giovedì 29 luglio 2021

CHIAMAMI PADRE

 


DIO, IL PADRE DEI POVERI E DEI SOFFERENTI


GIOBBE E TOBIA


La Bibbia, che nel suo insieme è stata definita "un grande libro sulla sofferenza", già nell'Antico Testamento presenta molte descrizioni impressionanti di vicende, situazioni e persone immerse nelle sofferenze più varie e sconvolgenti.

Due casi-limite molto significativi: Giobbe e Tobia.~ Giobbe è un uomo giusto che soffre atrocemente. Senza sua colpa, perde i figli e tutti i suoi beni; e infine viene colpito egli stesso da una grave e ripugnante malattia.

Gli amici lo ritengono colpevole. Ai loro occhi, la sofferenza può avere un solo senso: è una giusta pena per i suoi peccati!

Interviene Dio, ma non dà la soluzione del problema. Solo afferma che l'uomo non ha diritto di chiedergli il perché dei mali che lo colpiscono.

Giobbe accetta con umiltà, ovviamente senza capire. Riesce a capire che deve accettare le sue sofferenze e che non può pretendere di avere una risposta definitiva.

Tobia, in forma più semplice, propone lo stesso tema. Egli è divenuto cieco, e la moglie gli dice: "dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue opere buone? Ecco... lo si vede bene da come ti sei ridotto!".

Più oltre però si dice che, appunto perché era giusto, era necessario che subisse una grande prova!

Non c'è dunque ancora una chiara rivelazione sul perché della sofferenza, e di una sua ricompensa nella vita futura.

Nei Salmi si susseguono considerazioni diverse e alterne, ma in essi già si accentua la certezza:

- che la sorte del giusto sarà diversa da quella del malvagio,

  - che è meglio soffrire con Dio che contro di Lui,

- che un giorno Dio "potrà riscattare il giusto e strapparlo dalla mano della morte" (cf. Salì; 49, 15-16; 53; 37; 73). La prima luce del Nuovo Testamento non è lontana!


IN GESÙ LA SOFFERENZA È VINTA DALL'AMORE


È con Gesù che il mistero viene ad assumere una sua luce piena e convincente.

È Lui a rivelarci l'infinito amore del Padre che proprio nella sofferenza e attraverso la sofferenza, realizza i suoi progetti.

Seguiamo Gesù nel suo incontro col mondo della sofferenza.


1. Gesù è sempre circondato da sofferenti e da malati.

Matteo: «Gesù andava intorno per tutta la Galilea... predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità del popolo» (Mt 4, 23). Luca: «Tutta la folla cercava di toccarlo perché usciva da lui una forza che sanava tutti»; «Al calar del sole tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva» (Le 6, 19; 4,40).

Dunque: un mondo di malati circonda ovunque Gesù. Sono tanti e non danno tregua: lebbrosi, paralitici, zoppi, idropici, ciechi, sordi, muti, storpi, indemoniati... Malati nel corpo e nello spirito.

Sono insistenti, petulanti, ossessivi. Non lasciano in pace Gesù. Ciascuno vuole poterlo avere per sé, per interessarlo al suo particolare problema.

2. Come si comporta con essi?

-       Con un grande senso di pietà e di compassione;

-          con atteggiamento di simpatia, e non di rifiuto;

-          con un trattamento uguale per tutti, senza distinzioni;

-          con un tocco personale di amore, che si traduceva in gesti di tenerezza;

-       a volte, con interventi straordinari miracolosi.


Mai reazioni nervose, mai parole meno che dolci e gradevoli; mai processi alle intenzioni, mai ricerche di colpe e responsabilità...; ma per tutti: interessamento, rispetto, disponibilità.

A Pietro che domanda: «chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?», Gesù, con una risposta che preclude la via a ogni discussione, risponde: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio» (Gv 9, 2-3).


3. A volte compie miracoli.

E perché non sempre e per tutti?

Evidentemente perché non era questo lo scopo della sua missione! I veri miracoli compiuti, (pochi in confronto alle richieste!) non sono direttamente finalizzati soltanto a guarire qualche malato, anche per questo, ma soprattutto per dare autorevolezza e sostegno alla sua Persona e al suo messaggio.

Attraverso i miracoli Gesù vuol dimostrare di essere venuto per salvare gli uomini e non per guarirli dai loro malanni.

Gesù si presenta come il Salvatore dell'uomo: dell'uomo tutto intero, anima e corpo, dell'uomo bisognoso di essere liberato dal peccato e di essere reso partecipe della vita divina; dell'uomo destinato alla vita eterna.

La salute fisica può entrare nel piano della salvezza globale dell'uomo, ma resta un aspetto limitato e transitorio.

Ecco perché


4. a tutti, indistintamente, dà una "cura su misura Ed è la cura dello spirito.

L'espressione "li curava tutti" va presa quindi in senso spirituale e morale: una cura su misura per tutti e per ciascuno, comunicata attraverso quel tocco personale rivolto alla persona che lo cercava.

Una cura che aiutava il sofferente a comprendere il significato e il valore del dolore e a sollevarlo nel suo arduo compito di portare la croce.

Una cura che doveva aiutare il malato ad accogliere e a valorizzare il suo dono: quello appunto del soffrire!

SOTTO LA GUIDA DELLO SPIRITO

 


