domenica 21 aprile 2019

La contaminazione ha colpito i Ministri di Dio e molti non sono più fedeli. Molti sono diventati traditori della fede e non accettano più la verità annunciata dal Mio Gesù e insegnata dalla Sua Chiesa.



Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, a Sabato Santo, trasmesso il 20/04/2019

Cari figli, aprite i vostri cuori alla Grazia del Signore e sarete grandi nella fede. Vivete in un tempo peggiore del tempo del Diluvio. L'umanità è diventata infedele a Dio e i miei poveri figli camminano come ciechi che guidano altri ciechi. La contaminazione ha colpito i Ministri di Dio e molti non sono più fedeli. Molti sono diventati traditori della fede e non accettano più la verità annunciata dal Mio Gesù e insegnata dalla Sua Chiesa. Sono la vostra Madre Addolorata. La Chiesa del Mio Gesù passerà attraverso la purificazione; Sarà disprezzata e perseguitata perchè insegna la verità, ma dopo tutto il dolore la Chiesa del Mio Gesù sarà vittoriosa. Siate fedeli. Non vi allontanate dalla verità. Come promesso, il Mio Gesù sarà sempre presente nella Sua Chiesa. Avanti nella difesa della verità. Pregate molto, perché solamente così potete trovare forze per i tempi difficili che verranno. DateMi le vostre mani e Io vi condurrò a Colui che è la vostra Via, Verità e Vita. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

  

Preghiera a Gesù Risorto



O Signore risorto,
donaci di fare l’esperienza delle donne il mattino di Pasqua.
Esse hanno visto il trionfo del vincitore,
ma non hanno sperimentato la sconfitta
dell’avversario. 

Solo tu puoi assicurare
che la morte è stata vinta davvero.
Donaci la certezza
che la morte non avrà più presa su di noi.

Che le ingiustizie dei popoli
hanno i giorni contati.
Che le lacrime di tutte le vittime della violenza
e del dolore saranno prosciugate
come la brina dal sole della primavera. 

Strappaci dal volto,
ti preghiamo, o dolce Risorto,
il sudario della disperazione
e arrotola per sempre,
in un angolo, le bende del nostro peccato. 

Donaci un po’ di pace.
Preservaci dall’egoismo.
Accresci le nostre riserve di coraggio.
Raddoppia le nostre provviste di amore. 

Spogliaci, Signore,
da ogni ombra di arroganza. 
Rivestici dei panni della misericordia,
e della dolcezza. 

Donaci un futuro 
pieno di grazia e di luce
e di incontenibile amore per la vita. 

Aiutaci a spendere per te
tutto quello che abbiamo e che siamo
per stabilire sulla terra
la civiltà della verità e dell’amore
secondo il desiderio di Dio. Amen.
Tonino Bello

Le APPARIZIONI di Gesù Risorto



 Il mattino della Risurrezione. Preghiera di Maria.  


1 aprile 1945. 
Le donne riprendono i loro lavori agli oli, che nella notte, al fresco del cortile, si sono solidificati in una manteca pesante. Giovanni e Pietro pensano che è bene mettere a posto il Cenacolo, pulendo le stoviglie, ma poi rimettendo tutto come fosse appena finita la Cena. «Egli lo ha detto», dice Giovanni. «Aveva anche detto: "Non dormite"! Aveva detto: "Non essere superbo, Pietro. Non sai che l'ora della prova sta per venire?". E... e ha detto: "Tu mi rinnegherai... "».  
Pietro piange di nuovo mentre dice con cupo dolore: «e io l'ho rinnegato!». «Basta, Pietro! Ora sei tornato tu. Basta di questo tormento!». «Mai, mai basta. Divenissi vecchio come i primi patriarchi, vivessi i settecento o i novecento anni di Adamo e dei suoi primi nipoti, io non cesserò mai di avere questo tormento». «Non speri nella sua misericordia?». «Sì. Se non credessi a questo, sarei come l'Iscariota: un disperato. Ma,  e anche Lui mi perdona dal seno del Padre dove è tornato, io non mi perdono. Io! Io! Io che ho detto: "Non lo conosco", perché in quel momento era pericoloso conoscerlo, perché ho avuto vergogna d'essergli discepolo, perché ho avuto paura della tortura... Lui andava a morire e io... io ho pensato a salvarmi la vita. E per salvarla l'ho respinto, come una donna in peccato, dopo averlo partorito, respinge il frutto del suo seno, che è pericoloso avere presso, prima che torni il marito ignaro. Peggio di un'adultera sono... peggio di...». 
 Entra, attirata dalle grida, Maria Maddalena. «Non urlare così. Maria ti sente. É tanto sfinita! 
Non ha più forza di nulla, e tutto le fa male. I tuoi gridi inutili e scomposti le tornano a dare il tormento di ciò che voi foste...». «Vedi? Vedi, Giovanni? Una femmina può impormi di tacere. 
E ha ragione. Perché noi, i maschi sacri al Signore, abbiamo saputo solo mentire o scappare. 
Le donne sono state brave. Tu, poco più di una donna, tanto sei giovane e puro, hai saputo rimanere. Noi, noi, i forti, i maschi, siamo fuggiti. Oh! che disprezzo deve avere il mondo di me! 
Dimmelo, dimmelo, donna! Hai ragione! Mettimi il tuo piede sulla bocca che ha mentito.  
Sulla suola del sandalo c'è forse un poco del suo Sangue. E solo quel Sangue, mescolato al fango della via, può dare un poco di perdono, un poco di pace al rinnegato. Devo pure abituarmi al disprezzo del mondo! Che sono io? Ma ditelo: che sono?». «Sei una grande superbia», risponde calma la Maddalena. «Dolore? Anche quello. Ma credi pure che, su dieci parti del tuo dolore, cinque, per non offenderti col dire sei, sono del dolore di essere uno che può essere disprezzato. Ma che davvero io ti disprezzerò se continui solo a gemere e a dare in smanie, giusto come fa una femmina stolta! Il fatto è fatto. E non sono i gridi scomposti che lo riparano e annullano. Non fanno che attirare l'attenzione e mendicare una compassione che non si merita. Sii virile nel tuo pentimento. Non strillare. Fai. Io... tu lo sai chi ero...  Ma, quando ho capito che ero più sprezzabile di un vomito, non sono andata in convulsioni. Ho fatto. Pubblicamente. Senza indulgere con me e senza chiedere indulgenza. Il mondo mi sprezzava? Aveva ragione. Lo avevo meritato. Il mondo diceva: "Un nuovo capriccio della prostituta" e dava un nome di bestemmia al mio andare a Gesù? Aveva ragione. La mia condotta di prima il mondo la ricordava, ed essa giustificava ogni pensiero. Ebbene? Il mondo si è dovuto persuadere che Maria peccatrice non era più. Ho, coi fatti, persuaso il mondo. Fa' tu altrettanto, e taci».  
«Sei severa, Maria», obbietta Giovanni. «Più con me che cogli altri. Ma lo riconosco. Non ho la mano leggera della Madre. Lei è l'Amore. Io... oh! io! Ho spezzato il mio senso con la sferza del mio volere. E più lo farò. Credi che mi sia perdonata, io, di essere stata la Lussuria? No. Ma non lo dico altro che alla mia persona. E sempre me lo dirò. Consumata morirò in questo segreto rimpianto di essere stata la corruttrice di me stessa, in questo inconsolabile dolore di essermi profanata e di non avere potuto dare a Lui che un cuore calpestato... Vedi... io ho lavorato più di tutte ai balsami... E con più coraggio delle altre io lo scoprirò... Oh! Dio! come sarà ormai! (Maria di Magdala impallidisce solo a pensarlo). E lo coprirò di nuovi balsami, levando quelli che saranno certo tutti corrotti sulle sue piaghe senza numero.... Lo farò, perché le altre sembreranno convolvoli dopo un'acquata...  

