mercoledì 4 dicembre 2019

La concretezza della Parola di Dio



La donna ideale 

Ed ora vediamo come dev'essere una donna gradita al Signore:

[10] Una donna perfetta chi potrà trovarla? 
Ben superiore alle perle è il suo valore. 
[11]In lei confida il cuore del marito 
e non verrà a mancargli il profitto. 
[12]Essa gli dà felicità e non dispiacere 
per tutti i giorni della sua vita. 
[13]Si procura lana e lino 
e li lavora volentieri con le mani. 
[14]Ella è simile alle navi di un mercante, 
fa venire da lontano le provviste. 
[15]Si alza quando ancora è notte 
e prepara il cibo alla sua famiglia 
e dà ordini alle sue domestiche. 
[16]Pensa ad un campo e lo compra 
e con il frutto delle sue mani pianta una vigna. 
[17]Si cinge con energia i fianchi 
e spiega la forza delle sue braccia. 
[18]E' soddisfatta, perché il suo traffico va bene, 
neppure di notte si spegne la sua lucerna. 
[19]Stende la sua mano alla conocchia 
e mena il fuso con le dita. 
[20]Apre le sue mani al misero, 
stende la mano al povero. 
[21]Non teme la neve per la sua famiglia, 
perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste. 
[22]Si fa delle coperte, 
di lino e di porpora sono le sue vesti. 
[23]Suo marito è stimato alle porte della città 
dove siede con gli anziani del paese. 
[24]Confeziona tele di lino e le vende 
e fornisce cinture al mercante. 
[25]Forza e decoro sono il suo vestito 
e se la ride dell'avvenire. 
[26]Apre la bocca con saggezza 
e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà. 
[27]Sorveglia l'andamento della casa; 
il pane che mangia non è frutto di pigrizia. 
[28]I suoi figli sorgono a proclamarla beata 
e suo marito a farne l'elogio: 
[29]«Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, 
ma tu le hai superate tutte!». 
[30]Fallace è la grazia e vana è la bellezza, 
ma la donna che teme Dio è da lodare. 
[31]Datele del frutto delle sue mani 
e le sue stesse opere la lodino alle porte della città. 
Proverbi 31,10 seg. 


Dio c'insegna che, contrariamente a quanto spacciano gli "strumenti delle tenebre", la donna ideale secondo la Sua parola è attiva e intelligente, sa coordinare l'andamento della casa, si cura dei figli e del marito e, dopo la cura dei medesimi (primo prossimo), è aperta anche alla carità verso gli altri. Il marito poi, che non è cornuto, non arrossisce di lei e la loda. Infatti una donna che teme Dio (quindi i Suoi comandamenti) non commette adulterio. Non si lascia sedurre dalle teorie del mondo diffuse dai profeti di Baal massmediatici che la stimolano a “nuove esperienze” per una maggior valorizzazione o emancipazione ecc.
Tutto l'opposto di certe femministe che piacciono a satana: carrieriste, non si curano dei propri familiari, pensano al "sociale" esterno alla famiglia, dando ad esso primaria importanza, si disinteressano dei propri figli che poi, spesso, "spinellano" diventando, a loro volta, il sociale di qualcun altro. Quanti giovani (come risulta anche da numerose interviste a ragazzi drogati e "sbandati") si lamentano di non essere stati amati in famiglia! I genitori erano occupati quasi tutto il giorno a fare "dell'altro". Amare comunque non significa essere permissivisti. Ma svilupperò meglio più avanti questo concetto.
Quindi l’eterna Parola di Dio ci insegna che è necessario effettuare un’oculata scelta prima di sposarsi, non lasciandosi ingannare dalle apparenze. Ci insegna pure (Tobi 8,7) a pregare uniti per raggiungere insieme la vecchiaia. La Madonna da Medjugorje insistentemente invita i “cari figli” a pregare in famiglia il Santo Rosario sia per ottenere le grazie spirituali e fisiche necessarie sia per neutralizzare ogni opera del nemico di Dio, della famiglia e dell’amore.

A questo punto molti dovrebbero domandarsi se mettono in pratica gli insegnamenti biblici oppure se si affidano esclusivamente alle intuizioni-deduzioni-impulsi umani. Purtroppo credo che molti si trovino nella seconda ipotesi; diversamente non ci troveremmo in una società intrisa di adulteri, separazioni, divorzi con i relativi corollari di rancori, odi, strascichi giudiziari e dissesti economici. Numerose persone infatti, uomini o donne, anziché affidarsi alla preghiera per trovare il partner ideale della propria vita si “innamorano” di persone sbagliate, si incaponiscono nella loro idea e perseverano fino ad incontrare il fallimento della unione considerata ideale con tutti gli strascichi relativi.

La battaglia continua



«Di tutti i doveri
inerenti al Cristianesimo, 
il primo e più sacro 
è quello di mantenere la purezza 
del suo messaggio, che non è 
quello dell’uomo per l’uomo, 
ma quello della salvezza 
che viene da Dio».

