martedì 29 settembre 2020

FUGGITA DA SATANA



 MICHELA



La mia lotta per scappare dall'Inferno


La consacrazione nella setta satanica

Un mese dopo la morte di Luca ho preso servizio in una grande azienda di ristorazione, per la quale dovevo occuparmi del coordinamento di una mensa in una cittadina del Centro Italia. Professionalmente si trattava di una sfida molto impegnativa, anche perché io avevo un'esperienza molto pratica, costruita tutta sul campo, senza aver fatto particolari studi. In questa struttura il mio compito era molto ampio: decidevo i menu, gestivo gli orari del personale, curavo i rapporti esterni. Sentivo però la necessità di acquisire anche una preparazione teorica, in modo da poter avanzare ulteriormente nella carriera.

Nel capoluogo di provincia, distante pochi chilometri, avevo scoperto un istituto alberghiero dove c'era l'indirizzo di specializzazione in cucina internazionale. Mi affascinava poter approfondire materie che avrebbero certamente incrementato le mie competenze e così, dopo aver superato un esame che certificava la mia idoneità, mi iscrissi direttamente all'ultimo anno. Dopo poche settimane di corso, un cuoco-professore si rese conto delle mie capacità e mi propose di affiancarlo come assistente. Così diventai amica di diversi insegnanti della scuola, e in particolare di una che aveva soltanto pochi anni più di me.

Entrando in confidenza, le raccontai che stavo attraversando un periodo un po' faticoso. Lei confermò che effettivamente mi aveva visto un po' tesa e che, se lo avessi voluto, mi avrebbe fatto conoscere una tecnica di rilassamento da lei stessa praticata. Si trattava del reiki, una terapia "alternativa" di origine orientale che promette di ridurre lo stress e di incrementare il livello di benessere fisico- mentale. Numerosi italiani hanno cominciato a praticarla in India, presso Vashram del "santone" Osho Rajneesh, e l'hanno poi esportata da noi. Inoltre alcuni, in Occidente, hanno attuato integrazioni con altre tecniche salutistiche e con pratiche della dottrina New Age.

Una sera accettai e andammo insieme in un appartamento dove sulle pareti erano appese immagini di angeli e disegni orientaleggianti. C'era un'atmosfera di tranquillità, con una musica soffusa e un leggero profumo di incenso che si spandeva per le stanze. In un saloncino vidi una ragazza distesa per terra e un giovane che le poneva con dolcezza le mani su diverse parti delcorpo.

La mia accompagnatrice cominciò a spiegarmi che il reiki aveva a che fare con le forze positive e negative che esistono nel mondo. Con l'aiuto reciproco, poiché nella stessa seduta ciascuno poneva le mani su qualcuno e successivamente le riceveva dal medesimo, venivano allontanate da sé le energie negative e venivano                    immesse      al          loro     posto        quelle           positive.            Mi               sottoposi  a   questo trattamento e alla fine della serata mi fu chiesta l' "offerta" di cinquantamilalire. Dopo una settimana lei mi invitò nuovamente e ci torno, ma quella sera fu diverso. Eravamo otto persone e cominciammo praticando a coppie l'imposizione delle mani. Poi, sul ritmo della musica New Age, ci dissero di spogliarci e di continuare a                 ballare, per favorire l'uscita dal corpo     di ogni negatività. Ci sentivamo tutti in uno stato di trance e fu naturale concludere con una piacevole ammucchiata. Altre cinquantamila lire di esborso, però questa volta mi diedero una pietra azzurrina, spiegandomi che dovevo tenerla sempre con me, perché era capace di catalizzare l'energia positiva.

La settimana successiva  ricevetti ancora  la proposta, ma feci un  po' di resistenza, perché non mi ero sentita a mio agio durante quell'esperienza. Ci andai comunque. Però ero agitata mentre la mia collega mi poneva addosso le mani. Avevo anche una strana sensazione di freddo. «Sai, con il reiki si vanno a toccare le ferite del passato» mi disse «e magari il tuo corpo reagisce così proprio perché in te ci sono dei problemi più profondi. Io ho una amica fidata che fa la psicologa. Potrebbe valere la pena di farti una chiacchierata con lei.» E mi diede il numero di telefono.


Nel vortice della psicoterapia

• lunedì seguente chiamai e mi rispose una voce dolcissima, che trasmetteva una calma indicibile. Le chiesi un appuntamento e me lo fissò per le tre di pomeriggio del mercoledì seguente. Entrai in un palazzo lussuosissimo, in una delle vie principali della città. Sul citofono non c'era alcun nome, soltanto il numero dell'interno che lei mi aveva indicato. Ho preso l'ascensore e poi ha aperto direttamente lei: una donna, intrigante e tenebrosa, che mi accolse con grande amabilità. Nel suo studio, illuminato in maniera molto soft, c'erano soltanto due poltrone e un divano sul quale ci si poteva stendere.

