lunedì 17 febbraio 2020

Il Legame del Cielo …. con la Terra



Una soave Poesia

     Ora voi pure offrite in sacrificio a Me



“NELLA MANIERA MONDANA E NEL SENSO DELLA CARNE”

1. “Cosa ha da significare questa frase?”. - Miei cari figlioli, credete voi che il vostro Iddio avrebbe potuto morire e lasciarvi per un solo istante abbandonati? Oh, no! Perché allora il Maligno avrebbe avuto facile gioco e, non una pietra, non un atomo solo esisterebbe più nei vasti campi della Creazione! Secondo il vostro modo di dire, questa sarebbe stata tutta “acqua per il suo mulino”.

2. Io, quale Dio e Signore, non posso mai morire, bensì soltanto la carne che avevo portato doveva essere ridonata alla Terra dalla quale proveniva. Se oggi Io voglio comparire visibilmente fra voi, devo nuovamente crearMi un corpo. Ma con ciò sarei costretto a portare la materia, e dovrei sempre di nuovo restituirla. Questa sarebbe la spiegazione letterale della frase menzionata più sopra.

3. Ma quale ne è invece il contenuto spirituale? Vedete, persino uno spirito comune si crea una massa solida, quando vuol comunicare con le creature umane su di un qualche mondo. A lui è lasciata la scelta circa il modo in cui vuole presentarsi e la forma che egli vuole assumere, (certamente in corrispondenza alla sfera nella quale vive).

4. Però, voglio ancora significarvi che Io, quale il Signore in persona, non Mi ricopro mai di una spoglia di carne senza prima aver benedetta la materia che Io intendo portare. Ma perciò è anche un dovere per gli uomini di non vivere come gli animali, bensì di benedire e purificare la carne prima che addivengano al matrimonio. Io, il Padre, voglio che tutti i figlioletti neonati siano benedetti.

5. Gli altri non possono raggiungere il Paese benedetto, oppure devono morire subito dopo la loro nascita, poiché Io intendo edificare un Regno dei puri. Ciò che è vecchio ed impuro Io non posso né voglio annientarlo, però posso benedire ciò che è vecchio e che si indirizza secondo la Mia Volontà, affinché pure ciò che è giovane, venga dato alla luce benedetto.

6. Miei cari figli, udite: quanto è stato detto ora è di somma importanza per il Regno dei mille anni. Senza questo Comandamento, e senza che questo venga osservato, il Regno dei mille anni non può sussistere. - Io, il Padre vostro, devo perciò badare a tutto, affinché i Miei figlioli non ricadano in preda al peccato. Il Mio Amore per voi Mi spinge a prendere in anticipo le precise disposizioni che occorrono, affinché nessuno di coloro che fanno il loro ingresso nel luogo che Io già ora ho benedetto, abbia ad inciampare.

7. Perciò, o Miei cari figlioletti, accogliete con tutto amore il Padre nei vostri cuori, sacrificateGli tutto ciò che per voi è fonte di cure e di affanni, giacché Egli non vuole affatto lastricare di angoscia, tristezza e miseria la via che dovete percorrere. RiguardateMi nelle Mie parole d’amore e donateMi del tutto i vostri cuori. Siate benedetti ora e per tutta l’eternità; prima, durante e dopo l’entrata nella Terra promessa. - Amen!

DIO CONOSCIUTO COME SCONOSCIUTO



(Il problema ―dell‘esistenza‖ di Dio in S. Tommaso) 