(Etienen Gilson)


IL DIRITTO ALLA CRITICA

L’autodemolizione della Chiesa: Il diritto di una resistenza pubblica anche per dei semplici fedeli. Il “diritto”, cioè, di potere fare delle “critiche” – sia pure rispettose – a certi atti della Gerarchia della Chiesa. Anche al Papato!
Chi conosce, infatti, anche solo un poco di Teologia e di Diritto Canonico sa che il Papa gode del carisma dell’infallibilità solo in certi atti del Magistero, e anche questo in condizioni ben definite. Quindi, l’adesione a degli insegnamenti non infallibili non fa perdere il diritto di non essere d’accordo col Papa – naturalmente per ragioni ben fondate! – per atti concreti praticati e sostenuti da Lui.
Queste nostre affermazioni sono comunque sostenute da numerosi documenti di celebri teologi. Ne cito i principali:

1) Il celebre card. Cajetano sostiene che «si deve resistere di fronte a un Papa che, pubblicamente, distrugge la Chiesa».1

2) Anche François de Vitoria, grande teologo e canonista del XVI secolo, insegna: «Se egli (un Papa) volesse con-segnare tutti i tesori della Chiesa (…) ai suoi parenti, se volesse distruggere la Chiesa o altre cose simili, non si dovrebbe permettere che egli agisse in tal modo, ma ci sarebbe l’obbligo di opporsi a lui con resistenza. La ragione di ciò è che Egli non ha il potere di distruggere, per cui, se lo fa, è più che lecito resistergli» (ibidem, p. 487). E più avanti scrive: «Da tutto questo risulta che se il Papa, mediante suoi ordini e suoi atti, distrugges-se la Chiesa, gli si può resistere e impedirgli l’esecuzione dei suoi comandi» (ibidem, p.487).
Ed ecco un altro suo testo: «Per diritto naturale, è leci-to respingere la violenza. Ora, (per ordini ingiusti) il Papa esercita la violenza quando egli è contro il Diritto (…). Perciò, è lecito resistergli. Osserva Cajetano: «come noi non affermiamo questo nel senso che non ap-partiene a qualcuno il diritto di essere il giudice del Papa, o di avere autorità su di Lui, bensì nel senso che è lecito difendersi. In effetti, a chiunque appartiene il diritto di resistere a un atto ingiusto, di cercare di impedirlo e di difendersi» (ibidem, pp.486-487).

3) Anche il grande Suarez, di poco posteriore a Vitoria, af-ferma: «Se Egli (il Papa) dà un ordine contrario ai buo-ni costumi, non gli si deve ubbidire. Se egli si prova di fare qualcosa manifestamente contrario alla giustizia e al bene comune, è lecito resistergli!
Se egli attaccasse con la forza, con la forza può essere respinto, con la moderazione propria alla giusta difesa cum moderamine inculpatae»)».2

4) Anche il grande card. Bellarmino Roberto, s.j., campio-ne dei diritti del Papato, nella lotta contro il protestantesimo, scrive: «(…) come è lecito di resistere al Pontefice che attacca i corpi, così è anche lecito resistere a colui che aggredisce le anime, o chi turba l’ordine civile, o, soprattutto, a chi si sforza di distruggere la Chiesa. Io dico che è lecito resistergli, non facendo quello che egli ordina, e impedendo l’esecuzione della sua volontà. Tuttavia non è lecito di giudicarlo e di punirlo o di destituirlo, perché questi sono atti propri di un superiore».

5) Anche il card. Journet, nel suo Trattato “L’Eglise du Verbe Incarnè” (vol. 1, p. 839 ss.) ammette la dottrina dei maggiori teologi, secondo la quale un Papa può an-che divenire “scismatico”. Per cui i fedeli possono e devono resistergli!

6) L’esempio di S. Pietro e di S. Paolo:
L’episodio lo racconta lo stesso S. Paolo (Gal. 2,11-14). S. Pietro, cioè, per paura di dispiacere ai molti giudei bat-tezzati, se ne avesse dato l’esempio lui stesso, favorì, la posizione dei “giudaizzanti”. S. Paolo, allora, in vista del danno che quel gesto di Pietro avesse significato per la Fede, “restitit in faciem Coefae”. Lo apostrofò in pubblico. Davanti alle sue obiezioni, S. Pietro riconobbe d’aver torto e si sottomise, umilmente.
L’episodio, naturalmente, sollevò, nei “commentatori” delle questioni: dunque, ci sono dei “casi” in cui è legittimo “resistere in faccia” anche a un Papa e a un Vescovo! Quali sono questi “casi”?
Il Principe dei Teologi, S. Tommaso d’Aquino, risponde: secondo lui, in certe circostanze, si ha il diritto di resistere pubblicamente a una decisione del Pontefice Romano, (…) se c’è un danno prossimo per la Fede, i Prelati (Papa compreso!) devono essere interpellati anche pubblicamente, per questi loro atti, dai sudditi, i fedeli. Come S. Paolo, che era soggetto a S. Pietro, lo contrad-disse pubblicamente, a causa di un danno imminente di scandalo in materia di Fede, S. Agostino glossa: «S. Pietro stesso ha dato l’esempio a quelli che governano, perché non ricusino, se allontanati da retto sentiero, una correzione fatta dagli stessi loro soggetti, e non la reputino indegna!».3
S. Tommaso, poi, sottolinea che quell’episodio contiene delle lezioni valide, sia per i Prelati che per i loro soggetti. «Ai Prelati - scrive - fu dato l’esempio di umiltà, af-finché non abbiano a rifiutare di accettare dei rimproveri da parte dei loro inferiori e soggetti; e ai soggetti fu dato l’esempio di zelo e di libertà, affinché non temano di correggere i loro Prelati, specie quando il crimine è pubblico e torna a danno di tante persone».4

