lunedì 9 marzo 2020

Il problema dell'ora presente. Antagonismo tra due civiltà



LA RIFORMA E LA RIVOLUZIONE FIGLIE DEL RINASCIMENTO

Nel suo libro La Réforme en Allemagne el en France, un vecchio magistrato, il conte J. Boselli, narra che Paolino Paris, uno dei dotti più eruditi intorno al medio evo ed uno di, quelli che meglio lo conobbero, disse un giorno in sua presenza, ad un interlocutore che si stupiva della grande differenza della Francia moderna con quella di una volta, oscurata dalle tenebre del medio evo: "Disingannatevi, il medio evo non era sì differente dai tempi moderni come voi lo credete: le leggi erano differenti, come i costumi e le consuetudini, ma, le passioni umane erano le stesse. Se uno di noi si trovasse trasportato nel medio evo, vedrebbe intorno a sè degli agricoltori. dei soldati, dei sacerdoti, dei finanzieri, delle ineguaglianze sociali, delle ambizioni e dei tradimenti. Ciò che è cambiato, si è il fine dell'attività umana". Non si poteva dir meglio. Gli uomini del Medio evo erano della stessa natura di noi, natura inferiore a quella degli angeli e di più decaduta. Essi avevano le nostre passioni, si lasciavano come noi trascinare da esse, spesso ad eccessi più violenti. Ma il fine era la vita eterna: i costumi, le leggi, le usanze ad essa ispiravansi; le istituzioni religiose e civili dirigevano gli uomini verso il loro ultimo fine, e l'attività umana si svolgeva, in primo luogo, a migliorare l'uomo interiore.

Oggi la meta è cambiata, il fine non è più il medesimo; ciò che si vuole e si cerca, non da individui isolati, ma dall'impulso dato a tutta l'attività sociale, è il miglioramento delle condizioni della vita presente per giungere ad un più grande e più universale godimento. Quello che si tiene in conto di "progresso" non è ciò che contribuisce ad una maggiore perfezione morale dell'uomo, ma ciò che accresce il suo dominio sulla materia e sulla natura, onde porle più completamente e più docilmente al servizio del suo benessere temporale.

Questo cambiamento trae origine, l'abbiamo già detto, dal Rinascimento. Di là vengono le idee moderne: indipendenza della ragione dalla Rivelazione, indipendenza della società dalla Chiesa, indipendenza della morale dalla Legge di Dio. Queste idee, insinuate nello spirito degli uomini di quell'epoca, germogliarono, fermentarono e travagliarono senza tregua la società cristiana per rifarla secondo il nuovo concetto della vita. Da questa fermentazione sono usciti tre potenti sforzi di trasformazione: la Riforma, la Rivoluzione e quello di cui siamo attualmente testimoni.

Non bisogna credere che gli umanisti, letterati ed artisti, dei quali vedemmo le aberrazioni sotto il triplice aspetto intellettuale, morale e religioso, non formassero che piccoli cenacoli chiusi, senza eco, senza azione esterna. Dapprima, gli artisti parlavano agli occhi di tutti; e quando, per non addurre che questo esempio, Filarete prese in prestito dalla mitologia la decorazione delle porte di bronzo della basilica di S. Pietro, non edificò certamente il popolo che vi si recava. Inoltre gli umanisti tenevano le loro accademie alla corte dei principi; lì componevano i loro libri, diffondevano le loro idee ed ostentavano i loro costumi; ed è sempre dall'alto che discende tutto il male, come tutto il bene, tutta la perversione, come tutta l'edificazione.

Non reca dunque punto meraviglia se la Riforma, che fu un primo tentativo di pratica applicazione delle idee nuove pubblicate dagli umanisti, fu ricevuta e propagata con tanto ardore dai principi in Germania ed altrove, e se trovò nel popolo una sì facile accoglienza.

La resistenza fu piuttosto debole in Germania; più vigorosa in Francia. Il cristianesimo era penetrato più profondamente nelle anime dei nostri padri che in qualsiasi altro paese; combattuto in teoria dal Rinascimento, sopravvisse lungo tempo nella maniera di vivere, di pensare, di sentire. Quindi, tra noi, una lotta più accanita e più prolungata.

Essa incominciò colle guerre di religione, continuò nella Rivoluzione, e dura sempre. Con mezzi diversi da quelli dei principio, si continua sempre il conflitto tra lo spirito pagano che vuol rinascere, e lo spirito cristiano che vuol conservarsi. Oggidì, come nel primo giorno, l'uno e l'altro vogliono trionfare del proprio avversario: il primo, colla violenza che chiude le scuole libere, spoglia ed esilia i religiosi e minaccia le chiese; il secondo, col ricorso a Dio e colla continuazione dell'insegnamento cristiano, usando tutti i mezzi che restano ancora a stia disposizione.

Le varie peripezie di questo lungo dramma tengono sospesi il cielo, la terra e l'inferno; poichè se la Francia finisce col rigettare il veleno rivoluzionario, si farà nel mondo intero la restauratrice della civiltà cristiana, che per la prima comprese, adottò e diffuse. Se essa soccombe, il mondo ha tutto da temere.

Il protestantesimo ci venne dalla Germania e soprattutto da Ginevra, si comunicò da uno in altro individuo, e passò di provincia in provincia. Lo storico alemanno e protestante Ranke ci dice qual fu il suo gran mezzo di seduzione: la licenza che il Rinascimento avea messo in onore. "Molti abbracciarono la Riforma - egli dice - perchè assicurava loro maggiore libertà nella vita privata". Vi ha, infatti, sotto questo riguardo una differenza radicale fra il cattolicismo e il protestantismo, quale fu predicato da Lutero. Il cattolicismo promette alla virtù ricompense future e minaccia al vizio eterni castighi; in tal modo mette un freno potentissimo alle passioni umane. La Riforma prometteva il paradiso ad ogni uomo, anche al maggior delinquente, colla sola condizione di un atto di fede interiore a sua giustificazione personale mercè l'imputazione dei meriti di Cristo. Se per solo effetto di questa persuasione che facilmente si concede, gli uomini sono sicuri di andare in paradiso pur continuando ad abbandonarsi al peccato, anzi al delitto, stolto davvero sarebbe colui che rinunciasse a procacciarsi quaggiù tutto ciò che gli torna comodo.

La presenza, in un paese profondamente cattolico, di persone che hanno questi principi, e si sforzano di propagarli, doveva senza dubbio produrre nello Stato un certo turbamento, che divenne profondo quando il protestantesimo non si tenne più pago di predicare agli individui la fede senza le opere, ma si sentì abbastanza forte per impadronirsi del regno al fine di strapparlo dalle sue tradizioni, e foggiarlo a modo suo.

Dopo Clodoveo, il cattolicesimo non aveva cessato un sol giorno d'essere la religione dello Stato. E' la sola delle tradizioni carolingie e merovingie che siasi conservata intieramente intatta fino alla Rivoluzione. Per mezzo secolo, i protestanti si provarono a separare dalla sua Madre la Figlia primogenita della Chiesa; usarono alternativamente l'astuzia e la forza per impadronirsi del governo, per mettere il popolo francese, così cattolico, sotto il giogo dei Riformatori, come avevano fatto in Germania, in Inghilterra, in Scandinavia. E furono sul punto di riuscirvi.

Dopo la morte di Francesco di Guisa, gli Ugonotti erano padroni di tutto il Mezzodì. Non esitarono, per impadronirsi del resto, di chiamare gli Alemanni ed i protestanti inglesi. Agli Inglesi abbandonarono l'Havre; agli Alemanni promisero l'amministrazione dei vescovadi di Metz, Toul e Verdun (V. Ranke). Infine, colla Roccella, essi avevano materialmente creato uno Stato nello Stato. Era loro intenzione di sostituire alla monarchia cristiana un governo e un genere di vita "modellati su quelli di Ginevra", vale a dire la Repubblica (1). "Gli Ugonotti - dice Tavannes - si arrabattano per fondare una democrazia". Il piano era stato tracciato nel Béarn, e gli Stati di Linguadoca ne chiedevano l'esecuzione nel 1573. Questa forma di governo, concedendo agli agitatori un facile accesso alle prime cariche dello Stato, procura loro il potere di propagare le loro dottrine; nello stesso tempo, risponde meglio alle idee di indipendenza che formavano la sostanza della Riforma, al diritto che il Rinascimento voleva conferire all'uomo di dirigersi verso l'ideale di felicità ch'esso gli presentava. La Francia, per cagion loro, era sull'orlo dell'abisso.

La situazione non era meno critica per la Chiesa cattolica. Ella perdeva la Germania, la Scandinavia, l'Inghilterra e la Svizzera; i Paesi Bassi insorgevano contro di lei. L'apostasia della Francia, se si fosse compiuta, doveva cagionare nel mondo intero lo scandalo più pernicioso e la scossa più profonda; tanto più che la Spagna ne avrebbe seguito l'esempio. L'obbiettivo preso di mira da tutto il partito protestante, nel quale Coligny non cessò di lavorare, era, di attirare la Francia in una lega generale con tutti gli Stati protestanti per schiacciare la Spagna, la sola grande nazione cattolica ancora rimasta potente. Sarebbe stata la rovina completa della civiltà cristiana.