Per il primo mese abbiamo avuto un incontro ogni mercoledì, guardandoci in faccia, sedute sulle poltrone. Durava esattamente cinquanta minuti e, allo scoccare del tempo, lei mi diceva: «È finito» e mi dava appuntamento per la volta successiva. Parlavo quasi sempre io: le raccontavo che cosa avevo fatto durante la settimana, quali difficoltà avevo avuto, facevo dei cenni riguardo al mio passato. Lei, molto di rado, mi chiedeva di approfondire qualcosa, o di spiegarle meglio un passaggio del mio racconto. La sua voce non cambiava mai di tono, era sempre pacata e ferma: e questo mi dava tanta sicurezza.

Alla fine del quarto incontro mi disse che tendevo a scappare e non mi mostravo disponibile a scendere in profondità: «Per comprendere il senso di tante ferite,

anche inconsce, che non ci ricordiamo più, è importante raggiungere la piena consapevolezza del passato. Pensaci, ma forse è giunto il momento in cui tu ti prenda davvero cura di te stessa. Credo sia opportuna una terapia più mirata e continuativa. Se deciderai in tal senso, sarà anche il caso di cambiare posto di lavoro, in modo da avere tempo per le sedute qui e per gli esercizi che ti farò fare per conto tuo».

Con questo discorsetto semplice semplice, mi lanciò il messaggio che, se non fossi andata a fondo nella terapia, sarei stata spacciata, perché avevo un mare di problemi. Io le dissi della mia difficoltà ad accettare una terapia psicanalitica, a causa degli strascichi del precedente intervento dello psichiatra. E poi fui molto franca nel dirle che, senza il mio lavoro, non avrei avuto di che pagarla (anche qui, ogni volta se ne andavano cinquantamila lire). Lei mi tranquillizzò, spiegandomi che aveva molte conoscenze e mi avrebbe trovato un altro posto ancor più soddisfacente di quello che avevo.

Ci pensai per una settimana e alla fine decisi di accettare la sua proposta, perché con lei stavo bene e sentivo di ricevere la calma di cui avevo bisogno. All'inizio della seduta glielo comunicai e lei mi stupì dicendomi che già si era data da fare e mi aveva trovato un posto da chef in un ristorante di alto livello, nel quale non avrei avuto problemi a gestire i miei orari. A partire da questo quinto incontro, la Dottoressa cambiò metodo e mi disse di stendermi sul divano, mentre lei si sedette alle mie spalle. Io mostrai un certo disagio a parlarle senza vederla in faccia, ma lei mi invitò ad andare avanti: «Di' quello che ti senti di raccontarmi, e se non ti viene niente va bene lo stesso».

Alla fine del pomeriggio mi recai dal titolare del ristorante ed effettivamente mi resi conto che mi offriva un ottimo stipendio e la massima disponibilità negli orari. Presi servizio pochi giorni dopo, una volta chiuso il rapporto con l'altra azienda. In cucina eravamo tre chef, più alcuni aiutanti, e a me fu affidata la gestione degli antipasti. La domenica e il lunedì il locale era chiuso (non casualmente, come scoprirò in seguito) e, pur lavorando molto nell'arco della giornata, riuscivo a destreggiarmi per rispettare gli impegni presi con la Dottoressa. In effetti, potevo fare quello che volevo: il principale sgridava tutti, mentre io ero trattata con i guanti di velluto. Dalla volta successiva ho cominciato a fare terapia con la Dottoressa ogni lunedì e venerdì. Mi sentivo più tranquilla.

Cominciavo sempre parlando del lavoro e di ciò che in generale provavo. Lei poi mi stimolava, per esempio interrompendomi all'improvviso: «Che cosa ti viene da pensare in questo preciso momento?».

Dopo qualche altra seduta ha cominciato a calcare sulle questioni sessuali. Mi ha chiesto se avevo avuto rapporti e le ho raccontato delle mie varie storie e di quello che mi era accaduto con Luca. Un suo preciso interesse era relativo al piacere sessuale: «In che modo lo hai provato? Il piacere è una cosa bella!».

Spingeva molto anche sulle relazioni omosessuali, riguardo alle quali le dicevo che non mi sentivo portata. E lei reagiva: «Ma chi te l'ha detto? Dentro di noi c'è una parte maschile e una femminile. D'accordo che noi donne dobbiamo valorizzare la nostra parte femminile, ma anche non tarpare quella maschile è molto importante».


Si comincia con l'ipnosi

Dopo un mese la Dottoressa ha affermato che, quando trattavamo il tema della sessualità, mostravo difficoltà ad aprirmi. Per esempio lei mi parlava dell'accetta- zione del corpo e mi poneva delle domande specifiche e intime: «Ma tu ti tocchi? Ti rimiri nuda allo specchio?». Io le spiegavo: «Guarda che non ho bisogno di toccarmi, e nemmeno di guardarmi nuda allo specchio». Allora insisteva: «No, è invece importante che tu conosca bene il tuo corpo, che tu senta le emozioni dei tuoi organi genitali».

Mi dava proprio degli esercizi da fare a casa e la volta successiva mi chiedeva se li avevo fatti o no. Per un periodo le ho detto che non ci riuscivo, così a un certo mi disse di farli davanti a lei. Così io mi denudavo ed eseguivo quello che mi diceva, accarezzandomi e guardandomi allo specchio con lei di fianco.

