domenica 1 dicembre 2019

I NOSTRI MORTI



Come vederli
Come aiutarli
Come ci aiutano


Il corpo risorto 

Per completare il quadro della verità annunciata, l'apostolo Paolo, su richiesta dei cristiani, ci fa intravedere «come» risorgeranno i nostri corpi. È evidente che non è possibile dare una definizione scientifica dei corpi risorti. Noi, infatti, non abbiamo alcuna esperienza diretta delle realtà spirituali! Possiamo soltanto servirci di «analogie» che ci facciano intravedere quanto Dio ha preparato per i suoi eletti. L'analogia che usa l'Apostolo è quella del «seme». Spetta a Dio dare a ciascun seme il corpo che gli conviene. Certamente la natura del corpo risorto è uguale per tutti, ma le qualità saranno assai diverse. La bellezza ha le sue esigenze: come stella differisce da stella, fiore da fiore, splendore da splendore, così le qualità dei corpi risorti saranno più o meno luminose perché Dio, giusto rimuneratore, deve tener conto dei sacrifici, delle penitenze e delle virtù esercitate mediante il corpo, quale docile strumento dell'anima. Ecco le parole dell'Apostolo che realmente aprono un panorama impressionante alla nostra riflessione: Si semina corruttibile e risorge incorruttibile: si semina ignobile e risorge glorioso; si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale e risorge un corpo spirituale (1 Cor. 15,42-44). 
          L'analogia del seme può far nascere il dubbio di una lenta evoluzione dei corpi risorti. Ma non è così! Infatti: In un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba, suonerà infatti la tromba, e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo nostro corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo nostro corpo mortale si vesta di immortalità (1 Cor. 15,52-53). Abbiamo voluto presentare il pensiero dell'apostolo Paolo con le sue stesse parole, perché la stupenda verità della risurrezione dei morti sia compresa in tutta la sua profonda realtà. È infatti così sublime che perfino molti cristiani ne dubitano o di essa non hanno che vaghe e distorte idee. Ma la parola di Dio, così chiara, profonda e convincente nella presentazione dell'Apostolo, dovrebbe togliere ogni dubbio e illuminarne il contenuto. Inoltre la risurrezione dei morti, così esposta dall'Apostolo, ci fa intravedere la radicalità e l'estensione della redenzione di Gesù, e ci fa capire come il mistero pasquale di morte e di risurrezione del Figlio di Dio si rinnovi in ogni cristiano, anzi in tutto il creato. 

Del Padre francescano Pasquale Lorenzin

I MIEI COLLOQUI CON LE POVERE ANIME



Il cameriere Nicolò

Da qualche tempo vedo il cameriere Nicoló, che rimase molto tempo con mio nonno, ma lo vedo solo al primo piano girare per le camere. Sembra che cerchi qualche cosa: non potei ancora parlare con lui perchè finora non ero mai stata sola.
Durante la notte, da Pasqua in qua’, devo passare sempre brutte notti. Sento che c'è qualche cosa molto vicina a me, ma non riesco a vedere, però sento camminare, respirare, sempre vicino a me, poi anche un mormorìo o un rumore indefinibile, come "battere alla porta". E' una cosa molto più penosa che quando vedo qualche cosa. Una volta è incominciato alle undici ed è durato fino alle 5, impossibile dormire in queste condizioni. Mi sono alzata e mi sono seduta sul corridoio, ma il rumore mi seguí. Quando domandai: "Non potete farvi capire?" Qualche cosa mi toccò sulle spalle, io fui molto spaventata.

Basette

21 Aprile 1923. Oggi vidi per la seconda volta in chiesa due donne inginocchiate durante il Santo Rosario del sabato; esse sparirono e poi ritornarono. Quando dopo, io entrai insieme al Signor Parroco sperando che le vedesse anche lui, esse erano effettivamente lì, ma quando volli parlare con loro sparirono. Nicolò incontrato quattro volte, egli passò come di corsa accanto a me.
Per alcuni giorni ebbi la febbre la sera e non potei dormire ma non vidi e non sentii niente. Ora che sto di nuovo bene esse tornano di nuovo.
26 Aprile. All'una di notte venne la "Hauserin" (governante) morta un anno fa, di cui non so il nome. Aveva una espressione molto triste, non rimase a lungo, continuava ad andare in su e in giú.
27 Aprile. Eccola di nuovo, rimase piú a lungo; mi guardò fisso ma non disse niente, non rispose. Ho visto due volte Nicolò che cercava come sempre.
29 Aprile. La "Hàuserin" accanto a me dalle tre alle quattro e mezzo molto triste. Lei vorrebbe parlare, ma non può; non la vedo molto volentieri perché essa mi guarda sempre con gli occhi sgranati. Ho visto le undici colonne nebulose.
I Maggio. Essa era già in camera mia quando andai a dormire. Io le porsi un fazzoletto, perché li premesse su la mano, lei venne molto vicina, ma non lo prese.
4 Maggio. Essa venne due volte durante la notte, si è curvata tutto su di me, cosa che mi disgusta assai. - Ho rivisto anche Nicolò. Chiesi alla "Donna" come si chiamasse; lo feci piú volte senza ottener risposta. Poi risuonò come un suono spaventoso,.., Ba ...e", era molto triste. E' molto contenta dell'acqua santa, perché fino che non gliela dò è molto agitata.

