mercoledì 19 febbraio 2020

BREVE RELAZIONE - SUL RITROVAMENTO DELLE SAGRE SPOGLIE DEL SERAFICO PATRIARCA S. FRANCESCO DI ASSISI





ESTRATTA DALLE SCRITTURE E DAI PROCESSI ISTITUITI NELLA CAUSA DELLA IDENTITA .
ORA FELICEMENTE TERMINATA IN ROMA
DAL P. M. ANGELO BIGONI M. C.

Geremia



Il sabato è consacrato al Signore

19Il Signore mi diede quest'ordine: 'Geremia, va' a metterti vicino alla porta principale di Gerusalemme, chiamata porta del Popolo dalla quale passano i re di Giuda per entrare e uscire dalla città. Poi va' vicino a tutte le altre porte lungo le mura. 20A tutti quelli che le attraversano, ai re di Giuda, a quelli che vengono da fuori città e a tutti gli abitanti di Gerusalemme, dirai di ascoltare le mie parole. 21Dirai così: Se ci tenete alla vostra vita, non trasportate nessun peso nel giorno di sabato, non fate passare niente attraverso le porte di Gerusalemme. 22Non portate nessun oggetto fuori delle vostre case in giorno di sabato e non fate nessun lavoro. Il sabato lo dovete dedicare tutto a me, come ho comandato ai vostri antenati. 23Essi non mi hanno ascoltato, non hanno prestato attenzione. Anzi si sono intestarditi a non ubbidirmi e a rifiutare i miei insegnamenti. 24'Ma voi, dice il Signore, ascoltatemi bene: non fate passare nessun carico attraverso le porte di questa città in un giorno di sabato; invece, dedicate a me questo giorno e astenetevi da ogni lavoro. 25Allora i re e i principi che siedono sul trono di Davide entreranno liberamente attraverso le porte di questa città. Vi passeranno sui carri o a cavallo con i loro ufficiali, insieme alla gente di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme, perché la città sarà sempre abitata. 26La gente verrà dalle città di Giuda e dai dintorni di Gerusalemme, dal territorio di Beniamino, dalla regione della Sefela, dalle montagne e dal Negheb. Tutti porteranno qualcosa al mio tempio: sacrifici da bruciare completamente o in parte, offerte di grano o di incenso, sacrifici di lode. 27Ma voi dovrete ascoltarmi e dedicare a me il giorno di sabato senza trasportare pesi e introdurli attraverso le porte di Gerusalemme. Se non lo farete, darò fuoco alle porte della città e le fiamme bruceranno i suoi bei palazzi. Nessuno potrà spegnere l'incendio'.

QUANTO AMMIRABILE



O quanto ammirabile è la prescienza del cuore divino,
che conobbe da sempre ogni  creatura.
Infatti quando Dio osservò il viso dell’uomo,
che aveva plasmato,
vide ogni sua opera
interamente riflessa nella medesima forma dell’uomo.
O quanto ammirabile è il soffio
Che in tal modo ha animato l’uomo.

Santa Ildegarda di Bingen

La vera Chiesa



Così parlò il Signore a me e in me per ciascuno, e ciò è vero, fedele e sicuro:

1. «La Mia Grazia è un ricco tesoro; colui che la riceve, non mancherà mai di nulla, nel tempo e nell’eternità. Perciò ognuno deve darsi premura per appropriarsene anche subito; Io infatti la do a chiunque la voglia avere.

2. Poiché, vedi, se volete il perdono dei vostri peccati, essi vi vengono perdonati qualora facciate vera penitenza per mezzo di Gesù, il quale è la Mia Parola viva e l’Amore in Me, e le porte del Cielo vi stanno aperte, e se volete entrare, potete entrare e qua vedere il Volto del vostro Padre santo, che sono Io, l’eterno Dio Jehova.

3. Questo voi potete farlo in virtù della Parola vivente, la quale è Gesù Cristo ovvero l’Amore e la Sapienza eterni in Me, da cui sgorga tutto ciò che è buono e vero. L’Amore è dato a voi fin dall’inizio; esso infatti è propriamente la vera vita in voi, così come la Potenza lo è nelle Mie creature. La Potenza proviene bensì anch’essa dal Mio Amore, e tuttavia non è l’Amore stesso, non essendovi in essa libertà, ma solo l’effetto dell’Amore. Essa di per sé è però senza vita - per cui anche tutto ciò che proviene dalla Potenza è di per sé morta materia, la cui vita è solo apparente -, in realtà però essa è la morte.

4. Perciò se qualcuno attacca il suo amore al mondo materiale, il suo amore di per sé viene schiacciato dalla potenza della morte, e la conseguenza è poi la sorte della materia, ovvero la morte.

5. Chi invece rivolge a Me il suo amore e si attacca a Me, quegli unisce il suo amore di nuovo con l’Amore ovvero con la Vita di ogni vita; costui allora diventa vivo in tutto e per tutto.

6. Ora però vedi: “L’amore di per sé è cieco e buio, e proprio perciò libero e indipendente, ma appunto per questo esso è anche in grande pericolo di perdersi e di andare in rovina”.

7. Perciò ad ogni amore per Me Io do anche subito in aggiunta, secondo il grado della sua grandezza, la giusta parte di luce, e questo è un regalo e si chiama Grazia; con questa Io fluisco in ogni uomo secondo il grado del suo amore.

 8. Perciò se uno ha l’amore perché rende viva in sé la Mia Legge, la quale è il supremo Amore, su di lui saranno riversati fiumi di luce, e il suo occhio penetrerà la Terra e vedrà le profondità dei Cieli.