Dio non lo permise, e neppure la Francia. I Valois vacillavano, esitavano, variavano nella loro politica. Nacque la Lega per prendere in mano la difesa della fede, per conservarla nel paese e nel governo. I cattolici, che formavano ancora quasi la totalità dei Francesi (2), vollero avere dei capi assolutamente incrollabili nella fede. Elessero la casa di Guisa. "Qualunque giudizio si voglia fare delle guerre di religione - dice Boselli - è impossibile disconoscere che la casa di Guisa fu, durante tutto questo periodo, l'incarnazione stessa della religione dello Stato, del culto nazionale e tradizionale a cui tanti Francesi rimanevano attaccati. Essa personificò l'idea della fedeltà cattolica. I Guisa sarebbero assai probabilmente divenuti re della Francia se Enrico III si fosse fatto protestante, o se Enrico IV non si fosse fatto cattolico. Dio volle conservare alla Francia la sua stirpe reale, come aveva fatto una prima volta colla missione data a Giovanna d'Arco. L'erede del trono, per la legge salica, era Enrico di Navarra, allievo di Coligny, protestante e capo dei protestanti. Dio cangiò il suo cuore. La Francia riebbe la pace, e Luigi XIII e Luigi XIV rimisero il nostro paese sul sentiero della civiltà cattolica. Diciamo tuttavia che quest'ultimo commise il fallo che doveva avere sì gravi conseguenze, di volere la dichiarazione del 1682. Essa portava in sè la costituzione civile del clero, iniziava l'opera fra tutte nefasta della secolarizzazione che si spinge oggidì fino alle sue ultime conseguenze.

Luigi XV, che si lasciò andare ai costumi del Risorgimento, vide l'opera di scristianizzazione incominciata dalla Riforma, ripresa da Voltaire e dagli Enciclopedisti precursori di Robespierre, antenati di coloro che ci governano attualmente. Taine lo disse assai bene: "La Riforma non è che una fase particolare in una rivoluzione che cominciò prima di essa. Il secolo XIV apre la marcia; e dappoi, ogni secolo non è occupato che a preparare nell'ordine delle idee nuovi concetti, e nell'ordine pratico nuove istituzioni. Da quel tempo, la società non ha trovato più la sua guida nella Chiesa, nè la Chiesa la sua immagine nella società" (Etudes sur les Barbares et le Moyen-age, pp. 374- 375).

Il protestantesimo si era arenato; la Francia, dopo le guerre dì religione, era rimasta cattolica. Ma un triste lievito era stato deposto nel suo seno; la sua fermentazione produsse, oltre la corruzione dei costumi, tre veleni d'ordine intellettuale: il gallicanesimo, il giansenismo e il filosofismo. La loro azione sull'organismo sociale produsse la Rivoluzione, secondo e ben più terribile assalto dato alla civiltà cristiana.

Siccome tutto era cristiano nella costituzione francese, così tutto si dovea distruggere. La Rivoluzione vi si accinse coscientemente. In pochi mesi, essa fece tabula rasa del governo della Francia, delle sue leggi e delle sue istituzioni. Essa voleva "formare un popolo nuovo": è l'espressione che appare, in ogni pagina, sotto la penna dei relatori della Convenzione; meglio ancora: "rifare l'uomo" stesso.

Perciò, i Convenzionali, secondo il concetto nuovo che il Rinascimento aveva dato dei destini umani, non limitarono la loro ambizione alla Francia; ma vollero inoculare la follia rivoluzionaria ai popoli vicini, a tutto l'universo.

Il loro intendimento era di demolire l'edificio sociale per rifabbricarlo di nuovo. "La Rivoluzione - diceva Thuriot all'Assemblea legislativa, nel 1792 - non è solamente per la Francia; noi ne siamo garanti all'umanità". Siéyès avea detto prima di lui, nel 1788: "Eleviamoci unanimi all'ambizione di volere noi stessi servire d'esempio alle nazioni" (Qu'est-ce que le Tiers-Etat?). E Barrère, nel momento in cui gli Stati Generali si riunivano a Versailles, disse: "Voi siete chiamati a ricominciare la storia".

Si scorge il cammino che ha fatto l'idea del Rinascimento; quanto appariva essa più compiuta nel suo sviluppo e più audace nelle imprese che non si era mostrata, un secolo innanzi, nella Riforma!

Nell'aprile dei 1896, Le Monde Maconnique diceva: "Quando ciò che si è per lungo tempo riguardato come un ideale si realizza, gli orizzonti più vasti d'un nuovo ideale offrono all'attività umana, sempre in moto verso un miglior avvenire, nuovi campi da esplorare, nuove conquiste da compiere, nuove speranze da effettuare".

Questo è vero nella via del bene. Come dice il Salmista, il giusto ha disposto nel suo cuore delle ascensioni per elevarsi fino alla perfezione che desidera (Sal. 88). Ciò è parimenti vero nella via del male.

Gli uomini del Rinascimento non portarono le loro vedute - almeno tutti - tanto lungi quanto quelli della Riforma. Gli uomini della Riforma furono superati da quelli della Rivoluzione. Il Rinascimento aveva rimosso il luogo della felicità e cangiate le sue condizioni; aveva dichiarato di vederla in questo basso mondo. Restava l'autorità religiosa per dire: "Voi vi ingannate; la felicità è in Cielo". La Riforma si sottrasse all'autorità, ma custodiva il libro delle Rivelazioni divine che continuava a tenere il medesimo linguaggio. Il filosofismo negò che Dio abbia mai parlato agli uomini e la Rivoluzione tentò di affogare i suoi testimoni nel sangue.

Il Journal des Débats in uno de' suoi numeri d'aprile 1852 riconosceva questa figliazione: "Noi siamo rivoluzionari; ma siamo i figli dei Rinascimento e della Filosofia prima d'essere i figli della Rivoluzione".

E inutile estenderci lungamente sull'opera intrapresa dalla Rivoluzione. Essa distrusse dapprima l'ordine ecclesiastico. "Per milleduecento e più anni - secondo l'espressione energica del Taine - il clero avea lavorato alla costruzione della società come architetto e come manovale, in principio solo, poi quasi solo" ; lo si mise nella impossibilità di continuare l'opera sua e di mai ripigliarla. Poi si soppresse la dignità regale, il vincolo vivente e perpetuo dell'unità nazionale, il giudice di ogni attentato contro di essa.

Si tolse di mezzo la nobiltà guardiana delle tradizioni, e delle corporazioni operaie, pur esse conservatrici del passato. Quindi, tolte di mezzo tutte queste sentinelle, si venne all'opera molto atta per demolire, il che era facile; poco per riedificare, il che era ben altra cosa.

Non faremo qui il quadro di queste rovine e di queste costruzioni. Diciamo solamente che per ciò che riguarda l'edificio politico, la Rivoluzione si affrettò a proclamare la Repubblica, che il Rinascimento aveva sognato per Roma stessa, che i protestanti avevano già voluto sostituire in Francia alla monarchia, e che oggidì compie sì bene le opere della framassoneria.

Discepoli di G. G. Rousseau, i Convenzionali del 1792 diedero per fondamento del nuovo edificio questo principio che l'uomo è buono per natura: sopra di esso innalzarono la trilogia massonica: libertà, eguaglianza, fraternità. Libertà a tutti e per tutti, poichè non vi sono nell'uomo che istinti buoni; eguaglianza, perchè egualmente buoni, gli uomini hanno eguali diritti in tutto; fraternità, o distruzione di tutte le barriere tra individui, famiglie, nazioni per lasciare il genere umano abbracciarsi in una Repubblica universale.

In fatto di religione, si organizzò il culto della natura. Gli umanisti del Rinascimento l'avevano invocato. I protestanti non avevano osato spingere fin là la Riforma. I nostri rivoluzionari lo tentarono.

Essi non giunsero di primo acchito a questo eccesso: cominciarono coi chiamare il clero cattolico alle loro feste. Talleyrand pontificò il 14 luglio 1790, nella gran festa della Federazione, attorniato da 40 cappellani della guardia nazionale, portanti sui loro camici fasce tricolori, orchestrata da 1800 musicanti, alla presenza di 25 mila delegati e di 400 mila spettatori. Ma ben presto non volle saperne più di queste mostre "più patriottiche" che religiose. "Non conviene - egli disse - che la religione compaia in queste feste pubbliche, è più religioso escluderla". Abolito il culto nazionale, bisognava cercarne un altro. Mirabeau ne propose uno molto astratto dicendo: "L'oggetto delle nostre feste nazionali, dev'essere solamente il culto della libertà e il culto della legge". Ciò parve poco. Boissy d'Anglas, rimpianse ad alta voce il tempo in cui "le istituzioni politiche e religiose" si porgevano vicendevole aiuto, in cui, "una religione brillante" si presentava con dei dogmi che promettevano il piacere e la felicità ornata di tutte le cerimonie che colpiscono i sensi, delle finzioni più ridenti, e delle più dolci illusioni.