7) Il famoso Cornelio a Lapide, grande esegeta del XVI e XVII secolo, scrive che, secondo S. Agostino, S. Ambro-gio, S. Beda, S. Anselmo e molti altri Padri, la resistenza di S. Paolo a S. Pietro fu pubblica perché, così, lo scandalo pubblico dato da S. Pietro, fu corretto, rime-diato con una riprensione pure pubblica».5
E in un altro scritto, Cornelio a Lapide, dice: «(…) I Su-periori possono essere ripresi, con umiltà e carità, da-gli inferiori, affinché la verità sia difesa» (Gal. 2,11). S. Agostino, S. Cipriano, S. Gregorio, S. Tommaso e altri sopra citati, insegnano chiaramente che S. Pietro, benché fosse superiore, fu richiamato da S. Paolo (…). S. Agostino afferma (Epist. ad Hieronymum): insegnando che i superiori non devono rifiutarsi di lasciarsi richiamare dagli inferiori. S. Pietro ha donato alla posterità un esempio più inusato e più santo di quello di S. Paolo, il quale insegna che, nella difesa della verità e con carità, egli appartiene agli inferiori nell’avere l’audacia di resistere senza paura ai superiori».6

(N.B.: tra i padri Orientali si può consultare, su questo pun-to, S. Giovanni Crisostomo, S. Giovanni Damascene, Teodoreto…).

sac. dott. Luigi Villa

martedì 3 dicembre 2019

Preghiere che attivano benedizioni



 La benedizione dello Shalom 
             
Come ho già detto nell'introduzione, attivare le benedizioni di Dio ha a che fare col dimorare nella pace o shalom di Dio, che è una parola onnicomprensiva che comprende prosperità, sicurezza, salute, protezione, fecondità e abbondanza. Secondo la definizione ebraica, possiamo sostituire la parola prosperità con shalom (pace). 
              La religione ci ha condizionati a credere che la vita dovrebbe essere piena di problemi e che un giorno poco a poco andremo in paradiso e allora avremo la pace. La pace non è solo per il cielo, ma anche per il qui e ora sulla terra. I tuoi giorni non dovrebbero essere pieno di guai. Ciò non significa che i guai non verranno, ma ti puoi alzare e dire ai guai di andarsene. Non devi vivere una vita di preoccupazione e ansia. La pace è tua. 
              La prosperità è tua. Anche quando arrivano i guai, essi non porteranno via la tua pace. 
              Il mondo intero è in cerca di pace.Ma c'è una sola via per la pace, e che è attraverso Gesù. Egli dice: "Io sono la via ..." (Giovanni 14:6); "Io sono il Signore--è- la Pace [Jehovah Shalom]" (Giudici 06:24). Avere Gesù nel cuore è la via della pace. Senza Gesù; non c'è pace. Questo è quando arriva la prosperità; cioè quando viene benedizione. La pace è quello che hai come un santo di Dio.. Sei anche un operatore di pace, e secondo Matteo 5:9, sei benedetto. Tu porti lo shalom ovunque tu vada, perché Gesù è dentro di te. Tu puoi cambiare l'intera atmosfera di una stanza, perché il Principe della Pace vive dentro di te. Questa è la tua alleanza. 
              «Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano [la pace, che annunciano] buone notizie!»Romani 10:15 
              Il vangelo è che Gesù Cristo è venuto ed è morto così che tu potessi sperimentare lo shalom di Dio.Il castigo-il prezzo----della nostra pace era su di Lui. Fu percosso e crocifisso in modo che potessimo avere la pace. Tutti coloro che credono e vengono sotto il dominio del Messia possono avere la pace. 
              Si può avere prosperità e vivere in sicurezza, e tutte le bestie malvage saranno allontanate dalla tua vita.Non sarai tormentato dai diavoli. Avrai la benedizione di Dio. E' la garanzia della sua alleanza di pace. Appartiene ai santi di Dio. Quindi, non importa quanto male la notizia arrivi, non lasciare che il diavolo porti la pace e lo shalom via da te. 
              Non importa quello che succede, dì, "Jehovah Shalom, Tu sei la mia pace.Tu sei la mia prosperità. Tu sei l'unico che mi dà lo shalom. Rifiuto di essere tormentato dal diavolo, di essere irritato, perseguitato, oppresso, povero o al verde. Rifiuto di non avere la pace di Dio, perché Gesù è stato punito per la mia pace. Io sono un santo di Dio.. Sono in alleanza. Ho il diritto alla pace. Posso camminare in quel patto. Mille possono cadere al mio fianco e diecimila alla mia destra, ma nulla mi potrà colpire, perché ho un patto di shalom ". 
              Renditi conto che non è una cosa venuta un giorno.E 'qui, ed è tua. Gesù è il Principe della Pace. Hai Gesù dentro di te? La sua pace è soprannaturale. E 'già stato fatto. Tutto quello che devi fare è camminare nella fede, ed è tua. Questo è il motivo per cui Gesù è venuto. 