La gioia

Qui ritorna la domanda: dobbiamo allora rinunciare alla gioia per seguire Gesù? E, se sì, in quale misura? Oppure, al contrario: la penitenza e la mortificazione non significano forse percorrere la via di Gesù per raggiungere la gioia perfetta, la gioia in pienezza (cf. Gv 15,11)? Come esiste un amore spinto all'estremo, che passa per la morte di Gesù (cf. Gv 13,1), non potrebbe esserci una gioia spinta all'estremo, attraverso questa stessa morte e resurrezione? Prima di andare oltre, sottolineiamo un attimo che la gioia autentica non è innanzitutto un sentimento di esaltazione. Non bisogna confondere la gioia con le sue diverse espressioni ai vari livelli: c'è il piacere, il benessere, la gioia intellettuale e artistica, la soddisfazione per il lavoro ben fatto o per l'impresa realizzata; ci sono soprattutto le innumerevoli gioie dei rapporti umani, compresa la gioia dell'amore, che deve accompagnare l'uomo durante tutta la sua vita. Eppure tutte queste esperienze sono solo forme esteriori della gioia. Più queste forme sono importanti, più hanno radici profonde; la gioia autentica si trova a una grande profondità e dobbiamo scavare molto profondo in noi per permetterle di sgorgare. E senza dubbio il senso dell'espressione che usiamo abitualmente per esprimere una grande felicità: "Sono profondamente contento". Ecco perché ogni grande felicità è anche silenziosa: non può essere espressa, è indicibile, raramente affiora in superficie e saremmo incapaci di farne sfoggio. E’ proprio alla radice del nostro essere che siamo abitati dalla nostra gioia. La gioia è il terreno in cui ogni vita mette radice per essere in grado di esistere. Senza la gioia non potremmo vivere, o meglio, non potremmo sopravvivere. La gioia sgorga in modo particolare in occasione di momenti esistenziali eccezionali, quando ci è dato di fare esperienza della nostra realtà profonda, della bellezza o della vita. Pensiamo alla gioia che può procurare un'opera d'arte: A thing of beauty is a joy for ever (una cosa bella è una gioia per sempre). Nel godimento artistico sboccia la vera gioia, proprio perché, grazie all'arte, scopriamo meglio l'essere delle persone e delle cose e, in qualche misura, lo tocchiamo. E’ qualcosa che non possiamo osservare tramite la via normale dei sensi: la realtà profonda degli altri è normalmente qualcosa di inesprimibile, ma la gioia che proviamo al contatto di un essere è sempre il segno che ci è donata una profonda comunione con lui. Questa gioia è destinata a crescere nella misura in cui cresce l nostro essere, perché la gioia è la caratteristica di un essere vivente e in crescita, di un essere che si sviluppa verso un plusessere. La gioia è quindi sempre legata alla dinamica degli uomini e delle cose, possiede in sé un ritmo che, per il nostro sviluppo, è importante abbracciare. Inoltre la gioia che giace alla sorgente del nostro essere ci spinge sempre in avanti; il suo compito specifico è quello di farci crescere nell'essere. Solo la gioia ne è capace. Dove la vita è in crescita, là sgorga sempre una gioia nuova. L'esempio più lampante è la gioia legata alla paternità e alla maternità, a partire dal concepimento, il cui piacere è il segno di una gioia e di un amore che vengono da un ambito più alto di quello umano. Ovunque l'uomo partecipi alla creazione, sorge una gioia nuova e sconosciuta. Analogamente la gioia è legata anche al processo della crescita spirituale, soprattutto quando qualcuno può accogliere una vita nuova da parte di Dio: è la gioia profonda del pentimento, quando Dio ci ricrea nel suo amore misericordioso. Essere toccati dalla grazia e dalla misericordia di Dio per vivere nuovamente in lui è indubbiamente uno dei momenti esistenziali più intensi della nostra vita. E’ un'esperienza simile all'amicizia, quando ci sentiamo accettati da un altro con il nostro essere più profondo, con quella realtà ancora provvisoriamente nascosta ai nostri occhi ma tuttavia già riconosciuta dall'amore di un altro. Nell'amicizia autentica l'incontro non comporta più alcuna minaccia: siamo incoraggiati a essere pienamente noi stessi, in modo più profondo che nelle apparenze. Ecco perché diciamo che l'amicizia "ci fa bene": intendiamo dire che essa ci sostiene e ci aiuta a sviluppare il meglio di noi stessi. La gioia è quindi una caratteristica dell'essere, a condizione che questo cresca e allarghi le proprie frontiere. In un certo senso, la nostra gioia anticipa sempre di poco il luogo in cui ci troviamo al momento: è una chiamata e una sfida. E gioia nella misura in cui accettiamo di essere già situati più lontano - in un altro, o in Dio -, più lontani di dove ci troviamo attualmente. Ma nella misura in cui la gioia ci fa entrare nella spirale della felicità, esiste anche il rischio di deviare e di smarrirsi nella ricerca di un'altra felicità. Sul sentiero della gioia incontriamo spesso dei bivi in cui ci è data la possibilità di imboccare la tangente verso una felicità ristretta e limitata, nella quale rischiamo, alla lunga, di invischiarci. Questa gioia immediata non proviene necessariamente dal maligno, però non è più la nostra gioia di oggi, la gioia che corrisponde al nostro ritmo profondo, nel momento preciso in cui ci troviamo. Per quanto preziosa, ci separa dalla nostra dinamica interiore: potremmo essere più avanti, già più vicini alla gioia assoluta, al centro della spirale. Vivere infatti è crescere, e crescere sempre di più; vivere è svilupparsi: una vita che cessa di svilupparsi è già morta. Ecco perché la vita autentica arreca sempre una certa lacerazione, per muoversi verso una rinascita incessantemente più profonda: lacerazione paragonabile ai dolori e alla gioia del parto. L'unica ascesi che possa essere imposta alla gioia ne abbraccia il ritmo, è il movimento della spirale che abbandona progressivamente i cerchi esterni per flettersi verso il proprio centro più intimo. L'ascesi della gioia è quindi la gioia stessa. La gioia autentica, come l'amore autentico, porta in sé la propria purificazione; per purificare una gioia non bisogna mai restringerla dall'esterno, basta seguirla nel suo sentiero, sposarne la spirale: allora ci sarà impossibile sottrarci alla purificazione, perché questa risiede nella gioia stessa. Per salvare la gioia autentica dobbiamo sempre staccarci da ciò che ne è solo un'espressione provvisoria. In ogni istante dobbiamo essere pronti a mollare una povera felicità limitata per scavare fino a una gioia più profonda, fino alla gioia estrema che coincide sempre con l'amore estremo. Non è possibile parlare di ascesi o di penitenza se non in vista della gioia. La penitenza non deve mai aggredire la nostra gioia, come se ogni gioia dovesse sempre essere guardata con sospetto e andasse vissuta in cattiva coscienza, come se ogni gioia dovesse essere corretta o ristretta dall'esterno. L'ascesi non è altro che offrirsi alla vita autentica e alla gioia profonda che ci abitano. In questo senso non è tanto un agere contra, un "agire contro", ma piuttosto un agere secundum, un "agire secondo" la gioia, in armonia con il nostro essere profondo; o, se vogliamo accentuare ancora la dinamica particolare della gioia, l'ascesi può essere solo un agere ultra, un "andare oltre", un superamento della gioia provvisoria e limitata che era data solo per ieri e oggi e che domani sarà interamente nuova. Ecco perché la vera ascesi ha poco a che fare con la forza di volontà e non deve mai sfociare nell'irrigidimento. Al contrario, l'ascesi è un abbandono sciolto e morbido di fronte alla gioia che ci abita, una distensione e un'apertura che permettono alla vita di trascorrere senza ostacoli e quasi senza fatica. E’ la liberazione e la nascita di un uomo nuovo: l'ascesi ricorda allora stranamente quello che viene chiamato parto indolore. Più la futura madre è ansiosa e tesa, più si oppone inconsciamente al processo fisiologico che si compie in lei, maggiori saranno i dolori del parto. Viceversa, più si distende, più si abbandona con naturalezza al frutto maturo della vita cui apre un cammino attraverso il proprio corpo, più si arrende pacificata alla gioia della maternità, maggiori saranno le probabilità che il parto avvenga senza dolore. Il parto indolore è la più bella immagine dell'ascesi, che implica gioia e dolori insieme: esprime l'unica ascesi possibile in un'ottica cristiana, un'ascesi che si fonda sulla gioia e ad essa si abbandona. La misura dell'ascesi sarà quella della gioia se ciò che ha di mira è di essere senza dolore: è necessariamente "gioiosa penitenza" (Pe#ectae Caritatis 7) perché si tratta della vita di Gesù che sta nascendo in noi, che, attraverso il nostro corpo e il nostro cuore, si apre un cammino per impossessarsi di tutto il nostro essere. Gesù ha utilizzato questa immagine del parto indolore parlando delle sofferenze inevitabili degli ultimi tempi, che tuttavia saranno fonte di gioia profonda e definitiva: "In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia" (Gv 16,20-23a). La donna che partorisce soffre a causa della vita che cresce in lei, ma nel contempo è colma di gioia causa del bambino di cui sarà madre. Più si avvicina la sua liberazione, meno soffrirà e più facilmente potrà abbandonarsi con riconoscenza alla gioia e alla vita che nascono da lei. Ogni discepolo di Gesù, in cui la vita di Gesù deve crescere incessantemente è, come questa partoriente, in preda alla fatica e alla gioia della crescita. Vive di questa gioia, a partire dalla piena statura dell'età adulta in Cristo alla quale tende. Ecco perché la sua ascesi è sempre gioiosa e l'unica misura della sua ascesi va ricercata nella gioia che gli è donata dallo Spirito santo. Benedetto non dice forse nella sua regola che ogni ascesi o mortificazione straordinaria ha valore solo se può essere offerta a Dio nella gioia che viene dallo Spirito santo (cf. RB 49,6)? E quindi importante che ogni discepolo di Gesù aderisca alla sua gioia. Ci sono due modi di ferire la gioia e, nel contempo, la vita di Dio in sé: mirare più in alto della gioia che è stata effettivamente ricevuta, oppure rimanere al di qua della gioia che ci èstata assegnata. Nel primo caso vogliamo compiere uno sforzo, anche se siamo privi di gioia. E’ il tipico esempio di un'ascesi cattiva, un'ascesi che non è guidata dall'impulso dello Spirito santo, di cui la gioia è il frutto sensibile. Agli occhi di Dio una simile ascesi è nulla e non avvenuta, non è altro che sforzo pagano, il più delle volte mescolato a sufficienza e orgoglio. Qui è possibile incontrare tendenze masochiste che trovano la propria soddisfazione in pratiche di penitenza sospette. Tutto questo ha poco o nulla a che vedere con la grazia: nel migliore dei casi vi si rivela un segno di buona volontà, che Dio d'altronde non lascia senza risposta, ma di cui non ha, in realtà, alcun bisogno. Un'ascesi pagana ci fa puntare al di là di quanto ci è dato come misura di grazia nella gioia dello Spirito; a lungo andare potrebbe addirittura spegnere questa gioia e smorzare pericolosamente la nostra sensibilità spirituale. Ma più spesso accadrà che miriamo al di qua della gioia donataci e che facciamo in tal modo torto alla grazia e alla vita di Gesù in noi. Per paura della sofferenza sempre collegata a ogni processo di crescita, restiamo attaccati alla nostra piccola felicità limitata. Questo può addirittura imparentarsi con una gioia realmente spirituale: una consolazione nella preghiera, un successo nell'apostolato... E’ infatti possibile anche attaccarsi a una gioia spirituale, in modo tale che non ci permette più di progredire verso una gioia più profonda. Ecco perché è bene, ogni tanto, pregare per scoprire in noi questa gioia profonda o, meglio ancora, perché un giorno ci afferri veramente. Quando l'ascesi sarà in pieno accordo con la gioia, allora sarà libera, felice e raggiante. Non sarà più necessario aggrapparsi a qualche piccola felicità passeggera: la gioia stessa di Gesù si aggrapperà a noi e ci trascinerà attraverso ogni mortificazione verso la sua resurrezione e la vita nuova.