I suoi voti furono presto esauditi. Una nuova religione fu istituita, avente i suoi dogmi, i suoi preti, la sua domenica, i suoi santi. Dio fu sostituito dall'Essere supremo e dalla dea Ragione, il culto cattolico dal culto della Natura (3).

"Il grande scopo inteso dalla Rivoluzione - diceva Boissy d'Anglas - si è di ricondurre l'uomo alla purità, alla semplicità della natura". Poeti, oratori, Convenzionali, non cessarono di far udire delle invocazioni alla "Natura". E il dittatore Robespierre indicava cori queste parole le tendenze, la volontà dei novatori: "Tutte le sètte devono confondersi da se stesse dinanzi alla religione universale della Natura" (Discorso del 7 maggio 1794). Attualmente è quello che vuole l'Alleanza Israelita Universale, quello per cui lavora, quello che ha la missione di stabilire nel mondo, solamente con minor precipitazione e con maggior accorgimento.

Niente poteva meglio rispondere alle aspirazioni degli umanisti dei Rinascimento. Nella festa del 10 agosto 1793 una statua della Natura venne eretta sulla piazza della Bastiglia, e il presidente della Convenzione, Hérault de Séchelles, le rivolse quest'omaggio a nome della Francia ufficiale: "O Natura! sovrana delle barbare e delle colte nazioni, questo popolo immenso radunato ai primi raggi del giorno davanti alla tua immagine, è degno di te. Egli è libero; nel tuo seno e nelle tue sacre sorgenti ha ricuperati i suoi diritti, si è rigenerato. Dopo aver attraversato tanti secoli di errori e di servitù, era pur mestieri ch'egli entrasse nella semplicità delle tue vie per ritrovare libertà ed eguaglianza. Ricevi, o Natura, la protesta dell'attaccamento eterno dei Francesi alle tue leggi!"

Il processo verbale aggiunge: "Dopo questa specie d'inno, sola preghiera, dai primi secoli del genere umano in poi, indirizzata alla Natura dai rappresentanti d'una nazione e dai suoi legislatori, il presidente riempì una coppa di forma antica, dell'acqua che scaturiva dal seno della Natura: ne fece delle libazioni intorno alla Natura, bevette nella tazza e la porse agli inviati del popolo francese". Come si vede il culto è completo: preghiera, sacrificio, comunione.

 Col culto, le istituzioni. "E per mezzo delle istituzioni - scriveva il ministro di polizia Duval - che si compongono l'opinione e la moralità dei popoli" (Moniteur dei 9, 10 e 11 piovoso, a. VII). Fra queste istituzioni, quella che si giudicò più necessaria per far dimenticare al popolo le sue antiche abitudini, fu la Decade, o domenica civile. Per questa creazione, la Repubblica spese la maggior parte de' suoi decreti e de' suoi sforzi. Alla Decade si aggiunsero le feste annuali: feste politiche, feste civili, feste morali. Le feste politiche avevano per iscopo, secondo Chénier, di "consacrare le epoche immortali in cui caddero le diverse tirannidi sotto il soffio nazionale e i gran passi della Ragione che emancipano l'Europa, e giungono agli estremi confini dei mondo" (Discorso del 5 novembre 1793. Moniteur dell'8). La festa repubblicana, per eccellenza, era quella del 21 gennaio, perchè vi si celebrava "l'anniversario della giusta punizione dell'ultimo re dei Francesi". Eravi altresì la festa della fondazione della Repubblica, fissata al 10 vendemmiale. La gran festa nazionale, risuscitata ai nostri giorni, era quella della federazione o del giuramento fissata ai 14 luglio.

Per la morale, eravi la festa della gioventù, quella del matrimonio, della maternità, dei vecchi e soprattutto quella dei di ritti dell'uomo. Molte altre feste furono, se non istituite e celebrate, almeno decretate o proposte.

Come coronamento fu inventato un Calendario repubblicano fondato tutto sull'agricoltura. Era una consacrazione solenne del nuovo culto, il culto della Natura.

Tale era lo sviluppo fatale delle idee che il Rinascimento aveva diffuso negli animi. La Riforma ne aveva fatto un saggio timido, imperfetto, erasi tenuta paga d'imbastardire il cristianesimo; la Rivoluzione, per quanto stava in lei, lo annientò, e sulle sue rovine eresse degli altari alla Ragione ed alla Voluttà. Si sa dove questo culto condusse. Barbé-Marbois nel suo rapporto al Consiglio degli Anziani denunciava la gioventù scolaresca come "quella che oltrepassava, ne' suoi eccessi, tutti i limiti, perfino quelli che la natura medesima sembra aver assegnato ai disordini dell'adolescenza". Ed all'altra estremità della vita, tutti i documenti dell'epoca ci mostrano i defunti lasciati in balla "d'impuri becchini", essendosi le famiglie abituate a "considerare gli avanzi d'uno sposo, d'un padre, d'un figlio, d'un fratello, d'una sorella, d'un amico, come quelli di ogni altro animale di cui si è sbarazzati". Nel 1800, il cittadino Cambry, incaricato dall'amministrazione centrale della Senna di fare un rapporto sullo stato delle sepolture a Parigi, credette necessario di pubblicarlo in latino, tanto eravi di vergognoso in questi barbari funerali. Spesso i corpi erano dati in pascolo ai cani.

Tutti quelli che avevano conservato un po' di onestà si spaventavano del disordine dei costumi giunto così al suo colmo e chiedevano il ristabilimento del culto cattolico. Esso era stato mai sempre praticato anche col pericolo della vita. Eranvi dei preti rimasti in mezzo alle popolazioni, i quali si esponevano a tutti i pericoli per compiere clandestinamente il santo ministero. Nel 1800, l'opera di restaurazione s'imponeva, tutte le creazioni destinate a sostituire il cristianesimo erano cadute in un discredito assoluto ed universale. I Consigli generali erano unanimi nel riconoscerlo e dichiararlo (Analisi dei processi verbali dei Consigli generali dei dipartimenti per Vanno VIII. e IX. Bibl. Nazionale).



NOTE

(1) Hanotaux (Histoire du cardinal de Richelieu, t. XII, II partie, P. 184) giustifica cosi la revoca dell'editto di Nantes:

"La Francia non poteva esser forte, finchè chiudeva nel suo seno un corpo organizzato, in piena pace, sul piede di guerra, con capi indipendenti, quadri militari, posti di sicurezza, bilanci e giustizia a parte, armata sempre pronta ad. entrare in campagna. Bisognava riconoscere l'esistenza d'uno Stato nello Stato? Si poteva ammettere che molti ed ardenti Francesi avessero sempre in bocca la minaccia e la rivolta nel cuore? Si tollererebbe il loro perpetuo e insolente ricorso allo straniero? Uno Stato non potrebbe sussistere, se è cosi diviso contro se stesso. Per assicurare l'unità di regno, per raccogliere tutte le forze nazionali, in vista delle lotte esterne che si prepararono, era dunque mestieri distruggere il corpo degli Ugonotti in Francia o indurlo ad un accordo".

(2) I protestanti non erano che quattrocentomila nel 1558. E la cifra che dà lo storico protestante Ranke. Casteinau, testimonio ben informato, andò ancor più lungi; egli afferma che i protestanti erano nel rimanente della nazione nella proporzione di 1 a 100. Per questo pugno di calvinisti, i cattolici videro il loro paese devastato per cinquant'anni.

(3) Nella festa dell'Essere supremo, è la Natura che ricevette gli omaggi di Robespierre e dei rappresentanti della nazione. Vedi A la recherche d'une religion civile dell'abate Picard, pp. 133-144. Noi togliamo da questo libro i fatti che qui riportiamo.

Delasuss, Henri;

Il Padre ne ha abbastanza!



La luce della terra passa, ma voi continuate a vivere come se nulla accadesse, pianificate il futuro e il progresso e non vi accorgete quanto feriate Dio Padre Celeste, quanto vi siate posti e vi ponete contro di LUI, non vedete il pericolo che tutte le vostre “pazzie” causano(=il saccheggiamento della terra, l’avvelenamento della vostra aria, dei vostri fiumi e oceani, il disboscamento delle vostre foreste, le onde elettromagnetiche dallo spazio provenienti dai vostri satelliti e reti di comunicazioni, e, e, e. )!

State distruggendo il vostro habitat, che Dio Padre ha creato per voi con puro e perfetto amore! Vi esponete a tecnologie che vi fanno ammalare, che vi rendano “trasparenti “e vi contaminano! Vi entusiasmante per tutto ciò che va a vostro vantaggio e non vedete i grandi danni che così causate! Siete egocentrici ed egoisti e innamorati di voi stessi. Contate soltanto voi e il Padre ne ha abbastanza di quest’atteggiamento!