9. Dillo ai figli, e dillo a tutti, siano pure di qualunque religione - se romani (cattolici), se protestanti, se ebrei, se turchi, se bramanisti, se bui pagani -, in breve, per tutti deve essere detto: “Sulla Terra c’è solo una vera Chiesa, e questa è l’amore per Me in Mio Figlio, il quale Amore però è il santo Spirito in voi, e si fa conoscere a voi attraverso la Mia Parola viva, e questa Parola è il Figlio, e il Figlio è il Mio Amore, ed è in Me, e Io Lo compenetro interamente, e noi siamo Uno, e così Io sono in voi, e la vostra anima, il cui cuore è la Mia dimora, è l’unica vera Chiesa sulla Terra. In essa soltanto è vita eterna, ed essa è l’unica beatificante.

10. Poiché, vedi, Io sono il Signore sopra tutto ciò che esiste! Io sono Dio, l’eterno e potente, e come tale sono anche vostro Padre, il santo e amorevolissimo. E tutto questo Io lo sono nella Parola; ma la Parola è nel Figlio, e il Figlio è nell’Amore, e l’Amore è nella Legge, e la Legge è data a voi. Se voi la osservate e agite in conformità ad essa, l’avete così accolta in voi; essa allora diventa viva in voi ed eleva voi stessi e vi rende liberi, e voi allora non siete più sotto la Legge, ma sopra essa nella Grazia e nella Luce, e tutto ciò è la Mia Sapienza. 

11. E ciò è la beatitudine, ovvero il regno di Dio in voi, ovvero l’unica beatificante Chiesa sulla Terra, e in nessun’altra è l’eterna vita se non solo e unicamente in questa.

12. O ritenete forse che Io abiti fra delle mura, o nella cerimonia, o nella preghiera, o nella venerazione? O no, vi sbagliate molto, poiché là Io non sono da nessuna parte, ma solamente dov’è l’amore, là sono anch’Io; poiché Io sono l’Amore, ovvero la Vita Stessa. Io vi do Amore e Vita, e Mi unisco solo con l’amore e la vita, giammai invece con la materia, ovvero con la morte.

13. Per questo infatti Io ho vinto la morte e Mi sono assoggettata la Divinità: per avere ogni potere su tutto ciò che esiste, e perché il Mio Amore regni eternamente e renda vivo tutto ciò che gli è soggetto.


14. E come dunque potete ritenere che Io vi attenda nella morte, mentre invece Io sono la Vita Stessa? Perciò andate prima nella vera Chiesa, dove all’interno è vita, e soltanto dopo andate in quella morta, affinché essa diventi viva attraverso voi!».


JAKOB  LORBER

DELL'ULTIMA PERSECUZIONE DELLA CHIESA E DELLA FINE DEL MONDO



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 P. B. N. B.

EPISTOLARIO



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"Dalle assicurazioni che in questa me ne fate ho provato un relativo sollievo,  privo però di ogni affetto dolce" (4 4 1917; 21 1 1918)  
Una tale mancanza di conforto e di adesione affettiva alle volte era per lui  causa di sofferenza intima, col dubbio che non si trattasse di una obbedienza  autentica, pur ammettendo che in nessun modo avrebbe inteso ribellarsi ad essa  "ad occhi aperti". 

"Nessun conforto scende più nel mio cuore e la tempesta cresce cresce  d'intensità. Opero solamente per obbedirvi, avendomi fatto conoscere il buon Dio  essere questa l'unica cosa a lui più accetta e per me unico mezzo di sperar salute e cantar vittoria. Ma, padre mio, che contrasto sento anche in questo.  Non sento, è vero, in me il contrasto di ribellarmi a chi mi dirige, ma  esperimento intanto una certa preoccupazione, che mi fa sentire male. Breve: l'ubbidienza costituisce tutto per me e nessun conforto io provo nel sottopormi  all'ubbidienza. Dio mi guardi, se dovessi ad occhi aperti menomamente  contravvenire a chi mi è stato assegnato per giudice esterno ed interno, eppure  come va che sono pieno di timori su questo punto? Ditemelo, per carità, come  dovrò in questo regolarmi" (26 8 1916). 
Il dubbio si rendeva ancora più doloroso e sconfortante quando, sotto l'influsso  satanico, egli non si rendeva conto se veramente la sua adesione al volere dei  direttori fosse sincera e profonda o soltanto una semplice apparenza esterna,  tanto più che dopo l'atto di adesione l'anima ripiombava nell'amarezza più  spietata:  
"L'assalto [di satana] si avanza, padre mio, e mi colpisce nel centro: la santa  ubbidienza, che era l'ultima voce rimasta a tener salda la fortezza decadente,  pare che ceda anch'essa sotto l'influsso satanico. Io voglio credere ad ogni  costo a questa voce e col fatto io credo, ignorando se sia un credere a fior di  labbra o anche con tutta la volontà, ma mi avveggo che questa voce  dell'ubbidienza annega nella furia delle ansie e dei tormenti, e dopo l'istantaneo conforto che viene da questa voce, l'anima si sente piombare in una amarezza più spietata, ed a larghi sorsi sorbire il calice dell'amarezza, senza  conforto alcuno ed inconscia del perché e per chi soffre" (5 9 1918).  
Dolorosa esperienza che si aggrava ancor più quando, scomparso il ricordo delle  assicurazioni ricevute dal direttore, compariva il dubbio se quell'atto di  ubbidienza fosse veramente uniformità o no al volere divino:  
"Vorrei, e mi sforzo sempre a volerlo, anche per rendere  meno malagevole la posizione mia quasi disperata, acquietarmi alle dichiarazioni  fattemi dalla guida, ma che! il solo dire credo costituisce per me un atroce  martirio, e quando si è giunti a proferire questo credo, che amarezza rimane in  fondo all'anima che si va spegnendo alla luce creata senza vedere altra luce! Ma  il più delle volte, e questo è ordinario, ed il peggio si è, che sparisce dalla mente ogni assicurazione, ogni dichiarazione, ogni esortazione, ogni consiglio  che le è venuto dalla guida" (13 11 1918; cf. 20 12 1918).
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PADRE PIO DA PIETRELCINA

