sabato 21 marzo 2020

IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO



L'anima è la croce di Gesù

L'anima è la croce di Gesù, è la sua croce di amore nella quale non solo si appoggia, ma penetra, ma vive con l'effusione del suo Sangue, e mentre la dura croce di legno era insensibile ai Misteri della Passione, questa nuova croce soffusa di grazia, accoglie tutti i gemiti e gli slanci dell'immolazione di Cristo per offrirli al Padre accompagnati dal Verbo di amore del Sacramento.
Il Sacrificio di Gesù per il Sacramento, il Sacramento per il Sacrificio!
O misteri palpitanti dell'amore di Dio!
Con quali chiodi si unisce Gesù alla piccola anima! Ah! nei misteri dell'unione non vi sono né chiodi, né catene, né strumenti di supplizio.
Qui tutto è carità. Carità che discende, che si umilia, che avvince per trasformare, per elevare, per sostenere.
I chiodi, i vincoli, i legami sono tutti di amore, perché Gesù si slancia verso l'anima con l'amplesso della misericordia e l'unione è prodotta dalla corrispondenza della volontà.
Basta che l'anima aderisca alle piaghe, le adori, le baci e ne succhi il Sangue divino; basta che intenda il patire, lo apprezzi, lo adori in Gesù, lo voglia e lo chieda per sé.
Il patimento è la porta che schiude l'anima a tutte le effusioni della grazia ed è il cemento che unisce alle piaghe di Cristo. Esso distrugge la vita umana mentre il Sangue infonde la vita divina, confermando l'anima nella fede e nella grazia.
Così, nell'amplesso della misericordia, manifestata nell'immensa carità di Cristo, l'anima, messa a contatto delle mani, dei piedi, del petto adorabile di Gesù, sfiorando le sue labbra insanguinate, sente ripetere il grido amoroso, doloroso, ineffabile: «Sitio! Sitio!».
E comprende che Gesù non ha soltanto sete di ricevere, ma ha sete di profondere i suoi Tesori, brama di dare il suo Sangue. Ma chi apre il cuore, la mente, lo spirito per ricevere il grande dono di Gesù? q. 13 : 22 marzo


SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO

RIMANETE NEL MIO AMORE



«IL SIGNORE PROTEGGE GLI UMILI: ERO MISERO ED EGLI MI HA SALVATO». SALMO 116, 6

«Io godo di essere il tuo tutto, ma perciò bisogna che tu non sia niente, che tu riconosca che non sei niente, che ami di essere un niente.
Se lo potessi trovare un'anima veramente umile, che cosa non farei! Ma ci sono poche anime che mi diano questa consolazione.
E' necessario che tu ti spogli di te stessa per rivestirti della preziosa veste della virtù il tuo cibo, d'ora innanzi, sarà la volontà del tuo Padre Celeste.
La conoscenza di se stessi è il fondamento sul quale si eleva l'edificio della perfezione e se la base è solida, anche l'edificio è sicuro.
Tanto più un'anima è umile, tanto più è cara a Dio.
Tutte le volte che l'anima si mette nel suo posto, cioè nell'umiltà, Dio si comunica a lei.
L'umiltà è un fiore così prezioso, che va tenuto nascosto.
Quando il niente sta nel suo niente, Dio lo guarda con compiacenza e fa di questo niente grandi cose.
L'umiltà ha tre rami: l'umiltà verso Dio, l'umiltà verso te stessa, l'umiltà verso il prossimo.
L'umiltà verso Dio è come la radice dell'albero che comunica il succo alla pianta; se la radice fosse scoperta, esposta al sole, l'albero morirebbe. Conviene che tu riconosca che il bene che è in te viene da Dio.
L'umiltà con te stessa è il tronco per il quale passa il succo per poi produrre i frutti che sono gli atti di compatimento e di benevolenza verso il prossimo.
Non vi è via che conduca più direttamente, più sicuramente, più prontamente e più soavemente a Dio che l'umiltà. Ma l'umiltà studiala nel Vangelo, imparala nella mia vita, approfondiscila nell'Eucaristia. Se tu attingi l'umiltà a queste tre fonti, la troverai sempre.
Le mie grazie si fermano nelle anime umili.
Procura di fare tutti i giorni qualche progresso nell'amore ed esaminati a sera. Saranno molteplici le occasioni che ti si presenteranno nella giornata. Sarà vincere una ripugnanza, accogliere con dolcezza e con mansuetudine le anime che danno minor soddisfazione, sarà nascondersi per far risaltare gli altri.
Quando l'anima è attaccata a sè, impedisce all'amore di operare. lo non posso operare in un cuore pieno di sè.
Quando un'anima è chiamata alla conversazione intima con Dio, deve rivestirsi di umiltà come Dio è vestito di gloria.
Nel momento in cui muori alla natura, vivi a Dio.
Un'anima umile mi attira con catene così dolci, che lo mi precipito in lei. Se tu sapessi quanto lo amo un'anima umile!
Il mondo non stima l'umiltà perchè non ne conosce il pregio, ma Gesù la stima perchè ne conosce tutto il valore.
Quando un'anima si fa piccola ai suoi propri occhi tenendo presente la sua miseria, si fa piccola innanzi alle creature non nascondendo le sue miserie, si fa piccola innanzi a Dio tenendosi abitualmente nell'abisso della sua indegnità, Gesù la guarda con uno sguardo pieno d'amore.
Con l'umiltà mi prepari il posto, con la fede mi vieni incontro, con la carità mi prendi, con la confidenza mi conduci e con la familiarità mi trattieni.
Le cose piccole si vedono tutto in un colpo, ma le cose grandi no. Le anime piccole le ho sempre presenti per guardarle con compiacenza; esse sono vuote di sè, sono leggere e lo le porto.
Un'anima umile, quando prega, prega sempre come se chiedesse l'elemosina e quando riceve le grazie, anche se riceve poco, trova sempre che riceve molto ed è molto riconoscente.
Più ti nascondi e più ti cerco con premura, più ti so trovare. Se vuoi piacere a Gesù, sii umile; se vuoi piacergli di più sii più umile. Ogni simile ama il suo simile; Gesù è umilissimo e ama le anime umilissime. Più un'anima tende all'umiltà, e più si avvicina a Lui.
Più ti elevo con le mie grazie e più ti abbasso nel tuo proprio concetto. A misura che tu riconosci la tua incapacità assoluta nel vincerti, ti do la grazia.di vincerti di più.
L'umiltà fa amare Dio sopra ogni cosa e disprezzare se stessi.
L'umiltà è verità e giustizia. Tu devi riconoscere ciò che sei, e ciò che è in te da parte di Dio. Da te non sei niente, non puoi niente, non vali niente, non meriti niente. Sei meno che niente, perchè il niente per lo meno non mi offende. Che cos'hai tu da gloriarti?
Non perdere mai di vista il tuo niente, ma non considerarlo mai fuori dell'abisso della mia bontà. Io eleggo le anime più miserabili per effondere su di loro le mie grazie di scelta, così appare meglio la mia divina dovizia. lo sarò il tuo maestro di umiltà.
Quando lo amo un'anima, quando prediligo, favorisco, voglio unire più intimamente a me un'anima, la distacco da sè e la innamoro di me, e poi la faccio sedere alla mia mensa. La mia mensa è la volontà del Padre e i cibi che vi sono imbanditi sono gli stessi che il Padre ha preparato a me: i disprezzi, le umiliazioni, le contrarietà, i sacrifici e le sofferenze di ogni sorta.
Pratica l'umiltà nel modo che lo stesso ti insegno:

1°- Piena osservanza della volontà di Dio, senza discussioni e senza riserva. E' volontà di Dio qualunque cosa ti accada, perchè tutto tende a perfezionarti sempre più. Così dispone Iddio per il bene dell'anima tua: sta a te trarne profitto.

2° - Pratica l'umiltà prestandoti per il bene del prossimo, senza alcun pensiero di umano interesse, ma unicamente in vista di piacere a Dio, al quale sei tenuta a ubbidire ciecamente.

3° - Pratica l'umiltà con te stessa, non sgomentandoti per alcun motivo, sia nel vederti carica di miserie, come nel saperti soggetta a cadere per debolezza, ricordandoti che se cadi, lo ti rialzo.

4° - Finalmente, pratica l'umiltà in generale, riconoscendoti quale lo ti faccio conoscere e ricordati che se lo voglio da te opere grandi, le stabilisco su solide fondamenta, quali sono appunto l'umiltà e la diffidenza di te stessa. Devi però notare che diffidare di te stessa, non vuol dire dubitare di Dio».

Suor Benigna Consolato Ferrero

Preghiera insegnata dal Glorioso San Giuseppe, per ordine di Gesù, il 18 marzo 2020



Signore, abbi pietà di noi e del mondo intero. Ti chiediamo l'intercessione del Glorioso San Giuseppe, Protettore della Santa Chiesa e delle nostre famiglie, per bandire e scomparire all'istante, in un batter d'occhio, questo virus mortale, proveniente da Satana, che prende molte vite umane, in molti luoghi del mondo .Concedici questa grande grazia. Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede che anima la tua Chiesa! ... Umilia Satana e l'inferno, esaltando San Giuseppe e il suo Cuore Casto in tutta la Chiesa e nel mondo intero, come mai prima nella storia dell'umanità. Che tutti ricordino il potere della loro intercessione e il grande amore del loro Cuore Castíssimo, che non ci abbandona nei pericoli e nelle ansie della vita.Glorioso San Giuseppe, potente guardiano e padre della nostra anima, ricorda che molti dei tuoi devoti hanno pregato il tuo Sacro Mantello di Protezione e la tua Sacra Coroncina delle 7 pene e gioie e onorato il tuo Cuore Castissimo, facendo i primi mercoledì del mese. Per tutte le preghiere che sono state rivolte a te e al tuo cuore casto con così tanto amore e fede, mostraci il grande segno del tuo amore, per la Santa Chiesa e per il mondo intero. Ottienici da Dio Altissimo il perdono dei nostri peccati e la sua divina misericordia, che è stata oltraggiata da molti di noi figli e figlie ingrati. Possa il Signore perdonare e salvarci. Ora rendi le nostre preghiere utili al Santo Trono di Dio. Ti chiediamo con fiducia: ora mantieni le tue promesse, che nessuno ti invocherebbe invano. Consacriamo e consacriamo noi stessi al vostro cuore casto, in questo momento, ogni paese, ogni persona contaminata, ogni regione ferita e colpita da questa azione malvagia e mortale.Mentre rivendichiamo il tuo Cuore e il Nome benedetto, tutti gli inferi tremano e fuggono dal terrore. Fa ', O Glorioso Santo, che questo virus mortale sia schiacciato sotto i tuoi piedi santi, casti e vergini, mentre esclamiamo con grande fede e fiducia in te:

CASTÍSSIMO CUORE DI SAN GIUSEPPE, SEI IL GUARDIANO DELLA NOSTRA FAMIGLIA! Amen!

Dio sta spazzando via la sporcizia e il male da molti luoghi, facendo piegare le ginocchia a terra e chiedere perdono dei loro peccati a tanti che erano ciechi e sordi alla sua chiamata.



Messaggio del Glorioso San Giuseppe, Protettore della Santa Chiesa e di tutte le famiglie.

"Pace al tuo cuore, figlio mio diletto! Eccomi qui, protettore della Santa Chiesa e di tutte le famiglie. Non temete nulla, poveri figli afflitti. Abbandonatevi alla Divina Volontà di Dio, affidatevi alle sue sue mani.

 Dio sta spazzando via la sporcizia e il male da molti luoghi, facendo  piegare le ginocchia a terra e chiedere perdono dei loro peccati a tanti che erano ciechi e sordi alla sua chiamata.

Dio sta agendo, abbattendo i potenti dai loro troni, sta separando la paglia dal grano, sta separando il piccolo resto, affinché il mondo possa essere rinnovato e si decida a rispettare le sue sante Leggi e insegnamenti; affinché riconoscano e rispettino la sua Divina Maestà così oltraggiata in molte parti del mondo; per mettere a tacere e fermare le azioni dei malvagi contro e all'interno della sua santa Chiesa.