A pensarci oggi, mi sembra assurdo tutto ciò che sto raccontando, ma all'epoca sentivo soltanto il bisogno sempre maggiore della sua compagnia, della sua presenza, del suo consiglio. Aveva davvero un modo di fare che mi dava sicurezza. Ciò che mi comunicava era: «Se vuoi guarire dal dolore che hai, questa è la via». E io non facevo altro che agire in modo consequenziale, dando compimento a qualsiasi sua indicazione, per quanto assurda o aberrante fosse. D'altra parte lei si mostrava costantemente disponibile. Io avevo il divieto di telefonarle, ma lei mi chiamava abbastanza spesso da farmi sentire accolta e accettata.

Se, in quelle prime quattro sedute, allo scadere del cinquantesimo minuto si alzava e mi salutava, in seguito l'orario si dilatò sempre di più. E anche se arrivavo al lavoro in ritardo di un'ora, il principale non mi chiedeva nemmeno dov'ero stata. Probabilmente lei lo avvisava mentre stavo facendo il tragitto dallo studio al ristorante. Via via abbiamo anche cominciato a uscire insieme. Che ne sapevo, allora, che per uno psicanalista non è deontologicamente corretto mantenere un legame al di fuori della seduta?

Dal punto di vista fisico, la Dottoressa non era bella di volto. Quello che mi colpiva era la sua intelligenza e la sua calma. Mi piaceva quando riusciva a capire ciò che io pensavo senza che glielo dicessi. Mi piaceva la dimensione di mistero che aveva creato intorno a lei. Lei sapeva tutto di me e anche a me sarebbe piaciuto sapere tutto di lei. Però vigeva la regola che non avrei

mai dovuto farle domande sulla sua vita privata. In più non dovevo parlare con nessuno di lei e della terapia che stavamo facendo. Tutto questo pian pi- ano mi fece allontanare da ogni altra amicizia. Anche la persona che mi aveva dato il telefono della Dottoressa non l'ho mai più vista né sentita, e ancora adesso non riesco a ricordarne il cognome, come se avessi rimosso ogni cosa.

Nell'autunno del 1994 eravamo arrivati a tre sedute; ogni settimana, il lunedì, il mercoledì e il venerdì. E nel frattempo aveva anche cominciato a sottopormi all'ipnosi, con la motivazione che questa poteva essere la soluzione per le mie difficoltà di andare a fondo nell'inconscio. Agli inizi ho trovato fastidiosa questa ipnosi, perché io desidero avere sempre il controllo della situazione. Lì invece a un certo punto mi risvegliavo e mi sentivo chiedere: «Come stai?». Così mi rendevo conto che era già finito il tempo. E quando le domandavo: «Com'è andata?» lei rispondeva soltanto: «Molto bene». Questo era tutto.

La seconda volta infatti ho obiettato, dicendole che non mi piaceva così. E lei di rimando: «Non devi preoccuparti, è soltanto uno strumento. Vedi, io prende appunti sulle cose che dici. Mi serve per rifletterci sopra anche quando tu non sei qui. Sto lavorando con tuo inconscio, quindi tu non ti preoccupare, fidati». Talvolta mi accorgevo che nell'ipnosi riusciva a tirare fuori ricordi dei quali non avevo consapevolezza. Capitava per esempio che da sveglia mi facesse una domanda cui non sapevo rispondere. Allora iniziava a lavorare nuovamente con l'ipnosi. In pratica siamo arrivati al punto che praticamente tre quarti delle sedute erano sotto ipnosi, mentre il colloquio era riservato soltanto agli ultimi minuti.

OPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"

 


Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita

4-II-1968 Gesù viene a te col suo Amore. Amore di Sacerdote. Vai dai miei Sacerdoti: reca loro i miei Messaggi d'Amore; ricolma le loro mani delle mie parole: sono nella Grazia, nella mia Grazia. Mi cerchino, mi scoprano in questi messaggi, nell'Amore vivo che lo voglio portare in mezzo a loro, in mezzo alle anime. Vai da d. B., e nelle sue mani deponi i miei ultimi dettati. In lui Io opererò con la mia Grazia perché la verità sia manifesta anche a lui, e mi riceva anche attraverso gli scritti. Egli è un sentiero della mia Via, scelto dal Padre mio per il quale la "mia parola" deve passare, diffondersi, estendersi. Prepara i "copiati" anche per lui, e Io, Gesù, ti benedico nell'atto stesso che ti disponi a scrivere per Me poiché tu sei nell'obbedienza. Sì, parlerà a lui direttamente, e tu in umiltà scrivi. Don B. Giov., sono Io che ti scrivo, sono Gesù. Dammi fiducia ed Io mi rivelerà a te. Voglio che tu inizi a Sampierdarena la mia Opera d'Amore fra le anime dei Sacerdoti; voglio che tu faccia conoscere i miei messaggi d'Amore ai tuoi Confratelli; voglio che anche loro portino Me, per trasformarvi in Me. Voglio che la mia Lega d'anime si irrobustisca, voglio che diventi grande e che superi i confini dell'Italia, voglio che si formi in terre di missione, e là, ove il mio amato Giovanni Bosco ha fondato le sue opere, là ove Io in lui ho stabilito il regno dell'Amore. Devono pertanto prepararsi molti giovani, molti Sacerdoti che portino, aggiungano all'Amore mio, donato nel mondo per mezzo di Giovanni Bosco, altro Amore, altro Dono, che vi aiuterà ad assumere me, a diventare Me. Io, Gesù Eucarestia, per mezzo vostro desidero raggiungere le mie Anime nel mondo, comunicare con le anime; Io ho scelto un altro Tempio: abitazioni, strade, ovunque voi andate. Io ho scelto altri Tabernacoli; non in muratura, ma vivi: voi! Questo "dono" deve essere conosciuto dai miei amati Sacerdoti, dai Salesiani per primi, e la mia Lega crescerà con voi; e voi con altre anime, voi con la gioventù, fondete le vostre anime nel Fuoco dell'Amore mio perché la mia Lega sia forte, sana, gloriosa. D. B. Giov., Gesù ti ha chiamato: ascoltalo. D. B. Giov., Io ti ho chiamato alla mia Opera: lavora, lavora fra i Sacerdoti, lavora fra i giovani. Nella Luce dello Spirito Santo, medita queste parole: sono mie, del Divin Maestro, del Sacerdote Eterno. Io ti farò intendere di più di quanto Io faccia scrivere. Nel fervente dono di Amore Io a te e Tu a Me, Io sto rivivendo in te, ed è per te ch'Io voglio rivelarmi agli altri Sacerdoti. A te la stessa amissione affidata a Padre G. Cerca l'assistenza Materna della Madre mia: Maria Ausiliatrice. Cerca in queste parole per te quell'Amore intimo e segreto ch'Io dono a te; cercami nella Verità, perché questi messaggi d'amore sono verità. Sono Me, sono Gesù. Per tutti i Salesiani, il loro Fondatore, S. Giovanni Bosco, sarà, dal luogo ove è nella Gloria mia, Padre amorevole, protettore conforto, sostegno. Sì, anche D. Bosco vuole ritornare a vivere fra voi, attraverso la mia Opera d'Amore. Sì, D. Bosco ritorna in voi perché Gesù vuole rinnovare in voi la sua vita, il suo amore, il suo Sacerdozio, tutto se stesso. Io in voi, e voi in Me, per donare "frutti" al Padre mio, per salvare le anime, per morire per le anime. Io, Gesù, vostra Vita, vostra Via, vostra Verità: a voi amati Sacerdoti; a voi tutto e sempre Me.


PREGHIERA DI LIBERAZIONE DELLA CASA DI SAN CIPRIANO

 


Per liberare le case infestate da cattive presenze 


Signore Gesù Cristo, Dio nostro “o unico beato Sovrano, Re dei re e Signore dei signori, il  solo che possiede l'immortalità che abita una luce inaccessibile” (1Tim 6, 15-16), Tu che un  tempo non riconoscevo ma a cui anzi mi opponevo e che invece si è degnato che, là dove  un tempo abbondava il peccato, abbia poi sovrabbondato la grazia, io adesso ti invoco,  indegno tuo servo Cipriano. 

Io, o Signore, con la complicità dell'avversario, per un improvviso capriccio cambiavo  l'estate in inverno e l'opposto, trattenevo le nubi e non pioveva, rendevo sterile la terra e  non dava i suoi frutti, le viti non si sviluppavano, gli orti non davano le verdure, gli alberi  non fruttificavano, i mulini non giravano, le botteghe artigiane non lavoravano, i fiumi  non scorrevano, le navi non potevano navigare, i greggi non davano latte, gli animali non  concepivano, gli uomini non potevano unirsi alle loro donne, le madri non potevano  allattare, i pescatori non potevano pescare, chiamando come miei aiutanti le forze del  maligno e compiendo ogni altra opera cattiva che non si può enumerare. 

O Dio e Signore misericordioso ti prego, io bisognoso di misericordia da Te, schiaccia tutte  le potenze avversarie da ogni luogo del tuo dominio, allontana le opere di magia, sciogli e  fai sparire le malizie dei demoni, allontana, punisci e fai fuggire tutte le schiere delle  tenebre, tutte le opere compiute dalle forze sataniche sia esterne che interne e liberaci da  tutto quello che viene smosso dalla loro natura in maniera occulta e cioè che le nubi  donino la loro rugiada sulla terra, la terra dia i suoi frutti al tempo opportuno, le vigne si  riempiano di rami fruttuosi, gli orti diano le loro verdure, gli alberi e i boschi diano i loro  frutti, i mulini e le navi si muovano liberamente, i greggi e gli armenti diano latte e senza  ostacolo partoriscano, le api donino il miele e i bachi producano la seta, e anche ogni  donna partorisca con facilità e ogni pescatore, apicoltore, artigiano e scienziato, mercante,  padrone o operaio e tutti gli uomini compiano con libertà le loro opere. 

Dunque, Signore Sabaoth, ascolta me tuo servo che ti prego e guarisci questa creatura e  libera questa casa da ogni agitazione e da ogni malattia, da ogni fattura e magia, da ogni  maleficio e incantesimo, da ogni malocchio e calunnia, negligenza o pigrizia, da ogni  imprudenza, debolezza e disperazione, da ogni ingiustizia, errore e inganno, da ogni  ostacolo e difficoltà, da ogni invidia e crudeltà, da ogni golosità e intemperanza, da ogni  superbia e arroganza, da ogni maledizione e anatema, da ogni forza proveniente dalla  cattiveria dell'antico dragone. 