La mancanza di ordine e di amore per la verità porterà molti consacrati a perdere la fede.




Cari figli, non temete. Non c'è vittoria senza croce. Vivete nel tempo peggiore del tempo del Diluvio ed è arrivato il momento del vostro ritorno. Non incrociate le braccia. Dio ha fretta. Camminate per un futuro doloroso. Piegate le vostre ginocchia in preghiera. Solamente con la forza della preghiera potete sopportare le prove che verranno. Io sono la vostra Madre Addolorata e soffro per quello che viene per voi. Siate uomini e donne di coraggio. Testimoniate ovunque che siete di Mio Figlio Gesù. Non permettete che le cose del mondo vi allontanino da Dio. Cercate forze nel Vangelo del Mio Gesù e nell'Eucaristia. Siate difensori della verità. L'umanità si è contaminata con il peccato e molti dei Miei poveri figli camminano come ciechi che guidano altri ciechi. Giorni difficili verranno. La grande confusione si diffonderà ovunque. La mancanza di ordine e di amore per la verità porterà molti consacrati a perdere la fede. Non tiratevi indietro. Voi che Mi ascoltate: non vi allontanate dal cammino che vi ho indicato. Qualunque cosa accada, difendete sempre la verità. Avanti senza paura. Io pregherò il Mio Gesù per voi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

ALLA SCUOLA DELL'AMORE



La realtà del mistero

In questi giorni dobbiamo dunque vivere la realtà di questo mistero. Non si tratta di meditare su qualche virtù, si tratta piuttosto di percepire nella fede una presenza: presenza della Vergine, presenza del Cristo, presenza dello Spirito di Dio. Perché è mediante lo Spirito Santo che noi possiamo vivere la presenza stessa della Vergine e del Cristo. Infatti è mediante lo Spirito che noi siamo introdotti nel Regno di Dio. Dice il Vangelo che lo Spirito Santo è come un vento che non sai né donde venga, né dove vada. Ma noi sappiamo che lo Spirito viene da Dio e a Dio conduce. E allora ecco che lo Spirito Santo che viene da Dio vi porta a Dio, o piuttosto vi porta nella realtà di questo mondo divino che è Cristo Signore e la Vergine Santa. Perché non è più vero che la Vergine fa parte di questo mondo, non è più vero che Gesù fa parte di questo mondo; siamo noi ed è questo mondo che deve entrare in questo «nuovo mondo» che è il Cuore del Cristo, in questo <
Vivere la realtà di questo mistero vuol dire vivere già in Paradiso. E voi vivete già da lungo tempo in Paradiso; infatti, la vita religiosa nella teologia cattolica è stata sempre ritenuta come una anticipazione della vita del cielo. Dicono che voi vivete in clausura, ma non è vero, perché una monaca che vive totalmente per Iddio vive la libertà pura di un'anima che spazia nell'immensità divina. Non è forse vero che il vostro luogo è l'immensità di Dio? Siete davvero chiuse? Sono chiusi quelli che vanno al mare e non vivono altro che la loro piccola vita. Ma la vostra anima, quale respiro non ha! Vivete in Dio e Dio è l'immenso, vivete nel Cristo e Cristo è l'Amore!
È lo Spirito Santo che vi ha condotto a vivere in questo «mondo nuovo» che è il Seno del Padre, il Cuore del Cristo e di Maria.
Ecco, durante questo ritiro non vivrete qualche cosa di nuovo in senso assoluto, ma cercherete di vivere con una consapevolezza nuova, quella che è la vostra vita di ogni giorno: vivere in Dio, vivere per Dio, vivere di Dio; e vivere per Dio, in Dio, di Dio vuol dire vivere in Cristo, per la mediazione della Maternità di Maria, e vivere in Dio, per Dio e di Dio vuol dire abbandonarsi alla potenza dello Spirito, perché lo Spirito operi in voi quello che ha operato un giorno nel seno della Vergine. E lo Spirito in Maria ha operato l'Incarnazione del Verbo! Per l'azione dello Spirito Santo deve prolungarsi in noi questo mistero, in tal modo che viva in noi Cristo, viva solo Cristo, e vivendo in noi Cristo e solo Cristo, vivremo di Dio, in Dio e per Dio come ha vissuto il Verbo incarnato nella natura umana, assunta.

don Divo Barsotti

martedì 18 febbraio 2020

AVVISI DALL'ALTRO MONDO SULLA CHIESA DEL NOSTRO TEMPO



Nel nome della SS, Trinità, dell'Immacolata Concezione, degli Angeli e Santi fu ordinato ai demoni, in virtù della missione sacerdotale, di dire la verità e nient'altro che la verità, che essi dovevano deporre, per ordine di Dio, per ordine della Regina degli Angeli e Madre della Chiesa per la nostra salvezza. 