San Bernardo di Chiaravalle.



Chi ama Dio è tanto più vicino a lui quanto più lo ama; tanto più lontano fino all’assenza quanto meno lo ama.

INTERVISTE COLL MALIGNO



TERZO INCONTRO: LA DEVASTAZIONE DIABOLICA  

Questa volta non si fece attendere molto.
La sera dopo, non mi ero ancora messo a letto quando udii per la camera dei rumori strani: erano passi pesanti, quasi dei tonfi che facevano vibrare il pavimento. Avvertita la presenza di lui, agguantai il mio rosario, mi feci il segno della croce, invocando mentalmente la Madonna che avevo a fianco del letto e attesi.
- "Sento che sei qui. Ebbene, in nome di Colei che ti obbliga a venire e a rispondermi, dimmi: subito dopo il tuo grande peccato, ti rendesti conto di ciò che avevi perduto per sempre?"
- "Che domanda stupida!"
- "Grazie, sei molto gentile; so bene che la mia intelligenza non può competere con la tua. Allora permettimi una domanda ancora più idiota: ti sei mai pentito di quel peccato?"
- "Pentimento?", scattò subito la risposta, rabbiosa come un urlo di belva. "Ma non sai che un attimo di pentimento sarebbe stato un atto di amore? E questo non è nemmeno concepibile in noi. Noi fummo immediatamente investiti da un odio immenso contro di lui. Un odio implacabile, eterno. Ci trovammo avviluppati in una maledizione che è divenuta una nostra seconda natura."
Avrei voluto concentrare tranquillamente la riflessione sulla disgrazia irreparabile di milioni di creature così eccelse, ma l'altro mi interruppe.
- "Dopo averci espulsi dal suo paradiso, si è vendicato destinando al nostro posto gli esseri più ributtanti, voi uomini, un impasto di spirito e di sporca materia. Vi ha fatti oggetto del suo amore infinito. Va mendicando da voi l'amore che noi gli abbiamo rifiutato. L'amore per voi gli ha fatto commettere pazzie, perfino quella di umiliare il figlio nel ventre di una donna. Ha l'ambizione di riempire con voi i posti lasciati vuoti da noi. Ma prima che riesca in questo noi riempiremo di voi uomini il nostro inferno. La vendetta che non possiamo prenderci su di lui, la faremo su di voi."
- "Questo è il tuo sogno. Ma tra te e noi, sul ciglio dei tuo abisso infernale c'è Cristo crocifisso. Avrai con te quelli che si ostinano a stare con te. Ma tutti gli altri, anche i peccatori, anche i poveri infedeli, ti saranno strappati come preda che non ti appartiene, perché sono suoi, li ha pagati coi prezzo del suo Sangue. Non è certo che alla fine ne avrai più tu che Lui!"
Ci fu una pausa piuttosto lunga. Ebbi la sensazione che volesse aggredirmi con un discorsone. Infatti passò subito all'attacco.
- "Tu ti illudi se speri che potrà averne più di me!.. Ma non vedi, cieco e stupido che sei, come oggi sto mobilitando tutto per la vostra rovina? Non vedi che il suo regno si sgretola e il mio si allarga giorno per giorno sulle rovine del suo? Prova a fare un bilancio tra i suoi seguaci e i miei, tra quelli che credono nelle sue verità e quelli che seguono le mie dottrine, tra quelli che osservano la sua legge e quelli che abbracciano la mia. Pensa soltanto al progresso che sto facendo per mezzo dell'ateismo militante, che è il rifiuto totale di lui. Ancora poco tempo e tutto il mondo cadrà in adorazione dinanzi a me. Sarà completamente mio. Pensa alle devastazioni che sto portando in mezzo a voi servendomi principalmente dei suoi ministri. Ho scatenato nel suo gregge uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora mi era riuscito di ottenere. Avete quel vostro pecoraio vestito di bianco che tutti i giorni chiacchiera, grida, blatera. Ma chi lo ascolta? Io ho tutto il mondo che ascolta i miei messaggeri e li applaude e li segue. Ho tutto dalla mia parte. Ho le cattedre nelle scuole con le quali ho sconfitto la vostra filosofia. Ho con me la politica che vi disgrega. Ho l'odio di classe che vi dilatera. Ho gli interessi terreni, l'ideale di un paradiso in terra che vi accanisce gli uni contro gli altri. Vi ho messo in corpo una sete di denaro e di piaceri che vi fa impazzire e sta facendo di voi un'accozzaglia di ladri e di assassini. Ho scatenato in mezzo a voi una sensualità che sta facendo dell'umanità una sterminata mandria di porci. Ho la droga che presto farà di voi una massa di miserabili larve di folli e di moribondi. Vi ho portati ad adottare il divorzio per sgretolare le vostre famiglie. Vi ho portati ad approvare l'aborto con cui faccio stragi di uomini prima che nascano. Tutto quello che può rovinarvi non lo lascio intentato e ottengo ciò che voglio: ingiustizie a tutti i livelli, per tenervi in un continuo stato di esasperazione; guerre a catena, che devastano tutto e vi portano al macello come pecore; e insieme a questo la disperazione di non sapervi liberare dalle sciagure con le quali devo portarvi alla distruzione. Conosco fin dove arriva la stupidità di voi uomini e la sfrutto fino in fondo. Alla redenzione di quello che si è fatto ammazzare per voi bestie, ho sostituito quella di governanti massacratori, e voi vi buttate al loro seguito come stupidissime pecore. Con le mie promesse di cose che non avrete mai, son riuscito ad accecarvi, a farvi perdere la testa, fino a portarvi facilmente dove voglio. Ricorda che io vi odio infinitamente, come odio lui che vi ha creati. Sì, bel guadagno ha fatto, mandando il figlio a sprecare il sangue per la cosidetta redenzione. Io vi odio, vi disprezzo!"