POTENTE PREGHIERA PER SPEZZARE OGNI MALEFICIO:

 

O Padre Celeste, ti amo, ti lodo e ti adoro. Ti ringrazio per avere inviato il Tuo Figlio Gesù che ha  vinto il peccato e la morte per la mia salvezza. Ti ringrazio per aver donato lo Spirito Santo, che mi  dà forza, mi guida e mi conduce alla pienezza della vita. Ti ringrazio per Maria, mia Madre Celeste,  che intercede, con gli Angeli e i Santi, per me. 

O Signore Gesù Cristo, mi prostro ai piedi della Tua croce, e ti chiedo di coprirmi col Tuo  preziosissimo sangue che scaturisce dal Tuo Sacratissimo Cuore e dalle Tue Santissime piaghe.  lavami , o mio Gesù, nell'acqua viva che sgorga dal Tuo cuore. 

Signore Gesù;ti chiedo di circondarmi con la Santa luce. 

Padre Celeste, fa che l'acqua guaritrice del mio battesimo rifluisca indietro nel tempo attraverso le  generazioni materne e paterne affinchè l'intera mia famiglia sia purificata da satana e dal peccato.  Prostrato davanti a Te, o Padre, Ti chiedo perdono per me stesso, per i miei parenti, per i miei  antenati, per ogni invocazione di potere, che li ha posti in contrasto con Te, o che non abbia dato un  vero onore al nome di Gesù Cristo. Nel Santo nome di Gesù: io reclamo ora, qualsiasi mia proprietà  fisica o spirituale che era stata sottoposta alla giurisdizione di satana, per rimetterla sotto la Signoria  di Gesù Cristo. 

Per il potere del Tuo Santo Spirito, rivelami o Padre, ogni persona che io ho bisogno di perdonare, e  ogni area di peccato non confessato. Rivelami, o Padre, quegli aspetti della mia vita che non Ti sono  graditi, o quelle vie che hanno potuto dare a satana la possibilità di introdursi nella mia vita. 

O Padre, io Ti dono ogni mancanza di perdono; io dono a Te tutti i miei peccati; Ti dono tutte  quelle vie di cui satana è in possesso nella mia vita. Grazie, o Padre per queste rivelazioni. Grazie  per il Tuo perdono e il Tuo amore. 

Signore Gesù, nel Tuo Santo Nome, io lego tutti gli spiriti dell'aria, dell'acqua, della terra, sottoterra  e del mondo infernale. lego, inoltre, nel nome di Gesù Cristo, tutti gli emissari del comando  generale satanico e reclamo il preziosissimo sangue di Gesù, sull'aria, sull'atmosfera, sulla terra,  sull'acqua, sui suoi frutti, su tutto ciò che ci circonda nel sottosuolo e nel mondo infernale e sta al di  sotto. 

O Padre Celeste, fa che il Tuo figlio Gesù venga ora, con lo 

Spirito Santo, la Beata Vergine Maria, gli Angeli ed i Santi per proteggermi da ogni male e per  impedire ad ogni spirito di vendicarsi di me e delle mie cose. 

Nel nome Santo di Gesù io sigillo nel Suo Sangue preziosissimo, me stesso, i miei parenti, la mia  casa, e tutte le specie di cibi. 

Nel Nome Santo di Gesù, io rompo e sciolgo ogni maledizione, malocchio, incantesimo, sortilegio,  trappole, bugie, ostacoli, tradimenti, deviazioni, influenze spirituali, presagi e desideri diabolici,  sigilli ereditari conosciuti e sconosciuti e qualsiasi disfunzione e malattia derivanti da qualsiasi  origine incluse le mie colpe e i mie peccati. Nel nome di Gesù io spezzo la trasmissione di ogni voto  satanico, vincolo, legame spirituale, e lavoro infernale. 

Nel nome di Gesù spezzo e sciolgo tutti i legami e i loro effetti con astrologi, indovini,  chiaroveggenti, medium, guaritori operanti con sfere di cristallo; lettura della mano; movimento  della nuova era; operatori dell'occulto, foglie di te, carte e tarocchi; santoni, operatori psichicl; culti  satanici e spiriti guida; maghi, streghe ed operatori Voodoo. Nel nome di Gesù, io sciolgo tutti gli  effetti di partecipazione a sedute medianiche e spiritiche, oroscopi, scritture automatiche,  preparazioni occulte di qualsiasi specie e da qualsiasi forma di venerazione che non offre un vero  onore a Gesù Cristo. (3 volte). 

Spirito Santo, ti prego, rivelami, attraverso la parola di conoscenza, qualunque spirito negativo che  sia legato a me o alle mie cose e al mio modo di vivere; 

(Pausa in attesa che possano giungere parole tali come: vendetta, arroganza, amarezza, brutalità,  confusione, crudeltà, tradimento, invidia, paura, odio, insicurezza, gelosia, orgoglio , risentimenti o  terrore. Pregare nel modo seguente per ogni spirito rivelato): 

Nel nome di Gesù io rinuncio a te spirito di... e ti ordino di andare direttamente da Gesù, senza  manifestazione di sorta e senza nuocere nè a me nè a nessun altro di modo che Egli possa disporre  di te secondo la Sua Santa volontà. 

