domenica 18 aprile 2021

Dalla Gerarchia Cardinalizia di Carlo Bartolomeo Piazza e dalle Rivelazioni Private della mistica Maria Valtorta

 

STATUA DI SANTA CECILIA

Santi Martiri del I – II e III Secolo

Ritrovamento dei corpi di Santa Cecilia, Valeriano, Tiburzio  e Papa Urbano. 


[…] Fù sommamente intento  il medesimo S. Pasquale con  pia gelosia, che non si  smarrissero, e fossero, come  era auvenuto, tolti li Corpi santi da’ Cimiteri, di levarli da essi, e distribuirli per diverse Chiese  dentro Roma, acciò che con  più culto, e divozione fossero  onorati, e trà gli altri usò  diligenza per ritrovare nel Cimiterio di Calisto dove  sapeva essere stato sepolto da  S. Urbano Papa, il corpo della  gloriosa Vergine, e Martire S. Cecilia; e no’l ritrovando, pensò, che, come si era  pubblicamente vociferato, fosse  stato robbato da Astolfo Re de’ Longobardi, che realmente,  come disse la stessa Santa, nella  visione apparsa al detto  Pontefice, onde con diligenza  grande la ricercò, ma non gli  riuscì di ritrovarla. Non potendo egli dunque sodisfare in ciò  al suo desiderio, si rivolse tutto a ristorare la Chiesa dedicata  alla medesima Santa, che per l’antichità ne andava in rovina; il che, come si è detto,  felicemente riuscì, ponendo nell’Altare rinovato, e nobilmente abbellito i Corpi de’ SS. 

Pontefici Urbano, e Lucio Papi,  e Martiri, di S. Massimo, di  novecento altri martiri; e di molti altri, il nome de’ quali è descritto in diverse tabelle e nella Chiesa e nell’ornatissima Confessione sotterranea; Gradì  sommamente la generosa, e pia  industria del Santo Pontefice  questa gloriosa Vergine e  Martire, e volle con un modo  meraviglioso consolarlo,  peròche trovandosi una  Domenica al Matutino avanti l’Altare di S. Pietro in Vaticano, ed essendosi di stanchezza, e nell’udire la musica addormentato, gli apparve la Santa in  un aspetto bellissimo di una  Verginella, con un abito  risplendente, e maestoso, e  lodando la diligenza, e pietà di  lui nel trasferire da’ Cimiteri li  Corpi de’ Santi, gli disse che auvicinato al suo in quello di  Calisto, che se fosse stata viva,  poteva parlargli, e che se bene i  Longobardi cercata l'havevano,  non però erano giunti per  grazia della Gran Madre di Dio  a ritrovarla: onde proseguisse  pure le sue industrie per  cercarla di nuovo. Allegro di  cosi lieta rivelazione, il Santo  Pontefice, andò con altri  Vescovi in abito Pontificale al  Cimiterio, cavò, cercò, ed  arrivò al nascosto tesoro,  riposto in una grand'Arca di  marmo, e dentro in un'altra di  cipresso; e in un'altra vicina ritrovarono i corpi de’ SS.  Valeriano, e Tiburzio l'uno  sposo, l'altro cognato della  Santa Vergine. Apertasi la  Cassa si vide il Corpo, vestito di  drappo ricamato a foglia(387)mi d'oro ancora spruzzato  di gocciole di sangue, e fu  creduto quello, che nelle Nozze  fatto gli haveva fatto lo stesso Sposo; ed a’ piedi vi erano i  pannilini, con i quali asciugato  gli havevano il sangue dalle  ferite, quando fù tre volte  percossa nel collo, dal che si raccoglie, che in que’ tempi non erano così facili li Fedeli a  levare le Reliquie de’ Martiri  dalle loro tombe; e perciò nello scavare i sagri Corpi de’ medesimi, si osserva esservi  diligentemente poste vicine le  ampolline del Sangue loro.  Appresso vi trovò il Corpo di S.  Urbano Papa. Portò con molta  celebrità questi SS. Corpi, con  la frequenza di tutto il popolo  di Roma in questa Chiesa, e sotto l’Altar maggiore nella  ristorata, ed ornata Confessione  onore-volmente le ripose,  donandogli molti preziosi  addobbi, vasi, ed ornamenti; e  di nuovo consagrandola, dedicò, come dice l’Anastasio,  il Monastero de’ Monaci a S. Andrea Appostolo, e San  Gregorio, fabbricato nel luogo  chiamato Proto, e Giacinto. 

Fece il Ciborio tutto d’argento di peso di libre  cinquantacinque, ed otto oncie. 

Coprì di ogn’intorno la Confessione di lamine d’argento dentro, e fuori, di  peso di 63 libre. Avanti il  Corpo della Santa vi pose nel cavare si era tanto un’Immagine d’argento di essa di peso di libre 95. Così pure di  argento fece il vestibolo dell’Altare, con diverse lamine, due colonne con un architrave,  con altre diverse Immagini pure  di argento indorato; due Canestri; e due Lampadi, di libre d’argento in tutto 226, con molte vesti di seta, e di broccato d’oro, descritte con curiosa osservazione degli usi antichi  distintamente dal medesimo  Anastasio. La suddetta traslazione de Corpi santi, viene  espressa in una lastra di marmo  sotto l'Altare con questi antichi  versi: 

 Hanc fidei zelo Paschalis  primus ab imo Ecclesia renovas  dum corpora sacra requirit  Elevat inventum venerandu  Martyris almæ Ceciliæ corpus;  hoc illud marmore condens  Lucius, Urbanus huic Pontifices  sociantur, vosque Dei testes  Tiburti, Valeriane Maximè,  cum dictis consortia digna  tenetis Hos colit egregios devota Roma Patronos. 

A cura di Mario Ignoffo 

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