Ma ho dolore di farlo con queste mie mani che hanno dato tante carezze lascive, di accostarmi con questa mia carne macchiata alla sua santità... Vorrei... vorrei avere la mano della Madre Vergine per compiere l'ultima unzione...». Maria ora piange piano, senza sussulti. Come diversa dalla Maddalena teatrale che sempre ci presentano! É lo stesso pianto senza rumore che aveva il giorno del suo perdono nella casa del Fariseo. «Tu dici che... le donne avranno paura?», le chiede Pietro. «Non paura... Ma si turberanno davanti al suo Corpo, certo già corrotto... gonfio... nero. E poi, questo è certo, avranno paura delle guardie». «Vuoi che venga io? Io con Giovanni?».  
«Ah! questo no! Noi si esce tutte. Perché, come fummo tutte lassù, così è giusto che tutte si sia intorno al suo letto di morte. Tu e Giovanni rimanete qui. Lei non può restare sola!...». 
«Non viene Lei?». «Non la lasciamo venire!». «Lei è convinta che risorga... E tu?». «Io, dopo Maria, sono quella che più credo. Ho creduto sempre che così potesse essere. Lui lo diceva. E Lui non mente mai... Lui!... Oh! prima lo chiamavo Gesù, Maestro, Salvatore, Signore... Ora, ora lo sento tanto grande che non so, non oso più dargli un nome... Che gli dirò quando lo vedrò?...»  
«Ma credi proprio che risorga?..» «Un altro! Oh! A suon di dirvi che credo e di sentirvi dire che non credete, finirò col non credere più neppure io! Ho creduto e credo. Ho creduto e gli ho da tempo preparato la veste. E per domani, perché domani è il terzo giorno, la porterò qui, pronta...». «Ma se dici che sarà nero, gonfio, brutto?». «Brutto mai. Brutto è il peccato. Ma... ma sì! Sarà nero. Ebbene? Lazzaro non era già marcio? Eppure risorse. Ed ebbe la carne risarcita. 
Ma, ma se lo dico!... Tacete, miscredenti! Anche in me la ragione umana mi dice: "E’ morto e non sorgerà".  
Ma il mio spirito, il "suo" spirito, perché io ho avuto un nuovo spirito da Lui, grida, e sembrano squilli di argentee tube: "Sorge! Sorge! Sorge!". Perché mi sbattete come una navicella contro la scogliera del vostro dubitare? Io credo! Credo, mio Signore! Lazzaro ha ubbidito con strazio al Maestro ed è rimasto a Betania... Io, che so chi è Lazzaro di Teofilo, un forte, non un leprotto pavido, posso misurare il suo sacrificio di rimanere nell'ombra e non presso il Maestro. Ma ha ubbidito. Più eroico in questa ubbidienza che se l'avesse strappato con le armi agli armati. 
Io ho creduto e credo. E qui sto. In attesa come Lei. Ma lasciatemi andare. Il giorno sorge. Appena ci si vedrà a sufficienza, noi andremo al Sepolcro...».  
E la Maddalena se ne va, col suo viso bruciato dal pianto, ma sempre forte. Rientra da Maria. 
«Che aveva Pietro?». «Una crisi di nervi. Ma gli è passata». «Non essere dura, Maria. Soffre». 
«Anche io. Ma vedi che non ti ho chiesto neppure una carezza. Lui è stato già medicato da te... 
E io invece penso che solo tu, Madre mia, hai bisogno di balsamo. Madre mia, santa, amata! 
Ma fa' cuore... Domani è il terzo giorno. Ci chiuderemo qui dentro noi due: le sue innamorate. 
Tu, l'Innamorata santa; io, la povera innamorata... Ma come posso lo sono, con tutta me stessa. E lo aspetteremo... Loro, quelli che non credono, li chiuderemo di là, coi loro dubbi. E qui metterò tante rose... 
 Oggi farò portare il cofano... Ora passerò dal palazzo e darò ordine a Levi. Via tutte queste orribili cose! Non le deve vedere il nostro Risorto... Tante rose... E tu ti metterai una veste nuova... Non deve vederti così. Io ti pettinerò, ti laverò questo povero volto che il pianto ha sfigurato. Eterna fanciulla, io ti farò da madre... Avrò, infine, la beatitudine di avere cure materne per una creatura più innocente di un neonato! Cara!», e con la sua esuberanza affettiva la Maddalena si stringe al petto il capo di Maria, che è seduta, la bacia, la carezza, le ravvia le lievi ciocche dei capelli scomposti dietro le orecchie, le asciuga le nuove lacrime che scendono ancora, ancora, sempre, col lino della sua veste... Entrano le donne con lumi e anfore e vasi dalle ampie bocche.  
Maria d'Alfeo porta un pesante mortaio. «Non si può stare fuori. C'è un poco di vento e spegne le lampade», spiega. Si pongono in un lato. Su un tavolo, stretto ma lungo, pongono tutte le loro cose, e poi dànno un ultimo tocco ai loro balsami, mescendo nel mortaio, su una polvere bianca che estraggono a manciate da un sacchetto, la già pesante manteca delle essenze. Mescolano lavorando di lena e poi empiono un vaso dall'ampia bocca. Lo pongono al suolo. Ripetono con un altro la stessa operazione. Profumi e lacrime cadono sulle resine. Maria Maddalena dice: «Non era questa l'unzione che speravo poterti preparare». Perché è la Maddalena che, più esperta di tutte, ha sempre regolato e diretto la composizione del profumo, tanto acuto che pensano di aprire la porta e di socchiudere la finestra sul giardino, che appena inalba.  
Tutte piangono più forte dopo l'osservazione sommessa della Maddalena. Hanno finito. Tutti i vasi sono pieni. Escono con le anfore vuote, il mortaio ormai inutile, e molte lucerne. Ne restano due sole nella stanzetta e tremano, pare singhiozzino anche esse col palpitare della loro luce... Rientrano le donne e chiudono di nuovo la finestra, perché l'alba è freddina. Si pongono i mantelli e prendono delle ampie sacche in cui collocano i vasi del balsamo. Maria si alza e cerca il suo mantello. Ma tutte le si affollano intorno persuadendola a non venire. «Non ti reggi, Maria. Sono due giorni che non prendi cibo. Un poco d'acqua soltanto». «Sì, Madre. Faremo presto e bene. E torneremo subito».  