Ti ringrazio o Padre celeste per il Tuo amore. Ti ringrazio Spirito Santo per avermi dato il potere di  essere aggressivo contro satana e gli spiriti maligni. Ti ringrazio Gesù per avermi liberato. Ti  ringrazio Maria, per la Tua intercessione con gli angeli e i Santi in mio favore. 

"Ecco, Dio è la mia salvezza: io confiderò, non temerò mai, perchè mia forza e mio canto è il  Signore; Egli è stato la mia salvezza" (Is. 12, 2). Amen . Alleluia. Amen. 

RABBUNI’ GESU’ IL MAESTRO INTERIORE

 


LA NOSTRA VITA RAZIONALE E IL NOSTRO MAESTRO INTERIORE


Per la vita vegetativa e quella sensitiva, noi, come abbiamo visto, siamo simili alle piante e agli animali; invece per la vita razionale noi ci troviamo più vicini agli angeli e alle creature spirituali.

Per l'esercizio di questa vita razionale noi disponiamo della memoria, dell'intelligenza e della volontà: tre facoltà di altissimo valore e che sembra facciano di noi quasi delle trinità, anche se in formato ridotto; al tempo stesso, esse - secondo il noto principio filosofico: "niente è nell'intelletto che non sia stato prima nel senso" - sono condizionate dalle due forme di vita inferiore alla razionale, cioè dalla vita vegetativa e dalla vita sensitiva.

Ora, per poter seguire bene la linea dell'insegnamento del Maestro interiore in questo settore della vita razionale, dovremo considerare le tre suddette facoltà, una alla volta, precisandone anzitutto il loro oggetto specifico; quindi: i ricordi e le speranze, come oggetto della memoria; la verità e i pensieri, come oggetto dell'intelletto; gli affetti e i sentimenti come oggetto della volontà.

Se poi volessimo precisarne anche la meta, verso la quale esse puntano nell'esercizio dei rispettivi oggetti, dovremmo dire che esse - pur dipendendo dalle forme di vita inferiori alla razionale, cioè dalla vegetativa e dalla sensitiva - tuttavia, perché spirituali, guardano avanti verso l'infinito, cadendo spesso nella illusione di poterlo, da se stesse, perseguire: l'infinito cioè delle speranze, l'infinito delle verità e l'infinito degli affetti, ignorando, o volendo ignorare, che in realtà c'è una sola Speranza infinita, una sola Verità infinita e un solo Amore infinito.

Una enorme illusione, effetto del peccato originale! Questa tentazione dell'infinito era chiaramente espressa nelle parole del Tentatore: `Sarete simili a Dio" . Donde, la tattica del Maestro interiore: gettare a terra le torri di babele! Egli, infatti, si insinuerà in mezzo a tutti quei progetti illusori, e nel momento più opportuno, provvidenzialmente, richiamerà alla realtà, certo attraverso le inevitabili delusioni, facendo rovinare nel nulla quella speranza così promettente... quella conquista di pensiero così risolutiva... quell'affetto così fatale... Se poi tali richiami non saranno capiti, e si vorrà proseguire ostinatamente ad ingannarsi, alla fine non si potrà evitare il baratro.

 

LA MEMORIA

San Giovanni della Croce dice che la `memoria, insieme con la fantasia, forma come un archivio per l'intelletto" In essa, infatti, si andranno depositando, mano mano, le varie sensazioni della vita vegetativa e sensitiva e, in seguito, le varie elaborazioni dell'intelletto e le varie esperienze della volontà e della vita affettiva; si formerà, quindi, un prezioso deposito di cari ricordi, da cui andrà poi sviluppandosi un altrettanto prezioso deposito di belle speranze che permetterà alla vita di guardare avanti, verso un avvenire che potrà apparire senza un termine, semplicemente perché quel termine non lo farà vedere.

Ed ecco quindi il pericolo: ecco che, proprio a questo punto, questo meraviglioso dono della memoria potrebbe tradire l'uomo, attirandolo nella vischiosa rete della illusione, se il buon Maestro interiore, che sempre e su tutti sta vigilando, non intervenisse e non operasse.

Ma, al momento opportuno, il Maestro interviene e opera per la salvezza di questo o di quel pericolante. Infatti, ecco che, improvvisamente, ad uno rende estremamente amaro quel tal suo ricordo che, tra tutti lo deliziava, mentre lo stava strascinando verso l'inganno; all'altro, gli strappa proprio davanti agli occhi quella tale speranza, sulla quale stava orientando tutto il suo avvenire e la sua stessa vita...

Possiamo immaginare da parte degli interessati le reazioni dolorose più diverse; ma se tali reazioni non si risolveranno in quella mentalità comune che ritiene tali intime esperienze un puro e semplice caso, o che, peggio, sa risolvere tutto nel sospetto velenoso contro questa o quella circostanza, o contro questa o quella persona, con la conseguenza di amareggiarsi la vita contro questa o contro quella, e, alla fine, contro se stessa; se invece di tutto questo si avrà la pazienza di saper aspettare per riuscire a calmarsi e a riflettere, ecco che nella loro mente il pensiero del Maestro interiore si farà sempre più strada fra tutti gli altri e allora, ecco la scoperta della salvezza: salvezza che sarà anzitutto scoperta del baratro e inganno fatale in cui l'uno e l'altro stavano per scivolare; salvezza poi, e soprattutto, che sarà scoperta, contro l'inganno di tanti loro vani ricordi e di tante vane speranze, di quell'unico Ricordo e di quell'unica Speranza che non possono ingannare, né venir meno perché esterni, così che agganciando ad essi la vita, insieme con essi potranno salvare anche tutti i loro ricordi e tutte le loro speranze.

Il divino Maestro, oltre a questi interventi per la via interna, interviene anche, e ancor di più, per la via esterna, parlando cioè alle anime che stanno per cadere nell'inganno delle vanità, attraverso quei tanti segni che la realtà stessa della vita comune sa proporre, come sono: un avvenimento tragico, un'amicizia tradita, una situazione di crisi, un avviso funebre, un semplice tocco di campana a morto, etc...

E quante anime, soprattutto quante personalità ricche e promettenti, se avessero creduto a questo Maestro interiore, avrebbero potuto salvarsi dalla tentazione di sacrificare la loro intelligenza agli idoli del male, e così impiegarla per il bene proprio ed altrui.

E qui si può pensare al povero e caro Giacomo Leopardi, il quale, ancor poco più che adolescente, dopo aver composto e poi anche recitato in pubblico un edificantissimo discorso sulla Passione e Morte del Signore, non tanto tempo dopo, cadrà nell'inganno delle sue vane speranze: quell'inganno che egli stesso, più tardi, riconoscerà in una sua nota canzone: "O speranze! Speranze, ameni inganni... "; ma anziché vedere in quell'inganno il richiamo del divino Maestro, ne farà motivo per maledire un po' tutto e tutti.

 

L'INTELLETTO

Delle tre facoltà questa potrebbe essere ritenuta la più importante, come può sembrare il più importante l'oggetto proprio di questa facoltà, cioè: la verità.

Ma la verità - avverte Pascal - quando è ricercata per se stessa, senza alcun rapporto con la carità, diventa un idolo.