L'Esorcismo del 16 Gennaio 1976, svela l'esistenza di un sosia di Paolo VI,  in Vaticano. 

Veroba : Dovete dire nel nome di Dio, che esiste a Roma un sosia. Ha un volto un po’ diverso di quello del vero Papa, e i suoi occhi non sono così infossati. Il vero Papa è malaticcio e piuttosto debole. Gli occhi del Vero sono azzurri e verdi quelli del falso. Il falso Papa ha studiato teologia. É sacerdote, buon attore. Non è colpevole lui solo, gli altri che l’hanno messo in scena hanno la colpa maggiore. Il Corpo diplomatico si è ben accorto dell’inganno, ma molti non vogliono constatarlo. Ma che i laici non lo constatino è strano. Dovrebbero vederlo quando non è truccato... allora sembra un po’ diverso dal vero Papa. Furono alcuni Cardinali a installarlo. Venne fatto in modo che gli stessi eletti fossero ingannati, come è detto nella Scrittura. Ma adesso gli uomini non leggono più cosi tanto la Scrittura. 


25 Aprile 1977 

E = Esorcisti  
B = Belzebù 

Testimonianze su Papa Paolo VI, il sosia e il Vaticano 

E: Nel nome di Gesù dì la verità, Belzebù, nel nome del Sangue Prezioso di Gesù Cristo, parla! 

B: LEI (mostra in alto) fa dire, che purtroppo, disgraziatamente una parte dei Cardinali che circondano il Papa, sono pure lupi e... 

E: Nel nome di Gesù continua! Nel nome della SS. Trinità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, dì la verità, soltanto la verità, quello che la Madre di Dio ti ordina di dirci. 

B: ...se non lo fossero, non potrebbero ospitare così raffinatamente un uomo che gioca il secondo o piuttosto il primo Papa; il vero Papa è nel fondo. 

E: Continua a parlare, quello che hai da dire, nel nome di Gesù...! 

B: É triste, che facciano ciò, poiché condannano il vero Papa a numerose ed orrende sofferenze, che egli altrimenti non dovrebbe soffrire. 

E: Continua a parlare nel nome di Gesù! Parla, Belzebù! 

B: Intanto facciamo il possibile per impedire che se ne accorga, che funzioni un altro Papa. Siamo più raffinati di tutti gli uomini insieme. Facciamo tutto per mantenerlo segreto. 

E: Parla, Belzebù, nel nome di Gesù! 

B: Ho detto che possono nascondere ciò con ogni raffinatezza e che persino sacerdoti tradizionalisti e laici semplicemente non lo vogliono credere e non lo vogliono accettare. Ma purtroppo - detto tra noi - è così. 

E: Parla nel nome della SS. Trinità! 

B: Si dice: Non esiste un sosia, non può essere; c’è soltanto un Papa. 

E: Che cosa devi aggiungere ancora? Nel nome...! 

B: Si deve dire, siate prudenti e astuti come i serpenti, ma non precipitate con lo smentire, perché... (non può far uscire le parole). 

E: Nel nome di Gesù di soltanto la verità! 

B: ...perché regna (ad alta voce) regna effettivamente ancora un Papa falso, un Papa d’imitazione. É importante che la gente lentamente si svegli, perché dormono quasi tutti... 

E: Belzebù, che cosa devi dire ancora nel nome di Gesù...? Dì soltanto la verità, quello che vuole la Madre di Dio! 

B: Adesso imbrogliamo laici, sacerdoti e vescovi e che so io. Cerchiamo d’imbrogliare dappertutto e di suggerire loro... Possiamo accecare persino Cardinali che frequentano il Vaticano. Possiamo arrangiar cosi, che non se ne accorgono nemmeno. La chirurgia moderna è arrivata al punto di poter formare uomini esattamente simili (in quanto al fiato sarebbe difficile). E se uno è residente in Vaticano, com’è il caso del sosia, i Cardinali possono sempre dirgli, ripetergli e suggerirgli le abitudini e tutt’altro del vero Papa, cosicché non ha nessuna difficoltà a imitare quella mimica e non so che. Soltanto talvolta, talvolta non ci riesce completamente, ma non se ne accorgono tutti.


10 Giugno 1977 - Belzebù 

E: Vive ancora il sosia? Dì la verità...! 

B: Sì, vive ancora. Questo vantaggio, ch’egli vive, noi [demoni] l'abbiamo ancora. Che sia stato assassinato, venne messo in scena da noi, affinché tutta questa faccenda scomparisca completamente. Noi dobbiamo dire per ordine SUO [della Madre di Dio] che lui esiste. Il Papa soffre grande tormento come abbiamo dovuto dirlo. La Chiesa non sarebbe mai quella che è se egli fosse stato solo al governo e se potesse dire veramente quello che vorrebbe... la Chiesa non sarebbe mai quella, che è ormai. Egli vive miseramente nelle sue stanze ed aspetta che le cose vadano di nuovo meglio per la Chiesa. Ma sembra tutto inutile. Egli viene effettivamente tormentato dai propri dipendenti, che dovrebbero sostenerlo ed aiutarlo, assistendolo dappertutto in questa situazione difficile della Chiesa, come è il caso adesso. Invece... non vogliamo dire questo... invece possiamo infatti fare affinché egli non sia più così competente. In complesso non ha più molto da dire. Egli è un martire. 54 L’ho già detto una volta. Sta peggio del martire Stefano. Egli è molto stimato LÀ IN ALTO (mostra in alto), molto amato. E dobbiamo sottolineare ancora una volta: gli ordini che vengono dai suoi Cardinali disubbidienti e da quel falso... a questi non si deve ubbidire. 