«Non temere. Lo imbalsameremo come un re. Vedi che balsamo prezioso componemmo! E quanto!...». «Non trascureremo membro o ferita, e lo metteremo con le nostre mani a posto. 
Siamo forti e siamo madri. Lo metteremo come un bambino nella cuna. E agli altri non resterà che da chiudere il suo posto». Ma Maria insiste: «É il mio dovere», dice. «L'ho curato sempre io. Solo, in questi tre anni che fu del mondo, ho ceduto ad altri la cura di Lui quando Egli mi era lontano. Ora che il mondo lo ha respinto e rinnegato, è di nuovo mio. E io torno la sua serva».  
Pietro, che con Giovanni si era avvicinato all'uscio, non visto dalle donne, fugge sentendo queste parole. Fugge in qualche angolo nascosto per piangere sul suo peccato. Giovanni resta presso lo stipite. Ma non dice niente. Vorrebbe andare anche lui. Ma fa il sacrificio di rimanere presso la Madre. Maria Maddalena riconduce Maria al suo sedile. Le si inginocchia davanti, l'abbraccia ai ginocchi alzando verso Lei il suo volto doloroso e innamorato, e le promette: «Egli, col suo Spirito, tutto sa e vede. Ma al suo Corpo, coi baci, io dirò il tuo amore, il tuo desiderio. 
Io so cosa è l'amore. So che pungolo, che fame è amare. Che nostalgia di esser con chi è l'amore per noi.  
E questo è anche nei vili amori che sembrano oro, e fango sono. Quando poi la peccatrice può sapere ciò che è l'amore santo per la Misericordia vivente, che gli uomini non hanno saputo amare, allora meglio può comprendere cosa è il tuo amore, Madre. Tu lo sai che io so amare. E tu sai che Egli lo ha detto, in quella sera del mio vero natale, là, sulle rive del nostro lago sereno, che Maria sa molto amare. Ora, questo mio esuberante amore, come acqua che trabocca da un bacino piegato, come roseto in fiore che si rovescia giù da una muraglia, come fiamma che, trovando esca, più si apprende e cresce, si è tutto riversato su Lui, e da Lui-Amore ha tratto nuova potenza...  
Oh! che la mia potenza d'amare non ha potuto sostituirsi a Lui sulla Croce!... Ma quello che per Lui fare non ho potuto - e patire, e sanguinare, e morire al suo posto, fra gli schemi di tutto il mondo, felice, felice, felice di soffrire al suo posto, e, ne sono certa, arso ne sarebbe stato lo stame della mia povera vita più dall'amore trionfale che dal patibolo infame, e sarebbe dalle ceneri sbocciato il nuovo, candido fiore della nuova vita pura, vergine, ignorante di tutto ciò che non è Dio - tutto questo che non ho potuto fare per Lui, per te lo posso fare ancora..., Madre che amo con tutto il mio cuore. Fidati di me. Io che ho saputo, in casa di Simone il fariseo, così dolcemente accarezzare i suoi piedi santi, ora, con l'anima che sempre più sboccia alla Grazia, saprò ancora più dolcemente accarezzare le sue membra sante, medicare le ferite, imbalsamarle più col mio amore, più col balsamo tratto dal mio cuore spremuto dall'amore e dal dolore, che non coll'unguento.  
E la morte non intaccherà quelle carni che tanto amore hanno dato e tanto ne ricevono. Fuggirà la Morte. Perché l'Amore è più forte di essa. É invincibile l'Amore. E io, Madre, col tuo perfetto, col mio totale, di amore imbalsamerò il mio Re d'Amore». Maria bacia quest'appassionata che ha, finalmente, saputo trovare Chi merita tanta passione, e cede al suo pregare. Le donne escono portando una lucerna. Nella stanza ne resta una sola. Ultima esce la Maddalena, dopo un ultimo bacio alla Madre che resta. La casa è tutta buia e silenziosa. La strada è ancora oscura e solitaria. Giovanni chiede: «Non mi volete proprio?». «No. Puoi servire qui. Addio». 
Giovanni torna da Maria. «Non mi hanno voluto...», dice piano. «Non te ne mortificare. Esse da Gesù. Tu da me. Giovanni, preghiamo un poco insieme. Dove è Pietro?».  
«Non so. Per la casa. Ma non lo vedo. É... Lo credevo più forte... Anche io ho pena, ma lui...». 
«Lui ha due dolori. Tu uno solo. Vieni. Preghiamo anche per lui». E Maria dice lentamente il Pater noster. Poi carezza Giovanni: «Va' da Pietro. Non lo lasciare solo. È stato tanto nelle tenebre, in queste ore, che non sopporta neppure la lieve luce del mondo. Sii l'apostolo del tuo fratello smarrito. Inizia da lui la tua predicazione. Sulla tua via, e lunga sarà, troverai sempre dei simili a lui. Col compagno comincia il lavoro...». «Ma che devo dire?... Io non so... Tutto lo fa piangere...». «Digli il Suo precetto d'amore. Digli che chi solamente teme non conosce ancora a sufficienza Dio, perché Dio è Amore. E se ti dice: "Io ho peccato", rispondigli che Dio ha tanto amato i peccatori che per essi ha mandato il suo Unigenito. Digli che a tanto amore va con amore risposto. E l'amore dà fiducia nel buonissimo Signore. Questa fiducia non ci fa temere il suo giudizio, perché con essa riconosciamo la Sapienza e Bontà divina, e diciamo: "Io sono una povera creatura.  
Ma Egli lo sa. E mi dà il Cristo come garanzia di perdono e colonna di sostegno. La mia miseria viene vinta dalla mia unione col Cristo". É nel nome di Gesù che tutto viene perdonato... Vai, Giovanni. Digli questo. Io resto qui, con Gesù mio...», e carezza il Sudario. Giovanni esce, chiudendo la porta dietro di sé. Maria si pone in ginocchio come la sera avanti, viso a Viso col velo della Veronica. E prega e parla col Figlio suo. Forte per dare forza agli altri, quando è sola piega sotto la sua schiacciante croce. Eppure ogni tanto, come una fiamma non più oppressa dal moggio, la sua anima si alza verso una speranza che in Lei non può morire. Che anzi cresce col passare delle ore. E dice la sua speranza anche al Padre. La sua speranza e la sua domanda.  
(Qui Lei può mettere tale e quale è, perché non ha mutamento, la preghiera fatta lo scorso an-
no, il lamento di quest'alba pasquale, del 21 febbraio 1944).  