Donde segue che la verità fatta idolo, è proprio il contrario della verità stessa: l'idolo, infatti, non è che il contrario della Divinità, la quale sola è la Verità; perciò, la verità fatta idolo non è che l'errore stesso, e siccome l'idolo esige l'adorazione da chi l'ha scoperto, ecco che il ricercatore della verità, senza la carità, si condanna a divenire un ostinato adoratore dell'errore, cioè di quella sua pseudo-verità anche quando apertamente gli si presentasse o manifestasse come errore.

C'è qui la storia del pensiero cosiddetto moderno, cioè del pensiero umano, da quando si distaccò dalla Rivelazione e presunse di ritenere come propri i valori del Cristianesimo; ma proseguendo poi così solo la sua strada, quei valori non fece che perderseli dietro uno dopo l'altro, raggiungendo quindi quel suo tal pensiero che ora si chiama postmoderno, dove sembra orgoglioso di poter proclamare la grande scoperta del pensiero debole, per il quale la verità non esiste solo per il fatto che non esiste niente; ecco, infatti, cosa dice uno di loro con aria di sfida: "Io ho fondato la mia causa sul nulla!"; cioè ho scoperto il mio dio e lo adoro!

Qui siamo proprio alla radice del peccato originale, anzi, siamo all'esperienza stessa di Lucifero, del quale la storia umana può enumerare discepoli lungo tutto il suo corso.

Ma, cosa potrà fare con loro il nostro Maestro interiore? Eppure al termine di questo loro miserabile viaggio, dopo aver ragionato sempre inutilmente, per il fatto che sono giunti a scoprire essi stessi l'inutilità del loro ragionare, forse non si accorgeranno ancora di Lui?...

Comunque, al di là di questo caso davvero difficile, Egli, il nostro Maestro, lungo tutto il percorso del cammino dell'umano intelletto, ha posto, come tanti richiami, i suoi insegnamenti.

Avviene infatti a chiunque è alla ricerca di una verità che, dopo aver camminato a lungo in quella direzione, quando gli pare ormai di trovarsi in vista del traguardo, ecco che, proprio allora, all'improvviso, quella strada che gli era sempre parsa lunga, ora gli appare non solo più lunga, ma addirittura infinita...

Altra volta può avvenire che, dopo un lungo vagare da una verità all'altra, ecco che gli par di scoprire, come in una specie di gioco, che da una verità appena considerata ne nascano altre dieci, da quelle dieci, altre cento, da queste altre e altre ancora.

Allora si domanda: la verità si troverà andando avanti o tornando indietro?

Altra volta, dopo un logoramento dell'intelletto dietro una ricerca teorica della verità, dalla sua stessa coscienza, ecco una voce, quasi un rimprovero: 'E quella verità che sei tu? La verità di te stesso? Chi sei tu? Sei vero, tu? In ciò che sei, che fai, che pensi?':

Il Maestro interiore è sempre attento a richiamare l'uomo dal pensiero teorico che inclina a fare della verità un idolo, al pensiero concreto sopra se stesso, cioè a quella conoscenza di sé che consiste nella scoperta della propria verità, che è la condizione per entrare nel mistero della carità, in cui ogni verità trova il suo compimento, come aveva insegnato, ancor prima di Pascal, San Paolo in quella sua nota sentenza: 'La scienza gonfia, la carità edifica. " (1 Cor 8, 2)

In questo contesto, ecco un'altra serie di segni da parte del Maestro interiore, una serie che poi si riduce ad un solo caso, anche se sempre diverso a seconda degli individui cui interessa, cioè il caso delle crisi spirituali. A proposito di queste bisogna dire che esse costituiscono un fatto sempre presente, soprattutto in un mondo di individui battezzati, provvisti cioè di tutto l'apparato della vita soprannaturale; infatti non è possibile che questa vita passi anche un giorno solo senza che si manifesti, se non in una crisi propriamente, almeno in un semplice richiamo, o da parte di se stessa, o da parte del Maestro che la abita.

Col passare del tempo, questi richiami o troveranno una risposta, e allora la vita avrà il suo sviluppo, oppure verranno soffocati dalla tentazione dell'albero proibito, come capita di preferenza agli intellettuali.

Passeranno così gli anni, e anche il Maestro interiore verrà dimenticato. Lui, però, non lascerà il suo posto e starà in attesa di un'ora... e quando questa scoccherà, non mancherà al suo compito, e allora ci sarà davvero la crisi, e una crisi che potrà presto farsi dramma, dove Dio potrà apparire come un nemico che perseguita, quale appariva al santo Giobbe quando diceva: `Perché mi hai porto come tuo bersaglio?'; oppure come un oscuro tormento che opprime dentro, quale lo sentiva l'Innominato: "Dio, Dio... dov'è questo Dio?'; e allora toccherà al buon Federico presentarlo: 'Voi me lo domandate? E chi più di voi l'ha vicino? Non ve lo sentite nel cuore, che v’opprime... e nello stesso tempo vi attira?".

Il Maestro interiore, dunque, non è una realtà da relegare facilmente nel mondo dei casi: conoscerla o non conoscerla può significare o un incontro di salvezza, o un'orrenda notte dove venir travolti nella più nera disperazione.

 

LA VOLONTÀ

Se pensiamo che in essa sta il principio della nostra libertà, non dovremmo più avere dubbi per ritenerla la prima delle nostre facoltà razionali.

Tuttavia, la libertà è capacità di scelta, e di scelta anzitutto tra il bene e il male; e qui, subito, le cose si complicano: ci avverte infatti San Paolo: "Io, sì, voglio il bene, ma poi faccio il male che non voglio" (cfr. Rm 7, 21-25).

Ci troviamo ancora, dunque, davanti ad una tragica conseguenza del peccato originale, per mezzo del quale noi, secondo l'istigazione del Bugiardo, avremmo potuto conoscere il bene e il male, cioè avremmo potuto avere in mano la chiave per decidere noi ciò che è bene e ciò che è male; invece, ecco che ci troviamo precipitati in due orrendi abissi, perché: in quanto al conoscere, avendo rifiutato Dio Unica Verità, ecco che ci troviamo immersi in quel male che è la menzogna della mente, non potendo più pascerla che di pseudo-verità; e in quanto al bene e al male, avendo rifiutato Dio Unico Bene, ecco che ci troviamo condannati a quel male ancor peggiore che è la menzogna del cuore, non potendo più pascerlo che di beni falsi e vani.

Dovendoci ora fermare a quest'ultimo, cioè al bene e al male, in quanto costituisce l'oggetto specifico della nostra volontà, osserviamo anzitutto come viene considerato dagli uomini, in genere, quel gran bene che è l'amore.

Noi italiani, per esempio, per dire questa parola: "amore", preferiamo usare due parole: "voler bene". Sarà certamente una bella perifrasi, ma se in essa non ci fosse, neppure indirettamente, un riferimento a Dio, nasconderebbe in sé il veleno della menzogna, la menzogna di un amore che ingannerà presto sia colui che pensa di averlo, sia colui al quale viene offerto.

Infatti, circa la prima parola: "voler", la volontà umana può, sì, a suo modo, "volere"; ma circa la seconda: "bene", nessun uomo che ragioni potrà mai attribuirsene l'iniziativa...

Se pensiamo che Gesù stesso, a un tale che lo aveva chiamato: `Maestro buono'; ribatté prontamente: `perché mi dici buono? Uno solo è buono: Dio.'; allora potremo capire anche il pericolo di usare alla leggera quella bella perifrasi.

Come poi possa un uomo, che è lui stesso all'oscuro del suo vero bene, presumere di possedere, proprio lui, il vero bene di un altro, così da offrirglielo e magari fargliene un obbligo... ecco, anche questo è un altro dei tanti misteri della vita umana.