Sii attento, Signore e creatore di tutte le cose, ti imploro io tuo servo [nome di chi legge con  fede questa preghiera], liberami e salvami con tutta la mia casa da ogni malattia, da ogni  tempo cattivo, da ogni demonio e potenza avversaria, per la grazia e il tuo amore  incommensurabile verso gli uomini; e se per caso ha uno spirito di cattiveria oppure è  legato da magia, da ogni maleficio e incantesimo, da ogni invidia e calunnia, malocchio,  maledizione o anatema, da scomunica e ogni ingiuria o altra azione malvagia e da tutte le  conseguenze operate su di lui dall'odio di persone malvagie si dissolvano, si cancellino,  siano sradicate, gettate via e svaniscano come fumo e siano scacciate via tutte le opere di  magia da ogni luogo, sia che siano nascoste sulla terra o nel mare o sopra o sotto qualche porta o nel cortile o nella casa di lui, o nel pozzo o in una tomba e in qualsiasi altro luogo  che tu solo conosci. 

Con la tua potenza che sostiene tutte le cose allontana, o Signore, dal tuo servo (nome) e  da tutta la sua casa, tutte le attività dell'autore di ogni cattiveria, sia che siano incise o  scritte su pelle di animale, sul ferro, sulla pietra, su legno o su un biglietto, con l'inchiostro  o con il sangue di uomo o di animale, con uno stilo o con un calamo o con una poltiglia o  con qualsiasi altra sostanza. 

Sì, Signore, fai scomparire tutte le opere demoniache sia che siano fabbricate con oro, con  argento o con qualsiasi altro metallo, o, con le ossa e con le unghie umane o di animali, di  uccelli sia viventi che morti, sia che provengano dalla terra o da una tomba, sia che siano  state confezionate con un chiodo o con un ago o un piolo, che siano state legate con un  capello, un cotone o con seta e lino o con canapa oppure con un gozzo o con una corda e  con qualche altro vegetale, oppure sono state fatte con il gorgoglio dell'acqua e con il legno  incavato o in altra maniera, che tu o Signore, come conoscitore di tutte le cose, conosci  meglio di tutti. 

Libera o Signore, per il tuo nome santo, del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, per la  potenza della tua preziosissima Croce, datrice di vita e ridona la vita all'anima oppressa  del tuo servo N. e la tua destra sia per lui e per tutta la sua casa protezione e aiuto e  portatrice in tutto di felicità e gioia, perché Tu sei benedetto in ogni tempo, ora e sempre,  nei secoli dei secoli. 

Amen. 

Sorga il Signore e si disperdano i suoi nemici e fuggano davanti al suo volto tutti quelli che  si oppongono a Lui. Siano schiacciate sotto il segno della venerabile Croce Tua tutte le  forze avversarie, per le preghiere di tutti i Santi e della Madre di Dio, dacci la tua pace ed  abbi pietà di noi, tu che sei l'unico misericordioso.

Don Leonardo Maria Pompei 

Sgridatelo nel mio nome quando viene a tormentarvi, figli Miei, e non ascoltatelo per timore che pianti semi di dubbio nei vostri cuori.

 


Rimproveralo

Figli miei, il nemico viene in questo tempo della fine per tormentarvi per la vostra salvezza. Vuole che tu perda la fede che sei salvato e che finisca i tuoi giorni nel dubbio. Sa che è per fede che sei salvato. 

   Sgridatelo nel mio nome quando viene a tormentarvi, figli Miei, e non ascoltatelo per timore che pianti semi di dubbio nei vostri cuori.

   La mia parola ti dice come sei salvato. Cercalo.


Efesini 2: 8-9

 Poiché per grazia siete salvati mediante la fede; e quello non di voi stessi: è il dono di Dio:

 Non delle opere, perché nessuno se ne vanti.

1 Pietro 5: 8

 Sii sobrio, sii vigile; perché il tuo avversario, il diavolo, come un leone ruggente, va in giro cercando chi possa divorare:

Glynda Lomax

Due notevoli esempi di neo-modernisti “riabilitati”

 


La Battaglia  Finale del Diavolo


Esaminiamo due tra questi “nuovi” teologi che furono lasciati  liberi di portare il loro lavoro di distruzione all’interno della Chiesa:  Dominique Chenu ed Hans Küng. 

Chenu fu uno strenuo difensore della Nuova Teologia, resa famosa da  Henri de Lubac, che era già stato condannato per le sue idee progressiste  nel 1942, sotto Papa Pio XII.137 Il suo libro Une ecole de theologie fu posto  nella lista dei libri proibiti, ed egli perse il proprio rettorato al Collegio  Dominicano di Le Saulchoir.138 Padre David Greenstock nel Tomista del  1950, scrisse contro la Nuova Teologia di Chenu e de Lubac, spiegando  i rischi del loro sistema teologico e la ragione della loro doverosa  condanna. Greenstock mise in evidenza che i partigiani della Nuova  Teologia rigettavano la filosofia Aristotelico-Tomistica in favore di  filosofie moderne. Questi, infatti, lo ritenevano un passo da compiere  per poter piacere all’“uomo moderno”, il quale trova la filosofia  Tomistica “irrilevante”. In questo modo, tuttavia, la teologia Cattolica  veniva privata delle sue solide fondamenta filosofiche e spostata invece  sulle mutevoli basi delle correnti filosofiche del ventesimo secolo, molte  delle quali fondate sull’ateismo e sull’agnosticismo. 