Se il procedimento seguito dalla teologia negativa non cambia direzione passando dalla Somma contro i Gentili alla Somma di teologia, la sua pratica concreta è tuttavia molto differente. Nella prima opera, Tommaso parte dal fatto che Dio è immutabile. Non si tratta di postulato o conclusione d‘ambito filosofico, ma di un dato ricevuto dalla rivelazione. In tre differenti luoghi la Bibbia riprende la stessa affermazione: «Dio non è un uomo da potersi smentire» diceva già il libro dei Numeri (23, 19), al quale fanno eco sia il profeta Malachia (3, 6): «Io sono Dio, non cambio», sia l‘apostolo Giacomo (1, 17): «In lui  non vi è alcun cambiamento». Partendo da ciò, Tommaso stabilisce che se è immobile, Dio è anche eterno, e dunque gli è assolutamente impossibile trovarsi in potenza nei riguardi di qualsiasi cosa. Di conseguenza, in lui non vi è nemmeno materia — poiché essa si definisce per il fatto di essere in potenza — e questo ci spinge a scartare da lui ogni composizione. E se non si compone con nient‘altro, occorre allora ritenere per certo che Dio è la sua propria essenza, ch‘egli è il suo essere stesso. Non possiamo seguire i dettagli del procedimento fino alla fine: esso sfocia nell‘affermazione della semplicità divina, da dove riparte all‘esame delle altre perfezioni di Dio.  Nella Somma di teologia, l‘autore utilizza l‘ordine inverso e prende la semplicità divina come punto di partenza. Non per questo rinnega però la sua prima ispirazione, ma al contrario l‘approfondisce; per comprenderlo è sufficiente leggere il testo parallelo a quello che abbiamo appena citato:  «Conosciuta l‘esistenza di una realtà resta da ricercare il suo modo di essere, per giungere a conoscere ciò che essa è. Ma, poiché non possiamo sapere di Dio che cosa è, ma soltanto ciò che non è, così non possiamo nemmeno considerare come egli è ma piuttosto come non è. Perciò è necessario esaminare prima di tutto come egli non è, in seguito come è conosciuto da noi, e infine come è denominato. Si può dimostrare di Dio come non è, scartando le cose che a lui non convengono, quali sarebbero la composizione, l‘essere in movimento ed altre cose simili. E per questo che ci si interroga innanzitutto sulla sua semplicità, per la quale scartiamo da lui ogni composizione. Ma siccome negli esseri corporali le cose semplici sono imperfette e frammentarie, bisognerà indagare in seguito sulla perfezione di Dio, la sua infinità, la sua immutabilità e la sua unità» 70 . Partendo dalla semplicità divina, Tommaso impernia il suo discorso sulla pienezza d‘essere di Dio e sull‘identità in lui dell‘essenza e dell‘essere: Dio si identifica al suo essere stesso. Ed è questo che fonda la successiva trattazione sugli attributi divini. Ciascuno di essi meriterebbe una lunga considerazione, ma sarà sufficiente sottolineare ciò che emerge più chiaramente del metodo tomasiano. Lungi dal portare l‘uomo ad impossessarsi del mistero divino, dominandolo, questo procedimento suscita in lui una coscienza affinata del mistero che l‘oltrepassa. La teologia negativa è la forma intellettuale del rispetto e dell‘adorazione dinanzi al mistero 71 .  E qui che Tommaso appare in una certa misura come un erede autentico della tradizione greca, e lo dimostra fin dall‘inizio della sua carriera, quando incontra per la prima volta in questo contesto i nomi prestigiosi che patrocinano il suo apofatismo 72 . Si tratta di sapere se l‘espressione utilizzata dalla Volgata quando Dio si fa conoscere da Mosè, «Colui che è» (Qui est), significhi veramente «ciò che è» Dio (il suo quid est) o soltanto, come afferma san Giovanni Damasceno, «un certo oceano infinito di sostanza» 73 . Se il Damasceno ha ragione, dice l‘obiettante, dato che l‘infinito non è comprensibile (nel senso di una conoscenza esaustiva), esso non sarà nemmeno «nominabile»; dunque sarà impossibile parlare di Dio, ed egli resterà sconosciuto. Per Tommaso non vi sono dubbi; tra tutti gli altri nomi, «Colui che è» offre vantaggi incontestabii per parlare di Dio, poiché è un nome rivelato; ma ciò non significa che per questo si esaurisca il mistero:  «Tutti gli altri nomi esprimono l‘essere determinato e particolare, come ―saggio‖ dice un certo essere; ma il nome ―Colui che è‖ dice l‘essere assoluto e non determinato da qualcosa di aggiunto; ed è per questo che il Damasceno afferma che esso non significa ciò che è Dio, ma «un certo oceano infinito di sostanza, come non determinato‖. E per questo che quando noi procediamo alla conoscenza di Dio per via di negazione, neghiamo di lui innanzitutto le cose corporali e in seguito anche le intellettuali secondo la modalità in cui si trovano nelle creature, come la bontà e la saggezza; e allora non resta nel nostro intelletto che la sua esistenza (quia est) e nient‘altro, e il nostro intelletto viene a trovarsi allora in una specie di confusione. Infine, anche l‘essere, quale si trova nelle creature, è negato di lui, e allora egli resta in una certa tenebra dell‘ignoranza (et tunc remanet in quadam tenebra ignorantiae), ignoranza secondo la quale siamo uniti a Dio in modo ottimale, almeno durante la vita presente; come afferma Dionigi, questa è come una nuvola in cui si dice che Dio abiti» 74 .  