21 febbraio 1944.  
«Gesù, Gesù! Non torni ancora? La tua povera Mamma non resiste più a saperti là morto. Tu l'hai detto e nessuno ti ha capito. Ma io ti ho capito! "Distruggete il Tempio di Dio ed Io lo riedificherò in tre giorni". Questo è l'inizio del terzo giorno. Oh! mio Gesù! Non attendere che sia compiuto per tornare alla vita, alla tua Mamma che ha bisogno di vederti vivo per non morire ricordandoti morto, che ha bisogno di vederti bello, sano, trionfante, per non morire ricordandoti in quello stato come ti ha lasciato! Oh! Padre! Padre! Rendimi il Figlio mio! Che io lo veda tornato Uomo e non cadavere, Re e non condannato. Dopo, lo so, Egli tornerà a Te, al Cielo. 
Ma io l'avrò visto guarito da tanto male, l'avrò visto forte dopo tanto languore, l'avrò visto trionfante dopo tanta lotta, l'avrò visto Dio dopo tanta umanità patita per gli uomini.  
E mi sentirò felice anche perdendo la sua vicinanza. Lo saprò con Te, Padre santo, lo saprò fuori per sempre dal Dolore. Ora invece non posso, non posso dimenticare che è in un sepolcro, che è là ucciso per tanto dolore che gli hanno fatto, che Egli, il mio Figlio-Dio, è accomunato alla sorte degli uomini nel buio di un sepolcro, Egli, il tuo Vivente. Padre, Padre, ascolta la tua serva. Per quel "sì"... Non ti ho mai chiesto nulla per la mia ubbidienza ai tuoi voleri; era la tua Volontà, e la tua Volontà era la mia; nulla dovevo esigere per il sacrificio della mia a Te, Padre santo. Ma ora, ma ora, per quel "sì" che ho detto all'Angelo messaggero, o Padre, ascoltami! Egli è fuori dalle torture, perché tutto ha compiuto con l'agonia di tre ore dopo le sevizie del mattino. Ma io sono da tre giorni in questa agonia. Tu lo vedi il mio cuore e ne senti i palpiti. 
 Il nostro Gesù l'ha detto che non cade piuma di uccello che Tu non la veda, che non muore fiore nel campo che Tu non ne consoli l'agonia col tuo sole e la tua rugiada. Oh, Padre, io muoio di questo dolore! Trattami come il passero che rivesti di nuova piuma e il fiore che scaldi e disseti nella tua pietà. Io muoio assiderata dal dolore. Non ho più sangue nelle vene. Una volta è divenuto tutto latte per nutrire il Figlio tuo e mio; ora è divenuto tutto pianto perché non ho più Figlio. Me l'hanno ucciso, ucciso, Padre, e Tu sai in che modo! Non ho più sangue! 
L'ho sparso con Lui nella notte del Giovedì, nel Venerdì funesto. Ho freddo come chi è svenato.  
Non ho più sole, poiché Egli è morto, il Sole mio santo, il Sole mio benedetto, il Sole nato dal mio seno per la gioia della sua Mamma, per la salute del mondo. Non ho più refrigerio, perché non ho più Lui, la più dolce delle fonti per la sua Mamma che beveva la sua parola, che si dissetava della sua presenza. Sono come un fiore in una arena disseccata. Muoio, muoio, Padre santo. E di morire non ne ho spavento, poiché anche Egli è morto. Ma come faranno questi piccoli, il piccolo gregge del Figlio mio, così debole, così pauroso, così volubile, se non c'è chi lo sorregge? Sono nulla, Padre. Ma per i desideri del Figlio mio sono come una schiera d'armati.  
Difendo, difenderò la sua Dottrina e la sua eredità così come una lupa difende i lupicini. Io, agnella, mi farò lupa per difendere ciò che è del Figlio mio e, perciò, ciò che è tuo. Tu lo hai visto, Padre. Otto giorni or sono questa città ha spogliato i suoi ulivi, ha spogliato le sue case, ha spogliato i suoi giardini, ha spogliato i suoi abitanti e si è fatta roca per gridare: "Osanna al Figlio di Davide; benedetto Colui che viene nel nome del Signore". 
 E mentre Egli passava sui tappeti di rami, di vesti, di stoffe, di fiori, se lo indicavano i cittadini dicendo: "E’ Gesù, il Profeta di Nazareth di Galilea. É il Re d'Israele". E mentre ancora non erano appassiti quei rami e la voce era ancor roca da tanto osannare, essi hanno mutato il loro grido in accuse e maledizioni ed in richieste di morte, e dei rami staccati per il trionfo hanno fatto randelli per percuotere il tuo Agnello che conducevano alla morte. Se tanto hanno fatto mentre Egli era fra loro e parlava loro, e sorrideva loro, e li guardava con quel suo occhio che stempra il cuore, e ne tremano persin le pietre se ne son guardate, e li beneficava e li ammaestrava, che faranno quando Egli sarà tornato a Te? I suoi discepoli, lo hai visto. Uno lo ha tradito, gli altri sono fuggiti. É bastato che Egli fosse percosso perché fuggissero come pecore vili, e non hanno saputo stargli intorno mentre moriva. Uno solo, il più giovane, è rimasto.  
Ora viene l'anziano. Ma ha già saputo rinnegare una volta. Quando Gesù non sarà più qui a guardarlo, saprà permanere nella Fede? Io sono un nulla, ma un po' del mio Figlio è in me, ed il mio amore mette il colmo alla mia manchevolezza e la annulla. Divengo così qualcosa di utile alla causa del tuo Figlio, alla sua Chiesa, che non troverà mai pace e che ha bisogno di mettere radici profonde per non essere divelta dai venti. Io sarò Colei che la cura.  
Come ortolana solerte veglierò perché cresca forte e diritta nel suo mattino. Poi non mi preoccuperà morire. Ma vivere non posso se resto più a lungo senza Gesù. Oh! Padre, che hai abbandonato il Figlio per il bene degli uomini ma poi lo hai confortato, perché certo l'hai accolto sul tuo seno dopo la morte, non lasciarmi oltre nell'abbandono. Io lo patisco e lo offro per il bene degli uomini. Ma confortami, ora, Padre. Padre, pietà! Pietà, Figlio mio! Pietà, divino Spirito! Ricòrdati della tua Vergine!».  
[1 aprile 1945]. Dopo, prostrata fino a terra, Maria pare pregare col suo atto oltre che col suo cuore. É proprio una povera cosa abbattuta. Pare quel fiore morto di sete di cui Ella ha parlato. 
Non avverte neppure lo scuotìo di un breve ma violento terremoto che fa urlare e fuggire il padrone e la padrona di casa, mentre Pietro e Giovanni, pallidi come morti, si trascinano fin sulla soglia della stanza. Ma, vedendola così assorta nel suo orare, dimentica, lontana da tutto quello che non è Dio, si ritirano chiudendo la porta e tornano spauriti nel Cenacolo.  