Nota. Il parroco Sebastiano Wieser conobbe molto bene la morta (Barbara Z.) quando era viva. Secondo la sua descrizione essa era una nubile, apparentemente molto pia, ma molto isterica, era una persona sensuale, che scriveva lunghe lettere ai sacerdoti e ingannó uno di loro con molta raffinatezza. Alla fine ne nacque un bambino e poi in meno di un anno morì. "Hauserin" é il vecchio nome per Haushelterin - governante o massaia.

5 Maggio. Era di nuovo qui; ora so che si chiamava Babette. Mi stanca assai, perché resta sempre così a lungo. Vidi anche che ha un vestito molto sciupato; tiene anche qualche cosa in bocca, non si vede bene.
9 Maggio. Venne di nuovo due volte di notte; vidi pure gli undici.
12 Maggio. Incontro Nicoló sul corridoio, sembra molto contento.
13 Maggio. La "H'àuserin" di nuovo lì, per niente comodo, si piegò su di me. La sua bocca è ripugnante come una ulcerazione, il labbro inferiore tutto nero. Ha pure brutti occhi; sarei felice di riuscire a far breccia su di lei, ma non se ne ricava nulla. Vorrebbe parlare ma non può.
14 Maggio. Dì nuovo, ha aperto la porta che io chiusi solo per provare.
15 Maggio. Ho visto di nuovo Nicolò.
18 Maggio. La "Hauserin" rimase vicina a me dall'una alle tre e mezzo, mi svegliò con un lamento. Poiché avevo ricevuto questo consiglio, le tenni davanti la reliquia della S. Croce e domandai: "Sei dannata?" Lei scosse il capo in senso negativo. Allora io dico: "Io ti scongiuro di dirmi che cosa vuoi! Non voglio piú vederti!" Poi con suoni difficili da comprendere: "Sempre ingannato... Parroco.." La pregai di ripetere, perché non riuscivo a capire il senso, ma se ne andò aprendo di nuovo la porta.
22 Maggio. Venne tutta sconvolta, come uno che scappa, aveva un aspetto pauroso. Io dissi: "Ti ordino di dirmi perché continui a venire da me?" Allora mi venne vicina mi indicò la sua bocca. Io mi spaventai moltissimo. Poi mi sparì.
23 Maggio. Mi ero appena addormentata che lei era di nuovo qui. Io dissi: "Se adesso non mi dici che cosa vuoi, io non prego piú per te!" Per lungo tempo non disse una parola, poi un mormorìo incomprensibile. Io: "Dimmi una buona volta che genere di bugie hai detto!" Mi viene molto vicina e dice chiaramente: "Devo patire, ho mentito molto, ho diffamato, dillo al Parroco!" Io: "Perché non vai tu da lui?" Nessuna risposta.
24 Maggio. Venne con un'altra figura, che non potei riconoscere. Io avevo tanta paura, tenni davanti a loro la reliquia della Croce e dissi: "Vi prego, non venite piú!" Riceverete una S. Messa. Vidi di nuovo le due donne in Chiesa.

EUGENIA VON DER LEYEN

Preghiere con comando diretto alle legioni diaboliche




Nel nome di Gesù, per il Suo Preziosissimo Sangue versato per l’umanità intera, con l’intercessione di Maria Vergine, di San Michele Arcangelo e di tutti i Santi Arcangeli, e di tutti i Santi Angeli, e di tutti i Santi, tra essi San Padre Pio, San Francesco, San Giuseppe, Sant’Antonio da Padova, io spezzo e rompo, sciolgo e anniento, ogni maleficio e maledizioni, ogni effetto di rito vudù e macumba, di magia, di stregoneria, di rito satanico e demonio, di legame maligno fatto tramite bambolotti e conficcamento di spilli sulla mia testa, sul mio cervello, sulla mia nuca, sulle mie spalle, sulla mia schiena, sul mio sesso, sul mio utero, sul mio stomaco, sul mio apparato digerente, sulle mie gambe, sui miei piedi. Io lo sciolgo e lo anniento nel nome di Gesù.