- "E con questo?"
- "Cosa intendi dire? Non basta? Posso continuare, se credi..."
- "Con questo credi di poter cantare vittoria contro Dio? Tu saresti il grande vincitore e Dio il grande sconfitto? Non nego che ti stai dando da fare forse come non mai; che vai ottenendo seguaci più che in passato; ma nei tuoi disegni rimani un abilissimo pallone gonfiato. Ti ho già detto che la tua storia finirà come è cominciata. Allora, avesti in un attimo milioni di seguaci. Ma come finì il tuo grido di ribellione? Tu sei condannato per sempre, mentre Dio è lì sul suo trono di gloria!"
- "Ancora ti illudi? Non hai capito nulla di quanto ti ho mostrato?"
- "L'illuso sei tu! Queste tue vanterie possono impressionare un uomo di poca fede, ma non chi crede fermamente che Dio è Dio e che tu sei un miserabile ribelle, una sua creatura, che Egli potrebbe distruggere con un soffio, in un attimo solo; ma non lo farà, perché tu sei un prezioso strumento della sua gloria. Hai potuto abbindolare milioni di uomini portandoli a non credere in Dio, ma tu sai che Egli esiste, che è il solo onnipotente, che ha in mano il destino degli uomini e della storia. Hai voluto ingaggiare la guerra contro di Lui e ti sta lasciando riportare alcuni successi, anche momentaneamente spettacolari. Ma sai bene che il tuo potere è condizionato dalla sua onnipotenza e che la vittoria finale appartiene a Lui solo!"
- "Sarà mia, invece!"
- "Bugiardo, tu stesso non lo credi, perché sai bene con chi hai a che fare. Ricorda la lezione del Venerdì Santo. Lavorasti bene quel giorno. Per mezzo dei tuoi satelliti t'impadronisti di Gesù e riuscisti a farlo uccidere. Ma, nella cecità del tuo odio, non ti accorgesti che quella morte fu Lui che la volle, e tu ne fosti uno strumento obbediente. Credevi di averlo liquidato per sempre. E invece? Il vinto fosti tu. Tu lo vedesti risorgere al terzo giorno, vincitore della morte e del peccato! Vincitore tuo e di tutto l'inferno! Il mistero pasquale non si risolse una volta per sempre. Esso si rinnova lungo i secoli nella vita della Chiesa e delle anime, in una vicenda ininterrotta di lotte, di morte e di risurrezione. Ma il trionfo del Regno di Dio quaggiù non si annuncia clamorosamente, si annuncia e progredisce e resiste agli urti nel mistero divino del silenzio."
- "I soliti vecchi pezzi di oratoria..."
- "Falso! Tu sai che questa non è oratoria. La mattina che risorse, Gesù non ebbe alcuna preoccupazione di vendicarsi dei suoi nemici, cioè dei tuoi galoppini. Nessuna voglia di umiliarli, come avrebbe potuto fare, e come ognuno si sarebbe aspettato, con una dimostrazione folgorante del suo trionfo sulla morte. Sarebbe potuto apparire dinanzi al sinedrio, a Pilato, a Erode, a quanti lo umiliarono e lo misero a morte. Invece, non volle prendersi questa soddisfazione, non si curò affatto dei suoi nemici. Non pensò minimamente a ristabilire dinanzi alla folla la reputazione che gli era stata tolta. Inaugurava il suo stile. Dava l'esempio di come si attua il suo trionfo su questa terra, di come procede la sua Chiesa in mezzo agli uomini e lungo i tempi: un cammino faticoso, senza strepito, portato avanti nel silenzio. Coperta continuamente di ferite, circondata di martiri, costretta troppe volte a rifugiarsi nelle catacombe! Questa sarebbe stata la storia della Chiesa, ma la Chiesa la conosceva prima di viverla, perché tutto le era stato predetto. E sono proprio questi suoi apparenti fallimenti a renderla più simile al suo Signore."
- "Chiacchere, chiacchere, chiacchere!... Non vedi che ho in mano tutte le forze del male?... Non vedi come le ho già tutte mobilitate contro il suo regno?... La mia offensiva avanza ormai inarrestabile!"
- Fino a quando?... Vuoi farmi credere che sei il padrone della situazione. Ti presenti come il signore e il dominatore del mondo. E sei appena l'esecutore dei disegni di Lui. Tu collabori soltanto alla magnificenza della sua vittoria finale. Come tante volte in passato, così oggi, la Chiesa ha bisogno di essere purificata. E Dio, che la ama infinitamente, la visita per purificarla. Le prove servono a questo. Egli non spianta la sua vigna, ma la pota. L'attuale situazione di disturbo che tu e i tuoi scagnozzi avete scatenato in seno al popolo di Dio serve a questo, a purificarlo. Gli attuali apparenti successi della tua opera di seduzione e di disordine servono a Lui, ai suoi intenti. Alla fine si ritorcerà tutto contro di te e tu rimarrai ancora una volta scornato." L'improvviso agitarsi delle tendine della finestra, mentre l'aria tutto intorno era ferma, mi avverti che l'altro se n'era andato.