LA PASSIONE



Riflessioni fatte da Gesù  sul Mistero della Sua Sofferenza e del valore che ha la Sua Redenzione.  


GESÙ PERDONA ANCHE IL PIÙ GRANDE PECCATORE 

Pilato ha pronunciato la “Sentenza”.  
Figlioli Miei, considerate attentamente quanto il Mio Cuore ha sofferto…  
Dopo esserMi offerto nell'Orto degli Ulivi, Giuda se ne andò errante e fuggitivo, senza riuscire a far tacere la sua coscienza, che lo accusava del più orribile sacrilegio. 
Quando giunse ai suoi orecchi la “Sentenza di Morte” pronunciata contro di Me, si lasciò andare alla più terribile disperazione e si impiccò.  
Chi potrà comprendere l'intenso dolore del Mio Cuore, quando vidi gettarsi alla perdizione eterna quell'Anima, che aveva trascorso tre anni alla “Scuola del Mio Amore”, apprendendo la Mia Dottrina, ricevendo i Miei Insegnamenti, ascoltando come, tante volte, le Mie labbra avevano perdonato ai più grandi peccatori.  
Giuda!  
Perché non vieni a gettarti ai Miei piedi… affinché Io ti perdoni?  
Se non osi avvicinarti a Me, per paura di quelli che Mi circondano e che Mi maltrattano con tanto furore, guardaMi, almeno… vedrai come i Miei occhi si fissano in te.  
Anime che vi siete cacciate nei peccati più grandi…  

• Se, per più o meno tempo, avete vissuto erranti e fuggitive a causa dei vostri delitti…  

• Se i peccati di cui siete colpevoli vi hanno accecato e indurito il cuore…  

• Se, per seguire alcune passioni, siete cadute nelle più gravi sregolatezze, non lasciatevi prendere dalla disperazione quando i complici dei vostri peccati vi abbandoneranno e quando la vostra Anima si rende conto della sua colpa…  

Finché l'uomo possiede ancora un istante di vita, fa ancora in tempo a ricorrere alla Misericordia e ad implorare il perdono.  

• Se siete giovani e gli scandali della vostra vita passata vi hanno messo, davanti agli uomini, in uno stato di degradazione, non temete!  
 
Anche quando il Mondo vi disprezza e vi tratta come dei malvagi, vi insulta e vi abbandona, state sicuri che il vostro Dio non vuole che la vostra Anima finisca nelle fiamme dell'Inferno. Vuole che osiate parlarGli, che osiate rivolgere a Lui sguardi e sospiri del cuore, e subito vedrete come la Sua Mano paterna e piena di Bontà vi condurrà alla fonte del perdono e della vita.  

• Se, per malizia, hai trascorso chissà quanta parte della tua vita nel disordine e nell'indifferenza e, vicino già all'Eternità, la disperazione ti pone una benda sugli occhi, non lasciarti ingannare: è ancora tempo di perdono.  

Ascoltate bene:  

• Se vi rimane un solo secondo di vita, approfittatene, perché in questo secondo potete guadagnare la vita eterna.  

• Se avete trascorso la vostra esistenza nell'ignoranza e nell'errore…  

• Se siete stati la causa di grandi danni verso gli uomini, verso la società e perfino verso la Religione.  