Come dunque solo partendo da Dio Verità l'uomo potrà liberarsi dalla menzogna della mente, per poi spaziare nell'infinito della verità, così partendo da Dio Amore potrà liberarsi dalla spaventosa menzogna del cuore, per spaziare liberamente nell'infinito dell'amore.

Questa considerazione ci porta dentro nel vivo dell'opera del Maestro interiore, il quale, anche in questo settore della nostra volontà, continua la sua tattica di sempre: guarire cioè le ferite del peccato originale, adoperando come rimedio la ferita stessa.

Perciò è la menzogna del cuore il punto in cui si concentra il suo lavoro.

Ora, la menzogna del cuore, in quanto è presenza in noi del peccato originale, può influenzare di sé sia ciò che la nostra volontà vuol fare, sia anche ciò che la nostra volontà dovrebbe accettare o sopportare.

Esaminiamo anzitutto ciò che l'uomo vuol fare: o singolarmente, o in coppia, come nel matrimonio, o in società. Se in tutte queste sue azioni egli non ha alcuna preoccupazione di lasciarsi guidare o illuminare dal Vero Amore, cioè dall'Amore di Dio, ma gli pare di regolarsi bene da solo, con le sue intenzioni ispirate dal suo interesse individuale, o comunque da un suo amore puramente umano, tutto questo, vale a dire, tutte queste sue opere, per quanto belle, importanti e anche benefiche umanamente parlando, tutte portano il marchio della menzogna del cuore, sono tutte, quindi, come quella casa fondata sulla sabbia di cui ci parla il Vangelo, e sono destinate, presto o tardi, al fallimento.

Cosa potrà fare qui il Maestro interiore? Una menzogna scoperta sarebbe una menzogna vinta. Ma Lui non ha fretta: sa che la menzogna ha già in se stessa il suo castigo, sa che il rimedio verrà.

Tuttavia, in attesa di quello, non mancherà di lavorare sia dentro le coscienze, sia poi anche fuori, servendosi di quei segni tangibili degli imprevisti e delle difficoltà che accompagnano ogni impresa umana, al fine che, quando verrà il rimedio, cioè l'ora del fallimento, questo possa servire almeno per un ravvedimento, se non per una conversione vera.

Possiamo pensare qui ai tanti matrimoni falliti.

Ci sono forse state altrettante conversioni o almeno ravvedimenti?

Ma ciò che qui impressiona è anche un altro fatto: colui o colei che era stata la vera causa del fallimento, ecco che trova subito la soluzione al fatto, poiché ha già pronta l'altra parte, con la quale proseguire la menzogna del suo cuore, e con questa poi le cose andranno tanto e tanto bene che, non solo non ci sarà posto per alcun pentimento, ma lui stesso, o lei stessa, ne faranno le meraviglie di un tanto grande bene!

La ragione, se vogliamo saperla, è chiara: prima non c'era di mezzo fra i due quel Terzo che doveva esserci; adesso invece quel terzo c'è, ed è il Contrario dell'Altro. La menzogna del cuore, dunque, è al sicuro!

Ma la menzogna del cuore ha una sua presenza, o potrebbe averla, là dove la nostra volontà dovrebbe saper accettare o sopportare, ed è specialmente qui, dove il divin Maestro ha una lezione importantissima da comunicarci. Per sapere bene di che si tratta, dobbiamo ricordare che il terreno di azione di cui si serve il Maestro interiore per il suo insegnamento è determinato - come abbiamo visto all'inizio - da tutta quella serie di movimenti spontanei che vengono su dal fondo della nostra natura; tra questi abbiamo catalogato, già allora, anche quella serie di ingiustizie, di disturbi, di umiliazioni, di parole offensive che ci possono piovere addosso da parte di altri, senza che noi ne sappiamo neanche il perché.

Tutti noi siamo portati a ritenere una vera ingiustizia quella serie di offese, e ne pretendiamo una riparazione.

Invece, il nostro Maestro ha bisogno proprio di esse per comunicarci una lezione che ci guarisca della menzogna del cuore.

In questo punto, per orientarci, sarà utile un esempio. Fra i molti, prendiamo il re Davide.

In un giorno triste, in fuga da Gerusalemme, lungo la via, un tale fra la folla, mosso da odio politico, comincia una litania di insulti di ogni specie contro di lui, insieme a lanci di polvere e sassi. Uno di quelli del seguito del re si offre per andare a tagliare la testa a quel temerario, ma il re lo ferma: "Lasciate che mi maledica, perché il Signore glielo ha Comandato".

Noi, meglio ancora di Davide, possiamo sapere perché dobbiamo accettare, e non come un male, ma come un dono del Signore, tutte queste offese che possono capitarci addosso: nel Vangelo, infatti, Gesù chiama amore da pagani quel nostro amore che si ferma ad amare solo coloro che ci amano. È un amore da pagani perché non è vero amore, e non è vero amore perché è un amore bugiardo, quindi egoistico, perché frutto della menzogna del cuore.

Il nostro Maestro interiore vuole guarirci da un simile amore, ma non trova altra medicina efficace se non quella che può offrirci un fratello che ci maledica o comunque ci offenda: se in simile frangente non sapremo reagire amando, e se a questo primo errore non seguirà presto almeno l'avvertenza che la colpa di tutto non è dell'altro, ma solo nostra, allora non potremo mai amare davvero.

L'amore vero, infatti, comincia ad essere vero proprio là dove non saprà più fermarsi, là dove riuscirà a scoprire che il suo destino sarà sempre quello di vincere ogni male con il bene: là dove scoprirà che, come la volontà di Dio sa cambiare in bene anche il male, anche la sua volontà è chiamata a fare altrettanto!

È questo il punto a cui il Maestro interiore vuol portare l'uomo, cioè la sua volontà e il suo amore: al punto stesso, cioè, dove trionfa la sua Volontà, il suo Amore!

Da queste altezze possiamo guardarci indietro e constatare che questo settore della volontà è dunque il più alto di tutti i settori precedenti, e che il bene di quassù condiziona anche il bene di tutti gli altri. Non per niente, quell'Uomo che fu il Cristo, dal primo all'ultimo istante della sua vita ha sposato la sua volontà di uomo alla Volontà del Padre, e solo così ha potuto redimere l'uomo, fatto anche lui per tendere alle stesse altezze.

Perciò, tutti quegli altri uomini che furono i santi, hanno puntato sempre là: fare della propria volontà una cosa sola con la Volontà di Dio.

Perciò ancora, è a quelle altezze che tutti noi siamo invitati a tendere, ed è a questa tensione che viene affidato il compito di sradicare, annientare la menzogna del cuore e, insieme a questa, la menzogna della mente, perché poi tutto proceda nel nuovo ordine: non sarà più l'intelletto, infatti, a precedere la volontà, ma sarà la volontà ormai infiammata dall'amore a precedere l'intelletto, perché, alla fine, tutto dovrà perdersi nell'Amore!

PADRE VIRGINIO CARLO BODEI C. D.

IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO

 


Dilata il tuo Sangue nelle mie membra

Quando mettevi il tuo Cuore adorabile nelle anime de' tuoi santi, essi sentivano lo strazio delle tue pene o le ebbrezze della tua gloria, a seconda delle disposizioni che Tu preparavi in essi. In me, o Signore, è la disposizione del tuo Sangue adorabile: vieni a raccoglierlo, vieni a rivivere per esso, a santificarmi, a glorificarti.