P. Domenico Mondrone S. J.

“Il sacerdote non si appartiene”



Giuda e la prima incrinatura nel suo sacerdozio

Di dove comincia il declino spirituale? Qual è il primo sintomo di tutta una catena di peccati? I nemici tradizionali della spiritualità sono il mondo, la carne e il demonio, ma non vengono, essi, per secondi? Non si ha forse il distacco da qualcosa prima che sia possibile un attaccamento a qualcosa? Si dice spesso che Giuda, esempio supremo dell’apostolo caduto, fosse stato prima di tutto corrotto dall’avidità. Il Vangelo non convalida questa tesi. È concepibile che l’avidità sia stata il suo movente quando accettò di seguire Cristo, e deve avere richiesto una certa vigilanza per impedire che trapelasse, che venisse scoperta. Quanto deve essersi sentito a disagio nell’ascoltare Nostro Signore Santissimo svolgere in parabole il tema della vanità della ricchezza! Indubbiamente si rendeva conto che facevano al caso suo. Più tardi, l’avidità diventa sfacciata. Giuda protesta apertamente contro lo spreco del costoso profumo con il quale Maria cosparge i piedi del Salvatore. Poiché di tutto conosceva il prezzo, ma di nulla conosceva il valore, Giuda calcola che con il ricavato di quell’unguento un uomo avrebbe potuto vivere comodamente per un anno. Quale doveva essere stato il suo disappunto quando aveva udito Zaccheo di Gerico dire a Nostro Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto»(Lc 19, 8). Giuda deve anche essersi chiesto come mai Matteo avesse abbandonato il redditizio impiego di esattore delle imposte per seguire il Salvatore nella povertà. Lo stesso Matteo può essersi sorpreso di non essere stato nominato tesoriere, data la sua familiarità con le operazioni finanziarie. Che in Giuda albergasse l’amore per il denaro è pacifico. Lo dimostrò chiaramente la sua protesta nel vedere l’unguento versato sui piedi del Signore: «Perché questo spreco? Lo si poteva vendere [l’unguento] a caro prezzo per darlo ai poveri!» (Mt 26, 8-9). Maria obbediva a un impulso spontaneo, disinteressato, e di ciò le veniva fatta colpa. Gli amanti terreni poco si preoccupano dell’utilità dei loro doni. I veri amanti del Cristo non misurano ciò che donano. Spezzano il vaso d’alabastro e danno tutto, ma per Giuda, il gelido spettatore, era uno spreco inutile. Effettivamente, nel Sacerdote l’avarizia può essere uno dei peccati più gravi, forse anche il più insidioso. È un peccato «pulito», che si pavoneggia mascherato da prudenza, da «previdenza per la vecchiaia». Simon Mago, per esempio, non perse tempo a concepire l’idea che l’imposizione delle mani era un ottimo mezzo per far denaro (At 8, 19). Il buon Sacerdote vive per la vocazione; il Sacerdote avaro vive della vocazione. Quando partecipa a una riunione pastorale, egli ignora ogni e qualsiasi riferimento alla santificazione del clero, alla disciplina morale e spirituale, alle visite da farsi agli ammalati, ma quando il Vescovo parla di congrue, d’indennità di stola, di promozioni, allora drizza le orecchie e ascolta. Si dà continuamente da fare per ottenere una parrocchia «migliore», ma per lui «migliore» significa unicamente più redditizia. In netto contrasto con le parole del Signore, l’uomo avido crede di poter servire e Dio e mammona. Nostro Signore intese dire che l’uomo non può dividere il suo cuore tra Dio e il denaro. E qualora lo possa, Dio non sa che farsene di una fetta di cuore. Disse san Paolo: Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia (Rm 6, 16)? Accade sovente che chi ama ammassare ricchezze, sotto altri aspetti sia senza peccato. Mantiene il celibato, può anche dimostrarsi meticoloso nell’osservanza delle leggi esterne della Chiesa, fa né più né meno quello che facevano i Farisei, «I Farisei che erano amanti del denaro» (Lc 16, 14). Fu appunto a essi che il Signore narrò la parabola del ricco epulone (Lc 16, 19-31).
***
Tratto da “Il sacerdote non si appartiene” del Venerabile Fulton J. Sheen

Sanctum Rosarium de Beata Virgine Maria



Salve Regina 
Salve Regina, mater misericordiae;
vita, dulcedo et spes nostra, salve.
Ad te clamamus, exsules filii Evae;
ad te suspiramus, gementes et flentes in hac lacrimarum valle.
Eia ergo, advocata nostra,
illos tuos misericordes oculos ad nos converte.
Et Iesum, benedictum fructum ventris tui,
nobis post hoc exsilium ostende.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.

Pro summo Pontifice
Oremus pro Pontifice nostro N.:
Dominus, conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, 
et non tradat eum in animam inimicorum eius. (Pater, Ave, Gloria)

Angele Dei

Angele Dei, qui custos es mei, me tibi commissum pietáte supérna, 
illúmina, custódi, regge et gubérna. Amen.