• Se, per una qualsiasi circostanza, conoscete il vostro errore, non vi lasciate abbattere dal peso delle colpe, né dal danno di cui siete stati strumento, ma, al contrario, lasciate che la vostra Anima venga penetrata dal più vivo pentimento, inabissatevi nella fiducia e ricorrete a Colui che sempre vi sta aspettando per perdonarvi.  
Lo stesso accade… se si tratta di un'Anima, che ha trascorso i primi anni della sua vita nella fedele osservanza dei Miei Comandamenti, ma che ha diminuito, a poco a poco, il fervore, passando ad una vita tiepida e comoda…  
Non nascondere nulla di ciò che ti dico, poiché tutto è a beneficio dell'intera Umanità… Ripetilo alla luce del Sole, predicalo a chi vuole veramente ascoltarlo.  
L'Anima che, un bel giorno riceve una forte scossa che la risveglia, immediatamente si accorge che la sua vita è inutile, vuota, senza meriti per l'Eternità.  
Il maligno, con una infernale invidia, l'attacca, allora, in mille modi, facendo risaltare le sue colpe, le ispira tristezza e scoraggiamento, finendo con il portarla alla paura e alla disperazione.  
Anima, che Mi appartieni, non far caso a questo crudele nemico e, non appena senti l'ispirazione della Grazia, all'inizio della tua lotta, corri al Mio Cuore, percepisci e contempla come una goccia del Suo Sangue scende sopra la tua Anima e vieni a Me.  
Già sai come incontrarMi: sotto il velo della Fede… Alzalo e dimMi, con tutta fiducia, le tue pene, le tue miserie, le tue cadute… Ascolta, con rispetto, le Mie parole e non temere per il passato. Il Mio Cuore lo ha sommerso nell'abisso della Mia Misericordia e del Mio Amore.  
La tua vita passata ti darà l'umiltà che ti riempirà.  
E se vuoi darMi la miglior prova d'Amore, abbi fiducia e conta sul Mio perdono… CrediMi… non riusciranno mai i tuoi peccati ad essere più grandi della Mia Misericordia, che è infinita!  

Messaggi dettati a Catalina RIVAS 
 
 

MESSAGGIO DI SAN MICHELE ARCANGELO A LUZ DE MARIA VENERDÌ SANTO 19 APRILE 2019



POPOLO DI DIO CHE RIMANETE NEL FLUSSO DI SANGUE ED ACQUA CHE EMANA IL COSTATO DEL NOSTRO RE E SIGNORE GESÙ CRISTO. (Cfr. Gv. 19,34)

Quante ferite sul Corpo Santissimo di Cristo, Re dell’Universo!
Quanto Amore per l’essere umano!  
Quanta sofferenza nel continuare ad essere incompreso da questa generazione! 
Quante ferite subisce costantemente il Nostro Re e Signore, causate da coloro che non Lo servono con il cuore e che seppelliscono la coscienza per non provare disagio! 
Quante ferite al Corpo Divino del Nostro Re e Signore Gesù Cristo nell’essere rigettato dal Suo stesso Popolo! 

Non è questo un anticipo della purificazione del Corpo Mistico di Cristo?

IL PECCATO STA EMERGENDO CON POTENZA E, GRAZIE AI MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA, IN UN ATTIMO SI DIFFONDE SULLA TERRA. Con la medesima intensità, tutto quello che è indebito raggiunge istantaneamente il cammino dell’uomo, trasformandogli la mente in uno scarico putrido di azioni e di opere demoniache di ogni genere.

L’umanità accoglie con euforia il Nostro Re e Signore Gesù Cristo e la Nostra Regina e Madre e in un attimo, con il medesimo stato emotivo li mette da parte, relegandoli all’ultimo posto.

La Parola Divina di Cristo viene gettata nella spazzatura ed è così che sta agendo quest’umanità accecata, che non dà credito ai segni né ai segnali di questo momento e non mi riferisco unicamente a coloro che si sentono Chiesa, ma a tutta l’umanità, che ha perso il gusto per il Divino e rinnega lo Spirito Santo, contristandolo e perdendo in questo modo la filiazione Divina. (Cfr. Mt 12,31-32 )*

LA NOSTRA REGINA E MADRE GUARDA ADDOLORATA IL POPOLO DI SUO FIGLIO, I SUOI FIGLI, CIASCUNO DI VOI, E SOFFRE A CAUSA DELLA DISOBBEDIENZA E DEL RIFIUTO DA PARTE DI COLORO CHE HA RICEVUTO AI PIEDI DELLA CROCE. (Cfr. Gv 19,26).

Il Nostro Re e Signore Gesù Cristo, viene acclamato ed immediatamente condannato alla Croce dal Suo stesso Popolo che, incatenato al Demonio e al peccato, alla superbia, all’orgoglio, all’avarizia, viene portato alla durezza di cuore di fronte a quelli che soffrono.  Perciò, che l’umanità si prepari, arriverà la sofferenza e farà fremere tutti.

NOI DEGLI ESERCITI CELESTI SIAMO SEMPRE ATTENTI AD UNA SOLA PAROLA DI QUALCUNO DEI FIGLI DI DIO CHE, CON CUORE CONTRITO ED UMILIATO, SOLLECITI LA NOSTRA PROTEZIONE E LA NOSTRA TUTELA NELLA LOTTA CONTRO GLI SPIRITI DEL MALE CHE STANNO INFANGANDO LA CASA DI DIO.

Il Demonio è stato accolto con grande riverenza e l’umanità si vanta della sua degradazione.

Prima della Venuta del Nostro Re, l’umanità deve purificarsi, ogni persona dovrà passare attraverso il setaccio a causa dei suoi peccati e questo sarà talmente duro, che molti uomini saranno incapaci di continuare a vivere.

L’umanità sta andando avanti come se niente stesse succedendo, quanto rimpiangerete di non essere stati obbedienti, di non aver approfittato delle spiegazioni che in ogni Rivelazione il Cielo permette che riceviate!

Voi che siete chiamati: 

Nutritevi, non crescete denutriti spiritualmente…  
Fortificatevi in Cristo Re dell’Universo e procedete decisi…  
Prendete la barca, addentratevi nel mare con fermezza, con fiducia e con la certezza di essere chiamati a far parte del Resto Fedele…

Popolo di Dio, la Nostra Regina e Madre, la vostra Regina e Madre sarà relegata a un posto infimo all’interno della Chiesa… snaturando la Madonna architettano di sottrarre forza al Popolo di Dio, in momenti in cui la confusione generalizzata regnerà ovunque.

Il demonio con una spada a doppio filo, sta attivando la confusione tra il Popolo di Dio, sta seminando il rancore, la divisione, la superbia ed influisce sulla mente dell’uomo. Lui sa che l’uomo ambisce alla libertà, ma la libertà è saggezza, non libertinaggio e per essere liberi, prima bisogna abbracciare la Fede.

Voi non perdete la Fede, continuate ad essere adoratori del Nostro Re e Signore, Gesù Cristo, guardate oltre, là dove coloro che continueranno a rimanere saldi nel compimento della Parola Divina e Le saranno fedeli, potranno vedere e scoprire le benedizioni.