Un male terribile è stato gettato nel mondo da mani umane. Dio ha permesso questo, per correggere i ciechi, i sordi e gli orgogliosi che non volevano ascoltare gli appelli della mia santissima Sposa. Ella ha invitato il mondo alla preghiera e alla conversione da tanti anni e molti non hanno prestato attenzione alle sue parole, molti hanno voluto continuare a seguire strade sbagliate, portando avanti e vivendo le opere del peccato e delle tenebre.

Prega molto con la preghiera che la mia immacolata Sposa ha insegnato:

Signore, che io non perda mai la mia fede, nei momenti di terribili prove che sono venute al mondo!

Ripetete questa preghiera più volte. Il Signore al suo ritorno cercherà un po' di fede nel mondo. Entrate nel mio Cuore castissimo affinché nulla vi turbi o ti faccia vacillare nella fede. Credete, credete, credete. La fede e la fiducia in Dio sono molto più preziose dei beni di questo mondo, che finisce e viene distrutto. Possa l'unico bene e l'amore dei vostri cuori essere Dio. Solo lui  basta.

Comprendete che questo è il momento di pregare insieme alla vostra famiglia e scoprire la vera chiamata di Dio nella vostra vita. Decidete una volta per tutte di seguire il loro santo cammino, uniti al suo Cuore.

Davanti alla croce, nelle vostre case, inginocchiatevi e chiedete perdono per i vostri peccati, pregando il Rosario con cuore nuovo, pentendovi e convertendovi all'amore di Dio. Leggete e meditate le parole del mio divin Figlio, luce per le vostre anime, consolazione e forza in questi tempi di prova. Intercedo oggi, davanti al suo trono divino, per ciascuno di voi. Pregate e chiedete perdono dei vostri peccati e le vostre preghiere saranno presto ascoltate e le vostre lacrime di dolore saranno cambiate in lacrime di gioia, perché la sua misericordia si estende di generazione in generazione a coloro che lo temono.

Ora impartisco la mia benedizione e protezione alla santa Chiesa e a tutte le famiglie di tutto il mondo: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

Edson Glauber 19 marzo 2020,

Siate puri ogni giorno fuggendo ogni impurità”.



Regina del Rosario e della Pace


“Il mondo ha bisogno di molte preghiere. Pregate molto il Rosario, particolarmente per i giovani, poiché essi hanno molto bisogno delle vostre preghiere. Cercate di sforzarvi sempre più ogni giorno di vivere i miei messaggi. Confessatevi quando necessario e quando sentite il bisogno di essere con l’anima pulita. Aprite i vostri cuori. Non chiudeteli, serbando in essi amarezze e rancore, poiché, se fate così, difficilmente potrete sentire la mia presenza e la presenza di mio Figlio Gesù in mezzo a voi, come pure delle grazie che spargo su ognuno di voi. Siate puri ogni giorno fuggendo ogni impurità”. 

Eccomi, o Gesù, con le braccia tese verso di Te,




Eccomi, o Gesù, con le braccia tese verso di Te, nel desiderio di partecipare a' tuoi martiri, nel desiderio di sollevarTi dai tuoi spasimi, nel desiderio di consolarTi.

Giungono le ultime ore prima che la rovina cominci!



Figli Miei. Figli tanto amati. I segni che vi furono predetti, le bugie, le opere, le profanazioni, le attività blasfeme, i discorsi e le pretese di quelli che dovrebbero amarMi, trasmettere al mondo la Mia Parola e custodire i Miei figli, saranno ora presto evidenti per tutti i Miei fedeli figli.

A Roma domina il peccato e la vergogna e il Mio cuore di Salvatore è profondamente ferito. Non soltanto “loro”, “i capi” della Mia santa Chiesa Mi profanano e rinnegano -perché chiunque modifica i Miei insegnamenti, non Mi ama e pecca contro di Me e il Padre Dio, l’Altissimo-, ma moltissimi figli li seguono, esultano per loro -per La loro blasfemia mascherata in parole fuorvianti e per la “modernizzazione “della Chiesa, il Mio sacro corpo-. Questi capi li porteranno TUTTI alla dannazione se non apriranno finalmente i loro occhi, i loro cuori a Me, il loro Salvatore e alla Verità, che IO SONO, se non cominciano a opporsi a questa “corrente di seduzione e deviazioni dai Miei insegnamenti” che infliggerà loro grande sofferenza dell’anima - se essi continuano a seguire ciecamente i teologi e le guide della Chiesa che non sono fedeli alla Parola di Dio -.

Figli Miei. Svegliatevi e guardate che vi trovate nella fine del tempo.  Le ultime ore rintoccano prima che la caduta cominci. Vi metto in guardia, preparatevi perché Io, il vostro Santo Gesù, salverò quelli che si dichiarano per Me e nessuno di quelli che Mi regala il proprio Sì andrà perduto!

La nuova gloriosa era presto comincerà e finalmente troverete la calma e guarirete la vostra anima. La pace regnerà in voi e sarà con voi. Vivrete come veri figli del Signore. Dovete però aprire ora occhi e orecchie e intraprendere la via verso di Me. Così Io vi salverò dalle trappole poste dal maligno e la vostra anima non andrà perduta nelle sue mani!

Chi però continua a seguire coloro che gli mentono e lo seducono, che gli vendono “paglia per oro” per arricchirsi alle sue spalle a costui sia detto: il diavolo piazza le sue reti sopra di Lui, abilmente e mimetizzandole in modo che non se ne avveda. Poi però quando avrà astutamente disposto e teso le sue reti, egli le tirerà chiudendole e getterà tutti quelli che vi sono rimasti impigliati nella profondità della dannazione.

Siate quindi pronti e purificatevi per Me! Così il diavolo non ha potere su di voi e non potrà trascinarvi con sé alla fine, se voi vi attenete alle Mie\ Nostre istruzioni.

Portate il Sigillo del Padre perchè esso vi proteggerà dai castighi, dalle piaghe e dalle trappole del diavolo. Amen.

Il vostro Gesù che vi ama. Figlio dell’Altissimo Padre, Salvatore di tutti i figli di Dio.