E: Sa Papa Paolo che ha un sosia? 

B: Egli conosce ad ogni modo come viene giocato, sa che... che... Egli soffre indicibilmente perché dai suoi Cardinali non viene trasmesso al mondo, nella Chiesa ed ai Vescovi, ciò che il cielo e luì stesso vorrebbero. Lo sa benissimo; egli è come un prigioniero, in certo modo è un prigioniero nel Vaticano. Perciò soffre un grande tormento. 55 Perché dei Cardinali non gli ubbidiscono e di più trafficano molte cose che non sono la volontà di Dio, per questo Giuda dovette dire quel 17 agosto 1975 che adesso non si deve più ubbidire. Giuda diceva allora: «Non si può ubbidire ai lupi e nessuna pecora butta se stessa nella gola del lupo. Si dovrebbe gridarlo dai tetti. Si dovrebbe dire ad ogni Vescovo, che ciò che viene da certi Cardinali, appunto non è la verità e con ciò non è nemmeno richiesta l’ubbidienza. Ma tutti sono talmente accecati e ciechi fino alle dita dei piedi e fino ai capelli, che semplicemente non vogliono rendersene conto». Eppoi c’è ancora questo fattore: questi tre Cardinali superiori 56 , Ce ne sono ancora di più. Ma essi sono i peggiori. Perché loro stanno in gran parte in collegamento con noi, possiamo combinare e truccare perché la gente non se ne accorga. Questo è il nostro vantaggio. Siamo contenti che non se ne accorgano, Se venisse alla luce, quale gioco di sottosuolo fanno questi tre Cardinali... nel quattrocento sarebbero stati bruciati come le streghe. Ma oggi tutti quanti - è un fenomeno di oggi - che proclamano e fanno il giusto, vengono discriminati e tormentati. Gli altri invece, che fanno il falso e vessano i confratelli in Cristo e fanno delle cose indiavolate... che non vengono mai scoperte - o solo difficilmente - sono tra i più considerati. Di questi si dice in più che sono competenti e buoni, che si deve ubbidire a loro, e che quello che viene da essi è perfetto. La fatalità vuole che in questo tempo pazzo e imbrogliato, noi laggiù (mostra in basso) facciamo molto spesso apparire buono quel che è cattivo e artificiale e può o potrebbe condurre all’apostasia, sotto il pretesto dell’ubbidienza... Quello che invece è buono, noi [demoni] facciamo apparire come disubbidienza e cosciente incredulità e mancanza dì umiltà. Così da Lefebvre. Ci sono fra i comunisti e fra i massoni 57 certuni che ricevono da noi tante energie, che possono non dormire né giorno né notte, e così sempre lavorare per nuocere alia Chiesa. Noi diamo loro la forza, noi abbiamo la competenza. Ed abbiamo il potere di dare forza a quelli che sono alleati con noi, perché siano a danno della Chiesa, il che non si legge in nessun libro. Anzi non sta scritto in nessun libro quello che facciamo e che cosa viene manipolato dai framassoni e da certi Cardinali. 

E: Papa Paolo VI è al corrente sui Cardinali? Vede chiaro riguardo a loro? Nel nome della Beatissima Vergine, della Madre di Dio... dì la verità! 

B: Egli vede chiaro da lungo tempo, egli sa tutto, tutto. Ma non può far niente. Le sue mani e i suoi piedi, come già detto, sono legati. Egli non può, viene intossicato con iniezioni. Il medico - udite bene - che cura il Papa, viene costretto ad amministrare al Papa certi veleni, che nuocciono alla sua testa ed alla mente. Sa malgrado ciò, esattamente quello che è giusto. La Madre di Dio non lo ammette, che dica per esempio: «Io scomunico Lefebvre». Ciò LEI [la Madre di Dio] non Io ammetterebbe. Ma comunque le sue forze sono talmente paralizzate, talmente ridotte, che egli semplicemente non ha più la forza di opporsi contro gli altri. E questo è il suo martirio. Ed è anche una dura prova, una permissione dall’alto. Egli è, come già detto, un Papa martire. 58 Chi non lo crede, lo vedrà poi, gli si apriranno gli occhi. Quali svantaggi avremo allora noi [i demoni]! Giorno e notte ci lavoriamo per evitare che ciò venga alla luce. Numerosi l’hanno già rimarcato, ma per la maggior parte no. 

E: Se Dio lo vuole, viene alla luce, malgrado il vostro lavoro. Nel nome... dì la verità! 

B: Vince sempre la verità, infine si impone sempre. Ma allora ci saranno tanti uomini, che soffriranno terribilmente e che verranno tormentati tanto come succede adesso al vero Papa. A questo punto devo ancora dire, perché avviene sempre come QUELLI IN ALTO lo vogliono e hanno pure messo in scena questo libro per la Chiesa - debbo dire, che delle testimonianze importanti e delle testimonianze di questo libro in genere, non c’è una che non sia fatta e scritta, come lo vuole il cielo, e come lo voleva, e come è la volontà dell’Alto - Non hanno ammesso neppure per le piccole testimonianze, che siano false. Se qualcuno non ci crede, noi [demoni] ne siamo felici. Se soltanto LEI non fosse talmente incoronata e non potesse agire con lo scettro su di noi! E se avesse un po’ meno di potere! Ci rovina completamente, cioè la nostra attività [dei demoni]. Ma LEI fa dire, che la sua volontà adesso, in questo tempo di grande e devastante confusione, è di unire almeno i bravi, affinché rappresentino e dicano la stessa cosa secondo la maggior possibilità. Non occorre che uno dica: non esiste un sosia, non lo credo, e che l’altro dica: esiste un sosia. Deve regnare l’unità. Riguardo a questo LEI desidera che venga portato a conoscenza con insistenza esplicitamente: Il sosia esiste! 