CHI É COME DIO?

San Michele Arcangelo

AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO 
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO

*= Vedere: I 6 peccati contro lo Spirito Santo.


COMMENTO DI LUZ DE MARIA

Fratelli:

Di fronte al Dolore e all’Amore Infinito, il cuore mette le ali e si unisce a Cristo e alla nostra Madre Santissima, supplicando che Ambedue ci accompagnino nella nostra vita.

Nel desiderio di mantenersi sempre nella Fede, l’anima si fonde con il cuore, non permettendo che ci sia nemmeno un istante di separazione dall’Amore Infinito.

San Michele Arcangelo ci parla della filiazione Divina, quella che abbiamo ereditato da Cristo e noi siamo coeredi in Lui dei Beni che in questo momento l’uomo non vede, perché fa parte dei piani del male.  

Fratelli, noi siamo coeredi con Cristo dei Beni Eterni e questi Beni si ottengono operando ed agendo al modo Divino.

Amen.

BUONA PASQUA



sabato 20 aprile 2019

Donami occhi limpidi



I suoi occhi osservano attenti,le sue pupille scrutano l’uomo. (SAl 11,4)


Donami, o Signore, occhi limpidi
per vederti in ogni cosa,
in ogni persona, 
in ogni tua creatura.
Insegnami con la tua Sapienza 
che solo adorando 
la tua Presenza amorosa
il mio spirito può riconoscerti 
in ogni tuo passaggio.
Fa’ che non perda nessuna 
di queste occasioni
per incontrarti, abbracciarti, 
amarti!
Tu in me ed io in te,
mi svuoto 
fino all’ultima goccia di vita,
come tu non ti sei risparmiato 
per amore del Padre.
Donami un cuore 
sempre più libero nel cercarti,
perché possa seguire 
la tua strada sicura,
verso il compimento 
della tua chiamata,
lasciando il superfluo alle spalle,
gioiosa solo di avere in dono Te,
il tuo Spirito d’Amore
che sempre mi abita!


LA PASSIONE



Riflessioni fatte da Gesù sul Mistero della Sua Sofferenza e del valore che ha la Sua Redenzione.  


BARABBA VIENE LIBERATO

Pilato, turbato dall'avvertimento di sua moglie, conteso tra i rimorsi della sua coscienza e la paura della rivolta del popolo, cercava un mezzo per liberarMi. 
Perciò, Mi espose alla vista del popolaccio, nel pietoso stato nel quale Io Mi trovavo, proponendo loro di darMi la libertà e di condannare, al Mio posto, Barabba, che era un ladro e un criminale famoso.  
Il popolo rispose, unanime:  
“Che muoia, sia invece liberato Barabba!” (Luca 23,18) .  
Anime che Mi amate, vedete come Mi hanno paragonato ad un criminale! 
Vedete come Mi hanno fatto scendere ancora più in basso del più perverso degli uomini!  
Sentite che grida furiose lanciano contro di Me!  
Guardate, con quanta rabbia, chiedono la Mia morte! 
Dovevo, forse, rifiutarMi di sottostare a tanti penosi affronti?  
No!  
Al contrario, li abbracciai e, per Amore delle Anime, per mostrarvi che questo Amore, non soltanto Mi ha condotto alla morte, ma ad una morte ignominiosa… 
Non crediate, tuttavia, che la Mia natura umana non avvertisse ripugnanza o dolore! 
Al contrario, volli sentire ogni genere di ripugnanza ed essere soggetto alla vostra stessa condizione… darvi, così, un esempio, per fortificarvi in ogni circostanza della vita e per potervi insegnare a vincere le ripugnanze alle quali siete esposti, quando si tratta di compiere la Volontà Divina.  
Torniamo alle Anime, alle quali parlavo ieri…  
Alle Anime chiamate allo stato di perfezione, che ragionano sulla Grazia e retrocedono davanti alla umiltà del cammino che indico loro, per timore dei giudizi del Mondo o facendo valere le proprie capacità. Si persuadano che saranno, in un altro modo, più utili, per il Mio servizio e per la Mia Gloria.  
Risponderò, ora, a quelle Anime…  
Dimmi:  
“Ho rifiutato, Io… ho forse esitato quando Mi sono visto nascere, in una stalla, da stagione genitori poveri ed umili, lontano dalla Mia casa e dalla Mia Patria, nella più cruda dell'anno… di notte? “. 
In seguito, ho vissuto trenta anni nel lavoro oscuro e faticoso di falegname.  
Ho passato umiliazioni e scherni da parte di chi veniva a chiedere lavoro a Mio Padre Giuseppe.  
Non ho disdegnato di aiutare Mia Madre nei lavori più umili della casa.  
Tuttavia, non avevo forse più talenti di quanto non fossero necessari per quel rozzo lavoro di carpentiere?  
Io, che all'età di 12 anni già istruivo i Dottori nel Tempio… ma tutto era Volontà del Padre Mio Celeste, e così Io Lo glorificavo.  
Quando ho lasciato Nazaret e ho iniziato la Mia Vita pubblica, avrei potuto farMi conoscere come Messia e Figlio di Dio, e gli uomini avrebbero ascoltato i Miei Insegnamenti, con venerazione.  
Non lo feci, poiché il Mio unico desiderio era di compiere la Volontà del Padre Mio…  
E quando giunse l'ora della Mia Passione, attraverso la crudeltà degli uni e gli affronti degli altri, attraverso l'abbandono dei Miei e l'ingratitudine della folla, attraverso l'indicibile martirio del Mio Corpo e le avversioni della Mia Anima, vedete con quale grande Amore, ancora, scoprivo e abbracciavo la Volontà del Padre Mio Celeste.  
Così, quando l'Anima, sormontando difficoltà e ripugnanze, si sottomette generosamente alla Volontà di Dio, giunge un momento in cui, unita intimamente a Lui, gioisce delle più ineffabili dolcezze.  
Questo che ho detto alle Anime, che provano ripugnanza per la vita umile e oscura, lo ripeto per quelle che, invece, sono chiamate a lavorare in continuo contatto con il Mondo, mentre si sentono più attirate dalla completa solitudine e dai lavori più umili e nascosti.  
Anime scelte, la vostra felicità e la vostra perfezione non consistono nel seguire i vostri piaceri e le vostre naturali inclinazioni, nel venire riconosciute o no dalle Creature, nell'usare o nascondere il talento che possedete, ma nell'unirvi e conformarvi per Amore e con una totale sottomissione alla Volontà di Dio, alla quale vi chiama per la Sua Gloria e per la vostra santificazione.  
Basta per oggi, figliola, ama e abbraccia con gioia la Mia Volontà… già sai che è, in tutto, progettata dall'Amore.  
 