GESU’ AL CUORE DELLE MAMME



In automobile o a piedi? Non confidare un po' in me e molto negli uomini! Se ti affidi all'automobile per essere trasportata, ma vuoi tenere un piede nell'auto e uno a terra, allora o l'automobile fugge e tu rimani travolta o si adatta a te e tu cammini a passo d'uomo, pur avendo a tua disposizione l'automobile... Tante volte credi di avere fede e ti lamenti di non avere grazie, ma guarda quante volte invece di confidare in me tu confidi principalmente negli aiuti e nelle forze umane!

don Dolindo Ruotolo

venerdì 20 marzo 2020

Accordami la tua sapienza



Vieni, o Spirito Santo,
dentro di me, nel mio cuore e nella mia intelligenza.

Accordami la Tua intelligenza,
perché io possa conoscere il Padre
nel meditare la parola del Vangelo.

Accordami il Tuo amore, perché anche quest'oggi,
esortato dalla Tua parola,
Ti cerchi nei fatti e nelle persone che ho incontrato.

Accordami la Tua sapienza, perché io sappia rivivere
e giudicare, alla luce della tua parola,
quello che oggi ho vissuto.

Accordami la perseveranza,
perché io con pazienza penetri
il messaggio di Dio nel Vangelo.

(San Tommaso d'Aquino)

Geremia



1Il Signore diede queste istruzioni a Geremia all'inizio del regno di Ioiakim figlio di Giosia: 2'Va' nel cortile del tempio e parla a quelli che vengono da tutte le città di Giuda per partecipare alle cerimonie religiose. Ripeti esattamente quel che ti ho comandato di dire loro: non tralasciare nemmeno una delle mie parole. 3Forse ti ascolteranno e la smetteranno di comportarsi male. Allora non li punirò più come avevo pensato di fare. 4Parlerai a nome mio e dirai: Ascoltatemi, e comportatevi secondo la legge che vi ho dato. 5Mettete in pratica quel che dicono i miei servi, i profeti. Io ho continuato a mandarveli, ma voi non li avete ascoltati. 6Se continuerete a disubbidire, distruggerò questo tempio come ho distrutto quello di Silo e questa città diventerà per tutte le nazioni della terra un esempio della mia maledizione'. 7I sacerdoti, i profeti e tutta la gente presente udirono Geremia che annunziava questo messaggio nel tempio del Signore. 8Appena Geremia finì di riferire al popolo le parole che il Signore gli aveva ordinato di dire, i sacerdoti, i profeti e i presenti lo afferrarono gridando: 'A morte! A morte! 9Come osi dire a nome del Signore che questo tempio sarà distrutto come quello di Silo e che questa città sarà devastata e rimarrà senza abitanti?'. Tutta la gente che si trovava nel tempio si era intanto affollata intorno a Geremia. 10I capi di Giuda vennero informati di quanto accadeva. Salirono subito dal palazzo reale al tempio del Signore e si sedettero ai loro posti vicino alla nuova porta. 11Allora i sacerdoti e i profeti, rivolti alle autorità e a tutti i presenti dissero: 'Quest'uomo dev'essere condannato a morte perché ha parlato contro la nostra città. L'avete sentito poco fa con i vostri orecchi'. 12Ma Geremia rispose alle autorità e alla folla: 'È stato il Signore che mi ha mandato ad annunziare quel che avete sentito, contro questo tempio e contro questa città. 13Cambiate la vostra condotta e il vostro modo d'agire; ubbidite a quanto vi dice il Signore vostro Dio. Allora egli rinunzierà a punirvi con le disgrazie che ha minacciato. 14Quanto a me, sono nelle vostre mani: fate di me come vi sembra bene e giusto. 15Però, pensateci bene. Se mi uccidete, sarete responsabili della morte di un innocente, voi e tutti gli abitanti di questa città, perché il Signore mi ha davvero mandato ad annunziarvi chiaramente queste cose'. 16Allora le autorità e la folla dissero ai sacerdoti e ai profeti: 'Non possiamo condannare a morte quest'uomo! Ci ha davvero parlato a nome del Signore nostro Dio'. 17A questo punto, alcuni membri del consiglio degli anziani si alzarono e dissero alla gente che si era radunata: 18'Durante il regno di Ezechia re di Giuda, il profeta Michea di Moreset ripeteva a tutta la gente di questa regione quel che gli aveva cominciato il Signore dell'universo:
'Sion sarà arata come un campo,
Gerusalemme diventerà un mucchio di
rovine
e il monte del tempio
si trasformerà in un bosco selvaggio'.
19'Ebbene, il re Ezechia e la gente di Giuda hanno forse ucciso il profeta per questo? No, hanno avuto timore del Signore e hanno calmato la sua ira. Così il Signore ha rinunziato a colpirli con le disgrazie minacciate. Noi invece con le nostre azioni stiamo per tirarci addosso un castigo terribile'.

Il profeta Uria è ucciso
20Al tempo di Geremia, anche un altro uomo parlava a nome del Signore. Si chiamava Uria ed era figlio di un certo Semaia, originario di Kiriat-Iearim. Egli parlava contro Gerusalemme e contro Giuda, proprio come Geremia. 21Il re loiakim, le sue guardie e i suoi ministri udirono i discorsi di Uria. Il re lo fece ricercare per ucciderlo, ma Uria, avvertito in tempo, fuggì pieno di paura e si rifugiò in Egitto. 22Allora il re loiakim mandò laggiù i suoi uomini guidati da Elnatan, figlio di Acbor. 23Costoro portarono Uria fuori dell'Egitto e lo condussero davanti al re che lo fece uccidere con un colpo di spada. Il suo cadavere fu gettato nella fossa comune. 24Invece Geremia era protetto da Achikam figlio di Safan. Grazie a lui, non fu consegnato nelle mani del popolo che voleva farlo morire.

ESERCIZIO DI PERFEZIONE E DI VIRTÙ CRISTIANE



Del desiderio ed affezione che dobbiamo avere alla virtù e alla perfezione . 


Ciò è misura del nostro profitto.  