Questo testo, che si è detto essere «il più apofatico di tutta l‘opera di san Tommaso» 75 , non è però il solo della sua specie ed è molto importante il fatto che si ritrovano delle annotazioni simili in tutte le epoche dell‘evoluzione intellettuale del Maestro. Dieci anni dopo le Sentenze, la Somma contro i Gentili riprende queste espressioni in maniera ancora più esplicita:  «La sostanza separata conosce da se stessa che Dio esiste (quia est), che è la causa di tutto, al di sopra di tutto (eminentem), distinto (remotum) non solo da ciò che è, ma da tutto ciò che può concepire un‘intelligenza creata. Anche noi possiamo ottenere qualcosa di questa conoscenza di Dio: infatti dagli effetti sappiamo che Dio esiste (quia est) e che è la causa degli esseri al di sopra e separato da essi (supereminens et remotus). Questo è il limite della nostra conoscenza di Dio in questa vita, come afferma Dionigi (Teologia mistica I 3): noi siamo uniti a Dio come ad uno sconosciuto. Ciò avviene perché di lui sappiamo «ciò che non è‖ (quid non sit), rimanendoci totalmente ignoto (penitus ignotum) «ciò che è‖. E per questo che, per esprimere l‘ignoranza di questa sublime conoscenza, si dice di Mosè che si avvicinò alla nube oscura in cui Dio era presente (Es 20, 21)» 76 .  È in occasione di un parallelo con la conoscenza angelica che Tommaso formula queste precisazioni. Bisogna osservare che senza tentare di eliminare il mistero, egli sottolinea però che non siamo completamente sprovveduti dinanzi ad esso. Questi due orientamenti si ripetono formulati più o meno brevemente a seconda dei testi e sarebbe facile moltiplicarne gli esempi. Senza cercare di essere esaustivi si può almeno osservare che, se mettiamo da parte le opere erudite per verificare in che modo Tommaso si rivolga ai fedeli, riscontriamo che il predicatore non si esprimeva diversamente dal teologo: «Nessuna via è così fruttuosa per la conoscenza di Dio come quella che procede per separazione (per remotionem). Si viene allora a sapere che Dio è perfettamente conosciuto, quando si diventa coscienti che egli è ancora al di là di tutto ciò che può essere pensato di lui. E per questo che si dice di Mosè — il quale fu tanto intimo (familiarissimus) con Dio quanto è possibile esserlo in questa vita — che si avvicinò a Dio nella nuvola dell‘oscurità, cioè che giunse alla conoscenza di Dio apprendendo «ciò che Dio non è‖. E questa via di separazione che indica il nome «santo‖ [il «tre volte santo‖ dei serafini in Is 6, 2]» 77 .  Come una litania, questa serie di testi, che non sarebbe difficile prolungare ulteriormente 78 , testimonia in modo impressionante che la modestia iniziale del proposito non è mai persa di vista e che viene ripetuta ogni volta che se ne presenta l‘occasione. Ma nello stesso tempo — e tanto spesso quanto è necessario — il teologo rifiuta di abdicare: Dio gli ha dato l‘intelligenza come il bene più prezioso, ed egli considera che l‘omaggio più alto che gli può rendere consiste precisamente nell‘impiegare le sue forze per scrutare il mistero. Molti studi sono stati consacrati all‘apofatismo di san Tommaso, ma nei suoi riguardi non si può utilizzare questo termine senza operare alcune sfumature che si impongono. Il riferimento costante a Dionigi, che ritorna in questo contesto come una specie di ritornello rituale, esprime indubbiamente la considerevole autorità che questi aveva agli occhi dei medievali. Ma fedele al suo modo abituale — che si tratti di Aristotele o di altri — Tommaso non riprende Dionigi senza modificarlo profondamente.  La più evidente di queste modificazioni è stata notata da molto tempo e a giusto titolo. Contrariamente a ciò che trovava nelle traduzioni a sua disposizione, Tommaso non riprende Dionigi, che dice che Dio resta totalmente sconosciuto («omnino» ignotum), ma si limita a dire che noi lo raggiungiamo come sconosciuto («tanquam» ignotum; o ancora «quasi» ignotum) 79 . D‘altronde, mentre Dionigi situava Dio al di là dell‘essere e concludeva alla sua inconoscibilità assoluta, Tommaso situa Dio al di sopra di «questo essere quale si trova nelle creature» 80 , indicando così che non vi è un concetto d‘essere che sarebbe comune a Dio e alle creature. Ma ciò non significa che il nome «Colui che è» non si applichi a Dio in nessun modo 81 . Tommaso non vede Dio soltanto come la causa dell‘essere; egli è molto di più. Se la via della causalità gli permette di esprimere riguardo a Dio qualcosa d‘indispensabile, egli vuole andare ancora più avanti.  Ci si rende conto molto bene di ciò osservando il modo in cui egli riprende, prolunga e insieme modifica la triplice via che gli proponeva l‘Areopagita per accedere a Dio 82 . La semplice modificazione dell‘ordine stesso delle tre vie mostra bene che egli non condivide l‘apofatismo assoluto di Dionigi, e che la negazione non sopprime i diritti dell‘affermazione 83 . Come osserva Tommaso stesso a proposito di Maimonide, non è sufficiente dire che Dio è vivente perché non ha l‘essere alla maniera di un corpo inanimato. Parimenti si potrebbe dire benissimo che Dio è un leone, poiché non ha l‘essere alla maniera di un uccello: «Il senso della negazione è esso stesso fondato su una certa affermazione... Così se l‘intelletto umano non potesse conoscere niente di Dio affermativamente, non potrebbe nemmeno negare niente di lui. Poiché se niente di ciò che afferma di Dio si verificasse affermativamente, non avrebbe allora nessuna conoscenza in proposito. E per questo che al seguito di Dionigi, occorre dire che questi nomi [di perfezione] esprimono [realmente] la sostanza divina, seppure in modo incompleto e imperfetto» 84 .  