Medita per un momento sull'indicibile martirio del Mio Cuore, quando Mi sono visto posposto a Barabba.  
 
• Come Mi sono ritornate, allora, alla mente le tenerezze di Mia Madre, quando Mi stringeva al Suo Cuore!…  
• Come avevo presente le premure e le fatiche che il Mio Padre adottivo patì, per mostrarMi il Suo Amore!…  
• Come Mi ritornavano alla mente i benefici che così prontamente avevo riversato su quel Popolo ingrato, ridando la vista ai ciechi, restituendo la salute agli infermi, l'uso delle proprie membra a chi l'aveva perduto, sfamato le turbe e risuscitato i morti.  
 
E ora, verme ridotto allo stato più spregevole!  
Sono il più odiato degli uomini e vengo condannato a morte, come un infame ladrone.  
 
 Messaggi dettati a Catalina RIVAS 


INFERNO



Rabbia dei dannati gli uni contro gli altri.

Dio Padre, parlando dell'inferno a santa Maria Maddalena de' Pazzi, le disse: « Fra i dannati regna un odio eterno, perchè ciascuno di essi conosce colui che lo portò ad offendermi e che fu per conseguenza la causa della sua dannazione. Perciò quanto più cresce il loro numero, tanto maggiormente si accrescono le loro pene, perchè i nuovi venuti non fanno che aumentare la rabbia che li anima gli uni contro gli altri » (Parte IV, cap. xi). 

Il tuo Amico, l'Angelo


Sei riconoscente verso il tuo angelo, come lui è generoso con te? Amicizia fra gli angeli 

Vi è una stampa assai nota in cui si vedono due angeli che sorvegliano due bambini, mentre stanno conversando tra di loro. Certamente gli angeli si conoscono e si amano l’un l’altro. 
Non sono esseri isolati, ognuno per conto proprio. Gli angeli custodi non sono incollati 24 ore su 24 al loro protetto, non sono di sua esclusiva proprietà. L’angelo ha cura di noi, ma non in modo così esclusivo da non poter amare e aiutare altre persone che sono all’intorno. Ed anche gli angeli si aiutano reciprocamente. 
Per me è un’idea gratificante sapere che gli angeli di coloro che  mi  stanno  intorno  sono egualmente  amici  miei  e  mi aiutano. Per questo è cosa buona avere devozione e amore a tutti gli angeli custodi. Io credo che l’angelo di una persona non molto buona, chiederà all’angelo dell’altra persona buona che lo aiuti con le sue preghiere. E così si possono ottenere molte grazie in virtù del dogma della comunione dei santi, cioè della comune unione fra tutti. Tutti gli angeli amano ogni essere umano, tutti i santi ci amano, tutti gli uomini buoni ci amano e noi dobbiamo corrispondere a questo amore amando e pregando con tutte le nostre forze. 
Quante  volte  gli  angeli  di  coloro  che  appartengono  alla stessa famiglia si saranno parlati e avranno pregato insieme a loro,   compresi   anche   i   defunti!   Gli   angeli   vivono   uniti nell’amore di Dio e noi dobbiamo unirci a tutti loro e formare con loro una grande famiglia, la famiglia dei figli di Dio, in unione anche con i santi e con le anime del Purgatorio. Non ci rendiamo conto dell’importanza di amare e di avere devozione anche agli angeli custodi dei nostri familiari e di quanti ci circondano? Essi sono esseri celestiali che irradiano luce, amore e pace. La loro presenza ci stimola nel cammino del bene e ci trasmette serenità. 
Non  abbiamo  paura  degli  attacchi  del  nemico,  perché abbiamo buoni difensori al nostro fianco. L’unione fa la forza. 
Che il tuo angelo custode sia il tuo miglior amico, però non scartare neppure gli altri. Come dice la canzone: «Voglio avere un milione di amici», un milione di amici che mi proteggano e mi amino. 
 
Padre Angel Peña 

La Stolta Superbia e Soave Umiltà



LA  SUPERBIA


ADAMO  ED  EVA

“Dopo la sua blasfema ribellione al Creatore, Satana, brutto in eterno, è assetato di vendetta. E’ invidioso e astuto. La sua diabolica intelligenza e infernale astuzia sono un continuo operare il male per strappare anime a Dio. Al primo peccato di superbia unisce così una interminabile serie di delitti nei secoli dei secoli. Le sue prime vittime sono state Adamo ed Eva. In queste perfette creature il suo dente avvelenato ha messo il segno della sua bestialità, comunicando all’uomo la stessa sua libidine di superbia, di lussuria (superbia della carne), di vendetta. Da allora, lo spirito duella in voi contro i veleni del morso infernale! In verità, vi dico, che oltre due terzi della razza umana appartengono alla categoria che vive sotto il segno della Bestia. Per questa inutilmente Io sono morto” (Quad. ‘43, p. 34): 70%!

Atto di superbia: la disubbidienza. “Cos’è stato in fondo, il peccato originale. Una disubbidienza! Adamo e Eva vollero disubbidire al Padre Creatore, aizzati a compiere questa mancanza di amore dal sommo disubbidiente divenuto demonio, avendo rifiutato ubbidienza, amore a Dio Supremo. Questo veleno dell’orgoglio e della ribellione cova nel vostro sangue. Solo una costante volontà lo rende innocuo” (Quad. ‘43 p. 293).

“Lucifero aveva tutto, meno una cosa sola: la divinità, volle quella! L’uomo è l’eterno Adamo, ma spesso diventa Lucifero. Ha tutto, meno la divinità, vuole quella! Vuole il soprannaturale per stupire, per essere conosciuto, acclamato, celebrato... e per avere qualcosa che solo Dio può dare gratuitamente, si abbranca a Satana, la scimmia di Dio, ricevendone pseudo-carismi o surrogati di doni soprannaturali. Che sorte orrenda, quella di tali indemoniati...” (Poema 5°, p. 437).

René Vuilleumier