I doni profusi dallo Spirito Santo su PADRE PIO



I doni descritti da Padre Pio con le sue parole 

Padre Pio stesso descrive i doni ricevuti, nelle lettere scritte ai suoi direttori spirituali e ai suoi figli spirituali: 

A Padre Benedetto, 20 giugno 1913: "Le manifestazioni che il Signore suole fare all'anima mia parmi che vadano distinte così: puramente soprannaturali, riguardanti esseri privi di forme, ed in manifestazioni di esseri sotto forme umane.  

Le prime riguardano Dio, le sue perfezioni, i suoi attributi. Di queste non riesco in nessun modo a trarle in scritto.... 

In queste manifestazioni e locuzioni divine l'anima vede quei celesti secreti, quelle divine perfezioni, quegli attributi divini assai più di quello che noi vediamo la nostra immagine nello specchio.... Noi non possiamo separare quell'immagine dallo specchio e molto meno noi possiamo toccarla col tatto. Eppure l'immagine esiste fuori di noi sebbene non senza di noi....  

“In quanto all'altra specie di manifestazioni esse riguardano nostro Signore sotto figure umane; nell'ultima cena, grondante sangue nell'orto, legato alla colonna, glorioso e risplendente nella sua risurrezione ed in altri modi ancora. Riguardano ancora la Regina degli Angioli ed altri personaggi celesti rivestiti di forme umane."  

"Questo linguaggio vi sembrerà arabo, ma se il Signore ve ne ha fatto fare qualche esperienza in questa materia, conoscerete che dico il vero."(Epist. I, 373-375)   

Padre Pio ad Annita Rodote: "Diletta figlia di Gesù, ...date piena libertà alle libere operazioni dello Spirito Santo." (Epist. III, 79) 

Padre Pio a Maria Gargani: "Lo Spirito Santo richiede, per più liberamente operare in noi, la tranquillità e la calma." (Epist. iii, 252) 

Padre Pio a Rachelina Russo: "Gesù continui a riguardarti per sua prediletta figliuola e ti ricolmi di tutti i suoi celesti carismi." (Epist. III, 521)A Girolama Longo: "Lascia fare quello che brama di fare lo Spirito Santo in te. Egli è discreto, sapiente e soave." (Epist. III, 1023) Simile a Raffaelina Cerase (Epist. II, 64) 

A Raffaelina Cerase: "Lo Spirito Santo vi riempia dei suoi santissimi doni." (Epist. II, 100) 

A Raffaelina Cerase: "Allargate il vostro cuore ai carismi dello Spirito Santo, che aspetta un vostro cenno per arricchirvene." (Epist. II, 259) 

"Doni assai grandi il Signore ha fatto all'anima mia." Lettera a Padre Benedetto del 26 marzo 1914. (Epist. I, 461)  

GESU' EUCARISTIA l’amico che ti aspetta sempre



Il sacerdote è il ponte tra Dio e gli uomini. Parla a Dio degli uomini e agli uomini di Dio. È pastore e guida del popolo di Dio. Deve essere anche difensore del suo popolo dai costanti attacchi del maligno. Oggi giorno sembra che il diavolo giri libero per il mondo. Esistono ovunque gruppi satanici che diffondono il male e il culto a satana... Esistono società segrete, governi, istituzioni e molte sette che combattono contro la Chiesa Cattolica. E c’è tanta gente oppressa dal potere del demonio e dai suoi seguaci, che fanno fatture e malefici per creare sofferenze, separazioni e ogni tipo di cattiveria. Il sacerdote deve affrontare il maligno con una vita di santità personale per poter liberare le anime e salvarle.
Deve essere consapevole dei poteri che Dio gli ha donato per esorcizzare (in privato), per benedire, per predicare, per perdonare e, soprattutto, per celebrare l’Eucaristia. Deve consigliare la recita del Rosario, la lettura della Parola di Dio, il digiuno, l’uso dello scapolare del Carmelo e delle immagini sacre... e tutto ciò che può servire per la lotta contro le forze oscure dell’inferno. In questa lotta può essere anche molto utile la recita del Rosario o Coroncina della Misericordia che Gesù insegnò alla santa Faustina Kowalska. In essa si ripete l’orazione «Eterno Padre, io ti offro il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del Nostro Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo».
Certamente il sacerdote deve essere ben preparato, istruito, aggiornato su tutte le norme e le disposizioni della Chiesa e seguirle. Però, soprattutto, deve essere uomo di preghiera e di sacrificio, disposto a dare la sua vita per gli altri. «Sì, il sacerdote dev’essere innanzi tutto un uomo di preghiera, convinto che il tempo dedicato all’incontro intimo con Dio è sempre quello impiegato meglio, poiché oltre ad aiutarlo lo sostiene anche nel suo lavoro apostolico» (DM 9). In certo qual modo è responsabile di tutta l’umanità, infatti Dio gli affida tutti gli uomini perché li porti nel suo cuore ogni volta che celebra la santa Messa. Il sacerdote deve essere maestro della Parola di Dio e strumento di pace e di perdono, innanzitutto mediante il sacramento della riconciliazione che è «parte essenziale della sua missione» (DM 5). Egli è rappresentante e ambasciatore di Cristo nel mondo, depositario e distributore dei tesori della Redenzione. «Egli è amministratore di beni invisibili e incommensurabili appartenenti all’ordine spirituale e soprannaturale» (DM 9). È ministro di Cristo e della Chiesa, sempre in comunione col vescovo. Deve essere un “padre” per tutti, senza eccezione alcuna e deve vivere dell’Eucaristia e per l’Eucaristia. In sintesi deve essere Eucaristia vivente di Gesù. Diceva il grande scienziato gesuita Teilhard de Chardin: «Beati i sacerdoti scelti per l’atto supremo della loro vita, logico coronamento del loro sacerdozio: la Comunione fino alla morte con Cristo». 