E: Come si riconosce il sosia? 

B: Questo avremmo dovuto dirlo già prima. Prendete i manoscritti, qui ci sta più di quanto volevamo dire, e raccogliete le deposizioni fatte da noi quando abbiamo già parlato del sosia. Poi leggete nel libro di Kolberg «Rivoluzione nel Vaticano?».  

E: È esatto quello che ha scritto Kolberg? 

B: É esatto. 

E: Ha scritto la verità Kolberg? Kolberg dice la verità nel libro «Rivoluzione nel Vaticano?». 

B: Kolberg dice la verità nel suo libro, ci sono soltanto alcune piccole cose, che non sono affatto esatte. Ma non pesano molto.  

E: La prova del fonogramma è autentica? 

B: Questa maledetta prova del fonogramma è autentica. Noi [demoni] abbiamo causato che sia messa in dubbio e a questo lavoro hanno preso parte collaboratori che di solito lavorano più con noi che con gli altri... Ce ne sono anche fra di loro che dicono che non è autentico, affinché si possa distruggere lui e le sue testimonianze... Che dobbiamo dire questo! 

E: Hai ancora da dire altro? O basta? 

B: LEI non vuole più dire altro per oggi. Venga finalmente osservato quello che ha fatto sapere. 


13 Luglio 1977 - Belzebù 

Sosia 

E: Ti chiedo nel nome… dì la verità! Di che cosa si tratta, se si parla del sosia? Ci hai mentito riguardo a questo? Sì o no? Ti ordino nel nome... dì la verità e soltanto la verità! 

B: Trattandosi di una testimonianza importantissima dovete pregare prima un Rosario per confermare e per assicurare che noi diremmo la verità! 
Dopo : 

E: Nel nome della Trinità di Dio… dì la verità. Qui si tratta di una cosa importantissima. Nel nome di Dio che si rivedrà alla fine dei tempi per giudicare cielo e terra, cioè i vivi ed i morti, nel nome della Madre della Chiesa ti scongiuriamo: É vero quello clic hai detto sul sosia? Vogliamo sentire la verità e soltanto la verità nel nome della Madre della Chiesa. Parla! 

B: (grida con voce feroce): É la verità, e la verità, egli… esiste... (grida ripetutamente e disperatamente).

Bonaventura Meyer

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



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PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” AI TEMPI DI NOÈ

È necessario innanzitutto premettere che il decadimento del genere  umano avviene sempre a causa di due “brame” che sono innate  nell’uomo e nella donna: la cosiddetta “brama sessuale” che è più  forte nell’uomo, e la “brama di ricchezza” che ha come  conseguenza la sete di potere, l’usura, l’avarizia, l’invidia, l’odio,  l’ira, la totale dimenticanza di Dio, la lussuria, la gola, la crapula, l’idolatria, il furto e l’omicidio. 
Anche il Diluvio “universale” è avvenuto in conseguenza di queste  due brame, tenendo ben presente però che ogni “Giudizio di Dio”  avviene solo quando tali brame diventano sfrenate, indomabili e  incontrastabili, e ciò avviene quando esse superano i “limiti” previsti  dall’Ordinamento divino. 
E quando succede questo, allora è necessario un duro Intervento  divino per limitare i danni e tentare di salvare l’umanità ormai  avviata alla perdizione.
Tale drastico Intervento divino, però, è sempre preceduto da  Messaggi, Avvertimenti e Ammonimenti di Dio, il Creatore; se tutto  ciò non viene ascoltato e conseguentemente osservato, allora  subentra una Fase distruttiva e mortale, la quale però è la  “conseguenza del grave comportamento” degli uomini e delle  donne. E a questo punto vengono salvati solo quei pochi che hanno cambiato modo di vivere, adeguandosi ai Messaggi di salvezza  comunicati da Dio attraverso Veggenti, Mistici e Profeti. 
Anche prima del Diluvio “universale” vennero inviati Ammonimenti ai milioni di abitanti della grande zona asiatica che vivevano “fuori  dall’Ordinamento di Dio”, ma a tali Ammonimenti non credette  nessuno, anzi si arrivò addirittura ad uccidere i messaggeri di Dio; fu  allora che vennero salvati solo pochi giusti: Noè e la sua famiglia. 


Come vivevano gli abitanti al tempo di Noè prima di morire tutti annegati nel Diluvio 