di P.Tito S. Centi  e P. Angelo Z. Belloni

ADAMO E LA SUA VITA NELL’UNITA’ DEL SUO CREATORE E PADRE



Nostro Signore in tutte le cose da Lui create accentrava il suo amore verso l’uomo. Sboccò d’amore nel creare l’uomo e il Fiat  lo faceva vivere ai riflessi del suo Creatore. (Volume 20 - Ottobre 29, 1926)

Stavo continuando il mio giro in tutta la Creazione, per seguire ciascun atto della Volontà Suprema, in ciascuna cosa creata ed il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro l’interno per accompagnarmi in tutto lo spazio della volta dei cieli e come giungevamo a ciascuna cosa creata, Gesù aveva dei sussulti di gioia e di amore e poi soffermandosi mi ha detto: “Figlia mia, Io creai il cielo ed accentrai il mio amore verso dell’uomo nel cielo e per dargli maggior diletto lo tempestai di stelle:  Io non amai il cielo ma l’uomo nel cielo, e per lui lo creai.  Come fu forte e grande il mio amore nello stendere sul capo dell’uomo questa volta azzurra, ornata di fulgidissime stelle, come un suo padiglione che né re, né imperatori ne possono aver l’eguale. Ma non Mi contentai di accentrare il mio amore nel cielo verso dell’uomo, che doveva servire, per puro diletto volendomi dilettare in amore con lui;  volli creare il sole, accentrando verso dell’uomo tanto amore nel sole, Io amavo l’uomo nel sole, non il sole, e perciò Io mettevo in esso, amore di necessità, perch’era necessario il sole per la terra, che doveva servire alle piante ed al benessere dell’uomo;  amore di fuoco che doveva riscaldarlo;  tutti gli effetti che produce questo pianeta che sono innumerevoli, miracolo continuo che sta nella volta dei cieli, e che scende colla sua luce a bene di tutti, tante specialità d’amore accentrai nel sole verso dell’uomo, per quanti beni ed effetti produce.  Oh! Se la creatura facesse almeno attenzione, al mio amore che gli porta il sole, come Mi sentirei felice e contraccambiato del gran amore che ho messo in questo mio relatore divino e portatore del mio amore, della mia luce.  Se la mia Suprema Volontà operava costituendosi vita in ogni cosa creata, per darsi anche per mezzo di Essa come vita alle umane generazioni, il mio Amore facendo la sua via nel mio Eterno Fiat Mi accentrava per amarlo.  Sicché in ogni cosa creata,  nel vento, nel mare, nel piccolo fiore, nell’uccellino che canta, in tutto Io accentravo il mio amore, affinché tutti gli portassero amore;  ma per sentire e comprendere e ricevere questo mio linguaggio d’amore, l’uomo doveva amarmi, altrimenti sarebbe stata tutta la Creazione come muta per lui e senza vita.
Ora dopo che il tutto creai formai la natura dell’uomo colle mie stesse mani creatrici  e come formai le ossa, stendevo i nervi, formai il cuore, così accentravo il mio Amore, e dopo che lo vestii di carne formando come la più bella statua che nessun altro artefice poteva mai fare lo guardai, lo amai tanto, che il mio Amore sboccò non potendo contenerlo ed alitandolo gli infusi la vita.  Ma non fummo contenti.  La Trinità Sacrosanta, dando in eccesso d’amore volle destarlo, dandogli intelletto, memoria e volontà  ed a secondo la sua capacità di creatura, lo arricchimmo di tutte le particelle del nostro Essere Divino.  Tutta la Divinità era tutta intenta ad amare ed a riversarsi nell’uomo;  fin dal primo istante della sua vita sentì tutta la forza del nostro Amore e dal fondo del suo cuore espresse colla sua voce l’amore al suo Creatore.  Oh, come Ci sentimmo felici nel sentire che l’opera nostra, la statua fatta da Noi, parlava, Ci amava, e con amore perfetto!  Era il riflesso del nostro Amore che usciva da lui;  quest’amore non era stato contaminato dalla sua volontà, perciò il suo amore era perfetto, perché possedeva la pienezza del nostro Amore.  Fin allora tutte le cose da Noi create, nessuna cosa Ci aveva detto che Ci amava;  ora nel sentire che l’uomo Ci amava, la nostra gioia, il nostro contento, fu tanto grande, che per compimento della nostra festa, lo costituimmo re di tutto l’universo e come il più bello gioiello delle nostre mani creatrici.  Com’era bello l’uomo, nei primi tempi della sua creazione!  Era il nostro riflesso, e questi riflessi gli davano tanta bellezza che rapiva il nostro Amore, e lo rendeva perfetto in tutti gli atti suoi.  Perfetta era la sua gloria che dava al suo Creatore, perfetta la sua adorazione, il suo amore, le sue opere;  la sua voce era tanto armoniosa che risuonava in tutta la Creazione, perché possedeva l’armonia divina, e di quel Fiat che gli aveva dato la vita.  Tutto era ordine in lui, perché il nostro Volere gli portava l’ordine del suo Creatore, lo rendeva felice, e lo faceva crescere a nostra somiglianza e secondo il nostro detto:  ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza’.  Ogni suo atto fatto nell’unità della luce del Fiat Supremo era una tinta di bellezza divina che acquistava, ogni suo detto, era una nota armoniosa di più che suonava.  Tutto era amore in lui;  in tutto Ci decantava la nostra Gloria, la nostra Potenza e Sapienza infinita,  e tutto, cielo, sole e terra gli portavano gioie, felicità ed Amore di Colui che l’aveva creato.   
[…]   Solo la mia Volontà può ridarmi la mia statua bella come Io la feci,  perché Essa è la conservatrice di tutte le opere nostre, è il portatore di tutti i nostri riflessi in modo che l’anima vive dei nostri riflessi, i quali, se ama le somministra la perfezione dell’amore,  se opera opera la perfezione delle opere;  insomma tutto ciò che fa tutto è perfetto in lei e questa perfezione le dà tante tinte di tante bellezze da innamorare l’Artefice che la formò.  Ecco perciò amo tanto che il Fiat Supremo sia conosciuto e vi formi il suo Regno in mezzo alle umane generazioni per stabilire l’ordine tra Creatore e creatura per ritornare a mettere in comune i nostri beni con essa;  e solo la nostra Volontà tiene questo potere,  senza di Essa non ci può essere molto di bene, né la nostra statua può ritornarci bella come uscì dalle nostre mani creatrici”.

dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta

La vocazione per il lavoro nella Vigna



Chi si sente chiamato a prestare per Me il lavoro nella Vigna, deve considerare questo come  un lavoro urgente, anche se apparentemente gli procura uno svantaggio terreno, perché soltanto allora fornisce la dimostrazione, che è chiamato da Me, che si sente responsabile  nei Miei Confronti e che dà ascolto alle Mie Indicazioni interiori.

E la Mia istruzione non sarà mai di considerare con indifferenza il lavoro per Me ed il Mio Regno  e dare la precedenza al lavoro terreno, perché Io so quando è necessario che ai prossimi venga  portato del bene spirituale che serve per la salvezza della loro anima, e perché Io so che il mondo si  spinge sempre in avanti e che le anime sono continuamente in pericolo di cadere nel mondo.

Nella vita terrena soltanto una cosa è importante: di aiutare l’anima a salire in Alto. E per questo  ha bisogno della Mia Parola, un nutrimento che le dà la Forza per percorrere la sua salita. Io Stesso  non posso sempre provvedere i prossimi direttamente con il nutrimento per l’anima, lo devo fare  quasi sempre tramite i servitori volonterosi, che trovano prima la via ai cuori degli uomini.

Devono svolgere del lavoro nella Vigna, devono arare il campo come Miei fedeli servi e coltivarlo  e portare della buona semenza nel suolo, che dapprima hanno reso coltivabile. E questo lavoro è  davvero il più urgente, già per il fatto che non ho molti servi a Mia Disposizione e perché da ogni  singolo deve essere prestato molto lavoro, per poter comunque raccogliere un ricco frutto al tempo  della vendemmia.

Ma il lavoro da Vigna, il lavoro per Me ed il Mio Regno, viene solo raramente valutato in modo  giusto dai prossimi, perché a loro sembra importante solamente ciò che riporta un successo terreno, ed a loro manca quasi sempre la comprensione per un lavoro spirituale. Ma è così importante, che  Io benedico ogni fedele servo e che questa benedizione è visibile anche in modo terreno, che Io gli  fornisco ciò di cui ha bisogno per il suo cammino di vita terrena e non debba soffrire nessuna  miseria, perché Mi è un buon servo e perché da buon Padre di Casa provvedo davvero meglio per i  Miei che il mondo potesse mai provvedere ad un uomo. Perché i beni terreni non hanno nessuna  consistenza, e nessun uomo sa se il giorno successivo possa ancora gioire di questi beni.