Altre volte mi hai ispirato di ripetere: «Dilata, o Signore, la mia intelligenza nella tua carità e dilata la tua carità nella mia intelligenza: dilata la tua Passione nella mia anima e la mia anima nella tua Passione: dilata il mio spirito nella tua grazia e la tua grazia nel mio spirito: dilata il tuo Sangue nelle mie membra e le mie membra nel tuo Sangue divino». Ora, o Signore, ripeterò: Dilata il tuo Cuore nella mia povera vita e la mia vita nel tuo Cuore adorabile, santissimo, misericordioso. q. 22 : 15 settembre

 SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO


Accettare l'Eucaristia solo da un sacerdote...

 


11 febbraio 1971 - Vigilia di Nostra Signora di Lourdes


     La Madonna - "Il mio cuore è rattristato, figli miei, perché siamo costretti a mandarvi questa prova. Svegliatevi! Il tempo diventa così breve. Saranno solo pochi quelli riuniti in questo breve tempo?

     "Il mio cuore è rattristato anche per la ricezione delle mie parole da parte del clero, ma non è meno di quanto ci aspettavamo, perché i cuori si sono induriti.

     "Da ora fino a quando il piano sarà realizzato, devo insistere che vi teniate rassegnati ad una vita di preghiera e di sacrificio, perché questo è tutto ciò che vi salverà".


Rivelato il vero significato del 666


     "Noi speriamo ancora di riunire i Nostri figli smarriti; e perciò, Noi vi riveliamo ora il segreto dei tempi, il vero significato del signor 666, conosciuto come l'Anticristo: 6 è per i sei che verranno; 6 è per i sei giorni di sofferenza; 6 è per i sei che saranno puniti. L'uomo è saggio, ma attraverso le epoche il vero significato si perde. Questo, figlia mia, noi ti diamo.

     "Guarda, aspetta e prega. Egli è ancora nella vostra terra! Salvaguardate le vostre case e la vostra famiglia, come vi ho già detto innumerevoli volte. Il pericolo aumenterà per le anime.

     "Ripetete a tutti questa preghiera: Gesù, estendi a noi nella luce, nella Tua infinita conoscenza, il potere, attraverso la luce, di comprendere il compito che ci attende per tutti noi che vogliamo essere salvati.

     "Se non rimarrete tutti nello stato di grazia, non potrete attraversare questi giorni di dolore senza essere colpiti dal maligno. Ogni potere di salvezza sarà dato a coloro che credono.

     "Questo uomo di perdizione - questo uomo dell'inferno - diffonderà le sue tenebre attraverso la santa Chiesa. Tenete sempre la verità nel vostro cuore.


Accettate l'Eucaristia solo da un sacerdote


     "Pregate per i vostri sacerdoti, la vostra gerarchia, perché la Fede è diventata debole. Essi saranno vittime del maligno che è libero nella vostra terra. Egli possederà solo un'anima che si è indebolita. Rafforza la tua anima stando con Mio Figlio vicino ai tabernacoli del mondo. Accetta spesso il dono di Mio Figlio, il Suo Corpo fisico, presente nella tua Eucaristia - ma dato a te solo da mani consacrate, mani benedette da Mio Figlio e ordinate per fare la Sua opera e rappresentarLo. Volgi il tuo volto da coloro che vogliono profanare il Corpo di mio Figlio! La luce dello Spirito Santo vi guiderà in questo senso.

     "Le offese a Mio Figlio, al Padre Eterno e a tutto il Cielo aumentano con l'aumento della distruzione di questo uomo di peccato. Il suo obiettivo è il possesso di tutti gli spiriti destinati al Regno di Mio Figlio.

     "Molti non accetteranno le tue rivelazioni, figlia mia, perché l'uomo non ha ancora capito la differenza tra il corpo fisico e l'anima spirituale. L'uomo non riesce a riconoscere l'esistenza del mondo invisibile che ti circonda. In questo momento i demoni si stanno radunando per questa guerra degli spiriti su larga scala.

     "Se non continuate a vivere nello spirito, diventerete ciechi ai segni che Mio Figlio ed io daremo a coloro che sono destinati al Regno. Satana e i suoi scagnozzi sono liberi sulla vostra terra. Egli manda ora i suoi più alti sostenitori per distruggere i Miei figli. La strada che percorrerete sarà lasciata a voi da scegliere. Possiamo solo pregarvi, per amore, di ascoltare e di custodire la vostra anima.

     "Non è nostro desiderio incutere paura in voi, figli miei, ma abbiamo constatato che è necessario essere severi. Forse in questo modo alcuni dei Nostri agnelli smarriti potrebbero essere raccolti. Non è sempre nell'interesse dei propri cari nascondere l'amara verità, sorvolare sui fatti di una prossima distruzione. Dobbiamo affrontare la cosa con un occhio pratico e un cuore aperto, anche con la fiducia nella vittoria finale di tutto il Cielo e il raduno delle anime amate con Noi.

     "Il percorso della guerra e la lunghezza dei dolori dipenderanno tutti dagli uomini, perché è la loro scelta: seguire satana o combattere per Mio Figlio. Questo vi diamo nella fiducia che vi unirete a Noi nella battaglia.

     "Non c'è più tempo per pensare ai vostri piaceri mondani o ai vostri guadagni mondani, perché alla fine saranno nulli!

     "Come vorremmo poter diffondere parole di vena allegra, di felicità e di gioia; ma, figli miei, come si può sorridere e ridere quando il cuore piange?

     "Molti saranno portati via dal mondo nel conflitto che ci attende. Ma non disperate, perché con le vostre preghiere, anche questi potranno entrare nel Regno dei Cieli.

     "Pregate, figli miei; non cessate mai le vostre preghiere. Perché questo è l'unico passo da fare per il recupero delle anime, non solo di quelle che amate, ma di quelle che non hanno più un'anima abbastanza premurosa da pregare per loro.


Medaglia di Nostra Signora delle Rose


     "Le nostre braccia mandano una pioggia di benedizioni su tutti voi in questo momento di grande gioia per il mio cuore: la ricezione della medaglia di Nostra Signora delle Rose. Vi ringrazio, figli miei. Molte benedizioni saranno vostre.

     "Indossatela, figli miei, perché ci sono molte sorprese in serbo per voi, che Noi diamo con cuore lieto in questi giorni bui. Vedete, figli miei, mostreremo a questo uomo di perdizione dove si trova il vero potere di Dio. Perché alla fine, figli miei, lo schiaccerò con la potenza del Padre Eterno.

     "Ricordate il 21 gennaio 1971. Questo fu il giorno, figli miei, in cui questo uomo di perdizione venne nella vostra città ed entrò nella vostra santa Chiesa. Ora egli si muove e diffonderà la distruzione in tutta la vostra terra prima di procedere verso l'Egitto. Ricordatevi di questa data, figli miei, perché è stato un giorno triste per l'umanità. Perché cosa potrebbe essere più triste dell'entrata dell'anticristo nella vostra terra!

     "Gli attacchi contro di te, figlia mia, non cesseranno, quindi conserva la tua armatura, la protezione che ti abbiamo mandato. Questo deve rimanere un segreto tra noi per il momento, per la tua sicurezza. Custodiscilo bene.


Non accettare la Comunione in mano


     "La prossima abominazione al cuore di Mio Figlio - non accettare il Suo Corpo nelle tue mani, perché alcuni cercheranno di gettare il Suo Corpo nelle fontane di acqua santa, figlia mia. Perché tale è l'opera di satana, degradare il Corpo di Mio Figlio!