Questa è una cosa di tanta importanza che, come cominciammo a dire nel capo precedente, da essa dipende ogni avanzamento spirituale, e questo è il principio e il mezzo unico per acquistare la perfezione; secondo quello che disse il Savio: «Il principio per acquistare la sapienza (che è la cognizione e l'amor di Dio, nel che consiste la nostra perfezione) è un sincerissimo amore della disciplina» (Sap. 6, 18); e la ragione è questa; perché, come dicono i filosofi, in tutte le cose, e specialmente nelle opere morali, l'amore e il desiderio del fine è la prima cagione, che muove tutte le altre ad operare; di maniera che, quanto è maggiore l'amore e il desiderio del fine, tanto è maggiore la diligenza e la sollecitudine che si mette per arrivare ad esso. Onde importa grandemente che l'affezione e il desiderio della virtù e della perfezione sia grande, acciocché grande ancor sia la diligenza e la sollecitudine in procurarla ed acquistarla. 

ALFONSO RODRIGUEZ 

Le Dimore



Gesù
“Alcune Anime raggiungono gradi sempre più elevati, perché lo vogliono, lo desiderano e giungono ad incontrarMi. Un’anima che si abbandona al Mio Amore, dimentica di sé, é un’Anima che Io amo particolarmente e che elevo alle Mie sante Dimore, quelle dell’Unione perfetta con Dio.


La dimora più bella e riservata a quelle Anime che entrano in contatto permanente con Dio, Lo cercano, Lo implorano, Lo desiderano; Dio dona a queste Anime una bellezza simile al diamante puro e diventano amanti del Cuore di GESÙ, che giorno e notte custodiscono nel loro cuore. Mia cara Figlia, chi nutre verso di Me tanta delicatezza e tanta perfezione é un’anima scelta che assomiglia ai Miei Serafini sfolgoranti di Luce divina.
Io sono alla ricerca di queste Anime contemplative che fanno la Mia delizia e la Mia Gioia, e nelle quali Io entro come nella Mia Dimora; il Signore infatti fa in loro la Sua Dimora.
Anime che Mi cercate, cercate la perfezione divina amandoMi e offrendoMi tutti i vostri piccoli nulla, che sono tutta la vostra vita di sofferenze, di afflizioni, di Amore e di Gioia. Io cerco i cuori puri, quelli che Mi amano al di sopra di ogni cosa, quelli che si sono liberati di tutti i loro beni materiali per riceverMi come l’Ospite di riguardo. In questo modo, Io vi introduco nella Dimora delle felicità eterne, dove più nulla é di ostacolo al Mio Amore; nemmeno il rimpianto d’aver lasciato la Terra e tutto ciò che é legato ad essa. Tutto rimane nel nulla e nell’oblio, al fine di possedere Dio e di averLo meritato più di tutto.


Altre Anime hanno nel loro cuore l’ardente desiderio d’esserMi gradite, e darMi ogni soddisfazione nella perfezione della loro preghiera, delle loro offerte d’Amore, nei loro atti di umiltà, di abbandono e di carità; queste sono le Mie anime benedette che Io accolgo nella Mia Dimora di grazie perpetue dell’Amore divino. Sono le Mie Anime dilette che Io chiamo, che Io introduco ovunque e che possono strappare tutte le grazie dal Mio Santo Cuore con 1’Amore ardente che si consuma in loro, come un enorme cero in mezzo ad una cattedrale. Per Me sono come la rugiada del mattino, fresche, accoglienti, servizievoli e pienamente felici nel Mio Santo Cuore.


Io ho bisogno di loro e delle loro Preghiere per elevare le altre Anime che muoiono d’asfissia.
Alcune Anime sensibili hanno un meraviglioso profumo di bontà e sono con Me come serve, che mi cercheranno sempre per rendersi gradite alla Mia divina Maestà; esse hanno per Me tenerezza e compassione, Mi lodano, Mi pregano, Mi cercano..., ma non possono rimanere a lungo in questa contemplazione e nella preghiera perché la loro vita é divisa tra i bisogni terreni e Me.


Povere Anime che fanno tutto per compiacerMi senza poter mai giungervi pienamente! Quanto le amo e come sono triste di vederle tanto agitarsi per nulla... Ecco le tappe di una vita contemplativa in cui alcune Anime si elevano fino alle incomparabili altezze dell’Amore infinito.


Ed ora che ti ho rivelato il segreto delle Dimore, cosa desideri? Che cosa chiedi al Signore? Cosa bisogna ancora indicarti? Quelli che hanno compreso che Io li attendo non devono fare altro che seguire la via dell’Amore dove Io li aspetto. Le Dimore sono belle quanto le Mie Anime che portano in sé il Mio Amore. Le Dimore sono adeguate alle Mie Anime desiderose di abitarle, desiderose di giungervi.


Questa Dimora, in cui il tuo cuore vuole entrare, ha una porta stretta; non vi é nessuna particolare regola per potervi entrare; la strada é in salita e diventa un sentiero pieno di imprevisti che attira soltanto pochissime Anime. Come si può giungervi? Prendendo, anzitutto, la via che sale e che spesso lascia il sapore amaro dello sforzo; il sonno fugge, il respiro é mozzato e gli occhi non vedono più nulla di questa Terra; i sensi che hanno dato tutto il loro sforzo sono gli unici testimoni di questa vertiginosa salita.


Si, appena arrivata, troverai la porta della Mia Dimora spalancata. Dimora dove Io ti attendo da sempre. Tu hai ottenuto quanto ti ho riservato da molto tempo. Il tuo cuore riposa sul Mio petto, ed entri nella Dimora, dove accolgo le Anime che sulla terra Mi hanno donato tutto. Dio é Amore. Amore sono le Sue Opere. Amore devono essere i Suoi figli”. 

”J. N. S. R.” 21 aprile 1985

GESU’ OSTIA



Immagini eucaristiche dell'Antico Testamento

In quali immagini dell'Antico Testamento, la tradizione cristiana raffigura il futuro mistero eucaristico?

A) L'ALBERO DELLA VITA
Nel libro della Genesi si legge: "Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male" (Gn 2,8-9).
Secondo i Padri e i Dottori della Chiesa, l'albero della vita è la prima immagine dell'Eucaristia.
L'albero della vita, posto nel giardino dell'Eden, è donato ai nostri progenitori. L'Eucaristia, posta nel giardino della Chiesa, è donata a noi, figli di Adamo ed Eva.
L'albero della vita è in mezzo al giardino. L'Eucaristia sta al centro della vita della Chiesa.
L'albero della vita dà frutti di vita eterna, l'albero proibito dà frutti di morte. L'Eucaristia dà la vita eterna; starne senza è procurarsi la morte.
Gli altri alberi del paradiso terrestre, eccetto quello proibito, danno frutti buoni da mangiare, ma solo i frutti dell'albero della vita mantengono nell'uomo la vita eterna. Tutti i Sacramenti della Chiesa sono frutti preziosi di grazia, ma solo l'Eucaristia dona l'Autore stesso della grazia.
Dei frutti dell'albero della vita bisogna mangiarne non una sola volta. Così è per l'Eucaristia: spesso, anche tutti i giorni, perché se si vuol vivere è necessario mangiare e bere di continuo.