Ma Io provvedo anche agli uomini in modo che la loro vita terrena sia assicurata, e perciò  distribuisco a loro inoltre dei beni che sono di consistenza e che non possono essere nemmeno tolti  all’uomo, quando decede da questa vita. Ed i Miei servi si devono accontentare di questa  assicurazione, ma devono sapere, che non si può fare a meno dei loro servizi, perché Io devo  servirMi di loro per via della libertà della volontà degli uomini. Devono soltanto sapere che una  grande miseria spirituale regna fra l’umanità, oppure: che grandi tratti di terreno sono incolti e  perciò sono necessari degli operai, che devono rendere coltivabile questo terreno su Incarico del  loro Signore.

Ed anche se gli uomini non possono avere nessuna comprensione per questo, che un uomo debba  mettere davanti a tutto un lavoro spirituale, ma questo dimostra la sua vocazione per il servizio per  Me ed il Mio Regno. Perché finché il lavoro spirituale non viene preposto ad ogni altra attività, non  si può parlare di una “vocazione”, che chi si “sente chiamato” da Me per la collaborazione, ha  accolto in sé il Mio diretto Discorso e questo gli basta anche di impegnarsi totalmente per questo  lavoro che Io ora gli assegno.

E non avrà da temere di non poter resistere in modo terreno, perché Io gli darò tutto in più come  ho promesso, perché Io Sono davvero un Signore, ed Io da Solo decido e concedo. Io mantengo  l’intera Creazione ed ogni creatura, e saprò mantenere anche colui che Mi si offre come fervente  collaboratore, per guidare la grande miseria spirituale. Ed anche questo lavoro verrà davvero  benedetto ed avrà l’effetto sulla Terra e nel Regno spirituale.

Amen.

Bertha Dudde 13 maggio 1957

I doni profusi dallo Spirito Santo su PADRE PIO



Vittima: 1° dicembre 1910 

Lettera a Padre Agostino del 20 settembre 1912 riferendosi a Gesù: "Egli si sceglie delle anime e tra queste, contro ogni mio demerito, ha scelto anche la mia per essere aiutato nel grande negozio dell'umana salvezza. E quanto più queste anime soffrono senza alcun conforto tanto più si alleggeriscono i dolori del buon Gesù." (Epist. I, 304)  

La vita di Padre Pio si concentrò sin dalla più tenera età sull'adempimento di: Due Comandamenti: "Ama Dio" (Matteo 12,30) "Ama il prossimo." (Matteo 12, 31) 

Nel corso della sua vita Padre Pio spinse l'offerta fino al limite umanamente possibile: "Sono divorato dall'amore di Dio e dall'amore del prossimo.... fiamme divoratrici che il cuore mi bruciano senza alcuna tregua."(Epist. I, 1247) 

Dalla fusione di amare Dio e il prossimo al massimo grado ne scaturisce la decisione di offrirsi come: Vittima 

La chiamata: 

Gesù (dalla lettera di Padre Pio a Padre Agostino il 12 marzo 1912): "Figlio mio, ho bisogno delle vittime per calmare l'ira giusta e divina del Padre mio; rinnovami il sacrificio di tutto te stesso e fallo senza riservatezza alcuna." (Epist. I, 343) 

Offerta:  

Lettera a Padre Benedetto il 29 novembre 1910: "Padre, vengo a chiederle un permesso. Da parecchio tempo sento in me un bisogno di offrirmi al Signore vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. A me pare che lo voglia proprio Gesù. Sono sicuro che ella non troverà difficoltà nell'accordarmi questo permesso. " (Epistolario I, 206)   

Conferma dell'offerta:  

Dalla lettera di Padre Benedetto a Padre Pio il 1°  dicembre 1910: "Fà pure l'offerta di cui mi parli che sarà accettissima al Signore." (Epistolario I, 207) 

Accettazione dell'offerta:  
26 agosto 1912: "Oh che bella cosa divenire vittima d'amore." (Epistolario I, 300) 

5 novembre 1912: "Gesù mi ha fatto comprendere purtroppo tutto il significato di vittima. Bisogna giungere al consummatum est  ed all'in manus tuas. Gesu' vuole che io soffra senza alcun conforto." (Epistolario I, 311) 

18 novembre 1912: "Gesù', la sua diletta Madre, l'Angiolino con gli altri mi vanno incoraggiando, non tralasciando di ripetermi che la vittima per dirsi tale bisogna che versi tutto il suo sangue." (Epistolario I, 314-5) 

 13 febbraio 1913: ""Gesù mi va ripetendo non temere, io ti farò soffrire, ma te ne darò anche la forza. Desidero che l'anima tua con quotidiano ed occulto martirio sia purificata e provata. Niente prevarrà contro coloro che gemono sotto la croce per amor mio e che io mi sono adoperato per proteggerli." (Epistolario I, 339) 

Gesù: "Figlio mio, l'amore si conosce nel dolore, lo sentirai acuto nello spirito, e più acuto ancora lo sentirai nel corpo." (Epist. I, 328) 

G. C.

Charles de Foucauld



Tutta la nostra vita, per quanto muta essa sia, la vita di Nazareth, la vita del deserto, la stessa vita pubblica devono essere una predicazione del Vangelo fatta con l’esempio. 
Tutta la nostra esistenza, tutto il nostro essere deve gridare che noi apparteniamo a Gesù, deve presentare l’immagine della vita evangelica. Tutto il nostro essere deve diventare una predicazione viva, un riflesso di Gesù, un profumo di Gesù, qualcosa che gridi Gesù, che faccia vedere Gesù, che risplenda come un’immagine di Gesù. 