Guardate ciò che causate e convertitevi! Siete talmente abbindolati nelle reti del diavolo, che siete come insetti intrappolati in una ragnatela da cui non sanno più come liberarsi! E come il ragno in una ragnatela divora in breve tempo la sua preda -dopo averla avvolta nel suo filo- così, il diavolo vi “imprigiona” nelle sue reti e alla fine divorerà la vostra anima!

Figli Miei. Svegliatevi! Non è ancora troppo tardi! Dichiaratevi per Mio Figlio, il vostro Gesù e ritornate al vostro Padre Celeste. Gesù è la vostra via, è la vostra occasione, la vostra unica occasione per sfuggire al diavolo e per poter entrare nell’era della pace! Che cosa state aspettando? Dichiaratevi per Gesù e diventate veri e felici figli del Signore. Amen.

La vostra amorevole Mamma Celeste.

Mamma di tutti figli di Dio e Madre della Salvezza. Amen.

I tempi sono gravi. Facciano penitenza gli uomini per i loro peccati.



“Ora vengo Io stesso in questa ultima ora per ammonire il mondo. I tempi sono gravi. Facciano penitenza gli uomini per i loro peccati. Allontanatevi sinceramente dal male e pregate, pregate molto, perché l’ira di Dio si plachi. Recitate frequentemente il Santo Rosario, quella preghiera che può così tanto davanti a Dio. Meno divertimenti e passatempi…”

1945, messaggio di Gesù alle veggenti di Heede, Germania [o]


OPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"



Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita

15-I-1968 Gesù. 
Dammi la tua anima, dammi la tua anima, la nasconderò nel sicuro rifugio del Cuore mio. Voglio difenderla dagli assalti del nemico. Gesù Eucarestia ti benedice. Si come meriteresti, non vuole infliggerti castighi perché Egli è buono. Viene a te Maria, la mia dolce Madre, per sorreggerti perché tu non cada ancora, non cada più. Rialzati, figlia mia, nel suo Amore materno, nella sua Misericordia. Non venire a Me nel pianto, ma nella letizia, poiché oggi è giorno di letizia in Cielo. Una madre della terra è salita nei Cieli, e ora contempla la mia Gloria. La Madre mia le ha donato l'abito di Gesù, dei suo Gesù: l'abito dell'innocenza. Ora ella è felice coi miei Santi, coi miei Angeli, in Me. Io ho chiamato anche te ai mio Regno, e da te aspetto ogni rinuncia per la mia Gloria. Dovessi pure crocifiggerti, Io voglio tutto, tutto da te. Non ti tormentare per quanto non ti ho ancora chiesto (specificatamente)... Voglio per ora da te la tua anima attraverso la Madre mia, l'immacolata; voglio che tu ricorra a Lei con frequenza così come un bimbo che, non sapendo camminare, nè sorreggersi in piedi, chiama, per timore di cadute "mamma, mamma". La tua anima crescerà nella grazia, solo attraverso Lei. Voglio che tu dipenda da Lei, e da Lei ti lasci ammaestrare. Ti voglio figlia umile e devota di Lei. In questa sottomissione Ella ti muterà il cuore, e i tuoi desideri d'amore saranno esauditi. Sì, sabato e domenica e ancora oggi, hai dubitato di Me, del mio Amore, della mia Misericordia. La paura ti ha fatto volutamente dimenticare di Me. Quale errore, figlia mia! li deserto della tua anima è stato il castigo naturale che Io non volevo darti: sì, Gesù è Forte nell'Amore, Forte nel Dolore che infligge; Gesù ti pesa nella sua Divinità. E Io sono chino su di te con la mia Croce, respiro dalla tua anima il Dolore del mio Amore. Vorrei liberarti dalle strette che ti soffocano, ma per questo martirio devi vivere e soffrire, di questo martirio devi morire al mondo, a te stessa, al tuo "io" subdolo e prepotente. Io sto lavorando in te a colpi di scalpello, poiché ho un tempio da preparare per Me. Le aridità, le croci piccole e grandi, sono il mio martello. Quindi, a intervalli arriverà il colpo, il mio Colpo. Devo portar via da te molte, molte cose: la resistenza ai mio Amore, la sfiducia, i timori, l'egoismo, ansie inutili, pensieri non cristiani, abitudini mondane. Scrivi, scrivi che Gesù è esigente con te. Scrivi, scrivi, scrivi: è volontà mia che tu scriva fino all'ultimo. 


SE STARAI CON ME TI PARLERO’ DI ME



(Gesù racconta dalla Croce)


Al Pretorio

e, per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità"
La parola "verità" fece presa nella mente di Pilato. Pensò fossi uno dei soliti filosofi che si illudevano di trasformare il mondo con il pensiero anzicchè con la violenza. Così replicò: "Ma cos'è la Verità?", ma non aveva nessuna voglia di saperlo, perchè subito uscì fuori verso i Giudei offrendo loro la possibilità di rendermi libero secondo l'usanza di rilasciare per la Pasqua un prigioniero. E così mi barattarono con Barabba, un ladro, finito in carcere per omicidio.
Pilato, lavatosi le mani dopo avermi fatto flagellare, mi ripresentò alla folla urlante. I suoi occhi mi seguirono mentre camminavo giù nel cortile del Pretorio.
Così fui ridotto ad un'intera piaga. Secondo la legge di Mosè avrebbero dovuto darmi quaranta colpi, anzi solitamente per riVerso le sei del mattino fui condotto dal procuratore Ponzio Pilato che però, saputo che ero Galileo, mi mandò a sua volta da Erode Antipa, figlio di Erode il Grande.
Lì non risposi ad alcuna domanda. Non ne valeva la pena. Erode era un uomo molto frivolo ed era interessato a me solo per curiosità. Il mio silenzio lo fece montare su tutte le furie e dopo avermi violentemente insultato mi rivestì, schernendomi, di un manto di porpora e mi rimandò da Pilato. Questi era un uomo di potere, datogli in prestito da Tiberio il quale lo avrebbe destituito da lì a poco, ed aveva un carattere pusillamine. Pur riconoscendomi innocente, non ebbe il coraggio di proclamarlo per paura della folla, ma non ebbe neanche il coraggio di proclamarmi colpevole.
"Sei tu re dei Giudei?", mi chiese.
"Il mio regno non è di questo mondo", risposi, "ma è vero, sono re, ma nel senso ultraterreno, così come è scritto nei libri sacri".
La mia voce era molto pacata e da questo Pilato si rese conto che non aveva a che fare con un agitatore politico.
Continuai: "Si, sono rmanere dentro la legge ne davano uno in meno, con una frusta formata con corde di cuoio che avevano alle estremità sfere di metallo e punte ad uncino, chiamata "flagrum". Ma a me ne diedero molti di più e non contenti di ciò mi posero sul capo un serto di spine ricavato da sterpi di pimpinella che i soldati avevano messi da parte per accendere il fuoco durante le veglie. Colpendo con un bastone procurarono di farmela aderire attorno alla testa, soprattutto nella parte frontale. Così, quale cencio umano, Pilato ordinò che fossi condotto innanzi al popolo.
Per un attimo a tale vista la folla rimase smarrita e come uno scemare di tempesta ci fù un grande silenzio. Cercai con lo sguardo un volto amico, qualcuno che pur non potendomi salvare dalla morte mi dicesse: "Gesù, figlio di Maria e del Dio di Abramo, ti amo e credo in te", e invece udii solo la voce di Pilato: "Ecco, questo è l'uomo, in lui non ho trovato nessuna colpa".
Ero sfinito, per farmi coraggio ripensai a tutti gli uomini amati dal Padre, ritornare a Lui, a tutti questi fratelli legati a me dal patto della nuova ed eterna alleanza. Per questo in fondo sono venuto: perchè il mio corpo si facesse via attraverso la quale poter tornare a casa.
Ad un tratto mi sentii osservato. Una donna avvolta in uno scialle scuro lasciava intravvedere due grandi occhi che il pianto aveva reso simili a due laghi dalle acque profonde e cristalline.
Nessuno la riconobbe, ma io sì. Era Maria, quella soprannominata "La peccatrice". "Signore, so che muori per i miei peccati", mi diceva il suo cuore, "ma prima di te nessuno mi aveva amata per amore. D'ora in poi non potrò più vivere se non per amore, l'Amore che sei tu" .
La guardai e risposi col mio cuore al suo messaggio: "Guardami donna, muoio per dare a tutti gli uomini ciò che ho dato a te: il perdono e la vita eterna; consolati, il tuo fiume d'amore d'ora in poi troverà il suo letto per sfociare infine nel grande mare della mia Misericordia".
Le urla dei sommi Sacerdoti mi scossero: "Crocifiggilo, crocifiggilo", e da lì a poco tutta la folla gridò così.
I soldati si avvicinarono e Pilato mi consegnò a loro. Mi legarono il patibolo sulle spalle, mi appesero al collo il cartello che indicava il motivo della condanna e mi spinsero insieme ad altri due condannati per le vie della città in direzione del Calvario.