Angel Peña

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



 Infrangere Maledizioni e Rilasciare le benedizioni di Dio 
              
Sono riscattato dalla maledizione attraverso il sangue di Gesù (Gal. 3:13). 
              Io sono il seme di Abramo e la sua benedizione è mia (Gal. 3,14). 
              Scelgo la benedizione invece della maledizione e la vita invece della morte (Dt 11,26). 
              Rompo e rilascio me stesso da tutte le maledizioni generazionali e le iniquità come risultato 
dei peccati dei miei antenati nel nome di Gesù. 
              Rompo e rilascio me stesso da tutte le maledizioni su entrambi i lati della mia famiglia fino a 
sessanta generazioni indietro. 
              Infrango tutte le maledizioni di stregoneria, magia e divinazione nel nome di Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di orgoglio e di ribellione nel nome di 
Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di morte e distruzione nel nome di Gesù. 
              Infrango e rimprovero tutte le maledizioni di malattia e di infermità nel nome di Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di povertà, mancanza, e debito nel nome di 
Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di rifiuto nel nome di Gesù. 
              Rompo e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di doppiezza mentale e schizofrenia nel 
nome di Gesù. 
              Rompo e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di Gezabele e Achab nel nome di Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di divorzio e separazione nel nome di 
Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di lussuria e perversione nel nome di 
Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di confusione e malattia mentale nel nome 
di Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni di idolatria nel nome di Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni che provocano incidenti e morte prematura 
nel nome di Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni del girovagare e del vagabondaggio nel 
nome di Gesù. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni pronunciate e le parole negative dette 
contro di me da altri e da coloro che hanno autorità, e li benedico. 
              Infrango e rilascio me stesso da tutte le maledizioni auto-inflitte da parole negative che ho 
dette, nel nome di Gesù. 
              Ordino ad ogni demone che si nasconde e opera dietro una maledizione di venire fuori nel 
nome di Gesù. 

Dio vostro Padre aiuta là dove Lo si supplica!



Maria Madre di Dio

Dio, vostro Padre, vi aiuta quando voi LO pregate con fede!

Ricordatevelo sempre e pregateCi di aiutarvi! Noi verremo e l’impossibile diverrà possibile! Le cose senza speranza avranno una nuova prospettiva! Ciò che è andato distrutto verrà nuovamente ricostruito!

Figli Miei. Credete e abbiate fiducia perché Dio vostro Padre, non vi abbandona mai.

Cosi sia

Solo così sfuggirete alla palude della vostra odierna società!



Maria Madre di Dio

Dovete ritrovare la strada verso il Padre, perché solo in questo modo sfuggirete alla palude della vostra odierna società che divora tutto ciò che la intralcia e trascina con sé tutti quelli, che non vivono nella fiducia e nella fede in Dio e Mio Figlio.

Utilizzate la Santa Confessione, figli Miei, perché è uno dei sacramenti che Dio nostro Padre vi regalò per la purificazione e per la  liberazione dal peccato.

Così sia.

Giurare fedeltà al magistero di Bergoglio?



MADONNA DE LA SALETTE

Alla vigilia della Festa dell’Addolorata, il 19 settembre 1846, la giovanetta Melania Calvat, di 15 anni, e il ragazzo Massimino Giraud, di 11 anni, saliti sul monte de la Salette per condurre al pascolo le mucche, videro la Madonna e ricevettero da Lei un Messaggio, poi riconosciuto dalla Chiesa, ma che una diabolica congiura ha sempre occultato, mutilato o fatto tacere.
Ecco alcune frasi del Messaggio: 

«I preti, ministri di Mio Figlio, per la loro vita cattiva, per la loro irriverenza e la loro empietà nel celebrare i Santi Misteri, per l’amore degli onori e dei piaceri,preti sono diventati cloache d’impurità. Sì, i preti chiedono vendetta e la loro vendetta è sospesa sulle loro teste!».