Réquiem   ætérnam  (si ripete tre volte)
Oremus pro fratribus nostris defuntis: Réquiem  ætérnam dona eis, 
Dómine, et lux perpétua lúceat eis. Requiéscant in pace. Amen.

Kyrie, elèison - Kyrie elèison
Christe, elèison - Christe elèison
Kyrie, elèison - Kyrie elèison
Christe, àudi nos - Christe, àudi nos
Christe, exàudi nos - Christe, exàudi nos
Pàter de caelis, Deus - miserère nobis
Fìli Redèmptor mundi, Deus - miserère nobis
Spìritus Sàncte, Deus - miserère nobis
Sancta Trìnitas, ùnus Deus - miserère nobis

Sancta Marìa - ora pro nobis 
Sancta Dèi Gènetrix - ...
Sancta Vìrgo vìrginum -
Mater Christi -
Mater Ecclesiae -
Mater divìnae gratiae -
Mater purissima -
Mater castissima -
Mater inviolata -
Mater intemerata -
Mater amabilis -
Mater admirabilis -
Mater boni consìlii -
Mater Creatòris -
Mater Salvatòris -
Mater misericòrdiae -
Virgo prudentissima -
Virgo veneranda -
Virgo praedicanda -
Virgo pòtens -
Virgo clèmens -
Virgo fidèlis -

Spèculum iustìtiae - ora pro nobis
Sèdes sapiéntiae -
Causa nòstrae laetìtiae -
Vas spirituale -
Vas honorabile -
Vas insìgne devotiònis -
Rosa mystica -
Turris davìdica -
Turris ebùrnea -
Domus àurea -
Foèderis arca -
Iànua caeli -
Stella matutina -
Sàlus informòrum -
Refùgium peccatòrum -
Consolatrix afflictòrum -
Auxìlium christianòrum -
Regina angelòrum -
Regina patriarchàrum -
Regina prophetàrum -
Regina apostolòrum -
Regina màrtyrum -
Regina confessòrum -
Regina vìrginum -
Regina sanctòrum òmnium -
Regina sine labe originali concepta -
Regina in caelum assùmpta -
Regina sacratìssimi Rosarii -
Regina familiae -
Regina pacis -

Àgnus Dei, qui tòllis peccàta mùndi - pàrce nobis, Dòmine
Àgnus Dei, qui tòllis peccàta mùndi - exàudi nos, Dòmine
Àgnus Dei, qui tòllis peccàta mùndi - miserère nobis.

Òra pro nòbis sancta Dèi gènetrix, ut digni efficiàmur promissiònibus 
Christi.

Orazione a San Giuseppe 
Ad te, beate Ioseph, in tribulatione nostra confugimus, atque, implorato 
sponsae tuae sanctissimae auxilio, patrocinium quoque tuum fidenter 
exposcimus. Per eam, quaesumus, quae te cum immaculata Virgine Dei 
genetrice  coniunxit  caritatem,  perque  paternum,  quo  puerum  Iesum 
amplexus es, amorem, supplices deprecamur ut ad hereditatem quam 
Iesus  Christus  acquisivit  sanguine  suo  benignius  respicias,  ac 
necessitatibus  nostris  tua  virtute  et  ope  succurras.  Tuere,  o  custos 
providentissime divinae familiae, Iesu Christi sobolem electam; prohibe a 
nobis,  amantissime  pater,  omnem  errorum  ac  corruptelarum  luem; 
propitius  nobis,  sospitator  noster  fortissime,  in  hoc  cum  potestate 
tenebrarum certamine e caelo adesto; et, sicut olim puerum Iesum e 
summo eripuisti vitae discrimine, ita nunc Ecclesiam sanctam Dei ab 
hostilibus insidiis atque ab omni adversitate defende; nosque singulos 
perpetuo tege patrocinio, ut, ad tui exemplar et ope tua suffulti, sancte 
vivere,  pie  emori,  sempiternamque  in  caelis  beatitudinem  assequi 
possimus.
Amen.

Orazione a San Michele Arcangelo
Sancte Michael Archangele,
defende nos in proelio;
contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.
Imperet illi Deus,
supplices deprecamur: tuque,
Princeps militiae caelestis,
Satanam aliosque spiritus malignos,
qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo,
divina virtute in infernum detrude.
Amen.

Oremus: concede nos famulos tuos, quæsumus, Domine Deus, perpetua 
mentis et corporis sanitate gaudere; et gloriosa beatæ Mariæ sempre 
Virginis  intercessione,  a  presenti  liberari  tristitia  et  æterna  perfrui 
lætitia. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

MEMORARE,  O piissima  Virgo  Maria,  non  esse  auditum  a  saeculo, 
quemquam ad tua currentem praesidia, tua  implorantem auxilia, tua 
petentem suffragia, esse derelictum. Ego tali animatus confidentia, ad te, 
Virgo Virginum, Mater, curro, ad te venio, coram te gemens peccator 
assisto. Noli, Mater Verbi, verba  mea despicere; sed audi propitia et 
exaudi. Amen.