Chenu negava il concetto di immutabilità della dottrina Cattolica,  affermando che la fonte di tutta la teologia non risiede nel dogma  immutabile bensì nella linfa vitale139 della Chiesa e dei suoi fedeli,  che non possono essere separati dalla storia. Così, come afferma  Greenstock, Chenu riteneva sostanzialmente che la “teologia è la vita  dei membri della Chiesa, piuttosto che una serie di conclusioni tratte  da dati rivelati grazie all’ausilio della ragione” – un principio sfuggente,  impreciso ed errato. Come risultato, Chenu sosteneva che la religione  potesse cambiare a seconda dei tempi, e si auspicava che lo facesse, col  passare del tempo, assecondando le varie circostanze.

Greenstock spiegò che i partigiani di questa Nuova Teologia erano  entrambi eterodossi ed ingannevoli. “Il concetto fondamentale su cui  si basano i promotori di questo nuovo movimento,” scrive Greenstock,  “è che la teologia, per sopravvivere, deve cambiare al passo dei tempi.  Allo stesso modo, essi sono assai cauti nel ripetere tutte le proposizioni  fondamentali della teologia tradizionale, quasi come se non vi fosse  l’intenzione di attaccarle. Questo è vero in special modo per certi autori  come de Lubac, Daniélou, Rahner, ... tutti i quali sono indubbiamente  al centro di questo movimento”.140

Il grande teologo Dominicano Padre Reginald Garrigou-Lagrange, autore del famoso saggio “Dove ci sta portando la Nuova Teologia?”141  del 1946, dimostrò che i sostenitori della Nuova Teologia (Blondel,  de Lubac, Chenu) avevano completamente corrotto il concetto stesso  di immutabilità della Verità. Così, commentava Lagrange, la Nuova  Teologia può portare verso un’unica direzione: direttamente al  Modernismo.

Mentre avveniva tutto questo, Chenu e de Lubac ricevevano  protezione ed incoraggiamento dietro le quinte, da parte del Cardinale  Suhard, Arcivescovo di Parigi. Suhard disse a Chenu di non preoccuparsi,  perché “in venti anni, tutti nella Chiesa parleranno come Lei”. Come  possiamo vedere, il cardinale predisse accuratamente l’invasione del  pensiero neo-modernista all’interno della Chiesa. La maggior parte dei  prelati di oggi parlano come Chenu. Nei primi anni ’60, Padre Chenu  era uno dei tanti teologi radicali invitati al Vaticano II da Papa Giovanni  XXIII. Alla fine, grazie all’orientamento progressista del Concilio, Padre  Chenu vide molte delle sue teorie, precedentemente condannate,  considerate come parte integrante dei nuovi insegnamenti del Vaticano  II, specialmente all’interno nella Gaudium et Spes. Chenu affermò con  gioia che i punti per i quali il suo lavoro era stato condannato nel 1942,  erano gli stessi che venivano ora sostenuti dai membri della gerarchia,  in nome del Concilio.142

Per quanto riguarda Hans Küng, questo “luminare” del periodo  post-conciliare lavorò a stretto contatto con altri radicali del Concilio,  come Congar, Ratzinger, Rahner e Schillebeeckx. Nel 1970 tuttavia,  poiché Küng era andato “troppo in là”, venne censurato dal Vaticano  per alcune sue opinioni eretiche, tra le quali: il rifiuto dell’infallibilità  della Chiesa, il principio che i vescovi non ricevono la loro autorità da  Cristo, l’idea che ogni persona battezzata abbia il potere di impartire  la Santa Eucaristia, la negazione della “Consustanzialità” di Cristo  con il Padre, oltre a ripetuti attacchi ad alcune dottrine (non meglio  specificate) riguardanti la Vergine Maria.143

Va fatto notare che queste erano solo alcune delle opinioni eretiche  di Küng, ma furono le uniche menzionate nel documento del Vaticano.  Così, a tutti gli effetti, il Vaticano lasciò inalterate le altre posizioni  eretiche tenute da Küng. Ad esempio, in uno dei suoi libri più famosi,  intitolato Essere un Cristiano, Hans Küng riuscì a:

•  Negare la divinità di Cristo (p. 130)

•  Trascurare i miracoli del Vangelo (p. 233)

•  Negare la resurrezione del corpo di Gesù (p. 350)

•  Negare che Cristo abbia fondato una Chiesa istituzionale (p. 109)

•  Negare che la Messa sia la ripresentazione del Calvario (p. 323).144

Küng non ha mai ritrattato queste sue affermazioni eretiche ed  eterodosse. Anzi, ha pubblicamente chiesto alla Chiesa di rivedere  i propri insegnamenti sull’infallibilità papale, sul controllo delle  nascite, sull’obbligo del celibato per i sacerdoti e l’accesso delle  donne al sacerdozio. Malgrado il suo palese rifiuto ad accettare gli  insegnamenti della Chiesa, l’unica punizione che il Vaticano abbia  mai inflitto a Küng è stata quella di “non permettergli” di fregiarsi del  titolo di teologo Cattolico, impedendogli pertanto d’insegnare teologia  in un’università Cattolica. Questa “punizione” è stata prontamente  aggirata dall’università di Tübingen, dove lavorava Küng, che assunse  quest’ultimo come professore ordinario, ristrutturando parte dei propri  corsi affinché Küng, ormai considerato una celebrità, potesse continuare  ad insegnare in quella parte dell’università che era stata trasformata nel  frattempo in una scuola “laica”.