«I peccati delle persone consacrate a Dio gridano verso il Cielo e chiedono vendetta, ed ecco che la vendetta è sospesa sulle loro teste!.. Molti abbandoneranno la fede e il numero dei preti e dei religiosi che si separeranno dalla vera religione sarà grande … molte case religiose perderanno la fede e perderanno molte anime».

«Guai ai principi della Chiesa che non saranno occupati che ad accumulare ricchezze, che a salvaguardare la loro autorità e a dominare con l’orgoglio!.. Tremate voi che fate professione di adorare Gesù Cristo e che interiormente adorate solo voi stessi; tremate, perché Dio sta per consegnarvi al Suo nemico, perché i luoghi santi sono nella corruzione…».

«La Chiesa sarà abbandonata a grandi persecuzioni: quello sarà il tempo delle tenebre. La Chiesa avrà una crisi orrenda… Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo!..
La Chiesa verrà eclissata… il mondo sarà nella costernazione...».

«Ecco il tempo, l’abisso si apre.
Ecco il re delle tenebre. Ecco la Bestia, con i suoi sudditi, che si proclama salvatore del mondo.
S’innalzerà con orgoglio nell’aria per andare fino in cielo, ma sarà soffocato … cadrà  e sarà gettato, per sempre, con tutti i suoi negli abissi eterni dell’inferno!».

GESU’ OSTIA



LA «PRESENZA» IN NOI


La preparazione, il ringraziamento, le disposizioni e le condizioni per la Comunione