     "O guai all'uomo ingrato che non si cura del Sangue che Mio Figlio ha versato per loro! La loro propria distruzione sarà fatta attraverso le loro stesse mani, nei loro cuori malvagi. Perché l'anima annerita può cercare più velocemente le vie di satana.

     "Piangiamo anche per le molte anime che si perderanno a causa del cattivo orientamento. I nostri cuori sono misericordiosi, ma molte saranno ancora perse.


Il simbolo della pace strangolerà le anime


     Vi ammonisco di nuovo, genitori: togliete dalla gola dei vostri figli quel diabolico segno di satana, perché strangolerà le loro anime - questo marchio dell'Anticristo, la croce spezzata, usata come travestimento, il "simbolo della pace". Distruggeteli, prima che distruggano i vostri figli! Mettete la croce sul loro collo, perché sarà l'unica cosa che li salverà. Non cadete nel vostro lavoro di genitori, perché sarete anche responsabili della condizione delle anime dei vostri figli quando saranno portati a Noi.

     "Ricordate, come seminate, così raccoglierete. Piantate il buon seme ora, mentre c'è ancora tempo.

     "Io continuerò, con Mio Figlio, a guidarvi in questi giorni oscuri, figli miei. Noi facciamo piovere su di voi tutte le benedizioni del Cielo, quindi abbiate fiducia. E ricordatevi di tenere sempre con voi il vostro Rosario. Tenetelo al collo, se possibile, perché verrà il momento in cui ne avrete bisogno.

     "M. [Maria] e Ben vi benedicono, figli miei. I vostri nomi saranno scritti in cielo. Un'opera d'arte, un'opera d'amore che ha portato lacrime di gioia nei Nostri cuori. Per questo vi benedico tutti, figli miei. Ora abbiamo messo su di noi un'armatura completa.

     "Attraverso questo tesoro [la medaglia di Nostra Signora delle Rose] fluiranno molte grazie dal Cielo. Fatele anche benedire da un vero e amorevole sacerdote e indossatele per i giorni a venire. Perché, come lo storpio sarà guarito, il cieco potrà vedere, così saranno salvati tutti coloro che credono e portano questa medaglia".


L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!

 


LIBRO DEL PROFETA GEREMIA

Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, e tutti i fratelli che sono con me, alle Chiese della Galazia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati al fine di strapparci da questo mondo malvagio, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi  annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!

Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco (Gal 1,1-17).

Noi, che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno.

Se pertanto noi che cerchiamo la giustificazione in Cristo siamo trovati peccatori come gli altri, Cristo è forse ministro del peccato? Impossibile! Infatti se torno a costruire quello che ho distrutto, mi denuncio come trasgressore. In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano (Gal 2,15-21).

O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso! Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano! Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?

Come Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia, riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: In te saranno benedette tutte le nazioni. Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette. Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica. E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse. Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

Fratelli, ecco, vi parlo da uomo: un testamento legittimo, pur essendo solo un atto umano, nessuno lo dichiara nullo o vi aggiunge qualche cosa. Ora è appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furono fatte le promesse. Non dice la Scrittura: «E ai discendenti», come se si trattasse di molti, ma: E alla tua discendenza, come a uno solo, cioè Cristo. Ora io dico: un testamento stabilito in precedenza da Dio stesso, non può dichiararlo nullo una Legge che è venuta quattrocentotrenta anni dopo, annullando così la promessa. Se infatti l’eredità si ottenesse in base alla Legge, non sarebbe più in base alla promessa; Dio invece ha fatto grazia ad Abramo mediante la promessa.

Perché allora la Legge? Essa fu aggiunta a motivo delle trasgressioni, fino alla venuta della discendenza per la quale era stata fatta la promessa, e fu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore. Ma non si dà mediatore per una sola persona: ora, Dio è uno solo. La Legge è dunque contro le promesse di Dio? Impossibile! Se infatti fosse stata data una Legge capace di dare la vita, la giustizia verrebbe davvero dalla Legge; la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché la promessa venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù Cristo.

Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa (Gal 3,1-29).

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI

Crimini governativi e menzogne della stampa

 


Il Mistero dell’Iniquità


La bufala del Pentagono

Il governo degli Stati Uniti ha mentito quando ha affermato che  il Boeing 757, dirottato e pilotato da Hani Hanjour, si era schiantato  contro il Pentagono. Dai documenti dell’addestramento al volo di Hanjour, risulta che faceva fatica addirittura a pilotare un minuscolo  Cessna monomotore, figuriamoci un grosso aereo di linea come un  Boeing 757 (tra l’altro, se fosse vero, ci si sarebbe messo ai comandi per  la prima, e ultima volta in vita sua)! Il governo vuol farci credere tutto  questo, e anzi insiste sul fatto che Hanjour abbia compiuto una manovra  quasi impossibile, facendo virare l’aereo di 270° a 800 chilometri  all’ora, pilotandolo poi a quella velocità per più di un chilometro e ad  un altitudine di soli 6 metri – un fatto aerodinamicamente impossibile.  Infine, Hanjour avrebbe pilotato un Boeing 757 fin dentro al Pentagono  non lasciando praticamente alcuna traccia identificabile di un aereo,  tranne un singolo squarcio rotondo di 6 metri nel muro perimetrale  del’edificio, senza però lasciare alcun foro di entrata dove avrebbero  dovuto schiantarsi gli enormi motori in acciaio e titanio, pesanti oltre  6 tonnellate; anzi, di quei motori non è stata trovata alcuna traccia, tra  le rovine! Il rivestimento in acciaio e titanio di quei motori non può  fondere neanche a 3.000 °C, quindi che fine hanno fatto, se davvero si  sono schiantati, insieme al resto dell’aereo, sul Pentagono?468


Altre anomalie

Misteriosamente, nessuno di quegli aeroplani (ad eccezione di  uno469) venne abbattuto prima che potessero colpire i propri obiettivi,  malgrado il fatto che abbattere un aeroplano che costituisca una  minaccia, in caso tutte le altre soluzioni non abbiano avuto esito, sia  una procedura standard prevista dalla legge. L’ex ministro britannico  Michael Meacher ha affermato che “Tra le 8:20 e le 9:38 di quella  mattina, non c’erano aerei in volo.” Secondo un’Istruzione del Capo dello  Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, datata 1 giugno 2001, era  stato dato l’ordine di non intercettare o abbattere nessun aereo senza  l’esplicita autorizzazione del Segretario alla Difesa. Persino dopo che  entrambe le torri erano state colpite, il Segretario alla Difesa Donald  Rumsfeld non dette quell’autorizzazione, fino a che non venne colpito  anche il Pentagono. Quella mattina dell’11 settembre, mentre un aereo  si stava avvicinando in una maniera da costituire una reale minaccia alla  capitale americana, Washington, D.C., un aiutante del vice presidente  Richard Cheney (come testimoniato dal Segretario ai Trasporti, Norman  Mineta) andò da lui e gli chiese: “Gli ordini rimangono ancora validi?” E  Cheney rispose: “Gli ordini rimangono ancora validi”, e questo mentre  quell’aereo che si avvicinava in maniera minacciosa si trovava a soli  15 chilometri di distanza da Washington, pochi minuti prima che il  Pentagono venisse colpito. L’aereo non venne intercettato, nessun aereo  venne fatto partire allo scopo di fermare quella minaccia, se non dopo che il Pentagono era stato colpito. Questi comportamenti sembrano  indicare chiaramente che ai comandi di quell’operazione vi fossero  Dick Cheney e Donald Rumsfeld, e non Osama bin Laden e Ayman alZawahiri.470

Padre Paul Kramer