INVOCAZIONI ALLA SACRA FAMIGLIA



1. O Sacra Famiglia, che nella motte del Natale appariste a conforto del mondo e delizia del cielo, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

2. O Sacra Famiglia, che foste rallegrata dalle melodie angeliche, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

3. O Sacra Famiglia, che accoglieste benevola i pastori e i Magi venuti al Presepio, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

4. O Sacra Famiglia, trafitta dalla profezia di Simeone, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

5. O Sacra Famiglia, che fuggiste dall’ira del perfido Erode, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

6. O Sacra Famiglia, che santificaste l’esilio a consolazione di noi figli di Eva, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

7. O Sacra Famiglia, che nell'entrare in Egitto vedeste cadere a terra gli idoli, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

8. O Sacra Famiglia, che con gli esempi e con i consigli illuminaste i ciechi idolatri, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

9. O Sacra Famiglia, che all'avviso dell'Angelo ritornaste prontamente a Nazareth, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

10. O Sacra Famiglia, che nel cammino foste difesa dagli Spiriti celesti, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

11. O Sacra Famiglia, che fermaste il soggiorno stabile a Nazareth, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

12. O Sacra Famiglia, che vi offriste vittima per i vivi e per i defunti, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

13. O Sacra Famiglia, modello di concordia perfetta nel conversare domestico, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

14. O Sacra Famiglia, abisso di nascondimento e di umiltà, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

15. O Sacra Famiglia, prodigio di rassegnazione nelle tribolazioni, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

16. O Sacra Famiglia, prototipo ammirabile di adempimento dei doveri civili e religiosi, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

17. O Sacra Famiglia, prima sorgente dello Spirito del Cristianesimo, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

18. O Sacra Famiglia, vertice della perfezione cristiana, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

19. O Sacra Famiglia, esemplare e scudo delle famiglie religiose, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

20. O Sacra Famiglia, patrona e maestra delle famiglie cristiane, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

21. O Sacra Famiglia, torre di difesa della Religione Cattolica, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

22. O Sacra Famiglia, àncora di sicurezza per il Capo Supremo della Chiesa, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

23. O Sacra Famiglia, arca di salvezza per l'umanità travagliata, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

24. O Sacra Famiglia, pegno di protezione per il clero, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

25. O Sacra Famiglia, vanto, tutela e vita della nostra umile società, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

26. O Sacra Famiglia, pace, speranza e salvezza per chi ti invoca, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

27. O Sacra Famiglia, nostro soccorso in vita e nostro sostegno in morte, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

28. O Sacra Famiglia, unita in terra e unita in cielo, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

29. O Sacra Famiglia, dispensatrice di ogni favore temporale e spirituale, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

30. O Sacra Famiglia, terrore degli spiriti maligni dell'abisso, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

31. O Sacra Famiglia, gioia e delizia dei Santi, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

32. O Sacra Famiglia, spettacolo di ammirazione agli Angeli, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

33. O Sacra Famiglia, oggetto delle compiacenze divine, benediteci, accompagnateci, soccorreteci

Atto di offerta Eterno Padre, ti offriamo il sangue, la passione e morte di Gesù Cristo, i dolori di Maria Santissima e di San Giuseppe, in sconto dei nostri peccati, in suffragio delle anime sante del Purgatorio, per i bisogni della santa madre Chiesa, e per la conversione dei peccatori. Amen.

L’ERA DELLA PROVVIDENZA DI DIO AI SUOI FIGLI È IN ARRIVO, PREPARATE IL VOSTRO CUORE PERCHÉ DIO POSSA METTERVI DI SÉ.



L’Era della provvidenza di Dio ai suoi figli è in arrivo, preparate il vostro cuore perché Dio possa mettervi di Sé.
Figli miei adorati, o voi che ancora venite a Me con tutto il vostro cuore, in verità in verità vi dico: Siete belli ai miei occhi, …siete puri agli occhi del vostro Dio, …Io vi scelsi quando ancora voi non eravate. Figli dell’Amore siete! Carità e amore appartengono al vostro Dio, e carità e amore apparterranno a voi come immagine e somiglianza al vostro Dio.
Lasciatevi abbracciare dall’Amore, abbandonatevi all’Amore per unirvi all’Amore! Suonano già le campane a festa, il Cielo attende di incontrare i suoi figli.
Ah, uomini lontani dal vostro Dio!
O voi che vi siete fatti abbagliare dalle false luci, in verità vi dico:
….sta per venire giù sulla Terra, un grande diluvio,
…verrete travolti, … se non vi ravvedrete e tornerete a Me.

Sono il Padre vostro, il vostro Dio Amore, sono il vostro Salvatore, il vostro Creatore, sono Colui che vi richiama alla sua sequela in amore e verità.
Non abbandonate la via di Dio, siete stati scelti per questo, per seguire le Orme del vostro Dio, mettete i vostri passi sui suoi Passi per non perdervi lungo la via.
Stenderò il mio manto sui miei figli e li delizierò di Me, il loro cuore palpiterà di gioia e griderà a Me tutto l’amore fedele.

Maria Santissima anche oggi è qui con voi in questo sacro Colle! Figlioli, vi chiamo a seguirmi in quest’ultima tappa, … ultima salita dolorosa di Calvario. Siete giunti ormai alla fine di questa salita, avete sofferto e offerto per la salvezza dei vostri fratelli per amore al vostro Dio Gesù Cristo. Ora finalmente arriverete in cima al monte, lì troverete Gesù che vi abbraccerà a Sé e metterà il vostro cuore in amore infinito.Vi prenderà con Sé e vi porterà nel suo Tutto, … nel suo infinito Amore.
Il tempo è passato, siete giunti alla fine di una storia antica, … state per entrare nel nuovo mondo. “Aprirò a voi il Cancello della vita e vi chiederò di entrarvi: … mentre entrerete in questo mondo meraviglioso, sentirete il vostro cuore vibrare di gioia, … vi immergerete in esso per abitarlo per sempre! Con tutti i vostri fratelli godrete delle bellezze infinite di Dio!
Avanti con forza e coraggio, il tempo a voi concesso è finito, ora entrerete nella missione vera, il vostro Dio vi guiderà. Maria Santissima sarà la vostra tenera Madre e vi affiancherà nella vita eterna.
Ora che siete sapienti delle Cose di Dio, in verità di dico: non allontanatevi dalla missione, ponete in essa la vostra vita, sia il vostro vedere verso di Me e non più verso le cose di questo mondo.
Il Verbo si è fatto Carne, … ecco che torna ad abitare con voi!