Al tempo di Noè c’erano due popoli: uno dimorava sulle montagne  e viveva in modo semplice e naturale, e uno dimorava nella pianura  e viveva nel massimo benessere economico e progresso tecnico.   Entrambi i popoli vivevano secondo la Legge di Dio e abitavano in  una vasta zona dell’Asia centrale. 
Questi erano i primi uomini allora viventi sulla Terra, ma con il  passare del tempo, in seguito al loro modo di vivere, andarono  suddividendosi in due classi: 
- quella dei figli di Dio, così chiamati perché riconoscevano Dio e  Gli restavano fedeli; erano molto alti e robusti, vivevano fino a mille  anni per il modo di vita semplice e conforme alla natura; 
- quella dei figli del mondo, così chiamati perché andavano sempre più dimenticandosi di Dio e dedicavano invece ogni loro  cura al mondo; erano bassi ma molto intelligenti, si edificarono città  e ogni tipo di templi per gli idoli; il loro dio principale era il denaro  e vivevano al massimo fino a cent’anni. 
I figli di Dio abitavano su un altopiano, mentre i figli del mondo  abitavano in pianura, in una grandiosa città di nome Hanoch e in  altre numerose città-sobborgo che la attorniavano.
Il decadimento del popolo della pianura ebbe inizio quando il re  della città di Hanoch, di nome Uraniele, si innamorò di due  bellissime figliole. Costui perse la testa per tali “dee della bellezza e  dalla carne prosperosa” e le sposò entrambe.  
Ebbe così inizio la bigamia, e questo perché gli abitanti della città  di Hanoch, seguendo l’esempio del re, cominciarono a prendersi  anch’essi due mogli. Ma siccome le due mogli del re erano  bellissime e prosperose, allora vennero subito costruiti degli istituti di bellezza per rendere tutte le donne della città di Hanoch  prosperose e attraenti come quelle del re.  
Ecco dunque come sono andate le cose circa 4000 anni fa, e questo  ora lo possiamo sapere grazie alle Rivelazioni comunicate da Dio al  mistico e profeta Jakob Lorber. 
Ecco la descrizione tratta dal testo originale.
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Jakob Lorber – Giuseppe Vesco

La santità sacerdotale



L’ingresso nel santuario


Scelti da Nostro Signore e chiamati dalla Chiesa

Questa scelta del tutto particolare di Nostro Signore è un grande mistero. Nelle pagine del Vangelo che riguardano la vocazione degli apostoli è detto chiaramente: Nostro Signore “chiamò quelli che volle” (Mc 3,13) e scelse i dodici. Allo stesso modo, Nostro Signore oggi chiama i futuri sacerdoti14.

San Paolo afferma che quelli che sono chiamati non si scelgono da se stessi. “Nessuno riceve questo onore da se stesso, ma vi ci è chiamato” (Eb 5,4). I seminaristi sono chiamati ed è questa chiamata che fa la loro vocazione. Non è tanto un loro desiderio personale. Il loro desiderio personale è come una conseguenza della chiamata di Dio. Possono ripercorrere nella memoria la storia della loro vocazione per rendersi conto che è Dio che li ha chiamati segretamente15.

 “Non siete voi ad avermi scelto, dice Nostro Signore, ma sono Io che ho scelto voi” (Gv 15,16). Egli ci ha scelti e tuttavia, miei carissimi amici, qualche volta non abbiamo forse l’impressione di esserci scelti da noi? Di aver deciso noi stessi della nostra propria vocazione ed aver detto: Io voglio essere sacerdote ed io scelgo il sacerdozio?

Che illusione! Sarebbe come disconoscere l’onnipotenza di Dio, che ci guida molto più di quanto noi guidiamo noi stessi. Nostro Signore ci ha portati fino al seminario e ci ha scelti per questa vocazione sacerdotale. Così, noi siamo proprio scelti e mandati nel mondo da Lui. Questa per noi è una consolazione. In effetti, di fronte a questa vocazione che supera tutto ciò che può immaginare una creatura umana, noi, essendo stati scelti da Dio, siamo sicuri di essere sostenuti dalla sua mano nella nostra attività e nella nostra santificazione sacerdotale. Questo è un grande sostegno per il sacerdote16.

 Il giorno della tonsura, i seminaristi ufficializzano la chiamata di Dio con quella della Chiesa. Perciò quel giorno sono chiamati dal vescovo e rispondono: “Sono presente17”.Sì, voglio darmi a Dio, voglio legarmi a Nostro Signore Gesù Cristo, voglio servirLo. Queste parole assomigliano un po’ a quelle dette dalla santissima Vergine stessa quando l’angelo le ha proposto di diventare la Madre di Dio. Lei ha pronunciato il suo Fiat.

Il giorno della tonsura, i seminaristi pronunciano anche loro il proprio Fiat18. La Chiesa allora li nomina e li consacra come membri della gerarchia. Ormai non sono più laici, ma chierici, “ministri di Nostro Signore Gesù Cristo, dispensatori dei misteri di Dio” (1 Cor 4,1). Che vocazione meravigliosa! Che vocazione sublime19!

La vocazione consiste essenzialmente nella chiamata della Chiesa che conferma il desiderio e le disposizioni necessari per collaborare all’opera della Redenzione voluta e compiuta da Nostro Signore per rendere gloria a Dio e salvare le anime.

Il primo segno della chiamata di Dio, è questo desiderio di offrire la propria vita, di metterla a disposizione di Nostro Signore per aiutarLo, in qualsiasi modo, a completare l’opera della Redenzione, se esistano per altro le disposizioni dello spirito, del cuore e del corpo20. Ma è la Chiesa, mediante i vescovi ed i superiori, che giudicherà l’autenticità di questa chiamata, che da interiore deve diventare effettiva e pubblica21.

 La vocazione non è il risultato di una chiamata miracolosa o straordinaria, ma la maturazione di un’anima cristiana che si lega al suo Creatore e Salvatore Gesù Cristo con un amore esclusivo e condivide la sua sete di salvare le anime22.

Il futuro sacerdote si dice: un giorno, sarò inviato alle anime per convertirle, per dare loro quella luce di cui hanno bisogno, per condurle alla vita eterna. Che gioia partecipare alla missione di Nostro Signore Gesù Cristo, alla missione sacerdotale! C’è qualcosa di più bello quaggiù? Non c’è nulla di simile alla missione sacerdotale. Rallegratevene, ringraziate Dio23.