Quando qualche persona ci comunica che verrà a trovarci, ci prepariamo a riceverla. Curiamo il nostro aspetto, mettiamo in ordine il luogo dell'incontro, facciamo cioè il possibile per accogliere, nel migliore dei modi, l'ospite in arrivo.
Più l'ospite è importante, maggiore è il nostro impegno. Più l'ospite è una persona a noi cara, maggiore è il desiderio di incontrarlo.
Proviamo per un attimo a pensare se dovessimo, un giorno, ricevere nella nostra casa una grande personalità.
II tempo dell'attesa, da interminabile diventerebbe paurosamente insufficiente. Sicuramente sposteremmo di continuo la data dell'incontro: l'ansia e l'emozione renderebbero i preparativi ancora più lunghi! Ebbene, si tratta solo di un ospite terreno, di una creatura di questo mondo, di un essere umano come noi. La vita del cristiano è arricchita da incontri ben più preziosi! Con la Comunione, infatti, riceviamo l'Ospite divino nella casa della nostra anima. E sarà la misura del nostro coinvolgimento nella preparazione, a determinare la fruttuosità dell'incontro.
Lasciamoci, a tal proposito, consigliare dall'ascetico autore de "L'Imitazione di Cristo":
«[ ...] Ecco, Noè, uomo giusto, lavorò cent'anni nella costruzione dell'arca, per salvarsi con pochi; e come potrò io, solo in un'ora, prepararmi a ricevere con religioso timore il costruttore del mondo?
Mosè, il tuo grande servo, a te particolarmente caro, costruì un'arca con legni non soggetti a marcire e la rivestì d'oro purissimo, per riporvi le tavole della legge; ed io, putrida creatura, oserò ricevere con tanta leggerezza te, autore della legge e datore della vita?
Salomone, il più sapiente dei re d'Israele, edificò, con un lavoro di sette anni, un tempio grandioso a lode del tuo nome; ne celebrò la dedicazione con una festa di otto giorni e con l'offerta di mille vittime pacifiche, e collocò solennemente, tra gioiosi suoni di tromba, l'arca dell'alleanza nel luogo per essa predisposto. E come ti introdurrò nella mia casa, io, infelice, il più miserabile tra gli uomini; io che, a stento, riesco a passare devotamente una mezz'ora? E fosse, almeno, una volta, una mezz'ora trascorsa degnamente!
[...] Eppure c'è un abisso tra l'arca dell'alleanza, con le reliquie che custodisce, e il tuo corpo purissimo, con le sue indicibili virtù; tra i sacrifici legali di allora, simbolo dei sacrifici futuri, e il tuo corpo, vittima vera, che porta a compimento tutti gli antichi sacrifici.
[...] Se allora si viveva in così grande devozione; se di quel tempo restò il ricordo delle lodi date a Dio davanti all'arca dell'alleanza, quanta venerazione e quanta devozione devono essere ora in me, e in tutto il popolo cristiano, alla presenza del sacramento, nella comunione del corpo di Cristo, cosa più sublime di ogni altra?» (Lib. IV; cap. 1).
Il discorso prosegue, ma adesso è Gesù che si rivolge direttamente a colui che si appresta a riceverlo:
«[ ...] Se vuoi che io venga a te e rimanga presso di te, purificati dal "vecchio lievito" e purifica la dimora del tuo cuore. Caccia fuori tutto il mondo e tutto il disordine delle passioni; sta' "come il passero solitario sul tetto" e ripensa, con amarezza di cuore, ai tuoi peccati. Colui che ama prepara al suo amato il luogo migliore e più bello: da questo si comprende l'affetto di chi riceve la persona cara.
Sappi tuttavia che, per questa preparazione - anche se essa durasse un intero anno e tu non avessi altro in mente - non potresti mai fare abbastanza con le tue sole forze. È soltanto per mia benevolenza e per mia grazia che ti viene concesso di accostarti alla mia mensa: come se un povero fosse chiamato al banchetto di un ricco e non avesse altro modo per ricambiare quel beneficio che nell'umiliarsi e rendere grazie.
Fa' dunque tutto quello che è nelle tue possibilità, fallo con molta attenzione, non per abitudine, non per costrizione; ma con timore, venerazione e amore ricevi il corpo del tuo amato Signore Dio, che si degna di venire a te. Sono io che ti ho chiamato; sono io che ti ho comandato di fare così, sarò io a supplire a quel che ti manca. Vieni ed accoglimi.
Se ti concedo la grazia della devozione, siine grato al tuo Dio; te la concedo, non già per il fatto che tu ne sia degno, ma perché ho avuto misericordia di te. Se non hai questa devozione, anzi ti senti piuttosto arido, insisti nella preghiera, piangi e bussa, senza smettere finché non avrai meritato di ricevere almeno una briciola o una goccia della grazia di salvezza.
Sei tu che hai bisogno di me, non io di te. Sono io che vengo a santificare te e a farti migliore, non sei tu che vieni a dare santità a me. Tu vieni per ricevere da me la santità, nell'unione con me; per ricevere nuova grazia, nel rinnovato, ardente desiderio di purificazione. "Non disprezzare questa grazia"; prepara invece il tuo cuore con ogni cura e fa' entrare in te il tuo diletto» (Lib. IV; cap. 12).