Ponetevi in adorazione al Crocifisso e parlate a Lui, riconoscete in Lui il Dio vivente!
Roma è per essere assediata dai nemici.
Satana è in agguato, il suo male è nel mondo, ora tenterà di distruggere ogni cosa che appartiene a Dio, e cercherà di trascinare a sé le sue amate creature.

Figlioli pregate, pregate per i sacerdoti perché possano aprire gli occhi alla verità e possano tornare alla Verità.
Pregate per la vera Chiesa di Dio affinché apra nuovamente le sue porte al suo popolo in attesa.

Credete fermamente in Colui che vi ha creati e che oggi torna a liberarvi, La schiavitù in Satana deve finire, questa è l’ora in cui ogni uomo dovrà capire, dovrà ravvedersi per non cadere  nelle fiamme dell’Inferno.
Figli miei, voi che siete i miei soldati, voi che Mi attendete con ansia e amore, ecco che in verità vi dico: Sono al vostro passo, vengo a prendervi in Me: … come sentirete l’urlo del Padre echeggiare nell’Universo, sappiate che quello è il momento che Dio unirà a Sé tutti i suoi.
Avanti, la vita qui sulla Terra in condizioni di peccato è giunta alla sua fine, tutto sta per iniziare nuovo, la nuova Primavera porterà nuovi frutti per i miei figli, essi si delizieranno in Me e apparterranno a Me.
Siate forti in Me, la battaglia è in atto ma Dio vi prenderà sulle sue braccia e sarete vittoriosi in Lui.
Maria Santissima aggiunge: è giunta la mia ora, ecco che vengo prendervi con Me per guidarvi alla fine di questa battaglia. Satana è alla sua fine; il mondo entrerà nel terrore, la sua furia sarà grande, ma Dio è il “Vittorioso!” Amen
Benedizione e grazia a voi.

PIO IX



1846-1849: L'ORA DELLA SCELTA


Un Papa secondo i nostri bisogni.

«Giungere con piccoli mezzi ben graduati, benché mai definiti, al trionfo dell'idea rivoluzionaria per mezzo del Papa» 10: questo il disegno enunciato con spregiudicata lucidità nelle carte dell'Alta vendita sequestrate dalla polizia pontificia ai congiurati.
«Il lavoro al quale noi ci accingiamo - spiega l'istruzione segreta permanente data ai membri della setta nel 1817 - non è l'opera d'un giorno, né di un mese, né di un anno. Può durare molti anni, forse un secolo: ma nelle nostre file, il soldato muore e la guerra continua. (...) Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare come gli ebrei aspettano il Messia, si è un Papa secondo i nostri bisogni. (...) Con questo solo noi andremo più sicuramente all'assalto della Chiesa, che non cogli opuscoletti dei nostri fratelli di Francia e coll'oro stesso dell'Inghilterra. E volete sapere il perché? Perché con questo solo, per stritolare lo scoglio sopra cui Dio ha fabbricato la sua Chiesa, noi non abbiamo più bisogno dell'aceto di Annibale, né della polvere da cannone e nemmeno delle nostre braccia. Noi abbiamo il dito mignolo del successore di Pietro ingaggiato nel complotto, e questo dito mignolo val per questa crociata tutti gli Urbani II e tutti i san Bernardi della Cristianità» 11.
 Queste direttive da leggersi accanto alle istruzioni di Buonarroti, di Mazzini e dei principali esponenti del movimento rivoluzionario nell'età della restaurazione, ci aiutano a ricostruire gli avvenimenti che si dispiegano in Italia e in Europa a partire dal 1846 e a comprendere il significato di opere come Del primato morale e civile degli italiani di Vincenzo Gioberti 12, pubblicata nel giugno 1843 a Bruxelles dove l'abate piemontese era esule. In quest'opera Gioberti auspicava la creazione di un'unità politica, su base federativa, fra i vari Stati della penisola sotto la bandiera di un Papato "riformato". L'Italia, nel quadro giobertiano, diventava il nuovo Israele e il Pontefice il suo redentore. L'omaggio reso dall'abate al Papato era in realtà, come egli stesso confessava, puramente strumentale 13; dei due fondamenti del suo pensiero, la religione e la nazione, la prima era subordinata alla seconda. Lo avvertivano i liberali più coerenti, come Cesare Balbo ne Le speranze d’Italia (1844) e soprattutto gli scrittori gesuiti, che l'abate piemontese percepì immediatamente come i più temibili avversari del suo progetto. Nel 1845 egli corredava la nuova edizione del Primato con una Avvertenza o Prolegomeni, in cui, per prevenire le critiche, apriva contro i gesuiti una polemica tanto aspra, da allarmare molti cattolici moderati come Niccolò Tommaseo, Cesare Cantù e Silvio Pellico 14.
Ne Il gesuita moderno, apparso a Lucerna nel 1847, Gioberti presenta il "gesuitismo", retrivo e oscurantista, come il principale ostacolo all'incontro tra il Cattolicesimo e la civiltà moderna nata dalla Rivoluzione francese. «Stimo assai più i Turchi che amano le riforme e i miglioramenti, dei cristiani che le ripulsano - scrive il 4 ottobre dello stesso anno all'amico Dalmazzo -. Stimerei più un diavolo riformatore che un angelo retrogrado» 15. L'opera lo accreditò come il "profeta" della riscossa nazionale, ma i cattolici più avvertiti, anche se di sentimenti liberali, ancora una volta non nascosero la loro preoccupazione 16.
Giuseppe Montanelli, che fu vicino a Gioberti, traccia un efficace quadro della strategia rivoluzionaria che andava delineandosi in quegli anni. «V'erano due Italie: l'Italia dei letterati, dei dotti, degli avvocati, dei medici, degli artisti, degli studenti; e l'Italia dei contadini, degli operai, dei preti e dei frati. Dalla prima, imbevuta più o meno dello spirito moderno, uscivano le congiure liberali, la seconda vedea passare le rivoluzioni, apparire e scomparire la bandiera tricolore, senza commuoversene punto. Cotesta indifferenza politica del popolo traeva le sue origini soprattutto dal disaccordo che regnava tra la Chiesa Romana e lo spirito nuovo. Per entrare nel liberalismo, era d'uopo sentirsi la forza di affrontare le censure ecclesiastiche. Ora il popolo si confessava; ed il confessore minacciava del fuoco eterno chiunque avesse partecipato alle iniziazioni ed alle imprese dei novatori. Per far penetrare l'idea nuova nella coscienza popolare, non c'erano che due vie: o togliere questa alla direzione del clero, mutando la forma religiosa insieme con la forma politica, o persuadere il clero di mettersi egli stesso alla testa del progresso liberale. I Carbonari e la Giovine Italia avevano invano tentato il primo mezzo; Gioberti volle sperimentare il secondo. Pellegrino avventuriero della libertà, egli si pose in cammino per piantare la bandiera tricolore sul duomo di San Pietro» 17