B) I VARI SACRIFICI
Molti sono i sacrifici cruenti ed incruenti offerti a Dio dall'antico popolo d'Israele.
I sacrifici cruenti hanno forme diverse: l'olocausto (in cui la vittima, dopo averne fatto scorrere il sangue, è bruciata e totalmente offerta a Dio); e il sacrificio di comunione o di ringraziamento (in cui una parte della vittima viene distrutta e l'altra parte mangiata dai partecipanti alla cerimonia).
Quest'ultimo tipo di sacrificio, dove i convitati mangiano le carni offerte a Dio, esprime simbolicamente la partecipazione degli uomini alla mensa di Dio e ai suoi stessi beni.
È quello che avverrà nell'Ultima Cena, dove l'Uomo-Dio offrirà la sua carne e il suo sangue come cibo e bevanda, per condividere, con i partecipanti al banchetto, i beni della vita eterna.

C) MELCHISEDEK
Quando Abramo, il padre dei credenti, ritorna vittorioso sui quattro re d'Oriente, Melchisedek offre in sacrificio pane e vino; gli va incontro e lo benedice. A lui, Abramo lascia la decima del suo bottino (Cfr. Gn 14,18 ss).
Ricordando questo fatto, San Paolo precisa che il nome Melchisedek "tradotto significa re di giustizia, inoltre è anche re di Salem, cioè re di pace. Egli, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote in eterno" (Eb 7,2-3).
Interpretando l'episodio biblico, San Paolo collega la figura di Melchisedek a Cristo:
1) Melchisedek non è sacerdote per discendenza carnale. Anche questa è la condizione di Gesù, che appartiene alla tribù di Giuda e non a quella sacerdotale di Levi.
2) Melchisedek offre al Signore pane e vino, gli stessi elementi pasquali che Gesù sceglie per indicarvi il suo corpo donato e il suo sangue versato sull'altare della croce.
3) Il nome di Melchisedek, che richiama i simboli della pace e della giustizia, preannuncia la vera pace e la vera giustizia portate da Gesù.
Queste analogie presentano la figura di Melchisedek come profezia di Cristo, sommo ed eterno sacerdote; ed il sacrificio di Melchisedek come profezia del vero e perfetto sacrificio compiuto da Cristo.
Per questo motivo il salmista rende testimonianza al Figlio di Dio con le parole: "Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek" (Sal 110,4).

 D) IL SACRIFICIO D'ABRAMO
Nel sacrificio di cui Isacco doveva essere vittima per mano di suo padre Abramo, si legge il futuro sacrificio di Cristo: un giorno il Figlio di Dio offrirà se stesso al Padre, abbandonandosi completamente alla sua volontà.
Il gesto di Abramo (fermato mentre stava col braccio alzato sferrando il colpo mortale sul proprio figlioletto, poi sostituito con un ariete rimasto impigliato con le corna in un cespuglio) trova spiegazione nelle parole di San Paolo: "Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del quale era stato detto: in Isacco avrai una tua discendenza che porterà il tuo nome. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo" (Eb 11,17-19).
Isacco, l'unigenito figlio di Abramo, è restituito alla vita. Gesù, l'unigenito Figlio di Dio, è ritornato in vita.
Però, mentre il primo è un sacrificio intenzionale, il secorndo è un sacrificio reale: consumato in modo cruento sulla croce ed incruento sui nostri altari.

E) L'AUGURIO D'ISACCO
Isacco benedice il figlio Giacobbe e gli augura: "Dio ti conceda rugiada del cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e di mosto" (Gn 27,28).
È il preannuncio del grano e dell'uva che verranno raccolti in abbondanza per il sacramento eucaristico.

F) LA PROFEZIA DI GIACOBBE
Giacobbe raduna i suoi figli e annunzia a ciascuno di loro il destino futuro.
Giuda sarà colui che "lava nel vino la veste e nel sangue dell'uva il manto" (Gn 49,11).
Secondo i Padri della Chiesa, la veste lavata nel vino indica sia la carne di Cristo bagnata nel sangue della sua passione, sia la Chiesa lavata dal medesimo sangue. Il manto simboleggia tutta l'umanità che Cristo ha congiunto al suo corpo e lavato nel sangue della croce.
Si noti come viene rimarcata la relazione tra il sangue eucaristico e il sangue di Cristo crocifisso.

G) L'AGNELLO PASQUALE
Nella notte in cui l'Angelo sterminatore semina la morte fra i primogeniti egizi, gli Ebrei consumano il pasto prescritto da Dio: un agnello "con la testa, le gambe e le viscere" (Es 12,9), cioè per intero, senza alcun osso spezzato (Cfr. Es 12,46), mangiato arrostito al fuoco, con pane azzimo (per l'imminente partenza, non c'è tempo di preparare pane lievitato), erbe aromatiche (per ricordare l'amarezza della schiavitù), ed un intingolo denso e rossiccio (a ricordo dei mattoni fabbricati).
Il sangue di questo agnello - che segna le porte delle loro case - impedisce alla morte di entrare, perché l'Angelo del Signore 'passa oltre': è la Pasqua, che in ebraico, come si è già visto, vuol dire 'passare oltre'.
Anche al Cristo-Agnello non vengono spezzate le gambe, come invece succede ai due ladroni crocifissi con lui.
Sono il suo corpo e il suo sangue ad essere consumati nell'Ultima Cena, ch'è il primo banchetto eucaristico, il nuovo ed ultimo banchetto pasquale.
L'evento eucaristico è, come la Pasqua, un passaggio: il pane e il vino della tradizione ebraica diventano il sacramento del corpo e del sangue di Gesù Cristo; è il mutamento della materia nella sua essenza, è l'origine di un nuovo stato di vita.
La Pasqua giudaica viene riletta da San Paolo come preparazione alla Pasqua cristiana: "Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità" (1 Cor 5,7-8).
Come gli Ebrei (che distruggono ogni traccia di pane lievitato, prima della Pasqua, per mangiare in questo giorno solo pane azzimo), così anche l'apostolo invita i cristiani a far sparire il pane lievitato, simbolo di corruzione, e mangiare il pane azzimo, simbolo di purezza. Ed è Cristo il pane azzimo vero, l'agnello pasquale definitivo.