L’amore meraviglioso di Cristo per Maria, che rappresenta tutti i peccatori sinceramente pentiti e chiamati alla grazia della contemplazione



Davvero dolce era l’amore tra nostro Signore e Maria. Ella lo amava tanto, ma ancor più grande era il suo amore per lei. Chiunque si mettesse a esaminare attentamente il rapporto stabilito tra loro due, non secondo quanto può riferire un ciarlatano qualsiasi, ma secondo la testimonianza che deriva dal racconto del vangelo, in cui non vi può essere niente di falso, troverebbe che l’amore di Maria per Cristo era così vivo che nessuna cosa al di sotto di Lui riusciva a soddisfarla o ad allontanare il suo cuore da Lui.
Colei di cui stiamo parlando, è la stessa Maria che non volle essere consolata dall’angelo, quando cercava il Signore al sepolcro tutta piangente. Nonostante le dolci e amorevoli parole degli angeli: «Non piangere, Maria; colui che cerchi, nostro Signore, è risorto; potrai averlo e vederlo vivo in tutta la sua bellezza tra i suoi discepoli in Galilea, così come aveva preannunciato», ella non smise di piangere. Infatti pensava che chiunque intende veramente cercare il Re degli angeli, non vuol fermarsi a dei semplici angeli.
Che c’è ancora? Indubbiamente chi esamina con attenzione i racconti evangelici riguardanti Maria, vi può trovare molti altri episodi meravigliosi di amore perfetto, scritti sul suo conto a nostra edificazione e in così stretta armonia con l’insegnamento di questo libro, come se fossero stati redatti a tal proposito. E certamente è così. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
E se qualcuno vuol vedere scritto nel vangelo quell’amore meraviglioso e particolare che nostro Signore aveva verso Maria, figura di tutti i peccatori abituali sinceramente pentiti e chiamati alla grazia della contemplazione, costui troverà che nostro Signore non permise a nessuno, uomo o donna che fosse, e nemmeno a Marta, di pronunciare una sola parola contro la sorella; anzi, si mise a difenderla lui stesso. Ancora, rimproverò Simone il lebbroso nella sua stessa casa per aver pensato male di lei. Questo sì che è un grande amore; un amore davvero impareggiabile.

La nube della non-conoscenza

IL MISTERO DEL PURGATORIO



LA VERA E LA FALSA PIETA’

(Il salutare discernimento)
In questo mirabile Purgatorio dove si vedono così bene le anime come sono in verità, ho anche  imparato che cosa sia vera e che cosa sia falsa pietà. Ho attinto laggiù tutte le esperienze di cui  abbiamo bisogno per la vita eterna; diversamente sarei davvero come un bimbo inesperto.
Ho visto molte anime, anche anime di religiosi, che furono assai devote: ma ebbero una loro propria arbitraria devozione, e proprio qui si sono aperti i miei occhi per proteggermi dall'illusione. La  pietà arbitraria vuole essere devota come piace a lei, e non come piace a Dio. Questa pietà è complicata, superba, presuntuosa - ci sono anime che fanno tante storie con se stesse. Vivono di questo  pensiero: io faccio dei sacrifici, io aspiro alla santità, io mi sforzo a diventare santa. Mentre la  pietà umile pensa: Tu, Gesù, devi farlo; abbi pazienza con me, io non sono capace. Queste anime  vivono di Gesù, rampollano da lui, le altre rampollano dal proprio io.
Queste foggiano da sé la propria santità, mentre le altre hanno solo la buona volontà e la fiducia in  Gesù e continuamente invocano grazia e misericordia.
Purtroppo ci sono nel Purgatorio molte più anime farisaiche di quanto avessi pensato. Se non  avessi fissato il mio sguardo sul Purgatorio, io crederei a tutto il mondo, a tutto quello che sembra  buono. E, poiché il mio cuore troppo volentieri prenderebbe tutto per buono, il Signore deve  ammaestrare la sua figliola nel Purgatorio. Egli sa come mi è terribilmente duro imparare a credere  che ci sono anime ed uomini così contraffatti. Nella mia vita ho pensato solo bene degli altri, e mi  trovo in una difficoltà così grande, quando non mi è dato vedere il bene, semplicemente. Purtroppo  la verità si trova spesso mescolata alla menzogna. Ci sono nel Purgatorio anime, anche anime di  religiosi, che devono molto soffrire a causa di una falsa pietà. Spesso io condivido il loro tormento, espiando per loro, che ebbero una pietà così meschina, ed ebbero per gli altri un cuore  così duro ed ingiusto. Essi condannavano per ogni piccolezza, allorquando altri erano un po' più  generosi. Questa è una irragionevole pietà.
La vera pietà scusa le colpe altrui, trae esempio dagli altri uomini, poiché anche il più grande  peccatore ha qualcosa di buono che possiamo imparare.
La pietà è veramente pietà quando è accompagnata dal santo discernimento. Questo è il segno che  essa è unita con Gesù. Quando non ha tante opere straordinarie da enumerare, allora è accompagnata dal santo discernimento e non può avere ingiustizie e durezze nel suo cuore. Il santo  discernimento è un dono meraviglioso, poiché è una comunicazione del giudizio divino. Il santo  discernimento è cosa divina. Il buon Dio guida i suoi figli attraverso il divino discernimento, e  attraverso la ragione. Egli ispira all'uomo ciò che deve fare. Il santo discernimento è il luogo  dove viene accolto lo Spirito Santo, il luogo donde partono ogni nostro atto ed azione. Perciò Dio  agisce in modo mirabile attraverso il santo discernimento che non gli oppone l'ostacolo dell'amor  proprio, e solo vuole ciò che è giusto.
Gli uomini che hanno una autentica e vera pietà sono sempre ragionevoli ed intelligenti, perché  sono legati allo Spirito Santo; non fanno torto a nessuno, vogliono in ogni circostanza essere  teneri e delicati, essere sempre di aiuto; così divengono spesso messaggeri di Dio, incaricati di  comprendere altri uomini. Egli ci aiuta spesso così: per mezzo di questa divina intelligenza, che è  anche il filo conduttore dello Spirito Santo. Per questo mezzo ci si manifesta la volontà di Dio.  Egli ha creato la santa ragione, con la quale vuole mostrare la via agli uomini.
Questa ragione è giustizia. Questi ragionevoli non sono mai duri, possono comprendere tutti, anche  i peccatori, possono dappertutto fare del bene ed essere buoni. Spesso consideriamo la ragione come  cosa tutta terrena, eppure essa è una meravigliosa disposizione di Dio che dà agli uomini la  certezza di ciò che è bene e di ciò che non è bene. II santo discernimento rende gli uomini così  umili, così semplici, così amorevoli e buoni. Poiché non la sola preghiera è vera pietà, ma  soprattutto la giustizia e la verità.
Chi è santamente ragionevole non attende né desidera prodigi o rivelazioni, ma agisce semplicemente, secondo i motivi del giudizio divino attinti nell'interiore preghiera: spesso per tale via  giunge la risposta di Dio e viene concesso l'aiuto. Queste anime sono vivamente riconoscenti per  una simile guida, mentre altre non si appagano che di straordinarie comunicazioni. Quante virtù  sono raccolte in questa unica virtù: la santa ragionevolezza! Io non avrei mai pensato che questo  fosse un dono così bello di Dio, se Egli non me lo avesse mostrato. Questa santa ragione è come  l'occhio dell'anima: capolavoro di Dio come è capolavoro di Dio l'occhio del corpo.
Nel Purgatorio ci sono molti giusti. Sono anime così belle: laggiù vengono solo levigate ancora un  po' come un sottile cristallo. L'oro viene depurato da tutte le scorie della terra, ma è pur sempre oro. La santa ragionevolezza è cosa importante - per l'eternità. Non ha ostinatezza, non durezza di cuore; non ignoranza, non malizia, non avversione, non forza e non superbia. La vera intelligente e  santa saggezza non è che un'emanazione dell'intelligenza divina, del pensiero divino. Solo per questa santa intelligenza le anime possono essere giuste e belle, perché allora non hanno durezza. La  durezza patisce violenza nel Purgatorio.
Spesso Gesù mi ha detto: «Con motivi ragionevoli io mi trovo sempre d'accordo». Per una legge  divina noi conosciamo le sue vie attraverso il santo discernimento, e possiamo adempire la Sua volontà agendo ragionevolmente. È nostro dovere portare aiuto dovunque ciò è ragionevole e intraprendere con piena obbedienza ciò che una buona ragionevolezza vuole che noi facciamo. Così  non ci sottrarremo mai, nella nostra ostinazione, al suo aiuto, non cercheremo il nostro «io» nei  sacrifici e nelle penitenze, ma in ogni cosa saremo ragionevoli: allora l'uomo rimane umile e  protetto dalla superbia della falsa pietà.
Ma dobbiamo anche chiedere nella preghiera che la nostra ragione sia santa, affinché sia realmente  ragionevole e ci riveli la volontà di Dio.
Ci sono nel Purgatorio molte anime che devono soffrire soprattutto per la loro irragionevolezza, ed è  necessario molto tempo perché la loro rigidità si sciolga; nella loro insipienza, infatti, esse hanno  peccato contro la ragione divina, e si sono opposte con la forza propria alla volontà e al comando  di Dio. Nella loro propria presuntuosa pietà hanno disprezzato i belli e nobili doni di Dio, come se  fossero destinati agli uomini «comuni». Queste anime sono simili agli angeli superbi che vollero  essere più potenti di Dio.
Come espiano duramente le anime che irragionevolménte hanno imposto ad altri gravosi  sacrifici! Poiché Dio solo è padrone del destino degli uomini. Lui solo ha il diritto d'imporlo,  perché lo fa per amore, per ricompensare poi mille volte le anime.
Queste anime che in vita sono state così irragionevoli, nel Purgatorio appaiono oscure e possono  soffrire ben più a lungo di un povero gran peccatore che si sia sinceramente convertito ed abbia riconosciuto tutta la sua vita. Poiché ci sono anche fra i «devoti» zone terribilmente dure ed oscure  che solo l'occhio di Dio può scoprire. Così il Purgatorio mi ha dato una enorme quantità di esperienze e io prego sempre, perché mai debba sostenere cosa ingiusta, o commettere ingiustizia. Non  posso desiderare altro, se non che Dio mi risparmi dal resistere alla sua volontà.
L 'anima semplice e piana, che infantilmente ama il suo Signore e Dio, che non fa tante storie con se  stessa, che, senza farsi notare, fiorisce su questa terra, può spesso essere più santa di... una «santa».  Si resta colpiti di stupore davanti alla bellezza delle anime quiete e semplici! Altre anime, anche se  sono capaci di pregare così bene e di essere così devote, vi riescono con molta arte, ed è sempre  un'arte che pretende bastare a se stessa. La vita dello spirito è realmente un capolavoro umano, ma  quando essa è un capolavoro di Dio?...
Ci sono anche fiori artificiali, belli, magnifici, ma che cosa sono di fronte ad un vero fiore, che vive  di una vita divina ed emana il buon odore di Dio? I fiori artificiali sono belli a vedersi ma non  hanno vita.
Così avviene colle anime che costruiscono da sé la propria santità. La nostra anima è un fiore vero  solo quando sboccia sul terreno della povertà, nell'umile abbandono alla volontà divina, e cresce al  sole dell'amore misericordioso: allora noi siamo come semplici fanciulli. Che cosa è una grande arte nostra, quando non è arte di Dio e porta in sé solo radici di orgoglio? A che giova per l'eternità? Oh, quante anime hanno creduto di essere ricche di buone opere! Ma la superbia ha dissolto ogni  cosa ed esse devono, nel Purgatorio, anzitutto imparare a non possedere nulla... allora  cominciano a ricevere dall'amore misericordioso quello che solo Dio può donare all'anima.  Nell'eternità ha valore solo ciò che Dio stesso ha operato nell'anima e ciò a cui l'anima collaborò in  umiltà. Tutto il resto è un edificio vanamente autosufficiente. «Nisi Dominus aedificaverit, in  vanum aedificaverunt qui aedificant domum».