Sub tuum præsídium confúgimus, sancta Dei Génitrix: nostras 
deprecationes ne despícias in necessitátibus nostris sed a perículis cunctis 
líbera nos semper, Virgo gloriosa et benedícta.

IN ADORAZIONE



ORAZIONE DEL SERVO DI DIO S.S. GIOVANNI PAOLO II


Signore Gesù,
ci presentiamo davanti a Te, sapendo che ci chiami e che ci ami così come siamo.
Tu hai Parole di Vita Eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Figlio di Dio (Gv. 6,69).
La tua Presenza nell’Eucaristia è cominciata con il Sacrificio dell’Ultima Cena e continua come Comunione e Dono di tutto ciò che Sei.
Aumenta la nostra Fede!
Per Mezzo tuo e con lo Spirito Santo, che ci comunichi, vogliamo giungere al Padre, per darGli il nostro “Sì”, unito al Tuo.
Con Te, possiamo già dire: “Padre nostro!”.
Seguendo Te, “Via, Verità e Vita”, vogliamo penetrare nell’apparente “silenzio” e “assenza” di Dio, squarciando la “Nube” del Monte Tabor, per ascoltare la Voce del Padre, che ci dice: “Questo è il Figlio mio Prediletto, nel Quale Mi sono compiaciuto. AscoltateLo” (Mt. 17,5).
Con questa Fede, fatta di ascolto contemplativo, sapremo illuminare le nostre situazioni personali, così come i diversi settori della vita familiare e sociale.
Tu sei la nostra Speranza, la nostra Pace, il nostro Mediatore, Fratello, Amico.
Il nostro cuore si riempie di gioia e di speranza nel sapere che vivi, “intercedendo sempre per noi” (Cfr. Eb. 7,25).
La nostra speranza si traduce in fiducia, gioia di Pasqua e spedito cammino con Te, verso il Padre.
Vogliamo sentire come Te e valorizzare le cose come Tu le valorizzi, perché Tu sei il Centro, il Principio e il Fine di Tutto.
Appoggiati a questa Speranza, vogliamo diffondere, nel Mondo, questa scala di Valori Evangelici, per la quale Dio e i suoi Doni salvifici occupano il primo posto nel cuore e nelle attitudini della Vita Consacrata.
Vogliamo Amare come Te, che dai la Vita e Ti comunichi con tutto ciò che Sei.
Vorremmo dire come San Paolo: “La mia vita è Cristo” (Fil. 1,21).
La nostra vita non ha senso senza di Te!
Vogliamo imparare a “stare con chi sappiamo che ci ama”, poiché “con un così buon Amico tutto si può soffrire”.
In Te, impareremo ad unirci alla Volontà del Padre, poiché nella preghiera “è l’Amore che parla” (Santa Teresa di Liseux).
Entrando nelle tue Intimità, vogliamo adottare decisioni e attitudini che siano essenziali, decisioni durature, scelte fondamentali, secondo la nostra stessa vocazione cristiana.
Credendo, Sperando e Amando, Ti Adoriamo con una semplice attitudine di Presenza , silenzio ed attesa, che vuole essere anche riparazione, in risposta alle tue Parole: “Rimanete qui e vegliate con Me” (Cfr. Mt. 26,38).
Tu superi la povertà dei nostri pensieri, sentimenti e parole.
Per questo, vogliamo imparare ad adorare, ammirando il Mistero, amandolo così come è e tacendo, in un silenzio amico e in una Presenza di Donazione.
Lo Spirito Santo, che hai infuso nei nostri cuori, ci aiuta a dire quei “gemiti inesprimibili” (Cfr. Rom. 8,26), che si traducono in attitudine grata e semplice, nel gesto filiale di chi si accontenta anche solo della tua Presenza, del tuo Amore e della tua Parola.
Nelle nostre notti fisiche e morali, se Tu sei Presente, ci ami e ci parli, ci può già bastare, anche se, molte volte, non sentiremo la consolazione.
Imparando questo, oltre l’Adorazione, saremo nella tua Intimità o nel “Mistero”.
Allora, la nostra Orazione si convertirà in rispetto verso il “Mistero” di ogni fratello e di ogni avvenimento, per introdurci nel nostro ambiente familiare, sociale e costruire la Storia con questo silenzio attivo e fecondo, che nasce dalla Contemplazione.
Grazie a Te, la nostra capacità di silenzio e di Adorazione si convertirà in capacità di Amare e di Servire.
Ci hai dato tua Madre come nostra, perché ci insegni a Meditare e ad Adorare con il cuore.
Ella, ricevendo la Parola e mettendola in pratica, si fece la Madre più perfetta.
Aiutaci ad essere la tua Chiesa Missionaria, che sa Meditare, Adorando ed Amando la tua Parola, per trasformarla in vita e comunicarla a tutti i fratelli.
Amen.

Gesù spiega a Padre Pio la Santa Messa



Gesù spiega a Padre Pio la Santa Messa: negli anni tra il 1920 ed il 1930 Padre Pio ricevette da Gesù Cristo importanti indicazioni riguardo la Santa Messa ed il suo significato. Gesù Cristo confermò innanzitutto la Sua presenza reale, non simbolica, all’interno di ogni celebrazione, chiese ai fedeli di tornare a vivere l’esperienza della Messa come un dono straordinario al quale assistere con occhi di Fede vera