H) LA MANNA
Gli Ebrei, usciti dall'Egitto, si mettono in cammino per attraversare il deserto e raggiungere la terra promessa. Quando il cibo incomincia a scarseggiare, se ne lamentano con Mosè, accusato di averli condotti fuori dall'Egitto a morir di fame.
Ma il Signore non abbandona il suo popolo, e dice a Mosè che "sta per piovere pane dal cielo" (Es 16,4). E così accade.
"[ ...] al mattino c'era uno strato di rugiada intorno all'accampamento. Poi lo strato di rugiada svanì ed ecco sulla superficie del deserto c'era una cosa minuta e granulosa, minuta com'è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l'un l'altro: «Man hu: che cos'è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: « È il pane che il Signore vi ha dato in cibo»" (Es 16,13-15).
Secondo le prescrizioni date da Dio a Mosè, gli Ebrei ne raccolgono ogni mattina, prima che sia sciolta dal calore del sole, quanto basta a ciascuno per sfamarsi, senza farne avanzare fino al mattino successivo. Solo nel sesto giorno raccolgono una doppia razione, utile anche per il sabato: il giorno dedicato al riposo.
"La casa d'Israele la chiamò manna. Era simile al seme del coriandolo e bianca; aveva il sapore di una focaccia con miele" (Es 16,31).
Iddio nutrirà il suo popolo con questo cibo per quarant'anni, fino al suo arrivo in una terra abitata, ai confini del paese di Canaan.
Gesù, riferendosi a questa vicenda, predica alla folla: "In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero, il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo. [...] Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete" (Gv 6,32 ss).
La manna del deserto, dunque, è figura della Parola di Dio: divenuta visibile, e pure carne da mangiare e sangue da bere nella persona di Gesù Cristo, per i cristiani, impolverati e stanchi, nel loro pellegrinaggio terrestre.

I) L'ACQUA SGORGATA DALLA ROCCIA
Nel deserto manca anche l'acqua, e gli Ebrei se ne lamentano con Mosè. Egli invoca l'aiuto del Signore e, seguendo le sue istruzioni, batte col bastone la roccia indicata, e miracolosamente sgorga acqua in abbondanza che disseta la comunità e tutto il bestiame (Cfr. Es 17,1 ss; Nm 20,1 ss).
"Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?»" (Es 17,7). Massa e Meriba, infatti, significano 'prova' e 'protesta'. Una leggenda rabbinica racconta che questa roccia, da cui era scaturita l'acqua, abbia accompagnato Israele nel suo pellegrinaggio nel deserto.
San Paolo, riprendendo questi fatti, scrive: "tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo" (1 Cor 10,3-4).
La manna e l'acqua della roccia sono spirituali perché simboleggiano l'Eucaristia: il pane e la bevanda, il corpo e il sangue di Cristo.

L) LA TENDA SANTA
Ad ogni sosta, durante il cammino degli Ebrei nel deserto, Mosè, dietro indicazione di Dio, pianta una tenda fuori dall'accampamento. È chiamata "tenda del convegno", dove "si recava chiunque volesse consultare il Signore" (Es 33,7). Un velo separa una zona detta Santo dei Santi dal resto dell'ambiente. Vi si custodisce l'arca dell'alleanza che contiene la manna, la verga germogliata di Aronne e le tavole della Legge. L'accesso in questo luogo santo è consentito solo al sommo sacerdote, una volta all'anno, portando del sangue ch'egli offre per se stesso e per il popolo (Cfr. Eb 9,17).
Il futuro tempio di Gerusalemme, progettato da Davide, preparato e costruito da Salomone, sarà "un'imitazione della tenda santa" (Sap 9,8).
Questa tenda, che esprime l'amicizia e l'incontro tra Dio e il suo popolo in cammino, raffigura la tenda fra le tende e la tenda eterna: Cristo e la Chiesa, suo corpo e tempio vivo dello Spirito. È ora lui il sommo Sacerdote che, dopo averci dato la redenzione col proprio sangue, ci farà entrare in una tenda non più terrena, per la celebrazione dell'Eucaristia celeste.

M) IL SANGUE DELL'ALLEANZA
Nella frase pronunciata da Gesù nell'Ultima Cena: "questo è il mio sangue dell'alleanza" (Mt 26,28; Mc 14,24), "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue" (Lc 22,20; 1 Cor 11,25), riecheggia l'espressione di Mosè: "Ecco il sangue dell'alleanza" (Es 24,8), quando versa sull'altare e sul popolo il sangue di giovani tori sacrificati. Tutt'e due, la vecchia e la nuova alleanza, sono stabilite nel sangue.
Non bisogna pensare che Dio è un giustiziere vendicativo da lasciarsi placare solo alla vista del sangue! Vediamone il perché.
Il legame di sangue contraddistingue un legame di parentela. Tra i consanguinei di un gruppo, nelle antiche civiltà, è forte la solidarietà reciproca. Quando tra gruppi diversi si vuol stringere un patto d'amicizia, nei riti praticati scorre il sangue, che sta appunto a significare la creazione di un legame, come quello esistente fra parenti.
Dal piano sociale al piano divino, il passo è breve. Questo tipo di amicizia si può stringere non solo fra uomini, ma anche fra gli uomini e Dio. Ed è quello che avverrà fra il popolo d'Israele e il suo Signore.
Vincolo di sangue è vincolo di parentela, di amicizia, d'amore; e non solo. Questo elemento si identifica, infatti, con la vita stessa. L'effusione del sangue sull'altare (=che rappresenta Dio), non è un'offerta del sangue a Dio, perché a Dio non si offre ciò che già gli appartiene, ma è un atto di riconoscimento che Dio è l'unico padrone della vita. Lo stretto legame che unisce il sangue alla vita, spiega il suo valore come mezzo di espiazione: il peccato è rottura con Dio, ch'è la vera vita per l'uomo, e il sangue, tramite il quale la vita fluisce, versato nel sacrificio, vuole essere l'espressione della comunione ristabilita, dell'alleanza stipulata.
Con la vecchia alleanza Iddio, tramite Mosè, ai piedi della santa montagna, comunica la vita alle dodici tribù d'Israele. Con la nuova alleanza Iddio, tramite Gesù, nell'Ultima Cena, comunica la vita ai dodici apostoli e, con essi, all'umanità tutta, in ogni tempo.
Il sangue di Cristo, dunque, che viene non solo sparso sulla croce, ma anche assunto eucaristicamente, realizza la perfetta alleanza, ossia la perfetta comunione con Dio, nella quale Dio e l'uomo sono legati da un vincolo di reciproca appartenenza.
Verso il Cielo, è il sangue di Cristo che implora per l'umanità il perdono dei peccati, al contrario del sangue di Abele che gridava vendetta.