CONSACRAZIONE A GESU' SACRAMENTATO



Ostia fulgida, a Te rinnovo il dono intero, l'intera consacrazione di tutta me stessa. Dolcissimo Gesù, i tuoi fulgori avvincono tutte le anime. Chi Ti ha trovato, ha rinvenuto quaggiù l'oasi refrigerante, la felicità. lo Ti benedico ed esalto, perchè hai voluto rivelarTi all'anima mia e donarle nell' amor tuo una seconda vocazione . Consuma con le tue fiamme quanto in me non è secondo Te. Tu mi hai purificata: compi l'opera tua. Tu che m'hai accesa, finisci di consumarmi, d'incenerirmi. Tutto devo a Te, divina Eucarestia! - O santa Ostia, fammi immacolata, fammi tutta amore, e così io Ti comparisca dinnanzi. Nessuna arma può ferire meglio di Te, o piccola e candidissima Ostia! Feriscimi: Tu sei più che spada, o santo Amore Sacramentato. Uccidimi Tu, Tu finiscimi con le tue saette. Potessi io morire ai tuoi piedi per causa tua! Potesse ogni atomo di me incendiare. . . incendiare le anime dall' uno all' altro polo per Te, Sacramentato Signore! O Maria, che mi desti l'Eucarestia; o padre mio San Giuseppe, che adorasti e conservasti il Frumento degli eletti, intercedete! - Amen.


Beata Madre Candida dell’Eucaristia.

Chi adula il mondo, adula Satana



Chi adula il mondo, adula anche Satana. Queste parole sono dure e colpiranno sensibilmente  tutti gli uomini mondani, perché nessun uomo vuole essere accusato del collegamento con Satana, e ciononostante il mondo è il suo regno e quindi ognuno che si è perduto nel  mondo, è il suo servitore.

Voi uomini vi trovate bensì in mezzo al mondo, dovete bensì affermarvi nel mondo, finché vivete  sulla Terra, ma fin dove il vostro cuore è partecipe, è determinante per fin dove siete resi succubi  del mondo.

Il tendere più interiore, il desiderio del cuore viene valutato e se questo è per il mondo, siete anche  succubi di colui che è il suo principe, perché allora il vostro pensare è orientato soltanto al terreno,  mentre dovreste tendere allo spirituale e perciò dovete vincere la materia, per giungere nel possesso  spirituale. Non potete evitare il mondo, ma lo dovete vincere, cioè, nell’inizio della vostra vita  terrena come uomo vi trovate in questo mondo materiale che appartiene all’avversario di Dio, con il  quale dovete andare nella battaglia, per poi uscirne come vincitore per poi entrare in quel mondo  che è spirituale, che viene chiamato il Regno di Dio.

Voi dovete percorrere il cammino attraverso la vita terrena, attraverso il mondo terreno, ma vi  dovete liberare dalle vostre catene, che devono essere considerate come le catene di Satana, finché  state nell’ incantesimo del mondo, finché guardate con desiderio tutto ciò che dovete superare.

Il mondo materiale è il suo regno, cela il caduto, lo spirituale che gli appartiene, del quale però  non può disporre, finché è legato nelle Opere di Creazione mediante la Volontà di Dio. Ma egli può  influenzare l’uomo, perché questo nello stato della libera volontà deve essere esposto ad ogni influenza, per decidersi, per sostenere la prova di volontà, che è il senso e lo scopo della sua vita  terrena. E l’avversario di Dio sfrutta questa influenza davvero in modo spaventoso.

Egli non vuole perdere lo spirituale attraverso la sua libera decisione e perciò cerca di attirare  l’uomo dalla sua parte mediante la presentazione di tutto ciò che gli sembra desiderabile, ma che appartiene al suo mondo, che lo separa da Dio, che lo devia dalla meta, che deve essere raggiunta  sulla Terra.

Egli è il padrone della materia, il padrone del mondo terreno, ed ognuno che serve il mondo, serve  lui, ognuno che desidera il mondo e si unisce con dei beni terreni, si unisce con Satana, e deve  ascoltare questa Verità, per via di falso riguardo non deve essere trattato delicatamente,  nascondendogli questa Verità. Egli è unito con Satana, e chi è il suo servo, condivide anche la sua  sorte, quando sarà venuto il giorno della retribuzione.

Due Signori lottano per le vostre anime ed ambedue vi offrono il loro Regno. Ma uno è perituro,  l’altro dura in eterno. Ma voi stessi siete eterni e se non vi siete conquistati il Regno imperituro  sulla Terra, non vi rimane nulla dopo la morte del vostro corpo che profonda oscurità intorno a voi,  che vi tormenterà indicibilmente, il regno di Satana, che non può offrirvi altro, il cui seguito voi  però avete aumentato tramite i vostri desideri sulla Terra.

Separatevi da lui, finché camminate sulla Terra, prestate rinuncia a ciò che appartiene al mondo,  tendete a dei beni spirituali, che unicamente possono assicurarvi una Vita eterna, una Vita nella  Luce, nella Forza e nella Beatitudine.

Amen.

Bertha Dudde 26 settembre 1953

A che serve il Papa?