Alla preparazione per ricevere il Sacramento, deve seguire un adeguato raccoglimento, necessario per ottenere una grazia maggiore.
"L'Imitazione di Cristo" conclude con le parole di Gesù rivolte a chi si è comunicato: «Guardati dal molto parlare; tieniti appartato, a godere del tuo Dio. Tu possiedi colui che neppure il mondo intero ti potrà togliere.
Io sono colui al quale devi darti interamente, così che tu non viva più in te, ma in me, senza alcun affanno» (Lib. IV; cap. 12).
Che luminosi ammaestramenti! Ci fanno capire la nostra piccolezza di fronte alla grandiosità di quello che è certamente l'atto più importante nella giornata del credente.
Un'adeguata preparazione, però, non deve rimanere fine a se stessa, ma essere una delle innumerevoli fasi che costituiscono la continua crescita del cristiano. Bisognerebbe cioè vivere - giorno dopo giorno - l'attesa dell'Ospite Divino, come se la sua presenza fosse in noi permanente.
Qualcuno, allora, potrebbe dire: «Non mi comunico perché non ne son degno!». E questa frase si sente spesso.
A questo proposito, così interviene Sant'Alfonso Maria de' Liguori: «Ho detto: colla disposizione conveniente, non già colla degna, perché se bisognasse la degna, e chi mai potrebbe più comunicarsi? Solo un altro Dio sarebbe degno di ricevere un Dio. Intendo conveniente quella che conviene ad una misera creatura vestita dell'infelice carne di Adamo. Basta che la persona, ordinariamente parlando, si comunichi in grazia, e con vivo desiderio di crescere nell'amore verso Gesù Cristo».
Anche San Giovanni Bosco, in una pubblicazione in cui esorta all'assiduità nella Comunione, così risponde a quegli interrogativi che potrebbero esserne d'ostacolo: «Taluno dirà: io sono troppo peccatore. Se tu sei peccatore procura di metterti in grazia col Sacramento della Confessione, e poi accostati alla Santa Comunione, e ne avrai grande aiuto. Un altro dirà: mi comunico di rado per avere maggior fervore. È questo un inganno. Le cose che si fanno di rado per lo più si fanno male. Altronde essendo frequenti i tuoi bisogni, frequente deve essere il soccorso per l'anima tua. Alcuni soggiungono: io sono pieno di infermità spirituale, e non oso comunicarmi sovente. Risponde Gesù Cristo: Quelli che stanno bene non hanno bisogno del medico: perciò quelli che sono maggiormente soggetti ad incomodi loro è mestieri essere sovente visitati dal medico. Coraggio adunque, o cristiano, se tu vuoi fare un'azione la più gloriosa a Dio, la più gradevole a tutti i santi del cielo, la più efficace per vincere le tentazioni, la più sicura a farti perseverare nel bene, ella è certamente la santa Comunione».
Padre Pio da Pietrelcina scrive ad una figlia spirituale: «Io penso che la santissima Eucaristia sia il gran mezzo per aspirare alla santa perfezione, ma bisogna riceverla col desiderio e coll'impegno di togliere dal cuore tutto ciò che dispiace a colui che vogliamo alloggiare».
Il decreto "Sacrosancta Tridentina Synodus" della Congregazione del Concilio del 16 dicembre 1905, mettendo ordine nelle discussioni dei teologi, indica le disposizioni necessarie, le disposizioni e condizioni utili per comunicarsi, tuttora vigenti.
Le disposizioni necessarie (cioè quelle senza cui non si ottiene l'effetto del Sacramento) sono: lo stato attuale di grazia santificante e la retta intenzione.
Le disposizioni e condizioni utili (cioè quelle che aumentano la fruttuosità della Comunione, e che la loro mancanza non ne svuota totalmente gli effetti) sono: l'assenza di peccati veniali, una preparazione e ringraziamento, infine il consiglio del confessore, che si rende opportuno - sotto forma di direzione spirituale - soprattutto nell'uso della Comunione quotidiana.
L'Eucaristia opera in funzione della natura del soggetto che la riceve. La sua azione, quindi, può essere nulla, sminuita o completa.
Ecco un tracciato schematico per chi intende accostarsi con profitto alla Comunione, le cui linee potrebbero sembrare scontate, ma che è bene ricordare:
- Essere battezzati.
- Sentire la propria appartenenza alla Chiesa.
- Accettare questo Mistero, credendo fermamente nella presenza vera, reale, sostanziale di Gesù Cristo nel Sacramento dell'altare.
- Vivere gli insegnamenti evangelici.
- Esaminare se stessi, ed eventualmente riconciliarsi con Dio mediante la Confessione.
- Essere digiuni da almeno un'ora (l'acqua e le medicine non rompono il digiuno).
- Concentrarsi sull'imminente incontro con Gesù, lasciando da parte ogni tipo di distrazioni.
- Evitare che la Comunione diventi un'abitudine.
Questi punti sono intrecciati con un unico filo, quello dell'amore. Senza amore, risulterebbe tutto vano.
Ingrediente essenziale dell'amore è il desiderio. È il desiderio di mangiare e bere, infatti, che rende più trepidante l'attesa e più gustosi il cibo e la bevanda.
E, una volta nutriti e dissetati, la volontà non può non disporsi in un atteggiamento di gratitudine, più o meno profondo a seconda della sensibilità di ognuno.