N) IL GRAPPOLO D'UVA APPESO AD UNA STANGA
Mosè, obbediente al comando di Dio, manda degli uomini ad esplorare il paese di Canaan, la terra che il Signore sta per dare agli Ebrei accampati nel deserto di Paran.
Durante la ricognizione "tagliarono un tralcio con un grappolo d'uva, che portarono in due con una stanga..." (Nm 13,23). La tradizione patristica vede in questo grappolo d'uva appeso ad una stanga, la figura di Cristo appeso al legno della croce, e l'immagine del suo sangue effuso.

O) LA STOFFA SCARLATTA
Il Signore ordina a Mosè e ad Aronne di sacrificare "una giovenca rossa, senza macchia, senza difetti, e che non abbia mai portato il giogo" (Nm 19,2). Il sacerdote Eleazaro, dopo aver preso col dito il sangue, ne fa sette volte l'aspersione davanti alla tenda santa. Poi getta legno di cedro, issopo e stoffa di colore scarlatto nel fuoco che sta consumando la giovenca. Compiuto il sacrificio, il sacerdote si lava il corpo e le vesti nell'acqua, per purificarsi.
Anche in questo passo biblico, la tradizione patristica scorge una prefigurazione eucaristica.
Legno di cedro, issopo e stoffa scarlatta rappresentano i tre elementi cristiani relativi alla purificazione dei peccati: il legno di cedro è la croce; l'issopo è il battesimo; la stoffa scarlatta è il sacramento del sangue di Cristo.
Si ricorda che la pianta d'issopo è il simbolo dell'umiltà. Nella tradizione ebraica il suo legno viene usato come aspersorio: "Purificami con issopo e sarò mondato; lavami e sarò più bianco della neve" (Sal 50,9), chiede Davide al Signore.

P) LA PASQUA CELEBRATA DA GIOSUÈ
Dopo la morte di Mosè, è Giosuè che guida gli Israeliti ad occupare la terra promessa, oltre il Giordano.
Quando il popolo si mette in cammino, lasciandosi alle spalle il deserto, a precederlo sono i sacerdoti che portano l'arca dell'alleanza. È in questo modo che giungono sulle sponde del Giordano, dove si manifesta nuovamente la presenza di Dio in mezzo a loro.
Infatti, quando i piedi dei sacerdoti s'immergono nel fiume, le acque si dividono: quelle che fluiscono dall'alto si fermano come in un argine, mentre quelle del basso si staccano completamente e scorrono via. Le due parti del fiume risultano, così, separate dai sacerdoti fermi in mezzo al Giordano, e tutta la gente può passare sull'asciutto.
Compiuta la traversata, il popolo si accampa nella steppa di Gerico. E qui che Giosuè circoncide tutti i maschi (la circoncisione, infatti, non era stata praticata durante i quarant'anni del deserto, e tutti gli uomini circoncisi usciti dall'Egitto erano morti), e celebra la prima Pasqua nella nuova terra, che segna la fine del tempo trascorso nel deserto e l'ingresso nella terra promessa.
"Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della regione, azzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. La manna cessò il giorno seguente, come essi ebbero mangiato i prodotti della terra e non ci fu più manna per gli Israeliti; in quell'anno mangiarono i frutti della terra di Canaan" (Gs 5,11-12).
I Padri della Chiesa, in questa vicenda, vedono la prefigurazione del battesimo e dell'Eucaristia: gli Ebrei, dopo aver attraversato il fiume Giordano e ricevuta la circoncisione, celebrano la Pasqua e mangiano nel giorno successivo i prodotti della fertile regione; così è per i cristiani che, purificati dal battesimo, celebrano la Pasqua di Cristo e dopo si nutrono con l'Eucaristia.

Q) IL CIBO CHE NUTRE ELIA
Elia è minacciato di morte dalla regina Gezabele, devota all'idolo sanguinario Baal. Tutti gli altri profeti di Dio sono stati uccisi, gli altari demoliti, l'alleanza di Israele col Signore abbandonata.
Impaurito, Elia scappa per salvarsi. Giunge fino a Bersabea di Giuda; poi s'inoltra nel deserto e, dopo una giornata di cammino, stanco, si va a sedere sotto un ginepro. Desideroso di morire, implora: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri" (1 Re 19,4). E si addormenta.
Viene svegliato da un angelo che, scuotendolo, gli dice di alzarsi e mangiare. Elia, sorpreso, si guarda attorno: vicino alla sua testa, vede una focaccia cotta su pietre roventi e un vaso d'acqua.
Dopo aver mangiato e bevuto, ancora stanco, si riaddormenta. L'angelo del Signore nuovamente lo sveglia: "Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino" (1 Re 19,7). Elia obbedisce: si alza, mangia, beve e riprende il viaggio.
"Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, 1'Oreb" (1 Re 19,8). Qui, come con Mosè, Dio parla con Elia e gli affida una nuova missione.
Nel cibo che nutre Elia, la tradizione cristiana vede il cibo eucaristico, perché entrambi producono gli stessi effetti: sostegno nel cammino, forza per vincere le avversità, conforto della presenza divina.