 Monsignor Gaume


FATTI STORICI STRAORDINARI, -REALMENTE ACCADUTI



RACCOLTI IN :
 "Le glorie di Maria"
di Sant' Alfonso Maria de Liguori
-santo napoletano del 1700


Quanto è pronta Maria ad aiutare chi la invoca

San Francesco di Sales, come si narra nella sua Vita, sperimentò l'efficacia di questa preghiera. Il  santo aveva circa diciassette anni e si trovava allora a Parigi dove si applicava agli studi, tutto  dedito alla devozione e all'amore di Dio, che gli faceva gustare in anticipo le delizie del paradiso. Il  Signore, per metterlo alla prova e legarlo maggiormente al suo amore, permise che il demonio gli  facesse pensare che tutto quel che faceva era fatica sprecata e che egli era condannato nei decreti  divini. Nello stesso tempo Dio volle lasciarlo nell'oscurità e nell'aridità. In quel periodo il  giovinetto era insensibile ai più dolci pensieri sulla bontà divina e la tentazione accresceva l'afflizione del suo cuore. Per questi timori e per queste sofferenze egli perse l'appetito, il sonno, il  colorito e l'allegria, tanto che ispirava compassione a chi lo guardava. Mentre durava questa  orribile tempesta, il santo non sapeva concepire altri pensieri né proferire altre parole che di  sfiducia e di dolore. « Dunque, diceva, io sarò privo della grazia del mio Dio, che in passato si è  mostrato così amabile e così dolce verso di me? O amore, o bellezza a cui ho consacrato tutti i miei  affetti, io non godrò più le tue consolazioni? O Vergine Madre di Dio, la più bella di tutte le figlie  di Gerusalemme, non ti potrò dunque vedere in paradiso? Mia regina, se non potrò vedere il tuo  bel viso, non permettere almeno che io ti debba bestemmiare e maledire nell'inferno ». Questi  erano allora i teneri sentimenti di quel cuore afflitto e amante di Dio e della Vergine. La tentazione  durò un mese, ma finalmente il Signore si compiacque di liberarlo per mezzo della consolatrice del  mondo, Maria, a cui il santo aveva già consacrato la sua verginità e in cui diceva di aver riposto  tutte le sue speranze. Una sera, mentre tornava a casa, entrò in una chiesa e vide una tavoletta  appesa al muro su cui lesse la seguente preghiera di sant'Agostino. « Ricordati, o pietosissima  Maria, che non si è inteso mai che alcuno sia ricorso al tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato  ». Prostrato davanti all'altare della divina Madre, recitò devotamente questa preghiera, rinnovò il  suo voto di verginità, promise di recitare ogni giorno il rosario e soggiunse: « Mia regina, sii mia  avvocata presso tuo Figlio a cui non ho l'ardire di ricorrere. Madre mia, se io infelice non potrò  amare nell'altro mondo il mio Signore, che so così degno di essere amato, ottienimi almeno che io lo ami più che posso in questo mondo. Questa è la grazia che ti domando e da te spero ». Così  pregò la Vergine e poi si abbandonò senza riserve tra le braccia della divina misericordia,  rassegnandosi completamente alla volontà di Dio. Ma appena finita la preghiera, in un istante la  sua dolce Madre lo liberò dalla tentazione; subito egli ritrovò la pace interiore e ad un tempo la  salute del corpo. Da allora in poi continuò a professare una grande devozione verso Maria e per  tutta la vita non cessò di celebrare le sue lodi e la sua misericordia con le prediche e con gli scritti. 

LA PANDEMIA È ORMAI INCONTROLLABILE, L’UOMO HA PERSO IL CONTROLLO, IL VIRUS È LETALE, IL MONDO SUBIRÀ L’AGONIA DI UN CONDANNATO A MORTE.



Io Dio, chiedo a voi tutti che Mi siete lontani di riavvicinarvi in fretta a Me.
Sto per intervenire su questa Umanità scellerata, non è più possibile allungare il tempo per la loro conversione: Tutto muore, il mio popolo geme nella condizione sofferente causata dai principi della morte.
Nella mia Casa tutto è stato sporcato, il mio Corpo allontanato e messo in condizioni di pena.

Sono triste, soffocato dal grande dolore che attanaglia il mio Cuore, non posso più attendere, sento il gemito dei miei figli che gridano il mio aiuto, sono tristemente avvilito, non posso più attendere.
Ora vedrete manifestarsi il più grande terremoto mai subito dalla storia della Terra.

Vedrete faccia a faccia la morte, o voi traditori! Ascolterò il vostro gemito di morte ma non Mi fermerò, continuerò la mia Opera, andrò a raccogliere tutti i miei figli per metterli in Me al sicuro.
La pandemia è ormai incontrollabile,
l’uomo ha perso il controllo, il virus è letale,
il mondo subirà l’agonia di un condannato a morte.

Preparatevi figli miei, mettete in voi di Me, state fermi nella mia Parola e non voltatevi mai indietro, Io sono con voi anche se voi non Mi vedete.
Tuonerò la mia Giustizia, all’improvviso squarcerò i cieli e lancerò saette mortali agli empi.
Tuonerò con tutta la mia potenza di Dio Creatore, unico e vero Dio, e metterò fuori gioco l’avversario, …Lucifero!

È tuonata l’ora, il Padre è al suo intervento, ora tutto entrerà nella sua grande giustizia!
Non piangete, o uomini, ma provvedete a tornare al Dio Creatore per non perdere la vita.  Basta!

Dio Padre Onnipotente Jahwè, Dio degli Eserciti.
Carbonia 28.02.2020

I nemici di Dio preparano un grande attacco e molti dei miei poveri figli saranno ingannati. Rimanete con Gesù.




Cari figli, pregate e cercate forze nelle Parole di Mio Figlio Gesù e nell'Eucaristia. Non vi allontanate dal cammino che vi ho indicato lungo questi anni. Voi avete libertà, ma non siate schiavi del nemico di Dio. Io sono la vostra Madre Addolorata e soffro per quello che viene per voi. I nemici di Dio preparano un grande attacco e molti dei miei poveri figli saranno ingannati. Rimanete con Gesù. Accogliete sempre la verità per le vostre vite. In Dio non c'è mezza verità. Nel Vangelo del Mio Gesù è la verità che vi renderà liberi e vi condurrà alla salvezza. State attenti per non essere ingannati. Questo è il tempo opportuno per il grande ritorno al Signore. Pentitetvi e servite il Signore con fedeltà. Dopo tutta la tribolazione, il Signore asciugherà le vostre lacrime. Avanti nella difesa della verità. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



(GFD/3)
Il corteo degli angeli con gli animali radunati attraverso le vie di  Hanoch. L’ultimo ma inascoltato appello ammonitore agli hanochiti  e al loro re. Il ritorno dei messaggeri celesti sull’altura. 

1. Quando gli straordinari messaggeri, dopo che furono trascorsi  quattro anni, giunsero ad Hanoch con gli animali che essi avevano  radunato, questo suscitò una grande sensazione, poiché questi  messaggeri conducevano gli animali in modo libero e non dentro a  delle gabbie come era in uso in quel tempo; e in modo del tutto  particolare attrasse l’attenzione degli hanochiti e la loro meraviglia il  fatto che quella quantità quasi innumerevole di animali di ogni  specie, forma, grandezza e natura procedesse insieme in pacifissimo  ordine come fossero agnelli. 

2. E i messaggeri, passando così per tutte le viuzze e le strade,  gridavano a tutta la gente: «Vi è concesso ancora un breve tempo;  convertitevi a Dio il Signore, e venite del tutto fiduciosi con noi  fino all’altura da Noè, e voi tutti sarete salvati, per quanto  numerosi poteste essere! 

3. Infatti vedete, noi non siamo degli uomini uguali a voi, e questo  ve lo dimostra l’uguale obbedienza di questi animali che sono  assolutamente diversi nella loro natura e che tuttavia ci obbediscono  senza eccezione come fossero tutti agnelli, mentre fra di loro,  dall’elefante al ghiro, voi potete vedere gli animali più selvaggi e più  feroci!

4. Un grande potere ci è dunque concesso! E per quanto da parte di  Noè non sia stata preparata per via naturale che un’unica arca di  salvezza per la conservazione di migliaia di creature e che quindi  nella stessa non potreste trovare ricovero voi che siete milioni,  ebbene tutto ciò non pregiudica affatto la vostra salvezza, perché,  nel caso di una vostra vera conversione a Dio, noi in un istante  siamo in grado di costruire centomila di tali arche della salvezza,  entro le quali voi potreste tutti passare ad una Terra rinnovata  rimanendo perfettamente incolumi! 

5. Ascoltate! Questa è l’ultima chiamata di Dio che giunge ai  vostri orecchi! Abbandonate tutto e seguite questa chiamata, perché  nel giro di un anno a partire da oggi tutti i vostri luoghi di residenza  e le grandi proprietà terriere giaceranno sommerse sotto tremila  klafter (5700 m) d’acqua e di fango!». 

6. Tuttavia neanche questa chiamata ebbe alcun effetto; e la  gente non fece che ridere alle spalle di costoro che venivano  ritenuti maghi e domatori di belve, lasciandoli del resto liberamente  girare e gridare a loro piacimento. 

7. Essi però si presentarono ancora una volta al re e lo invitarono a 
seguirli. 

8. Ma costui non diede loro nessuna risposta, bensì lasciò che se  ne andassero come erano venuti senza avere ottenuto niente. 

9. Allora i messaggeri, del tutto afflitti, uscirono dalla città e si  avviarono verso l’altura con gli animali che avevano raccolto. 


