita, e perciò le domandavo sempre: «Mamma, vuoi far questo? 
Vuoi soffrire questa pena?» E a Lei il mio ‘Fiat’ portava i mari dei beni che contiene e le faceva capire l’intensità della pena che accettava, e questo capire con luce divina ciò che passo a passo doveva patire le dava un tale martirio, che infinitamente supera la lotta che subiscono le creature, perché mancando in Lei il germe della colpa, mancava il germe della lotta, e la mia Volontà doveva trovare un altro ritrovato per fare che non fosse minore delle altre creature nel patire, perché dovendo acquistare con giustizia il diritto di Regina dei dolori, doveva superare tutte le creature insieme nelle pene.” (Vol. 19°, 28-4-1926) 

Pablo  Martín  Sanguiao

Nessun commento:

Posta un commento