La vostra vocazione è bella, miei cari amici, siatele attaccati, approfonditela, che per voi sia una vita e non solo una semplice adesione intellettuale, non solo una ricerca di conoscenze, ma una trasformazione delle vostre anime nella persona di Nostro Signore Gesù Cristo24, nella Santissima Trinità25.

Mons. Marcel Lefebvre

Il buon samaritano delle vittime del demonio



Natale 2006, giorno amaro per Tobia     

Verso sera Tobia per telefono mi chiama, perché al pomeriggio ero assente. Sta troppo male per venire a pregare insieme, non se la sente. Si lamenta molto perché si sente bastonato  dal demonio e abbandonato da Dio. È tormentato da pensieri  di sfiducia in Dio e negli uomini. Si vede ormai solo, abbandonato da tutti, da amici e parenti. 
Si sente tagliato fuori dal mondo per il suo modo di pensare secondo Dio, non si sente compreso nei suoi solidi principi cristiani, neppure dalla sorella. Lo invito a respingere la tentazione della disperazione e a non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento e sfiducia.  
Si lamenta perché non sente più la presenza di Dio. Mi ricorda ancora che in passato, finché era in vita Renato Baron,  recandosi a S. Martino spesso tornava sollevato per avere percepito il profumo, o un segno, per cui sentiva che la Madonna  e nostro Signore non erano lontani, non si erano dimenticati di  lui. 
Dopo la morte di Renato avverte raramente il profumo, per cui gli sembra di essere solo e dimenticato da Dio e dagli uomini. Solo il demonio si ricorda di lui: più prega, più lo tortura  e teme di non uscire più fuori dalla possessione. Vede passare  gli anni senza potersi sposare, senza realizzare qualcosa, senza  la fidanzata, senza amici.  
Un tempo si avrebbe detto il proverbio: “È solo come un cane”. Oggi non più, perché i cani sono spesso nel cuore delle  persone o al centro della casa. Non crede più ad un disegno di  Dio perché vede solo la cattiveria del demonio di cui è vittima  e Dio non lo aiuta ad uscirne, si è dimenticato di lui. Prega  moltissimo, ma non si vede ascoltato. 
Dopo averlo lasciato sfogare la sua rabbia interiore, pian piano cerco di invitarlo a ravvivare la fede e ad abbandonarsi nelle mani di Dio, anche se non vede segni della sua presenza  e ascolto. Gli ricordo che Dio è Padre anche quando ci prova  con la sofferenza. Lo invito a recitare insieme un’ave Maria  per avere il dono della fede e per non darla vinta al demonio.  A questo punto si fa vivo con arroganza il demonio, fa  sparire la voce del giovane, interrompe la nostra conversazione di incoraggiamento. Come molte altre volte, mi dice che  soffre molto; chiama in aiuto il collega Eurigma. Io cerco di  mandarlo via, di insultarlo, di mandarlo all’inferno.
Sostengo la lotta in difesa dei diritti di Cristo e del giovane, gli ricordo la maledizione che ha avuto da Dio, e con l’autorità conferitami cerco di cacciarlo all’inferno. Ripete le sua  solite motivazioni per rimanere nel posseduto. Mi dice che  soffre molto, forse per commuovermi. Io gli ripeto che sono  contento che soffra e gli comando di andarsene nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi seguaci. 
E lui continua  a ribadire la sua volontà e diritto di rimanere. Torna a lamentarsi che soffre molto, ma non vuole andar via perché all’inferno si soffre molto di più. “Bene, spero  che tu ti stanchi, gli dico, e che te ne vada all’inferno”. Ma lui  non vuole cedere. Continua a lamentarsi per la sofferenza, ma  non vuole andarsene. Sostiene questa scena per interrompere  e disturbare la preghiera e impedirmi di dare i buoni consigli  a Tobia, perché non li gradisce.  
Per allontanare l’inquilino abusivo, chiamo ripetutamente Tobia, e finalmente esce dalla trance, rientra nel possesso delle sue facoltà umane. Do qualche altro suggerimento a Tobia,  lo invito ad abbandonarsi completamente nelle mani di Dio,  di lasciare a lui a contare i suoi meriti. Spetta a Lui poi stabilire il tempo per concedere la grazia. 
Gli ricordo: “Forse Dio ti ha già concesso la grazia della salvezza di tuo padre, e ora ne stai pagando il prezzo”! 
Il giorno dopo gli telefono per un breve scambio di informazioni, per vedere come va, per dirgli una parola di incoraggiamento. Appena inizio il Padre nostro per dargli una benedizione, salta fuori il demonio per impedirci di pregare.  
Mi chiede che cosa voglio. Ci scambiamo un po’ di insulti. Mi chiede di lasciarlo in pace. Do a Tobia la benedizione  fra le lamentele di sofferenza del demonio. Gli dico di andarsene, ma lui non ci pensa neppure, vuole continuare a disturbare. Torno a chiamare Tobia. In quel momento sembra svegliarsi da un sonno profondo: dopo qualche preghiera insieme  ci salutiamo.  

FRATELLO ESORCISTA

Se l'amore che unisce gli amici è spirituale è perfetto.



Se l'amore che unisce gli amici è spirituale è perfetto. Se gli amici cercano esclusivamente, o innanzitutto, il godimento, il loro amore non durerà: è limitato nel tempo.