(GFD/3)
I messaggeri, con gli animali radunati, arrivano sull’altura di Noè.  Le disposizioni degli angeli per l’alloggiamento degli animali  nell’arca. L’ultima possibilità per l’accoglienza della gente in cerca  di protezione. 

1. Quando quei messaggeri straordinari furono arrivati con gli  animali raccolti sull’altura da Noè, vennero loro subito incontro Noè  e suo fratello Mahal, ed entrambi non potevano nascondere la loro  meraviglia per la grande quantità di animali e per la varietà delle  forme, e per il loro diverso modo di comportamento. 

2. Ma gli angeli dissero a Noè: «Apri la porta dell’arca, affinché  noi possiamo far entrare gli animali negli scompartimenti loro  destinati; il loro nutrimento lo deporremo noi in ciascun scompartimento, ed essi, guidati dal loro istinto, ne consumeranno  giornalmente tanto quanto sarà necessario per mantenersi in vita! 

3. Tu dunque non ti dovrai occupare di niente altro che di  abbeverarli, cosa questa che ti sarà facile. Vedi, dato che l’arca  resterà immersa nell’acqua per più della metà della sua altezza,  allora fa un foro all’altezza del piano di mezzo e applica all’interno  una cannella(16) della botte! Aprendo poi il rubinetto, potrai subito  ottenere quel quantitativo d’acqua che ti occorrerà. 

4. Finché il Signore non permetterà l’inizio della pioggia, lascia  pure aperta l’arca affinché gli animali possano uscirne ed entrarne  liberamente, e possano cercarsi la bevanda e il cibo fresco da soli;  tuttavia non devi cambiare la destinazione dei vari scompartimenti,  né disporre e sistemare gli animali in ordine diverso da come li  abbiamo sistemati noi adesso! 

5. Sotto a questo riguardo non occorre che tu ti occupi d’altro,  perché, per ciascun animale ed a tale scopo, noi abbiamo deposto nel  rispettivo scompartimento il rispettivo nutrimento, e ciascun animale  riconoscerà da ciò il suo scompartimento! 

6. Non è neanche necessario che tu ti prenda cura della pulizia dei  vari scompartimenti, perché essi verranno puliti senza che tu ti  affatichi.

7. E la finestra del tetto lasciala sempre aperta per ora, affinché gli  uccelli possano entrare nell’arca! Per quanto poi riguarda il  nutrimento, a questo provvederemo noi; tu ed i tuoi non avrete da  occuparvi che dell’acqua! 

8. Il Signore Stesso ti avvertirà quando sarà giunto il momento di  chiudere l’arca e poi di impeciare saldamente la porta! 

9. Se prima dell’inizio della pioggia venisse da te della gente alla  ricerca di protezione, allora tu la devi accogliere; ma quando la  pioggia sarà cominciata, allora a nessuno deve essere più concesso  di entrare nell’arca! 

10. E ora tu sei a conoscenza di tutto; il Signore sia con te! 
Amen». 

11. Detto questo, gli angeli scomparvero e Noè se ne andò con  tutti i suoi e rese lode e gloria a Dio. 

12. Mahal però, come uno studioso di scienze naturali, si dedicò  con i suoi figli ad esaminare gli animali ed ebbe, alla vista di questo  zoo, una grande gioia.


(GFD/3)
Mahal si sfoga contro gli angeli e contro Dio per essere stato  escluso dall’accesso all’arca. Agla invece si pente, invoca la  Misericordia di Dio e l’angelo Waltar la fa scomparire all’istante e  la conduce nel regno della vita eterna. 

1. Dopo che Noè ebbe lodato e glorificato Dio, egli entrò nell’arca  ed esaminò come erano stati sistemati gli animali, e poi cercò, al piano  mediano, un posto adatto per applicarvi il rubinetto dell’acqua. 

2. Una volta trovato il posto e applicato il rubinetto, egli salì al  terzo piano e qui trovò suo fratello Mahal, il quale era appunto  intento a consigliarsi con i suoi figli riguardo al fatto che gli angeli  non avevano menzionato nemmeno una sillaba nei suoi riguardi,  mentre tutto quello che essi avevano detto si riferiva soltanto a Noè,  e in particolare era del tutto arrabbiato per il fatto che gli angeli  avevano impartito a Noè istruzioni precise riguardo al mantenimento  degli animali, mentre non avevano fatto cenno, neanche con una  sillaba, al mantenimento suo e dei suoi figli! 

3. E alla presenza di Noè, che però Mahal non vedeva dato che in  quel momento si trovava dietro alla parete di uno degli  scompartimenti, egli disse: «Sono dunque io da meno degli animali  dinanzi al Signore?! Questi hanno i loro alloggi e il loro  nutrimento sufficiente, ed è stato provveduto alla loro conservazione; ma che cosa abbiamo noi? 

4. E così pure gli angeli hanno sempre parlato della conservazione di Noè e dei suoi; ma della nostra conservazione non è stata detta la minimissima parola! Ma che cos’altro ci hanno fatto  intendere con ciò gli angeli se non che l’arca non è stata costruita  per noi, bensì unicamente e soltanto per Noè e per i suoi, e per gli  animali! 

5. Io però so quello che farò! Vedete, qui c’è ancora una quantità  di legname lavorato; io parlerò con Noè e con i suoi servitori  affinché costruiscano una mia propria arca nella quale noi troveremo  posto, e così Noè potrà poi dimorare da solo con i suoi nella grande  arca!

6. Se il Signore vorrà conservarci, allora ciò è bene e buono, ma se  Egli non lo vorrà, allora io non Lo pregherò per questo, perché in  tali difficili circostanze l’intera essenza della vita è comunque  diventata per me una cosa ripugnante!»  

7. A questo punto sua figlia Agla disse: «O padre, io ritengo che tu  parli troppo! Infatti vedi, io pure ho visto Waltar ed egli ha visto me,  e lui non mi ha consolata; e tuttavia io non mormoro contro il  Signore! Perché dunque fai questo, nonostante tu ricevesti la  consolazione suprema dal Signore Stesso?! 

8. Io però, da parte mia, dico: “O Signore, sia fatto di me, che sono  la più grande peccatrice, secondo la Tua Misericordia!”. E se io  devo diventare una preda della morte, allora sia lodato e glorificato  il Signore anche per questo!» 

9. Queste parole di Agla piangente stupirono notevolmente Mahal,  e allora Noè si fece avanti e lodò Agla per tali giuste parole dinanzi  a Dio. 

10. Ma istantaneamente un angelo splendente stava dinanzi ad  Agla e le disse: «Agla, vedi, tu non diventerai mai una preda della  morte, bensì soltanto una preda della vita per l’eternità! E così  porgimi la tua mano e segui me, tuo fratello Waltar!». 

11. Allora Agla porse la mano all’angelo e scomparve istantaneamente; e di lei non rimase altro che le sue vesti ed un po’ di cenere  dentro ad esse. 

12. Questo fenomeno suscitò in tutti il massimo sbalordimento, ed  essi non sapevano come ciò fosse accaduto. 

13. Soltanto Noè si riprese, ed egli si prostrò sulla sua faccia e  lodò e glorificò Dio oltre misura.

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco

La preghiera del cuore nel silenzio di un cuore a cuore. Andate a portare la pace a questo mondo che muore.



La preghiera del cuore è potentissima, essa vi apre alla lode e all’accoglimento dello Spirito Santo;  è Lui che dissipa le forze delle tenebre che cercano di turbarvi e farvi perdere la pace. Figli miei,  dovete avere queste parole incise nel più profondo dei vostri cuori: “Io devo fare di tutto per  conservare la pace.” 

Un cuore in pace può ricevere  tutte le grazie che lo Spirito Santo vuole donargli e può ascoltare la voce del suo Signore e Dio nel  silenzio di un cuore a cuore. Con un cuore in pace riuscirete a guardare tutto collo sguardo della fede,  la fede nel vostro Padre dei Cieli, con una grande fiducia. 

È la pace che dovete opporre ad ogni ribellione dei figli di questo mondo in cui regnano la  violenza, la malafede, la menzogna e la collera. Con la vostra pace potrete avvicinare e consolare i  cuori angosciati e far rinascere la speranza nei cuori che hanno paura del futuro. 
Io sono la Regina della Pace, e voglio donarvi la pace affinché a vostra volta andiate a trasmetterla  in questo mondo che muore. La pace non esiste più. Si capisce che si sta preparando qualcosa di grave:  il caos economico su scala mondiale, il rischio di una guerra nucleare … I miei poveri figli hanno  paura e l’insicurezza regna nei loro cuori: ecco perché ho bisogno di voi, miei figli di luce. Irradiate la  pace col vostro modo di essere, siate fari di luce in questa notte in cui le tenebre si fanno sempre più  fitte.  

Pregate, pregate, pregate, figli miei, perseverate nella preghiera e nella lode, qualunque cosa  succeda. Siate coraggiosi, difendete la vostra pace; siate vigilanti e proclamate la vostra fede e la  vostra fiducia in Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. 

domenica 8 marzo 2020