Roberto De Mattei

Quando la radice dell'albero buono sarà sradicata, la zizzania si diffonderà.




Cari figli, dateMi le vostre mani e Io vi condurrò a Mio Figlio Gesù. Curate la vostra vita spirituale. Tutto in questa vita passa, ma la Grazia di Dio in voi sarà Eterna. Quando la radice dell'albero buono sarà sradicata, la zizzania si diffonderà. State attenti. Vivete nel tempo dei dolori. Siate miti e umili di cuore, perché solamente così potete raggiungere il Cielo. Allontanatevi da tutto quello che è contrario al Vangelo e agli insegnamenti del vero Magistero della Chiesa del Mio Gesù. Voi siete del Signore e solamente Lui dovete seguire e servire. Non vi allontanate dal cammino che vi ho indicato. Pregate molto davanti alla croce per la Chiesa del Mio Gesù. Coloro che rimarranno fedeli fino alla fine saranno proclamati Benedetti del Padre. Avanti nella difesa della verità. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.


domenica 16 febbraio 2020

INTERCESSIONI AL VOLTO SANTO




1 - Dio misericordioso, che mediante il Battesimo ci hai fatti rinascere ad una vita nuova, fa' che di giorno in giorno diventiamo sempre più conformi alla tua immagine!

2 - In Cristo Gesù, o Dio Padre, hai rinnovato l'uomo, creato a tua immagine, rendici conformi all'immagine del tuo Figlio!

3 - O Signore, ti preghiamo di liberarci dagli affanni delle cose che passano, perché possiamo collaborare con rinnovato entusiasmo all'opera del tuo amore, per godere in cielo la visione del tuo Volto.

4 - O Dio, nostro Padre, che apri le porte del tuo Regno agli umili e ai piccoli, fa che seguiamo con serena fiducia la via che ci ha indicato il tuo Figlio Gesù, perché anche a noi si riveli la gloria del tuo Volto!

5 - O Padre, concedi alla tua Chiesa di rinnovarsi incessantemente, perché, sempre più conforme al modello evangelico, possa manifestare al mondo il vero Volto del tuo Figlio Gesù.

6 - Padre, Tu che ci hai rivelato il tuo Volto in Gesù, fa' che riconosciamo in ogni uomo la tua immagine.

7 - Nel Volto di Cristo hai fatto risplendere la luce della tua gloria.
Suscita in tutti i cristiani lo spirito di contemplazione e la disponibilità al servizio.

8 - Aiutaci a riconoscere il tuo Volto nei nostri fratelli e a servirti in ciascuno di essi.

9 - Luce delle genti, ricordati di quanti sono immersi nelle tenebre dell'errore, mostra loro il tuo Volto perché ti riconoscano come Dio e Signore.

10 - O Signore, con la luce del tuo Spirito aiutaci a scoprire in Cristo il tuo Volto umano e il nostro vero volto divino.

11 - A coloro che sono oppressi sotto il peso del peccato fa' brillare la luce del tuo Volto perché ritrovino la pace con Te e con i fratelli.

12 - Mostra il tuo Volto ai giovani desiderosi di seguire Cristo Maestro e Pastore.
Fa' che rispondano generosamente alla vocazione per il Regno dei cieli.

13 - O Dio, fa che in ogni circostanza siamo perseveranti nel tuo servizio e camminiamo nella luce del tuo Volto!

14 - Benedici i nostri familiari, amici, conoscenti e quanti ci fanno del bene in tuo nome: mostra loro il tuo VoLTo e colmali di ogni consolazione.

15 - Perché riconosciamo il tuo Volto in ogni uomo, Signore, aiutaci ad amarti di più.

16 - Re della gloria, attendiamo il giorno splendido della tua manifestazione, quando contempleremo il tuo Volto senza veli e saremo simili a Te!

17 - Tu sei l'irradiazione della gloria del Padre e l'impronta della sua sostanza, Signore Gesù, fa' che al termine della vita contempliamo il tuo Volto insieme ai tuoi santi.

18 - Concedi al popolo, che cammina alla luce del tuo Volto, di contemplarti un giorno faccia a faccia per godere in eterno la pienezza della gioia.

19 - Sii misericordioso, Signore Gesù, con tutti i tuoi defunti, ammettili a godere la luce del tuo Volto!

20 - Hai creato l'uomo a tua immagine e somiglianza. Concedi ai nostri fratelli defunti di contemplare in eterno il tuo Volto.

21- Accogli nella luce della tua dimora i nostri fratelli e sorelle defunti, perché possano contemplare per sempre il tuo Volto.

Tratte da: “Cerco il tuo Volto” – Istiututo Religiose del Santo Volto – San Fior TREVISO