Nel frattempo, il Vaticano non ha mai condannato Küng in quanto  eretico, né lo ha mai scomunicato (come prevede il diritto canonico);  inoltre, non ha mai ordinato che i suoi libri vengano rimossi dalle  biblioteche dei seminari e delle università Cattoliche (se ne possono  trovare in abbondanza), non gli ha mai impedito di tenere conferenze  in istituzioni Cattoliche, non lo ha mai ostacolato dal pubblicare articoli  sul Concilium ed altre pubblicazioni “cattoliche” progressiste. Padre  Hans Küng non è nemmeno sospeso. Al contrario, a tutt’oggi Küng  rimane un sacerdote di buona reputazione della diocesi di Basilea, con  nessun’altra sanzione canonica che penda su di lui.

Questo vuol dire che attualmente viene concesso di celebrare la  Messa in pubblico, di predicare e di impartire la confessione ad un  sacerdote che continua a rigurgitare le proprie posizioni eretiche su  chiunque sia in grado di raggiungere. La Congregazione per il Clero,  sotto la guida del Cardinale Castrillón Hoyos, lo lascia impunito. Quindi,  malgrado la flebile “condanna” del Vaticano, Küng continua ad avere  accesso a tutta una serie di “canali” privilegiati ed assai influenti, grazie  ai quali può tuttora diffondere la sua dottrina velenosa all’interno della  Chiesa. È stato affermato che i “successi teologici” di Küng, sulla natura  della Chiesa, costituiscano effettivamente la “base teologica” che ha  reso possibile l’Accordo “Luterano-Cattolico” del 1999.

Inoltre, nel 1998, l’allora Segretario di Stato del Vaticano Cardinale  Sodano, all’epoca il più potente Cardinale della Chiesa, elogiò  pubblicamente Küng in un discorso tenuto al Laterano, durante il  quale lodò Küng per le “belle pagine dedicate al mistero Cristiano”.145  Il Cardinale Sodano lo chiamò “il teologo tedesco”, anche se Küng non  potrebbe fregiarsi di tale titolo. (Si tratta dello stesso Cardinale Angelo  Sodano che era, ed è tuttora, dietro alla persecuzione ancora in atto  contro Padre Nicholas Gruner ed il suo apostolato di Fatima, come  vedremo più avanti.)

La condanna che il Vaticano impose nel 1942 a Chenu fu assai  più severa di quella che venne data a Küng. Ma Chenu non soltanto  sopravvisse a tale condanna, ma divenne addirittura un “faro” della  Chiesa Conciliare, senza aver mai dovuto cambiare le proprie idee  errate. La stessa cosa vale per Rahner, Congar, de Lubac e Von Balthasar,  tutti teologicamente sospetti prima del Concilio, ma che acquisirono  grande prestigio dopo di esso, malgrado non abbiano mai rigettato una  sola delle loro opinioni eterodosse. Anche le persone come Küng sanno  che qualsiasi (mite) condanna potranno mai ricevere, essa costituirà per  loro solo un piccolo fastidio momentaneo, un contrattempo, una sorte  che tocca a tutti i veri “profeti”. Così come Chenu vide infine trionfare  le sue idee eretiche grazie ad un Concilio rivoluzionario, allo stesso  modo Küng può ben sperare che i suoi errori, in un futuro prossimo,  diventino de facto la “corrente dominante” del Cattolicesimo, malgrado  essi non provengano dall’insegnamento dell’autentico Magistero, che  non legherebbe mai la Chiesa a simili errori.

Padre Paul Kramer

COVID, LETTERA DELLA MAESTRA CHE LASCIA LA SCUOLA: DA BRIVIDO!

 


dal sito del dott. Stefano Montanari, 


Maestra, addio.

Pubblico così come mi è arrivata la lettera della maestra Rossella Ortolani e non la commento.

A che servirebbe?

La sola cosa che posso dire è che non è questo il finale che mi aspettavo della mia vita.

Oggi abbiamo passato 2 ore in collegio plenario a cercare di capire come ci si doveva comportare nel caso un bambino palesasse un mal di testa.

Oggi abbiamo scoperto cosa deve fare un referente Covid e che il bimbo che presenta stati lievemente febbrili sarà accompagnato da qualcuno, nella stanza Covid (che basterebbe chiamare infermeria ma se no non fa abbastanza paura) in attesa che venga la mamma a prenderlo e di corsa perché se non trovano nessuno dei familiari al telefono, qualcuno potrebbe chiamare direttamente il 118.