Per le anime dei non credenti



O Gesù Mio, aiuta i Tuoi poveri figli 
che sono ciechi alla tua promessa di salvezza. 
Ti supplico, con l’aiuto delle mie preghiere e sofferenze, 
di aprire gli occhi dei non credenti, in modo che possano vedere il Tuo 
tenero amore e correre tra le Tue sacre braccia per la protezione. 
Aiutali a vedere la verità e chiedere perdono per tutti i loro peccati, 
in modo che possano essere salvati ed essere i primi a oltrepassare  
le Porte del Nuovo Paradiso. 
Prego per queste povere anime tra cui uomini, donne e bambini  
e Ti esorto ad assolverli per i loro peccati. 
Amen. 

sabato 30 novembre 2019

DI COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI



REGOLE ED ESORTAZIONI


              1 Dice il Signore: «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. 2 Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe».
              3 Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.
              4 Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore, se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione.
5 I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani.
              7 L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio.

S. Francesco d’Assisi

L'ultimo Papa canonizzato



Papa San Pio X è stato canonizzato dopo l'uscita di questo libro da Papa Pio XII;  
cfr. la di lui allocuzione che inizia con le parole "Haerent animo" del  29 maggio 1954. 


Capitolo I. UMILE PRELUDIO (2 giugno 1835 - 18 settembre 1858) 

DUE SPOSI CRISTIANI 

Dalla chiesa parrocchiale di Riese — piccolo villaggio della Diocesi di Treviso (1) — il 3 Giugno 1835 usciva, fatto cristiano, con il nome di Giuseppe — un nome bello e significativo — un pargoletto, il quale, attraverso ad eventi preparati dalla mano di Dio, doveva salire sul trono più alto della terra e cingere la Tiara dei Successori di Pietro. 
Era nato il giorno innanzi da Giovanni Battista Sarto e da Margherita Sanson: due cuori senza macchia con un passato intemerato e pieno di onore (2).  
Giovanni Battista Sarto era cursore del Comune con il misero stipendio di 50 centesimi al giorno e Margherita Sanson esercitava il mestiere di sarta che aveva appreso da fanciulla nella sua natia Vedelago (3).  
Possedevano una povera casetta, qualche magro campicello e le braccia per santificare con il lavoro la loro tranquilla povertà. Ma, in compenso, avevano una ricchezza impignorabile: una fede semplice e profonda che trasmettevano religiosamente ai loro figlioli mano mano che venivano ad allietare la loro unione stretta nel nome santo del Signore (4). 
Erano due sposi cristiani di antica tempra che sentivano la responsabilità della loro missione e ne esercitavano i doveri nella silenziosa accettazione del volere di Dio, giorno per giorno, contenti del poco, senza invidiare nulla a nessuno. 


A SCUOLA 

In questo ambiente così caldo di fede, dove mattina e sera risuonava la preghiera in comune e dove l'esempio persuasivo di Giovanni Battista Sarto e di Margherita Sanson era continua scuola di domestiche virtù, il nostro Beato crebbe sano, pieno di vita, al sicuro da ogni pericolo di deviazioni. 
Di ingegno pronto ed intuitivo, imparò presto a leggere ed a scrivere, ad assistere come chierichetto ai sacri riti della Parrocchia ed a frequentare assiduamente la spiegazione del Catechismo e della Dottrina Cristiana, distinguendosi tra tutti i suoi coetanei (5). Nello sguardo dolce e riflessivo aveva la chiarezza del suo cielo, sul volto aperto e gioviale gli rideva una luce che incantava, nell'anima fervida e serena gli fioriva il sentimento delle cose di Dio, nato in lui con la stessa vita (6). 
A queste belle doti di mente e di cuore si accoppiava in lui un carattere forte e vivace. Unico difetto: era facile allo scatto dell'ira. Ma sopra di lui vigilava la mamma con i suoi fermi rimproveri; vigilava anche il maestro della scuola, Francesco Gecherle, con l'opportuno avvertimento e con quella bacchettina di non grata memoria, di cui usava generosamente, perché considerata allora come uno dei più efficaci mezzi educativi (7). Ma, sopra tutto, vigilava lui stesso con lo sforzo continuo della sua volontà repressiva: i moti impulsivi della sua esuberante vivacità cedevano presto il posto alla ragione, conchiudendosi in un'umile scusa o in un cordiale sorriso (8). 

“VOGLIO FARMI PRETE”! 

Terminate le due prime classi elementari — le uniche che a quei tempi esistessero a Riese — dal Cappellano Don Luigi Grazio incominciò ad apprendere i primi elementi della lingua latina, mentre il Parroco Don Tito Fusarini — dignitosa figura di sacerdote — lo preparava al Sacramento della Cresima che ricevette il I “Settembre 1845 nell'antica cattedrale di Asolo dalle mani di Mons, Giovanni Battista Sartori-Canova, Vescovo Titolare di Mindo (9). 
Cresima e Comunione — ma, sopra tutto, la Comunione — servirono mirabilmente a sviluppare nel piccolo Giuseppe Sarto l'inclinazione che egli sentiva per lo stato sacerdotale, il quale nella sua mente prendeva ogni giorno contorni più chiari, più precisi, più definiti. 
Non confidava, forse, spesso alla madre che voleva essere prete? 
La buona Margherita che, con il suo sapiente intuito di una madre cristiana, leggeva nel cuore del suo Bepi (10), “andava orgogliosa al pensiero di avere un figliolo prete e le pareva già di vederlo sacerdote” (11). 
Ma non così Giovanni Battista Sarto. 
La famiglia cominciava a crescere, le difficoltà aumentavano, le ristrettezze divenivano sempre più angustianti. Lo stipendio dei suoi 50 centesimi al giorno, tante volte misurato e ricontato, era sempre lì inalterato ed i suoi campicelli, perché quasi ogni anno decimati dalla siccità o battuti dal flagello della gragnuola, rendevano poco. 
Prete quel suo figliolo, sul quale egli aveva già fatto i suoi calcoli per raddoppiare il suo misero stipendio per venire in aiuto della famiglia? 
Fu tentato di dire di no. Ma la sua fede, la sua Margherita e la parola persuasiva del suo Parroco vinsero presto la sua incertezza, e, chinato il capo, conchiuse: 
— Se Dio lo vuole, se lo prenda! (12) 
— Bravo, Battista! — esclamò soddisfatto Don Tito Fusarini, il quale, senza perdere tempo, avviò subito il fanciullo alle scuole ginnasiali di Castelfranco Veneto. 

***

Il Beato Pio X, del Padre Girolamo DAL GAL Ofm c.