Abbiamo capito poi che dopo scattano tanti di quei controlli a tappeto che se ci va bene, forse, chiudono solo la classe del bimbo trovato positivo al Virus dei virus, altrimenti chiudono tutta la scuola, nel caso ce ne siano diversi.

Sappiamo che i bambini entreranno ed usciranno da scuola, in tempi diversi, da tre entrate anche lontane fra loro, in modo che chi ha più figli corra da una parte all’altra a portarli e a riprenderli…

Precisi percorsi segnati li vedranno tutti rigorosamente mascherati entrare in fila, distanziati e se i bimbi ritardano, possono entrare a scuola solo un’ora dopo.

Come alle superiori.

Anche i genitori saranno mascherati all’uscita da scuola: così le maestre dei bambini delle classi prime non riconosceranno mai i parenti dei loro alunni e contravverranno, in modo involontario, a tutte le norme per la sicurezza legate alla riconsegna dei bambini alle famiglie.

A mensa si faranno 3 turni: il primo 50 minuti dopo la fine della ricreazione, nonché della merenda del mattino e l’ultimo alle 14…comodissimo!

Cosa faranno in classe? Niente!

Non possono toccarsi, scambiarsi il pennarello, accumulare i libri uno sopra l’altro, alzarsi per giocare con i loro amichetti…fare gruppi di lavoro, aiutarsi a vicenda, abbracciare la maestra.

Niente giochi di classe, niente giochi da casa, niente quaderni in buchina, o fogli sotto il banco…tutto al millimetro è pianificato per tenerli fermi al banco buoni buoni,perché appena si alzano e si avvicinano a qualcuno… scatta l’urlo della maestra, alla quale, con uno specifico corso di aggiornamento è stato inculcato (senza se e senza ma) che deve fare rispettare tutte le regole, pena la responsabilità di un contagio.

In giardino niente contatto e una classe alla volta, in palestra niente giochi di contatto.

Alcune insegnanti dimenticatesi della didattica (che non interessa più a nessuno), si sono chieste: “Ma se la palla casca per terra mentre giocano a palla avvelenata e la prende un altro bambino che si fa: si deve disinfettare?”

Certo! Si ferma il gioco e ogni volta che la tocca qualcuno, la maestra, anziché fare l’arbitro, prende il disinfettante il cencetto e la disinfetta… sono stati geniali!

Sono riusciti a spegnere tutti i neuroni degli italiani, a staccare tutte le sinapsi a creare il buio nei circuiti elettrici dei nostri cervelli.

Hanno vinto!

Sono almeno 30 anni che stanno lavorando per questo e ce l’hanno fatta: elettroencefalogramma piatto!

Elettroencefalogramma piatto di medici, insegnanti, dirigenti, genitori, tutte le componenti della scuola stanno sobbollendo nel calderone delle paure, dei divieti, del pensiero unico, a fuoco sempre più alto…e non se ne sono neppure accorti!

Va bene così: dà un senso di sicurezza essere così disciplinati, inquadrati, regolamentati…oh questo governo è davvero serio!

Peccato che l’argomento principale sia: i bambini… allora non c’è che sperare che almeno loro gridino, urlino, cantino, saltino sui banchi, si abbraccino, si sbaciucchino, giochino ad acchiappino, al lego, ai puzzle, si scambino la merenda, e giochino a calcio… senza accorgersene… vivano…

Speriamo che almeno loro non si facciano irretire e scappino al controllo delle menti perverse che stanno tenendo sotto scacco il mondo.

Speriamo che almeno loro, in modo naturale… disobbediscano…tutti insieme, come quando il venerdì pomeriggio, stanchi di una settimana di schede da compilare, cominciano ad alzare la voce e davvero non li puoi fermare…sovrastano tutto e tutti…esprimono il loro disagio e nessuno può farli tacere.

Genitori!

Se avete cuore di mandarli a scuola in queste condizioni almeno insegnate loro quello che avreste dovuto fare voi: insegnategli a disubbidire…per tornare ad essere liberamente vivi.

Io nel frattempo lascio andare tutto come deve andare, e me ne vado: prendo aspettativa, ma non perché ho paura del Virus dei virus, non perché ho paura delle conseguenze di un errore di distanziamento, non perché ho paura dei bambini, no.

Io non voglio essere complice di questo delirio, io insegno per tutti e cinque gli anni di scuola dei miei alunni a NON AVER PAURA.

Perché la paura inibisce l’esperienza.

La paura restringe il campo visivo.

La paura chiude il cuore.

La paura separa.

La paura isola.

La paura fa ammalare corpo e anima.

La paura è buia!

E i bambini sono figli della luce!

Forse per questo li stanno incatenando ai banchi…

E allora cari bimbi miei,

quando questa grande ombra oscura se ne sarà andata e la giustizia avrà portato alla luce le sue nefandezze, io tornerò ad insegnare come ho sempre fatto.

Ora miei cari piccoli non riesco a farlo perché è stato impedito il mio diritto d’insegnare e non posso oppormi se non andandomene.

Perdonatemi.

Con amore, la vostra maestra Rossella Ortolani

Fonte: marcotosatti.com/…era-di-una-maestra-e-il-covid/